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I prodotti biologici potrebbero presentare vantaggi in termini di sicurezza alimentare

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PROGETTO AGRI BIO IT – DECRETO MASAF N. 0176926 DEL 27/03/2023

Di Virgilio Stillittano e Daniele Marcoccia

I prodotti fitosanitari (comunemente indicati come pesticidi) sono composti chimici, per la maggior parte di sintesi, utilizzati nelle pratiche agricole per controllare le erbe infestanti o gli insetti nocivi per le colture. Il loro utilizzo in agricoltura è finalizzato ad aumentare la resa dei raccolti e a migliorare l’efficienza dei sistemi di produzione alimentare. L’impiego corretto di tali prodotti garantisce, spesso, elevati standard di produzione e di qualità delle derrate alimentari di origine vegetale.
Gli stessi prodotti fitosanitari possono, tuttavia, avere effetti non benefici sulla produzione vegetale, ed il loro uso può comportare rischi e pericoli per gli esseri umani, gli animali e l’ambiente, se vengono utilizzati in maniera non corretta. Al fine di non esporre la salute umana e animale agli effetti nocivi delle sostanze chimiche presenti nei prodotti fitosanitari, la Commissione Europea ha disciplinato, per l'uso di questi composti nell’agricoltura convenzionale, rigorose norme per l’immissione in commercio e per il rispetto dei livelli massimi di sostanze chimiche che possono essere presenti nelle derrate destinate al consumo umano o animale.
Ai sensi del Regolamento (CE) 396/2005 la concentrazione massima ammissibile di residui di antiparassitari in o su alimenti o mangimi, viene basata sulle buone pratiche agricole e consiste nel più basso livello di esposizione dei consumatori necessario per proteggere i consumatori vulnerabili. Il limite massimo di  residuo (LMR). Esso, dunque, rappresenta il livello più alto di residuo di un pesticida in un alimento, legalmente tollerato perché ritenuto sicuro per la salute umana. I limiti massimi di residuo (LMR) sono stabiliti per tipologia di alimento e soggetti a revisione alla luce di nuove evidenze scientifiche sulla tossicità e pericolosità delle varie sostanze chimiche utilizzate nell’agricoltura convenzionale.
Per quanto riguarda i prodotti fitosanitari utilizzati nell’agricoltura convenzionale, particolarmente rilevante è il rischio connesso con l’uso dei gruppi di prodotti chimici di sintesi indicati come organo-clorurati, carbammati, piretroidi e organo-fosfati (OPs). Quest’ultimi risultano essere tra i pesticidi più comunemente applicati, rappresentando il 33 % dell'uso totale di insetticidi negli Stati Uniti e il 34% in Cina. In Europa, oltre il 40% di tutte le vendite di erbicidi sono costituite da glifosato, che lo rendono il pesticida più utilizzato a livello comunitario.
Il pericolo derivante dalla presenza di sostanze chimiche viene percepito dal consumatore, come dimostrato recentemente dal crescente interesse per l’acquisto di prodotti provenienti da una agricoltura biologica nella popolazione generale, indice di una percezione di maggiore qualità e sicurezza dell’alimento biologico.
La produzione biologica è normata, a livello comunitario, dal regolamento (UE) 2018/848 la cui applicazione ha, tra le altre finalità, quella di tutelare l’ambiente ed il clima, conservare a lungo termine la fertilità dei suoli, preservare la biodiversità e, nei principi generali, quello di produrre un’ampia varietà di alimenti di elevata qualità che rispondano alla domanda dei consumatori di prodotti ottenuti con procedimenti che non arrechino danni all’ambiente, alla salute umana o dei vegetali o a quella degli animali di cui deve essere
preservato il benessere.
Gli alimenti biologici dovrebbero, dunque, essere esenti dalla presenza di residui di prodotti fitosanitari di sintesi. Le procedure di produzione biologica escludono, inoltre, l’uso di organismi geneticamente modificati (OGM) così come l’impiego di fertilizzanti sintetici che vengono solitamente utilizzati nell’agricoltura convenzionale.
Il consumo alternativo di prodotti alimentari derivanti da produzione biologica, in teoria privi di residui di sostanze chimiche utilizzate nella agricoltura convenzionale, potrebbe rivelarsi una strategia adeguata per ridurre il rischio di ingestione di residui di pesticidi. La dieta è, infatti, la principale via di esposizione umana a questi composti che possono causare gravi problemi di salute, anche quando essi vengono assunti a basse concentrazioni.
L’avvenuta assunzione di sostanze chimiche tossiche può, in generale, essere rilevata tramite un biomonitoraggio delle urine, ovvero tramite analisi mirate a rivelare la presenza di metaboliti, composti di degradazione di sostanze chimiche (farmaci, pesticidi o sostanze chimiche in generale) assunti con la dieta e che vengono escreti con le urine.
In letteratura scientifica, diversi studi hanno riportato una diminuzione dell’esposizione ai pesticidi dopo il ricorso a una dieta biologica. Una ulteriore conferma di questo dato arriva da uno studio condotto da un gruppo di ricercatori del Laboratorio di Tossicologia e Salute Ambientale, Scuola di Medicina, IISPV, Università Rovira i Virgili, Catalogna, Spagna.
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/37803657/

Nello studio è stata analizzata la presenza di pesticidi in un paniere di prodotti biologici in grado di soddisfare l’apporto nutrizionale giornaliero completo, per una durata di 5 giorni, di un gruppo di 32 volontari. A seguito dello screening per 204 molecole di sostanze chimiche presenti nei pesticidi, le analisi  hanno rivelato la presenza, negli alimenti biologici somministrati ai volontari, di un numero contenuto di pesticidi e solo in tracce, ben al di sotto dei limiti di legge consentiti. Ciononostante, pur trattandosi di alimenti biologici, sono state comunque rilevate tracce di molecole il cui uso in agricoltura convenzionale è attualmente vietato dalle normative vigenti. Questo potrebbe essere dovuto ad una scorretta pratica agricola o anche alla contaminazione dei campi limitrofi a quelli coltivati con disciplinari biologici.
Essendo comunque il paniere ritenuto idoneo per il test di somministrazione di alimenti biologici, è stato successivamente valutato l’impatto di tale intervento dietetico biologico di 5 giorni sulla salute dei volontari (differenti per età, sesso, abitudini alimentari). Il parametro adottato per valutare l’esposizione ai pesticidi, e di conseguenza i benefici di una dieta biologica, è stato quello di analizzare la presenza di sostanze
chimiche utilizzate in agricoltura nelle urine dei volontari per cercarne la presenza (ovvero la
quantificazione) in termini di metaboliti dei pesticidi. Le urine sono state analizzate prima e dopo la somministrazione della dieta biologica ed i risultati hanno rivelato che i volontari presentavano una diminuzione significativa dei livelli di metaboliti aspecifici dei
pesticidi organo-fosfati (genericamente indicati come dialchil-fosfati o DAP). Le concentrazioni della maggior parte di tali metaboliti nelle urine erano, infatti, più basse dopo l’intervento dietetico biologico: in particolare i livelli di DMP, DMTP e DEP erano significativamente più bassi solo dopo sei giorni del cambio di dieta.
Anche se necessitano di ulteriori conferme, questi risultati suggeriscono che il consumo di prodotti biologici potrebbe essere in grado di fare diminuire l’esposizione ai pesticidi, riducendo anche i potenziali effetti negativi sulla salute umana. Tuttavia, il ruolo di altre potenziali fonti di esposizione, l’acqua potabile e l’uso domestico di pesticidi/biocidi, dovrebbe essere attentamente valutato ai fini di un’accurata valutazione del rischio per la salute.