Quello di soia non è latte: stop agli equivoci

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Quello di soia non è latte: stop agli equivoci

Lo ha stabilito una sentenza della Corte di Giustizia europea che vieta la commercializzazione di prodotti vegetali e vegani che richiamano il termine “latte”

di SILVIA BASSI

 

Addio al latte di soia e al latte di riso: i due prodotti non potranno più essere venduti sotto questo nome poiché una sentenza della Corte di Giustizia Europea vieta l’uso della parola latte che si riferisce esclusivamente ad un prodotto di origine animale. La sentenza della Corte di Giustizia rivoluziona il mercato alimentare di questi prodotti che dovranno cambiare la denominazione in  “bevanda a base di soia” o “di riso”. Non solo la parola latte, saranno vietate anche le altre diciture derivanti dal latte, come yogurt, burro e formaggio, vocaboli che sono riferiti esclusivamente ai prodotti lattiero-caseari di origine animale.

 

La sentenza della Corte di Giustizia non ha valore retroattivo e dunque le nuove disposizioni non si applicano ai prodotti già messi in commercio. Si attendono, a questo proposito, delle direttive per stabilire fino a quando potranno ancora essere vendute le rimanenti confezioni di “latte di soia”, ma potrebbe anche scattare il ritiro, oppure nel frattempo si potrebbero rivestire le confezioni in commercio con nuovi involucri tali da eliminare le indicazioni ritenute ingannevoli. Da sottolineare che la pronuncia della Corte di Giustizia ribadisce un orientamento che l’Unione Europea ha fatto proprio dal 2007 con cui salvaguardava, comunque, le denominazioni tradizionali come “latte di mandorla”, di “cocco” o “burro di cacao”.

 

“Finalmente si è pronunciata anche la Corte di Giustizia Ue; è importante questa conferma. E’ da decenni ,infatti, che la Ue riserva per regolamento denominazioni come ‘latte’, ‘crema di latte’ o ‘panna’, ‘burro’, ‘formaggio’ e ‘yogurt’ ai prodotti di origine animale“: lo afferma il direttore di Assolatte Massimo Forino, che sottolinea pure un altro tema in discussione e cioè che “i prodotti di origine vegetale non si devono proporre come alternativi ai nostri, in quanto sono veramente altri prodotti, con diversa composizione e valori nutrizionali del tutto diversi e non confrontabili”.

 

Soddisfazione per questa sentenza della Corte di Giustizia europea è stata espressa anche da Coldiretti  che punta il dito contro “un mercato spinto dalle intolleranze ma alimentato anche dalle ‘fake news’ diffuse in rete, secondo le quali il latte sarebbe dannoso perché è un alimento destinato all’accrescimento di cui solo l’uomo, tra gli animali, si ciba per tutta la vita. In realtà il latte di mucca, capra o pecora rientra da migliaia di anni nella dieta umana, al punto che il genoma si è modificato per consentire anche in età adulta la produzione dell’enzima deputato a scindere il lattosio, lo zucchero del latte

 

In Italia, secondo un’indagine Nielsen del 2015, sono 8,5 milioni le famiglie che hanno acquistato almeno una confezione di latte vegetale. L’intolleranza al lattosio o alle proteine del latte spiega soltanto in parte questo trend. Quali che siano le nostre preferenze, insomma, è essenziale che queste siano espressione di scelte informate, frutto della giusta educazione alimentare.

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