Le “zucchinedde di Ballarò”

zucchine-di-ballarò

Le “zucchinedde di Ballarò”

Percorsi tra le vie di Palermo, la città delle suggestioni, di suoni e sapori

 di LAURA DI RENZO e LUIGI ESPOSITO

 

Camminiamo tra le vie di Palermo e ci immergiamo nella bellezza dei colori e delle suggestioni di una città e anche della sua anima popolare che si esprime soprattutto nei momenti di religiosità esibita, che diventa festa, suoni e sapori.

 

Ci riferiamo alle celebrazioni di Santa Rosalia, alla leggenda dei suoi resti, ritrovati dopo quasi cinque secoli in una grotta del Monte Pellegrino e che nel 1624, secondo le credenze popolari, scacciò la peste che affliggeva la città. Dai Quattro Canti, la piazzetta dove nei quattro angoli campeggiano le statue delle sante patrone, Cristina, Agata, Ninfa e Oliva, passa la processione del 15 luglio, il grande carro a forma di nave che trasporta la statua di Santa Rosalia e che finirà la sua corsa alla Marina, dove esploderanno i fuochi d’artificio a mare e dove i devoti mescoleranno sacro e profano, affollando i furgoni ambulanti e mangiando i babbaluci, lumache condite con aglio e prezzemolo, u’ sfinciuni, una focaccia di pomodoro, cipolle e scamorza, e torroni e panini con la milza.

 

L’effige della santa è visibile in Casa Professa, la Chiesa del Gesù che è passaggio obbligato per chi vuole immergersi nelle voci e nei richiami del mercato di Ballarò. Ballarò è un luogo di contrasti, di banchi di carni, formaggi e salumi, de tutto simili a quelli che potreste trovare in ogni mercato rionale di qualsiasi città, ma anche di spezie, legumi, pesci, frutti e ortaggi inusuali. Ma Ballarò è anche una storia che si racconta da sempre, che raccoglie immagini ed emozioni, come quella che mi è capitato di cogliere qualche anno fa.

 

Stretto tra due banchi, uno di carni e uno di formaggi, un vecchio è seduto ad un piccolo tavolo, dove aveva appoggiato cinque zucchinedde, le zucchine lunghe così presenti nella cucina regionale. Le sposta con gesti lenti, ne cambia la disposizione sul banchetto, come per una mostra, un’esposizione o forse una rappresentazione di una vendita impossibile, come se non sapesse o non potesse staccarsi da una insopprimibile routine quotidiana.

 

Quando il percorso per le stradine del mercato termina, si sbuca in un piccolo largo che affaccia su un parcheggio all’aperto, circondato da case dalle pareti scrostate e con panni stesi.

Un’altra immagine, un altro contrasto, nessun legame con la retorica del folclore, ma il fluire inarrestabile della vita, delle difficoltà, delle malinconie, dei canti sfrenati di “u’ fistinu” di Santa Rosalia.

 

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *