Il cibo biologico: la nuova frontiera della salute?
PROGETTO AGRI BIO IT – DECRETO MASAF N. 0176926 DEL 27/03/2023
L’esposizione a pesticidi e metalli pesanti aumenta il rischio di ammalarsi di Parkinson. L’agricoltura biologica potrebbe essere un fattore di prevenzione per le malattie neurodegenerative.
Di Roberta Ferrara
Il Parkinson è una malattia neurodegenerativa con evoluzione piuttosto lenta ma progressiva, che coinvolge i centri di controllo del movimento e dell’equilibrio. Il Parkinson appartiene a quell’insieme di patologie definite Disordini del Movimento. L’esordio avviene intorno ai 60 anni e la malattia colpisce più gli uomini che le donne. Il Parkinson si manifesta quando cala la produzione di Dopamina a livello celebrale e questi ridotti livelli di Dopamina sono dovuti alla degenerazione neuronale nell’area celebrale della sostanza Nera. Nelle aree celebrali e midollari poi si inizia ad accumulare anche una proteina chiamata alfa-sinucleina e si pensa che sia proprio questa proteina a diffondere la malattia a tutto il cervello ( ISS 2023 ). La malattia di Parkinson è considerata malattia multifattoriale dato che le cause scatenanti sono molteplici; abbiamo infatti cause genetiche come alcune mutazioni dei geni PARK (PARK1-PARK2-PARK 4- PARK 6-
PARK 7- PARK 8 ), familiarità positiva per la malattia, fattori tossici ed esposizione lavorativa come l’esposizione a xenobiotici, pesticidi e metalli pesanti, ma anche stile di vita malsano con dieta inadeguata e fumo, attività professionale come lavorare in campi agricoli, e zona di residenza. Il report dell’Istituto Superiore di sanità del 2023 dal titolo, Morbo di Parkinson: biomonitoraggio degli elementi chimici e del danno ossidativo, ha messo in luce che l’esposizione cronica a metalli pesanti come manganese, rame, ferro, piombo e alluminio, e l’esposizione a pesticidi, erbicidi, insetticidi e fungicidi, ma anche uno stile di vita non adeguato con assunzione di acqua o cibi contaminati , aumenta il rischio di sviluppare Parkinson soprattutto in pazienti con storia familiare positiva.( ISS 2023).
Uno sguardo all’Europa:
In Francia la malattia di Parkinson è stata riconosciuta come malattia Professionale degli agricoltori, essa è infatti la seconda malattia neurodegenerativa più diffusa nel Paese dopo l’Alzheimer con circa 150.000 casi. Lo studio Incidence de la maladie de Parkinson chez les agriculteurs et en population générale en fonction des caractéristiques agricoles des cantons français (https://beh.santepubliquefrance.fr/beh/2018/8-9/2018_8-9_4.html ) basato sull’intera popolazione francese ha confermato che l’incidenza della malattia di Parkinson è più alta negli agricoltori rispetto al resto della popolazione. Tra gli agricoltori quelli che sembrano essere più esposti sono i viticoltori, e questo suggerisce che lo sviluppo della malattia è strettamente correlata all’esposizione a pesticidi, motivo per il quale il governo Francese ha inserito il morbo di Parkinson fra le malattie professionali. Dallo studio è emerso anche che la malattia può colpire anche coloro che vivono nei cantoni confinanti con i campi adibiti all’agricoltura soprattutto a quelli adibiti alla viticoltura. In Germania si discute da oltre dieci anni se inserire il morbo di Parkinson fra le malattie occupazionali provocate dai pesticidi. Senza un decreto legge che attesti che il Parkinson è una malattia Professionale, i lavoratori tedeschi che si ammalano sono costretti ad andare in tribunale per poter chiedere un’indennizzo. Dal 2010 in Germania sono stati 61 i lavoratori che hanno chiesto
un riconoscimento del Parkinson come malattia da esposizione professionale. Ancora nessuno ci è riuscito. Nel nostro Bel Paese si sta ancora cercando di studiare in che misura l’esposizione ai pesticidi e ai metalli pesanti possa aumentare il rischio di sviluppare Parkinson. Si sta cercando di comprendere in che modo possano variare i livelli di rischio a seconda dei diversi tipi di esposizione cioè se è più esposto il lavoratore che utilizza in prima persona i pesticidi per i suoi campi o se è più esposto colui che vive in zone adiacenti a campi coltivati con l’utilizzo di pesticidi. Si sta anche cercando di fare chiarezza sui tempi di esposizione e si stanno effettuando studi sull’esposizione di breve durata o sull’esposizione a lungo termine. I tempi per ottenere delle risposte in Italia sono ancora lunghi ma l’Inail in un dossier dal titolo, Le malattie professionali degli agricoltori, 2021, ha espresso chiaramente che all’agricoltura sono collegate svariate patologie della pelle come cheratosi, tumori benigni della cute, melanoma maligno della cute, alveolite allergica estrinseca, e diverse malattie del sistema muscoloscheletrico nonché il Parkinson. Lo studio di Pouchieu del 2018, (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/29136149/) ha evidenziato che i lavoratori agricoli hanno maggiore probabilità di sviluppare Parkinson rispetto alla popolazione generale e questo si pensa sia
dovuto all’esposizione ad erbicidi tossici come il Paraquat, di cui è stato vietato l’uso in tutta Europa dal 2007.
Qual è la soluzione?
L’unica soluzione che l’Europa ha trovato per contenere i rischi sanitari collegati all’esposizione a pesticidi e metalli pesanti in agricoltura, sembra essere l’utilizzo di dispositivi di protezione individuale, i dpi . Quello con cui però i vertici governativi non hanno fatto i conti è che molto spesso l’utilizzo di questi dispositivi di protezione individuali è impossibile in condizioni lavorative e questo è dovuto a fattori come le alte temperature nei periodi caldi dell’anno, nelle difficoltà di movimento e nei costi elevati dei dispositivi stessi. Lo studio scientifico francesce Pestexpo ha dimostrato come i Dpi non vengano quasi mai utilizzati e se pure qualche volta vengano indossati la contaminazione non è eliminata poiché poi nel toglierli comunque vi è contatto fra persona e contaminante. I Dpi quindi non rappresentano una misura di contenimento dei rischi sanitari per gli agricoltori. Quindi quale potrebbe essere l’unica soluzione possibile? L’unica vera soluzione è quella di ridurre al minimo o meglio non utilizzare per nulla i pesticidi nell’agricoltura. La conversione alla coltivazione biologica con l’ultilizzo di prodotti naturali avrebbe un impatto ecologico e sanitario migliore riducendo al minimo il rischio di contaminazione professionale. E’ proprio questo che ci racconta anche Vito Merra un agricoltore di Cerignola, in provincia di Foggia. Vito, figlio di agricoltori, ha deciso da anni di convertire le terre di famiglia al biologico e insieme ad altre aziende agricole medio grandi della zona sta cercando di fare rete per cercare di istruire le nuove generazioni sull’importanza della sicurezza fitosanitaria. Troppe persone nei secoli scorsi, racconta, non erano istruite e si sono poi viste costrette ad abbandonare il proprio lavoro nei campi per colpa delle malattia che contraevano dopo l’esposizione a pesticidi e metalli pesanti. Per oltre 50 anni, continua, generazioni di agricoltori hanno toccato a mani nude il nemico, così chiama i pesticidi,
non avendo gli strumenti cognitivi per prendere precauzioni. Passare al biologico quindi è stata la scelta naturale per lui, e per chi come lui, ha visto molte persone ammalarsi di tumori o di malattie neurodegenerative come il Parkinson. Di studi che correlano l’ammalarsi a seguito di esposizione a prodotti fitosanitari tossici però ce ne sono ancora pochi e sarebbe necessaria una campagna di informazione e di formazione per i lavoratori agricoli. La formazione dovrebbe essere mirata per cercare di ridurre al minino indispensabile i trattamenti anche quelli con prodotti naturali consentiti dell’agricoltura biologica. Un’esempio è dato dall’utilizzo del rame che anche se consentito, un suo utilizzo massivo anche quando non serve non farebbe altro che produrre spreco e inquinamento inutile. Infine possiamo dire che il metodo di coltivare biologico è , e soprattutto in futuro sarà, un importante beneficio per l’uomo e per l’ambiente. Il bio si basa su pratiche agricole sostenibili e rispettose per l’ambiente, evitando l’uso dei fertilizzanti chimici. I benefici sulla salute umana dei prodotti biologici sono innumerevoli e scegliere alimenti bio significa fare una scelta consapevole per se stessi e per l’ambiente. Tra i vantaggi che possiamo trarre dal consumo di cibo biologico sicuramente c’è la sicurezza di mangiare alimenti privi di pesticidi e sostanze chimiche nocive. Questo aspetto nutrizionale è particolarmente attenzionato soprattutto per le donne in gravidanza e i bambini. I pesticidi poi, come abbiamo ben visto in questo articolo, hanno effetti negativi a lungo termine sulla salute umana, sviluppando cancro e disturbi al sistema nervoso ma possono anche sviluppare problemi sulla fertilità. La scelta di consumare prodotti biologici è una scelta consapevole, e significa proteggere se stessi e i propri familiari. Gli alimenti biologici sono anche più nutrienti rispetto ai cibi convenzionali questo perché i metodi di coltivazione senza l’uso di xenobiotici promuovono in primis la salute delle piante e questo si traduce in cibi più ricchi in Sali minerali, vitamine e antiossidanti. Consumare alimenti biologici ha impatto positivo anche sul rischio di sviluppare malattie croniche, un’alimentazione biologica infatti riduce il rischio di malattie cardiometaboliche, diabete e obesità, questo è forse dovuto al fatto che i cibi biologici, non essendo ultraprocessati contengono meno grassi saturi e più acidi grassi omega3-6, conosciuti per i loro benefici sulla salute del cuore. L’agricoltura biologica promuove la biodiversità riduce i gas serra, l’inquinamento del suolo e delle falde acquifere. Quindi sostenere l’agricoltura biologica
significa tener a cuore la salute delle generazioni future. https://irpimedia.irpi.eu/pesticidiallavoro-legami-pesticidi-malattie-parkinson/
In conclusione possiamo affermare che coltivare e consumare cibo biologico offre innumerevoli vantaggi per la salute dell’uomo e della terra. Coltivare in modo biologico significa ridurre esponenzialmente l’uso di sostanze chimiche nocive per il suolo e per l’uomo, significa supportare pratiche agricole sostenibili e promuovere la biodiversità, significa ridurre l’inquinamento e preservare le risorse naturali ma soprattutto coltivare biologico significa non far ammalare gli agricoltori, persone fondamentali per la catena alimentare ma soprattutto persone che sanno cosa significa lavorare duro per portare sulle proprie tavole e sulle tavole di tutta Europa beni essenziali per l’alimentazione di tutta la popolazione. Coltivare cibo biologico, acquistare cibo biologico e soprattutto consumare cibo biologico significa fare un passo in avanti importante verso uno stile di vita sano e rispettoso per l’ambiente. Scegliere biologico significa scegliere, significa avere la consapevolezza di lasciare un mondo migliore alle generazioni future.
Bibliografia:
– Morbo di Parkinson: biomonitoraggio degli elementi chimici e del danno ossidativo
Alessandro Alimonti, Beatrice Bocca, Giovanni Forte, Anna Pino, Flavia Ruggieri
Dipartimento di Ambiente e Connessa Prevenzione Primaria. ISS (2023 )
– Pesticide use in agriculture and Parkinson's disease in the AGRICAN cohort study
Camille Pouchieu 1, Clément Piel 1, Camille Carles 1 2, Anne Gruber 1, Catherine Helmer
3, Séverine Tual 4 5 6, Elisabeth Marcotullio 7, Pierre Lebailly 4 5 6, Isabelle Baldi 1 2
– Incidence de la maladie de Parkinson chez les agriculteurs et en population générale en
fonction des caractéristiques agricoles des cantons français
// Incidence of Parkinson’s disease in farmers and in the general population according to
agricultural characteristics of French cantons
Sofiane Kab1,2, Frédéric Moisan1, Johan Spinosi1,3, Laura Chaperon1,3, Alexis Elbaz1,2
(alexis.elbaz@inserm.fr)
1 Santé publique France, Saint-Maurice, France
2 Université Paris-Saclay, Univ. Paris-Sud, UVSQ, CESP, Inserm, Villejuif, France
3 Univ Lyon, Univ Lyon 1, IFSTTAR, UMRESTTE, UMR_T9405, Lyon, France



