Intervento chirurgico al pancreas e implicazioni nutrizionali
Intervento chirurgico al pancreas e implicazioni nutrizionali
Il pancreas, 15 cm di lunghezza e 80 grammi di peso, organo cruciale dalla duplice funzione esocrina ed endocrina, è situato dietro lo stomaco ed è coinvolto nella produzione di enzimi digestivi e insulina che influenzano direttamente il metabolismo dei nutrienti, i processi digestivi e i livelli di zucchero nel sangue. Si può vivere senza?
di Erica Pizzocaro
L’intervento chirurgico al pancreas è un procedimento complesso che può prevedere la rimozione parziale o totale dell’organo e può comportare significative implicazioni nutrizionali. Questo perché il pancreas esocrino produce enzimi digestivi essenziali per la digestione dei nutrienti, tra cui le amilasi per la digestione dei carboidrati, le lipasi per la digestione dei grassi e le proteasi per la digestione delle proteine. Inoltre il pancreas secreta bicarbonato alcalino, che neutralizza l’acidità dello stomaco ed è essenziale per attivare gli enzimi pancreatici e creare un ambiente ottimale per la digestione del cibo ingerito. Il pancreas endocrino, invece, è costituito dalle cellule beta delle isole di Langerhans che producono e secernono l’insulina, ormone essenziale per la regolazione dei livelli di zucchero nel sangue che promuove l’assorbimento del glucosio nelle cellule del corpo e la sua conversione in energia. Le stesse isole di Langerhans producono anche il glucagone, che agisce in modo opposto all’insulina, stimolando il rilascio di glucosio nel sangue. In situazioni di bassa concentrazione di zuccheri nel sangue, come durante il digiuno, il glucagone aiuta a mantenere stabili i livelli di glucosio. Oltre all’insulina e al glucagone, il pancreas produce anche la somatostatina, un ormone che inibisce la secrezione degli altri ormoni pancreatici. Questo contribuisce a mantenere l’omeostasi e a evitare squilibri ormonali.
A seguito di un intervento chirurgico possono verificarsi complicanze da fistola pancreatica, svuotamento gastrico ritardato (DGE), sindrome da svuotamento (dumping syndrome), perdita di peso, diabete mellito e altre carenze nutrizionali. Spesso, l’intervento per rimuovere il tumore, prevede che venga resecato anche il duodeno, provocando una conseguente carenza di ferro e minerali, in particolare di zinco. Se l’intervento chirurgico interessa anche l’antro gastrico, si ha una perdita di fattore intrinseco, che è necessario per l’assorbimento di Vitamina B12. Inoltre, a causa della rimozione del pancreas stesso, si riscontrano anche livelli insufficienti di enzimi digestivi pancreatici e la diminuzione di questi, aumenta il rischio di carenza di vitamine liposolubili (A, D, E, K), specialmente nell’insufficienza pancreatica esocrina severa.
Oltre all’aspetto della carenza vitaminica, è importante ricordare almeno altre due conseguenze delle resezioni pancreatiche per tumore. Infatti nel tentativo di assicurare la migliore radicalità oncologica, vengono asportati molti linfonodi peripancreatici e retroperitoneali, includendo in questa dissezione l’innervazione simpatica dell’intestino dei plessi celiaco e mesenterico. Il danno sull’innervazione simpatica del tenue comporta come conseguenza diarrea severa, mentre la dissezione linfonodale in sé determina la possibilità di comparsa della fistola chilosa, entrambe complicanze piuttosto frequenti che incidono sullo stato nutrizionale postoperatorio. La seconda conseguenza dell’intervento è l’asportazione inevitabile delle cellule interstiziali di Cajal che hanno la capacità di depolarizzare causando la contrazione della tonaca muscolare liscia dello stomaco e dell’intestino, meccanismo fisiologico che sta alla base dei movimenti peristaltici, fondamentali per il rimescolamento e progressione del contenuto degli stessi. La deprivazione di questa componente cellulare sta alla base dello svuotamento gastrico ritardato, complicanza che incide con una frequenza di circa il 15% degli interventi di duodenocefalopancreasectomia (DCP), causando un’impossibilità ad alimentarsi che talvolta si protrae per qualche settimana. Inoltre, una resezione del parenchima pancreatico endocrino diminuisce la quantità di cellule β che producono l’insulina, necessaria per l’omeostasi del glucosio, correlato alla probabile comparsa di diabete mellito.
Nonostante tutto, l’intervento chirurgico rappresenta ad oggi la scelta principale in caso di tumore resecabile secondo le Classificazione mondiale del National Comprehensive Cancer Network (NCCN). Esso dà le maggiori probabilità di guarigione ai pazienti soprattutto qualora si riesca ad iniziare e completare la chemioterapia adiuvante, ovvero quella che segue l’intervento. In questo contesto diventano cruciali le indicazioni nutrizionali per permettere una migliore ripresa, una riduzione delle complicanze chirurgiche ed una eventualità di malnutrizione, con un miglioramento globale della qualità della vita.



