La Dieta Mediterranea tra prevenzione cardiovascolare e Stile di Vita
GIORNATA MONDIALE PER IL CUORE – 29 SETTEMBRE
A cura della Dott.ssa Beatrice Trio esperta in Nutrizione Clinica
Dal modello alimentare mediterraneo alle nuove frontiere della personalizzazione: perché parlare di salute cardiovascolare significa ancora, e sempre di più, parlare di alimentazione
La salute del cuore e del sistema cardiovascolare inizia dalla tavola.
Un’alimentazione caratterizzata da un’ampia presenza di verdura, frutta, legumi, cereali integrali, pesce e frutta secca contribuisce a costruire un modello alimentare ricco di fibre, potassio e grassi prevalentemente insaturi, elementi che si inseriscono in un quadro di prevenzione cardiovascolare.
Al contrario, un consumo abituale ed eccessivo di sale, grassi saturi e zuccheri liberi può concorrere, nel tempo, all’aumento di alcuni importanti fattori di rischio cardiovascolare, tra cui l’ipertensione arteriosa e le alterazioni del profilo lipidico.
Ma parlare di alimentazione e cuore non significa dividere gli alimenti in “buoni” e “cattivi”.
La differenza la fa soprattutto il modello alimentare nel suo complesso, insieme alla sua qualità, alla sua sostenibilità e alla capacità di mantenerlo nel tempo.
È da questa prospettiva che nasce il nostro approfondimento per la Giornata Mondiale del Cuore: comprendere come la Dieta Mediterranea, dalla sua dimensione tradizionale alle più recenti prospettive di personalizzazione, possa inserirsi in una strategia consapevole di prevenzione cardiovascolare.
Il cuore ed il sistema cardiovascolare annesso non si protegge soltanto quando compare un problema.
La prevenzione cardiovascolare comincia molto prima, nelle abitudini quotidiane, nella qualità dell’alimentazione, nel movimento e nella capacità di riconoscere e modificare i principali fattori di rischio.
Il 29 settembre, in occasione della Giornata Mondiale del Cuore, la World Heart Federation richiama l’attenzione sulla necessità di non trascurare i segnali delle malattie cardiovascolari. Nel 2026 la campagna “Don’t Miss a Beat” sottolinea proprio quanto alcune condizioni possano rimanere a lungo poco riconoscibili e quanto la prevenzione rappresenti uno strumento essenziale per proteggere la salute cardiovascolare.
In questo scenario scientifico e sociale, parlare di alimentazione significa inevitabilmente parlare di Dieta Mediterranea. Non come una dieta da seguire per qualche settimana, ma come un modello alimentare e culturale che continua a rappresentare uno dei riferimenti più solidi per la prevenzione delle malattie croniche.
La Dieta Mediterranea non è una lista di alimenti
Quando si parla di Dieta Mediterranea, il rischio è ridurla a una semplice successione di alimenti “consentiti”: olio extravergine di oliva, pesce, frutta, verdura, legumi, cereali integrali.
Il vero punto focale e di successo nell’applicazione sull’individuo della Dieta Mediterranea è rappresentato dalla sostenibilità a 360°: sia in termini correlati all’Eco-Sostenibilità sia all’aderenza di essa per il paziente.
La Dieta Mediterranea è caratterizzata dalla prevalenza di alimenti vegetali, dall’utilizzo dell’olio extravergine di oliva come principale fonte di grassi aggiunti, dalla presenza regolare di cereali, legumi, frutta e verdura, e da un consumo più contenuto di carni e alimenti ricchi di grassi saturi.
È soprattutto l’equilibrio tra questi elementi a renderla interessante dal punto di vista della prevenzione.
Le Linee Guida nazionali sulla Dieta Mediterranea dell’Istituto Superiore di Sanità, pubblicate nel 2025, hanno formalizzato questo approccio attraverso 81 raccomandazioni, elaborate a partire da una valutazione sistematica delle evidenze scientifiche. Il documento considera la Dieta Mediterranea nel contesto della prevenzione di diverse patologie croniche, comprese quelle cardiovascolari.
E nel giugno 2026 l’ISS ha sottolineato ulteriormente la solidità metodologica del percorso: le evidenze che hanno guidato la costruzione delle Linee Guida sono state pubblicate in diverse riviste scientifiche internazionali, attraverso una serie di meta-analisi dedicate ai principali ambiti clinici e di sanità pubblica.
È un passaggio importante: la Dieta Mediterranea non viene proposta perché appartiene alla nostra tradizione, ma perché la tradizione è stata sottoposta al vaglio della ricerca scientifica.
https://www.iss.it/-/dieta-mediterranea
Il cuore non “mangia” un singolo alimento
Uno dei punti più interessanti della Dieta Mediterranea è che il suo possibile effetto cardiovascolare non può essere attribuito a un solo alimento.
Non è semplicemente l’olio extravergine di oliva.
Non sono soltanto le fibre.
Non è soltanto il pesce.
E non è nemmeno sufficiente aggiungere qualche porzione di frutta e verdura a un’alimentazione complessivamente squilibrata.
È il pattern alimentare nel suo insieme a fare la differenza.
Una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata da Rosato et al. nel 2017, con Valentina Guercio tra gli autori, ha analizzato 29 studi osservazionali. Rispetto alla categoria di più bassa aderenza, quella di maggiore aderenza alla Dieta Mediterranea risultava associata a un rischio inferiore di malattia cardiovascolare; l’associazione era particolarmente evidente per la cardiopatia ischemica e l’infarto miocardico.
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/29177567/
Questo non significa che un modello alimentare possa azzerare il rischio cardiovascolare. Significa, piuttosto, che le abitudini alimentari contribuiscono alla costruzione del profilo di rischio nel tempo.
Ed è proprio qui che la prevenzione diventa concreta.
Fibre, potassio e vegetali: la protezione passa anche da ciò che aggiungiamo
Una Dieta Mediterranea realmente applicata non dovrebbe essere costruita soltanto “togliendo” sale, zuccheri o grassi saturi.
Dovrebbe soprattutto aumentare la presenza di alimenti naturalmente ricchi di nutrienti protettivi.
Frutta, verdura, legumi e cereali integrali apportano fibre, micronutrienti e composti bioattivi. Frutta e verdura sono inoltre importanti fonti alimentari di potassio, antiossidanti e di tantissime altre sostanze appartenenti alla famiglia degli antiossidanti che svolgono un ruolo cruciale per la prevenzione e modulazione del nostro sistema organico modulandone sia diverse attività metaboliche sia controllando e contrastando lo stress ossidativo causato dagl’input esterni antagonisti del nostro sistema organico.
L’OMS indica, per gli adulti, un obiettivo di almeno 25 grammi al giorno di fibra naturalmente presente negli alimenti e almeno 400 grammi al giorno di frutta e verdura. Per il potassio, l’indicazione è di almeno 3510 mg al giorno, da raggiungere preferibilmente attraverso gli alimenti.
In pratica, questo significa che una tavola orientata alla salute cardiovascolare non dovrebbe chiedersi soltanto “quanto devo ridurre?”, ma anche:
“Quanto spazio sto dando agli alimenti che dovrebbero esserci di più?”
Il sale: il problema non è solo quello che aggiungiamo
Quando si parla di prevenzione cardiovascolare, il sodio merita un’attenzione particolare.
Un consumo eccessivo di sale è associato a un aumento della pressione arteriosa e, di conseguenza, a un maggiore rischio cardiovascolare. L’OMS raccomanda negli adulti un’assunzione inferiore a 5 grammi di sale al giorno, equivalenti a meno di 2 grammi di sodio.
Anche il “Progetto CUORE” organizzato dall’ Istituto Superiore di Sanità richiama l’attenzione sul consumo del sale sottolineando l’importanza di assunzione entro i 5gr al giorno (non considerando il sale già contenuto negli alimenti)
Per tale ragione è importante predisporre il paziente ed il consumatore verso una maggiore consapevolezza degli alimenti trasformati e confezionati che possono rappresentare una fonte importante di sodio.
Per questo, nella pratica quotidiana, ridurre il sale non significa mangiare “sciapo”.
Significa imparare a utilizzare maggiormente erbe aromatiche, spezie, aglio, agrumi, aceto e tecniche di cottura capaci di valorizzare il sapore degli alimenti.
La prevenzione, in fondo, funziona meglio quando non viene percepita come una privazione.
Grassi: non tutti hanno lo stesso significato
Anche il concetto di “grasso” merita di essere superato.
La Dieta Mediterranea non è una dieta povera di grassi: è un modello nel quale conta la qualità della fonte lipidica.
L’olio extravergine di oliva rappresenta la principale fonte di grassi aggiunti del modello mediterraneo tradizionale, mentre il consumo di alimenti ricchi di grassi saturi dovrebbe essere contenuto.
Il punto non è quindi eliminare i grassi dalla dieta, ma spostare il profilo lipidico verso fonti prevalentemente insature, all’interno di un’alimentazione complessivamente equilibrata.
Lo stesso principio vale per la frutta secca, i semi e il pesce: la loro presenza acquista significato quando si inserisce in un modello alimentare coerente, non quando vengono trasformati in singoli “superfood”.
Zuccheri: attenzione alla qualità complessiva della dieta
Anche gli zuccheri devono essere letti all’interno del pattern alimentare.
Il problema non è demonizzare un alimento contenente carboidrati, né trasformare il termine “zucchero” in un sinonimo di alimento proibito.
È più utile distinguere tra gli zuccheri naturalmente presenti negli alimenti e il consumo di zuccheri liberi e prodotti ad alta densità energetica, soprattutto quando questi contribuiscono a un’alimentazione povera di fibre e micronutrienti.
L’OMS raccomanda di mantenere l’assunzione di zuccheri liberi al di sotto del 10% dell’energia totale, suggerendo, quando possibile, un’ulteriore riduzione al di sotto del 5%.
Anche in questo caso, la domanda più utile non è “posso mangiare questo alimento?”, ma:
“Quale spazio occupa questo alimento all’interno della mia alimentazione abituale?”
È una differenza apparentemente piccola, ma cambia completamente il modo di concepire la nutrizione.
Dalla Dieta Mediterranea alla nutrizione di precisione
Ed è qui che il modello mediterraneo incontra una delle evoluzioni più interessanti della nutrizione contemporanea: la personalizzazione.
Se il modello mediterraneo rappresenta una solida base comune, non significa che debba essere applicato nello stesso modo a ogni individuo.
Età, sesso, composizione corporea, attività fisica, stato metabolico, presenza di patologie, farmaci, abitudini alimentari, contesto socio-culturale e capacità di aderenza possono modificare la risposta e la sostenibilità di un intervento nutrizionale.
Un esempio particolarmente pertinente arriva proprio dalla ricerca condotta dalla Prof.ssa Ordinaria Laura Di Renzo PhD, Dirigente del Dipartimento di Biomedicina e Prevenzione Sezione di Scienze dell’Alimentazione , della Nutrizione Clinica e del Farmaco presso l’Università degli studi di Roma
Tor Vergata e dalla Sua équipe.
In uno studio pubblicato nel 2020, Di Renzo et al. hanno valutato l’effetto della Dieta Mediterranea personalizzata associata ad un programma correlato all’ attività fisica.
Lo studio è stato applicato sul genere femminile e genere maschile di nazionalità italiana con differenti condizioni patologiche e rischio cardiovascolare.
Al termine dell’intervento sono stati osservati miglioramenti della composizione corporea e una riduzione di diversi indici di rischio cardiovascolare.
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33187188
Il dato più interessante, però, non è semplicemente che “la Dieta Mediterranea funziona”.
È che la sua applicazione può essere personalizzata.
La Dieta Mediterranea, quindi, può rappresentare il terreno comune; la nutrizione di precisione cerca di capire come renderla più adatta alla persona che abbiamo davanti.
Anche l’aderenza è una variabile individuale
Una dieta può essere perfettamente costruita dal punto di vista nutrizionale e fallire completamente se non riesce a entrare nella vita reale.
L’aderenza, quindi, non è un dettaglio secondario: è parte integrante dell’intervento.
Questo aspetto emerge anche dal lavoro di Di Renzo et al. del 2024, dedicato all’aderenza alla Dieta Mediterranea in soggetti con obesità e alle differenze tra uomini e donne.
Lo studio, realizzato dal gruppo di Tor Vergata, ha evidenziato differenze nell’aderenza al modello e nella risposta all’intervento tra i sessi.
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/39339676/
È un concetto che porta la nutrizione fuori dalla logica della dieta “perfetta”.
La domanda corretta sarà:
Qual è il modello alimentare più efficace per questa persona, in questo momento, e soprattutto quale può essere mantenuto nel tempo?
La genetica può davvero indicarci cosa mangiare?
La ricerca di Di Renzo e del gruppo di Tor Vergata si è interessata anche al rapporto tra Dieta Mediterranea, composizione corporea e variabilità genetica.
In uno studio randomizzato pubblicato nel 2018, Di Renzo et al. hanno analizzato l’interazione tra una variante del gene FTO, associata al rischio di obesità, e la Dieta Mediterranea in 188 soggetti italiani.
Lo studio ha evidenziato associazioni tra l’intervento mediterraneo e modificazioni della massa grassa, mentre i risultati relativi all’influenza specifica della variante FTO sono rimasti più incerti.
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/30419927/
È un risultato interessante proprio perché invita alla prudenza.
La nutrizione di precisione non significa che un test genetico possa semplicemente dirci “mangia questo e non mangiare quello”.
Significa studiare come caratteristiche biologiche differenti possano contribuire a spiegare risposte differenti agli interventi nutrizionali.
La personalizzazione, quindi, non sostituisce la Dieta Mediterranea: può rappresentarne una possibile evoluzione applicativa.
La vera rivoluzione? Passare dal “cibo giusto” al modello giusto
Per anni la comunicazione nutrizionale ha cercato il singolo alimento capace di “proteggere il cuore”.
Ma la prevenzione cardiovascolare non si costruisce attraverso un superfood.
Si costruisce attraverso una somma di comportamenti:
- più frutta e verdura;
- maggiore presenza di legumi e cereali, preferibilmente integrali;
- adeguato apporto di fibre;
- prevalenza di grassi insaturi;
- consumo regolare di pesce;
- uso dell’olio extravergine di oliva come principale fonte di grassi aggiunti;
- minore presenza di alimenti ricchi di sale;
- contenimento degli zuccheri liberi e degli alimenti ad alta densità energetica;
- attività fisica regolare;
- attenzione alla qualità complessiva dello stile di vita.
È proprio questa visione d’insieme che rende la Dieta Mediterranea ancora attuale.
Le evidenze alla base delle nuove Linee Guida nazionali, come sottolineato dall’ISS nel 2026, hanno infatti approfondito non soltanto gli effetti sulla mortalità e sulle malattie cardiovascolari, ma anche aspetti come sostenibilità, applicabilità e barriere all’adozione del modello.
Perché una dieta che funziona soltanto sulla carta non è ancora una vera strategia di prevenzione.
In pratica: come portare la Dieta Mediterranea nella quotidianità?
Non servono rivoluzioni.
Un’alimentazione orientata alla salute cardiovascolare può iniziare da scelte molto semplici:
A pranzo e cena: costruire il pasto attorno a una fonte di verdure, una quota di carboidrati di buona qualità e una fonte proteica adeguata, utilizzando olio extravergine di oliva come condimento principale.
Durante la settimana: alternare legumi, pesce, uova, carni bianche e altre fonti proteiche, riducendo la frequenza di carni lavorate e alimenti particolarmente ricchi di sale.
Per la fibra: aumentare progressivamente legumi, verdure, frutta e cereali integrali, compatibilmente con la tolleranza individuale.
Per il sale: assaggiare prima di aggiungerlo, utilizzare maggiormente spezie ed erbe aromatiche e imparare a leggere le etichette degli alimenti confezionati.
Per i grassi: preferire prevalentemente fonti insature e utilizzare l’olio extravergine di oliva all’interno di quantità compatibili con il proprio fabbisogno energetico.
Per gli zuccheri: lasciare che dolci e prodotti ricchi di zuccheri liberi rimangano una componente occasionale, senza trasformare la loro presenza in un giudizio morale sull’alimentazione.
E soprattutto: non esiste una Dieta Mediterranea identica per tutti.
La stessa struttura può dover essere modificata in funzione di età, fabbisogno energetico, composizione corporea, attività fisica, condizioni cliniche, terapia farmacologica e preferenze individuali.
È qui che la competenza nutrizionale diventa determinante.
La tradizione che guarda al futuro
La forza della Dieta Mediterranea sta forse proprio nella sua capacità di evolvere senza perdere la propria identità.
Da modello alimentare tradizionale è diventata oggetto di ricerca epidemiologica, di studi clinici e di Linee Guida nazionali. E oggi entra in dialogo con discipline come la nutrigenomica e la nutrizione di precisione.
Il percorso non è quindi dalla Dieta Mediterranea alla sua sostituzione, ma dalla Dieta Mediterranea a una sua applicazione sempre più consapevole e personalizzata.
IL MESSAGGIO FINALE DI QUANTO TRATTATO: TAKE HOME MESSAGE
Per la Giornata Mondiale del Cuore, il messaggio più importante potrebbe essere proprio quanto segue:
“Non esiste un alimento che, da solo, possa proteggere il cuore.
Esiste però un modo di mangiare, un modo di NUTRIRSI che, insieme alle altre abitudini dello stile di vita, può contribuire a prevenire e gestire nel tempo diverse patologie nel tempo”.
La Dieta Mediterranea continua ad essere il protocollo alimentare attraverso cui quanto esplicitato venga concretizzato essendo essa Patrimonio Culturale Immateriale approva l’iscrizione della Dieta Mediterranea nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale.
https://www.unesco.it/it/iniziative-dellunesco/patrimonio-culturale-immateriale/dieta-mediterranea/
NOTE PER PROF:SSA LAURA
Prof non so se inserire questa parte in evidenza , riflettevo anche in base al progetto dello studio di C,Colombo e Dipartimento possiamo inserire qualcosa in merito? Non saprei la forma corretta nel rispetto del regolamento…
REFERENCE
Istituto Superiore di Sanità – Guidelines on the Mediterranean Diet, 2025. The SNLG Guidelines include 81 recommendations and represent the national institutional reference on the subject.
Istituto Superiore di Sanità, 2026 – Mediterranean Diet: the evidence underlying the guidelines published in international scientific journals of reference. The press release describes the methodological path and the publication of the meta-analyses underlying the Guidelines.
Rosato V, Temple NJ, La Vecchia C, Castellan G, Tavani A, Guercio V. 2017 – Mediterranean diet and cardiovascular disease: a systematic review and meta-analysis of observational studies. European Journal of Nutrition. The review included 29 articles and documented an inverse association between adherence to the Mediterranean Diet and cardiovascular risk.
Di Renzo L, et al. 2020 – Mediterranean Personalized Diet Combined with Physical Activity Therapy for the Prevention of Cardiovascular Diseases in Italian Women. Nutrients. Study by the Clinical Nutrition and Nutrigenomics group of the University of Rome Tor Vergata on the personalization of the Mediterranean Diet in cardiovascular prevention.
Di Renzo L, et al. 2024 – Sex-Specific Adherence to the Mediterranean Diet in Obese Individuals. Nutrients. Tor Vergata group study on adherence to the Mediterranean Diet and sex-related differences; among the authors is Giulia Bigioni.
Di Renzo L, et al. 2018 – Influence of FTO rs9939609 and Mediterranean diet on body composition and weight loss: a randomized clinical trial. Journal of Translational Medicine. Work on the relationship between Mediterranean Diet, body composition and genetic variability.
World Heart Federation – World Heart Day 2026. September 29 is World Heart Day; in 2026, the Don’t Miss a Beat campaign focuses on recognizing the signs of cardiovascular disease and prevention.



