Il ruolo della dieta mediterranea nella prevenzione dell’infertilità maschile
PROGETTO AGRI BIO IT – DECRETO MASAF N. 0176926 DEL 27/03/2023
Di Michela Cirillo
Negli ultimi 10 anni, in Italia, si è assistito ad un crollo demografico, che ha raggiunto un record negativo di nascite nel 2022 (393.000) (dati Istat, 2023), con conseguente invecchiamento della popolazione. La natalità è diventata una questione cruciale ed appaiono sempre più necessari interventi a tutela della salute riproduttiva, riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), come un diritto umano inviolabile.
L’infertilità è una condizione patologica complessa, che colpisce dall’8 al 12% delle coppie a livello globale, definita dall’OMS come l’assenza di concepimento dopo almeno 12 mesi di regolari rapporti sessuali non protetti; un fattore maschile di infertilità, isolato o in combinazione con un fattore femminile, sottende alla condizione di infertilità di coppia in circa il 50% dei casi (https://www.who.int/reproductivehealth/topics/infertility/multiple-definitions/en/).
La progressiva riduzione globale della fertilità di coppia e della qualità del liquido seminale, documentabile a partire dagli anni ’30 del secolo scorso, e la netta evidenza di un’eterogeneità geografica nella qualità del liquido seminale, suggeriscono che tali cambiamenti siano potenzialmente e parzialmente ascrivibili a fattori ambientali, quali lo stile di vita (obesità, abitudine al fumo, sedentarietà, ecc) (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/23242914/), i disordini metabolici (sindrome metabolica, dislipidemia, diabete, ipertensione arteriosa) e l’esposizione ambientale/occupazionale a inquinanti (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/28050014/), oltre che a fattori genetici. Tali fattori possono indurre alterazioni ormonali, nonché cambiamenti diretti nella quantità e nella funzione degli spermatozoi.
Risulta importante sottolineare che la prevenzione e il trattamento dei fattori maschili spesso aiutano a ripristinare la fertilità naturale.
In tal senso, poca attenzione è tutt’oggi posta agli aspetti dietetici ed alle abitudini alimentari nelle coppie che ricercano una gravidanza; la letteratura scientifica, nello specifico, risulta carente di studi condotti nel partner maschile. Tuttavia, è appurato che, la dieta mediterranea sia riconosciuta universalmente quale la più efficace nel garantire un buono stato di salute, ed è raccomandata dalle principali linee guida per la riduzione dell’incidenza delle malattie cronico-degenerative. Questa dieta è caratterizzata da un elevato consumo di verdura, frutta, olio extravergine d’oliva, cereali integrali, e frutta secca oleosa, con un apporto molto basso di carne rossa ed un consumo moderato di pesce e vino. Alcuni studi di revisione e trial randomizzati controllati (RCT) (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/35915543/), hanno evidenziato un miglioramento dei parametri del liquido seminale in coloro che seguivano un pattern dietetico di tipo mediterraneo. In particolare, Montano L, et al. (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33579652/) hanno condotto un RCT in aree altamente inquinate in giovani uomini sani, evidenziando miglioramenti sulla capacità antiossidante, e quindi sullo stato redox del liquido seminale.
Altri studi hanno posto l’attenzione non solo sugli effetti clinici della dieta mediterranea, ma anche su quelli biochimici e molecolari, in particolare antiinfiammatori, antiossidanti e anti-aterosclerotici, grazie al consumo di alimenti biologici, privi di pesticidi noti per i loro effetti negativi sulla salute. Il contenuto più elevato di composti bioattivi negli alimenti “bio” rispetto a quelli convenzionali rappresenta un’ulteriore salvaguardia contro gli effetti ambientali inquinanti, aiutando a mantenere una buona salute generale e riproduttiva.
Un recente studio condotto da Corsetti V, et al. (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/38045510/), ha valutato l’impatto di una dieta mediterranea biologica a basso contenuto di carboidrati sui livelli di testosterone e di frammentazione del DNA spermatico.
In genere, questo tipo di diete, limitano il consumo di carboidrati ad una assunzione inferiore a 130 g al giorno o al 45% dell’apporto calorico totale giornaliero, privilegiando il consumo di alimenti a basso indice glicemico. L’ipotesi principale alla base di tale approccio è quello di ridurre l’insulina, un ormone che promuove la deposizione del grasso, migliorando la salute cardiometabolica e inducendo la perdita di peso.
Lo studio è stato condotto in 50 soggetti di sesso maschile a cui è stato prescritto un regime dietetico mediterraneo per la durata di 3 mesi, costituito da precise indicazioni nutrizionali, tra cui:
- Consumo di alimenti biologici per l’80%.
- Assunzione giornaliera di cereali integrali e alimenti a basso indice glicemico.
- Colazione con pane integrale e con una fonte proteica come uova, salmone selvatico, oltre a noci e frutti rossi. In alternativa, avena, pancake o porridge.
- Eliminazione o riduzione di prodotti lattiero-caseari.
- Consumo giornaliero di cibi fermentati come yogurt o kefir.
- Consumo giornaliero di frutti rossi.
- Consumo giornaliero di 3 porzioni di verdure a foglia verde.
- Consumo giornaliero di 30 g di frutta secca.
- Consumo di legumi almeno 3–4 volte a settimana.
- Consumo di pesce azzurro 2-3 volte.
- Eliminazione della carne lavorata.
- Consumo di carne biologica 3-4 volte a settimana.
- Consumo di 8-10 uova a settimana.
- Consumo di frutta limitato a un massimo di 300 g al giorno.
- Consumo di verdure crucifere almeno 4-5 volte a settimana.
- Eliminazione dei prodotti confezionati.
- Uso frequente di spezie come zenzero, curcuma, coriandolo, rosmarino, basilico, aglio, cipolla e prezzemolo.
Inoltre, ad un sottogruppo di 20 partecipanti, sono state fornite ulteriori indicazioni per ridurre l’assunzione di carboidrati al 35% dell’apporto calorico giornaliero e per aumentare l’assunzione di antiossidanti (consumo quotidiano di frutti rossi ed almeno 3 porzioni di vegetali freschi al giorno).
A tal proposito, è noto come uno stile di vita non corretto e fattori quali l’obesità, l’assunzione di alcol, l’abitudine tabagica, l’inquinamento e l’infiammazione aumentino il rischio di generare specie reattive dell’ossigeno (ROS). Quando la quantità di ROS supera la capacità degli spermatozoi di eliminarli, si verifica una condizione di stress ossidativo, con conseguente compromissione della motilità degli spermatozoi, danni alla membrana e al DNA degli stessi.
All’inizio del protocollo, tutti i pazienti sono stati sottoposti a test per la valutazione dei livelli di testosterone e di frammentazione del DNA spermatico.
Dopo 3 mesi di aderenza al modello dietetico mediterraneo, ricco in legumi, cereali integrali e verdure a foglia verde, insieme al consumo dell’80% di alimenti biologici, nel periodo pre-concezionale, i livelli di testosterone erano significativamente aumentati, mentre la frammentazione del DNA spermatico risultava ridotta nel sottogruppo di 20 soggetti che avevano limitato l’assunzione dei carboidrati al 35%.
Sebbene la dimensione del campione sia limitata, questi dati preliminari suggeriscono quanto il contributo maschile sia importante ed appare pertanto necessario avviare percorsi di sensibilizzazione per una maggiore consapevolezza da parte degli uomini, al fine di promuovere un corretto stile di vita e buone abitudini alimentari per preservare il più possibile la fertilità di coppia.
Tag: dieta mediterranea, salute riproduttiva, fertilità maschile, testosterone



