Casalinghe disperate
Casalinghe disperate
Le sostanze chimiche contenute nei detergenti utilizzati nelle pulizie domestiche sembrano responsabili di un declino della funzionalità respiratoria
Di Giulia Bigioni
Emerge da un studio svedese che le casalinghe e i lavoratori delle imprese di pulizie possono subire un peggioramento delle funzioni respiratorie dovuto all’esposizione alle sostanze chimiche contenute nei prodotti, spray e detergenti, comunemente usati per la pulizia degli ambienti casalinghi o degli uffici.
In una recente pubblicazione sull’American Journal of Respiratory and Critical Care Medicine, ricercatori dell’Università di Bergen in Norvegia, analizzando i dati di 6235 soggetti con una età media di 34 anni e seguiti per un periodo di tempo di circa 20 anni, sono arrivati alla conclusione che la pratica delle pulizie domestiche o in ambito lavorativo è correlata ad un peggioramento della performance respiratoria. Sono noti gli effetti di molte sostanze chimiche sugli asmatici, una popolazione di soggetti notoriamente sensibile, tuttavia questi risultati mettono in evidenza quanto l’esposizione a questi prodotti possa influenzare il peggioramento della performance respiratoria soprattutto con l’avanzare dell’età anagrafica.
Il confronto con la popolazione non esposta sembrerebbe poi di particolare rilevanza più nelle donne che negli uomini, quest’ultimi infatti apparentemente meno sensibili agli effetti della chimica dei detergenti.
L’esame spirometrico ha evidenziato che il decadimento dei parametri di funzionalità respiratoria è paragonabile a quello che potrebbe essere causato dal fumare circa 20 pacchetti di sigarette per anno. Poche dopotutto, ma comunque sufficienti a determinare una riduzione dell’efficienza respiratoria misurabile sperimentalmente. Le sostanze chimiche contenute nei detergenti sono quindi responsabili dell’irritazione della mucosa polmonare che a piccole dosi e per un lungo intervallo di tempo portano ad una progressiva compromissione della funzionalità. Gli autori tendono però a sottolineare che il dato va considerato con le dovute precauzioni, in quanto non tiene conto ad esempio della storia pregressa di fumatori tra i soggetti analizzati, nonché di condizioni predisponenti come l’obesità o non ultimo lo stato sociale. Curioso è il dato che ha evidenziato una maggiore sensibilità delle donne rispetto agli uomini, al proposito gli autori sono i primi a sottolineare i limiti pur presenti nello studio, per esempio il fatto che nella popolazione femminile pochissime erano le donne che non pulivano a casa o al lavoro, queste potrebbero costituire un gruppo socioeconomico selezionato. Anche il numero di uomini che lavorano come addetti alle pulizie è piccolo e la loro esposizione ai detergenti è probabilmente diversa da quella delle donne che lavoravano nello stesso settore.
Il messaggio è quello di limitare l’uso della chimica sia nelle case che negli uffici e spesso l’uso del panno in microfibra associato alla semplice acqua potrebbe essere sufficiente allo scopo, non ultimo lo sforzo nella ricerca di prodotti e agenti meno volatili e soggetti all’inalazione. Resta da fare forse un’ultima considerazione sull’incidenza di genere del fenomeno. Se il dato venisse confermato e da quanto visto gli uomini sembrerebbero meno sensibili agli effetti dei detergenti domestici potrebbe essere l’occasione per ripensare l’organizzazione domestica in favore delle casalinghe, figura ancora largamente presente anche nei civilizzati paesi d’origine degli autori di questo studio scientifico.




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