Il ruolo degli omega-3 nelle cefalee mattutine

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Il ruolo degli omega-3 nelle cefalee mattutine
Uno studio dell’università di Tor Vergata, ha analizzato il possibile ruolo di una dieta arricchita di omega-3 in caso di emicranie mattutine.
di Giulia Frank, Glauco Raffelli e Giada La Placa

 

Le emicranie mattutine sono patologie spesso associate a disturbi del sonno, abuso di alcol e ipertensione, ma la patogenesi è ancora incerta. Negli anni si è scoperto che l’approccio migliore per modulare intensità e frequenza delle emicranie mattutine è l’adozione di una dieta Mediterranea, ricca in fibre, antiossidanti, acidi grassi mono insaturi, con un più equilibrato rapporto omega-6/omega-3. In particolare, il ruolo svolto da gli omega3 è stato oggetto di studio da parte del gruppo di ricerca della sezione di Nutrizione clinica e Nutrigenomica dell’Universita di Roma Tor Vergata. I ricercatori, nello studio: Dietary ω-3 intake for the treatment of morning headache: A randomized controlled trial Di Marchetti et All. si propongono di analizzare l’efficacia di una dieta mediterranea modificata (MMD) su 2 gruppi di pazienti con assunzione di 2 diversi rapporti omega-6/omega-3: nel gruppo A era previsto un rapporto 1,5:1; nel gruppo B un rapporto 4:1. Nello studio in questione, frequenza e intensità del dolore sono state misurate sfruttando l’headache impact test-6 (HIT-6), ovvero un questionario comprendente sei domande validate con un punteggio che va da 36 a 78. L’intensità del dolore è stata misurata con la scala VAS, che prevede valori che vanno da 0 a 10. Tutti i pazienti erano sottoposti a terapia farmacologica a base di Ketoprofene. Lo sviluppo dello studio ha riscontrato diversi problemi, primo tra tutti la concomitanza tra lo svolgimento del programma e la pandemia da Covid-19. Pur non essendo direttamente collegati, la pandemia di Covid-19 ha comportato notevoli difficoltà nell’esecuzione delle visite mediche e dei successivi interventi dietetici, impedendo, di fatto, il contatto diretto tra pazienti e professionisti. Anche il basso numero di partecipanti risulta essere una criticità. Inoltre la mancanza di un gruppo di controllo privo di omega-6 può rappresentare un limite, poiché non è stato possibile valutare la loro azione durante i processi infiammatori. Dallo studio, comunque, è emerso come il rapporto inferiore tra omega-6/omega-3 sia in grado di modulare le cefalee mattutine. Si può ipotizzare che tale rapporto possa imitare l’azione svolta dai farmaci anti-infiammatori non stereoidei (FANS). Da ciò si deduce come un mirato apporto di omega3 possa coadiuvare, ed in alcuni casi sostituire, la terapia farmacologica. Ciò è direttamente collegato a miglioramenti maggiori riscontrati nel gruppo A rispetto al gruppo B: infatti, con un rapporto a maggior vantaggio di omega-3, a scapito di un minore apporto di omega-6, i pazienti hanno riscontrato diminuzioni significative di intensità e frequenza di dolore con conseguente abbandono, anche completo, della farmacoterapia. Anche i punteggi ottenuti con il test HIT-6 e i valori riportati sulla scala VAS hanno riscontrato miglioramenti decisivi nel gruppo in questione. In conclusione, grazie i risultati di questo studio è possibile affermare che la qualità di vita dei pazienti è migliorata e si è riscontrata anche una notevole riduzione del ricorso alla terapia farmacologica. In una prospettiva futura, un’analisi più dettagliata della composizione corporea, ed in particolare della massa grassa intimamente legata alla genesi di diversi processi infiammatori, potrebbe fornire un nuovo orizzonte per la personalizzazione della dietoterapia coadiuvante la terapia farmacologica.

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/36203988/

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