Il fagiolo di Controne
Il fagiolo di Controne
Il successo di un fagiolo che ha cambiato il volto di un paese nei racconti di Michele Ferrante
di Laura Di Renzo e Luigi Esposito
I giovani se ne vanno. Per la verità se ne vanno tutti quelli che possono e, del resto, perché dovrebbero restare qui, nel cuore del Cilento, a lavorare la terra per pochi spiccioli e vivere in casolari e case antiche del paese spesso con i bagni in comune. La guerra è finita da dieci anni e dai cinegiornali e dalle prime immagini della neonata televisione si scopre un nuovo modello di vita. La chimera è la città ed il lavoro in fabbrica, nella casa, da cucina in legno si passa alla formica, la rivoluzione epocale viene testimoniata da nuove forme e abitudini. E poco importa se nella città, ovvero nelle sue tristi periferie, non c’è la macchia mediterranea di Controne, non si avverte il profumo del mare distante poche decine di chilometri, non si rompono i venti contro le montagne degli Alburni. Parliamo, quindi, di emigrazione negli anni ’50, una storia che avrebbe potuto essere anche quella di Michele Ferrante, se non fosse stato per un piccolo oggetto bianco e tondeggiante: il fagiolo di Controne http://www.fondazioneslowfood.com/it/presidi-slow-food/fagiolo-di-controne/
Documenti sulla coltivazione di questo legume risalgono alla fine dell’800 e primi anni del ‘900; l’agricoltura in quel periodo era principalmente per auto-consumo e, di conseguenza, frazionata e parcellizzata in tanti piccoli campi. La svolta intorno alla prima metà degli anni ’80 quando un’idea, ma sarebbe meglio dire una fortunata casualità, induce le autorità di questo piccolo comune a organizzare una sagra, ad imitazione di quanto avveniva nei paesi del circondario. L’oggetto della sagra fu il fagiolo bianco, che era conosciuto ed apprezzato nel territorio d’origine, nel salernitano ed in altre circoscritte aree della regione.
In epoca di globalizzazione e di viaggi in rete, in Europa e negli altri continenti, il fagiolo di Controne non si può dire che abbia permesso un aumento della densità demografica, ma almeno ha contribuito a il deflusso e lo spopolamento. Sono lontani i tempi in cui il singolo contadino fissava a mano le canne di sostegno per la pianta, guardava con ansia al cielo sperando che non arrivassero grandinate o nubifragi in Ottobre e Novembre, il periodo della raccolta. Oggi le canne vengono piantate con macchinari specifici ed in molti casi sostituite da reti che sostengono una pianta che cresce in verticale fino a due metri ed oltre e poi la indirizzano in orizzontale ad intrecciarsi con se stessa.
Quando Michele ci racconta della sua terra, riaffiora prepotente la sua natura contadina e anche la sua passione, quella che per osservazione empirica e poi per certificazione scientifica lo ha portato a capire che il fagiolo di Controne si può coltivare in bassa collina, non più di duecento metri, perché soffre il freddo, che la semina è estiva, in Luglio, la raccolta è alla fine dell’autunno e che la resa ottimale per un prodotto di qualità elevata è di venti quintali per ettaro. Anche Michele teme e ama la natura, come suo padre e suo nonno, pur in condizioni diverse, pur con certezze maggiori, perché oggi ci sono strumenti di protezione che una volta non erano nemmeno immaginabili e perché la lungimiranza lo ha portato a diversificare, a far analizzare il codice genetico di altre varietà come, per esempio, il fagiolo dolico o di altri prodotti quale il cece di Controne, il pomodorino secco degli Alburni, l’origano e il peperoncino.
Michele sorride, si ravvia i capelli grigi un po’ diradati, poi risale sul suo van malandato e si allontana. Cade qualche goccia di pioggia.




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