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Rubrica Frutti Tropicali: Maracuja, Litchi, Durian e Pompelmo

Benefici, controindicazioni e consigli per un consumo consapevole

Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella

Cosa racchiudono realmente questi colorati scrigni tropicali?

 

Maracuja o Passion Fruit

Il maracuja, noto anche come frutto della passione, è il frutto di diverse specie del genere Passiflora, appartenente alla famiglia delle Passifloraceae. Nativo delle regioni subtropicali del Sud America, probabilmente originaria del Paraguay, questa specie viene coltivata in diversi paesi, caratterizzati da un clima piuttosto caldo, come Brasile, Perù, Africa meridionale, India, Indonesia e Nuova Zelanda. In Italia il frutto della passione è generalmente reperibile in qualsiasi periodo dell’anno. La sua disponibilità dipende dal luogo di produzione, ad esempio in Nuova Zelenda, giunge a maturazione tra gennaio e aprile. Il frutto ha una buccia spessa con una polpa gelatinosa e ricca di semi, dal sapore dolce-acidulo. Si consuma fresco, nei succhi, nei dessert e come ingrediente per cocktail.
Dal punto di vista nutrizionale, il maracuja è un’ottima fonte di vitamina C e vitamina A, essenziali per il sistema immunitario e la salute della pelle e della vista. Contiene inoltre fibre, che favoriscono la digestione e il senso di sazietà, e flavonoidi con proprietà antiossidanti. Grazie alla presenza della passiflorina ha effetti rilassanti e può favorire il sonno e ridurre lo stress, sebbene questa azione venga svolta dagli estratti delle parti ipogee del fiore della passiflora, spesso utilizzati sottoforma di integratori e infusi.
Insidie sotto la buccia: il maracuja contiene alcaloidi che, in quantità elevate, potrebbero avere un leggero effetto sedativo. Inoltre, i semi contengono piccole quantità di cianoglucosidi, che in dosi elevate potrebbero risultare tossici. Le persone allergiche al lattice dovrebbero prestare attenzione, poiché può causare reazioni crociate.

 

Litchi

Il litchi è il frutto del Litchi chinensis, specie della famiglia delle Sapindaceae, originario della Cina meridionale e oggi coltivato in India, Thailandia e Sudafrica. Il frutto è caratterizzato da una buccia rugosa e rossastra, che racchiude una polpa bianca e succosa dal sapore dolce e aromatico. Si consuma fresco, essiccato o sottoforma di sciroppo. Dal punto di vista nutrizionale, il litchi è ricco di vitamina C, con circa 70mg per 100g di frutto, e fornisce polifenoli e flavonoidi con proprietà antiossidanti. Contiene anche potassio e rame, utili per la funzione cardiovascolare e il metabolismo energetico.
Insidie sotto la buccia: il litchi contiene ipoglicina A, una sostanza che, se consumata in grandi quantità a stomaco vuoto, può abbassare pericolosamente i livelli di glucosio nel sangue, causando ipoglicemia, soprattutto nei bambini.

 

Durian

Il Durian, chiamato in italia Durione, è il frutto del Durio Zibetihinus della famiglia delle Malvaceae, originario del Sud-est asiatico è noto per il suo sapore delizioso, associato però a un odore molto intenso e fastidioso, tanto che il suo consumo in luoghi pubblici è vietato in alcune città dell’Asia. Il frutto è grande, con una buccia spinosa, e racchiude una polpa cremosa dal sapore ricco e complesso. Il Durian è un frutto altamente energetico, ricco di carboidrati, grassi e proteine. Contiene vitamina C, vitamine del gruppo B e minerali come potassio e magnesio. È anche una fonte di molecole bioattive come composti solforati, come tioacetali, disolfuri, trisolfuri, responsabili del caratteristico odore pungente, e polifenoli come quercitina, kaempferolo, miricetina e catechina, che svolgono un’azione antiossidante e antinfiammatoria. Sono presenti in questo frutto anche alcaloidi, come la durianina, che poterebbero avere effetti sedativi sul sistema nervoso centrale, sebbene siano in corso ulteriori studi per valutare il reale effetto.
Insidie sotto la buccia: la presenza di composti solforati può influire sull’azione dell’enzima aldeide-deidrogenasi (ALDH), coinvolto nel metabolismo dell’alcol e di alcuni farmaci, rallentando i processi di detossificazione epatica, aumentando il rischio di effetti collaterali. Inoltre, può verificarsi anche l’interazione con il citocromo p450, andando ad alterare il metabolismo di altre classi di farmaci come antibiotici, statine e antipertensivi. L’alto contenuto di zuccheri di questo frutto può causare un rapido aumento della glicemia, andando ad interferire con farmaci ipoglicemizzanti orali o con l’insulina, potenziandone o contrastandone l’effetto, aumentando il rischio di ipoglicemia o iperglicemia.

 

Pompelmo

Il pompelmo è il frutto del Citrus paradisi, specie che sembra derivare dall’incrocio naturale tra arancio e pomelo, appartenente alla famiglia delle Rutaceae, originaria dei Caraibi e oggi coltivato principalmente negli Stati Uniti, in Cina e in Israele. Il frutto ha una buccia spessa e una polpa succosa, disponibile in diverse varietà, dalle più dolci alle più amare. Si consuma fresco, sotto forma di succo, in insalate e dessert. La sua stagione inizia a novembre e termina a marzo.
Dal punto di vista nutrizionale, il pompelmo è una delle migliori fonti di vitamina C, con circa 50mg per 100g di frutto, fornendo un supporto al sistema immunitario e alla salute cardiovascolare. Le varietà dalla buccia di colore rosa o rossastro sono fonte di licopene. Inoltre, nel pompelmo si trovano diversi fitonutrienti dotati di proprietà benefiche, come i polifenoli, i limonoidi e la naringerina, con spiccate proprietà antiossidanti e antinfiammatorie. La presenza di fibre aiuta la digestione e favorisce il senso di sazietà. Da recenti studi emerge come i limonoidi, sotto forma di limonina, siano in grado di ridurre i livelli di colesterolo ematico.
Insidie sotto la buccia: il pompelmo è noto per la sua interazione con numerosi farmaci, in particolare statine, ansiolitici (come benzodiazepine) e alcuni antipertensivi (calcio-antagonisiti, come felodipina, amlodipina). Questa interazione dipende dall’azione delle furanocumarine che sono in grado di inibire l’attività del citocromo p450. Inoltre, il pompelmo può anche influenzare alcuni trasportatori dei farmaci (come la P-glicoproteina), che regolano l’assorbimento e l’eliminazione di queste sostanze dal corpo. Tali alterazioni possono comportare un aumento della concentrazione ematica dei farmaci, aumentando il rischio di effetti collaterali e di tossicità.