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Ruolo della Mindfulness nella Neuromodulazione dello stress e dei comportamenti alimentari

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Risposta fisiologica allo stress e come intervenire con la mindfulness

Di Rolando Bolognino, Lucilla Ciancarella, Leonardo Romano

Lo stress viene riconosciuto dall’Oms come male del secolo, in quanto causa alterazioni a livello fisico e biochimico, con ripercussioni quali ansia, depressione, burnout. Differenti sono gli studi che hanno evidenziato una stretta correlazione dello stress con malattie cardiovascolari, disturbi alimentari con insorgenza di sovrappeso e obesità (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/23541000/ ). È qui che la mindfulness, una pratica basata sulla consapevolezza e la piena attenzione al momento presente, si rivela uno strumento prezioso. La mindfulness non solo aiuta a ridurre l’impatto dello stress, ma permette anche di ristabilire un equilibrio fra mente e corpo, agendo sul benessere complessivo dell’individuo.

Ma cosa accade quando si affronta un evento stressante?

Lo stress viene definito come sindrome generale di adattamento, le cui alterazioni fisiologiche passano attraverso 3 fasi distinte.

Fase di allarme: lo stressor (ovvero l’agente che fornisce stimoli fisici, chimici, biologici) innesca nell’individuo la mobilitazione delle difese; si configura come condizione di stress acuto che iperattiva il sistema dell’ipofisi-corticosurrene;

Fase di resistenza: lo stress progredisce, così come la produzione di cortisolo, in quanto l’organismo continua ad essere impegnato a fronteggiare l’agente nocivo;

Fase di esaurimento: la gestione prolungata della condizione di stress (stress cronico) causa un esaurimento funzionale della corteccia surrenale, tanto da indurre l’insorgenza di patologie non sempre reversibili.

stress e mindfulness

La risposta dell’organismo alla condizione di stress vede il coinvolgimento immediato dell’ipotalamo, che determina l’attivazione del sistema nervoso simpatico e parasimapatico. Come prima azione, vengono rilasciate adrenalina e noradrenalina, che fanno aumentare la tensione muscolare, il ritmo cardiaco e la respirazione. L’aumento dell’adrenalina fa mobilitare le riserve di glicogeno nel fegato con rilascio di glucosio. La noradrenalina attiva invece la glicolisi, al fine di ad aumentare la produzione di energia, per poter fronteggiare l’evento stressogeno. Inoltre si osserva l’attivazione dell’asse Ipotalamo-Ipofosi-Surrene, con conseguente liberazione dell’ormone di rilascio la corticotropina (CRF) a partire dall’ipotalamo. In seguito, il CRF agisce a livello dell’ipofisi stimolando la produzione dell’ormone adrenocorticotropo (ACTH), che ha come bersaglio le ghiandole surrenali, che in seguito libereranno i glucorticoidi (cortisolo) nel torrente ematico.

Quali sono le conseguenze del rilascio di cortisolo?

I glucorticoidi stimolano la produzione di glucagone e aumentano il rilascio di insulina, con conseguente diminuzione della sensibilità insulinica a livello muscolare e del tessuto adiposo. L’eccesso di insulina favorisce l’accumulo di grasso, nonostante l’azione lipolitica del cortisolo stesso. In condizioni di stress acuto il cortisolo promuove la degradazione del tessuto adiposo, tuttavia in casi di stress cronico si attivano dei meccanismi contrari che promuovono l’accumulo di lipidi all’interno delle cellule adipose, con conseguente espansione del tessuto adiposo, che tende a redistribuirsi soprattutto a livello addominale. Lo stress è in grado di agire anche sulla sensazione di fame e sazietà, agendo sulla produzione di due ormoni, la leptina e la grelina. Normalmente la leptina viene prodotta a seguito di un pasto dal tessuto adiposo, ed induce la sensazione di sazietà. Al contrario la grelina, prodotta dalle cellule parietali dello stomaco, aumenta  la sensazione di fame portando ad una maggiore ricerca di cibo. In condizioni di stress acuto si può osservare una diminuzione della leptina ed un aumento della grelina, così da attivare dei meccanismi di adattamento, come una maggiore ricerca di cibo per sostenere l’aumentata richiesta energetica per fronteggiare lo stressor.

Risposte alimentari allo stress e come fronteggiarlo

Quando lo stress cronicizza può generare una serie di comportamenti disfunzionali che influenzano negativamente il rapporto con il cibo. In alcuni casi, lo stress persistente può condurre alla privazione alimentare, che può evolvere in disturbi come l’anoressia nervosa. In altri, invece, si manifesta con una ricerca incontrollata di cibo, soprattutto tipologie di alimenti palatabili, ricchi in grassi e zuccheri. Numerosi sono gli studi che hanno evidenziato come il consumo di comfort food produca una temporanea sensazione di benessere, in quanto l’assunzione di cibi gratificanti attiva i centri del piacere del cervello e contribuisce a ridurre momentaneamente la produzione del cortisolo.

Tuttavia, questo sollievo è transitorio: l’individuo tenderà a cercare sempre più alimenti di questo genere, innescando un circolo vizioso di dipendenza emotiva da cibo. In questo caso il cibo diventa una forma di  auto medicazione, un modo per gestire, anche se solo superficialmente e in modo temporaneo, situazioni di stress ed ansia. Questo meccanismo di compensazione però non risolve le cause profonde dello stress, ma al contrario, può contribuire all’aumento di peso, un peggioramento dell’autostima e l’acuirsi del disagio psicologico (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/35958362/ ).

In questo contesto la mindfulness svolge un ruolo cruciale. Se da un lato lo stress spinge a cercare sollievo attraverso il cibo, la mindfulness promuove un atteggiamento di consapevolezza verso i propri pensieri, emozioni e impulsi, andando a interrompere questo circolo vizioso. L’adozione della mindfulness come un proprio stile di vita aiuta ad accettare lo stress e le emozioni negative senza reagire automaticamente con atteggiamenti disfunzionali, come può essere la ricerca di cibo. Diversi studi hanno dimostrato come la mindfulness può aiutare nella riduzione dello stress, con conseguente diminuzione dei livelli di cortisolo, migliorando allo stresso tempo la regolazione emotiva e il rapporto con il cibo. La mindfulness insegna a distinguere la fame fisica da quella emotiva, e sviluppare maggiore consapevolezza verso i meccanismi mentali che alimentano stati di ansia e depressione. (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/28718396/ ).

 

Tags: stress, mindfulness, comportamento alimentare, fame, sazietà, consapevolezza