Dolce, ma non troppo.
Dolce, ma non troppo.
Zucchero e dolcificanti artificiali sono responsabili di un vero e proprio avvelenamento del nostro organismo.
di GIULIA BIGIONI
Se vogliamo veramente sperare in una serena terza età dobbiamo cambiare le nostre “dolci” abitudini, e rinunciare o almeno limitare il più possibile il consumo di zucchero raffinato.
Sembrano i dati di un bollettino di guerra ma sia lo zucchero naturale sia i dolcificanti artificiali sono parte delle cause dei danni a carico di quanto ci distingue dal regno animale. Il cervello, l’intelletto e le capacità cognitive sono infatti messe a rischio proprio da quelle sostanze che rendono più dolce la nostra quotidianità.
La scienza ci riporta quasi quotidianamente dati e risultati degli studi condotti su questi alimenti che sembrano responsabili o almeno contribuiscono, in modo negativo, allo sviluppo di numerose patologie, tipiche del nostro tempo e in particolare a carico del sistema nervoso centrale.
Recenti studi sperimentali ci dicono che il rischio di contrarre malattie neurodegenerative come Alzheimer e demenza senile è aumentato nei soggetti che nella loro vita hanno abusato dei dolcificanti naturali e artificiali. Questi dati, pubblicati da un gruppo di scienziati di Boston, sono stati ricavati da studi condotti sulla storica popolazione del Framingham Heart Study, nel Massachusetts, a partire dal 1948 e arrivata oggi alla terza generazione.
Il metodo usato dagli scienziati è stato quello di seguire negli anni circa 5000 soggetti appartenenti a questa comunità con l’intento di identificare i fattori di rischio per le malattie cronico degenerative, quali l’ictus, l’infarto e la demenza. Sulla base delle loro abitudini alimentari sono stati invitati a compilare un questionario riportando le quantità e il tipo di alimento consumato quotidianamente quali bibite zuccherate, succhi di frutta e quant’altro riconducibile a questa tipologia e fornendo quindi una sorta di punteggio in funzione della quantità consumate.
I soggetti sono stati poi sottoposti a visite periodiche, test di tipo strumentale e neuropsicologico al fine di valutare non solo le alterazioni strutturali a carico del sistema nervoso centrale ma anche le possibili modificazioni delle capacità mnemoniche e cognitive.
Ebbene lo studio arriva alla conclusione che il forte consumo di bevande zuccherate è associato a una diminuzione del volume totale del cervello, in particolare nella zona dell’ippocampo, un segno importante di una probabile evoluzione in senso negativo verso la malattia di Alzheimer. Inoltre, è stato evidenziato un significativo impoverimento delle capacità mnemoniche.
Il messaggio quindi è chiaro e più che sufficiente per invitarci a banchetti forse meno dolci ma più naturali e ricchi di relazioni sociali.




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