NUTRIZIONE E ADHD – QUALI (NUOVE) EVIDENZE?
NUTRIZIONE E ADHD – QUALI (NUOVE) EVIDENZE?
L’alimentazione sembra giocare un ruolo chiave nella patofisiologia della sindrome da iperattività (ADHD) nei bambini e negli adulti. E’ importante quindi determinare quali alimenti possano essere dannosi o meno in individui con questa condizione.
DI SILVIA GIANNATTASIO
La sindrome di iperattività e difetti di attenzione (ADHD) è una condizione morbosa che risulta sempre più frequente nella popolazione pediatrica di tutto il mondo, ma non solo: non sono infrequenti diagnosi anche tra gli adulti che, accorgendosi di alcuni segnali, cercano una valutazione.
La diagnosi di ADHD viene effettuata tramite test psicometrici e si avvale di diverse figure professionali, tra cui il neuropsichiatra infantile e il terapista della neuropsicomotricità.
Individui con ADHD hanno anche deficit di attenzione che non gli consentono di mantenere adeguati livelli di attentività durante le attività quotidiane e a scuola, oltre ad iperattività ed impulsività. E’ probabile ci sia anche una componente genetica ma questo è ancora in fase di studio, oltre ad alcune modifiche strutturali e di funzione del cervello.
Numerosi studi evidenziano una correlazione tra nutrizione e patofisiologia dell’ADHD. In una revisione del 2023 si sono analizzati numerosi macro e micronutrienti che possono essere coinvolti sia per la loro mancanza sia per il loro eccessivo consumo.
Nello specifico:
- Magnesio, zinco e ferro: questi tre minerali, se carenti, sembrano essere associati allo sviluppo di ADHD in età pediatrica. Somministrazioni ripetute insieme ad altre sostanze (come ad esempio la vitamina D) hanno evidenziato un miglioramento delle funzioni cognitive e dei test psicometrici somministrati.
- Vitamine: numerosi studi evidenziano una forte associazione tra carenza di vitamina D e sviluppo di ADHD. E’ quindi fondamentale la supplementazione almeno nel primo anno di vita del bambino.
- Acidi grassi Omega 3: carenza di omega 3 oppure uno squilibrio nel rapporto Omega 6/Omega 3 sembrano essere preponderanti in bambini con ADHD. Questo aspetto si reverte a seguito di somministrazione di Omega 3, in quanto addirittura alcuni sintomi sembrano scomparire del tutto.
- Probiotici: il microbiota intestinale risulta essere alterato in pazienti ADHD. Per questo motivo, trattamenti con probiotici, come ad esempio Lactobacillus rhamnosus, sembrano avere proprietà benefiche. Tuttavia in questo contesto però il ruolo del microbiota intestinale non è stato ancora indagato in maniera specifica e su larga scala.
Altri studi hanno messo in luce il fatto che l’aderenza o meno a stili alimentari salutari, come ad esempio la dieta mediterranea, non è indicativa di protezione da questa sindrome. Anche durante la gravidanza è stato visto che se si mangia in maniera adeguata, purtroppo, non si può escludere che il nascituro possa poi sviluppare la condizione.
Un aspetto interessante riguarda l’ipersensibilità verso alcuni alimenti da parte di pazienti con ADHD. Alcuni studi, infatti, hanno visto come alcuni additivi alimentari sembrano essere nocivi per questi pazienti, che vedono i loro sintomi peggiorare. L’approccio “few foods” (ovvero la somministrazione di una dieta con pochi alimenti naturali, eliminando il più possibile alimenti con coloranti e conservanti) sembra essere ottimale in quanto diminuisce poi il trattamento terapeutico con medicinali. Il meccanismo di azione di questo piano dietoterapico è ancora ignoto ma pare che faccia diminuire i sintomi dell’ADHD andando ad attivare maggiormente alcune aree cerebrali.
In conclusione, non è da escludere un coinvolgimento dell’aspetto nutrizionale nella patofisiologia dell’ADHD, e sicuramente strategie nutrizionali possono essere utilizzate per il trattamento.
Bibliografia
Lange KW, Lange KM, Nakamura Y, Reissmann A. Nutrition in the Management of ADHD: A Review of Recent Research. Curr Nutr Rep. 2023 Sep;12(3):383-394. doi: 10.1007/s13668-023-00487-8. Epub 2023 Jul 28. PMID: 37505402; PMCID: PMC10444659.



