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Alimenti biologici, chi sono i produttori e consumatori?

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PROGETTO AGRI BIO IT – DECRETO MASAF N.0176926 DEL 27/03/2023

 

Uno studio della Federal University of Espirito Santo della regione del Vitòria in Brasile cerca di comprendere i loro ruoli, le loro abitudini ed opinioni, al fine di contribuire all’espansione del mercato degli alimenti biologici in tutto il mondo.

di Dario Lucchetti

Le produzioni agricole di alimenti stanno aumentando sempre più in tutto il mondo. In accordo con la dichiarazione universale dei Diritti Umani del 1948 come parte del diritto di un livello di vita adeguato, sancito dal Patto Internazionale sui Diritti Economici, sociali e culturali del 1966, il Diritto Umano ad un’alimentazione adeguata si colloca come uno degli obbiettivi da perseguire nel prossimo futuro e sicuramente le produzioni di alimenti biologici rappresentano un valido strumento per garantire ai consumatori l’accesso ad un cibo sano e sicuro, libero da residui di sostanze chimiche potenzialmente dannose. Uno studio condotto dalla Federal University of Espirito Santo della regione del Vitòria in Brasile ha cercato di mettere in relazione ruoli, aspettative e motivazioni dei produttori/commercianti e consumatori di alimenti biologici, analizzandone i profili socioeconomici e culturali.

link articolo: https://doi.org/10.1016/j.heliyon.2024.e31385
tags:
#alimenti biologici #pesticidi #diritto ad un’alimentazione adeguata

L’agricoltura tradizionale è caratterizzata dall’utilizzo di pesticidi, sostanze di sintesi chimica, che hanno lo scopo di proteggere i vegetali o i prodotti vegetali da tutti gli organismi dannosi o prevenirne gli effetti, favorire o regolare i processi vitali dei vegetali, conservare i prodotti vegetali, controllare le piante infestanti, indesiderate o dannose ed eliminare parti di vegetali, frenare o impedire un loro indesiderato accrescimento. I pesticidi, da un punto di vista normativo, comprendono i prodotti fitosanitari (utilizzati per la protezione delle piante e per la conservazione dei prodotti) ed i biocidi (impiegati in vari campi di attività come disinfettanti, preservanti, pesticidi per uso non agricolo, etc). L’uso incondizionato e incontrollato di tali sostanze può causare il loro bioaccumulo nella catena alimentare.

I rischi associati a tali sostanze coinvolgono l’equilibrio dell’ecosistema e le contaminazioni di aria, acqua e terreno. Le produzioni agricole tradizionali possono contenere residui di tali sostanze chimiche e possono causare danni alla salute dei consumatori e dei produttori sia in modo diretto che indiretto, con effetti acuti o cronici. Tali rischi per la salute comprendono mal di testa e mal di stomaco, rash cutanei, ma possono anche avere effetti avversi sul sistema endocrino, riproduttivo e addirittura essere promotori di tumori (ricordiamo che il Brasile è uno dei principali paesi consumatori di pesticidi, con un consumo annuo stimato a 76 milioni di chilogrammi, secondo
solamente alla Cina, Stati Uniti, Argentina e Tailandia). In questa lista il nostro paese, l‘Italia, si assesta al sesto posto, subito dopo il Brasile, con un consumo annuo stimato di 63 milioni di chilogrammi di pesticidi.
Al contrario, la produzione di alimenti biologici, è una produzione agricola in cui vengono adottate tecniche specifiche che mirano alla sostenibilità ecologica ed economica e alla minimizzazione della dipendenza da energie non rinnovabili. Questi metodi integrano pratiche
culturali, biologiche e meccaniche che favoriscono la ciclicità delle risorse, promuovono l’equilibrio ecologico e conservano la biodiversità in qualsiasi fase della produzione, della lavorazione, della trasformazione e dello stoccaggio, della distribuzione e commercializzazione.
Il modello di produzione biologica sta diventando popolare in tutto il mondo: gli autori dello studio fanno notare che questo movimento si sta ampliando anche in Brasile. La superficie dei terreni agricoli biologici è aumentata del 87% in poco più di otto anni (dal 2012 al 2020) e il numero di produttori di alimenti biologici è raddoppiato nello stesso periodo, raggiungendo i 12.526
produttori nell’anno 2020.
L’aumento della produzione biologica è dovuto alla crescente domanda dei consumatori di prodotti nutrienti, sani e privi di sostanze chimiche. Inoltre, in alcuni settori della società sta crescendo la sfiducia nei confronti dell’industria moderna, che accresce in modo significativo l’uso e la conseguente immissione di prodotti chimici persistenti nell’ambiente.
Secondo i ricercatori brasiliani del FEDERAL UNIVERSITY OF ESPIRITO SANTO DELLA REGIONE DEL VITÒRIA, con la crescita della produzione di alimenti biologici, sorgono domande che devono essere indagate: quali sono i profili dei produttori/commercianti e consumatori di alimenti biologici? Quali sono le loro percezioni in relazione alla produzione e ai fattori che influenzano il loro consumo?
In tal senso lo studio presentato dai ricercatori brasiliani si offre come strumento per il dibattito sulla commercializzazione degli alimenti biologici e come aiuto per definire le politiche pubbliche governative brasiliane per promuovere lo sviluppo degli alimenti biologici, inoltre le
informazioni ricavabili dallo studio, relative al profilo dei consumatori e dei produttori, possono fornire una migliore comprensione del loro comportamento nei confronti degli alimenti biologici e contribuire a sviluppare strategie di diffusione delle informazioni ai consumatori, nonché sulle strategie di mitigazione dei fattori di rischio per i consumatori.
Due differenti questionari sono stati somministrati nel 2019. Per la distribuzione dei questionari sono stati scelti luoghi di grande afflusso di persone (come le università, le fiere alimentari e i supermercati). In totale sono state intervistate più di 300 persone: il primo questionario
dedicato ai produttori/commercianti di alimenti biologici era composto da 20 domande, Il secondo questionario destinato ai consumatori era composto da 27 domande. In entrambi i questionari sono state raccolte informazioni sulle loro caratteristiche sociodemografiche, sui fattori motivazionali e sui tipi di alimenti biologici prodotti o consumati e sulle difficoltà correlate alla produzione e
consumo di alimenti biologici.
Un’altra parte del questionario ha permesso di analizzare, in modo descrittivo, la conoscenza dei consumatori sul concetto di alimenti biologici e l’impatto di questa coltivazione sull’ambiente.
I risultati ottenuti dai questionari hanno evidenziato differenze sostanziali tra i profili socioeconomici dei due gruppi di intervistati: il primo, i produttori/commercianti, hanno un’età media di 37 anni, sono per la maggioranza di sesso maschile e di etnia caucasica. Inoltre, hanno per
lo più un’istruzione di primo grado o inferiore ed hanno un salario pari a quello minimo. Il secondo gruppo, quello formato dai consumatori, ha un’età media di 48 anni, composto principalmente da donne di etnia caucasica con una scolarizzazione di livello secondario o universitario e con un reddito pro-capite medio superiore a tre volte il salario minimo.
Nonostante le differenze socioeconomiche c’è sovrapposizione tra le tipologie maggiormente prodotte e consumate. La principale classe di alimenti biologici è quella dei vegetali e della frutta, seguita in percentuali praticamente sovrapponibili dai prodotti carnei e ittici, cerealicoli e prodotti apicoli. Generalmente il luogo preferito per acquistare tali prodotti sono le fiere alimentari e le aziende che vendono direttamente i prodotti coltivati, il che mette in evidenza che per l’acquisto degli alimenti biologici, la fidelizzazione, rimane una delle principali strategie per
aumentarne il consumo. Nello studio condotto difatti si evidenzia come lo sporadico acquisto nelle grandi distribuzione sia fondamentalmente casuale e non legato alla volontà di migliorare la qualità degli alimenti consumati.
Sia i produttori/commercianti che i consumatori concepiscono gli alimenti biologici principalmente come “alimenti che apportano benefici alla salute e che sono prodotti senza l’uso di sostanze sintetiche come pesticidi e ormoni”. Le motivazioni secondarie che portano alla
produzione e acquisto di tali alimenti invece rispecchiano le differenti condizioni socioeconomiche: è evidente come le classi meno scolarizzate, in genere i produttori, intendano le produzioni biologiche come mezzo attraverso il quale aumentare i propri introiti, correlandoli alla stabilità del prezzo, all’aumento della domanda e alla possibilità di lavoro autonomo. L’abolizione dei pesticidi
nelle coltivazioni biologiche, per i produttori coincide con una diminuzione della spesa per la produzione e non è strettamente legata alla percezione della sicurezza alimentare e del benessere delle produzioni e dell’ambiente.
Viceversa, nella classe dei consumatori, che ha generalmente con una scolarizzazione superiore, la consapevolezza di essere fautrice di un miglioramento della società e dell’ambiente rappresenta una motivazione fondamentale per l’inserimento di tali alimenti nella sua dieta
quotidiana. In questo scenario, indipendentemente dall’attore coinvolto, le mancanze di luoghi di vendita ed acquisto, la mancanza di incentivi governativi alla produzione, l’elevato prezzo al dettaglio degli alimenti biologici e la mancanza di informazione sui benefici di tali prodotti, sono i principali deterrenti all’aumento e alla diffusione di questa cultura alimentare.

Quali sono quindi le conclusioni alle quali arrivano i ricercatori brasiliani? Quali sono le strategie che bisogna attuare per implementare il consumo di alimenti biologici? Fondamentalmente sono necessari programmi governativi volti a incoraggiare le pratiche agricole biologiche, la formazione tecnica per i produttori e l’informazione per i consumatori. Tutto ciò dovrebbe essere enfatizzato per garantire la sicurezza alimentare e nutrizionale, che è in linea con il diritto umano essenziale di tutte le persone ad avere un’alimentazione adeguata.