LA DIETA MEDITERRANEA ITALIANA
La Dieta Mediterranea Italiana per il Mantenimento del Buono Stato di Salute.
La Dieta Mediterranea Italiana di Riferimento (12-15% dell’energia totale da proteine, 25-30% da lipidi e 50-55% da carboidrati) contribuisce a mantenere il buono stato di salute, il benessere psicofisico e la longevità.
di LAURA DI RENZO, 10 Ottobre 2016
L’allontanamento dalla Dieta Mediterranea riduce l’aspettativa di vita di 4,8 anni in venti anni e di 10,7 anni in quarant’anni. Il ritorno alle indicazione della Dieta Mediterranea porta in 25 anni alla riduzione del 18% del rischio di morti per patologie cardiovascolari.
La Dieta Mediterranea nella prevenzione dei tumori.
Uno studio pubblicato il 18 agosto 2016 sul British Journal of Cancer conferma il ruolo della Dieta Mediterranea nella prevenzione del cancro colon-rettale. Analizzando i dati di 3745 pazienti con cancro colon-rettale rispetto a 6804 controlli ospedalizzati, il Prof. Rosato dell’Università degli studi di Milano dimostra che l’associazione tra fattori di rischio e malattia (odds ratio, OR) è di 0.52 nel caso di un’alta aderenza alla Dieta Mediterranea (score diadeguatezza mediterranea > 7). Tale valore incrementa notevolmente (OR=0,89), quando lo score di adeguatezza mediterranea si riduce tra 0 e 2.
Il riconoscimento della Dieta Mediterranea Italiana di Riferimento
La Dieta Mediterranea è l’insieme dei costumi alimentari spontanei, adottati dalle popolazioni residenti nel bacino del Mediterraneo, sedimentatesi nel corso dei millenni, e frutto di contaminazioni intervenute nel tempo tra i popoli che vi hanno vissuto.
Quando oltre alle conoscenze filosofiche, antropologiche e culturali, l’evidenza scientifica e epidemiologica maturano e codificano le abitudini alimentari della popolazione greca, in particolare Creta, e dell’Italia del Sud, in particolare Nicotera, alla fine degli anni cinquanta, si è messo in evidenza come la Dieta Mediterranea Italiana di Riferimento possa contribuire a mantenere il buono stato di salute, il benessere psicofisico, la longevità, sottolineando il nesso di causalità con malattie cronico degenerative delle diete non mediterranee. La Dieta Mediterranea Italiana di Riferimento si configura come sinonimo di dieta moderata; cereali, legumi, ortaggi, frutta, olio d’oliva, prodotti della pesca e vino, prevalentemente rosso, garantiscono, infatti, un appropriato bilancio tra apporto e dispendio energetico. I rapporti tra i macronutrienti energetici rispondono a quelli riconosciuti come adeguati: 12-15% dell’energia totale da proteine, 25-30% da lipidi e la restante quota da carboidrati (50-55%). L’energia da alcol etilico, fornito principalmente dal consumo di vino rosso durante i pasti, rientra nei valori accettabili: per l’uomo 2-3 bicchieri al giorno e per la donna 1-2 bicchieri.
Il Seven Countries Study, studio condotto dai fisiologi Ancel Keys e Paul White su 16 coorti nel mondo per un periodo di 25 anni a partire
dalla fine degli anni ’60, rappresenta il primo importante studio che evidenzia la stretta relazione tra la dieta e stile di vita, come fattori determinanti di rischio per le malattie cardiovascolari, tra paesi e culture diverse e per un periodo prolungato di tempo. A conclusione del Seven Countries Study, la Dieta Mediterranea viene accettata e condivisa dalle organizzazioni che si occupano a livello internazionale di alimentazione e salute (FAO, OMS) come un modello alimentare, riconosciuto avere un effetto di prevenzione dalle malattie ad alto impatto sociale.
Gli studi clinici e l’effetto salutare
Sono stati condotti successivamente molti studi clinici su popolazioni diverse e la letteratura scientifica ha confermato che la Dieta Mediterranea è associata a una ridotta incidenza, prevalenza e mortalità per cardiopatia coronarica, nonché di altre malattie cardiovascolari e a una ridotta mortalità per tutte le cause. L’aderenza alla Dieta Mediterranea è stata valutata attraverso lo score mediterraneo (range 0-9) proposto da Trichopoulou, basato sulla frequenza di assunzione combinata di frutta e noci, verdure, legumi, cereali, lipidi, pesce, prodotti lattiero-caseari, carne e alcol. L’analisi dei dati, mediante modelli di regressione, ha evidenziato come una maggiore aderenza al regime mediterraneo sia correlata a un minor
La Dieta Mediterranea Italiana per il Mantenimento del Buono Stato di Salute
PATTO in Cucina, n.1, Ottobre – Pagina 6
rischio di cancro. Infatti, considerando il rischio complessivo e i nove gruppi alimentari in esame, è stato osservato un effetto protettivo di frutta e noci, legumi e cereali, a differenza di un maggiore consumo di carne associato invece ad aumento del rischio. Inoltre hanno osservato che, stratificando il campione in base al fumo di tabacco, la protezione trasmessa dall’aderenza alla dieta mediterranea era più forte tra i fumatori rispetto ai non fumatori; dato coerente con le proprietà antiossidanti degli alimenti propri del modello mediterraneo che agiscono sui radicali liberi e sul danno ossidativo generati dal fumo di sigaretta.
Un’analisi della coorte EPIC greca ha identificato come un consumo moderato di alcol, seguito da un basso consumo di carne e da un elevato consumo di ortaggi, frutta, noci, olio d’oliva e legumi siano i componenti più importanti per l’effetto della dieta mediterranea sulla sopravvivenza globale (Psaltopoulou 2004). Per valutare se l’effetto protettivo osservato fosse dovuto a un componente specifico, sono state effettuate analisi di sensibilità eliminando dal punteggio un componente alla volta. Il risultato non ha indicato un effetto predominante di un alimento rispetto a un altro, ma ha confermato l’ipotesi che l’effetto benefico sia dovuto alla combinazione dell’intera gamma di nutrienti forniti da una dieta ricca di antiossidanti, fibre e fitochimici e con un profilo favorevole di acidi grassi.
Lo studio condotto da Menotti quaranta anni dopo sulla popolazione rurale italiana del Seven Country Study ha dimostrato che chi non aderiva alla Dieta Mediterranea, con abitudini al fumo e vita sedentaria ha un’aspettativa di vita inferiore di 4,8 anni in venti anni e di 10,7 anni in quarant’anni, rispetto a coloro che adottavano una Dieta Mediterranea (Menotti, Journal Nutr & Aging 2014).
Una metanalisi di Sofi su un totale di 1,5 milioni di soggetti dal 1966 al 2008, ha messo in evidenza che una stretta aderenza alla Dieta Mediterranea è associata alla riduzione della mortalità complessiva (-9%), della mortalità per patologia cardiovascolare (-9%), per tumore (-6%), malattie di Parkinson (-13%) e Alzahimer (-13%).
Campione di 5278 soggetti, rappresentativo della popolazione generale residente in Italia di età compresa tra i 15 e i 64 anni. Intervistate tramite questionario postale 16224 (response rate 34%). Denoth et Al., 2015
L’ intervento intersettoriali organizzato e con indicatori di efficacia validati. Data l’importanza delle abitudini della Dieta Mediterranea nella prevenzione di molte patologie, i risultati sulla popolazione osservata enfatizzano il bisogno di una maggiore educazione ad ogni livello di classe sociale, ponendo particolare attenzione al consumo di cibi tipici dei Paesi Mediterranei, gli stessi cibi che sono stati significativamente associati con bassa prevalenza di obesità. Tali risultati confermano l’importanza di un intervento intersettoriali organizzato e con indicatori di efficacia validati. Per quanto riguarda le malattie cardiovascolari, se gli uomini e le donne italiane tra i 20 ed i 59 anni, in maggioranza abituati ad alti consumi di grassi saturi e bassi consumi di mono e polinsaturi, modificassero le loro abitudini orientandosi verso la tradizionale alimentazione mediterranea, si potrebbe conseguire in 25 anni una riduzione della mortalità cardiovascolare di circa il 18% (20% in meno di mortalità coronarica e 12% in meno di mortalità da ictus cerebrale).
L’allontanamento dalla Dieta Mediterranea
Baldini, in uno studio effettuato sulle realtà spagnola e italiana, ha rilevato come le giovani generazioni abbandonino gradualmente, e in modo costante, la dieta mediterranea a favore di nuove tendenze alimentari caratterizzate maggiormente da cibi a elevato contenuto di grassi. Sovrappeso e obesità in Italia e Spagna sembrano essere correlate, oltre che alla ridotta attività fisica, all’abbandono della dieta mediterranea (Baldini 2008).
I dati rilevati attraverso lo studio IPSAD® hanno identificato 3 cluster alimentari diffusi fra la popolazione che si caratterizzano per la differente frequenza di consumo settimanale di alimenti tipici della Dieta Mediterranea. I risultati pubblicati sulla rivista scientifica Eating and Weight Disorders da Francesca Denoth e colleghi nel 2015, su un ampio campione di soggetti (5,278), tra i 15 e i 64 anni, evidenziano, infatti, tre gruppi principali di soggetti con le seguenti abitudini alimentari: a) Dieta Mediterranea; b) Western diet (alto consumo di carne); basso consumo di frutta e verdura (<1 porzione al giorno). Solo il 43% degli italiani, rappresentato dal 53,1% degli adulti tra i 55 e 64 anni e solo dal 32,8% dei ragazzi tra i 15 e i 24 anni, segue ancore le regole della cucina tradizionale, e quindi mediterranea, mentre il 23% delle persone, di cui il 31% giovani adulti e il 16% di soggetti tra i 55 e i 64 anni, preferisce seguire la dieta occidentale. Un italiano su tre, infine, segue una dieta povera di frutta e verdura.




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