<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Patto in Cucina</title>
	<atom:link href="https://www.pattoincucina.com/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.pattoincucina.com</link>
	<description>Magazine per la Salute</description>
	<lastBuildDate>Thu, 16 Jul 2026 10:47:24 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.0.2</generator>

<image>
	<url>https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2023/10/icona-cuore-patto-36x36.jpg</url>
	<title>Patto in Cucina</title>
	<link>https://www.pattoincucina.com</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Cervello e alimentazione: nutrire la mente per vivere meglio</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/cervello-e-alimentazione-nutrire-la-mente-per-vivere-meglio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jul 2026 09:38:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4753</guid>

					<description><![CDATA[Con il caldo aumenta il rischio di disidratazione, che può causare stanchezza, mal di testa e calo della concentrazione. Oltre a bere acqua, è importante consumare frutta e verdura, ricche di liquidi, elettroliti, vitamine e antiossidanti, utili per reintegrare i sali minerali persi con la sudorazione e mantenere il corpo ben idratato.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>In occasione della Giornata Mondiale del Cervello scopriamo come una dieta equilibrata possa sostenere le funzioni cognitive e favorire il benessere del sistema nervoso in tutte le fasi della vita.</em></strong></p>
<p><strong><em>Tale articolo sarà basato sul concetto di gestione nutrizionale affine alla Prevenzione, Sostenibilità e Tutela del Consumatore</em></strong></p>
<p><strong><em>di Trio Beatrice </em></strong></p>
<p>Il cervello rappresenta appena il 2% del peso corporeo, ma consuma circa il 20% dell&#8217;energia utilizzata dall&#8217;organismo. Ogni secondo miliardi di neuroni comunicano tra loro attraverso una rete estremamente complessa, rendendo possibili memoria, attenzione, apprendimento, emozioni e capacità decisionali. Per svolgere queste funzioni il cervello necessita di un costante apporto di nutrienti e di un ambiente interno stabile. La qualità dell&#8217;alimentazione, insieme a uno stile di vita sano, gioca quindi un ruolo fondamentale nel mantenimento della salute cerebrale e nella prevenzione del declino cognitivo legato all&#8217;età.</p>
<p><strong>Energia, comunicazione e protezione: le basi della funzione cerebrale</strong></p>
<p>Il cervello richiede un apporto costante di glucosio, suo principale substrato energetico, che utilizza attraverso un metabolismo altamente efficiente. Il flusso continuo di glucosio è essenziale per garantire la trasmissione sinaptica, il ricambio dei neurotrasmettitori e la plasticità sinaptica, alla base dell&#8217;apprendimento e della memoria.</p>
<p>La funzione cerebrale è inoltre vulnerabile allo stress ossidativo e all&#8217;infiammazione. Un&#8217;alimentazione ricca di antiossidanti e composti anti-infiammatori può contribuire a proteggere i neuroni dai danni e a mantenere efficiente la comunicazione tra le cellule nervose.</p>
<p><a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/40077790/">https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/40077790/</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Grassi buoni per un cervello efficiente: il ruolo degli omega-3</strong></p>
<p>Gli acidi grassi omega-3 a lunga catena, in particolare il DHA (acido docosaesaenoico), sono componenti strutturali fondamentali delle membrane neuronali e influenzano fluidità, recettori e segnale sinaptico.</p>
<p>Studi osservazionali e trial clinici suggeriscono che un adeguato apporto di omega-3 è associato a migliori performance cognitive nei bambini e a un minore rischio di declino cognitivo e malattie neurodegenerative negli anziani.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Micronutrienti essenziali: piccoli alleati della mente</strong></p>
<p>Numerose vitamine e minerali sono coinvolti nei processi cognitivi. Le vitamine del gruppo B (B6, B12, folati) partecipano al metabolismo dell&#8217;omocisteina e alla sintesi di neurotrasmettitori come serotonina, dopamina e acetilcolina.</p>
<p>La vitamina D, vitamina liposolubile con ruolo ormonale, attraverso i suoi recettori presenti nel sistema nervoso centrale, modula la neuroprotezione e la plasticità sinaptica.</p>
<p>Colina, magnesio, zinco e selenio supportano la sintesi di acetilcolina, la trasmissione nervosa e la difesa antiossidante.</p>
<p><strong>Asse intestino-cervello: il microbiota che parla alla mente</strong></p>
<p>L&#8217;intestino e il cervello sono in costante dialogo attraverso l&#8217;asse intestino-cervello. Il microbiota intestinale produce neurotrasmettitori (come serotonina e GABA) e acidi grassi a catena corta che modulano infiammazione, permeabilità intestinale e funzione cerebrale.</p>
<p>Una dieta ricca di fibre, polifenoli e alimenti fermentati favorisce un microbiota diversificato, associato a migliori performance cognitive e benessere emotivo.</p>
<p><strong>La dieta mediterranea: un modello di salute per il cervello</strong></p>
<p>Numerosi studi osservazionali e interventistici hanno dimostrato che l&#8217;adesione alla dieta mediterranea è associata a un ridotto rischio di declino cognitivo e malattie neurodegenerative, come Alzheimer e Parkinson.</p>
<p><a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/?term=di%20renzo%20l%20and%20alzheimer">https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/?term=di%20renzo%20l%20and%20alzheimer</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il consumo regolare di olio extravergine di oliva, pesce azzurro, frutta secca, verdure, legumi, frutta fresca e cereali integrali fornisce una sinergia di nutrienti e composti bioattivi con effetti neuroprotettivi.</p>
<p><strong>Polifenoli e antiossidanti: difese naturali per il cervello</strong></p>
<p>I polifenoli come i flavonoidi (presenti in frutti di bosco, tè verde, cacao, vino rosso, agrumi) attraversano la barriera emato-encefalica e modulano infiammazione, stress ossidativo e plasticità sinaptica, con effetti positivi su memoria e apprendimento.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Alimentazione e cervello nelle diverse fasi della vita</strong></p>
<p>Durante l&#8217;infanzia e l&#8217;adolescenza, una corretta nutrizione sostiene lo sviluppo neurocognitivo. Negli adulti, contribuisce a mantenere efficienza mentale e produttività. Nell&#8217;anziano, può rallentare il declino cognitivo e preservare autonomia e qualità di vita.</p>
<p><strong>Conclusioni</strong></p>
<p>La salute cerebrale non dipende da un singolo alimento né da un intervento miracoloso, ma dall&#8217;insieme delle scelte quotidiane. Un&#8217;alimentazione varia, equilibrata e ispirata al modello mediterraneo, associata a regolare attività fisica, sonno adeguato, gestione dello stress e controllo dei principali fattori di rischio cardiovascolare, rappresenta uno degli strumenti più efficaci per sostenere le funzioni cognitive e promuovere un invecchiamento cerebrale in salute. Prendersi cura di ciò che mangiamo significa prendersi cura del nostro cervello, ogni giorno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il custode silenzioso: come proteggere il fegato a tavola nell&#8217;era dei cibi ultra-processati</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/il-custode-silenzioso-come-proteggere-il-fegato-a-tavola-nellera-dei-cibi-ultra-processati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jul 2026 09:50:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4757</guid>

					<description><![CDATA[Il fegato è un organo fondamentale per il metabolismo e la depurazione dell'organismo. Per mantenerlo in salute non servono diete detox, ma uno stile di vita equilibrato: alimentazione di tipo mediterraneo, ricca di fibre, olio extravergine d'oliva, frutta, verdura e pesce, insieme a una regolare attività fisica e alla riduzione di zuccheri e alimenti ultra-processati]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella</strong></p>
<p>Lavora senza sosta, filtra il sangue, produce molecole essenziali, gestisce nutrienti e tossine, regola il metabolismo energetico. Eppure, il fegato è uno degli organi di cui ci si ricorda meno, almeno finché qualcosa non smette di funzionare.</p>
<p>Con oltre 500 funzioni biologiche conosciute, questa ghiandola rappresenta il principale centro di controllo metabolico del corpo umano. Un vero e proprio custode della salute che merita una strategia nutrizionale mirata, lontana dai falsi miti delle diete &#8220;detox&#8221; e vicina alla biochimica degli alimenti.</p>
<p><strong>Il Laboratorio centrale del metabolismo</strong></p>
<p>Ogni nutriente assorbito a livello intestinale viene convogliato, tramite la vena porta, direttamente al fegato prima di essere immesso nel circolo sistemico. Questo passaggio obbligato lo rende il &#8220;doganiere&#8221; dell&#8217;organismo. In questo distretto avvengono processi biochimici fondamentali:</p>
<ul>
<li><strong>Stoccaggio energetico e micronutrizionale:</strong> Immagazzinamento del glucosio sotto forma di glicogeno, e riserva di ferro, rame, vitamina e vitamine liposolubili ().</li>
<li><strong>Sintesi proteica:</strong> Produzione di proteine ed ematiche cruciali, come l&#8217;albumina e i fattori della coagulazione.</li>
<li><strong>Funzione digestiva:</strong> Secrezione della bile, essenziale per l&#8217;emulsione e l&#8217;assorbimento dei lipidi alimentari.</li>
<li><strong>Biotrasformazione:</strong> Neutralizzazione e smaltimento di metaboliti endogeni, farmaci, alcol e sostanze estranee (xenobiotici).</li>
</ul>
<p>Il fegato agisce, in pratica, come il direttore d&#8217;orchestra dell&#8217;omeostasi energetica, orchestrando i flussi di nutrienti a seconda delle richieste dell&#8217;organismo.</p>
<p><strong>La steatosi epatica: un&#8217;epidemia metabolica silenziosa</strong></p>
<p>Negli ultimi anni la comunità scientifica internazionale ha registrato un aumento preoccupante della <strong>MASLD</strong> (<em>Metabolic Dysfunction-Associated Steatotic Liver Disease</em>), la nuova nomenclatura scientifica che ha sostituito il vecchio termine NAFLD (steatosi epatica non alcolica). Questo cambio di definizione sottolinea come l&#8217;accumulo di grasso nelle cellule epatiche (epatociti) sia strettamente connesso a una disfunzione di natura metabolica. La patologia, che nelle fasi iniziali decorre in modo totalmente asintomatico, è fortemente associata a:</p>
<ul>
<li>Sovrappeso e obesità viscerale.</li>
<li>Insulino-resistenza e diabete di tipo 2.</li>
<li>Sedentarietà prolungata.</li>
<li>Modelli alimentari sbilanciati, ricchi di zuccheri semplici.</li>
</ul>
<p><strong>I numeri del fenomeno:</strong> Secondo le stime epidemiologiche globali, la MASLD interessa attualmente circa il 25-30% della popolazione adulta mondiale, configurandosi come la principale causa di epatopatia cronica nei paesi industrializzati.</p>
<p><strong>Il mito del singolo alimento: conta il modello complessivo</strong></p>
<p>Per molto tempo la divulgazione nutrizionale si è concentrata sulla ricerca di singoli alimenti &#8220;depurativi&#8221; o, viceversa, &#8220;tossici&#8221; per il fegato. La moderna biochimica della nutrizione ha ridimensionato questo approccio riduzionista. Non esistono cibi miracolosi capaci di disintossicare il fegato, così come non esistono alimenti che, se consumati sporadicamente all&#8217;interno di uno stile di vita attivo, possano danneggiarlo irrimediabilmente. A determinare la salute epatica è il modello alimentare complessivo protratto nel tempo. Un pattern dietetico caratterizzato da un costante eccesso calorico, un consumo sistematico di bevande zuccherate (ricche di fruttosio industriale, il quale viene metabolizzato esclusivamente dal fegato favorendo la sintesi di grassi), l&#8217;abuso di prodotti ultra-processati e un basso apporto di fibre rappresenta il binomio perfetto per l&#8217;instaurarsi della steatosi.</p>
<p><strong>L&#8217;asse intestino-fegato: una comunicazione bidirezionale</strong></p>
<p>Uno dei campi di ricerca più promettenti della gastroenterologia contemporanea riguarda il cosiddetto <strong>asse </strong>intestino-fegato (<em>gut-liver axis</em>). I due organi mantengono un dialogo biochimico costante.</p>
<p>Una condizione di disbiosi (riduzione della biodiversità del microbiota intestinale) associata a un&#8217;alterazione della permeabilità della mucosa (la cosiddetta <em>leaky gut</em> o intestino gocciolante) permette il passaggio nel circolo portale di frammenti batterici pro-infiammatori, come i lipopolisaccaridi (LPS). Una volta raggiunto il fegato, queste molecole attivano le cellule immunitarie epatiche (cellule di Kupffer), innescando un processo infiammatorio cronico di basso grado che accelera il danno cellulare.</p>
<p><strong>La Dieta Mediterranea come gold standard protettivo</strong></p>
<p>Più che di singoli ingredienti, l&#8217;evidenza scientifica convalida l&#8217;efficacia di precisi modelli dietetici. La Dieta Mediterranea tradizionale si posiziona come il gold standard per la prevenzione e il trattamento della MASLD, grazie alla presenza sinergica di molecole bioattive:</p>
<ul>
<li><strong>Monounsaturi ed Essential Fatty Acids:</strong> L&#8217;olio extravergine d&#8217;oliva (ricco di acido oleico) e il pesce azzurro (fonte di acidi grassi Omega-3) riducono l&#8217;accumulo di trigliceridi epatici e contrastano l&#8217;infiammazione.</li>
<li><strong>Composti solforati e crucifere:</strong> Ortaggi come broccoli, cavolfiori e rucola contengono glucosinolati, precursori del sulforafano, che supportano le vie di disintossicazione epatica di Fase II.</li>
<li><strong>Polifenoli e antiossidanti:</strong> Il consumo di caffè (associato in letteratura a una riduzione della fibrosi epatica), tè verde, frutta guscia e specie vegetali amare (carciofo, cicoria) apporta molecole che proteggono gli epatociti dallo stress ossidativo.</li>
</ul>
<p><strong>L&#8217;exposoma: la visione olistica della salute epatica</strong></p>
<p>La salute del fegato non è determinata esclusivamente dalle scelte compiute a tavola, ma risponde all&#8217;exposoma, un concetto scientifico che definisce la totalità delle esposizioni ambientali generali, specifiche e interne – dall&#8217;inquinamento atmosferico e i contaminanti chimici industriali fino allo stress ossidativo e alle alterazioni del microbiota – a cui un individuo è sottoposto nel corso della sua intera esistenza, a partire dalla vita intrauterina. Essendo il principale organo di detossificazione, il fegato subisce l&#8217;impatto cumulativo di questo carico ambientale complessivo, il quale può indurre modifiche epigenetiche capaci di alterare l&#8217;espressione genica e accelerare la transizione verso la steatosi epatica metabolica (MASLD); in questo scenario, la ricerca italiana ha fornito contributi fondamentali attraverso gli studi sulla nutrigenomica condotti dalla Prof.ssa Laura Di Renzo, docente di Nutrizione Clinica e Nutrigenomica all&#8217;Università degli Studi di Roma &#8220;Tor Vergata&#8221;, i quali dimostrano come gli alimenti non vadano intesi come semplici fonti di calorie, bensì come veri e propri vettori di informazioni capaci di dialogare con il DNA(<a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/39195175/">https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/39195175/</a>  &#8211; <a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/39065154/">https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/39065154/</a> ).</p>
<p>Le pubblicazioni scientifiche della Prof.ssa Di Renzo evidenziano infatti che un modello alimentare mediterraneo biologico e sostenibile, caratterizzato da cibi di alta qualità, ricchi di antiossidanti naturali e privi di contaminanti, è in grado di fungere da scudo biologico contro l&#8217;exposoma negativo, stimolando l&#8217;attivazione di geni protettivi cellulari e riducendo l&#8217;espressione di citochine pro-infiammatorie, configurando così la nutrizione clinica di precisione come lo strumento più efficace per contrastare l&#8217;accumulo di grasso tossico negli epatociti e proteggere l&#8217;equilibrio epatometabolico complessivo.</p>
<p><strong>Linee guida per il benessere epatico</strong></p>
<p>La transizione verso uno stile di vita protettivo per il fegato si articola attraverso cinque pilastri applicabili quotidianamente:</p>
<ul>
<li><strong>Incremento ponderato delle fibre:</strong> Consumo regolare di cereali integrali, legumi e ortaggi per sostenere la barriera intestinale e modulare l&#8217;assorbimento dei grassi.</li>
<li><strong>Drastica riduzione degli zuccheri semplici:</strong> Limitazione di bevande zuccherate, succhi di frutta industriali e prodotti contenenti sciroppo di glucosio-fruttosio.</li>
<li><strong>Centralità dell&#8217;olio extravergine d&#8217;oliva:</strong> Utilizzo dell&#8217;EVO come condimento d&#8217;elezione, prediligendo l&#8217;uso a crudo per preservarne i polifenoli e la vitamina E.</li>
<li><strong>Gestione della composizione corporea:</strong> Mantenimento di un peso salutare e, in particolare, monitoraggio della circonferenza vita, indice del grasso viscerale.</li>
<li><strong>Contrasto alla sedentarietà:</strong> Pratica di attività fisica combinata (aerobica e contro resistenze) per migliorare la sensibilità insulinica periferica ed epatica.</li>
</ul>
<p><strong>DALLA TEORIA ALLA CUCINA: Strategie gastronomiche per il fegato</strong></p>
<p>In ambito culinario, la tutela della funzionalità epatica si traduce nell&#8217;applicazione di tecniche di cottura conservative e nell&#8217;abbinamento strategico di ingredienti ad azione stimolante sulla secrezione biliare.</p>
<p><strong>Tecniche di cottura e preservazione dei nutrienti</strong></p>
<p>L&#8217;adozione di metodi di cottura delicati previene la formazione di composti di glicazione avanzata (AGEs) e idrocarburi che sovraccaricano i sistemi di filtrazione epatici.</p>
<ul>
<li><strong>La cottura a vapore termocontrollata:</strong> Risulta ideale per preservare i composti solforati delle crucifere (funghi, broccoli, cavoli) e i glucosinolati, termolabili e idrosolubili. L&#8217;aggiunta di un filo d&#8217;olio extravergine d&#8217;oliva a freddo, al termine della cottura, ottimizza l&#8217;assorbimento delle vitamine liposolubili.</li>
<li><strong>L&#8217;uso delle marinature antiossidanti:</strong> Qualora si applichino cotture a temperature elevate (es. griglia o forno), l&#8217;impiego preventivo di marinature a base di succo di limone, olio EVO, rosmarino e aglio riduce drasticamente la formazione di amine eterocicliche dannose.</li>
</ul>
<p><strong>Abbinamenti funzionali nel piatto unico</strong></p>
<p>La strutturazione del pasto può favorire la funzionalità della cistifellea e il transito intestinale attraverso accostamenti mirati.</p>
<ul>
<li><strong>Il sinergismo delle verdure amare:</strong> L&#8217;inserimento in apertura di pasto di un&#8217;insalata di cicoria, radicchio o carciofi crudi tagliati sottili, condita con succo di limone e olio EVO, stimola la produzione di bile (effetto coleretico) e il suo svuotamento nel duodeno (effetto colagogo), migliorando la successiva digestione dei grassi.</li>
<li><strong>Il piatto unico mediterraneo integrato:</strong> Associazione di una quota di cereali integrali (es. riso venere o orzo) a una porzione di legumi (es. lenticchie) e a una quota di pesce azzurro (es. sarde o sgombro). Questo modello garantisce l&#8217;apporto simultaneo di fibra solubile per l&#8217;asse intestino-fegato e di acidi grassi polinsaturi per il controllo lipidico.</li>
</ul>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Infusi e idratazione di supporto</strong></p>
<p>Il mantenimento di un corretto stato idrico è la premessa per la funzionalità renale ed epatica. Alcune preparazioni edibili possono coadiuvare questo processo.</p>
<ul>
<li><strong>Decotti a base di radici e foglie:</strong> L&#8217;impiego di estratti acquosi estemporanei (infusi o decotti) a base di tarassaco, cardo mariano (ricco in silimarina) o foglie di carciofo rappresenta un eccellente sostituto alle bevande nervine o zuccherate nel post-pasto, favorendo i fisiologici processi di diuresi e secrezione gastrica.</li>
</ul>
<p>Il fegato non richiede interventi straordinari, protocolli restrittivi o l&#8217;assunzione di integratori miracolosi. Richiede continuità, equilibrio e un ambiente metabolico favorevole nel quale poter svolgere il proprio lavoro biochimico quotidiano.  Prendersi cura della salute epatica significa, in ultima analisi, proteggere l&#8217;intero organismo. Il metabolismo non è una sommatoria di organi isolati, ma una complessa rete di relazioni biologiche che trova la sua prima forma di espressione, ogni giorno, nelle scelte compiute a tavola.</p>
<p><strong>Bibliografia</strong></p>
<p>De Lorenzo, A., Noce, A., Bigioni, M., Calabrese, V., Della Rocca, D. G., Di Daniele, N., Tozzo, C., &amp; Di Renzo, L. (2010). The effects of Italian Mediterranean organic diet (IMOD) on health status. <em>Current pharmaceutical design</em>, <em>16</em>(7), 814–824. <a href="https://doi.org/10.2174/138161210790883561">https://doi.org/10.2174/138161210790883561</a></p>
<p>Di Renzo, L., Gualtieri, P., Frank, G., Cianci, R., Caldarelli, M., Leggeri, G., Raffaelli, G., Pizzocaro, E., Cirillo, M., &amp; De Lorenzo, A. (2024). Exploring the Exposome Spectrum: Unveiling Endogenous and Exogenous Factors in Non-Communicable Chronic Diseases. <em>Diseases (Basel, Switzerland)</em>, <em>12</em>(8), 176. <a href="https://doi.org/10.3390/diseases12080176">https://doi.org/10.3390/diseases12080176</a></p>
<p>Merra, G., Gualtieri, P., La Placa, G., Frank, G., Della Morte, D., De Lorenzo, A., &amp; Di Renzo, L. (2024). The Relationship between Exposome and Microbiome. <em>Microorganisms</em>, <em>12</em>(7), 1386. <a href="https://doi.org/10.3390/microorganisms12071386">https://doi.org/10.3390/microorganisms12071386</a></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Solstizio d’estate: pesche e albicocche, frutti di sole tra  botanica, salute e cucina</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/solstizio-destate-pesche-e-albicocche-frutti-di-sole-tra-botanica-salute-e-cucina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 09:18:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4727</guid>

					<description><![CDATA[Con il solstizio d’estate arrivano i frutti più rappresentativi della stagione, come pesche e albicocche, che oltre a essere buoni sono ricchi di nutrienti utili al corpo.

Le pesche sono molto idratanti, leggere, ricche di vitamina C, potassio, carotenoidi e polifenoli, utili contro lo stress ossidativo, per la pelle e per il benessere cardiovascolare.

Le albicocche, più piccole ma nutrientissime, sono particolarmente ricche di beta-carotene, vitamina C e antiossidanti, con benefici per pelle, vista e protezione cellulare, soprattutto in estate con maggiore esposizione al sole.

In sintesi: mangiare stagionale significa scegliere alimenti che rispondono ai bisogni fisiologici del momento, come idratazione, protezione e leggerezza.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Di Lucilla Ciancarella e Rolando Bolognino</strong></p>
<p>Il 21 giugno segna il solstizio d’estate, il giorno con più ore di luce dell’anno. È un momento simbolico di passaggio: la natura è nel suo massimo splendore, i colori si intensificano, i profumi diventano più intensi, i frutti maturano sotto il sole pieno. In questo equilibrio tra luce, calore e maturazione troviamo due protagoniste assolute della stagione: pesche e albicocche. Non sono solo frutti dolci e succosi: sono veri concentrati di composti bioattivi, antiossidanti e sostanze protettive che dialogano con il nostro metabolismo. Mangiare stagionale, in questo periodo, significa letteralmente armonizzarsi con la luce.</p>
<p><strong><em>Pesche: natura botanica e profilo nutrizionale</em></strong></p>
<p>La pesca (<em>Prunus</em> <em>persica</em>) appartiene alla famiglia delle Rosaceae, la stessa di albicocche, ciliegie, mele e mandorle. Dal punto di vista botanico è definita una drupa, cioè un frutto caratterizzato da una polpa carnosa che racchiude un nocciolo legnoso centrale contenente il seme. Originaria probabilmente della Cina, la pesca si è diffusa nei secoli nell’area mediterranea fino a diventare uno dei simboli dell’estate. Ne esistono numerose varietà, differenti per consistenza, colore e composizione fitochimica: le pesche a polpa gialla sono generalmente più ricche di carotenoidi, quelle a polpa bianca presentano un gusto più delicato e aromatico, mentre le nettarine (o pesche noci) si distinguono per la buccia liscia e una maggiore concentrazione di composti fenolici nella parte superficiale. Le percoche, invece, hanno una polpa più soda e compatta, spesso utilizzata anche in cucina o per preparazioni conservate.</p>
<p>Dal punto di vista nutrizionale, la pesca è un frutto particolarmente interessante perché combina leggerezza, idratazione e densità micronutrizionale. Con circa 40 kcal per 100 grammi e un contenuto d’acqua che può raggiungere il 90%, rappresenta un alimento estremamente adatto al periodo estivo, quando il corpo necessita di maggiore idratazione e reintegro minerale. I carboidrati sono presenti in quantità moderata e prevalentemente sotto forma di zuccheri semplici naturali, come fruttosio e glucosio, accompagnati però da fibre che contribuiscono a modulare l’assorbimento glicemico. La presenza di fibre, seppur non elevatissima, contribuisce al senso di sazietà e al benessere intestinale, soprattutto se il frutto viene consumato con la buccia ben lavata. Proprio nella buccia si concentra una parte importante dei composti bioattivi.</p>
<p>Tra i micronutrienti spiccano:</p>
<ul>
<li>la vitamina C, coinvolta nella funzione immunitaria e nella sintesi del collagene;</li>
<li>il potassio, fondamentale per equilibrio idroelettrolitico, funzione muscolare e regolazione pressoria;</li>
<li>i carotenoidi, precursori della vitamina A, importanti per salute della pelle e della vista.</li>
</ul>
<p>Dal punto di vista fitochimico, la pesca contiene numerose sostanze antiossidanti. I principali composti bioattivi sono:</p>
<ul>
<li>carotenoidi come beta-carotene e luteina;</li>
<li>polifenoli come acido clorogenico, catechine e flavonoidi;</li>
<li>composti fenolici ad azione antiossidante e antinfiammatoria.</li>
</ul>
<p>Queste molecole aiutano a contrastare lo stress ossidativo, cioè l’eccesso di radicali liberi prodotti anche dall’esposizione solare, dal caldo e dai processi metabolici. È proprio il colore giallo-aranciato della polpa a indicare la presenza di carotenoidi: più intensa è la colorazione, maggiore tende a essere la concentrazione di queste sostanze protettive. Alcuni studi suggeriscono inoltre che i polifenoli presenti nella pesca possano contribuire alla protezione cardiovascolare e alla modulazione dell’infiammazione cronica di basso grado, oggi considerata uno dei principali meccanismi coinvolti nelle malattie metaboliche. La pesca è quindi molto più di un semplice frutto estivo: è un alimento che unisce idratazione, leggerezza e protezione antiossidante, perfettamente coerente con i bisogni fisiologici della stagione calda.</p>
<p><strong><em>Albicocche: piccole, intense, ricche di luce</em></strong></p>
<p>L’albicocca (Prunus armeniaca), appartenente anch’essa alla famiglia delle Rosaceae, è una drupa dal colore caldo e intenso che racchiude perfettamente l’identità dell’estate mediterranea. Il suo nome botanico richiama l’antica diffusione nell’area armena, anche se le sue origini sembrano risalire all’Asia centrale e alla Cina. Oggi l’albicocca è uno dei frutti simbolo della stagione estiva, apprezzata non solo per il gusto dolce e aromatico, ma anche per il suo straordinario patrimonio nutrizionale e fitochimico. Dal punto di vista botanico, il frutto è costituito da una polpa morbida e vellutata che protegge un nocciolo centrale legnoso. Le varietà sono numerose e si differenziano per dimensione, consistenza, intensità aromatica e contenuto di zuccheri e carotenoidi. Alcune presentano una polpa più succosa e delicata, altre più soda e concentrata, particolarmente adatta anche a preparazioni culinarie e conservazioni. Nonostante le dimensioni contenute, l’albicocca possiede una densità nutrizionale molto interessante. Apporta circa 45–50 kcal per 100 grammi ed è composta prevalentemente da acqua, caratteristica che la rende fresca e reidratante durante i mesi più caldi. Contiene carboidrati semplici naturalmente presenti nel frutto, accompagnati però da fibre che aiutano a modulare la risposta glicemica e contribuiscono al benessere intestinale.</p>
<p>Tra i micronutrienti più rappresentativi troviamo:</p>
<ul>
<li>beta-carotene, precursore della vitamina A;</li>
<li>vitamina C;</li>
<li>potassio;</li>
<li>piccole quantità di vitamina E e composti fenolici.</li>
</ul>
<p>L’aspetto più interessante dell’albicocca riguarda proprio la sua ricchezza in carotenoidi, responsabili della tipica colorazione arancio intensa. Più il colore è vivo e profondo, maggiore tende a essere la concentrazione di queste sostanze bioattive. Il beta-carotene, in particolare, svolge un ruolo fondamentale nella salute della pelle, della vista e delle mucose, contribuendo alla protezione cellulare dallo stress ossidativo. Durante l’estate, quando l’esposizione ai raggi UV aumenta la produzione di radicali liberi, alimenti ricchi di carotenoidi e antiossidanti possono supportare i naturali sistemi di difesa dell’organismo. Per questo l’albicocca viene spesso considerata un frutto “fotoprotettivo”, pur senza sostituire ovviamente le corrette protezioni solari.</p>
<p>Accanto ai carotenoidi, l’albicocca contiene anche:</p>
<ul>
<li>flavonoidi;</li>
<li>composti fenolici;</li>
<li>sostanze antiossidanti ad azione antinfiammatoria.</li>
</ul>
<p>Questi composti contribuiscono a contrastare i processi ossidativi e infiammatori coinvolti nell’invecchiamento cellulare e nelle malattie metaboliche croniche. Dal punto di vista digestivo, la presenza di fibre e acqua favorisce inoltre la regolarità intestinale e il benessere del microbiota. Consumata fresca, con la buccia ben lavata, l’albicocca conserva gran parte del suo patrimonio fitochimico. L’albicocca rappresenta quindi molto più di un semplice frutto estivo: è un alimento che concentra energia, luce e protezione biologica in pochi grammi, perfettamente in sintonia con i bisogni fisiologici della stagione calda.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class=" wp-image-4729 aligncenter" src="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2026/05/tabella-pesca-albicoocca.png" alt="" width="587" height="480" srcset="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2026/05/tabella-pesca-albicoocca.png 706w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2026/05/tabella-pesca-albicoocca-300x245.png 300w" sizes="(max-width: 587px) 100vw, 587px" /></p>
<p>Entrambe rappresentano ottime scelte stagionali: consumarle fresche, mature e con la buccia ben lavata permette di beneficiare al meglio delle fibre e dei composti fitochimici presenti soprattutto nella parte superficiale del frutto.</p>
<p><strong><em>Frutta estiva e stress ossidativo</em></strong></p>
<p>Con l’aumento delle ore di luce e dell’esposizione solare, durante l’estate il nostro organismo è maggiormente sottoposto a fenomeni di **stress ossidativo**. I raggi UV, il calore intenso, l’inquinamento e persino l’aumento dell’attività metabolica favoriscono infatti la produzione di radicali liberi, molecole instabili che, se presenti in eccesso, possono danneggiare cellule, membrane cellulari e DNA. È qui che l’alimentazione stagionale assume un significato profondamente fisiologico. Pesche e albicocche non sono semplicemente frutti estivi “rinfrescanti”, ma alimenti naturalmente ricchi di composti antiossidanti che aiutano l’organismo a fronteggiare questo aumento dello stress ossidativo. I loro principali alleati sono:</p>
<ul>
<li>carotenoidi (come beta-carotene e luteina),</li>
<li>vitamina C,</li>
<li>polifenoli e flavonoidi.</li>
</ul>
<p>Queste sostanze agiscono neutralizzando parte dei radicali liberi prodotti dall’organismo, contribuendo a proteggere le cellule dai processi ossidativi associati all’invecchiamento cellulare e all’infiammazione cronica di basso grado. I carotenoidi, in particolare, svolgono un ruolo interessante durante i mesi estivi. Essendo precursori della vitamina A, partecipano al mantenimento della salute della pelle e delle mucose, strutture che rappresentano la prima barriera di difesa nei confronti dell’ambiente esterno. Alcuni studi suggeriscono inoltre che una dieta ricca di carotenoidi possa contribuire a migliorare la risposta cutanea allo stress indotto dai raggi UV, pur senza sostituire le normali protezioni solari. La vitamina C, invece, supporta la funzione immunitaria e la sintesi del collagene, fondamentale per elasticità e integrità della pelle. Il potassio e l’elevato contenuto d’acqua favoriscono inoltre l’idratazione cellulare e il mantenimento dell’equilibrio idroelettrolitico, particolarmente importante nei periodi di maggiore sudorazione. Anche il microbiota intestinale beneficia indirettamente di questi alimenti: fibre e polifenoli rappresentano infatti un substrato favorevole per alcuni batteri intestinali coinvolti nella produzione di metaboliti antinfiammatori. È importante però evitare semplificazioni. Pesche e albicocche non sono “superfood” miracolosi, né alimenti in grado di compensare da soli abitudini scorrette. Il loro valore risiede nel contesto complessivo della dieta e nella loro perfetta coerenza con la stagione in cui maturano.</p>
<p>La natura, spesso, propone alimenti che rispondono ai bisogni fisiologici del momento: frutti ricchi di acqua, antiossidanti e micronutrienti proprio quando il corpo è più esposto a calore, disidratazione e stress ossidativo. Non è magia nutrizionale, ma equilibrio biologico tra ambiente, stagionalità e metabolismo umano.</p>
<p><strong>In cucina: portare l’estate nel piatto</strong></p>
<p>Pesche e albicocche non sono soltanto frutti da consumare a fine pasto. La loro naturale dolcezza, l’acidità delicata e la ricchezza aromatica le rendono ingredienti estremamente versatili anche in preparazioni salate, piatti unici e dessert semplici. In cucina permettono di creare ricette fresche, leggere e stagionali, capaci di valorizzare la materia prima senza appesantirla. La loro componente acquosa e la presenza di composti aromatici si sposano bene con erbe fresche, cereali integrali, yogurt, frutta secca e formaggi dal gusto sapido. Utilizzarle in preparazioni quotidiane significa anche imparare a cucinare seguendo il ritmo naturale delle stagioni: meno eccessi, più semplicità, più equilibrio.</p>
<p>Di seguito, quattro ricette estive pensate per valorizzare pesche e albicocche in modo semplice, nutriente e creativo.</p>
<p><strong>Insalata estiva di pesche, rucola e feta (per 2 persone)</strong></p>
<p><strong>Ingredienti</strong></p>
<ul>
<li>2 pesche mature ma sode</li>
<li>80 g rucola fresca</li>
<li>80 g feta</li>
<li>20 g noci</li>
<li>1 cucchiaio olio extravergine d’oliva</li>
<li>succo di mezzo limone</li>
<li>pepe nero q.b.</li>
</ul>
<p><strong>Procedimento</strong>: lavare e asciugare la rucola. Tagliare le pesche a spicchi sottili mantenendo la buccia. Sbriciolare la feta. Disporre nel piatto rucola, pesche e formaggio. Aggiungere le noci spezzettate. Condire con olio extravergine, succo di limone e una macinata di pepe. Servire fresca.</p>
<p><strong>Pesche grigliate con yogurt greco e miele</strong></p>
<p><strong>Ingredienti</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>2 pesche</li>
<li>150 g yogurt greco naturale</li>
<li>1 cucchiaino miele</li>
<li>mandorle a lamelle (10 g)</li>
<li>cannella q.b.</li>
</ul>
<p><strong>Procedimento: </strong>tagliare le pesche a metà ed eliminare il nocciolo. Grigliarle su piastra calda per 2–3 minuti per lato. Disporle su un piatto, aggiungere yogurt greco, miele e mandorle. Spolverare con cannella e servire tiepide.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Cous cous integrale con albicocche e ceci</strong></p>
<p><strong>Ingredienti</strong></p>
<ul>
<li>120 g cous cous integrale</li>
<li>150 g ceci cotti</li>
<li>4 albicocche fresche</li>
<li>1 cucchiaio olio extravergine</li>
<li>menta fresca</li>
<li>succo di mezzo limone</li>
<li>sale q.b.</li>
</ul>
<p><strong>Procedimento</strong>:idratare il cous cous con acqua calda salata e coprire per 5 minuti. Sgranare con una forchetta. Tagliare le albicocche a cubetti. Unire ceci, albicocche e cous cous. Condire con olio, limone e menta tritata. Mescolare delicatamente e servire a temperatura ambiente.</p>
<p><strong>Crumble leggero alle albicocche</strong></p>
<p><strong>Ingredienti</strong></p>
<ul>
<li>6 albicocche</li>
<li>40 g farina integrale</li>
<li>30 g fiocchi d’avena</li>
<li>20 g mandorle tritate</li>
<li>1 cucchiaio olio extravergine delicato</li>
<li>1 cucchiaino miele</li>
</ul>
<p><strong>Procedimento: </strong>tagliare le albicocche a metà e disporle in una pirofila. Mescolare farina, fiocchi d’avena, mandorle, olio e miele fino a ottenere un composto sabbioso. Distribuire sopra la frutta. Cuocere in forno a 180°C per circa 20 minuti fino a doratura leggera.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Dal campo alla tavola: perché la sicurezza del cibo riguarda tutti Giornata Mondiale della Sicurezza Alimentare</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/dal-campo-alla-tavola-perche-la-sicurezza-del-cibo-riguarda-tutti-giornata-mondiale-della-sicurezza-alimentare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Jun 2026 09:38:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4734</guid>

					<description><![CDATA[La sicurezza alimentare non significa solo evitare contaminazioni da batteri o sostanze nocive, ma garantire che il cibo sia sicuro in ogni fase, dalla produzione al consumo.

Oggi il concetto si amplia: non basta che un alimento sia igienicamente sicuro, deve anche essere nutrizionalmente equilibrato, per prevenire malattie croniche come obesità e diabete (modello NACCP).

Anche a casa conta molto: conservare bene i cibi, rispettare la catena del freddo, evitare contaminazioni crociate e leggere le etichette sono gesti fondamentali per proteggere la salute.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Di Lucilla Ciancarella e Rolando Bolognino</strong></p>
<p>Ogni anno, il 7 giugno si celebra la Giornata Mondiale della Sicurezza Alimentare, promossa da FAO e OMS per richiamare l’attenzione su un tema che spesso diamo per scontato: la sicurezza degli alimenti che consumiamo ogni giorno.</p>
<p>La sicurezza alimentare non riguarda solo l’assenza di contaminazioni evidenti. È un sistema complesso che coinvolge produzione primaria, trasformazione, distribuzione, conservazione e consumo domestico. Significa garantire che un alimento non rappresenti un rischio per la salute quando viene preparato e consumato secondo l’uso previsto.</p>
<p>Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ogni anno centinaia di milioni di persone nel mondo si ammalano a causa di alimenti contaminati, con un impatto significativo soprattutto nei bambini e nelle popolazioni vulnerabili. La sicurezza del cibo è quindi una questione sanitaria, economica e sociale.</p>
<p><strong>Sicurezza alimentare: un concetto che va oltre l’igiene</strong></p>
<p>Quando si parla di sicurezza alimentare si tende a pensare solo a contaminazioni batteriche come Salmonella o Listeria. In realtà i rischi possono essere di diversa natura:</p>
<ul>
<li>Biologici: batteri, virus, parassiti.</li>
<li>Chimici: residui di pesticidi, contaminanti ambientali, micotossine.</li>
<li>Fisici: frammenti estranei, corpi metallici.</li>
<li>Nutrizionali e metabolici: squilibri qualitativi che, nel lungo periodo, possono favorire patologie croniche.</li>
</ul>
<p>Negli ultimi anni la sicurezza alimentare è stata progressivamente integrata con il concetto di qualità nutrizionale. Un alimento sicuro non è soltanto privo di contaminanti, ma è anche coerente con i fabbisogni dell’organismo e con la prevenzione delle malattie croniche.</p>
<p><strong>Il sistema HACCP: la prevenzione come metodo</strong></p>
<p>A livello internazionale, il riferimento principale è il sistema HACCP (Hazard Analysis and Critical Control Points), un modello preventivo che identifica i punti critici della filiera produttiva per prevenire i rischi prima che si verifichino.</p>
<p>L’HACCP ha rivoluzionato il modo di intendere la sicurezza: non si controlla solo il prodotto finito, ma si analizza ogni fase del processo produttivo.</p>
<p>Tuttavia, l’evoluzione scientifica e la crescente attenzione verso le malattie croniche non trasmissibili hanno reso evidente che la sicurezza non può limitarsi al rischio microbiologico o chimico immediato. È necessario integrare anche il rischio nutrizionale e metabolico.</p>
<p><strong>Il modello NACCP: verso una sicurezza alimentare nutrizionale</strong></p>
<p>In questo scenario evolutivo della sicurezza alimentare si colloca il modello NACCP (Nutrient, Hazard Analysis and Critical Control Points), sviluppato dalla Prof.ssa Laura Di Renzo e dal gruppo di ricerca dell’Università di Roma Tor Vergata (<a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/25899825/">https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/25899825/</a> ). Il NACCP rappresenta un passaggio concettuale importante: amplia il tradizionale sistema HACCP — centrato prevalentemente sui rischi microbiologici, chimici e fisici — introducendo in modo strutturato la valutazione del rischio nutrizionale e metabolico come parte integrante della sicurezza alimentare.</p>
<p>Il punto di partenza è una constatazione scientifica ormai consolidata: le principali malattie croniche non trasmissibili (obesità, diabete di tipo 2, sindrome metabolica, patologie cardiovascolari) non dipendono solo da contaminazioni occasionali, ma da esposizioni alimentari ripetute nel tempo. In altre parole, un alimento può essere igienicamente sicuro, ma contribuire comunque, se consumato abitualmente e in modo squilibrato, allo sviluppo di patologie croniche.</p>
<p>Il NACCP introduce quindi una visione più ampia e sistemica della sicurezza, che non si limita a prevenire il danno acuto, ma considera anche il rischio cronico. Questo significa:</p>
<ul>
<li>analizzare il profilo nutrizionale complessivo degli alimenti;</li>
<li>identificare eventuali squilibri in macronutrienti (eccesso di zuccheri semplici, grassi saturi, sale);</li>
<li>valutare l’impatto metabolico nel lungo periodo;</li>
</ul>
<p>integrare sicurezza igienico-sanitaria e qualità nutrizionale in un unico sistema di controllo.</p>
<p>In questa prospettiva, la sicurezza alimentare diventa uno strumento di prevenzione primaria. Non si tratta soltanto di evitare contaminazioni, ma di promuovere alimenti coerenti con i fabbisogni fisiologici e con la riduzione del rischio di malattie croniche.</p>
<p><img decoding="async" class="wp-image-4735 aligncenter" src="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2026/05/Immagine-2026-05-26-114937.png" alt="" width="754" height="438" srcset="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2026/05/Immagine-2026-05-26-114937.png 837w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2026/05/Immagine-2026-05-26-114937-300x174.png 300w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2026/05/Immagine-2026-05-26-114937-768x446.png 768w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2026/05/Immagine-2026-05-26-114937-705x409.png 705w" sizes="(max-width: 754px) 100vw, 754px" /></p>
<p>Il modello NACCP si collega strettamente al concetto di exposoma, oggi centrale nella ricerca biomedica. L’exposoma rappresenta l’insieme delle esposizioni ambientali, alimentari e comportamentali a cui un individuo è sottoposto lungo l’intero arco della vita. La dieta è uno dei principali determinanti modificabili dell’exposoma: ogni scelta alimentare contribuisce a costruire un ambiente interno che può favorire equilibrio o disfunzione metabolica.</p>
<p>Integrare il NACCP in un’ottica di esposoma (<a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/39195175/">https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/39195175/</a>) significa riconoscere che la qualità del cibo non si misura solo nell’immediato, ma nella sua capacità di influenzare i meccanismi biologici nel tempo: infiammazione cronica di basso grado, stress ossidativo, alterazioni del microbiota, insulino-resistenza. Le evidenze scientifiche indicano che oltre il 70% delle malattie croniche non trasmissibili è legato a fattori comportamentali e ambientali, tra cui l’alimentazione. In questo nuovo paradigma, integrare sicurezza igienica e sicurezza nutrizionale significa:</p>
<ul>
<li>ridurre l’esposizione a contaminanti biologici e chimici;</li>
<li>migliorare la qualità globale dell’offerta alimentare;</li>
<li>favorire modelli nutrizionali sostenibili;</li>
<li>intervenire precocemente prima che la malattia si manifesti.</li>
</ul>
<p>Il NACCP si inserisce dunque in una visione evolutiva della sicurezza alimentare: non più soltanto protezione dal rischio immediato, ma investimento strutturale sulla salute collettiva nel lungo periodo. È un cambio di prospettiva che trasforma il concetto stesso di “sicuro”: non solo privo di pericoli, ma coerente con la promozione della salute e con la prevenzione delle patologie croniche.</p>
<p><img decoding="async" class=" wp-image-4736 aligncenter" src="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2026/05/immagine-2vv.png" alt="" width="540" height="199" srcset="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2026/05/immagine-2vv.png 657w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2026/05/immagine-2vv-300x111.png 300w" sizes="(max-width: 540px) 100vw, 540px" /></p>
<p><strong>La sicurezza alimentare inizia anche a casa</strong></p>
<p>La Giornata Mondiale della Sicurezza Alimentare ci ricorda che la sicurezza non è un concetto delegabile a un solo attore: è una responsabilità condivisa che coinvolge istituzioni, industria agroalimentare, comunità scientifica, professionisti sanitari e cittadini. Ogni anello della filiera, dalla produzione primaria alla tavola domestica, contribuisce a costruire – o a compromettere – la qualità del sistema alimentare.  A livello domestico, le buone pratiche rimangono un presidio fondamentale di prevenzione. Conservare correttamente gli alimenti significa conoscere le temperature adeguate e rispettare la catena del freddo, evitando interruzioni che favoriscano la proliferazione microbica. Separare crudo e cotto riduce il rischio di contaminazioni crociate, in particolare tra carni crude e alimenti pronti al consumo. Lavare accuratamente frutta e verdura aiuta a ridurre residui e contaminanti superficiali. Leggere le etichette consente di comprendere ingredienti, allergeni, modalità di conservazione e data di scadenza, promuovendo scelte più consapevoli. Anche evitare sprechi e conservazioni improprie è parte integrante della sicurezza: un alimento dimenticato, mal refrigerato o riutilizzato oltre i tempi consigliati può trasformarsi in un rischio. Tuttavia, oggi la sicurezza alimentare non si esaurisce nella prevenzione delle tossinfezioni. Possiamo – e dobbiamo – aggiungere un ulteriore livello di responsabilità: scegliere alimenti di qualità, equilibrati nel profilo nutrizionale e coerenti con i fabbisogni fisiologici. Un prodotto sicuro dal punto di vista microbiologico, ma eccessivamente ricco di zuccheri, sale o grassi saturi, può contribuire nel tempo allo sviluppo di patologie croniche. La sicurezza diventa quindi anche prevenzione metabolica. In questo senso, sicurezza, nutrizione e futuro sono dimensioni inseparabili. La sicurezza alimentare non è un concetto statico, ma un sistema dinamico che evolve con le evidenze scientifiche. Integrare HACCP e NACCP significa riconoscere che un alimento deve essere:</p>
<ul>
<li>sicuro dal punto di vista microbiologico e chimico;</li>
<li>adeguato dal punto di vista nutrizionale;</li>
<li>sostenibile sotto il profilo ambientale e sociale;</li>
<li>coerente con una visione di salute a lungo termine.</li>
</ul>
<p>Il 7 giugno non invita solo a riflettere su ciò che nel cibo non deve esserci – patogeni, contaminanti, sostanze indesiderate – ma anche su ciò che dovrebbe essere presente: equilibrio, qualità delle materie prime, attenzione ai processi produttivi, prevenzione delle malattie croniche, rispetto per il pianeta.</p>
<p>Perché la vera sicurezza alimentare non coincide semplicemente con l’assenza di rischio immediato. È la presenza di salute, nel presente e nel futuro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Riferimenti bibliografici</strong></p>
<ol>
<li>Di Renzo, L., Colica, C., Carraro, A., Cenci Goga, B., Marsella, L. T., Botta, R., Colombo, M. L., Gratteri, S., Chang, T. F., Droli, M., Sarlo, F., &amp; De Lorenzo, A. (2015). Food safety and nutritional quality for the prevention of non communicable diseases: the Nutrient, hazard Analysis and Critical Control Point process (NACCP). <em>Journal of translational medicine</em>, <em>13</em>, 128. <a href="https://doi.org/10.1186/s12967-015-0484-2">https://doi.org/10.1186/s12967-015-0484-2</a></li>
<li>Di Renzo, L., Gualtieri, P., Frank, G., Cianci, R., Caldarelli, M., Leggeri, G., Raffaelli, G., Pizzocaro, E., Cirillo, M., &amp; De Lorenzo, A. (2024). Exploring the Exposome Spectrum: Unveiling Endogenous and Exogenous Factors in Non-Communicable Chronic Diseases. <em>Diseases (Basel, Switzerland)</em>, <em>12</em>(8), 176. <a href="https://doi.org/10.3390/diseases12080176">https://doi.org/10.3390/diseases12080176</a></li>
<li>FAO &amp; WHO. World Food Safety Day – Background and key messages.</li>
<li>WHO (2023). Noncommunicable diseases – Key facts.</li>
<li>World Health Organization (WHO). Food safety. WHO Fact Sheets.</li>
</ol>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Tirzepatide e farmaci incretinici: efficacia clinica e ruolo in un percorso strutturato di cura dell’obesità</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/tirzepatide-e-farmaci-incretinici-efficacia-clinica-e-ruolo-in-un-percorso-strutturato-di-cura-dellobesita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 08:39:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4719</guid>

					<description><![CDATA[L’obesità è oggi riconosciuta come una malattia cronica che richiede un approccio strutturato. Farmaci come la tirzepatide offrono risultati importanti, agendo su fame, sazietà e metabolismo. La loro efficacia, però, dipende sempre dall’inserimento in un percorso medico, nutrizionale e comportamentale continuativo.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi anni abbiamo assistito a una trasformazione concreta nella gestione dell’obesità.<br />
Quella che per lungo tempo è stata considerata prevalentemente una condizione legata allo stile di vita è oggi riconosciuta, a tutti gli effetti, come una malattia cronica, multifattoriale e recidivante, che richiede un approccio strutturato e continuativo. Negli ultimi anni, la terapia<br />
farmacologica dell’obesità ha compiuto un salto di qualità grazie allo sviluppo degli agonisti del sistema incretinico. Molecole come la semaglutide (Ozempic) e, più recentemente, la tirzepatide (Mounjaro) hanno dimostrato risultati clinicamente rilevanti, aprendo nuove prospettive nella gestione di una patologia cronica. Tuttavia, è fondamentale chiarire subito un punto: non esiste il “farmaco che fa dimagrire” in senso assoluto. Esiste un trattamento che funziona solo se inserito all’interno di un percorso strutturato e continuativo.</p>
<p><strong>Perché questi farmaci funzionano: il ruolo del sistema incretinico</strong></p>
<p>Il successo di queste terapie risiede nella loro capacità di intervenire su meccanismi fisiopatologici centrali nella regolazione del peso corporeo, andando oltre il semplice concetto di restrizione  calorica. Il sistema incretinico svolge infatti un ruolo chiave nell’integrazione tra segnali periferici e centrali, modulando l’appetito a livello ipotalamico, i segnali di sazietà, la secrezione insulinica<br />
glucosio-dipendente e, più in generale, il bilancio energetico dell’organismo. In questo contesto, la tirzepatide rappresenta un’evoluzione particolarmente rilevante, in quanto agisce come agonista duale dei recettori GLP-1 e GIP, determinando un’attivazione sinergica di vie metaboliche complementari.<br />
L’attivazione del recettore GLP-1 è associata a una riduzione dell’assunzione di cibo attraverso  effetti centrali sull’ipotalamo e sul sistema nervoso autonomo, oltre a un rallentamento dello svuotamento gastrico e a un miglioramento della secrezione insulinica. L’agonismo del recettore GIP, inizialmente considerato meno rilevante, si è dimostrato invece in grado di modulare in maniera significativa la sensibilità insulinica e il metabolismo lipidico, con effetti diretti anche sul tessuto adiposo. La combinazione di queste due azioni determina un effetto più ampio e integrato, che si traduce non solo in una riduzione più marcata dell’introito calorico, ma anche in un miglioramento dell’efficienza metabolica, della gestione dei substrati energetici e della funzione adipocitaria.<br />
In questa prospettiva, il calo ponderale osservato non è semplicemente il risultato di una riduzione volontaria dell’apporto alimentare, ma l’espressione di una modulazione più complessa dei circuiti neuroendocrini che regolano fame, sazietà e dispendio energetico. Ne deriva un effetto metabolico globale, che va oltre il controllo del peso e coinvolge in maniera significativa l’omeostasi glucidica e lipidica, contribuendo a un miglioramento complessivo del profilo cardiometabolico del paziente.</p>
<p><strong>Evidenze scientifiche</strong></p>
<p>I dati disponibili sono solidi e difficilmente ignorabili.<br />
Lo studio SURMOUNT-1, pubblicato sul New England Journal of Medicine, ha dimostrato:</p>
<p>• una riduzione del peso corporeo fino al 20,9% in 72 settimane<br />
• una percentuale elevata di pazienti con perdita ≥20%<br />
• miglioramenti significativi di pressione arteriosa, profilo lipidico e circonferenza vita</p>
<p>Parallelamente, il programma SURPASS, condotto nei pazienti con diabete tipo 2, ha evidenziato:</p>
<p>• una marcata riduzione dell’emoglobina glicata<br />
• una perdita di peso consistente anche in pazienti metabolicamente più complessi<br />
Questi risultati collocano la tirzepatide non solo come farmaco per il peso, ma come terapia<br />
metabolica globale.</p>
<p><strong>Il punto cruciale: il farmaco non sostituisce il percorso</strong></p>
<p>Nella pratica clinica, il rischio più grande è l’aspettativa errata. Molti pazienti arrivano con l’idea di una soluzione semplice, rapida, quasi “automatica”.Un errore frequente è considerare questi trattamenti come scorciatoie.In realtà:<br />
• senza una dieta bilanciata, il risultato è inferiore<br />
• senza un follow-up medico, aumenta il rischio di effetti indesiderati<br />
• senza cambiamento dello stile di vita, il mantenimento è difficile<br />
Il farmaco agisce facilitando il percorso, ma la base rimane sempre nutrizionale, comportamentale e clinica.Per questo motivo, il trattamento deve essere inserito in un piano alimentare personalizzato, un monitoraggio periodico ed un programma di educazione alimentare.</p>
<p><strong>Rischio di perdita di massa muscolare</strong></p>
<p>Un aspetto che merita particolare attenzione, e che spesso viene sottovalutato soprattutto nella comunicazione rivolta al grande pubblico, è quello della composizione corporea. La perdita di peso indotta da questi trattamenti non riguarda esclusivamente il tessuto adiposo, ma può coinvolgere anche la massa magra, con implicazioni cliniche non trascurabili. La riduzione della massa muscolare si associa infatti a un abbassamento del metabolismo basale, a un peggioramento della performance fisica e a una maggiore predisposizione al recupero del peso nel tempo. Questo rappresenta uno dei punti più delicati nella gestione moderna dell’obesità, perché sposta l’attenzione dal semplice numero sulla bilancia alla qualità del dimagrimento. Diventa quindi fondamentale accompagnare la terapia con un adeguato apporto proteico, con programmi di attività fisica mirata — in particolare esercizi di resistenza — e, quando possibile, con un monitoraggio della composizione corporea. L’obiettivo non è soltanto perdere peso, ma preservare la struttura metabolica del paziente, condizione indispensabile per ottenere risultati realmente efficaci e duraturi.</p>
<p><strong>Recupero del peso dopo sospensione</strong></p>
<p>Un altro elemento che va chiarito con trasparenza riguarda la sospensione del trattamento. I dati degli studi mostrano che, una volta interrotto il farmaco, è frequente osservare un recupero ponderale, fenomeno strettamente legato alla riattivazione dei meccanismi fisiologici che regolano la fame e il risparmio energetico. Questo non deve essere interpretato come un fallimento della terapia, ma piuttosto come la conferma di un concetto ormai consolidato: l’obesità è una malattia cronica e non una condizione temporanea. Proprio per questo, la gestione del trattamento richiede un approccio individualizzato, in cui la durata della terapia viene valutata caso per caso, l’eventuale<br />
sospensione viene pianificata con attenzione e il mantenimento dei risultati si basa su una strategia  attiva e strutturata nel tempo.</p>
<p><strong>Sicurezza e tollerabilità</strong></p>
<p>l profilo di sicurezza della tirzepatide è oggi ben definito e ampiamente documentato dagli studi clinici e dall’esperienza real-world. Gli effetti collaterali più frequentemente osservati sono di natura gastrointestinale, in particolare nausea, vomito e diarrea, e tendono a manifestarsi soprattutto nelle fasi iniziali del trattamento o in occasione degli incrementi di dosaggio. Si tratta, nella maggior parte dei casi, di sintomi transitori, strettamente dose-dipendenti, che possono essere significativamente attenuati attraverso una corretta titolazione del farmaco e una selezione appropriata del paziente. È quindi fondamentale impostare la terapia in modo graduale e accompagnarla con un adeguato counseling, spiegando al paziente cosa aspettarsi nelle prime settimane e come gestire eventuali disturbi. Accanto a questi effetti più comuni, è necessario mantenere un approccio clinico attento anche nei confronti di eventi più rari ma potenzialmente rilevanti, come la pancreatite acuta. Sebbene l’incidenza sia bassa, la possibile associazione con i farmaci incretinici impone una valutazioneaccurata dei fattori di rischio preesistenti e una sorveglianza clinica nel tempo. In questo contesto, il follow-up non può essere lasciato all’improvvisazione, ma deve essere strutturato e regolare: nella pratica clinica è ragionevole prevedere controlli periodici, indicativamente ogni tre mesi, comprensivi di esami ematochimici e, quando indicato, di monitoraggio ecografico addominale soprattutto nei pazienti con anamnesi suggestiva o fattori predisponenti. In definitiva, la sicurezza della tirzepatide è elevata se il trattamento viene gestito correttamente, ma richiede la stessa attenzione e lo stesso rigore che si applicano a qualsiasi terapia cronica in ambito metabolico: selezione del paziente, personalizzazione della posologia e continuità del monitoraggio rappresentano elementi imprescindibili per ottimizzare il rapporto tra benefici e rischi.</p>
<p><strong>Conclusioni</strong></p>
<p>In conclusione, l’introduzione dei farmaci incretinici, e in particolare della tirzepatide, ha profondamente modificato il panorama terapeutico dell’obesità, ma il loro ruolo deve essere interpretato con equilibrio e visione clinica. Parallelamente, non va dimenticato il ruolo degli altri<br />
trattamenti conservativi, che rimangono fondamentali e comprendono la terapia nutrizionale strutturata, l’intervento comportamentale, il supporto psicologico e programmi di attività fisica personalizzata, elementi che rappresentano la base imprescindibile di qualsiasi strategia efficace. Si sta delineando sempre più chiaramente un modello integrato in cui terapia farmacologica, approcci conservativi e chirurgia non rappresentano alternative contrapposte, ma strumenti complementari da utilizzare in modo sinergico e personalizzato, sulla base delle caratteristiche cliniche, metaboliche e comportamentali del singolo paziente. L’introduzione degli agonisti incretinici ha cambiato in modo<br />
sostanziale la gestione dell’obesità e la tirzepatide rappresenta oggi una delle innovazioni più rilevanti in ambito metabolico, supportata da evidenze cliniche solide e da risultati difficilmente raggiungibili con le terapie precedenti. Tuttavia, il messaggio più importante, soprattutto per i pazienti, deve rimanere chiaro: non esiste una terapia realmente efficace al di fuori di un percorso strutturato. Il successo terapeutico nasce dall’integrazione tra trattamento farmacologico, alimentazione sostenibile e realmente seguita, attenzione alla preservazione della massa muscolare, interventi sul comportamento alimentare e sullo stile di vita, e continuità del follow-up clinico, con la possibilità, quando indicato, di inserire la chirurgia all’interno del percors terapeutico. All’interno di questo scenario, è altrettanto fondamentale mantenere una comunicazione trasparente anche rispetto alla gestione nel lungo periodo. Un aspetto spesso sottovalutato riguarda infatti la sospensione del trattamento farmacologico: i dati disponibili indicano che, in assenza di una strategia strutturata, è frequente osservare un recupero del peso, legato alla riattivazione dei meccanismi fisiologici che regolano fame e bilancio energetico. Questo non rappresenta un limite della terapia in sé, ma la conferma della natura cronica dell’obesità, che richiede un approccio continuativo, dinamico e adattato nel tempo. Solo attraverso questa visione realmente integrata è possibile trasformare un risultato iniziale, spesso rapido e significativo, in un cambiamento stabile,<br />
duraturo e clinicamente rilevante.</p>
<p><strong>Dr.ssa Anna Fortugno</strong><br />
<strong>U.O. Chirurgia Bariatrica – Humanitas Research Hospital</strong><br />
<strong>PhD (c) Scienze Medico-Chirurgiche Applicate</strong><br />
<strong>Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”</strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Miele e api: custodire l’equilibrio invisibile</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/miele-e-api-custodire-lequilibrio-invisibile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2026 08:46:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4672</guid>

					<description><![CDATA[Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella Il miele non è soltanto un alimento. È il risultato visibile di un processo invisibile che sostiene interi ecosistemi. Ogni cucchiaino racconta una storia fatta di fiori, stagioni, territorio, biodiversità e soprattutto di api. In occasione della Giornata Mondiale delle Api, parlare di miele significa andare oltre il gusto: [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella</strong></p>
<p>Il miele non è soltanto un alimento. È il risultato visibile di un processo invisibile che sostiene interi ecosistemi. Ogni cucchiaino racconta una storia fatta di fiori, stagioni, territorio, biodiversità e soprattutto di api. In occasione della Giornata Mondiale delle Api, parlare di miele significa andare oltre il gusto: significa parlare di equilibrio ambientale, sicurezza alimentare e futuro agricolo.</p>
<h2><strong>Le api: molto più che produttrici di miele</strong></h2>
<p>Le api mellifere (Apis mellifera) non producono solo miele. Svolgono un ruolo chiave nell’impollinazione, processo biologico fondamentale per la riproduzione di circa il 75% delle colture alimentari globali e di oltre l’80% delle piante selvatiche. Quando un’ape visita un fiore per raccogliere nettare, trasporta inconsapevolmente polline da un fiore all’altro, consentendo la fecondazione e quindi la produzione di frutti e semi. Senza questo passaggio, molte coltivazioni – frutta, ortaggi, legumi, semi oleosi – subirebbero un drastico calo produttivo. Le api contribuiscono quindi:</p>
<ul>
<li>alla <strong>biodiversità vegetale</strong></li>
<li>alla <strong>qualità e quantità delle produzioni agricole</strong></li>
<li>alla <strong>stabilità degli ecosistemi</strong></li>
<li>alla <strong>sicurezza alimentare globale</strong></li>
</ul>
<p>Il miele è solo una delle espressioni tangibili di questo lavoro silenzioso.</p>
<h3><strong>Un equilibrio fragile: perché le api sono a rischio</strong></h3>
<p>Negli ultimi decenni si è osservato un progressivo declino delle popolazioni di api, fenomeno noto come “colony collapse disorder”. Le cause sono multifattoriali:</p>
<ul>
<li>Uso intensivo di pesticidi (in particolare neonicotinoidi)</li>
<li>Monocolture estensive che riducono la biodiversità floreale</li>
<li>Cambiamenti climatici</li>
<li>Parassiti come la Varroa destructor</li>
<li>Inquinamento ambientale</li>
</ul>
<p>La scomparsa delle api non sarebbe solo una perdita ecologica, ma un problema economico e nutrizionale globale. Proteggere le api significa proteggere il sistema alimentare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Il miele</strong></h3>
<p>Il miele è una matrice biologicamente complessa. Non è semplicemente una miscela di glucosio e fruttosio: è un alimento vivo, dinamico, che riflette territorio, flora e metodo di produzione.</p>
<p><strong>Una composizione biochimica interessante</strong></p>
<p>Oltre agli zuccheri semplici (circa 80%), il miele contiene:</p>
<ul>
<li>Enzimi (invertasi, diastasi, glucosio-ossidasi)</li>
<li>Acidi organici</li>
<li>Polifenoli</li>
<li>Flavonoidi</li>
<li>Composti aromatici volatili</li>
<li>Tracce di vitamine del gruppo B e vitamina C</li>
<li>Minerali (potassio, magnesio, calcio, ferro)</li>
</ul>
<p>I mieli scuri, come castagno o corbezzolo, presentano in genere una maggiore concentrazione di polifenoli e una più alta capacità antiossidante rispetto ai mieli chiari. La presenza dei granuli pollinici, inoltre, rappresenta una vera e propria “firma botanica” che permette di risalire all’origine geografica e floreale del prodotto. Il miele è oggetto di numerose ricerche scientifiche.</p>
<p><em><u>Attività antibatterica</u></em></p>
<p>La sua efficacia antimicrobica è legata a:</p>
<ul>
<li>Alta concentrazione zuccherina (effetto osmotico)</li>
<li>pH acido</li>
<li>Produzione di perossido di idrogeno (grazie alla glucosio-ossidasi)</li>
<li>Presenza di composti fenolici</li>
</ul>
<p>Alcuni tipi di miele, come il Manuka, sono studiati anche in ambito clinico per il trattamento di ferite.</p>
<p><em><u>Effetto lenitivo per tosse e mal di gola</u></em></p>
<p>Studi clinici hanno mostrato che il miele può ridurre la frequenza e l’intensità della tosse nei bambini sopra l’anno di età, con efficacia comparabile ad alcuni sciroppi da banco.</p>
<p><em><u>Attività antiossidante</u></em></p>
<p>I polifenoli presenti nel miele contribuiscono alla neutralizzazione dei radicali liberi, con potenziali effetti protettivi a livello cellulare. Va però ricordato che il miele rimane uno zucchero semplice: il suo consumo deve essere moderato e contestualizzato all’interno di un’alimentazione equilibrata.</p>
<h3><strong>Miele industriale vs artigianale: cosa cambia davvero</strong></h3>
<p>Il processo produttivo fa la differenzain quanto il miele industriale spesso viene sottoposto a pastorizzazione per mantenerlo liquido e filtrato intensivamente. Inoltre, può essere miscelato con mieli di diversa provenienza<strong> e </strong>presenta rischi di adulterazione con sciroppi zuccherini. Il riscaldamento eccessivo riduce attività enzimatica e profilo aromatico.</p>
<p><em>Il miele artigianale o biologico</em></p>
<ul>
<li>Non subisce trattamenti termici aggressivi</li>
<li>Mantiene enzimi e caratteristiche sensoriali</li>
<li>Garantisce maggiore tracciabilità</li>
<li>Rispetta maggiormente il benessere delle api</li>
</ul>
<p>La cristallizzazione non è un difetto: è un processo naturale legato al rapporto tra glucosio e fruttosio.</p>
<h3><strong>Il miele come indicatore ambientale</strong></h3>
<p>Un aspetto meno noto ma estremamente interessante: il miele è anche un bio-indicatore ambientale. Attraverso l’analisi del miele è possibile rilevare:</p>
<ul>
<li>Residui di pesticidi</li>
<li>Metalli pesanti</li>
<li>Inquinanti ambientali</li>
</ul>
<p>In questo senso, il miele racconta lo stato di salute di un territorio.</p>
<p><strong> </strong></p>
<h3><strong><em>Scelte quotidiane</em></strong></h3>
<p>Proteggere le api non è solo compito degli apicoltori. Anche il consumatore può fare la sua parte:</p>
<ul>
<li>Scegliere miele locale e tracciabile</li>
<li>Ridurre l’uso di pesticidi domestici</li>
<li>Piantare fiori melliferi su balconi e giardini</li>
<li>Diversificare l’alimentazione privilegiando colture sostenibili</li>
</ul>
<p>Il miele è dolce, ma non è banale. È il risultato di migliaia di voli, di un ecosistema in equilibrio, di stagioni che si susseguono. In un’epoca in cui la biodiversità è sotto pressione, scegliere un miele di qualità significa sostenere un modello agricolo più rispettoso, più lento, più armonico. Non è solo un dolcificante.<br />
È una relazione tra uomo, ape e natura. E forse, in un cucchiaino di miele, c’è molto più futuro di quanto immaginiamo.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Celiachia: Scienza, Gusto e Inclusione per una Nutrizione  Consapevole</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/celiachia-scienza-gusto-e-inclusione-per-una-nutrizione-consapevole/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 May 2026 08:18:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4713</guid>

					<description><![CDATA[A cura della Dott.ssa Federica Porta, Biologa Nutrizionista In occasione della Giornata Mondiale della Celiachia, 16 maggio. &#160; La Settimana Nazionale della Celiachia, che quest’anno si celebra dal 9 al 17 maggio, rappresenta un momento fondamentale per riflettere su una patologia spesso sottovalutata e ancora poco compresa nella sua complessità. La celiachia non è una [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>A cura della Dott.ssa Federica Porta, Biologa Nutrizionista</strong></p>
<p><em>In occasione della Giornata Mondiale della Celiachia, 16 maggio.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La Settimana Nazionale della Celiachia, che quest’anno si celebra dal 9 al 17 maggio, rappresenta un momento fondamentale per riflettere su una patologia spesso sottovalutata e ancora poco compresa nella sua complessità. La celiachia non è una moda alimentare né una scelta volontaria: è una malattia autoimmune permanente, scatenata dall’ingestione del glutine in soggetti geneticamente predisposti.</p>
<p>Comprendere la celiachia significa intrecciare scienza, nutrizione, prevenzione e quotidianità. Significa anche restituire dignità a una condizione che richiede rigore, consapevolezza e un forte supporto sociale.<br />
Oggi, grazie ai progressi della ricerca e alla crescente attenzione dell’industria alimentare, vivere senza glutine è più semplice che mai, ma non per questo privo di sfide.</p>
<p><strong>Celiachia: cosa avviene davvero nell’organismo</strong></p>
<p>Quando una persona celiaca consuma glutine, la principale proteina presente in frumento, orzo e segale, il sistema immunitario attiva un processo infiammatorio che danneggia la mucosa dell’intestino tenue. I villi intestinali, strutture essenziali per l’assorbimento dei nutrienti, si atrofizzano compromettendo la capacità di assimilare micronutrienti essenziali come ferro, folati, vitamina D e calcio.<br />
La letteratura scientifica mostra chiaramente che la celiachia è una condizione sistemica, che coinvolge non solo l’intestino ma anche sfera metabolica, ossea, neurologica e immunitaria.<br />
La diagnosi si basa su:</p>
<p>&#8211; ricerca degli anticorpi specifici (antitTG e antiEMA)<br />
&#8211; biopsia duodenale<br />
&#8211; valutazione genetica HLADQ2/DQ8 (non diagnostica, ma utile in caso dubbi)</p>
<p>È importante sottolineare che la dieta senza glutine non va mai iniziata prima degli esami, poiché può falsarne i risultati.</p>
<p><strong>Celiachia, sensibilità al glutine non celiaca e allergia al grano: differenze essenziali</strong></p>
<p>La prevalenza di celiachia in Italia è intorno all’1%, ma molti casi restano non diagnosticati, soprattutto le forme atipiche o silenti.<br />
Non tutte le reazioni al glutine, però, sono celiachia. La chiarezza terminologica è fondamentale:<br />
1. Celiachia: Patologia autoimmune con danno intestinale documentabile, anticorpi specifici e necessità<br />
di eliminare completamente il glutine per tutta la vita.<br />
2. Sensibilità al glutine non celiaca (SGNC): Assenza di anticorpi specifici e di danno ai villi<br />
intestinali. I sintomi migliorano evitando il glutine, ma senza la rigidità richiesta ai celiaci.<br />
3. Allergia al grano: Reazione IgE-mediata alle proteine del frumento (non solo al glutine). Può<br />
provocare manifestazioni respiratorie, cutanee o gastrointestinali.</p>
<p>La distinzione corretta evita diagnosi erronee e restrizioni inutili.</p>
<p><strong>Cereali: quali sì e quali no</strong></p>
<p>Contengono glutine (proibiti):</p>
<p>&#8211; Frumento (grano, farro, kamut®, spelta, triticale, bulgur, couscous)<br />
&#8211; Orzo: spesso presente in bevande come la birra e in alcuni preparati<br />
&#8211; Segale<br />
&#8211; Avena non certificata: pur non contenendo glutine in sé, è spesso contaminata in fase di coltivazione o lavorazione. Per questo, i celiaci devono consumare solo &#8220;avena certificata senza glutine&#8221;;</p>
<p>Naturalmente senza glutine (permessi):</p>
<p>&#8211; Riso: in tutte le sue forme (bianco, integrale, basmati, venere, ecc)<br />
&#8211; Mais<br />
&#8211; Grano saraceno<br />
&#8211; Quinoa<br />
&#8211; Amaranto<br />
&#8211; Miglio<br />
&#8211; Sorgo<br />
&#8211; Teff</p>
<p>A questi si aggiungono patate, castagne, legumi, frutta, verdura, carne, pesce, uova e latticini non addizionati.</p>
<p><strong>La contaminazione crociata: il nemico invisibile</strong><br />
Il glutine può contaminare facilmente superfici, utensili e ambienti di cottura.<br />
In casa:</p>
<p>&#8211; Utensili dedicati<br />
&#8211; Superfici pulite<br />
&#8211; Dispensa separata<br />
&#8211; Attenzione a farine e briciole</p>
<p>Accorgimenti pratici fuori casa:<br />
&#8211; Preferire ristoranti informati e certificati<br />
&#8211; Evitare fritture condivise<br />
&#8211; Chiedere sempre modalità di preparazione<br />
&#8211; Prodotti confezionati: cercare “senza glutine” o la spiga barrata</p>
<p><strong>La rivoluzione del gluten free: scienza, industria, società</strong></p>
<p>Negli ultimi anni il settore gluten free ha visto un’evoluzione straordinaria. Da prodotti poco appetibili a soluzioni ad alta qualità, la ricerca ha reso possibile un approccio alla dieta senza glutine più equilibrato e piacevole.</p>
<p>Questo rispecchia quanto emerso dalla ricerca della Prof.ssa Laura Di Renzo, che sottolinea come la salute dipenda dalla qualità complessiva del modello alimentare, dall’interazione tra dieta, microbiota ed espososa<br />
— l’insieme delle esposizioni ambientali che modellano la salute lungo la vita (Di Renzo et al., 2024 &#8211;<br />
<a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/39195175/" target="_blank" rel="noopener">https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/39195175/ </a>).</p>
<p><strong>In cucina: ecco alcune proposte gustose e naturalmente prive di glutine, ideali per la stagione primaverile-estiva</strong></p>
<p>Pasta grano saraceno, zucchine e gamberetti:<br />
Ingredienti per 4 persone:<br />
&#8211; 320g pasta di grano saraceno<br />
&#8211; 2 zucchine medie<br />
&#8211; 200g gamberetti<br />
&#8211; Olio extravergine di oliva<br />
&#8211; Aglio e prezzemolo<br />
Procedimento: Saltare in padella le zucchine a rondelle con olio e aglio, aggiungere i gamberetti e cuocere 5 minuti. Unire la pasta cotta al dente, mescolare con prezzemolo fresco e servire.</p>
<p>Insalata di quinoa con avocado e verdure di stagione:<br />
Ingredienti per 4 persone:<br />
&#8211; 320g Quinoa<br />
&#8211; 1 avocado<br />
&#8211; 100g pomodorini<br />
&#8211; 1 cetriolo<br />
&#8211; Succo di limone<br />
&#8211; Olio extravergine di oliva<br />
&#8211; Sale e pepe<br />
Procedimento: Cuocere la quinoa, unirla agli altri ingredienti e condire con limone e olio. Ottima fredda.</p>
<p>Mousse al cioccolato fondente:<br />
Ingredienti per 4 persone:<br />
&#8211; 150g cioccolato fondente &amp;gt;85%<br />
&#8211; 2 uova<br />
&#8211; 1 cucchiaio di zucchero<br />
&#8211; 100ml di panna fresca</p>
<p>Procedimento: Sciogliere il cioccolato a bagnomaria, unire tuorli e zucchero, poi panna montata e albumi<br />
neve. Lasciar raffreddare 2 ore in frigorifero.<br />
La cucina senza glutine rappresenta oggi un’occasione per riscoprire ingredienti e sapori spesso dimenticati,<br />
permettendo a tutti di sedersi alla stessa tavola.</p>
<p><strong>Varietà e salute: la vera chiave</strong></p>
<p>La qualità della dieta è strettamente legata alla salute del microbiota intestinale e alla regolazione<br />
immunitaria e infiammatoria, come confermano gli studi della Prof.ssa Di Renzo e colleghi (Di Renzo et al.,<br />
2024 &#8211; https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/39195175/); Merra et al., 2024 &#8211;<br />
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/39065154/) .</p>
<p>Anche in un regime gluten free, la dieta deve essere:<br />
&#8211; Varia<br />
&#8211; Ricca di vegetali<br />
&#8211; Bilanciata<br />
&#8211; Povera di ultra-processati<br />
&#8211; Ricca di fibre e micronutrienti</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Conclusioni</strong></p>
<p>Vivere senza glutine non significa privazione, ma consapevolezza. Grazie alla ricerca scientifica, all’innovazione alimentare e a una maggiore sensibilità sociale, oggi la celiachia può essere affrontata con strumenti concreti, permettendo a chi ne è affetto di vivere pienamente<br />
gusto, salute e convivialità. Mangiare senza glutine significa scegliere con cura, conoscere il proprio corpo e trasformare la tavola in un<br />
luogo di benessere e inclusione.</p>
<p><strong>Bibliografia</strong><br />
Di Renzo, L., Gualtieri, P., Frank, G., Cianci, R., Caldarelli, M., Leggeri, G., Raffaelli, G., Pizzocaro, E.,<br />
Cirillo, M., &amp;amp; De Lorenzo, A. (2024). Exploring the Exposome Spectrum: Unveiling Endogenous and<br />
Exogenous Factors in Non-Communicable Chronic Diseases. (Basel, Switzerland), 12(8), 176.<br />
https://doi.org/10.3390/diseases12080176.<br />
Di Renzo, L., Frank, G., Pala, B., Cianci, R., La Placa, G., Raffaelli, G., Palma, R., Peluso, D., De Lorenzo,<br />
A., Gualtieri, P., &amp;amp; On Behalf Of Clinical Nutrition And Nutrigenomics Project Group (2025). Effects of<br />
Italian Mediterranean Organic Diet on the Gut Microbiota: A Pilot Comparative Study with Conventional<br />
Products and Free Diet. Microorganisms, 13(7), 1694. https://doi.org/10.3390/microorganisms13071694.<br />
Merra, G., Gualtieri, P., La Placa, G., Frank, G., Della Morte, D., De Lorenzo, A., &amp;amp; Di Renzo, L. (2024).<br />
The Relationship between Exposome and Microbiome. Microorganisms, 12(7), 1386.<br />
https://doi.org/10.3390/microorganisms12071386</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>2 Maggio, Giornata Mondiale del Tonno (World Tuna Day)</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/2-maggio-giornata-mondiale-del-tonno-world-tuna-day/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2026 08:42:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4665</guid>

					<description><![CDATA[Il tonno in gravidanza si può mangiare? Tonno in gravidanza e Dieta Mediterranea: benefici e linee guida A cura della Dott.ssa esperta in Nutrizione Beatrice Trio In occasione della World Tuna Day (2 maggio), giornata che ne celebra l&#8217;importanza dal punto di vista nutrizionale, economico e di sostenibilità, cresce l’attenzione verso un alimento centrale nella [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="font-size: 14pt;">Il tonno in gravidanza si può mangiare?</span></h2>
<p><span style="font-size: 14pt;">Tonno in gravidanza e Dieta Mediterranea: benefici e linee guida</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong><em>A cura della Dott.ssa esperta in Nutrizione Beatrice Trio</em></strong></span></p>
<p>In occasione della World Tuna Day (2 maggio), giornata che ne celebra l&#8217;importanza dal punto di vista nutrizionale, economico e di sostenibilità, cresce l’attenzione verso un alimento centrale nella tradizione alimentare mediterranea.</p>
<p>Una delle domande più frequenti in ambito clinico è: si può mangiare tonno in gravidanza?</p>
<p>Il tonno rappresenta una fonte di proteine ad alto valore biologico, acidi grassi omega-3 (DHA) e micronutrienti essenziali, ma il suo consumo in gravidanza deve essere valutato con attenzione per il contenuto di mercurio e per la qualità della materia prima. In questo contesto, la nutrizione si configura come uno strumento di prevenzione, basato su evidenze scientifiche e scelte consapevoli.</p>
<p>Pesce in gravidanza: evidenze scientifiche e Dieta Mediterranea</p>
<p>Nel modello della Dieta Mediterranea, il consumo di pesce in gravidanza è fortemente raccomandato.</p>
<p>Secondo la V Revisione dei SINU – LARN (2024) e le indicazioni del Istituto Superiore di Sanità, il pesce apporta DHA, fondamentale per lo sviluppo del sistema nervoso centrale e della retina del feto.</p>
<p>Linee guida:</p>
<ul>
<li>pesce: 2–3 porzioni a settimana</li>
<li>preferire pesce di piccola taglia</li>
<li>limitare i grandi predatori come il tonno</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>Tonno in gravidanza: quanto mangiarne e rischio mercurio</strong></span></p>
<p>Il tema centrale è il contenuto di mercurio nel tonno, in particolare sotto forma di metilmercurio, che:</p>
<ul>
<li>si accumula nei grandi pesci predatori</li>
<li>attraversa la placenta</li>
<li>può influenzare lo sviluppo neurologico fetale</li>
</ul>
<p>Secondo l’EFSA, la sicurezza alimentare in gravidanza si basa sulla gestione del rischio attraverso la quantità e la frequenza di consumo.</p>
<p><strong> Quanto tonno mangiare in gravidanza ?:</strong></p>
<ul>
<li>1 porzione a settimana (100–150 g)</li>
<li>tonno in scatola: <strong>≤</strong>1 porzione/settimana (~80 g)</li>
<li>alternare con pesce azzurro (sarde, alici, sgombro)</li>
</ul>
<p>Quindi: il tonno in gravidanza si può mangiare, ma con moderazione e all’interno di una dieta varia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>Selenio e mercurio: equilibrio biologico</strong></span></p>
<p>Il tonno è anche una fonte importante di selenio, micronutriente coinvolto nei sistemi antiossidanti.</p>
<p>Studi disponibili su PubMed evidenziano una possibile interazione tra selenio e mercurio, con riduzione della biodisponibilità del metallo.</p>
<p>Tuttavia: il selenio non elimina il rischio, ma contribuisce al bilancio complessivo rischio-beneficio, che resta guidato dalle raccomandazioni ufficiali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>Filiera, etichetta e qualità della materia prima</strong></span></p>
<p>Quando si parla di tonno in gravidanza, la sicurezza non dipende solo dalla quantità, ma anche dalla qualità della filiera e dalla tracciabilità.</p>
<p>Il Regolamento UE 1169/2011 tutela il consumatore attraverso informazioni obbligatorie in etichetta.</p>
<p><strong>Come leggere l’etichetta del tonno?</strong></p>
<ul>
<li>specie (es. <em>Thunnus albacares</em>, <em>Katsuwonus pelamis</em>)</li>
<li>zona FAO di pesca</li>
<li>metodo di produzione (pescato/allevato)</li>
<li>contenuto di sale e tipo di conservazione</li>
</ul>
<p><span style="color: #000000;"><strong>ZONE FAO-SICUREZZA TRACCIABILIT ED ETICHETTATURA : STRUMENTI AL TUTELA DEL CONSUMATORE E DELLA CORRETTA FILIERA ALIMENTARE CAPIAMO LA LORO IMPORTANZA</strong></span></p>
<p>Le zone FAO identificano le aree di pesca globali.<br />
Alcune aree del Pacifico (FAO 61, 71, 81) presentano sistemi di controllo strutturati e tracciabilità elevata.</p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>Ecosostenibilità</strong></span></p>
<ul>
<li>preferire prodotti certificati (es. MSC)</li>
<li>attenzione agli stock sovrasfruttati</li>
<li>privilegiare tecniche selettive come “pole &amp; line”</li>
</ul>
<p><u>La scelta del tonno diventa così atto consapevole che integra salute e ambiente</u>.</p>
<p>Diabete gestazionale: alimentazione e approccio multidisciplinare</p>
<p>Nel contesto del diabete gestazionale, il tonno può essere inserito nell’alimentazione per:</p>
<ul>
<li>assenza di carboidrati (indice glicemico nullo)</li>
<li>elevato potere saziante</li>
<li>supporto al controllo glicemico</li>
</ul>
<p>Tuttavia, la gestione della paziente richiede un approccio multidisciplinare, che coinvolge:</p>
<ul>
<li>ginecologo</li>
<li>diabetologo</li>
<li>nutrizionista</li>
</ul>
<p><span style="color: #000000;"><strong>Ma quale sarà quindi l’obiettivo?</strong></span></p>
<ul>
<li>personalizzare il piano alimentare</li>
<li>monitorare la risposta metabolica</li>
<li>garantire sicurezza materno-fetale</li>
</ul>
<p>In questo contesto, la nutrizione clinica diventa parte integrante del percorso terapeutico.</p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>Conclusioni</strong></span></p>
<p>Il tonno in gravidanza rappresenta un esempio concreto di nutrizione rappresentata dalla Dieta Mediterranea Patrimonio dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l&#8217;Educazione, la Scienza e la Cultura (UNESCO) moderna, in cui si esplicitano i seguenti punti:</p>
<ul>
<li> benefici nutrizionali</li>
<li> rischio da mercurio</li>
<li> sostenibilità ambientale</li>
<li> gestione clinica</li>
</ul>
<p>devono essere integrati.</p>
<ul>
<li>il tonno si può mangiare in gravidanza</li>
<li>ma in quantità controllata</li>
<li>scegliendo prodotti tracciabili e di qualità</li>
<li>all’interno di una dieta mediterranea varia ed equilibrata</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>La vera prevenzione nasce dalla consapevolezza: conoscere cosa si mangia, da dove proviene e come inserirlo correttamente nel proprio piano nutrizionale.</p>
<p>La qualità della scelta alimentare – più che la semplice quantità – rappresenta oggi il fulcro della prevenzione nutrizionale materno-fetale.</p>
<p>Sitografia e Bibliografia</p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>Fonti istituzionali:</strong></span></p>
<ul>
<li>SINU: <a href="https://sinu.it">https://sinu.it</a></li>
<li>ISS: <a href="https://www.issalute.it">https://www.issalute.it</a></li>
<li>CREA: <a href="https://www.crea.gov.it">https://www.crea.gov.it</a></li>
<li>PubMed: <a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov">https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov</a></li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Giornata della Terra: il pianeta comincia dalla tavola</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/giornata-della-terra-il-pianeta-comincia-dalla-tavola/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[pattoincucina2024]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 08:01:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4650</guid>

					<description><![CDATA[Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella Ogni anno, il 22 aprile, la Giornata della Terra ci invita a riflettere sul rapporto tra l’essere umano e l’ambiente. Spesso pensiamo alla sostenibilità come a qualcosa di lontano: grandi decisioni politiche, industrie, trasporti. In realtà, uno dei gesti più quotidiani e potenti che abbiamo per prenderci cura del [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella</strong></p>
<p>Ogni anno, il 22 aprile, la Giornata della Terra ci invita a riflettere sul rapporto tra l’essere umano e l’ambiente. Spesso pensiamo alla sostenibilità come a qualcosa di lontano: grandi decisioni politiche, industrie, trasporti. In realtà, uno dei gesti più quotidiani e potenti che abbiamo per prenderci cura del pianeta è scegliere cosa mettere nel piatto. L’alimentazione non è solo nutrizione e cultura: è anche impatto ambientale. Ogni alimento porta con sé una storia fatta di risorse naturali, acqua, suolo, energia, emissioni. Mangiare in modo più consapevole non significa rinunciare al piacere, ma imparare a riconoscere il valore del cibo anche dal punto di vista ecologico.</p>
<h2><strong>L’impronta ambientale del cibo: acqua e carbonio</strong></h2>
<h3>Impronta idrica: quanta acqua c’è nel nostro piatto</h3>
<p>Quando parliamo di sostenibilità alimentare, l’acqua è una delle risorse più spesso sottovalutate. L’impronta idrica rappresenta la quantità totale di acqua dolce necessaria per produrre un alimento lungo tutta la filiera: dalla coltivazione dei mangimi all’allevamento degli animali, dalla trasformazione industriale fino al trasporto e alla conservazione. Non si tratta quindi solo dell’acqua “visibile”, ma di quella nascosta che rende possibile ogni singolo prodotto.I numeri aiutano a comprendere la portata del fenomeno. Per produrre un chilogrammo di carne bovina servono in media circa 15.000 litri di acqua, un valore che tiene conto sia dell’alimentazione dell’animale sia delle condizioni di allevamento. I formaggi stagionati richiedono tra 5.000 e 6.000 litri per chilogrammo, mentre le fonti proteiche vegetali come i legumi si attestano su valori molto più bassi, intorno ai 1.500–2.000 litri per kg. Anche i cereali hanno un’impronta relativamente contenuta, circa 1.000–1.300 litri per kg, mentre frutta e verdura di stagione presentano i consumi idrici più ridotti. Questi dati non vanno letti in modo punitivo o semplificato. L’obiettivo non è eliminare completamente determinati alimenti, ma riequilibrare le scelte, riducendo la frequenza dei prodotti più “idrovori” e valorizzando una maggiore varietà di alimenti vegetali. Un consumo più consapevole dell’acqua passa anche dalla stagionalità, dalla riduzione degli sprechi e dal rispetto del valore reale del cibo che arriva nel piatto</p>
<h3>Impronta di carbonio: il peso delle emissioni</h3>
<p>Accanto all’acqua, un altro indicatore fondamentale è l’impronta di carbonio, che misura le emissioni di gas serra associate alla produzione di un alimento, espresse in CO₂ equivalente. Anche in questo caso, non conta solo l’alimento in sé, ma l’intero ciclo di vita: produzione agricola, allevamento, trasformazione, confezionamento, trasporto e conservazione.Le differenze tra gli alimenti sono significative. Le carni rosse e i prodotti di origine animale presentano in genere un’impronta climatica più elevata, a causa delle emissioni legate alla digestione degli animali, alla produzione dei mangimi e all’uso intensivo di risorse. Al contrario, gli alimenti di origine vegetale, soprattutto se locali, stagionali e poco trasformati, risultano molto più leggeri dal punto di vista ambientale.Anche fattori spesso invisibili al consumatore incidono sull’impatto finale: trasporti a lunga distanza, catene del freddo prolungate, imballaggi complessi ed eccessiva lavorazione industriale aumentano in modo significativo le emissioni. Per questo motivo, una dieta più sostenibile non coincide necessariamente con un modello rigido o esclusivo, ma con un’alimentazione più varia, prevalentemente vegetale, basata su cibi semplici e filiere corte.Ridurre l’impronta ambientale a tavola non significa rinunciare al piacere del cibo, ma imparare a dare il giusto peso alle scelte, riconoscendo che ogni pasto è anche un atto di responsabilità verso il pianeta.</p>
<h2><strong>Mangiare sostenibile: cosa possiamo fare davvero</strong></h2>
<ol>
<li>
<h3>Ridare spazio ai vegetali</h3>
</li>
</ol>
<p>Verdure, legumi, cereali integrali, frutta secca e semi rappresentano il cuore di un’alimentazione sostenibile. Non solo hanno un impatto ambientale generalmente più contenuto rispetto ai prodotti di origine animale, ma apportano fibre, vitamine, minerali e composti bioattivi fondamentali per la salute. Integrare più pasti vegetali nella settimana non significa eliminare altri alimenti, ma <strong>riequilibrare il piatto</strong>, lasciando che i vegetali tornino a essere protagonisti e non semplici contorni. Anche piccoli cambiamenti, come alternare le fonti proteiche o aumentare la varietà delle verdure consumate, possono avere un effetto significativo sull’ambiente</p>
<ol start="2">
<li>
<h3>Scegliere stagionale e locale</h3>
</li>
</ol>
<p>Mangiare secondo stagione è uno dei gesti più semplici e concreti per ridurre l’impatto ambientale. Significa rispettare i cicli naturali delle colture, limitare l’uso di serre riscaldate, abbattere i trasporti a lunga distanza e ridurre il consumo energetico legato alla conservazione. Inoltre, i prodotti stagionali sono spesso più ricchi di sapore e nutrienti. Privilegiare alimenti locali permette anche di sostenere le economie del territorio, rafforzando il legame tra chi produce e chi consuma e riscoprendo la biodiversità alimentare che ogni regione offre.</p>
<ol start="3">
<li>
<h3>Ridurre lo spreco alimentare</h3>
</li>
</ol>
<p>Lo spreco è uno dei paradossi più gravi del sistema alimentare contemporaneo: enormi quantità di cibo vengono prodotte, trasportate e trasformate per poi finire nella spazzatura. Ridurre lo spreco significa agire su più livelli: pianificare la spesa in modo realistico, conservare correttamente gli alimenti, leggere con attenzione le date di scadenza e imparare a valorizzare gli avanzi. Ogni alimento buttato rappresenta acqua, energia e lavoro sprecati. Recuperare una cucina più creativa e flessibile è anche un modo per ridare valore al cibo e al tempo che richiede per arrivare sulle nostre tavole.</p>
<ol start="4">
<li>
<h3>Consumare meno, ma meglio</h3>
</li>
</ol>
<p>Una dieta sostenibile non si basa sull’eliminazione totale, ma sulla qualità e sulla frequenza. Ridurre il consumo di alimenti ad alto impatto ambientale, come carne e formaggi, e sceglierli con maggiore attenzione – privilegiando filiere trasparenti, allevamenti più rispettosi del benessere animale e produzioni di qualità – permette di coniugare piacere, salute e responsabilità ambientale. Consumare meno, ma meglio, significa anche tornare a considerare questi alimenti come parte di un equilibrio, e non come presenza quotidiana scontata</p>
<ol start="5">
<li>
<h3>Valorizzare la cucina semplice</h3>
</li>
</ol>
<p>La cucina quotidiana, quando è semplice, è spesso anche la più sostenibile. Piatti casalinghi, ingredienti poco lavorati, ricette essenziali riducono l’impatto ambientale legato alla trasformazione industriale, al packaging e alla logistica. Cucinare partendo da materie prime riconoscibili permette di avere maggiore controllo su ciò che mangiamo e di instaurare un rapporto più consapevole con il cibo. La semplicità non è una rinuncia, ma un ritorno all’essenziale: meno sprechi, meno complessità, più valore.</p>
<h2><strong>Nutrire il futuro: una responsabilità condivisa</strong></h2>
<p>Mangiare è uno dei gesti più quotidiani e personali che compiamo, e proprio per questo è facile dimenticare quanto sia anche un atto profondamente collettivo. Ogni alimento che arriva sulle nostre tavole porta con sé una storia fatta di risorse naturali, lavoro umano, suolo, acqua, energia. Le scelte individuali, quando diventano abitudini diffuse, hanno il potere di orientare il mercato, influenzare i modelli produttivi e spingere l’intero sistema alimentare verso direzioni più sostenibili.</p>
<p>Nutrire il futuro significa riconoscere che non può esistere una salute duratura dell’essere umano senza la salute degli ecosistemi che lo sostengono. Il cibo è il punto di contatto più diretto tra corpo e pianeta: ciò che mangiamo influisce non solo sul nostro benessere metabolico, ma anche sull’equilibrio climatico, sulla biodiversità, sulla disponibilità di risorse per le generazioni che verranno.</p>
<p>In questo senso, la sostenibilità non è una scelta ideologica né una rinuncia estrema. È piuttosto una pratica quotidiana fatta di attenzione e misura: scegliere con maggiore consapevolezza, ridurre gli eccessi, privilegiare la qualità alla quantità, rispettare la stagionalità e il valore reale degli alimenti. Non si tratta di essere “perfetti”, ma di essere coerenti e responsabili.</p>
<p>La Giornata della Terra ci invita a spostare lo sguardo dal singolo gesto isolato al quadro più ampio: ogni pasto è un’opportunità per prenderci cura di noi stessi e del mondo in cui viviamo. Il futuro non si costruisce solo con grandi politiche e decisioni globali, ma anche attraverso scelte apparentemente semplici, ripetute ogni giorno. In cucina, come nella vita, il cambiamento nasce dalla consapevolezza.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><em>E la Terra, a tavola, è sempre ospite con noi.</em></strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Barbecue e brace: tra convivialità, tradizione e consapevolezza</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/barbecue-e-brace-tra-convivialita-tradizione-e-consapevolezza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[pattoincucina2024]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 09:58:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4645</guid>

					<description><![CDATA[Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella Con l’arrivo della primavera tornano le giornate più lunghe, i pasti all’aria aperta, la voglia di stare insieme. In questo scenario il barbecue occupa un posto speciale: accendere la brace, cuocere lentamente carne, pesce o verdure, condividere il pasto all’esterno è un gesto che parla di convivialità, di tempo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella</strong></p>
<p>Con l’arrivo della primavera tornano le giornate più lunghe, i pasti all’aria aperta, la voglia di stare insieme. In questo scenario il barbecue occupa un posto speciale: accendere la brace, cuocere lentamente carne, pesce o verdure, condividere il pasto all’esterno è un gesto che parla di convivialità, di tempo ritrovato, di socialità. Non è solo un metodo di cottura, ma un rito collettivo, profondamente radicato nella cultura di molte famiglie.</p>
<p>Proprio per questo, però, il barbecue merita uno sguardo più consapevole. Come molte pratiche tradizionali, porta con sé piacere e significato, ma anche alcuni aspetti critici per la salute, soprattutto se ripetuto frequentemente o gestito senza attenzione.</p>
<h2><strong>Cosa accade davvero quando si cucina sulla brace</strong></h2>
<p>a cottura alla griglia espone gli alimenti a temperature molto elevate, spesso superiori ai 200–250 °C, e al contatto diretto con la fiamma o con il fumo prodotto dalla combustione. In queste condizioni si innescano reazioni chimiche complesse che portano alla formazione di sostanze indesiderate, ampiamente studiate dalla ricerca scientifica per i loro potenziali effetti sulla salute.</p>
<p>Tra le più note vi sono gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA), come il benzo[a]pirene. Questi composti si formano quando il grasso degli alimenti cola sulla brace o sulle superfici incandescenti, bruciando e producendo fumo. Il fumo, risalendo, si deposita sulla superficie del cibo, veicolando gli IPA. L’AIRC (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro) segnala da tempo che alcuni IPA sono classificati come cancerogeni certi o probabili, e che l’esposizione alimentare avviene soprattutto attraverso cotture alla griglia, alla brace o affumicature non controllate.</p>
<p>Un altro gruppo di sostanze attenzionate sono le ammine eterocicliche (HCA), che si formano principalmente nella carne e nel pesce quando vengono cotti ad alte temperature per tempi prolungati, soprattutto in condizioni di forte doratura o carbonizzazione. Le HCA derivano dalla reazione tra aminoacidi, zuccheri e creatina presenti nei tessuti muscolari. Studi epidemiologici osservazionali hanno evidenziato un’associazione tra un consumo frequente di carni molto grigliate o bruciate e un aumento del rischio di alcune patologie oncologiche, in particolare a carico dell’apparato digerente.</p>
<p>L’acrilammide, invece, si forma prevalentemente negli alimenti ricchi di amido – come patate, pane o prodotti a base di cereali – quando vengono sottoposti a temperature elevate e a una marcata doratura. Questo composto è stato classificato dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) come probabile cancerogeno per l’uomo. Anche in questo caso, la quantità prodotta dipende fortemente dal grado di cottura: più l’alimento è scuro e bruciato, maggiore è la concentrazione.</p>
<p>Le principali istituzioni scientifiche, tra cui AIRC, EFSA e OMS, concordano su un punto fondamentale: il rischio non è legato al singolo episodio, ma alla frequenza di esposizione, alle quantità consumate e alle modalità di cottura. Un barbecue occasionale, inserito in una dieta varia ed equilibrata, non rappresenta un problema in sé. Diventa invece critico quando la cottura alla brace o alla griglia è frequente, ripetuta e caratterizzata da alimenti fortemente carbonizzati.</p>
<p>Per questo motivo, le raccomandazioni non puntano all’eliminazione del barbecue, ma alla <em>sua moderazione</em>, alla riduzione delle bruciature e alla scelta di strategie che limitino la formazione di questi composti. Ancora una volta, la differenza non la fa il gesto isolato, ma l’abitudine nel tempo.</p>
<h2><strong>Tradizione sì, ma senza demonizzazioni</strong></h2>
<p>Il barbecue non va demonizzato, così come non va idealizzato. È una pratica che può trovare spazio all’interno di uno stile di vita equilibrato, purché rimanga un’eccezione e non una routine.</p>
<p>Inserito in un’alimentazione varia, ricca di vegetali e caratterizzata da metodi di cottura prevalentemente delicati, il barbecue perde gran parte della sua criticità. Al contrario, se diventa una modalità di cottura frequente – soprattutto per carni rosse e lavorate – può aumentare l’esposizione a sostanze potenzialmente dannose.</p>
<p>La consapevolezza, come spesso accade in cucina, non passa dall’eliminazione, ma dalla misura.</p>
<h2><strong>Barbecue più consapevole: 6 accorgimenti utili</strong></h2>
<p>Le strategie per rendere il barbecue più sicuro non sono semplici “buone pratiche”, ma trovano fondamento in evidenze scientifiche consolidate.</p>
<p>Evitare la carbonizzazione è uno degli aspetti più rilevanti. a carbonizzazione non è un segnale di “cottura migliore”, ma di una reazione chimica eccessiva. Rimuovere le parti bruciate o interrompere la cottura prima che l’alimento annerisca visibilmente riduce in modo significativo l’esposizione a queste sostanze.</p>
<p>Anche la cottura indiretta rappresenta una strategia efficace. Preferire una brace meno aggressiva e cuocere gli alimenti lateralmente, evitando il contatto diretto con la fiamma viva, permette di mantenere temperature più controllate. Questo approccio riduce la formazione di composti nocivi senza rinunciare al gusto tipico della griglia. Le linee guida internazionali sulla sicurezza alimentare indicano proprio il controllo della temperatura come uno dei fattori chiave nella prevenzione dei rischi legati alle alte temperature.</p>
<p>Un altro punto cruciale riguarda il grasso che cola sulla brace. Quando il grasso brucia, genera fumo ricco di IPA che si deposita sugli alimenti. Scegliere carni più magre, eliminare il grasso visibile o utilizzare vaschette di raccolta sotto la griglia consente di ridurre notevolmente la produzione di fumo e, di conseguenza, la contaminazione del cibo. Anche questo aspetto è richiamato nelle raccomandazioni AIRC come misura preventiva semplice ma efficace.</p>
<p>La marinatura prima della cottura non è solo una scelta gastronomica, ma una vera strategia protettiva. Studi sperimentali hanno dimostrato che marinare la carne con ingredienti ricchi di antiossidanti – come olio extravergine d’oliva, succo di limone, erbe aromatiche e spezie – può ridurre la formazione di ammine eterocicliche anche del 40–90%, a seconda della composizione della marinatura e dei tempi di cottura. Gli antiossidanti, infatti, interferiscono con le reazioni chimiche che portano alla formazione di questi composti.</p>
<p>Alternare carne e verdure è un’altra scelta chiave. Le verdure, a differenza delle carni, non sviluppano ammine eterocicliche durante la cottura alla griglia. Inoltre, sono naturalmente ricche di fibre, vitamine e composti bioattivi che contribuiscono all’equilibrio del pasto. Inserirle in abbondanza sulla griglia non solo rende il barbecue più vario e gustoso, ma ne migliora anche il profilo nutrizionale complessivo.</p>
<p>Infine, moderare porzioni e frequenza rimane il principio più importante. Le principali istituzioni scientifiche concordano sul fatto che il rischio è cumulativo: dipende da quante volte e in che quantità si consumano alimenti cotti alla brace. Il barbecue, quindi, dovrebbe restare un momento occasionale, legato alla convivialità e alla festa, non una pratica abituale. Inserito saltuariamente in uno stile alimentare ricco di vegetali e caratterizzato da cotture più delicate, il suo impatto sulla salute rimane contenuto.</p>
<p>In sintesi, non si tratta di rinunciare al barbecue, ma di governarlo con consapevolezza. Piccoli accorgimenti, ripetuti nel tempo, permettono di preservare il piacere della griglia riducendo in modo concreto i potenziali rischi per la salute.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Primavera nel Piatto: Nutrire il cambiamento, senza forzarlo</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/primavera-nel-piatto-nutrire-il-cambiamento-senza-forzarlo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[pattoincucina2024]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 10:52:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4641</guid>

					<description><![CDATA[Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella La primavera è una soglia. Non arriva di colpo, non cancella l’inverno, ma lo scioglie lentamente. Il corpo lo sa prima della mente: cambiano il ritmo del sonno, la fame, la tolleranza a certi cibi, il desiderio di leggerezza. È un passaggio fisiologico, ormonale, metabolico. E come ogni passaggio, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella</strong></p>
<p>La primavera è una soglia. Non arriva di colpo, non cancella l’inverno, ma lo scioglie lentamente. Il corpo lo sa prima della mente: cambiano il ritmo del sonno, la fame, la tolleranza a certi cibi, il desiderio di leggerezza. È un passaggio fisiologico, ormonale, metabolico. E come ogni passaggio, chiede ascolto più che controllo. In cucina, la primavera invita a fare un passo indietro rispetto all’eccesso di stimoli che caratterizza l’alimentazione moderna. Non chiede di “fare di più”, ma di fare meglio, con meno.</p>
<h2><strong>Depurazione: un concetto da liberare dagli estremi</strong></h2>
<p>Negli ultimi anni la parola depurazione è stata spesso travisata. Associata a diete drastiche, succhi “miracolosi” e digiuni improvvisati, ha finito per perdere il suo significato più profondo, trasformandosi in una promessa rapida di leggerezza più che in un reale percorso di benessere. In realtà, il nostro organismo non ha bisogno di interventi estremi per “ripulirsi”: è naturalmente progettato per depurarsi ogni giorno. Fegato, reni, intestino e sistema linfatico lavorano in modo continuo e coordinato per mantenere l’equilibrio interno, eliminando le scorie metaboliche e gestendo ciò che introduciamo con l’alimentazione e l’ambiente. La vera depurazione, quindi, non è un’azione straordinaria, ma un processo fisiologico costante, che può essere sostenuto o ostacolato dalle nostre scelte quotidiane.  Mangiare in modo “depurativo” non significa privarsi o eliminare interi gruppi alimentari, ma non sovraccaricare questi sistemi. Significa ridurre il consumo di alimenti ultra-processati, zuccheri raffinati, grassi ossidati e prodotti ricchi di additivi, che richiedono uno sforzo metabolico maggiore per essere gestiti. Al contrario, privilegiare cibi semplici, stagionali e poco trasformati – ricchi di fibre, vitamine, sali minerali e composti bioattivi – aiuta l’organismo a lavorare in modo più efficiente.</p>
<p>In primavera, questo approccio trova un’alleata naturale nella stagionalità. La natura mette a disposizione verdure e alimenti che favoriscono leggerezza, varietà e rinnovamento, accompagnando il corpo nel passaggio dall’inverno a una fase più attiva. Depurarsi, in questo senso, non significa “fare pulizia”, ma tornare all’essenziale, ascoltando i ritmi del corpo e scegliendo con maggiore consapevolezza ciò che portiamo nel piatto.</p>
<h2><strong>La primavera non chiede restrizione, ma consapevolezza</strong></h2>
<p>La primavera viene spesso vissuta come una stagione di “correzione”: si parla di rimettersi in forma, alleggerire, compensare gli eccessi invernali. In realtà, il corpo non chiede interventi drastici né nuove regole rigide, ma una maggiore attenzione ai propri segnali. È un periodo di transizione fisiologica, in cui l’organismo passa gradualmente da una fase di rallentamento a una di riattivazione.</p>
<p>Mangiare in primavera significa imparare ad ascoltare questo cambiamento. Le esigenze energetiche si modificano, la digestione diventa più efficiente, il desiderio di cibi pesanti tende naturalmente a ridursi. Forzare questo processo con restrizioni o schemi rigidi rischia di creare uno squilibrio opposto: stanchezza, fame nervosa, senso di privazione.</p>
<p>La consapevolezza, invece, permette di accompagnare il corpo senza scontrarsi con lui. Significa scegliere cibi più freschi e vari, ridurre automaticamente ciò che appesantisce, modulare le porzioni senza calcoli ossessivi. La primavera non è una stagione di controllo, ma di adattamento intelligente, in cui il cibo torna a essere uno strumento di dialogo con il corpo, non di giudizio.</p>
<h2><strong>Cucina primaverile come gesto di adattamento</strong></h2>
<p>Con il cambio di stagione cambia anche il modo di stare in cucina. La cucina primaverile riflette un bisogno di maggiore leggerezza, ma non di semplificazione banale. È una cucina che si fa più attenta, più misurata, più rispettosa dei tempi e delle strutture degli alimenti.</p>
<p>Le preparazioni diventano meno lunghe e meno aggressive: si privilegiano cotture brevi, stufature leggere, vapore, salti rapidi. Non per moda, ma perché il corpo in questa fase tollera meno i piatti troppo concentrati, grassi o elaborati. Tornano piatti unici ben bilanciati, in cui carboidrati complessi, proteine e verdure convivono senza eccessi, favorendo una digestione più fluida e un’energia più stabile. Questa non è una cucina “povera” né rinunciataria. È una cucina di precisione, che sceglie pochi ingredienti ma li utilizza con cura. Ogni elemento ha una funzione: nutrire, sostenere, non appesantire. Anche le porzioni si ridimensionano in modo naturale, non per imposizione, ma perché il corpo stesso chiede meno.</p>
<p>Mangiare in primavera, quindi, non significa inseguire un ideale estetico o “rimettersi in forma” in senso punitivo. Significa <em>ritrovare una forma più coerente con il momento che si sta vivendo</em>, più flessibile, più in sintonia con i ritmi naturali e con i bisogni reali. La cucina diventa così un gesto di adattamento consapevole: al clima, alla stagione, ma anche alla propria energia, al proprio tempo e al proprio modo di vivere il cibo.</p>
<h2><strong>Consigli pratici per portare la primavera nel piatto</strong></h2>
<p>La cucina primaverile non richiede rivoluzioni, ma piccoli aggiustamenti quotidiani. Il primo passo è semplificare: ridurre il numero di ingredienti, scegliere materie prime fresche e lasciarle parlare. Piatti troppo elaborati o ricchi di grassi tendono ad appesantire proprio nel momento in cui il corpo chiede maggiore fluidità.</p>
<p>È utile variare di più, alternando le fonti proteiche e dando spazio a legumi, uova, pesce e proteine vegetali, senza rinunciare al gusto. Anche le porzioni possono diventare più misurate in modo naturale, accompagnate da una maggiore presenza di verdure cotte e crude.</p>
<p>Un altro aspetto importante è il ritmo dei pasti: mangiare con regolarità, evitando digiuni improvvisati o compensazioni, aiuta il metabolismo ad adattarsi al cambio di stagione. Infine, privilegiare cotture leggere e condimenti semplici – olio extravergine d’oliva a crudo, erbe aromatiche, spezie delicate – permette di nutrire senza sovraccaricare.</p>
<h2><strong>Idee di ricette primaverili, semplici e bilanciate</strong></h2>
<h3><strong>Vellutata verde di stagione</strong></h3>
<p>Un piatto leggero ma nutriente, ideale per le serate ancora fresche. Si possono utilizzare zucchine, piselli, asparagi o bietole, cotti brevemente e frullati con un filo di olio extravergine d’oliva. L’aggiunta di legumi o di una manciata di semi rende la vellutata più completa dal punto di vista nutrizionale.</p>
<p><strong>Ingredienti (per 2 persone)</strong></p>
<ul>
<li>2 zucchine medie</li>
<li>100 g di piselli freschi o surgelati</li>
<li>1 patata piccola</li>
<li>½ cipolla o 1 scalogno</li>
<li>1 cucchiaio di olio extravergine d’oliva</li>
<li>Brodo vegetale q.b.</li>
<li>Sale q.b.</li>
<li>Pepe nero (facoltativo)</li>
<li>Semi di zucca o di girasole per guarnire (facoltativi)</li>
</ul>
<p><strong>Procedimento: </strong>Lavare e tagliare le verdure in pezzi regolari. Far appassire dolcemente la cipolla in una casseruola con un filo di olio extravergine d’oliva, senza farla colorire. Aggiungere zucchine, patata e piselli, quindi coprire con brodo vegetale caldo. Lasciare cuocere a fuoco moderato fino a quando le verdure risultano morbide. Frullare il tutto fino a ottenere una consistenza liscia e cremosa, regolare di sale e completare con olio a crudo o una spolverata di semi.</p>
<h3><strong>Piatto unico con cereali e verdure primaverili</strong></h3>
<p>Farro, orzo o riso integrale abbinati a verdure di stagione saltate velocemente e a una fonte proteica leggera, come ceci, uova o tofu. Un piatto che sostiene l’energia senza appesantire e che si presta bene anche ai pranzi fuori casa.</p>
<p><strong>Ingredienti (per 2 persone)</strong></p>
<ul>
<li>120 g di farro (o orzo/riso integrale)</li>
<li>1 zucchina</li>
<li>1 carota</li>
<li>1 manciata di asparagi o piselli</li>
<li>120 g di ceci cotti</li>
<li>2 cucchiai di olio extravergine d’oliva</li>
<li>Sale q.b.</li>
<li>Erbe aromatiche a piacere (timo, prezzemolo)</li>
</ul>
<p><strong>Procedimento</strong>: cuocere il cereale scelto in acqua leggermente salata e lasciarlo intiepidire. Nel frattempo, lavare e tagliare le verdure di stagione, quindi saltarle rapidamente in padella con olio extravergine d’oliva, mantenendole croccanti. Aggiungere i ceci già cotti e lasciare insaporire per pochi minuti. Unire il cereale alle verdure, mescolare delicatamente e completare con erbe aromatiche fresche prima di servire.</p>
<h3><strong>Uova strapazzate con verdure e erbe aromatiche</strong></h3>
<p>Una soluzione semplice e versatile: uova cotte dolcemente, abbinate a verdure primaverili e aromatizzate con prezzemolo, erba cipollina o maggiorana. Un piatto rapido, nutriente e adatto sia a pranzo che a cena.</p>
<p><strong>Ingredienti (per 2 persone)</strong></p>
<ul>
<li>4 uova</li>
<li>1 zucchina piccola o un mazzetto di spinaci</li>
<li>1 cucchiaio di olio extravergine d’oliva</li>
<li>Sale q.b.</li>
<li>Erba cipollina o prezzemolo fresco</li>
</ul>
<p><strong>Procedimento: </strong>pulire e tagliare le verdure, quindi cuocerle brevemente in padella con poco olio extravergine. Sbattere leggermente le uova con un pizzico di sale, versarle sulle verdure e cuocere a fuoco basso, mescolando delicatamente per ottenere una consistenza morbida e cremosa. Interrompere la cottura prima che le uova asciughino troppo e completare con erbe aromatiche fresche tritate.</p>
<h3><strong>Insalata tiepida di legumi e ortaggi</strong></h3>
<p>Lenticchie o ceci cotti, uniti a verdure di stagione leggermente scottate e conditi con olio extravergine e succo di limone. Ideale per accompagnare il corpo nel passaggio stagionale, offrendo fibre e proteine senza eccessi.</p>
<p><strong>Ingredienti (per 2 persone)</strong></p>
<ul>
<li>200 g di lenticchie o ceci cotti</li>
<li>1 zucchina</li>
<li>1 carota</li>
<li>1 cucchiaio e mezzo di olio extravergine d’oliva</li>
<li>Succo di ½ limone</li>
<li>Sale q.b.</li>
<li>Semi di sesamo o mandorle a lamelle (facoltativi)</li>
</ul>
<p><strong>Procedimento: </strong>lavare e tagliare le verdure a fettine sottili o a julienne, quindi scottarle rapidamente in padella con un filo di olio extravergine, mantenendole sode. Aggiungere i legumi già cotti e scaldare brevemente. Condire a fuoco spento con olio extravergine a crudo, succo di limone e sale. Servire tiepida, eventualmente arricchendo con semi o frutta secca.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Disturbi del comportamento alimentare: nuove chiavi di lettura tra scienza, consapevolezza e cura</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/disturbi-del-comportamento-alimentare-nuove-chiavi-di-lettura-tra-scienza-consapevolezza-e-cura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[pattoincucina2024]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Mar 2026 00:01:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4637</guid>

					<description><![CDATA[di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella La Giornata nazionale del Fiocchetto Lilla è un’occasione preziosa per riportare l’attenzione sui disturbi del comportamento alimentare (DCA), condizioni complesse e multifattoriali che coinvolgono corpo, mente ed emozioni. Anoressia nervosa, bulimia nervosa e disturbo da alimentazione incontrollata non sono semplicemente “problemi con il cibo”, ma patologie profonde, spesso silenziose, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella</strong></p>
<p>La Giornata nazionale del Fiocchetto Lilla è un’occasione preziosa per riportare l’attenzione sui disturbi del comportamento alimentare (DCA), condizioni complesse e multifattoriali che coinvolgono corpo, mente ed emozioni. Anoressia nervosa, bulimia nervosa e disturbo da alimentazione incontrollata non sono semplicemente “problemi con il cibo”, ma patologie profonde, spesso silenziose, che richiedono uno sguardo ampio e integrato. Negli ultimi anni, la ricerca scientifica ha aperto nuove prospettive di comprensione, mostrando come i DCA siano il risultato di un intreccio dinamico tra fattori psicologici, biologici, sociali e culturali. Accanto ai percorsi terapeutici tradizionali, oggi emergono approcci innovativi che mettono in dialogo neuroscienze, nutrizione, mindfulness e microbiota intestinale.</p>
<h2><strong>Disturbi alimentari: oltre il comportamento</strong></h2>
<p>I disturbi del comportamento alimentare non possono essere ridotti a una semplice alterazione del modo di mangiare. Il rapporto disfunzionale con il cibo, il peso e l’immagine corporea è spesso solo la parte visibile di un disagio molto più profondo. Alla base di queste patologie si trova frequentemente un bisogno di controllo che nasce come strategia di difesa: controllare il cibo, il corpo o il peso diventa un modo per gestire emozioni percepite come ingestibili, stati di ansia, senso di inadeguatezza o perdita di sicurezza. Con il tempo, però, questo controllo tende a irrigidirsi e a occupare sempre più spazio nella vita della persona, trasformandosi da tentativo di protezione a fattore di sofferenza. Il cibo smette di essere nutrimento e relazione, diventando una fonte costante di conflitto interno, colpa e paura, con ripercussioni significative sulla salute fisica e mentale.</p>
<p>Anoressia nervosa, bulimia nervosa e disturbo da alimentazione incontrollata (binge eating disorder) si manifestano in forme diverse, ma condividono nuclei comuni. Tra questi, una marcata difficoltà nella regolazione emotiva: il cibo viene utilizzato per sedare, controllare o anestetizzare emozioni intense. A questo si aggiungono alterazioni della percezione corporea, che non riguardano solo l’aspetto fisico, ma il modo stesso in cui il corpo viene vissuto, sentito e abitato.</p>
<p>La sofferenza psicologica è spesso elevata e silenziosa. Vergogna, senso di colpa e paura del giudizio contribuiscono a ritardare la richiesta di aiuto, rendendo il disturbo più radicato e complesso da trattare. Parallelamente, la ricerca scientifica sta mostrando come ai vissuti emotivi e cognitivi si affianchino cambiamenti fisiologici profondi: alterazioni ormonali, metaboliche, neuroendocrine e intestinali che non sono semplici conseguenze, ma possono diventare fattori di mantenimento del disturbo.</p>
<p>Questo quadro rende sempre più evidente come i disturbi alimentari non siano una scelta né una mancanza di volontà, ma patologie complesse che coinvolgono l’intero organismo. Comprenderli “oltre il comportamento” significa riconoscere la loro natura multidimensionale e la necessità di interventi integrati, capaci di prendersi cura non solo di ciò che si mangia, ma del modo in cui una persona sente, pensa e vive il proprio corpo.</p>
<h2><strong>L’asse intestino-cervello: il ruolo del microbiota</strong></h2>
<p>Una delle aree di studio più promettenti riguarda il microbiota intestinale, l’insieme di miliardi di microrganismi che popolano il nostro intestino e svolgono funzioni fondamentali per la salute: digestione, sintesi vitaminica, regolazione immunitaria e comunicazione con il sistema nervoso centrale.</p>
<p>Le evidenze scientifiche mostrano come nei soggetti con DCA sia frequente una ridotta biodiversità del microbiota, con alterazioni nei ceppi coinvolti nella produzione di neurotrasmettitori come serotonina e GABA, fondamentali per la regolazione dell’umore e dell’ansia.</p>
<p>Questa relazione è bidirezionale: da un lato la restrizione alimentare, le abbuffate o i comportamenti compensatori modificano profondamente l’ecosistema intestinale; dall’altro, la disbiosi può influenzare fame, sazietà, tono dell’umore e vulnerabilità emotiva, contribuendo al mantenimento del disturbo.</p>
<p>Studi recenti suggeriscono che, anche dopo il recupero ponderale, il microbiota non torni immediatamente a una condizione di equilibrio, indicando un possibile ruolo nella difficoltà di mantenere i risultati terapeutici e nel rischio di ricaduta.</p>
<h2><strong>Mindfulness e mindfuleating: ricostruire il rapporto con il cibo</strong></h2>
<p>Accanto alla dimensione biologica, cresce l’interesse verso approcci basati sulla mindfulness, intesa come capacità di portare attenzione intenzionale e non giudicante all’esperienza presente.</p>
<p>Applicata all’alimentazione, la mindfulness diventa mindful eating: un percorso che non ha come obiettivo il controllo, ma l’ascolto. Mangiare con consapevolezza significa imparare a riconoscere i segnali di fame e sazietà, distinguere il bisogno fisico da quello emotivo, osservare pensieri e sensazioni senza reagire automaticamente. Nei DCA, dove il rapporto con il cibo è spesso carico di ansia, colpa e rigidità, il mindful eating rappresenta uno strumento terapeutico complementare: aiuta a ridurre il conflitto interno, a rallentare, a riportare il cibo a una dimensione esperienziale e non giudicante.</p>
<p>La ricerca mostra come pratiche di mindfulness possano migliorare la regolazione emotiva, ridurre lo stress e avere effetti indiretti anche sul microbiota intestinale, rafforzando ulteriormente il legame tra mente e corpo.</p>
<h2><strong>Un approccio integrato: nutrizione, psicologia e intestino</strong></h2>
<p>Le evidenze scientifiche più recenti concordano su un punto fondamentale: il trattamento dei disturbi del comportamento alimentare non può essere ridotto a un singolo intervento. Il recupero del peso e della regolarità alimentare è un passaggio necessario, soprattutto nelle fasi acute, ma da solo non è sufficiente a garantire una reale guarigione. I DCA coinvolgono contemporaneamente mente, corpo e sistema biologico, e richiedono quindi un approccio integrato e multidisciplinare.</p>
<p>Accanto al lavoro psicoterapeutico – che resta il fulcro del trattamento – la nutrizione assume un ruolo terapeutico vero e proprio. Non si tratta solo di “mangiare di più” o “mangiare meglio”, ma di accompagnare la persona in un percorso graduale di ricostruzione della relazione con il cibo, rispettando tempi, paure e resistenze. In questo contesto, l’alimentazione diventa anche uno strumento per sostenere il riequilibrio fisiologico dell’organismo.</p>
<p>Negli ultimi anni, un’attenzione crescente è rivolta al ruolo del microbiota intestinale. Studi sempre più numerosi suggeriscono che nei disturbi alimentari si osservano alterazioni significative della composizione e della diversità della flora intestinale, con possibili ripercussioni sull’umore, sulla regolazione dell’appetito, sulla risposta allo stress e sui processi infiammatori. L’asse intestino-cervello emerge così come un elemento chiave nella comprensione e nel trattamento dei DCA.</p>
<p>Un’alimentazione varia, adeguata e progressiva, ricca di fibre, alimenti vegetali, cereali integrali, legumi e grassi di buona qualità, può favorire il ripristino di un microbiota più equilibrato. Questo processo non è immediato né lineare, ma rappresenta un tassello importante di un percorso di cura che tenga conto anche della dimensione biologica del disturbo. In alcuni casi, il supporto con probiotici o prebiotici può essere valutato, sempre all’interno di un contesto clinico strutturato.</p>
<p>Accanto alla nutrizione, anche lo stile di vita gioca un ruolo determinante. La gestione dello stress, la qualità del sonno, un’attività fisica moderata e non compulsiva, così come le pratiche di consapevolezza, contribuiscono a creare un terreno favorevole al recupero. Tecniche come la mindfulness e il mindful eating aiutano a ristabilire un contatto più autentico con le sensazioni corporee, la fame, la sazietà e le emozioni, favorendo un rapporto meno conflittuale con il cibo e con il corpo.</p>
<h2><strong>Il Fiocchetto Lilla come spazio di consapevolezza</strong></h2>
<p>Parlare di disturbi del comportamento alimentare significa anche assumersi la responsabilità di superare stigma, semplificazioni e narrazioni riduttive. I DCA non sono una questione di forza di volontà, né problemi superficiali legati all’aspetto fisico. Sono malattie complesse, multifattoriali, che coinvolgono dimensioni psicologiche, biologiche, sociali e culturali, e che meritano ascolto, rispetto e interventi basati sull’evidenza scientifica.</p>
<p>La Giornata del Fiocchetto Lilla rappresenta uno spazio prezioso di riflessione e consapevolezza collettiva. È un invito a cambiare sguardo: a riconoscere la complessità di queste patologie, a sostenere la ricerca scientifica, a promuovere una cultura del cibo più inclusiva, consapevole e meno giudicante. Significa anche dare valore alla prevenzione, all’educazione alimentare e alla costruzione di un rapporto più sano con il corpo fin dall’infanzia.</p>
<p>Perché la cura non riguarda solo chi soffre direttamente di un disturbo alimentare, ma l’intero contesto in cui viviamo. E perché la conoscenza, quando è condivisa e accessibile, diventa sempre il primo passo verso il cambiamento.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Pollo: quale scegliere oggi tra allevamenti, benessere animale e consapevolezza del consumatore</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/pollo-quale-scegliere-oggi-tra-allevamenti-benessere-animale-e-consapevolezza-del-consumatore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[pattoincucina2024]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Feb 2026 08:40:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4631</guid>

					<description><![CDATA[Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella Il pollo è una delle carni più consumate in Italia e in Europa. Economico, versatile in cucina e percepito come “carne leggera”, è spesso presente sulle tavole quotidiane. Tuttavia, dietro a un alimento così comune si nasconde una filiera complessa, fatta di scelte produttive molto diverse tra loro, che [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella</strong></p>
<p>Il pollo è una delle carni più consumate in Italia e in Europa. Economico, versatile in cucina e percepito come “carne leggera”, è spesso presente sulle tavole quotidiane. Tuttavia, dietro a un alimento così comune si nasconde una filiera complessa, fatta di scelte produttive molto diverse tra loro, che incidono non solo sulla qualità nutrizionale della carne, ma anche sul benessere animale, sull’ambiente e sulla salute del consumatore. Negli ultimi anni, l’attenzione verso come viene allevato il pollo è cresciuta in modo significativo. Sempre più persone si interrogano sull’origine della carne che acquistano, chiedendo maggiore trasparenza, standard più elevati e modelli di allevamento più etici e sostenibili. In questo contesto, conoscere le diverse tipologie di allevamento diventa un passaggio fondamentale per orientare scelte più consapevoli.</p>
<h2><strong>Le principali tipologie di allevamento del pollo</strong></h2>
<h3></h3>
<h3>Allevamento intensivo convenzionale</h3>
<p>È il sistema più diffuso e quello che fornisce la maggior parte del pollo presente nella grande distribuzione. Gli animali sono allevati in capannoni chiusi, ad alta densità, con cicli di crescita molto rapidi (30–40 giorni). Questo modello consente prezzi contenuti, ma presenta criticità rilevanti: limitata possibilità di movimento, maggiore stress, uso più frequente di antibiotici e una carne spesso meno strutturata e meno saporita.</p>
<h3>Allevamento a terra</h3>
<p>I polli sono allevati in capannoni senza gabbie, con una densità leggermente inferiore rispetto all’intensivo. Pur rimanendo un sistema industriale, rappresenta una soluzione intermedia che migliora in parte il benessere animale, riducendo alcune delle criticità legate alla costrizione fisica.</p>
<h3>Allevamento all’aperto e biologico</h3>
<p>Negli allevamenti all’aperto e biologici, i polli hanno accesso a spazi esterni, crescono più lentamente e seguono regimi alimentari più controllati, spesso biologici. L’uso di antibiotici è fortemente limitato e il benessere animale è centrale. La carne risulta generalmente più consistente, saporita e con un profilo lipidico più equilibrato, a fronte di un costo maggiore.</p>
<h2><strong>Quale pollo scegliere come consumatori?</strong></h2>
<p>Dal punto di vista nutrizionale, il pollo è una buona fonte di proteine ad alto valore biologico, con un contenuto relativamente basso di grassi, soprattutto nei tagli magri come il petto. Tuttavia, la qualità della carne è strettamente legata al metodo di allevamento. Animali allevati lentamente e in condizioni meno stressanti tendono ad avere una migliore struttura muscolare, un profilo di grassi più equilibrato e una minore probabilità di residui farmacologici. Anche il gusto risulta più intenso e naturale. Scegliere pollo biologico, all’aperto o da filiere certificate non è quindi solo una scelta etica, ma anche nutrizionalmente più interessante.</p>
<h3>Il tema delle gabbie: un primo passo verso il cambiamento</h3>
<p>In questo scenario si inserisce una recente novità normativa di grande rilevanza. Un emendamento alla Legge di Bilancio 2026 ha previsto l’istituzione di un fondo pubblico per favorire la transizione verso sistemi di allevamento senza gabbie (cage-free). Si tratta del primo finanziamento pubblico in Italia dedicato esclusivamente a questo obiettivo. Lo stanziamento approvato prevede:</p>
<ul>
<li>000 euro per il 2026</li>
<li>1 milione di euro annui a partire dal 2027</li>
</ul>
<p>Le informazioni relative all’emendamento inserito nella Legge di Bilancio 2026, alla creazione del fondo per la transizione verso sistemi di allevamento senza gabbie e alle posizioni delle organizzazioni coinvolte derivano da un approfondimento pubblicato da Il Salvagente, testata indipendente che da anni si occupa di informazione su alimentazione, tutela dei consumatori, sostenibilità e benessere animale. Secondo quanto riportato, le cifre stanziate risultano tuttavia molto inferiori rispetto alle proposte iniziali. La coalizione italiana End the Cage Age ha accolto la misura come un “primo passo”, sottolineando però come le risorse attuali non siano sufficienti a sostenere concretamente la riconversione delle aziende zootecniche. In Italia, infatti, oltre 40 milioni di animali sono ancora allevati in gabbia ogni anno, una pratica sempre più messa in discussione.</p>
<h2><strong>Consumatori e benessere animale: un cambiamento culturale in atto</strong></h2>
<p>Il tema del benessere animale è oggi sempre più centrale nel dibattito pubblico e nelle scelte di consumo. Secondo l’ultimo Eurobarometro, il 91% dei cittadini italiani si dichiara contrario all’uso delle gabbie individuali negli allevamenti, un dato che testimonia una crescente sensibilità verso le condizioni di vita degli animali allevati. A questo si affiancano le 1,4 milioni di firme raccolte a sostegno dell’Iniziativa dei Cittadini Europei End the Cage Age, segnale concreto di una richiesta di cambiamento che arriva direttamente dalla società civile. Questi numeri raccontano un’evoluzione culturale profonda: il consumatore non cerca più soltanto un prodotto accessibile dal punto di vista economico, ma un alimento che rispecchi valori di rispetto, sostenibilità ambientale e responsabilità etica. In questo contesto, scegliere pollo proveniente da allevamenti più attenti al benessere animale significa sostenere un modello agricolo diverso, che mette al centro non solo la salute degli animali, ma anche la qualità della carne e la riduzione dell’impatto ambientale. È vero che questi prodotti hanno generalmente un costo più elevato, ma rappresentano anche un consumo più consapevole: meno frequente, più ragionato e più coerente con i principi di una dieta equilibrata e sostenibile, in cui la qualità prevale sulla quantità.</p>
<p>In definitiva, il pollo può continuare a essere una valida fonte proteica all’interno dell’alimentazione quotidiana, ma la differenza la fa il modo in cui viene prodotto. Informarsi, leggere con attenzione le etichette, privilegiare filiere trasparenti e modelli di allevamento più etici sono strumenti concreti attraverso cui il consumatore può orientare il cambiamento e contribuire a un sistema alimentare più giusto.</p>
<p>Perché anche a tavola, ogni scelta conta.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Mangiare lentamente:  restituire tempo al corpo, valore al cibo</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/mangiare-lentamente-restituire-tempo-al-corpo-valore-al-cibo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[pattoincucina2024]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Jan 2026 08:29:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4623</guid>

					<description><![CDATA[Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella Mangiare lentamente è oggi un gesto controcorrente. In una società che accelera ogni aspetto della vita quotidiana, il pasto è spesso ridotto a una pausa funzionale, qualcosa da “fare” rapidamente tra un impegno e l’altro. Si mangia in piedi, davanti a uno schermo, senza attenzione né ascolto. Eppure, il [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella</strong></p>
<p>Mangiare lentamente è oggi un gesto controcorrente. In una società che accelera ogni aspetto della vita quotidiana, il pasto è spesso ridotto a una pausa funzionale, qualcosa da “fare” rapidamente tra un impegno e l’altro. Si mangia in piedi, davanti a uno schermo, senza attenzione né ascolto. Eppure, il tempo non è un elemento accessorio dell’alimentazione: è una componente fondamentale, tanto quanto gli ingredienti che scegliamo. Per gran parte della storia umana, il pasto è stato un momento lento, condiviso, rituale. Non solo perché mancavano alternative, ma perché il cibo richiedeva tempo per essere preparato, consumato e digerito. La lentezza era parte integrante del processo alimentare, non una scelta consapevole, ma una condizione naturale. Oggi, invece, la velocità è diventata norma, e con essa sono cambiate profondamente le modalità di mangiare — e di relazionarsi al cibo.</p>
<h3><strong>Il tempo come primo nutriente</strong></h3>
<p>Dal punto di vista fisiologico, mangiare lentamente è essenziale per il corretto funzionamento del sistema digestivo. La digestione non inizia nello stomaco, ma in bocca. La masticazione attiva la produzione di saliva, che contiene enzimi fondamentali per la digestione dei carboidrati e prepara l’alimento al passaggio nello stomaco e nell’intestino.</p>
<p>Quando si mangia troppo velocemente, questo primo passaggio viene compromesso. Il cibo arriva allo stomaco in pezzi più grandi, richiedendo uno sforzo maggiore per essere digerito. Questo può tradursi in gonfiore, pesantezza, acidità e senso di disagio post-prandiale, anche quando la quantità di cibo consumata non è eccessiva.</p>
<p>Ma il tempo non influisce solo sulla digestione meccanica. Ha un ruolo centrale anche nella regolazione della fame e della sazietà. Gli ormoni che segnalano al cervello che il corpo è sazio — come leptina e colecistochinina — impiegano diversi minuti ad attivarsi. Mangiare rapidamente significa spesso terminare il pasto prima che questi segnali possano essere percepiti, favorendo un consumo superiore al reale fabbisogno.</p>
<p>In questo senso, la lentezza non è una regola morale, ma una condizione biologica necessaria affinché il corpo possa autoregolarsi.</p>
<h3><strong>Velocità e disconnessione: cosa succede quando mangiamo senza attenzione</strong></h3>
<p>Mangiare in fretta è spesso associato a un’alimentazione distratta. Schermi accesi, notifiche, lavoro, conversazioni frammentate: il pasto diventa un’attività secondaria, mentre l’attenzione è rivolta altrove. Questo tipo di alimentazione riduce la percezione del gusto, delle consistenze e delle quantità, portando a una relazione sempre più automatica con il cibo. La mancanza di attenzione influisce anche sulla soddisfazione. Quando non si è presenti durante il pasto, il piacere diminuisce, e con esso aumenta il desiderio di compensazione: più cibo, più stimoli, più intensità. È un circolo che favorisce l’eccesso non per fame reale, ma per mancanza di appagamento sensoriale.</p>
<p>Mangiare lentamente, al contrario, permette di ricostruire una relazione sensoriale completa. Assaporare, riconoscere aromi e consistenze, percepire il calore o la freschezza di un piatto significa coinvolgere il corpo interamente. Questo aumenta la soddisfazione e riduce la necessità di quantità elevate.</p>
<h3><strong>La lentezza come pratica culturale</strong></h3>
<p>Oltre agli aspetti fisiologici, mangiare lentamente ha una dimensione profondamente culturale. In molte tradizioni, il pasto è un momento di pausa, condivisione e relazione. Non si mangia solo per nutrirsi, ma per stare insieme, raccontarsi, costruire legami.</p>
<p>La perdita di questi spazi ha trasformato il cibo in un atto solitario e funzionale. Recuperare la lentezza significa restituire al pasto il suo ruolo sociale, anche quando si mangia da soli. Sedersi, apparecchiare, dedicare tempo al gesto del mangiare sono forme di cura che vanno oltre il contenuto del piatto.</p>
<p>In questo senso, mangiare lentamente è anche un atto di resistenza culturale. È un modo per sottrarsi alla logica della produttività continua e riconoscere che il corpo ha tempi diversi da quelli del mercato e delle agende.</p>
<h3><strong>Quando mangiare diventa un atto di ascolto</strong></h3>
<p>Un’alimentazione vissuta con lentezza favorisce una relazione più equilibrata e consapevole con il cibo. Mangiare lentamente permette di distinguere con maggiore chiarezza tra fame fisica e fame emotiva, tra un bisogno reale del corpo e un desiderio guidato da stress, abitudine o distrazione. In questo senso, la lentezza diventa una vera e propria pratica di mindfulness applicata al pasto: essere presenti mentre si mangia, osservare le sensazioni corporee, riconoscere i segnali di fame e sazietà senza giudicarli. Quando il pasto è affrontato con attenzione, diventa più semplice percepire il momento in cui il corpo è soddisfatto, senza ricorrere a regole esterne, conteggi o restrizioni rigide.</p>
<p>Questo approccio non ha nulla a che vedere con il controllo ossessivo dell’alimentazione. Al contrario, si basa sull’ascolto e sull’autoregolazione. Mangiare lentamente significa concedere al corpo il tempo necessario per inviare i propri segnali e imparare a fidarsi di essi. Le pratiche di mindful eating, studiate anche in ambito clinico, mostrano come l’attenzione consapevole al cibo possa ridurre il comportamento alimentare impulsivo, migliorare la relazione con il pasto e aumentare il senso di soddisfazione, anche a parità di quantità consumata. È un processo che richiede allenamento, soprattutto per chi è abituato a mangiare velocemente o in modo automatico, ma che può trasformare in profondità il rapporto con il cibo.</p>
<p>Recuperare la lentezza non significa stravolgere la propria quotidianità o adottare rituali rigidi. Significa piuttosto introdurre piccoli gesti di presenza: sedersi per mangiare, ridurre le distrazioni, osservare il colore e l’odore del cibo, masticare più a lungo, fare pause naturali durante il pasto. Anche la scelta degli alimenti contribuisce a sostenere questo approccio. Piatti che richiedono masticazione, che offrono consistenze diverse e preparazioni semplici ma strutturate favoriscono un ritmo più lento e una maggiore consapevolezza rispetto a cibi ultra-processati, morbidi e progettati per essere ingeriti rapidamente. La lentezza, in questa prospettiva, non va imposta, ma coltivata nel tempo, come una forma di educazione sensoriale e corporea.</p>
<p>Mangiare lentamente diventa così un vero e proprio gesto di cura verso sé stessi. Non riguarda soltanto la digestione o il peso corporeo, ma il modo in cui ci si relaziona al proprio corpo, alle proprie emozioni e al proprio tempo. È un invito a fermarsi e ad abitare il momento presente, riconoscendo che nutrirsi è un processo complesso che coinvolge mente, corpo ed emozioni. In un contesto che spinge costantemente verso la velocità e la semplificazione, la lentezza a tavola si trasforma in uno spazio di libertà: un luogo in cui il cibo torna a essere non solo carburante, ma esperienza, relazione e conoscenza.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le mani nel piatto: il contatto che nutre</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/le-mani-nel-piatto-il-contatto-che-nutre/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[pattoincucina2024]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Jan 2026 09:35:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4627</guid>

					<description><![CDATA[Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella Prima ancora del gusto e dell’olfatto, è il tatto a costruire il nostro rapporto con il cibo. Le mani sono il primo strumento attraverso cui l’essere umano esplora il mondo e, di conseguenza, anche l’alimentazione. Toccare, stringere, spezzare, modellare sono gesti ancestrali che precedono la parola e accompagnano l’uomo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella</strong></p>
<p>Prima ancora del gusto e dell’olfatto, è il tatto a costruire il nostro rapporto con il cibo. Le mani sono il primo strumento attraverso cui l’essere umano esplora il mondo e, di conseguenza, anche l’alimentazione. Toccare, stringere, spezzare, modellare sono gesti ancestrali che precedono la parola e accompagnano l’uomo fin dalle prime fasi della vita. In cucina, le mani non sono semplici strumenti operativi: sono un ponte diretto tra corpo, alimento e conoscenza.</p>
<p>Nel corso della storia, cucinare è sempre stato un atto profondamente manuale. Prima dell’avvento delle tecnologie moderne, la trasformazione del cibo avveniva quasi esclusivamente attraverso il tatto: impastare pane, pulire verdure, spezzare legumi, lavorare farine e paste significava entrare in relazione diretta con la materia prima. Questo contatto non era solo funzionale, ma educativo: insegnava a riconoscere consistenze, temperature, umidità, trasformazioni. Le mani diventavano così uno strumento di lettura del cibo, capace di coglierne segnali che sfuggono allo sguardo o alla misurazione tecnica.</p>
<h3><strong>Il sapere delle mani: una conoscenza non scritta</strong></h3>
<p>La cucina tradizionale si è sviluppata per secoli senza ricettari dettagliati o grammature precise. Le indicazioni erano spesso vaghe: “quanto basta”, “finché l’impasto prende”, “quando è pronto”. Il vero sapere non stava nelle parole, ma nelle mani. Era un sapere tacito, trasmesso per osservazione e pratica, che si affinava con l’esperienza e si consolidava nel tempo. Le mani permettono di percepire ciò che spesso sfugge agli strumenti: la giusta elasticità di un impasto, il momento in cui una verdura è tenera ma non sfatta, il grado di idratazione di una pasta. Questo tipo di conoscenza è difficile da codificare, ma fondamentale per comprendere il cibo nella sua complessità. Con l’industrializzazione alimentare e la standardizzazione delle preparazioni, questo sapere manuale è stato progressivamente marginalizzato. Il cibo è diventato sempre più “mediato”: confezionato, pronto, porzionato. Le mani sono state allontanate dal processo, sostituite da macchine e automatismi, con una conseguente perdita di competenza sensoriale e di relazione diretta con ciò che si mangia.</p>
<h3><strong>Toccare il cibo per costruire fiducia</strong></h3>
<p>Il tatto non serve solo a cucinare meglio, ma anche a fidarsi del cibo. Toccare un alimento significa verificarne la consistenza, la freschezza, la temperatura. È un modo diretto per stabilire se qualcosa è adatto al consumo. Nelle cucine tradizionali, questa verifica era quotidiana e naturale; oggi, al contrario, il rapporto con il cibo è spesso mediato da etichette, date di scadenza e confezioni. Strumenti utili, ma che non sostituiscono la competenza sensoriale. Riavvicinare le mani al cibo significa anche riappropriarsi di una forma di autonomia e consapevolezza. Significa riconoscere che il corpo possiede strumenti di valutazione propri e che la fiducia si costruisce anche attraverso il contatto diretto. Questo aspetto assume un ruolo centrale nell’educazione alimentare, dove il gesto del toccare diventa parte integrante del processo di conoscenza.</p>
<h3><strong>Le mani nello svezzamento: conoscere prima di mangiare</strong></h3>
<p>Nel percorso di svezzamento, il contatto diretto con il cibo è fondamentale. Approcci come il finger food o l’autosvezzamento si basano proprio su questo principio: il bambino esplora l’alimento con le mani prima ancora di portarlo alla bocca. Toccare, schiacciare, annusare, osservare sono passaggi essenziali per costruire una relazione positiva e non forzata con il cibo. Dal punto di vista dello sviluppo, l’uso delle mani favorisce la coordinazione, l’autonomia e la consapevolezza corporea. Ma ha anche un valore emotivo profondo: permette al bambino di sentirsi protagonista, di sperimentare senza pressioni e di sviluppare fiducia nei confronti dell’alimentazione. Impedire il contatto con il cibo, al contrario, può aumentare diffidenza e selettività. Il gesto di toccare non è un disordine da correggere, ma un processo di apprendimento da accompagnare. È attraverso le mani che il bambino impara a conoscere il mondo alimentare e a costruire un rapporto sereno con il pasto.</p>
<h3><strong>Manualità e regolazione emotiva</strong></h3>
<p>Anche negli adulti, il gesto manuale in cucina ha un valore che va oltre la preparazione del cibo. Impastare pane, lavorare la pasta fresca, modellare gnocchi o polpette sono attività che coinvolgono il corpo in modo ritmico e ripetitivo. Questo tipo di movimento favorisce la concentrazione, riduce lo stress e riporta l’attenzione al presente. Non è un caso che molte persone descrivano la cucina manuale come rilassante o quasi meditativa. Il gesto delle mani interrompe il flusso continuo di stimoli e pensieri, creando uno spazio di attenzione focalizzata. In questo senso, cucinare con le mani può essere considerato una forma di mindfulness incarnata, in cui il corpo diventa veicolo di presenza e il cibo uno strumento di connessione tra mente ed emozioni.</p>
<h3><strong>Mani, tempo e responsabilità: un sapere incarnato</strong></h3>
<p>Riportare le mani al centro della cucina significa, prima di tutto, restituire valore al tempo del cibo. La manualità richiede attenzione, presenza e lentezza: impastare, pulire, tagliare, modellare non sono gesti immediati, ma azioni che costringono a rallentare, a organizzare il tempo, a dedicare cura. In un contesto culturale dominato dalla velocità e dalla semplificazione estrema, cucinare con le mani diventa una scelta consapevole, quasi controcorrente, che restituisce dignità al processo e non solo al risultato finale. Questo coinvolgimento diretto modifica anche il modo in cui ci si relaziona al cibo: quando si partecipa attivamente alla sua trasformazione, cresce il rispetto per l’alimento, per il lavoro umano e per le risorse naturali che lo hanno reso possibile, rendendo più difficile lo spreco. Restituire spazio alle mani non significa rifiutare la modernità o demonizzare la tecnologia, ma riequilibrare il rapporto tra strumenti e corpo. Le macchine possono facilitare, ma non dovrebbero sostituire completamente l’esperienza diretta. La manualità rappresenta una forma di conoscenza profonda, sensoriale e incarnata, che affianca e completa quella teorica. Attraverso il tatto si impara a riconoscere, rispettare e abitare il cibo, ricongiungendo gesto e sapere, nutrizione e umanità. In un’epoca in cui il cibo rischia di diventare sempre più astratto, riportare le mani in cucina è un atto di consapevolezza, educazione e cura: verso sé stessi, verso gli altri e verso ciò che mangiamo.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il gusto dell’amaro:  educare il palato per riconnettere il corpo</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/il-gusto-dellamaro-educare-il-palato-per-riconnettere-il-corpo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[pattoincucina2024]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Jan 2026 09:27:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4619</guid>

					<description><![CDATA[Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella Il gusto dell’amaro è forse il più frainteso, rifiutato e dimenticato della nostra epoca. Eppure, per gran parte della storia dell’umanità, è stato un gusto quotidiano, necessario, persino ricercato. L’amaro non era un’eccezione nella dieta, ma una presenza costante: erbe spontanee, foglie selvatiche, radici, cortecce, infusi e decotti accompagnavano [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella</strong></p>
<p>Il gusto dell’amaro è forse il più frainteso, rifiutato e dimenticato della nostra epoca. Eppure, per gran parte della storia dell’umanità, è stato un gusto quotidiano, necessario, persino ricercato. L’amaro non era un’eccezione nella dieta, ma una presenza costante: erbe spontanee, foglie selvatiche, radici, cortecce, infusi e decotti accompagnavano l’alimentazione molto prima che il dolce diventasse dominante.</p>
<p>Per comprendere perché oggi l’amaro ci respinga, è necessario fare un passo indietro e osservare il nostro rapporto con il cibo da una prospettiva storica ed evolutiva.</p>
<h3><strong>L’amaro come linguaggio del corpo</strong></h3>
<p>Dal punto di vista biologico, il gusto amaro è nato come meccanismo di difesa. Molte sostanze potenzialmente tossiche presenti in natura hanno un sapore amaro, e l’organismo umano ha sviluppato specifici recettori per riconoscerle. Questo spiega perché l’amaro venga istintivamente associato al pericolo, soprattutto nei bambini.</p>
<p>Ma l’evoluzione dell’uomo non si è fermata alla reazione istintiva. Con l’esperienza, l’osservazione e la trasmissione del sapere, l’essere umano ha imparato a distinguere tra amari nocivi e amari benefici. Ed è proprio qui che nasce la cucina come forma di conoscenza: trasformare ciò che è difficile, intenso o scomodo in qualcosa di nutriente e utile.</p>
<p>Le medicine tradizionali di molte culture — dalla fitoterapia europea alla medicina ayurvedica e cinese — hanno sempre attribuito grande valore alle sostanze amare. Non come rimedio occasionale, ma come parte integrante della dieta quotidiana, soprattutto nei cambi di stagione.</p>
<h3><strong>Amaro e digestione: ciò che la tradizione sapeva, la scienza conferma</strong></h3>
<p>La scienza moderna ha confermato molte intuizioni antiche. I recettori del gusto amaro non sono presenti solo sulla lingua, ma anche lungo il tratto gastrointestinale. Quando vengono stimolati, attivano una serie di risposte fisiologiche fondamentali:</p>
<ul>
<li>aumento della produzione di saliva;</li>
<li>stimolazione dei succhi gastrici;</li>
<li>attivazione della secrezione biliare;</li>
<li>miglioramento della motilità digestiva.</li>
</ul>
<p>In altre parole, l’amaro prepara il corpo a digerire. È un segnale che dice all’organismo: “Sta arrivando cibo, attivati”. Non è un caso che molte tradizioni prevedano verdure amare all’inizio del pasto o infusi digestivi alla fine.</p>
<p>Eliminare l’amaro dalla dieta significa, in parte, disattivare questo dialogo naturale tra cibo e corpo.</p>
<h3><strong>Come e perché abbiamo perso il gusto dell’amaro</strong></h3>
<p>La perdita del gusto dell’amaro non è avvenuta per caso. È il risultato di una serie di trasformazioni culturali, agricole e industriali.</p>
<p>Con l’avvento dell’agricoltura intensiva e dell’industria alimentare, il criterio di selezione degli alimenti è cambiato. Le varietà più amare, fibrose o complesse sono state progressivamente sostituite da quelle più dolci, uniformi e facilmente accettabili. Non perché fossero più nutrienti, ma perché vendevano di più.</p>
<p>Radicchi meno intensi, cicorie addomesticate, agrumi selezionati per ridurre l’amaro, persino birre e bevande tradizionalmente amare sono state corrette con zuccheri e aromi. Parallelamente, l’industria ha amplificato la presenza del gusto dolce, rendendolo dominante e costante.</p>
<p>Il risultato è un palato sempre meno allenato alla complessità, sempre più dipendente dalla gratificazione immediata. L’amaro, che richiede tempo, adattamento e ascolto, è diventato “sbagliato”.</p>
<h3><strong>Le conseguenze di una dieta senza amaro</strong></h3>
<p>Una dieta povera di amaro non è soltanto culturalmente impoverita, ma spesso anche metabolicamente sbilanciata. Il gusto amaro svolge infatti un ruolo chiave nella regolazione dell’appetito e nella percezione della sazietà, contribuendo a segnare l’inizio e la conclusione del pasto. Quando questo gusto viene sistematicamente escluso, il dialogo tra cibo e corpo si indebolisce.</p>
<p>Dal punto di vista fisiologico, l’amaro stimola una serie di risposte che preparano l’organismo alla digestione e ne accompagnano il completamento. La sua presenza contribuisce a rallentare l’assunzione del cibo, a rendere il pasto più consapevole e a favorire una sensazione di pienezza più stabile e duratura. In assenza di queste stimolazioni, il corpo tende a cercare compensazioni sensoriali: più dolce, più grasso, più intensità. È un meccanismo che spinge verso alimenti iperpalatabili e fortemente stimolanti, spesso ricchi di zuccheri semplici e grassi saturi.</p>
<p>Questa dinamica non riguarda solo il comportamento alimentare, ma anche il metabolismo nel suo complesso. L’eccessiva esposizione al gusto dolce, soprattutto quando non bilanciata da altre componenti gustative, può alterare la percezione della sazietà e favorire un consumo calorico superiore al necessario. Il risultato è una dieta sbilanciata non tanto per quantità, quanto per monotonia sensoriale, che limita la capacità del corpo di autoregolarsi.</p>
<p>A questo si aggiunge un aspetto nutrizionale fondamentale. Molti alimenti dal gusto amaro — in particolare verdure a foglia, ortaggi spontanei ed erbe — sono naturalmente ricchi di fibre, fitocomposti e sostanze bioattive. Questi elementi svolgono un ruolo cruciale nel sostenere la funzionalità intestinale, nel modulare l’infiammazione e nel supportare il lavoro del fegato, organo centrale nei processi di detossificazione e metabolismo.</p>
<p>Eliminare o ridurre drasticamente questi alimenti significa restringere la varietà nutrizionale della dieta, impoverendo l’apporto di composti che non agiscono in modo immediato, ma che contribuiscono nel tempo all’equilibrio dell’organismo. È una perdita silenziosa, che non si manifesta subito, ma che incide sulla salute a lungo termine.</p>
<p>È importante sottolineare che non si tratta di demonizzare il gusto dolce, che ha anch’esso un ruolo naturale e culturale nell’alimentazione umana. Il problema nasce quando il dolce diventa l’unico registro gustativo dominante, relegando amaro, acido e sapido a ruoli marginali. Ripristinare l’equilibrio tra i gusti significa restituire al cibo la sua complessità originaria e al corpo la possibilità di riconoscere segnali più sottili e autentici.</p>
<p>In questo senso, l’amaro non è un gusto da temere, ma un alleato da reintegrare con consapevolezza. Non per privazione, ma per arricchimento: della dieta, del palato e del rapporto complessivo con il cibo.</p>
<h3><strong>Rieducare il palato: un processo possibile (e necessario)</strong></h3>
<p>Riscoprire l’amaro non significa imporsi sapori estremi né forzare il gusto con approcci rigidi o punitivi. Al contrario, significa avviare un processo di rieducazione graduale del palato, simile a quello che avviene quando si riattiva una funzione sensoriale rimasta inattiva a lungo. Il gusto, infatti, non è un dato fisso: è plastico, si modifica nel tempo, si allena e si adatta in base alle esperienze ripetute.</p>
<p>Il primo passo consiste nel familiarizzare con amari definiti “gentili”, ovvero presenti ma non dominanti. Verdure come carciofi, radicchio tardivo, rucola, cicoria cotta o scorze di agrumi offrono un’introduzione progressiva a questo sapore, permettendo al palato di riconoscerlo senza respingerlo. La trasformazione culinaria gioca un ruolo fondamentale: la cottura attenua le note più aggressive, mentre tecniche dolci come la stufatura o la grigliatura controllata rendono l’amaro più rotondo e armonico. Anche gli abbinamenti sono determinanti. I grassi buoni, in particolare l’olio extravergine d’oliva, hanno la capacità di veicolare e smussare l’amaro, rendendolo più piacevole. I cereali integrali e i legumi aggiungono struttura e dolcezza naturale, mentre le proteine vegetali contribuiscono a creare un equilibrio complessivo nel piatto. In questo modo, l’amaro non viene isolato, ma inserito in una composizione gustativa complessa, dove ogni elemento sostiene l’altro.</p>
<p>Spezie ed erbe aromatiche svolgono un ruolo altrettanto importante. Rosmarino, alloro, timo, cumino, coriandolo o scorze di agrumi essiccate non eliminano l’amaro, ma lo accompagnano, lo modulano, lo rendono parte di un profilo sensoriale più ricco. L’obiettivo non è mascherare il gusto, bensì integrarlo, affinché diventi riconoscibile e accettabile.</p>
<p>Fondamentale è anche la dimensione educativa. Il gusto si costruisce attraverso l’esposizione ripetuta: ciò che inizialmente appare estraneo o sgradito può diventare familiare con il tempo. Al contrario, un sapore costantemente evitato resta sconosciuto e viene percepito come eccessivo o sbagliato. È un meccanismo che vale per l’amaro come per molti altri gusti complessi.</p>
<p>In questo senso, rieducare il palato all’amaro significa anche riabituarsi alla complessità, accettare che il piacere non sia sempre immediato, ma possa svilupparsi gradualmente. È un percorso che richiede tempo, attenzione e ascolto, ma che restituisce una relazione più matura e consapevole con il cibo — e, di riflesso, con il proprio corpo.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Cucina antispreco: trasformare gli avanzi in risorsa</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/cucina-antispreco-trasformare-gli-avanzi-in-risorsa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[pattoincucina2024]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Dec 2025 09:02:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4601</guid>

					<description><![CDATA[Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella Lo spreco alimentare è oggi una delle principali sfide legate alla sostenibilità. Secondo i dati FAO, circa un terzo del cibo prodotto a livello mondiale non viene consumato. In Italia, il fenomeno ha un picco proprio durante le festività, quando tavole imbandite e piatti abbondanti generano inevitabilmente eccedenze. Ma [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella</strong></p>
<p>Lo spreco alimentare è oggi una delle principali sfide legate alla sostenibilità. Secondo i dati FAO, circa un terzo del cibo prodotto a livello mondiale non viene consumato. In Italia, il fenomeno ha un picco proprio durante le festività, quando tavole imbandite e piatti abbondanti generano inevitabilmente eccedenze. Ma ogni alimento che finisce nella spazzatura non rappresenta solo una perdita economica: dietro a quel cibo sprecato ci sono risorse naturali (acqua, energia, terra coltivata) e lavoro umano.</p>
<p>L’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) ha stimato che, in Italia, lo spreco alimentare domestico genera oltre 3 milioni di tonnellate di rifiuti l’anno, con un impatto ambientale enorme in termini di emissioni di gas serra. Ridurre lo spreco non significa quindi solo risparmiare, ma contribuire alla lotta contro il cambiamento climatico.</p>
<h3><strong>Tradizione e innovazione: il valore del recupero</strong></h3>
<p>Nella cucina contadina lo spreco era impensabile. Ogni parte dell’alimento trovava una collocazione: il pane raffermo diventava zuppe o polpette, le bucce si trasformavano in conserve o tisane, le verdure appassite in minestre. Era un approccio dettato dalla necessità, ma oggi ritorna come modello di sostenibilità e creatività.</p>
<p>Durante le festività, l’antispreco diventa ancora più importante. Panettone, pandoro, arrosti e contorni spesso avanzano in grandi quantità. Con un po’ di fantasia, possono rinascere sotto nuove forme: dolci al cucchiaio, timballi di pasta, crocchette di verdure, insalate di recupero. L’arte del riuso in cucina è una forma di rispetto per il cibo, ma anche una possibilità di sperimentare nuovi abbinamenti e gusti.</p>
<h3><strong>Spreco alimentare e sostenibilità</strong></h3>
<p>Buttare via del cibo significa anche sprecare tutte le risorse impiegate per produrlo. Per fare un esempio:</p>
<ul>
<li>1 kg di carne bovina comporta l’uso di circa 15.000 litri d’acqua.</li>
<li>1 kg di pane equivale a 1.600 litri d’acqua consumata tra coltivazione e lavorazione del grano.</li>
<li>1 kg di pomodori ne richiede 180 litri.</li>
</ul>
<p>Limitare lo spreco significa quindi ridurre la pressione sugli ecosistemi, contenere i gas serra e abbattere i rifiuti. Non a caso, l’Agenda ONU 2030 ha inserito la lotta allo spreco alimentare tra gli obiettivi prioritari di sviluppo sostenibile (SDG 12).</p>
<h3><strong>Consigli pratici antispreco</strong></h3>
<p>Ridurre lo spreco alimentare parte da piccoli gesti quotidiani. Alcune buone abitudini possono fare davvero la differenza:</p>
<ul>
<li>Pianificare la spesa: stilare un menù settimanale realistico, annotando ciò che serve davvero, aiuta a evitare acquisti impulsivi e riduce la probabilità di ritrovarsi con alimenti scaduti o inutilizzati.</li>
<li>Porzioni equilibrate: servire quantità moderate, con la possibilità di fare un bis, è una strategia semplice per limitare gli avanzi nel piatto e abituarsi ad ascoltare il senso di sazietà.</li>
<li>Conservazione corretta: utilizzare contenitori ermetici, porzionare gli avanzi in piccole dosi e congelarli subito consente di allungare la vita degli alimenti e di avere pasti pronti senza ricorrere a prodotti confezionati.</li>
<li>Creatività in cucina: reinventare un piatto avanzato in una nuova ricetta non solo riduce lo spreco, ma stimola fantasia e sperimentazione gastronomica. Pane raffermo, verdure appassite o carne cotta possono trasformarsi in pietanze sorprendenti.</li>
<li>Educazione familiare: coinvolgere i più piccoli nella preparazione e nel riutilizzo degli avanzi insegna il rispetto per il cibo e li abitua a considerarlo una risorsa preziosa, non un bene scontato.</li>
</ul>
<h3>Idee antispreco per le feste</h3>
<p>Le festività natalizie sono il momento in cui il rischio di spreco aumenta: tavole imbandite, abbondanza di pietanze e preparazioni elaborate spesso lasciano in cucina grandi quantità di avanzi. Ma con un po’ di inventiva, ogni alimento può trovare nuova vita:</p>
<ul>
<li>Panettone o pandoro avanzati: ideali per dessert alternativi come budini, zuccotti o crumble con frutta.</li>
<li>Carne o arrosti: possono essere trasformati in polpette, ragù saporiti per la pasta o insalate fredde con verdure di stagione.</li>
<li>Verdure cotte o contorni: diventano ottime basi per torte salate, frittate o vellutate nutrienti.</li>
<li>Formaggi misti: perfetti per salse cremose da servire con la pasta o per fondute conviviali.</li>
<li>Pane raffermo: ingrediente prezioso per canederli, panzanelle invernali o zuppe rustiche.</li>
</ul>
<h3><strong>Il ritorno alla cucina consapevole</strong></h3>
<p>L’antispreco non deve essere visto come una limitazione, ma come un’occasione per ripensare il nostro rapporto con il cibo. Recuperare gli avanzi significa adottare un approccio più etico e sostenibile, riducendo l’impatto ambientale e, allo stesso tempo, migliorando l’equilibrio economico familiare. La cucina antispreco diventa così una risorsa: un modo per dare valore agli ingredienti, riscoprire antiche tradizioni contadine e trasformare ciò che avanza in nuove opportunità di gusto. In un’epoca in cui il consumo eccessivo è la norma, imparare a valorizzare anche ciò che resta in frigorifero è un atto di responsabilità e cura verso sé stessi e il pianeta.  Le ricette di recupero sono il cuore di questo approccio: non semplici soluzioni di recupero, ma veri e propri piatti capaci di sorprendere per sapore e originalità. Con un po’ di fantasia, ciò che resta dalle feste può trasformarsi in nuove preparazioni golose e nutrienti. Ecco tre idee pratiche per dare nuova vita agli avanzi natalizi, senza rinunciare al piacere della tavola.</p>
<h3><strong>Budino di panettone</strong></h3>
<p>Un modo creativo per riutilizzare il panettone avanzato, trasformandolo in un dolce al cucchiaio.</p>
<p><strong>Ingredienti per 6 persone:</strong></p>
<ul>
<li>300 g di panettone (anche secco)</li>
<li>500 ml di latte</li>
<li>3 uova</li>
<li>100 g di zucchero di canna</li>
<li>1 cucchiaino di cannella in polvere</li>
<li>1 cucchiaio di uvetta o gocce di cioccolato (facoltative)</li>
</ul>
<p><strong>Preparazione</strong>: Tagliare il panettone a cubetti e disporlo in una ciotola; versare sopra il latte tiepido e lasciare riposare finché il panettone non sarà ben ammorbidito. In un’altra ciotola sbattere uova, zucchero e cannella; unire il panettone ammorbidito e mescolare bene. Versare il composto in uno stampo imburrato e cuocere a bagnomaria in forno a 180°C per circa 40 minuti. Lasciar raffreddare e servire con una spolverata di zucchero a velo.</p>
<h3><strong> </strong><strong>Polpette di arrosto avanzato</strong></h3>
<p>Un piatto saporito e perfetto per riciclare carne cotta.</p>
<p><strong><em>Ingredienti per 4 persone</em></strong>:</p>
<ul>
<li>300 g di carne di arrosto avanzata</li>
<li>100 g di pane raffermo ammollato nel latte</li>
<li>1 uovo</li>
<li>50 g di parmigiano grattugiato</li>
<li>Prezzemolo fresco tritato</li>
<li>Sale e pepe q.b.</li>
<li>Pangrattato per impanare</li>
<li>Olio extravergine d’oliva per cuocere in forno</li>
</ul>
<p>Preparazione: Tritare la carne avanzata con un mixer o coltello. Unire il pane strizzato, l’uovo, il parmigiano e il prezzemolo; aggiustare di sale e pepe e amalgamare fino a ottenere un impasto omogeneo. Formare polpette, passarle nel pangrattato e cuocerle in forno a 200°C per 20 minuti. Ottime come secondo piatto o antipasto.</p>
<h3><strong>Vellutata di verdure avanzate</strong></h3>
<p>Un comfort food caldo e leggero, ideale per riciclare contorni o verdure cotte delle feste.</p>
<p><strong>Ingredienti per 4 persone:</strong></p>
<ul>
<li>400 g di verdure miste cotte (patate, carote, broccoli, zucchine, cavolfiore)</li>
<li>1 cipolla</li>
<li>500 ml di brodo vegetale</li>
<li>2 cucchiai di olio extravergine d’oliva</li>
<li>Crostini di pane raffermo per servire</li>
<li>Sale e pepe q.b.</li>
</ul>
<p><strong>Preparazione</strong>: In una casseruola scaldare l’olio e soffriggere la cipolla tritata; aggiungere le verdure avanzate e il brodo. Portare a ebollizione e cuocere per 10 minuti. Frullare con un mixer a immersione fino a ottenere una crema liscia e vellutata. Regolare di sale e pepe, servire con crostini di pane tostato.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Brindisi consapevole: vino e champagne tra piacere e salute</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/brindisi-consapevole-vino-e-champagne-tra-piacere-e-salute/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[pattoincucina2024]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Dec 2025 08:08:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4607</guid>

					<description><![CDATA[Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella Le festività natalizie e di fine anno sono da sempre accompagnate da un gesto simbolico: il brindisi. Calici che si alzano, bollicine che scoppiettano e sorrisi condivisi. Ma perché proprio vino, spumante e champagne sono diventati i protagonisti indiscussi di questo rito collettivo? La risposta unisce storia, cultura e [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella</strong></p>
<p>Le festività natalizie e di fine anno sono da sempre accompagnate da un gesto simbolico: il brindisi. Calici che si alzano, bollicine che scoppiettano e sorrisi condivisi. Ma perché proprio vino, spumante e champagne sono diventati i protagonisti indiscussi di questo rito collettivo? La risposta unisce storia, cultura e scienza.</p>
<h3><strong>Perché proprio le bollicine sono legate al brindisi</strong></h3>
<p>Il brindisi è un rito che affonda le sue radici nell’antichità. Già presso Greci e Romani bere insieme rappresentava un atto di unione, amicizia e fiducia reciproca. In epoca medievale, alzare i calici significava suggellare alleanze o accordi, mentre nell’Ottocento il gesto si è trasformato in simbolo di convivialità borghese.</p>
<p>L’associazione con le bollicine è arrivata in seguito, quando lo champagne iniziò a diffondersi nelle corti francesi e nelle celebrazioni aristocratiche europee. Il perlage fine e persistente, il colore brillante e soprattutto il suono inconfondibile dello stappo trasformarono il momento del brindisi in un’esperienza multisensoriale. Oggi spumante, prosecco e champagne sono i protagonisti indiscussi di questo gesto. Lo spumante, prodotto in diverse regioni italiane, offre una grande varietà di stili e interpretazioni, dal metodo classico a quello Charmat, rendendolo adatto sia alle occasioni solenni che ai momenti di convivialità informale. Il prosecco, con le sue note fresche e fruttate, è diventato simbolo di leggerezza e spensieratezza: ideale per aperitivi e brindisi più immediati. Lo champagne, invece, conserva un’aura di prestigio e raffinatezza, eredità della sua lunga tradizione e della sua fama internazionale. In comune, queste tre bevande condividono l’effervescenza, che con le sue bollicine vivaci e il caratteristico “brindare” visivo e sonoro, le ha rese simbolo universale di festa, vitalità e prosperità.</p>
<h3><strong>Spumante, prosecco e champagne: le differenze </strong></h3>
<p>Quando si parla di “bollicine”, spesso si fa confusione tra spumante, prosecco e champagne. In realtà, le differenze sono sostanziali, legate non solo al territorio e ai vitigni, ma soprattutto ai metodi di produzione.</p>
<ul>
<li>Il <strong><em>prosecco</em></strong> nasce principalmente in Veneto e Friuli-Venezia Giulia e utilizza il vitigno Glera. È prodotto con il metodo Charmat-Martinotti, che prevede la seconda fermentazione in autoclave (grandi contenitori in acciaio). Questo processo è più rapido e meno costoso rispetto al metodo classico, e consente di ottenere vini freschi, fruttati, con note di mela verde e fiori bianchi. Le versioni più diffuse sono Brut, dal gusto secco, e Extra Dry, leggermente più morbido e amabile.</li>
<li>Lo <strong><em>spumante</em></strong> è una categoria più ampia che comprende vari vini frizzanti prodotti in tutta Italia, dai Franciacorta lombardi ai Trento Doc trentini, fino agli Asti piemontesi. Può essere realizzato sia con il metodo Charmat sia con il metodo classico, e i vitigni variano a seconda delle tradizioni locali. Per questo motivo, sotto la stessa definizione convivono stili molto diversi: freschi e immediati oppure complessi e strutturati.</li>
<li>Lo <strong><em>champagne</em></strong>, invece, è un’eccellenza francese tutelata da rigide regole. Proveniente esclusivamente dalla regione della Champagne, si ottiene da vitigni come Chardonnay, Pinot Noir e Pinot Meunier. La sua produzione segue il méthode champenoise, che richiede la seconda fermentazione in bottiglia e un lungo affinamento sui lieviti (spesso oltre 24 mesi). Questo conferisce complessità, cremosità e aromi tipici di crosta di pane e frutta secca. È considerato il re delle bollicine, simbolo di eleganza e celebrazione in tutto il mondo.</li>
</ul>
<p>Dal punto di vista nutrizionale, spumante, prosecco e champagne si equivalgono quasi: 100 ml apportano in media 70–85 kcal. Le differenze derivano soprattutto dal dosaggio zuccherino (Brut Nature, Extra Brut, Brut, Dry, Demi-Sec), che indica la quantità di zucchero residuo e influisce sulla dolcezza finale del vino.</p>
<p>Conoscere queste distinzioni permette di scegliere con maggiore consapevolezza: un prosecco giovane e fruttato per un aperitivo informale, un Franciacorta o uno Champagne per brindisi più importanti, uno spumante aromatico per accompagnare i dessert.</p>
<h3><strong>Come scegliere un prodotto di qualità</strong></h3>
<p>Saper leggere l’etichetta è un passaggio cruciale per distinguere un prodotto di valore da uno più commerciale. Le denominazioni DOC (Denominazione di Origine Controllata) e DOCG (Denominazione di Origine Controllata e Garantita) non sono semplici sigle: certificano un disciplinare preciso che tutela la provenienza geografica, i vitigni utilizzati e i metodi di produzione. Lo stesso vale, in ambito francese, per le diciture AOC o AOP.</p>
<p>L’annata è un altro elemento fondamentale, poiché le condizioni climatiche di un anno specifico incidono direttamente sulla qualità delle uve: un’annata calda favorisce vini più strutturati e alcolici, mentre una fresca produce vini più acidi e longevi. Le menzioni come Riserva o Gran Cru indicano ulteriori selezioni qualitative, spesso associate a tempi di affinamento più lunghi o a vigneti particolarmente vocati. Un dettaglio spesso sottovalutato è il dosaggio zuccherino, che definisce il grado di secchezza del vino spumante:</p>
<ul>
<li>Brut Nature (0-3 g/l) e Extra Brut (0-6 g/l) sono le versioni più secche, adatte a palati esigenti e perfette per accompagnare crudité di pesce o antipasti leggeri;</li>
<li>Brut (fino a 12 g/l) è la tipologia più diffusa e versatile, ideale per brindisi e abbinamenti a tutto pasto;</li>
<li>Extra Dry (12-17 g/l), più morbido e rotondo, è tipico del prosecco ed è spesso scelto per aperitivi o piatti delicati;</li>
<li>Demi-Sec (32-50 g/l) è più dolce e indicato per dessert o abbinamenti con formaggi erborinati.</li>
</ul>
<p>Anche la gradazione alcolica merita attenzione: vini e bollicine più leggeri (11-12%) risultano freschi e immediati, mentre quelli con alcol più elevato (13-14%) offrono maggiore corpo e complessità, ideali con piatti ricchi o strutturati.</p>
<h3><strong>Tra piacere e salute: cosa sapere</strong></h3>
<p>Il vino e le bollicine, pur essendo simboli di festa, restano bevande alcoliche. Le linee guida italiane consigliano di non superare le <strong><em>2 unità alcoliche al giorno per gli uomini e 1 per le donne</em></strong>, da consumare sempre durante i pasti. Nei giovani e negli adolescenti, anche piccole quantità possono avere effetti negativi sullo sviluppo cerebrale e aumentare il rischio di dipendenza in età adulta.</p>
<p>Un consumo cronico e eccessivo è correlato a patologie epatiche, cardiovascolari e oncologiche. Per questo motivo, è fondamentale un approccio equilibrato: le bollicine dovrebbero restare un piacere legato a momenti speciali, un gesto conviviale da gustare con moderazione e consapevolezza.</p>
<p>Che sia un calice di vino rosso o una flute di champagne, il brindisi resta un momento di gioia e condivisione. Ma conoscere ciò che versiamo nei nostri bicchieri significa anche rispettare la nostra salute. In fondo, brindare non è solo un atto conviviale: è un rituale che racconta storia, tradizione e cultura. E per essere davvero felice, dovrebbe essere fatto con consapevolezza e moderazione.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Spezie e aromi invernali: salute e benessere a tavola</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/spezie-e-aromi-invernali-salute-e-benessere-a-tavola/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[pattoincucina2024]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Nov 2025 11:18:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4615</guid>

					<description><![CDATA[Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella Le spezie hanno accompagnato la storia dell’uomo da millenni. Nell’antichità erano considerate preziose quanto l’oro: basti pensare che le vie commerciali tra Oriente e Occidente nacquero in gran parte per il commercio di pepe, cannella e chiodi di garofano. Non erano solo ingredienti, ma veri e propri strumenti di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella</strong></p>
<p>Le spezie hanno accompagnato la storia dell’uomo da millenni. Nell’antichità erano considerate preziose quanto l’oro: basti pensare che le vie commerciali tra Oriente e Occidente nacquero in gran parte per il commercio di pepe, cannella e chiodi di garofano. Non erano solo ingredienti, ma veri e propri strumenti di conservazione, medicina naturale e persino simboli religiosi.</p>
<p>Oggi, nel cuore dell’inverno, le spezie ritrovano un ruolo centrale nella cucina quotidiana. Non solo arricchiscono di profumi i piatti, ma aiutano a contrastare i malanni di stagione, rendendo la dieta più varia, equilibrata e stimolante.</p>
<h3><strong>Benefici nutrizionali e funzionali</strong></h3>
<p>Le spezie, oltre a conferire sapore e profumo ai piatti, sono da sempre considerate un vero e proprio patrimonio di salute. Già le antiche civiltà le utilizzavano non solo come condimento, ma anche come rimedi terapeutici e strumenti di conservazione. Oggi la scienza conferma molte delle proprietà che la tradizione aveva intuito, attribuendo loro un ruolo di rilievo nella prevenzione e nel supporto a numerose funzioni dell’organismo.</p>
<h3><strong>Cannella</strong></h3>
<p><em>Origini e storia:</em> conosciuta già nell’antico Egitto, veniva usata per la mummificazione e come ingrediente prezioso in unguenti e profumi. Nelle rotte commerciali medievali era considerata più preziosa dell’oro.</p>
<p><em>Benefici nutrizionali</em>: contiene cinnamaldeide, sostanza che le conferisce aroma e proprietà antimicrobiche. Ricca di polifenoli, aiuta a contrastare lo stress ossidativo. Diversi studi hanno dimostrato che la cannella può migliorare la sensibilità insulinica e ridurre i livelli di glucosio nel sangue, utile quindi nel controllo del diabete di tipo 2 (Anderson et al., 2003).</p>
<p><em>Curiosità:</em> un tempo si credeva che la cannella fosse un dono degli dèi, capace di proteggere da malattie e influenze negative.</p>
<h3><strong>Zenzero</strong></h3>
<p><em> Origini e storia:</em> proveniente dall’Asia sudorientale, era già menzionato nei testi sanscriti e nella medicina cinese di oltre 2000 anni fa.</p>
<p><em>Benefici nutrizionali:</em> contiene gingeroli e shogaoli, composti bioattivi responsabili del gusto pungente e delle proprietà antinfiammatorie. Studi clinici hanno dimostrato che lo zenzero può ridurre nausea e vomito, specialmente in gravidanza e durante trattamenti chemioterapici (Ernst &amp; Pittler, British Journal of Anaesthesia, 2000). Inoltre, stimola la digestione e sostiene il sistema immunitario.</p>
<p><em>Curiosità</em>: in epoca medievale era considerato afrodisiaco e veniva aggiunto al vino e ai dolci per aumentare vitalità e calore.</p>
<h3><strong>Chiodi di garofano</strong></h3>
<p><em>Origini e storia:</em> originari delle Molucche (Indonesia), erano già noti in Cina nel III secolo a.C., usati per profumare l’alito alla corte imperiale.</p>
<p><em>Benefici nutrizionali:</em> sono una delle spezie più ricche di antiossidanti. L’eugenolo, il loro principale composto, ha proprietà antisettiche, analgesiche e antibatteriche. Studi hanno evidenziato la loro efficacia come antibatterico naturale e nel ridurre il dolore dentale grazie alle proprietà anestetiche dell’eugenolo (Cortés-Rojas et al., Pharmacognosy Reviews, 2014).</p>
<p><em>Curiosità</em>: venivano utilizzati come rimedio popolare per mal di denti e infezioni orali, tanto da essere considerati un “dentista naturale” dell’antichità.</p>
<h3><strong>Curcuma</strong></h3>
<p><em>Origini e storia</em>: usata da oltre 4000 anni in India nella medicina ayurvedica e nei rituali religiosi. È l’ingrediente principale del curry.</p>
<p><em> Benefici nutrizionali:</em> la curcumina, pigmento responsabile del colore giallo-arancio, è un potente antinfiammatorio e antiossidante. Differenti meta-analisi hanno dimostrato come la curcumina possa contribuire alla riduzione dell’infiammazione cronica, risultando utile in patologie come artrite reumatoide e sindrome metabolica (Gupta et al., Biofactors, 2013).</p>
<p><em>Curiosità</em>: era considerata una spezia sacra, simbolo di purezza e prosperità; in India è ancora usata nei matrimoni come polvere rituale.</p>
<h3><strong>Cardamomo</strong></h3>
<p><em>Origini e storia</em>: anch’esso originario dell’India, era già noto ai Greci e ai Romani, che lo utilizzavano per profumare vini e unguenti.</p>
<p><em>Benefici nutrizionali:</em> contiene oli essenziali (cineolo, terpinene) che favoriscono la digestione e migliorano la respirazione.Alcuni studi preliminari mostrano che il cardamomo può contribuire a ridurre la pressione arteriosa e migliorare i livelli di colesterolo (Verma et al., Indian Journal of Biochemistry &amp; Biophysics, 2009).</p>
<p><em>Curiosità</em>: nelle saghe nordiche era definito “spezia del paradiso” e usato come afrodisiaco naturale.</p>
<h3><strong>Anice stellato e finocchio</strong></h3>
<p><em>Origini e storia:</em> l’anice stellato è originario della Cina, mentre il finocchio ha radici mediterranee, già noto ai Romani che lo consumavano per favorire la digestione.</p>
<p><em>Benefici nutrizionali:</em> entrambi contengono anetolo, sostanza con proprietà antispastiche e carminative. Sono noti per alleviare gonfiore e disturbi digestivi. Studi hanno confermato che l’anice stellato possiede attività antimicrobica e antivirale (compreso contro alcuni ceppi influenzali, grazie all’acido shikimico, usato nella sintesi dell’oseltamivir – Tamiflu). Il finocchio, invece, ha dimostrato efficacia nel ridurre sintomi gastrointestinali come meteorismo e spasmi (European Medicines Agency, Assessment Report Fennel, 2017).</p>
<p><em>Curiosità:</em> in molte culture il finocchio era associato alla protezione e alla purificazione; in Italia si dice ancora “infinocchiare” per indicare l’uso delle foglie per mascherare il sapore del vino.</p>
<h3><strong>Spezie e tradizioni culinarie</strong></h3>
<p>Le spezie, arrivate in Italia lungo le rotte dei mercanti arabi e veneziani, hanno incontrato un terreno fertile, mescolandosi con le erbe aromatiche tipiche della cucina mediterranea come rosmarino, salvia, alloro e timo. Questa fusione ha dato vita a piatti unici, dove i sapori intensi delle spezie si armonizzano con la freschezza delle erbe locali.</p>
<p>Durante le festività invernali, il loro utilizzo diventa particolarmente evidente: i dolci natalizi come il pan di spezie, i biscotti allo zenzero o lo strudel devono molto al profumo di cannella, chiodi di garofano e noce moscata. Allo stesso tempo, piatti salati come brasati, stufati e arrosti trovano nelle spezie il tocco che ne definisce il carattere, trasformandoli in pietanze dal sapore avvolgente e conviviale.</p>
<p>In molte regioni italiane resiste anche la tradizione delle mostarde di frutta, in cui la dolcezza di fichi, mele o pere viene arricchita da senape e spezie pungenti, servite come accompagnamento a bolliti o formaggi stagionati. Allo stesso modo, il vin brulé, con il suo bouquet caldo di cannella, chiodi di garofano e scorza d’agrumi, rappresenta una delle bevande simbolo delle feste.</p>
<h3>Consigli pratici in cucina</h3>
<ul>
<li>Utilizzare le spezie al posto di eccessive quantità di sale e zuccheri, rendendo i piatti più sani senza rinunciare al gusto.</li>
<li>Preparare tisane digestive con zenzero, cannella e chiodi di garofano, perfette dopo i pasti abbondanti.</li>
<li>Aggiungere curcuma e pepe nero alle zuppe di legumi per potenziarne l’effetto antinfiammatorio.</li>
<li>Sperimentare con i dolci: dal pan di spezie tradizionale, allo strudel di mele, fino a un panettone arricchito con note speziate.</li>
</ul>
<p>Utilizzate con creatività, possono arricchire piatti semplici e trasformarli in esperienze sensoriali, unendo gusto e benessere.</p>
<h3><strong>Crema di zucca alla curcuma</strong></h3>
<p><strong>Ingredienti per 4 persone:</strong></p>
<ul>
<li>800 g di polpa di zucca</li>
<li>1 patata media</li>
<li>1 cipolla bianca</li>
<li>1 cucchiaino di curcuma in polvere</li>
<li>1 pizzico di pepe nero</li>
<li>3 cucchiai di olio extravergine d’oliva</li>
<li>Brodo vegetale q.b.</li>
<li>Sale q.b.</li>
</ul>
<p><strong>Preparazione:</strong><br />
Sbucciare e tagliare la zucca e la patata a cubetti; tritare la cipolla e soffriggerla in una casseruola con l’olio. Aggiungere zucca e patata, insaporire con la curcuma e coprire con brodo vegetale. Cuocere per circa 20 minuti, fino a quando le verdure risultano morbide; frullare con un mixer a immersione fino a ottenere una crema vellutata. Regolare di sale, completare con pepe nero e un filo d’olio a crudo prima di servire.</p>
<h3><strong>Biscotti allo zenzero e chiodi di garofano</strong></h3>
<p><strong>Ingredienti per 25 biscotti:</strong></p>
<ul>
<li>300 g di farina 00 (o integrale)</li>
<li>100 g di burro morbido</li>
<li>100 g di zucchero di canna</li>
<li>100 g di miele</li>
<li>1 uovo</li>
<li>1 cucchiaino di zenzero in polvere</li>
<li>½ cucchiaino di cannella in polvere</li>
<li>2 chiodi di garofano tritati finemente</li>
<li>1 cucchiaino di lievito per dolci</li>
</ul>
<p><strong>Preparazione:</strong><br />
In una ciotola mescolare burro e zucchero fino a ottenere una crema; aggiungere miele e uovo. Unire farina setacciata, lievito e spezie; impastare fino a ottenere un composto liscio. Avvolgere in pellicola e lasciare riposare in frigorifero per 30 minuti. Stendere l’impasto a 4 mm di spessore, ritagliare con formine natalizie e disporre i biscotti su una teglia rivestita di carta forno. Cuocere a 180°C per 12-15 minuti, fino a doratura.</p>
<h3><strong>Riso speziato al cardamomo e cannella</strong></h3>
<p><strong>Ingredienti per 4 persone:</strong></p>
<ul>
<li>300 g di riso basmati</li>
<li>1 stecca di cannella</li>
<li>3 bacche di cardamomo</li>
<li>1 foglia di alloro</li>
<li>2 cucchiai di olio extravergine d’oliva</li>
<li>Sale q.b.</li>
</ul>
<p><strong>Preparazione:</strong><br />
Sciacquare il riso sotto acqua corrente fino a che risulti limpida. In una casseruola scaldare l’olio con la stecca di cannella, le bacche di cardamomo leggermente schiacciate e l’alloro; tostare delicatamente le spezie per un paio di minuti. Aggiungere il riso, coprire con il doppio del volume di acqua e un pizzico di sale. Cuocere a fuoco basso per circa 12 minuti, fino all’assorbimento dell’acqua. Lasciare riposare 5 minuti coperto, poi sgranare con una forchetta e servire come contorno aromatico a carni, verdure o legumi.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Yogurt, alleato del microbiota:  tutto quello che c’è da sapere</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/yogurt-alleato-del-microbiota-tutto-quello-che-ce-da-sapere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[pattoincucina2024]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Nov 2025 13:13:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4611</guid>

					<description><![CDATA[Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella Lo yogurt è uno degli alimenti più diffusi e apprezzati, spesso percepito come salutare e “leggero”. In realtà, non tutti gli yogurt sono uguali: esistono differenze legate al tipo di latte, al processo produttivo, al contenuto di grassi, zuccheri e proteine. Inoltre, negli ultimi anni, la ricerca ha evidenziato [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella</strong></p>
<p>Lo yogurt è uno degli alimenti più diffusi e apprezzati, spesso percepito come salutare e “leggero”. In realtà, non tutti gli yogurt sono uguali: esistono differenze legate al tipo di latte, al processo produttivo, al contenuto di grassi, zuccheri e proteine. Inoltre, negli ultimi anni, la ricerca ha evidenziato il suo potenziale ruolo nella salute intestinale e metabolica, grazie all’interazione con il microbiota. Alcune analisi comparative condotte da Que Choisir e riportate da Il Salvagente aiutano a fare chiarezza, ma per scegliere consapevolmente è utile conoscere più da vicino caratteristiche e benefici di questo alimento.</p>
<h3><strong>Come si produce lo yogurt</strong></h3>
<p>Lo yogurt si ottiene dalla fermentazione del latte da parte di batteri lattici specifici (Lactobacillus delbrueckii subsp. bulgaricus e Streptococcus thermophilus). Questi microrganismi trasformano parte del lattosio (lo zucchero del latte) in acido lattico, conferendo al prodotto il tipico sapore acidulo e la consistenza densa. Durante il processo, le proteine del latte coagulano e si arricchiscono di metaboliti batterici, alcuni dei quali contribuiscono alle proprietà salutistiche.</p>
<p>Il contenuto di zuccheri indicato in etichetta comprende sia quelli naturalmente presenti (lattosio residuo, glucosio e galattosio derivanti dalla fermentazione), sia quelli eventualmente aggiunti nei prodotti aromatizzati o alla frutta. Per questo, anche lo yogurt bianco naturale contiene 3,5-5 g di zuccheri ogni 100 g, senza che vi sia stata aggiunta di saccarosio.</p>
<h3><strong>Lattosio e yogurt “senza lattosio”</strong></h3>
<p>Durante la fermentazione, parte del lattosio viene scisso in zuccheri più semplici, rendendo lo yogurt spesso più digeribile rispetto al latte per chi ha un’intolleranza lieve. Tuttavia, una quota residua resta presente. Negli yogurt etichettati come “senza lattosio”, l’enzima lattasi scinde quasi completamente questo zucchero in glucosio e galattosio, portando il contenuto sotto lo 0,1 g/100 g. Questi prodotti risultano più tollerabili, pur mantenendo una composizione nutrizionale simile allo yogurt tradizionale.</p>
<h3><strong>Yogurt intero, magro, greco e skyr</strong></h3>
<p>La varietà di yogurt disponibili sul mercato dipende principalmente dal tipo di latte usato e dal metodo di lavorazione:</p>
<p><em>Yogurt intero:</em> ottenuto da latte intero, ha un contenuto di grassi attorno al 3-3,5%. È più cremoso e saziante.</p>
<p><em>Yogurt magro o scremato</em>: prodotto con latte parzialmente scremato, contiene meno dello 0,5% di grassi. È meno calorico ma anche meno denso.</p>
<p><em>Yogurt greco:</em> subisce un processo di filtrazione che elimina parte del siero, rendendolo più concentrato in proteine ma anche più ricco di grassi, soprattutto se intero. Alcuni prodotti possono arrivare ad avere 8-10 g di grassi per 100 g, pari a quelli di un formaggio fresco.</p>
<p><em>Skyr</em>: originario dell’Islanda, simile allo yogurt greco ma più magro, perché prodotto con latte scremato. Ha un contenuto proteico elevato, con pochi grassi.</p>
<p><em>Yogurt di pecora e capra:</em> lo yogurt di pecora si distingue per l’elevato contenuto di calcio e iodio, fino a 2-3 volte superiore a quello vaccino. Quello di capra, più digeribile, ha un profilo nutrizionale intermedio.</p>
<p><em>Kefir:</em> è un latte fermentato ottenuto non solo da batteri lattici ma anche da lieviti. Questo lo rende un alimento unico, con una biodiversità microbica superiore allo yogurt classico. È più liquido e leggermente frizzante, con un contenuto di lattosio ancora più ridotto. Grazie alla varietà di ceppi probiotici, il kefir è particolarmente benefico per il microbiota intestinale e la funzione immunitaria.</p>
<p>Le analisi di <em><u>Que Choisir</u></em>, riprese da Il Salvagente, hanno mostrato che 100 g di yogurt o formaggio bianco di pecora possono coprire il 20-30% del fabbisogno giornaliero di calcio e fino al 75% di quello di iodio. Tuttavia, il contenuto calorico e lipidico è maggiore rispetto ad altri yogurt, e due porzioni quotidiane possono risultare eccessive per i bambini piccoli.</p>
<h3><strong>Un alleato per la salute</strong></h3>
<p>Lo yogurt non è soltanto un alimento piacevole da consumare, ma un vero e proprio alleato per la salute, grazie alla combinazione di nutrienti essenziali e fermenti lattici vivi. Tutti gli yogurt apportano proteine di alta qualità, calcio e vitamine del gruppo B, elementi indispensabili per ossa, metabolismo e sistema nervoso. Oltre a questo, i batteri lattici presenti contribuiscono a mantenere l’equilibrio del microbiota intestinale, favorendo digestione, benessere metabolico e difese immunitarie.</p>
<p>Accanto allo yogurt classico, il kefir merita una menzione speciale: si tratta di un latte fermentato ottenuto da un insieme complesso di batteri e lieviti (tra cui Lactobacillus kefiri e Saccharomyces kefir). Rispetto allo yogurt tradizionale, offre una biodiversità microbica più ampia e un contenuto inferiore di lattosio, caratteristiche che lo rendono particolarmente utile per chi vuole sostenere il microbiota e migliorare la tolleranza digestiva. Studi recenti hanno mostrato che il kefir può contribuire a ridurre l’infiammazione intestinale e potenziare la risposta immunitaria.</p>
<p>Tuttavia, non tutti gli yogurt presenti sul mercato sono uguali. Gli yogurt alla frutta o aromatizzati, spesso scelti per praticità, contengono zuccheri aggiunti (saccarosio o sciroppi), oltre al lattosio naturale del latte e agli zuccheri della frutta. Il loro contenuto zuccherino può raggiungere i 12–14 g per 100 g, avvicinandoli più a un dessert che a un alimento funzionale. Per questo, la scelta più equilibrata resta lo yogurt bianco naturale, da arricchire a piacere con frutta fresca, semi oleosi o frutta secca: in questo modo si ottiene un prodotto gustoso e bilanciato, senza eccedere con zuccheri e calorie.</p>
<p>Oltre al profilo nutrizionale, è interessante il legame tra yogurt e microbiota. I fermenti lattici non colonizzano stabilmente l’intestino, ma il loro passaggio transitorio esercita effetti positivi: arricchiscono temporaneamente la flora batterica con ceppi come <em>Streptococcus thermophilus</em> e <em>Bifidobacterium animalis</em>, stimolano la produzione di acidi grassi a catena corta (tra cui il butirrato, con azione antinfiammatoria e protettiva sulla barriera intestinale) e migliorano la sensibilità insulinica in soggetti predisposti. Questi benefici possono essere amplificati se lo yogurt viene consumato insieme a fibre prebiotiche (avena, frutta, cereali integrali), che fungono da nutrimento per i batteri intestinali.</p>
<p>Gli effetti positivi si riflettono anche a livello sistemico:</p>
<ul>
<li><strong>Salute ossea</strong>: calcio e proteine supportano la densità minerale e riducono il rischio di osteoporosi.</li>
<li><strong>Controllo del peso</strong>: proteine e fermenti aumentano la sazietà e contribuiscono a regolare l’appetito.</li>
<li><strong>Benessere cardiometabolico</strong>: il consumo regolare di yogurt è stato associato a un minor rischio di sindrome metabolica, diabete di tipo 2 e ipertensione.</li>
<li><strong>Supporto immunitario</strong>: i metaboliti dei batteri lattici hanno proprietà immunomodulanti.</li>
</ul>
<p>Naturalmente, il rischio maggiore riguarda gli yogurt industriali ricchi di zuccheri, aromi artificiali e addensanti. Anche prodotti etichettati come “light” possono nascondere quantità non trascurabili di zucchero o panna aggiunta. La regola d’oro rimane quindi leggere l’etichetta, preferendo semplicità e ingredienti genuini.</p>
<h3><strong>Quale yogurt scegliere?</strong></h3>
<p>La scelta dipende dalle esigenze individuali:</p>
<ul>
<li>chi vuole un prodotto leggero può orientarsi su yogurt magro bianco;</li>
<li>chi cerca più proteine può optare per yogurt greco o skyr;</li>
<li>chi ha bisogno di calcio e iodio può preferire yogurt di pecora, da alternare con altri prodotti;</li>
<li>chi desidera un effetto probiotico più marcato può scegliere il kefir.</li>
</ul>
<p>In sintesi, lo yogurt bianco naturale e il kefir, senza zuccheri aggiunti, rappresentano le opzioni più equilibrate. Inseriti in una dieta varia e bilanciata, non sono solo un alimento nutriente, ma veri e propri strumenti di prevenzione: aiutano a mantenere in salute ossa, metabolismo, microbiota e sistema immunitario.</p>
<p>Lo yogurt non è solo un alimento salutare da consumare al naturale, ma anche un ingrediente versatile che si presta a molteplici preparazioni in cucina. Dalle salse fresche ai piatti salati, fino ai dessert leggeri, può trasformarsi in un alleato prezioso per arricchire la tavola con gusto e semplicità.</p>
<h3><strong>Tzatziki greco</strong></h3>
<p><strong><em>Ingredienti:</em></strong></p>
<ul>
<li>250 g di yogurt greco</li>
<li>1 cetriolo</li>
<li>1 spicchio d’aglio</li>
<li>2 cucchiai di olio extravergine d’oliva</li>
<li>Succo di mezzo limone</li>
<li>Sale e pepe q.b.</li>
<li>Aneto fresco (facoltativo)</li>
</ul>
<p><strong><em>Preparazione: </em></strong>Grattugiare il cetriolo e strizzarlo bene per eliminare l’acqua in eccesso; unire in una ciotola allo yogurt greco; aggiungere aglio tritato, olio, succo di limone, sale, pepe e aneto; mescolare fino a ottenere una salsa cremosa. Conservare in frigo per almeno un’ora prima di servire come antipasto o accompagnamento.</p>
<h3><strong>Yogurt con miele e frutta secca</strong></h3>
<p><strong><em>Ingredienti per 2 persone:</em></strong></p>
<p>200 g di yogurt bianco naturale</p>
<p>1 cucchiaio di miele</p>
<p>30 g di noci o mandorle tritate</p>
<p>Frutta fresca di stagione a piacere</p>
<p><strong><em>Preparazione:</em></strong> Distribuire lo yogurt in coppette; aggiungere un filo di miele, la frutta secca tritata e completare con pezzi di frutta fresca. Una colazione sana o una merenda nutriente pronta in pochi minuti.</p>
<h3><strong>Pollo marinato allo yogurt e spezie</strong></h3>
<p><strong><em>Ingredienti per 4 persone: </em></strong></p>
<ul>
<li>600 g di petto di pollo a cubetti</li>
<li>200 g di yogurt bianco intero</li>
<li>2 cucchiaini di curry o paprika</li>
<li>1 cucchiaino di cumino</li>
<li>Sale e pepe q.b.</li>
<li>Olio extravergine d’oliva</li>
</ul>
<p><strong><em>Preparazione:</em></strong> Mescolare lo yogurt con le spezie, il sale e il pepe; unire i cubetti di pollo e lasciare marinare in frigorifero per almeno 2 ore; scolare leggermente e cuocere in padella con un filo d’olio fino a doratura. Servire con riso basmati o verdure grigliate.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Lipedema: come riconoscerlo per gestirlo al meglio</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/lipedema-come-riconoscerlo-per-gestirlo-al-meglio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[pattoincucina2024]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Oct 2025 13:59:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[adiposopatia]]></category>
		<category><![CDATA[benessere psicofisico]]></category>
		<category><![CDATA[lipedema]]></category>
		<category><![CDATA[massa grassa]]></category>
		<category><![CDATA[obesità]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4577</guid>

					<description><![CDATA[Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella &#160; Il lipedema è una malattia cronica caratterizzata da un accumulo anomalo e simmetrico di tessuto adiposo sottocutaneo, localizzato principalmente su fianchi, cosce, gambe e, in alcuni casi, braccia. Questo accumulo avviene in modo sproporzionato rispetto al resto del corpo e non coinvolge mani e piedi, a differenza del [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il lipedema è una malattia cronica caratterizzata da un accumulo anomalo e simmetrico di tessuto adiposo sottocutaneo, localizzato principalmente su fianchi, cosce, gambe e, in alcuni casi, braccia. Questo accumulo avviene in modo sproporzionato rispetto al resto del corpo e non coinvolge mani e piedi, a differenza del linfedema. È spesso associato a dolore alla palpazione, facilità alla formazione di lividi, sensazione di pesantezza e difficoltà nei movimenti. Non va confuso con l’obesità, poiché presenta caratteristiche cliniche e metaboliche proprie.  Nonostante la sua diffusione — si stima che colpisca tra il 10% e il 15% delle donne — il lipedema è ancora poco diagnosticato, spesso confuso con obesità o cellulite.</p>
<p>Le cause esatte del lipedema non sono ancora del tutto chiare, ma si ritiene che vi sia una componente genetica (spesso è presente familiarità) e un’influenza ormonale, data la comparsa o il peggioramento in concomitanza con pubertà, gravidanza o menopausa. Studi recenti suggeriscono anche il coinvolgimento di disfunzioni del microcircolo e dei capillari, con alterazioni nel metabolismo adiposo e una maggiore fibrosi tissutale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><em>Cinque cose da sapere sul lipedema:</em></h3>
<ul>
<li>Non è una semplice questione estetica, ma una malattia riconosciuta che può compromettere seriamente la qualità della vita;</li>
<li>Colpisce quasi esclusivamente le donne e ha una forte componente ormonale e genetica.</li>
<li>Non dipende da errori alimentari o mancanza di attività fisica;</li>
<li>È spesso sottodiagnosticato o confuso con obesità e linfedema;</li>
<li>La diagnosi precoce è fondamentale per rallentare la progressione e migliorare la gestione dei sintomi.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Diagnosi: come riconoscerlo</strong></h2>
<p>Attualmente non esistono test di laboratorio o esami strumentali specifici per diagnosticare il lipedema. La diagnosi è clinica, basata su:</p>
<ul>
<li>Esame fisico (accumulo adiposo simmetrico, dolore alla palpazione);</li>
<li>Storia del paziente (età d’esordio, familiarità, variazioni ormonali);</li>
<li>Segni distintivi, come la preservazione di mani e piedi (segno della “cuffia malleolare”) e la presenza di ecchimosi frequenti.</li>
</ul>
<p>È fondamentale differenziare il lipedema da altre condizioni simili come linfedema, obesità generalizzata, patologie venose o edema idiopatico. La ricerca scientifica evidenzia che il tessuto adiposo nel lipedema non è un semplice deposito di grasso: mostra alterazioni microvascolari, aumento della permeabilità capillare e infiltrazione di cellule infiammatorie. Questo contribuisce a una condizione di infiammazione cronica di basso grado, che peggiora la sintomatologia dolorosa e favorisce la progressione della malattia.</p>
<p>La malattia evolve progressivamente e viene classificata in diversi stadi clinici, che descrivono le modificazioni della pelle e del tessuto sottocutaneo (Di Renzo et al.,2021):</p>
<ul>
<li>Stadio I (a): la pelle appare liscia, ma al tatto si percepisce un tessuto sottocutaneo nodulare o granulare. È la fase più iniziale e spesso poco riconosciuta;</li>
<li>Stadio II (b): la superficie cutanea diventa irregolare, con aspetto “a materasso”. I noduli adiposi sono più evidenti e palpabili;</li>
<li>Stadio III (c): il tessuto adiposo si indurisce e diventa fibrotico. Compaiono grandi lobuli e deformazioni marcate degli arti, che possono compromettere la mobilità;</li>
<li>Stadio IV (lipolinfedema) (d): in alcuni casi, al lipedema si associa anche un linfedema secondario, con edema cronico e peggioramento della funzionalità degli arti.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-4579 aligncenter" src="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2025/09/Immagine1-lip-223x300.png" alt="" width="338" height="455" srcset="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2025/09/Immagine1-lip-223x300.png 223w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2025/09/Immagine1-lip.png 257w" sizes="auto, (max-width: 338px) 100vw, 338px" /></p>
<p style="text-align: center;"><em>Figura 1. Diversi stadi del Lipedema (<a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33504026/">Di Renzo et al., 2021</a>)</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il riconoscimento precoce dello stadio di avanzamento è fondamentale per impostare un percorso terapeutico adeguato e migliorare la qualità della vita delle pazienti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Differenze con l’obesità</strong></h2>
<p>Uno degli aspetti più delicati riguarda la distinzione tra lipedema e obesità. Mentre quest’ultima è legata a un eccesso calorico e a un accumulo diffuso di grasso corporeo, il lipedema è una malattia del tessuto adiposo sottocutaneo, resistente anche a diete ipocaloriche e all’attività fisica. Studi recenti sottolineano come il lipedema presenti un profilo metabolico diverso: maggiore infiammazione locale, minore sensibilità all’insulina e un coinvolgimento del sistema linfatico, che spiega la tendenza a edema e dolore.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<table width="642">
<tbody>
<tr>
<td width="214">Caratteristica</td>
<td width="214">Lipedema</td>
<td width="214">Obesità</td>
</tr>
<tr>
<td width="214">Distribuzione grasso</td>
<td width="214">Simmetrica, arti inferiori/superiori, risparmiati piedi e mani</td>
<td width="214">Generalizzata, incluso addome, mani e piedi</td>
</tr>
<tr>
<td width="214">Dolore e sensibilità</td>
<td width="214">Presente, anche al tatto</td>
<td width="214">Assente</td>
</tr>
<tr>
<td width="214">Comparsa</td>
<td width="214">Spesso durante fasi ormonali (pubertà, gravidanza, menopausa)</td>
<td width="214">Progressiva, legata a stile di vita e genetica</td>
</tr>
<tr>
<td width="214">Risposta alla dieta</td>
<td width="214">Limitata, non riduce il tessuto patologico</td>
<td width="214">Buona, perdita di peso diffusa</td>
</tr>
<tr>
<td width="214">Presenza di edema</td>
<td width="214">Comune, soprattutto serale</td>
<td width="214">Meno frequente</td>
</tr>
<tr>
<td width="214">Facilità ai lividi</td>
<td width="214">Alta</td>
<td width="214">Nella norma</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>G</strong><strong>estione e trattamento</strong></h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong><em>Dieta e nutrizione</em></strong></h3>
<p>Un approccio nutrizionale mirato può rappresentare un valido supporto nella gestione del lipedema, contribuendo a contenere i sintomi e a migliorare la qualità della vita. Non esiste una “dieta unica” valida per tutti i pazienti, ma la letteratura scientifica suggerisce alcune strategie che si sono dimostrate utili. Alcuni studi pilota, ad esempio, hanno evidenziato come regimi a basso contenuto di carboidrati, fino a modelli chetogenici, possano favorire una riduzione del dolore e del volume degli arti nelle persone con lipedema. Tuttavia, si tratta di approcci che richiedono supervisione medica e devono essere adattati alle esigenze individuali.</p>
<p>Parallelamente, il <a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33504026/">modello mediterraneo rivisitato </a>rimane una delle basi più solide: ricco di frutta e verdura fresca, cereali e legumi integrali, pesce azzurro e olio extravergine d’oliva, con un’attenzione particolare alla presenza di alimenti antinfiammatori come le spezie, gli omega-3 e la vitamina D. Questo tipo di alimentazione, oltre a garantire un adeguato apporto di proteine per il mantenimento della massa muscolare, limita zuccheri semplici, farine raffinate e grassi trans, tutti fattori che possono contribuire all’infiammazione sistemica. Un’ulteriore accortezza riguarda il consumo di sale, che andrebbe moderato per ridurre la ritenzione idrica e l’edema, sintomi spesso associati al lipedema. In generale, la preferenza dovrebbe andare verso una cucina naturale e bilanciata, lontana dai prodotti industriali e altamente processati, capace di offrire al tempo stesso nutrimento, leggerezza e sostegno nella gestione quotidiana della patologia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong><em>Attività fisica: movimento dolce ma costante</em></strong></h3>
<p>Il lipedema non deve scoraggiare dal praticare attività fisica. Anzi, l’esercizio è uno strumento prezioso per sostenere la circolazione, mantenere la forza muscolare e ridurre i sintomi. Sono indicate discipline a basso impatto, come:</p>
<ul>
<li>camminata, nuoto, acquagym;</li>
<li>bicicletta (anche da camera);</li>
<li>yoga e stretching per migliorare mobilità ed elasticità.</li>
</ul>
<p>Allenamenti con indumenti compressivi o su pedane vibranti possono favorire il drenaggio linfatico e ridurre la sensazione di pesantezza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong><em>Il supporto psicologico: prendersi cura della mente</em></strong></h3>
<p>Il lipedema non influisce soltanto sul corpo, ma anche sulla sfera emotiva e psicologica. Il dolore cronico, la difficoltà nei movimenti, i cambiamenti nella forma corporea e la frustrazione legata a diagnosi tardive o errate possono generare ansia, depressione, disturbi dell’immagine corporea e isolamento sociale.</p>
<p>Numerose pazienti riportano sentimenti di colpa o inadeguatezza, spesso alimentati dal pregiudizio che il lipedema sia solo una “questione di peso” o di scarso impegno nello stile di vita. In realtà, la mancata consapevolezza della malattia da parte del contesto sociale e, talvolta, sanitario, contribuisce ad accrescere il disagio.</p>
<p>Per questo, accanto ai trattamenti medici e nutrizionali, un percorso psicologico di supporto può rivelarsi fondamentale. La psicoterapia cognitivo-comportamentale è una delle strategie più utilizzate per affrontare la gestione del dolore cronico e migliorare la percezione corporea, favorendo al contempo l’aderenza alle terapie. Anche i gruppi di sostegno e le associazioni di pazienti rappresentano strumenti preziosi: condividere esperienze e strategie di adattamento riduce il senso di solitudine e aumenta la resilienza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong><em>Terapie fisiche e trattamenti di supporto</em></strong></h3>
<p>Il trattamento conservativo si basa sulla Terapia Decongestiva Complessa (CDT), che comprende:</p>
<ul>
<li>drenaggio linfatico manuale;</li>
<li>compressione elastica (calze o bendaggi);</li>
<li>carbossiterapia;</li>
<li>esercizi mirati;</li>
<li>cura quotidiana della pelle.</li>
</ul>
<p>Questi interventi migliorano la microcircolazione, riducono edema e dolore, contribuendo a rallentare la progressione della malattia. In aggiunta, metodiche innovative come le onde d’urto extracorporee (ESWT) e la fotobiomodulazione hanno mostrato promettenti risultati nel migliorare la fibrosi e la qualità del tessuto.  Anche alcuni integratori (flavonoidi come diosmina ed esperidina, curcumina, centella asiatica, antiossidanti come selenio e astaxantina) possono supportare la funzionalità microvascolare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong><em>Chirurgia: quando è indicata</em></strong></h3>
<p>Nei casi avanzati, in cui i trattamenti conservativi non sono più sufficienti, la liposuzione specializzata rappresenta un’opzione terapeutica. Le tecniche più utilizzate sono:</p>
<ul>
<li>liposuzione tumescente linfopreservante (TLA);</li>
<li>liposuzione ad acqua (WAL).</li>
</ul>
<p>Questi interventi, eseguiti da specialisti esperti in lipedema, consentono di rimuovere selettivamente il tessuto adiposo patologico, migliorando dolore, mobilità e qualità della vita. Studi a lungo termine hanno dimostrato benefici duraturi, con miglioramenti mantenuti fino a 12 anni dopo l’intervento.</p>
<p>Il lipedema non è soltanto una condizione estetica, ma una patologia cronica, dolorosa e sistemica, spesso sottovalutata o diagnosticata in ritardo. Oggi, tuttavia, disponiamo di strumenti sempre più efficaci per affrontarla: dalla diagnosi precoce a un’alimentazione mirata, dall’attività fisica dolce alle terapie fisiche e chirurgiche più avanzate.</p>
<p>La gestione ottimale richiede un approccio integrato e multidisciplinare, che tenga conto non solo degli aspetti medici e nutrizionali, ma anche del benessere psicologico ed emotivo. Prendersi cura del corpo e della mente in modo sinergico permette infatti di migliorare la qualità della vita, preservare la mobilità e recuperare un rapporto più sereno con sé stessi e con il proprio corpo.</p>
<p>In questa prospettiva, il lipedema può essere affrontato con maggiore consapevolezza e dignità, trasformando la cura in un percorso di salute e di resilienza personale.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Dalle Origini alla cucina consapevole: storia, trasformazioni e futuro del cibo</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/dalle-origini-alla-cucina-consapevole-storia-trasformazioni-e-futuro-del-cibo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[pattoincucina2024]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Oct 2025 14:06:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[cucina]]></category>
		<category><![CDATA[evoluzione]]></category>
		<category><![CDATA[impronta ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[impronta idrica]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[tradizione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4582</guid>

					<description><![CDATA[Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella &#160; Il modo in cui cuciniamo e mangiamo racconta molto più della semplice fame. Racconta chi siamo, da dove veniamo e che tipo di società vogliamo costruire. La cucina è cultura, identità, memoria. Ma è anche tecnologia, adattamento e impatto ambientale. Dalla preistoria a oggi, l’alimentazione ha attraversato rivoluzioni [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il modo in cui cuciniamo e mangiamo racconta molto più della semplice fame. Racconta chi siamo, da dove veniamo e che tipo di società vogliamo costruire. La cucina è cultura, identità, memoria. Ma è anche tecnologia, adattamento e impatto ambientale. Dalla preistoria a oggi, l’alimentazione ha attraversato rivoluzioni epocali: alcune dettate dalla necessità, altre spinte dall’abbondanza. E oggi, in un’epoca in cui il cibo è più disponibile che mai, sta tornando forte il desiderio di semplicità, autenticità e rispetto per il pianeta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong><em>Alle origini del cucinare: raccolta, fuoco e comunità</em></strong></h2>
<p>L’alimentazione umana nasce molto prima del fuoco e della caccia. Per migliaia di anni, i nostri antenati si sono nutriti principalmente attraverso la raccolta spontanea di ciò che la natura offriva: frutti, bacche, semi, radici, erbe, uova e piccoli animali. La dieta era strettamente stagionale, locale e altamente variabile, ma sorprendentemente ricca in termini di varietà vegetale.</p>
<p>La caccia, per quanto importante, non era sempre l’unico o principale mezzo di sopravvivenza: era incerta, dispendiosa e pericolosa. L’equilibrio si basava sul gruppo, sulla cooperazione e sull’osservazione costante dell’ambiente. La scoperta e il dominio del fuoco (circa 1,5 milioni di anni fa) furono una svolta cruciale: cuocere gli alimenti ne migliorava la digeribilità, li rendeva più sicuri e ne prolungava la conservazione. Nacquero così le prime forme di cucina collettiva, attorno al fuoco, dove nutrirsi diventava anche un atto sociale e rituale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong><em>La rivoluzione agricola: nascita della cucina organizzata</em></strong></h2>
<p>Con la rivoluzione agricola, circa 10.000 anni fa, le comunità nomadi iniziarono a stabilirsi. La coltivazione di cereali come orzo, grano, miglio e riso, e l’allevamento di animali domestici, permisero l’accumulo di scorte alimentari, lo sviluppo della ceramica e della cottura in pentole e la comparsa delle prime ricette codificate.</p>
<p>L’alimentazione divenne più strutturata, ma anche più dipendente da pochi alimenti di base. Le prime civiltà — Mesopotamia, Egitto, Cina, India — affinavano tecniche culinarie e di conservazione, come l’essiccazione, la fermentazione e la salatura. Il cibo assumeva anche significati simbolici e religiosi. La cucina diventava così strumento di identità culturale e distinzione sociale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong><em>Dalla tavola al potere: Medioevo e Rinascimento</em></strong></h2>
<p>Nel Medioevo e nel Rinascimento, la cucina in Europa si sviluppò su due binari paralleli. Da un lato, le tavole aristocratiche sfoggiavano piatti sontuosi, elaborati e ricchi di spezie rare (importate da Oriente e Nord Africa), come pepe, cannella, chiodi di garofano. Dall’altro, la cucina contadina restava frugale, basata su pane, legumi, verdure, castagne e conserve, con pochissima carne.</p>
<p>La scoperta delle Americhe nel XV secolo introdusse ingredienti fondamentali per la nostra cucina moderna: pomodori, patate, mais, cacao, fagioli, peperoni, vaniglia. Questi alimenti, inizialmente visti con sospetto, trasformarono nel tempo i sapori e le tecniche culinarie del vecchio continente. La cucina divenne più ricca, ma anche più dipendente da un sistema di commerci globali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong><em>Il Novecento: industrializzazione, comodità e perdita di connessione</em></strong></h2>
<p>Il XX secolo ha segnato la più radicale trasformazione del modo di nutrirsi. Con l’avvento dell’industria alimentare, della refrigerazione, dei surgelati e della grande distribuzione, il cibo è diventato più abbondante, economico e standardizzato. Le cucine domestiche si sono adattate a ritmi più veloci, riducendo i tempi di preparazione e ricorrendo sempre più a prodotti pronti o semilavorati.</p>
<p>Se da un lato tutto ciò ha migliorato l’accesso al cibo in molte parti del mondo, dall’altro ha creato nuovi problemi: obesità, diabete, eccesso di zuccheri e grassi, ma anche un enorme impatto ambientale. La produzione di cibo è oggi responsabile di circa il 30% delle emissioni globali di gas serra, di enormi sprechi alimentari e di perdita di biodiversità. Il cibo ha perso la sua stagionalità, la sua territorialità, il suo significato rituale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong><em>Cibo e impronta ecologica: come è cambiato l’impatto sul pianeta</em></strong></h2>
<p>L’impronta ecologica dell’alimentazione umana è cambiata profondamente nel tempo. Per millenni, le cucine tradizionali erano a basso impatto: basate su stagionalità, autoproduzione, ingredienti vegetali, conservazione naturale e sprechi minimi. Ogni parte dell’alimento veniva utilizzata e l’equilibrio con l’ambiente era quasi perfetto. Con l’industrializzazione e la globalizzazione, si è verificata una vera e propria esplosione dell’impatto ambientale del cibo:</p>
<ul>
<li>monocolture intensive e impoverimento del suolo;</li>
<li>consumo eccessivo di carne e derivati;</li>
<li>trasporti globali e packaging;</li>
<li>consumo d’acqua e uso di pesticidi;</li>
<li>perdita di biodiversità e deforestazione.</li>
</ul>
<p>Eppure, oggi si dispone di dati precisi che permettono di valutare l’impatto delle scelte alimentari.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><em>L’impronta ecologica del cibo: quali alimenti pesano di più sul pianeta</em></p>
<table width="642">
<tbody>
<tr>
<td width="160">Alimento</p>
<p>per 1 kg prodotto</td>
<td width="132">Emissioni CO₂ eq.</td>
<td width="142">Consumo d’acqua</td>
<td width="207">Note sull’impatto</td>
</tr>
<tr>
<td width="160">Manzo</td>
<td width="132">≈ 27 kg</td>
<td width="142">≈ 15.000 litri</td>
<td width="207">Alta impronta per metano, acqua e mangimi</td>
</tr>
<tr>
<td width="160">Agnello</td>
<td width="132">≈ 39 kg</td>
<td width="142">≈ 8.500 litri</td>
<td width="207">Emissioni molto elevate</td>
</tr>
<tr>
<td width="160"> Formaggio stagionato</td>
<td width="132">≈ 13 kg</td>
<td width="142">≈ 5.000 litri</td>
<td width="207">Impatto alto per energia e latte concentrato</td>
</tr>
<tr>
<td width="160">Pollo</td>
<td width="132">≈ 6–7 kg</td>
<td width="142">≈ 4.300 litri</td>
<td width="207">Minore rispetto a bovini, ma comunque elevato</td>
</tr>
<tr>
<td width="160">Uova</td>
<td width="132">≈ 4,5 kg</td>
<td width="142">≈ 3.300 litri</td>
<td width="207">Impatto moderato</td>
</tr>
<tr>
<td width="160">Latte vaccino</td>
<td width="132">≈ 1,9 kg</td>
<td width="142">≈ 1.000 litri</td>
<td width="207">Richiede molta acqua per pochi nutrienti</td>
</tr>
<tr>
<td width="160">Cereali</p>
<p>(grano, riso, mais, …)</td>
<td width="132">≈ 1–2 kg</td>
<td width="142">≈ 1.500–2.500 litri</td>
<td width="207">Basso impatto, soprattutto se locali e integrali</td>
</tr>
<tr>
<td width="160">Legumi</p>
<p>(lenticchie, ceci, fagioli)</td>
<td width="132">≈ 0,9 kg</td>
<td width="142">≈ 1.250 litri</td>
<td width="207">Tra le fonti proteiche più sostenibili</td>
</tr>
<tr>
<td width="160">Ortaggi e verdure di stagione</td>
<td width="132">&lt; 1 kg</td>
<td width="142">≈ 300–500 litri</td>
<td width="207">Impatto minimo, specie se biologici e locali</td>
</tr>
<tr>
<td width="160">Frutta fresca</p>
<p>(di stagione e locale)</td>
<td width="132">≈ 0,5–0,8 kg</td>
<td width="142">≈ 800 litri</td>
<td width="207">Sostenibile, attenzione ai trasporti esotici</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><em>Fonti: FAO, IPCC, Our World in Data</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong><em>Il presente (e futuro) della cucina: ritorno al semplice</em></strong></h2>
<p>Negli ultimi anni, si assiste a una vera e propria inversione di rotta. Sempre più persone riscoprono il valore del cibo genuino, locale, biologico, stagionale. Cresce l’interesse per:</p>
<ul>
<li>la filiera corta,</li>
<li>la ruralità consapevole,</li>
<li>le tradizioni culinarie regionali,</li>
<li>l’autoproduzione (pane, yogurt, fermentati, conserve),</li>
<li>il recupero della cucina vegetale e del no waste (utilizzo di ogni parte dell’alimento).</li>
</ul>
<p>La scienza alimentare da sempre è sostenitrice del valore di modelli storici come la dieta mediterranea originaria, fondata su legumi, cereali integrali, verdure, frutta, olio d’oliva, poca carne, convivialità e stagionalità.</p>
<p>La dieta mediterranea originaria, basata su legumi, cereali integrali, verdure, frutta, olio extravergine d’oliva, moderato consumo di carne e convivialità, si conferma un modello nutrizionale virtuoso, riconosciuto anche dalla scienza per il suo valore preventivo e culturale. In questo scenario si inserisce la nuova piramide alimentare proposta dalla SINU (Società Italiana di Nutrizione Umana), che integra per la prima volta la frequenza di consumo consigliata degli alimenti con il loro impatto ambientale.</p>
<p>Accanto alla classica piramide nutrizionale si affianca oggi una piramide ecologica, in cui gli alimenti vegetali — oltre a essere salutari — occupano la base anche per la loro maggiore sostenibilità. Le due strutture risultano quasi perfettamente sovrapponibili: ciò che fa bene alla salute individuale è spesso anche ciò che pesa meno sul pianeta.</p>
<p>Cucinare diventa così una scelta culturale, etica e ambientale. Non si tratta solo di nutrirsi, ma di abitare consapevolmente il mondo. Questa visione, in linea con gli Obiettivi dell’Agenda ONU 2030, promuove un approccio alimentare ispirato alla tradizione mediterranea ma adattato alle sfide del presente: tutela della biodiversità, valorizzazione del territorio, riduzione dell’impronta ecologica.</p>
<p>In questo contesto, ogni gesto quotidiano — scegliere ingredienti locali, rispettare la stagionalità, ridurre gli sprechi — diventa un atto concreto verso un futuro più giusto e sostenibile. La cucina torna ad assumere un ruolo centrale: è un luogo di relazione, memoria, apprendimento, e può diventare un laboratorio di cambiamento, dove si coltivano abitudini più sane e si costruisce benessere per le persone e per il pianeta.</p>
<p>Perché questo cambiamento sia davvero efficace, è essenziale il coinvolgimento di tutta la società: istituzioni, scuole, famiglie, comunità locali. Educare al cibo significa educare alla complessità, al rispetto, alla sostenibilità. Solo attraverso un approccio integrato — che unisca salute, ambiente e cultura — sarà possibile restituire al cibo il suo ruolo autentico nella costruzione del benessere collettivo.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Funghi e castagne: i protagonisti dell’autunno</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/funghi-e-castagne-i-protagonisti-dellautunno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[pattoincucina2024]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Oct 2025 13:54:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[autunno]]></category>
		<category><![CDATA[castagne]]></category>
		<category><![CDATA[funghi]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4573</guid>

					<description><![CDATA[Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella &#160; Con l’arrivo dell’autunno, i boschi si trasformano in uno spettacolo di colori e profumi. Tra le foglie che cadono e l’aria che si fa più fresca, due ingredienti tornano puntualmente a riempire le cucine: i funghi e le castagne. Da secoli rappresentano non solo un nutrimento prezioso, ma [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Con l’arrivo dell’autunno, i boschi si trasformano in uno spettacolo di colori e profumi. Tra le foglie che cadono e l’aria che si fa più fresca, due ingredienti tornano puntualmente a riempire le cucine: i funghi e le castagne. Da secoli rappresentano non solo un nutrimento prezioso, ma anche un simbolo della stagionalità e del legame profondo tra l’uomo e la natura. Oggi, oltre ad essere protagonisti di piatti tradizionali e innovativi, sono anche un esempio di alimenti sostenibili e capaci di arricchire la dieta con benefici nutrizionali unici.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Funghi: dal bosco alla tavola</strong></h2>
<p>I funghi sono organismi particolari, né vegetali né animali, ma appartenenti a un regno a sé stante. Crescono spontaneamente nei boschi in condizioni di umidità e ombra, ma al giorno d’oggi vengono anche coltivati per garantirne la disponibilità durante tutto l’anno. Le tipologie più diffuse e amate in Italia sono:</p>
<ul>
<li>Porcini: carnosi, profumati, ottimi sia freschi che secchi;</li>
<li>Finferli o galletti: dal colore giallo dorato, molto aromatici;</li>
<li>Chiodini: piccoli e saporiti, da consumare previa bollitura;</li>
<li>Champignon: coltivati, dal sapore delicato e molto versatili;</li>
<li>Ovoli e mazze di tamburo: prelibatezze apprezzate per la consistenza tenera e il gusto raffinato.</li>
</ul>
<p>I funghi sono alimenti a basso contenuto calorico (20–30 kcal per 100 g), ricchi d’acqua e fibre. Forniscono piccole quantità di proteine vegetali (2–3 g per 100 g) e sono una buona fonte di vitamine del gruppo B, potassio e fosforo. Alcune varietà contengono anche vitamina D, soprattutto se cresciute alla luce solare. Grazie alla presenza di antiossidanti come i polifenoli e la ergotioneina, i funghi sono considerati utili per contrastare lo stress ossidativo e rafforzare il sistema immunitario.</p>
<p>In cucina i funghi hanno mille usi: dai risotti cremosi alle tagliatelle, dalle zuppe alle polente. I porcini secchi arricchiscono i sughi, mentre i funghi trifolati sono un contorno classico per arrosti e carni bianche. Alcune ricette regionali, come il “risotto ai funghi porcini” in Lombardia o la “zuppa di funghi” in Toscana, testimoniano la lunga tradizione di questi ingredienti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Castagne: il frutto del bosco che ha sfamato generazioni</strong></h2>
<p>La castagna, frutto dell’albero di castagno, è stata per secoli un alimento fondamentale nelle zone montane, tanto da essere soprannominata “il pane dei poveri”. Essiccata e ridotta in farina, ha permesso la sopravvivenza di intere comunità, sostituendo i cereali in epoche di carestia. Le castagne si presentano in numerose varietà locali: marroni, più grandi e dolci, ideali per dolci e glassature, e le castagne comuni, più piccole ma molto diffuse. I modi per consumarle sono infiniti:</p>
<ul>
<li>Arrostite (caldarroste): simbolo dell’autunno e delle fiere di paese;</li>
<li>Bollite: morbide e dolci, ottime con latte o vino;</li>
<li>In farina: usata per polente, torte, necci e castagnacci;</li>
<li>Candite o glassate: come nei celebri marron glacé.</li>
</ul>
<p>Le castagne sono più caloriche rispetto ad altri frutti autunnali (circa 200 kcal per 100 g), ma offrono un profilo nutrizionale unico. Contengono carboidrati complessi (45 g per 100 g), proteine vegetali (4 g), pochissimi grassi (2 g), e sono ricche di fibre, vitamine del gruppo B, potassio e magnesio. A differenza di altri semi e frutta secca, hanno un basso contenuto lipidico, ma un alto potere saziante. Sono utili per fornire energia a lungo termine, soprattutto in periodi di maggiore attività fisica o durante le stagioni fredde.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Funghi e castagne a confronto</strong></h2>
<p>Nonostante siano due prodotti molto diversi, funghi e castagne hanno un aspetto in comune: rappresentano un legame forte con la stagionalità e con l’economia rurale del passato. I primi hanno sempre arricchito i menù autunnali con gusto e leggerezza, mentre le seconde hanno rappresentato un sostentamento fondamentale.  I funghi sono poveri di calorie e ideali in diete ipocaloriche. Le castagne sono più energetiche, perfette come fonte di carboidrati alternativi ai cereali. Entrambi contengono fibre e micronutrienti utili per la salute intestinale, muscolare e nervosa.</p>
<p><strong><em>Benefici per la salute</em></strong></p>
<p>Funghi: rafforzano il sistema immunitario, favoriscono la salute cardiovascolare e hanno proprietà antiossidanti. Alcune ricerche hanno dimostrato che il consumo regolare può contribuire a ridurre il rischio di alcune malattie croniche.</p>
<p>Castagne: forniscono energia a lento rilascio, aiutano a stabilizzare la glicemia e, grazie al contenuto di fibre, favoriscono la regolarità intestinale. Sono prive di glutine e quindi adatte anche a chi soffre di celiachia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Sostenibilità e raccolta responsabile</strong></h2>
<p>Un aspetto da non dimenticare riguarda la sostenibilità. La raccolta dei funghi deve rispettare regole precise per non danneggiare l’ecosistema boschivo, evitando raccolte eccessive e utilizzando cestini che permettano la dispersione delle spore. Anche le castagne, spesso minacciate da parassiti come la cinipide galligeno, necessitano di una gestione attenta e di filiere locali che valorizzino le produzioni autoctone.</p>
<p>Funghi e castagne sono molto più che semplici ingredienti autunnali: rappresentano storia, cultura e biodiversità. Portarli in tavola significa celebrare l’autenticità dei sapori stagionali, ma anche sostenere uno stile di vita equilibrato e rispettoso dell’ambiente. Che siano protagonisti di un piatto rustico o di una ricetta raffinata, restano il simbolo di un autunno ricco di gusto e tradizione.</p>
<p><strong> </strong></p>
<h2><strong>In cucina: tradizione e innovazione</strong></h2>
<p>L’autunno è il momento perfetto per combinare questi due ingredienti in ricette creative. Funghi e castagne possono essere protagonisti di piatti caldi e avvolgenti, come zuppe, risotti o ripieni. Alcuni esempi:</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Zuppa rustica di funghi e castagne con crostini integrali</strong></h3>
<p><strong><em>Ingredienti (per 4 persone):</em></strong></p>
<ul>
<li>300 g di funghi misti (porcini, champignon, finferli)</li>
<li>200 g di castagne lessate e sbucciate</li>
<li>1 cipolla media</li>
<li>1 carota</li>
<li>1 costa di sedano</li>
<li>2 spicchi d’aglio</li>
<li>1 litro di brodo vegetale</li>
<li>2 cucchiai di olio extravergine d’oliva</li>
<li>Sale e pepe q.b.</li>
<li>Pane integrale a fette per i crostini</li>
<li>Prezzemolo fresco tritato</li>
</ul>
<p><strong><em>Procedimento:</em></strong> Tritare cipolla, carota, sedano e aglio; soffriggere in olio finché diventano traslucidi; aggiungere i funghi tagliati a pezzi e rosolare per 5-6 minuti; unire le castagne e coprire con il brodo vegetale caldo; cuocere a fuoco medio per 20-25 minuti; frullare metà della zuppa per ottenere una consistenza cremosa, lasciando l’altra metà con pezzi interi; aggiustare di sale e pepe, servire con crostini di pane integrale tostato e una spolverata di prezzemolo fresco.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Arrosto di carne ripieno di castagne e funghi</strong></h3>
<p><strong><em>Ingredienti (per 4 persone):</em></strong></p>
<ul>
<li>800 g di carne per arrosto (maiale o vitello)</li>
<li>150 g di castagne lessate</li>
<li>150 g di funghi champignon tritati</li>
<li>1 cipolla piccola</li>
<li>2 cucchiai di olio extravergine d’oliva</li>
<li>50 ml di vino bianco</li>
<li>Sale, pepe e rosmarino q.b.</li>
<li>Spago da cucina</li>
</ul>
<p><strong><em>Procedimento:</em></strong> tritare cipolla e funghi, soffriggere in padella con olio per 5 minuti; aggiungere le castagne tritate grossolanamente e far insaporire; aprire il pezzo di carne a libro e salare leggermente. Farcire con il ripieno di funghi e castagne e richiudere, legando con spago da cucina; rosolare l’arrosto in padella con olio fino a doratura su tutti i lati; sfumare con vino bianco e trasferire in forno preriscaldato a 180°C per circa 40-50 minuti; lasciar riposare 10 minuti prima di affettare e servire.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Castagnaccio</strong></h3>
<p><strong><em>Ingredienti:</em></strong></p>
<ul>
<li>250 g di farina di castagne</li>
<li>300 ml di acqua</li>
<li>50 g di pinoli</li>
<li>50 g di uvetta</li>
<li>Rosmarino, sale e un filo d’olio</li>
</ul>
<p><strong><em>Procedimento:</em></strong> mescolare la farina di castagne con acqua fino a ottenere una pastella liscia.; aggiungere un pizzico di sale, olio, uvetta e pinoli; versare in una teglia unta e cospargere di aghi di rosmarino; cuocere in forno a 180°C per circa 30-35 minuti.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Sale in cucina: quanto ne serve davvero e come ridurlo senza rinunciare al gusto</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/sale-in-cucina-quanto-ne-serve-davvero-e-come-ridurlo-senza-rinunciare-al-gusto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[pattoincucina2024]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Sep 2025 14:13:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[ipertensione]]></category>
		<category><![CDATA[sale]]></category>
		<category><![CDATA[sale iodato]]></category>
		<category><![CDATA[sodio]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4589</guid>

					<description><![CDATA[Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella &#160; Il sale è da sempre un protagonista silenzioso in cucina. Esalta i sapori, conserva gli alimenti, accompagna ogni cultura gastronomica. Ma nella quotidianità — soprattutto durante l’estate — il suo consumo rischia facilmente di superare le dosi raccomandate, complice l’uso inconsapevole e la presenza nascosta in molti alimenti [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il sale è da sempre un protagonista silenzioso in cucina. Esalta i sapori, conserva gli alimenti, accompagna ogni cultura gastronomica. Ma nella quotidianità — soprattutto durante l’estate — il suo consumo rischia facilmente di superare le dosi raccomandate, complice l’uso inconsapevole e la presenza nascosta in molti alimenti pronti o trasformati.</p>
<p>Ridurre il sale non significa rinunciare al piacere della tavola, ma riscoprire nuovi modi di insaporire, valorizzare gli ingredienti e prendersi cura della salute.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong><em>Quanto sale serve davvero?</em></strong></h2>
<p>Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l’apporto di sale non dovrebbe superare i 5 grammi al giorno per un adulto — l’equivalente di un cucchiaino da tè. Tuttavia, i dati più recenti indicano che la media del consumo giornaliero nei Paesi occidentali è quasi il doppio.</p>
<p>Il problema non è solo il sale aggiunto in cottura o a tavola, ma quello &#8220;invisibile&#8221; contenuto negli alimenti industriali: pane, affettati, formaggi stagionati, snack salati, salse confezionate e piatti pronti.</p>
<p>Un consumo eccessivo di sodio è associato a:</p>
<ul>
<li>ipertensione arteriosa (fattore di rischio per ictus e infarti),</li>
<li>ritenzione idrica e gonfiore,</li>
<li>maggiore rischio di osteoporosi (per perdita di calcio),</li>
<li>stress per reni e sistema cardiovascolare.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong><em>Tutti i tipi di sale non sono uguali (ma il sodio sì)</em></strong></h2>
<p>In commercio si trovano diverse varietà di sale, spesso associate a benefici specifici. Ma il contenuto di sodio resta simile, indipendentemente dal colore o dall&#8217;origine. Ecco i più comuni:</p>
<ul>
<li><strong>Sale marino integrale</strong>: si ottiene per evaporazione dell’acqua di mare, in vasche naturali o artificiali, senza subire processi di raffinazione. A differenza del sale bianco da cucina, conserva microtracce di minerali naturalmente presenti nell’acqua marina, come:</li>
<li>Magnesio (utile per muscoli e sistema nervoso),</li>
<li>Potassio (coinvolto nell’equilibrio idrico e nella regolazione della pressione),</li>
<li>Ferro, zinco e calcio, seppure in piccolissime quantità.</li>
</ul>
<p>Ha una consistenza più umida e granulosa, un colore che può variare dal grigio chiaro al beige, e un sapore più pieno e persistente, che permette spesso di usarne meno in cucina. È ideale per chi desidera un prodotto il più possibile vicino alla sua origine naturale, anche se le differenze nutrizionali rispetto al sale raffinato sono minime in termini quantitativi.</p>
<p><em>Nota:</em> il sale marino integrale non è iodato, quindi non contribuisce all’apporto di iodio, a meno che non venga addizionato.</p>
<ul>
<li><strong>Sale iodato:</strong> è un comune sale da cucina (raffinato o non) al quale viene aggiunto iodio sotto forma di ioduro o iodato di potassio, in concentrazioni stabilite per legge. Lo iodio è un minerale essenziale per il corretto funzionamento della tiroide, ghiandola che regola il metabolismo, lo sviluppo del sistema nervoso e la crescita, soprattutto nei bambini. In molti Paesi, tra cui l’Italia, l’uso di sale iodato è fortemente raccomandato dalle autorità sanitarie, perché aiuta a prevenire disturbi come:</li>
<li>Gozzo tiroideo,</li>
<li>Ipotiroidismo da carenza iodica,</li>
<li>Deficit cognitivi nei bambini in età evolutiva.</li>
</ul>
<p>L’Organizzazione Mondiale della Sanità promuove da anni la iodioprofilassi di popolazione attraverso il consumo regolare di sale iodato. È una scelta utile, semplice ed economica per garantire un apporto sufficiente di iodio nella dieta quotidiana.</p>
<p><em>Nota:</em> il sale iodato andrebbe conservato al riparo da luce, calore e umidità, per preservare l’efficacia dello iodio nel tempo.</p>
<ul>
<li><strong>Sali “speciali”: rosa dell’Himalaya, nero, grigio di Bretagna: </strong>si distinguono per il loro aspetto, colore e origine, e sono spesso proposti come alternative “salutari” al sale comune</li>
<li>Sale rosa dell’Himalaya: estratto da miniere fossili (soprattutto in Pakistan), ha il tipico colore rosato dovuto alla presenza di ossido di ferro. Contiene tracce di altri minerali, ma in quantità molto limitate per avere reali benefici. È comunque apprezzato per il suo aspetto scenografico e il sapore delicato.</li>
<li>Sale nero (Kala Namak): di origine indiana, è ricco di composti sulfurei che gli conferiscono un odore caratteristico di uovo. Utilizzato soprattutto nella cucina asiatica o in piatti vegani, non ha particolari vantaggi nutrizionali.</li>
<li>Sale grigio di Bretagna (sel gris): raccolto a mano nelle saline dell’Atlantico francese, conserva argilla e minerali presenti nel fondale. Ha un gusto deciso, granuloso, e viene usato come sale da finitura.</li>
</ul>
<p><em>In sintesi</em>: questi sali sono perfetti per variare gusto, consistenza e aspetto estetico dei piatti, ma non rappresentano un’alternativa più sana. Il contenuto di sodio resta simile, e non possono sostituire una dieta varia e bilanciata né apportare benefici tangibili per la salute.</p>
<p>La scelta del sale è anche una questione di gusto e tradizione, ma dal punto di vista nutrizionale ciò che conta davvero è la quantità totale consumata. Qualunque sia il tipo scelto, moderarne l’uso resta la strategia migliore per proteggere la salute cardiovascolare e ridurre il rischio di ipertensione.</p>
<p><strong> </strong></p>
<h2><strong>C</strong><strong>ome ri</strong><strong>durre il sale senza perdere sapore</strong></h2>
<p>Una cucina saporita non ha bisogno di sale in eccesso. Basta saper valorizzare gli ingredienti e usare insaporitori naturali:</p>
<ul>
<li>Spezie ed erbe aromatiche</li>
</ul>
<p>Rosmarino, origano, timo, salvia, prezzemolo, basilico, menta, coriandolo… oltre ad aggiungere aroma, stimolano la digestione e hanno effetti antinfiammatori.</p>
<ul>
<li>Acidità naturale</li>
</ul>
<p>Il succo di limone, l’aceto di mele o di vino, il tamarindo e il pomodoro aiutano a bilanciare i sapori e a ridurre il bisogno di sale.</p>
<ul>
<li>Aglio, cipolla e porri</li>
</ul>
<p>Questi ingredienti di base conferiscono profondità e sapidità ai piatti. Arrostiti, stufati o crudi, funzionano come veri e propri esaltatori di gusto.</p>
<ul>
<li>Alimenti fermentati e “umami”</li>
</ul>
<p>Piccole quantità di miso, salsa di soia (a basso contenuto di sodio), pomodori secchi, capperi dissalati, olive, acciughe o lievito alimentare potenziano il sapore generale con una sapidità naturale e complessa.</p>
<p>Tecniche di cottura intelligenti</p>
<ul>
<li>Le cotture al vapore o al forno mantengono intatti i sapori naturali.</li>
<li>Le grigliature creano caramellizzazione e aromi che riducono il bisogno di sale.</li>
<li>Le marinature con erbe, agrumi e spezie intensificano i profumi e riducono il condimento finale.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong><em>Cosa leggere in etichetta</em></strong></h2>
<p>Anche quando non è visibile, il sale è spesso presente in quantità elevate nei prodotti trasformati. Leggere l’etichetta è fondamentale:</p>
<ul>
<li>Controllare la voce &#8220;sodio&#8221; o &#8220;sale&#8221; nella tabella nutrizionale.</li>
<li>Ricordare che 1 g di sodio equivale a circa 2,5 g di sale.</li>
<li>Un alimento con più di 1,5 g di sale per 100 g è considerato ad alto contenuto di sale.</li>
<li>Diffidare dei prodotti “a basso contenuto di zuccheri” ma ricchi di sale, come alcune barrette proteiche o snack.</li>
</ul>
<p>Ridurre il consumo di sale è una scelta consapevole e sostenibile, che non toglie piacere alla tavola. Educare il palato a sapori più delicati, riscoprire il ruolo delle erbe aromatiche e valorizzare le tecniche di cottura può migliorare il gusto dei piatti e la salute dell’organismo.</p>
<p>La buona notizia? Il senso del gusto si adatta: bastano poche settimane di riduzione graduale perché il palato impari a riconoscere e apprezzare la sapidità naturale degli alimenti.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La cucina delle conserve: un sapere antico, un gesto moderno</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/la-cucina-delle-conserve-un-sapere-antico-un-gesto-moderno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[pattoincucina2024]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Sep 2025 13:48:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[botulino]]></category>
		<category><![CDATA[confettura]]></category>
		<category><![CDATA[conserve]]></category>
		<category><![CDATA[marmellata]]></category>
		<category><![CDATA[passata di pomodoro]]></category>
		<category><![CDATA[pesti]]></category>
		<category><![CDATA[salse]]></category>
		<category><![CDATA[sott'olio]]></category>
		<category><![CDATA[sottaceto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4569</guid>

					<description><![CDATA[Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella &#160; Settembre è il mese in cui, tradizionalmente, le cucine italiane si riempiono di profumi intensi e gesti rituali: pentoloni di pomodoro che ribollono, vasetti sterilizzati che attendono di essere riempiti, frutta che si trasforma lentamente in marmellata. Fare conserve significa custodire l’estate dentro un barattolo, per poterla ritrovare [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Settembre è il mese in cui, tradizionalmente, le cucine italiane si riempiono di profumi intensi e gesti rituali: pentoloni di pomodoro che ribollono, vasetti sterilizzati che attendono di essere riempiti, frutta che si trasforma lentamente in marmellata. Fare conserve significa custodire l’estate dentro un barattolo, per poterla ritrovare in pieno inverno. Un gesto che affonda le sue radici nella cultura contadina, ma che oggi torna di grande attualità, spinto da esigenze di sostenibilità, riduzione degli sprechi e riscoperta della cucina fatta in casa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Un atto sostenibile e salutare</strong></h2>
<p>Preparare conserve in casa non è soltanto un gesto di memoria o di tradizione familiare: rappresenta un vero e proprio atto di sostenibilità. Conservare alimenti di stagione significa sfruttare al meglio ciò che la natura offre in un determinato momento dell’anno, evitando che abbondanze temporanee vadano sprecate. Questo è particolarmente importante nei mesi estivi e di inizio autunno, quando frutta e verdura raggiungono il massimo della maturazione e, spesso, i raccolti superano il fabbisogno immediato delle famiglie.</p>
<p>Rispetto all’acquisto di prodotti confezionati, l’autoproduzione consente di ridurre l’impatto ambientale legato a imballaggi in plastica, trasporti a lunga distanza e processi industriali energivori. Un barattolo di passata preparato in casa racchiude pochi e semplici ingredienti, senza additivi, conservanti artificiali o zuccheri aggiunti, e questo si traduce in un beneficio diretto anche per la salute.</p>
<p>Inoltre, il gesto di riempire un vasetto e riporlo in dispensa restituisce un rapporto più autentico con il cibo: significa prendersi cura della stagionalità, rispettare i ritmi naturali e ridare valore a ciò che troppo spesso viene considerato “in eccesso” e destinato al cestino. Preparare conserve è quindi un modo concreto per praticare la lotta allo spreco alimentare, risparmiare e garantire alla propria dieta prodotti genuini e nutrienti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Tecniche tradizionali e varianti moderne</strong></h2>
<p>Le conserve non sono tutte uguali: dietro a un barattolo di passata, a un vasetto di marmellata o a un sott&#8217;olio c’è una vera e propria cultura gastronomica, fatta di tecniche tramandate e continue innovazioni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Passata di pomodoro</strong></p>
<p>La passata è la regina delle conserve italiane. Preparata con pomodori maturi, lavati e passati dopo una breve cottura, viene arricchita con basilico e un filo d’olio. Ogni regione ha le sue varianti: in alcune zone si preferisce lasciarla più rustica e densa, altrove più fluida e liscia. In entrambi i casi, rappresenta la base per infinite preparazioni: dalla pasta veloce del mezzogiorno alle lunghe cotture invernali come ragù e zuppe.</p>
<p><strong>Marmellate e confetture</strong></p>
<p>Le confetture di frutta permettono di preservare la dolcezza e gli aromi dell’estate per tutto l’inverno. A seconda della frutta scelta si ottengono consistenze diverse: morbida e vellutata con le pesche, più compatta con le prugne, quasi caramellata con i fichi. Oggi molte ricette propongono varianti moderne, arricchite con spezie come cannella o zenzero, oppure abbinate a frutta secca e semi, per un risultato più interessante anche dal punto di vista nutrizionale.</p>
<p><strong>Verdure sott’olio e sottaceto</strong></p>
<p>Melanzane, peperoni, zucchine, carciofini e giardiniera rappresentano un patrimonio della cucina casalinga. Sono perfette per accompagnare formaggi e salumi o come antipasto. Tuttavia, richiedono grande attenzione: l’acidificazione con aceto e la sterilizzazione dei barattoli sono fondamentali per la sicurezza alimentare.</p>
<p><strong>Salse e pesti</strong></p>
<p>Dal pesto genovese, ormai patrimonio mondiale, alle varianti moderne con rucola, pomodori secchi, cavolo nero o erbe spontanee, queste preparazioni si prestano bene alla conservazione e permettono di avere sempre a disposizione condimenti gustosi e naturali. L’olio d’oliva funge da conservante naturale, impedendo lo sviluppo di muffe e batteri.</p>
<p><strong> </strong></p>
<h2><strong>Sicurezza in cucina</strong></h2>
<p>La parte più delicata delle conserve fatte in casa è la sicurezza. Se preparate in modo scorretto, possono infatti diventare terreno fertile per microrganismi pericolosi, primo tra tutti il <em>Clostridium botulinum</em>, responsabile del botulismo, un’intossicazione alimentare rara ma molto grave.</p>
<p>Per questo è fondamentale:</p>
<ul>
<li><strong>Sterilizzare accuratamente</strong> i vasetti e i coperchi, facendoli bollire per almeno 20 minuti o utilizzando il forno.</li>
<li><strong>Usare acidi naturali</strong> come aceto e limone nelle conserve di verdure, in quanto l’acidità ostacola lo sviluppo di batteri.</li>
<li><strong>Rispettare i tempi di bollitura</strong> e la proporzione tra ingredienti e zuccheri nelle marmellate, che garantiscono la conservazione.</li>
<li><strong>Seguire linee guida ufficiali</strong>, come quelle diffuse dal Ministero della Salute e dall’Istituto Superiore di Sanità, che offrono protocolli chiari e sicuri.</li>
</ul>
<p>La sicurezza, in questo caso, non è un dettaglio ma la condizione necessaria per poter godere di conserve genuine, sicure e durature. Prepararle con cura significa portare in tavola non solo gusto e tradizione, ma anche tranquillità e rispetto delle regole fondamentali di igiene alimentare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Ricette pratiche</strong></h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Passata di pomodoro tradizionale</strong></h3>
<p><strong><em>Ingredienti (per circa 6 vasetti da 500 ml):</em></strong></p>
<ul>
<li>5 kg di pomodori maturi (San Marzano o Roma)</li>
<li>6-7 foglie di basilico fresco</li>
<li>2 cucchiai di olio extravergine d’oliva</li>
<li>Sale q.b.</li>
</ul>
<p><strong><em>Preparazione: </em></strong>Lavare accuratamente i pomodori e incidere la buccia con un taglio a croce; sbollentarli per pochi minuti in acqua bollente e raffreddarli in acqua fredda; eliminare le bucce e passare i pomodori al passaverdure, in modo da ottenere una salsa liscia e priva di semi; trasferire il passato in una pentola capiente, unire l’olio, il basilico e il sale, quindi cuocere a fuoco medio per 30–40 minuti, mescolando di tanto in tanto fino a quando la salsa si addensa leggermente; versare la passata calda nei vasetti sterilizzati, chiudere con i coperchi e procedere alla bollitura per 30 minuti per la pastorizzazione. Conservare in un luogo fresco e buio fino all’apertura.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Confettura di fichi e noci</strong></h3>
<p><strong><em>Ingredienti (per 4 vasetti da 250 ml): </em></strong></p>
<ul>
<li><strong><em> </em></strong>1 kg di fichi maturi</li>
<li>300 g di zucchero di canna</li>
<li>Succo di 1 limone</li>
<li>100 g di gherigli di noci</li>
</ul>
<p><strong><em>Preparazione:</em></strong> Sbucciare i fichi e tagliarli a pezzi; raccoglierli in una casseruola insieme allo zucchero e al succo di limone; mescolare bene e lasciare riposare per 1 ora affinché la frutta rilasci il suo succo; cuocere a fuoco basso per circa 40–50 minuti, mescolando con regolarità fino a ottenere una consistenza densa; a fine cottura unire le noci tritate grossolanamente; versare la confettura ancora calda nei vasetti sterilizzati, chiudere ermeticamente e capovolgerli per creare il sottovuoto; una volta raffreddati, riporre i vasetti in dispensa. Perfetta per accompagnare formaggi stagionati o una fetta di pane integrale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Giardiniera croccante in agrodolce</strong></h3>
<p><strong><em>Ingredienti (per 3 vasetti da 500 ml):</em></strong></p>
<ul>
<li>300 g di carote</li>
<li>300 g di cavolfiore</li>
<li>200 g di peperoni (rossi e gialli)</li>
<li>200 g di fagiolini</li>
<li>1 cipolla bianca</li>
<li>500 ml di aceto di vino bianco</li>
<li>500 ml di acqua</li>
<li>80 g di zucchero</li>
<li>2 cucchiai di sale grosso</li>
</ul>
<p><strong><em>Preparazione:</em></strong> Lavare e tagliare le verdure in pezzi regolari, mantenendoli piuttosto piccoli; portare a bollore in una pentola l’acqua, l’aceto, lo zucchero e il sale; scottare le verdure separatamente per pochi minuti, così da mantenere consistenza e colore; scolare bene e disporre le verdure nei vasetti sterilizzati, alternando i colori per un effetto visivo gradevole; versare sopra la soluzione agrodolce ancora calda fino a coprire le verdure; chiudere con coperchi ermetici e pastorizzare i vasetti per 20 minuti; una volta raffreddati, conservare in un luogo fresco e buio. Dopo almeno 2 settimane di riposo, la giardiniera sarà pronta da gustare come contorno o antipasto.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Settembre in tavola: il mese di mezzo tra estate e autunno</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/settembre-in-tavola-il-mese-di-mezzo-tra-estate-e-autunno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[pattoincucina2024]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Sep 2025 13:44:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[estate]]></category>
		<category><![CDATA[fichi]]></category>
		<category><![CDATA[nutrizione]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[settembre]]></category>
		<category><![CDATA[zuppe]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4565</guid>

					<description><![CDATA[Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella &#160; Settembre è il mese del passaggio. Le giornate iniziano ad accorciarsi, l’aria si fa più fresca, ma l’estate non ha ancora lasciato del tutto il posto all’autunno. In cucina questo si traduce in una straordinaria ricchezza di ingredienti: convivono ancora gli ultimi doni estivi — pomodori, melanzane, pesche [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Settembre è il mese del passaggio. Le giornate iniziano ad accorciarsi, l’aria si fa più fresca, ma l’estate non ha ancora lasciato del tutto il posto all’autunno. In cucina questo si traduce in una straordinaria ricchezza di ingredienti: convivono ancora gli ultimi doni estivi — pomodori, melanzane, pesche — con i primi segnali dell’autunno — zucche, funghi, mele, castagne.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Frutta e verdura del mese</strong></h2>
<p>Questo mese di transizione risulta molto interessante per la tavola: l’estate non è ancora del tutto finita, ma l’autunno inizia a farsi sentire con i suoi colori e sapori più intensi. Questo significa che nei mercati si possono trovare ancora gli ortaggi e i frutti tipicamente estivi — pomodori succosi, zucchine delicate, peperoni croccanti, melanzane carnose, fichi dolci e uva — accanto ai prodotti che annunciano la nuova stagione: zucche dalle polpe vellutate, mele e pere croccanti, castagne nutrienti e funghi profumati.<br />
Questa varietà rappresenta una ricchezza unica: da un lato, permette di prolungare i piatti freschi e leggeri dell’estate, ideali nelle giornate ancora calde e soleggiate; dall’altro, consente di introdurre preparazioni più avvolgenti e nutrienti, come zuppe, vellutate e stufati, perfette per le prime serate fresche. È il mese in cui il menù quotidiano può unire leggerezza e comfort, freschezza e calore, sfruttando la piena disponibilità di due stagioni a confronto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Nutrizione e benessere</strong></h2>
<p>Dal punto di vista nutrizionale, settembre offre un equilibrio ideale per rinforzare l’organismo in vista dell’autunno. I prodotti tipici di questa stagione hanno caratteristiche diverse ma complementari. Le zucche e le castagne, ad esempio, sono fonti preziose di carboidrati complessi, che forniscono energia a lento rilascio, utilissima per affrontare i ritmi frenetici del rientro lavorativo e scolastico. Le mele e le pere, oltre a essere ricche di fibre, apportano vitamine del gruppo C e sali minerali, aiutando le difese immunitarie. L’uva, invece, è un vero scrigno di polifenoli e resveratrolo, sostanze antiossidanti che sostengono la salute cardiovascolare e contrastano lo stress ossidativo. La zucca, grazie ai carotenoidi, è particolarmente utile per proteggere pelle e vista.</p>
<p>Al tempo stesso, la frutta estiva che ancora si trova abbondante (pesche tardive, fichi, uva) continua a fornire idratazione e zuccheri semplici, ideali per combattere la stanchezza e i cali energetici tipici del cambio di stagione. In questo senso, settembre diventa il mese “ponte” perfetto: la tavola si arricchisce di nutrienti che sostengono sia l’energia immediata che quella di lungo periodo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Consigli pratici</strong></h2>
<p>Settembre è anche il momento giusto per divertirsi con combinazioni e sperimentazioni. Alcuni esempi pratici:</p>
<ul>
<li>Abbinare frutta e formaggi: fichi freschi con pecorino o uva con parmigiano offrono un perfetto equilibrio tra dolcezza naturale e sapidità;</li>
<li>Zuppe miste con legumi e ortaggi di transizione: lenticchie o ceci uniti a zucchine, pomodori e zucca permettono di creare piatti unici, nutrienti e sazianti;</li>
<li>Fare piccole scorte per l’inverno: la zucca può essere tagliata e surgelata, le mele possono essere essiccate per snack salutari, mentre fichi e uva possono essere trasformati in confetture.</li>
</ul>
<p>Questi gesti, oltre a garantire una dispensa ricca e varia nei mesi freddi, riducono lo spreco alimentare e aiutano a mantenere una connessione più autentica con la stagionalità e il territorio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Ricette di settembre</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Zuppa di zucca e ceci speziata</strong></h3>
<p><strong>Ingredienti per 4 persone</strong></p>
<ul>
<li>600 g di zucca pulita</li>
<li>200 g di ceci già cotti</li>
<li>1 cipolla</li>
<li>1 carota</li>
<li>1 costa di sedano</li>
<li>1 cucchiaio di olio extravergine d’oliva</li>
<li>Brodo vegetale q.b.</li>
<li>Curcuma e pepe nero q.b.</li>
<li>Sale q.b.</li>
</ul>
<p><strong>Preparazione:</strong></p>
<p>Tritare finemente cipolla, sedano e carota; soffriggere dolcemente con l’olio in una pentola capiente; aggiungere la zucca a cubetti e lasciare insaporire. Coprire con brodo vegetale e cuocere finché la zucca diventa morbida; frullare parzialmente per ottenere una consistenza cremosa, poi unire i ceci già lessati. Regolare di sale, aggiungere curcuma e pepe, e lasciare sobbollire per altri 5 minuti. Servire calda, completando con un filo di olio crudo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Crostata rustica ai fichi freschi e noci</strong></h3>
<p><strong>Ingredienti per una tortiera da 24 cm</strong></p>
<ul>
<li>250 g di farina integrale</li>
<li>100 g di burro freddo a cubetti</li>
<li>80 g di zucchero di canna</li>
<li>1 uovo</li>
<li>1 pizzico di sale</li>
<li>6–7 fichi maturi</li>
<li>50 g di noci sgusciate</li>
<li>cucchiai di miele</li>
</ul>
<p><strong>Preparazione:</strong></p>
<p>Mescolare farina, zucchero e sale; aggiungere il burro e lavorare velocemente fino a ottenere un composto sabbioso. Incorporare l’uovo e impastare fino a formare un panetto; lasciare riposare in frigorifero per 30 minuti. Stendere la frolla e rivestire la tortiera; disporre i fichi tagliati a spicchi, cospargere con le noci tritate e irrorare con miele. Cuocere in forno preriscaldato a 180 °C per circa 30–35 minuti, fino a doratura. Servire tiepida o a temperatura ambiente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Risotto all’uva e nocciole</strong></h3>
<p><strong>Ingredienti per 4 persone</strong></p>
<ul>
<li>350 g di riso Carnaroli</li>
<li>1 grappolo di uva bianca (circa 200 g di acini)</li>
<li>40 g di nocciole</li>
<li>1 cipolla piccola</li>
<li>1 bicchiere di vino bianco secco</li>
<li>Brodo vegetale q.b.</li>
<li>40 g di parmigiano grattugiato</li>
<li>20 g di burro</li>
<li>Olio extravergine d’oliva e sale q.b.</li>
</ul>
<p><strong>Preparazione:</strong></p>
<p>Tritare finemente la cipolla e farla appassire in un tegame con poco olio; unire il riso e tostarlo per un paio di minuti. Sfumare con il vino bianco, lasciare evaporare e iniziare la cottura aggiungendo gradualmente il brodo caldo. A metà cottura, unire metà degli acini di uva tagliati a metà. Continuare fino a cottura ultimata; mantecare con burro, parmigiano e nocciole spezzettate. Completare con i restanti acini freschi per un contrasto di consistenze.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Rubrica Pesce: Scegliere tra Baccalà e Stoccafisso</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/rubrica-pesce-come-scegliere-il-miglior-tonno-3/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[pattoincucina2024]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Sep 2025 12:36:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[baccalà]]></category>
		<category><![CDATA[merluzzo]]></category>
		<category><![CDATA[pesce]]></category>
		<category><![CDATA[qualità]]></category>
		<category><![CDATA[salagione]]></category>
		<category><![CDATA[stoccafisso]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4517</guid>

					<description><![CDATA[Il Baccalà e lo Stoccafisso: differenze, valori nutrizionali e tradizione Il baccalà e lo stoccafisso sono due varianti del merluzzo, entrambe molto apprezzate e ampiamente utilizzate nella cucina italiana e internazionale. Sebbene siano derivati dallo stesso pesce, il loro processo di conservazione li differenzia notevolmente, conferendo caratteristiche organolettiche e nutrienti peculiari a ciascuno.  Di Rolando [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1><span style="letter-spacing: 0px;"><span class="selectable-text copyable-text xkrh14z">Il Baccalà e lo Stoccafisso: differenze, valori nutrizionali e tradizione</span></span></h1>
<h2><span style="letter-spacing: 0px;"><span class="selectable-text copyable-text xkrh14z"><br />
Il baccalà e lo stoccafisso sono due varianti del merluzzo, entrambe molto apprezzate e ampiamente utilizzate nella cucina italiana e internazionale. Sebbene siano derivati dallo stesso pesce, il loro processo di conservazione li differenzia notevolmente, conferendo caratteristiche organolettiche e nutrienti peculiari a ciascuno. </span></span></h2>
<p><strong>Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il baccalà e lo stoccafisso hanno una lunga storia in Europa e in Italia, dove sono apprezzati per la loro versatilità e le loro proprietà di conservazione. Uno degli episodi storici più curiosi legati a questi prodotti è quello dell’assedio di Montebello nel 1269, quando i vicentini, sostenuti da riserve di polenta e baccalà, riuscirono a resistere agli assedianti. Da allora, il baccalà ha assunto una connotazione simbolica e di grande importanza nella cucina veneta, come dimostrano ricette classiche come il baccalà alla vicentina e il baccalà mantecato.</p>
<p>La parola &#8220;baccalà&#8221; deriva dal termine germanico &#8220;bakkel-jau&#8221;, che significa &#8220;pesce salato&#8221; o &#8220;pesce duro come una corda&#8221;, riferendosi alla tecnica di conservazione con salatura. Il baccalà è infatti il merluzzo nordico grigio (<em>Galus macrocephalus</em>), che viene salato per prolungarne la conservazione. La salagione richiede almeno tre settimane, durante le quali il pesce viene completamente coperto di sale per disidratarlo e renderlo più resistente alla decomposizione.</p>
<p>D’altra parte, lo stoccafisso si ottiene essiccando il merluzzo nordico bianco (<em>Galus morhua</em>) all’aria. Questo processo non prevede l’uso del sale ma avviene mediante un&#8217;essiccazione naturale all’aperto, praticata principalmente nelle isole Lofoten, in Norvegia, grazie al clima ideale di questa regione. L’essiccazione dello stoccafisso può durare fino a tre mesi ed è seguita da una fase di ulteriore maturazione al chiuso.</p>
<p>Sebbene il baccalà e lo stoccafisso facciano parte della tradizione culinaria italiana, la loro produzione è strettamente legata alle zone di pesca del merluzzo. Lo stoccafisso viene prodotto esclusivamente in Norvegia, in particolare nelle Isole Lofoten, poiché richiede un clima freddo e secco per essere essiccato correttamente. La pesca e l’essiccazione si svolgono nei mesi invernali, quando il clima garantisce condizioni ideali per la conservazione naturale senza l’uso di conservanti. Al contrario, il baccalà viene prodotto tutto l’anno grazie alla salagione, anche in Islanda, Canada Danimarca e nelle Isole Far Øer. La Cina è uno dei principali produttori mondiali di baccalà, nonostante non si affacci direttamente sull’Oceano Atlantico, da cui provengono la maggior parte dei merluzzi. La domanda sempre crescente di baccalà e stoccafisso ha esercitato una forte pressione sulle popolazioni di merluzzo, al punto che oggi il merluzzo nordico è classificato come specie a rischio di estinzione. Di conseguenza, è fondamentale adottare pratiche di pesca sostenibile, che consentono di preservare questa preziosa risorsa e di garantirne la disponibilità per le generazioni future.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-4518 aligncenter" src="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2025/09/pexels-minsubreitenstein-11932015-300x225.jpg" alt="" width="509" height="382" srcset="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2025/09/pexels-minsubreitenstein-11932015-300x225.jpg 300w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2025/09/pexels-minsubreitenstein-11932015-1030x774.jpg 1030w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2025/09/pexels-minsubreitenstein-11932015-768x577.jpg 768w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2025/09/pexels-minsubreitenstein-11932015-1536x1153.jpg 1536w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2025/09/pexels-minsubreitenstein-11932015-2048x1538.jpg 2048w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2025/09/pexels-minsubreitenstein-11932015-1500x1126.jpg 1500w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2025/09/pexels-minsubreitenstein-11932015-705x529.jpg 705w" sizes="auto, (max-width: 509px) 100vw, 509px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Quali sono le proprietà nutrizionali e le eventuali differenze?</strong></h2>
<p>Il baccalà è noto per il suo basso contenuto di grassi e per la ricchezza di vitamine del gruppo B, come la B1, B3 e B6. Queste vitamine giocano un ruolo cruciale nel supporto delle funzioni epatiche e intestinali e sono essenziali per il metabolismo proteico e lipidico.</p>
<p>Viste le modalità di preparazione non si può certo affermare che questo alimento sia adatto a tutti i tipi di dieta. Anche se ben dissalato, il baccalà porta con sé un carico di sodio controindicato per chi soffre di ipertensione e patologie renali.</p>
<p>Lo stoccafisso, essendo essiccato, ha un contenuto proteico particolarmente elevato, che può raggiungere il 21%. È anche povero di grassi e colesterolo e presenta un basso contenuto di sodio, una caratteristica che lo rende adatto a diete iposodiche. Inoltre, fornisce importanti minerali come potassio, ferro e calcio, rendendolo un alimento nutriente e bilanciato.</p>
<p>Come è intuibile lo stoccafisso ha un apporto maggiore di proteine, di ferro e di potassio rispetto il baccalà. Per quest’ultimo si registra un maggiore apporto di sodio, dovuto ai processi di salagione. Entrambi vantano dei bassi livelli di grassi, originando entrambi da un pesce tendenzialmente “magro”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<table style="width: 100%;">
<tbody>
<tr>
<td style="width: 69.847%;" colspan="3" width="302"><strong>Valori nutrizionali per 100 g di prodotto</strong></td>
</tr>
<tr>
<td style="width: 40.4224%;" width="179"><strong> </strong></td>
<td style="width: 29.4246%;" width="123"><strong>Baccalà</strong></td>
<td style="width: 29.4246%;" width="123"><strong>Stoccafisso</strong></td>
</tr>
<tr>
<td style="width: 40.4224%;" width="179"><strong>Energia</strong></td>
<td style="width: 29.4246%;" width="123">82 kcal</td>
<td style="width: 29.4246%;" width="123">80 kcal</td>
</tr>
<tr>
<td style="width: 40.4224%;" width="179"><strong>Proteine</strong></td>
<td style="width: 29.4246%;" width="123">18 g</td>
<td style="width: 29.4246%;" width="123">21 g</td>
</tr>
<tr>
<td style="width: 40.4224%;" width="179"><strong>Grassi</strong></td>
<td style="width: 29.4246%;" width="123">0.5 g</td>
<td style="width: 29.4246%;" width="123">1 g</td>
</tr>
<tr>
<td style="width: 40.4224%;" width="179"><strong>Colesterolo</strong></td>
<td style="width: 29.4246%;" width="123">30 mg</td>
<td style="width: 29.4246%;" width="123">50 mg</td>
</tr>
<tr>
<td style="width: 40.4224%;" width="179"><strong>Carboidrati</strong></td>
<td style="width: 29.4246%;" width="123">0 g</td>
<td style="width: 29.4246%;" width="123">0 g</td>
</tr>
<tr>
<td style="width: 40.4224%;" width="179"><strong>Fibra</strong></td>
<td style="width: 29.4246%;" width="123">0 g</td>
<td style="width: 29.4246%;" width="123">0 g</td>
</tr>
<tr>
<td style="width: 40.4224%;" width="179"><strong>Sodio</strong></td>
<td style="width: 29.4246%;" width="123">740 mg</td>
<td style="width: 29.4246%;" width="123">50 mg</td>
</tr>
<tr>
<td style="width: 40.4224%;" width="179"><strong>Potassio</strong></td>
<td style="width: 29.4246%;" width="123">300 mg</td>
<td style="width: 29.4246%;" width="123">340 mg</td>
</tr>
<tr>
<td style="width: 40.4224%;" width="179"><strong>Calcio</strong></td>
<td style="width: 29.4246%;" width="123">30 mg</td>
<td style="width: 29.4246%;" width="123">9 mg</td>
</tr>
<tr>
<td style="width: 40.4224%;" width="179"><strong>Ferro</strong></td>
<td style="width: 29.4246%;" width="123">0.5 mg</td>
<td style="width: 29.4246%;" width="123">0.6 mg</td>
</tr>
<tr>
<td style="width: 40.4224%;" width="179"><strong>Vitamina B1 (Tiamina)</strong></td>
<td style="width: 29.4246%;" width="123">0.02 mg</td>
<td style="width: 29.4246%;" width="123">0.03 mg</td>
</tr>
<tr>
<td style="width: 40.4224%;" width="179"><strong>Vitamina B3 (Niacina)</strong></td>
<td style="width: 29.4246%;" width="123">2.3 mg</td>
<td style="width: 29.4246%;" width="123">3 mg</td>
</tr>
<tr>
<td style="width: 40.4224%;" width="179"><strong>Vitamina B6</strong></td>
<td style="width: 29.4246%;" width="123">0.16 mg</td>
<td style="width: 29.4246%;" width="123">0.2 mg</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Tecniche di preparazione</strong></h2>
<p>Essendo due prodotti conservati, il baccalà e lo stoccafisso richiedono una fase di preparazione prima di poterli utilizzare in cucina.</p>
<p>Il baccalà richiede una fase di dissalazione prima del consumo. Questa operazione può durare fino a quattro giorni e prevede il cambio continuo dell’acqua per eliminare il sale in eccesso. È importante prestare attenzione a questo processo per evitare che il sapore del baccalà risulti troppo salato, compromettendo il risultato finale del piatto.</p>
<p>Anche la preparazione dello stoccafisso richiede un processo di ammollo in acqua fredda per 7-12 giorni. L’acqua deve essere cambiata almeno una volta al giorno, un&#8217;operazione fondamentale per reidratare il pesce e ripristinare la sua consistenza naturale. In alcune regioni italiane, il processo di ammollo viene accorciato battendo quotidianamente il pesce per ammorbidirlo. Una volta reidratato, lo stoccafisso viene privato delle lische e delle spine per essere cucinato in varie ricette.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Baccalà mantecato</strong></h3>
<p><strong>Ingredienti</strong> (per 2 persone):</p>
<ul>
<li>500 g di baccalà dissalato</li>
<li>300 ml di olio extravergine d&#8217;oliva</li>
<li>1 spicchio d&#8217;aglio (facoltativo)</li>
<li>Succo di mezzo limone (facoltativo)</li>
<li>Pepe bianco qb</li>
<li>Crostini o polenta per servire</li>
</ul>
<p><strong>Preparazione</strong>:</p>
<p>Immergere il baccalà in acqua bollente, e cuocere per circa 20 minuti finché non diventa tenero e si sfalda facilmente; terminata al cottura scolare e conservare un bicchiere di acqua di cottura e lasciar freddare; eliminare la pelle ed eventuali spine del baccalà e spezzettare il filetto; inserire in una ciotola il baccalà (o un mortaio) e lavorare con un cucchiaio di legno; aggiungere olio e montare il baccalà come se fosse maionese, aggiungendo di volta in volta un po&#8217; di olio, fino ad ottenere una crema morbida e liscia ( si può utilizzare un frullatore ad immersione per questa fase, facendo attenzione a non surriscaldare il composto); aggiustare con pepe bianco e se piace aggiungere dell’aglio; tostare delle fettine di pane o delle fette di polente e servire con sopra il baccalà mantecato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Insalata di Baccalà e Ceci</strong></h3>
<p><strong>Ingredienti</strong> (per 2 persone):</p>
<ul>
<li>200 g di baccalà dissalato</li>
<li>100 g di ceci cotti</li>
<li>1/2 cipolla rossa</li>
<li>1 pomodoro maturo</li>
<li>1 cucchiaio di olio extravergine d&#8217;oliva</li>
<li>Succo di mezzo limone</li>
<li>Sale e pepe e prezzemolo q.b.</li>
</ul>
<p><strong>Preparazione</strong>:</p>
<p>Cuocere il baccalà a vapore per circa 10 minuti e successivamente spezzettarlo in una ciotola; aggiungere i ceci in barattolo (sgocciolati e lavati), il pomodoro e la cipolla tagliati finemente; condire con olio, succo di limone, sale, pepe e prezzemolo; amalgamare bene tutti gli ingredienti e servire a temperatura ambiente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Stoccafisso al Forno con Patate e Pomodorini</strong></h3>
<p><strong>Ingredienti</strong> (per 2 persone):</p>
<ul>
<li>200 g di stoccafisso reidratato e dissalato</li>
<li>2 patate piccole</li>
<li>8-10 pomodorini</li>
<li>20 g di olive nere</li>
<li>1 cucchiaio di olio extravergine d&#8217;oliva</li>
<li>Sale, pepe e origano q.b.</li>
<li>Prezzemolo tritato per guarnire</li>
</ul>
<p><strong>Preparazione</strong>:</p>
<p>Preriscaldare il forno 180°; nel mentre tagliare le patate a fette sottili e i pomodorini a metà; disporre in una teglia le patate, i pomodorini, olive e stoccafisso precedentemente reidratato; aggiustare con sale, pepe e origano; cuocere in forno per 20-25 minuti; servire ancora caldo.</p>
<p><strong> </strong></p>
<h3><strong>Stoccafisso alla Mediterranea</strong></h3>
<p><strong>Ingredienti</strong> (per 2 persone):</p>
<ul>
<li>200 g di stoccafisso reidratato e dissalato</li>
<li>1 cipolla</li>
<li>10 olive nere</li>
<li>5-6 pomodorini ciliegini</li>
<li>1 cucchiaio di olio extravergine d&#8217;oliva</li>
<li>Sale e pepe q.b.</li>
<li>Basilico fresco per guarnire</li>
</ul>
<p><strong>Preparazione</strong>:</p>
<p>Tagliare finemente la cipolla e i pomodorini a metà; in una padella antiaderente aggiungere un giro d’olio, la cipolla, i pomodorini e le olive e lasciar rosolare; aggiungere il filetto di stoccafisso in padella e cuocere a fiamma media per 10-12 minuti, girando delicatamente; aggiustare di sale e pepe e servire con delle foglie di basilico.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Rubrica Pesce: Come scegliere il miglior Salmone</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/rubrica-pesce-come-scegliere-il-miglior-tonno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[pattoincucina2024]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Aug 2025 10:00:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[affumicatura]]></category>
		<category><![CDATA[allevamento]]></category>
		<category><![CDATA[pesce]]></category>
		<category><![CDATA[qualità]]></category>
		<category><![CDATA[salmone]]></category>
		<category><![CDATA[selvaggio]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4469</guid>

					<description><![CDATA[Salmone affumicato: tutto ciò che si deve sapere prima di metterlo nel carrello Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella &#160; Il salmone affumicato è un alimento molto apprezzato per il suo sapore delicato e la sua versatilità in cucina. Tuttavia, è importante conoscere i metodi di affumicatura, i benefici nutrizionali e i potenziali rischi per [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="letter-spacing: 0px;"><span class="selectable-text copyable-text xkrh14z">Salmone affumicato: tutto ciò che si deve sapere prima di metterlo nel carrello</span></span></h2>
<p><strong>Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il salmone affumicato è un alimento molto apprezzato per il suo sapore delicato e la sua versatilità in cucina. Tuttavia, è importante conoscere i metodi di affumicatura, i benefici nutrizionali e i potenziali rischi per la salute, oltre alla qualità del salmone utilizzato e al bilanciamento tra acidi grassi Omega-6 e Omega-3. Il giusto rapporto tra acidi grassi Omega-6 e Omega-3 è fondamentale per la salute cardiovascolare e per ridurre l&#8217;infiammazione. Gli acidi grassi Omega-3 sono definiti essenziali poiché l&#8217;organismo non è in grado di produrli e devono quindi essere assunti con la dieta. In particolare, l&#8217;acido alfa-linolenico (Ala) è il precursore essenziale da cui il corpo ricava l&#8217;acido eicosapentaenoico (Epa) e il docosaesaenoico (Dha). L&#8217;Ala contribuisce a ridurre il colesterolo, mentre l&#8217;Epa favorisce il normale funzionamento del cuore. Gli Omega-6, in particolare l&#8217;acido arachidonico, possono invece favorire processi infiammatori. La letteratura scientifica riporta come un rapporto elevato tra Omega-3 e Omega-6 è raccomandato per ridurre l&#8217;infiammazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-4472 aligncenter" src="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-09-01-at-11.58.39-200x300.jpeg" alt="" width="320" height="480" srcset="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-09-01-at-11.58.39-200x300.jpeg 200w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-09-01-at-11.58.39-686x1030.jpeg 686w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-09-01-at-11.58.39-768x1153.jpeg 768w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-09-01-at-11.58.39-1023x1536.jpeg 1023w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-09-01-at-11.58.39-999x1500.jpeg 999w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-09-01-at-11.58.39-470x705.jpeg 470w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-09-01-at-11.58.39.jpeg 1066w" sizes="auto, (max-width: 320px) 100vw, 320px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Salmone selvatico o di allevamento?</em></strong></p>
<p>La qualità del salmone affumicato dipende fortemente dalla sua provenienza e dal metodo di allevamento. Il salmone selvatico cresce in ambienti naturali, alimentandosi di piccoli pesci, crostacei e plancton, il che gli conferisce un profilo nutrizionale superiore. È ricco di Omega-3, con un rapporto ottimale tra Omega-6 e Omega-3, fondamentale per la salute cardiovascolare e per ridurre i processi infiammatori. Inoltre, ha una minore percentuale di grassi saturi e una consistenza più soda e compatta grazie alla sua vita attiva nei mari aperti.</p>
<p>D&#8217;altra parte, il salmone d&#8217;allevamento viene cresciuto in ambienti controllati, inizialmente in acqua dolce e successivamente in vasche di mare aperto, dove resta per uno o due anni fino a raggiungere un peso commerciale di 4-6 kg. Viene alimentato con mangimi ricchi di farine di pesce, oli vegetali e talvolta additivi per accelerarne la crescita. Questo tipo di alimentazione può portare a un rapporto squilibrato tra Omega-6 e Omega-3, con una maggiore presenza di grassi saturi. Inoltre, per proteggere gli allevamenti da predatori come merluzzi e uccelli rapaci, le gabbie vengono coperte con reti, limitando il movimento naturale dei salmoni e riducendo la loro tonicità muscolare.  Nonostante queste differenze, il salmone allevato di qualità, in particolare quello proveniente da allevamenti biologici, può offrire un miglior equilibrio nutrizionale. In questi allevamenti, la densità di pesci è inferiore, il mangime è privo di OGM e additivi chimici, e le condizioni di crescita rispettano il benessere animale, portando a un contenuto di Omega-3 più simile a quello del salmone selvatico.</p>
<p>Il salmone selvatico rappresenta la scelta migliore per chi cerca un profilo nutrizionale più equilibrato e un sapore autentico, ma ha un costo più elevato e una disponibilità limitata. Il salmone allevato è più accessibile e facilmente reperibile, ma la qualità dipende dalle condizioni di allevamento. Optare per prodotti certificati può garantire un buon compromesso tra qualità e sostenibilità, riducendo l’impatto ambientale e migliorando il profilo nutrizionale grazie a pratiche di allevamento più attente e regolamentate.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Come distinguere le due tipologie?</em></strong></p>
<p>Distinguere un salmone selvatico da uno di allevamento è possibile osservando alcune caratteristiche chiave. Il colore della carne rappresenta un primo indicatore: il salmone selvatico ha una tonalità arancione-rossa intensa e uniforme, dovuta alla sua alimentazione naturale a base di crostacei. Al contrario, quello allevato presenta una colorazione più chiara e meno uniforme, ottenuta attraverso l’aggiunta di pigmenti nel mangime.</p>
<p>Anche la consistenza della carne offre un utile elemento di distinzione. Il salmone selvatico ha una carne più soda e compatta grazie alla vita attiva in mare aperto, mentre quello allevato risulta più morbido e con una maggiore presenza di grasso, che lo rende meno strutturato e più delicato al palato. Questa differenza si riflette anche nel contenuto di grassi. Il salmone selvatico, più magro, offre un miglior equilibrio di Omega-3, mentre il salmone d’allevamento ha una percentuale di grassi più elevata, con striature bianche più evidenti tra le fibre.</p>
<p>Il sapore varia notevolmente tra le due tipologie. Il salmone selvatico ha un gusto più intenso e sapido, con sfumature che ricordano l’ambiente marino e una consistenza più compatta al palato. Al contrario, il salmone allevato risulta più delicato, con una leggera nota burrosa dovuta alla maggiore quantità di grasso.</p>
<p>Nel caso di prodotti confezionati, l’etichetta fornisce informazioni essenziali per riconoscerne l’origine. Il salmone selvatico riporta la dicitura “pescato”, seguita dall’area FAO di provenienza (es. FAO 67 per il Pacifico nord-orientale). Il salmone allevato, invece, indica l’origine dell’allevamento (es. Norvegia, Scozia o Cile).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Processi di lavorazione: affumicatura e salagione</em></strong></p>
<p>La lavorazione del salmone affumicato è un processo articolato che comprende diverse fasi, ognuna delle quali influisce sulla qualità finale del prodotto. Dalla selezione del pesce fino al confezionamento, ogni passaggio è fondamentale per garantire un prodotto sicuro e dal sapore equilibrato. Una volta scelto il pesce perfetto, è necessario prepararlo adeguatamente. Pulizia, taglio e rimozione delle lische sono passaggi imprescindibili per ottenere un prodotto finale di eccellenza. Un’accurata preparazione assicura che il salmone possa assorbire al meglio gli aromi e le caratteristiche organolettiche durante le fasi successive. La marinatura rappresenta un momento chiave nella lavorazione, in cui il salmone inizia ad assorbire sapori distintivi. A seconda della ricetta, la marinatura può essere semplice, a base di sale e zucchero, oppure più elaborata, con spezie ed erbe aromatiche che arricchiscono ulteriormente il gusto del pesce. Questo processo non solo migliora il sapore, ma contribuisce anche a stabilizzare la carne prima dell’affumicatura. Una volta completata la marinatura, il salmone è pronto per essere sottoposto al trattamento di affumicatura.</p>
<p>L&#8217;affumicatura è un metodo tradizionale di conservazione che conferisce al salmone il suo caratteristico aroma e gusto. Esistono due principali tecniche:</p>
<ul>
<li>Affumicatura a freddo, che avviene tra 20 e 30°C per diverse ore o giorni, mantenendo la consistenza morbida e un sapore delicato, ma lasciando il pesce crudo e più esposto alla proliferazione di batteri;</li>
<li>Affumicatura a caldo, che supera i 60°C, cuocendo parzialmente il pesce e rendendolo più compatto e dal sapore più intenso.</li>
</ul>
<p>La scelta del legno impiegato, come faggio, quercia o betulla, influisce sul gusto finale, mentre alcuni produttori ricorrono ad aromi artificiali per abbattere i costi, riducendo però la qualità del prodotto.</p>
<p>Un ulteriore passaggio fondamentale nella lavorazione del salmone è la salatura, che può avvenire con due metodi distinti e successivamente all’affumicatura.  La salatura a secco prevede che i filetti siano cosparsi di sale e lasciati riposare, conferendo una qualità superiore grazie alla disidratazione naturale. In alternativa, la salatura in salamoia consiste nell’iniezione di una soluzione salina nei filetti, accelerando il processo ma compromettendo la stabilità microbiologica e la consistenza del pesce. Entrambi i processi di affumicatura e salatura influenzano significativamente il peso finale del prodotto. La salatura può causare una riduzione del peso di circa il 15%, mentre l’affumicatura può sottrarre un ulteriore 20%. Secondo le normative europee, il peso netto dichiarato al confezionamento deve rispettare tolleranze stabilite: per confezioni tra 5 e 50 grammi è ammessa una variazione del 9%, mentre per confezioni tra 50 e 100 grammi la soglia è di circa 4,5 grammi.</p>
<p>Infine, il metodo di lavorazione incide anche sulla sicurezza alimentare e sulla durata di conservazione del prodotto. L’affumicatura e la salatura contribuiscono a preservare il pesce, ma non eliminano completamente il rischio di contaminazioni batteriche, come nel caso della <em>Listeria monocytogenes</em>, un batterio che può proliferare anche a basse temperature. Per questo motivo, è fondamentale scegliere prodotti di qualità, conservati e trasportati correttamente, ed evitare il consumo di salmone affumicato crudo in soggetti vulnerabili come donne in gravidanza, anziani e persone immunodepresse.</p>
<p>La combinazione di affumicatura e salatura gioca dunque un ruolo essenziale non solo nel conferire sapore e consistenza al salmone, ma anche nella sua sicurezza e conservabilità. Scegliere metodi di lavorazione tradizionali e affidarsi a produttori certificati garantisce un prodotto di alta qualità, con il giusto equilibrio tra gusto, freschezza e sicurezza alimentare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Rischi per la salute</em></strong></p>
<p>Nonostante i suoi benefici, il salmone affumicato presenta alcuni rischi da considerare:</p>
<ul>
<li>Elevato contenuto di sodio: l&#8217;affumicatura prevede spesso l&#8217;uso di sale, che in eccesso può aumentare il rischio di ipertensione e malattie cardiovascolari.</li>
<li>Presenza di sostanze nocive: durante l&#8217;affumicatura si possono formare composti potenzialmente cancerogeni, come gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA) e le nitrosammine. Scegliere prodotti di qualità e consumare il salmone affumicato con moderazione aiuta a ridurre questi rischi.</li>
<li>Contaminanti ambientali: il salmone, in particolare quello di allevamento, può contenere tracce di metalli pesanti, come mercurio e cadmio, e residui di antibiotici o pesticidi.</li>
<li>Rischio di listeriosi: negli ultimi mesi ci sono stati numerosi ritiri di salmone affumicato dal mercato europeo a causa della presenza del batterio <em>Listeria monocytogenes</em>. Questo microrganismo può proliferare anche negli alimenti conservati in frigorifero e rappresenta un rischio per donne in gravidanza, anziani e persone immunodepresse.</li>
</ul>
<p>Pur non essendo privo di rischi, il salmone affumicato rappresenta un&#8217;ottima opzione per incrementare il consumo di pesce nella dieta settimanale. Tuttavia, la sua qualità dipende dalla provenienza e dai processi di lavorazione. Il salmone selvatico, grazie alla sua alimentazione naturale, offre un profilo nutrizionale più equilibrato, mentre quello allevato può essere una valida alternativa se proveniente da filiere certificate e sostenibili.</p>
<p>Affumicatura, salatura e sicurezza alimentare sono fattori che incidono sia sul sapore che sulla salubrità del prodotto. Per un consumo consapevole ed equilibrato, è fondamentale orientarsi verso salmone di alta qualità, capace di offrire il giusto equilibrio tra gusto, salute e sostenibilità.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Melone e Anguria: freschezza d’estate tra gusto, salute e differenze nutrizionali</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/melone-e-anguria-freschezza-destate-tra-gusto-salute-e-differenze-nutrizionali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[pattoincucina2024]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Aug 2025 10:34:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[anguria]]></category>
		<category><![CDATA[cocomero]]></category>
		<category><![CDATA[estate]]></category>
		<category><![CDATA[feta]]></category>
		<category><![CDATA[frutta]]></category>
		<category><![CDATA[gazpacho]]></category>
		<category><![CDATA[macedonia]]></category>
		<category><![CDATA[melone]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4475</guid>

					<description><![CDATA[Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella &#160; Melone e anguria rappresentano due icone dell’estate mediterranea. Entrambi dissetano, rinfrescano e si prestano a numerose preparazioni leggere e nutrienti. Tuttavia, dietro la loro dolcezza si nascondono differenze botaniche e nutrizionali importanti, che vale la pena conoscere per fare scelte alimentari più consapevoli. &#160; Origine e classificazione botanica [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Melone e anguria rappresentano due icone dell’estate mediterranea. Entrambi dissetano, rinfrescano e si prestano a numerose preparazioni leggere e nutrienti. Tuttavia, dietro la loro dolcezza si nascondono differenze botaniche e nutrizionali importanti, che vale la pena conoscere per fare scelte alimentari più consapevoli.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong><em>Origine e classificazione botanica</em></strong></h3>
<p>Pur appartenendo alla stessa famiglia — quella delle <em>Cucurbitaceae</em> — melone e anguria sono piante distinte per genere e caratteristiche morfologiche.</p>
<p>Il <strong>Melone</strong> (<em>Cucumis melo</em>) è una pianta erbacea rampicante appartenente alla famiglia delle <em>Cucurbitaceae</em>, la stessa di zucche, zucchine e cetrioli. Si tratta di una specie annuale a impollinazione entomofila (cioè, favorita dagli insetti), originaria probabilmente delle regioni calde dell’Asia sudoccidentale o del Nord Africa, anche se la sua diffusione è oggi globale. Era già conosciuto e coltivato in epoca egizia e romana.</p>
<p>Le sue foglie larghe e lobate si sviluppano lungo tralci striscianti o rampicanti, e producono frutti molto variabili per forma, colore, profumo e consistenza. Le varietà di melone più comuni in Italia si dividono in due grandi gruppi:</p>
<ul>
<li>Retati: come il cantalupo, caratterizzati da buccia reticolata e polpa arancione intensa, molto dolce e aromatica;</li>
<li>Lisci o gialli: come il melone gialletto siciliano, con buccia liscia e gialla e polpa bianca o verde chiaro, dal sapore più delicato e croccante.</li>
</ul>
<p>Oltre all’utilizzo fresco, il melone viene anche usato in preparazioni gastronomiche, confetture o, in alcune tradizioni regionali, essiccato o candito.</p>
<p>L’<strong>anguria</strong><strong> </strong><em>(Citrullus lanatus),</em> conosciuta anche come cocomero in molte regioni italiane, è un’altra pianta annuale rampicante appartenente alla famiglia delle <em>Cucurbitaceae</em>, ma appartenente a un genere differente rispetto al melone: il <em>Citrullus</em>. La sua origine è attribuita all’Africa subsahariana, dove è coltivata fin dall’antichità, e la sua domesticazione risale ad almeno 4000 anni fa. Raffigurazioni di angurie si trovano già nelle tombe dell’antico Egitto, a testimonianza della sua lunga storia alimentare. Questa pianta si distingue per i lunghi fusti striscianti, le foglie profondamente incise e i fiori unisessuali di colore giallo. Il frutto è una grande bacca indeiscente (tecnicamente chiamata peponide), dalla forma sferica o allungata, con un peso che può variare da pochi chili a oltre 20 kg.</p>
<p>La polpa dell’anguria, dolce e succosa, può essere:</p>
<ul>
<li>Rossa o rosa, nelle varietà più diffuse;</li>
<li>Gialla, in alcune cultivar selezionate;</li>
<li>Bianca, in varietà meno comuni o selvatiche.</li>
</ul>
<p>I semi neri o bruni, numerosi, sono anch’essi commestibili e ricchi di nutrienti, soprattutto proteine e acidi grassi essenziali. In alcune culture, vengono tostati e consumati come snack. La buccia spessa e liscia, di colore verde uniforme o striata, protegge la polpa e permette al frutto di mantenersi fresco più a lungo. Oggi l’anguria è coltivata in tutto il mondo, con produzioni significative anche in Italia, in particolare in Sicilia, Puglia, Lazio ed Emilia-Romagna.</p>
<p>In sintesi: pur somigliandosi per forma e per ambiente di coltivazione, melone e anguria sono botanicamente differenti, con frutti e cicli vegetativi propri.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong><em>Punti in comune e differenze</em></strong></h3>
<p>Melone e anguria condividono molte caratteristiche che li rendono perfetti alleati nella stagione estiva. Entrambi sono composti per la maggior parte da acqua — oltre il 90% — e questo li rende particolarmente indicati per favorire l’idratazione, soprattutto durante le giornate più calde o dopo l’attività fisica. Nonostante il loro gusto dolce, apportano pochissimi grassi e proteine, rivelandosi adatti anche in regimi ipocalorici o di controllo del peso.</p>
<p>Dal punto di vista nutrizionale, offrono entrambi una fonte naturale di zuccheri semplici e sali minerali, in particolare potassio, utile per sostenere l’equilibrio idrosalino dell’organismo. Il loro consumo può contribuire alla reidratazione e al recupero dopo uno sforzo fisico o una prolungata esposizione al sole.</p>
<p>Tuttavia, a ben guardare, le differenze tra i due frutti sono sostanziali e meritano di essere considerate.</p>
<p>Il melone ha un profilo nutrizionale più concentrato e ricco, sia in termini di zuccheri che di micronutrienti. Contiene più vitamina C e un’elevata quantità di betacarotene, il pigmento arancione che l’organismo utilizza per produrre vitamina A. Questo lo rende particolarmente indicato per chi desidera migliorare la salute della pelle e della vista, o sostenere il sistema immunitario.</p>
<p>L’anguria, al contrario, è un frutto ancora più leggero: apporta meno calorie, meno zuccheri e una maggiore quantità di acqua. È ideale per chi cerca un frutto rinfrescante e idratante, con un impatto calorico minimo. Inoltre, la polpa dell’anguria, soprattutto quella rossa, è una fonte interessante di licopene, un antiossidante naturale noto per le sue proprietà protettive sul sistema cardiovascolare e contro lo stress ossidativo.</p>
<p>In sintesi, il melone offre maggiore densità nutrizionale, mentre l’anguria si distingue per leggerezza e idratazione. Entrambi possono essere integrati con facilità in una dieta equilibrata, scegliendo l’uno o l’altro in base al proprio fabbisogno: più zuccheri e vitamine con il melone, più acqua e antiossidanti con l’anguria.</p>
<p>&nbsp;</p>
<table>
<tbody>
<tr>
<td width="214"><strong>Valori nutrizionali per 100g    </strong></td>
<td width="154"><strong>Melone </strong></td>
<td width="132"><strong>Anguria</strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="214"><strong>Contenuto d’acqua</strong></td>
<td width="154">≈ 90%</td>
<td width="132">&gt; 95%</td>
</tr>
<tr>
<td width="214"><strong>Calorie</strong></td>
<td width="154">33 kcal</td>
<td width="132">16 kcal</td>
</tr>
<tr>
<td width="214"><strong>Proteine</strong></td>
<td width="154">0,8 g</td>
<td width="132">0,4 g</td>
</tr>
<tr>
<td width="214"><strong>Lipidi</strong></td>
<td width="154">0,2 g</td>
<td width="132">0,1 g</td>
</tr>
<tr>
<td width="214"><strong>Carboidrati</strong></p>
<p><strong>Di cui zuccheri semplici</strong></td>
<td width="154">8 g</p>
<p>7-8 g</td>
<td width="132">3,7 g</p>
<p>3,6g</td>
</tr>
<tr>
<td width="214"><strong>Fibra </strong></td>
<td width="154">0,9–1 g</td>
<td width="132">0,2–0,4 g</td>
</tr>
<tr>
<td width="214"><strong>Vitamina C</strong></td>
<td width="154">≈ 30 mg</td>
<td width="132">≈ 10 mg</td>
</tr>
<tr>
<td width="214"><strong>Betacarotene (vit. A)   </strong></td>
<td width="154">2000-2500 µg</td>
<td width="132">290 µg</td>
</tr>
<tr>
<td width="214"><strong>Potassio</strong></td>
<td width="154">≈ 300 mg</td>
<td width="132">≈ 112 mg</td>
</tr>
<tr>
<td width="214"><strong>Licopene</strong></td>
<td width="154">Tracce</td>
<td width="132">4.000–4.500 µg</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><em>Il contenuto di licopene nell’anguria può variare in base alla varietà e al grado di maturazione. Lo stesso vale per il betacarotene nel melone, più abbondante nelle varietà dalla polpa arancione (come il cantalupo).</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong><em>Benefici per la salute</em></strong></h3>
<p>Oltre a essere gustosi e rinfrescanti, melone e anguria offrono diversi benefici per il benessere dell’organismo, soprattutto durante la stagione calda.</p>
<p>Il melone, in particolare nelle varietà a polpa arancione, è una delle fonti naturali più ricche di betacarotene, precursore della vitamina A. Questo pigmento contribuisce a stimolare la produzione di melanina, favorendo un’abbronzatura uniforme e proteggendo la pelle dai danni dell’esposizione solare. Grazie alla presenza di fibre, il melone aiuta anche a regolarizzare la funzione intestinale e può rivelarsi utile in caso di stipsi lieve. Inoltre, apporta buone quantità di vitamina C, potassio e ferro, risultando un frutto indicato nei periodi di stanchezza fisica o nei cambi di stagione, quando l’organismo ha bisogno di più supporto energetico e antiossidante. L’anguria, invece, è apprezzata soprattutto per il suo elevato contenuto di acqua, che la rende fortemente idratante e perfetta per contrastare la disidratazione estiva. La presenza di potassio aiuta a ristabilire l’equilibrio elettrolitico dopo sudorazione intensa o sforzi fisici prolungati. Un altro aspetto interessante è la presenza di citrullina, un amminoacido non essenziale che favorisce la vasodilatazione e può contribuire al controllo della pressione arteriosa, con effetti potenzialmente benefici anche a livello cardiovascolare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong><em>Quando è meglio fare attenzione</em></strong></h3>
<p>Nonostante i molti aspetti positivi, melone e anguria vanno consumati con una certa moderazione in alcune situazioni. Chi soffre di gastrite, colon irritabile o gonfiore addominale potrebbe avvertire fastidi dopo aver consumato questi frutti, in particolare se assunti a fine pasto o in combinazione con altri alimenti zuccherini. L’elevato contenuto di acqua e zuccheri può rallentare la digestione e favorire fermentazioni intestinali, causando pesantezza o meteorismo.</p>
<p>Per le persone con diabete o insulino-resistenza, è importante tenere conto dell’indice glicemico: il melone, avendo un contenuto di zuccheri più elevato, può determinare un innalzamento della glicemia più rapido rispetto all’anguria. In questi casi, è preferibile consumarli in porzioni controllate, preferibilmente lontano dai pasti principali e in abbinamento a fibre o proteine.</p>
<p>Anche in soggetti sani, un consumo eccessivo di melone o anguria può causare disturbi digestivi, soprattutto se associato ad altri frutti molto zuccherini o a bevande dolcificate. Come sempre, la parola chiave resta equilibrio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong><em>Dalla frutta al piatto: idee fresche e creative con melone e anguria</em></strong></h3>
<p>Melone e anguria non sono solo frutti da fine pasto o spuntini da spiaggia. Grazie alla loro versatilità, possono diventare protagonisti anche in piatti salati, antipasti estivi e dessert leggeri. Il loro sapore delicatamente dolce si sposa con ingredienti freschi come cetrioli, menta, formaggi, yogurt e agrumi, dando vita a combinazioni originali, nutrienti e perfette per affrontare il caldo. Ecco tre proposte semplici ma sfiziose per valorizzare al meglio questi due frutti estivi: una ricetta per ciascun frutto e una che li unisce in un connubio fresco e colorato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><strong>Gazpacho di melone con prosciutto croccante</strong></h4>
<p><strong>Ingredienti (4 persone):</strong></p>
<ul>
<li>1 piccolo melone retato (circa 500 g), pulito e tagliato a pezzi</li>
<li>1/2 cetriolo, sbucciato e a tocchetti</li>
<li>1 peperone giallo, privato di semi e tagliato</li>
<li>1 spicchio d’aglio schiacciato</li>
<li>3 cucchiai di olio extravergine d’oliva</li>
<li>1 cucchiaio di aceto di sherry (o bianco)</li>
<li>Sale e pepe q.b.</li>
<li>4 fette di prosciutto crudo, spezzettate</li>
</ul>
<p><strong>Preparazione:</strong></p>
<p>Frullare melone, cetriolo, peperone, aglio, olio e aceto fino a ottenere una crema liscia; Regolare di sale e pepe, quindi raffreddare in frigo per almeno 1 ora; Rosolare il prosciutto in una padella antiaderente con un filo d’olio, fino a renderlo croccante; disporlo sulla zuppa fredda al momento di servire; Versare in ciotole e guarnire con prosciutto croccante e un filo d’olio crudo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><strong>Insalata di anguria, feta e menta</strong></h4>
<p><strong>Ingredienti (4 persone):</strong></p>
<ul>
<li>600 g anguria a cubetti (rigorosamente senza semi)</li>
<li>150 g feta sbriciolata</li>
<li>1 cetriolo, tagliato a cubetti</li>
<li>10 foglie di menta fresca</li>
<li>Succo di 1 lime</li>
<li>2 cucchiai di olio evo</li>
<li>Sale e pepe nero q.b.</li>
</ul>
<p><strong>Preparazione:</strong></p>
<p>Mescolare anguria, cetriolo, feta e menta in una ciotola capiente; condire con lime, olio, sale e pepe; servire immediatamente o dopo 10–15 minuti di riposo in frigo, per far insaporire i sapori.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><strong>Macedonia fusion: melone, anguria e yogurt aromatizzato</strong></h4>
<p><strong>Ingredienti (4 persone):</strong></p>
<ul>
<li>300 g melone a cubetti</li>
<li>300 g anguria a cubetti (senza semi)</li>
<li>150 g yogurt greco naturale</li>
<li>1 cucchiaio di miele (opzionale)</li>
<li>1 cucchiaio di succo di lime</li>
<li>Foglie di menta fresca o basilico per decorare</li>
</ul>
<p><strong>Preparazione:</strong></p>
<p>Unire melone e anguria in un’insalatiera; Mescolare yogurt, miele e lime fino a ottenere una salsa omogenea; Versare la crema sui frutti e mescolare delicatamente; Decorare con menta o basilico; servire subito, ben fresco.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Rubrica Pesce: Come scegliere il miglior Tonno</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/rubrica-pesce-come-scegliere-il-miglior-tonno-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[pattoincucina2024]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Aug 2025 09:40:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[FAO]]></category>
		<category><![CDATA[pesce]]></category>
		<category><![CDATA[qualità]]></category>
		<category><![CDATA[tonno]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4463</guid>

					<description><![CDATA[Tonno conservato: tutto ciò che si deve sapere prima di metterlo nel carrello Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella &#160; Il tonno è uno degli alimenti più consumati al mondo, grazie alla sua versatilità in cucina e al suo elevato valore nutrizionale. In particolare, il tonno conservato, disponibile in lattina o in vetro, rappresenta una [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="letter-spacing: 0px;"><span class="selectable-text copyable-text xkrh14z">Tonno conservato: tutto ciò che si deve sapere prima di metterlo nel carrello</span></span></h2>
<p><strong>Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il tonno è uno degli alimenti più consumati al mondo, grazie alla sua versatilità in cucina e al suo elevato valore nutrizionale. In particolare, il tonno conservato, disponibile in lattina o in vetro, rappresenta una soluzione pratica per chi desidera un alimento sano e gustoso, sempre pronto all&#8217;uso. Tuttavia, è importante conoscerne i benefici, i possibili rischi e la provenienza, identificabile attraverso le zone di pesca FAO.</p>
<p>Il tonno è un’ottima fonte di proteine ad alto valore biologico, essenziali per la crescita e la riparazione dei tessuti. Inoltre, è ricco di acidi grassi Omega-3, che contribuiscono alla salute del cuore e al benessere del sistema nervoso. Contiene anche vitamine del gruppo B, come la B<sub>12</sub>, fondamentali per il metabolismo energetico, oltre a minerali importanti come il selenio, il ferro e il fosforo.</p>
<p>La conservazione in lattina o in vetro permette di preservare a lungo le proprietà nutrizionali del tonno, rendendolo un&#8217;ottima scelta per una dieta equilibrata. Inoltre, il tonno sott’olio offre un sapore più intenso e una maggiore conservabilità, mentre quello al naturale risulta più leggero e adatto a chi segue regimi alimentari ipocalorici.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Possibili rischi del tonno in scatola</em></strong></p>
<p>Nonostante i suoi numerosi benefici, il consumo di tonno conservato presenta alcuni aspetti critici da valutare. Uno dei principali rischi riguarda la presenza di metalli pesanti, in particolare il mercurio, che tende ad accumularsi nei grandi predatori marini come il tonno. Per questo motivo, l&#8217;Unione Europea ha stabilito limiti massimi di mercurio nei prodotti ittici: per il tonno, il limite consentito è di 1 mg/kg di prodotto. Tuttavia, le autorità sanitarie consigliano un consumo moderato, soprattutto per donne in gravidanza e bambini, che sono più sensibili agli effetti del mercurio. Un ulteriore contaminante che può essere rinvenuto nel tonno conservato è l’istamina, che può formarsi a causa della cattiva conservazione del tonno.  Livelli elevati di istamina possono causare reazioni allergiche o intossicazione alimentare, nota come sindrome sgombroide, con sintomi come arrossamento della pelle, nausea e mal di testa. Per prevenire questi rischi, l&#8217;Unione Europea ha stabilito limiti massimi di istamina di 100 mg/kg per il tonno in scatola ( per il tonno fresco il limite è di 50 mg/kg).</p>
<p>Un altro aspetto da considerare è la presenza di bisfenolo A (BPA), una sostanza chimica utilizzata nei rivestimenti interni delle lattine che può migrare negli alimenti. Studi scientifici hanno evidenziato possibili effetti negativi del BPA sul sistema endocrino. Per questo motivo, l&#8217;UE ha fissato un limite massimo di esposizione giornaliera a 4 µg/kg di peso corporeo, sebbene alcuni produttori abbiano iniziato a utilizzare lattine prive di BPA per ridurre i rischi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Valutare la qualità del tonno in scatola: attenzione alla compattezza e alla trasparenza delle etichette</em></strong></p>
<p>Sono state eseguite diverse prove merceologiche sul tonno in scatola, ed è stato osservato con attenzione lo stato del prodotto e sono emerse importanti differenze nella qualità. I prodotti migliori presentano una struttura compatta, con il trancio di tonno ben definito, senza evidenti segni di sbriciolamento. Al contrario, altri prodotti hanno mostrato una struttura meno compatta, con il tonno che risulta quasi completamente sbriciolato, segno che il prodotto potrebbe essere stato trattato in modo diverso.  Esistono diverse specie di tonno, ognuna con caratteristiche organolettiche uniche, che le rendono più o meno adatte alla conservazione in scatola. È fondamentale però che il consumatore possa scegliere consapevolmente, avendo accesso a informazioni chiare sui prodotti. Infatti, pur non essendo obbligatorio dichiarare la specie di tonno sulla confezione, alcune aziende forniscono queste informazioni in modo volontario, permettendo ai consumatori di fare una scelta più informata. A differenza del pesce fresco, sulle conserve non è obbligatorio riportare l&#8217;origine, il tipo di pesca e la denominazione. Tuttavia, alcune aziende scelgono di fornire queste informazioni per garantire maggiore trasparenza ai consumatori.</p>
<p>La parola “tonno” utilizzata sulle confezioni è molto generica e non specifica quale specie sia stata utilizzata per produrre la conserva. Le diverse specie di tonno, infatti, variano notevolmente per qualità e caratteristiche organolettiche.  Tra le varie specie di tonno, alcune sono più indicate per preparare pietanze, mentre altre, per via delle loro proprietà organolettiche, sono destinate all’industria conserviera.</p>
<ul>
<li><em>Thunnus Thynnus</em>: dalle carni rosa, chiamato anche tonno rosso, di pregio e quasi introvabile nelle conserve;</li>
<li><em>Thunnus Alalunga</em>: carni bianche, di qualità elevata;</li>
<li><em>Thunnus Albacares</em> detto anche Pinne Gialle, uno dei più diffusi nelle conserve;</li>
<li><em>Thunnus Eutynnus Pelamis</em>: tonnetto striato, spesso non dichiarato nella confezione perché di minore pregio.</li>
</ul>
<p>Un altro aspetto fondamentale per valutare la qualità del tonno in scatola è la compattezza del prodotto. Nonostante le indicazioni che ci sono state date negli anni, come la prova del grissino (dove si considera che la carne del tonno deve rompersi facilmente sotto la pressione di un bastoncino di pane), questa non è un metodo affidabile per giudicare la qualità. In realtà, il tonno in scatola di qualità deve essere compatto e mantenere la sua struttura, con le fibre dei tessuti visibili e ben definite. Se, aprendo la scatola, si trovano solo frammenti o &#8220;freguglie&#8221; (un termine tecnico che indica le briciole di tonno), ciò potrebbe significare che il prodotto proviene dagli scarti o, peggio, che è stato trattato con un processo di sminuzzamento e pressatura prima della confezione.</p>
<p>Pertanto, quando si sceglie il tonno in scatola, è consigliabile preferire prodotti in cui il filetto o il trancio siano ben visibili, evitando quelli dove il tonno risulta completamente sminuzzato. Un prodotto di qualità si distingue per la sua compattezza, la visibilità delle fibre del pesce e per la trasparenza nell&#8217;etichetta, che permette ai consumatori di fare una scelta consapevole e informata.</p>
<p>Tra gli aspetti nutrizionali, uno degli elementi che può variare notevolmente tra i diversi prodotti è il contenuto di sale, di fatti si possono osservare differenze che vanno da circa 0,48 grammi per 100 grammi di prodotto fino a 1,5 grammi. In generale, fra le diverse tipologie di tonno che si trovano in commercio, il tonno al naturale tende ad avere un contenuto di sale maggiore rispetto al tonno in olio extravergine di oliva. Questo accade perché, pur non essendo conservato in olio, il tonno al naturale viene spesso immerso in una salamoia, che contribuisce ad aumentare il livello di sodio nel prodotto. Al contrario, il tonno in olio extravergine di oliva, pur avendo un contenuto di sale simile o leggermente più basso, beneficia del fatto che l&#8217;olio d&#8217;oliva ha un profilo nutrizionale migliore e più equilibrato. Proprio riguardo all’olio, la maggior parte delle conserve impiega olio di oliva, ma in alcuni casi possono essere utilizzati olii di semi, non sempre di buona qualità. Gli oli di semi, come quello di girasole o di soia, sono più economici e tendono ad essere meno ricchi di antiossidanti e acidi grassi benefici, rispetto l’olio evo. La qualità dell&#8217;olio, sia che si tratti di olio di oliva che di altri tipi di oli, viene valutata in base a parametri come il contenuto di perossidi e il grado di acidità, e in generale la valutazione risulta positiva per l&#8217;olio extravergine di oliva, che ha caratteristiche nutrizionali superiori, mentre gli oli di semi di bassa qualità possono essere meno stabili e meno benefici per la salute.</p>
<p>Pertanto, pur essendo privo di olio, il tonno al naturale può risultare meno salutare a causa del suo maggiore contenuto di sodio e della conservazione in salamoia. Al contrario, il tonno in olio extravergine di oliva garantisce una qualità nutrizionale superiore, grazie alla presenza di grassi benefici e antiossidanti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-4466 aligncenter" src="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2025/09/pexels-towfiqu-barbhuiya-3440682-14426299-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2025/09/pexels-towfiqu-barbhuiya-3440682-14426299-300x200.jpg 300w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2025/09/pexels-towfiqu-barbhuiya-3440682-14426299-1030x687.jpg 1030w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2025/09/pexels-towfiqu-barbhuiya-3440682-14426299-768x512.jpg 768w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2025/09/pexels-towfiqu-barbhuiya-3440682-14426299-1536x1024.jpg 1536w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2025/09/pexels-towfiqu-barbhuiya-3440682-14426299-2048x1365.jpg 2048w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2025/09/pexels-towfiqu-barbhuiya-3440682-14426299-1500x1000.jpg 1500w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2025/09/pexels-towfiqu-barbhuiya-3440682-14426299-705x470.jpg 705w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2025/09/pexels-towfiqu-barbhuiya-3440682-14426299-1200x800.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Tonno in vetro o in lattina?</em></strong></p>
<p>La scelta tra tonno in vetro e in lattina è un aspetto importante. Il tonno conservato in vetro è generalmente considerato di qualità superiore, poiché permette di osservare immediatamente il contenuto e verificare la compattezza e il colore del trancio. Inoltre, il vetro è un materiale più sicuro rispetto alla lattina, che potrebbe rilasciare tracce di metalli o sostanze come il bisfenolo A (BPA), potenzialmente dannoso per la salute. Un altro vantaggio del tonno in vetro è la migliore conservazione del sapore e della texture del pesce, oltre alla maggiore sostenibilità ambientale del packaging.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>La provenienza: zone di pesca FAO</em></strong></p>
<p>Le zone FAO, dividono il mondo marino in aree per facilitare la gestione delle risorse ittiche, sono essenziali per una pesca sostenibile e ben regolamentata. Alcune zone sono considerate particolarmente favorevoli per la gestione delle risorse marine e per lo sviluppo della pesca, mentre altre necessitano di interventi urgenti per migliorarne la salute e la sostenibilità. Tuttavia, non tutte le zone sono in condizioni ottimali e alcune richiedono di maggiore attenzione e di politiche di gestione più efficaci.</p>
<table>
<tbody>
<tr>
<td colspan="2" width="642">
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: 12pt;"><strong>Zone FAO</strong></span></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td style="text-align: center;" colspan="2" width="642"><strong><em>Da preferire </em></strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="160"><strong>Zona 21 </strong></td>
<td width="482">Copre l&#8217;Oceano Atlantico nord-orientale, è rilevante per la pesca di pesci pelagici e demersali, con particolare attenzione alla protezione delle specie vulnerabili.</td>
</tr>
<tr>
<td width="160"><strong>Zona 27 </strong></td>
<td width="482">Atlantico nord-occidentale è un&#8217;altra area chiave, famosa per la presenza di risorse ittiche preziose come merluzzi e altre specie demersali</td>
</tr>
<tr>
<td width="160"><strong>Zona 31 </strong></td>
<td width="482">riguarda l&#8217;Oceano Atlantico sud-orientale; la pesca di tonno e pesci spada è molto diffusa, insieme al pesce pelagico che riveste un ruolo importante nelle economie regionali.</td>
</tr>
<tr>
<td width="160"><strong>Zona 34 </strong></td>
<td width="482">Comprende l’Atlantico sud-occidentale, e come per la zona 31la pesca di tonno e pesci spada è molto diffusa</td>
</tr>
<tr>
<td width="160"><strong>Zona 37 </strong></td>
<td width="482">Si estende nell’Atlantico centrale</td>
</tr>
<tr>
<td width="160"><strong>Zona 41 </strong></td>
<td width="482">Riguarda l&#8217;Oceano Indiano sud-orientale, ricco di specie di interesse commerciale</td>
</tr>
<tr>
<td width="160"><strong>Zona 47 </strong></td>
<td width="482">si trova nell&#8217;Oceano Indiano sud-occidentale, è famosa per la sua biodiversità e le risorse marine tropicali.</td>
</tr>
<tr>
<td width="160"><strong>Zona 71 </strong></td>
<td width="482">comprende il Mediterraneo, il Mar Nero e il Mare di Azov; è una delle più cruciali per la pesca in Europa, con un ecosistema marino che supporta una grande varietà di specie.</td>
</tr>
<tr>
<td width="160"><strong>Zona 77 </strong></td>
<td width="482">si estende nell&#8217;Atlantico occidentale, vicino al Canada e agli Stati Uniti. Qui la pesca di specie come il merluzzo è fondamentale per le economie locali, ma richiede una gestione attenta per evitare il sovrasfruttamento</td>
</tr>
<tr>
<td style="text-align: center;" colspan="2" width="642"><strong><em>Da evitare</em></strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="160"><strong>Zona 51 </strong></td>
<td width="482">comprende l&#8217;Oceano Indiano nord-orientale, è una delle aree dove si riscontrano problemi significativi legati alla pesca eccessiva, all&#8217;inquinamento e alla scarsa regolamentazione</td>
</tr>
<tr>
<td width="160"><strong>Zona 57 </strong></td>
<td width="482">si estende nell&#8217;Oceano Indiano centrale, presenta sfide simili, con risorse ittiche in depositate a causa della sovrappesca e della mancanza di adeguate pratiche di gestione sostenibile.</td>
</tr>
<tr>
<td width="160"><strong>Zona 61 </strong></td>
<td width="482">riguarda l’Oceano Pacifico sud-orientale, è un&#8217;altra area che necessita di interventi urgenti per evitare danni irreversibili all&#8217;ecosistema marino</td>
</tr>
<tr>
<td width="160"><strong>Zona 67 </strong></td>
<td width="482">Comprende Oceano Pacifico sud-occidentale, pur essendo ricca di risorse, presenta segni di sovrasfruttamento, con la necessità di regolamentazioni più severe per preservare la biodiversità marina.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Il tonno conservato può essere un&#8217;ottima alternativa nella propria alimentazione, ma con le giuste quantità e frequenze. Per questo, è fondamentale fare una scelta consapevole, valutando la qualità del prodotto, la provenienza, il tipo di conservazione e il contenuto di sale. Optare per il miglior tonno disponibile significa portare a tavola un alimento nutriente, con un buon equilibrio tra benefici nutrizionali, sicurezza alimentare e sostenibilità ambientale.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Rubrica Cibi Fermentati: Fermentati della tradizione italiana come patrimonio da riscoprire</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/rubrica-cibi-fermentati-fermentati-della-tradizione-italiana-come-patrimonio-da-riscoprire/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[pattoincucina2024]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Jul 2025 11:05:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[aceto]]></category>
		<category><![CDATA[cibi fermentati]]></category>
		<category><![CDATA[formaggi]]></category>
		<category><![CDATA[giardiniera]]></category>
		<category><![CDATA[lievitazione naturale]]></category>
		<category><![CDATA[lievito madre]]></category>
		<category><![CDATA[pane]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4485</guid>

					<description><![CDATA[Dalla dispensa all’intestino: il ruolo degli alimenti fermentati nel benessere quotidiano Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella &#160; Quando si parla di fermentazione, il pensiero va spesso a culture lontane e ingredienti esotici. Tuttavia, anche l’Italia vanta una tradizione ricchissima di alimenti fermentati, molti dei quali presenti da secoli nelle cucine regionali. Questi prodotti, frutto [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1><strong>Dalla dispensa all’intestino: il ruolo degli alimenti fermentati nel benessere quotidiano</strong></h1>
<p><strong>Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quando si parla di fermentazione, il pensiero va spesso a culture lontane e ingredienti esotici. Tuttavia, anche l’Italia vanta una tradizione ricchissima di alimenti fermentati, molti dei quali presenti da secoli nelle cucine regionali. Questi prodotti, frutto di tecniche antiche tramandate nel tempo, sono spesso espressione di saperi artigianali, e offrono benefici per la salute che oggi la scienza sta riscoprendo con crescente interesse.</p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<h3><strong><em>Pane a lievitazione naturale</em></strong></h3>
<p>Uno dei fermentati più diffusi e radicati nella cultura italiana è sicuramente il pane con pasta madre, o lievito naturale. Questo impasto vivo, mantenuto in fermentazione grazie all’azione combinata di lieviti selvaggi e batteri lattici, permette una lievitazione più lenta e completa rispetto ai lieviti industriali. Il risultato è un pane:</p>
<ul>
<li>più digeribile, grazie alla parziale scomposizione di amidi e glutine;</li>
<li>più aromatico, per via dei composti volatili che si sviluppano durante la fermentazione;</li>
<li>più conservabile, grazie all’acidità naturale che limita lo sviluppo di muffe.</li>
</ul>
<p>La lievitazione naturale è tuttora alla base di molti pani tipici, dalla ciabatta veneta al pane di Altamura, e si presta anche alla preparazione di focacce, pizze e dolci rustici come la colomba e il panettone artigianale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong><em>Giardiniera fermentata in salamoia</em></strong></h3>
<p>Ben prima che si parlasse di probiotici, in molte famiglie italiane si preparavano verdure conservate in salamoia, soprattutto nei mesi estivi, per garantirsi scorte durante l’inverno. Questa tecnica, ancora viva in alcune zone rurali, consiste nel fermentare ortaggi freschi (carote, sedano, cavolfiore, peperoni, cipolline…) in acqua salata, senza aceto, lasciando che i batteri lattici naturalmente presenti svolgano la fermentazione.</p>
<p>Il risultato è una giardiniera:</p>
<ul>
<li>ricca di lattobacilli, simili a quelli presenti nello yogurt;</li>
<li>croccante e saporita, senza additivi o pastorizzazione;</li>
<li>versatile, ottima come contorno, condimento o antipasto.</li>
</ul>
<p>Questa pratica tradizionale, oggi rivalutata anche in chiave gourmet, offre una valida alternativa ai sottaceti industriali, spesso più acidi e meno vitali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong><em>Formaggi a latte crudo</em></strong></h3>
<p>Molti formaggi artigianali italiani sono prodotti a partire da latte crudo non pastorizzato, che conserva intatto il suo microbiota originale. La fermentazione naturale avviene attraverso l’azione dei microrganismi presenti nel latte, negli strumenti e nell’ambiente di lavorazione, che conferiscono al formaggio profili aromatici unici e irripetibili. Esempi noti sono:</p>
<ul>
<li>Parmigiano Reggiano tradizionale (nelle versioni non trattate);</li>
<li>Pecorini di montagna;</li>
<li>Toma, Castelmagno, Bitto storico, e tanti altri formaggi a denominazione territoriale.</li>
</ul>
<p>Il latte crudo, lavorato secondo metodi sicuri, permette la formazione di una flora batterica complessa e benefica, che può contribuire alla diversità del microbiota intestinale e alla digestione dei latticini. In questi prodotti, la fermentazione non è solo una tecnica, ma una forma di cultura e biodiversità.</p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<h3><strong><em> </em></strong><strong><em>Aceti artigianali e vino naturale</em></strong></h3>
<p>Anche l’aceto è un prodotto fermentato: nasce dalla doppia fermentazione di un liquido zuccherino o alcolico, dapprima trasformato in alcol dai lieviti, poi in acido acetico dai batteri del genere <em>Acetobacter</em>.</p>
<p>L’aceto di vino artigianale si ottiene da fermentazioni spontanee e lenti affinamenti in botte, che conservano enzimi e aromi.</p>
<p>L’aceto balsamico tradizionale, in particolare, è il frutto di una lunga fermentazione e maturazione di mosto cotto, ed è uno dei simboli della tradizione emiliana.</p>
<p>Anche il vino naturale, prodotto senza lieviti selezionati né chiarificanti, è un esempio interessante di fermentazione spontanea, in cui il microbiota dell’uva gioca un ruolo fondamentale nel determinare profilo sensoriale e struttura del prodotto finale.</p>
<p>Molti degli alimenti fermentati oggi riscoperti per i loro effetti salutari sono, in realtà, già presenti nella nostra tradizione gastronomica. Riconoscere e valorizzare questi prodotti significa non solo fare una scelta gustosa e nutriente, ma anche rispettare pratiche artigianali, ambienti microbici locali e biodiversità culturale. Un gesto semplice che unisce benessere, memoria e sostenibilità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><em><strong>Come inserirli nella dieta e quando prestare attenzione</strong></em></h2>
<p>Non è necessario rivoluzionare completamente la propria alimentazione per beneficiare dei cibi fermentati; anche una piccola porzione quotidiana può portare nel tempo effetti positivi sulla salute. Per farlo nel modo migliore, è importante scegliere prodotti non pastorizzati o che contengano “fermenti vivi” attivi, leggendo sempre attentamente le etichette. È consigliabile consumare verdure fermentate crude, poiché la cottura potrebbe distruggere i microrganismi benefici, e preferire prodotti artigianali o autoprodotti, che di solito non contengono conservanti o aromi artificiali. Chi non è abituato dovrebbe iniziare con piccole quantità per evitare fastidi come gonfiore o fermentazioni intestinali indesiderate. Tuttavia, anche se generalmente sicuri, alcuni fermentati potrebbero non essere adatti a tutti: chi soffre di SIBO o di patologie infiammatorie croniche dovrebbe introdurli con cautela e sotto controllo medico, mentre chi segue una dieta a basso contenuto di istamina potrebbe reagire negativamente ad alcuni fermentati stagionati. Inoltre, chi ha ipertensione dovrebbe prestare attenzione al consumo di verdure fermentate molto salate.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Grani antichi: un ritorno alle origini del grano</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/melone-e-anguria-freschezza-destate-tra-gusto-salute-e-differenze-nutrizionali-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[pattoincucina2024]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Jul 2025 12:19:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[Farro]]></category>
		<category><![CDATA[Gentil rosso]]></category>
		<category><![CDATA[Grani Antichi]]></category>
		<category><![CDATA[Maiorca]]></category>
		<category><![CDATA[Perciasacchi]]></category>
		<category><![CDATA[Pseudocereali]]></category>
		<category><![CDATA[Russello]]></category>
		<category><![CDATA[Saragolla]]></category>
		<category><![CDATA[Senatore Cappelli]]></category>
		<category><![CDATA[Solina]]></category>
		<category><![CDATA[Timilia]]></category>
		<category><![CDATA[Tuminia]]></category>
		<category><![CDATA[Verna]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4499</guid>

					<description><![CDATA[Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella &#160; Negli ultimi anni, il termine “grani antichi” ha conquistato sempre più spazio tra appassionati di cucina, nutrizionisti e agricoltori attenti alla biodiversità. Per “grani antichi” si intendono tutte quelle varietà di frumento coltivate prima dell’avvento dell’agricoltura intensiva e della selezione genetica moderna, ovvero prima degli anni ’60. Non [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Negli ultimi anni, il termine “grani antichi” ha conquistato sempre più spazio tra appassionati di cucina, nutrizionisti e agricoltori attenti alla biodiversità. Per “grani antichi” si intendono tutte quelle varietà di frumento coltivate prima dell’avvento dell’agricoltura intensiva e della selezione genetica moderna, ovvero prima degli anni ’60. Non si tratta di un termine scientifico, ma di una definizione culturale e agronomica. Questi grani non sono stati modificati geneticamente e mantengono una biodiversità originale, con spighe alte anche oltre il metro e mezzo, chicchi irregolari e un adattamento unico al territorio in cui crescono.</p>
<p>Molti grani antichi hanno origini millenarie. Alcuni erano già coltivati in Mesopotamia, altri sono il frutto di selezioni artigianali effettuate da agronomi italiani tra fine Ottocento e inizio Novecento. Sono varietà spesso legate a specifici territori e culture locali, sopravvissute grazie alla cura di contadini custodi e piccoli mulini.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Grani antichi vs Grani Moderni</strong></h2>
<p>La principale differenza tra grani antichi e moderni risiede nella selezione genetica. I grani moderni sono stati sviluppati per ottimizzare la resa agricola, la resistenza ai pesticidi e l&#8217;efficienza nei processi industriali. Questa evoluzione ha prodotto varietà ad alto contenuto di glutine tenace e proteine di forza, ideali per le lavorazioni industriali ma spesso meno digeribili.</p>
<p>Al contrario, i grani antichi conservano una struttura genetica originaria, non modificata artificialmente, e si distinguono per un glutine meno tenace e più digeribile (pur non essendo adatti ai celiaci). Hanno un profilo nutrizionale più ricco e vario: sono naturalmente più abbondanti in fibre, minerali (come ferro, magnesio, zinco), antiossidanti (come polifenoli, carotenoidi e selenio) e vitamine. Tali componenti contribuiscono a migliorare la funzionalità intestinale, a sostenere il metabolismo e a contrastare lo stress ossidativo, offrendo effetti benefici sulla salute cardiovascolare e sul controllo glicemico. Varietà come il Senatore Cappelli o la Tumminia sono spesso coltivate in sistemi biologici o a basso impatto ambientale, grazie alla loro rusticità e capacità di adattamento a terreni poveri o climi variabili.</p>
<p>I grani antichi contengono una buona quantità di proteine, ma la diversa composizione del loro glutine rende le farine meno forti rispetto a quelle moderne. Questo può ridurre l’elasticità e la tenuta degli impasti, ma al tempo stesso favorisce una maggiore digeribilità.</p>
<p>Inoltre, i grani antichi vengono solitamente macinati a pietra, una tecnica tradizionale che consente di ottenere farine meno raffinate rispetto a quelle ottenute con i moderni processi industriali. Questo tipo di molitura preserva maggiormente le parti nobili del chicco — come il germe e la crusca — mantenendo intatte gran parte delle proprietà nutrizionali, in particolare il contenuto di fibre. Il risultato è una farina che può essere considerata semi-integrale, più ricca e completa rispetto alle classiche farine 0 o 00.</p>
<p>I grani antichi, pertanto rappresentano una scelta alimentare più sostenibile e digeribile per chi desidera valorizzare sapori autentici e benefici naturali.</p>
<p><strong> </strong></p>
<h2><strong> </strong><strong>Le varietà Italiane</strong></h2>
<p>L’Italia è custode di un prezioso patrimonio di grani antichi, varietà selezionate nei secoli in modo naturale, senza interventi genetici moderni. Questi cereali, spesso legati a territori specifici, si distinguono per la loro rusticità, la capacità di adattarsi a condizioni ambientali difficili, e per profumi e sapori unici, ormai rari nei prodotti industriali. Valorizzarli significa riscoprire tradizioni locali, ma anche puntare su un’alimentazione più sostenibile e ricca di elementi nutritivi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong><em>Senatore Cappelli</em></strong></h3>
<p>Selezionato da Nazareno Strampelli agli inizi del Novecento, prende il nome dal marchese abruzzese che sostenne la ricerca agraria. È un grano duro alto, vigoroso e non ibridato, originario della Puglia e diffuso nel Sud Italia. Ricco di proteine, sali minerali e antiossidanti, ha un glutine meno aggressivo rispetto ai grani moderni, risultando più digeribile. La sua farina ha un sapore deciso e aromatico, ideale per pasta artigianale, pane, pizze rustiche e prodotti da forno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong><em>Timilia (o Tumminia)</em></strong></h3>
<p>Antico grano tenero siciliano, a ciclo breve (matura in 90 giorni), molto resistente alla siccità e coltivato anche in terreni poveri. Produce una farina scura, ricca di fibre e dal gusto marcato, con una nota leggermente dolce e tostata. È la base del rinomato pane nero di Castelvetrano, ma viene anche usato per focacce, pizze e biscotti rustici. Contiene meno glutine ed è apprezzato per la sua digeribilità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong><em>Farro (monococco, dicocco e spelta)</em></strong></h3>
<p>Originario del Centro Italia e coltivato fin dai tempi dei Sumeri e dei Romani, il farro è uno dei grani antichi più apprezzati. Il monococco, il più antico, è ricco di carotenoidi e proteine, mentre il dicocco è il più versatile e diffuso. Il farro spelta, simile al dicocco, è anch&#8217;esso ampiamente utilizzato. Questi grani sono ideali per minestre, zuppe, insalate fredde e le farine ottenute, in particolare quella del dicocco, sono perfette per la preparazione di pane e focacce a lunga lievitazione</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong><em>Perciasacchi</em></strong></h3>
<p>Grano duro siciliano il cui nome significa “buca sacchi” per la durezza dei suoi chicchi. È un cereale antico, adatto alla produzione biologica grazie alla resistenza naturale a parassiti e malattie. Fornisce una farina ricca, dal sapore delicato e dal colore leggermente dorato, ideale per pasta trafilata al bronzo, pane rustico, focacce e grissini.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong><em>Gentil Rosso</em></strong></h3>
<p>Grano tenero molto diffuso in Italia tra Ottocento e primi del Novecento, coltivato soprattutto in Toscana ed Emilia-Romagna. È alto e resistente al freddo, ma sensibile alle malattie e meno produttivo, motivo per cui è stato soppiantato dai grani moderni. Produce una farina ricca di carotenoidi, con note di nocciola e cereale tostato. Ottima per pani a lievitazione naturale, torte rustiche, pizze e pasta fatta in casa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong><em>Verna</em></strong></h3>
<p>Altro grano tenero di origine toscana, molto rustico, resistente al freddo e coltivabile in terreni montani. La farina di Verna ha un glutine debole, un buon apporto di fibre e un gusto delicato. Ideale per pane integrale, prodotti da forno dolci e salati, e pizze a lunga lievitazione. La sua digeribilità lo rende indicato anche per chi è sensibile al glutine, pur non essendo adatto ai celiaci.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong><em>Solina</em></strong></h3>
<p>Grano tenero antico dell’Abruzzo, coltivato su terreni montani e marginali, con basse rese ma grande resistenza climatica. Il suo nome deriva dal latino &#8220;solum&#8221; (suolo), perché ben si adatta a diversi tipi di terreno. La farina di Solina ha un sapore intenso e persistente, è ricca di minerali e fibre, e viene usata per pani rustici, pizze tradizionali e dolci tipici locali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong><em>Maiorca</em></strong></h3>
<p>Varietà di grano tenero a chicco bianco, molto antica, coltivata soprattutto in Sicilia. La sua farina, chiara e impalpabile, è tradizionalmente usata per dolci, biscotti, focacce e preparazioni da forno a base morbida. Ha un contenuto proteico moderato, un glutine debole ed è molto digeribile. Il sapore è delicato e aromatico, ideale anche per pasta fresca e frolle leggere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong><em>Saragolla</em></strong></h3>
<p>Originario dell’Abruzzo e del Molise, la Saragolla è considerata il progenitore dei grani duri moderni. Con il suo colore ambrato, è molto apprezzato per la sua resistenza in cottura e la sua versatilità in cucina. La farina di Saragolla è ideale per preparare pasta artigianale e pane con una crosta croccante.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong><em>Russello</em></strong></h3>
<p>Tipico della Sicilia, il Russello è un grano tenero con chicchi grandi e dorati, dal profumo intenso e persistente. Le farine ottenute da questo grano sono perfette per il pane tradizionale siciliano, per la pasta fatta in casa e per focacce dal sapore rustico.</p>
<p>Ogni varietà di grano antico italiano presenta caratteristiche uniche che si riflettono nel suo utilizzo in cucina, rendendole particolarmente adatte per specifiche preparazioni culinarie.</p>
<table width="452">
<tbody>
<tr>
<td width="138">Tipo di grano</td>
<td width="314">Miglior uso in cucina</td>
</tr>
<tr>
<td width="138">Farro monococco/dicocco</td>
<td width="314">Zuppe, minestre, pane rustico, dolci integrali</td>
</tr>
<tr>
<td width="138">Timilia</td>
<td width="314">Pane scuro, pasta integrale, focacce</td>
</tr>
<tr>
<td width="138">Senatore Cappelli</td>
<td width="314">Pasta di qualità, pane, pizza, dolci</td>
</tr>
<tr>
<td width="138">Gentil Rosso</td>
<td width="314">&nbsp;</p>
<p>Torte, biscotti, pane soffice a lievitazione lunga</p>
<p>&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td width="138">Saragolla</td>
<td width="314">Pasta artigianale, pane a crosta dura</td>
</tr>
<tr>
<td width="138">Russello</td>
<td width="314">Pane casereccio, pasta al forno, focacce tradizionali</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Ma gli pseudocereali sono sempre grani antichi?</strong></h2>
<p>Sebbene spesso associati ai grani antichi per le loro origini remote e l’impiego nelle tradizioni alimentari di diverse culture, i pseudocereali non appartengono alla famiglia botanica dei cereali veri e propri. Si tratta infatti di semi di piante erbacee (come quinoa, amaranto e grano saraceno) che, pur non essendo graminacee, vengono utilizzati in cucina in modo analogo ai cereali, grazie al loro contenuto di amidi e alla versatilità in molte preparazioni. Diversamente dai grani antichi, gli pseudocereali non sono cereali in senso stretto, anche se la loro coltivazione risale ad epoche molto antiche. La quinoa, ad esempio, era già diffusa tra le popolazioni andine precolombiane, mentre l’amaranto era un alimento fondamentale nella dieta degli Aztechi.</p>
<p>Dal punto di vista nutrizionale, i pseudocereali si distinguono per l’alto contenuto proteico, la ricchezza di fibre, sali minerali e antiossidanti, e per l’assenza di glutine. Per queste caratteristiche vengono spesso scelti come alternativa salutare ai cereali tradizionali, specialmente da chi segue regimi alimentari specifici.</p>
<p>Pur non rientrando nella classificazione botanica dei grani antichi, gli pseudocereali ne condividono lo spirito, rappresentando un ritorno a colture meno raffinate e più nutrienti, in sintonia con un approccio alimentare più consapevole e sostenibile</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Dalla tradizione alla tavola</strong></h2>
<p>Ricchi di storia e valore nutrizionale, i grani antichi e gli pseudocereali trovano spazio in moltissime preparazioni: dai primi piatti alle zuppe, fino a pane, dolci e fresche insalate adatte all’estate. Ecco tre ricette semplici per valorizzarli in cucina.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Insalata di Farro Monococco con Verdure Grigliate e Feta</strong></h3>
<p><strong><em>Ingredienti per 2 persone:</em></strong></p>
<ul>
<li>200 g di farro monococco</li>
<li>1 zucchina</li>
<li>1 peperone rosso</li>
<li>1 melanzana</li>
<li>100 g di feta</li>
<li>Olio extravergine d&#8217;oliva</li>
<li>Sale e pepe q.b.</li>
<li>Erbe aromatiche a piacere​</li>
</ul>
<p><strong><em>Procedimento:</em></strong></p>
<p>Cuocere il farro in acqua salata secondo le indicazioni sulla confezione; tagliare le verdure a fette e grigliarle fino a doratura; scolare il farro e lasciarlo raffreddare; mescolare il farro con le verdure grigliate e la feta sbriciolata; condire con olio, sale, pepe e erbe aromatiche.​</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Pizza con Farina di Grano Duro Senatore Cappelli</strong></h3>
<p><strong>Ingredienti:</strong></p>
<ul>
<li>500 g di farina di grano duro Senatore Cappelli</li>
<li>300 ml di acqua</li>
<li>10 g di lievito di birra fresco</li>
<li>10 g di sale</li>
<li>30 ml di olio extravergine d&#8217;oliva</li>
<li>Passata di pomodoro, mozzarella e basilico per condire​</li>
</ul>
<p><strong><em>Procedimento:</em></strong></p>
<p>Sciogliere il lievito in acqua tiepida e aggiungerlo alla farina; impastare aggiungendo sale e olio fino a ottenere un impasto omogeneo; lasciare lievitare l&#8217;impasto coperto per circa 2 ore; stendere l&#8217;impasto su una teglia, condire con passata di pomodoro e mozzarella; cuocere in forno preriscaldato a 220°C per 15-20 minuti; Guarnire con foglie di basilico fresco prima di servire.​</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Insalata di Quinoa con Ceci e Verdure</strong></h3>
<p><strong><em>Ingredienti:</em></strong></p>
<ul>
<li>200 g di quinoa</li>
<li>150 g di ceci cotti</li>
<li>1 carota</li>
<li>1 zucchina</li>
<li>1 peperone giallo</li>
<li>Olio extravergine d&#8217;oliva</li>
<li>Succo di limone</li>
<li>Sale e pepe q.b.</li>
<li>Prezzemolo fresco tritato​</li>
</ul>
<p><strong><em>Procedimento:</em></strong></p>
<p>Sciacquare la quinoa sotto acqua corrente e cuocerla in acqua salata per circa 15 minuti; tagliare le verdure a cubetti e saltarle in padella con un filo d&#8217;olio fino a renderle tenere; in una ciotola, unire la quinoa cotta, i ceci e le verdure; condire con olio, succo di limone, sale, pepe e prezzemolo tritato; mescolare bene e servire tiepida o fredda.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Rubrica Cibi Fermentati: Fermentati dal mondo</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/rubrica-cibi-fermentati-fermentati-dal-mondo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[pattoincucina2024]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Jul 2025 11:04:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[cibi fermentati]]></category>
		<category><![CDATA[crauti]]></category>
		<category><![CDATA[kefir]]></category>
		<category><![CDATA[kimchi]]></category>
		<category><![CDATA[kombucha]]></category>
		<category><![CDATA[miso]]></category>
		<category><![CDATA[tempeh]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4488</guid>

					<description><![CDATA[Dalla dispensa all’intestino: il ruolo degli alimenti fermentati nel benessere quotidiano Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella &#160; Negli ultimi anni si è assistito a una vera e propria riscoperta degli alimenti fermentati, non più relegati alle tradizioni culinarie del passato, ma rivalutati per il loro potenziale ruolo nel mantenimento della salute intestinale e generale. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1><strong>Dalla dispensa all’intestino: il ruolo degli alimenti fermentati nel benessere quotidiano</strong></h1>
<p><strong>Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Negli ultimi anni si è assistito a una vera e propria riscoperta degli alimenti fermentati, non più relegati alle tradizioni culinarie del passato, ma rivalutati per il loro potenziale ruolo nel mantenimento della salute intestinale e generale. In un’epoca in cui si parla sempre più spesso di microbiota, digestione e immunità, la fermentazione naturale torna a essere una pratica preziosa — e sorprendentemente attuale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Fermentazione: un processo antico con benefici moderni</strong></h2>
<p>La fermentazione è un processo biologico in cui microrganismi come batteri e lieviti trasformano gli zuccheri e altri composti presenti negli alimenti, producendo sostanze come acidi organici, gas o alcol. Questo meccanismo naturale è alla base di moltissimi prodotti alimentari — dal pane ai latticini, dalle verdure in salamoia al tè fermentato — ed è utilizzato da millenni in tutte le culture del mondo.</p>
<p>Ma la fermentazione non è solo un modo per conservare i cibi. Oggi è sempre più riconosciuta per i suoi effetti positivi sull’equilibrio intestinale, grazie alla presenza (o all’azione) di fermenti vivi o metaboliti benefici prodotti dai microrganismi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><em>Perché fanno bene: i benefici dei cibi fermentati</em></h2>
<p>Integrare regolarmente alimenti fermentati nella dieta può favorire diversi aspetti del benessere:</p>
<ul>
<li>Sostegno al microbiota intestinale: molti alimenti fermentati contengono probiotici, ovvero batteri “buoni” che aiutano a mantenere l’equilibrio della flora intestinale.</li>
<li>Migliore digestione: la fermentazione può predigerire alcuni composti (come lattosio o fibre), rendendo gli alimenti più tollerabili.</li>
<li>Maggiore biodisponibilità dei nutrienti: la presenza di enzimi e l’abbattimento di antinutrienti come l’acido fitico facilitano l’assorbimento di minerali come ferro, zinco e magnesio.</li>
<li>Sostegno al sistema immunitario: un microbiota sano è correlato a una risposta immunitaria più equilibrata e a una minore infiammazione sistemica.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Fermentati dal mondo</strong></h2>
<p>La fermentazione è una pratica millenaria che si ritrova in quasi tutte le culture alimentari del mondo. Ogni tradizione ha sviluppato i propri alimenti fermentati in base alle materie prime disponibili, creando prodotti unici sia per gusto che per proprietà nutrizionali. Eccone alcuni tra i più diffusi e interessanti:</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong><em>Kefir</em></strong></h3>
<p>Originario della zona del Caucaso, il kefir è una bevanda ottenuta dalla fermentazione del latte (vaccino, ovino o caprino) o, in alternativa, dell’acqua zuccherata, grazie all’azione di una colonia simbiotica di lieviti e batteri conosciuta come “grani di kefir”. A differenza dello yogurt, il kefir contiene una maggiore varietà di ceppi probiotici e lieviti benefici, che possono contribuire all’equilibrio del microbiota intestinale e alla digestione del lattosio.</p>
<p>Il kefir di latte ha una consistenza liquida, leggermente effervescente e un sapore acidulo; è ideale da bere al naturale o come base per frullati e dressing.</p>
<p>Il kefir d’acqua, invece, è una versione vegana, dolce e frizzante, perfetta per chi è intollerante al lattosio o segue una dieta vegetale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong><em>Kimchi e crauti</em></strong></h3>
<p>Due esempi emblematici di verdure fermentate, provenienti da culture diverse ma unite dallo stesso principio: la fermentazione lattica spontanea, favorita dal sale e dall’assenza di ossigeno.</p>
<ul>
<li>Kimchi: piatto simbolo della cucina coreana, tradizionalmente a base di cavolo napa (cavolo cinese), ravanelli e spezie come aglio, zenzero e peperoncino. Viene lasciato fermentare per giorni o settimane, sviluppando un sapore complesso, piccante e pungente. Ricco di probiotici, fibre, vitamina C e antiossidanti, il kimchi viene consumato come contorno, in zuppe o con riso.</li>
<li>Crauti: tipici dell’Europa centrale (soprattutto Germania, Austria e Alto Adige), si preparano con cavolo cappuccio finemente affettato e salato, lasciato fermentare in recipienti chiusi. Il risultato è un alimento dal gusto acidulo, più delicato rispetto al kimchi, e molto digeribile. I crauti non pastorizzati sono una fonte eccellente di lattobacilli naturali.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong><em>Miso e tempeh</em></strong></h3>
<p>Entrambi derivati dalla fermentazione della soia, ma si presentano in forme e usi completamente diversi.</p>
<ul>
<li>Miso: è una pasta ottenuta dalla fermentazione di soia (spesso con aggiunta di riso o orzo) tramite il fungo Aspergillus oryzae. Esistono diverse varietà di miso (bianco, rosso, scuro), con sapori che variano da delicato a intenso. Ricco di enzimi, probiotici, aminoacidi e sali minerali, il miso è utilizzato per insaporire brodi, zuppe (come la celebre miso soup giapponese), salse e marinature. È importante non cuocerlo eccessivamente, per non distruggere i microrganismi benefici.</li>
<li>Tempeh: nato in Indonesia, è un prodotto fermentato solido, ottenuto dai semi di soia gialli cotti e fermentati con Rhizopus oligosporus. Si presenta in panetti compatti, dal gusto leggermente nocciolato e la consistenza simile al tofu, ma molto più ricco di fibre e proteine. È perfetto da grigliare, saltare in padella o usare come base vegetale in secondi piatti.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong><em>Kombucha</em></strong></h3>
<p>Il kombucha è una bevanda fermentata a base di tè nero o verde zuccherato, fermentato grazie a una colonia simbiotica di batteri e lieviti, chiamata SCOBY (Symbiotic Culture Of Bacteria and Yeast). Durante la fermentazione, lo zucchero viene trasformato in acidi organici, enzimi e gas, creando una bevanda leggermente frizzante, acidula e dissetante.</p>
<p>Oltre a contenere piccole quantità di probiotici naturali, il kombucha può apportare antiossidanti e composti bioattivi benefici, a seconda del tipo di tè utilizzato. È spesso aromatizzato con frutta, spezie o erbe (es. zenzero, limone, menta) e deve essere non pastorizzato per mantenere vive le sue proprietà fermentative.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Carota e Pastinaca: due radici molto simili, ma dalle proprietà differenti</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/melone-e-anguria-freschezza-destate-tra-gusto-salute-e-differenze-nutrizionali-2-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[pattoincucina2024]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Jun 2025 12:04:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[carota]]></category>
		<category><![CDATA[carotene]]></category>
		<category><![CDATA[pastinaca]]></category>
		<category><![CDATA[potassio]]></category>
		<category><![CDATA[radici]]></category>
		<category><![CDATA[vitamina A]]></category>
		<category><![CDATA[vitamina C]]></category>
		<category><![CDATA[vitamina K]]></category>
		<category><![CDATA[zenzero]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4494</guid>

					<description><![CDATA[Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella &#160; La carota (Daucus carota) e la pastinaca (Pastinaca sativa) sono due radici commestibili che, pur appartenendo alla famiglia delle Apiaceae, presentano caratteristiche distinte dal punto di vista botanico, nutrizionale e funzionale. La carota è una pianta biennale e viene coltivata per la sua radice carnosa, che può avere [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La carota (<em>Daucus carota</em>) e la pastinaca (<em>Pastinaca sativa</em>) sono due radici commestibili che, pur appartenendo alla famiglia delle Apiaceae, presentano caratteristiche distinte dal punto di vista botanico, nutrizionale e funzionale.</p>
<p>La <strong>carota</strong> è una pianta biennale e viene coltivata per la sua radice carnosa, che può avere diverse colorazioni, dal classico arancione, a tonalità gialle, viola e rosse. Attualmente è diffusa in tutto il mondo, ma le sue origini risalgono all’Asia centrale, a differenza della pastinaca che è meno comune ed è tipica dell’Europa e del Mediterraneo. Prima dell’arrivo nel bacino del mediterraneo delle patate, la pastinaca veniva utilizzata come alimento base di diverse preparazioni.</p>
<p>La <strong>pastinaca</strong> è un tubero invernale che ama il clima rigido; si raccoglie a partire dall’inizio dell’autunno e per tutta la stagione fredda. Le radici sono carnose, robuste e di colore bianco-crema. Più tardi viene raccolta, più il suo sapore è dolce; le pastinache che giungono sulle nostre tavole in pieno inverno sono dunque tendenzialmente più zuccherine di quelle che si possono trovare all’inizio dell’autunno. In Italia, la pastinaca viene coltivata soprattutto in Veneto, mentre nel Salento spesso si trova una tipologia di carota, la pastenaca, che può trarre in inganno e presenta un sapore particolarmente dolce, un colore violaceo e risulta essere molto tenera.</p>
<p>Essendo due tipologie di radici, la carota e la pastinaca rappresentano l’organo di riserva di amidi e zuccheri, sebbene la seconda abbia un contenuto di carboidrati complessi maggiore e un aroma più speziato. La pastinaca ha un sapore dolce, leggermente aromatico e un po&#8217; terroso, che viene descritto come una combinazione fra carota e sedano. Le carote hanno un sapore dolce distintivo e dalla consistenza croccante.</p>
<p>Entrambe sono alimenti a basso contenuto calorico, con un alto quantitativo di fibra e nutrienti essenziali, anche se presentano delle differenze specifiche in termini di composizione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<table width="510">
<tbody>
<tr>
<td colspan="3" width="510">Valori nutrizionali per 100 g</td>
</tr>
<tr>
<td width="170">&nbsp;</td>
<td width="198"><strong>Carota</strong></td>
<td width="142"><strong>Pastinaca</strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="170">Energia (kcal)</td>
<td width="198">41</td>
<td width="142">75</td>
</tr>
<tr>
<td width="170">Proteine (g)</td>
<td width="198">0.9</td>
<td width="142">1.2</td>
</tr>
<tr>
<td width="170">Lipidi (g)</td>
<td width="198">0.2</td>
<td width="142">0.4</td>
</tr>
<tr>
<td width="170">Carboidrati (g)</p>
<p>Di cui Zuccheri (g)</td>
<td width="198">9.6</p>
<p>4.7</td>
<td width="142">17.9</p>
<p>4.8</td>
</tr>
<tr>
<td width="170">Fibre (g)</td>
<td width="198">2.8</td>
<td width="142">4.9</td>
</tr>
<tr>
<td width="170">Vitamina A (µg)</td>
<td width="198">835</td>
<td width="142">in tracce</td>
</tr>
<tr>
<td width="170">Vitamina C (mg)</td>
<td width="198">5.9</td>
<td width="142">17</td>
</tr>
<tr>
<td width="170">Vitamina K (µg)</td>
<td width="198">13.2</td>
<td width="142">22.5</td>
</tr>
<tr>
<td width="170">Potassio (mg)</td>
<td width="198">320</td>
<td width="142">375</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<p>È evidente che la pastinaca, avendo un maggiore contenuto di carboidrati complessi, abbia anche un maggiore apporto calorico, ben bilanciato però dal quantitativo di fibra, che offre benefici nella regolazione dell’indice glicemico e anche per la salute del microbiota intestinale. Le carote sono particolarmente ricche di vitamina A e beta-carotene, che è un antiossidante importante per la salute degli occhi e della pelle. La pastinaca contiene quantità significative di vitamina C, vitamina K e potassio, utile per il mantenimento della pressione arteriosa e dell’equilibrio elettrolitico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong><em>Radici alleate della salute</em></strong></h2>
<p>Le carote sono famose alleate della vista, grazie all&#8217;abbondante contenuto di beta-carotene, un precursore della vitamina A. Questo nutriente è fondamentale per proteggere la retina e mantenere una buona visione, in particolare in condizioni di scarsa luminosità.  Oltre a questo, le carote sono una fonte ricca di antiossidanti, come i carotenoidi, che contrastano lo stress ossidativo e aiutano a prevenire malattie croniche, tra cui tumori e patologie cardiovascolari. Il loro consumo regolare apporta benefici anche alla pelle, rendendola più sana e luminosa e migliorando la protezione dai danni dei raggi UV, grazie alle proprietà fotoprotettive del beta-carotene. Infine, nonostante il loro contenuto di zuccheri naturali, le carote contribuiscono a mantenere stabile la glicemia grazie all&#8217;apporto di fibre, che rallentano l&#8217;assorbimento degli zuccheri e favoriscono un equilibrio glicemico, specialmente se consumate crude. In condizioni di diabete o alterazioni significative della glicemia è consigliabile evitare il consumo delle carote cotte.</p>
<p>Le pastinache, invece, sono apprezzate per il loro contributo alla salute digestiva, poiché ricche di fibre insolubili, che migliorano la regolarità intestinale e prevengono disturbi gastrointestinali come la stipsi. Grazie ai loro carboidrati complessi, la pastinaca ha un basso indice glicemico, il che la rende ideale per chi soffre di diabete o resistenza insulinica, fornendo energia a lungo termine senza picchi glicemici. Inoltre, i composti fenolici presenti in questa radice possiedono proprietà antinfiammatorie che possono aiutare a ridurre il rischio di malattie croniche e migliorare la salute generale. La combinazione di fibre e carboidrati complessi la rende anche un alimento saziante, favorendo un senso di sazietà duraturo.</p>
<p>Questi benefici nutrizionali si riflettono anche in importanti implicazioni per la salute pubblica. L&#8217;introduzione regolare di carote nella dieta può giocare un ruolo cruciale nella prevenzione delle carenze di vitamina A, specialmente nelle popolazioni più vulnerabili, mentre la pastinaca, grazie al suo contenuto di fibre e vitamine del gruppo B, rappresenta un valido supporto per supportare la salute del microbiota e il metabolismo energetico. Inoltre, la coltivazione della pastinaca, ancora poco diffusa, potrebbe favorire una maggiore biodiversità agricola, contribuendo a ridurre l&#8217;impatto delle monocolture e migliorando la sostenibilità ambientale. Entrambe queste radici si inseriscono perfettamente nella dieta mediterranea, arricchendola con una varietà di verdure e micronutrienti essenziali, fondamentali per salvaguardare la salute e uno stile di vita sano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong><em>Utilizzi in cucina</em></strong></h2>
<p>Grazie alla loro dolcezza naturale e alla consistenza che si presta a molte preparazioni, le carote e le pastinache sono protagoniste di ricette che spaziano dagli antipasti ai dessert, offrendo infinite possibilità per arricchire dei piatti e stupire gli ospiti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Vellutata carote e zenzero</strong></h3>
<p><strong>Ingredienti per 4 persone:</strong></p>
<ul>
<li>500 g di carote</li>
<li>1 patata</li>
<li>1 cipolla</li>
<li>1 cucchiaino di zenzero fresco grattugiato</li>
<li>500 ml di brodo vegetale</li>
<li>2 cucchiai di olio extravergine d&#8217;oliva</li>
<li>Sale e pepe qb</li>
</ul>
<p><strong><em> </em></strong><strong>Procedimento: </strong></p>
<p>Dopo aver pelato, tagliato finemente carote, patate e cipolle, inserirle in una pentola con dell’olio e lasciar rosolare; aggiungere lo zenzero, e dopo aver mescolato gli ingredienti aggiungere il brodo, portare ad ebollizione e lasci cuocere per 20 minuti; una volta terminata la cottura, frullare fino ad ottenere una crema dalla consistenza liscia; aggiustare con sale e pepe; si può servire in accompagnamento ad un formaggio cremosa come il caprino e dei crostini di pane.</p>
<p><strong> </strong></p>
<h3><strong>Torta di carote</strong></h3>
<p><strong>Ingredienti:</strong></p>
<ul>
<li>250 g di carote grattugiate</li>
<li>200 g di farina</li>
<li>150 g di zucchero</li>
<li>3 uova</li>
<li>100 ml di olio di semi</li>
<li>1 bustina di lievito per dolci</li>
<li>Zucchero a velo per decorare</li>
</ul>
<p><strong> </strong><strong>Procedimento: </strong></p>
<p>Preriscaldare il forno a 180° e preparare una tortiera imburrata e infarinata; sbattere le uova con lo zucchero fino ad ottenere un composto spumoso; aggiungere olio, poi farina e lievito setacciati; incorporare le carote grattugiate e amalgamare; versare l’impasto nella tortiera e cuocere per 35-40 minuti; decorare con zucchero a velo una volta freddato il dolce.</p>
<p><strong> </strong></p>
<h3><strong>Chips di pastinaca</strong></h3>
<p><strong>Ingredienti per 4 persone:</strong></p>
<ul>
<li>2 pastinache grandi</li>
<li>2 cucchiai di olio extravergine d&#8217;oliva</li>
<li>1 cucchiaino di paprika (facoltativa)</li>
</ul>
<p><strong> </strong><strong>Procedimento: </strong></p>
<p>Preriscaldare il forno a 180° oppure la friggitrice ad aria; pelare e affettare con una mandolina la pastinaca; disporre le fette su una teglia o nel cassetto della friggitrice ad aria, spennellare con olio, aggiustare con sale e paprika (se gradita); cuocere per circa 15-20 minuti, finché non si ottiene una consistenza croccante.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Purè di pastinaca e patate </strong></h3>
<p><strong>Ingredienti per 4 persone:</strong></p>
<ul>
<li>300 g di pastinaca</li>
<li>300 g di patate</li>
<li>50 ml di latte</li>
<li>20 g di burro</li>
<li>Sale e pepe qb</li>
</ul>
<p><strong><em> </em></strong><strong>Procedimento: </strong></p>
<p>Dopo aver pelato e tagliato a pezzetti le patate e la pastinaca, cuocerle in acqua salata per circa 15-20 minuti; una volta ammorbidite, scolare e iniziare a schiacciare con uno schiacciapatate; aggiungere latte caldo e burro, mescolare fino ad ottenere un composto omogeneo e cremoso; aggiustare con sale e pepe, e se piace aggiungere della noce moscata.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Come panificare con le farine di legumi</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/come-panificare-con-le-farine-di-legumi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[pattoincucina2024]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Jun 2025 12:28:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[ceci]]></category>
		<category><![CDATA[farina di grillo]]></category>
		<category><![CDATA[farina di legumi]]></category>
		<category><![CDATA[glutine]]></category>
		<category><![CDATA[lievito]]></category>
		<category><![CDATA[panificazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4511</guid>

					<description><![CDATA[Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella &#160; Negli ultimi anni, la panificazione proteica ha suscitato un interesse sempre maggiore, in particolare tra chi è alla ricerca di alternative più nutrienti rispetto ai prodotti da forno tradizionali. Tra le soluzioni emergenti, il pane realizzato con farine di legumi si distingue per l’equilibrio tra apporto proteico, gusto [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Negli ultimi anni, la panificazione proteica ha suscitato un interesse sempre maggiore, in particolare tra chi è alla ricerca di alternative più nutrienti rispetto ai prodotti da forno tradizionali. Tra le soluzioni emergenti, il pane realizzato con farine di legumi si distingue per l’equilibrio tra apporto proteico, gusto e consistenza, offrendo un’opzione valida per arricchire l’alimentazione quotidiana senza rinunciare alla fragranza e alla morbidezza tipiche del pane.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Perché Scegliere farine di legumi?</strong></h2>
<p>Le farine di legumi, come quelle di lenticchie, ceci, fagioli e piselli, sono ricche di proteine, fibre e micronutrienti, e rappresentano una valida alternativa alle farine tradizionali, particolarmente per chi segue diete a base vegetale. I legumi si distinguono per l’elevato contenuto proteico (20–30%), la ricchezza in fibre, sali minerali (ferro, zinco, magnesio) e un basso indice glicemico. Trasformati in farina, diventano ottime basi per pane, focacce, piadine e prodotti da forno salati e dolci. Tuttavia, a differenza delle farine di grano, le farine di legumi non contengono glutine, una proteina che svolge un ruolo fondamentale nella panificazione tradizionale.</p>
<p>Questo significa che la panificazione con farine di legumi richiede approcci alternativi, che vanno ben oltre l&#8217;uso di semplici lieviti chimici o di lievito madre. Anche senza glutine, il pane con farine di legumi può essere morbido e gustoso: serve solo qualche trucco in più.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Benefici nutrizionali</strong></h2>
<p>Le farine di legumi sono ricche di proteine vegetali, che costituiscono un&#8217;eccellente fonte di nutrimento per chi segue diete vegetariane o vegane. Inoltre, le fibre presenti in queste farine aiutano a migliorare la digestione e a mantenere il senso di sazietà più a lungo.</p>
<ul>
<li>Proteine: mediamente tra il 20% e il 30%, a seconda del legume usato (contro il 7–10% del pane di grano tenero).</li>
<li>Fibre: elevate, con un contenuto che può raggiungere i 10–15 g per 100 g.</li>
<li>Indice glicemico: più basso rispetto ai pani a base di cereali raffinati, grazie alla presenza di fibre e proteine.</li>
<li>Grassi: contenuto moderato ma con una buona quota di acidi grassi insaturi.</li>
<li>Micronutrienti: ottima fonte di ferro, zinco, potassio, magnesio e vitamine del gruppo B.</li>
</ul>
<p>I minerali come il ferro, il magnesio, il potassio e il calcio sono abbondanti nelle farine di legumi e contribuiscono a sostenere il benessere cardiovascolare, muscolare e osseo. Inoltre, grazie al basso contenuto di carboidrati raffinati e all&#8217;alta concentrazione di antiossidanti naturali, il pane proteico a base di legumi ha anche un&#8217;azione positiva sul metabolismo e sul sistema immunitario.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Processi di lievitazione</strong></h2>
<p>La fermentazione è un processo cruciale nella panificazione, che consente al pane di ottenere la giusta consistenza e leggerezza. Nei tradizionali pani a base di grano, la presenza di glutine permette ai gas prodotti dai lieviti di gonfiare l&#8217;impasto e dare al pane la tipica morbidezza. Ma come avviene la lievitazione nei pani a base di farine di legumi, prive di glutine?</p>
<p>Nonostante l&#8217;assenza di glutine, è possibile ottenere una buona fermentazione e una lievitazione efficace utilizzando alcune strategie specifiche. Tra queste, l&#8217;uso di farine miste, che combinano farine di legumi con farine contenenti glutine (come quella di frumento o di kamut), è uno degli approcci più comuni. Le farine contenenti glutine forniscono la struttura necessaria per trattenere i gas di fermentazione, migliorando la consistenza dell&#8217;impasto.</p>
<p>In alternativa, è possibile inserire farine di cereali privi di glutine, come quelle di riso, grano saraceno, mais o miglio. Questi cereali, seppur privi di glutine, forniscono una struttura interessante per la lievitazione del pane, soprattutto quando combinati con farine di legumi e con l&#8217;ausilio di tecniche di lievitazione naturali, come l&#8217;uso del lievito madre. L&#8217;integrazione di queste farine permette di ottenere un pane proteico e digeribile, che risponde alle esigenze di chi deve evitare il glutine ma non vuole rinunciare alla qualità del pane fatto in casa.</p>
<p>Inoltre, l&#8217;utilizzo del lievito madre o delle fermentazioni spontanee permette di ottenere una lievitazione naturale, che migliora la digeribilità e il sapore del pane. Il lievito madre agisce grazie alla presenza di lieviti e batteri lattici che favoriscono una fermentazione lenta, conferendo al pane una qualità superiore, sia dal punto di vista nutrizionale che organolettico.</p>
<p>Anche l&#8217;aggiunta di agenti leganti naturali come lo psillio o i semi di lino macinati è un utile accorgimento per migliorare la consistenza dell&#8217;impasto e permettere una lievitazione ottimale. Questi ingredienti favoriscono l&#8217;incorporazione dei gas di fermentazione, creando una consistenza più morbida e soffice, simile a quella del pane tradizionale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Farina di Ceci Intera vs Farina Isolata: Differenze Nutrizionali e Funzionali</strong></h2>
<p>Nel mondo della panificazione proteica, la farina di ceci rappresenta una delle soluzioni più versatili e interessanti. Tuttavia, esistono due principali tipologie da cui partire: la farina intera di ceci e la farina isolata di proteine di ceci. La differenza tra le due non è solo tecnica, ma anche nutrizionale e funzionale, con ricadute importanti sulla struttura del prodotto finito e sulle modalità di lavorazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Farina di Ceci Intera: per lievitazioni naturali e pane equilibrato</h3>
<p>Ottenuta tramite semplice macinazione del legume secco, la farina intera conserva tutti i componenti originari del seme: amidi, proteine, fibre, grassi e micronutrienti. Questa composizione è particolarmente adatta alla fermentazione naturale, perché:</p>
<ul>
<li>Gli amidi forniscono zuccheri fermentabili per i lieviti.</li>
<li>Le fibre migliorano la struttura e la ritenzione di umidità.</li>
<li>Il profilo nutrizionale resta bilanciato, con un buon apporto proteico ma anche energia e micronutrienti.</li>
<li>Il risultato è un pane soffice, ben lievitato, con sapore pieno e buona digeribilità.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Farina Isolata di Ceci: per un apporto proteico maggiore</h3>
<p>La farina isolata si ottiene attraverso un processo industriale di estrazione, che separa le proteine dagli altri componenti (soprattutto amidi e fibre). Si ottiene così un ingrediente molto concentrato, con contenuti proteici che possono raggiungere l’80%, ma che:</p>
<ul>
<li>Non può sostenere la lievitazione classica per assenza di zuccheri fermentabili.</li>
<li>Richiede l’aggiunta di agenti leganti e lieviti chimici.</li>
<li>Produce impasti densi, compatti e meno digeribili.</li>
</ul>
<p>È una farina destinata ad applicazioni specifiche: barrette, prodotti proteici tecnici, pani ad alto contenuto proteico ma senza alveolatura.</p>
<p>&nbsp;</p>
<table>
<tbody>
<tr>
<td width="214"><strong>Valori nutrizionali</strong></td>
<td width="214"><strong>Farina di ceci intera</strong></td>
<td width="158"><strong>Farina di ceci isolata</strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="214"><strong>Energia (kcal)</strong></td>
<td width="214">350-370</td>
<td width="158">330-340</td>
</tr>
<tr>
<td width="214"><strong>Proteine (g)</strong></td>
<td width="214">22-25</td>
<td width="158">70-80</td>
</tr>
<tr>
<td width="214"><strong>Grassi (g)</strong></td>
<td width="214">5-6</td>
<td width="158">2-3</td>
</tr>
<tr>
<td width="214"><strong>Carboidrati (g)</strong></p>
<p><strong>Di cui zucchieri</strong></td>
<td width="214">45-50</p>
<p>2-3</td>
<td width="158">&lt; 5</p>
<p>0</td>
</tr>
<tr>
<td width="214"><strong>Fibra (g)</strong></td>
<td width="214">10-12</td>
<td width="158">1-2</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<p>Pertanto, la scelta tra farina intera e farina isolata dipende quindi dall’obiettivo finale:</p>
<ul>
<li>Chi cerca un pane naturale, morbido e completo, potrà preferire la farina intera.</li>
<li>Chi ha bisogno di un alimento ultra-proteico, adatto a diete iperproteiche o a scopo tecnico, può optare per quella isolata, con le dovute accortezze nella formulazione.</li>
</ul>
<p>Entrambe rappresentano risorse preziose nel panorama della panificazione moderna, ma è fondamentale comprendere le differenze per usarle consapevolmente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>La ricetta del pane ai ceci</strong></h2>
<p><strong>Ingredienti:</strong></p>
<ul>
<li>300 g farina di ceci</li>
<li>360 ml acqua frizzante</li>
<li>2 cucchiaini lievito istantaneo in polvere</li>
<li>1 cucchiaio di semi di lino macinati (oppure 1 cucchiaio di psillio in polvere)</li>
<li>2 cucchiai di farina di avena (opzionale, per migliorare struttura e lievitazione)</li>
<li>1 cucchiaino sale</li>
</ul>
<p><strong>Preparazione: </strong></p>
<p>In una ciotola capiente riunire tutti gli ingredienti secchi: farina di ceci, semi di lino macinati, lievito istantaneo, farina di avena (se utilizzata) e sale; mescolare accuratamente con una frusta a mano per distribuire le polveri in modo uniforme ed eliminare eventuali grumi; aggiungere gradualmente l’acqua frizzante, continuando a mescolare, fino a ottenere un composto omogeneo e piuttosto fluido; versare il composto in uno stampo da plumcake leggermente oliato o foderato con carta forno; cuocere in forno preriscaldato a 180°C per circa 45 minuti, o fino a quando la superficie sarà ben dorata; verificare la cottura interna con uno stecchino.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Il futuro della Panificazione: Farine di Insetto</strong></h2>
<p>Uno degli sviluppi più innovativi nel campo delle farine alternative è l’uso delle farine di insetto, un&#8217;opzione che sta guadagnando terreno soprattutto nel panorama delle diete sostenibili e alternative.</p>
<p>Le farine di grillo (<em>Acheta domesticus</em>), larva del tenebrione mugnaio (<em>Tenebrio molitor</em>) e locusta migratoria, sono ricche di:</p>
<ul>
<li>Proteine complete, fino al 65–70%</li>
<li>Grassi sani, in particolare omega-3 e omega-6</li>
<li>Vitamine (B12, riboflavina) e minerali (ferro, zinco, calcio)</li>
</ul>
<p>In Italia, l&#8217;uso di queste farine è regolamentato dal Regolamento UE 2021/882 e successivi aggiornamenti, e nello specifico autorizzato dal decreto legislativo n. 49 del 2023, che disciplina etichettatura, tracciabilità e modalità di impiego. Le farine di insetto possono essere impiegate in prodotti da forno, pasta, barrette e altri alimenti, con obbligo di indicazione chiara in etichetta. Nel pane, queste farine possono essere utilizzate in piccola percentuale per arricchire il contenuto proteico, ma non sostituiscono del tutto le farine tradizionali, né quelle di legumi, poiché non supportano da sole la lievitazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Conclusione</strong></h2>
<p>Il pane a base di farine di legumi rappresenta una scelta nutrizionalmente completa e sostenibile, in grado di rispondere alle esigenze di chi desidera aumentare l’apporto proteico nella propria dieta, senza rinunciare al piacere di un prodotto da forno gustoso, leggero e digeribile. Grazie all’evoluzione delle tecniche di fermentazione e lievitazione, queste farine possono dare vita a pani morbidi, fragranti e ricchi di benefici nutrizionali.</p>
<p>Allo stesso tempo, l’esplorazione di ingredienti innovativi, come le farine di insetto, apre nuove prospettive nel panorama della panificazione, con l’obiettivo di coniugare valore nutrizionale, sostenibilità e innovazione. La combinazione tra tradizione e ricerca alimentare consente oggi di ripensare il pane in chiave moderna: più attento all’ambiente, più vario nei sapori, e più adatto a stili di vita consapevoli.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La stagionalità come scelta consapevole: perché mangiare secondo natura</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/la-stagionalita-come-scelta-consapevole-perche-mangiare-secondo-natura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[pattoincucina2024]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Jun 2025 12:22:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[ambiennte]]></category>
		<category><![CDATA[biodiversità]]></category>
		<category><![CDATA[biologico]]></category>
		<category><![CDATA[calendario]]></category>
		<category><![CDATA[mercato]]></category>
		<category><![CDATA[stagionalità]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4507</guid>

					<description><![CDATA[Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella &#160; Mangiare in sintonia con le stagioni non è solo una tendenza, ma una scelta consapevole che porta con sé numerosi vantaggi. Non si tratta solo di gustare frutta e verdura fresche e più saporite, ma anche di promuovere un&#8217;alimentazione sana, rispettosa dell’ambiente e vantaggiosa per l&#8217;economia locale. Seguendo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Mangiare in sintonia con le stagioni non è solo una tendenza, ma una scelta consapevole che porta con sé numerosi vantaggi. Non si tratta solo di gustare frutta e verdura fresche e più saporite, ma anche di promuovere un&#8217;alimentazione sana, rispettosa dell’ambiente e vantaggiosa per l&#8217;economia locale. Seguendo i ritmi della natura, possiamo migliorare il nostro benessere, ridurre l’impatto ambientale e risparmiare, contribuendo così a un sistema alimentare più sostenibile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong><em>Vantaggi nutrizionali, ambientali ed economici </em></strong></h2>
<p>Mangiare secondo la stagionalità offre numerosi vantaggi che toccano diversi aspetti della vita quotidiana. Questi vantaggi spaziano dal benessere nutrizionale alla sostenibilità ambientale e al risparmio economico. Approfondiamo ciascuno di questi aspetti per comprendere meglio come e perché scegliere i prodotti stagionali rappresenta una scelta consapevole e vantaggiosa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Vantaggi nutrizionali</strong></h3>
<p>Quando consumiamo frutta, verdura e altri alimenti al culmine della loro stagione, ci assicuriamo di ottenere il massimo del loro contenuto nutrizionale. Gli alimenti stagionali vengono raccolti quando sono al picco della loro maturazione, il che significa che contengono livelli più alti di vitamine, minerali, antiossidanti e fibra. Ad esempio, i pomodori freschi d’estate sono ricchi di licopene, un potente antiossidante che aiuta a combattere lo stress ossidativo e le infiammazioni, mentre le fragole primaverili contengono alti livelli di vitamina C, che rafforza il sistema immunitario.</p>
<p>Inoltre, la freschezza dei prodotti stagionali garantisce una migliore biodisponibilità dei nutrienti. Questo significa che i nutrienti contenuti negli alimenti freschi sono più facilmente assorbiti dal nostro organismo rispetto a quelli presenti in alimenti conservati o fuori stagione. I prodotti stagionali, grazie alla loro maturazione naturale, sono anche più ricchi di flavonoidi e polifenoli, composti naturali che svolgono un ruolo cruciale nella prevenzione delle malattie croniche come il diabete, le malattie cardiache e alcuni tipi di cancro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Vantaggi ambientali</strong></h3>
<p>Mangiare stagionalmente è una scelta che aiuta a ridurre l’impronta ecologica del nostro consumo di cibo. Quando scegliamo prodotti stagionali, riduciamo significativamente il nostro impatto ambientale in vari modi:</p>
<ul>
<li>Riduzione dell’energia per il trasporto: La produzione e il consumo di prodotti fuori stagione comportano spesso l’importazione da paesi lontani, con conseguenti alte emissioni di gas serra. I prodotti stagionali, invece, provengono da coltivazioni locali o nazionali e sono quindi meno costosi in termini di energia e combustibili necessari per il trasporto.</li>
<li>Riduzione dei consumi energetici: La coltivazione di alimenti fuori stagione richiede l’uso di serre riscaldate, illuminazione artificiale e altre tecnologie che consumano molta energia. Al contrario, i prodotti stagionali possono essere coltivati all’aperto, senza necessità di strutture artificiali e con minori consumi di risorse.</li>
<li>Meno necessità di trattamenti chimici: I prodotti fuori stagione, soprattutto quelli che provengono dall’estero, vengono spesso trattati con pesticidi e conservanti per resistere a lunghi periodi di viaggio e stoccaggio. I prodotti stagionali, in particolare quelli biologici, sono meno soggetti a questi trattamenti, riducendo il rischio di contaminazione chimica nell’ambiente e nei nostri corpi.</li>
<li>Miglioramento della biodiversità: L’agricoltura stagionale favorisce una maggiore biodiversità, evitando la monocultura e promuovendo la rotazione delle colture. Questo contribuisce a preservare la salute dei suoli e degli ecosistemi, prevenendo l&#8217;esaurimento delle risorse naturali.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Vantaggi economici </strong></h3>
<p>Mangiare stagionalmente non solo è vantaggioso per la salute e l&#8217;ambiente, ma offre anche notevoli benefici economici. Prima di tutto, i prodotti stagionali tendono ad avere prezzi più bassi poiché sono abbondanti durante la stagione di raccolta, riducendo i costi di produzione e trasporto. Al contrario, i prodotti fuori stagione, importati o coltivati in serre, sono più costosi.</p>
<p>Scegliere cibi stagionali aiuta anche a sostenere l’economia locale. Acquistando prodotti freschi e locali, si supportano gli agricoltori e le piccole aziende agricole, stimolando il commercio nel territorio e riducendo la dipendenza dalle grandi produzioni industriali. Questo contribuisce alla sostenibilità dell&#8217;agricoltura, mantenendo vivo il mercato locale e favorendo pratiche agricole rispettose dell&#8217;ambiente.</p>
<p>Inoltre, mangiare stagionalmente aiuta a evitare gli sprechi alimentari. Consumare ciò che è fresco e di stagione garantisce una maggiore freschezza e qualità, rendendo più facile pianificare i pasti e ridurre il rischio di alimenti scaduti o inutilizzati. Così, la spesa diventa più mirata, evitando acquisti impulsivi e costosi. In definitiva, mangiare secondo la stagionalità non solo fa bene alla salute e al pianeta, ma anche al nostro portafoglio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Perché scegliere il biologico: una scelta consapevole per la salute e l’ambiente</strong></h2>
<p>Optare per prodotti biologici significa sostenere un’agricoltura che rispetta i cicli naturali, la biodiversità e la fertilità del suolo. I metodi biologici escludono l’uso di pesticidi di sintesi, fertilizzanti chimici e OGM, privilegiando invece tecniche come la rotazione delle colture, il compostaggio e il controllo naturale dei parassiti. Questo approccio non solo protegge la salute dell’ambiente e degli agricoltori, ma garantisce alimenti più sani e genuini, privi di residui chimici. I prodotti biologici, soprattutto se stagionali e locali, conservano un profilo nutrizionale più ricco, un gusto autentico e un’impronta ecologica ridotta. Scegliere biologico è un modo concreto per ridurre l’inquinamento, tutelare le risorse naturali e promuovere un sistema alimentare più equo e sostenibile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong><em>Calendario stagionale per frutta, verdura e legumi</em></strong></h2>
<p>Ogni mese dell’anno porta con sé una varietà di alimenti freschi che possono essere integrati nella dieta. Di seguito viene presentato un calendario stagionale, suddiviso per categoria.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Primavera (marzo &#8211; maggio)</em></strong></p>
<ul>
<li><em>Frutta:</em> fragole, ciliegie, mele (ultime varietà), pere</li>
<li><em>Verdura:</em> asparagi, carciofi, spinaci, ravanelli, lattuga</li>
<li><em>Legumi:</em> piselli, fave</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Estate (giugno &#8211; agosto)</em></strong></p>
<ul>
<li><em>Frutta:</em> pesche, albicocche, prugne, meloni, angurie</li>
<li><em>Verdura:</em> pomodori, zucchine, melanzane, peperoni, fagiolini</li>
<li><em>Legumi</em>: fagioli, ceci</li>
</ul>
<p><strong> </strong></p>
<p><em><strong>Autunno (settembre &#8211; novembre)</strong></em></p>
<ul>
<li><em>Frutta</em>: mele, pere, uva, fichi, castagne</li>
<li><em>Verdura:</em> zucche, cavolfiori, funghi, cavolo, broccoli</li>
<li><em>Legumi:</em> lenticchie, fagioli secchi</li>
</ul>
<p><strong><em>Inverno (dicembre &#8211; febbraio)</em></strong></p>
<ul>
<li><em>Frutta:</em> agrumi (arance, limoni, mandarini), kiwi, mele (ultime varietà)</li>
<li><em>Verdura:</em> cavoli (nero, cappuccio, verza), finocchi, carote</li>
<li><em>Legumi:</em> lenticchie, ceci</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Come organizzare la spesa e la dispensa in modo sostenibile</strong></h2>
<p>Acquistare prodotti stagionali è il primo passo verso una spesa più sostenibile, ma è altrettanto importante sapere come organizzare la dispensa per ridurre gli sprechi. Un buon consiglio è acquistare frutta e verdura fresca, quando possibile, e conservare per l’inverno ciò che non si consuma subito, utilizzando metodi come la congelazione, la fermentazione o l’essiccazione. Anche nella scelta di legumi e cereali, prediligere prodotti locali e biologici può garantire una dispensa più sana e rispettosa dell’ambiente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Ricette per ogni stagione</strong></h2>
<p>Per ogni stagione, ci sono piatti che esaltano i sapori naturali degli ingredienti freschi. Ecco alcune idee:</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Primavera: Risotto agli asparagi e limone</strong></h3>
<p><strong>Ingredienti per 4 persone:</strong></p>
<ul>
<li>320 g di riso per risotto (tipo Arborio o Carnaroli)</li>
<li>500 g di asparagi freschi</li>
<li>1 limone (succo e scorza)</li>
<li>1 cipolla piccola</li>
<li>1 litro di brodo vegetale caldo</li>
<li>50 g di burro</li>
<li>40 g di parmigiano grattugiato</li>
<li>Olio d&#8217;oliva q.b.</li>
<li>Sale e pepe q.b.</li>
</ul>
<p><strong>Preparazione: </strong></p>
<p>Lavare e mondare gli asparagi, tagliarli a pezzetti e conservare le punte. Soffriggere la cipolla tritata in olio d&#8217; oliva fino a renderla trasparente, aggiungere gli asparagi e cuocere per 5 minuti. Tostare il riso nella padella per 2 minuti, poi aggiungere il brodo caldo poco alla volta, mescolando fino a cottura completa (circa 18 minuti). Aggiungere il succo e la scorza di limone, regolare di sale e pepe. Togliere dal fuoco, mantecare con burro e parmigiano fino ad ottenere una consistenza cremosa. Servire caldo, decorando con le punte di asparagi e scorza di limone.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Estate: Insalata di farro con pomodorini, cetrioli, basilico, feta e olive</strong></h3>
<p><strong>Ingredienti per 4 persone:</strong></p>
<ul>
<li>250 g di farro perlato</li>
<li>200 g di pomodorini ciliegini</li>
<li>1 cetriolo</li>
<li>Un mazzetto di basilico fresco</li>
<li>50 g di olive nere denocciolate</li>
<li>150 g di feta</li>
<li>3 cucchiai di olio d&#8217;oliva</li>
<li>Succo di 1 limone</li>
<li>Sale e pepe q.b.</li>
</ul>
<p><strong>Preparazione: </strong></p>
<p>Cuocere il farro in acqua salata seguendo le istruzioni sulla confezione, quindi scolarlo e lasciarlo raffreddare. Nel frattempo, tagliare i pomodorini a metà, il cetriolo a rondelle sottili e tritare grossolanamente il basilico.Aggiungere le olive nere denocciolate e tagliate a rondelle, la feta sbriciolata e mescolare il tutto con il farro raffreddato.In una ciotola capiente, unire tutti gli ingredienti, condire con olio d&#8217;oliva, succo di limone, sale e pepe e mescolare delicatamente. Servire fredda, come piatto unico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Autunno: Zuppa di zucca con lenticchie e rosmarino</strong></h3>
<p><strong>Ingredienti per 4 persone:</strong></p>
<ul>
<li>500 g di zucca</li>
<li>200 g di lenticchie già cotte</li>
<li>1 cipolla</li>
<li>1 rametto di rosmarino</li>
<li>1 litro di brodo vegetale</li>
<li>2 cucchiai di olio d&#8217;oliva</li>
<li>Sale e pepe q.b.</li>
<li>1 spicchio d&#8217;aglio (opzionale)</li>
</ul>
<p><strong>Preparazione: </strong></p>
<p>Soffriggere la cipolla tritata (e l&#8217;aglio, se si desidera) con l&#8217;olio d&#8217;oliva fino a doratura. Aggiungere la zucca tagliata a cubetti e il rametto di rosmarino, cuocere per qualche minuto. Versare il brodo caldo e portare a bollore, poi abbassare la fiamma e cuocere per 15-20 minuti, finché la zucca non si sfalda. Unire le lenticchie e continuare a cuocere per altri 5 minuti. Frullare una parte della zuppa per ottenere una consistenza cremosa, lasciando qualche pezzo intero per maggiore consistenza. Regolare di sale e pepe e servire caldo, guarnendo con un rametto di rosmarino.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Inverno: Cavolo nero stufato con ceci</strong></h3>
<p><strong>Ingredienti per 4 persone:</strong></p>
<ul>
<li>400 g di cavolo nero</li>
<li>200 g di ceci già cotti</li>
<li>1 cipolla</li>
<li>2 spicchi d&#8217;aglio</li>
<li>1 rametto di rosmarino</li>
<li>2 cucchiai di olio d&#8217;oliva</li>
<li>500 ml di brodo vegetale</li>
<li>Sale e pepe q.b.</li>
</ul>
<p><strong>Preparazione:</strong></p>
<p>Soffriggere la cipolla tritata e l&#8217;aglio schiacciato con l&#8217;olio d&#8217;oliva fino a doratura. Aggiungere il cavolo nero tagliato a striscioline e il rosmarino, mescolare bene. Versare il brodo caldo, coprire e cuocere per circa 15 minuti, finché il cavolo non si ammorbidisce. Unire i ceci e cuocere per altri 5-10 minuti, mescolando di tanto in tanto. Regolare di sale e pepe e servire caldo, con un filo d&#8217;olio d&#8217;oliva a crudo.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il Giro d’Italia della Salute</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/il-giro-ditalia-della-salute/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[pattoincucina2024]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 May 2025 16:25:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4439</guid>

					<description><![CDATA[COMUNICATO STAMPA 29 maggio 2025 CIBO E SALUTE, ALFONSI: AL VILLAGGIO DEL GIRO D’ITALIA IL 1° GIUGNO A PIAZZA DEL POPOLO UNA GIORNATA DI SCREENING ED EDUCAZIONE ALIMENTARE CON L’UNIVERSITÀ ‘ TOR VERGATA’ In occasione della tappa conclusiva che condurrà domenica 1° giugno la carovana del 108° Giro d’Italia nella capitale, l’Assessorato all’Agricoltura, Ambiente Ciclo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>COMUNICATO STAMPA<br />
29 maggio 2025</p>
<p>CIBO E SALUTE, ALFONSI: AL VILLAGGIO DEL GIRO D’ITALIA IL 1° GIUGNO A PIAZZA DEL POPOLO UNA GIORNATA DI SCREENING ED EDUCAZIONE ALIMENTARE CON L’UNIVERSITÀ ‘ TOR VERGATA’</p>
<p>In occasione della tappa conclusiva che condurrà domenica 1° giugno la carovana del 108° Giro d’Italia nella capitale, l’Assessorato all’Agricoltura, Ambiente Ciclo dei rifiuti di Roma capitale guidato da Sabrina Alfonsi ha voluto organizzare, grazie alla collaborazione con la professoressa Laura Di Renzo, direttrice della Sezione di Nutrizione clinica e Nutrigenomica del Dipartimento di Biomedicina e Prevenzione dell&#8217;Università di Roma’ Tor Vergata’ e con gli organizzatori del giro RCS Sport, un evento dedicato alla salute, alla nutrizione e alla prevenzione.<br />
L’evento ‘Il Giro d’Italia della Salute’ si terrà presso il Villaggio Giroland allestito a Piazza del Popolo. Ai cittadini sarà possibile effettuare, gratuitamente, screening nutrizionali, analisi della composizione corporea con bioimpedenziometria, test cardiologici ed avere consulenze nutrizionali personalizzate. Con questo evento si vuole promuovere la consapevolezza dell’importanza di una corretta alimentazione per il benessere psicofisico e per la prevenzione delle malattie croniche. Sarà, inoltre, distribuito materiale informativo sulla dieta mediterranea e sui corretti stili di vita.<br />
Per info e prenotazioni: scuola@scienzaalimentazione.uniroma2.it<br />
“Abbiamo voluto cogliere la straordinaria opportunità dell’arrivo del Giro d’Italia a Roma per attivare, grazie al fondamentale supporto scientifico dell’Università di Tor Vergata una campagna di prevenzione e di informazione sull’importanza della corretta alimentazione e di adeguati controlli nutrizionali. Con questa iniziativa le politiche del cibo di Roma Capitale fanno un ulteriore salto di qualità e, facendosi sostenere dalla scienza, avranno una importante funzione di sensibilizzazione verso i cittadini. Sono oltremodo felice che questa conferenza stampa cada alla vigilia della IV Conferenza agricola cittadina perché, sempre più, è necessario collegare la qualità della produzione e quindi della nostra nutrizione con il benessere della nostra vita” ha dichiarato l’Assessora Alfonsi.<br />
“La nostra presenza a piazza del Popolo è un modo per sottolineare, ancora una volta, l&#8217;importanza della salute e quanto il benessere, anche per gli sportivi, sia strettamente legato alla cura dell&#8217;alimentazione e dei parametri dello stato nutrizionale. Importante sottolineare quanto l&#8217;iniziativa, in parallelo con lo storico Giro d&#8217;Italia, è aperta a chiunque, con lo scopo di controllare e monitorare il proprio stato di salute ma anche per confrontarsi con noi e il nostro team. Insieme alla professoressa Paola Gualtieri di Roma Tor Vergata saremo pronte a rispondere a ogni quesito o curiosità sul tema sport-nutrizione-benessere, approfondendo un tema che riteniamo cruciale per la propria salute generale. Sempre nell&#8217;ottica del One health, un modello sanitario che si sta sempre più affermando, basato fondamentalmente sull&#8217;integrazione di discipline diverse”. ha dichiarato la professoressa Laura Di Renzo.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Dieta Mediterranea al Parlamento Europeo: il 15 maggio un evento su salute, sostenibilità e innovazione alimentare</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/dieta-mediterranea-al-parlamento-europeo-il-15-maggio-un-evento-su-salute-sostenibilita-e-innovazione-alimentare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[pattoincucina2024]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 May 2025 09:57:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4432</guid>

					<description><![CDATA[Bruxelles, 15 maggio 2025 – Giovedì 15 maggio, dalle ore 9:00 alle 13:00, la sala 6B1 del Parlamento Europeo ospiterà l’evento “Dieta Mediterranea: Salute, Sostenibilità e Innovazione Alimentare”, un importante momento di confronto tra esponenti istituzionali, comunità scientifica, settore agroalimentare e rappresentanti della società civile. L’iniziativa, promossa nell’ambito delle strategie europee per la salute pubblica [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles, 15 maggio 2025 – Giovedì 15 maggio, dalle ore 9:00 alle 13:00, la sala 6B1 del Parlamento Europeo ospiterà l’evento “Dieta Mediterranea: Salute, Sostenibilità e Innovazione Alimentare”, un importante momento di confronto tra esponenti istituzionali, comunità scientifica, settore agroalimentare e rappresentanti della società civile. L’iniziativa, promossa nell’ambito delle strategie europee per la salute pubblica e la transizione sostenibile, si propone di riaffermare il valore strategico della Dieta Mediterranea come modello alimentare e culturale.</p>
<p>Riconosciuta dall’UNESCO come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità, la Dieta Mediterranea rappresenta oggi uno strumento chiave per affrontare le sfide legate all’aumento delle malattie croniche, alla sostenibilità ambientale e alla sicurezza alimentare. L’evento intende rilanciare questo modello nell’agenda politica dell’Unione Europea, alla luce degli obiettivi del Green Deal, della strategia Farm to Fork e delle priorità sanitarie europee.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Un programma di alto profilo</h2>
<p>Apriranno i lavori gli Onorevoli Carlo Fidanza, Nicola Procaccini, Antonella Sberna e Michele Picaro, con la moderazione del caporedattore RAI Giancarlo Fiume. Interverranno figure di spicco del panorama scientifico e istituzionale, tra cui il Dott. Giovanni Leonardi, che offrirà una lettura integrata del rapporto tra salute umana, animale e ambientale secondo l’approccio One Health; il Dott. Ugo Della Marta, che illustrerà le strategie ministeriali per la sicurezza alimentare in chiave mediterranea; il Dott. Marco Silano, con una panoramica sulle evidenze scientifiche relative al ruolo preventivo della Dieta Mediterranea nelle patologie croniche; e la Prof.ssa Laura Di Renzo, che approfondirà il nesso tra scelte alimentari, benessere e salute pubblica.</p>
<p>Il mondo produttivo e agricolo sarà rappresentato da Nicola Levoni, Massimo Giansanti e David Granieri, i quali porteranno testimonianza su come innovazione, valorizzazione delle eccellenze italiane e tutela delle denominazioni di origine possano concorrere alla promozione internazionale del modello mediterraneo.</p>
<p>Le conclusioni saranno affidate al Sottosegretario al MASAF, Sen. Patrizio La Pietra, e al Sottosegretario alla Salute, On. Marcello Gemmato, che ribadiranno l’impegno delle istituzioni nella difesa della Dieta Mediterranea come leva strategica per la salute e lo sviluppo sostenibile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Approfondimenti tematici: oltre l’alimentazione</h2>
<p>Durante l’evento si analizzeranno in modo articolato i molteplici significati della Dieta Mediterranea. Sul piano della salute pubblica, il modello mediterraneo si conferma uno dei più efficaci nella prevenzione delle malattie croniche non trasmissibili, come patologie cardiovascolari, diabete di tipo 2, obesità e alcune forme di cancro. Studi epidemiologici evidenziano come l’adesione a questo stile alimentare si associ a maggiore longevità, minore incidenza di malattie e miglior qualità della vita.</p>
<p>Dal punto di vista ambientale, la Dieta Mediterranea è considerata sostenibile grazie alla prevalenza di alimenti vegetali stagionali, alla ridotta impronta ecologica e al supporto alla biodiversità agricola. È un modello che non solo tutela gli ecosistemi, ma contribuisce attivamente alla mitigazione dei cambiamenti climatici, ponendosi come alternativa responsabile a regimi alimentari ad alto impatto ambientale.</p>
<p>Un ulteriore livello di analisi riguarda il legame tra innovazione e tradizione. Tecnologie come l’agricoltura di precisione, la digitalizzazione delle filiere e lo sviluppo di nuovi alimenti funzionali permettono di elevare la qualità, la tracciabilità e la sicurezza dei prodotti, senza alterarne l’autenticità. Le denominazioni DOP e IGP rappresentano in questo contesto strumenti fondamentali per garantire trasparenza e tutela delle produzioni tipiche mediterranee.</p>
<p>L’iniziativa intende inoltre sottolineare il valore economico della Dieta Mediterranea. Le filiere produttive ad essa connesse generano crescita e occupazione, in particolare nelle aree rurali e costiere, contribuendo alla resilienza dei territori e alla promozione di modelli economici integrati che uniscono cibo, turismo e identità culturale. Incentivare il consumo consapevole di alimenti mediterranei può così rafforzare l’autonomia delle comunità locali e sostenere il Made in Italy anche su scala globale.</p>
<p>Infine, particolare attenzione sarà dedicata al tema dell’educazione alimentare. La salvaguardia del patrimonio mediterraneo passa necessariamente attraverso la trasmissione culturale e valoriale, soprattutto alle nuove generazioni. Progetti scolastici, campagne di sensibilizzazione e programmi europei devono raccontare la Dieta Mediterranea come uno stile di vita completo, che integra alimentazione equilibrata, convivialità, attività fisica e rispetto dell’ambiente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’evento si pone come tappa fondamentale per l’elaborazione di politiche europee capaci di valorizzare la Dieta Mediterranea come risorsa per la salute, l’ambiente e lo sviluppo economico.</p>
<p>La partecipazione è su invito.</p>
<p>Per maggiori informazioni: <a href="mailto:annagrazia.decagna@europarl.europa.eu">annagrazia.decagna@europarl.europa.eu</a></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>MondoFarmacia, il 20 maggio a Roma l’evento clou su alimentazione e obesità</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/mondofarmacia-il-20-maggio-a-roma-levento-clou-su-alimentazione-e-obesita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[pattoincucina2024]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 May 2025 11:28:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4423</guid>

					<description><![CDATA[L’associazione professionale MondoFarmacia, realtà romana guidata da Nino Annetta e nata da un’idea di Franco Caprino, propone per il 2025 un ricco calendario di incontri dedicati alla professione farmaceutica. Dopo il primo appuntamento dell’anno, tenutosi il 6 marzo e incentrato sugli aggiornamenti gestionali e fiscali legati alla Legge di Bilancio, l’associazione torna con il suo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’associazione professionale <strong>MondoFarmacia</strong>, realtà romana guidata da Nino Annetta e nata da un’idea di Franco Caprino, propone per il 2025 un ricco calendario di incontri dedicati alla professione farmaceutica. Dopo il primo appuntamento dell’anno, tenutosi il 6 marzo e incentrato sugli aggiornamenti gestionali e fiscali legati alla Legge di Bilancio, l’associazione torna con il suo evento principale: un meeting dal titolo “<em>Il mondo della farmacia e la nutrizione: dalla corretta alimentazione al trattamento dell’obesità</em>”, in programma<strong> lunedì 20 maggio alle ore 20</strong> presso il Forum Theatre di Piazza Euclide 34, a Roma.</p>
<p>Il convegno, patrocinato dall’<strong>Ordine dei Farmacisti di Roma</strong> e accreditato con <strong>2 crediti ECM</strong>, si propone di esplorare il <strong>ruolo</strong> crescente <strong>del farmacista nella prevenzione e gestione dell’obesità</strong>, con un focus sull’integrazione tra corretta alimentazione, approcci terapeutici innovativi e strategie di salute pubblica.</p>
<p>A fare da cornice all’evento sarà lo storico <strong>Forum Theatre</strong>, nato nel 1970 all’interno della basilica del Sacro Cuore Immacolato di Maria, inizialmente come studio di registrazione fondato da leggende della musica italiana come Ennio Morricone, Luis Bacalov, Armando Trovajoli e Piero Piccioni. Negli anni, la struttura ha ospitato artisti di fama mondiale – da Leonard Bernstein a Vangelis – e rappresenta oggi un importante centro culturale capitolino.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il convegno, pur svolgendosi in un luogo carico di storia musicale, proporrà un “repertorio” ben diverso, ma non meno coinvolgente. Al centro dell’incontro ci saranno infatti tematiche di grande attualità e urgenza per il mondo sanitario, come la <strong>corretta alimentazione, l’educazione nutrizionale e le più recenti strategie terapeutiche nella gestione dell’obesità</strong>.</p>
<p>Il <strong>cibo</strong>, elemento centrale della salute fisica e mentale, assume oggi un ruolo cruciale nella quotidianità individuale e collettiva, toccando aspetti biologici, psicologici e sociali. Tuttavia, la sovrabbondanza di contenuti divulgativi, spesso contraddittori o non verificati, contribuisce a creare confusione, alimentando quella che gli esperti definiscono “<em>infodemia</em>”.</p>
<p>In questo contesto, diventa essenziale il <strong>ruolo del farmacista come figura di riferimento</strong>, capace di fornire informazioni attendibili e orientare correttamente il cittadino. Il convegno si propone proprio di offrire ai professionisti strumenti aggiornati e rigorosi per contrastare la disinformazione e promuovere un approccio scientifico alla nutrizione e alla prevenzione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I farmacisti di comunità, primo presidio sanitario territoriale per i cittadini, ricoprono un ruolo fondamentale nella promozione della salute e nella gestione delle problematiche nutrizionali. È proprio da questa consapevolezza che nasce l’idea di MondoFarmacia di dedicare il suo evento principale del 2025 ai temi dell’alimentazione e dell’obesità. L’obiettivo è offrire agli operatori delle farmacie territoriali strumenti aggiornati e concreti per affrontare, con competenza, la crescente diffusione di sovrappeso e obesità, condizioni che in Italia coinvolgono circa 6 milioni di adulti (12% della popolazione) e oltre un quarto dei minori tra 3 e 17 anni (26,7%), secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità.</p>
<p>In un contesto in cui i pazienti si rivolgono sempre più spesso a fonti non qualificate, con rischi significativi per la salute, il farmacista diventa un interlocutore cruciale per un <strong>counselling corretto ed efficace</strong>. Rafforzare la sua funzione informativa e di orientamento su alimentazione, prevenzione e gestione dell’obesità rappresenta quindi una priorità nell’ottica della tutela della salute pubblica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il programma del convegno si aprirà con un aperitivo di benvenuto, seguito dai saluti istituzionali dei presidenti degli enti promotori: Giuseppe Guaglianone (Ordine dei Farmacisti di Roma), Andrea Cicconetti (Federfarma Roma), Eugenio Leopardi (Federfarma Lazio) ed Enrico Cellentani (Farmacp).</p>
<p>Seguirà l’intervento introduttivo di Antonino Annetta e la relazione della Prof.ssa Laura Di Renzo, Direttrice della Scuola di Specializzazione in Scienze dell’Alimentazione dell’Università di Roma Tor Vergata, dal titolo “<em>Dalla corretta alimentazione alla gestione dell’obesità</em>”.</p>
<p>Nella seconda parte dell’incontro, lo stesso Annetta, affiancato da Tito Piccioni (esperto in farmacologia e fitoterapia) e Carmine Pompeo (docente di omeopatia), affronterà il tema delle nuove strategie terapeutiche per l’obesità, con particolare attenzione ai farmaci agonisti del recettore GLP-1, sempre più diffusi, ma anche ai trattamenti fitoterapici e omeopatici, oggi scelti da oltre il 20% degli italiani come opzione alternativa o complementare alle terapie convenzionali.</p>
<p>La serata si concluderà con i saluti di Franco Caprino e una cena conviviale.</p>
<p>Per maggiori dettagli sull’evento e sulle attività dell’associazione è possibile consultare il <a href="http://www.mondofarmacia.org">sito ufficiale</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Rubrica Frutti Tropicali: Guava, Atemoya e Sapodilla</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/rubrica-frutti-tropicali-guava-atemoya-e-sapodilla/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[pattoincucina2024]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Apr 2025 09:23:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[atemoya]]></category>
		<category><![CDATA[frutti tropicali]]></category>
		<category><![CDATA[guava]]></category>
		<category><![CDATA[sapodilla]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4460</guid>

					<description><![CDATA[Benefici, controindicazioni e consigli per un consumo consapevole Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella Cosa racchiudono realmente questi colorati scrigni tropicali? &#160; Guava La Guava è il frutto della Psidium guajava appartenente alla famiglia delle Myrtaceae, originario dell&#8217;America centrale e ora coltivato in molte regioni tropicali. La guava ha una buccia che può variare dal [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="letter-spacing: 0px;">Benefici, controindicazioni e consigli per un consumo consapevole</span></h2>
<p><strong>Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella</strong></p>
<h3>Cosa racchiudono realmente questi colorati scrigni tropicali?</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Guava</em></strong></p>
<p>La Guava è il frutto della <em>Psidium guajava</em> appartenente alla famiglia delle <em>Myrtaceae</em>, originario dell&#8217;America centrale e ora coltivato in molte regioni tropicali. La guava ha una buccia che può variare dal verde al giallo, con una polpa che può essere bianca, rosa o rossa. L’odore tipico di questo frutto è dovuto alla presenza di composti carbonilici; quando non è maturo è ricco anche di tannini. La guava è ricca di vitamina C, fibra, folati e antiossidanti. Sebbene non ci siano studi clinici definitivi sull&#8217;efficacia medicamentosa della guava, alcune credenze popolari suggeriscono che il frutto o i suoi derivati possano essere utili in caso di diarrea, diabete di tipo 2, dismenorrea, iperlipidemia e ipertensione.<br />
Insidie sotto la buccia: generalmente sicura per la maggior parte delle persone. Tuttavia, le persone con intolleranza al fruttosio o con disturbi gastrointestinali potrebbero dover limitare il consumo. In linea teorica, la guava potrebbe migliorare il controllo del diabete riducendo l’assorbimento degli zuccheri e migliorando la sensibilità all’insulina, ma questo porterebbe a delle interazioni con farmaci ipoglicemizzanti, aumentato il rischio di ipoglicemie, ma non sono ancora presenti prove scientifiche a sostegno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Atemoya</em></strong></p>
<p>L&#8217;Atemoya (<em>Annona squamosa x Annona cherimola</em>) è un frutto ibrido tra la cherimoya e la soursop. Originario delle regioni tropicali, ma ad altitudini superiori ai 1000 m, perciò vegeta bene anche in climi subtropicali e temperati caldi. L&#8217;atemoya è un frutto succoso e morbido, dal sapore leggermente dolce e un po&#8217; acidulo, che ricorda la piña colada, con un retrogusto che ricorda la vaniglia. Quando maturo, può essere consumato fresco. Questo frutto a forma di cuore è una fonte ricca di vitamina C, manganese, fibra e antiossidanti. È utile per migliorare la digestione, supportare il sistema immunitario e combattere l&#8217;infiammazione.<br />
Insidie sotto la buccia: L&#8217;atmoya contiene tossine naturali come gli alcaloidi, in particolare l&#8217;annoacina, che possono avere effetti neurotossici se consumati in grandi quantità. Sono in corso accertamenti per eventuali interazioni con farmaci ipoglicemizzanti o anticoagulanti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Sapodilla</em></strong></p>
<p>La Sapodilla è il frutto del <em>Manilkara zapota</em> originario del Sud-est asiatico, con una polpa fibrosa e dal sapore dolce e maltato, simile a una miscela di pere, miele e zucchero di canna. I coloni spagnoli introdussero la sapodilla nelle Filippine, diffondendola in Asia e India. Oggi, diverse cultivar sono presenti nelle regioni tropicali di America, Africa e Asia, ed è facilmente reperibile nei mercati globali. I frutti sono consumati crudi o utilizzati per la preparazione di marmellate, dolci, sorbetti, macedonie di frutta, insalate di stagione. La sapodilla è ricca di carboidrati complessi, vitamina C, vitamina A e minerali come potassio e ferro. È utile per aumentare l&#8217;energia, migliorare la digestione e supportare la salute della pelle grazie alla vitamina A.<br />
Insidie sotto la buccia: la presenza di tannini e l’altro contenuto di fibra può causare disturbi gastrointestinali, come gonfiore, diarrea, se consumati in grandi quantità. Per chi ha il diabete, è importante moderarne il consumo, poiché potrebbe far aumentare i livelli di glicemia.</p>
<h2></h2>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Rubrica Frutti Tropicali: Rambutan, Jack fruit e Mangostano</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/rubrica-frutti-tropicali-rambutan-jack-fruit-e-mangostano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[pattoincucina2024]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Apr 2025 09:18:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[frutti tropicali]]></category>
		<category><![CDATA[jackfruit]]></category>
		<category><![CDATA[mangostano]]></category>
		<category><![CDATA[Rambutan]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4457</guid>

					<description><![CDATA[Benefici, controindicazioni e consigli per un consumo consapevole Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella Cosa racchiudono realmente questi colorati scrigni tropicali? &#160; Rambutan Il Rambutan è il frutto della Nephelim lappaceum, specie appartenente alla famiglia delle Sapindaceae. La sua origine è collocata tra Malesia e Indonesia, ma oggi questa pianta è coltivata in tutte le [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="letter-spacing: 0px;">Benefici, controindicazioni e consigli per un consumo consapevole</span></h2>
<p><strong>Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella</strong></p>
<h3>Cosa racchiudono realmente questi colorati scrigni tropicali?</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Rambutan</em></strong></p>
<p>Il Rambutan è il frutto della <em>Nephelim lappaceum</em>, specie appartenente alla famiglia delle <em>Sapindaceae</em>. La sua origine è collocata tra Malesia e Indonesia, ma oggi questa pianta è coltivata in tutte le zone dell’area tropicale dal clima umido. A caratterizzarla è il tipico frutto, simile al litchi, ma con spine più lunghe e morbide dalle quali deriva il nome (“rambout” significa infatti “capelli”). Il rambutan è ricco di vitamina C, ferro e manganese. Ha un elevato contenuto di antiossidanti che combattono i danni dei radicali liberi e sono utili per la salute della pelle e del sistema immunitario. Inoltre, il rambutan è una buona fonte di fibra, che favorisce la digestione e il transito intestinale, preservando la salute del colon. A questo frutto vengono attribuite le proprietà di uccidere i parassiti intestinale e di alleviare sintomi come la diarrea e di abbassare la febbre.<br />
Insidie sotto la buccia: può provocare reazioni allergiche crociate. Il rambutan può interferire con il metabolismo dei farmaci attraverso l&#8217;inibizione del CYP3A4 e la modulazione della P-glicoproteina, portando ad un aumento della concentrazione plasmatica di alcuni farmaci, come statine, calcio-antagonisti, immunosoppressori e antidepressivi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Jackfruit</em></strong></p>
<p>Il Jackfruit è il frutto del <em>Artocarpus heterophyllus</em> della famiglia delle <em>Moraceae</em>, originario del subcontinente indiano e ora coltivato in molte regioni tropicali. È uno dei frutti più grandi al mondo e può pesare fino a 50 kg. La polpa è dolce e fibrosa, ed è spesso utilizzata come sostituto della carne in molte preparazioni vegetariane e vegane. Il jackfruit è una buona fonte di vitamina C, potassio, magnesio e fibra. Ha proprietà antiossidanti e antinfiammatorie, ed è utile per supportare la salute del cuore e regolare i livelli di zucchero nel sangue. È anche ricco di carboidrati complessi che forniscono energia a lungo termine.<br />
Insidie sotto la buccia: generalmente sicuro per la maggior parte delle persone. Tuttavia, la sua polpa è ricca di zuccheri e potrebbe non essere adatta a chi ha problemi di glicemia o alterata sensibilità all’insulina, se consumata in grandi quantità. Inoltre, il consumo di jackfruit non maturo può causare disturbi gastrointestinali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Mangostano</em></strong></p>
<p>Il Mangostano è il frutto della <em>Garcinia mangostana</em> appartenente alla famiglia delle <em>Clusiaceae</em>, originario del Sud-est asiatico, il principale produttore ed esportatore ci mangostano è la Thailandia. È possibile reperirlo sul mercato da giugno ad ottobre. Il frutto ha una buccia spessa e viola, con una polpa bianca e succosa. Il mangostano è noto per le sue proprietà antiossidanti grazie alla presenza degli xantoni, nello specifico la mangostina. È una buona fonte di vitamina C, fibra e minerali come il potassio e il magnesio. Il mangostano ha anche proprietà antinfiammatorie e antibatteriche ed è utilizzato nella medicina tradizionale per trattare infezioni e migliorare la salute della pelle. Inoltre, secondo la tradizione asiatica, al mangostano vengono attribuiti benefici per gonorrea, candida e tubercolosi, sebbene manchino prove scientifiche a supporto.<br />
Insidie sotto la buccia: il mangostano è generalmente sicuro, ma alcuni studi suggeriscono che l’uso di integratori di mangostano possa interferire con alcuni farmaci, in particolare quelli che influenzano il metabolismo epatico. Se si seguono terapie anticoagulanti, è importante fare attenzione al consumo di questo frutto, poiché i suoi composti, come gli xantoni, possono ridurre l’aggregazione piastrinica e aumentare il rischio di sanguinamento.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Rubrica Frutti Tropicali: Tamarindo, Dragon Fruit e Carambola</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/rubrica-frutti-tropicali-tamarindo-dragon-fruit-e-carambola/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[pattoincucina2024]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Apr 2025 09:12:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[carambola]]></category>
		<category><![CDATA[dragon fruit]]></category>
		<category><![CDATA[frutti tropicali]]></category>
		<category><![CDATA[pitahaya]]></category>
		<category><![CDATA[tamarindo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4454</guid>

					<description><![CDATA[Benefici, controindicazioni e consigli per un consumo consapevole Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella Cosa racchiudono realmente questi colorati scrigni tropicali? &#160; Tamarindo Il tamarindo è il frutto del Tamarindus indica, appartenente alla famiglia delle Fabaceae, originario dell&#8217;Africa ma oggi coltivato in India, Thailandia e Messico. Il frutto è un baccello marrone contenente una polpa [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>Benefici, controindicazioni e consigli per un consumo consapevole</h2>
<p><strong>Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella</strong></p>
<h3>Cosa racchiudono realmente questi colorati scrigni tropicali?</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Tamarindo</em></strong></p>
<p>Il tamarindo è il frutto del <em>Tamarindus indica</em>, appartenente alla famiglia delle <em>Fabaceae</em>, originario dell&#8217;Africa ma oggi coltivato in India, Thailandia e Messico. Il frutto è un baccello marrone contenente una polpa densa, dal sapore dolce-acidulo, utilizzato in cucina per preparare salse, bevande e dolci. Il tamarindo raggiunge la maturazione fra la primavera e l’inizio dell’estate. Questo frutto insolito è ricco di acido tartarico, un potente antiossidante, e di minerali come magnesio, ferro e potassio, oltre ad un buon apporto di beta-carotene, pari a 18µg per 100g di frutto. È noto per le sue proprietà digestive e lassative, grazie al suo alto contenuto di fibre, di fatti nella medicina popolare veniva utilizzato come lassativo e digestivo naturale e come rimedio a problemi epatici e della cistifellea. Il tamarindo viene inoltre consigliato contro le sindromi da raffreddamento, la febbre, la nausea in gravidanza e in caso di vermi intestinali nei bambini. La presenza combinata di acidi organici, polifenoli e flavonoidi, quali l’apigenina, la luteolina e l’epicatechina, e di tannini, come ellagitannini, gallotannini, attribuisce a questo frutto un’attività antimicrobica e antinfiammatoria.<br />
Insidie sotto la buccia: Il tamarindo è ricco di acidi organici (come l&#8217;acido tartarico), flavonoidi e cumarine, che possono inibire l&#8217;aggregazione piastrinica e avere un effetto anticoagulante naturale, ed interferire con l’azione di farmaci come l’aspirina e ibuprofene. Questi farmaci, appartenenti alla classe dei FNAS, agiscono inibendo l’enzima ciclossigenasi (COX-1 e COX.2) riducendo la formazione di trombossani e prostaglandine, con conseguente effetto anticoagulante. L’assunzione combinata del tamarindo con questi farmaci può aumentare il rischio di sanguinamento.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Dragon Fruit</em></strong></p>
<p>Il Dragon Fruit noto anche come Pitahaya è il frutto del <em>Hylocereus undatus</em> appartenente alla famiglia delle <em>Cactaceae</em>, originario dell&#8217;America centrale, ma oggi coltivato in molte regioni tropicali, inclusa l&#8217;Asia. Il frutto ha una buccia spessa e colorata, che varia dal rosso al giallo, mentre la polpa interna è bianca o rossa e contiene numerosi piccoli semi neri. Esiste anche una pitahaya gialla che viene utilizzata in modo simile a quella rossa. Oltre che come tali, entrambi i frutti possono essere anche l’ingrediente per dolci, marmellate, sorbetti e bevande (ad esempio l’agua de pitaya). Le piante di dragon fruit possono produrre frutti per 4-6 volte l’anno. Non sono alimenti facilmente reperibili nel mercato italiano, sebbene siano più comuni sotto il periodo natalizio. Il dragon fruit è ricco di fibra, vitamina C, minerali come il calcio e il ferro, e antiossidanti come i flavonoidi. Grazie al suo contenuto di fibra, è utile per favorire la digestione e mantenere un buon equilibrio intestinale. La vitamina C aiuta a rafforzare il sistema immunitario, mentre gli antiossidanti proteggono le cellule dai danni ossidativi.<br />
Insidie sotto la buccia: Il dragon fruit è generalmente sicuro per la maggior parte delle persone, ma può causare allergie in soggetti sensibili ad altri frutti tropicali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Carambola</em></strong></p>
<p>La carambola è il frutto dell’<em>Averroha carambola</em>, specie appartenente alla famiglia delle <em>Oxalidacea</em> originario del Sud-est asiatico. Quando tagliata trasversalmente, la carambola assume la caratteristica forma a stella, che le conferisce il suo nome. La sua reperibilità dipende dal paese di origine. La carambola è una buona fonte di vitamina C, vitamina A e antiossidanti. Ha anche un basso contenuto calorico e può aiutare a migliorare la digestione. Le sue proprietà diuretiche e disintossicanti sono utilizzate nella medicina tradizionale per favorire l&#8217;eliminazione dei liquidi e la depurazione del corpo.<br />
Insidie sotto la buccia: La carambola contiene ossalati, che possono essere problematici per le persone con problemi renali o che sono predisposte alla formazione di calcoli. Inoltre, il consumo eccessivo di carambola può causare intossicazione nei soggetti con insufficienza renale, manifestandosi con sintomi come nausea, vomito e difficoltà respiratorie. Inoltre, la presenza della caramboxina, se non correttamente espulsa con le urine, può accumularsi e causare neurotossicità. La carambola può interferire inoltre con diversi farmaci, aumentando gli effetti avversi o la tossicità inibendo l’azione del citocromo P450 3A4 a livello intestinale ed epatico.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Rubrica Frutti Tropicali: Maracuja, Litchi, Durian e Pompelmo</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/rubrica-frutti-tropicali-maracuja-litchi-durian-e-pompelmo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[pattoincucina2024]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Mar 2025 09:04:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[durian]]></category>
		<category><![CDATA[frutti tropicali]]></category>
		<category><![CDATA[litchi]]></category>
		<category><![CDATA[maracuja]]></category>
		<category><![CDATA[passion fruit]]></category>
		<category><![CDATA[pompelmo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4449</guid>

					<description><![CDATA[Benefici, controindicazioni e consigli per un consumo consapevole Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella Cosa racchiudono realmente questi colorati scrigni tropicali? &#160; Maracuja o Passion Fruit Il maracuja, noto anche come frutto della passione, è il frutto di diverse specie del genere Passiflora, appartenente alla famiglia delle Passifloraceae. Nativo delle regioni subtropicali del Sud America, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>Benefici, controindicazioni e consigli per un consumo consapevole</h2>
<p><strong>Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella</strong></p>
<h3>Cosa racchiudono realmente questi colorati scrigni tropicali?</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Maracuja o Passion Fruit</em></strong></p>
<p>Il maracuja, noto anche come frutto della passione, è il frutto di diverse specie del genere <em>Passiflora</em>, appartenente alla famiglia delle <em>Passifloraceae</em>. Nativo delle regioni subtropicali del Sud America, probabilmente originaria del Paraguay, questa specie viene coltivata in diversi paesi, caratterizzati da un clima piuttosto caldo, come Brasile, Perù, Africa meridionale, India, Indonesia e Nuova Zelanda. In Italia il frutto della passione è generalmente reperibile in qualsiasi periodo dell&#8217;anno. La sua disponibilità dipende dal luogo di produzione, ad esempio in Nuova Zelenda, giunge a maturazione tra gennaio e aprile. Il frutto ha una buccia spessa con una polpa gelatinosa e ricca di semi, dal sapore dolce-acidulo. Si consuma fresco, nei succhi, nei dessert e come ingrediente per cocktail.<br />
Dal punto di vista nutrizionale, il maracuja è un’ottima fonte di vitamina C e vitamina A, essenziali per il sistema immunitario e la salute della pelle e della vista. Contiene inoltre fibre, che favoriscono la digestione e il senso di sazietà, e flavonoidi con proprietà antiossidanti. Grazie alla presenza della passiflorina ha effetti rilassanti e può favorire il sonno e ridurre lo stress, sebbene questa azione venga svolta dagli estratti delle parti ipogee del fiore della passiflora, spesso utilizzati sottoforma di integratori e infusi.<br />
Insidie sotto la buccia: il maracuja contiene alcaloidi che, in quantità elevate, potrebbero avere un leggero effetto sedativo. Inoltre, i semi contengono piccole quantità di cianoglucosidi, che in dosi elevate potrebbero risultare tossici. Le persone allergiche al lattice dovrebbero prestare attenzione, poiché può causare reazioni crociate.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Litchi</em></strong></p>
<p>Il litchi è il frutto del <em>Litchi chinensis</em>, specie della famiglia delle <em>Sapindaceae</em>, originario della Cina meridionale e oggi coltivato in India, Thailandia e Sudafrica. Il frutto è caratterizzato da una buccia rugosa e rossastra, che racchiude una polpa bianca e succosa dal sapore dolce e aromatico. Si consuma fresco, essiccato o sottoforma di sciroppo. Dal punto di vista nutrizionale, il litchi è ricco di vitamina C, con circa 70mg per 100g di frutto, e fornisce polifenoli e flavonoidi con proprietà antiossidanti. Contiene anche potassio e rame, utili per la funzione cardiovascolare e il metabolismo energetico.<br />
Insidie sotto la buccia: il litchi contiene ipoglicina A, una sostanza che, se consumata in grandi quantità a stomaco vuoto, può abbassare pericolosamente i livelli di glucosio nel sangue, causando ipoglicemia, soprattutto nei bambini.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Durian</em></strong></p>
<p>Il Durian, chiamato in italia Durione, è il frutto del <em>Durio Zibetihinus</em> della famiglia delle <em>Malvaceae</em>, originario del Sud-est asiatico è noto per il suo sapore delizioso, associato però a un odore molto intenso e fastidioso, tanto che il suo consumo in luoghi pubblici è vietato in alcune città dell’Asia. Il frutto è grande, con una buccia spinosa, e racchiude una polpa cremosa dal sapore ricco e complesso. Il Durian è un frutto altamente energetico, ricco di carboidrati, grassi e proteine. Contiene vitamina C, vitamine del gruppo B e minerali come potassio e magnesio. È anche una fonte di molecole bioattive come composti solforati, come tioacetali, disolfuri, trisolfuri, responsabili del caratteristico odore pungente, e polifenoli come quercitina, kaempferolo, miricetina e catechina, che svolgono un’azione antiossidante e antinfiammatoria. Sono presenti in questo frutto anche alcaloidi, come la durianina, che poterebbero avere effetti sedativi sul sistema nervoso centrale, sebbene siano in corso ulteriori studi per valutare il reale effetto.<br />
Insidie sotto la buccia: la presenza di composti solforati può influire sull’azione dell’enzima aldeide-deidrogenasi (ALDH), coinvolto nel metabolismo dell’alcol e di alcuni farmaci, rallentando i processi di detossificazione epatica, aumentando il rischio di effetti collaterali. Inoltre, può verificarsi anche l’interazione con il citocromo p450, andando ad alterare il metabolismo di altre classi di farmaci come antibiotici, statine e antipertensivi. L’alto contenuto di zuccheri di questo frutto può causare un rapido aumento della glicemia, andando ad interferire con farmaci ipoglicemizzanti orali o con l’insulina, potenziandone o contrastandone l&#8217;effetto, aumentando il rischio di ipoglicemia o iperglicemia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Pompelmo</em></strong></p>
<p>Il pompelmo è il frutto del <em>Citrus paradisi</em>, specie che sembra derivare dall’incrocio naturale tra arancio e pomelo, appartenente alla famiglia delle <em>Rutaceae</em>, originaria dei Caraibi e oggi coltivato principalmente negli Stati Uniti, in Cina e in Israele. Il frutto ha una buccia spessa e una polpa succosa, disponibile in diverse varietà, dalle più dolci alle più amare. Si consuma fresco, sotto forma di succo, in insalate e dessert. La sua stagione inizia a novembre e termina a marzo.<br />
Dal punto di vista nutrizionale, il pompelmo è una delle migliori fonti di vitamina C, con circa 50mg per 100g di frutto, fornendo un supporto al sistema immunitario e alla salute cardiovascolare. Le varietà dalla buccia di colore rosa o rossastro sono fonte di licopene. Inoltre, nel pompelmo si trovano diversi fitonutrienti dotati di proprietà benefiche, come i polifenoli, i limonoidi e la naringerina, con spiccate proprietà antiossidanti e antinfiammatorie. La presenza di fibre aiuta la digestione e favorisce il senso di sazietà. Da recenti studi emerge come i limonoidi, sotto forma di limonina, siano in grado di ridurre i livelli di colesterolo ematico.<br />
Insidie sotto la buccia: il pompelmo è noto per la sua interazione con numerosi farmaci, in particolare statine, ansiolitici (come benzodiazepine) e alcuni antipertensivi (calcio-antagonisiti, come felodipina, amlodipina). Questa interazione dipende dall’azione delle furanocumarine che sono in grado di inibire l’attività del citocromo p450. Inoltre, il pompelmo può anche influenzare alcuni trasportatori dei farmaci (come la P-glicoproteina), che regolano l’assorbimento e l’eliminazione di queste sostanze dal corpo. Tali alterazioni possono comportare un aumento della concentrazione ematica dei farmaci, aumentando il rischio di effetti collaterali e di tossicità.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Rubrica Frutti Tropicali: Cocco, Avocado e Ananas</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/rubrica-frutti-tropicali-cocco-avocado-e-ananas/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[pattoincucina2024]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Mar 2025 08:58:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[ananas]]></category>
		<category><![CDATA[avocado]]></category>
		<category><![CDATA[cocco]]></category>
		<category><![CDATA[frutti tropicali]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4445</guid>

					<description><![CDATA[Benefici, controindicazioni e consigli per un consumo consapevole Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella Cosa racchiudono realmente questi colorati scrigni tropicali? &#160; Cocco Il cocco è il frutto della Cocos nucifera, una pianta appartenente alla famiglia delle Arecaceae, originaria delle regioni tropicali dell’Asia e oggi diffusa in molte aree costiere del mondo. Il frutto del [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>Benefici, controindicazioni e consigli per un consumo consapevole</h2>
<p><strong>Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella</strong></p>
<h3>Cosa racchiudono realmente questi colorati scrigni tropicali?</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Cocco</em></strong></p>
<p>Il cocco è il frutto della <em>Cocos nucifera</em>, una pianta appartenente alla famiglia delle <em>Arecaceae</em>, originaria delle regioni tropicali dell’Asia e oggi diffusa in molte aree costiere del mondo. Il frutto del cocco è noto per la sua versatilità, la porzione del frutto che viene consumata è la noce di cocco, la cui polpa può essere consumata fresca, essiccata o trasformata in latte e olio di cocco, mentre l’acqua di cocco è una bevanda naturalmente ricca di elettroliti. Dal punto di vista nutrizionale, il cocco è una fonte energetica notevole grazie all’alto contenuto di grassi, paragonabile alla frutta secca. Nello specifico, la noce di cocco contiene acidi grassi a catena media, come l’acido laurico, che può avere effetti positivi sul metabolismo e sul sistema immunitario. Inoltre, fornisce fibre, minerali come potassio e magnesio e una discreta quantità di vitamina C. L’acqua di cocco è particolarmente apprezzata per la sua capacità di reidratare l’organismo grazie alla presenza di potassio e altri elettroliti.<br />
Insidie sotto la buccia: nonostante i benefici, il cocco è molto calorico e un consumo eccessivo può contribuire all’aumento di peso. L’olio di cocco, spesso utilizzato per cucinare, è ricco di grassi saturi, che potrebbero influenzare negativamente i livelli di colesterolo LDL se consumati in eccesso. Inoltre, chi soffre di allergie alle noci dovrebbe prestare attenzione, poiché il cocco può scatenare reazioni allergiche in questi soggetti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Avocado</em></strong></p>
<p>L’avocado è il frutto della <em>Persea americana</em>, pianta della famiglia delle <em>Lauraceae</em>, originaria dell’America Centrale e oggi coltivata in molti paesi con clima tropicale e mediterraneo. Tra i principali produttori si ritrovano Messico, Repubblica Dominicana e Perù, sebbene la coltivazione si stia diffondendo anche in Italia, soprattutto in Sicilia e Calabria. Il frutto è apprezzato per la sua polpa cremosa e il sapore delicato, che lo rendono perfetto per insalate, guacamole e preparazioni dolci e salate. L’avocado, come il cocco, è paragonabile ai semi oleosi come mandorle, noci, pinoli, in quanto ha un maggiore quantitativo di grassi, soprattutto di acido oleico, presente anche nell’olio d’oliva. Questa tipologia di acido grasso interviene nei processi di regolazione del colesterolo, andando a diminuire la sintesi di colesterolo LDL e aumentando il colesterolo HDL, il famoso colesterolo buono. La presenza combinata di fitosteroli contribuisce ulteriormente alla riduzione del colesterolo LDL. L’avocado è anche ricco di vitamina E, potente antiossidante, e di folati, essenziali per la sintesi del DNA e per il corretto sviluppo del sistema nervoso. Contiene anche fibre, che favoriscono il transito intestinale e contribuiscono a un senso di sazietà prolungato.<br />
Insidie sotto la buccia: Come per l’olio d’oliva e per il cocco, bisogna sempre prestare attenzione alle quantità, limitandone e variandone l’assunzione. L’alto quantitativo di potassio e di vitamina K può alterare l’azione di farmaci anticoagulanti che agiscono a livello dei fattori di coagulazione K-dipendenti. Deve essere prestata una maggiore attenzione al consumo per chi soffre di allergie al kiwi, al lattice, alle banane, in quanto si possono verificare delle reazioni allergiche crociate.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Ananas</em></strong></p>
<p>L’ananas è il frutto della <em>Ananas comosus</em>, pianta appartenente alla famiglia delle <em>Bromeliaceae</em>, originaria del Sud America e oggi coltivata principalmente in Costa Rica, Filippine e Brasile. Grazie al suo gusto dolce e rinfrescante, è ampiamente consumato fresco, in succhi, frullati e piatti sia dolci che salati. Dal punto di vista nutrizionale, l’ananas è un’ottima fonte di vitamina C, con circa 80mg per 200g di frutto, contribuendo al supporto del sistema immunitario e alla protezione delle cellule dallo stress ossidativo. L’ananas deve la sua fama alla presenza della bromelina, un enzima che favorisce la digestione delle proteine e con proprietà antinfiammatorie. Diversi studi dimostrano che la bromelina può ridurre il dolore muscolare post-allenamento (DOMS) e favorire il riassorbimento di microlesioni e infiammazioni. Inoltre, l’alto contenuto di potassio, minerale essenziale per la contrazione muscolare e la prevenzione dei crampi, lo rende il frutto adatto per gli sportivi, soprattutto nelle fasi di recupero. La presenza combinata del manganese offre supporto anche al metabolismo energetico e la formazione di tessuti ossei.<br />
Insidie sotto la buccia: il consumo di ananas può causare irritazioni alla bocca a causa dell’azione della bromelina, che può degradare temporaneamente le proteine della mucosa orale. In alcuni casi, si possono verificare delle reazioni allergiche in soggetti sensibili, soprattutto in chi è allergico al lattice. La presenza di acidi naturali può aumentare il rischio di reflusso gastroesofageo in persone predisposte. Diversi studi hanno evidenziato come la bromelina possa intensificare l’azione di farmaci anticoagulanti, aumentando il rischio di sanguinamento.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Rubrica Frutti Tropicali: Mango e Papaya</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/rubrica-frutti-tropicali-mango-e-papaya/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[pattoincucina2024]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Mar 2025 10:00:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[frutti tropicali]]></category>
		<category><![CDATA[mango]]></category>
		<category><![CDATA[papaya]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4405</guid>

					<description><![CDATA[Benefici, controindicazioni e consigli per un consumo consapevole Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella Il mondo dei frutti tropicali è un universo di colori vivaci, sapori esotici e profumi inebrianti. Spesso questi frutti risultano sconosciuti, arrivati da terre lontane dove il sole e il clima offrono coltivazioni uniche. Partendo dall’ananas, dal mango, dalla papaya e [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>Benefici, controindicazioni e consigli per un consumo consapevole</h2>
<p><strong>Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella</strong></p>
<p>Il mondo dei frutti tropicali è un universo di colori vivaci, sapori esotici e profumi inebrianti. Spesso questi frutti risultano sconosciuti, arrivati da terre lontane dove il sole e il clima offrono coltivazioni uniche. Partendo dall’ananas, dal mango, dalla papaya e scoprendo frutti inusuali, ognuno ha le proprie caratteristiche nutrizionali e peculiarità, ed anche insidie nascoste, come il pompelmo.</p>
<h3>Perché frutti tropicali?</h3>
<p>L’aggettivo tropicale fa riferimento proprio all’area geografica, delineata dal tropico del cancro e del capricorno, posizionato a nord e sud dell’equatore, anche se non tutti i frutti tropicali sono coltivati in questa fascia di terreno. È interessante notare che molti frutti ormai radicati nella coltivazione italiana ed europea hanno origini tropicali, ma la loro importazione è talmente antica da averne perso memoria. Ebbene, frutti come pesche, albicocche, kiwi, mele, pere, melograno e agrumi non sono originari del bacino del Mediterraneo, ma hanno fatto un lungo viaggio per arrivarci. In generale, i frutti tropicali rispecchiano le caratteristiche della frutta comune, presentando un sapore acidulo e dolce e fornendo una buona quota di fibre solubili e insolubili, nonché un adeguato apporto di zuccheri, vitamine e minerali. Tuttavia, alcune tipologie di frutta esotica hanno un maggiore quantitativo di grassi, specialmente grassi saturi, e per questo, dal punto di vista organolettico e nutrizionale, sono più assimilabili alla frutta secca: fra questi si ritrovano avocado, cocco e durian.</p>
<h3>Ma cosa racchiudono realmente questi colorati scrigni tropicali?</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Mango</em></strong></p>
<p>Il mango è il frutto della <em>Mangifera indica</em>, pianta appartenente alla famiglia delle Anacardiaceae, originaria del Sudest asiatico e oggi coltivata, nelle sue numerose varietà, in diverse parti del mondo. Attualmente il principale produttore di mango è il Messico, anche se in Italia si stanno diffondendo diverse coltivazioni. A seconda della varietà del frutto è possibile ritrovarlo sia in estate che in inverno. Si presta per essere consumato fresco, sotto forma di frullati e dessert, in accompagnamento ad insalate o come ingrediente principale di piatti salati. Il mango è un eccellente fonte di vitamina A, in quanto un frutto di 200g ne contiene circa 54mg, fornendo approssimativamente il 35% dell’apporto giornaliero raccomandato. È risaputo che la vitamina A e i suoi precursori supportano il funzionamento del sistema immunitario, combattendo le infezioni, inoltre è una componente fondamentale della rodopsina, pigmento dell’occhio che favorisce l’adattamento alla luce. Questo frutto dal colore acceso offre un ulteriore supporto al sistema immunitario e alla salute della pelle grazie all’alto contenuto di vitamina C. Da non trascurare la presenza di composti come la quercitina e l’acido gallico dall’alto potere antiossidante, svolgendo una funzione di protezione contro lo stress ossidativo.</p>
<p><u>Insidie sotto la buccia: </u>il mango non sempre è alleato della salute poiché ha un alto contenuto di ossalati, che possono contribuire alla formazione di calcoli renali in soggetti predisposti. La notevole concentrazione di zuccheri semplici può portare ad un rapido innalzamento della glicemia, causando alterazioni in soggetti insulino resistenti o diabetici. L’assunzione del mango può interferire con l’azione di particolari enzimi, come il citocromo p450 che svolge un ruolo cruciale nel metabolismo dei farmaci. Fra i principi attivi che possono subire delle interferenze da parte di questo frutto il più comune è il warfarin (anticoagulante).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Papaya</em></strong></p>
<p>La papaya è il frutto della <em>Carica papaya, </em>pianta appartenente alla famiglia delle Caricacee, che affonda le sue radici in America centrale. La sua coltivazione rimane confinata soprattutto nelle regioni tropicali e subtropicali, come Indonesia e Brasile. Dalla caratteristica polpa morbida e dai semi, ai quali sono attribuite proprietà antiparassitarie, si presta ad essere consumata fresca o sottoforma di frullati o preparazioni a base dei suoi semi. La papaya rappresenta un’ottima fonte di vitamina C, con un apporto di circa 150mg per frutto, e di carotenoidi, fra cui il licopene, che svolgendo un’azione antiossidante, protegge la salute cardiovascolare. Diversi studi hanno inoltre dimostrato come un consumo moderato di papaya possa diminuire il rischio di insorgenza del cancro del colon. Questo frutto è una fonte di flavonoidi e, se immatura, di papaina, un enzima dall’attività proteolitica che facilita i processi digestivi e un’azione antinfiammatoria.</p>
<p><u>Insidie sotto la buccia: </u>sebbene i semi della papaya abbiano proprietà antiparassitarie, contengono sostanze alcaloidi, come le carpaine, che in dosi elevate possono avere effetti tossici sul sistema nervoso. La papaya nasconde al suo interno la chitinasi, una proteina che può innescare delle reazioni allergiche crociate, specialmente in soggetti allergici al lattice. Attenzione ad un consumo eccessivo, l’alto contenuto di fibra, in associazione alla papaina, potrebbe provocare crampi e dolori addominali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le interazioni fra Microbiota e disturbi del comportamento alimentare</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/le-interazioni-fra-microbiota-e-disturbi-del-comportamento-alimentare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[pattoincucina2024]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Mar 2025 13:33:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[anoressia]]></category>
		<category><![CDATA[asse intestino cervello]]></category>
		<category><![CDATA[binge eating disorder]]></category>
		<category><![CDATA[bulimia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4556</guid>

					<description><![CDATA[Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella &#160; Le scoperte sul microbiota sono sempre maggiori, ed è in continua crescita anche l’interesse fra le possibili interazioni del microbiota con differenti disturbi e patologie. Difatti, negli ultimi anni sono diversi gli studi e le evidenze riguardo a quelle che possono essere le implicazioni del microbiota con i [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le scoperte sul microbiota sono sempre maggiori, ed è in continua crescita anche l’interesse fra le possibili interazioni del microbiota con differenti disturbi e patologie. Difatti, negli ultimi anni sono diversi gli studi e le evidenze riguardo a quelle che possono essere le implicazioni del microbiota con i disturbi alimentari. Questo crescente interesse nasce dal sospetto che il microbiota intestinale possa avere un ruolo significativo sia nello sviluppo che nel mantenimento di disturbi alimentari quali anoressia nervosa, bulimia nervosa e il disturbo da alimentazione incontrollata.</p>
<p>Prima di analizzare quelle che sono le evidenze scientifiche riguardo le possibili interazioni, è importante valutare singolarmente le caratteristiche del microbiota e dei disturbi del comportamento alimentare.</p>
<p>È ormai risaputo che il microbiota sia composto da un numero straordinario di microrganismi che colonizza il tratto gastro-intestinale. Questi colonizzatori svolgono funzioni fondamentali per la nostra salute: aiutano a digerire i nutrienti, sintetizzano vitamine, modulano il sistema immunitario e offrono una protezione da altri microrganismi che possono risultare patogeni. Tuttavia, la composizione e l&#8217;attività del microbiota non sono statiche, sono influenzate da fattori come l&#8217;alimentazione, la genetica, l&#8217;età e persino l&#8217;ambiente in cui si vive.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-4560 aligncenter" src="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2025/09/Immagine1-267x300.png" alt="" width="373" height="419" srcset="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2025/09/Immagine1-267x300.png 267w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2025/09/Immagine1.png 385w" sizes="auto, (max-width: 373px) 100vw, 373px" /></p>
<p style="text-align: center;"><em>Figura 1. Interazioni microbiota e processi biologici (Terry et al., 2020)</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I disturbi del comportamento alimentare sono delle patologie complesse, che possono evolvere in condizioni altrettanto gravi. La base di questi disturbi è un comportamento disfunzionale e un’eccessiva preoccupazione per il peso e la forma del corpo. Anche in questo caso, i fattori che possono intervenire sullo sviluppo di queste condizioni sono differenti, spesso legate anche al contesto sociale in cui si vive e all’aver vissuto dei traumi. La classificazione dei disturbi del comportamento alimentare risulta articolata, in quanto non sempre si è in grado di stabilire dei comportamenti definiti, ma convenzionalmente vengono suddivisi in:</p>
<ul>
<li>Anoressia nervosa (AN): Questa condizione si manifesta con un peso corporeo in modo significativo al di sotto della norma, una paura intensa di ingrassare e una percezione distorta del proprio corpo;</li>
<li>Bulimia nervosa (BN): Si caratterizza per un&#8217;alternanza tra abbuffate incontrollate e comportamenti compensatori, come il vomito autoindotto, l&#8217;uso di lassativi o l&#8217;esercizio fisico eccessivo;</li>
<li>Disturbo da alimentazione incontrollata (Binge-eating disorder, BED): si verificano episodi ricorrenti di abbuffate, ma senza che vengano adottate strategie compensative come accade nella bulimia.</li>
</ul>
<p>In che modo il microbiota può regolare l’evolversi di queste condizioni? Diverse sono le ipotesi e gli ambiti in cui la ricerca si sta muovendo:</p>
<ul>
<li><strong>Asse intestino-cervello</strong>: Il microbiota può comunicare con il cervello attraverso la produzione di neurotrasmettitori e metaboliti, influenzando così l&#8217;umore, l&#8217;appetito e il comportamento alimentare.</li>
<li><strong>Infiammazione</strong>: quando il microbiota è alterato (un fenomeno noto come disbiosi), può favorire uno stato di infiammazione sistemica, che a sua volta è stato associato a diversi disturbi psichiatrici.</li>
<li><strong>Metabolismo energetico</strong>: le modifiche nella composizione del microbiota possono influenzare il modo in cui il corpo gestisce l&#8217;energia e regola il senso di fame e sazietà.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-4559 aligncenter" src="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2025/09/Immagine2-300x212.png" alt="" width="471" height="333" srcset="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2025/09/Immagine2-300x212.png 300w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2025/09/Immagine2-260x185.png 260w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2025/09/Immagine2.png 401w" sizes="auto, (max-width: 471px) 100vw, 471px" /></p>
<p style="text-align: center;"><em>Figura 2. Possibile ruolo del microbiota nello sviluppo dell&#8217;AN (Sud, 2021)</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Uno <a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33652962/">studio condotto da Navarro-Tapia e collaboratori</a>  ha indagato la biodiversità del microbiota in soggetti che soffrivano di ansia. In questi soggetti sono state individuate un minor numero di specie, soprattutto ceppi batterici coinvolti nella produzione di neurotrasmettitori, quali GABA e serotonina che intervengono nella regolazione dell’umore. I risultati ottenuti hanno portato alla conclusione che intervenendo sulla disbiosi si possa agire sulla regolazione dell’umore e nel trattamento di disturbi del comportamento alimentare.</p>
<p>È interessante notare come sia emerso da <a href="https://jeatdisord.biomedcentral.com/articles/10.1186/s40337-022-00681-z#Fig1">ulteriori studi</a> che un’alterazione del microbiota non sia soltanto una causa, ma anche una conseguenza dei disturbi alimentari, e rappresenta uno strumento anche per una diagnosi precoce di queste patologie.</p>
<p><a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33510660/">Gli studi che hanno monitorato i cambiamenti nella composizione del microbiota intestinale</a> dei pazienti durante la rinutrizione offrono ulteriori spunti di riflessione. Anche quando il peso corporeo viene ripristinato, la diversità del microbiota intestinale non torna ai livelli osservati nei soggetti sani. Questo suggerisce che la disbiosi intestinale persiste oltre il recupero del peso, rappresentando forse un fattore critico che contribuisce al rischio di ricaduta e alla difficoltà di mantenere i risultati ottenuti. Risulta evidente quanto sia complesso il trattamento dell&#8217;anoressia nervosa e quanto sia importante un approccio integrato, che considera non solo il recupero del peso ma anche la salute dell&#8217;intero organismo, incluso il microbiota.</p>
<p>Intervenire sulla salute del microbiota, con l’utilizzo di integratori e con la dieta, può essere una strategia a completamento delle terapie dei disturbi del comportamento alimentare. <a href="https://guthealth.org/the-gut-microbiome-and-eating-disorders/">Piccole accortezze quotidiane possono aiutare a migliorare il benessere intestinale a sostegno del processo di guarigione</a>.</p>
<ul>
<li><em>Scelte alimentari consapevoli<strong>:</strong></em> Integrare nella dieta alimenti ricchi di fibre, come frutta, verdura, cereali integrali e legumi, favorisce lo sviluppo di un microbiota equilibrato. Allo stesso tempo, è utile limitare il consumo di cibi industriali, zuccheri raffinati e grassi saturi, poiché possono aumentare l&#8217;infiammazione e alterare l&#8217;equilibrio intestinale.</li>
<li><em>Gestione dello stress<strong>:</strong></em> Lo stress cronico è noto per avere effetti negativi sul microbiota e può peggiorare i sintomi dei disturbi alimentari. Tecniche come la meditazione, il rilassamento muscolare, lo yoga o semplici esercizi di respirazione possono contribuire a calmare l&#8217;intestino-cervello e a migliorare l&#8217;equilibrio emotivo.</li>
<li><em>Attività fisica moderata<strong>:</strong></em> Un esercizio fisico regolare, praticato senza eccessi, può avere benefici diretti sia sulla salute mentale sia sul microbiota intestinale. È importante, tuttavia, bilanciare l&#8217;attività fisica in modo da evitare comportamenti eccessivi che potrebbero aggravare i sintomi del disturbo.</li>
<li><em>Sonno rigenerante<strong>:</strong></em> Dormire bene e a sufficienza è un pilastro fondamentale per mantenere la salute dell&#8217;intestino e il benessere generale.</li>
<li><em>Idratazione ottimale<strong>:</strong></em> Bere quantità adeguate di acqua e liquidi è essenziale per supportare la digestione, l&#8217;assorbimento dei nutrienti e il funzionamento ottimale del microbiota intestinale.</li>
</ul>
<p>Le implicazioni cliniche e terapeutiche di queste scoperte sono estremamente rilevanti e offrono nuove prospettive per il trattamento dei disturbi alimentari. La comprensione sempre più approfondita del ruolo del microbiota intestinale in queste patologie potrebbe rivoluzionare sia la diagnosi sia l&#8217;approccio terapeutico. In particolare, interventi mirati al microbiota, come l&#8217;uso di probiotici e prebiotici, la personalizzazione della dieta e altre strategie innovative, si delineano come possibili strumenti per migliorare non solo la salute fisica, ma anche il benessere mentale dei pazienti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Bibliografia</strong></p>
<p>Borrego-Ruiz, A., Borrego, JJ Microbioma intestinale umano, dieta e disturbi mentali. Int Microbiol (2024).</p>
<p>Ghenciulescu A, Park RJ, Burnet PWJ. The Gut Microbiome in Anorexia Nervosa: Friend or Foe? Front Psychiatry. 2021 Jan 12;11:611677.</p>
<p>Navarro-Tapia E, Almeida-Toledano L, Sebastiani G, Serra-Delgado M, García-Algar Ó, Andreu-Fernández V. Effects of Microbiota Imbalance in Anxiety and Eating Disorders: Probiotics as Novel Therapeutic Approaches. Int J Mol Sci. 2021 Feb 26;22(5):2351.</p>
<p>Sudo, N. Possible role of the gut microbiota in the pathogenesis of anorexia nervosa. BioPsychoSocial Med 15, 25 (2021).</p>
<p>Terry, S.M., Barnett, J.A. &amp; Gibson, D.L. A critical analysis of eating disorders and the gut microbiome. J Eat Disord 10, 154 (2022)</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Asparagi concentrato di salute tra storia, varietà e usi in cucina</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/asparagi-concentrato-di-salute-tra-storia-varieta-e-usi-in-cucina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[pattoincucina2024]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Mar 2025 10:48:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[asparagi]]></category>
		<category><![CDATA[ricette]]></category>
		<category><![CDATA[stagionalità]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4481</guid>

					<description><![CDATA[Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella &#160; Gli asparagi sono un ortaggio primaverile molto apprezzato, sia nella loro varietà selvatica che in quella coltivata, spesso circondato da credenze e miti. Questi germogli vantano numerose proprietà nutrizionali e benefici per la salute. Le prime coltivazioni di asparagi risalgono a circa 2.000 anni fa, quando furono introdotte [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Gli asparagi sono un ortaggio primaverile molto apprezzato, sia nella loro varietà selvatica che in quella coltivata, spesso circondato da credenze e miti. Questi germogli vantano numerose proprietà nutrizionali e benefici per la salute.</p>
<p>Le prime coltivazioni di asparagi risalgono a circa 2.000 anni fa, quando furono introdotte nell&#8217;area del Mediterraneo dagli Egizi e in Asia Minore. Successivamente, la coltivazione si diffuse in Europa, in particolare in Francia durante il regno del Re Sole. Fu poi l&#8217;esercito napoleonico a introdurre la coltura degli asparagi in Italia, partendo dal Piemonte e arrivando fino alla Toscana. Tuttavia, alcune testimonianze suggeriscono che gli asparagi fossero presenti in Italia già prima del periodo napoleonico, come narra la leggenda di Sant&#8217;Antonio da Padova, secondo cui il santo avrebbe portato i semi di asparago dalle sue missioni in Africa.</p>
<p>Sebbene in passato fossero classificati insieme ad aglio e cipolla nelle <em>Liliaceae</em>, oggi si sa che appartengono a famiglie botaniche diverse. Tuttavia, condividono alcune proprietà con questi ortaggi, come il contenuto di composti solforati benefici per la salute. L’asparago è oggi coltivato principalmente in Veneto, Liguria ed Emilia-Romagna. La stagione degli asparagi va da marzo a giugno, periodo in cui vengono raccolti i germogli più teneri e saporiti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Varietà di asparagi</strong></h2>
<p>Quando si parla di asparagi, spesso si pensa subito alla varietà più comune, quella verde, ma esistono diverse tipologie di questo ortaggio, ognuna con caratteristiche uniche per colore, sapore e consistenza.</p>
<p>Gli asparagi verdi sono i più diffusi e facili da trovare. Il loro colore è dato dalla fotosintesi, che avviene grazie all’esposizione alla luce del sole. Hanno un gusto deciso, leggermente erbaceo e dolce, una consistenza che varia dal più fibroso della base alla tenerezza delle punte. Si adattano bene a numerose preparazioni: possono essere saltati in padella, cotti al vapore o alla griglia, e sono ottimi anche crudi nelle insalate.</p>
<p>Di tutt’altra natura sono invece gli asparagi bianchi, una varietà pregiata e molto apprezzata soprattutto nel Nord Italia, in particolare in Veneto e Trentino-Alto Adige. La loro caratteristica principale è la totale assenza di colore, dovuta al fatto che vengono coltivati sottoterra, al riparo dalla luce. Questo metodo impedisce la produzione di clorofilla e conferisce agli asparagi bianchi un sapore più delicato, con una leggera nota amarognola. La consistenza è più morbida rispetto gli asparagi verdi, ma la base tende ad essere più fibrosa, pertanto è consigliabile pelarla prima della cottura. Si prestano bene a essere lessati o cotti al vapore e spesso vengono serviti con salse delicate, come la salsa olandese o la maionese.</p>
<p>Meno conosciuti sono gli asparagi viola, che devono il loro colore particolare alla presenza di antociani, potenti antiossidanti. Questa varietà ha un sapore più dolce rispetto agli altri asparagi, con un leggero retrogusto fruttato, e una consistenza particolarmente tenera. Per preservarne il colore e la delicatezza del gusto, spesso vengono consumati crudi, tagliati a lamelle sottili e aggiunti alle insalate, oppure leggermente scottati.</p>
<p>Infine, per chi ama i sapori più intensi e decisi, ci sono gli asparagi selvatici, che crescono spontaneamente nei boschi e nelle campagne. Sono facilmente riconoscibili per la loro forma sottile e allungata e per il colore verde scuro, talvolta tendente al marrone. Il loro sapore è molto più pronunciato rispetto agli asparagi coltivati, con una nota amarognola e aromatica che li rende perfetti per piatti come frittate, risotti e sughi. La loro raccolta è un vero e proprio rito per gli appassionati, che li cercano tra marzo e maggio, a seconda del clima e della zona geografica.</p>
<table>
<tbody>
<tr>
<td colspan="2" width="283"><strong>Valori nutrizionali per 100 g di prodotto</strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="123"><strong>Energia </strong></td>
<td width="161">20 kcal</td>
</tr>
<tr>
<td width="123"><strong>Acqua</strong></td>
<td width="161">87,7 g</td>
</tr>
<tr>
<td width="123"><strong>Carboidrati</strong></td>
<td width="161">3,9 g</td>
</tr>
<tr>
<td width="123"><strong>Proteine</strong></td>
<td width="161">2,2 g</td>
</tr>
<tr>
<td width="123"><strong>Grassi</strong></td>
<td width="161">0,1 g</td>
</tr>
<tr>
<td width="123"><strong>Vitamina A</strong></td>
<td width="161">756 UI</td>
</tr>
<tr>
<td width="123"><strong>Vitamina C</strong></td>
<td width="161">5,6 mg</td>
</tr>
<tr>
<td width="123"><strong>Vitamina E</strong></td>
<td width="161">1,13 mg</td>
</tr>
<tr>
<td width="123"><strong>Vitamina K</strong></td>
<td width="161">41,6 µg</td>
</tr>
<tr>
<td width="123"><strong>Vitamina B<sub>9</sub></strong></td>
<td width="161">52 µg</td>
</tr>
<tr>
<td width="123"><strong>Potassio</strong></td>
<td width="161">202 mg</td>
</tr>
<tr>
<td width="123"><strong>Magnesio</strong></td>
<td width="161">14 mg</td>
</tr>
<tr>
<td width="123"><strong>Ferro</strong></td>
<td width="161">2,1 mg</td>
</tr>
<tr>
<td width="123"><strong>Calcio</strong></td>
<td width="161">24 mg</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Valori nutrizionali e benefici</strong></h2>
<p>Gli asparagi non sono solo deliziosi, ma rappresentano anche un vero e proprio concentrato di benessere grazie alla presenza di vitamine e minerali. Dal punto di vista nutrizionale, sono estremamente leggeri: apportano circa 20 kcal per 100 grammi, sono praticamente privi di grassi e ricchi di acqua e fibre.</p>
<p>Tra i minerali maggiormente presenti negli asparagi si ritrova il potassio, essenziale per la regolazione della pressione sanguigna e per il buon funzionamento dei muscoli, il fosforo, che contribuisce alla salute di ossa e denti, e il magnesio, utile per contrastare stanchezza e affaticamento. Non mancano calcio, ferro e zinco, fondamentali per il metabolismo e il sistema immunitario. Sul fronte vitaminico, gli asparagi offrono un ottimo apporto di vitamina C, che aiuta a rafforzare le difese immunitarie, vitamina E, nota per la sua azione antiossidante, e vitamina K, essenziale per la coagulazione del sangue e la salute delle ossa.</p>
<p>Uno degli aspetti più interessanti di questo ortaggio è il suo potente effetto diuretico, dovuto all’alto contenuto di acqua e alla presenza di asparagina, un amminoacido che favorisce l’eliminazione dei liquidi in eccesso e aiuta a depurare l’organismo. Questo li rende particolarmente indicati per chi soffre di ritenzione idrica o vuole favorire il drenaggio dei liquidi. Inoltre, grazie ai loro antiossidanti, tra cui il glutatione, gli asparagi aiutano a combattere lo stress ossidativo, contrastando l’invecchiamento cellulare e proteggendo il sistema cardiovascolare.</p>
<p>Tuttavia, pur essendo ricchi di benefici, gli asparagi non sono indicati per tutti. Contengono purine, che nell’organismo vengono convertite in acido urico; quindi, chi soffre di gotta o calcoli renali dovrebbe limitarne il consumo. Inoltre, sono ricchi di FODMAP, una categoria di carboidrati fermentabili che possono causare gonfiore e disturbi intestinali nelle persone con sindrome dell’intestino irritabile. Anche chi soffre di insonnia dovrebbe evitarli nelle ore serali, poiché hanno un effetto leggermente stimolante</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Come scegliere, conservare e preparare gli asparagi</strong></h2>
<p>Gli asparagi, come tutti i germogli, subiscono cambiamenti metabolici dopo la raccolta che ne alterano freschezza e sapore. Per riconoscere un prodotto fresco al supermercato, bisogna osservare la compattezza delle punte, la tonicità del gambo e l’assenza di parti secche. Le foglioline sulle punte devono essere ben chiuse e la punta deve essere dritta e soda. Il gambo deve essere turgido, senza macchie, con una forma rotonda e non ovale, inoltre, piegandolo leggermente, dovrebbe spezzarsi anziché flettersi, segno di una corretta idratazione.</p>
<p><em> </em></p>
<h3><em>I Cinque Sensi per Scegliere gli Asparagi</em></h3>
<ul>
<li>Vista: il colore deve essere vivo e brillante, non tendente al grigio, segno di ossidazione.</li>
<li>Tatto: la consistenza deve essere soda, non soffice o avvizzita.</li>
<li>Olfatto: gli asparagi freschi non emanano alcun odore particolare.</li>
<li>Udito: strofinando due asparagi tra loro, si deve sentire un leggero cigolio.</li>
<li>Gusto: anche se non testabile all’acquisto, un asparago fresco ha un sapore intenso e dolce.</li>
</ul>
<p>Per conservarli al meglio, gli asparagi vanno avvolti in un panno umido o posizionati in un bicchiere con poca acqua, mantenendoli in frigorifero per un massimo di 2-3 giorni. In alternativa, si possono congelare dopo averli sbollentati per qualche minuto in acqua bollente e raffreddati in acqua ghiacciata, questo aiuta a mantenere intatti colore e sapore.</p>
<p>Prima della cottura, gli asparagi vanno lavati accuratamente sotto acqua corrente per rimuovere eventuali residui di terra. Per pulirli correttamente, è necessario eliminare la parte più dura del gambo: piegandolo delicatamente, così da spezzarsi nel punto giusto. In alternativa, si può tagliare via la parte fibrosa con un coltello e, se necessario, pelare leggermente la parte bassa del gambo con un pelapatate per renderlo più tenero.</p>
<p>Si può suddividere un asparago in tre parti:</p>
<ul>
<li>Punta: la più tenera e pregiata.</li>
<li>Gambo centrale: ancora morbido e saporito.</li>
<li>Parte inferiore: più fibrosa, ottima per brodi e vellutate.</li>
</ul>
<p>In cucina, gli asparagi sono estremamente versatili e si prestano a numerose preparazioni. Possono essere gustati crudi in insalata, saltati in padella, cotti al vapore o grigliati. Sono perfetti come contorno, nei risotti, nelle frittate, nella quiche o nelle torte salate. Inoltre, il loro sapore delicato si abbina bene con uova, formaggi, pesce e carni bianche</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><strong>Pasta con asparagi e speck</strong></h4>
<p><strong>Ingredienti per 4 persone:</strong></p>
<ul>
<li>320 g di pasta</li>
<li>1 mazzo di asparagi</li>
<li>80 g di speck tagliato a fettine</li>
<li>50 g di Parmigiano grattugiato</li>
<li>1 spicchio di aglio</li>
<li>Olio evo q.b</li>
<li>Sale e pepe q.b</li>
</ul>
<p><strong>Procedimento:</strong></p>
<p>Dopo aver pulito gli asparagi, tagliarli a rondelle e lasciare le punte intere; in una padella antiaderente scaldare l’olio con uno spicchio di aglio e aggiungere i gambi degli asparagi tagliati, aggiungere un goccio di acqua e lasciar cuocere qualche minuto; una volta pronti frullare le rondelle; nel mentre nella stessa padella inserire le punte e lo speck, sfumare con acqua, lasciar rosolare e poi riporre in un piatto; una volta cotta la pasta condire con la crema di asparagi e saltare in padella; verso fine cottura aggiungere lo speck e le punte degli asparagi e mantecare con il parmigiano grattugiato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><strong>Asparagi e feta </strong></h4>
<p><strong>Ingredienti per 2 persone:</strong></p>
<ul>
<li>1 mazzo di asparagi</li>
<li>100 g di feta</li>
<li>1 manciata di olive taggiasche</li>
<li>1 spicchio di aglio</li>
<li>Olio evo q.b</li>
</ul>
<p>Per la salsa di condimento:</p>
<ul>
<li>30 g di menta fresca e pressemolo</li>
<li>1 spicchio di aglio</li>
<li>½ peperoncino</li>
<li>½ cucchiaino paprika affumicata</li>
<li>10 g di aceto di vino bianco</li>
<li>100 ml di olio evo</li>
<li>Sale q.b</li>
</ul>
<p><strong>Procedimento: </strong></p>
<p>Lavare gli asparagi ed eliminare la parte più legnosa del gambo, e poi pelare la parte più fibrosa; cuocere a vapore per 10-15 minuti o con una veloce sbollentata in acqua; in una della antiaderente aggiungere un giro di olio e uno spicchi di aglio e lasciar rosolare gli asparagi; nel mentre tritare la menta, il prezzemolo e l’aglio; unire al trito il peperoncino, la paprika, l’olio e l’aceto, mescolare per creare un emulsione; trasferire  gli asparagi su un piatto da portata, cospargere con la feta sbriciolata, le olive taggiasche e condire con la salsa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><strong>Farinata di ceci e asparagi</strong></h4>
<p><strong>Ingredienti per 2 persone:</strong></p>
<ul>
<li>250 g di asparagi</li>
<li>180 ml di acqua</li>
<li>60 g di farina di ceci</li>
<li>Prezzemolo</li>
<li>3 cucchiai di olio evo</li>
<li>½ spicchio di aglio</li>
<li>Sale e pepe q.b</li>
</ul>
<p><strong>Procedimento: </strong></p>
<p>Dopo aver pulito gli asparagi scottarli in una padella antiaderente con un giro d’olio e aglio; nel mentre setacciare e mescolare la farina di ceci con acqua e olio; mescolare fino ad ottenere un composto omogeneo e liscio, senza grumi; aggiungere gli asparagi nella pastella, aggiustare di sale e pepe; foderare una teglia con carta forno e versare la pastella; cuocere in forno a 220° per 30-40 minuti.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Ceci e Fagioli: Un Approfondimento Nutrizionale e Salutistico</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/ceci-e-fagioli-un-approfondimento-nutrizionale-e-salutistico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[pattoincucina2024]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Feb 2025 13:23:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[ceci]]></category>
		<category><![CDATA[fagioli]]></category>
		<category><![CDATA[fibra]]></category>
		<category><![CDATA[glucodrine]]></category>
		<category><![CDATA[Legumi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4545</guid>

					<description><![CDATA[Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella &#160; L’autunno è una stagione ideale per valorizzare i legumi nella dieta quotidiana, e tra questi, ceci e fagioli sono tra i più nutrienti e salutari. Questi legumi, parte integrante della dieta mediterranea, sono rinomati per le loro proprietà nutrizionali e i benefici per la salute, che li rendono [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’autunno è una stagione ideale per valorizzare i legumi nella dieta quotidiana, e tra questi, ceci e fagioli sono tra i più nutrienti e salutari. Questi legumi, parte integrante della dieta mediterranea, sono rinomati per le loro proprietà nutrizionali e i benefici per la salute, che li rendono preziosi alleati nella prevenzione di malattie croniche e degenerative.</p>
<p>Sia i ceci che i fagioli appartengono alla famiglia delle leguminose, una categoria di alimenti ricca di proteine vegetali, fibra, vitamine e minerali. Sono particolarmente indicati per la loro capacità di migliorare la salute intestinale e metabolica, grazie all&#8217;elevato contenuto di fibra insolubile, che nutre il microbiota intestinale e favorisce il transito intestinale, prevenendo condizioni come la stitichezza e riducendo il rischio di cancro al colon.</p>
<p>I legumi sono anche ricchi di composti bioattivi, come la lecitina e le saponine, che hanno un ruolo importante nel modulare i livelli di colesterolo. Questi composti legano il colesterolo a livello intestinale, favorendone l&#8217;eliminazione e aumentando il rilascio di sali biliari, con benefici per la salute cardiovascolare. Oltre a migliorare la salute metabolica e cardiovascolare, studi recenti suggeriscono che una dieta ricca di legumi possa ridurre il rischio di demenza e malattie neurodegenerative, come l’Alzheimer. Ciò è dovuto al loro contenuto di nutrienti protettivi, tra cui vitamine, minerali e antiossidanti, che aiutano a ridurre lo stress ossidativo e l&#8217;infiammazione sistemica.</p>
<p>Pur condividendo molte proprietà nutrizionali, ceci e fagioli presentano alcune differenze importanti. I ceci, ad esempio, sono ricchi di acido linoleico, un acido grasso polinsaturo essenziale della famiglia degli omega-6, che contribuisce alla salute delle membrane cellulari. I fagioli, invece, sono più ricchi di ferro, un minerale fondamentale per la sintesi dell&#8217;emoglobina e per il trasporto di ossigeno nel sangue. In particolare, i fagioli cannellini contengono circa 9 mg di ferro per 100 g, un quantitativo superiore rispetto ai ceci (6,4 mg per 100 g).</p>
<p>&nbsp;</p>
<table>
<tbody>
<tr>
<td width="160"><strong>Per 100 g di prodotto</strong></td>
<td width="95"><strong>Fagioli</strong></td>
<td width="94"><strong>Ceci</strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="160"><strong>ENERGIA</strong></td>
<td width="95">219 kcal</td>
<td width="94">316 kcal</td>
</tr>
<tr>
<td width="160"><strong>ACQUA</strong></td>
<td width="95">10.50 g</td>
<td width="94">10.30 g</td>
</tr>
<tr>
<td width="160"><strong>PROTEINE</strong></td>
<td width="95">23.6 g</td>
<td width="94">20.9 g</td>
</tr>
<tr>
<td width="160"><strong>GRASSI</strong></td>
<td width="95">2 g</td>
<td width="94">6.30 g</td>
</tr>
<tr>
<td width="160"><strong>Di cui saturi</strong></p>
<p><strong>Di cui monoinsaturi</strong></p>
<p><strong>Di cui polinsaturi</strong></td>
<td width="95">0.4 g</p>
<p>0.15 g</p>
<p>0.96 g</td>
<td width="94">0.81 g</p>
<p>1.75 g</p>
<p>3.46 g</td>
</tr>
<tr>
<td width="160"><strong>CARBOIDRATI</strong></td>
<td width="95">47.5 g</td>
<td width="94">46.9 g</td>
</tr>
<tr>
<td width="160"><strong>Complessi</strong></p>
<p><strong>Zuccheri semplici</strong></td>
<td width="95">40 g</p>
<p>3.5 g</td>
<td width="94">39.3 g</p>
<p>3.70 g</td>
</tr>
<tr>
<td width="160"><strong>FIBRE</strong></td>
<td width="95">17.5 g</td>
<td width="94">13.60 g</td>
</tr>
<tr>
<td width="160"><strong>Solubile</strong></p>
<p><strong>Insolubile</strong></td>
<td width="95">2.34 g</p>
<p>15.14 g</td>
<td width="94">1.13 g</p>
<p>12.45 g</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<p>Inoltre, i fagioli contengono glucodrine, composti con capacità ipoglicemizzanti, che migliorano la sensibilità insulinica. Questo rende i fagioli particolarmente indicati per le persone con diabete o a rischio di sviluppare insulino-resistenza. Uno degli effetti più studiati dei legumi riguarda il loro basso indice glicemico (IG). Ceci e fagioli, grazie alla loro fibra e ai carboidrati complessi, sono associati a una ridotta risposta glicemica postprandiale, aiutando nel controllo della glicemia. I fagioli cannellini, grazie alla presenza di glucodrine, sono tra i più efficaci nel ridurre i livelli di glucosio nel sangue</p>
<p><strong> </strong></p>
<h2><strong>Legumi in cucina</strong></h2>
<p>Nonostante i benefici, molte persone evitano i legumi a causa di problemi digestivi come il gonfiore addominale. Questo è spesso dovuto alla presenza di composti come gli α-glucosinolati e l&#8217;inulina, che il nostro intestino fatica a digerire. Tuttavia, il consumo regolare di legumi, soprattutto nelle forme decorticate o tramite un’adeguata preparazione (ammollo e cottura con erbe carminative come alloro o semi di finocchio), può aiutare ad &#8220;allenare&#8221; l&#8217;intestino a tollerarli meglio.</p>
<p>Un altro aspetto importante è la differenza tra legumi secchi e quelli confezionati. I legumi in scatola mantengono molte delle proprietà nutrizionali dei legumi secchi, ma è fondamentale risciacquarli bene per eliminare il liquido di conservazione ricco di sodio e altre sostanze anti nutrizionali.</p>
<p>L’inclusione regolare nella dieta, attraverso preparazioni adeguate, non solo migliora il profilo nutrizionale complessivo, ma contribuisce alla prevenzione di malattie croniche e degenerative, supportando una vita sana e attiva. Scopriamo come poterli rendere gustosi ed introdurli nella dieta di tutti i giorni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Polpette di Fagioli Spagna</strong></h3>
<p><strong>Ingredienti per 4 persone:</strong></p>
<ul>
<li>500 g di fagioli spagna</li>
<li>50 g di farina di legumi</li>
<li>30 g di farina integrale</li>
<li>1 cucchiaino di concentrato di pomodoro</li>
<li>1 spicchio di aglio</li>
<li>50 g di pan grattato</li>
<li>paprika</li>
<li>Sale e pepe q.b</li>
<li>Olio evo q.b</li>
</ul>
<p><strong>Procedimento:</strong></p>
<p>In un mixer unire i fagioli con tutti gli ingredienti e frullare; inumidire le mani e formare delle piccole polpette; in un piatto unire il pangrattato e la paprika e passarci sopra le polpette; cuocere le polpette in forno a 200° per 20-25 minuti, fino alla duratura</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Hummus di ceci e curcuma</strong></h3>
<p><strong>Ingredienti per 4 persone: </strong></p>
<ul>
<li>500 g di ceci in barattolo</li>
<li>70 g di tahina</li>
<li>1 spicchio di aglio</li>
<li>2 cucchiaini di curcuma</li>
<li>5 cucchiaini di olio evo</li>
<li>Succo di limone</li>
<li>Acqua q.b</li>
<li>Sale q.b</li>
</ul>
<p><strong>Procedimento: </strong></p>
<p>Unire in un mixer i ceci con tahina, succo di limone e aglio; frullare e aggiungere l’olio evo a filo; se necessario aggiungere un po&#8217; di acqua per ottenere un composto cremoso ed omogeneo; aggiungere la curcuma, aggiustare di sale e amalgamare nel mixer; servire con del pane carasau o della pita tostata.</p>
<p><strong> </strong></p>
<h3><strong>Fagioli all’uccelletto</strong></h3>
<p><strong>Ingredienti per 4 persone:</strong></p>
<ul>
<li>250 g di fagioli cannellini secchi</li>
<li>1 pezzetto di alga kombu</li>
<li>2 spicchi di aglio</li>
<li>400 g di passata di pomodoro</li>
<li>1 rametto di salvia</li>
<li>Olio evo q.b</li>
<li>Sale e pepe q.b</li>
<li>Peperoncino opzionale</li>
</ul>
<p><strong>Procedimento:</strong></p>
<p>Mettere in ammollo i fagioli in acqua tiepida con un pezzetto di alga kombu o un pizzico di bicarbonato. Lasciar riposare per 8-12 ore e cambiare l’acqua almeno 2 volte. Sciacquare e scolare e cuocere i fagioli per 35-40 minuti in acqua bollente; nel mentre aggiungere in una padella un giro d’olio con aglio e salvia, successivamente aggiungere i fagioli scolati e aggiungere la passata e coprire; lasciar cuocere per 20-25 minuti (se gradito aggiungere un peperoncino); se necessario aggiungere un po&#8217; di acqua e terminare la cottura, finché i fagioli non saranno morbidi; a fine cottura aggiustare con sale e pepe e servire con del pane tostato.</p>
<p><strong> </strong></p>
<h3><strong>Pasta e ceci </strong></h3>
<p><strong>Ingredienti per 2 persone:</strong></p>
<ul>
<li>250 g di ceci in barattolo</li>
<li>1 cipolla bionda</li>
<li>1l di brodo vegetale</li>
<li>120 g di pasta mista o maltagliati</li>
<li>2 spicchi di aglio</li>
<li>Sale e pepe q.b</li>
<li>Timo</li>
<li>Rosmarino</li>
</ul>
<p><strong>Procedimento:</strong></p>
<p>Lavare e sciacquare i ceci; frullare una metà con frullatore o passaverdure; nel mentre tritare la cipolla e lasciarla dorare in una padella con aglio e olio evo; aggiungere un mestolo di brodo vegetale, aggiungere i ceci interi, rosmarino e timo; dopo averli rosolati togliere lo spicchi di aglio e aggiungere ulteriore brodo e la crema di ceci passati; raggiunto il bollore aggiungere la pasta e lasciarla cuocere, se necessario aggiungere ulteriore brodo; spegnare il vuoto e lasciare rapprendere  e servire.</p>
<p><strong> </strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Iniziare la Dieta Mediterranea, pasto dopo pasto</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/iniziare-la-dieta-mediterranea-pasto-dopo-pasto/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/iniziare-la-dieta-mediterranea-pasto-dopo-pasto/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Feb 2025 10:54:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3858</guid>

					<description><![CDATA[Iniziare la Dieta Mediterranea, pasto dopo pasto Come per mantenere la nostra forma fisica e la buona salute con una dieta sostenibile per l’ambiente &#160; di GIULIA BIGIONI &#160; Considerata una delle diete più sostenibili per l’ambiente e più salutare al mondo, il modo di mangiare mediterraneo elimina dalle nostre tavole i cibi lavorati e [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Iniziare la Dieta Mediterranea, pasto dopo pasto</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Come per mantenere la nostra forma fisica e la buona salute con una dieta sostenibile per l’ambiente </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><span style="font-size: 14pt;">di GIULIA BIGIONI</span></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Considerata una delle diete più sostenibili per l’ambiente e più salutare al mondo, il modo di mangiare mediterraneo elimina dalle nostre tavole i cibi lavorati e riduce il consumo di carni rosse, concentrandosi invece su frutta e verdura fresca, noci e semi, cereali integrali, legumi pesce e olio extravergine di oliva.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">È stato dimostrato che mangiare in questo modo riduce il rischio di diabete, di colesterolo alto, demenza, perdita di memoria, depressione e cancro al seno ed è stato collegato a ossa più forti, un cuore più sano e una vita più lunga. Ma soprattutto mangiare mediterraneo aiuta a mantenerci in forma.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33187188/">https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33187188/</a></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il modo più semplice per iniziare lo stile alimentare mediterraneo è sostituire un pasto al giorno con una scelta a base di vegetali o cereali.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Per seguire una dieta sostenibile per l’ambiente e per la salute, basta sbizzarrire la nostra creatività culinaria e imparare a calcolare l’Indice di Adeguatezza Mediterraneo (MAI) delle nostre ricette.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32016947/">https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32016947/</a></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Più elevato è il MAI tanto più la Dieta è Mediterranea. Il MAI ci permette di verificare la corrispondenza della nostra alimentazione alla Dieta Mediterranea, ancor più di qualsiasi altro discutibile indicatore,</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Valori di MAI maggiori di 15 corrispondono al 100% di adeguatezza mediterranea</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Per un calcolo veloce e corretto è possibile utilizzare il calcolatore fatto realizzare dalla Sezione di Nutrizione clinica e Nutrigenomica dell’Università degli studi di Roma Tor Vergata, che, inserendo le grammature degli alimenti utilizzati in una ricetta, genera direttamente il valore del MAI.</span></p>
<ol>
<li><span style="font-size: 14pt;">La colazione è un modo semplice per iniziare lo stile mediterraneo di mangiare. Si può gustare un cereale antico caldo e saziante, condito con yogurt, frutta e miele. In alternativa, semplicemente con lo yogurt greco, che ha il doppio delle proteine e metà dello zucchero per le stesse calorie dello yogurt normale, con sopra frutta fresca, bacche, con cardamomo, vaniglia, datteri, pistacchi e una spolverata di noci.</span></li>
<li><span style="font-size: 14pt;">Il pranzo è un ottimo pasto che può essere mediterraneo. Pasta, riso, polenta condite con olio extra vergine di oliva, pomodoro, verdure e pesce sono 100% ricette mediterranee. Cereali e legumi, come pasta e ceci, riso e piselli, sono un ottimo piatto unico nutrizionalmente completo e meditteraneo. Mangiare un&#8217;insalata a base di cereali o legumi, ad esempio, aiuta ad aumentare lentamente la glicemia, dando al cervello l&#8217;energia di cui ha bisogno per affrontare la giornata.</span></li>
<li><span style="font-size: 14pt;">Gli spuntini: gli studi hanno dimostrato che pochi di noi mangiano abbastanza noci, una grande fonte di grassi polinsaturi e monoinsaturi salutari per il cuore. Ricche di proteine, le noci sono una scelta eccellente per uno spuntino, come anche le mandorle e le nocciole non tostate. La dose consigliata è di 40 g al giorno da consumarsi anche insieme a erbe aromatiche mediterranee come ricombinazione insieme a semi di sesamo tostati, origano essiccato e timo o maggiorana.</span></li>
<li><span style="font-size: 14pt;">La cena. L&#8217;uso di carni rosse e lavorate è raro nella dieta mediterranea tradizionale, ma il pesce e altri frutti di mare vengono consumati almeno due volte a settimana. Le ricette a base di pesce sono tantissime: un esempio gustoso è il salmone con salsa di uva arrosto, un colorato mix di uva rossa arrostita, peperoni rossi, peperoni verdi, cipolle rosse, succo di limone e coriandolo.</span></li>
<li><span style="font-size: 14pt;">Il dolce. Benchè le delizie mediterranee siano moltissime, basti pensare al gelato, al tiramisù, ai cannoli, alle torte, al gelato, queste devono essere riservate come prelibatezze alle occasioni speciali. Tutti i giorni è meglio consumare frutta fresca e in guscio, oppure una sana combinazione di muesli integrali con yogurt e scorza d&#8217;arancia appena grattugiata.</span></li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Calcola il tuo Indice di Adeguatezza Mediterranea</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il <strong>MAI</strong> è il risultato del rapporto tra la percentuale dell’energia fornita dagli alimenti di una dieta tipicamente mediterranea (cereali, patate, legumi, ortaggi, frutta, prodotti della pesca, olio di oliva, vino) (NUMERATORE) e la percentuale dell’energia fornita dagli alimenti di una dieta non tipicamente mediterranea (carne, latte, formaggi, uova, grassi di origine animale e margarine, dolci, bevande zuccherine) (DENOMINATORE).</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><span style="font-size: 14pt;">Vai al Calcolatore disponibile al sito web:</span></strong></p>
<p><strong><span style="font-size: 14pt;"> <a href="http://cellbiol.com/maicalc/">http://cellbiol.com/maicalc/</a></span></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/iniziare-la-dieta-mediterranea-pasto-dopo-pasto/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Alimentazione e Difese Immunitarie: I Segreti per una vita sana</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/alimentazione-e-difese-immunitarie-i-segreti-per-una-vita-sana/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[pattoincucina2024]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Feb 2025 13:28:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[alimenti processati]]></category>
		<category><![CDATA[dieta mediterranea]]></category>
		<category><![CDATA[immunità]]></category>
		<category><![CDATA[microbiota]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4549</guid>

					<description><![CDATA[Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella &#160; Il legame tra alimentazione e sistema immunitario è ormai riconosciuto dalla scienza come un fattore determinante per la salute. Un corretto apporto di nutrienti, infatti, contribuisce a rafforzare le difese naturali dell’organismo grazie alle proprietà antinfiammatorie e antiossidanti degli alimenti. Tuttavia, esistono anche alcuni alimenti che, se consumati [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il legame tra alimentazione e sistema immunitario è ormai riconosciuto dalla scienza come un fattore determinante per la salute. Un corretto apporto di nutrienti, infatti, contribuisce a rafforzare le difese naturali dell’organismo grazie alle proprietà antinfiammatorie e antiossidanti degli alimenti. Tuttavia, esistono anche alcuni alimenti che, se consumati in eccesso, possono compromettere le difese naturali.  Ma quali sono gli alimenti da privilegiare e quelli da evitare?</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong><em>Gli Alimenti Alleati del Sistema Immunitario</em></strong></h2>
<p>Esistono diversi alimenti noti per le loro proprietà benefiche che aiutano a rafforzare le difese immunitarie, migliorano la salute delle cellule e riducono l&#8217;infiammazione. Pertanto, è essenziale consumare alimenti ricchi di vitamine, minerali e antiossidanti. Tra i più importanti si trovano:</p>
<ul>
<li><strong>Frutta e Verdura Fresca</strong>: Agrumi, kiwi, ananas, frutti rossi e melograno sono eccellenti fonti di vitamina C, fondamentale per la produzione di globuli bianchi e per contrastare lo stress ossidativo. Anche carote, spinaci, zucca, peperoni e cavolfiore apportano vitamine e betacarotene, essenziali per la salute delle mucose e per il buon funzionamento delle cellule immunitarie;</li>
<li><strong>Cereali Integrali</strong>: Avena, farro, orzo e grano saraceno sono ricchi di fibre e vitamine del gruppo B, che supportano la produzione di globuli bianchi e favoriscono la salute del microbiota intestinale, indispensabile per un sistema immunitario forte;</li>
<li><strong>Frutta Secca e Semi Oleosi:</strong> Forniscono vitamina E, zinco e rame, fondamentali per la risposta immunitaria e per contrastare i danni dei radicali liberi;</li>
<li><strong>Pesce Grasso e Molluschi</strong>: Salmone, tonno e sgombro sono ricchi di omega-3, che svolgono un’azione antinfiammatoria e aiutano a mantenere l’equilibrio delle membrane cellulari. I molluschi, invece, forniscono zinco e rame, essenziali per il metabolismo cellulare e la sintesi delle proteine coinvolte nella risposta immunitaria;</li>
<li><strong>Legumi:</strong> Ricchi di ferro, zinco e fibre, i legumi (secchi o in barattolo) aiutano a sostenere il sistema immunitario e contribuiscono al corretto funzionamento dell’intestino, migliorando l’assorbimento dei nutrienti;</li>
<li><strong>Yogurt, Kefir e Alimenti Fermentati:</strong> grazie alla presenza di probiotici, questi alimenti aiutano a mantenere una flora intestinale sana, promuovendo la produzione di anticorpi e citochine. Questi componenti sono essenziali per combattere le infezioni e rafforzare le difese naturali dell&#8217;organismo. Inoltre, un microbiota intestinale sano può migliorare la digestione e l&#8217;assorbimento dei nutrienti, contribuendo ulteriormente alla salute generale e al benessere.</li>
<li><strong>Cioccolato Fondente e Tè Verde:</strong> Fonti di polifenoli e antiossidanti, proteggono le cellule dallo stress ossidativo, migliorano la funzione immunitaria e contribuiscono alla riduzione dell’infiammazione;</li>
<li><strong>Olio Extravergine di Oliva:</strong> Ricco di polifenoli e acidi grassi sani, è un pilastro della Dieta Mediterranea, noto per le sue proprietà antinfiammatorie e protettive per il cuore e il sistema immunitario.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong><em>I Nemici del Sistema Immunitario</em></strong></h2>
<p>Così come esistono alimenti che possono rafforzare il nostro sistema immunitario, ce ne sono altri che possono indebolirlo se consumati in eccesso. Questi alimenti possono promuovere l&#8217;infiammazione, alterare il microbiota intestinale e ridurre l&#8217;efficacia delle cellule immunitarie, rendendoci più vulnerabili alle infezioni e alle malattie croniche.</p>
<p><strong>Zuccheri Raffinati</strong>:</p>
<ul>
<li>Effetto sul sistema immunitario: Consumare grandi quantità di zuccheri raffinati, presenti in bibite zuccherate, dolci industriali e snack dolci, può ridurre l&#8217;efficacia dei globuli bianchi, le cellule del sistema immunitario che combattono le infezioni. Gli zuccheri raffinati promuovono l&#8217;infiammazione cronica e possono alterare la risposta immunitaria.</li>
<li>Infiammazione cronica: L&#8217;eccesso di zuccheri può aumentare i livelli di insulina nel sangue, portando a infiammazione cronica, che è associata a un aumento del rischio di sviluppare infezioni e malattie croniche come il diabete e le malattie cardiovascolari.</li>
</ul>
<p><strong>Carni Processate e Alimenti Ultra-trasformati</strong>:</p>
<ul>
<li>Additivi e conservanti: presenti in insaccati, würstel, come nitriti e nitrati, merendine e piatti pronti surgelati possono alterare e ridurre la diversità del microbiota intestinale. Un microbiota intestinale sano è essenziale per un sistema immunitario forte.</li>
<li>Grassi: Questi alimenti sono ricchi di grassi saturi e trans, che possono aumentare l&#8217;infiammazione nel corpo e compromettere la funzionalità immunitaria.</li>
</ul>
<p><strong>Grassi Saturi e Trans:</strong></p>
<ul>
<li>Aumento infiammazione: grandi quantità di grassi saturi e trans, presenti in margarina, alimenti da fast food e prodotti da forno industriali, possono aumentare l&#8217;infiammazione nel corpo. L&#8217;infiammazione cronica è una condizione che può indebolire il sistema immunitario e favorire lo sviluppo di malattie croniche.</li>
<li>Disfunzione delle cellule immunitarie: l&#8217;eccesso di grassi saturi e trans può interferire con la funzione delle cellule immunitarie, rendendo il corpo meno capace di combattere le infezioni.</li>
</ul>
<p><strong>Alcolici e Superalcolici</strong>:</p>
<ul>
<li>Effetto sui linfociti: consumo eccessivo di alcolici, come birra, vino e superalcolici, può inibire la produzione di linfociti, cruciali per la risposta immunitaria.</li>
<li>Rischio di infezioni: l&#8217;alcol inibisce la funzione del sistema immunitario, aumentando il rischio di infezioni. Inoltre, essendo l&#8217;alcol una sostanza irritate può danneggiare la barriera intestinale, alterandone la permeabilità, permettendo ai batteri patogeni di entrare nel flusso sanguigno e provocare infezioni.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong><em>Il Ruolo Chiave del Microbiota Intestinale</em></strong></h2>
<p>Il microbiota intestinale svolge un ruolo fondamentale non solo nella digestione, ma anche nella protezione dell’organismo, supportando il sistema immunitario. A livello intestinale risiedono il 60-70% delle cellule immunitarie, rendendolo un attore chiave nella difesa immunitaria. Il microbiota intestinale aiuta a scomporre i cibi complessi, producendo acidi grassi a catena corta (SCFAs) che nutrono gli enterociti e mantengono la mucosa intestinale sana. Questa barriera intestinale agisce come una linea di difesa fisica contro i patogeni, impedendo loro di penetrare nel corpo. Inoltre, il microbiota produce sostanze antimicrobiche che aiutano a contrastarne la proliferazione.</p>
<p>Un aspetto interessante è l&#8217;interazione del microbiota con il sistema immunitario. Attraverso un costante dialogo, i batteri benefici rilasciano molecole segnale che modulano l&#8217;attività delle cellule immunitarie, promuovendo una risposta bilanciata e prevenendo reazioni eccessive. Questo è essenziale per evitare infiammazioni croniche che possono danneggiare il corpo nel lungo termine.</p>
<p>Alimenti fermentati come yogurt, kefir e crauti sono ricchi di probiotici, microrganismi vivi che possono colonizzare l&#8217;intestino e promuovere un microbiota sano. Questi alimenti aiutano a mantenere una barriera intestinale forte e a ridurre l&#8217;infiammazione, favorendo una risposta immunitaria efficace.</p>
<p>Le fibre prebiotiche presenti in alimenti come aglio, cipolla, porri e banane sono il cibo preferito dei batteri benefici. Consumare questi alimenti favorisce la crescita dei batteri buoni, migliorando ulteriormente la salute del microbiota e, di conseguenza, del sistema immunitario.</p>
<p>I polifenoli, antiossidanti potenti presenti nel cacao, nel tè verde e nei frutti di bosco, contribuiscono a proteggere l&#8217;intestino dallo stress ossidativo e a favorire la crescita di batteri benefici. Un intestino sano è meno suscettibile alle infezioni e alle infiammazioni, garantendo una difesa immunitaria più forte.</p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<h2><strong><em>La Dieta Mediterranea: Un Modello di Salute</em></strong></h2>
<p>Un’alimentazione equilibrata e varia è il miglior alleato per un sistema immunitario forte e reattivo, per questo uno degli schemi alimentari più efficaci nel sostenere il sistema immunitario è la Dieta Mediterranea. Basata sulle tradizioni alimentari dei paesi del bacino Mediterraneo, come Italia, Grecia e Spagna, prevede il consumo prevalente di frutta, verdura, cereali integrali, legumi, pesce e olio extravergine di oliva, risulta quindi ricca di sostanze antiossidanti e composti antinfiammatori che favoriscono il benessere generale. Gli studi hanno dimostrato che chi segue questo modello alimentare ha un minor rischio di sviluppare malattie infiammatorie e infettive, grazie all’effetto sinergico dei suoi alimenti. La Dieta Mediterranea è uno stile alimentare che ha guadagnato riconoscimento globale per i suoi numerosi benefici sulla salute, è stata dichiarata Patrimonio Immateriale dell&#8217;Umanità dall&#8217;UNESCO nel 2010. Adottare la Dieta Mediterranea significa fare una scelta consapevole per un sistema immunitario forte e una vita sana ed equilibrata.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><em>La salute inizia a tavola!</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Rubrica Dolce Scienza: il Miele</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/miele-loro-liquido-della-natura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[pattoincucina2024]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jan 2025 12:56:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[alveare]]></category>
		<category><![CDATA[api]]></category>
		<category><![CDATA[Miele]]></category>
		<category><![CDATA[Pappa reale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4526</guid>

					<description><![CDATA[Miele: l’oro liquido della natura Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella &#160; Dolce, vellutato, profumato. Il miele non è solo un alimento: è il risultato di un equilibrio perfetto tra natura e lavoro umano, tra il fiore e l’ape, tra il tempo e la pazienza. Sin dall’antichità, è stato considerato un dono prezioso, capace di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1><strong>Miele: l’oro liquido della natura</strong></h1>
<p><strong>Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dolce, vellutato, profumato. Il miele non è solo un alimento: è il risultato di un equilibrio perfetto tra natura e lavoro umano, tra il fiore e l’ape, tra il tempo e la pazienza. Sin dall’antichità, è stato considerato un dono prezioso, capace di nutrire, curare e conservare.</p>
<p>Oggi, mentre si riscoprono alimenti semplici e autentici, il miele torna protagonista nelle nostre cucine. Ma attenzione: non tutto il miele è uguale, e saper riconoscere quello vero, artigianale e locale è il primo passo per gustarlo davvero.</p>
<p>Il miele è uno degli alimenti più antichi conosciuti dall’uomo. La sua presenza è documentata in incisioni rupestri risalenti a oltre 8.000 anni fa, come quelle nella cueva de la Araña, in Spagna, dove una figura umana viene raffigurata nell’atto di raccogliere miele da un alveare selvatico. Nell’antico Egitto, il miele era considerato sacro: offerto agli dèi, deposto nelle tombe come nutrimento per l’aldilà e utilizzato come balsamo per imbalsamazioni. Era anche usato come dolcificante in un’epoca in cui lo zucchero ancora non esisteva.  I Greci lo chiamavano “nettare degli dei”. Ippocrate, il padre della medicina, ne lodava le proprietà curative e lo prescriveva per guarire ferite, lenire la tosse, rinvigorire l’organismo. Era usato anche dagli atleti olimpici come fonte di energia rapida. Per i Romani, il miele era al centro della cucina e della medicina: Apicio lo includeva in molte ricette, e Plinio il Vecchio lo descriveva come “il più dolce dei rimedi”. Anche nella medicina ayurvedica indiana e tradizionale cinese, il miele era (ed è tuttora) usato come veicolo per le erbe, per potenziarne gli effetti e favorirne l’assimilazione.  Nel Medioevo veniva utilizzato anche per conservare frutta e carni, grazie alle sue proprietà antibatteriche naturali. Il miele era ovunque: nei monasteri, nelle farmacie, nelle tavole nobiliari.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-4527 aligncenter" src="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2025/09/pexels-roman-odintsov-6422025-300x200.jpg" alt="" width="482" height="321" srcset="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2025/09/pexels-roman-odintsov-6422025-300x200.jpg 300w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2025/09/pexels-roman-odintsov-6422025-1030x687.jpg 1030w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2025/09/pexels-roman-odintsov-6422025-768x512.jpg 768w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2025/09/pexels-roman-odintsov-6422025-1536x1024.jpg 1536w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2025/09/pexels-roman-odintsov-6422025-2048x1365.jpg 2048w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2025/09/pexels-roman-odintsov-6422025-1500x1000.jpg 1500w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2025/09/pexels-roman-odintsov-6422025-705x470.jpg 705w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2025/09/pexels-roman-odintsov-6422025-1200x800.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 482px) 100vw, 482px" /></p>
<h2><strong>Che cos&#8217;è il miele e quali sono le sue caratteristiche?</strong></h2>
<p>Il miele è il prodotto della trasformazione del nettare dei fiori (o della melata, una sostanza zuccherina secreta da alcuni insetti) da parte delle api mellifere. È un alimento vivo, ricco di enzimi, vitamine, minerali e zuccheri naturali.</p>
<ul>
<li><em>Raccolta del nettare: </em>Le api bottinatrici visitano migliaia di fiori al giorno, raccogliendo il nettare con la loro proboscide e conservandolo nel gozzo melario, un piccolo “sacchetto” interno dove inizia una prima trasformazione enzimatica.</li>
<li><em>Deposito nelle cellette dell’alveare: </em>Tornate nell’alveare, le api passano il nettare ad altre api operaie, che lo lavorano e lo disidratano attraverso l’azione enzimatica e il battito delle ali, riducendone l’umidità.</li>
<li><em>Sigillatura con cera: </em>Una volta che il nettare si è trasformato in miele e ha raggiunto la giusta densità, le api chiudono le cellette con un tappo di cera, proteggendolo come scorta per i mesi freddi.</li>
<li><em>Smielatura: </em>L’apicoltore preleva i telaini dai favi maturi, rimuove i tappi di cera (disopercolatura) e li inserisce in uno smielatore, che con una centrifuga fa fuoriuscire il miele.</li>
<li><em>Filtraggio e decantazione: </em>Il miele viene filtrato delicatamente per eliminare impurità (come frammenti di cera o propoli), poi lasciato a decantare per alcuni giorni in grandi contenitori, dove le bolle d’aria e le ultime impurità affiorano in superficie.</li>
<li><em>Invasettamento: </em>Il miele viene infine confezionato senza alcun trattamento termico, pronto per essere consumato così com’è. Alcuni apicoltori effettuano una cristallizzazione controllata, per ottenere una texture più cremosa.</li>
</ul>
<p>Ogni miele è unico: cambiano il sapore, il profumo, il colore e la consistenza a seconda della pianta da cui proviene il nettare, del territorio, della stagione e del lavoro dell’apicoltore.</p>
<p>Difatti in Italia, grazie alla sua biodiversità, si possono trovare diverse varietà di mieli monofloreali.  Eccone alcuni:</p>
<ul>
<li>Millefiori: delicato e versatile, cambia gusto in base al territorio.</li>
<li>Acacia: dolce, chiaro, liquido a lungo. Ottimo per dolcificare.</li>
<li>Castagno: scuro, amarognolo, ideale con i formaggi.</li>
<li>Eucalipto: balsamico, perfetto in inverno.</li>
<li>Arancio: profumato e agrumato, per dolci e tisane.</li>
<li>Corbezzolo (Sardegna): rarissimo, molto amaro, eccellente con i formaggi.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Valori nutrizionali </strong></h2>
<p>Il miele è un alimento dalla composizione complessa e variabile, che riflette l’interazione tra la pianta di origine, l’attività delle api e i processi naturali di trasformazione chimica, fisica ed enzimatica del nettare. La sua principale caratteristica nutrizionale è l’alta concentrazione di zuccheri semplici: il miele è composto per oltre l’80% da carboidrati, in particolare glucosio e fruttosio, due monosaccaridi facilmente assimilabili dal nostro organismo.</p>
<p>A differenza del comune zucchero (saccarosio), il miele non richiede un’intensa digestione: essendo parzialmente pre-digerito dalle api, i suoi zuccheri passano rapidamente nel sangue, fornendo energia immediatamente disponibile. Il glucosio viene assorbito con effetto “carburante” immediato, mentre il fruttosio, meno impattante sul sistema dentale, garantisce un rilascio energetico più graduale. Questo rende il miele ideale in caso di affaticamento, stress fisico o sport, ma anche come dolcificante più sano da integrare nella dieta quotidiana.  In media, il miele contiene:</p>
<ul>
<li>Fruttosio: 38–40%</li>
<li>Glucosio: 30–35%</li>
<li>Maltosio e altri disaccaridi: circa 7%</li>
<li>Saccarosio: 2–5%</li>
<li>Acqua: 17–20%</li>
</ul>
<p>Pur essendo molto dolce, il miele ha un potere calorico più basso rispetto allo zucchero: circa 300 kcal per 100 grammi, contro le 400 kcal dello zucchero raffinato. Questo significa che, a parità di dolcezza, ne basta meno e si assumono meno calorie.</p>
<p>Ma il miele non è solo zuccheri. Contiene anche una piccola ma significativa quantità di micronutrienti e composti bioattivi: enzimi, aminoacidi, antiossidanti naturali, acidi organici, polifenoli, granuli pollinici e sali minerali come potassio, calcio, magnesio, ferro e fosforo. Sono presenti anche vitamine del gruppo B e vitamina C, in quantità variabili a seconda del tipo di miele. In particolare, i mieli più scuri tendono ad avere un contenuto più elevato di minerali e composti antiossidanti.</p>
<p>Il profilo nutrizionale del miele è talmente distintivo che i granuli pollinici in esso contenuti possono essere utilizzati per identificare la provenienza botanica e geografica del prodotto, diventando una sorta di “impronta digitale naturale”.</p>
<p>Infine, i principi attivi delle piante di origine possono lasciare la loro traccia nel miele sotto forma di oli essenziali, sostanze aromatiche e composti fitoterapici, che ne influenzano aroma e proprietà. Ad esempio, il miele di acacia è noto per il suo contenuto relativamente alto di ferro e calcio, e altri mieli – come quello di castagno o di eucalipto – mostrano proprietà leggermente balsamiche o antinfiammatorie.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Proprietà benefiche</strong></h2>
<p>Il miele non è solo buono: è anche un alleato della salute. Già in antichità — da Egizi, Greci e Romani — era utilizzato come rimedio naturale per numerosi disturbi.</p>
<ul>
<li><em>Antibatterico naturale</em>: Il miele ha proprietà antimicrobiche grazie alla sua composizione zuccherina, alla bassa umidità e alla presenza di enzimi come la glucosio-ossidasi. In antichità veniva usato per disinfettare ferite e ustioni, e oggi è alla base di alcuni preparati medici.</li>
<li><em>Lenitivo per gola e vie respiratorie:</em> Un cucchiaino di miele (soprattutto di tiglio o eucalipto) in una tisana calda aiuta a lenire la gola infiammata e calmare la tosse.</li>
<li><em>Energizzante naturale</em>: Grazie al contenuto di zuccheri semplici facilmente assimilabili, è perfetto per uno snack energetico pre o post-allenamento.</li>
<li><em>Ricco di antiossidanti:</em> In particolare i mieli scuri (come castagno e corbezzolo) sono ricchi di polifenoli, che contrastano l’invecchiamento cellulare.</li>
<li><em>Benefico per l’intestino:</em> Alcuni mieli contengono prebiotici naturali, favorendo la flora batterica intestinale e la regolarità.</li>
</ul>
<p>Anche se vanta diversi effetti benefici sulla salute, il miele non è un alimento adatto per i bambini al di sotto dei 12 mesi, per il rischio di botulismo infantile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Miele industriale o Biologico? </strong></h2>
<p>La scelta del miele, anche tra gli scaffali del supermercato, può risultare meno immediata del previsto. Le differenze tra miele industriale, biologico o artigianale sono significative, non solo per quanto riguarda la tipologia, ma anche in termini di qualità nutrizionale e impatto ambientale, incluso il benessere delle api.</p>
<p>Il miele industriale è spesso frutto di miscele di provenienza diversa, sottoposto a trattamenti termici come la pastorizzazione per mantenere la fluidità e facilitarne la conservazione. Questi processi, però, degradano enzimi, vitamine e aromi naturali, impoverendo il prodotto dal punto di vista nutrizionale e sensoriale. Inoltre, nella produzione intensiva si possono usare antibiotici, pesticidi o zuccheri aggiunti, soprattutto nei Paesi extra UE dove i controlli sono meno stringenti.</p>
<p>Il miele biologico, invece, segue un disciplinare rigoroso: le api devono essere allevate in zone incontaminate, lontane da fonti di inquinamento, e non devono essere trattate con sostanze chimiche di sintesi. Non solo è più sano e sicuro, ma rispetta il lavoro delle api e i ritmi della natura. Anche il miele artigianale, pur senza certificazione bio, può essere una scelta eccellente se proviene da apicolture locali trasparenti e rispettose dell’ambiente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Insidie nascoste: etichetti, frodi e cattiva informazione</strong></h2>
<p>Nonostante il miele venga percepito come un alimento “puro” e naturale per eccellenza, non è esente da rischi nascosti, soprattutto se si acquistano prodotti industriali o di dubbia provenienza. In un mercato globale dove la domanda di miele supera l’offerta locale, le frodi alimentari sono purtroppo sempre più diffuse.</p>
<p>Una delle insidie più comuni riguarda la falsificazione del prodotto, attraverso l&#8217;aggiunta di zuccheri industriali, come lo sciroppo di glucosio, fruttosio o mais, che vengono mescolati per abbattere i costi. Questo tipo di miele “allungato” perde completamente le sue qualità naturali, pur mantenendo un aspetto visivamente simile all’originale.  Anche la miscelazione di mieli provenienti da diversi Paesi – spesso indicata sulle etichette con diciture vaghe come “miscela di mieli UE e non UE” – è una pratica diffusa che penalizza la qualità e la tracciabilità del prodotto.</p>
<p>In ambito di etichettatura, la normativa europea consente di vendere miele senza indicare il Paese di origine esatto, e questo rende difficile per il consumatore capire da dove provenga realmente il prodotto. In mancanza di una filiera trasparente, si rischia di acquistare miele di bassa qualità, importato da Paesi con standard igienico-sanitari e ambientali inferiori, dove si fa anche un uso massiccio di antibiotici o pesticidi.</p>
<p>Per orientarsi, è importante scegliere miele con etichetta “miele italiano 100%” o, meglio ancora, rivolgersi a produttori locali, apicolture artigianali o marchi certificati.</p>
<p>Un’altra insidia è la percezione errata della cristallizzazione: molti consumatori pensano che il miele “buono” debba rimanere sempre liquido, ma è vero il contrario. La cristallizzazione è un processo naturale che avviene più o meno rapidamente a seconda del tipo di miele, ed è anzi un segnale di purezza. Per mantenere un aspetto liquido a lungo, alcuni produttori riscaldano il miele a temperature elevate (pastorizzazione), compromettendo però le sue proprietà nutritive e benefiche.</p>
<p>Infine, come tutti i prodotti naturali, anche il miele può essere esposto a contaminanti ambientali, come metalli pesanti, pesticidi o antibiotici utilizzati in apicoltura intensiva. Questo avviene soprattutto in zone agricole ad alta industrializzazione o in Paesi dove la regolamentazione è meno rigida. Anche in questo caso, la qualità dipende moltissimo dalla cura dell’apicoltore e dalla trasparenza della produzione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Come scegliere un miele di qualità? </strong></h2>
<p>Nel mercato attuale non è sempre semplice riconoscere un miele genuino. Etichette poco chiare, miscelazioni e trattamenti industriali possono comprometterne qualità e proprietà. Ecco alcuni punti chiave da tenere in considerazione quando si vuole portare in tavola un miele di qualità.</p>
<p><em><u>Preferire miele con indicazione chiara dell’origine:</u></em> È consigliabile scegliere miele 100% italiano, evitando prodotti con etichette generiche come “miscela di mieli UE e non UE”.</p>
<p><em><u>Optare per miele biologico certificato:</u></em> Il miele biologico garantisce un processo produttivo controllato e privo di contaminazioni chimiche, nel rispetto dell’ambiente e delle api.</p>
<p><em><u>Non considerare la cristallizzazione un difetto:</u></em> La cristallizzazione è un fenomeno naturale che può indicare la purezza del prodotto. Un miele che rimane liquido troppo a lungo potrebbe essere stato sottoposto a riscaldamento industriale.</p>
<p><em><u>Verificare l’etichetta</u></em>: Un miele di qualità non contiene ingredienti aggiuntivi. In etichetta deve essere riportata una sola voce: “miele”.</p>
<p><em><u>Valutare l’acquisto da produttori locali o artigianali:</u></em> I mieli venduti direttamente da apicoltori o piccoli produttori offrono spesso maggiore trasparenza, freschezza e varietà botanica.</p>
<p><em><u>Osservare aspetto, profumo e consistenza:</u></em> Colore, densità e aroma variano in base alla tipologia botanica. Tali caratteristiche sono indicatrici della qualità e dell’origine.</p>
<p><em><u>Informarsi sulla tracciabilità del prodotto:</u></em> È importante che il miele riporti informazioni chiare sulla provenienza. I pollini naturalmente presenti possono contribuire all’identificazione botanica e geografica.</p>
<p>Di<em><u>ffidare di prezzi troppo bassi:</u></em> Un costo eccessivamente contenuto può indicare un prodotto diluito, adulterato o di provenienza non controllata.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Come utilizzare il miele in cucina</strong></h2>
<p>Il miele non è solo un dolcificante naturale, ma un ingrediente versatile in cucina, capace di arricchire una vasta gamma di piatti, dalle colazioni dolci alle preparazioni salate. Oltre ad essere un&#8217;alternativa sana allo zucchero, il miele dona un aroma unico e una consistenza che può trasformare anche i piatti più semplici in esperienze gustative particolari. Ecco alcune idee su come utilizzarlo in modo creativo per esaltare i sapori e aggiungere un tocco di dolcezza naturale a ogni preparazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Pollo miele e senape </strong></h3>
<p><strong><em>Ingredienti per 4 persone:</em></strong></p>
<ul>
<li>4 petti di pollo o sovracosce senza pelle</li>
<li>2 cucchiai di miele</li>
<li>2 cucchiai di senape</li>
<li>1 cucchiaio di olio d’oliva</li>
<li>Sale e pepe q.b.</li>
</ul>
<p><strong><em>Preparazione:</em></strong></p>
<p>In una ciotola, mescolare il miele, la senape, l’olio, il sale e il pepe per creare la marinatura; immergere i petti di pollo nella marinatura e lasciarli riposare per almeno 30 minuti; scaldare una padella antiaderente e cuocere il pollo per 5-7 minuti per lato, finché non risulti ben dorato e cotto; servire caldo, accompagnato da un contorno di verdure grigliate.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Yogurt con miele e noci</strong></h3>
<p><strong><em>Ingredienti per 2 persone:</em></strong></p>
<ul>
<li>200 g di yogurt greco</li>
<li>2 cucchiai di miele</li>
<li>Una manciata di noci intere o tritate</li>
<li>Un pizzico di cannella (facoltativo)</li>
</ul>
<p><strong><em>Preparazione:</em></strong></p>
<p>In una ciotola, versare lo yogurt greco; aggiungere il miele e mescolare fino a ottenere un composto omogeneo; cospargere con le noci tritate e una spolverata di cannella; gustare come colazione o spuntino.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Tomini al miele</strong></h3>
<p><strong><em>Ingredienti per 2 persone: </em></strong></p>
<ul>
<li>2 tomini</li>
<li>2 cucchiai di miele (preferibilmente di acacia o millefiori)</li>
<li>2 cucchiai di olio extravergine d’oliva</li>
<li>1 rametto di rosmarino fresco</li>
<li>1 cucchiaio di aceto balsamico (facoltativo)</li>
<li>2 fette di pane</li>
<li>Nocciole q.b</li>
<li>Sale e pepe q.b.</li>
</ul>
<p><strong><em>Preparazione: </em></strong></p>
<p>Per la marinatura: in una piccola ciotola, unire il miele, l’olio extravergine d’oliva, il rosmarino tritato finemente, il sale e il pepe. Se desiderato, aggiungere anche un cucchiaio di aceto balsamico per un tocco di acidità; disporre i tomini in una ciotola e versare sopra la marinata; coprire e lasciare riposare in frigorifero per almeno 30 minuti, in modo che i sapori si amalgamino bene; cuocere i tomini: scaldare una padella antiaderente a fuoco medio-alto. Quando la padella è calda, mettere i tomini a cuocere, girandoli delicatamente fino a dorarli su entrambi i lati (circa 2-3 minuti per lato). Il formaggio dovrà essere leggermente croccante all’esterno ma morbido all’interno; servire i tomini caldi, magari accompagnati da qualche fetta di pane tostato. Aggiungere infine un filo di miele sopra i tomini con delle nocciole tritate appena prima di servirli.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Rubrica Dolce Scienza: il Cioccolato</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/rubrica-dolce-scienza-il-cacao-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[pattoincucina2024]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jan 2025 13:18:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[cacao]]></category>
		<category><![CDATA[cioccolato]]></category>
		<category><![CDATA[cioccolato al latte]]></category>
		<category><![CDATA[cioccolato bianco]]></category>
		<category><![CDATA[fondente]]></category>
		<category><![CDATA[ricette tradizione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4537</guid>

					<description><![CDATA[Dalle sue origini ai diversi benefici per la salute e le varietà! Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella &#160; Il cioccolato fondente contiene una quantità di cacao elevata, generalmente almeno il 45-50%, ma può arrivare fino al 70% o più. Per essere definito fondente, il cioccolato deve contenere solo burro di cacao come grasso, mentre [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1>Dalle sue origini ai diversi benefici per la salute e le varietà!</h1>
<p><strong>Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il cioccolato fondente contiene una quantità di cacao elevata, generalmente almeno il 45-50%, ma può arrivare fino al 70% o più. Per essere definito fondente, il cioccolato deve contenere solo burro di cacao come grasso, mentre non contiene latte aggiunto. Gli ingredienti principali sono quindi pasta di cacao, burro di cacao e zucchero. Questa combinazione gli conferisce un gusto intenso e amaro, con sfumature aromatiche che variano in base alla qualità e alla provenienza del cacao. Grazie al basso contenuto di zuccheri, il cioccolato fondente è spesso considerato una scelta più salutare.</p>
<p>Il cioccolato extra-fondente è una variante del fondente con un contenuto di cacao ancora più elevato, spesso superiore al 70% e fino al 99% in alcune versioni. Questo alto contenuto di cacao lo rende molto amaro e, in alcuni casi, più difficile da gustare per i palati non abituati. Tuttavia, è particolarmente apprezzato dagli amanti del cioccolato puro, perché esalta al massimo i sapori naturali del cacao, senza essere mascherato da zucchero o altri ingredienti. A causa dell’assenza di dolcificanti, l&#8217;extra-fondente è considerato un cioccolato ricco di antiossidanti e con un basso impatto glicemico.</p>
<p>Il cioccolato al latte contiene una percentuale inferiore di cacao, generalmente tra il 25% e il 40%, ed è arricchito con latte in polvere o latte condensato, oltre a zucchero e burro di cacao. L’aggiunta di latte e zucchero gli conferisce una consistenza più cremosa e un gusto dolce e delicato, che lo rende molto popolare. Questo tipo di cioccolato è meno amaro rispetto al fondente e presenta note di caramello e vaniglia. Tuttavia, ha un contenuto calorico e di zuccheri più elevato, e un minore apporto di antiossidanti rispetto al fondente.</p>
<p>Il cioccolato bianco, pur essendo chiamato “cioccolato,” non contiene pasta di cacao, ma solo burro di cacao, zucchero e latte. L’assenza di massa di cacao gli fa perdere il caratteristico colore scuro e gli conferisce il suo colore chiaro. Ha un sapore dolce e lattiginoso, con una consistenza morbida e burrosa. Il cioccolato bianco non contiene antiossidanti come i polifenoli del cacao presenti nel cioccolato fondente, quindi non offre gli stessi benefici per la salute. Tuttavia, il suo gusto unico lo rende molto utilizzato in pasticceria.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-4532 aligncenter" src="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2025/09/pexels-anete-lusina-4791265-200x300.jpg" alt="" width="360" height="540" srcset="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2025/09/pexels-anete-lusina-4791265-200x300.jpg 200w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2025/09/pexels-anete-lusina-4791265-688x1030.jpg 688w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2025/09/pexels-anete-lusina-4791265-768x1150.jpg 768w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2025/09/pexels-anete-lusina-4791265-1025x1536.jpg 1025w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2025/09/pexels-anete-lusina-4791265-1367x2048.jpg 1367w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2025/09/pexels-anete-lusina-4791265-1001x1500.jpg 1001w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2025/09/pexels-anete-lusina-4791265-471x705.jpg 471w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2025/09/pexels-anete-lusina-4791265-scaled.jpg 1709w" sizes="auto, (max-width: 360px) 100vw, 360px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<table width="680">
<tbody>
<tr>
<td width="132"><strong>Tipologia</strong></td>
<td width="123"><strong>Contenuto di cacao</strong></td>
<td width="139"><strong>Ingredienti principali</strong></td>
<td width="128"><strong>Sapore</strong></td>
<td width="158"><strong>Benefici</strong></p>
<p><strong>per la salute</strong></p>
<p><strong> </strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="132"><strong>Fondente</strong></td>
<td width="123">45-70%</td>
<td width="139">Pasta di cacao, burro di cacao, zucchero</td>
<td width="128">Intenso, amaro</td>
<td width="158">Meno zuccheri, antiossidante</td>
</tr>
<tr>
<td width="132"><strong>Extra-fondente</strong></td>
<td width="123">70-99%</td>
<td width="139">Pasta di cacao, burro di cacao</td>
<td width="128">Molto amaro</td>
<td width="158">Molto ricco di antiossidanti</td>
</tr>
<tr>
<td width="132"><strong>Al Latte</strong></td>
<td width="123">25-40%</td>
<td width="139">Pasta di cacao, burro di cacao, zucchero, latte</td>
<td width="128">Dolce, cremoso</td>
<td width="158">Gusto avvolgente ma più zuccherino</td>
</tr>
<tr>
<td width="132"><strong>Bianco</strong></td>
<td width="123">0%</td>
<td width="139">Burro di cacao, zucchero, latte</td>
<td width="128">Dolce, lattiginoso</td>
<td width="158">Nessun antiossidante molto dolce</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Caratteristiche da ricercare nel cioccolato</strong></h2>
<p>Nella scelta del cioccolato più adatto, e per poter trarne maggiori benefici, sicuramente bisogna prestare attenzione al contenuto di cacao, che deve essere superiore al 70%, per un maggiore apporto di antiossidanti e minor apporto di zuccheri. Se si preferisce il cioccolato al latte è preferibile scegliere delle varianti con almeno il 30-40% di cacao.</p>
<p>Fondamentale è anche valutare la lista degli ingredienti, un buon cioccolato dovrebbe avere pochi e semplici ingredienti, come cacao (polvere o pasta di cacao o burro di cacao), zucchero e se necessario latte, senza l’aggiunta di additivi. È bene evitare quei prodotti che contengono oli vegetali, aromi artificiali o emulsionanti, non necessari in un cioccolato di qualità.</p>
<p>L’aspetto del cioccolato permette di scegliere con maggior attenzione, in quanto dovrebbe presentarsi con un colore uniforme e lucido, e avere una consistenza liscia che si fonde facilmente in bocca. Al contrario, un cioccolato grigiastro e opaco, con una consistenza granulosa, può indicare una cattiva conservazione o una qualità inferiore del prodotto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Il cacao e il cioccolato in cucina</strong></h2>
<p>Cacao e cioccolato sono ingredienti straordinariamente versatili, ideali non solo per arricchire dolci, ma anche per dare vita a creazioni culinarie originali. Il loro sapore intenso e avvolgente li rende protagonisti di ricette classiche e, ancor più, della cucina contemporanea, dove vengono usati per sorprendere e affascinare il palato con combinazioni inaspettate.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong><em>Coda alla vaccinara con cacao</em></strong></h3>
<p><strong>Ingredienti per 4 persone:</strong></p>
<ul>
<li>1 coda di bue da un chilo</li>
<li>100 g di guanciale</li>
<li>800 g di pomodori pelati</li>
<li>1 sedano</li>
<li>100 g di pinoli</li>
<li>100 g di uva passa</li>
<li>70 g di cacao</li>
<li>1 cipolla</li>
<li>2 spicchi di aglio</li>
<li>Olio evo q.b</li>
<li>Chiodi di garofano</li>
<li>Sale e pepe</li>
</ul>
<p><strong>Procedimento: </strong></p>
<p>Rosolare la coda tagliata in una padella con il guanciale, la cipolla e i chiodi di garofano, sfumare con vino bianco e lasciar cuocere con coperchio per 15 minuti; successivamente aggiungere i pelati e continuare la cottura per circa 1 ora; ricoprire con acqua calda e continuare la cottura per altre 3 ore;  nel mentre lessare in acqua bollente il sedano ed aggiungere l’uva passa, il cacao e un po&#8217; di sugo della coda; Lasciare sobbollire per qualche minuto e la salsa è pronta per condire la coda una volta cotta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong><em>Risotto al cioccolato</em></strong></h3>
<p><strong>Ingredienti per 4 persone:</strong></p>
<ul>
<li>320 g di riso</li>
<li>½ cipolla</li>
<li>100 g di cioccolato fondente</li>
<li>1 L di brodo vegetale</li>
<li>30 g di parmigiano grattugiato</li>
<li>10 g di burro</li>
<li>1 pera</li>
<li>40 g di marsala</li>
<li>Olio evo q.b</li>
<li>Sale</li>
</ul>
<p><strong>Procedimento: </strong></p>
<p>Lasciar rosolare un giro d’olio con la cipolla; aggiungere il riso per farlo tostare e iniziare a sfumare con marsala e successivamente aggiungere il brodo poco alla volta; nel frattempo sciogliere il cioccolato a bagnomaria e al termine della cottura del riso unire il cioccolato; mantecare con burro e parmigiano, e dei pezzettini di pera; servire con delle fettine di pera e se gradito una spolverata di parmigiano.</p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<h3><strong><em>Gamberi in glassa al cioccolato</em></strong></h3>
<p><strong>Ingredienti per 6-8 persone:</strong></p>
<ul>
<li>9 gamberoni sgusciati</li>
<li>100 g di stracciatella (opzionale)</li>
<li>Olio evo q.b</li>
<li>Sale e pepe</li>
<li>Vino bianco q.b</li>
</ul>
<p><strong>Per la glassa:</strong></p>
<ul>
<li>35 g di cioccolato fondente grattugiato</li>
<li>2 cucchiai di aceto balsamico</li>
<li>Olio evo q.b</li>
</ul>
<p><strong>Procedimento: </strong></p>
<p>Saltare i gamberi in padella con un filo d’olio e sfumare con del vino bianco, aggiustando con sale e pepe; nel mentre sciogliere a bagnomaria il cioccolato fondente, unendo un filo d’olio; emulsionare la crema ed aggiungere l’aceto balsamico. Servire i gamberi sopra un letto di stracciatella e ricoperti di glassa al cioccolato.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Rubrica Dolce Scienza: il Cacao</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/rubrica-dolce-scienza-il-cacao/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[pattoincucina2024]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Dec 2024 13:05:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[cacao]]></category>
		<category><![CDATA[catechine]]></category>
		<category><![CDATA[polifenoli.]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4530</guid>

					<description><![CDATA[Dalle sue origini ai diversi benefici per la salute e le varietà! Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella &#160; La storia del cioccolato ha radici antiche e lontane, le prime testimonianze risalgono al XVI secolo in America centrale. Le bacche di cacao venivano tostate, macinate e la polvere ottenuta veniva mescolata con acqua e sbattuta, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1>Dalle sue origini ai diversi benefici per la salute e le varietà!</h1>
<p><strong>Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La storia del cioccolato ha radici antiche e lontane, le prime testimonianze risalgono al XVI secolo in America centrale. Le bacche di cacao venivano tostate, macinate e la polvere ottenuta veniva mescolata con acqua e sbattuta, per ottenere una bevanda amara e tonificante dalla consistenza schiumosa, il Xocolalt. Nelle civiltà Maya e Azteche il cioccolato veniva considerato un dono divino, tanto da chiamarlo <em>Theobroma cacao</em>, Cibo degli Dei.</p>
<p>Il cioccolato giunge fino in Europa grazie a Hernan Cortes dopo il suo ritorno in Spagna dai territori di Montezuma. Questo cibo degli dei non è stato subito apprezzato in Europa, a causa del suo sapore amaro veniva utilizzato come medicina. Soltanto grazie ai frati gesuiti che iniziarono a creare delle miscele a base di cacao, zucchero di canna e vaniglia, questa polvere iniziò ad essere apprezzata, dando inizio all’importazione del cacao nel 1585.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-4533 aligncenter" src="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2025/09/cacao-3995995-300x168.jpg" alt="" width="745" height="417" srcset="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2025/09/cacao-3995995-300x168.jpg 300w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2025/09/cacao-3995995-1030x578.jpg 1030w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2025/09/cacao-3995995-768x431.jpg 768w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2025/09/cacao-3995995-1536x862.jpg 1536w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2025/09/cacao-3995995-2048x1150.jpg 2048w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2025/09/cacao-3995995-1500x842.jpg 1500w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2025/09/cacao-3995995-705x396.jpg 705w" sizes="auto, (max-width: 745px) 100vw, 745px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Le fave di cacao e la loro lavorazione</strong></h2>
<p>Le fave di cacao attraversano un processo meticoloso di lavorazione che inizia dalla loro raccolta. Ogni fase contribuisce allo sviluppo del profilo aromatico unico che rende il cacao un ingrediente prezioso, valorizzato in tutto il mondo per il suo impatto sull’industria dolciaria.</p>
<p>La raccolta avviene manualmente, utilizzando un machete per staccare con precisione la cabosse (frutto dell’albero di cacao) dai rami, un taglio impreciso può danneggiare il frutto e compromettere la qualità delle fave contenute al suo interno. L’estrazione avviene nel momento stesso della raccolta, mediamente si possono ritrovare dalle 25 alle 75 fave all’interno di una singola cabosse. Le fave sono avvolte da una polpa zuccherina e leggermente acidula, la quale viene rimossa ed utilizzata come fertilizzante o foraggio.</p>
<p>A seguito della raccolta e dell’estrazione le fave sono sottoposte ad un processo di fermentazione, per cui i semi mescolati con la polpa vengono ricoperti con foglie di banano e lasciati riposare per circa 5 giorni, duranti i quali si sviluppano le note aromatiche. Questa fase permette anche la fuoriuscita del succo, al fine di preparare le fave per la fase di essiccazione, per diminuire l’umidità dal 60% al 7.5%, passaggio fondamentale per evitare la proliferazione di muffe e microrganismi dannosi. Tradizionalmente questa procedura avviene al sole e può durare dalle due alle tre settimane, con fase di rimescolamento per ottenere una essiccazione uniforme.</p>
<p>Dopo questi processi le fave vengono immagazzinate in luoghi asciutti con un’areazione continua, per essere poi spedite alle aziende di lavorazione, dove vengono sottoposte a processi di pulizia. Successivamente si procede con una fase di tostatura a 120-180°, per circa 15-30 minuti. Dopo la tostatura, le fave vengono decorticate, separando i gusci dalla granella. La granella di cacao tostata viene poi macinata, processo che rappresenta l’inizio della trasformazione del cacao in pasta di cacao, la quale sottoposta ad estrazione permette la produzione del burro di cacao, entrambi utilizzati nella produzione del cioccolato e di altri derivati.</p>
<p>La pasta di cacao è composta da due elementi principali: una parte solida (cacao secco), ricca di nutrienti e sostanze aromatiche, come i polifenoli e le proteine, che contribuiscono al gusto intenso e alle proprietà benefiche del cacao, e una parte grassa, il burro di cacao.</p>
<p>Il burro di cacao è un grasso vegetale che si presenta solido a temperatura ambiente e si scioglie a una temperatura di 34-38°C. La sua capacità di fondere a questa temperatura è fondamentale per creare una consistenza vellutata e una piacevole scioglievolezza in bocca. Inoltre, il burro di cacao viene aggiunto al cioccolato per migliorarne la lucentezza e la stabilità della struttura, contribuendo a creare un prodotto finale di alta qualità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Proprietà e valori nutrizionali del cacao  </strong></h2>
<p>Il cacao, la componente secca della pasta di cacao, è ricco di nutrienti essenziali e composti bioattivi, che conferiscono a questo prodotto anche proprietà terapeutiche. Il cacao è un alimento calorico che offre diversi nutrienti, presentando una densità calorica inferiore rispetto al cioccolato, il quale può contenere anche altri ingredienti che non sempre sono benefici. Tuttavia, se consumato nelle giuste quantità, il cacao può essere integrato in una dieta bilanciata, poiché è in grado di apportare numerosi vantaggi per la salute dell&#8217;organismo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<table width="312">
<tbody>
<tr>
<td colspan="2" width="312">Valori nutrizionali per 100 g di cacao in polvere</td>
</tr>
<tr>
<td width="132">Energia</td>
<td width="180">355 kcal</td>
</tr>
<tr>
<td width="132">Carboidrati</p>
<p>di cui amido</p>
<p>di cui zuccheri</td>
<td width="180">11 g</p>
<p>10 g</p>
<p>in tracce</td>
</tr>
<tr>
<td width="132">Lipidi</td>
<td width="180">25 g</td>
</tr>
<tr>
<td width="132">Proteine</td>
<td width="180">20 g</td>
</tr>
<tr>
<td width="132">Fibra</td>
<td width="180">0 g</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<p>La presenza di composti come polifenoli, flavonoidi, catechine ed epicatechine attribuisce a questo alimento un grande potere antiossidante, persino superiore alle proprietà del tè verde. Le catechine, responsabili del sapore amaro del cacao, hanno riconosciute proprietà antitumorali e antimicrobiche. I flavonoidi invece hanno dimostrate capacità neuroprotettive, limitando i processi di neurodegenerazione e prevenendo il declino cognitivo legata all’età. È importante sottolineare che il cacao grezzo, quello meno lavorato, ha un contenuto tre volte superiore di antiossidanti rispetto alle classiche tavolette di cioccolato fondente.</p>
<p>Nella polvere di cacao è possibile ritrovare sostanze come la teobromina e la caffeina, entrambi due alcaloidi purinici che hanno un effetto stimolante sul sistema nervoso centrale. La teobromina agisce su quelli che sono i centri che regolano l’umore, stimolando il rilascio di dopamina, aumentando anche la concentrazione, esplicando la sua azione più a lungo rispetto alla caffeina. Inoltre la presenza del triptofano stimola a livello cerebrale la produzione e il rilascio di serotonina, meglio conosciuto come l’ormone del buonumore, stimolando i processi di appagamento e di euforia, riducendo lo stress.</p>
<p>Uno studio condotto nel 2018 ha dimostrato che mangiare cioccolato fondente (con un contenuto di cacao superiore al 70%) stimola l’attività cerebrale, migliorando la concentrazione e la lucidità.</p>
<p>Non è da trascurare anche l’alto apporto di magnesio, che svolge un ruolo cruciale nel rilassamento muscolare e nel corretto funzionamento del sistema nervoso. Il magnesio agisce anche a livello del sistema immunitario, stimolando l’immunità innata, di fatti si raccomanda un consumo di circa 350-400mg di magnesio, quantitativo che non si può certo raggiungere solo con l’assunzione del cacao, ma associando, ad una dieta equilibrata, due cucchiaini di cacao crudo (da aggiungere al latte o allo yogurt), che contengono circa 50mg di magnesio, può aiutare a raggiungere l’apporto raccomandato.</p>
<p>Per le sue numerose proprietà il cacao ha acquisito il titolo di alimento funzionale, di fatti viene indicato come potenziale supplemento per proteggere le capacità cognitive.  I flavonoidi contenuti nel cacao, sono in grado di agire a livello endoteliale aumentando l’afflusso di sangue a livello cerebrale, e questo si traduce in un miglioramento dell’attività cerebrale. Inoltre i flavonoidi sono in grado di attraversare la barriera ematoencefalica e stimolare i centri dell’apprendimento e della memoria, attivando i processi di neurogenesi (formazione di nuovi neuroni).</p>
<p>Per i suoi effetti a livello vascolare, il consumo di cacao è indicato anche in caso di ipertensione in quanto, oltre ad agire a livello endoteliale e come antiossidante, la presenza di flavonoidi stimola la produzione di Ossido Nitrico (NO), un efficace vasodilatatore.</p>
<p>Ovviamente il cacao, essendo spesso associato a zuccheri, non può essere assunto in totale libertà, pertanto si raccomanda un consumo di cioccolato fondente (&gt;70%), ancora meglio se extra-fondente, di circa 20 g al giorno (un paio di quadretti).</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Quando è sconsigliato il consumo di cacao?</strong></h2>
<p>Sebbene il cacao abbia riconosciute proprietà benefiche, non risulta adatto in determinate condizioni patologiche:</p>
<ul>
<li>Reflusso: la presenza di teobromina e la caffeina svolge un’azione rilassante a livello dello sfintere esofageo inferiore, aumentando il rischio di risalita di esalazioni e succhi gastrici, causando irritazione della mucosa. Inoltre la presenza di lipidi nel cacao può aumentare la produzione di succhi gastrici, rallentando i processi digestivi e aggravando la sensazione di bruciore e irritazione.</li>
<li>Iperuricemia: per l’alta concentrazione di alcaloidi purinici, come teobromina e la caffeina, può aumentare la produzione di acido urico, con conseguente innalzamento dei valori ematici, con un aumentato rischio di formazione di cristalli di urato che possono depositarsi a livello delle articolazioni (Gotta).</li>
<li>Diabete: il cacao di per sé non rappresenta un rischio per i pazienti diabetici, ma la combinazione con lo zucchero può cambiare la situazione. Difatti è sconsigliato il consumo di cioccolato al latte e soprattutto cioccolato bianco per chi soffre di diabete, in quanto presentano un maggiore indice glicemico, dato dall’aumentato apporto di zuccheri semplici.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Perché parlare di cacao crudo?</strong></h2>
<p>Il cacao crudo viene ottenuto dalla lavorazione delle fave a bassa temperatura, inferiore a 42°, al fine di preservare il contenuto di nutrienti e sostanze antiossidanti, le quali ad alte temperature tendono a degradarsi. Pertanto questo tipo di lavorazione permette di ottenere un cacao con una maggiore concentrazione di antiossidanti, vitamine, minerali. Non essendo tostato questo cioccolato ha un aroma più delicato, con un’acidità più spinta e una maggiore umidità.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Cottura Sottovuoto: Il Metodo che Esalta il Gusto e Preserva i Nutrienti</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/cottura-sottovuoto-il-metodo-che-esalta-il-gusto-e-preserva-i-nutrienti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[pattoincucina2024]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Dec 2024 12:49:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[cottura a vapore]]></category>
		<category><![CDATA[friggitrice ad aria]]></category>
		<category><![CDATA[roner]]></category>
		<category><![CDATA[sottovuoto]]></category>
		<category><![CDATA[sous vide]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4521</guid>

					<description><![CDATA[Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella &#160; La cottura sottovuoto, conosciuta anche come &#8220;sous-vide&#8221;, è una tecnica di cottura che prevede l&#8217;immersione degli alimenti in acqua a temperatura controllata dopo essere stati sigillati in un sacchetto di plastica sottovuoto. Questa metodologia, ampiamente utilizzata nella ristorazione professionale, sta diventando sempre più popolare anche nelle cucine domestiche [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La cottura sottovuoto, conosciuta anche come &#8220;sous-vide&#8221;, è una tecnica di cottura che prevede l&#8217;immersione degli alimenti in acqua a temperatura controllata dopo essere stati sigillati in un sacchetto di plastica sottovuoto. Questa metodologia, ampiamente utilizzata nella ristorazione professionale, sta diventando sempre più popolare anche nelle cucine domestiche grazie ai suoi numerosi vantaggi.</p>
<p>Il metodo sous-vide ha origini francesi e risale agli anni &#8217;70, quando lo chef Georges Pralus lo introdusse per migliorare la consistenza del foie gras. Il principio fondamentale della cottura sottovuoto è quello di cuocere gli alimenti a una temperatura precisa e costante, inferiore a quella della cottura tradizionale, per un tempo prolungato. Questo permette di ottenere risultati eccezionali in termini di gusto, consistenza e conservazione dei nutrienti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Come Funziona la Cottura Sottovuoto: Le Tre Variabili Fondamentali </strong></h2>
<p>Quando si parla di cottura a bassa temperatura, si fa riferimento a una tecnica in cui gli alimenti vengono cotti a temperature comprese generalmente tra i 45°C e i 90°C per un periodo di tempo prolungato. A differenza della cottura tradizionale, che utilizza temperature elevate e tempi più brevi, questo metodo consente di ottenere una cottura uniforme, preservando al meglio la struttura, il sapore e i nutrienti degli alimenti.</p>
<p>Il successo della cottura sottovuoto a bassa temperatura dipende da tre variabili fondamentali:</p>
<ul>
<li><em>Tempo</em>: Poiché il calore agisce in modo graduale e controllato, la cottura richiede più tempo rispetto ai metodi convenzionali. A seconda dell’alimento, i tempi possono variare da alcune decine di minuti fino a 24 ore, garantendo una cottura omogenea e una consistenza perfetta.</li>
<li><em>Temperatura</em>: Il mantenimento preciso della temperatura è essenziale per evitare che gli alimenti risultino troppo cotti o troppo crudi. Ogni tipo di ingrediente ha una temperatura ideale di cottura</li>
<li><em>Sigillatura</em> <em>sottovuoto</em>: Il confezionamento ermetico dell’alimento in un sacchetto privo di aria non solo evita l’ossidazione e la proliferazione batterica, ma permette anche agli aromi e ai succhi di rimanere intrappolati, esaltando il gusto naturale e riducendo la perdita di liquidi.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Vantaggi della cottura sottovuoto</strong></h2>
<p>Mantenimento dei nutrienti: A differenza delle tecniche di cottura tradizionali, il sous-vide preserva meglio le vitamine e i minerali, riducendo la dispersione di nutrienti nell&#8217;acqua o nell&#8217;aria.</p>
<p>Maggiore tenerezza e succosità: Grazie alla bassa temperatura e alla cottura uniforme, le proteine si denaturano gradualmente, evitando la perdita di liquidi e mantenendo.</p>
<p>Precisione e ripetibilità: La cottura avviene a temperature precise, garantendo risultati costanti e riproducibili.</p>
<p>Riduzione degli sprechi: Gli alimenti cotti sottovuoto hanno una maggiore conservabilità e riducono la perdita di peso causata dall&#8217;evaporazione.</p>
<p>Versatilità: Il metodo può essere applicato a una vasta gamma di ingredienti, tra cui carne, pesce, verdure, uova e persino dessert.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Come cuocere sottovuoto?</strong></h2>
<p>Chi si avvicina alla cottura sottovuoto spesso pensa che sia indispensabile un circolatore termico a immersione. Tuttavia, un&#8217;alternativa valida è rappresentata dal forno combinato o il forno per la cottura a vapore, che consente di ottenere risultati simili con un approccio diverso.</p>
<p>La principale differenza tra i due metodi riguarda il trasferimento del calore: con il circolatore ad immersione, l&#8217;alimento sigillato viene immerso in acqua a temperatura controllata, garantendo una cottura uniforme e precisa. Nel forno a vapore, invece, il calore viene trasmesso attraverso il vapore generato nella camera di cottura, un processo che, a parità di temperatura, risulta generalmente più lento rispetto all&#8217;immersione in acqua.</p>
<p>Per ottenere il massimo dalla cottura sottovuoto, è necessario dotarsi di alcuni strumenti fondamentali:</p>
<ul>
<li>Macchina per il sottovuoto: indispensabile per sigillare ermeticamente gli alimenti in appositi sacchetti, eliminando l&#8217;ossigeno e preservando freschezza e sapore.</li>
<li>Circolatore ad immersione (Roner): mantiene l&#8217;acqua a temperatura costante, assicurando una cottura precisa e uniforme.</li>
<li>Contenitore per l’acqua: può essere una pentola o un recipiente specifico per la cottura sottovuoto, nel quale viene immerso il sacchetto con l&#8217;alimento.</li>
<li>Sacchetti per il sottovuoto: devono essere resistenti al calore e privi di BPA per garantire sicurezza alimentare.</li>
</ul>
<p>Nella cottura sottovuoto in forno, gli alimenti sigillati nei sacchetti vengono inseriti in una vasca d&#8217;acqua calda all&#8217;interno del forno a bassa temperatura. Questo metodo può essere una valida alternativa quando non si dispone di apparecchiature specifiche, ma richiede un attento monitoraggio della temperatura per garantire risultati ottimali. La cottura in forno può richiedere tempi leggermente più lunghi a causa delle temperature inferiori e della modalità di trasferimento del calore. Per questa preparazione è necessario disporre di un forno a temperatura costante, in grado di poter mantenere la temperatura tra i 55 °C e gli 85 °C per un periodo di tempo prolungato. Alcuni forni moderni dispongono della funzione sottovuoto, che automatizza l&#8217;intero processo. In caso contrario, sarà necessario controllare manualmente che la temperatura rimanga stabile durante tutta la cottura.</p>
<p>Diverso per la cottura a vapore in forno, dove per la cottura degli alimenti si sfrutta il vapore generato dall’acqua presente in un serbatoio o collegato alla rete idrica. Per questa preparazione non è richiesta la preparazione sottovuoto, gli alimenti vengono riposti direttamente su teglie o in contenitori forati. La temperatura dei forni a vapore è sempre compresa fra i 30° ed i 100/120°, se invece si combina la cottura a vapore con la termoventilata si possono raggiungere anche i 250°. Il tasso di umidità può essere regolato tra il 20 e il 100%. Inoltre, diversi modelli, grazie all’aiuto di una termosonda, permettono di monitorare la temperatura interna degli alimenti.</p>
<p>Entrambi i metodi offrono ottimi risultati, ma presentano caratteristiche differenti che possono influenzare la scelta in base alle esigenze specifiche.</p>
<ul>
<li>Precisione: Il Roner consente di impostare la temperatura al decimo di grado, garantendo un controllo estremamente accurato, particolarmente utile per la cottura di carni e pesci delicati. I forni più avanzati offrono una buona regolazione della temperatura, ma non raggiungono la precisione assoluta di un circolatore a immersione.</li>
<li>Capienza: un forno a vapore ha una capacità maggiore rispetto a un singolo Roner, permettendo di cuocere più alimenti contemporaneamente (fino a 6 teglie). Il Roner, invece, è limitato dal volume del contenitore d&#8217;acqua e non gestisce solitamente vasche superiori ai 25 litri.</li>
<li>Consumi energetici: dal punto di vista energetico, il Roner consuma generalmente meno rispetto a un forno a vapore, sia per il singolo utilizzo che per i tempi di cottura prolungati.</li>
<li>Comodità e versatilità: il Roner è compatto, facilmente trasportabile e può essere utilizzato con qualsiasi contenitore adatto alla cottura sottovuoto. Il forno a vapore , invece, richiede spazio in cucina ed è meno flessibile, ma è più pratico per chi già lo possiede e desidera un metodo di cottura sottovuoto senza acquistare ulteriori strumenti.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<h3><em>Quindi, quale scegliere?</em></h3>
<p>Per chi ricerca la massima precisione ed uniformità, il roner rappresenta la soluzione ideale, specialmente nella cottura di carne e pesce. Richiede però tempi più lunghi e spesso una fase finale di rosolaturain padella per ottenere una crosticina dorata.  Il forno a vapore è invece più pratico, risultando particolarmente adatto a pesce e verdure, ma il controllo della temperatura è meno preciso e il calore potrebbe non distribuirsi in modo uniforme, influenzando il risultato finale, soprattutto con tagli di carne più spessi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Tipologie di cottura a confronto: innovazione o tradizione?</strong></h2>
<p>La cottura sottovuoto si distingue dalle tecniche di cottura tradizionali per la sua capacità di garantire uniformità, precisione e preservazione dei sapori e dei nutrienti. A differenza della griglia, che dona agli alimenti una crosticina croccante e un aroma affumicato, ma rischia di cuocerli in modo disomogeneo, il sottovuoto mantiene la carne tenera e succosa grazie a una temperatura costante e controllata.</p>
<p>Rispetto alla cottura a vapore, il sottovuoto assicura un maggiore controllo della temperatura, evitando che gli alimenti diventino troppo morbidi o acquosi. Entrambi i metodi preservano vitamine e minerali, ma il sottovuoto permette di intensificare i sapori grazie alla sigillatura nei sacchetti, che impedisce la dispersione delle sostanze aromatiche.</p>
<p>Se confrontato con la bollitura, il vantaggio del sottovuoto è evidente: mentre la bollitura disperde molti nutrienti nell’acqua e può alterare la consistenza degli alimenti, il sottovuoto li cuoce delicatamente, mantenendo intatte sia le proprietà organolettiche che la struttura naturale.</p>
<p>Infine, la frittura, pur offrendo un gusto intenso e una consistenza croccante, implica l’uso di oli ad alte temperature, con un maggiore impatto calorico e un possibile deterioramento delle proprietà nutrizionali. Il sottovuoto, invece, cuoce senza l’aggiunta di grassi, rendendo gli alimenti più sani e digeribili.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Friggitrice ad aria e cottura a vapore, è soltanto moda?</strong></h2>
<p>Negli ultimi anni, la friggitrice ad aria ha conquistato un posto di rilievo nelle cucine di molti, diventando un&#8217;alternativa alla frittura tradizionale grazie alla sua capacità di ottenere alimenti croccanti con poco o nessun olio. Dall&#8217;altro lato, la cottura sottovuoto, sebbene meno “di tendenza”, è un metodo consolidato e apprezzato per la sua capacità di preservare le proprietà nutrizionali degli alimenti.</p>
<p>La friggitrice ad aria si concentra principalmente sulla creazione di una croccantezza esterna, ideale per chi cerca il gusto e la consistenza tipica dei piatti fritti, ma con meno grassi. Tuttavia, questa croccantezza è solo superficiale. Gli alimenti cucinati in friggitrice ad aria possono rimanere più asciutti o meno succosi rispetto a quelli cotti sottovuoto. Per esempio, la carne cotta nella friggitrice ad aria potrebbe risultare un po&#8217; più secca rispetto a quella preparata sottovuoto, che invece rimane estremamente tenera e succosa.</p>
<p>La cottura sottovuoto, pertanto, rappresenta una vera rivoluzione in cucina, combinando precisione, consistenza e conservazione dei nutrienti. Questo metodo permette di ottenere risultati costanti e di alta qualità, grazie al controllo accurato della temperatura e alla sigillatura sottovuoto, che preserva aromi e sapori. Il confronto con altri metodi di cottura, come la griglia, la frittura o la cottura a vapore, evidenzia come il sottovuoto riesca a mantenere intatte le proprietà organolettiche degli alimenti, offrendo al tempo stesso una maggiore tenuta e succosità. Sebbene l&#8217;uso del roner o del forno a vapore presenti vantaggi e svantaggi specifici, la cottura sottovuoto si distingue per la sua capacità di elevare la qualità di ogni preparazione, rendendola una scelta ideale per chi desidera esaltare il gusto naturale degli ingredienti e ottenere risultati professionali anche a casa.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il cibo biologico: la nuova frontiera della salute?</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/semaglutide-e-liraglutide-innovazioni-nel-trattamento-farmacologico-del-diabete-e-dellobesita-5/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Dec 2024 09:00:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[Il cibo biologico: la nuova frontiera della salute?]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4340</guid>

					<description><![CDATA[PROGETTO AGRI BIO IT – DECRETO MASAF N. 0176926 DEL 27/03/2023 L’esposizione a pesticidi e metalli pesanti aumenta il rischio di ammalarsi di Parkinson. L’agricoltura biologica potrebbe essere un fattore di prevenzione per le malattie neurodegenerative. Di Roberta Ferrara Il Parkinson è una malattia neurodegenerativa con evoluzione piuttosto lenta ma progressiva, che coinvolge i centri [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="font-size: 18pt;">PROGETTO AGRI BIO IT – DECRETO MASAF N. 0176926 DEL 27/03/2023</span></h2>
<p><em>L’esposizione a pesticidi e metalli pesanti aumenta il rischio di ammalarsi di Parkinson. L’agricoltura biologica potrebbe essere un fattore di prevenzione per le malattie neurodegenerative.</em></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Di Roberta Ferrara</strong></span></p>
<p>Il Parkinson è una malattia neurodegenerativa con evoluzione piuttosto lenta ma progressiva, che coinvolge i centri di controllo del movimento e dell’equilibrio. Il Parkinson appartiene a quell’insieme di patologie definite Disordini del Movimento. L’esordio avviene intorno ai 60 anni e la malattia colpisce più gli uomini che le donne. Il Parkinson si manifesta quando cala la produzione di Dopamina a livello celebrale e questi ridotti livelli di Dopamina sono dovuti alla degenerazione neuronale nell’area celebrale della sostanza Nera. Nelle aree celebrali e midollari poi si inizia ad accumulare anche una proteina chiamata alfa-sinucleina e si pensa che sia proprio questa proteina a diffondere la malattia a tutto il cervello ( ISS 2023 ). La malattia di Parkinson è considerata malattia multifattoriale dato che le cause scatenanti sono molteplici; abbiamo infatti cause genetiche come alcune mutazioni dei geni PARK (PARK1-PARK2-PARK 4- PARK 6-<br />
PARK 7- PARK 8 ), familiarità positiva per la malattia, fattori tossici ed esposizione lavorativa come l’esposizione a xenobiotici, pesticidi e metalli pesanti, ma anche stile di vita malsano con dieta inadeguata e fumo, attività professionale come lavorare in campi agricoli, e zona di residenza. Il report dell’Istituto Superiore di sanità del 2023 dal titolo, Morbo di Parkinson: biomonitoraggio degli elementi chimici e del danno ossidativo, ha messo in luce che l’esposizione cronica a metalli pesanti come manganese, rame, ferro, piombo e alluminio, e l’esposizione a pesticidi, erbicidi, insetticidi e fungicidi, ma anche uno stile di vita non adeguato con assunzione di acqua o cibi contaminati , aumenta il rischio di sviluppare Parkinson soprattutto in pazienti con storia familiare positiva.( ISS 2023).<br />
<strong>Uno sguardo all’Europa:</strong><br />
In Francia la malattia di Parkinson è stata riconosciuta come malattia Professionale degli agricoltori, essa è infatti la seconda malattia neurodegenerativa più diffusa nel Paese dopo l’Alzheimer con circa 150.000 casi. Lo studio Incidence de la maladie de Parkinson chez les agriculteurs et en population générale en fonction des caractéristiques agricoles des cantons français (https://beh.santepubliquefrance.fr/beh/2018/8-9/2018_8-9_4.html ) basato sull’intera popolazione francese ha confermato che l’incidenza della malattia di Parkinson è più alta negli agricoltori rispetto al resto della popolazione. Tra gli agricoltori quelli che sembrano essere più esposti sono i viticoltori, e questo suggerisce che lo sviluppo della malattia è strettamente correlata all’esposizione a pesticidi, motivo per il quale il governo Francese ha inserito il morbo di Parkinson fra le malattie professionali. Dallo studio è emerso anche che la malattia può colpire anche coloro che vivono nei cantoni confinanti con i campi adibiti all’agricoltura soprattutto a quelli adibiti alla viticoltura. In Germania si discute da oltre dieci anni se inserire il morbo di Parkinson fra le malattie occupazionali provocate dai pesticidi. Senza un decreto legge che attesti che il Parkinson è una malattia Professionale, i lavoratori tedeschi che si ammalano sono costretti ad andare in tribunale per poter chiedere un’indennizzo. Dal 2010 in Germania sono stati 61 i lavoratori che hanno chiesto<br />
un riconoscimento del Parkinson come malattia da esposizione professionale. Ancora nessuno ci è riuscito. Nel nostro Bel Paese si sta ancora cercando di studiare in che misura l’esposizione ai pesticidi e ai metalli pesanti possa aumentare il rischio di sviluppare Parkinson. Si sta cercando di comprendere in che modo possano variare i livelli di rischio a seconda dei diversi tipi di esposizione cioè se è più esposto il lavoratore che utilizza in prima persona i pesticidi per i suoi campi o se è più esposto colui che vive in zone adiacenti a campi coltivati con l’utilizzo di pesticidi. Si sta anche cercando di fare chiarezza sui tempi di esposizione e si stanno effettuando studi sull’esposizione di breve durata o sull’esposizione a lungo termine. I tempi per ottenere delle risposte in Italia sono ancora lunghi ma l’Inail in un dossier dal titolo, Le malattie professionali degli agricoltori, 2021, ha espresso chiaramente che all’agricoltura sono collegate svariate patologie della pelle come cheratosi, tumori benigni della cute, melanoma maligno della cute, alveolite allergica estrinseca, e diverse malattie del sistema muscoloscheletrico nonché il Parkinson. Lo studio di Pouchieu del 2018, (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/29136149/) ha evidenziato che i lavoratori agricoli hanno maggiore probabilità di sviluppare Parkinson rispetto alla popolazione generale e questo si pensa sia<br />
dovuto all’esposizione ad erbicidi tossici come il Paraquat, di cui è stato vietato l’uso in tutta Europa dal 2007.<br />
<strong>Qual è la soluzione?</strong><br />
L’unica soluzione che l’Europa ha trovato per contenere i rischi sanitari collegati all’esposizione a pesticidi e metalli pesanti in agricoltura, sembra essere l’utilizzo di dispositivi di protezione individuale, i dpi . Quello con cui però i vertici governativi non hanno fatto i conti è che molto spesso l’utilizzo di questi dispositivi di protezione individuali è impossibile in condizioni lavorative e questo è dovuto a fattori come le alte temperature nei periodi caldi dell’anno, nelle difficoltà di movimento e nei costi elevati dei dispositivi stessi. Lo studio scientifico francesce Pestexpo ha dimostrato come i Dpi non vengano quasi mai utilizzati e se pure qualche volta vengano indossati la contaminazione non è eliminata poiché poi nel toglierli comunque vi è contatto fra persona e contaminante. I Dpi quindi non rappresentano una misura di contenimento dei rischi sanitari per gli agricoltori. Quindi quale potrebbe essere l’unica soluzione possibile? L’unica vera soluzione è quella di ridurre al minimo o meglio non utilizzare per nulla i pesticidi nell’agricoltura. La conversione alla coltivazione biologica con l’ultilizzo di prodotti naturali avrebbe un impatto ecologico e sanitario migliore riducendo al minimo il rischio di contaminazione professionale. E’ proprio questo che ci racconta anche Vito Merra un agricoltore di Cerignola, in provincia di Foggia. Vito, figlio di agricoltori, ha deciso da anni di convertire le terre di famiglia al biologico e insieme ad altre aziende agricole medio grandi della zona sta cercando di fare rete per cercare di istruire le nuove generazioni sull’importanza della sicurezza fitosanitaria. Troppe persone nei secoli scorsi, racconta, non erano istruite e si sono poi viste costrette ad abbandonare il proprio lavoro nei campi per colpa delle malattia che contraevano dopo l’esposizione a pesticidi e metalli pesanti. Per oltre 50 anni, continua, generazioni di agricoltori hanno toccato a mani nude il nemico, così chiama i pesticidi,<br />
non avendo gli strumenti cognitivi per prendere precauzioni. Passare al biologico quindi è stata la scelta naturale per lui, e per chi come lui, ha visto molte persone ammalarsi di tumori o di malattie neurodegenerative come il Parkinson. Di studi che correlano l’ammalarsi a seguito di esposizione a prodotti fitosanitari tossici però ce ne sono ancora pochi e sarebbe necessaria una campagna di informazione e di formazione per i lavoratori agricoli. La formazione dovrebbe essere mirata per cercare di ridurre al minino indispensabile i trattamenti anche quelli con prodotti naturali consentiti dell’agricoltura biologica. Un’esempio è dato dall’utilizzo del rame che anche se consentito, un suo utilizzo massivo anche quando non serve non farebbe altro che produrre spreco e inquinamento inutile. Infine possiamo dire che il metodo  di coltivare biologico è , e soprattutto in futuro sarà, un importante beneficio per l’uomo e per l’ambiente. Il bio si basa su pratiche agricole sostenibili e rispettose per l’ambiente, evitando l’uso dei fertilizzanti chimici. I benefici sulla salute umana dei prodotti biologici sono innumerevoli e scegliere alimenti bio significa fare una scelta consapevole per se stessi e per l’ambiente. Tra i vantaggi che possiamo trarre dal consumo di cibo biologico sicuramente c’è la sicurezza di mangiare alimenti privi di pesticidi e sostanze chimiche nocive. Questo aspetto nutrizionale è particolarmente attenzionato soprattutto per le donne in gravidanza e i bambini. I pesticidi poi, come abbiamo ben visto in questo articolo, hanno effetti negativi a lungo termine sulla salute umana, sviluppando cancro e disturbi al sistema nervoso ma possono anche sviluppare problemi sulla fertilità. La scelta di consumare prodotti biologici è una scelta consapevole, e significa proteggere se stessi e i propri familiari. Gli alimenti biologici sono anche più nutrienti rispetto ai cibi convenzionali questo perché i metodi di coltivazione senza l’uso di xenobiotici promuovono in primis la salute delle piante e questo si traduce in cibi più ricchi in Sali minerali, vitamine e antiossidanti. Consumare alimenti biologici ha impatto positivo anche sul rischio di sviluppare malattie croniche, un’alimentazione biologica infatti riduce il rischio di malattie cardiometaboliche, diabete e obesità, questo è forse dovuto al fatto che i cibi biologici, non essendo ultraprocessati contengono meno grassi saturi e più acidi grassi omega3-6, conosciuti per i loro benefici sulla salute del cuore. L’agricoltura biologica promuove la biodiversità riduce i gas serra, l’inquinamento del suolo e delle falde acquifere. Quindi sostenere l’agricoltura biologica<br />
significa tener a cuore la salute delle generazioni future. https://irpimedia.irpi.eu/pesticidiallavoro-legami-pesticidi-malattie-parkinson/<br />
In conclusione possiamo affermare che coltivare e consumare cibo biologico offre innumerevoli vantaggi per la salute dell’uomo e della terra. Coltivare in modo biologico significa ridurre esponenzialmente l’uso di sostanze chimiche nocive per il suolo e per l’uomo, significa supportare pratiche agricole sostenibili e promuovere la biodiversità, significa ridurre l’inquinamento e preservare le risorse naturali ma soprattutto coltivare biologico significa non far ammalare gli agricoltori, persone fondamentali per la catena alimentare ma soprattutto persone che sanno cosa significa lavorare duro per portare sulle proprie tavole e sulle tavole di tutta Europa beni essenziali per l’alimentazione di tutta la popolazione. Coltivare cibo biologico, acquistare cibo biologico e soprattutto consumare cibo biologico significa fare un passo in avanti importante verso uno stile di vita sano e rispettoso per l’ambiente. Scegliere biologico significa scegliere, significa avere la consapevolezza di lasciare un mondo migliore alle generazioni future.</p>
<p>Bibliografia:</p>
<p>&#8211; Morbo di Parkinson: biomonitoraggio degli elementi chimici e del danno ossidativo<br />
Alessandro Alimonti, Beatrice Bocca, Giovanni Forte, Anna Pino, Flavia Ruggieri<br />
Dipartimento di Ambiente e Connessa Prevenzione Primaria. ISS (2023 )</p>
<p>&#8211; Pesticide use in agriculture and Parkinson&amp;#39;s disease in the AGRICAN cohort study<br />
Camille Pouchieu 1, Clément Piel 1, Camille Carles 1 2, Anne Gruber 1, Catherine Helmer<br />
3, Séverine Tual 4 5 6, Elisabeth Marcotullio 7, Pierre Lebailly 4 5 6, Isabelle Baldi 1 2</p>
<p>&#8211; Incidence de la maladie de Parkinson chez les agriculteurs et en population générale en<br />
fonction des caractéristiques agricoles des cantons français<br />
// Incidence of Parkinson’s disease in farmers and in the general population according to<br />
agricultural characteristics of French cantons<br />
Sofiane Kab1,2, Frédéric Moisan1, Johan Spinosi1,3, Laura Chaperon1,3, Alexis Elbaz1,2<br />
(alexis.elbaz@inserm.fr)<br />
1 Santé publique France, Saint-Maurice, France<br />
2 Université Paris-Saclay, Univ. Paris-Sud, UVSQ, CESP, Inserm, Villejuif, France<br />
3 Univ Lyon, Univ Lyon 1, IFSTTAR, UMRESTTE, UMR_T9405, Lyon, France</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I prodotti biologici potrebbero presentare vantaggi in termini di sicurezza alimentare</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/semaglutide-e-liraglutide-innovazioni-nel-trattamento-farmacologico-del-diabete-e-dellobesita-4/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Nov 2024 09:00:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[I prodotti biologici potrebbero presentare vantaggi in termini di sicurezza alimentare.]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4337</guid>

					<description><![CDATA[PROGETTO AGRI BIO IT – DECRETO MASAF N. 0176926 DEL 27/03/2023 Di Virgilio Stillittano e Daniele Marcoccia I prodotti fitosanitari (comunemente indicati come pesticidi) sono composti chimici, per la maggior parte di sintesi, utilizzati nelle pratiche agricole per controllare le erbe infestanti o gli insetti nocivi per le colture. Il loro utilizzo in agricoltura è [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="font-size: 18pt;">PROGETTO AGRI BIO IT – DECRETO MASAF N. 0176926 DEL 27/03/2023</span></h2>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Di Virgilio Stillittano e Daniele Marcoccia</strong></span></p>
<p>I prodotti fitosanitari (comunemente indicati come pesticidi) sono composti chimici, per la maggior parte di sintesi, utilizzati nelle pratiche agricole per controllare le erbe infestanti o gli insetti nocivi per le colture. Il loro utilizzo in agricoltura è finalizzato ad aumentare la resa dei raccolti e a migliorare l&#8217;efficienza dei sistemi di produzione alimentare. L’impiego corretto di tali prodotti garantisce, spesso, elevati standard di produzione e di qualità delle derrate alimentari di origine vegetale.<br />
Gli stessi prodotti fitosanitari possono, tuttavia, avere effetti non benefici sulla produzione vegetale, ed il loro uso può comportare rischi e pericoli per gli esseri umani, gli animali e l’ambiente, se vengono utilizzati in maniera non corretta. Al fine di non esporre la salute umana e animale agli effetti nocivi delle sostanze chimiche presenti nei prodotti fitosanitari, la Commissione Europea ha disciplinato, per l&amp;#39;uso di questi composti nell&#8217;agricoltura convenzionale, rigorose norme per l’immissione in commercio e per il rispetto dei livelli massimi di sostanze chimiche che possono essere presenti nelle derrate destinate al consumo umano o animale.<br />
Ai sensi del Regolamento (CE) 396/2005 la concentrazione massima ammissibile di residui di antiparassitari in o su alimenti o mangimi, viene basata sulle buone pratiche agricole e consiste nel più basso livello di esposizione dei consumatori necessario per proteggere i consumatori vulnerabili. Il limite massimo di  residuo (LMR). Esso, dunque, rappresenta il livello più alto di residuo di un pesticida in un alimento, legalmente tollerato perché ritenuto sicuro per la salute umana. I limiti massimi di residuo (LMR) sono stabiliti per tipologia di alimento e soggetti a revisione alla luce di nuove evidenze scientifiche sulla tossicità e pericolosità delle varie sostanze chimiche utilizzate nell’agricoltura convenzionale.<br />
Per quanto riguarda i prodotti fitosanitari utilizzati nell’agricoltura convenzionale, particolarmente rilevante è il rischio connesso con l’uso dei gruppi di prodotti chimici di sintesi indicati come organo-clorurati, carbammati, piretroidi e organo-fosfati (OPs). Quest’ultimi risultano essere tra i pesticidi più comunemente applicati, rappresentando il 33 % dell&amp;#39;uso totale di insetticidi negli Stati Uniti e il 34% in Cina. In Europa, oltre il 40% di tutte le vendite di erbicidi sono costituite da glifosato, che lo rendono il pesticida più utilizzato a livello comunitario.<br />
Il pericolo derivante dalla presenza di sostanze chimiche viene percepito dal consumatore, come dimostrato recentemente dal crescente interesse per l’acquisto di prodotti provenienti da una agricoltura biologica nella popolazione generale, indice di una percezione di maggiore qualità e sicurezza dell’alimento biologico.<br />
La produzione biologica è normata, a livello comunitario, dal regolamento (UE) 2018/848 la cui applicazione ha, tra le altre finalità, quella di tutelare l’ambiente ed il clima, conservare a lungo termine la fertilità dei suoli, preservare la biodiversità e, nei principi generali, quello di produrre un’ampia varietà di alimenti di elevata qualità che rispondano alla domanda dei consumatori di prodotti ottenuti con procedimenti che non arrechino danni all’ambiente, alla salute umana o dei vegetali o a quella degli animali di cui deve essere<br />
preservato il benessere.<br />
Gli alimenti biologici dovrebbero, dunque, essere esenti dalla presenza di residui di prodotti fitosanitari di sintesi. Le procedure di produzione biologica escludono, inoltre, l’uso di organismi geneticamente modificati (OGM) così come l’impiego di fertilizzanti sintetici che vengono solitamente utilizzati nell’agricoltura convenzionale.<br />
Il consumo alternativo di prodotti alimentari derivanti da produzione biologica, in teoria privi di residui di sostanze chimiche utilizzate nella agricoltura convenzionale, potrebbe rivelarsi una strategia adeguata per ridurre il rischio di ingestione di residui di pesticidi. La dieta è, infatti, la principale via di esposizione umana a questi composti che possono causare gravi problemi di salute, anche quando essi vengono assunti a basse concentrazioni.<br />
L’avvenuta assunzione di sostanze chimiche tossiche può, in generale, essere rilevata tramite un biomonitoraggio delle urine, ovvero tramite analisi mirate a rivelare la presenza di metaboliti, composti di degradazione di sostanze chimiche (farmaci, pesticidi o sostanze chimiche in generale) assunti con la dieta e che vengono escreti con le urine.<br />
In letteratura scientifica, diversi studi hanno riportato una diminuzione dell&#8217;esposizione ai pesticidi dopo il ricorso a una dieta biologica. Una ulteriore conferma di questo dato arriva da uno studio condotto da un gruppo di ricercatori del Laboratorio di Tossicologia e Salute Ambientale, Scuola di Medicina, IISPV, Università Rovira i Virgili, Catalogna, Spagna.<br />
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/37803657/</p>
<p>Nello studio è stata analizzata la presenza di pesticidi in un paniere di prodotti biologici in grado di soddisfare l’apporto nutrizionale giornaliero completo, per una durata di 5 giorni, di un gruppo di 32 volontari. A seguito dello screening per 204 molecole di sostanze chimiche presenti nei pesticidi, le analisi  hanno rivelato la presenza, negli alimenti biologici somministrati ai volontari, di un numero contenuto di pesticidi e solo in tracce, ben al di sotto dei limiti di legge consentiti. Ciononostante, pur trattandosi di alimenti biologici, sono state comunque rilevate tracce di molecole il cui uso in agricoltura convenzionale è attualmente vietato dalle normative vigenti. Questo potrebbe essere dovuto ad una scorretta pratica agricola o anche alla contaminazione dei campi limitrofi a quelli coltivati con disciplinari biologici.<br />
Essendo comunque il paniere ritenuto idoneo per il test di somministrazione di alimenti biologici, è stato successivamente valutato l&#8217;impatto di tale intervento dietetico biologico di 5 giorni sulla salute dei volontari (differenti per età, sesso, abitudini alimentari). Il parametro adottato per valutare l’esposizione ai pesticidi, e di conseguenza i benefici di una dieta biologica, è stato quello di analizzare la presenza di sostanze<br />
chimiche utilizzate in agricoltura nelle urine dei volontari per cercarne la presenza (ovvero la<br />
quantificazione) in termini di metaboliti dei pesticidi. Le urine sono state analizzate prima e dopo la somministrazione della dieta biologica ed i risultati hanno rivelato che i volontari presentavano una diminuzione significativa dei livelli di metaboliti aspecifici dei<br />
pesticidi organo-fosfati (genericamente indicati come dialchil-fosfati o DAP). Le concentrazioni della maggior parte di tali metaboliti nelle urine erano, infatti, più basse dopo l’intervento dietetico biologico: in particolare i livelli di DMP, DMTP e DEP erano significativamente più bassi solo dopo sei giorni del cambio di dieta.<br />
Anche se necessitano di ulteriori conferme, questi risultati suggeriscono che il consumo di prodotti biologici potrebbe essere in grado di fare diminuire l&#8217;esposizione ai pesticidi, riducendo anche i potenziali effetti negativi sulla salute umana. Tuttavia, il ruolo di altre potenziali fonti di esposizione, l&#8217;acqua potabile e l&#8217;uso domestico di pesticidi/biocidi, dovrebbe essere attentamente valutato ai fini di un&#8217;accurata valutazione del rischio per la salute.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Nuovi approcci nello studio della salute maschile: il microbiota del tratto genitale</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/semaglutide-e-liraglutide-innovazioni-nel-trattamento-farmacologico-del-diabete-e-dellobesita-3/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Nov 2024 09:00:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[Nuovi approcci nello studio della salute maschile: il microbiota del tratto genitale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4334</guid>

					<description><![CDATA[di Anna Verzella Il microbiota è l’insieme di oltre mille miliardi di batteri, virus, funghi e protozoi che agiscono come se fossero un unico organismo che colonizza diverse regioni corporee e svolge funzioni necessarie al mantenimento dello stato di salute. Il tratto genitale rientra tra queste ed è diventato di recente, il protagonista di nuovi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #ff0000;"><strong>di Anna Verzella</strong></span></p>
<p>Il microbiota è l’insieme di oltre mille miliardi di batteri, virus, funghi e protozoi che agiscono come se fossero un unico organismo che colonizza diverse regioni corporee e svolge funzioni necessarie al mantenimento dello stato di salute.<br />
Il tratto genitale rientra tra queste ed è diventato di recente, il protagonista di nuovi studi per comprendere la fisiopatologia di alcune malattie che interessano l’uomo, quali la sterilità o il cancro alla prostata.<br />
Rispetto allo studio del microbiota femminile, la caratterizzazione del microbiota maschile è ancora agli albori. Nell’ultimo decennio si è cercato di comprendere la composizione del microbiota maschile per capire in che modo i parametri seminali (conta e concentrazione totale degli spermatozoi, motilità e morfologia totale e progressiva) venissero influenzati dalla presenza o dall’assenza di alcuni microrganismi.</p>
<p>Sulla base degli studi effettuati sappiamo che il microbiota del pene può essere suddiviso in tre diverse sezioni:<br />
● Microbiota della corona del glande e del solco balano-prepuziale;<br />
● Microbiota del corpo del pene;</p>
<p>● Microbiota dell’uretra distale.</p>
<p>I microbioti della corona del glande e del corpo del pene sono più stabili ed influenzati direttamente dall’igiene personale mentre il microbiota dell’uretra distale riflette quello urinario ed è caratterizzato da una maggiore instabilità. Inoltre, esiste un microbiota del seme maschile, caratterizzato anch’esso dalla presenza di specie batteriche, identificate grazie alle tecniche di  sequenziamento di nuova generazione.<br />
Gli studi dell’ultimo decennio forniscono dati contrastanti sulla composizione del seme.</p>
<p>https://www.mdpi.com/1422-0067/24/8/6939.</p>
<p>Dai risultati infatti, emerge una certa variabilità delle specie costituenti il microbiota.<br />
I diversi risultati osservati potrebbero essere legati a numerosi fattori:</p>
<p>● instabilità del microbiota nel tempo;<br />
● variabilità geografica;<br />
● errori di raccolta del campione;<br />
● metodica di estrazione del DNA;<br />
● contaminazione del campione;<br />
● analisi di diverse regioni geniche del 16S rRNA;<br />
● strumenti informatici deputati all’analisi.</p>
<p>Ci si è chiesto quindi, in che modo i batteri influenzano la composizione e la qualità del liquido seminale?</p>
<p>Esistono diversi fattori spermatotossici prodotti dai batteri (lipopolisaccaridi o LPS, emolisine ed altri fattori solubili) che possono alterare diversi parametri seminali causando:</p>
<p>● riduzione della motilità;<br />
● l&#8217;induzione di teratozoospermia (morfologia anomala dello sperma);<br />
● l&#8217;apoptosi;<br />
● la frammentazione del DNA;</p>
<p>● agglutinazione dello sperma;<br />
● esposizione allo stress ossidativo attraverso la formazione di specie reattive dell&amp;#39;ossigeno<br />
(ROS);<br />
● leucocitospermia;<br />
● secrezione di citochine infiammatorie.</p>
<p>L&#8217;effetto del microbiota del tratto genitale maschile sui metaboliti presenti nello sperma è ancora sconosciuto. L&#8217;analisi metabolomica dei campioni di sperma in una coorte cinese di 660 uomini ha rivelato diversi metaboliti che possono rappresentare biomarcatori per la discriminazione di campioni di sperma di alta e bassa qualità https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/31150977/.<br />
Sono stati analizzati 25 metaboliti presenti nel plasma seminale legati al metabolismo degli acidi grassi polinsaturi (PUFA) e della carnitina.<br />
È stato osservato che l’aumentata presenza di prodotti del metabolismo della carnitina e dell’acido oleico nelle urine sottoforma di ftalato urinario (MEHP) sembra essere negativamente associata alla qualità dello sperma, rilevando un’associazione positiva tra la presenza di ftalato urinario e la percentuale di spermatozoi con testa anomala (6,7% derivante dall’acido oleico e 17% derivante dalla l-acetilcarnitina).<br />
Ulteriori studi sono orientati alle tecniche di indagine metagenomica e metabolomica per comprendere i potenziali effetti del microbiota sulla composizione del liquido seminale per facilitare la nostra comprensione del microbiota e del suo potenziale impatto sulla fertilità maschile, sulla disfunzione sessuale e sull’instaurarsi di fenomeni infiammatori che spesso sfociano in patologie di diverso grado.</p>
<p>Tag: microbiota genitale maschile, infertilità maschile, metagenomica, liquido seminale</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il ruolo del microbiota vaginale nella prevenzione della fertilità femminile</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/semaglutide-e-liraglutide-innovazioni-nel-trattamento-farmacologico-del-diabete-e-dellobesita-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Nov 2024 09:00:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[Il ruolo del microbiota vaginale nella prevenzione della fertilità femminile]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4331</guid>

					<description><![CDATA[di Anna Verzella In che modo il microbiota vaginale influenzi lo stato di salute della donna durante i diversi periodi della vita (periodo preconcezionale, gravidanza, menopausa) è oggetto di studi finalizzati ad indagare i fattori determinanti lo stato di salute e le misure preventive da applicare per conservare e favorire la fertilità. L’ultimo rapporto ISTAT [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #ff0000;"><strong>di Anna Verzella</strong></span></p>
<p>In che modo il microbiota vaginale influenzi lo stato di salute della donna durante i diversi periodi della vita (periodo preconcezionale, gravidanza, menopausa) è oggetto di studi finalizzati ad indagare i fattori determinanti lo stato di salute e le misure preventive da applicare per conservare e favorire la fertilità. L’ultimo rapporto ISTAT (Istituto Nazionale di Statistica) sullo stato demografico, sottolinea nel<br />
nostro Paese un preoccupante trend negativo della natalità ed un progressivo declino della fertilità.<br />
Gli studi scientifici evidenziano come lo stile di vita sembri avere un impatto importante sulla salute riproduttiva in termini di peso corporeo, massa corporea, assunzione di nutrienti ed attività fisica oltre a possibili cause e/o fattori di rischio quali modificazioni ambientali, inquinamento, malattie sessualmente trasmissibili, mancate o tardive diagnosi, cause sociologiche. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce l’infertilità come una patologia che colpisce il 10-12% della popolazione mondiale ed è determinata dall’assenza di concepimento dopo 12/24 mesi di rapporti sessuali mirati. L’infertilità è una condizione patologica che può riguardare l’uomo, la donna oppure entrambi (infertilità di coppia) e può dipendere da diverse cause.<br />
Tra le cause che interessano la donna ci sono le alterazioni della funzionalità tubarica, le malattie infiammatorie pelviche, i fibromi uterini, l’endometriosi, le alterazioni ormonali ed ovulatorie e l’alterazione della flora intestinale e vaginale.<br />
Grazie alle tecniche di sequenziamento di nuova generazione efficaci nel quantificare l’abbondanza relativa delle differenti specie batteriche residenti nella regione vaginale, è stato possibile classificare dei cluster di microrganismi con determinate caratteristiche fenotipiche, denominati Community State Type (CST) https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/20534435/.<br />
Si possono annoverare cinque CST (indicate con numeri romani) caratterizzati dalla presenza/assenza di lattobacilli riconducibili ad un’unica specie all’interno del genere. Nel dettaglio:<br />
&#8211;  CST I è dominato da lattobacillus crispatus;<br />
&#8211; CST II: lattobacillus gasseri;<br />
&#8211; CST III: lattobacillus iners;<br />
&#8211; CST V: lattobacillus jensenii;</p>
<p>CST IV invece, è caratterizzato da una più elevata biodiversità e non è rappresentato da una lattobacillo-dominanza. È costituito infatti, da una miscela di batteri anaerobi quali Prevotella, Dialister, Atopobium, Gardnerella, Megasphaera, Peptoniphilus, Sneathia, Eggerthella, Aerococcus, Streptococcus, Finegoldia e Mobiluncus.</p>
<p>Qual è il significato della lattobacillo-dominanza del microbiota vaginale?<br />
Durante la gravidanza a causa dell’elevata produzione placentare di estrogeni, si assiste ad un incremento di glicogeno vaginale; il glicogeno viene digerito dalle amilasi dell’ospite con rilascio di maltosio, malto-triosio e malto-tetraosio che rappresentano il substrato perfetto per le popolazioni lattobacillari che ridurranno queste molecole prima in monosaccaridi e poi in acido lattico. La produzione di acido lattico consente ad i lattobacilli di mantenere il PH dell’ambiente vaginale intorno o di poco superiore a 4, rendendolo sfavorevole ai patogeni e configurandosi come un  agente protettivo. Nella fase di post-partum invece, il fisiologico calo estrogenico determina il crollo della frequenza di vaginotipi lattobacillari, promuovendo un ambiente ad elevato rischio infettivo https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/25758319/.</p>
<p>Oltre al lattato, i lattobacilli producono altri acidi organici a catena corta con proprietà antibatteriche (acido succinico) ma anche perossido d’idrogeno e batteriocine che contrastano i possibili patogeni vaginali e che contribuiscono al mantenimento della salute vaginale.</p>
<p>Esiste inoltre, una diversa corrispondenza di vaginotipi a seconda delle varie fasi della vita della<br />
donna:<br />
&#8211; CST I e III: donne sane ed in premenopausa;<br />
&#8211; CST IV: cluster associato maggiormente alla comparsa della vulvo-vaginite atrofica o VVA,<br />
nelle donne in menopausa.</p>
<p>Nelle donne in menopausa è stato importante correlare il vaginotipo anche al successo della terapia ormonale sostitutiva; la presenza di un microbiota totalmente privo di lattobacilli infatti, determina uno scarso successo della terapia https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/24080849/.<br />
La salute vaginale quindi, non è determinata esclusivamente dalla presenza di lattobacilli quali specie dominanti il microbiota e dipende dalle caratteristiche specifiche del microrganismo costituente il CST; un esempio riguarda il ceppo M247 del lattobacillo Crispatus che ha particolari caratteristiche genotipiche, fenotipiche e probiotiche ed è in grado di esercitare potenti effetti  antinfiammatori.<br />
Il ceppo presenta quattro sequenze CRISPR (Clustered Regularly Interspaced Short Palindromic Repeats) che rappresentano il sistema immunitario che consente al batterio di difendersi dai fagi ed il gene LEA (Lactobacillus Epithelium Adhesin) che codifica per una proteina d’aggancio che ne consente la colonizzazione dell’intestino; è in grado inoltre, di produrre esopolisaccaridi (EPS) che andranno a costituire il Biofilm, utilizzato come meccanismo di difesa dagli altri patogeni o commensali e dall’azione degli antibiotici. Tra le caratteristiche più importanti da evidenziare del Crispatus:<br />
● Appartenenza alla lista di batteri QPS ovvero non presenta alcun gene codificante per fattori di virulenza, resistenza agli antibiotici e non presenta plasmidi extra-cromosoma, in quanto è dotato di un solo cromosoma circolare;<br />
● Capacità probiotiche;<br />
● Capacità di colonizzazione intestinale.<br />
Uno studio del 2005 ha comparato M247 al ceppo MU5 a seguito di somministrazione per otto giorni alla dose di 10 8 miliardi/UFC/dose a volontari sani ed ha dimostrato la maggiore capacità di proliferare e colonizzare l’intestino ed il ruolo protettivo del ceppo M247; sono stati recuperati ceppi vivi e vitali sia nelle feci che dalle biopsie intestinali umane e di topo anche a seguito dell’interruzione della terapia ed è stata osservata l’azione antinfiammatoria mediata da PPAR-γ, recettori capaci di modulare l’immunità innata attraverso l’espressione di TLRs (4 e 5). Inoltre, in modelli murini affetti da grave infiammazione intestinale da inoculo di Dextran solfato, la somministrazione di M247 ha determinato un effetto antinfiammatorio che ha portato anche alla riduzione del peso corporeo degli animali trattati https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/15681150/. Le capacità di questo batterio si vedono soprattutto nel momento in cui si instaurano fenomeni di instabilità del microbiota vaginale.<br />
Esistono diversi fattori determinanti l’instabilità del microbiota vaginale:<br />
● Shifts tra CST diversi, così come avviene durante le diverse fasi del ciclo mestruale o durante la gravidanza o la menopausa;<br />
● Infezioni batteriche o virali;<br />
● Instabilità dovuta al rapporto sessuale non protetto.<br />
Il microbiota vaginale caratterizzato dal vaginotipo CST I è associato alla riduzione dei rischi legati all’infertilità femminile ed altri fenomeni quali il parto pretermine, l’atrofia vaginale o le infezioni ricorrenti.<br />
Un recente RCT https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/36856121/ ha indagato gli effetti dell’integrazione di Crispatus sulla riduzione della sintomatologia nelle pazienti affette da Vulvovaginite da Candida (VVC) e da Vaginosi Batterica (BV). Lo studio ha coinvolto 89 donne<br />
affette da Vaginosi Batterica e 93 donne affette da Vulvovaginite da Candida (età compresa tra i 18 ed i 50 anni) a cui sono state somministrate capsule per via orale e vaginale contenenti due ceppi di Crispatus (DSM32717 e DSM32720) per il trattamento della Vaginosi batterica e tre ceppi (DSM32720, DSM32718 e DSM32716) per il trattamento della Vulvovaginite da Candida (3&#215;10 10<br />
cfu per capsula) o il placebo, per tre mesi.<br />
Le pazienti hanno assunto una delle tipologie di capsule per una volta al giorno per 20 giorni al mese, durante il periodo premestruale. Alle donne sono stati eseguiti esami del sangue al tempo 0 e dopo tre mesi (Emocromo, Proteina C-reattiva, Transaminasi, Creatina ed ormoni, quali Estradiolo e Progesterone) e visita ginecologica completa di tampone per la ricerca di patogeni (Neisseria gonorrhoeae, Chlamydia trachomatis, Mycoplasma genitalium, Trichomonas vaginalis) al tempo 0 e dopo tre mesi. Inoltre sono state esaminate al termine del primo e del secondo mese dal Ginecologo che ha richiesto anche l’esecuzione di una tampone vaginale domestico, esaminato con indagini<br />
molecolari (PCR quantitativa e sequenziamento in parallelo) e microscopiche. Lo studio ha previsto la compilazione settimanale di un questionario contenente domande su:</p>
<ul>
<li>Stato di salute vaginale (consistenza, odore e colore delle secrezioni vaginali, prurito ed<br />
irritazione)</li>
<li>Stato di salute gastrointestinale (presenza o assenza di dolori addominali, flatulenza,<br />
reflusso gastroesofageo)</li>
<li>Stato di salute generale (infezioni virali, episodi di allergia).</li>
</ul>
<p>I risultati del protocollo hanno evidenziato che l’integrazione di Crispatus sia per via orale che vaginale è in grado aumentare significativamente la lattobacillo-domaninza dell’ambiente vaginale dopo quattro settimane di somministrazione, determinando effetti di riduzione dei segni e dei sintomi della Vaginosi batterica e della Vulvovaginite da Candida.<br />
Le pazienti affette da entrambe le patologie hanno manifestato riduzione della produzione di secrezioni vaginali, prurito ed irritazione.<br />
Nelle pazienti è stata osservata anche la riduzione (Nugent score) della presenza di patogeni quali Gardnerella vaginalis (pazienti affette da Vaginosi Batterica) e di Candida Albicans presente maggiormente nei casi di VVC.<br />
L’utilizzo di integratori di Crispatus è fortemente consigliato nelle donne nelle varie fasi della vita per prevenire e trattare tali condizioni. Il mantenimento di uno stile di vita sano promuovendo l’eliminazione di comportamenti dannosi quali alimentazione inadeguata, fumo di sigaretta, l’abuso di alcool ed uno stile di vita sedentario rappresentano il punto di partenza per le coppie che desiderano avere un figlio.</p>
<p>Tag: salute vaginale, microbiota vaginale, l. crispatus, vulvovaginite da candida, vaginosi batterica</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Alimentazione durante la chemioterapia: consigli pratici</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/alimentazione-durante-la-chemioterapia-consigli-praticialimenti-biologici-anche-in-gravidanza-una-scelta-salutare-e-sostenibile-2-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Nov 2024 08:40:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[Alimentazione durante la chemioterapia: consigli pratici]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4366</guid>

					<description><![CDATA[Mai sottovalutare l’impatto positivo e il potere del cibo sull’organismo, ancor più nei momenti di forte stress fisico. Una corretta alimentazione durante il trattamento chemioterapico sostiene la salute generale del soggetto, riduce gli effetti collaterali, supporta la risposta al trattamento e mantiene forza ed energia. Di Erica Pizocaro I tipici effetti collaterali che compaiono durante [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Mai sottovalutare l’impatto positivo e il potere del cibo sull’organismo, ancor più nei momenti di forte stress fisico. Una corretta alimentazione durante il trattamento chemioterapico sostiene la salute generale del soggetto, riduce gli effetti collaterali, supporta la risposta al trattamento e mantiene forza ed energia.</em></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Di Erica Pizocaro</strong></span></p>
<p>I tipici effetti collaterali che compaiono durante la chemioterapia sistemica sono nausea, perdita di appetito, senso di sazietà precoce e difficoltà nella deglutizione causata da afte e mucositi. Questi stati che si protraggono nel tempo possono compromettere significativamente l&#8217;apporto calorico e nutrizionale, procurare calo ponderale e malnutrizione, mettendo a rischio il benessere generale del soggetto. Gli obiettivi primari sono, quindi, il raggiungimento di un&#8217;adeguata assunzione calorico-proteica e il mantenimento di un adeguato stato di idratazione. È importante sottolineare che intensità e comparsa dei sintomi è del tutto soggettiva e va anche in relazione all’età, condizione fisica, tipo di trattamento. Inoltre, una corretta alimentazione a volte può non essere sufficiente nel controllo degli effetti collaterali, ma funzionare sinergicamente con i farmaci. Di seguito alcuni consigli pratici:<br />
&#8211; Per la sensazione di <strong>sazietà precoce:</strong> suddividere i pasti in piccole porzioni più frequenti, il che al<br />
contempo promuove una costante fornitura di energia.<br />
&#8211; Per le <strong>difficoltà digestive:</strong> adottare alimenti facilmente digeribili e mai coricarsi dopo un pasto, prediligere le proteine a pranzo che impiegano più tempo per essere digerite mentre i carboidrati a cena. Anche il metodo di cottura è essenziale, bollito, al forno o al vapore sono i più leggeri.<br />
&#8211; Per la <strong>perdita di appetito:</strong> concentrarsi su alimenti ricchi di nutrienti essenziali. Frutta, verdura, proteine magre, cereali integrali e fonti di grassi sani come noci, semi e oli vegetali contengono in piccole quantità molti sani nutrienti, fondamentali per fornire al corpo quanto di cui necessita.<br />
&#8211; Per la <strong>difficoltà di deglutizione:</strong> per prevenire afte e mucositi in modo naturale, già dal primo ciclo di trattamento è possibile fare degli sciacqui in profondità con acqua e bicarbonato più volte al giorno. In questo contesto di difficoltà, piuttosto che saltare i pasti, è possibile consumare tutto ciò che ci serve sotto forma di pappette, preferibilmente tiepide o fredde per avere meno fastidio: semolino, polenta, omogeneizzati di carne pesce o frutta, passati di verdura e condimenti come parmigiano e olio di oliva non dovrebbero mancare.<br />
&#8211; Per il <strong>dolore allo stomaco</strong> e <strong>diarrea</strong>: evitare cibi piccanti o alimenti irritanti come latticini, cibi fritti, bevande gassate, caffè e alcolici.<br />
&#8211; Per <strong>nausea</strong> o<strong> vomito</strong>: è importante prevenire la disidratazione pertanto bere piccoli sorsi di acqua può essere più tollerabile.<br />
La corretta gestione dei sintomi è essenziale, Se la dieta da sola non è sufficiente per garantire un adeguato apporto di nutrienti possono essere raccomandati integratori alimentari o alimenti speciali.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Quando l’eccessiva attenzione al consumo di alimenti biologici può diventare insostenibile per la propria salute: l’Ortoressia Nervosa.</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/quando-leccessiva-attenzione-al-consumo-di-alimenti-biologici-puo-diventare-insostenibile-per-la-propria-salute-lortoressia-nervosa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Nov 2024 10:00:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[Quando l’eccessiva attenzione al consumo di alimenti biologici può diventare insostenibile per la propria salute: l’Ortoressia Nervosa.]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4312</guid>

					<description><![CDATA[PROGETTO AGRI BIO IT – DECRETO MASAF N. 0176926 DEL 27/03/2023 Di Anna Laura Amato Negli ultimi anni è aumentato il crescente interesse verso un’alimentazione sana ed equilibrata e un’interazione responsabile con l&#8217;ambiente circostante. Porsi come obiettivo una corretta e salutare ricerca di una dieta personalizzata con l’obbiettivo di mantenersi in salute è benefico e [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="font-size: 18pt;">PROGETTO AGRI BIO IT – DECRETO MASAF N. 0176926 DEL 27/03/2023</span></h2>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">Di Anna Laura Amato</span></strong></p>
<p>Negli ultimi anni è aumentato il crescente interesse verso un’alimentazione sana ed equilibrata e<br />
un’interazione responsabile con l&#8217;ambiente circostante. Porsi come obiettivo una corretta e salutare<br />
ricerca di una dieta personalizzata con l’obbiettivo di mantenersi in salute è benefico e funzionale<br />
ma quando tale obbiettivo si trasforma in un’estremizzazione patologica dell’attenzione per alimenti<br />
sani, biologici e ‘’puri’’ diventa nocivo e non salutare per l’individuo.<br />
La preoccupazione di procurarsi cibo sano e ‘’puro’’ verificando la qualità degli ingredienti secondo<br />
convinzioni prestabilite e non sempre supportate da evidenze scientifiche, può diventare pervasivo e<br />
invasivo tale da impattare in modo significativo sulla qualità di vita dell’individuo.<br />
Si definisce Ortoressia Nervosa un quadro clinico caratterizzato da una preoccupazione pervasiva,<br />
intrusiva e patologica per un’alimentazione biologicamente ‘’pura’’ e salutare che si basa su<br />
convinzioni della cui validità si è rigidamente convinti.<br />
Uno studio condotto da Bozkurt O e Kocaadam-Bozkurt B nel 2024 ha voluto mettere a confronto<br />
la relazione tra consumo di cibo biologico, la sensibilità rivolta alla riduzione dell’impronta<br />
ecologica e una tendenza di Ortoressia Nervosa (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/38726398/).<br />
Nello specifico hanno determinato i fattori predittivi della tendenza di Ortoressia Nervosa e le<br />
tendenze al consumo di cibi biologici nei giovani adulti e hanno indagato quali potessero essere i<br />
fattori correlati al consumo di cibo biologico, la sensibilità rivolta alla riduzione dell’impronta<br />
ecologica e l’Ortoressia Nervosa tramite dei questionari self report somministrati in modalità<br />
telematica.<br />
I questionari somministrati includevano la raccolta di dati sociodemografici, misurazioni<br />
antropometriche, la Organic Food Consumption Scale (OFC), ORTO-11 e la Awareness Scale for<br />
Reducing Ecological Footprint (ASREF). Il test Organic Food Consumption Scale (OFC) misura il<br />
consumo di alimenti biologici negli adulti. Il test ORTO-11 misura le tendenze Ortoressiche. Il test</p>
<p>Awareness Scale for Reducing Ecological Footprint (ASREF) misura la sensibilità rivolta alla<br />
riduzione dell&#8217;impronta ecologica.<br />
I risultati dello studio hanno dimostrato che l&#8217;aumento della sensibilità rivolta alla riduzione<br />
dell&#8217;impronta ecologica e del consumo di cibo biologico sia un fattore di rischio per le tendenze di<br />
Ortoressia Nervosa. Nonostante la sensibilità rivolta alla riduzione dell&#8217;impronta ecologica e del<br />
consumo di cibo biologico sia orientata con la finalità di migliorare e proteggere la salute e<br />
l&#8217;ambiente, i pensieri eccessivi sulla qualità dell’alimentazione può indurre a adottare rigide regole<br />
dietetiche ed eliminare interi gruppi alimentari, favorendo probabilmente a una condizione di<br />
malnutrizione.<br />
Incoraggiare gli individui a concentrarsi sul benessere, su una alimentazione consapevole, su un<br />
rapporto più equilibrato con il proprio corpo e sull&#8217;importanza di una dieta adeguata ed equilibrata<br />
potrà aiutare di molto a ridurre il rischio di insorgenza di Ortoressia Nervosa, promuovendo al<br />
contempo il consumo di alimentazione sostenibile e biologica.<br />
Per prevenire esiti inaspettati per la salute e il proprio benessere psicofisico è fondamentale<br />
richiedere informazioni accurate su un&#8217;alimentazione sana e sostenibile da parte di professionisti<br />
sanitari specializzati.</p>
<p>Bozkurt O, Kocaadam-Bozkurt B. Evaluation of factors related to organic food consumption and<br />
orthorexia nervosa tendencies. Food Sci Nutr. 2024 Feb 16;12(5):3585-3592. doi:<br />
10.1002/fsn3.4029. PMID: 38726398; PMCID: PMC11077188.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le microplastiche: un’emergenza globale</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/le-microplastiche-unemergenza-globale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Oct 2024 09:29:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[Le microplastiche: un’emergenza globale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4362</guid>

					<description><![CDATA[Le microplastiche sono contaminanti ambientali ubiquitari che possono essere presenti nell&#8217;aria, nell&#8217;acqua e nel suolo. La loro ampia diffusione negli alimenti, inclusi quelli destinati all’infanzia, rappresenta una minaccia emergente per la salute umana. di Daniela Delfino e Valentina Gallo A partire dagli anni 50 la plastica è diventata parte della nostra vita quotidiana, grazie ai [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Le microplastiche sono contaminanti ambientali ubiquitari che possono essere presenti nell&#8217;aria, nell&#8217;acqua e nel suolo. La loro ampia diffusione negli alimenti, inclusi quelli destinati all’infanzia, rappresenta una minaccia emergente per la salute umana.</strong></em></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>di Daniela Delfino e Valentina Gallo</strong></span></p>
<p>A partire dagli anni 50 la plastica è diventata parte della nostra vita quotidiana, grazie ai suoi numerosi aspetti positivi, quale la leggerezza, l’elevata resistenza e i bassi costi di produzione. La plastica viene utilizzata in svariati settori dagli imballaggi ai prodotti per la cura della persona, dall’agricoltura all’edilizia fino al settore tessile. Tuttavia esiste un rovescio della medaglia: l’enorme consumo di plastica e la grande quantità di rifiuti ad essa associata sta diventando un problema globale per le conseguenze che possono avere sulla salute umana le microplastiche. Le microplastiche sono dei piccoli frammenti di plastica di dimensioni inferiori ai 5 mm che possono derivare dalla degradazione degli oggetti di plastica più grandi, o possono essere rilasciate tal quali nell’ambiente a seguito, ad esempio, del lavaggio di capi sintetici, abrasione dei pneumatici durante la guida o utilizzo di prodotti per l’igiene personale (es micro-particelle aggiunte intenzionalmente nello scrub, residui di dentifricio ecc). Ma in che modo e in che misura le microplastiche rappresentano un rischio per la salute umana? In un articolo proposto da un gruppo di ricercatori dell’università di Danzica in Polonia (https://doi.org/10.1080/10408398.2022.2132212), vengono passate in rassegna le principali vie di esposizione alle microplastiche, le principali fonti di inquinamento e i loro effetti avversi per la salute. L&#8217;esposizione può avvenire attraverso l&amp;#39;inalazione, i contatti della pelle e delle mucose, o l&#8217;ingestione di cibo e bevande contaminate. A causa delle loro ridotte dimensioni le microplastiche rilasciate nell’ambiente, in particolar modo nei mari, possono essere ingerite dagli animali ed entrare così nella catena alimentare. Inoltre, la contaminazione del suolo può comportare invece un trasferimento di microplastiche alle piante e di conseguenza agli alimenti di origine vegetale. Gli imballaggi a contatto con alimenti e bevande rappresentano un’altra importante fonte di contaminazione, insieme agli utensili da cucina impiegati per la preparazione, lavorazione, cottura e conservazione degli alimenti. Tra le fonti principali alimentari di microplastiche vi sono il pesce, i crostacei, l’acqua e il tè, la birra, il vino, le bevande energetiche, il latte, il sale, lo zucchero, il miele, la carne di pollame, frutta e verdura. Le microplastiche possono essere trasportate ad esempio anche dalle api nell&#8217;alveare durante la raccolta del nettare. Le microplastiche possono comportare il rilascio di contaminanti chimici, oltre a facilitare il trasporto di sostanze quali additivi, metalli pesanti, inquinanti organici, medicinali e pesticidi, con la possibilità di amplificare gli effetti nocivi di questi contaminanti. Le loro superfici forniscono un ambiente ideale per la crescita di agenti patogeni, rendendoli così possibili portatori anche di contaminanti biologici.<br />
Si ritiene che la via di esposizione più comune sia rappresentata dal tratto gastrointestinale. Si stima che le persone in tutto il mondo possano ingerire involontariamente da 0,1 a 5 g di microplastiche a settimana, con la possibilità di indurre alterazioni del microbiota, infiammazione ed effetti negativi sui sistemi immunitario, endocrino, riproduttivo e digestivo. Inoltre, l&#8217;esposizione a questi contaminanti è associata a stress ossidativo, danni al DNA, disturbi metabolici, aumento del rischio di sviluppare il cancro, malattie respiratorie e neurodegenerative.<br />
Nella review (https://doi.org/10.3390%2Flife14030371) gli autori sottolineano l’importanza di valutare la vulnerabilità dei bambini e delle donne in gravidanza per quanto riguarda l’esposizione alle microplastiche. Neonati, lattanti e bambini sono particolarmente sensibili alle sostanze tossiche, poiché non possiedono enzimi metabolizzanti sufficientemente sviluppati e hanno una ridotta capacità di rimuovere le tossine.</p>
<p>Un’altra possibile preoccupazione riguarda i potenziali rischi delle microplastiche durante la gravidanza, è infatti possibile che esse vengano traslocate dalla madre al feto, accumulandosi nel feto stesso o nell&#8217;embrione. Neonati, bambini e donne in gravidanza sono costantemente esposti alle microplastiche, principalmente attraverso l&#8217;aria, il cibo o le bevande contaminate. L&#8217;esposizione può avvenire anche<br />
attraverso la placenta, il latte materno e materiali che entrano in contatto con gli alimenti. I bambini entrano più frequentemente a contatto con le microplastiche attraverso giocattoli, ciucci, biberon, oltre che tramite il contatto con tappeti e pavimenti in plastica. Nonostante la consapevolezza della presenza ubiquitaria delle microplastiche nell’ambiente, viene prestata ancora poca attenzione alla loro presenza negli alimenti, in particolare a quelli per l’infanzia. Uno studio del 2023 (https://doi.org/10.1016/j.foodchem.2023.138246) ha avuto come<br />
obiettivo quello di valutare la contaminazione da microplastiche nei prodotti per lattanti. Sono state analizzate sia formule di base che ipoallergeniche, anti-colica e anti-reflusso, disponibili sul mercato europeo. La contaminazione da microplastiche è stata confermata in tutti i campioni testati, con concentrazioni più elevate nelle formule conservate in contenitori compositi a 3 strati rispetto a quelle conservate in contenitori di alluminio. I risultati ottenuti hanno permesso di stimare un’assunzione di 6-176 microplastiche al giorno per neonati da 0 a 6 mesi, considerando le formule come la loro unica fonte di nutrimento. L’identificazione di microplastiche nei prodotti destinati all’alimentazione per l’infanzia evidenza l’importanza di ridurre al minimo il contatto tra plastica e cibo sia durante il processo di produzione<br />
che dopo l’immissione in commercio. Alla luce di tutto questo, è fondamentale aumentare la consapevolezza pubblica in merito alla<br />
contaminazione alimentare da parte delle microplastiche e in particolare all’esposizione dei bambini. Ad oggi la loro presenza negli alimenti non è stata regolamentata e i potenziali effetti dell’esposizione cronica a questi contaminanti sono ancora incerti; tuttavia, i dati di ricerca ottenuti sollevano preoccupazioni. Per queste ragioni sarebbe auspicabile un monitoraggio continuo della contaminazione alimentare da microplastiche. Attualmente c&#8217;è ancora una carenza di metodi standardizzati per l&#8217;estrazione delle microplastiche da diverse tipologie di campioni e le metodologie analitiche sviluppate rendono difficile una comprensione esaustiva del problema. Inoltre, non esistono ancora tecniche in grado di rilevare particelle di dimensioni inferiori a 1 μm. È quindi fondamentale sviluppare procedure analitiche più sensibili per la loro identificazione, al fine di garantire standard di qualità adeguati negli alimenti, che sono annoverati tra le fonti principali di microplastiche. Ciò consentirà una valutazione più precisa dei rischi per la salute umana associati alla presenza di microplastiche nei prodotti alimentari.<br />
Tags<br />
Microplastiche, salute umana, contaminanti.<br />
Bibliografia<br />
Kadac-Czapska, K., Knez, E., &amp;amp; Grembecka, M. (2022). Food and human safety: the impact of<br />
microplastics. Critical Reviews in Food Science and Nutrition, 64(11), 3502–3521.<br />
Mišľanová C, Valachovičová M, Slezáková Z. An Overview of the Possible Exposure of Infants to<br />
Microplastics. Life. 2024; 14(3):371.<br />
Kadac-Czapska, K., Trzebiatowska, P. J., Mazurkiewicz, M., Kowalczyk, P., Knez, E., Behrendt,<br />
M., Mahlik S., Zaleska-Medynska A., Grembecka, M. (2024). Isolation and identification of<br />
microplastics in infant formulas–A potential health risk for children. Food Chemistry, 440, 138246.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Dieta mediterranea e dieta mediterranea biologica: marcatori infiammatori e diabete di tipo 1</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/dieta-mediterranea-e-dieta-mediterranea-biologica-marcatori-infiammatori-e-diabete-di-tipo-1/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Oct 2024 09:00:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[Dieta mediterranea e dieta mediterranea biologica: marcatori infiammatori e diabete di tipo 1]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4289</guid>

					<description><![CDATA[PROGETTO AGRI BIO IT – DECRETO MASAF N. 0176926 DEL 27/03/2023 di Chiara Porfilio La dieta mediterranea, considerata a partire dal 2010 Patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO, è conosciuta non solo per la bontà degli alimenti che la rappresentano ma anche per i suoi effetti protettivi sulla salute. La dieta mediterranea non è solo alimentazione ma [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="font-size: 18pt; color: #000000;"><strong>PROGETTO AGRI BIO IT – DECRETO MASAF N. 0176926 DEL 27/03/2023</strong></span></h2>
<h1 style="text-align: left;" align="center"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="font-size: 12pt;"><span style="color: #ff6600;">di Chiara Porfilio</span></span><br />
</span></h1>
<p>La dieta mediterranea, considerata a partire dal 2010 Patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO, è conosciuta non solo per la bontà degli alimenti che la rappresentano ma anche per i suoi effetti protettivi sulla salute.</p>
<p>La dieta mediterranea non è solo alimentazione ma è cultura, tradizionalità e continuità fra le generazioni dei paesi che la abbracciano.</p>
<p>È caratterizzata dall’alto consumo di frutta, verdura, legumi, cereali integrali e olio extravergine di oliva, dal consumo moderato di pesce e latticini e dal basso consumo di carne, alimenti processati e ricchi di grassi saturi e zuccheri aggiunti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>È noto come, gli individui con aderenza a un pattern alimentare della dieta mediterranea, siano meno sottoposti a insorgenza di malattie cardiovascolari e croniche, diabete, dislipidemie, alcuni tipi di tumori e patologie infiammatorie.</p>
<p>Gli elementi chiave della dieta mediterranea sono i composti fitochimici, quali i polifenoli, contenuti in frutta e verdura, con note capacità antiinfiammatorie e antiossidanti: riducono l’infiammazione, inibendo la cascata delle citochine proinfiamamtorie (IL-6, IL-1, PCR) e proteggono le cellule dai danni causati dai radicali liberi che si sviluppano con il metabolismo cellulare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A livello globale, le malattie non trasmissibili sono la principale causa di mortalità, provocando circa 41 milioni di decessi ogni anno. Fra queste, le malattie cardiovascolari ed il diabete sono due delle condizioni primarie.</p>
<p>Nonostante i loro vari meccanismi fisiopatologici, l’infiammazione sistemica gioca un ruolo costante, nell’eziologia e nel progredire di tali patologie croniche.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il diabete di tipo 1 (T1D) è stato associato a elevata infiammazione sistemica, con aumento di livelli di interleuchine (IL-6, IL-1-beta) e fattore di necrosi tumorale.</p>
<p>L’aumento dell’infiammazione durante il diabete aumenta il rischio di complicanze micro e macrovascolari legate a tale patologia.</p>
<p>Un altro importante marcatore infiammatorio che aumenta nel T1D è la proteina C-reattiva (PCR). La proteina C-reattiva ad alta sensibilità (hs-CRP) è un biomarcatore clinico ampiamente utilizzato di infiammazione sistemica, implicato in molte condizioni croniche, incluso il diabete di tipo 1.</p>
<p>Valori elevati di PCR aumentano il rischio di mortalità e predicono eventi cardiovascolari negli individui con T1D. Le citochine proinfiamamtorie come IL-6 e TNF-y stimolano la produzione di PCR da parte degli epatociti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Attraverso un’analisi aggregata di studi di coorte, caso-controllo, trasversali e randomizzati controllati (il 94% condotti su adulti con e senza fattori di rischio cardio metabolico), l’assunzione di frutta e verdura, indipendentemente e combinata, è associata a livelli ridotti di hs-PCR e infiammazione cronica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nonostante la crescente conferma dello stile alimentare come fattore di rischio modificabile per l’infiammazione sistemica, l’associazione tra hs-CRP e il consumo di frutta e verdura è sotto esplorata nel T1D, mentre è più studiata nel T2D.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per colmare tale laguna, Macy M. Helm e colleghi hanno condotto uno studio (<a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/38999806/">https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/38999806/</a> ) con lo scopo di determinare l’aderenza a frutta e verdura (per le loro proprietà antinfiammatorie e cardioprotettive) e valutarne l’associazione con la PCR ad alta sensibilità nei soggetti senza T1D e con il T1D.</p>
<p>Lo studio fa parte di un altro più ampio studio prospettico di coorte “CACTI” in corso che valuta la progressione della calcificazione dell’arteria coronaria tra individui con e senza T1D. I partecipanti sono 411 con T1D e 525 controlli non diabetici ed i dati sono raccolti in un periodo di 3 anni, durante due visite: al tempo basale e al terzo anno.</p>
<p>Per misurare l’assunzione alimentare è stato somministrato un questionario validato sulla frequenza di consumo alimentare, composto da 126 voci, così da stabilire riproducibilità e validità dei dati.</p>
<p>I dati triennali dello studio CACTI mostrano un’associazione inversa significativa fra il consumo di frutta e verdura ed i valori ematici di hs-PRC nel gruppo dei non diabetici.</p>
<p>Tale associazione inversa tra il consumo di frutta e verdura e PCR (test ad alta sensibilità e standard) è probabilmente dovuta ai loro noti effetti antinfiammatori e antiossidanti, grazie alla ricchezza di sostanze fitochimiche quali flavonoidi e carotenoidi. È stato dimostrato che tali prodotti riducono la produzione di citochine pro-infiammatorie e inibiscono la produzione di sostanze ossidanti come l’ossido nitrito, che causano danno cellulare e invecchiamento.</p>
<p>Pertanto, l’assunzione di frutta e verdura dovrebbe essere enfatizzata nelle</p>
<p>raccomandazioni dietetiche per mitigare l’infiammazione sistemica e i conseguenti risultati sulla salute legati all’elevata hs-CRP nella popolazione generale.</p>
<p>Nel gruppo T1D, la mancanza di associazioni significative</p>
<p>suggerisce che l’iperglicemia sistemica cronica e le relative anomalie metaboliche possono annullare le caratteristiche cardioprotettive di frutta e verdura.</p>
<p>La mancanza di risultati significativi può anche essere correlata al controllo glicemico e ai livelli relativamente bassi di hs-CRP dei partecipanti con T1D. Esiste la possibilità che i pazienti con T1D con scarso controllo glicemico hs-CRP più elevato rispetto a quello osservato nel campione di studio possano beneficiare di un livello simile di assunzione di frutta e verdura, ma ciò richiederebbe indagini future.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Se la dieta mediterranea desta interesse per le sue proprietà antinfiammatorie, un interesse ancora maggiore si mostra, negli ultimi decenni, per lo studio dei cibi biologici e della così detta “dieta mediterranea biologica”, sulle cui caratteristiche protettive per la salute vi sono ormai certezze.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’agricoltura biologica si distingue per l’utilizzo di processi di produzione virtuosi per l’uomo e per l’ambiente. Nell’agricoltura biologica è ridotto l’utilizzo di pesticidi e contaminanti, ottenendo prodotti che mantengono la loro qualità naturale e contengono fino al 15% in più di sostanze fitochimiche (polifenoli, flavonoidi), rispetto agli analoghi prodotti tradizionali.</p>
<p>Sono proprio questi composti fitochimici, contenuti in frutta, verdura e cereali integrali, che apportano effetti benefici per la salute, grazie all’attività antinfiammatoria ed antiossidante. Un altro fattore che suggerisce la maggiore salubrità dei prodotti biologici è il basso consumo di contaminanti come il glifosato, considerato un “possibile cancerogeno”dall’AIRC.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A conferma della recente letteratura scientifica che dimostra i benefici del consumo del biologico sulla salute, E. Ludwing-Borycz e colleghi hanno effettuato un recente studio (<a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33353578/">https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33353578/</a> ) con lo scopo di valutare l’associazione fra il consumo di alimenti biologici e marcatori dell’infiammazione (PCR) negli anziani.</p>
<p>Si tratta di uno studio longitudinale trasversale sugli adulti statunitensi con età maggiore o uguale a 50 anni, che riprende i dati dell’”Health Care and Nutrition Study”, del 2013. Uno studio che coinvolgeva più di 3719 adulti americani, dei quali si sono raccolti dati su consumo di cibo biologico e abitudini alimentari tramite un FFQ ed ulteriori test, somministrati riferendosi alle abitudini alimentari nell’anno precedente.</p>
<p>Dallo studio emerge come i valori ematici della PCR sono inversamente associati al consumo di alimenti biologici, in modo statisticamente significativo. In particolare, in ordine ritroviamo il consumo di latte, frutta, verdura e cereali biologici, il cui consumo è associato a più bassi valori di PCR rispetto a chi dichiarava di aver consumato gli analoghi prodotti convenzionali.</p>
<p>Le differenze principali, ricordate nello studio, fra il convenzionale ed il biologico, sono il rapporto degli omega-3/omega-6 favorevole verso attività antiinfiammatoria nel biologico e l’assenza di pesticidi, che possono avere effetti avversi anche se introdotti nei limiti consentiti dalle leggi.</p>
<p>In conclusione, lo studio riporta la riduzione di marcatori infiammatori in una dieta mediterranea con prodotti biologici rispetto a una dieta mediterranea convenzionale.</p>
<p>Questo suggerisce l’azione protettiva della dieta biologica verso tutte le patologie croniche che sottendono uno stato infiammatorio costante.</p>
<p>E’, però, importante sottolineare che i consumatori di cibo biologico tendono ad avere uno stile di vita più salutare, adottando diete più ricche di alimenti vegetali e integrali, una costante attività fisica e una buona qualità del sonno. Il tutto potrebbe offrire benefici significativi per la salute, in maniera indipendente dal consumo di cibo biologico.</p>
<p>Per tali limiti è importante svolgere ulteriori studi che si concentrano sulla durata dell’esposizione e su popolazioni più ampie, per confermare quanto detto sul legame fra alimentazione convenzionale, biologica e stato infiammatorio.                      Tuttavia quanto affermato è in linea con studi precedenti che dimostrano come il consumo di alimenti biologici sia protettivo per malattie cardiovascolari e alcuni tipi di tumori.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Ruolo della Mindfulness nella Neuromodulazione dello stress e dei  comportamenti alimentari  Un Approccio Consapevole alla Salute Mentale e Fisica</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/ruolo-della-mindfulness-nella-neuromodulazione-dello-stress-e-dei-comportamenti-alimentari-un-approccio-consapevole-alla-salute-mentale-e-fisica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Oct 2024 09:00:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[comportamento alimentare]]></category>
		<category><![CDATA[consapevolezza]]></category>
		<category><![CDATA[Mindfulness]]></category>
		<category><![CDATA[Ruolo della Mindfulness nella Neuromodulazione dello stress e dei comportamenti alimentari Un Approccio Consapevole alla Salute Mentale e Fisica]]></category>
		<category><![CDATA[stress cronico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4357</guid>

					<description><![CDATA[di Rolando Bolognino, Lucilla Ciancarella, Leonardo Romano Lo stress è un fattore che incide significativamente sul benessere psicofisico delle persone, influenzando vari aspetti della vita quotidiana, inclusa la gestione del peso corporeo. In situazioni di forte pressione è comune che il corpo reagisca attivando meccanismi di difesa che possono portare a un aumento del peso. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #ff6600;"><strong>di Rolando Bolognino, Lucilla Ciancarella, Leonardo Romano</strong></span></p>
<p>Lo stress è un fattore che incide significativamente sul benessere psicofisico delle persone, influenzando vari aspetti della vita quotidiana, inclusa la gestione del peso corporeo. In situazioni di forte pressione è comune che il corpo reagisca attivando meccanismi di difesa che possono portare a un aumento del peso. Molti individui, in risposta allo stress, tendono a sviluppare comportamenti</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-4358 alignright" src="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/10/mndulll.jpg" alt="articolo mindfulness" width="621" height="351" srcset="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/10/mndulll.jpg 621w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/10/mndulll-300x170.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 621px) 100vw, 621px" /></p>
<p>compensatori come il consumo eccessivo di cibo o l&#8217;adozione di diete restrittive e programmi di esercizio fisico estenuanti con l&#8217;obiettivo di riprendere il controllo del proprio peso. Questi comportamenti, tuttavia, spesso peggiorano lo stato emotivo e fisico, alimentando un circolo vizioso di stress e frustrazione.  Una strategia efficace per interrompere questo ciclo e migliorare la gestione dello stress è l&#8217;adozione della mindfulness, un approccio che promuove la consapevolezza del momento presente e favorisce il raggiungimento di un equilibrio psicofisico. La mindfulness è una pratica che nasce dalla tradizione meditativa buddista e che è stata introdotta nella medicina occidentale grazie al lavoro di John Kabat-Zinn, che ha utilizzato tecniche di consapevolezza per la riduzione dello stress in pazienti affetti da malattie croniche. In ambito clinico, la mindfulness si è dimostrata utile per la gestione dello stress, l’ansia, la depressione e il controllo del peso. Il concetto alla base della mindfulness consiste nell’attenzione consapevole e non giudicante verso i propri pensieri, emozioni e sensazioni corporee. Questa pratica permette di affrontare le situazioni stressanti con maggiore lucidità e accettazione, riducendo la reattività emotiva e migliorando la capacità di rispondere in modo efficace alle sfide quotidiane.<br />
<strong>Mindful Eating: Un Approccio Consapevole all’Alimentazione</strong><br />
Il Mindful Eating è una pratica che invita a prestare attenzione ai segnali del corpo durante i pasti, aiutando a distinguere tra la fame reale e il bisogno emotivo di cibo. Essa prevede di mangiare lentamente, assaporando ogni boccone e senza distrazioni, come televisione o smartphone, promuovendo un rapporto più equilibrato e salutare con il cibo.</p>
<p>Le tecniche di mindful eating includono:<img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-4359 alignright" src="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/10/mindfulness2.jpg" alt="articolo mindfulness-parte2" width="280" height="232" /><br />
&#8211; <strong>Mangiare lentamente:</strong> prendersi il tempo necessario per masticare bene il cibo e fare pause tra un boccone e l’altro;<br />
&#8211; <strong>Ascoltare i segnali di fame e sazietà:</strong> distinguere tra il bisogno fisico di cibo e la spinta emotiva a mangiare;<br />
&#8211;<strong> Ridurre le porzioni:</strong> servire porzioni moderate o utilizzare piatti più piccoli per evitare il consumo eccessivo;<br />
&#8211; <strong>Eliminare le distrazioni:</strong> concentrarsi sull’atto di mangiare senza essere distratti da televisione, telefono o altre attività;<br />
&#8211; <strong>Assaporare il cibo:</strong> coinvolgere tutti i sensi durante il pasto, prestando attenzione a colori, sapori, profumi e consistenze.</p>
<p><strong>Effetti della Mindfulness sul Corpo e sulla Mente:</strong><br />
Diversi validi modelli descrivono i meccanismi psicologici e neurobiologici attraverso i quali la mindfulness esercita i suoi effetti salutari (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/35958362/).  Tra gli effetti benefici:<br />
<strong>1. Riduzione della pressione arteriosa e della frequenza cardiaca:</strong> la mindfulness stimola il sistema nervoso parasimpatico, responsabile delle funzioni di rilassamento del corpo, determinando una riduzione della pressione arteriosa, della frequenza cardiaca e un miglioramento generale della salute cardiovascolare;<br />
<strong>2. Diminuzione dei livelli di cortisolo e ACTH:</strong> il cortisolo è un ormone strettamente legato allo stress, e livelli elevati possono contribuire a problemi di salute cronici, come l&#8217;aumento di peso e le malattie metaboliche. La pratica della mindfulness riduce la produzione di cortisolo e dell’ormone adrenocorticotropo (ACTH), riducendo così l’impatto dello stress cronico sull’organismo;<br />
<strong>3. Effetti antinfiammatori:</strong> la mindfulness è associata a una riduzione dell&#8217;attivazione del fattore di trascrizione NF-kB, coinvolto nella risposta infiammatoria del corpo. Riducendo l’infiammazione, si abbassa il rischio di sviluppare malattie croniche come il diabete e le malattie cardiovascolari;<br />
<strong>4. Rafforzamento del sistema immunitario:</strong> praticare mindfulness incrementa il numero di cellule T CD4+, cruciali per la difesa dell&#8217;organismo contro infezioni e malattie. Un sistema immunitario rafforzato può proteggere meglio il corpo dalle minacce esterne;<br />
<strong>5. Aumento dell&#8217;attività delle telomerasi:</strong> le telomerasi sono enzimi che proteggono i telomeri, le estremità dei cromosomi, che si accorciano con l’invecchiamento. L&#8217;aumento dell’attività di questi enzimi, osservato con la pratica della mindfulness, può rallentare i processi di invecchiamento cellulare;<br />
<strong>6. Regolazione delle risposte emotive:</strong> la mindfulness aiuta a disattivare precocemente l’amigdala, la regione del cervello che gestisce le reazioni emotive legate alla paura e allo stress. Di conseguenza, l’esposizione a stimoli negativi diventa meno intensa, riducendo l’impatto emotivo degli eventi stressanti;<br />
<strong>7. Modifiche nella struttura cerebrale:</strong> praticare regolarmente mindfulness aumenta l&#8217;attività in diverse aree del cervello, tra cui la corteccia cingolata, la corteccia prefrontale, l’insula e l&#8217;ippocampo. Queste regioni sono coinvolte nella regolazione delle emozioni, nel controllo degli impulsi e nella memoria, contribuendo così a un miglioramento delle funzioni cognitive;</p>
<p><strong>1. Riduzione dell&#8217;indice di massa corporea (BMI):</strong> la mindfulness applicata all’alimentazione, nota come mindful eating, è efficace nel ridurre comportamenti alimentari impulsivi, portando a una diminuzione significativa del BMI in individui obesi. Questo approccio aiuta a sviluppare una maggiore consapevolezza dei segnali di fame e sazietà, migliorando il rapporto con il cibo e promuovendo un’alimentazione più equilibrata (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32045358/). La mindfulness si dimostra quindi uno strumento promettente per il suo potenziale nel ridurre lo stress e le complicanze che ne derivano, come l’aumento di peso. Favorendo l’adozione di un comportamento alimentare più equilibrato e agendo su meccanismi neuronali e biochimici specifici, può ridurre l’incidenza dei fenomeni di obesità stress-correlati. È in grado di migliorare la capacità di affrontare efficacemente gli eventi stressogeni e ridurre la dipendenza dai “cibi di conforto” o altre emozioni negative, promuovendo una distribuzione del grasso corporeo più favorevole nel tempo. Intraprendere un percorso di consapevolezza richiede impegno, determinazione, pazienza. Può sembrare complicato da praticare, soprattutto per chi combatte lo stress per un lungo periodo di tempo, ma occorre tenere a mente che la mindfulness nasce come una tecnica, ma agisce quando diviene uno stile di vita.</p>
<p>TAGS: Mindfulness, consapevolezza, stress cronico, comportamento alimentare, alimentazione</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Taglieri: come scegliere la giusta tipologia per le preparazioni in cucina</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/taglieri-come-scegliere-la-giusta-tipologia-per-le-preparazioni-in-cucina-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Oct 2024 08:00:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[Taglieri: come scegliere la giusta tipologia per le preparazioni in cucina]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4280</guid>

					<description><![CDATA[di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella Il tagliere è da sempre un elemento essenziale in ogni cucina, strumento di lavoro che accompagna cuochi amatoriali e chef professionisti nella preparazione di differenti piatti. Esistono svariate tipologie di taglieri, che cambiano per materiali, dimensioni, forma e funzione, adattandosi alle diverse esigenze culinarie.  La scelta del giusto tagliere [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: left;" align="center"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="font-size: 12pt;"><span style="color: #ff6600;">di <strong class="gmail_sendername" dir="auto">Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella</strong></span></span><br />
</span></h1>
<p>Il tagliere è da sempre un elemento essenziale in ogni cucina, strumento di lavoro che accompagna cuochi amatoriali e chef professionisti nella preparazione di differenti piatti. Esistono svariate tipologie di taglieri, che cambiano per materiali, dimensioni, forma e funzione, adattandosi alle diverse esigenze culinarie.  La scelta del giusto tagliere da utilizzare in cucina può influire non solo sulla praticità ma anche su questioni di igiene e sicurezza alimentare. Un aspetto fondamentale da tenere in considerazione è il rischio di contaminazioni incrociate (cross-contaminazione), indipendentemente dalla tipologia di tagliere che si sceglie di utilizzare. Questo fenomeno consiste nel passaggio non intenzionale di microrganismi o sostanze chimiche da un alimento ad un altro, che può verificarsi per contatto diretto fra gli alimenti ma anche in modo indiretto, attraverso mani, superfici di lavoro e utensili. È da prestare la massima attenzione quando si manipola il pollame, la carne e il pesce crudo in generale, specialmente se poi si passa alla preparazione di alimenti pronti al consumo, come verdure crude o alimenti già cotti. Sicuramente non esiste un tagliere adatto a tutti gli utilizzi, ma la cattiva manutenzione e igiene può influire sulla sicurezza delle preparazioni.</p>
<p><strong>Taglieri in Legno<img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-4281" src="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/09/tagliere1.png" alt="articolo taglieri 1" width="337" height="160" srcset="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/09/tagliere1.png 415w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/09/tagliere1-300x142.png 300w" sizes="auto, (max-width: 337px) 100vw, 337px" /> </strong></p>
<p>Il tagliere di legno è un grande classico di tutte le cucine, soprattutto nelle cucine delle nonne. In ambito della ristorazione è poco consigliato specialmente per le norme igieniche stringenti. La normativa HACCP non lo vieta apertamente ma la regolamentazione per la pulizia e la sanificazione ne rende l’utilizzo poco agevole. Diverso in ambito domestico, in cui è importante utilizzare il buonsenso e una buona pulizia casalinga.</p>
<p>È da tener presente che dopo diversi utilizzi si possono creare dei solchi più o meno profondi che possono favorire l’annidamento di batteri, rendono difficoltosa la pulizia. Si può limitare il rischio scegliendo una tipologia di legno duro, in modo che non si creino solchi e siano più facili da pulire, e che inoltre assorbe minori quantità di acqua, la quale potrebbe agevolare la proliferazione batterica. Faggio e Rovere sono i più consigliati, resistenti, robusti e poco permeabili all’acqua e all’umidità.</p>
<p><em><u>Consigli per la pulizia:</u></em><em> dopo ogni utilizzo si consiglia di lavare il tagliere con acqua calda e sapone neutro, evitando di immergerlo completamente, e procedere con l’asciugatura prima con un panno pulito e poi all’aria, meglio al sole o sopra un termosifone. </em></p>
<p><em>Per la disinfezione si può utilizzare dell’aceto bianco, da lasciar agire per qualche minuto oppure cospargendo il tagliere con sale grosso e mezzo limone. Successivamente procedere con il lavaggio e l’asciugatura.  È consigliabile prevedere l’applicazione di olio minerale per alimenti, così da preservare il legno. </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Taglieri in Plastica<img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-4282" src="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/09/tagliere2.png" alt="articolo taglieri 2" width="262" height="171" srcset="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/09/tagliere2.png 302w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/09/tagliere2-300x196.png 300w" sizes="auto, (max-width: 262px) 100vw, 262px" /></strong></p>
<p>Sicuramente più indicati per un impiego professionale, all’interno delle cucine dei ristoranti, gastronomie, macellerie e pescherie. In quanto oltre aver differenti colori da poter associare alle diverse categorie alimentari, risultano più facili da pulire e igienizzare. Anche in questo caso bisogna fare attenzione alla formazione di solchi dopo il taglio, ma come materiale necessita di meno accortezze per l’igienizzazione. È consigliabile comunque un ricambio frequente di questi taglieri, in quanto, se usurati, possono facilmente rilasciare frammenti di plastica con il rischio di contaminazione.</p>
<p><em><u>Consigli per la pulizia: </u></em><em>essendo meno porosa del legno la plastica può essere lavata più agevolmente con acqua e sapone, e il tagliere può essere immerso anche in una soluzione di acqua e candeggina per alcuni minuti per la disinfezione (1 cucchiaio di candeggina per 1L di acqua), e successivamente si procede con un accurato risciacquo. Inoltre la maggior parte dei taglieri in plastica possono essere lavati in lavastoviglie anche ad alte temperature. </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Taglieri in Vetro e in Marmo<img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-4283 alignright" src="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/09/tagliere3.png" alt="articolo taglieri 3" width="349" height="160" srcset="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/09/tagliere3.png 349w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/09/tagliere3-300x138.png 300w" sizes="auto, (max-width: 349px) 100vw, 349px" /></strong></p>
<p>Adatti alla presentazione a tavola degli alimenti, ma poco pratici per le preparazioni, risultano molto fragili e nemici delle lame dei coltelli. Se scheggiati rappresentano sia un rischio di contaminazione per gli alimenti ma anche un rischio fisico per chi li utilizza.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-4284" src="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/09/tagliere4.png" alt="articolo tagliere 4" width="247" height="195" />In maniera analoga al vetro, i taglieri di marmo possono rovinare le lame dei coltelli, ma non essendo un materiale poroso non permette il passaggio di acqua e microrganismi. Sicuramente è poco pratico da utilizzare come vassoio di portata, visto il suo peso, ma può essere utilizzato come piano di lavoro specialmente in laboratori di cucina per la lavorazione del cioccolato o come top delle cucine domestiche. È da prestare attenzione alla corrosione che potrebbero provocare alimenti acidi come limone, pomodoro e aceto.</p>
<p><em><u>Consigli per la pulizia: </u></em><em>i taglieri in vetro e marmo risultano resistenti alle macchie e agli odori, possono essere lavati con acqua calda e sapone dopo l’utilizzo, e per la disinfezione possono essere sottoposti ad un ciclo di lavaggio in lavastoviglie oppure igienizzati con aceto o alcol. </em></p>
<p><strong>Taglieri in Acciaio<img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-4285 alignright" src="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/09/taglieri5.png" alt="articolo tagliere 5" width="432" height="177" srcset="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/09/taglieri5.png 432w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/09/taglieri5-300x123.png 300w" sizes="auto, (max-width: 432px) 100vw, 432px" /> </strong></p>
<p>Fra tutti i materiali, l’acciaio per la sua superficie, liscia e priva di porosità, è antibatterica e facilmente igienizzabile. A seconda dello spessore che si sceglie può essere poco maneggevole e anche in questo caso può mettere a repentaglio l’affilatura dei coltelli. Rispetto ai taglieri in marmo, quelli in acciaio sono più resistenti alla corrosione anche da parte di alimenti acidi. Sono indicati per altre tipologie di preparazioni come impasti o basi di appoggio.</p>
<p><em><u>Consigli per la pulizia: </u></em><em>lavare con acqua calda e sapone neutro, aiutandosi con una spugna morbida dopo ogni utilizzo. Per la disinfezione si possono utilizzare diversi metodi, l’ammollo in acqua e candeggina o una spruzzata con alcool alimentare o con aceto bianco. Se il tagliere dovesse presentare delle macchie si può utilizzare una mistura di bicarbonato di sodio e acqua con una spugna morbida, e poi risciacquare.</em></p>
<p><em>Oltre ad evitare le spugne abrasive, si sconsiglia l’uso di detergenti aggressivi o a base di cloro puro che possono danneggiare la finitura d’acciaio.</em></p>
<p><strong>Sicurezza in cucina</strong></p>
<p>Il giusto tagliere da adottare dovrebbe essere facilmente lavabile e igienizzabile, pertanto la scelta migliore risulta essere il tagliere in plastica. L’utilizzo di una diversa colorazione dei taglieri in cucina facilita l’associazione di un colore ad un determinato alimento, specialmente nella ristorazione, dove ogni colore dovrà essere utilizzato esclusivamente per quella sola categoria alimentare, per limitare il rischio di cross-contaminazione.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-4286" src="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/09/tagliere6.png" alt="articolo taglieri 6" width="460" height="203" srcset="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/09/tagliere6.png 557w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/09/tagliere6-300x132.png 300w" sizes="auto, (max-width: 460px) 100vw, 460px" />Il sistema HACCP, nel facilitare l’associazione del tagliare da utilizzare a seconda del prodotto e il suo utilizzato, ha associato un codice colore alle diverse categorie alimentari:</p>
<ul>
<li>Bianco: latticini e pane</li>
<li>Rosso: carne cruda</li>
<li>Giallo: pollame</li>
<li>Marrone: verdure cotte</li>
<li>Blu: pesce</li>
<li>Verde: frutta e insalata</li>
<li>Viola: prodotti speciali come senza glutine, Kosher, vegani e privi di allergeni.</li>
</ul>
<p>Se si volesse rimanere fedeli ai classici taglierei di legno, è consigliabile utilizzarli per frutta, verdura, pane o formaggi, e preferire per la carne e pesce crudi i taglieri di plastica con diverse colorazioni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Ruolo della Mindfulness nella Neuromodulazione dello stress e dei comportamenti alimentari</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/ruolo-della-mindfulness-nella-neuromodulazione-dello-stress-e-dei-comportamenti-alimentari/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Oct 2024 08:05:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[Ruolo della Mindfulness nella Neuromodulazione dello stress e dei comportamenti alimentari]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4349</guid>

					<description><![CDATA[Risposta fisiologica allo stress e come intervenire con la mindfulness Di Rolando Bolognino, Lucilla Ciancarella, Leonardo Romano Lo stress viene riconosciuto dall’Oms come male del secolo, in quanto causa alterazioni a livello fisico e biochimico, con ripercussioni quali ansia, depressione, burnout. Differenti sono gli studi che hanno evidenziato una stretta correlazione dello stress con malattie [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>Risposta fisiologica allo stress e come intervenire con la mindfulness</h2>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">Di Rolando Bolognino, Lucilla Ciancarella, Leonardo Romano</span></strong></p>
<p>Lo stress viene riconosciuto dall’Oms come male del secolo, in quanto causa alterazioni a livello fisico e biochimico, con ripercussioni quali ansia, depressione, burnout. Differenti sono gli studi che hanno evidenziato una stretta correlazione dello stress con malattie cardiovascolari, disturbi alimentari con insorgenza di sovrappeso e obesità (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/23541000/ ). È qui che la mindfulness, una pratica basata sulla consapevolezza e la piena attenzione al momento presente, si rivela uno strumento prezioso. La mindfulness non solo aiuta a ridurre l’impatto dello stress, ma permette anche di ristabilire un equilibrio fra mente e corpo, agendo sul benessere complessivo dell’individuo.</p>
<p><strong>Ma cosa accade quando si affronta un evento stressante?</strong></p>
<p>Lo stress viene definito come sindrome generale di adattamento, le cui alterazioni fisiologiche passano attraverso 3 fasi distinte.</p>
<p>&#8211; <em>Fase di allarme:</em> lo stressor (ovvero l’agente che fornisce stimoli fisici, chimici, biologici) innesca nell’individuo la mobilitazione delle difese; si configura come condizione di stress acuto che iperattiva il sistema dell’ipofisi-corticosurrene;</p>
<p>&#8211; <em>Fase di resistenza</em>: lo stress progredisce, così come la produzione di cortisolo, in quanto l’organismo continua ad essere impegnato a fronteggiare l’agente nocivo;</p>
<p>&#8211; <em>Fase di esaurimento</em>: la gestione prolungata della condizione di stress (stress cronico) causa un esaurimento funzionale della corteccia surrenale, tanto da indurre l’insorgenza di patologie non sempre reversibili.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-4350" src="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/10/articolostresss.jpg" alt="stress e mindfulness" width="326" height="364" srcset="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/10/articolostresss.jpg 326w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/10/articolostresss-269x300.jpg 269w" sizes="auto, (max-width: 326px) 100vw, 326px" /></p>
<p>La risposta dell’organismo alla condizione di stress vede il coinvolgimento immediato dell’ipotalamo, che determina l’attivazione del sistema nervoso simpatico e parasimapatico. Come prima azione, vengono rilasciate adrenalina e noradrenalina, che fanno aumentare la tensione muscolare, il ritmo cardiaco e la respirazione. L’aumento dell’adrenalina fa mobilitare le riserve di glicogeno nel fegato con rilascio di glucosio. La noradrenalina attiva invece la glicolisi, al fine di ad aumentare la produzione di energia, per poter fronteggiare l’evento stressogeno. Inoltre si osserva l’attivazione dell’asse Ipotalamo-Ipofosi-Surrene, con conseguente liberazione dell’ormone di rilascio la corticotropina (CRF) a partire dall’ipotalamo. In seguito, il CRF agisce a livello dell’ipofisi stimolando la produzione dell’ormone adrenocorticotropo (ACTH), che ha come bersaglio le ghiandole surrenali, che in seguito libereranno i glucorticoidi (cortisolo) nel torrente ematico.</p>
<p><strong>Quali sono le conseguenze del rilascio di cortisolo?</strong></p>
<p>I glucorticoidi stimolano la produzione di glucagone e aumentano il rilascio di insulina, con conseguente diminuzione della sensibilità insulinica a livello muscolare e del tessuto adiposo. L’eccesso di insulina favorisce l’accumulo di grasso, nonostante l’azione lipolitica del cortisolo stesso. In condizioni di stress acuto il cortisolo promuove la degradazione del tessuto adiposo, tuttavia in casi di stress cronico si attivano dei meccanismi contrari che promuovono l’accumulo di lipidi all’interno delle cellule adipose, con conseguente espansione del tessuto adiposo, che tende a redistribuirsi soprattutto a livello addominale. Lo stress è in grado di agire anche sulla sensazione di fame e sazietà, agendo sulla produzione di due ormoni, la leptina e la grelina. Normalmente la leptina viene prodotta a seguito di un pasto dal tessuto adiposo, ed induce la sensazione di sazietà. Al contrario la grelina, prodotta dalle cellule parietali dello stomaco, aumenta  la sensazione di fame portando ad una maggiore ricerca di cibo. In condizioni di stress acuto si può osservare una diminuzione della leptina ed un aumento della grelina, così da attivare dei meccanismi di adattamento, come una maggiore ricerca di cibo per sostenere l’aumentata richiesta energetica per fronteggiare lo stressor.</p>
<p><strong>Risposte alimentari allo stress e come fronteggiarlo</strong></p>
<p>Quando lo stress cronicizza può generare una serie di comportamenti disfunzionali che influenzano negativamente il rapporto con il cibo. In alcuni casi, lo stress persistente può condurre alla privazione alimentare, che può evolvere in disturbi come l’anoressia nervosa. In altri, invece, si manifesta con una ricerca incontrollata di cibo, soprattutto tipologie di alimenti palatabili, ricchi in grassi e zuccheri. Numerosi sono gli studi che hanno evidenziato come il consumo di comfort food produca una temporanea sensazione di benessere, in quanto l’assunzione di cibi gratificanti attiva i centri del piacere del cervello e contribuisce a ridurre momentaneamente la produzione del cortisolo.</p>
<p>Tuttavia, questo sollievo è transitorio: l’individuo tenderà a cercare sempre più alimenti di questo genere, innescando un circolo vizioso di dipendenza emotiva da cibo. In questo caso il cibo diventa una forma di  auto medicazione, un modo per gestire, anche se solo superficialmente e in modo temporaneo, situazioni di stress ed ansia. Questo meccanismo di compensazione però non risolve le cause profonde dello stress, ma al contrario, può contribuire all’aumento di peso, un peggioramento dell’autostima e l’acuirsi del disagio psicologico (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/35958362/ ). <img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-4351 alignright" src="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/10/articolostress2.jpg" alt="" width="296" height="448" srcset="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/10/articolostress2.jpg 296w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/10/articolostress2-198x300.jpg 198w" sizes="auto, (max-width: 296px) 100vw, 296px" /></p>
<p>In questo contesto la mindfulness svolge un ruolo cruciale. Se da un lato lo stress spinge a cercare sollievo attraverso il cibo, la mindfulness promuove un atteggiamento di consapevolezza verso i propri pensieri, emozioni e impulsi, andando a interrompere questo circolo vizioso. L’adozione della mindfulness come un proprio stile di vita aiuta ad accettare lo stress e le emozioni negative senza reagire automaticamente con atteggiamenti disfunzionali, come può essere la ricerca di cibo. Diversi studi hanno dimostrato come la mindfulness può aiutare nella riduzione dello stress, con conseguente diminuzione dei livelli di cortisolo, migliorando allo stresso tempo la regolazione emotiva e il rapporto con il cibo. La mindfulness insegna a distinguere la fame fisica da quella emotiva, e sviluppare maggiore consapevolezza verso i meccanismi mentali che alimentano stati di ansia e depressione. (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/28718396/ ).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tags: stress, mindfulness, comportamento alimentare, fame, sazietà, consapevolezza</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Acqua del rubinetto, filtrata e minerale: trasparenza, qualità e sicurezza a confronto</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/acqua-del-rubinetto-filtrata-e-minerale-trasparenza-qualita-e-sicurezza-a-confronto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Oct 2024 09:00:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[Acqua del rubinetto]]></category>
		<category><![CDATA[filtrata e minerale: trasparenza]]></category>
		<category><![CDATA[qualità e sicurezza a confronto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4241</guid>

					<description><![CDATA[di Rolando Bolognino Le acque filtrate vengono sottoposte a processi di filtrazione e purificazione per eliminare eventuali impurità e contaminatati. Tali processi possono apportare un cambiamento nel sapore, nell’odore e nella qualità dell’acqua. In primo luogo è importante fare chiarezza sulle differenti tipologie di acqua che si possono consumare: l’acqua minerale, quella imbottigliata, e l’acqua [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: left;" align="center"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="font-size: 12pt;"><span style="color: #ff6600;">di <strong class="gmail_sendername" dir="auto">Rolando Bolognino</strong></span></span><br />
</span></h1>
<p>Le acque filtrate vengono sottoposte a processi di filtrazione e purificazione per eliminare eventuali impurità e contaminatati. Tali processi possono apportare un cambiamento nel sapore, nell’odore e nella qualità dell’acqua. In primo luogo è importante fare chiarezza sulle differenti tipologie di acqua che si possono consumare: l’acqua minerale, quella imbottigliata, e l’acqua destinata al consumo umano, principalmente distribuita tramite acquedotti pubblici, ma anche tramite cisterne.  L’acqua filtrata è il risultato finale di ulteriori trattamenti a cui viene sottoposta l’acqua del rubinetto.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-4262" src="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/10/acquauno.png" alt="articolo acqua trattata" width="307" height="439" srcset="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/10/acquauno.png 451w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/10/acquauno-209x300.png 209w" sizes="auto, (max-width: 307px) 100vw, 307px" />L’acqua che esce dai rubinetti è sicura per legge, e rappresenta anche un’ottima scelta sia dal punto di vista ambientale che economico, diminuendo le spese ed il consumo di plastica. L’acqua destinata al consumo umano già al momento del prelievo viene sottoposta a differenti processi per rimuovere contaminanti fisici, chimici e biologici, come:</p>
<ul>
<li>Filtri a sabbia: strato di sabbia fine che trattiene le particelle solide sospese in acqua;</li>
<li>Filtrazione a membrana: prevede l’uso di membrane semipermeabili per rimuovere contaminanti;</li>
<li>Dispositivi ad absorbimento: in cui i contaminanti sono trattenuti da materiale solido (Zeoliti o filtri a carbone attivo);</li>
<li>Processi di ossidazione: utilizzati per distruggere contaminanti microbiologici (clorazione, ozonizzazione, radiazioni UV);</li>
<li>Disinfezione: adottati sempre a fini di disinfezione microbiologica (raggi gamma o elettrolisi del sale);</li>
<li>Sistemi di addolcimento: rimozione degli ioni calcio che influiscono sulla durezza dell’acqua.</li>
</ul>
<p>Dopo il trattamento e l’immissione nei sistemi di distribuzione è comunque necessario mantenere una determinata concentrazione di disinfettante residuo, che impedisce l’eventuale proliferazione batterica all’interno della rete di distribuzione, come ad esempio il cloro, che non deve superare i 0.2 mg/l secondo il D.lgs 31/2001.</p>
<p>La qualità dell’acqua della rete italiana è tra le migliori in Europa: quasi l’85% della risorsa idrica prelevata in Italia proviene da falde sotterranee naturalmente protette, le quali richiedono interventi di trattamento minimi. La legge italiana impone rigidi parametri di qualità, accertati da numerosi controlli, così da garantire un consumo sicuro per il cittadino anche nelle mura di casa. La qualità dell’acqua potabile dipende strettamente anche dallo stato della rete di distribuzione, che può variare sensibilmente da comune a comune.</p>
<p>L’acqua che invece ritroviamo imbottigliata al supermercato rientra nella categoria dell’acqua minerale naturale, anche questa sicura e regolamentata (D.lgs 176/2011). In Italia si stima un consumo di circa 252 litri all’anno a testa, e nel 2023 sono stati imbottigliati circa 16 miliardi e mezzo di litri d’acqua. L’acqua minerale naturale viene direttamente prelevata dalla fonte o dalle falde sotterranee (dopo accurate analisi di purezza e sicurezza) e imbottigliata. Secondo la normativa vigente l’acqua minerale deve possedere dei requisiti fondamentali:</p>
<ul>
<li>Origine sotterranea protetta</li>
<li>Purezza originaria, che deve essere mantenuta anche dopo l’imbottigliamento</li>
<li>Imbottigliamento all’origine</li>
<li>Tenore di minerali, di oligoelementi e caratteristiche essenziali constanti nel tempo</li>
<li>Eventuali proprietà favorevoli alla salute</li>
</ul>
<p>Le acque minerali sono le uniche acque da bere che riportano etichette esplicative con le indicazioni di origine della sorgente, le caratteristiche chimico-fisiche e la composizione salina, permettendo così al consumatore di scegliere l’acqua in base alle proprie esigenze (residuo fisso, contenuto in minerali&#8230;).</p>
<p>Da recenti indagini, anche l’acqua in bottiglia non risulta esente da rischi, in quanto dopo l’imbottigliamento non viene esaminata per verificare il mantenimento delle caratteristiche chimico fisiche. Inoltre, dalle ultime analisi è emersa la presenza di contaminanti, come i pesticidi, a livello delle sorgenti, per questo nell’ultimo periodo si sta prestando maggiormente attenzione a questo aspetto. Di fatti, dal 2015 è stato emanato un decreto che prevede la ricerca dei principi attivi presenti nei pesticidi, indicando come soglia limite 0.1 µg al litro per singolo pesticida e 0.5 µg la somma di tutti quelli presenti.  Non sono da trascurare anche le modalità di trasporto e conservazione delle bottiglie, le quali possono influire sulle peculiarità dell’acqua stessa.</p>
<p>Parlando invece di acqua filtrata, non è altro che il risultato dell’utilizzo di caraffe filtranti oppure di apparecchiature utilizzate nell’ambito domestico o della ristorazione. Questi sistemi trattano l’acqua che esce dal rubinetto, che di per sé è già potabile. Differenti possono essere le tipologie di filtraggio e di sistemi utilizzati:</p>
<ul>
<li><strong><em>Microfiltrazione:</em></strong> consiste di un filtro a carboni attivi, che trattengono le sostanze di dimensioni comprese tra 5 a 1 micron; è il sistema maggiormente diffuso e permette di rimuovere dall’acqua spore di grandi dimensioni, il sapore di cloro, polveri sottili, farine, lieviti e amianto;</li>
<li><strong><em>Ultra filtrazione:</em></strong> in grado di trattenere sostanze di grandezza superiori a 0.1 micron; è in grado di fermare batteri e virus, ma anche endotossine pirogene, coloranti sintetici, gelatine, silicio colloidale e polveri di carbone; questa tecnica non cambia le caratteristiche dell’acqua ma la rende più “buona” dal punto di vista organolettico e più sicura dal punto di vista batteriologico;</li>
<li><strong><em>Osmosi inversa o iperfiltrazione: </em></strong>tecnica che sfrutta l’effetto inverso dell’osmosi, ovvero con una pressione indotta si costringe<img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-4264 alignleft" src="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/10/acquadue-1.png" alt="articolo acqua filtrata 2" width="286" height="181" srcset="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/10/acquadue-1.png 417w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/10/acquadue-1-300x190.png 300w" sizes="auto, (max-width: 286px) 100vw, 286px" /> l’acqua ad attraversare una membrana semipermeabile che trattiene le sostanze indesiderate e dalla quale fuoriesce l’acqua purificata; questa procedura permette di rimuovere anche le sostanze che sono disciolte nell’acqua, come i sali minerali, andando a cambiare alcune caratteristiche quali il residuo fisso e la conducibilità elettrica.</li>
</ul>
<p>La scelta del tipo di tecnica di filtrazione dipende essenzialmente dalle caratteristiche dell’acqua e dal livello di purezza che si intende ottenere.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-4265 aligncenter" src="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/10/acquatre.png" alt="articolo acqua filtrata 3" width="669" height="317" srcset="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/10/acquatre.png 646w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/10/acquatre-300x142.png 300w" sizes="auto, (max-width: 669px) 100vw, 669px" /><br />
Il consumo dell’acqua filtrata è regolamentata dal decreto ministeriale del 7 febbraio del 2012 n.25, che riguarda le disposizioni tecniche riguardanti le apparecchiature finalizzate al trattamento dell’acqua destinata al consumo umano. Al fine di prevenire potenziali rischi per la sicurezza dei consumatori e garantire le prestazioni dei dispositivi, il decreto richiede che sia assicurata la disponibilità di esaustive istruzioni d’uso, per quanto riguarda l’installazione, la manutenzione e l’impiego dei dispositivi, in base alle tipologie di trattamento e delle singole apparecchiature. Con questi metodi di filtrazione può verificarsi una riduzione o eliminazione di alcuni minerali come magnesio e/o calcio e di contro provocare un aumento del sodio, che in alcune condizioni cliniche è fortemente sconsigliato, ma anche in termini di prevenzione di salute pubblica.  Pertanto il Codacons raccomanda di prestare la massima attenzione circa l’acqua servita negli esercizi commerciali. Spesso il consumatore è ignaro di come l’acqua servita venga trattata, eccetto nei casi in cui viene fornita acqua minerale nella sua bottiglia originale e sigillata. Inoltre, nei ristoranti sta diventando sempre più comune servire acqua filtrata al posto dell’acqua minerale richiesta dal cliente, addebitando comunque il prezzo dell’acqua minerale imbottigliata. Questo comportamento non solo inganna il consumatore, ma solleva anche preoccupazioni sulla qualità e sicurezza dell’acqua. In tal caso, il consumatore può trovarsi di fronte ad una truffa, che comporta non solo un rischio economico, ma anche un rischio per la propria salute.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Alimenti biologici, chi sono i produttori e consumatori?</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/alimenti-biologici-chi-sono-i-produttori-e-consumatori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Oct 2024 09:00:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[Alimenti biologici chi sono i produttori e consumatori?]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4306</guid>

					<description><![CDATA[PROGETTO AGRI BIO IT – DECRETO MASAF N.0176926 DEL 27/03/2023 &#160; Uno studio della Federal University of Espirito Santo della regione del Vitòria in Brasile cerca di comprendere i loro ruoli, le loro abitudini ed opinioni, al fine di contribuire all’espansione del mercato degli alimenti biologici in tutto il mondo. di Dario Lucchetti Le produzioni [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="font-size: 18pt;">PROGETTO AGRI BIO IT – DECRETO MASAF N.0176926 DEL 27/03/2023<br />
</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Uno studio della Federal University of Espirito Santo della regione del Vitòria in Brasile cerca di comprendere i loro ruoli, le loro abitudini ed opinioni, al fine di contribuire all’espansione del mercato degli alimenti biologici in tutto il mondo.</p>
<p><span style="font-size: 18pt;"><span style="color: #ff0000;"><strong><span style="font-size: 12pt;">di Dario Lucchetti</span></strong></span></span></p>
<p>Le produzioni agricole di alimenti stanno aumentando sempre più in tutto il mondo. In accordo con la dichiarazione universale dei Diritti Umani del 1948 come parte del diritto di un livello di vita adeguato, sancito dal Patto Internazionale sui Diritti Economici, sociali e culturali del 1966, il Diritto Umano ad un’alimentazione adeguata si colloca come uno degli obbiettivi da perseguire nel prossimo futuro e sicuramente le produzioni di alimenti biologici rappresentano un valido strumento per garantire ai consumatori l’accesso ad un cibo sano e sicuro, libero da residui di sostanze chimiche potenzialmente dannose. Uno studio condotto dalla Federal University of Espirito Santo della regione del Vitòria in Brasile ha cercato di mettere in relazione ruoli, aspettative e motivazioni dei produttori/commercianti e consumatori di alimenti biologici, analizzandone i profili socioeconomici e culturali.</p>
<p>link articolo: https://doi.org/10.1016/j.heliyon.2024.e31385<br />
tags:<br />
#alimenti biologici #pesticidi #diritto ad un’alimentazione adeguata</p>
<p>L’agricoltura tradizionale è caratterizzata dall’utilizzo di pesticidi, sostanze di sintesi chimica, che hanno lo scopo di proteggere i vegetali o i prodotti vegetali da tutti gli organismi dannosi o prevenirne gli effetti, favorire o regolare i processi vitali dei vegetali, conservare i prodotti vegetali, controllare le piante infestanti, indesiderate o dannose ed eliminare parti di vegetali, frenare o impedire un loro indesiderato accrescimento. I pesticidi, da un punto di vista normativo, comprendono i prodotti fitosanitari (utilizzati per la protezione delle piante e per la conservazione dei prodotti) ed i biocidi (impiegati in vari campi di attività come disinfettanti, preservanti, pesticidi per uso non agricolo, etc). L’uso incondizionato e incontrollato di tali sostanze può causare il loro bioaccumulo nella catena alimentare.</p>
<p>I rischi associati a tali sostanze coinvolgono l’equilibrio dell’ecosistema e le contaminazioni di aria, acqua e terreno. Le produzioni agricole tradizionali possono contenere residui di tali sostanze chimiche e possono causare danni alla salute dei consumatori e dei produttori sia in modo diretto che indiretto, con effetti acuti o cronici. Tali rischi per la salute comprendono mal di testa e mal di stomaco, rash cutanei, ma possono anche avere effetti avversi sul sistema endocrino, riproduttivo e addirittura essere promotori di tumori (ricordiamo che il Brasile è uno dei principali paesi consumatori di pesticidi, con un consumo annuo stimato a 76 milioni di chilogrammi, secondo<br />
solamente alla Cina, Stati Uniti, Argentina e Tailandia). In questa lista il nostro paese, l‘Italia, si assesta al sesto posto, subito dopo il Brasile, con un consumo annuo stimato di 63 milioni di chilogrammi di pesticidi.<br />
Al contrario, la produzione di alimenti biologici, è una produzione agricola in cui vengono adottate tecniche specifiche che mirano alla sostenibilità ecologica ed economica e alla minimizzazione della dipendenza da energie non rinnovabili. Questi metodi integrano pratiche<br />
culturali, biologiche e meccaniche che favoriscono la ciclicità delle risorse, promuovono l&#8217;equilibrio ecologico e conservano la biodiversità in qualsiasi fase della produzione, della lavorazione, della trasformazione e dello stoccaggio, della distribuzione e commercializzazione.<br />
Il modello di produzione biologica sta diventando popolare in tutto il mondo: gli autori dello studio fanno notare che questo movimento si sta ampliando anche in Brasile. La superficie dei terreni agricoli biologici è aumentata del 87% in poco più di otto anni (dal 2012 al 2020) e il numero di produttori di alimenti biologici è raddoppiato nello stesso periodo, raggiungendo i 12.526<br />
produttori nell’anno 2020.<br />
L&#8217;aumento della produzione biologica è dovuto alla crescente domanda dei consumatori di prodotti nutrienti, sani e privi di sostanze chimiche. Inoltre, in alcuni settori della società sta crescendo la sfiducia nei confronti dell&#8217;industria moderna, che accresce in modo significativo l’uso e la conseguente immissione di prodotti chimici persistenti nell’ambiente.<br />
Secondo i ricercatori brasiliani del FEDERAL UNIVERSITY OF ESPIRITO SANTO DELLA REGIONE DEL VITÒRIA, con la crescita della produzione di alimenti biologici, sorgono domande che devono essere indagate: quali sono i profili dei produttori/commercianti e consumatori di alimenti biologici? Quali sono le loro percezioni in relazione alla produzione e ai fattori che influenzano il loro consumo?<br />
In tal senso lo studio presentato dai ricercatori brasiliani si offre come strumento per il dibattito sulla commercializzazione degli alimenti biologici e come aiuto per definire le politiche pubbliche governative brasiliane per promuovere lo sviluppo degli alimenti biologici, inoltre le<br />
informazioni ricavabili dallo studio, relative al profilo dei consumatori e dei produttori, possono fornire una migliore comprensione del loro comportamento nei confronti degli alimenti biologici e contribuire a sviluppare strategie di diffusione delle informazioni ai consumatori, nonché sulle strategie di mitigazione dei fattori di rischio per i consumatori.<br />
Due differenti questionari sono stati somministrati nel 2019. Per la distribuzione dei questionari sono stati scelti luoghi di grande afflusso di persone (come le università, le fiere alimentari e i supermercati). In totale sono state intervistate più di 300 persone: il primo questionario<br />
dedicato ai produttori/commercianti di alimenti biologici era composto da 20 domande, Il secondo questionario destinato ai consumatori era composto da 27 domande. In entrambi i questionari sono state raccolte informazioni sulle loro caratteristiche sociodemografiche, sui fattori motivazionali e sui tipi di alimenti biologici prodotti o consumati e sulle difficoltà correlate alla produzione e<br />
consumo di alimenti biologici.<br />
Un&#8217;altra parte del questionario ha permesso di analizzare, in modo descrittivo, la conoscenza dei consumatori sul concetto di alimenti biologici e l&#8217;impatto di questa coltivazione sull&#8217;ambiente.<br />
I risultati ottenuti dai questionari hanno evidenziato differenze sostanziali tra i profili socioeconomici dei due gruppi di intervistati: il primo, i produttori/commercianti, hanno un’età media di 37 anni, sono per la maggioranza di sesso maschile e di etnia caucasica. Inoltre, hanno per<br />
lo più un’istruzione di primo grado o inferiore ed hanno un salario pari a quello minimo. Il secondo gruppo, quello formato dai consumatori, ha un’età media di 48 anni, composto principalmente da donne di etnia caucasica con una scolarizzazione di livello secondario o universitario e con un reddito pro-capite medio superiore a tre volte il salario minimo.<br />
Nonostante le differenze socioeconomiche c’è sovrapposizione tra le tipologie maggiormente prodotte e consumate. La principale classe di alimenti biologici è quella dei vegetali e della frutta, seguita in percentuali praticamente sovrapponibili dai prodotti carnei e ittici, cerealicoli e prodotti apicoli. Generalmente il luogo preferito per acquistare tali prodotti sono le fiere alimentari e le aziende che vendono direttamente i prodotti coltivati, il che mette in evidenza che per l’acquisto degli alimenti biologici, la fidelizzazione, rimane una delle principali strategie per<br />
aumentarne il consumo. Nello studio condotto difatti si evidenzia come lo sporadico acquisto nelle grandi distribuzione sia fondamentalmente casuale e non legato alla volontà di migliorare la qualità degli alimenti consumati.<br />
Sia i produttori/commercianti che i consumatori concepiscono gli alimenti biologici principalmente come “alimenti che apportano benefici alla salute e che sono prodotti senza l&#8217;uso di sostanze sintetiche come pesticidi e ormoni”. Le motivazioni secondarie che portano alla<br />
produzione e acquisto di tali alimenti invece rispecchiano le differenti condizioni socioeconomiche: è evidente come le classi meno scolarizzate, in genere i produttori, intendano le produzioni biologiche come mezzo attraverso il quale aumentare i propri introiti, correlandoli alla stabilità del prezzo, all’aumento della domanda e alla possibilità di lavoro autonomo. L’abolizione dei pesticidi<br />
nelle coltivazioni biologiche, per i produttori coincide con una diminuzione della spesa per la produzione e non è strettamente legata alla percezione della sicurezza alimentare e del benessere delle produzioni e dell’ambiente.<br />
Viceversa, nella classe dei consumatori, che ha generalmente con una scolarizzazione superiore, la consapevolezza di essere fautrice di un miglioramento della società e dell’ambiente rappresenta una motivazione fondamentale per l’inserimento di tali alimenti nella sua dieta<br />
quotidiana. In questo scenario, indipendentemente dall’attore coinvolto, le mancanze di luoghi di vendita ed acquisto, la mancanza di incentivi governativi alla produzione, l’elevato prezzo al dettaglio degli alimenti biologici e la mancanza di informazione sui benefici di tali prodotti, sono i principali deterrenti all’aumento e alla diffusione di questa cultura alimentare.</p>
<p>Quali sono quindi le conclusioni alle quali arrivano i ricercatori brasiliani? Quali sono le strategie che bisogna attuare per implementare il consumo di alimenti biologici? Fondamentalmente sono necessari programmi governativi volti a incoraggiare le pratiche agricole biologiche, la formazione tecnica per i produttori e l&#8217;informazione per i consumatori. Tutto ciò dovrebbe essere enfatizzato per garantire la sicurezza alimentare e nutrizionale, che è in linea con il diritto umano essenziale di tutte le persone ad avere un&#8217;alimentazione adeguata.</p>
<p><span style="font-size: 18pt;"> </span></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Alimenti biologici: anche in gravidanza una scelta salutare e sostenibile</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/alimenti-biologici-anche-in-gravidanza-una-scelta-salutare-e-sostenibile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Oct 2024 09:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[#AlimentiBiologici]]></category>
		<category><![CDATA[#CiboSano]]></category>
		<category><![CDATA[#GravidanzaConsapevole]]></category>
		<category><![CDATA[#MangiareBiologico]]></category>
		<category><![CDATA[#NutrizioneInGravidanza]]></category>
		<category><![CDATA[#PesticidiFree]]></category>
		<category><![CDATA[#SaluteInGravidanza]]></category>
		<category><![CDATA[Alimenti biologici: anche in gravidanza una scelta salutare e sostenibile]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4261</guid>

					<description><![CDATA[Una scelta che aiuta a ridurre l&#8217;esposizione a sostanze chimiche nocive e migliora l&#8217;apporto di nutrienti essenziali per madre e bambino PROGETTO AGRI BIO IT – DECRETO MASAF N. 0176926 DEL 27/03/2023 di Glauco Raffaeli e Giada La Placa Negli ultimi anni, l’interesse verso gli alimenti biologici ha registrato una crescita esponenziale, con un incremento [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Una scelta che aiuta a ridurre l&#8217;esposizione a sostanze chimiche nocive e migliora l&#8217;apporto di nutrienti essenziali per madre e bambino</strong></em></p>
<h2><span style="font-size: 18pt; color: #000000;">PROGETTO AGRI BIO IT – DECRETO MASAF N. 0176926 DEL 27/03/2023</span></h2>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>di Glauco Raffaeli e Giada La Placa</strong></span></p>
<p>Negli ultimi anni, l’interesse verso gli alimenti biologici ha registrato una crescita esponenziale, con un incremento delle vendite globali da 15,2 miliardi di dollari nel 1999 a 97 miliardi nel 2017. Tale fenomeno si riflette soprattutto in paesi come gli Stati Uniti, dove i prodotti biologici rappresentano il settore alimentare in più rapida espansione. Ma cosa spinge i consumatori verso gli alimenti biologici? Oltre alle considerazioni ambientali e al benessere animale, la motivazione principale è la percezione che questi prodotti siano più sani per chi li consuma e per le loro famiglie. E tale convinzione trova conferme anche sul piano scientifico: studi hanno evidenziato come gli alimenti biologici contengano meno residui di pesticidi rispetto ai prodotti coltivati con metodi convenzionali. (<a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2161831322013035?via%3Dihub">https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2161831322013035?via%3Dihub</a>).</p>
<p>Durante la gravidanza, il ruolo di una dieta a base di prodotti biologici assume un&#8217;importanza ancora maggiore. Questo periodo rappresenta una fase cruciale per la salute sia della madre che del nascituro, poiché l’esposizione a sostanze chimiche nocive, come i pesticidi, può aumentare il rischio di complicazioni durante la gravidanza e di esiti negativi alla nascita. Interventi dietetici, attraverso l’adozione di cibi biologici, hanno dimostrato di ridurre in modo significativo l’esposizione a pesticidi nelle donne in gravidanza. Anche se i dati attuali non sono ancora sufficienti per affermare con certezza tutti i benefici di questa scelta alimentare, si ritiene che possa migliorare gli esiti della gravidanza e proteggere lo sviluppo del bambino. Oltre ai vantaggi legati alla riduzione dei pesticidi, gli alimenti biologici mostrano una maggiore concentrazione di alcuni nutrienti benefici. Frutta e verdura biologiche, ad esempio, tendono ad avere un contenuto più elevato di polifenoli e una maggiore capacità antiossidante rispetto ai prodotti convenzionali. Anche i grassi sani, come gli acidi grassi polinsaturi e gli omega-3, risultano più abbondanti in carne e latte biologici. Questi nutrienti sono particolarmente rilevanti per lo sviluppo cerebrale del feto e per la salute generale della madre. È interessante notare che le donne che scelgono di consumare alimenti biologici durante la gravidanza tendono a essere caratterizzate da uno stile di vita complessivamente più sano e da una maggiore consapevolezza riguardo all’alimentazione. In studi condotti in diversi paesi europei, è emerso che le consumatrici di biologico hanno, in genere, un livello di istruzione più elevato, seguono una dieta più equilibrata e conducono attività fisica moderata in modo sistematico. Tuttavia, non sempre queste caratteristiche demografiche sono uniformi: in alcuni casi, giovani donne con basso reddito e scarse risorse educative hanno comunque optato per una dieta biologica, evidenziando come le motivazioni alla base di queste scelte possano essere variegate e complesse. Nonostante la crescente evidenza dei benefici del biologico, sono ancora poche le ricerche specifiche sugli effetti a lungo termine di una dieta biologica durante la gravidanza. Alcuni studi hanno suggerito che un maggiore consumo di alimenti biologici potrebbe essere associato a una riduzione del rischio di pre-eclampsia e di ipertensione gestazionale, oltre a un minor rischio di sviluppare anomalie congenite come l&#8217;ipospadia. Tuttavia, questi dati richiedono ulteriori conferme attraverso studi più ampi e controllati.</p>
<p>In definitiva, scegliere alimenti biologici durante la gravidanza può rappresentare una strategia utile per ridurre l&#8217;esposizione a sostanze chimiche nocive e aumentare l&#8217;apporto di nutrienti essenziali. Sebbene ulteriori ricerche siano necessarie per chiarire pienamente l’impatto di questa scelta sulla salute di madre e bambino, una dieta biologica sembra offrire benefici tangibili che vanno ben oltre la semplice percezione del consumatore. Una scelta consapevole, quindi, che può contribuire a un futuro più sano e sostenibile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Tags</strong><br />
#AlimentiBiologici, #SaluteInGravidanza, #MangiareBiologico, #NutrizioneInGravidanza, #PesticidiFree, #CiboSano, #GravidanzaConsapevole</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il ruolo della dieta mediterranea nella prevenzione dell’infertilità maschile</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/il-ruolo-della-dieta-mediterranea-nella-prevenzione-dellinfertilita-maschile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Sep 2024 10:00:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[Il ruolo della dieta mediterranea nella prevenzione dell’infertilità maschile]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4228</guid>

					<description><![CDATA[PROGETTO AGRI BIO IT – DECRETO MASAF N. 0176926 DEL 27/03/2023  Di Michela Cirillo Negli ultimi 10 anni, in Italia, si è assistito ad un crollo demografico, che ha raggiunto un record negativo di nascite nel 2022 (393.000) (dati Istat, 2023), con conseguente invecchiamento della popolazione. La natalità è diventata una questione cruciale ed appaiono [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="font-size: 18pt;"><strong>PROGETTO AGRI BIO IT – DECRETO MASAF N. 0176926 DEL 27/03/2023</strong></span></h2>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong> Di Michela Cirillo</strong></span></p>
<p>Negli ultimi 10 anni, in Italia, si è assistito ad un crollo demografico, che ha raggiunto un record negativo di nascite nel 2022 (393.000) (dati Istat, 2023), con conseguente invecchiamento della popolazione. La natalità è diventata una questione cruciale ed appaiono sempre più necessari interventi a tutela della salute riproduttiva, riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), come un diritto umano inviolabile.</p>
<p>L’infertilità è una condizione patologica complessa, che colpisce dall’8 al 12% delle coppie a livello globale, definita dall’OMS come l’assenza di concepimento dopo almeno 12 mesi di regolari rapporti sessuali non protetti; un fattore maschile di infertilità, isolato o in combinazione con un fattore femminile, sottende alla condizione di infertilità di coppia in circa il 50% dei casi (<a href="https://www.who.int/reproductivehealth/topics/infertility/multiple-definitions/en/">https://www.who.int/reproductivehealth/topics/infertility/multiple-definitions/en/</a>).</p>
<p>La progressiva riduzione globale della fertilità di coppia e della qualità del liquido seminale, documentabile a partire dagli anni ’30 del secolo scorso, e la netta evidenza di un’eterogeneità geografica nella qualità del liquido seminale, suggeriscono che tali cambiamenti siano potenzialmente e parzialmente ascrivibili a fattori ambientali, quali  lo stile di vita (obesità, abitudine al fumo, sedentarietà, ecc) (<a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/23242914/">https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/23242914/</a>), i disordini metabolici (sindrome metabolica, dislipidemia, diabete, ipertensione arteriosa) e l’esposizione ambientale/occupazionale a inquinanti (<a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/28050014/">https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/28050014/</a>), oltre che a fattori genetici. Tali fattori possono indurre alterazioni ormonali, nonché cambiamenti diretti nella quantità e nella funzione degli spermatozoi.</p>
<p>Risulta importante sottolineare che la prevenzione e il trattamento dei fattori maschili spesso aiutano a ripristinare la fertilità naturale.</p>
<p>In tal senso, poca attenzione è tutt’oggi posta agli aspetti dietetici ed alle abitudini alimentari nelle coppie che ricercano una gravidanza; la letteratura scientifica, nello specifico, risulta carente di studi condotti nel partner maschile. Tuttavia, è appurato che, la dieta mediterranea sia riconosciuta universalmente quale la più efficace nel garantire un buono stato di salute, ed è raccomandata dalle principali linee guida per la riduzione dell’incidenza delle malattie cronico-degenerative. Questa dieta è caratterizzata da un elevato consumo di verdura, frutta, olio extravergine d&#8217;oliva, cereali integrali, e frutta secca oleosa, con un apporto molto basso di carne rossa ed un consumo moderato di pesce e vino. Alcuni studi di revisione e trial randomizzati controllati (RCT) (<a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/35915543/">https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/35915543/</a>), hanno evidenziato un miglioramento dei parametri del liquido seminale in coloro che seguivano un pattern dietetico di tipo mediterraneo. In particolare, Montano L, et al. (<a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33579652/">https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33579652/</a>) hanno condotto un RCT in aree altamente inquinate in giovani uomini sani, evidenziando miglioramenti sulla capacità antiossidante, e quindi sullo stato redox del liquido seminale.</p>
<p>Altri studi hanno posto l’attenzione non solo sugli effetti clinici della dieta mediterranea, ma anche su quelli biochimici e molecolari, in particolare antiinfiammatori, antiossidanti e anti-aterosclerotici, grazie al consumo di alimenti biologici, privi di pesticidi noti per i loro effetti negativi sulla salute. Il contenuto più elevato di composti bioattivi negli alimenti “bio” rispetto a quelli convenzionali rappresenta un&#8217;ulteriore salvaguardia contro gli effetti ambientali inquinanti, aiutando a mantenere una buona salute generale e riproduttiva.</p>
<p>Un recente studio condotto da Corsetti V, et al. (<a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/38045510/">https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/38045510/</a>), ha valutato l’impatto di una dieta mediterranea biologica a basso contenuto di carboidrati sui livelli di testosterone e di frammentazione del DNA spermatico.</p>
<p>In genere, questo tipo di diete, limitano il consumo di carboidrati ad una assunzione inferiore a 130 g al giorno o al 45% dell’apporto calorico totale giornaliero, privilegiando il consumo di alimenti a basso indice glicemico. L’ipotesi principale alla base di tale approccio è quello di ridurre l&#8217;insulina, un ormone che promuove la deposizione del grasso, migliorando la salute cardiometabolica e inducendo la perdita di peso.</p>
<p>Lo studio è stato condotto in 50 soggetti di sesso maschile a cui è stato prescritto un regime dietetico mediterraneo per la durata di 3 mesi, costituito da precise indicazioni nutrizionali, tra cui:</p>
<ul>
<li>Consumo di alimenti biologici per l&#8217;80%.</li>
<li>Assunzione giornaliera di cereali integrali e alimenti a basso indice glicemico.</li>
<li>Colazione con pane integrale e con una fonte proteica come uova, salmone selvatico, oltre a noci e frutti rossi. In alternativa, avena, pancake o porridge.</li>
<li>Eliminazione o riduzione di prodotti lattiero-caseari.</li>
<li>Consumo giornaliero di cibi fermentati come yogurt o kefir.</li>
<li>Consumo giornaliero di frutti rossi.</li>
<li>Consumo giornaliero di 3 porzioni di verdure a foglia verde.</li>
<li>Consumo giornaliero di 30 g di frutta secca.</li>
<li>Consumo di legumi almeno 3–4 volte a settimana.</li>
<li>Consumo di pesce azzurro 2-3 volte.</li>
<li>Eliminazione della carne lavorata.</li>
<li>Consumo di carne biologica 3-4 volte a settimana.</li>
<li>Consumo di 8-10 uova a settimana.</li>
<li>Consumo di frutta limitato a un massimo di 300 g al giorno.</li>
<li>Consumo di verdure crucifere almeno 4-5 volte a settimana.</li>
<li>Eliminazione dei prodotti confezionati.</li>
<li>Uso frequente di spezie come zenzero, curcuma, coriandolo, rosmarino, basilico, aglio, cipolla e prezzemolo.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>Inoltre, ad un sottogruppo di 20 partecipanti, sono state fornite ulteriori indicazioni per ridurre l&#8217;assunzione di carboidrati al 35% dell’apporto calorico giornaliero e per aumentare l’assunzione di antiossidanti (consumo quotidiano di frutti rossi ed almeno 3 porzioni di vegetali freschi al giorno).</p>
<p>A tal proposito, è noto come uno stile di vita non corretto e fattori quali l’obesità, l’assunzione di alcol, l’abitudine tabagica, l’inquinamento e l’infiammazione aumentino il rischio di generare specie reattive dell’ossigeno (ROS). Quando la quantità di ROS supera la capacità degli spermatozoi di eliminarli, si verifica una condizione di stress ossidativo, con conseguente compromissione della motilità degli spermatozoi, danni alla membrana e al DNA degli stessi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>All’inizio del protocollo, tutti i pazienti sono stati sottoposti a test per la valutazione dei livelli di testosterone e di frammentazione del DNA spermatico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dopo 3 mesi di aderenza al modello dietetico mediterraneo, ricco in legumi, cereali integrali e verdure a foglia verde, insieme al consumo dell’80% di alimenti biologici, nel periodo pre-concezionale, i livelli di testosterone erano significativamente aumentati, mentre la frammentazione del DNA spermatico risultava ridotta nel sottogruppo di 20 soggetti che avevano limitato l’assunzione dei carboidrati al 35%.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sebbene la dimensione del campione sia limitata, questi dati preliminari suggeriscono quanto il contributo maschile sia importante ed appare pertanto necessario avviare percorsi di sensibilizzazione per una maggiore consapevolezza da parte degli uomini, al fine di promuovere un corretto stile di vita e buone abitudini alimentari per preservare il più possibile la fertilità di coppia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tag: dieta mediterranea, salute riproduttiva, fertilità maschile, testosterone</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il mondo del balsamico: quali sono le differenze tra l’aceto e la glassa</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/il-mondo-del-balsamico-quali-sono-le-differenze-tra-laceto-e-la-glassa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Sep 2024 09:00:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[Il mondo del balsamico: quali sono le differenze tra l’aceto e la glassa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4252</guid>

					<description><![CDATA[di Rolando Bolognino La storia dell’aceto Balsamico tradizionale è legata al territorio modenese, anche se le sue origini risalgono all’antica Roma, dove l’aceto veniva utilizzato per la conservazione dei cibi e come medicinale. Difatti il mosto cotto fermentato, conosciuto come “balsamon”, veniva impiegato nella cura dei malati affetti da disturbi intestinali e dell’apparato respiratorio. La [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #ff6600;"><strong>di Rolando Bolognino</strong></span></p>
<p>La storia dell’aceto Balsamico tradizionale è legata al territorio modenese, anche se le sue origini risalgono all’antica Roma, dove l’aceto veniva utilizzato per la conservazione dei cibi e come medicinale. Difatti il mosto cotto fermentato, conosciuto come “balsamon”, veniva impiegato nella cura dei malati affetti da disturbi intestinali e dell’apparato respiratorio. La nascita del balsamico come lo si conosce attualmente risale al periodo degli Estesi quando nel 1747 fu denominato per la prima l’aceto balsamico, conosciuto al tempo come aceto del Duca. Era un prodotto utilizzato dai nobili e portato in dono alle famiglie più facoltose, non era pensabile all’epoca di poter commercializzare un tale prodotto.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-4230" src="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/09/tabella-pic.jpg.png" alt="tabella 1 patto in cucina" width="400" height="227" srcset="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/09/tabella-pic.jpg.png 470w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/09/tabella-pic.jpg-300x170.png 300w" sizes="auto, (max-width: 400px) 100vw, 400px" /></p>
<p>Ad oggi nel mercato si possono ritrovare due differenti tipologie di balsamico, l’aceto balsamico di Modena IGP e l’aceto Balsamico Tradizionale DOP.</p>
<p>Per ottenere tale riconoscimento, la produzione deve rispettare i singoli disciplinari, affinché il prodotto finale rispetti la qualità designata.</p>
<p>Il processo di produzione alla base dell’aceto balsamico è alquanto simile fra le due certificazioni, può variare la tipologia dell’uva selezionata, e le fasi di maturazione del mosto. Di base la produzione dell’aceto balsamico inizia con la raccolta dell’uva, che può essere Uva bianca di Trebbiano per il Tradizionale DOP, mentre per il balsamico di Modena IGP si può utilizzare l’uva dei vitigni di Lambrusco, Sangiovese, Trebbiano, Albana, Frotana e Montuni. Successivamente alla raccolta, si procede con la cottura dell’uva schiacciata, così da ottenere il mosto bruno. A fine cottura il mosto viene disposto in delle cisterne per l’inverno per favorire i processi fermentativi. In primavera il mostro viene suddiviso in 5-6 barili disposti in ordine decrescente di dimensioni e di legno diverso per dare inizio alla fase di invecchiamento e far avvenire i processi di evaporazione. Ogni anno si procede con la tecnica del rincalzo, in cui il mosto passa dalla botte più grande a quella più piccola. Il disciplinare impone un invecchiamento di minimo 12 anni, al termine dei quali avviene il prelievo di soli 3L dalla cisterna più piccola, così da mantenere inalterata la qualità del balsamico. Il suo particolare aroma è dato dall’adozione di diverse tipologie di legno per le botti, per il balsamico DOP ad esempio si utilizzano botti di:</p>
<ul>
<li><strong>Castagno:</strong>dona colore e aiuta nel processo di acetificazione</li>
<li><strong>Rovere:</strong>forte e compatto, dona un aroma di vaniglia</li>
<li><strong>Ciliegio</strong>: dona un sapore dolce di nocciolo di ciliegia</li>
<li><strong>Gelso:</strong>dona “calore” e armonia all’aceto balsamico</li>
<li><strong>Ginepro:</strong>esprime il forte aroma dei legni resinosi</li>
</ul>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-4231 alignleft" src="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/09/processo-produttivo.png" alt="processo produttivo aceto" width="801" height="252" srcset="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/09/processo-produttivo.png 801w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/09/processo-produttivo-300x94.png 300w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/09/processo-produttivo-768x242.png 768w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/09/processo-produttivo-705x222.png 705w" sizes="auto, (max-width: 801px) 100vw, 801px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non è prevista l’aggiunta di zuccheri, conservanti o additivi per la fermentazione, il processo è interamente naturale, l’unico ingrediente segreto per un buon aceto balsamico è il tempo.</p>
<p>L’Aceto Balsamico Tradizionale DOP (denominazione origine controllata) comprende l’aceto tradizionale di Modena e l’aceto tradizionale di Reggio Emilia. I disciplinari dei balsamici DOP differiscono soltanto per alcune fasi di produzione che permettono di distinguerli.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-4232" src="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/09/tabella-2-pic.png" alt="tabella 2" width="798" height="252" srcset="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/09/tabella-2-pic.png 798w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/09/tabella-2-pic-300x95.png 300w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/09/tabella-2-pic-768x243.png 768w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/09/tabella-2-pic-705x223.png 705w" sizes="auto, (max-width: 798px) 100vw, 798px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’etichettatura con il bollino IGP o DOP viene attribuita dopo il riconoscimento dell’adozione del disciplinare e il superamento dei test e di analisi della commissione che ne valuta i differenti aspetti. Il bollino presente sulle confezioni di aceto balsamico permette al consumatore di scegliere un prodotto che non presenta l’aggiunta di additivi o di zuccheri durante la produzione e che rispetti determinati parametri, così da portare in tavola un balsamico di qualità.</p>
<p><strong><em>Ma la crema o la glassa di aceto balsamico, rispecchiano questa qualità e purezza?</em></strong></p>
<p>La crema di aceto balsamico è stata ideata circa 20 anni fa dai produttori di aceto balsamico di Modena IGP, e non è altro che la riproduzione industriale di una riduzione culinaria di aceto balsamico dal gusto dolce e dalla consistenza sciropposa. Per la realizzazione della crema o della glassa vengono utilizzati differenti additivi, come coloranti, addensanti ed edulcoranti. Il colorante maggiormente utilizzato è il caramello E150d, composto da caramello solfito ammoniacale, il quale può contenere composti neoformati sospettati di essere cancerogeni. Spesso l’addizione di tale colorante serve per compensare l’utilizzo di un mosto di qualità inferiore, che rappresenta l’ingrediente più costoso del prodotto. Negli ultimi anni si sta cercando di diminuire il consumo, creando una crema di alta qualità senza ricorrere a questi additivi, anche se alcuni produttori continuano ad utilizzarle. Nel mondo degli additivi, le aziende ricorrono all’utilizzo di amido di mais, gomma xantana o gomma di guar, che conferiscono al prodotto una maggiore cremosità. Spesso la glassa ha un sapore e un retrogusto più dolce, grazie all’addizione di succo d’uva o sciroppo di glucosio, che da regolamento non vengono considerati additivi. Paradossalmente la crema o la glassa di aceto balsamico hanno un costo maggiore rispetto all’aceto balsamico IGP, anche se <em>qualitativamente</em> hanno un valore inferiore, poiché rientrano nella categoria dei prodotti ultra trasformati.</p>
<p><strong><em>Aceto Balsamico in cucina</em></strong></p>
<p><strong><em>Bocconcini di pollo al balsamico  <img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-4233" src="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/09/pollo-balsamico.png" alt="ricetta pollo balsamico" width="248" height="232" srcset="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/09/pollo-balsamico.png 336w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/09/pollo-balsamico-300x281.png 300w" sizes="auto, (max-width: 248px) 100vw, 248px" /></em></strong></p>
<p><em>Ingredienti per 4 persone:</em></p>
<ul>
<li>500 g di petto di pollo</li>
<li>50 g di farina</li>
<li>½ cipolla</li>
<li>100 g di aceto balsamico</li>
<li>Olio evo q.b</li>
<li>Sale q.b</li>
<li>Pepe q.b</li>
</ul>
<p><em>Procedimento: </em>tagliare a bocconcini il petto di pollo e infarinare; far rosolare in una padella con l’olio la cipolla taglia finemente; unire il pollo con la cipolla e aggiustare di sale e pepe; dopo che si saranno dorati i bocconcini aggiungere l’aceto balsamico, coprire con il coperchio e far cuocere per 15-20 minuti a fiamma bassa; in fine togliere il coperchio e lasciar ridurre la salsina e servire.</p>
<p><strong><em>Risotto al balsamico  <img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-4234" src="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/09/risotto.png" alt="risotto balsamico" width="249" height="206" srcset="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/09/risotto.png 302w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/09/risotto-300x248.png 300w" sizes="auto, (max-width: 249px) 100vw, 249px" /></em></strong></p>
<p><em>Ingredienti per 4 persone:</em></p>
<ul>
<li>320 g di riso Roma</li>
<li>½ cipolla bionda</li>
<li>5 l di brodo vegetale</li>
<li>70 g di Parmigiano reggiano</li>
<li>2 cucchiai di aceto balsamico</li>
<li>Vino bianco q.b</li>
<li>Olio evo q.b</li>
<li>Sale q.b</li>
</ul>
<p><em>Procedimento: </em>tagliare finemente la cipolla e lasciarla dorare in padella con un giro d’olio; aggiungere il riso fino a farlo tostare e sfumare con vino bianco; far cuocere lentamente il riso aggiungendo il brodo; una volta cotto aggiungere il parmigiano e l’aceto balsamico, e far mantecare; Servire il piatto con una riduzione di balsamico e scaglie di parmigiano.</p>
<p><strong><em> Gamberetti glassati all’aceto balsamico  <img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-4235" src="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/09/gamberetti.png" alt="gamberetti all'aceto balsamico" width="229" height="206" /></em></strong></p>
<p><em>Ingredienti per 4 persone:</em></p>
<ul>
<li>800 g di gamberi</li>
<li>2 cipolle bionde</li>
<li>Aceto balsamico</li>
<li>Peperoncino</li>
<li>2 cucchiai di olio evo</li>
<li>Sale q.b</li>
</ul>
<p><em>Procedimento:</em> pulire e lavare i gamberi e metterli in padella con la cipolla rosolata e peperoncino; far cuocere per 5-6 minuti; aggiungere aceto balsamico e far ritirare per creare una riduzione; togliere dal fuoco e servire.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Dalla Storia alla tavola: caratteristiche nutrizionali e utilizzi in cucina</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/dalla-storia-alla-tavola-caratteristiche-nutrizionali-e-utilizzi-in-cucina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Sep 2024 09:11:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[Dalla Storia alla tavola: caratteristiche nutrizionali e utilizzi in cucina]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4320</guid>

					<description><![CDATA[Quando arriva il periodo di raccolta delle patate, è il momento di festeggiare questo tubero versatile e gustoso. Protagonista di numerose sagre e celebrazioni locali, la patata non solo arricchisce la tavola con la sua varietà di preparazioni, ma è simbolo di una tradizione culinaria che celebra i sapori autentici della terra. Di Rolando Bolognino [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando arriva il periodo di raccolta delle patate, è il momento di festeggiare questo tubero versatile e gustoso. Protagonista di numerose sagre e celebrazioni locali, la patata non solo arricchisce la tavola con la sua varietà di preparazioni, ma è simbolo di una tradizione culinaria che celebra i sapori autentici della terra.</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella</strong></span></p>
<p>La storia delle patate ha origini antiche, e sebbene sia protagonista di numerosi piatti della tradizione, giunge dall’America Meridionale, dove venivano coltivate nel periodo precolombiano in Cile.  Gli Inca hanno il primato di essere dei grandi agricoltori, e per primi hanno messo a punto la disidratazione delle patate, così da garantire una maggiore conservazione del prodotto.  Questo tubero fa il suo ingresso in Europa a Siviglia, soltanto alcuni decenni dopo la sua scoperta, e qualche anno dopo finalmente giunge nei campi italiani, intorno al 1564-65, ma la sua coltivazione è puramente sperimentale e viene utilizzata come foraggio per gli animali da allevamento. Soltanto alla fine del settecento la patata inizia ad essere coltivata ed utilizzata in ambito culinario, diventando un alimento cardine della dieta mediterranea.</p>
<p>Ogni varietà di patata ha il suo sapore, la sua consistenza e il suo miglior utilizzo in cucina, permettendo infinite possibilità culinarie.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-4317" src="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/09/Immagine-2024-09-25-103738.png" alt="" width="347" height="337" srcset="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/09/Immagine-2024-09-25-103738.png 347w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/09/Immagine-2024-09-25-103738-300x291.png 300w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/09/Immagine-2024-09-25-103738-36x36.png 36w" sizes="auto, (max-width: 347px) 100vw, 347px" /></p>
<ul>
<li>Pasta Gialla: ricche in carotenoidi, poco farinose e più compatte. Sono più resistenti alla cottura, sono ideali da fare al forno, bollite o fritte.</li>
<li>Pasta bianca: molto ricche di amido, risultano farinose e molto adatte a tutte le ricette in cui devono essere schiacciate. Perfette per preparare gnocchi, purè o gateau.</li>
<li>Patate Novelle (primaticce): vengono raccolte prima di arrivare alla completa maturazione, sono più piccole delle normali con una buccia molto sottile. Adatte per essere cotte al forno anche con tutta la buccia.</li>
<li>Patate Rosse: di rosso presentano solo la buccia, ma l’interno è giallo. Hanno una polpa molto soda, e sono ideali per essere fatte al forno, in umido o bollite. Si caratterizzano per avere un sapore più deciso.</li>
<li>Patate viola (o blu): sono originarie del Perù e del Cile. In questo caso il colore è dato proprio dalla polpa, violacea soffice e farinosa, che le rende ideali per preparare gnocchi, vellutate dal colore intenso, ma anche per arricchire impasti dolci e salati.</li>
<li>Patate dolci (o Americane): non appartengono alla famiglia della Solanacee, ma a quella della Convolvulaceae, che danno vita a una radice tuberosa dal sapore dolce. Dal colore aranciato sono ricche di amido, oltre ad essere adatte per la preparazione di gnocchi, sono perfette anche al forno o fritte.</li>
</ul>
<p>Tutte le patate originano dal <em>Solanum tubersoum</em>, appartenendo alla famiglia della Solanacee, al pari di melanzane e pomodori, mentre le patate Americane sono il prodotto dell’<em>Ipomea batatas</em>, spesso utilizzate solo a fini ornamentali.</p>
<p>Difatti quasi tutte le tipologie di patate hanno le medesime caratteristiche nutrizionali,</p>
<p>mentre le patate dolci presentano alcune differenze per quanto riguarda il contenuto</p>
<p>in minerali e vitamine.<img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-4318 alignright" src="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/09/Immagine-2024-09-25-103938.png" alt="" width="382" height="231" srcset="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/09/Immagine-2024-09-25-103938.png 382w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/09/Immagine-2024-09-25-103938-300x181.png 300w" sizes="auto, (max-width: 382px) 100vw, 382px" /> Le patate bianche hanno un maggiore contenuto in potassio, mentre le patate dolci risultano più ricche di vitamina A e sostanze antiossidanti che sostengono l’organismo nei processi ossidativi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-4319" src="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/09/valori.png" alt="" width="437" height="415" srcset="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/09/valori.png 437w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/09/valori-300x285.png 300w" sizes="auto, (max-width: 437px) 100vw, 437px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le patate per le loro caratteristiche nutrizionali vengono annoverate nel terzo gruppo fondamentale degli alimenti, insieme ai cereali e derivati. Pertanto dovrebbero essere considerate principalmente una fonte di carboidrati, piuttosto che essere erroneamente associate ad una fonte di fibra, come spesso accade.</p>
<p>La maggior parte dei carboidrati contenuti in questo tubero sono composti da amido. Questa alta concentrazione di carboidrati complessi si traduce in un maggiore indice glicemico, che misura la velocità con cui un alimento può aumentare i livelli di glucosio nel sangue. Per questo le patate vengono spesso escluse dai piani dietetici. Tuttavia non è l’unico fattore da considerare, è importante prestare attenzione alla composizione complessiva del pasto. In tal senso è più corretto parlare di carico glicemico, che oltre a tenere conto dell’indice glicemico, considera la quantità di carboidrati consumati e quali alimenti compongono il piatto, come le verdure. Il carico glicemico di un alimento può variare in base alla porzione, al metodo di cottura e agli abbinamenti alimentari, rendendo così alcuni piatti più o meno adattati per le diverse esigenze nutrizionali.</p>
<p>Le patate quando vengono bollite con tutta la buccia mantengono inalterate le proprietà nutrizionali, discorso diverso se si preparano delle patatine fritte o delle chips sottili. In questa tipologia di preparazioni si verifica una maggiore perdita di acqua con un aumento della concentrazione dei nutrienti, che si traduce in un aumentato apporto calorico, senza tenere conto dell’eventuale aggiunta di grassi durante la cottura. <img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-4321" src="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/09/Immagine-2024-09-25-105047.png" alt="" width="375" height="151" srcset="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/09/Immagine-2024-09-25-105047.png 375w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/09/Immagine-2024-09-25-105047-300x121.png 300w" sizes="auto, (max-width: 375px) 100vw, 375px" /></p>
<p><strong><em>Se si vogliono inserire nella dieta?</em></strong> L’ideale è preferire porzioni più contenute e prediligere cotture al vapore, lesse con la buccia oppure cotte in forno intere, così da limitare la perdita di acqua. Un ulteriore trucco che si può adottare è il raffreddamento dopo cottura, in quanto si verifica la retrogradazione dell’amido che lo rende meno assimilabile, quindi con un minore indice e carico glicemico. Pertanto le patate possono essere consumate con moderazione e adottando queste strategie anche in pazienti che soffrono di diabete o di insulino resistenza, sempre alterando gli alimenti e prediligendo un sano stile di vita.</p>
<p>Le patate oltre ad un buon apporto di carboidrati, vantano anche un elevato contenuto di potassio. Per questo è importante limitarne il consumo se ci si sta sottoponendo ad una terapia con diuretici, specialmente se rientrano nella categoria dei risparmiatori di potassio.</p>
<p>È importante sottolineare che questo alimento può nascondere delle insidie, come la solanina e la caconina, sostanze che se assunte in eccesso possono avere effetti tossici per l’organismo. Questi composti si concentrano a livello dei germogli e della buccia della patata, specialmente se questa viene esposta al sole. L’esposizione determina la colorazione verde in alcune parti del tubero, che devono essere eliminate prima del consumo, difatti le patate non possono essere consumate crude. Il miglior modo per poter conservare correttamente le patate è al buio, in un luogo asciutto a temperature fresche, ma non fredde.</p>
<p><strong><em><u>Protagoniste in cucina</u></em></strong></p>
<p><strong>Fronne e Patate, ricetta tipica della tradizione laziale e abruzzese</strong></p>
<p><strong><em>Ingredienti per 4 persone: <img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-4322" src="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/09/ricetta1.jpg.png" alt="" width="301" height="230" /></em></strong></p>
<ul>
<li>600 g di patate</li>
<li>1 cipolla bianca</li>
<li>400g di cavolo cappuccio</li>
<li>75 g di pancetta</li>
<li>Olio d’oliva q.b</li>
<li>Sale q.b</li>
</ul>
<p><strong><em>Procedimento: </em></strong>tagliare le patate a cubetti e sbollentare in acqua salata; aggiungere in acqua il cavolo tagliato e lavato, e cuocere per circa 30-45 minuti; in una padella antiaderente aggiungere un giro d’olio evo, cipolla tagliata grossolanamente e la pancetta; quando la cipolla sarà dorata aggiungere le patate e il cavolo ben scolati; lasciar cuocere e rosolare le patate con il cavolo, e servire.</p>
<p><strong>Patate alla trapanese: <img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-4323" src="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/09/ricetta2.png" alt="" width="262" height="235" /></strong></p>
<p><strong><em>Ingredienti per 2 persone:</em></strong></p>
<ul>
<li>500 g di patate</li>
<li>1 cipolla rossa</li>
<li>150 g di pomodori datterini</li>
<li>150 g di mozzarella</li>
<li>3 cucchiai di olio</li>
<li>Sale, pepe q.b</li>
<li>Origano q.b</li>
</ul>
<p><strong><em>Procedimento: </em></strong>pelare e tagliare le patate a tocchetti, passarle sotto acqua fredda, asciugarle e disporle in una teglia; aggiungere la cipolla tagliata a fettine sottili e i datterini a spicchi, insaporire con sale, pepe e olio e cuocere a 180° in forno statico per 45 minuti; quando le patate saranno cotte aggiungere la mozzarella a tocchetti e lasciar cuocere in forno finché la mozzarella non sarà sciolta.</p>
<p><strong>Bruschette di patate dolci: <img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-4324" src="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/09/ricetta3.png" alt="" width="322" height="227" srcset="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/09/ricetta3.png 322w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/09/ricetta3-300x211.png 300w" sizes="auto, (max-width: 322px) 100vw, 322px" /></strong></p>
<p><strong><em>Ingredienti per 7 pezzi:</em></strong></p>
<ul>
<li>300 g di patate dolci</li>
<li>125 g di brie</li>
<li>150 g di lamponi</li>
<li>Peperoncino q.b</li>
<li>Olio evo q.b</li>
<li>Sale, pepe e rosmarino q.b</li>
</ul>
<p><strong><em>Procedimento: </em></strong>tagliare a fette le patate e insaporire con sale, pepe, rosmarino e olio; disporre in una teglia e cuocere in forno preriscaldato a 200° per 20-25 minuti, in in modalità ventilata; nel mentre tagliare le fette di brie e lavare i lamponi; una volta pronte, coprire le patate con una fetta di brie e ripassare in forno per 4-5 minuti, il tempo di far sciogliere il formaggio; una volta sfornate, lasciar raffreddare e decorare con i lamponi e una manciata di pepe.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Difendiamo la nostra salute: metodologie analitiche impiegate nella sicurezza alimentare.</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/difendiamo-la-nostra-salute-metodologie-analitiche-impiegate-nella-sicurezza-alimentare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Sep 2024 11:00:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[Difendiamo la nostra salute: metodologie analitiche impiegate nella sicurezza alimentare.]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4310</guid>

					<description><![CDATA[PROGETTO AGRI BIO IT – DECRETO MASAF N. 0176926 DEL 27/03/2023 I cibi contaminati rappresentano un rischio per la salute umana: le analisi di controllo in campo alimentare sono dunque prioritarie per la tutela dei consumatori. di Daniela Delfino e Valentina Gallo La contaminazione alimentare può rappresentare un grave rischio per la salute umana, esponendo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="font-size: 18pt;">PROGETTO AGRI BIO IT – DECRETO MASAF N. 0176926 DEL 27/03/2023</span></h2>
<p>I cibi contaminati rappresentano un rischio per la salute umana: le analisi di controllo in campo alimentare<br />
sono dunque prioritarie per la tutela dei consumatori.</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>di Daniela Delfino e Valentina Gallo</strong></span></p>
<p>La contaminazione alimentare può rappresentare un grave rischio per la salute umana, esponendo i consumatori a conseguenze che possono andare da lievi gastroenteriti fino a patologie potenzialmente letali. La contaminazione può verificarsi in qualsiasi fase della catena alimentare, dalla produzione al consumo, e può derivare da sostanze chimiche nocive, frammenti fisici estranei oltre che da agenti patogeni come batteri, virus e parassiti. Il tema della contaminazione biologica degli alimenti viene affrontato frequentemente per gli effetti immediati sulla salute del consumatore (intossicazione, avvelenamenti, malattie infettive come epatite A). La contaminazione da sostanze chimiche è ancora poco nota, nonostante anch’essa possa portare a gravi conseguenze soprattutto a lungo termine (tumori, patologie cardiovascolari, alterazioni del sistema endocrino e delle funzioni riproduttive). La contaminazione chimica deriva da molteplici fonti. Le sostanze chimiche possono essere rilasciate nell’ambiente a  seguito di attività industriali (diossine, idrocarburi policiclici aromatici, policlorobifenili, metalli<br />
pesanti), o come conseguenza di attività agricole (pesticidi e fertilizzanti); possono derivare da contaminazione naturale, ad esempio le micotossine, sostanze tossiche prodotte alcune specie di  funghi; passando per residui di farmaci veterinari (antibiotici, antiinfiammatori, antiparassitari e antimicrobici) o dall’uso illecito di anabolizzanti e promotori della crescita, a cui posso essere sottoposti gli animali destinati alla produzione di alimenti. La contaminazione può essere anche di  processo, data da sostanze che si possono formare ad esempio in fase di cottura (acrilammide) o affumicatura, o intenzionale con l’aggiunta di sostanze non consentite negli alimenti. Anche le fasi di confezionamento e stoccaggio possono costituire una fonte di contaminazione di sostanze chimiche nei prodotti alimentari. Ad esempio, l’utilizzo diffuso di contenitori di plastica ha portato alla scoperta di sostanze come gli ftalati e il bisfenolo A, in grado di provocare severi disturbi del sistema endocrino soprattutto nei bambini e negli adolescenti.<br />
È fondamentale, dunque per la sicurezza alimentare, che gli alimenti ad uso umano siano sottoposti a controlli rigorosi per verificare l’assenza di sostanze indesiderate e il rispetto dei limiti di sicurezza imposti dalle normative vigenti.<br />
Diverse metodologie moderne sono correntemente utilizzate per la rivelazione sia di contaminanti biologici che chimici negli alimenti. Oggi le industrie alimentari necessitano di metodi rapidi ed economici che permettano di raggiungere adeguati livelli di sensibilità e la determinazione di una vasta gamma di sostanze.<br />
Metodi tradizionali come la conta batterica, saggi immunoenzimatici o la reazione a catena della polimerasi sono ampiamente impiegati per i contaminanti biologici. Per quanto riguarda le sostanze chimiche, la loro determinazione richiede metodologie analitiche più avanzate come la cromatografia liquida o la gas cromatografia accoppiate a sistemi di rivelazione differenti in particolare la spettrometria di massa. La polarizzazione di fluorescenza rappresenta un’ulteriore tecnica per la semplice e rapida determinazione di sostanze organiche negli alimenti.<br />
Nella loro recente review, Mukhametova e Eremin (https://doi.org/10.31083/j.fbe1601004) presentano una panoramica delle varie applicazioni dei saggi di polarizzazione di fluorescenza per la rivelazione di pesticidi, antibiotici ed altri farmaci, distruttori endocrini, micotossine in prodotti alimentari. I vantaggi di questa metodologia analitica includono la possibilità di automazione, una  rapida preparazione del campione e tempi ridotti di analisi, rendendola popolare in campo alimentare.<br />
Un test di polarizzazione di fluorescenza prevede l’impiego di un tracciante fluorescente, di un reagente di riconoscimento e l’ottimizzazione delle condizioni di analisi. Negli ultimi anni sono stati compiuti progressi significativi nei saggi di polarizzazione di fluorescenza grazie agli sviluppi nella produzione di nuovi nanomateriali e alle nuove tecnologie per la preparazione di vari coniugati.<br />
Un punto di forza risiede nella possibilità di impiegare una molteplicità di molecole come reagenti di riconoscimento: anticorpi, nonché recettori, proteine, enzimi e aptameri. Questo permette di raggiungere un&#8217; eccellente sensibilità e selettività per i contaminanti organici e lo sviluppo di saggi altamente specifici. La tecnica a polarizzazione di fluorescenza a multi-lunghezza d’onda rende  possibile la rivelazione contemporanea di più contaminanti e sta diventando sempre più apprezzata dato che antibiotici, pesticidi o micotossine possono essere presenti simultaneamente in diverse tipologie di cibi, consentendo sempre più scrupolosi controlli di sicurezza alimentare.<br />
Inoltre, grazie ai diversi tipi di recettori che possono essere impiegati, è stata dimostrata la possibilità significativa di estendere il campo di applicazione dei saggi oltre che alle sostanze chimiche, anche alla rivelazione di sostanze come batteri e funghi in ambito di sicurezza<br />
alimentare.<br />
Recentemente sono stati sviluppati sia i lettori di micropiastre in grado di analizzare contemporaneamente fino a 1536 campioni, sia dispositivi portatili per la rilevazione di contaminanti alimentari.<br />
Ad esempio è stato realizzato un analizzatore portatile che utilizza un supporto compatto stampato in 3D e uno smartphone che impiega la fotocamera integrata per misurare con precisione le variazioni del segnale. Tale dispositivo è stato validato per misurare la polarizzazione<br />
di fluorescenza di molecole di colorante disciolte in soluzioni di varia viscosità. La sfida futura sarà quella di utilizzare la piattaforma di analisi basata su smartphone per monitorare in maniera rapida e in tempo reale la presenza di contaminati chimici, tossine e agenti patogeni negli alimenti.<br />
I progetti futuri dovranno dare, quindi, priorità al miglioramento di alcune caratteristiche, quali le dimensioni, il costo, la riproducibilità e l&#8217;accuratezza.<br />
La sicurezza alimentare costituisce una priorità a livello globale, dunque metodologie analitiche rapide e di semplice utilizzo durante le ispezioni di controllo. Quindi metodologie analitiche, come la polarizzazione di fluorescenza, unitamente alle altre utilizzate nei laboratori di analisi, rappresentano una preziosa risorsa per garantire alimenti sani e sicuri, rassicurando il consumatore circa i rischi per la salute umana e spingendolo verse scelte più consapevoli.<br />
Tags<br />
Contaminazione, metodologie analitiche, sicurezza alimentare.<br />
Bibliografia<br />
Mukhametova, L. I., &amp;amp; Eremin, S. A. Fluorescence Polarization Assays for Organic Compounds in Food Safety.<br />
Frontiers in Bioscience-Elite 2024, 16(1), 4.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I tre pilastri della preabilitazione</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/i-tre-pilastri-della-preabilitazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Sep 2024 09:00:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[I tre pilastri della preabilitazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4302</guid>

					<description><![CDATA[di Erica Pizzocaro I protocolli di preabilitazione chirurgica consistono in differenti interventi attivi rivolti ai pazienti oncologici in attesa d&#8217;intervento chirurgico maggiore e hanno l&#8217;obiettivo di aumentare la tolleranza ai fattori stressogeni della chirurgia e dell&#8217;inattività associata. L’approccio trimodale dei protocolli di preabilitazione comprende un intervento motorio, nutrizionale e psicologico. Il periodo preoperatorio è un [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #ff0000;"><strong>di Erica Pizzocaro<br />
</strong></span><br />
I protocolli di preabilitazione chirurgica consistono in differenti interventi attivi rivolti ai pazienti oncologici in attesa d&#8217;intervento chirurgico maggiore e hanno l&#8217;obiettivo di aumentare la tolleranza ai fattori stressogeni della chirurgia e dell&#8217;inattività associata.</p>
<p>L’approccio trimodale dei protocolli di preabilitazione comprende un intervento motorio, nutrizionale e psicologico. Il periodo preoperatorio è un momento saliente per intervenire, considerando che i pazienti affetti da tumore al pancreas spesso si trovano in una condizione fisica, psicologica e nutrizionale già debilitata, e nell’ottica di previsione di un periodo di forte stress è di fondamentale importanza valutare e sostenere il soggetto attraverso varie strategie facendolo giungere all’intervento chirurgico in una condizione il più ottimale possibile. La chirurgia, laddove possibile, rimane uno dei trattamenti di prima linea nel tumore del pancreas, sebbene molti pazienti possano incorrere in complicanze post-operatorie anche gravi. Questo, in buona parte, è dovuto anche alle condizioni debilitate dei pazienti. La preabilitazione, pertanto, ha lo scopo di ridurre le complicanze chirurgiche, ridurre il tempo di degenza post-operatoria e di riabilitazione e migliorare<br />
l’efficacia dei trattamenti oncologici, con un conseguente miglioramento della qualità della vita. Questa pratica clinica multidisciplinare e personalizzata, volta ad attenuare lo stress chirurgico, è sostenuta dalle più recenti e innovative Linee Guida ERAS (Enhanced Recovery After Surgery) che consigliano:</p>
<p>Nelle settimane prima dell’intervento:<br />
&#8211; mantenere un’alimentazione sana ed equilibrata<br />
&#8211; fare almeno 30 minuti di attività fisica al giorno anche leggera<br />
&#8211; interruzione dal fumo almeno 30 giorni prima dell’intervento<br />
la sera prima dell’intervento:<br />
&#8211; somministrazione di un carico glucidico sotto forma di 800 ml di bevanda costituita al 12,5% di<br />
maldodestrine corrispondenti a 100 gr di carboidrati complessi<br />
la mattina prima dell’intervento:<br />
&#8211; somministrazione di un carico glucidico sotto forma di 400 ml di bevanda costituita al 12,5% di maldodestrine corrispondenti a 50 gr di carboidrati complessi. Il carico dei carboidrati determina una migliore risposta metabolica post-operatoria, una riduzione fino al 50% della resistenza all’insulina, una diminuzione del catabolismo proteico ed un miglioramento dello stato di benessere del paziente.<br />
dopo l’intervento:<br />
&#8211; provare ad alzarsi dal letto e iniziare a camminare quanto prima<br />
&#8211; riprendere gradualmente il prima possibile una regolare alimentazione a partire dai primi giorni<br />
&#8211; fondamentale il controllo del dolore e la prevenzione di nausea e vomito<br />
&#8211; fondamentale un controllo ottimale di infusioni di fluidi ed elettroliti<br />
Ecco come la preabilitazione, oltre alle linee guida ERAS sopra citate, possono essere applicate specificamente al tumore al pancreas:<br />
• Valutazione multidisciplinare: il processo di preabilitazione inizia con una valutazione multidisciplinare del paziente da parte di un team di professionisti sanitari, che potrebbe includere chirurghi, oncologi, nutrizionisti, fisioterapisti e consulenti psicologici. Questa valutazione identifica le specifiche esigenze e sfide del paziente legate alla sua condizione e al trattamento imminente.<br />
• Miglioramento dello stato fisico: la preabilitazione può includere un programma di esercizi fisici mirati per migliorare la forza muscolare, l&#8217;endurance e la capacità cardiorespiratoria del paziente.<br />
Questo può aiutare a ridurre il rischio di complicanze postoperatorie e favorire una pronta ripresa dopo l&#8217;intervento chirurgico.<br />
• Ottimizzazione nutrizionale: i pazienti con tumore al pancreas possono essere soggetti a perdita di peso e malnutrizione a causa della malattia stessa e degli effetti collaterali del trattamento. La preabilitazione nutrizionale mira a ottimizzare lo stato nutrizionale del paziente attraverso consulenza dietetica, integrazione nutrizionale e, se necessario, alimentazione enterale o parenterale.<br />
• Gestione dello stress e supporto psicologico: affrontare una diagnosi di tumore al pancreas e prepararsi per un intervento chirurgico può essere emotivamente stressante per il paziente. La preabilitazione include supporto psicologico e consulenza per aiutare il paziente a gestire lo stress, l&#8217;ansia e le preoccupazioni legate alla malattia e al trattamento.<br />
• Educazione e preparazione: durante la preabilitazione, il paziente riceve informazioni dettagliate sull&#8217;intervento chirurgico imminente, sulle procedure postoperatorie, sulle possibili complicanze e sulle strategie di gestione del dolore. Questo aiuta il paziente a sentirsi più preparato e a partecipare attivamente al proprio processo di cura.<br />
• Monitoraggio continuo: la preabilitazione non si conclude con l&#8217;intervento chirurgico, ma continua nel periodo postoperatorio con il monitoraggio continuo del paziente e l&#8217;adattamento del piano di cura in base alla sua risposta e ai suoi bisogni in evoluzione.<br />
In conclusione, la preabilitazione nel contesto del tumore al pancreas è un approccio multidisciplinare mirato a ottimizzare la salute e la preparazione del paziente prima dell&#8217;intervento chirurgico. Questo approccio integrato può migliorare i risultati chirurgici, ridurre le complicanze postoperatorie e migliorare la qualità della vita complessiva del paziente durante il percorso di trattamento.</p>
<p>In conclusione, la preabilitazione nel contesto del tumore al pancreas rappresenta un approccio innovativo e multidisciplinare che mira a ottimizzare la salute e la preparazione del paziente prima dell&#8217;intervento  chirurgico. Attraverso interventi mirati che coinvolgono il miglioramento dello stato fisico, l&#8217;ottimizzazione nutrizionale, il supporto psicologico e l&#8217;educazione del paziente, la preabilitazione mira a migliorare i risultati chirurgici, ridurre le complicanze postoperatorie e migliorare la qualità della vita complessiva del paziente<br />
durante il percorso di trattamento. La preabilitazione non solo prepara il paziente fisicamente e mentalmente all&#8217;intervento chirurgico imminente, ma può anche contribuire a ridurre il tempo di degenza ospedaliera, accelerare la ripresa postoperatoria e migliorare i risultati a lungo termine. Inoltre, coinvolgendo il paziente attivamente nel proprio processo di cura, la preabilitazione promuove un maggiore senso di controllo e fiducia nel percorso di trattamento. Tuttavia, per massimizzare i benefici della preabilitazione, è essenziale un approccio multidisciplinare che coinvolga chirurghi, oncologi, nutrizionisti, fisioterapisti, psicologi e altri professionisti sanitari. Solo attraverso una collaborazione attiva e coordinata è possibile garantire che ogni paziente riceva un piano di preabilitazione personalizzato e completo che risponda alle sue specifiche esigenze e ottimizzi i risultati del trattamento.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Supporto emotivo e sociale in oncologia</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/supporto-emotivo-e-sociale-in-oncologia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Sep 2024 08:21:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[Supporto emotivo e sociale in oncologia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4298</guid>

					<description><![CDATA[di Erica Pizzocaro Il supporto emotivo e sociale gioca un ruolo fondamentale nel benessere complessivo dei soggetti affetti da cancro. La connessione con familiari, amici e gruppi di supporto può contribuire positivamente alla salute emotiva, influenzando indirettamente anche la nutrizione. Affrontare il tumore al pancreas richiede non solo una cura fisica, ma anche un robusto [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #ff0000;"><strong><span style="font-family: georgia, palatino, serif;">di Erica Pizzocaro</span></strong></span></p>
<p>Il supporto emotivo e sociale gioca un ruolo fondamentale nel benessere complessivo dei soggetti affetti da cancro. La connessione con familiari, amici e gruppi di supporto può contribuire positivamente alla salute emotiva, influenzando indirettamente anche la nutrizione.</p>
<p>Affrontare il tumore al pancreas richiede non solo una cura fisica, ma anche un robusto sostegno emotivo e sociale. La diagnosi di una malattia così impegnativa può suscitare una vasta gamma di emozioni, tra cui ansia, paura e stress. È in questo contesto che il supporto emotivo e sociale diventa un elemento cruciale nel percorso di trattamento.<br />
• Dialogo aperto: promuovere una comunicazione aperta tra il paziente, i familiari e gli operatori sanitari è fondamentale per comprendere le preoccupazioni e le necessità del paziente.<br />
• Coinvolgimento familiare: coinvolgere la famiglia nel processo di cura può fornire un sostegno emotivo continuo e contribuire al benessere del paziente.<br />
• Condivisione di esperienze: Partecipare a gruppi di supporto consente ai pazienti di condividere le proprie esperienze, sentimenti e strategie per affrontare la malattia.<br />
• Connessione empatica: Essere parte di un gruppo di persone che affrontano situazioni simili può fornire una connessione empatica e rassicurante.<br />
• Affrontare stress e ansia: Una consulenza psicologica può aiutare i pazienti a gestire lo stress e l&#8217;ansia legati alla diagnosi e al trattamento.<br />
• Supporto nutrizionale: consulenze specialistiche possono offrire consigli pratici sulla dieta, gestione del peso e problemi alimentati correlati al trattamento, migliorando così la qualità della vita del paziente<br />
• Interventi multidisciplinari: La collaborazione tra medici, infermieri, nutrizionisti e psicologi può fornire un supporto completo e integrato al paziente, che tenga conto anche degli aspetti emotivi e sociali oltre che medici.<br />
Il supporto emotivo e sociale non è solo un complemento al trattamento medico, ma un elemento essenziale per affrontare il tumore al pancreas in modo globale migliorando significativamente la qualità della vita del soggetto.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La stagione del Fico: uno scrigno di dolcezza e morbidezza</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/la-stagione-del-fico-uno-scrigno-di-dolcezza-e-morbidezza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Sep 2024 09:00:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[La stagione del Fico: uno scrigno di dolcezza e morbidezza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4222</guid>

					<description><![CDATA[di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella I fichi sono considerati fra i primi frutti coltivati dagli uomini, con una storia che si intreccia con quella delle più antiche culture mediterranee.  Nel corso dei secoli i fichi si sono diffusi dal Medio Oriente alle terre circostanti, divenendo un simbolo di abbondanza, fertilità e dolcezza per tutto [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #ff6600;"><strong>di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella</strong></span></p>
<p>I fichi sono considerati fra i primi frutti coltivati dagli uomini, con una storia che si intreccia con quella delle più antiche culture mediterranee.  Nel corso dei secoli i fichi si sono diffusi dal Medio Oriente alle terre circostanti, divenendo un simbolo di abbondanza, fertilità e dolcezza per tutto il bacino del Mediterraneo.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-4242" src="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/09/tabella-articolo.png" alt="" width="343" height="167" srcset="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/09/tabella-articolo.png 343w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/09/tabella-articolo-300x146.png 300w" sizes="auto, (max-width: 343px) 100vw, 343px" /></p>
<p>I fichi hanno ottime proprietà nutrizionali, di per sé non hanno un grande apporto calorico, circa 63 kcal per 100 g di prodotto, sono sicuramente molto più zuccherini rispetto ad altri frutti, ma il loro sapore dolce dal retrogusto balsamico li rende unici.  Noti per il loro alto contenuto in fibra, sia solubile che insolubile, i fichi favoriscono una buona digestione e regolarità intestinale, specialmente per chi soffre di stitichezza e costipazione. Inoltre, la fibra favorisce anche una migliore regolazione degli zuccheri dei fichi, andando a rallentare l’assorbimento a livello intestinale, così da limitare gli innalzamenti della glicemia.</p>
<p>Questa tipologia di frutto offre anche molti micronutrienti, come potassio, magnesio e calcio, che agiscono per salvaguardare la salute cardiovascolare, insieme a composti antiossidanti e antinfiammatori, come antociani e composti fenolici. L’alto contenuto di Vitamina A dei fichi, li rende degli alleati per la salute della pelle, proteggendola dai processi di invecchiamento e danni solari. La dolcezza che contraddistingue questo frutto non è data semplicemente dal contenuto zuccherino, ma dall’assenza di acidi organici che possono dare un retrogusto acidulo.</p>
<p><em>Frutto unico, dalla particolare impollinazione <img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-4243" src="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/09/ficouno.png" alt="immagine fico" width="331" height="220" srcset="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/09/ficouno.png 331w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/09/ficouno-300x199.png 300w" sizes="auto, (max-width: 331px) 100vw, 331px" /></em></p>
<p><em>Botanicamente il fico è un’infruttescenza, cioè un insieme di frutti racchiusi in una struttura chiamata siconio. Le infruttescenze che vengono consumate come frutto, sono il risultato dell’impollinazione dei fiori del fico, grazie all&#8217;ausilio degli insetti. In questo caso, le vespe trasportano il polline da un’infruttescenza all’altra, entrando al loro interno, e delle volte possono rimanere intrappolate. Può nascere spontaneo il dubbio, se queste vespe che restano intrappolate, poi vengono ingerite insieme al frutto, ma non è così. Essendo degli insetti piccoli, il loro corpo viene digerito da particolari enzimi prodotti dal fico, senza lasciare alcuna traccia. </em></p>
<p>In base al periodo di maturazione dei siconi impollinati, si possono suddividere i fichi in tre categorie:</p>
<ul>
<li>Fioroni, i più precoci dell’estate, le cui gemme iniziano a formarsi nell’autunno precedente;</li>
<li>I fichi o forniti, con le gemme primaverili, fanno la loro apparizione a fine estate, i famosi settembrini;</li>
<li>Cimaruoli, i più tardivi formati da gemme estive.</li>
</ul>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-4244" src="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/09/ficodue.png" alt="seconda immagine fico" width="521" height="262" srcset="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/09/ficodue.png 521w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/09/ficodue-300x151.png 300w" sizes="auto, (max-width: 521px) 100vw, 521px" />In Italia si vantano ben 24 varietà diverse di fichi, e in questo tesoro agroalimentare si ritrovano:</p>
<ul>
<li>Fico Dottato: frutti verde chiaro con polpa rosa chiaro, tipico della Puglia e della Basilicata, adatto per l&#8217;essiccazione, produzione di marmellate e gelati.</li>
<li>Fico melanzane: si espande dall’Umbria alla Puglia, con una polpa rosa e una aromatica dolcezza, è l’ideale per la preparazione di crostate dal cuore delicato.</li>
<li>Fico Verdino: frutto piccolo dal colore verde, polpa rosso intenso. Vengono consumati freschi in accompagnamento con formaggi e salumi.</li>
<li>Fico Brogiotto nero: caratterizzato da una buccia verde scuro-blu violaceo, polpa rosso vivo, dall’ottimo sapore, maturi a metà settembre.</li>
<li>Fico Troiano: varietà tardiva che matura a fine ottobre, dal colore chiaro e i frutti piccoli. Ha un sapore molto dolce e una consistenza tenera e succosa.</li>
<li>Fico a sangu: antica varietà della Valle d’Itria, molto succosa, dal sapore dolce con un retrogusto acidulo. Ottimo abbinamento con del formaggio erborinato.</li>
<li>Fico morettina: piccola delizia, tonda e concentrata, dal colore scuro della buccia al rosso intenso al suo interno. Adatti per essere mangiati freschi e in un unico boccone, così da sprigionare la loro</li>
</ul>
<p><strong><u>RICETTE</u></strong></p>
<p>Ottimi per essere gustati da soli, ma protagonisti indiscussi di molte ricette. Dagli antipasti ai dolci deliziosi, il fico arricchisce ogni pasto con un tocco di dolcezza e autenticità</p>
<p><strong>Carpaccio di bresaola e fichi </strong></p>
<p><strong><em>Ingredienti per 2 persone:                                                      <img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-4245" src="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/09/ricettanumerouno.png" alt="" width="283" height="185" /></em></strong></p>
<ul>
<li>100 g di carpaccio di bresaola</li>
<li>100 g di robiola</li>
<li>4 fichi</li>
<li>Lime</li>
<li>Olio evo q.b</li>
<li>Miele q.b</li>
<li>Pepe q.b</li>
</ul>
<p><strong><em>Procedimento: </em></strong>lavare accuratamente i fichi e asciugarli con un panno, tagliare a spicchi con tutta la buccia; in una ciotola ammorbidire la robiola con olio, pepe e la buccia del lime grattugiata (il lime deve avere la buccia edibile), ed amalgamare. Disporre in un piatto il carpaccio di bresaola con i fichi; creare dei ciuffi di robiola da disporre sul carpaccio; cospargere con un filo di miele e servire.</p>
<p><strong> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-4246" src="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/09/fichiripieni.png" alt="fichi ripieni ricetta" width="315" height="198" srcset="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/09/fichiripieni.png 315w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/09/fichiripieni-300x189.png 300w" sizes="auto, (max-width: 315px) 100vw, 315px" /></strong><strong>Fichi ripieni: </strong></p>
<p><strong><em>Ingredienti per 4 persone:</em></strong></p>
<ul>
<li>8 fichi</li>
<li>150 g di gorgonzola</li>
<li>Rosmarino</li>
<li>Pepe nero q.b</li>
<li>Facoltativo: prosciutto crudo dolce o pancetta</li>
</ul>
<p><strong><em>Procedimento: </em></strong>lavare e incidere i fichi, successivamente farcire con un generoso cucchiaino di gorgonzola. Possono essere avvolti con il prosciutto o la pancetta, oppure adagiati direttamente su una teglia da forno con del rosmarino; spolverare con del pepe nero e cuocere con il grill a 180° per 5-10 minuti. Servire ancora caldi, in accompagnamento ad una buona focaccia.</p>
<p><strong><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-4247" src="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/09/ricettarisotto.png" alt="ricetta risotto fichi" width="283" height="262" />Risotto fichi e speck</strong></p>
<p><strong><em>Ingredienti per 4 persone:</em></strong></p>
<ul>
<li>350 gr di riso Carnaroli</li>
<li>120 g di speck a fiammiferi o cubetti</li>
<li>20 g di Parmigiano grattuggiato</li>
<li>5 fichi freschi</li>
<li>Brodo vegetale</li>
<li>Olio evo q.b</li>
<li>Sale e pepe q.b</li>
</ul>
<p><strong><em>Procedimento:</em></strong> far rosolare lo spech in padella antiaderente, una volta dorato mettere da parte; nella stessa padella aggiungere un giro d’olio e far rosolare il riso e sfumare con del vino bianco; far risottare il riso aggiungendo di volta in volta il brodo; nel mentre tagliare a pezzetti i fichi lavati e asciugati; a fine cottura del riso aggiungere i fichi e il parmigiano, facendo amalgamare gli ingredienti; aggiungere in ultimo lo speck e mescolare; servire con una spolverata di parmigiano e pepe.</p>
<p><strong><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-4248" src="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/09/ricettafichitre.png" alt="ricetta ricotta e fichi" width="268" height="287" />Ricotta e fichi</strong></p>
<p><strong><em>Ingredienti per 4 persone:</em></strong></p>
<ul>
<li>300 gr Ricotta vaccina</li>
<li>200g di biscotti tipo digestive</li>
<li>8 fichi freschi</li>
<li>Miele</li>
</ul>
<p><strong><em>Procedimento: </em></strong>in una padella antiaderente unire un cucchiaino di miele e 6 fichi tagliati; portare sul fuoco finché i fichi non saranno morbidi e si sarà creata un fondo di cottura denso; nel mentre in una ciotola unire la ricotta ammorbidita con 2 cucchiai di miele, e amalgamare; spezzare i biscotti grossolanamente e creare un primo strato in delle ciotoline oppure in dei bicchieri; alternare uno strato di biscotti, uno strato di ricotta, uno strato di fichi e un ultimo strato di ricotta; conservare in frigo prima di servire e guarnire con i fichi freschi.</p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Semaglutide e Liraglutide: innovazioni nel trattamento farmacologico del diabete e dell&#8217;obesità</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/semaglutide-e-liraglutide-innovazioni-nel-trattamento-farmacologico-del-diabete-e-dellobesita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Sep 2024 07:54:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[Semaglutide e Liraglutide: innovazioni nel trattamento farmacologico del diabete e dell'obesità]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4214</guid>

					<description><![CDATA[Semaglutide e Liraglutide: innovazioni nel trattamento farmacologico del diabete e dell&#8217;obesità di Erica Pizzocaro I trattamenti farmacologici per l&#8217;obesità hanno avuto una storia complessa, spesso influenzata da fattori sociali e da pregiudizi sulla forza di volontà. Negli anni &#8217;60, il fenproporex, un farmaco soppressore dell&#8217;appetito, veniva spesso combinato con benzodiazepine o antidepressivi, causando dipendenze e [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1>Semaglutide e Liraglutide: innovazioni nel trattamento farmacologico del diabete e dell&#8217;obesità</h1>
<p><strong>di Erica Pizzocaro </strong></p>
<p>I trattamenti farmacologici per l&#8217;obesità hanno avuto una storia complessa, spesso influenzata da fattori sociali e da pregiudizi sulla forza di volontà. Negli anni &#8217;60, il fenproporex, un farmaco soppressore dell&#8217;appetito, veniva spesso combinato con benzodiazepine o antidepressivi, causando dipendenze e gravi rischi per la salute tanto da essere ritirato dal mercato in molti paesi. Lo stesso destino è toccato negli anni &#8217;90 al fen-phen, un’altra combinazione farmacologica dall’azione anoressizzante, che però causava anche gravi problemi cardiaci e polmonari. La storia di questi farmaci riflette una lunga serie di tentativi di trovare soluzioni sicure ed efficaci per gestire l&#8217;obesità e il diabete, due condizioni che hanno un impatto significativo sulla salute pubblica. Oggi tra i farmaci approvati per il trattamento a lungo termine dell&#8217;obesità ci sono il liraglutide e il semaglutide, originariamente sviluppati per il diabete di tipo 2 ma che stanno rivoluzionando il trattamento per l’obesità e diventati famosi soprattutto per la loro capacità di far perdere peso facilmente. Entrambi appartengono ad una classe di farmaci noti come agonisti del recettore GLP-1, che funzionano imitando un ormone naturale che aiuta a regolare il glucosio nel sangue e a ridurre l&#8217;appetito.</p>
<p>Il liraglutide è stato il primo ad essere approvato per il trattamento del diabete nel 2010 e, successivamente, per l&#8217;obesità. Ha segnato una vera e propria rivoluzione, mostrando come un approccio ormonale potesse essere efficace non solo nel controllo del diabete ma anche nella gestione del peso corporeo. Nel 2017, il semaglutide è entrato in scena come una versione ancora più potente e di lunga durata, offrendo un trattamento settimanale piuttosto che giornaliero, e aumentando la sua efficacia nella perdita di peso rispetto ad altri agonisti del GLP-1, diventando così una scelta popolare per la gestione dell&#8217;obesità. Inoltre, è stato dimostrato che il liraglutide e il semaglutide riducono i sintomi dell&#8217;insufficienza cardiaca e il rischio di eventi cardiovascolari gravi come infarti e ictus.</p>
<p>Questi farmaci, però, non sono privi di effetti collaterali, che includono nausea, vomito e diarrea, generalmente transitori ma possono essere gravi in alcuni pazienti. Inoltre, vi sono preoccupazioni riguardo ad effetti più rari ma potenzialmente gravi, come pancreatite e tumori alla tiroide, sebbene i dati non siano conclusivi e richiedano ulteriori indagini.</p>
<p>In futuro, la ricerca continuerà a esplorare i benefici potenziali e i rischi associati a questi farmaci, cercando di capire meglio come utilizzarli in modo sicuro ed efficace. Con l&#8217;aumento dell&#8217;obesità e del diabete di tipo 2 a livello globale, farmaci come semaglutide e liraglutide potrebbero diventare componenti chiave delle strategie di trattamento integrate per migliorare la salute e la qualità della vita dei pazienti.</p>
<p>Bibliografia e sitografia per ulteriori approfondimenti:</p>
<ul>
<li>Drucker, D. J., Habener, J. F., &amp; Holst, J. J. (2017). Discovery, characterization, and clinical development of the glucagon-like peptides. <em>The Journal of Clinical Investigation</em>, 127(12), 4217-4227. doi: 10.1172/JCI97233</li>
<li>Nauck, M. A., &amp; Meier, J. J. (2019). GLP-1 receptor agonists and SGLT-2 inhibitors in the treatment algorithm of type 2 diabetes. <em>Diabetes Care</em>, 42(11), 1948-1956. doi: 10.2337/dci19-0027</li>
</ul>
<ul>
<li>Garber, A. J. (2011). Long-acting glucagon-like peptide 1 receptor agonists: A review of their efficacy and tolerability. <em>Diabetes Care</em>, 34(Suppl 2), S279-S284. doi: 10.2337/dc11-s235</li>
</ul>
<ul>
<li>Wilding, J. P., Batterham, R. L., Calanna, S., Davies, M., Van Gaal, L. F., Lingvay, I., &#8230; &amp; Lau, D. C. (2021). Once-weekly semaglutide in adults with overweight or obesity. <em>New England Journal of Medicine</em>, 384(11), 989-1002. doi: 10.1056/NEJMoa2032183</li>
</ul>
<ul>
<li>Monami, M., Dicembrini, I., Nreu, B., &amp; Mannucci, E. (2017). Glucagon-like peptide-1 receptor agonists and pancreatitis: A meta-analysis of randomized clinical trials. <em>Diabetes Research and Clinical Practice</em>, 126, 66-73. doi: 10.1016/j.diabres.2017.01.009</li>
</ul>
<ul>
<li>Nauck, M. A., Quast, D. R., Wefers, J., &amp; Meier, J. J. (2021). GLP-1 receptor agonists in the treatment of type 2 diabetes &#8211; state-of-the-art. <em>Molecular Metabolism</em>, 46, 101102. doi: 10.1016/j.molmet.2020.101102</li>
</ul>
<ul>
<li>https://www.iss.it/prodotti-per-il-controllo-del-peso/-/asset_publisher/S27m3JVjGST7/content/farmaci-per-il-trattamento-dell-obesit%C3%A0-autorizzati-al-commercio-in-italia</li>
<li>https://it.wikipedia.org/wiki/Fenproporex</li>
<li>https://www.science.org/content/article/breakthrough-of-the-year-2023</li>
<li>https://www.epicentro.iss.it/igea/diabete/</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I prodotti biologici apportano maggiori benefici rispetto i prodotti convenzionali?</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/i-prodotti-biologici-apportano-maggiori-benefici-rispetto-i-prodotti-convenzionali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Sep 2024 07:42:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[I prodotti biologici apportano maggiori benefici rispetto i prodotti convenzionali?]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4211</guid>

					<description><![CDATA[PROGETTO AGRI BIO IT – DECRETO MASAF N. 0176926 DEL 27/03/2023 I prodotti biologici apportano maggiori benefici rispetto i prodotti convenzionali? di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella Negli ultimi anni l’interesse verso una dieta con prodotti biologici è cresciuto in maniera esponenziale, con sempre più persone che li preferiscono rispetto a quelli convenzionali. L’obiettivo è [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="font-size: 18pt;"><strong>PROGETTO AGRI BIO IT – DECRETO MASAF N. 0176926 DEL 27/03/2023</strong></span></h2>
<h1>I prodotti biologici apportano maggiori benefici rispetto i prodotti convenzionali?</h1>
<p><strong>di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella</strong></p>
<p>Negli ultimi anni l’interesse verso una dieta con prodotti biologici è cresciuto in maniera esponenziale, con sempre più persone che li preferiscono rispetto a quelli convenzionali. L’obiettivo è ottenere maggiori benefici per la salute consumando alimenti meno trattati. Sicuramente i prodotti biologici hanno una minore presenza di contaminanti, come pesticidi e residui antibiotici, e recenti analisi hanno evidenziato un maggiore contenuto di composti fitochimici con azione antiossidante e antinfiammatoria. Numerosi studi hanno indagato se una dieta “biologica” possa realmente offrire dei vantaggi tangibili rispetto all’adozione di una dieta “classica”, cioè con prodotti della grande distribuzione.  La maggior parte degli studi condotti sono stati di coorte e osservazionali, sono state esplorate le associazioni tra la dieta e i vari esiti sulla salute. Le evidenze ottenute fino ad ora suggeriscono che una dieta con alimenti e prodotti biologici potrebbe essere associata a una minore rischio di malattie croniche, una migliore qualità nutrizionale e una riduzione dell’esposizione a pesticidi e ad altre sostanze chimiche.</p>
<p>Un&#8217;interessante revisione della letteratura scientifica condotta da Vigar e collaboratori, permette di analizzare i risultati di differenti studi che indagano gli effetti degli alimenti biologici sulla salute umana.</p>
<p><a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/31861431/">https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/31861431/</a></p>
<p>Sono state esaminate tutte le ricerche scientifiche di coorte o osservazionali che prevedevano la sostituzione parziale o totale degli alimenti convenzionali con prodotti biologici, oppure l’adozione di una dieta completamente biologica. Sono stati analizzati tutti i risultati comparativi, sia diretti che indiretti, riguardanti gli effetti sulla salute.</p>
<p>Le indagini cliniche condotte sulla sostituzione di singoli alimenti, sia in acuto che in cronico, non hanno riportato delle differenze significative, per quanto riguarda i livelli di nutrienti e la capacità antiossidanti o di eventuali danni al DNA fra i diversi gruppi di ricerca.</p>
<p>Risultati più significativi si sono osservati invece negli studi clinici in cui era prevista la sostituzione dell’intera selezione di alimenti non biologici con quelli totalmente biologici. I diversi studi condotti hanno evidenziato una drastica riduzione dell’escrezione di pesticidi, in alcuni casi fino al 90%, soprattutto nei bambini.</p>
<p>Quindi, uno dei maggiori vantaggi che sicuramente si può attribuire al consumo di alimenti biologici è la riduzione dell&#8217;esposizione di pesticidi, che si possono ritrovare in frutta, verdura, cereali e latticini. Importantissima appare la riduzione drastica di alcuni contaminanti, come gli organo-fosfati o il glifosato. Dal momento che questi composti sono stati classificati dall’AIRC come “possibili cancerogeni&#8221;, la riduzione all’esposizione può certamente offrire dei benefici importanti per la salute.</p>
<p>Altre analisi hanno indagato negli adulti l’escrezione di composti fitochimici, come flavonoidi e carotenoidi, che era direttamente proporzionale al contenuto di tali composti negli alimenti consumati. Questi prodotti erano maggiormente presenti negli alimenti di origine biologica.</p>
<p>Importante dato da tener presente, nell’analisi degli studi condotti fino ad ora, è che i consumatori di cibo biologico tendono ad avere uno stile di vita più salutare, adottando diete più ricche di alimenti vegetali e integrali, che offrono benefici significativi per la salute rispetto una dieta occidentale. Quindi è opportuno considerare che questi risultati potrebbero indicare che i benefici osservati nel consumo di alimenti biologici siano attribuibili alla qualità complessiva dello stile di vita, piuttosto che esclusivamente al consumo di cibo biologico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A tal proposito, la revisione ha esaminato due studi italiani che hanno analizzato l’impatto di una dieta mediterranea completamente “biologica” (IMOD) rispetto una dieta mediterranea convenzionale, cioè con prodotti della grande distribuzione. Tali studi hanno dimostrato che l’adozione di una dieta IMOD porta a notevoli miglioramenti nei livelli di antiossidanti, nella composizione corporea e nella riduzione dei marcatori infiammatori, benefici riscontrati sia in individui sani  (<a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/17970235/">https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/17970235/</a> ), sia in pazienti affetti da malattia renale cronica (<a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/20388092/">https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/20388092/</a>). Questi risultati sottolineano l’efficacia di una dieta mediterranea con l’utilizzo di prodotti biologici non solo nella promozione della salute generale, ma anche nel supporto a condizioni cliniche specifiche.</p>
<p>Ulteriori analisi hanno fornito dati su come la dieta con cibi biologici possa influenzare diversi indicatori di salute, anche nel caso di donne in stato di gravidanza o nei bambini nelle fasi di svezzamento. Tuttavia, è un campo di ricerca ancora in fase di sviluppo, e sono necessarie ulteriori indagini per comprenderne gli effetti.</p>
<p>Sebbene la ricerca sia ancora agli inizi, questa dettagliata revisione della letteratura fornisce una base solida per orientare le ricerche future, con l’obiettivo di ottenere prove sempre più significative sull’impatto di una dieta completamente biologica.</p>
<p>Piuttosto che concentrarsi sulla sostituzione di singoli alimenti, la strategia più efficace risulta quella di condurre studi a lungo termine su una dieta biologica, associando la valutazione dello stato clinico dei partecipanti, con esami sanitari specifici, prima e dopo l’intervento.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>TAGS</p>
<p>Biologico, Salute, agricoltura biologica, pesticidi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;agroalimentare biologico: benefici, pratiche e impatti sulla salute e l&#8217;ambiente</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/lagroalimentare-biologico-benefici-pratiche-e-impatti-sulla-salute-e-lambiente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Aug 2024 10:21:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[L'agroalimentare biologico: benefici pratiche e impatti sulla salute e l'ambiente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4179</guid>

					<description><![CDATA[PROGETTO AGRI BIO IT – DECRETO MASAF N. 0176926 DEL 27/03/2023 L&#8217;agroalimentare biologico: benefici, pratiche e impatti sulla salute e l&#8217;ambiente di Glauco Raffaelli Negli ultimi anni, l’agricoltura biologica ha visto un notevole incremento nella sua popolarità, spinta da un crescente interesse pubblico verso metodi di produzione alimentare che promettono benefici per la salute e [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="font-size: 18pt;"><strong>PROGETTO AGRI BIO IT – DECRETO MASAF N. 0176926 DEL 27/03/2023 </strong></span></h2>
<p><span style="font-size: 24pt;"><strong>L&#8217;agroalimentare biologico: benefici, pratiche e impatti sulla salute e l&#8217;ambiente</strong></span></p>
<p><strong>di Glauco Raffaelli<br />
</strong></p>
<p>Negli ultimi anni, l’agricoltura biologica ha visto un notevole incremento nella sua popolarità, spinta da un crescente interesse pubblico verso metodi di produzione alimentare che promettono benefici per la salute e l’ambiente. Questo approccio alla produzione alimentare si basa su pratiche che mirano a mantenere la salute del suolo, sostenere gli ecosistemi naturali, promuovere l&#8217;equità nelle relazioni con l&#8217;ambiente e proteggere l&#8217;ambiente nel suo insieme. Tuttavia, sebbene l&#8217;agricoltura biologica si presenti come una soluzione ideale per una produzione alimentare più sostenibile, è fondamentale esplorare in dettaglio i benefici e le limitazioni che essa comporta. L&#8217;agricoltura biologica si fonda su quattro principi fondamentali: salute, ecologia, equità e cura. Questi principi orientano le pratiche agricole verso una maggiore sostenibilità e responsabilità ambientale. La salute è garantita attraverso la promozione di suoli sani e una produzione alimentare che non comprometta la qualità dei prodotti. L&#8217;ecologia si riflette nella gestione sostenibile delle risorse naturali e nella promozione della biodiversità. L&#8217;equità riguarda la giustizia nei rapporti tra l&#8217;uomo e l&#8217;ambiente, mentre la cura enfatizza la responsabilità verso le future generazioni e gli ecosistemi. Tra le pratiche comuni dell&#8217;agricoltura biologica vi sono la rotazione delle colture, la coltura consociata, la policoltura e la pacciamatura. Queste tecniche mirano a ridurre l&#8217;uso di pesticidi e fertilizzanti sintetici, contribuendo così a una gestione più sostenibile delle risorse naturali e al benessere degli ecosistemi.</p>
<p>La crescente domanda di alimenti biologici è in gran parte dovuta alla percezione di benefici superiori per la salute e all&#8217;impatto ambientale positivo di tali prodotti. Il mercato globale degli alimenti biologici ha visto un’espansione significativa, con aumenti marcati nel valore di mercato e nelle proiezioni di vendita. I consumatori sono attratti dagli alimenti biologici per vari motivi, tra cui preoccupazioni per la salute, interesse per la sostenibilità ambientale e valorizzazione dei prodotti locali. Tuttavia, i costi più elevati e la disponibilità limitata di prodotti biologici possono ostacolare l&#8217;acquisto da parte di alcuni consumatori. Studi recenti suggeriscono che un reddito più alto e un livello di istruzione superiore sono associati a una maggiore propensione all&#8217;acquisto di alimenti biologici, influenzati anche da fattori socioeconomici come età, genere e abitudini alimentari culturali.</p>
<p>Numerosi studi hanno esplorato i benefici per la salute associati al consumo di alimenti biologici, ad esempio, è stato osservato che i consumatori abituali di alimenti biologici tendono ad avere un indice di massa corporea più basso e un rischio ridotto di obesità. Inoltre, il consumo di alimenti biologici è stato associato a miglioramenti nella composizione dei nutrienti nel sangue, come livelli più elevati di magnesio e carotenoidi, e a una riduzione dei rischi di preeclampsia durante la gravidanza. Alcuni studi suggeriscono anche che una dieta biologica possa contribuire a ridurre il rischio di sviluppare linfomi non-Hodgkin e cancro del colon-retto.</p>
<p>Anche il valore nutrizionale degli alimenti biologici è un argomento di crescente interesse. Ricerche indicano che gli alimenti biologici tendono a contenere livelli più elevati di alcuni nutrienti essenziali, come ferro, magnesio e vitamina C. Inoltre, gli alimenti biologici presentano minori livelli di metaboliti tossici come il cadmio e residui di pesticidi, suggerendo che il consumo di alimenti biologici potrebbe ridurre l’esposizione a sostanze tossiche. L’agricoltura biologica si distingue per l’utilizzo di processi biologici ed ecologici che minimizzano l&#8217;impatto ambientale e mantengono la qualità naturale degli alimenti. Tra le pratiche principali vi sono il controllo naturale dei parassiti, il diserbo meccanico e l&#8217;esclusione di organismi geneticamente modificati (OGM). Questi approcci non solo migliorano la biodiversità e la fertilità del suolo, ma riducono anche l&#8217;uso di sostanze chimiche dannose. L’agricoltura biologica evita l&#8217;uso di ingegneria genetica e pesticidi sintetici, che sono stati associati a vari rischi per la salute, tra cui allergie, danni ai polmoni, problemi al sistema nervoso, difetti alla nascita e tumori. Pesticidi come il DDT, i carbamati e il glifosato sono stati collegati a gravi problemi di salute. Nonostante le normative rigorose sul glifosato, i residui di questo pesticida sono stati trovati in numerosi campioni di cibo, sollevando preoccupazioni sui potenziali effetti a lungo termine sulla salute. Le principali organizzazioni sanitarie, come la FAO, l’ECHA e l’EFSA, considerano il glifosato non tossico e non cancerogeno entro i limiti regolamentati. Tuttavia, l&#8217;effetto cumulativo a lungo termine del consumo di diversi pesticidi rimane poco compreso. È necessario condurre ulteriori ricerche per valutare questi effetti e valutare se un passaggio verso pratiche biologiche possa ridurre i rischi per la salute associati ai pesticidi.</p>
<p>Gli studi sugli effetti sulla salute del consumo di alimenti biologici negli esseri umani sono ancora limitati e spesso influenzati da differenze di stile di vita tra consumatori di alimenti biologici e non biologici. Le persone che consumano alimenti biologici tendono a mantenere stili di vita più salutari, il che complica la valutazione dei benefici diretti degli alimenti biologici. Molti studi sono a breve termine e potrebbero essere influenzati da variabili come le scelte di stile di vita e le predisposizioni genetiche.</p>
<p>È essenziale continuare la ricerca e sviluppare politiche basate su evidenze scientifiche per migliorare le linee guida nutrizionali e le considerazioni normative future. L&#8217;esplorazione continua di questo campo potrebbe portare a una comprensione più chiara dei benefici potenziali dell&#8217;agricoltura biologica e a una maggiore consapevolezza tra i consumatori riguardo alle scelte alimentari più salutari e sostenibili.</p>
<p><strong>Tags</strong></p>
<p>Biologico, Salute, agricoltura biologica, pesticidi</p>
<p><strong>Bibliografia</strong></p>
<p>Rahman A, Baharlouei P, Koh EHY, Pirvu DG, Rehmani R, Arcos M, Puri S. A Comprehensive Analysis of Organic Food: Evaluating Nutritional Value and Impact on Human Health. Foods. 2024 Jan 9;13(2):208. doi: 10.3390/foods13020208. PMID: 38254509; PMCID: PMC10814746.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La Dieta Mediterranea Italiana Biologica (IMOD)</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/la-dieta-mediterranea-italiana-biologica-imod/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Aug 2024 10:08:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[La Dieta Mediterranea Italiana Biologica (IMOD)]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4163</guid>

					<description><![CDATA[PROGETTO AGRI BIO IT – DECRETO MASAF N. 0176926 DEL 27/03/2023 La Dieta Mediterranea Italiana Biologica (IMOD) di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella La dieta mediterranea ha sempre suscitato grande interesse, sia per la bontà dei prodotti che la caratterizzano, sia per i benefici per la salute. Numerosi ormai sono gli studi che confermano la [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="font-size: 18pt;"><strong>PROGETTO AGRI BIO IT – DECRETO MASAF N. 0176926 DEL 27/03/2023 </strong></span></h2>
<h1><span style="font-size: 24pt;">La Dieta Mediterranea Italiana Biologica (IMOD)</span></h1>
<p><strong>di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella</strong></p>
<p>La dieta mediterranea ha sempre suscitato grande interesse, sia per la bontà dei prodotti che la caratterizzano, sia per i benefici per la salute. Numerosi ormai sono gli studi che confermano la sua efficacia sulla prevenzione delle malattie croniche, ed anche per il trattamento di patologie quali aterosclerosi, cancro, malattia renale, ipertensione e sindrome metabolica, offrendo un supporto alla terapia farmacologica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Gli effetti della dieta mediterranea sulla salute sono dovuti alla presenza di composti fitochimici, che svolgono un&#8217;azione antinfiammatoria e antiossidante. Tali composti si ritrovano soprattutto in alimenti di origine vegetale (frutta, verdura, cereali integrali, frutta secca, olio d’oliva) e prodotti di origine animale (pesce). La dieta mediterranea agisce sul miglioramento dello stato di salute grazie a:</p>
<ul>
<li>L’apporto di polifenoli e flavonoidi: presenti in frutta e verdura, agiscono diminuendo lo stress ossidativo e l’infiammazione</li>
<li>La presenza di acidi grassi monoinsaturi e polinsaturi: si trovano nel pesce e nell’olio d’oliva, forniscono supporto per la salute cardiovascolare e migliorano il profilo lipidico;</li>
<li>Il basso apporto di zuccheri e acidi grassi saturi: viene limitato, se non addirittura escluso, il consumo di cibi trasformati così da migliorare la risposta metabolica;</li>
<li>L’alto contenuto in fibre: viene regolato meglio l’assorbimento dei nutrienti a livello intestinali e apporta benefici per il microbiota intestinali, fornendo prebiotici e probiotici.</li>
</ul>
<p>Se oggi Ancel Keys ritornasse nel Cilento da dove i suoi studi sui benefici della dieta mediterranea sono partiti, siamo sicuri che riconoscerebbe i prodotti che avevano caratterizzato le sue ricerche? Nella riscoperta dei veri valori nutrizionali, grande attenzione sta richiamando il biologico, che nasce soprattutto per un utilizzo più consapevole e rispettoso delle materie prime, al fine di salvaguardare lo sfruttamento ambientale, sia in ambito agricolo che di allevamento. Tuttavia, la letteratura scientifica testimonia un maggiore beneficio per la salute dal consumo di prodotti biologici, in quanto rispettano la stagionalità dei prodotti, da differenza geografica originaria, presentano una ridotta contaminazione, non adottano pesticidi e fertilizzanti. Non utilizzando questi prodotti chimici e preferendo cultivar tradizionali o antiche, le piante devono attivare i propri sistemi di difesa contro l’attacco di parassiti, incentivando così la produzione di composti fitochimici, come polifenoli e flavonoidi. Pertanto, nei prodotti biologici risulterà un maggiore contenuto di fitonutrienti, andando in questo modo ad incentivare l’azione protettiva e di prevenzione della dieta mediterranea. È possibile valutare la capacità antiossidante degli alimenti grazie al valore ORAC (Oxygen Radical Absorbance Capacity), in quanto evidenzia la potenzialità di neutralizzare i radicali liberi, molecole instabili che possono provocare danni cellulari e aumentano l’invecchiamento cellulare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<table width="642">
<tbody>
<tr>
<td colspan="3" width="642">Capacità antiossidante (ORAC) nei prodotti convenzionali contro i prodotti biologici</td>
</tr>
<tr>
<td width="160">Prodotti</td>
<td width="246"><strong>Valore ORAC  prodotti convenzionali</strong></td>
<td width="236"><strong>Valore ORAC prodotti biologici</strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="160">Lattuga</td>
<td width="246">77</td>
<td width="236">361</td>
</tr>
<tr>
<td width="160">Piselli</td>
<td width="246">12</td>
<td width="236">114</td>
</tr>
<tr>
<td width="160">Zucchine</td>
<td width="246">1290</td>
<td width="236">1490</td>
</tr>
<tr>
<td width="160">Fagioli</td>
<td width="246">14</td>
<td width="236">42</td>
</tr>
<tr>
<td width="160">Pomodoro</td>
<td width="246">130</td>
<td width="236">220</td>
</tr>
<tr>
<td width="160">Salsa di pomodoro</td>
<td width="246">182</td>
<td width="236">330</td>
</tr>
<tr>
<td width="160">Carota</td>
<td width="246">15</td>
<td width="236">99</td>
</tr>
<tr>
<td width="160">Aglio</td>
<td width="246">476</td>
<td width="236">2120</td>
</tr>
<tr>
<td width="160">Sedano</td>
<td width="246">95</td>
<td width="236">281</td>
</tr>
<tr>
<td width="160">Arancia</td>
<td width="246">750</td>
<td width="236">1340</td>
</tr>
<tr>
<td width="160">Banana</td>
<td width="246">121</td>
<td width="236">239</td>
</tr>
<tr>
<td width="160">Fragola</td>
<td width="246">6</td>
<td width="236">32</td>
</tr>
<tr>
<td width="160">Limone</td>
<td width="246">1620</td>
<td width="236">1640</td>
</tr>
<tr>
<td width="160">Mela</td>
<td width="246">6</td>
<td width="236">26</td>
</tr>
<tr>
<td width="160">Pera</td>
<td width="246">150</td>
<td width="236">87</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><em>1 Tabella modificata da &#8221; Antioxidant Capacity in Conventional and Organic Products&#8221; (De Lorenzo et al., 2010).</em></p>
<p>Con l’obiettivo di confermare questo maggiore potenziale d’azione della dieta mediterranea con prodotti biologici, De Lorenzo et al., hanno svolto uno studio su un gruppo di partecipanti che hanno aderito per 14 giorni alla dieta mediterranea tradizionale e per i successivi 14 giorni hanno adottato la dieta IMOD (<a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/20388092/">https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/20388092/</a> ).</p>
<p>I soggetti reclutati sono stati sottoposti ad una valutazione clinica, nutrizionale e ad un’analisi della composizione corporea (peso, circonferenze, BIA e DXA), al fine di valutare eventuali cambiamenti per quei parametri che vengono utilizzati per determinare il rischio di insorgenza di alcune patologie, come malattie cardiovascolari e malattia renale cronica.  La dieta Mediterranea Italiana (IMD) e la Dieta Mediterranea Italiana Organica (IMOD) avevano una ripartizione in nutrienti analoga, aderendo alle raccomandazioni dietetiche italiane:</p>
<ul>
<li>Carboidrati: 62%</li>
<li>Proteine: 23%</li>
<li>Lipidi: 15%</li>
<li>Fibra: 27g</li>
</ul>
<p>L’unica differenza fra i due piani dietetici era la tipologia degli alimenti, che si traduceva in un differente apporto di fitonutrienti.</p>
<p>I risultati dello studio riportano un cambiamento significativo dei parametri ematici e della composizione corporea dopo aver consumato prodotti biologici. Difatti, il peso è diminuito in media di 5kg con una diminuzione dell’indice di massa corporea (BMI), e una riduzione di almeno 4 cm a livello della circonferenza addominale. Tale risultato implica una diminuzione del rischio cardiovascolare, in quanto questo parametro rappresenta una misura del grasso viscerale, noto fattore di rischio per le patologie cardiache.</p>
<p>La valutazione dei parametri biochimici al termine dello studio rafforzano i risultati riportati dalle misure antropometriche a favore dei prodotti biologici, in quanto si è osservata una riduzione dei livelli di omocisteina, microalbuminuria, un miglioramento del profilo lipidico, della glicemia e dei marker infiammatori, come le interleuchine.</p>
<ul>
<li>Omocisteina: aminoacido presente nel sangue, il cui incremento è correlato con un aumentato rischio di malattie cardiovascolari;</li>
<li>Microalbuminuria: la presenza nelle urine può rappresentare un segnale precoce di danno renale e rischio cardiovascolare;</li>
<li>Profilo lipidico: comprende Colesterolo totale, Colesterolo HDL, colesterolo LDL e trigliceridi, tutti correlati con il rischio aterosclerotico;</li>
<li>Glicemia: una riduzione di questo parametro comporta una diminuzione del rischio di sviluppare diabete e di insorgenza di malattie cardiovascolari, in quanto alti livelli di glicemia possono essere correlati ad un danno endoteliale;</li>
<li>Marker infiammatori (interleuchine): proteine ematiche che possono essere coinvolte in differenti processi infiammatori, spesso correlati con l’insorgenza di malattie croniche.</li>
</ul>
<p>È possibile concludere, in accordo con gli studi condotti, che la dieta IMOD abbia degli effetti più significativi sullo stato di salute, rispetto alla classica dieta mediterranea. Il maggior apporto di fitonutrienti migliora lo stato generale di salute e la composizione corporea. Tutti questi miglioramenti si traducono in una riduzione di rischio di insorgenza di differenti malattie croniche, come diabete, malattie cardiovascolari, renali e cancro. Ovviamente queste evidenze devono aprire le porte a ricerche future, al fine di poter studiare e apprezzare i risultati a lungo termine sulla salute, diminuendo anche le spese sanitarie. Un incentivo al consumo di prodotti biologici, oltre a comportare benefici per l’uomo, è anche una scelta sostenibile per l’ambiente. L’utilizzo di pratiche agricole sostenibili rappresenta un passo cruciale per la gestione più consapevole delle risorse naturali e della sicurezza alimentare.</p>
<p>La scelta dei prodotti biologici sembra essere una decisione che si traduce in un impegno verso un futuro più sano ed ecosostenibile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il Declino Allarmante della Qualità Nutrizionale degli Alimenti: Una Minaccia per la Salute delle Future Generazioni</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/il-declino-allarmante-della-qualita-nutrizionale-degli-alimenti-una-minaccia-per-la-salute-delle-future-generazioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Aug 2024 11:06:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[Il Declino Allarmante della Qualità Nutrizionale degli Alimenti: Una Minaccia per la Salute delle Future Generazioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4175</guid>

					<description><![CDATA[PROGETTO AGRI BIO IT – DECRETO MASAF N. 0176926 DEL 27/03/2023 Il Declino Allarmante della Qualità Nutrizionale degli Alimenti: Una Minaccia per la Salute delle Future Generazioni di Giada La Placa Negli ultimi sessant&#8217;anni, il mondo ha assistito a un fenomeno preoccupante: il declino della qualità nutrizionale degli alimenti. Questo non è un problema limitato [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="font-size: 18pt;"><strong>PROGETTO AGRI BIO IT – DECRETO MASAF N. 0176926 DEL 27/03/2023 </strong></span></h2>
<h2><span style="font-size: 18pt;"><strong>Il Declino Allarmante della Qualità Nutrizionale degli Alimenti: Una Minaccia per la Salute delle Future Generazioni</strong></span></h2>
<p><strong>di Giada La Placa</strong></p>
<p>Negli ultimi sessant&#8217;anni, il mondo ha assistito a un fenomeno preoccupante: il declino della qualità nutrizionale degli alimenti. Questo non è un problema limitato a una regione o a un tipo di coltura, ma una questione globale che potrebbe avere ripercussioni gravi sulla salute delle future generazioni. Secondo uno studio condotto dai ricercatori Raju Lal Bhardwaj, Aabha Parashar, Hanuman Prasad Parewa e Latika Vyas in India c&#8217;è stato un significativo declino nei livelli di minerali essenziali e composti nutraceutici in frutta, verdura e altre colture alimentari importanti. Le cause di questo fenomeno sono molteplici e complesse, alcune delle principali includono l&#8217;uso eccessivo di fertilizzanti chimici, la preferenza per varietà di colture meno nutrienti ma più produttive, e l&#8217;incremento dei livelli di anidride carbonica nell&#8217;atmosfera. L&#8217;agricoltura moderna ha subito un cambiamento drastico dalle pratiche naturali a quelle chimiche. Questo passaggio ha portato ad un aumento della produzione alimentare a discapito di un costo significativo: la perdita di nutrienti essenziali.</p>
<p>Prima della rivoluzione verde, colture nutrienti come cereali, frutta e verdura convenzionali erano ampiamente coltivate, tuttavia, la superficie dedicata a queste colture è diminuita costantemente negli ultimi decenni, sostituita da colture ad alto rendimento come patate, pomodori, mais, grano e riso. Da questa rivoluzione agricola è derivato che più di due miliardi di persone nel mondo soffrono di carenze di micronutrienti come iodio, ferro, folato, vitamina A e zinco, in quanto è stato dimostrato che in molti paesi la densità dei nutrienti e la qualità gustativa di frutta, verdura e colture alimentari sono diminuite estremamente negli ultimi 50-70 anni per quanto riguarda sodio (29-49%), potassio (16-19%), magnesio (16-24%), calcio (16-46%), ferro (24-27%), rame (20-76%) e zinco (27-59%). Queste carenze sono responsabili di morti premature, morbilità e ritardi nella crescita fisica e mentale dei bambini. Nel 2017, la malnutrizione è stata responsabile di 11 milioni di morti e 255 milioni di anni di vita segnati dalla disabilità.</p>
<p>Le ragioni della diminuzione della densità dei nutrienti sono molteplici:</p>
<ul>
<li><strong>Degrado del suolo</strong>, in quanto l&#8217;uso intensivo del suolo senza pratiche di rigenerazione adeguate ha portato a una riduzione della sua fertilità. La monocultura, l&#8217;erosione e l&#8217;eccessivo uso di pesticidi e fertilizzanti chimici hanno deteriorato la qualità del suolo.</li>
<li><strong>Varietà ad alto rendimento</strong>; si tratta di varietà selezionate per massimizzare la produzione, che spesso hanno un contenuto nutritivo inferiore rispetto alle varietà tradizionali. Il focus sulla resa di una coltivazione è stato scelto sulla base della quantità della resa del prodotto coltivato piuttosto che sulla qualità dei nutrienti presenti nell’alimento.</li>
<li><strong>Fertilizzanti sintetici e pesticidi</strong>, sebbene aumentino la produzione, possono in realtà anche esaurire i nutrienti del suolo e ridurre la diversità microbica. L&#8217;uso prolungato di fertilizzanti sintetici può impoverire il suolo di microelementi essenziali, riducendo la disponibilità di nutrienti per le piante.</li>
<li><strong>Cambiamenti climatici</strong>, ad esempio, con l&#8217;aumento della CO2 e altri cambiamenti ambientali si ha un impatto negativo sulla qualità nutrizionale delle colture. È stato ormai dimostrato che l&#8217;aumento dei livelli di anidride carbonica può ridurre la concentrazione di proteine e micronutrienti nelle piante.</li>
<li><strong>Pratiche agronomiche moderne</strong>, come ad esempio l&#8217;irrigazione intensiva, l&#8217;uso di macchinari pesanti e altre tecniche agricole moderne hanno contribuito al degrado del suolo e alla riduzione della qualità nutrizionale degli alimenti.</li>
</ul>
<p>Il deterioramento della qualità nutrizionale degli alimenti ha impatti diretti e gravi sulla salute umana. Le carenze di micronutrienti come ferro e zinco, ad esempio, sono legate a condizioni come anemia, problemi di sviluppo cognitivo e un sistema immunitario indebolito. La carenza di vitamina A può causare cecità notturna e aumentare la mortalità infantile. La mancanza di calcio e magnesio può provocare problemi di salute ossea e cardiovascolare. Inoltre, una dieta povera di nutrienti può contribuire all&#8217;aumento delle malattie croniche non trasmissibili, come il diabete di tipo 2, l&#8217;ipertensione e le malattie cardiache. Queste condizioni rappresentano una sfida crescente per i sistemi sanitari di tutto il mondo, soprattutto nei paesi in via di sviluppo dove l&#8217;accesso alle cure mediche può essere limitato.</p>
<p>Per affrontare questa crisi, è essenziale tornare a pratiche agricole più sostenibili. Questo include l&#8217;uso di metodi di agricoltura biologica, la rotazione delle colture, l&#8217;uso di fertilizzanti naturali e la protezione della biodiversità del suolo. Inoltre, è essenziale educare la popolazione sull&#8217;importanza di una dieta equilibrata e ricca di nutrienti a favore di cereali coltivati con agricolture biologiche e sostenibili, frutta e verdura in pieno stile mediterraneo. L&#8217;agricoltura biologica evita, infatti, l&#8217;uso di fertilizzanti sintetici e pesticidi, utilizzando invece pratiche naturali per mantenere la fertilità del suolo e controllare i parassiti. Mentre l&#8217;agricoltura rigenerativa va oltre ancora, mirando a ripristinare la salute del suolo attraverso tecniche come la copertura del suolo, il compostaggio naturale e l&#8217;uso di colture di copertura. Queste pratiche non solo migliorano la qualità nutrizionale degli alimenti, ma contribuiscono anche al sequestro del carbonio, aiutando a mitigare i cambiamenti climatici.</p>
<p>Educare la popolazione sull&#8217;importanza di una dieta ricca di nutrienti è cruciale. Questo può includere programmi scolastici che insegnano ai bambini l&#8217;importanza della nutrizione basata sulla dieta mediterranea, campagne pubbliche che promuovono una dieta equilibrata e iniziative comunitarie che supportano l&#8217;accesso a frutta e verdura fresca derivata da coltivazioni biologiche. I governi possono svolgere un ruolo importante in questo ambito, finanziando programmi educativi e fornendo incentivi per le pratiche agricole sostenibili. Investire in ricerca per sviluppare varietà di colture più nutrienti e pratiche agricole sostenibili è fondamentale. La biotecnologia e le tecniche di miglioramento genetico possono svolgere un ruolo importante in questo ambito, ad esempio, l&#8217;ingegneria genetica può essere utilizzata per sviluppare piante che assorbono meglio i nutrienti dal suolo o che sono più resistenti ai cambiamenti climatici.</p>
<p>Il declino della qualità nutrizionale degli alimenti è una questione che richiede attenzione immediata. Solo attraverso un impegno collettivo per migliorare le pratiche agricole e sensibilizzare la popolazione possiamo sperare di invertire questa tendenza e garantire un futuro sano per le generazioni successive, in quanto la qualità del nostro cibo non riguarda solo la nostra salute, ma anche e soprattutto quella dei nostri figli. È tempo di agire ora per garantire ai posteri un ambiente più salubre, del cibo più sostenibile con un impatto sulla salute mirato al conservare il benessere più a lungo.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Gli effetti della dieta Mediterranea Organica Italiana (IMOD) rispetto una dieta ipoproteica in pazienti nefropatici</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/gli-effetti-della-dieta-mediterranea-organica-italiana-imod-rispetto-una-dieta-ipoproteica-in-pazienti-nefropatici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Aug 2024 13:15:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[Gli effetti della dieta Mediterranea Organica Italiana (IMOD) rispetto una dieta ipoproteica in pazienti nefropatici]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4167</guid>

					<description><![CDATA[PROGETTO AGRI BIO IT – DECRETO MASAF N. 0176926 DEL 27/03/2023 Gli effetti della dieta Mediterranea Organica Italiana (IMOD) rispetto una dieta ipoproteica in pazienti nefropatici di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella I soggetti affetti da malattia renale cronica presentano un tasso di mortalità correlato con le malattie cardiovascolari del 10-20% in più rispetto la [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="font-size: 18pt;"><strong>PROGETTO AGRI BIO IT – DECRETO MASAF N. 0176926 DEL 27/03/2023 </strong></span></h2>
<h1 style="text-align: left;" align="center"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif; background: white; font-size: 24pt;">Gli effetti della dieta Mediterranea Organica Italiana (IMOD) rispetto una dieta ipoproteica in pazienti nefropatici</span></h1>
<p><strong>di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella<br />
</strong></p>
<p><span style="font-size: 12pt;">I soggetti affetti da malattia renale cronica presentano un tasso di mortalità correlato con le malattie cardiovascolari del 10-20% in più rispetto la popolazione generale. Come predittore di rischio cardiovascolare nella popolazione viene valutata l’omocisteinemia, in quanto un suo aumento è strettamente legato ad un aumentato rischio di problemi cardiaci. Di fatti, nella valutazione dei pazienti in uno stato precoce della patologia renale, è emerso come la concomitanza di iperomocistinemia possa influire sulla progressione e peggioramento della salute. Differenti studi osservazionali hanno evidenziato come una dieta ricca in frutta, vegetali, legumi, cereali integrali, pesce e con un basso apporto di prodotti lattiero caseari è strettamente correlata con una bassa incidenza di differenti patologie croniche, fra cui aterosclerosi, malattie cardiovascolari e cancro. La dieta mediterranea a livello cardiovascolare agisce nella regolazione della pressione del sangue arterioso, sul profilo lipidico, sui processi di infiammazione, di coagulazione e sulla salute e funzionalità endoteliale.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;">Le prove a favore della dieta Mediterranea sono numerose, ma adesso si sta volgendo l’attenzione a quelli che possono essere i benefici della dieta mediterranea organica italiana (IMOD) verso altre categorie di patologie, come ad esempio la malattia renale cronica in pazienti che hanno una mutazione omozigote per il gene MTHFR. Questa mutazione comporta un’alterazione a livello della metilazione del DNA, causando un’aumentata sintesi dell’omocisteina, che si traduce così in un maggiore rischio di insorgenza di complicanze cardiache.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;">L’interesse per i prodotti biologici nasce perchè potrebbero contenere dal 10 al 15% in più di sostanze fitochimiche rispetto ai normali prodotti. Sono proprio questi composti fitochimici che apportano effetti benefici per la salute, in quanto hanno una spicca attività antinfiammatoria ed antiossidante.  La letteratura riporta un maggiore impatto positivo sullo stato di salute di una dieta mediterranea con prodotti biologici rispetto una dieta mediterranea convenzionale. Uno studio condotto da Di Daniele et al., nel 2014 ha voluto mettere a confronto una dieta ipoproteica, una dieta Mediterranea Italiana (IMD) e una dieta Mediterranea con prodotti biologici (IMOD), per il trattamento di pazienti con malattia renale cronica con aumentati livelli di Omocisteina con una mutazione omozigote MTHFR. (<a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/24711158/">https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/24711158/</a>). Secondo le linee guida nutrizionali per la malattia renale cronica si adotta una dieta ipoproteica, che consiste in una diminuzione dell’apporto di proteine al fine di preservare la funzionalità renale.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;">Lo studio ha valutato la composizione delle diete in termini di macronutrienti e di micronutrienti, nello specifico la concentrazione di folati, cianocobalamina e piridossina. Queste vitamine del gruppo B partecipano al processo metabolico che permette la metilazione del DNA e la formazione dell’omocisteina. Il deficit o diminuzione di una di questa vitamine è spesso correlato con una condizione di iperomocistinemia.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;">Le tre diete a confronto:</span></p>
<table width="662">
<tbody>
<tr>
<td width="224"><span style="font-size: 12pt;"><strong>Dieta a basso contenuto proteico (LPD)</strong></span></td>
<td width="214"><span style="font-size: 12pt;"><strong>Dieta Mediterranea Italiana (IMD)</strong></span></td>
<td width="224"><span style="font-size: 12pt;"><strong>Dieta Mediterranea Italiana Organica (IMOD)</strong></span></td>
</tr>
<tr>
<td width="224"><span style="font-size: 12pt;">Circa 2000kcal giornaliere</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;">Assunzione di proteine giornaliere pari a 0.7g per kg di peso corporeo</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;">Basso apporto di fosforo 300-400mg/die</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;">Consentiti soltanto 100 ml di vino rosso</span></td>
<td width="214"><span style="font-size: 12pt;">Circa 2000kcal giornaliere</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 12pt;">Consentiti soltanto 100 ml di vino rosso</span></p>
<p>&nbsp;</td>
<td width="224"><span style="font-size: 12pt;">Circa 2000kcal giornaliere</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 12pt;">Consentiti soltanto 100 ml di vino rosso</span></p>
<p>&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td colspan="3" width="662"><span style="font-size: 12pt;"><strong>Suddivisione Macronutrienti</strong></span></td>
</tr>
<tr>
<td width="224"><span style="font-size: 12pt;">50.2% Carboidrati</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;">12.8% Proteine</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;">29.3% Lipidi</span></td>
<td width="214"><span style="font-size: 12pt;">54.75% Carboidrati</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;">14.9% Proteine</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;">22.65% Lipidi</span></td>
<td width="224"><span style="font-size: 12pt;">54.75% Carboidrati</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;">14.9% Proteine</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;">22.65% Lipidi</span></td>
</tr>
<tr>
<td colspan="3" width="662"><span style="font-size: 12pt;"><strong>Composti Fitochimici</strong></span></td>
</tr>
<tr>
<td width="224"><span style="font-size: 12pt;">Fibre 17.2 g</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;">Folati (Vit.B<sub>9</sub>) 328 µg</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;">Piridossina (Vit.B<sub>6 </sub>)1.4mg Cianocobalamina (Vit.B<sub>12</sub>)2.1 mg</span></p>
<p>&nbsp;</td>
<td width="214"><span style="font-size: 12pt;">Fibre 30.16 g</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;">Folati (Vit.B<sub>9</sub>) 421.60 µg</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;">Piridossina (Vit.B<sub>6</sub>) 1.82 mg Cianocobalamina(Vit.B<sub>12</sub>)2.79mg</span></td>
<td width="224"><span style="font-size: 12pt;">Fibre 30.16 g</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;">Folati (Vit.B<sub>9</sub>) &gt; 450 µg</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;">Piridossina (Vit.B<sub>6</sub>) 2.18 mg</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;">Cianocobalamina (Vit.B<sub>12</sub>) 3.38 mg</span></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 12pt;">I pazienti che venivano seguiti erano sottoposti ad una valutazione della loro storia clinica, esami volti alla valutazione della composizione corporea e prelievi di sangue. Da una prima analisi della composizione corporea, dopo aver seguito i piani dietetici per 2 settimane, è risultata una maggiore diminuzione dei valori di indice di massa corporea (BMI) nei pazienti che avevano aderito ad una dieta IMD o IMOD rispetto chi aveva seguito la dieta LPD. Inoltre i soggetti del gruppo IMOD hanno riportato un maggior aumento della massa muscolare corporea contro una diminuzione della massa grassa. Anche per i parametri biochimici si è osservata una diminuzione significativa dei livelli di fosfato e di lipidi nel sangue con le diete mediterranee, favorendo la riparazione dell’endotelio e una diminuzione del rischio cardiovascolare.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-4193" src="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/08/schema.png" alt="" width="346" height="227" srcset="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/08/schema.png 346w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/08/schema-300x197.png 300w" sizes="auto, (max-width: 346px) 100vw, 346px" /></p>
<p><span style="font-size: 12pt;">I livelli di omocisteina sono stati dosati in ogni partecipante e classificati in base al protocollo dietetico adottato e alla presenza o meno della mutazione MTHFR (T+ o T-). È evidente come si sia registrata una diminuzione molto significativa dell’omocisteinemia nei soggetti che avevano aderito alla dieta IMOD, sia per i portatori della mutazione che per chi non la presentava.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;">I risultati dello studio hanno dimostrato come una dieta Mediterranea Italiana Organica abbia un’azione cardioprotettiva nei pazienti con la malattia renale cronica, in quanto comporta una diminuzione dei fattori di rischio cardiovascolare.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;">Si è potuto concludere che la dieta Mediterranea italiana a base di prodotti biologici ha effetti significativi a parità di apporto calorico e di macronutrienti. I benefici risiedono proprio nel maggior contenuto di composti fitochimici, che vengono preservati grazie alle tecniche di agricoltura e allevamento biologico. I vantaggi si osservano nel perfezionamento della composizione corporea, di fatti l’aumento della massa muscolare si traduce in un miglioramento della risposta metabolica dell’organismo, inoltre offre un fattore di protezione e prevenzione della sarcopenia. L’aumento della componente muscolare influenza positivamente anche l’espressione del gene MTHFR, in quanto è maggiormente espresso a livello delle cellule muscolari.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;">L’IMOD rappresenta pertanto una valida alternativa alle diete ipoproteiche in pazienti con malattia renale cronica, e una valida opzione per il trattamento e prevenzione delle malattie cardiovascolari. Oltre ad apprezzare i vantaggi che può offrire una dieta mediterranea a base di prodotti biologici, risulta chiaro come l’adozione di un piano alimentare personalizzato in base al profilo genetico dei pazienti, è un valido aiuto e supporto per il trattamento e la prevenzione delle malattie croniche che hanno una base genetica.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>PROGETTO AGRI BIO IT – DECRETO MASAF N. 0176926 DEL 27/03/2023 CUP J85B23000480001</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Carne di pollo: come garantire qualità e sicurezza a tavola</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/carne-di-pollo-come-garantire-qualita-e-sicurezza-a-tavola/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Aug 2024 09:56:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[Carne di pollo: come garantire qualità e sicurezza a tavola]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4178</guid>

					<description><![CDATA[Carne di pollo: come garantire qualità e sicurezza a tavola di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella La carne di pollo è tra gli alimenti maggiormente consumati e apprezzati, sia per la sua versatilità che per i suoi ottimi valori nutrizionali. Tuttavia, il consumo non è totalmente esente da rischi, perché al di là di una [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2><strong>Carne di pollo: come garantire qualità e sicurezza a tavola</strong></h2>
<p><strong>di Rolando Bolognino e Lucilla Ciancarella<br />
</strong></p>
<p>La carne di pollo è tra gli alimenti maggiormente consumati e apprezzati, sia per la sua versatilità che per i suoi ottimi valori nutrizionali. Tuttavia, il consumo non è totalmente esente da rischi, perché al di là di una buona cottura (fondamentale!), possono celarsi delle insidie nascoste nelle modalità di allevamento e macellazione, tanto da mettere a rischio la salute di chi ne fa uso. Pertanto, saper riconoscere e selezionare i prodotti da mettere a tavola è un aspetto fondamentale per garantire la sicurezza del consumatore.<br />
Valori nutrizionali per 100 g di prodotto<br />
Energia 100 kcal<br />
Proteine 23.3 g<br />
Grassi<br />
di cui saturi<br />
di cui monoinsaturi<br />
di cui polinsaturi 0.8 g<br />
0.25 mg<br />
0.19 mg<br />
0.23 mg<br />
Colesterolo 60 mg<br />
Carboidrati 0 g<br />
Il notevole apporto proteico e la bassa percentuale di grassi sono caratteristiche che fanno della carne di pollo una costante nei regimi alimentari ipocalorici, e di cui se ne fa largo uso nelle diete da palestra.<br />
Fatta eccezione per l’assenza del triptofano, che in tal caso viene definito amminoacido limitante, questa carne presenta alti livelli di amminoacidi essenziali, come l’acido glutammico, l’acido aspartico, la leucina, la lisina e l’arginina.<br />
Non è poi da trascurare l’apporto di vitamine, specialmente quelle del gruppo B, in particolare la vitamina B1 (tiamina), la vitamina B3 (Niacina), la vitamina B6 (piridossina) e la vitamina B12 (cobalamina).<br />
Ad intervenire sulla composizione nutrizionale di questo alimento è il metodo di allevamento e di macellazione dell’animale, in quanto validati studi scientifici hanno confermato come un’alta velocità di crescita comporti un aumento maggiore del tessuto adiposo, che si traduce in un incremento del 1-2% del contenuto di grassi nella carne edibile.</p>
<p>Le tecniche di allevamento avicolo sono differenti e negli ultimi anni il consumatore è sempre più attento alla scelta del pollo in base a questo aspetto.<br />
&#8211; Allevamento in batteria: gli animali vengono sistemati in strutture metalliche, dette site, ed è prevista una densità di popolazione di 22 animali per m2. Questo tipo di allevamento viene impiegato soprattutto per l’allevamento di galline ovaiole. Tale tipologia è di tipo intensivo, in cui si cerca di ottenere la massima quantità di prodotto al minimo costo e spazio.<br />
&#8211; Allevamento a terra: le galline vivono libere in capannoni a diversi livelli, con i nidi, le mangiatoie e gli abbeveratoi. Questo tipo di allevamento rientra nella classe degli intensivi, in cui gli animali sono stipati in luoghi chiusi e circoscritti.<br />
&#8211; Allevamento all’aperto: in questa tipologia di allevamento le galline hanno un ricovero al riparo dalle intemperie, con mangiatoie e abbeveratoi, ed uno spazio all’aperto dove razzolare. In questo contesto la densità di popolazione è minore, ma c’è un alto tasso di mortalità rispetto gli allevamenti in gabbia. Questa tipologia di allevamento rientra nella tipologia degli estensivi o tradizionali.<br />
&#8211; Allevamento Biologico: analogo all’allevamento all’aperto, ma segue delle discipline di produzione che prevedono l’adozione di razze di galline rustiche (autoctone provenienti da allevamenti biologici). In questi casi la popolazione nel ricovero non deve essere superiore a 6 animali per m2 e devono avere un accesso esterno per almeno 1/3 della loro vita. L’alimentazione prevede l’utilizzo di mangimi biologici, in particolare cereali.<br />
Per l’allevamento di polli da carne si ricorre per circa il 90% ad un allevamento convenzionale a terra, in cui si ha una densità di 17 animali per m2. Per questa tipologia di allevamento si ricorre alla selezione di maschi, in quanto crescono più rapidamente e raggiungono pesi maggiori rispetto alle femmine, e al raggiungimento del peso si procede con la macellazione. In questi allevamenti a rapida crescita il pollo in 42-45 giorni raggiunge un peso di 2.5 kg (in condizioni di media crescita questo peso verrebbe raggiunto in 66-80 giorni).<br />
Questo rapido incremento di peso può portare ad un aumento dei depositi di tessuto adiposo, visibili nelle carni edibili sotto forma di White Stripping (striature bianche). In alternativa, o in associazione, si può verificare un aumento delle fibre di collagene, che comportano una maggiore durezza della carne (wooden breast).<br />
Spesso negli allevamenti intensivi i polli allevati vivono in condizioni incompatibili con il loro benessere, pertanto l’Unione Europea si sta muovendo per incentivare l’adozione di pratiche di allevamento che salvaguardino il benessere dell’animale. Attualmente la normativa comunitaria in ambito di allevamento biologico raccomanda l’adozione di razze di polli a media e bassa velocità di crescita.</p>
<p>Importante aspetto che non deve essere trascurato, è la possibile contaminazione che può avvenire durante le fasi di allevamento e di macellazione, in quanto i polli sono soggetti a diversi infezioni batteriche e parassitarie, che possono poi arrivare all’uomo. Il rischio biologico del consumo di carne contaminata e non adeguatamente trattata, tramite tecniche di macellazione e di cottura adeguata, è rappresentato da:<br />
&#8211; Salmonella<br />
&#8211; Campylobacter<br />
&#8211; Escherichia coli<br />
&#8211; Lysteria Monocytogenes<br />
&#8211; Clostridium perfrigens<br />
&#8211; Staphylococcus aureus<br />
Fra le tecniche di macellazione, quella a cui è associato un maggiore rischio di contaminazione è la separazione meccanica. Questa tipologia di macellazione della carne permette di recuperare tutto quel prodotto che rimane attaccato alle ossa della carcassa dell’animale, e permette una riduzione degli scarti di produzione, favorendo un maggior sfruttamento della materia prima. La carne separata meccanicamente viene definita in senso dispregiativo dai consumatori come pink slime (poltiglia rosa), e viene utilizzata per la realizzazione di wurstel, cordon bleu e ripieni a base di carne. La sua preparazione prevede dei lavaggi continui, con ammoniaca o con acido citrico, e l’aggiunta di spezie, insaporitori e additivi (coloranti, addensanti). Questo processo è in linea con i regolamenti europei, ed anche l&#8217;EFSA sostiene che i rischi microbiologici della carne separata meccanicamente siano simili a quelli della carne macellata diversamente. Tuttavia, sempre secondo lo stesso Organo, il rischio di crescita microbica aumenta con il grado di degradazione delle fibre muscolari, quindi con la pressione dovuta alla separazione meccanica. Pertanto, al fine di salvaguardare la salute del consumatore, la normativa stabilisce che vengano riportate in etichetta le informazioni riguardanti il tipo di macellazione, fra cui l’indicazione di consumare gli alimenti ottenuti tramite separazione meccanica previa cottura. Guadiamo l’etichetta del prodotto, spesso è indicata con la sigla C.S.M. ed è facile trovarla in tutti quei prodotti pronti al consumo, spesso messi a tavola, inconsapevolmente, per la cena dei più piccoli.<br />
Come scegliere la carne in modo consapevole?<br />
1. Scegliere la carne direttamente dal produttore o consorzi che raggruppano venditori locali, ma occhio alle certificazioni: non sempre la carne del contadino di fiducia è sinonimo di sicurezza, in quanto non vengono svolti i controlli adeguati riguardo il rischio biologico.<br />
2. Conoscere il processo di allevamento: meglio evitare polli che provengono da allevamenti intensivi e semi-intensivi; preferire un prodotto biologico, dove c’è un maggiore monitoraggio per l’utilizzo di mangimi naturali e la somministrazione di antibiotici e anabolizzanti.<br />
3. Prestare attenzione al colore della carne: sarà lucida, umida e rosa se il pollo è stato alimentato con mangimi, oppure gialla se è stato alimentato con le granaglie.<br />
4. Selezionare i polli che non presentano il white stripping: preferire la carne con poche striature di grasso, che non devono essere grigiastre;<br />
5. Evitare preparati a base di pollo già pronti e verificare in etichetta che non sia riportata la dicitura “carne separata meccanicamente o c.s.m.”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Come rendere gustoso il pollo, 3 idee:</p>
<p><strong><span style="font-size: 14pt;">Insalata di pollo</span></strong><br />
Ingredienti per 4 persone:<br />
&#8211; 4 sovraccosce di pollo<br />
&#8211; 300 g di pomodorini<br />
&#8211; 70 g di olive<br />
&#8211; 120 g di mais<br />
&#8211; 40 g di grana a scaglie<br />
&#8211; Lattughino q.b<br />
&#8211; Olio evo q.b<br />
&#8211; Basilico q,b<br />
&#8211; Sale q.b<br />
<strong>Preparazione:</strong><br />
rimuovere la pelle dal pollo e cuocere in forno o in friggitrice ad aria per 25 minuti a 200°; a cottura ultimata lasciar freddare e sfilacciare il pollo e rimuovere le ossa; a seguire aggiungere i pomodorini tagliati, le olive, il lattughino, il mais e mescolare; aggiungere le scaglie di grana ed aggiustare di olio e sale.</p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Pollo agli agrumi</strong></span><br />
Ingredienti per 4 persone:<br />
&#8211; 1 kg di straccetti di petto di pollo<br />
&#8211; 2 arance<br />
&#8211; 1 limone<br />
&#8211; 1 cipolla<br />
&#8211; 40 g di farina<br />
&#8211; ½ bicchiere di acqua<br />
&#8211; Olio evo q.b<br />
&#8211; Sale q.b<br />
<strong>Preparazione:</strong><br />
tritare la cipolla e lasciarla leggermente rosolare in una padella antiaderente con un giro d’olio; infarinare il pollo e aggiungere nella padella con la cipolla, fino a farlo dorare; nel mentre diluire con acqua il succo di due arance e del limone; versare il liquido sul pollo e lasciar cuocere a fiamma bassa per circa 25minuti; servire con una spolverata di scorza di agrumi non trattati.</p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Pollo al curry con riso e verdure</strong></span></p>
<p>Ingredienti per 4 persone:<br />
&#8211; 500 g di petto di pollo<br />
&#8211; 300 g di riso basmati<br />
&#8211; 400 ml di latte di cocco in lattina<br />
&#8211; 200 g di fagiolini<br />
&#8211; 1 peperone<br />
&#8211; 1 porro<br />
&#8211; 2 cucchiai di curry in polvere<br />
&#8211; Olio evo q.b<br />
&#8211; Sale q.b<br />
<strong>Preparazione:</strong><br />
Sbollentare in acqua salata i fagiolini, e lasciarli leggermente al dente; nel mentre tagliare il petto di pollo a striscioline e il peperone; in una padella con un giro d’olio rosolare il porro e aggiungere il pollo, lasciarlo dorare per 5 minuti; a seguire aggiungere il curry con i peperoni e saltare in padella per 2-3 minuti; unire i fagiolini e il latte di cocco in padella, e lasciare cuocere a fuoco basso per 6 minuti. Durante la cottura del pollo bollire il riso basmati; Servire il riso basmati con sopra il pollo e le verdure.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il ruolo della nutrizione nella prevenzione del tumore al pancreas</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/il-ruolo-della-nutrizione-nella-prevenzione-del-tumore-al-pancreas/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jul 2024 11:50:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[Il ruolo della nutrizione nella prevenzione del tumore al pancreas]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4049</guid>

					<description><![CDATA[Il ruolo della nutrizione nella prevenzione del tumore al pancreas  Esiste la dieta perfetta? di Erica Pizzocaro Una dieta equilibrata ricca di antiossidanti, fibre e sostanze nutritive essenziali, ovvero frutta, verdura, cereali integrali e proteine magre e ad alto valore biologico può contribuire a mantenere un pancreas sano. Gli alimenti che scegliamo di consumare possono [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="font-size: 18pt;">Il ruolo della nutrizione nella prevenzione del tumore al pancreas </span></strong></p>
<p>Esiste la dieta perfetta?</p>
<p><strong>di Erica Pizzocaro</strong></p>
<p>Una dieta equilibrata ricca di antiossidanti, fibre e sostanze nutritive essenziali, ovvero frutta, verdura, cereali integrali e proteine magre e ad alto valore biologico può contribuire a mantenere un pancreas sano. Gli alimenti che scegliamo di consumare possono influenzare direttamente la salute di questo organo cruciale, riducendo il rischio di sviluppare patologie tumorali. Purtroppo non esiste una dieta specifica e universale che possa garantire la prevenzione assoluta di questa malattia. Tuttavia, alcuni cambiamenti nella dieta e nello stile di vita possono contribuire a ridurne il rischio. Ecco alcuni consigli sulla nutrizione per la prevenzione del tumore al pancreas:</p>
<ul>
<li><strong>Dieta ricca di frutta e verdura</strong>: Consumare una ricca varietà di frutta e verdura garantisce un corretto apporto di sostanze nutritive e <strong><em>antiossidanti</em></strong>, come vitamina C, vitamina E e beta-carotene, che aiutano a neutralizzare i radicali liberi nel corpo, molecole instabili che possono danneggiare le cellule e contribuire allo sviluppo di malattie, riducendo in tal modo anche il rischio di sviluppare tumori. Bacche (fragole, mirtilli), agrumi (arance, pompelmi), mele, pere, kiwi, broccoli, cavolfiori, carote, spinaci, peperoni, pomodori sono alcuni esempi di frutta e verdura colorata ricca di antiossidanti da includere in una dieta basata anche sulla prevenzione. Inoltre, molti tipi di frutta e verdura contengono anche elevate quantità di <strong><em>acqua</em></strong>, contribuendo all&#8217;idratazione generale del corpo. Ma non solo, sono alimenti ricchi di <strong><em>fitonutrienti</em></strong>, composti naturali che possono avere proprietà anti-cancerogene e anti-infiammatorie. Ad esempio, i flavonoidi, presenti in abbondanza in frutta e verdura colorata, sono stati associati a benefici per la salute. Infine, frutta e verdura sono alimenti ricchi di <strong><em>fibra</em></strong>.</li>
<li><strong>Dieta ricca in fibra</strong>: oltre che in frutta e verdura, la fibra è contenuta in cereali integrali e legumi. Ha alcune caratteristiche positive in relazione ad un pancreas sano. Innanzitutto un consumo abituale di fibra mantiene la <strong><em>glicemia stabile</em></strong> aiutando a moderare gli aumenti di zuccheri nel sangue post-prandiali, il che può contribuire a migliorare la <strong><em>sensibilità all&#8217;insulina</em></strong>, processo attraverso il quale le cellule rispondono all&#8217;ormone insulina per regolare il livello di zucchero nel sangue, riducendo il rischio di sviluppare disturbi metabolici e condizioni associate al cancro. Inoltre la fibra, specialmente quelle presenti nella frutta e nella verdura, ha <strong><em>effetti anti-infiammatori</em></strong>. L&#8217;infiammazione cronica è stata associata allo sviluppo di diverse condizioni, compreso il cancro. Riducendo l&#8217;infiammazione, le fibre possono contribuire a creare un ambiente meno favorevole allo sviluppo di cellule tumorali. Altre caratteristiche delle fibre sono legate alla <strong><em>sazietà</em></strong> e <strong><em>regolarità</em></strong> <strong><em>intestinale</em></strong>. La componente di fibra non digeribile presente negli alimenti fornisce volume, che in caso di necessità di controllo del peso, è importante perché aumenta la sensazione di sazietà, aiutando così a controllare l&#8217;appetito e a ridurre l&#8217;assunzione complessiva di calorie. Mantenere un peso corporeo sano è essenziale per la prevenzione di varie condizioni, compreso il tumore al pancreas. Non solo, le fibre contribuiscono alla salute del sistema digestivo e promuovono la regolarità intestinale.</li>
<li><strong>Limitare i grassi saturi e trans</strong>: questi tipi di grassi possono contribuire a processi infiammatori e disfunzioni metaboliche, che a loro volta possono favorire lo sviluppo del cancro. I grassi saturi sono spesso presenti in alimenti di origine animale, come carne rossa, latticini ad alto contenuto di grassi e alcuni prodotti da forno. I grassi trans sono spesso presenti in alimenti trasformati e fritti, oltre ad alcuni oli parzialmente idrogenati utilizzati nell&#8217;industria alimentare. Sostituire grassi saturi con grassi insaturi, come quelli presenti negli oli vegetali, pesce, frutta secca e semi, può avere benefici per la salute.</li>
<li><strong>Limitare l&#8217;assunzione di carne rossa e lavorata: </strong>un consumo elevato di carne rossa e di carne lavorata può essere associato a un aumento del rischio di tumore al pancreas. Ridurre il consumo di queste carni e optare per fonti proteiche più magre, come il pesce, il pollo o le proteine vegetali, può essere una scelta più salutare.</li>
<li><strong>Limitare il consumo di alcol</strong>: Il consumo eccessivo di alcol è stato associato a un aumento del rischio di tumore al pancreas. Limitare l&#8217;assunzione di alcol può contribuire alla prevenzione.</li>
<li><strong>Controllo del peso</strong>: Mantenere un peso corporeo sano attraverso una combinazione di dieta equilibrata e attività fisica regolare può contribuire a ridurre il rischio di tumori, compreso il tumore al pancreas.</li>
<li><strong>Limitare il consumo di zuccheri semplici:</strong> L&#8217;eccessivo consumo di bevande zuccherate, dolci e alimenti altamente processati, è stato associato a diversi problemi di salute, tra cui l&#8217;obesità, il diabete di tipo 2 (fattori di rischio noti per lo sviluppo del tumore al pancreas) e le malattie cardiache. Inoltre, una dieta ricca di zuccheri può contribuire all&#8217;infiammazione cronica nel corpo, la quale è stata associata a molte malattie, tra cui il cancro.</li>
</ul>
<p>Questi suggerimenti sono generali. È importante sottolineare che la prevenzione del tumore al pancreas non dipende da singoli alimenti o nutrienti, ma piuttosto da uno stile di vita complessivo. Inoltre, la prevenzione del tumore al pancreas coinvolge anche altri fattori determinanti come la genetica, il fumo e l&#8217;esposizione a sostanze chimiche nocive. Prima di apportare cambiamenti significativi alla dieta o allo stile di vita, è consigliabile consultare un professionista che svilupperà un piano alimentare personalizzato, solo così ognuno potrà avere la sua “dieta perfetta”, costruita sulle necessità ed esigenze.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>SULFORAFANO : il Nutraceutico utile per il Diabete di tipo 2</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/sulforafano-il-nutraceutico-utile-per-il-diabete-di-tipo-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jul 2024 10:00:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[diabete]]></category>
		<category><![CDATA[diabete tipo 2]]></category>
		<category><![CDATA[SULFORAFANO : il Nutraceutico utile per il Diabete di tipo 2]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4101</guid>

					<description><![CDATA[SULFORAFANO: Il Nutraceutico utile per il Diabete di tipo 2 Nuove evidenze scientifiche per la prevenzione delle Malattie Metaboliche Il sulforafano è un composto appartenente alla famiglia degli isotiocianati ossia composti solforati, presente in diverse specie vegetali come broccoli, cavoli e cavoletti di Bruxelles. Esso si forma quando la sulforafanina, un glucosinolato, reagisce con l&#8217;enzima [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="font-size: 18pt;">SULFORAFANO: Il Nutraceutico utile per il Diabete di tipo 2</span></strong></p>
<h4>Nuove evidenze scientifiche per la prevenzione delle Malattie Metaboliche</h4>
<p>Il sulforafano è un composto appartenente alla famiglia degli isotiocianati ossia composti solforati, presente in diverse specie vegetali come broccoli, cavoli e cavoletti di Bruxelles. Esso si forma<br />
quando la sulforafanina, un glucosinolato, reagisce con l&#8217;enzima mirosinasi. ll sulforafano negli alimenti esiste principalmente sotto forma di glucorafanina legata ad uno zucchero, oppure come<br />
sulforafano libero. La glucorafanina viene idrolizzata a sulforafano dall&#8217;enzima mirosinasi, presente nelle piante della famiglia delle Brassicacee.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La cottura breve porta all&#8217;aumento della quantità di sulforafano, mentre la cottura eccessiva può ridurne il contenuto a causa della denaturazione dell&#8217;enzima mirosinasi. Il metodo di cottura a vapore sembra essere il migliore per preservarne l&#8217;azione. Il contenuto di sulforafano è maggiore nei prodotti freschi rispetto a quelli congelati, poiché la congelazione sembra inattivare le mirosinasi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Negli ultimi anni il Sulforafano è oggetto di interesse per i suoi effetti terapeutici contro diverse complicazioni metaboliche. Studi recenti hanno evidenziato i benefici del solforafano nel contrastare lo stress ossidativo e l&#8217;infiammazione, essenziali nella protezione contro le complicanze del diabete; si è visto infatti che il sulforafano ha un ruolo protettivo contro le complicazioni diabetiche, migliorando lo stato metabolico e riducendo il rischio cardiovascolare. Il diabete mellito è una delle principali cause di mortalità a livello globale, è una patologia caratterizzata da iperglicemia e resistenza all&#8217;insulina e un’ iperglicemia prolungata negli anni può causare gravi complicazioni agli occhi, ai reni, ai nervi e al sistema cardiovascolare, riducendo a lungo andare l&#8217;aspettativa di vita. Ecco perché si cercano sempre nuove molecole di origine naturale per gestire efficacemente il diabete e le sue complicanze.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Negli anni il diabete si è gestito con adeguata dieta controllata, attività fisica e somministrazione di farmaci a base di insulina e/o metformina. Tuttavia l’aumento sempre maggiore di persone affette da malattia diabetica sta portando la ricerca a focalizzarsi su terapie alternative. Le piante medicinali infatti, offrono una promettente risorsa. Il sulforafano presente nelle brassicacee è<br />
oggetto di studio per i suoi effetti benefici sulla salute. Le sue proprietà terapeutiche derivano dall’attivazione di importanti risposte antiossidanti che proteggono dallo stress ossidativo e<br />
dall’infiammazione. Il sulforafano si è dimostrato efficace nel trattamento del diabete di tipo 2 grazie alle proprietà antinfiammatorie, paragonabili a quelle del farmaco metformina. La ricerca ha<br />
evidenziato che l&#8217;effetto del sulforafano è multifattoriale e non si limita alla risoluzione dell&#8217;infiammazione attraverso il fattore di trascrizione nucleare 2-like 2 (NRF2), il principale regolatore dell&#8217;omeostasi redox.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Studi condotti su topi obesi hanno mostrato che il sulforafano sopprime la sintesi degli acidi grassi, riduce l&#8217;accumulo di radicali liberi dell&#8217;ossigeno (ROS) e la resistenza alla leptina, contribuendo alla riduzione della massa grassa e al mantenimento dell&#8217;attività fisica. Queste evidenze suggeriscono l&#8217;uso dell&#8217;integrazione con sulforafano per prevenire l&#8217;obesità e l&#8217;iperglicemia, e sollevano interrogativi sull&#8217;interazione del sulforafano con la leptina e sulla sua attività a livello centrale e periferico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il sulforafano era già noto per le sue proprietà protettive contro il cancro ma adesso si sta dimostrando essere un potenziale protettore anche per il controllo dell’obesità e del diabete tipo 2. Il suo utilizzo come terapia per il diabete è particolarmente interessante, considerando che il disturbo interessa milioni di persone nel mondo e che una percentuale significativa di pazienti non può assumere il trattamento standard a base di metformina per rischi di danni ai reni.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Perdersi in un bicchiere d’acqua (Oligominerale)</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/perdersi-in-un-bicchiere-dacqua-oligominerale/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/perdersi-in-un-bicchiere-dacqua-oligominerale/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jul 2024 10:12:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[acqua]]></category>
		<category><![CDATA[Perdersi in un bicchiere d’acqua (Oligominerale)]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4104</guid>

					<description><![CDATA[PERDERSI IN UN BICCHIERE D&#8217;ACQUA L’acqua costituisce un elemento vitale che sostiene a pieno il nostro organismo sotto molti aspetti. di Rolando Bolognino Per prendersi cura del proprio corpo, ci si focalizza spesso sullo stile di vita, l’alimentazione e l’attività sportiva, ma con la stessa frequenza ci si dimentica di un altro elemento fondamentale, l’acqua. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>PERDERSI IN UN BICCHIERE D&#8217;ACQUA</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">L’acqua costituisce un elemento vitale che sostiene a pieno il nostro organismo sotto molti aspetti.</span></p>
<p><strong>di Rolando Bolognino</strong></p>
<p>Per prendersi cura del proprio corpo, ci si focalizza spesso sullo stile di vita, l’alimentazione e l’attività sportiva, ma con la stessa frequenza ci si dimentica di un altro elemento fondamentale,<br />
l’acqua. Sebbene sia abbondantemente presente nella nostra quotidianità, la sua importanza viene spesso trascurata.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il nostro corpo in linea generale è composto per il 60% da acqua, a seconda dell’età, del sesso questo rapporto può variare, difatti nei neonati l’acqua occupa il 75-80% del peso corporeo, negli uomini adulti il 60%, nelle donne dal 50-55% e negli anziani, che tendono a bere anche di meno, il 50%. Questo perché l’acqua svolge una serie di funzioni biologiche molto importanti come: partecipare alle reazioni energetiche come reagente; regolare la temperatura corporea, attraverso la sudorazione e le urine; permettere un corretto transito intestinale; rendere elastiche e luminosa la pelle; agire come lubrificante a livello delle articolazioni, essendo un costituente fondamentale del liquido sinoviale; aiutare la sintesi e formazione del tessuto muscolare ostacolando il catabolismo promosso dal cortisolo (ormone dello stress).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Visto che l’acqua partecipa a diversi processi biologici, quanta acqua si deve bere?</strong><br />
In questo ci vengono in aiuto i LARN (livelli di assunzione di riferimento dei nutrienti), che danno delle indicazioni sul fabbisogno idrico giornaliero, che varia anche in tal caso in base all’età: 800 ml è considerata un’assunzione adeguata per i neonati, che raddoppia in riferimento ai bambini che hanno raggiunto i 6 anni di età; 1900-2000 ml è la richiesta minima da soddisfare in fase adolescenziale; l’apporto idrico di riferimento per gli adulti di sesso maschile è di 2500 ml, mentre 2000 ml per il sesso femminile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In caso di gravidanza e allattamento il fabbisogno aumenta rispettivamente di 350 ml e 700 ml. Per gli sportivi si consiglia di aggiungere a quanto raccomandato 150-300 ml di acqua per ogni 20 min di esercizio fisico svolto. Naturalmente questi numeri sono indicativi e ogni persona ha il suo corretto quantitativo da ingerire giornalmente, misurabile con precisione grazie a strumenti dedicati.</p>
<p><strong>Quale acqua scegliere?</strong></p>
<p>Innanzitutto l’acqua deve essere potabile, per essere tale deve rispettare determinate caratteristiche organolettiche (limpida, inodore, incolore ed insapore) oltre ad essere priva di contaminanti<br />
microbiologici e chimici. Inoltre vengono controllati i livelli di ammonio, che devono essere inferiori a 0.05mg/dl, e di nitrati, con dei valori soglia inferiori a 5mg/dl, in quanto una volta<br />
introdotti nell’organismo possono essere soggetti al fenomeno di riduzione in nitriti (che devono invece essere assenti) e trasformati in nitrosammine, sostanze potenzialmente cancerogene. Altro<br />
parametro che viene valutato è la presenza di cloruri, che se presenti in misura superiore a 25mg/L  sono indicativi della presenza di liquami biologici.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’acqua che esce dai rubinetti è sicura per legge, e rappresenta anche un’ottima scelta sia dal punto di vista ambientale che economico, diminuendo le spese ed il consumo di plastica, ma dobbiamo comunque adottare degli accorgimenti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sarebbe opportuno far analizzare l’acqua che esce dai nostri rubinetti, in  quanto durante il tragitto dalle cisterne alle nostre case, i tubi potrebbero essere danneggiati o vecchi e rilasciare dei contaminanti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Inoltre l’acqua, prima di essere immessa in circolo, per poter essere resa sicura viene sottoposta a trattamenti di filtraggio e sterilizzazione, per cui potrebbero essere presenti nell’acqua dei residui di cloro. L’acqua che invece ritroviamo imbottigliata al supermercato, rientra nella categoria dell’acqua minerale naturale, anche questa sicura e regolamentata dalla legge.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’acqua minerale naturale viene direttamente prelevata dalla fonte o dalle falde sotterranee (dopo accurate analisi di purezza e sicurezza) e imbottigliata. Le acque minerali vengono classificate in<br />
base al residuo fisso (RF), un parametro che le distingue per il loro contenuto in minerali (più nel dettaglio, indica la quantità di sali presenti in un litro di acqua dopo essere stato sottoposto al<br />
processo di evaporazione a secco).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le acque minimamente mineralizzate si caratterizzano per un RF inferiore a 50 mg/L e sono particolarmente indicate in caso di ipertensione, tendenza alla calcolosi renale e per le preparazioni dei cibi per neonati. Nelle oligominerali tale indice di classificazione è compreso nel range 50 mg/L-500 mg/L. Queste acque stimolano la diuresi e prevengono episodi di calcoli ai reni, sono adatte all’uso quotidiano sia per i bambini che per gli adulti. Nelle minerali il RF è maggiore (si attesta tra 500 e 1500 mg/L). Tale tipologia si rende particolarmente adatta per gli sportivi, in quanto supporta il recupero dei minerali persi attraverso la sudorazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le fortemente mineralizzate superano i 1500 mg/L e vengono definite anche “terapeutiche”. La loro ricchezza in sali è di ostacolo ai processi di diuresi e possono contribuire all’insorgenza di calcoli renali. Sono indicate soprattutto per i giovani, gli sportivi e per gli anziani, ma andrebbe sempre verificata la correttezza di tale scelta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Alcune tipologie di acqua si distinguono per una concentrazione preponderante di alcuni minerali rispetto ad altri, tale informazione si ritrova facilmente in etichetta.<br />
 <strong>Acqua bicarbonata</strong>: concentrazione di bicarbonato &amp;gt;600mg/L, indicata per sportivi, poiché tampona l’acido lattico, e per chi soffre di reflusso, agendo come tampone a livello dei<br />
succhi gastrici;<br />
 <strong>Acqua calcica</strong>: presenza di calcio &amp;gt;150mg/L, adatta nelle fasi di crescita, in gravidanza, in menopausa e per la prevenzione dell’osteoporosi;<br />
 <strong>Acqua solfata</strong>: contenuto in solfati &amp;gt;200mg/L particolarmente indicata per chi soffre di stipsi, da evitare in caso di osteoporosi, in quanto i solfiti tendono a trattare il calcio;<br />
 <strong>Acqua ferruginosa</strong>: ferro disciolto&amp;gt;1mg/L, adatta per chi ha un aumentato fabbisogno di ferro, come sportivi, adolescenti, donne in gravidanza;<br />
 <strong>Acqua sodica</strong>: concentrazione di sodio &amp;gt;200mg/L fortemente consigliata a chi si sottopone ad estenuanti sessioni di allenamenti, e soprattutto durante la stagione estivi, in cui può<br />
verificarsi un aumento della perdita di liquidi con la sudorazione.</p>
<p><strong>Come aiutarsi a bere di più?</strong><br />
È sempre più comune la tendenza di non bere a sufficienza durante il giorno con la scusa di “non avere sete”. Per mantenere un buon livello di idratazione ci si può aiutare stabilendo degli obietti<br />
giornalieri, magari attraverso l’impostazione di sveglie, oppure utilizzare una borraccia graduata con gli orari. Per stimolare la voglia di bere ci si può sbizzarrire aromatizzando l’acqua con delle<br />
stecche di cannella o qualche rametto di rosmarino, oppure dello zenzero o della menta per una versione più rinfrescante.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Inoltre può essere vantaggioso fissarsi di bere un bicchiere d’acqua prima di ogni pasto principale (colazione, pranzo e cena), ed anche quando si fanno gli spuntini, cosi da assicurarsi una buona idratazione nell’arco della giornata. Scegliere l’acqua giusta da bere e mantenere un adeguato livello di idratazione è una delle decisioni più semplici e più efficaci che possiamo fare per mantenere uno stile di vita e curare la nostra salute.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/perdersi-in-un-bicchiere-dacqua-oligominerale/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L’irresistibile gusto del gelato</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/lirresistibile-gusto-del-gelato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Jun 2024 09:57:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4144</guid>

					<description><![CDATA[L’irresistibile gusto del gelato Dalle sue origini, le sue diverse evoluzioni e le nuove frontiere culinarie Diverse sono le storie e le leggende riguardanti la nascita del gelato. Alcuni riferimenti riportano agli antichi romani, in particolare ai tempi di Nerone, quando era consuetudine gustare macedonie e dolci di frutta con miele e neve. Inoltre, ci [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>L’irresistibile gusto del gelato</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Dalle sue origini, le sue diverse evoluzioni e le nuove frontiere culinarie</span></p>
<p>Diverse sono le storie e le leggende riguardanti la nascita del gelato. Alcuni riferimenti riportano agli antichi romani, in particolare ai tempi di Nerone, quando era consuetudine gustare macedonie e dolci di frutta con miele e neve. Inoltre, ci sono testimonianze che in Cina si preparava un composto a base di latte e riso cotto con spezie, il quale veniva poi riposto nella neve per solidificarsi, anticipando così l’idea di un dessert freddo.</p>
<p>Il gelato come si conosce oggi deve le sue vere origini proprio al nostro territorio e alla cucina italiana, intorno al 1565, grazie all’architetto Bernando Buontalenti, che ideo il “dolce freddo” cremoso e vellutato, con una miscela a base di latte, albume d’uovo, neve, sale e zucchero. Successivamente nel 1686 il cuoco siciliano Francesco Procopio dei Coltelli diede vita alla prima miscela perfetta per produrre e confezionare il gelato, e proprio grazie a lui il gelato fu esportato in Francia, al Cafè Procope, così da diventare famoso anche in tutta Europa.</p>
<p>Sempre grazie ad un italiano, Italo Marchioni, emigrato a New York, si deve la nascita del cono gelato, poiché aveva progettato uno strumento in grado di creare una coppa di gelato commestibile, così da sostituire le coppette di carta o vetro.</p>
<p>Il gelato come si conosce oggi è una preparazione a base di latte, zuccheri e vari aromi, che viene portata allo stato solido e pastoso mediante il congelamento e contemporanea agitazione.</p>
<p>Si può gustare questo fresco dessert in tante varianti e forme diverse: in cono o in coppetta, alla crema, allo zabaione, alla frutta, vegetale, con topping, granelle, con o senza panna&#8230; Ma ci sono delle differenze, prima fra tutte, cosa cambia fra un gelato alla frutta e un gelato alle creme?</p>
<p>Gli ingredienti alla base del gelato alle creme sono il latte intero, lo zucchero e a volte uova e panna, mentre i gelati alla frutta includono acqua, zucchero e frutta o puree di frutta. A seconda dei diversi gusti che si vogliono ottenere, specialmente per le creme, è prevista l’aggiunta di altri ingredienti, come aroma, frutta secca e cacao. Un gelato alla frutta ha più zuccheri, quello alle creme invece ha più grassi, confrontando le kcal, quello alla frutta ne ha di meno.</p>
<p>In termini di valori nutrizionali, essendo il latte uno degli ingredienti principali, il gelato è abbastanza ricco di calcio, fosforo, vitamina A e alcune vitamine del gruppo B (B1 e B2).</p>
<div  class='avia-video av-35r61c-da7999d06634e85e11f77bf4c035c32c avia-video-16-9 av-no-preview-image avia-video-load-always av-lazyload-immediate av-lazyload-video-embed'  itemprop="video" itemtype="https://schema.org/VideoObject"  data-original_url='https://www.youtube.com/watch?v=naIwKhF2iDg&amp;t=4s'><script type='text/html' class='av-video-tmpl'><div class='avia-iframe-wrap'><iframe loading="lazy" title="Gelato e salute -  Tutto quello che c’è da sapere  -  Puntata di Elisir del 20 maggio 24" width="1500" height="844" src="https://www.youtube.com/embed/naIwKhF2iDg?start=4&feature=oembed&autoplay=0&loop=0&controls=1&mute=0" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div></script><div class='av-click-to-play-overlay'><div class="avia_playpause_icon"></div></div></div>
<table width="465">
<tbody>
<tr style="border-color: #e6d010; background-color: #e6d010;">
<td width="92"><span style="font-size: 12pt;">Tipo di Gelato</span></td>
<td width="93"><span style="font-size: 12pt;">Calorie</span></td>
<td width="93"><span style="font-size: 12pt;">Acqua</span></td>
<td width="95"><span style="font-size: 12pt;">% zuccheri</span></td>
<td width="91"><span style="font-size: 12pt;">% grassi</span></td>
</tr>
<tr>
<td width="92"><span style="font-size: 12pt;">Gelati alle creme</span></td>
<td width="93"><span style="font-size: 12pt;">200-250 kcal</span></td>
<td width="93"><span style="font-size: 12pt;">35%</span></td>
<td width="95"><span style="font-size: 12pt;">16-22%</span></td>
<td width="91"><span style="font-size: 12pt;">6-10%</span></td>
</tr>
<tr>
<td width="92"><span style="font-size: 12pt;">Gelati alla frutta</span></td>
<td width="93"><span style="font-size: 12pt;">130-150 kcal</span></td>
<td width="93"><span style="font-size: 12pt;">70%</span></td>
<td width="95"><span style="font-size: 12pt;">26-30%</span></td>
<td width="91"><span style="font-size: 12pt;">0</span></td>
</tr>
<tr>
<td width="92"><span style="font-size: 12pt;">Gelato alla soia</span></td>
<td width="93"><span style="font-size: 12pt;">110-125</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;">kcal</span></td>
<td width="93"><span style="font-size: 12pt;">67%</span></td>
<td width="95"><span style="font-size: 12pt;">20-22%</span></td>
<td width="91"><span style="font-size: 12pt;">0-3%</span></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><strong> </strong></p>
<p>Non bisogna trascurare che l’apporto calorico del gelato può aumentare anche in base a quello che si aggiunge. Quante volte ci si è trovati di fronte alla scelta fra cono e coppetta, con o senza panna…</p>
<p>La scelta può dipendere puramente dal gusto, ma si può scegliere anche con consapevolezza. Sicuramente optare per il cono, rende l’esperienza di gustare il gelato diversa, alla cremosità del gelato si unisce la croccantezza e dolcezza della cialda, che permette di assaporare il gelato anche mentre si passeggia. Di contro preferire il gelato in coppetta, e senza l’aggiunta di panna o topping, permette di apprezzare meglio il gusto di un buon gelato, specialmente se artigianale. Meglio togliersi lo sfizio del gelato, e godersi questo momento di dolcezza, senza appesantirlo con ulteriori calorie, che non apportano altro che zuccheri semplici.</p>
<p><strong>Gelato alla soia</strong></p>
<p>Il gelato alla soia rappresenta un valido sostituto del gelato alle creme per chi è intollerante al lattosio o allergico alle proteine del latte, o semplicemente per chi adotta un regime alimentare vegano. Inoltre può essere il giusto compromesso anche per chi soffre di ipercolesterolemia e non vuole rinunciare al gusto di un gelato alle creme. La soia in questa preparazione viene utilizzata in sostituzione del latte e delle uova, e spesso si ha, anche in questo caso, l’aggiunta di zuccheri e aromi naturali per arricchire il sapore. In termini nutrizionali il gelato alla soia tende ad avere un apporto calorico inferiore al classico gelato, circa 125 kcal, in quanto presenta pochi grassi saturi ed è privo di colesterolo.  Anche in questa tipologia di gelato, derivando dalla soia, si ha un buon contenuto di vitamine del gruppo B e di minerali, come calcio, fosforo e ferro.</p>
<p><strong>Gelato crudo</strong></p>
<p>Sempre più famoso sta diventando il “<em>raw-ice</em>”, gelato crudo, che abbraccia un’alimentazione a base vegetale e crudista. Questo gelato è senza glutine, senza latte e senza derivati animali, e la sua caratteristica peculiare è quella di conservare tutte le caratteristiche dei nutrienti, in quanto non subiscono cottura. Proprio perché abbraccia l’approccio crudista, gli ingredienti devono essere di origine naturale, biologica e non devono essere stati sottoposti a temperature superiori ai 42°, pertanto per queste preparazioni non si utilizza né zucchero né latte.</p>
<p>I principali ingredienti sono rappresentati da bevande vegetali, come latte di mandorle o di nocciole, e per aggiungere una componente grassa, che conferisce cremosità, si utilizzano anacardi e cocco. Come componente dolce viene scelto principalmente lo zucchero estratto dal cocco, biologico ed integrale, che ha anche un basso indice glicemico, altrimenti per dolcificare il gelato si utilizzano sciroppi naturali, come quello d’acero o di agave, oppure i datteri. La preparazione del gelato consiste nel frullare semplicemente gli ingredienti fra loro, e successivamente il preparato viene inserito nella macchina del gelato.</p>
<p>Una delle prime gelaterie ad avere abbracciato questo approccio crudista è il Grezzo Raw Chocolate di Roma, che già nel 2014 ha adottato le tecniche di cucina crudista per la realizzazione di dolci.</p>
<p><strong>Gelato artigianale o gelato industriale?</strong></p>
<p>La caratteristica peculiare del gelato artigianale è l’utilizzo di materie prime fresche, oltre che per la presenza di pochi grassi. Nel gelato artigianale l’ingrediente principale è il latte, con aggiunta di zuccheri (di solito per il 20%) e talvolta dei tuorli di uova, inoltre per migliorare anche la tenuta della crema del gelato può essere aggiunto del latte magro in polvere. Durante il processo di congelamento, il gelato artigianale viene sottoposto ad un processo di miscelazione, che permette di incorporare aria che dona morbidezza e cremosità al gelato. Il gelato industriale, invece, viene prodotto generalmente molto prima del suo consumo, e come ingredienti ritroviamo principalmente il latte in polvere, succhi di frutta concentrati e additivi, come coloranti, emulsionanti e stabilizzanti. Inoltre può esserci l’aggiunta anche di grassi vegetali (olio di palma, di cocco), i quali esaltano il gusto e aumentano la cremosità del gelato, ma di contro innalzano il contenuto di acidi grassi saturi. Dovendo essere distribuito anche su lunghe distanze, il gelato confezionato ha la necessità di essere trasportato rispettando la catena del freddo, ma questo potrebbe nascondere delle insidie riguardo alla sicurezza.</p>
<p>Una delle principali differenze fra il gelato artigianale e quello industriale è proprio sulla quantità di aria incorporata durante il processo di congelamento, e per quantificare questa caratteristica si parla di overrun. Per il gelato artigianale si ha un quantitativo di aria pari al 40-60%, mentre per il gelato industriale è pari al 100-130%. Il processo di overrun permette di ottenere una maggiore cremosità e morbidezza del gelato industriale rispetto al gelato artigianale.</p>
<p><strong>Gelato e dieta, come possono andare d’accordo e quando è meglio mangiare il gelato</strong></p>
<p>L’errore più comune che spesso si fa è di concedersi un gelato in sostituzione del pasto principale, ma il gelato non può andare a ricoprire tutti i nutrienti di cui dovrebbe essere composto il pasto, carboidrati, proteine, lipidi e soprattutto fibra. Il gelato può saziarci al momento del pasto, ma apporta principalmente un carico di zuccheri semplici, specialmente se lo consumiamo anche in abbinamento alla cialda. Questo apporto di zuccheri provoca un veloce innalzamento della glicemia, che per effetto dell’insulina, scenderà altrettanto rapidamente. Questi sbalzi glicemici innescano in poco tempo la sensazione di fame, e spingono ad un&#8217;ulteriore ricerca di cibo, specialmente di alimenti zuccherini. Quindi l’ideale sarebbe concedersi il gelato per merenda, anche per un paio di volte a settimana. Sicuramente sotto l’aspetto delle calorie, è più indicato consumare un gelato alla frutta in coppetta piccola, che apporta anche meno grassi. Se invece si vuole aggiungere un po&#8217; di dolcezza dopo il pasto, è preferibile aspettare un po&#8217; prima di consumare il gelato, altrimenti si aumenta soltanto l’apporto calorico del pasto, soprattutto in termini di carico glicemico. Gustare un gelato dopo cena, come compagno di una passeggiata può essere la strategia più adatta per terminare la serata.</p>
<p><strong>Nuove frontiere del gelato…non solo un dessert</strong></p>
<p>La ricerca di nuovi gusti di gelato è sicuramente un valore aggiunto per la tradizione culinaria, il gelato non viene più visto come un semplice dessert, servito su un cono o in coppetta, ma entra a far parte di un piatto di portata, diventando un condimento e creando contrasti tra caldo e freddo. Il gelato gastronomico si può ritrovare in accompagnamento di una caprese o ad un risotto.</p>
<p><em><u><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-4153 alignleft" src="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/06/gelato-basilico-300x193.jpg" alt="gelato-basilico" width="300" height="193" srcset="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/06/gelato-basilico-300x193.jpg 300w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/06/gelato-basilico.jpg 521w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /><span style="font-size: 14pt;">Gelato al basilico, perfetto accompagnamento per una caprese</span></u></em></p>
<p><strong>Ingredienti:</strong><br />
100 ml di panna fresca<br />
150 ml di latte<br />
40 g di basilico<br />
20 g di pinoli<br />
20 ml di olio evo<br />
35 g di Parmigiano<br />
Sale q.b</p>
<p>Dopo aver tostato i pinoli, unire tutti gli ingredienti in un contenitore con i bordi alti, e immergere il mixer nel liquido; frullare fino ad ottenere una crema; versare il composto nella gelatiera e proseguire con la mantecatura per 15-20 minuti, fino ad ottenere la consistenza desiderata.</p>
<p><em><u><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-4154" src="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/06/gelato-wasabi-300x193.jpg" alt="gelato-wasabi" width="300" height="193" srcset="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/06/gelato-wasabi-300x193.jpg 300w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/06/gelato-wasabi.jpg 521w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /><span style="font-size: 14pt;">Gelato al Wasabi, audace connubio fra piccantezza e freschezza</span></u></em></p>
<p><strong>Ingredienti:</strong><br />
500 ml di latte intero<br />
250 ml panna fresca<br />
40 g di wasabi<br />
75 g di zucchero<br />
8 g di agar</p>
<p>Portare ad ebollizione tutti gli ingredienti, ad eccezione della pasta di wasabi; lasciar intiepidire, e aggiungere mescolare insieme la pasta di wasabi; inserire nella gelatiera e lasciar congelare a -20° per circa 24h.</p>
<p><em><u><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-4155" src="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/06/gelato-noci-300x193.jpg" alt="gelato-noci" width="300" height="193" srcset="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/06/gelato-noci-300x193.jpg 300w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/06/gelato-noci.jpg 521w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /><span style="font-size: 14pt;">Gelato alle noci, come rinfrescare un risotto radicchio e gorgonzola</span></u></em></p>
<p><strong>Ingredienti:</strong><br />
100 g di gherigli di noci<br />
300 ml di latte<br />
1 tuorlo<br />
150 g di zucchero<br />
200 ml di panna da montare</p>
<p>Tritare grossolanamente le noci e frullare con il latte; unire questo composto con uovo sbattuto e la panna; versare il composto in una gelatiera e lasciar mantecare, per circa 15-20 minuti, finché non si è raggiunta la consistenza desiderata. Successivamente riporre il gelato in freezer per almeno 10 ore.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Alimentazione e microbiota: la difesa naturale contro il tumore al Pancreas</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/alimentazione-e-microbiota-la-difesa-naturale-contro-il-tumore-al-pancreas-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Jun 2024 14:55:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[Alimentazione e microbiota: la difesa naturale contro il tumore al Pancreas]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4111</guid>

					<description><![CDATA[Alimentazione e microbiota: la difesa naturale contro il tumore al Pancreas In un contesto di crescente consapevolezza sulla salute, la sfida del tumore al pancreas assume rilievo, specie in Italia, dove la relazione tra alimentazione, microbiota e difesa naturale diventa sempre più centrale nella ricerca di uno stile di vita sano.  di GIULIA FRANK  Solo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="font-size: 18pt;">Alimentazione e microbiota: la difesa naturale contro il tumore al Pancreas</span></strong></p>
<p><strong>In un contesto di crescente consapevolezza sulla salute, la sfida del tumore al pancreas assume rilievo, specie in Italia, dove la relazione tra alimentazione, microbiota e difesa naturale diventa sempre più centrale nella ricerca di uno stile di vita sano.</strong></p>
<p><strong> </strong><strong>di GIULIA FRANK</strong></p>
<p><strong> </strong>Solo in Italia, si stima che ci siano oltre 14.000 casi ogni anno. Parliamo del tumore a pancreas, una patologia grave che genera nelle persone che ne soffrono un vissuto molto complesso. Non solo per gli effetti dell’intervento chirurgico, quanto per tutte le implicazioni pre e post sala operatoria.</p>
<p>Il pancreas è fondamentale per il nostro corpo, in quanto regola i livelli di zucchero nel sangue e aiuta nella digestione, rilasciando enzimi che scompongono il cibo. Un vero multitasking per la nostra salute. Tuttavia, il tumore pancreatico continua a essere un nemico silenzioso e spesso letale, tra i più difficili da diagnosticare in una fase precoce. La sua incidenza è in costante aumento: nel 2018, sono stati registrati circa 10.000 nuovi casi in Italia. La necessità di strategie di prevenzione efficaci, quindi, diventa sempre più evidente.</p>
<p>Accanto alla ricerca scientifica ed alle tecniche d’intervento, che stanno facendo notevoli progressi, si è fatta strada la consapevolezza dell’importanza di un approccio multidisciplinare che tenga conto anche della gestione dell’aspetto psicologico dei pazienti. La situazione di disagio, dovuta alla scarsa informazione, all’insufficiente rapporto coi medici, alla mancanza di risposte tempestive, incide in misura significativa sul modo di affrontare la malattia e sulla qualità della vita.</p>
<p>In questo contesto, sorge spontaneo chiedersi: come possiamo difendere il pancreas? Esiste una relazione tra ciò che mettiamo nel nostro piatto e la salute del nostro microbiota, tale da rafforzare la difesa naturale contro questa malattia insidiosa?</p>
<p>È noto come la dieta rappresenti un fattore di rischio per diverse patologie, compreso anche il carcinoma pancreatico, ma allo stesso tempo può diventare uno strumento terapeutico (<a href="https://www.mdpi.com/2072-6643/15/20/4465">https://www.mdpi.com/2072-6643/15/20/4465</a>).</p>
<p>Ad esempio, gli omega-3, grassi essenziali spesso carenti nelle diete occidentali, in combinazione con aminoacidi, antiossidanti e nucleotidi, sembrano ridurre le complicazioni post-operatorie nel trattamento del tumore; mentre vitamine come la B12 e la D potrebbero significativamente ridurne l&#8217;incidenza.</p>
<p>L&#8217;iso-liquiritigenina, presente nella liquirizia, mostra effetti antinfiammatori e antimicrobici, potenziando l&#8217;efficacia della chemioterapia. La quercetina può contribuire a prevenire la diffusione del cancro attraverso diversi meccanismi.</p>
<p>Nelle diete, quindi, la scelta delle fonti è rilevante: le noci sembrano avere un effetto protettivo, mentre la carne rossa e gli zuccheri possono aumentare il rischio oncogenico, anche alterando il microbiota intestinale.</p>
<p>In particolare, è stato osservato che i pazienti affetti da carcinoma pancreatico presentano un aumento dei <em>Verrucomicrobia</em>, <em>Actinobacteria</em>, <em>Proteobacteria</em>, ed <em>Enterococcus</em>, e dei cambiamenti nei <em>Firmicutes</em> e nei <em>Lactobacillus</em>. Queste alterazioni comportano una condizione di disbiosi che contribuisce allo sviluppo e alla progressione del cancro.</p>
<p>In conclusione, le nostre scelte alimentari influenzano la salute del microbiota intestinale, e tali cambiamenti possono giocare un ruolo nel promuovere o ostacolare la progressione del carcinoma pancreatico. La dieta mediterranea, con il suo impatto benefico sul microbiota, emerge come una strategia preventiva promettente.</p>
<p><strong>TAG: </strong>carcinoma pancreatico, alimentazione, microbiota, prevenzione cancro, salute.</p>
<p><strong>Bibliografia</strong></p>
<p><strong> </strong>Gualtieri P, Cianci R, Frank G, Pizzocaro E, De Santis GL, Giannattasio S, Merra G, Butturini G, De Lorenzo A, Di Renzo L. Pancreatic Ductal Adenocarcinoma and Nutrition: Exploring the Role of Diet and Gut Health. Nutrients. 2023 Oct 21;15(20):4465. doi: 10.3390/nu15204465. PMID: 37892540; PMCID: PMC10610120.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Approcci dietetici a confronto</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/approcci-dietetici-a-confronto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Jun 2024 10:04:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[Approcci dietetici a confronto]]></category>
		<category><![CDATA[dieta]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4118</guid>

					<description><![CDATA[Approcci dietetici a confronto Dieta iperproteica, dieta chetogenica, digiuno intermittente, la dieta mediterranea: quale seguire?  di Rolando Bolognino Le diete rivestono un ruolo fondamentale nella ricerca di uno stile di vita sano e sostenibile. Negli ultimi anni diverse sono le metodiche dietetiche che catturano l’attenzione sia della comunità scientifica sia del pubblico, promettendo benefici per [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><strong><span style="font-size: 18pt;">Approcci dietetici a confronto</span></strong></p>
<p><strong>Dieta iperproteica, dieta chetogenica, digiuno intermittente, la dieta mediterranea: quale seguire?</strong></p>
<p><strong> </strong><strong>di Rolando Bolognino</strong></p>
<p>Le diete rivestono un ruolo fondamentale nella ricerca di uno stile di vita sano e sostenibile. Negli ultimi anni diverse sono le metodiche dietetiche che catturano l’attenzione sia della comunità scientifica sia del pubblico, promettendo benefici per la salute e il benessere. Fra le più discusse e adottate si ritrovano la dieta iperproteica, la dieta chetogenica, il digiuno intermittente e la dieta mediterranea.</p>
<p>Vediamo le maggiori differenze in questi approcci dietetici:<br />
&#8211; Dieta iperproteica: 25% dell’energia totale è data dalle proteine, circa 1.8-2.2g di proteine per kg di peso corporeo;<br />
&#8211; Dieta chetogenica: circa 60% dai lipidi, 10% carboidrati e circa 20% proteine;<br />
&#8211; Digiuno intermittente: alternanza di fasi di digiuno e non digiuno, che possono essere strutturate in una settimana o nella singola giornata (es. 16:8);<br />
&#8211; Dieta mediterranea: 45-60% carboidrati, 25-30% lipidi, 10-15% proteine.</p>
<p><em><strong>Dieta iperproteica</strong></em><br />
La dieta iperproteica si concentra sull’aumento del consumo di proteine e sull’abbassamento dei carboidrati e dei grassi. È un approccio nutrizionale che mira a favorire la perdita di peso, cercando di preservare allo stesso tempo la massa muscolare. I vantaggi della dieta iperproteica sono oltre che la facilità di adesione, anche la velocità con cui si perde peso.</p>
<p>Questo approccio prevede un consumo quotidiano di proteine, specialmente di origine animale (uova, carne, pesce, formaggi e affettati), associate al consumo di fibra. I principi su cui si basa l’efficacia della dieta iperproteica è l’aumento della termogenesi indotta dagli alimenti, che porta ad una maggiore dispersione di energia sotto forma di calore, e il maggiore potere saziante dato dalle proteine.</p>
<p>Associare a questo piano alimentare un corretto allenamento favorisce lo sviluppo della massa muscolare e migliora anche la ritenzione di liquidi. Svariati sono i protocolli iperproteici, alcuni dei quali hanno acquisito molta fame grazie alle mode, come:</p>
<p>&#8211; <strong>Dieta Dukan</strong>: ideata dal medico francese Pierre Dukan, che aveva stilato un elenco di 100 alimenti consigliati, di cui 72 di origine vegetale e 28 di origine animale, suddividendo l’approccio dietetico in 4 fasi: attacco, crociera, consolidamento e stabilizzazione;<br />
<strong>&#8211; Dieta Paleo</strong>: basata sul presupposto di consumo di alimenti simili a quelli dei nostri antenati cacciatori/raccoglitori; si concentra sul consumo di carne magra, pesce, uova, frutta, noci,<br />
semi, escludendo i cereali e i latticini;<br />
&#8211;<strong> Dieta Plank</strong>: dieta iperproteica strutturata su 14 giorni, in cui sono consentiti alimenti come<br />
carne, pesce, uova, lattici (basso contenuto di grassi), e verdure non amidacee; sono vietati alimenti ricchi in carboidrati, cereali, frutta, alcolici e cibi processati.<br />
&#8211; <strong>Dieta a punti</strong>: approccio dietetico che si fonda sulla scelta di menù giornalieri in base ad un diverso punteggio che viene attribuito ai singoli alimenti. Il menù giornaliero deve essere costruito utilizzando un vincolo numerico dettato dal peso, l’età, l’altezza e il sesso della persona. Sebbene possono essere diversi i benefici derivanti da un approccio iperproteico, si tratta comunque di una dieta sbilanciata, che se protratta a lungo nel tempo può dare scompensi di vario tipo come diarrea o stipsi, aumento del colesterolo LDL, gotta e problemi renali, mal di testa, disturbi dell’umore e aumentato rischio di tumori al colon e al retto.</p>
<p><em><strong>Dieta chetogenica</strong></em><br />
La dieta chetogenica nasce nel 1911 come approccio dietetico per il trattamento di soggetti affetti da epilessia, successivamente negli anni ’70 comincia ad essere utilizzata come piano dietetico per la perdita di peso dal dr. Robert Atkins. La dieta chetogenica consiste in una significativa riduzione dei carboidrati, limitandoli tra i 30-50 g carboidrati al giorno, a favore di un aumento di lipidi e proteine.</p>
<p>La distribuzione dei macronutrienti varia tipicamente dal 55% al ​​60% di grassi, dal 30% al 35% di proteine ​​e dal 5% al ​​10% di carboidrati. Quando i carboidrati sono limitati, si attivano due processi: la gluconeogenesi, produzione di glucosio dalle riserve di glicogeno, e la chetogenesi. Nel momento in cui anche le riserve di glicogeno sono terminate, prevale la chetogenesi con la produzione dei corpi chetonici, che sostituiscono il glucosio come fonte primaria di energia. Sono differenti gli approcci chetogenici, che variano in base all’apporto calorico e alla distribuzione dei nutrienti:</p>
<p>&#8211; <strong>VLCKD</strong> (very low calorie ketogenic diet): dieta ipocalorica che prevede circa 800 kcal, di cui 70-80% date dai lipidi, il 20-25% dalle proteine e il 5% dai carboidrati. Spesso prevede l’utilizzo di sostituti del pasto, con derivati proteici ad alto valore biologico.<br />
&#8211;<strong> MAD</strong> (Atkins modificata): utilizza 70% dei grassi, 25% di proteine, 5% carboidrati.<br />
&#8211; <strong>LGIT</strong> (Low Glycemic Index Diet): 60% grassi, 30% proteine, 10% carboidrati<br />
&#8211; <strong>MCT</strong> (trigliceridi a catena media): 70% grassi, 20% carboidrati, 10% proteine; prevede la sostituzione dell’olio d’oliva con oli ricchi di acidi grassi a catena media, tipo olio di cocco, che permettono una maggiore induzione della chetosi, aumentando la quota di carboidrati.</p>
<p>Diversi studi hanno dimostrato l’efficacia della dieta chetogenica oltre che per la perdita di peso, anche per il trattamento del diabete di tipo II, anche in pazienti che presentavano una condizione di obesità. Oltre a facilitare la perdita di peso, si osservavano anche dei miglioramenti a livello della sensibilità insulinica e dei valori ematici di colesterolo e trigliceridi. Tuttavia aderendo ad un protocollo chetogenico possono verificarsi diversi effetti collaterali come alitosi, stipsi o diarrea, crampi, ridotta tolleranza al freddo.</p>
<p>Inoltre non è un approccio dietetico che può essere applicato a tutti, è sconsigliato per chi ha problemi renali, insufficienza cardiaca, diabete di tipo I, insufficienza epatica, disturbi alimentari e donne in gravidanza e allattamento. Sebbene le diete chetogeniche siano popolari, e molti dati raccolti testimoniano un’impressionante perdita di peso a breve termine, la maggior parte delle analisi suggerisce che a lungo termine la loro efficacia nella perdita di peso sia paragonabile ad altre diete ipocaloriche, pertanto è un approccio che può essere utilizzato per brevi periodi, per poi operare una rieducazione alimentare e tornare ad uno stile alimentare più sostenibile a lungo termine.</p>
<p><em><strong>Digiuno intermittente</strong></em><br />
Il digiuno intermittente ha guadagnato sempre più popolarità come approccio nutrizionale per migliorare la salute, di fatti nasce come protocollo per promuovere i processi di riparazione cellulare, così da rallentare l’invecchiamento cellulare. Con questo approccio viene favorita la perdita di peso, ma si può quasi considerare un effetto “collaterale”. Contrariamente agli approcci classici, il digiuno intermittente consiste nell’alternanza fra fasi di digiuno e fasi di non digiuno, durante le quali ci si può alimentare.</p>
<p>Fisiologicamente il ciclo del digiuno è composto da 4 fasi: stato di alimentazione, stato post-assorbimento (digiuno precoce), stato di digiuno e stato di fame (digiuno prolungato). Con il digiuno intermittente si cerca di trarre vantaggio dalle fasi di digiuno prolungato, in cui i livelli di insulina si abbassano e viene attivata la sintesi dei corpi chetonici per la produzione di energia. In queste fasi vengono attivati diversi pathways metabolici che promuovono la rimozione di componenti cellulari danneggiate, la sintesi di nuove proteine e migliorano l’attività dei mitocondri. Tutti questi processi concorrono a promuovere processi di autofagia e rigenerazione cellulare.</p>
<p>Di contro il digiuno intermittente se non gestito correttamente o protratto a lungo può causare difficoltà nella concentrazione, stati di irritabilità, insonnia, disidratazione, alterazioni delle prestazioni fisiche e mentali, pertanto bisogna affidarsi ad un professionista che studi il protocollo più adatto per le proprie esigenze. Diverse sono le tipologie di Digiuno intermittente, che si differenziano in base al timing che viene dato alle fasi di digiuno e non digiuno.</p>
<p>Si possono distinguere tre principali suddivisioni di digiuno intermittente:<br />
&#8211; <strong>Orario</strong>: le fasi di digiuno vengono ciclizzate nell’arco della giornata, uno degli schemi maggiormente utilizzati è il 16/8h, che prevede 16 ore di digiuno e 8 ore di alimentazione;<br />
&#8211; <strong>Giornaliero</strong>: prevede l’alternanza di giornate in cui si digiuna e giornate in cui ci si alimenta normalmente, come 1/3 con una giornata di digiuno, da alternare con 3 giornate di alimentazione;<br />
&#8211; <strong>Una tantum</strong>: viene scelto un giorno a settimana o al mese in cui si pratica il digiuno, viene spesso considerato come giorno “depurativo”.</p>
<p>Nelle fasi di digiuno è consentito il consumo di bevande senza calorie, acqua e caffè non zuccherato. Nell’arco temporale in cui è permesso mangiare spesso non vengono date delle indicazioni su ciò che è possibile mangiare, ma si dovrebbe comunque suddividere i nutrienti in base al fabbisogno calorico e nutritivo del paziente, così da dare anche una linea da seguire. Dalla letteratura scientifica emerge come il digiuno intermittente favorisca la diminuzione del peso, con un impatto dal 2.5 al 9.9% con conseguente perdita di massa grassa, associata anche ad un miglioramento della sensibilità insulinica e dell’HOMA index.</p>
<p>Per quanto riguarda gli effetti sulla salute cardiovascolare gli studi sull’uomo sono ancora limitati, anche se gli studi condotti su modelli animali stanno portando a risultati promettenti, in quanto si è osservata una diminuzione del rischio di eventi cardiovascolari avversi. Come per i precedenti protocolli, il digiuno intermittente non è adatto in alcune condizioni cliniche se si è in presenza di reflusso gastroesofageo, diabete di tipo I e II o sotto terapia insulinica, donne in gravidanza e allattamento, problemi tiroidei e disturbi del comportamento alimentare.</p>
<p><em><strong>Dieta mediterranea</strong></em></p>
<p>Il primo a parlare di dieta mediterranea è stato <em>Ancel Keys</em>, che grazie al suo studio osservazionale “<em>Seven countries</em>” aveva notato una bassa incidenza di malattie cardiovascolari nel bacino del mediterraneo, da attribuire al tipo di alimentazione di questa area geografica. La dieta mediterranea quindi rappresenta da tempo, non solo un protocollo dietetico efficace per la perdita di peso, ma uno stile di vita che può essere seguito da tutti e che offre diversi benefici per la salute.</p>
<p>La dieta mediterranea si distingue per la sua varietà di nutrienti e uno stile di vita sano, basato sulla<br />
convivialità e l’attività fisica. Si caratterizza per un consumo abbondante di prodotti di origine vegetale, come frutta, verdura, cereali integrali, legumi e olio d’oliva. Inoltre predilige il consumo di prodotti lattiero caseari e prodotti ittici, a discapito di un eccessivo consumo di carne.</p>
<p>A differenza dei precedenti protocolli dietetici, il maggior apporto calorico è dato dai carboidrati, che rappresentano il 45-60% delle calorie totali, il 20-35% rappresentato dai grassi e il 10-15% rappresentato dalle proteine.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-4119 aligncenter" src="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/05/unnamed.jpg" alt="" width="634" height="411" srcset="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/05/unnamed.jpg 512w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2024/05/unnamed-300x195.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 634px) 100vw, 634px" /></p>
<p>Molti studi sono stati condotti sulla dieta mediterranea, andando confermare gli effetti positivi per la salute:</p>
<p>&#8211; <strong>Controllo del peso</strong>: la varietà di nutrienti e un alto apporto di fibra favorisce un migliore<br />
controllo della fame, riducendo il desiderio di consumare cibi ad alta densità calorica.<br />
&#8211; <strong>Salute cardiovascolare</strong>: consumo di olio evo, frutta secca, legumi e pesce favoriscono la<br />
salute del cuore e delle arterie, riducendo il rischio di malattie cardiache, ictus e<br />
ipertensione;<br />
&#8211; <strong>Regolazione glicemia</strong>: la dieta mediterranea è associata a un ridotto rischio di sviluppare il diabete di tipo II, grazie alla sua bassa densità di zuccheri semplici e la presenza di fibra;<br />
&#8211; <strong>Protezione cognitiva</strong>: la presenza di vitamine, sostanze antiossidanti e grassi polinsaturi contribuisce a proteggere il cervello dall’invecchiamento e dalla degenerazione neuronale;<br />
&#8211; <strong>Salute dell’apparato digerente</strong>: il consumo di frutta, ortaggi, legumi e cereali integrali permette un aumentato apporto di fibra, che migliora i processi di digestione e riduce il rischio di sviluppare disturbi intestinali e il tumore al colon.</p>
<p>Inoltre, come aveva osservato anche <em>Ancel Keys</em>, l’adesione ad uno stile di vita mediterraneo viene associato ad un aumento della prospettiva di vita e una ridotta mortalità per diverse cause, grazie agli effetti protettivi sulla salute generale.</p>
<p>Ogni dieta offre promesse e benefici per la salute e il benessere, ma è fondamentale considerare attentamente le esigenze individuali, gli obiettivi e le condizioni di salute di partenza prima di scegliere il percorso nutrizionale.</p>
<p>La dieta ideale potrebbe non essere la stessa per tutti e potrebbe richiedere adattamenti nel tempo per mantenere un equilibrio ottimale tra salute e sostenibilità. È fondamentale saper ascoltare il proprio corpo ed affidarsi a dei professionisti qualificati che ci possono guidare al meglio in questa tipologia di percorsi.</p>
<p><strong>Bibliografia</strong></p>
<p>Martínez-González MA, Salas-Salvadó J, Estruch R, Corella D, Fitó M, Ros E; PREDIMED<br />
INVESTIGATORS. Benefits of the Mediterranean Diet: Insights From the PREDIMED Study.<br />
Prog Cardiovasc Dis. 2015 Jul-Aug;58(1):50-60.<br />
Masood W, Annamaraju P, Khan Suheb MZ, Uppaluri KR. Ketogenic Diet. 2023 Jun 16. In:<br />
StatPearls [Internet]. Treasure Island (FL): StatPearls Publishing; 2024 Jan–.<br />
McGaugh E, Barthel B. A Review of Ketogenic Diet and Lifestyle. Mo Med. 2022 Jan-<br />
Feb;119(1):84-88.<br />
Stockman MC, Thomas D, Burke J, Apovian CM. Intermittent Fasting: Is the Wait Worth the<br />
Weight? Curr Obes Rep. 2018 Jun;7(2):172-185.<br />
Vasim I, Majeed CN, DeBoer MD. Intermittent Fasting and Metabolic Health. Nutrients. 2022 Jan<br />
31;14(3):631.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le proprietà nutraceutiche del pomodoro</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/le-proprieta-nutraceutiche-del-pomodoro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Jun 2024 10:20:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[Le proprietà nutraceutiche del pomodoro]]></category>
		<category><![CDATA[pomodori]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4124</guid>

					<description><![CDATA[Le proprietà nutraceutiche del pomodoro Questione di gusto e tradizione  di Rolando Bolognino Botanicamente parlando, la bacca della pianta Solanum lycopersicum è un frutto, anche se tutti la consumiamo come un ortaggio. L’origine del nome “pomo d’oro” è legata alla varietà di pomodoro che si diffuse inizialmente, che era color giallo oro. Il nome scientifico [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="font-size: 18pt;">Le proprietà nutraceutiche del pomodoro</span></strong></p>
<p><strong>Questione di gusto e tradizione</strong></p>
<p><strong> </strong><strong>di Rolando Bolognino</strong></p>
<p>Botanicamente parlando, la bacca della pianta Solanum lycopersicum è un frutto, anche se tutti la consumiamo come un ortaggio. L’origine del nome “pomo d’oro” è legata alla varietà di pomodoro che si diffuse inizialmente, che era color giallo oro. Il nome scientifico dei pomodori è Lycopersicon lycopersicum, che significa pesca del lupo. Si stima che ne esistano circa 10mila varietà: dalla A alla Z di Zebra Cherry, così chiamato per la buccia a strisce (rosse e verdi). Negli anni ha poi prevalso la varietà a frutto rosso, anche se di pomodori oggi ne esistono davvero di tutti i colori, le forme e le dimensioni.</p>
<p>Le varietà di pomodoro a disposizione sono tantissime (se ne contano oltre trecento), ognuna con le sue peculiarità di gusto, dimensione e consistenza che le rendono ideali per le ricette più svariate. Tra le più famose, ricordiamo il piccolo e tondo Pachino, ottimo per preparare insalate di riso e bruschette sfiziose, il grande e succoso Cuore di Bue ideale in insalata, l’ovale Piccadilly che si presta come ingrediente di estive paste fredde, l’allungato San Marzano dalla polpa dolcissima, utilizzato da sempre per preparare pelati e salsa di pomodoro, fino al tondo e liscio Insalataro, perfetto crudo per la caprese e cotto per i pomodori ripieni al forno.</p>
<p>Anche in fatto di colore, le varianti sono tantissime: si può spaziare dai ciliegini gialli, dal gusto più acidulo, ai verdi da non confondere con i pomodori acerbi (si tratta di una varietà particolare, usata spesso per preparare composte), dai dolcissimi datterini arancioni fino a una varietà di pomodoro nero, ricco di pigmenti vegetali dalle spiccate proprietà antitumorali.</p>
<p>I pomodori sono ricchi d&amp;#39;acqua, che ne costituisce oltre il 94%; i carboidrati rappresentano quasi il 3%, mentre le proteine sono calcolate intorno all&amp;#39;1,2%, le fibre all&amp;#39;1% e, da ultimo, i grassi rappresentano solamente lo 0,2%. Per questo, cento grammi di pomodoro fresco apportano solamente 17 Kcal. Il suo contenuto di sali minerali e vitamine è molto elevato: consumando pomodori si fa il pieno di vitamina C, preziosa per il corretto funzionamento del nostro sistema immunitario, vitamine del gruppo B ed E (alpha-tocoferolo), ma anche di potassio e fosforo.</p>
<p>Modico anche il contenuto di acidi organici, quali malico, citrico, succinico e gluteninico, utili per favorire la digestione. Oltre che per la benefica azione vitaminizzante e remineralizzante, il pomodoro è noto per il suo potere antiossidante, dovuto all’eccezionale concentrazione di licopene. Si tratta del carotenoide responsabile del suo colore rosso acceso, che è un potentissimo antiossidante naturale, in grado di contrastare l’invecchiamento cellulare e la formazione dei radicali liberi.</p>
<p>Per la nostra salute, questo si traduce in una riduzione del rischio di malattie degenerative e di tumori (in particolare di quello alla prostata e ai polmoni). La biodisponibilità del licopene contenuto nel pomodoro aumenta durante la cottura, quindi la salsa di pomodoro ha un potere antiossidante addirittura superiore a quello del pomodoro fresco.</p>
<p>Il “sugo rosso” è il condimento per eccellenza della nostra pastasciutta, ma anche l’ingrediente chiave della pizza napoletana, della parmigiana, delle polpette al sugo, del ragù e di infinite altre ricette nutrienti e gustose. Un altro modo per non rinunciare alle virtù del pomodoro neanche in inverno è assaporarlo in versione “secca”: i pomodori essiccati conservati sott’olio si possono gustare tutto l’anno, da soli e come ingrediente speciale delle ricette più svariate.</p>
<p>Il pomodoro, per la presenza di acidi organici, stimola la digestione salivare e gastrica: diminuendo<br />
il pH dello stomaco, infatti, viene favorita la digestione (soprattutto degli amidi). Proprio per questo<br />
motivo, però, il pomodoro è sconsigliato a chi soffre di irritazione gastrica, feflusso, bruciore di<br />
stomaco.</p>
<p>Le fibre &#8211; emicellulosa e cellulosa, concentrate nella buccia &#8211; stimolano la motilità intestinale, contrastando stipsi ed intestino pigro. Il pomodoro è inoltre ricco di solanina, sostanza naturale tossica che abbonda nei pomodori verdi non completamente maturi: la solanina è responsabile di mal di testa, dolori addominali e gastrici.</p>
<p>Il pomodoro è ricco di istamina, sostanza in grado di scatenare reazioni allergiche, talvolta anche gravi. A questo proposito, molte persone sensibili lamentano dermatiti semplicemente dopo aver curato e tagliato i pomodori, oppure dopo averli mangiati anche in piccole quantità. La lectina del pomodoro può interagire con la mucosa gestro-intestinale e scatenare infiammazione, alterazione del sistema immunitario, malassorbimento dei nutrienti, ecc.. Il pomodoro contiene diverse proteine allergizzanti, causa di allergia alimentare; tra queste si ricordano Lyc e 1; Lyc e 2; 2Apoligalatturonasi; superossido dismutasi; pectinesterase.</p>
<p>Inoltre il pomodoro contiene alte quantità di nichel, che nei soggetti allergici o con ridotta tolleranza, possono rappresentare un problema. In generale il contenuto di Nichel si riduce nella passata di pomodoro (anche perché se ne consuma quantitativamente meno). Oggi grazie alla cultura idroponica si riescono ad ottenere pomodori nichel free. Le proprietà del pomodoro vengono sfruttate anche nella cosmesi: per esempio, applicando sulla pelle delle mani un composto preparato mescolando il succo di pomodoro con glicerina e sale, queste risulteranno morbide e levigate.</p>
<p>Da non dimenticare, che molte maschere di bellezza sono formulate con estratti di pomodoro, utile per le proprietà nutrienti, rassodanti e tonificanti. Da ultimo, anche per alleviare l&#8217;acne è consigliata l&#8217;applicazione di una crema preparata con il pomodoro.</p>
<p><strong>Si consiglia di non conservare i pomodori in frigo</strong>: il freddo interferisce con gli enzimi che gli conferiscono il suo gusto caratteristico. Sotto i 12 gradi, infatti, il pomodoro interrompe la maturazione che è ciò che gli conferisce più sapore.</p>
<p><strong>Approfondimento su varietà più note:</strong></p>
<p><strong>Camone</strong>: è il pomodoro sardo tondeggiante, dal colore rosso e verde. La produzione si concentra nelle zone meridionali della Sardegna. Per la sua consistenza croccante, è consumato crudo tagliato a spicchi. È perfetto nelle insalate di riso o tagliato a metà e ripieno di salsa verde.</p>
<p><strong>Cuore di bue</strong>: coltivato in diverse zone d&#8217;Italia, è un pomodoro da insalata, grosso e irregolare, con buccia liscia e sottile. Il suo peso può arrivare al mezzo chilo. È molto saporito, aromatico, quasi piccante e con pochissimi semi nella polpa.</p>
<p><strong>Datterino</strong>: cresce in grappolo e ha forma piccola e allungata. Dal sapore molto dolce, è ideale per il consumo fresco, in particolare per la preparazione di sughi, ma è anche protagonista di piatti da chef. Può essere abbinato a portate di pesce o a formaggi in crema. di Belmonte: è caratteristico della località di Belmonte Calabro, in provincia di Cosenza. Dal colore tendente al rosato, è riconoscibile per le sue dimensioni: può superare il chilo di peso. Consumato crudo viene tagliato a fette spesse come bistecche e condito con olio, sale e origano.</p>
<p><strong>Di Manduria</strong>: dalle dimensioni medio-piccole, è coltivato nella provincia di Taranto in un&#8217;area<br />
ristretta fra i comuni di Manduria, Maruggio e altri limitrofi. Un piatto tipico è la &#8220;Jatedda&#8221; insalata<br />
estiva a base di pomodorini freschi, aglio, olio, sale, capperi e/o origano con cui si condisce il pane<br />
raffermo.</p>
<p><strong>Pachino</strong>: il pomodoro di Pachino, a Indicazione Geografica Protetta, prende il nome dal comune omonimo della provincia di Siracusa. Questa varietà fu introdotta nel 1989 da una multinazionale sementiera israeliana, ma la coltivazione attecchì al punto da diventare un&#8217;eccellenza del territorio. Comprende quattro varietà: ciliegino, costoluto, tondo liscio e grappolo. Viene utilizzato ad esempio per la preparazione di primi piatti di pesce. Qualche idea? Tagliolini in salsa rosa con pomodorini Pachino e mazzancolle, oppure pasta, pesce spada e pomodorini Pachino.Patataro. Di forma appiattita, viene utilizzato per il consumo fresco e per la preparazione di salse e sughi. È molto diffuso per il suo sapore antico;, le sue qualità rustiche e l&#8217;adattabilità alle coltivazioni in zone di siccità.</p>
<p><strong>Pomodorino vesuviano o Piennolo</strong>: è una DOP dal 2009.Ha una forma ovale allungata ed è tradizionalmente raccolto a grappolo e appeso sui balconi: ecco spiegato  il nome di piennolo che<br />
significa pendolo. È caratterizzato da un sapore dolce e pronunciato.</p>
<p><strong>San Marzano</strong>: dalla forma allungata, prende il nome dal comune di San Marzano sul Sarno (Salerno) e ha conquistato il marchio DOP. Viene utilizzato a livello industriale per la produzione di pelati e concentrati ed è adatto alla preparazione di conserve casalinghe. Si presta anche come ingrediente di insalate fresche.</p>
<p><strong>Spagnoletta</strong>: coltivato tra Gaeta e Formia, è utilizzato allo stadio di maturazione rossa per sughi a base di pesce, in insalata se raccolto a metà maturazione, e per ottenere pomodori secchi. Per la sua consistenza acquosa, non è adatto alla preparazione di conserve.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Rischi e benefici del cibo cotto e del cibo crudo</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/rischi-e-benefici-del-cibo-cotto-e-del-cibo-crudo-2/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/rischi-e-benefici-del-cibo-cotto-e-del-cibo-crudo-2/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Jun 2024 09:24:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<category><![CDATA[acqua]]></category>
		<category><![CDATA[Perdersi in un bicchiere d’acqua (Oligominerale)]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4110</guid>

					<description><![CDATA[RISCHI E BENEFICI DEL CIBO COTTO E DEL CIBO CRUDO Meglio consumare un cibo cotto o il crudo è più vicino a come la natura lo ha fatto, senza le interazioni dell’uomo? di Rolando Bolognino Molti sostengono che consumare un alimento crudo ne preservi meglio le qualità nutrizionali e permetta un maggior apprezzamento dei sapori. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>RISCHI E BENEFICI DEL CIBO COTTO E DEL CIBO CRUDO</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Meglio consumare un cibo cotto o il crudo è più vicino a come la natura lo ha fatto, senza le interazioni dell’uomo?</span></p>
<p><strong>di Rolando Bolognino</strong></p>
<p>Molti sostengono che consumare un alimento crudo ne preservi meglio le qualità nutrizionali e permetta un maggior apprezzamento dei sapori. Di contro, consumare alimenti cotti permette una maggiore digeribilità e soprattutto una maggiore sicurezza alimentare.</p>
<p>Gli alimenti quando sottoposti a cottura subiscono delle trasformazioni significative, sia per quanto riguarda la consistenza, sia per i valori nutrizionali. La cottura permette innanzitutto di migliorare la digeribilità di un alimento, poiché il calore può rompere le membrane cellulari, ammorbidire le fibre e denaturare le proteine, facilitando in questo modo l’accesso agli enzimi digestivi. Inoltre, non è da trascurare che cuocere un alimento lo rende sicuro in quanto provoca la distruzione di eventuali batteri patogeni, parassiti e virus, riducendo così il rischio di infezioni alimentari. Tuttavia sono presenti alcune sostanze all’interno degli alimenti, definite termolabili, che, se sottoposte a calore, perdono la loro struttura e funzionalità biologica. Fra queste molecole si ritrovano soprattutto micronutrienti e vitamine, come la vitamina C e alcune vitamine del gruppo B.</p>
<p>Ultimamente, sulla spinta delle mode hollywoodiane, sta guadagnando popolarità la dieta crudista, o “Raw Diet” che si basa sul consumo di alimenti crudi o poco lavorati, che non sono sottoposti a temperature superiori a 48°C. La dieta crudista, oltre agli alimenti cotti, esclude anche quelli esistenti in commercio già sterilizzati e pastorizzati (come il latte). Di solito le preparazioni del cibo in questo stile alimentare prevedono la fermentazione, che, unita all’elevato consumo di fibra, causa problemi di gonfiore e dolore addominale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per quanto questo stile alimentare si basi sulla convinzione che il cibo crudo sia più salutare, non bisogna lasciarsi ammaliare. Il consumo del cibo crudo nasconde infatti diverse insidie, come:</p>
<p>&#8211; rischio di contaminazione batterica, virus e/o parassiti;<br />
&#8211; presenza di sostanze anti-nutrizionali, che possono ostacolare l’assorbimento o la digestione<br />
di alcuni nutrienti (fitati, proteasi, oligosaccaridi non digeribili);<br />
&#8211; difficoltà digestive e di assimilazione dei nutrienti;<br />
&#8211; possibili carenze di nutrienti;<br />
&#8211; presenza di composti tossici, come tossine alimentari.</p>
<p><strong>Come scegliere in maniera consapevole se consumare un alimento cotto o crudo?</strong></p>
<p><strong>Verdure e ortaggi</strong><br />
In generale le verdure possono essere consumate sia cotte che crude, ma, come già anticipato, la cottura può causare la perdita di nutrienti importanti, come vitamine e minerali, che sono sensibili alle alte temperature. La vitamina C e le vitamine del gruppo B tendono a degradarsi rispettivamente a 70-90° e 100-120° e considerando che il metodo più utilizzato per cuocere le verdure è la bollitura, difficilmente queste vitamine verranno preservate. Discorso analogo per i minerali, che tendono a disciogliersi in acqua, e quindi ad essere persi dall’alimento. Risulta importante sotto questo aspetto integrare nella nostra alimentazione sia verdure cotte che crude, ma bisogna fare attenzione perché non tutte le verdure si prestano ad essere consumate crude, anzi, in alcuni casi è proprio grazie alla cottura che riusciamo a utilizzare sostanze utili per l’organismo.</p>
<p>&#8211; <strong>Zucchine, Zucca e Melanzane</strong>: questi ortaggi da crudi contengono la cucurbitacina, sostanza<br />
responsabile del loro sapore amaro. Attraverso la cottura questa viene degradata, rendendo<br />
queste verdure appetibili;<br />
&#8211; <strong>Brassicacee</strong> (cavolo verza, broccoli): contengono particolari sostanze come i Tioossazolidoni, che hanno un effetto antitiroideo, che vengono degradati grazie alla cottura; inoltre in questi ortaggi è presente anche il sulforafano, che porta importanti benefici per la salute e proprio grazie alla cottura (specialmente quella al vapore), viene convertito nella sua forma bioattiva;<br />
&#8211; <strong>Patate</strong>: che rientrano nella classe delle Solanacee, si distinguono in quanto contengono la solanina, una tossina che tende a depositarsi soprattutto sotto la buccia, quando presente in alte concentrazioni è responsabile del colore verde delle solanacee. Questa molecola per mezzo della cottura viene distrutta.- <strong>Pomodori</strong>: presentano una particolare forma di carotenoide, il licopene, la cui biodisponibilità viene aumentata proprio grazie alla cottura, ancora meglio se con un grasso di cottura come l’olio e.v.o., che ne favorisce l’assorbimento. Il licopene ha riconosciute proprietà antiossidanti e antinfiammatorie.</p>
<p><strong>Da consumare crude</strong></p>
<p>Cetrioli<br />
Insalata verde<br />
Ravanelli<br />
Spinacino</p>
<p><strong>Da consumare Cotte</strong></p>
<p>Brassicacee<br />
(broccolo, cavolfiore)<br />
Carciofo<br />
Melanzane<br />
Zucchine<br />
Patate<br />
Cavolfiore<br />
Bieta<br />
Cicoria<br />
Asparagi<br />
Agretti<br />
Zucca</p>
<p><strong>Possibile consumarle </strong><strong>sia cotte che crude</strong></p>
<p>Pomodori<br />
Finocchi<br />
Peperoni<br />
Porro<br />
Cipolla<br />
Carote<br />
Funghi (Tartufo, porcini,<br />
champignon, prataioli)</p>
<p><strong>Legumi</strong><br />
I legumi sono da sempre considerati degli alleati della salute, ma per poter trarre a pieno i benefici<br />
di questi alimenti è bene sempre sottoporli a cottura. I legumi nascondono al loro interno delle<br />
sostanze antinutrizionali, che possono essere allontanate ed eliminate grazie all’ammollo e alla<br />
cottura. Queste sostanze all’interno dei legumi sono diverse, con differenti effetti negativi per la<br />
nostra salute:</p>
<p>&#8211; <strong>Emoagglutinine</strong>: proteine che hanno la capacità di coagulare i globuli rossi, causando<br />
problemi di assorbimento di nutrienti. Inoltre possono essere responsabili anche di reazioni<br />
allergiche in soggetti predisposti. Queste proteine tendono a degradarsi ad una temperatura<br />
fra i 70-100°. I legumi vengono cotti a temperature ben oltre questo intervallo e per lungo<br />
tempo, allontanando efficientemente il rischio associato a queste molecole.<br />
&#8211; <strong>Fitati</strong> (o acido fitico): forma di stoccaggio del fosforo nelle piante, ed hanno la capacità di<br />
legare minerali come calcio, magnesio, ferro e zinco, formando dei complessi insolubili. Il consumo di fitati può diminuire la biodisponibilità di questi minerali, causando una deplezione nell’organismo e alterando i normali processi fisiologici. I fitati possono essere eliminati grazie all’ammollo dei legumi secchi e alla loro cottura, inoltre anche la germinazione risulta efficace nell’eliminazione di questi composti.<br />
&#8211; <strong>Stachiosio e raffinosio</strong>: carboidrati complessi, presenti soprattutto a livello della cuticola, di difficile digestione, infatti possono essere fermentati da parte del microbiota intestinale, causando gonfiore addominale e produzione di gas. A seguito di ammollo e cottura, la loro concentrazione può essere diminuita notevolmente.<br />
&#8211; <strong>Inibitori delle proteasi</strong>: bloccano l’attività degli enzimi proteolitici, responsabili della scomposizione delle proteine in peptidi più piccoli durante la digestione. Il raggiungimento di una temperatura di circa 100° durante la cottura, permette la denaturazione di questi inibitori.<br />
<strong>&#8211; Saponine</strong>: sostanze in grado di formare schiuma in soluzione acquosa, responsabili del sapore amaro di alcune tipologie di legumi. In soggetti sensibili possono causare irritazioni a livello gastrico e intestinale.<br />
Tra tutti i legumi gli unici che possono essere mangiati crudi sono fave e piselli, in quanto sono<br />
tipologie di legumi che contengono in basse concentrazioni le sostanze anti nutrizionali, inoltre<br />
hanno la caratteristica di avere una consistenza più morbida ed un sapore più dolce. Tuttavia si<br />
raccomanda di consumarli con moderazione, in quanto potrebbero sempre innescare dei fenomeni<br />
di fermentazione a livello intestinale con conseguente gonfiore addominale.</p>
<p><strong>Pesce</strong><br />
Differenti sono i rischi associati al consumo di pesce crudo, come la presenza di contaminanti biologici (batteri, parassiti), contaminanti chimici (cadmio, mercurio, piombo). Oltre a ciò, alcune tipologie di pesce possono causare delle reazioni simil allergiche, note come sindrome sgombroide. La presenza di batteri, come Salmonella, Escherichia coli, Vibrio e Listeria monocytogenes può causare infezioni più o meno gravi a livello intestinale e in casi più gravi può comportare delle complicanze come infezioni a livello del sangue o sindrome da intossicazione alimentare. Alcune tipologie di pesce possono essere ospiti di parassiti, come l’Anisakis, che se ingerito può causare sintomi gastrointestinali (nausea, vomito, ulcere, dolore addominale) oppure provocare febbre, ostruzioni intestinali, infiammazione. In soggetti sensibili possono osservarsi anche delle reazioni allergiche a seguito della sua ingestione, come rusch cutanei, anafilassi, orticaria. Bisogna prestare attenzione al consumo di molluschi, come calamari, sushi e sashimi, tartarre di pesce crudo o preparazioni che prevedono una marinatura. Se si vuole consumare del pesce crudo, è importante che siano rispettate le norme di sicurezza alimentare che prevedono prima un’eviscerazione immediata, e poi il congelamento, che viene considerato efficace se il cuore del prodotto raggiunge la temperatura di:<br />
 -35° per 15 ore<br />
 -20° per 24 ore<br />
 -15° per 96 ore</p>
<p>È fondamentale che la catena del freddo sia preservata fino al momento del consumo. La corretta<br />
conservazione permette anche di prevenire la formazione dell’istamina nel pesce, responsabile della<br />
sindrome sgombroide. Ovviamente con la cottura del pesce, oltre a migliorare la digeribilità dell’alimento, andiamo ad eliminare tutti i potenziali microrganismi patogeni.</p>
<p><strong>Carne</strong><br />
Come per il consumo di pesce, anche la carne può essere un veicolo di diversi batteri, come Salmonella, Escherichia coli e Listeria monocytogenes e altri parassati come Trichinella. Le infezioni da parte di Trichinella si possono verificare a seguito del consumo di carne cruda o poco cotta che contengono le larve del parassita, che nell’ospite possono colonizzare l’intestino e diffondere nel flusso sanguigno, andando a formare delle cisti nei diversi tessuti. I sintomi che si manifestano sono febbre, dolori muscolari e gonfiore, nausea, vomito e dolore addominale. Per ridurre al minimo i rischi associati alla presenza di questi contaminanti biologici è importante scegliere carne fresca e di qualità e conservarla correttamente ad una temperatura di 4° o inferiore. In linea generale la carne di maiale e di pollo sono più suscettibili alla contaminazione da parte di patogeni come salmonella e Trichinella, rispetto la carne bovina. Di fatti si sconsiglia fortemente il consumo di queste tipologie di carne cruda: la loro cottura difatti deve essere completa, raggiungendo il cuore dell’alimento. Per il pollo si raccomanda di raggiungere una temperatura interna di 74° mentre per il maiale una temperatura di 63° per poter consumare questi tagli di carne in maniera sicura.<br />
Diverso è per la carne rossa per cui possiamo concederci una cottura un po&amp;#39; più al sangue,<br />
raggiungendo una temperatura di circa 60°. Per le proteine animali la cottura non oltre i 70° non provoca una riduzione del loro valore nutritivo, anzi ne aumenta la loro digeribilità e l’assorbimento di tutti gli amminoacidi, a differenza di cotture come l’arrostimento, che possono influire in maniera negativa sulla digeribilità e sulla disponibilità degli amminoacidi. Sebbene sia possibile mangiare una bistecca al sangue o poco cotta in relativa sicurezza, non vale altrettanto per hamburger e tartarre. Batteri come salmonella ed Ecoli, che si ritrovano nell’intestino degli animali, possono contaminare la carne durante le fasi di macellazione, ma tendono a rimanere superficiali, e quindi possono essere abbattuti durante la cottura. Negli hamburger e tartarre in cui è prevista la macinazione, la contaminazione può diffondersi all’interno dell’alimento, quindi quando si consumano preparazioni a base di trito o macinato di carne rossa la cottura deve essere completa, raggiungendo all’interno circa 72°.</p>
<p><strong>Uova</strong><br />
Il consumo di uova comporta seri rischi per la salute per la possibile presenza di Salmonella, che può contaminare il guscio e anche l’interno dell’uovo stesso. Prima di utilizzare le uova è importante che la superficie del guscio sia integra, senza crepe o fratture, e poi procedere alle preparazioni con una cottura completa. Non è da trascurare inoltre la presenza di una sostanza anti nutrizionale nelle uova, nota come Avidina, presente a livello dell’albume, che ha la capacità di interferire con l’assorbimento della vitamina B7 (biotina). Tale problematica viene mitigata grazie alla cottura, così da rendere la biotina contenuta nelle uova disponibile per l’assorbimento. Se si vuole preparare un uovo alla coque o ad occhio di bue, è bene assicurarsi che le uova siano molto fresche, altrimenti bisogna cuocere completamente anche il tuorlo. Per classiche preparazioni come il tiramisù o lo zabaione si può ricorrere a tecniche culinarie come la pastorizzazione, che ci permettono un consumo sicuro.</p>
<p>La cottura completa degli alimenti è uno dei modi più efficaci per ridurre il rischio di contaminazione ed infezioni alimentari, e migliora anche la digeribilità di differenti alimenti, oltre a prolungarne la durabilità. Tuttavia, anche la cottura può presentare delle problematiche, ad esempio i classici segni di bruciatura, che le conferiscono quel sapore amarognolo. Ciò realmente è tossico, viene prodotto benzopirene, idrocarburi policiclici aromatici e altre sostanze certamente cancerogene.</p>
<p>Tuttavia è anche importante adottare pratiche igieniche adeguate alla manipolazione degli alimenti<br />
se si sceglie di consumare alimenti crudi o poco cotti, scegliendo accuratamente anche i luoghi in<br />
cui si decide di consumare queste preparazioni. È importante bilanciare i benefici che si possono<br />
trarre da alcuni alimenti che possono essere consumati crudi ed altri che invece dovrebbero essere<br />
consumati cotti, questo per garantire una dieta sana ed equilibrata.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/rischi-e-benefici-del-cibo-cotto-e-del-cibo-crudo-2/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I segreti dell’olio di semi: produzione, varietà e utilizzi</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/i-segreti-dellolio-di-semi-produzione-varieta-e-utilizzi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Jun 2024 09:42:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[Alimentazione e microbiota: la difesa naturale contro il tumore al Pancreas]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4114</guid>

					<description><![CDATA[I segreti dell’olio di semi: produzione, varietà e utilizzi Differenti sono le tipologie di olio di semi che si possono ritrovare sul mercato, come l’olio di girasole, di mais, di soia, di canapa, di nocciola, di lino e tutti rivestono una notevole importanza sia in ambito nutrizionale che nell’industria alimentare.  di Rolando Bolognino L’olio di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="font-size: 18pt;">I segreti dell’olio di semi: produzione, varietà e utilizzi</span></strong></p>
<p><strong>Differenti sono le tipologie di olio di semi che si possono ritrovare sul mercato, come l’olio di girasole, di mais, di soia, di canapa, di nocciola, di lino e tutti rivestono una notevole importanza sia in ambito nutrizionale che nell’industria alimentare.</strong></p>
<p><strong> </strong><strong>di Rolando Bolognino</strong></p>
<p>L’<strong>olio di semi</strong> è un olio di origine vegetale estratto da semi o da frutti di piante oleaginose, come il<br />
cocco, la palma, il girasole, la colza, le arachidi, il lino o la canapa. Questi oli si ottengono tramite<br />
processi di estrazione come la spremitura o la pressatura che possono essere effettuati a freddo o<br />
con l’utilizzo di solventi. La scelta della tecnica di estrazione dipende dalla tipologia di materia<br />
prima che si utilizza e dal risultato che si vuole ottenere.</p>
<p>Di solito, dopo lavaggio e setacciatura, i semi sono sottoposti a macinazione o a laminazione, processo che facilita l’estrazione tramite solventi. Per i semi che hanno un elevato contenuto lipidico si procede prima con la pressatura, attraverso la quale si ottiene un olio grezzo, e ciò che rimane dei semi viene sottoposto ad un&#8217;ulteriore estrazione tramite solventi, così da poter ricavare tutta la sostanza lipidica possibile. L’estrazione con solventi si utilizza anche per i semi con una bassa quota lipidica.</p>
<p>Dopo l’estrazione,sia tramite pressatura che tramite solvente, l’olio ottenuto viene definito grezzo e deve essere sottoposto a rettifica (raffinazione). Alcuni oli di semi dopo l’estrazione si distinguono nell’avere un colore e un odore molto forte, che può renderli particolarmente amari.</p>
<p>La rettifica consiste in un insieme di processi necessari a rendere l’olio commestibile:<br />
&#8211; <strong>Demucillaginazione</strong>: eliminazione di sostanze che possono<br />
precipitare nell’olio (mucillagini, fosfolipidi, sostanze proteiche, resine);<br />
&#8211; <strong>Neutralizzazione:</strong> allontana gli acidi grassi liberi, diminuendo il grado di acidità dell’olio;<br />
&#8211; <strong>Deodorazione:</strong> vengono allontanate tutte le sostanze volatili che possono provocare un odore<br />
sgradevole;<br />
&#8211; <strong>Demargarinazione o winterizzazione</strong>: permette di allontanare i trigliceridi ad alto punto di<br />
fusione.</p>
<p>A seconda della tipologia di olio non è detto che siano necessari tutti i processi di raffinazione, ad esempio per l’olio di soia non risulta necessaria la decolorazione, necessaria invece per l’olio di palma.<br />
Gli oli di semi presentano delle differenti caratteristiche nutrizionali in base alla tipologia di seme che viene utilizzato, ma in linea generale hanno tutti un elevato apporto di acidi grassi mono e polinsaturi, ad eccezione dell’olio di palma, che di contro ha un elevato contenuto di acidi grassi saturi. Queste tipologie di olio hanno un elevato apporto di acidi grassi soprattutto della serie omega-6, che sono in grado di regolare lo stato infiammatorio dell’organismo, inoltre si può ritrovare anche un elevato contenuto di Vitamina E (soprattutto in olio di mais e girasole), che ha effetti antiossidanti.</p>
<p><strong>Impieghi dell’olio di semi</strong></p>
<p>Gli utilizzi dell’olio di semi sono svariati, sia in cucina che nell’industria alimentare. In ambito casalingo possiamo utilizzare l’olio di semi sia a crudo per i condimenti, per la preparazione di salse, come la classica maionese, ed anche e soprattutto per la frittura. Rispetto all’olio d’oliva, gli oli di semi vengono preferiti perché non vanno ad alterare il sapore dell’alimento, ma bisogna prestare attenzione al punto di fumo dell’olio, perché non tutti gli olii di semi sono adatti per questo tipo di preparazioni. L’utilizzo a crudo degli olii di semi permette di trarre maggiori benefici per la salute, grazie all’alto contenuto di acidi grassi omega-6, preziosi per la salute cardiaca e per mantenere costanti i livelli di colesterolo.</p>
<p>Per il consumo a crudo si possono scegliere diverse varietà, come per esempio l’olio di canapa o di lino, con ottime proprietà nutrizionali. Gli olii di semi trovano largo impiego anche nell’industria alimentare, soprattutto l’olio di mais e di girasole, in quanto permettono una migliore conservazione degli alimenti confezionati, rispetto l’utilizzo di burro o grassi di origine animale, e, inoltre, non alterano le caratteristiche organolettiche dell’alimento, essendo insapore, inodore e incolore. Alcune tipologie di olii di semi possono essere utilizzati anche per la produzione di margarine o maionesi, come per esempio l’olio d’arachidi.</p>
<p><strong>Punto di fumo</strong></p>
<p>Temperature:</p>
<p>Olio extra vergine di oliva: 210°<br />
Olio di palma raffinato: 240°<br />
Olio d’arachidi: 160-180°<br />
Olio di cocco: 177°<br />
Olio di mais: 160°<br />
Olio di soia: 130°<br />
Olio di girasole: meno di 130°</p>
<p>Da sempre l’olio di semi viene utilizzato per le preparazioni delle fritture, ma come si fa a scegliere l’olio più adatto per friggere?</p>
<p>Nella scelta dell’olio per la frittura è essenziale considerare il punto di fumo, cioè la temperatura alla quale un grasso alimentare riscaldato comincia a rilasciare sostanze volatili, come l’acroleina, che formano un fumo tendente al bianco. Il punto di fumo dei diversi olii dipende dal grado di insaturazione degli acidi grassi, quindi se c’è un maggior quantitativo di acidi grassi polinsaturi, di fatti gli olii di semi risultano più suscettibili al calore, rispetto invece all’olio di oliva, che vanta un punto di fumo più alto.</p>
<p>Negli ultimi anni nella produzione degli olii di semi, vengono selezionate alcune tipologie di semi che<br />
presentano un maggiore contenuto di acido oleico, come alcune varietà di semi di girasole. Utilizzando questi semi, si ottengono degli olii con un alto contenuto di acido oleico, che, oltre ad apportare dei benefici per la salute, rende l’olio più resistente alle alte temperature, innalzando così il punto di fumo, che può raggiungere in questo caso i 180-240°.</p>
<p><strong>Tipologie di olio di semi</strong><br />
&#8211; <em><strong>Olio di girasole</strong></em><br />
Può essere estratto sia con l’utilizzo di solventi chimici sia tramite spremitura a freddo, la quale permette di ottenere un prodotto qualitativamente superiore. L’olio di girasole sottoposto a raffinazione è più adatto alla cottura o alla frittura, mentre quello non raffinato, che ha un maggiore contenuto di polifenoli e di acidi grassi polinsaturi, si presta ad essere utilizzato a crudo. Sotto l’aspetto nutrizionale ha un medio contenuto di acidi grassi con una concentrazione del 59% di acido linoleico, 30% di acido oleico, 6% di acido stearico e il 5% dell’acido palmitico. Inoltre quest’olio ha anche un importante contenuto di Vitamina E, sotto forma di α-tocoferolo, vitamina K1 e differenti fitosteroli (polifenoli, squalene e terpenoidi). La sua particolare composizione lo rende adatto per essere utilizzato in caso di dislipidemie, per migliorare il profilo lipidico del sangue.</p>
<p>&#8211; <strong>Olio di arachidi</strong><br />
L’estrazione può avvenire a pressione o con l’utilizzo dei solventi, con conseguenti processi di raffinazione. L’olio di arachidi ha un caratteristico colore giallo, che può variare in base al diverso grado di raffinazione che influisce anche sui composti fitochimici presenti nell’olio. In questa tipologia di olio spicca l’alto contenuto di acido oleico, che lo rende un’ottima scelta per le fritture, riducendo anche la suscettibilità all’irrancidimento. Da apprezzare il contenuto di vitamina E, che in associazione a bassi livelli di acidi grassi saturi e colesterolo, rende quest’olio un alleato per la prevenzione delle malattie cardiovascolari.</p>
<p><em><strong>&#8211; Olio di mais</strong></em><br />
La resa di estrazione di questo olio non è delle migliori, infatti è solo del 15-20%, ma visto il grande utilizzo del mais per l’estrazione dell’amido, il germe spesso viene recuperato per l’estrazione dell’olio. L’olio di mais è composto per il 40-60% da acido linoleico, per il 20- 40% da acido oleico, e per il 10-15% da acido palmitico. Ha un ottimo contenuto di vitamina E, che purtroppo viene persa a seguito dei processi di rettifica, essendo questa vitamina termolabile. Il processo di raffinazione di contro permette all’olio di mais di acquisire una maggiore resistenza ai processi di perossidazione lipidica, nonostante gli alti livelli di trigliceridi e acidi grassi polinsaturi.</p>
<p><em><strong>&#8211; Olio di lino</strong></em><br />
Dalla spremitura a freddo dei semi di lino essiccati e tostati si ottiene l’olio di lino. Per quanto riguarda la composizione chimica, l’olio presenta un’elevata percentuale di acido linolenico (40-60%), da cui derivano i principali benefici di questo prodotto, poiché a tale molecola sono attribuibili attività antinfiammatorie e vaso protettive. Inoltre sono presenti fibre (che contrastano i problemi legati alla stipsi), sali minerali e vitamine (in particolare la E e la K), composti fenolici e fitoestrogeni. L’olio di lino ha effetti positivi per il trattamento di patologie legate alla pelle, come le dermatiti, dal momento che promuove il ricambio cellulare dell’epidermide.</p>
<p><em><strong>&#8211; Olio di canapa</strong></em><br />
Ottenuto dalla spremitura a freddo dei semi della pianta Cannabis Sativa. Dal punto di vista nutrizionale, l&#8217;olio di semi di canapa si caratterizza per la sua alta concentrazione di acidi grassi polinsaturi (PUFA), identificabili con l’acido linoleico (omega- 6) e linolenico (omega-3), presenti con un rapporto di 3:1. È inoltre un’ottima fonte di vitamine A, B1, B2, B6, C ed E, di fitina (impiegata per il trattamento dell’anemia) e di sali minerali (in particolare ferro, calcio, magnesio e potassio). Questo prodotto esercita effetti immunomodulanti, antinfiammatori e antiossidanti. Inoltre, favorisce il transito intestinale e la regolazione dei livelli di colesterolo nel sangue.</p>
<p><em><strong>&#8211; Olio di soia</strong></em><br />
Ricco di acidi grassi polinsaturi, come l’acido linoleico, precursore degli omega-6, e α- linolenico, precursore degli omega-3. L’olio di soia è caratterizzato da un buon contenuto di acido oleico, e anche di lecitina, i quali esercitano un effetto ipocolesterolimizzante. Rispetto agli altri olii vegetali, quest’olio ha bassi livelli di vitamina E, il che lo rende particolarmente suscettibile ai processi ossidativi, con la tendenza all’irrancidimento. Nell’industria alimentare per evitare tale processo, si ricorre all’idrogenazione, con formazione di acidi grassi trans, che di contro hanno effetti negativi sui livelli di colesterolo.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Intervento chirurgico al pancreas e implicazioni nutrizionali</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/intervento-chirurgico-al-pancreas-e-implicazioni-nutrizionali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 May 2024 11:36:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[Intervento chirurgico al pancreas e implicazioni nutrizionali]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4044</guid>

					<description><![CDATA[Intervento chirurgico al pancreas e implicazioni nutrizionali Il pancreas, 15 cm di lunghezza e 80 grammi di peso, organo cruciale dalla duplice funzione esocrina ed endocrina, è situato dietro lo stomaco ed è coinvolto nella produzione di enzimi digestivi e insulina che influenzano direttamente il metabolismo dei nutrienti, i processi digestivi e i livelli di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="font-size: 18pt;">Intervento chirurgico al pancreas e implicazioni nutrizionali</span></strong></p>
<p>Il pancreas, 15 cm di lunghezza e 80 grammi di peso, organo cruciale dalla duplice funzione esocrina ed endocrina, è situato dietro lo stomaco ed è coinvolto nella produzione di enzimi digestivi e insulina che influenzano direttamente il metabolismo dei nutrienti, i processi digestivi e i livelli di zucchero nel sangue. Si può vivere senza?</p>
<p><strong>di Erica Pizzocaro</strong></p>
<p>L&#8217;intervento chirurgico al pancreas è un procedimento complesso che può prevedere la rimozione parziale o totale dell&#8217;organo e può comportare significative implicazioni nutrizionali. Questo perché il pancreas esocrino produce <strong><em>enzimi digestivi</em></strong> essenziali per la digestione dei nutrienti, tra cui le <em>amilasi</em> per la digestione dei carboidrati, le <em>lipasi</em> per la digestione dei grassi e le <em>proteasi</em> per la digestione delle proteine. Inoltre il pancreas secreta <strong><em>bicarbonato alcalino</em></strong>, che neutralizza l&#8217;acidità dello stomaco ed è essenziale per attivare gli enzimi pancreatici e creare un ambiente ottimale per la digestione del cibo ingerito. Il pancreas endocrino, invece, è costituito dalle cellule beta delle isole di Langerhans che producono e secernono l&#8217;<strong><em>insulina</em></strong>, ormone essenziale per la regolazione dei livelli di zucchero nel sangue che promuove l&#8217;assorbimento del glucosio nelle cellule del corpo e la sua conversione in energia. Le stesse isole di Langerhans producono anche il <strong><em>glucagone</em></strong>, che agisce in modo opposto all&#8217;insulina, stimolando il rilascio di glucosio nel sangue. In situazioni di bassa concentrazione di zuccheri nel sangue, come durante il digiuno, il glucagone aiuta a mantenere stabili i livelli di glucosio. Oltre all&#8217;insulina e al glucagone, il pancreas produce anche la <strong><em>somatostatina</em></strong>, un ormone che inibisce la secrezione degli altri ormoni pancreatici. Questo contribuisce a mantenere l&#8217;omeostasi e a evitare squilibri ormonali.</p>
<p>A seguito di un intervento chirurgico possono verificarsi complicanze da <em>fistola pancreatica</em>, svuotamento <em>gastrico ritardato</em> (DGE), <em>sindrome da svuotamento</em> (dumping syndrome), <em>perdita di peso</em>, <em>diabete mellito</em> e altre <em>carenze nutrizionali</em>. Spesso, l’intervento per rimuovere il tumore, prevede che venga resecato anche il duodeno, provocando una conseguente carenza di ferro e minerali, in particolare di zinco. Se l’intervento chirurgico interessa anche l’antro gastrico, si ha una perdita di fattore intrinseco, che è necessario per l’assorbimento di Vitamina B12. Inoltre, a causa della rimozione del pancreas stesso, si riscontrano anche livelli insufficienti di enzimi digestivi pancreatici e la diminuzione di questi, aumenta il rischio di carenza di vitamine liposolubili (A, D, E, K), specialmente nell’insufficienza pancreatica esocrina severa.</p>
<p>Oltre all’aspetto della carenza vitaminica, è importante ricordare almeno altre due conseguenze delle resezioni pancreatiche per tumore. Infatti nel tentativo di assicurare la migliore radicalità oncologica, vengono asportati molti linfonodi peripancreatici e retroperitoneali, includendo in questa dissezione l’innervazione simpatica dell’intestino dei plessi celiaco e mesenterico. Il danno sull’innervazione simpatica del tenue comporta come conseguenza diarrea severa, mentre la dissezione linfonodale in sé determina la possibilità di comparsa della fistola chilosa, entrambe complicanze piuttosto frequenti che incidono sullo stato nutrizionale postoperatorio. La seconda conseguenza dell’intervento è l’asportazione inevitabile delle cellule interstiziali di Cajal che hanno la capacità di depolarizzare causando la contrazione della tonaca muscolare liscia dello stomaco e dell&#8217;intestino, meccanismo fisiologico che sta alla base dei movimenti peristaltici, fondamentali per il rimescolamento e progressione del contenuto degli stessi. La deprivazione di questa componente cellulare sta alla base dello svuotamento gastrico ritardato, complicanza che incide con una frequenza di circa il 15% degli interventi di duodenocefalopancreasectomia (DCP), causando un’impossibilità ad alimentarsi che talvolta si protrae per qualche settimana. Inoltre, una resezione del parenchima pancreatico endocrino diminuisce la quantità di cellule β che producono l&#8217;insulina, necessaria per l&#8217;omeostasi del glucosio, correlato alla probabile comparsa di diabete mellito.</p>
<p>Nonostante tutto, l’intervento chirurgico rappresenta ad oggi la scelta principale in caso di tumore resecabile secondo le Classificazione mondiale del National Comprehensive Cancer Network (NCCN). Esso dà le maggiori probabilità di guarigione ai pazienti soprattutto qualora si riesca ad iniziare e completare la chemioterapia adiuvante, ovvero quella che segue l’intervento. In questo contesto diventano cruciali le indicazioni nutrizionali per permettere una migliore ripresa, una riduzione delle complicanze chirurgiche ed una eventualità di malnutrizione, con un miglioramento globale della qualità della vita.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Ruolo del tè nella promozione della salute</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/ruolo-del-te-nella-promozione-della-salute/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 May 2024 10:03:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[tè]]></category>
		<category><![CDATA[tè matcha]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4128</guid>

					<description><![CDATA[Ruolo del tè nella promozione della salute Un&#8217;analisi dettagliata dei composti bioattivi nel tè e dei loro impatti sulla salute umana Di GLAUCO RAFFAELLI Il tè è una parte integrante della storia e della cultura di molte società in tutto il mondo. Originario della Cina antica, il tè è stato coltivato e consumato per secoli, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="font-size: 18pt;">Ruolo del tè nella promozione della salute</span></strong></p>
<p><strong>Un&#8217;analisi dettagliata dei composti bioattivi nel tè e dei loro impatti sulla salute umana</strong></p>
<p><strong>Di GLAUCO RAFFAELLI</strong></p>
<p>Il tè è una parte integrante della storia e della cultura di molte società in tutto il mondo. Originario della Cina antica, il tè è stato coltivato e consumato per secoli, diventando una delle bevande più popolari e apprezzate globalmente. La sua diffusione ha portato alla creazione di una vasta gamma di varietà e tecniche di produzione, ognuna con le sue caratteristiche uniche e benefici per la salute.</p>
<p>Uno degli aspetti più affascinanti del tè è la sua composizione chimica complessa e ricca. Ogni varietà di tè, che sia verde, nero, bianco, matcha o oolong, porta con sé una combinazione unica di composti bioattivi che contribuiscono ai suoi molteplici effetti sulla salute umana. I polifenoli, per esempio, sono potenti antiossidanti presenti in tutte le varietà di tè, ma in particolare sono abbondanti nel tè verde e nel tè matcha. Questi composti sono noti per la loro capacità di neutralizzare i radicali liberi e proteggere le cellule dai danni ossidativi, aiutando così a ridurre il rischio di malattie cardiovascolari, diabete e altri disturbi cronici.</p>
<p>Le vitamine presenti nel tè, come la vitamina C e la vitamina E, svolgono un ruolo cruciale nel sostenere il sistema immunitario e proteggere le cellule dalla degenerazione; inoltre, queste vitamine idrosolubili sono facilmente assorbite dall&#8217;organismo attraverso il consumo di questa bevanda. La teanina, un amminoacido distintivo del tè verde e di quello matcha, è nota per i suoi effetti rilassanti e calmanti, che possono contribuire a ridurre lo stress e migliorare il benessere mentale complessivo. La caffeina è un altro componente comune del tè, sebbene la sua presenza possa variare a seconda del tipo di tè e del processo di produzione.</p>
<p>La caffeina offre una dose di energia in grado di migliorare l&#8217;attenzione e la concentrazione, sebbene, consumata in quantità moderate, può anche favorire il rilassamento dei vasi sanguigni e migliorare la circolazione. Oltre a questi composti, il tè matcha si distingue per il suo processo di produzione unico, che include l&#8217;ombreggiatura delle piante di tè per aumentare la produzione di clorofilla e teanina. Questo conferisce al matcha il suo caratteristico colore verde brillante e il suo sapore ricco e cremoso.</p>
<p>L&#8217;epigallocatechina gallato, una catechina presente in abbondanza nel matcha, ha attirato particolare attenzione per le sue proprietà antinfiammatorie, antiossidanti e antitumorali. Numerosi studi hanno dimostrato il ruolo cruciale di questa sostanza nel proteggere le cellule dai danni ossidativi e nel combattere la crescita delle cellule tumorali, suggerendo il potenziale del matcha come agente preventivo e terapeutico per il cancro (https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2665927122002180?via%3Dihub).</p>
<p>In conclusione, è evidente che il tè, sia nella sua forma generale che specificamente nel caso del tè matcha, svolge un ruolo significativo nel contesto della promozione della salute e del benessere umano. La complessa composizione chimica di questa bevanda, ricca di diversi composti bioattivi, sottolinea il suo valore non solo come piacevole bevanda, ma anche come risorsa fondamentale nel sostegno alla salute e nella prevenzione delle malattie.</p>
<p><strong>Bibliografia</strong></p>
<ol>
<li>Sokary S, Al-Asmakh M, Zakaria Z, Bawadi H. The therapeutic potential of matcha tea: A critical review on human and animal studies. Curr Res Food Sci. 2022 Nov 23;6:100396. doi: 10.1016/j.crfs.2022.11.015. PMID: 36582446; PMCID: PMC9792400.</li>
</ol>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Miele e Pappa Reale: Segreti Nutrizionali e Terapeutici</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/miele-e-pappa-reale-segreti-nutrizionali-e-terapeutici/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/miele-e-pappa-reale-segreti-nutrizionali-e-terapeutici/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 May 2024 10:04:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[ape]]></category>
		<category><![CDATA[Miele]]></category>
		<category><![CDATA[Miele e Pappa Reale: Segreti Nutrizionali e Terapeutici]]></category>
		<category><![CDATA[Pappa reale]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4136</guid>

					<description><![CDATA[Miele e Pappa Reale: Segreti Nutrizionali e Terapeutici Un&#8217;approfondita esplorazione delle proprietà bioattive e delle possibili applicazioni mediche di due preziosi prodotti delle api Di GLAUCO RAFFAELLI   All&#8217;interno del complesso ecosistema terrestre, le api rivestono un ruolo di primaria importanza nell&#8217;assicurare l&#8217;equilibrio della biodiversità. La loro fondamentale attività di impollinazione, cruciale per la riproduzione [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Miele e Pappa Reale: Segreti Nutrizionali e Terapeutici</strong></span></p>
<p><strong>Un&#8217;approfondita esplorazione delle proprietà bioattive e delle possibili applicazioni mediche di due preziosi prodotti delle api</strong></p>
<p><strong>Di GLAUCO RAFFAELLI</strong></p>
<p><strong>  </strong></p>
<p>All&#8217;interno del complesso ecosistema terrestre, le <strong>api</strong> rivestono un ruolo di primaria importanza nell&#8217;assicurare l&#8217;equilibrio della biodiversità. La loro fondamentale attività di impollinazione, cruciale per la riproduzione di numerose specie vegetali, è soltanto una delle molteplici funzioni che svolgono. Al di là di questa essenziale funzione ecologica, le api producono due sostanze di inestimabile valore per l&#8217;umanità: il miele e la pappa reale.</p>
<p>Il <strong>miele</strong>, frutto della complessa interazione tra le api e il nettare floreale, rivela una composizione chimica unica che va oltre la semplice dolcezza, offrendo un profilo nutrizionale ricco di sostanze bioattive. Questo lo rende oggetto di grande interesse scientifico per le sue molteplici proprietà terapeutiche. La sua potente azione antimicrobica è principalmente dovuta alla presenza di agenti chimici, come i perossidi generati dalle attività enzimatiche e della glucosio ossidasi. In aggiunta, il miele mostra una bassa acidità, con un pH compreso tra 3,2 e 4,5, rendendolo inibitorio per molti batteri patogeni. Questa caratteristica, combinata con la sua consistenza viscosa e il contenuto di perossido di idrogeno, crea un ambiente sfavorevole per i batteri, facilitando così la guarigione delle ferite e prevenendo le infezioni. In un&#8217;era in cui la resistenza agli antibiotici è in aumento, il miele emerge come un&#8217;alternativa terapeutica preziosa, accelerando il processo di guarigione, riducendo l&#8217;infiammazione e apportando una vasta gamma di benefici per la salute.</p>
<p>L&#8217;altra sostanza di notevole importanza è la <strong>pappa reale</strong>, composto derivante dalle ghiandole delle giovani api nutrici, rappresenta un nutrimento esclusivo per le larve, soprattutto per quelle destinate a diventare regine. La sua composizione chimica varia, comprendendo acqua, zuccheri, proteine, lipidi, vitamine e sali minerali. Le proteine rivestono un ruolo fondamentale, in particolare le proteine maggiori della pappa reale (MRJPs), che assumono un&#8217;importanza cruciale nella nutrizione e nello sviluppo delle api regine. Altre componenti, quali Royalisin e 10-HDA, conferiscono alla pappa reale un&#8217;elevata attività antibatterica, dimostrata efficace contro una vasta gamma di batteri, sia Gram-positivi che Gram-negativi.</p>
<p>L&#8217;acido 10-idrossidecenoico (10-HDA), uno degli acidi grassi predominanti nella pappa reale, è noto per le sue proprietà antibatteriche e il suo ruolo nel preservare la freschezza e la qualità del composto. Inoltre, le vitamine del gruppo B, i minerali e altri componenti minori presenti nella pappa reale contribuiscono alla sua rilevanza nutrizionale e terapeutica, confermandola come un alimento unico.</p>
<p>In conclusione, l&#8217;analisi dettagliata delle proprietà terapeutiche e nutrizionali del miele e della pappa reale rivela il loro straordinario potenziale nella medicina e nella nutrizione umana.</p>
<p><strong>Bibliografia</strong></p>
<ol>
<li>Mandal MD, Mandal S. Honey: its medicinal property and antibacterial activity. Asian Pac J Trop Biomed. 2011 Apr;1(2):154-60. doi: 10.1016/S2221-1691(11)60016-6. PMID: 23569748; PMCID: PMC3609166.</li>
<li>Fratini F, Cilia G, Mancini S, Felicioli A. Royal Jelly: An ancient remedy with remarkable antibacterial properties. Microbiol Res. 2016 Nov;192:130-141. doi: 10.1016/j.micres.2016.06.007. Epub 2016 Jun 23. PMID: 27664731.</li>
</ol>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/miele-e-pappa-reale-segreti-nutrizionali-e-terapeutici/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Focus sul supporto nutrizionale e l&#8217;immunonutrizione nelle donne affette da cancro ovarico</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/focus-sul-supporto-nutrizionale-e-limmunonutrizione-nelle-donne-affette-da-cancro-ovarico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 May 2024 10:51:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[immunonutrizione]]></category>
		<category><![CDATA[infiammazione]]></category>
		<category><![CDATA[intervento chirurgico]]></category>
		<category><![CDATA[malnutrizione]]></category>
		<category><![CDATA[nutrienti]]></category>
		<category><![CDATA[tumore ovarico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4094</guid>

					<description><![CDATA[Focus sul supporto nutrizionale e l&#8217;immunonutrizione nelle donne affette da cancro ovarico Data l&#8217;importanza del sistema immunitario nella patologia oncologica, sono state sviluppate formule nutrizionali contenenti nutrienti specifici al fine di garantire un adeguato sostegno immunitario, la cosiddetta immunonutrizione. Qual è il suo impatto nelle pazienti con tumore ovarico? di GEMMA DE SANTIS Il cancro [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="font-size: 18pt;">Focus sul supporto nutrizionale e l&#8217;immunonutrizione nelle donne affette da cancro ovarico</span></strong></p>
<p><strong>Data l&#8217;importanza del sistema immunitario nella patologia oncologica, sono state sviluppate formule nutrizionali contenenti nutrienti specifici al fine di garantire un adeguato sostegno immunitario, la cosiddetta immunonutrizione. Qual è il suo impatto nelle pazienti con tumore ovarico?</strong></p>
<p><strong> di GEMMA DE SANTIS</strong></p>
<p>Il cancro ovarico è il più letale dei tumori ginecologici. Questo tipo di tumore rappresenta circa il 23% di tutte le diagnosi ma è responsabile del 47% di tutti i decessi per tumore ginecologico, quello epiteliale è il più comune e rappresenta il 90% di tutte le diagnosi.</p>
<p>La malnutrizione è frequente nei pazienti oncologici e può essere indotta dal tumore o dai suoi trattamenti. Può essere causata da un&#8217;assunzione alimentare inadeguata, da una diminuzione dell&#8217;attività fisica e da squilibri metabolici, derivanti dall&#8217;ospite o dal tumore, che portano ad alterazioni cataboliche con sindrome infiammatoria sistemica, che influisce sulle vie metaboliche.</p>
<p>La malnutrizione potrebbe compromettere la reazione del corpo a fattori di stress esterni, come interventi chirurgici addominali maggiori, spesso necessari in queste pazienti. Una risposta infiammatoria sbilanciata può variare da uno stato iperinfiammatorio noto come sindrome da risposta infiammatoria sistemica ad uno immunosoppressivo, o sindrome da risposta antinfiammatoria compensatoria, che porta ad un aumento delle complicanze (soprattutto infezioni), della durata dell&#8217;ospedalizzazione e della mortalità.</p>
<p>La letteratura disponibile mostra che le donne con cancro ovarico hanno maggiori probabilità di presentare malnutrizione al momento della diagnosi rispetto alle donne con altri tumori ginecologici a causa del coinvolgimento del tratto gastrointestinale e dei sintomi presenti alla diagnosi. Lo stato ipermetabolico del cancro stesso, la diffusione della malattia al tratto gastrointestinale, l&#8217;occlusione intestinale e i sintomi causati dal trattamento del tumore possono avere un&#8217;influenza profonda sull&#8217;assunzione dei nutrienti e sul loro assorbimento.</p>
<p>Il ruolo significativo del sistema immunitario nel cancro ha portato allo sviluppo di formule nutrizionali contenenti quantità definite di aminoacidi essenziali, acidi grassi omega-3 e nucleotidi per fornire supporto immunitario. L&#8217;immunonutrizione è una strategia valida per stimolare la risposta immunitaria dei pazienti, migliorare il controllo della risposta infiammatoria, aumentare la sintesi proteica e il bilancio azotato dopo un intervento chirurgico maggiore.</p>
<p>A causa della loro efficacia dimostrata nel ridurre i tassi di complicanze e la durata dell&#8217;ospedalizzazione, anche nei pazienti ben nutriti, le formule immunomodulanti sono state raccomandate dalla Società Europea di Nutrizione Clinica e Metabolismo e dalla Società Americana di Nutrizione Parenterale ed Enterale.</p>
<p>Attualmente, vi è una limitata ricerca che valuta l&#8217;intervento nutrizionale basato sulle evidenze nell&#8217;intervento chirurgico del cancro ovarico nonostante l&#8217;alta incidenza di malnutrizione ed il rapporto ben stabilito tra stato nutrizionale ed i risultati postoperatori.</p>
<p>L&#8217;immunonutrizione dovrebbe essere ulteriormente investigata ed implementata e dovrebbe essere inclusa nella gestione perioperatoria delle pazienti affette da tumore ovarico per migliorare il loro outcome.</p>
<p><strong>Bibliografia</strong><br />
Benna-Doyle S, Baguley BJ, Laing E, Kiss N. Nutritional interventions during treatment for ovarian cancer: A<br />
narrative review and recommendations for future research. Maturitas. 2024 May;183:107938.<br />
https://doi.org/10.1016/j.maturitas.2024.107938<br />
Ferrero A, Vassallo D, Geuna M, Fuso L, Villa M, Badellino E, Barboni M, Coata P, Santoro N, Delgado Bolton<br />
RC, Biglia N. Immunonutrition in ovarian cancer: clinical and immunological impact? J Gynecol Oncol. 2022<br />
Nov;33(6):e77. https://doi.org/10.3802/jgo.2022.33.e77</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Olive: Viaggio tra Gusto, Nutrizione e Sfide nel cuore del Mediterraneo</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/olive-viaggio-tra-gusto-nutrizione-e-sfide-nel-cuore-del-mediterraneo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 May 2024 10:01:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[dieta mediterranea]]></category>
		<category><![CDATA[Nutrizione e Sfide nel cuore del Mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[olive]]></category>
		<category><![CDATA[Olive: Viaggio tra Gusto]]></category>
		<category><![CDATA[processi produttivi]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4091</guid>

					<description><![CDATA[Olive: Viaggio tra Gusto, Nutrizione e Sfide nel cuore del Mediterraneo Le olive costituiscono un elemento nutrizionale e salutare fondamentale nella Dieta Mediterranea. Tuttavia, i processi a cui sono sottoposte possono influenzare le loro proprietà e i relativi benefici?  di GIULIA FRANK Con la sua maestosità e una storia che abbraccia millenni, l&#8217;olivo emerge come [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="font-size: 18pt;">Olive: Viaggio tra Gusto, Nutrizione e Sfide nel cuore del Mediterraneo</span></strong></p>
<p><strong>Le olive costituiscono un elemento nutrizionale e salutare fondamentale nella Dieta Mediterranea. Tuttavia, i processi a cui sono sottoposte possono influenzare le loro proprietà e i relativi benefici?</strong></p>
<p><strong> </strong><strong>di GIULIA FRANK</strong></p>
<p>Con la sua maestosità e una storia che abbraccia millenni, l&#8217;olivo emerge come un&#8217;icona della cultura e della cucina mediterranea. Le sue varietà, ricche di storia e diversità, dipingono un paesaggio agricolo intriso di tradizione e nutrono milioni di persone in tutto il mondo.</p>
<p>Dalle dolci e vellutate Taggiasche alle piccanti e intense Coratine, ogni cultivar offre un viaggio sensoriale unico, plasmando il gusto e arricchendo le proprietà nutrizionali delle olive. Ma le olive non sono solo un piacere per il palato: sono un tesoro nutrizionale ricco di antiossidanti e acidi grassi monoinsaturi, che regalano benefici che vanno dalla protezione cardiovascolare, alla riduzione dell&#8217;infiammazione e al mantenimento dell&#8217;equilibrio del microbiota intestinale.</p>
<p>Tuttavia, la loro produzione presenta diverse sfide. La corretta lavorazione e conservazione sono essenziali per mantenere intatte le loro virtù. La demarizzazione è un passaggio cruciale, spesso eseguito con soda o sale. Tuttavia, entrambi i metodi possono avere implicazioni sulla salute. La soda, introdotta per accelerare il processo e ottenere un sapore più uniforme, può comportare un rischio residuo nelle olive se non eseguita correttamente, rappresentando un problema per la sicurezza alimentare e per la salute. Il sale, più naturale e tradizionale, può aumentare il contenuto di sodio nelle olive, rendendole meno salutari e alterandone il sapore naturale. Lo studio condotto da López-López ha mostrato come il pre-trattamento delle olive con basso contenuto di sale prima dell&#8217;incartonamento sia fondamentale per preservare le qualità nutrizionali.</p>
<p>I cambiamenti climatici aggiungono ulteriori complicazioni. Lo studio di Benítez-Cabello ha evidenziato, infatti, come la diminuzione delle precipitazioni e l&#8217;aumento delle temperature possano alterare la composizione chimica delle olive e influenzare la fermentazione, favorendo la proliferazione di batteri dannosi, e mettendo a rischio la sicurezza alimentare.</p>
<p>In conclusione, le olive non sono solo un simbolo culinario, ma un baluardo della salute e dell&#8217;ecologia. Con un impegno crescente per la sostenibilità e una vasta gamma di varietà che deliziano i sensi, le olive continuano a brillare sulle nostre tavole, rimanendo un legame vitale con la terra e la tradizione mediterranee. Tuttavia, nell’acquistare e scegliere le olive, è fondamentale considerare le sfide incontrate nella loro produzione.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Linee guida generali per la prevenzione del tumore al pancreas</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/linee-guida-generali-per-la-prevenzione-del-tumore-al-pancreas/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Apr 2024 11:22:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[Linee guida generali per la prevenzione del tumore al pancreas]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4037</guid>

					<description><![CDATA[Linee guida generali per la prevenzione del tumore al pancreas  La prevenzione del tumore al pancreas inizia con la consapevolezza dei suoi fattori di rischio (fumo, obesità, predisposizione genetica, diabete). Adottare uno stile di vita sano può ridurre significativamente il rischio complessivo: smettere di fumare, mantenere un peso corporeo adeguato attraverso una dieta equilibrata e [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="font-size: 18pt;">Linee guida generali per la prevenzione del tumore al pancreas </span></strong></p>
<p>La prevenzione del tumore al pancreas inizia con la consapevolezza dei suoi fattori di rischio (fumo, obesità, predisposizione genetica, diabete). Adottare uno stile di vita sano può ridurre significativamente il rischio complessivo: smettere di fumare, mantenere un peso corporeo adeguato attraverso una dieta equilibrata e l&#8217;esercizio fisico regolare sono misure fondamentali. Inoltre, per coloro con una storia familiare di tumori pancreatici, la consulenza genetica può essere preziosa per valutare il rischio individuale e adottare misure preventive personalizzate.</p>
<p style="text-align: left;"><strong>di Erica Pizzocaro</strong></p>
<p>La prevenzione del tumore al pancreas si concentra principalmente su alcune pratiche di stile di vita e sul controllo di fattori di rischio noti. Tuttavia, è importante notare che queste indicazioni possono solo ridurre il rischio complessivo e non esiste alcuna formula magica che sia certa come la matematica.</p>
<p>Ecco alcune linee guida specifiche per la prevenzione del tumore al pancreas:</p>
<ul>
<li><strong>Smettere di Fumare: </strong>il fumo di tabacco è uno dei principali fattori di rischio per il tumore al pancreas. Smettere di fumare riduce significativamente il rischio e comporta benefici per la salute generale.</li>
<li><strong>Adottare uno Stile di Vita Sano (alimentazione e attività fisica):</strong> mantenere un peso corporeo sano attraverso una dieta equilibrata e l&#8217;esercizio fisico regolare è cruciale. Consumare una dieta ricca di frutta, verdura, cereali integrali e bassa in grassi saturi può contribuire a mantenere un peso corporeo sano. L&#8217;obesità è associata a un aumento del rischio di sviluppare il tumore al pancreas.</li>
<li><strong>Limitare il Consumo di Alcol:</strong> l&#8217;eccessivo consumo di alcol è stato collegato al rischio di tumore al pancreas. Limitare l&#8217;assunzione di alcol può contribuire alla prevenzione.</li>
<li><strong>Monitorare il Consumo di Zuccheri e Grassi Saturi:</strong> una dieta ricca di zuccheri aggiunti e grassi saturi può influenzare il peso corporeo e la salute del pancreas. Limitare l&#8217;assunzione di cibi ad alto contenuto di zuccheri e grassi può essere benefico.</li>
<li><strong>Incrementare il Consumo di Frutta e Verdura:</strong> gli antiossidanti e le sostanze nutritive presenti in frutta e verdura possono svolgere un ruolo protettivo contro lo sviluppo del tumore al pancreas. Integrare questi alimenti nella dieta quotidiana è raccomandato.</li>
<li><strong>Ridurre l&#8217;Esposizione a Sostanze Nocive:</strong> alcuni agenti chimici, come i solventi organici e i pesticidi, possono aumentare il rischio di cancro al pancreas. Seguire le normative di sicurezza sul luogo di lavoro e utilizzare le adeguate misure di protezione può aiutare a ridurre l&#8217;esposizione a queste sostanze.</li>
<li><strong>Gestire il Diabete:</strong> il diabete di tipo 2 è un fattore di rischio per il tumore al pancreas. Gestire il diabete attraverso dieta, esercizio fisico e, se necessario, farmaci, può contribuire alla prevenzione.</li>
<li><strong>Esami di Screening per Gruppi ad Alto Rischio:</strong> individui con una storia familiare di tumori al pancreas o con predisposizione genetica possono essere considerati ad alto rischio. In questi casi, esami di screening e consulenze genetiche possono essere raccomandati.</li>
<li><strong>Consultazioni Periodiche con il Medico:</strong> sottoporsi a controlli regolari e consultazioni mediche può aiutare nella rilevazione precoce di eventuali problemi e nella gestione dei fattori di rischio.</li>
</ul>
<p>È fondamentale sottolineare che la prevenzione del tumore al pancreas coinvolge una combinazione di molteplici fattori e che non esiste una misura unica per tutti. La consulenza del medico e, se necessario, di uno specialista, può guidare le decisioni di prevenzione personalizzate in base alle caratteristiche individuali e alla storia clinica del paziente.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>NUTRIZIONE E ADHD &#8211; QUALI (NUOVE) EVIDENZE?</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/nutrizione-e-adhd-quali-nuove-evidenze/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Apr 2024 10:22:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[NUTRIZIONE E ADHD - QUALI (NUOVE) EVIDENZE?]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4055</guid>

					<description><![CDATA[NUTRIZIONE E ADHD &#8211; QUALI (NUOVE) EVIDENZE? L’alimentazione sembra giocare un ruolo chiave nella patofisiologia della sindrome da iperattività (ADHD) nei bambini e negli adulti. E’ importante quindi determinare quali alimenti possano essere dannosi o meno in individui con questa condizione. DI SILVIA GIANNATTASIO La sindrome di iperattività e difetti di attenzione (ADHD) è una [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="font-size: 18pt;">NUTRIZIONE E ADHD &#8211; QUALI (NUOVE) EVIDENZE?</span></strong></p>
<p>L’alimentazione sembra giocare un ruolo chiave nella patofisiologia della sindrome da iperattività (ADHD) nei bambini e negli adulti. E’ importante quindi determinare quali alimenti possano essere dannosi o meno in individui con questa condizione.</p>
<p><strong>DI SILVIA GIANNATTASIO</strong></p>
<p>La sindrome di iperattività e difetti di attenzione (ADHD) è una condizione morbosa che risulta sempre più frequente nella popolazione pediatrica di tutto il mondo, ma non solo: non sono infrequenti diagnosi anche tra gli adulti che, accorgendosi di alcuni segnali, cercano una valutazione.</p>
<p>La diagnosi di ADHD viene effettuata tramite test psicometrici e si avvale di diverse figure professionali, tra cui il neuropsichiatra infantile e il terapista della neuropsicomotricità.</p>
<p>Individui con ADHD hanno anche deficit di attenzione che non gli consentono di mantenere adeguati livelli di attentività durante le attività quotidiane e a scuola, oltre ad iperattività ed impulsività. E’ probabile ci sia anche una componente genetica ma questo è ancora in fase di studio, oltre ad alcune modifiche strutturali e di funzione del cervello.</p>
<p>Numerosi studi evidenziano una correlazione tra nutrizione e patofisiologia dell’ADHD. In una revisione del 2023 si sono analizzati numerosi macro e micronutrienti che possono essere coinvolti sia per la loro mancanza sia per il loro eccessivo consumo.</p>
<p>Nello specifico:</p>
<ul>
<li><strong>Magnesio, zinco e ferro:</strong> questi tre minerali, se carenti, sembrano essere associati allo sviluppo di ADHD in età pediatrica. Somministrazioni ripetute insieme ad altre sostanze (come ad esempio la vitamina D) hanno evidenziato un miglioramento delle funzioni cognitive e dei test psicometrici somministrati.</li>
<li><strong>Vitamine: </strong>numerosi studi evidenziano una forte associazione tra carenza di vitamina D e sviluppo di ADHD. E’ quindi fondamentale la supplementazione almeno nel primo anno di vita del bambino.</li>
<li><strong>Acidi grassi Omega 3:</strong> carenza di omega 3 oppure uno squilibrio nel rapporto Omega 6/Omega 3 sembrano essere preponderanti in bambini con ADHD. Questo aspetto si reverte a seguito di somministrazione di Omega 3, in quanto addirittura alcuni sintomi sembrano scomparire del tutto.</li>
<li><strong>Probiotici:</strong> il microbiota intestinale risulta essere alterato in pazienti ADHD. Per questo motivo, trattamenti con probiotici, come ad esempio <em>Lactobacillus rhamnosus</em>, sembrano avere proprietà benefiche. Tuttavia in questo contesto però il ruolo del microbiota intestinale non è stato ancora indagato in maniera specifica e su larga scala.</li>
</ul>
<p>Altri studi hanno messo in luce il fatto che l’aderenza o meno a stili alimentari salutari, come ad esempio la dieta mediterranea, non è indicativa di protezione da questa sindrome. Anche durante la gravidanza è stato visto che se si mangia in maniera adeguata, purtroppo, non si può escludere che il nascituro possa poi sviluppare la condizione.</p>
<p>Un aspetto interessante riguarda l’ipersensibilità verso alcuni alimenti da parte di pazienti con ADHD. Alcuni studi, infatti, hanno visto come alcuni additivi alimentari sembrano essere nocivi per questi pazienti, che vedono i loro sintomi peggiorare. L’approccio “few foods” (ovvero la somministrazione di una dieta con pochi alimenti naturali, eliminando il più possibile alimenti con coloranti e conservanti) sembra essere ottimale in quanto diminuisce poi il trattamento terapeutico con medicinali. Il meccanismo di azione di questo piano dietoterapico è ancora ignoto ma pare che faccia diminuire i sintomi dell’ADHD andando ad attivare maggiormente alcune aree cerebrali.</p>
<p>In conclusione, non è da escludere un coinvolgimento dell’aspetto nutrizionale nella patofisiologia dell’ADHD, e sicuramente strategie nutrizionali possono essere utilizzate per il trattamento.</p>
<p><strong>Bibliografia</strong></p>
<p>Lange KW, Lange KM, Nakamura Y, Reissmann A. Nutrition in the Management of ADHD: A Review of Recent Research. Curr Nutr Rep. 2023 Sep;12(3):383-394. doi: 10.1007/s13668-023-00487-8. Epub 2023 Jul 28. PMID: 37505402; PMCID: PMC10444659.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Caffè: Amico o Nemico? </title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/caffe-amico-o-nemico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Apr 2024 10:00:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[caffe]]></category>
		<category><![CDATA[Caffè: Amico o Nemico?]]></category>
		<category><![CDATA[caffeina]]></category>
		<category><![CDATA[malattie]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4079</guid>

					<description><![CDATA[Caffè: Amico o Nemico?  Uno sguardo approfondito sugli effetti del caffè sulla salute, controversie scientifiche e implicazioni per il benessere generale Di Glauco Raffaelli Il caffè espresso, amato in tutto il mondo non solo per il suo sapore robusto e il suo aroma, ma anche per i suoi effetti stimolanti sul sistema nervoso centrale, è [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="font-size: 18pt;">Caffè: Amico o Nemico? </span></strong></p>
<h4>Uno sguardo approfondito sugli effetti del caffè sulla salute, controversie scientifiche e implicazioni per il benessere generale</h4>
<h4></h4>
<p><strong>Di Glauco Raffaelli</strong></p>
<p>Il caffè espresso, amato in tutto il mondo non solo per il suo sapore robusto e il suo aroma, ma anche per i suoi effetti stimolanti sul sistema nervoso centrale, è al centro di un dibattito riguardo ai suoi potenziali rischi e benefici per la salute. Il caffè è una miscela complessa di oltre 800 composti volatili, tra cui la caffeina e gli acidi clorogenici, che si formano durante la tostatura dei chicchi di caffè attraverso reazioni chimiche, tra cui la reazione di Maillard.</p>
<p>Diversi studi (<a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/28675917/">https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/28675917/</a> ) indicano che il consumo di caffè potrebbe svolgere un ruolo significativo nella prevenzione di diverse malattie croniche, quali il diabete di tipo 2, le malattie cardiovascolari e le patologie epatiche. Questo è attribuibile principalmente alla presenza di caffeina e acidi clorogenici nel caffè, che aiutano a ridurre lo stress ossidativo e a migliorare la funzione endoteliale, apportando benefici al sistema cardiovascolare.</p>
<p>Alcuni studi hanno anche suggerito un possibile effetto protettivo del caffè nei confronti delle malattie gastrointestinali, attribuendolo a determinati composti presenti nel caffè, come gli antiossidanti, che potrebbero contribuire a ridurre l&#8217;infiammazione e proteggere la salute dell&#8217;intestino. Tuttavia, le prove riguardanti l&#8217;impatto del caffè sulle malattie gastrointestinali sono eterogenee e spesso discordanti. Oltre ad esaminare i benefici del caffè, è essenziale considerare anche i potenziali rischi associati al suo consumo, specialmente quando in eccesso.</p>
<p>Durante il processo di tostatura del caffè si formano diversi composti, tra cui l&#8217;acrilamide, una sostanza chimica che, a dosi elevate, può mostrare un potenziale cancerogeno. Inoltre, un eccessivo consumo di caffè può provocare effetti collaterali negativi, quali nervosismo, ansia, disturbi del sonno, palpitazioni cardiache e irritazioni dello stomaco.</p>
<p>È fondamentale tenere presente che le risposte individuali possono variare in base alla tolleranza di ciascun individuo. Infine, il modo e l&#8217;orario in cui il caffè viene consumato possono influire sulla salute: l&#8217;aggiunta di zucchero, latte o creme ricche di grassi può aumentare l&#8217;apporto calorico totale, mentre il consumo di caffè nelle ore serali può disturbare la qualità del sonno.</p>
<p>Pertanto, è cruciale bilanciare attentamente i potenziali rischi e benefici individuali, evitando un consumo eccessivo e prestando attenzione agli effetti collaterali.</p>
<p><strong>Bibliografia</strong></p>
<p>Nieber K. The Impact of Coffee on Health. Planta Med. 2017 Nov;83(16):1256-1263. doi: 10.1055/s-0043-115007. Epub 2017 Jul 4. PMID: 28675917.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>“Le 10 Leguminose”</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/le-10-leguminose/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Apr 2024 11:57:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[“Le 10 Leguminose”]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4051</guid>

					<description><![CDATA[&#8220;Le 10 Leguminose&#8221; Ceci à Ricchi di potassio, ferro, magnesio, zinco, rame e calcio, questi legumi offrono una generosa dose di niacina, tiamina e riboflavina. Le saponine e i glucosidi presenti nei ceci promuovono una sana digestione, aumentano la secrezione degli acidi biliari e riducono l&#8217;assorbimento del colesterolo. Ideali per chi cerca un sostegno cardiovascolare [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="font-size: 18pt;">&#8220;Le 10 Leguminose&#8221;</span></strong></p>
<p>Ceci à Ricchi di potassio, ferro, magnesio, zinco, rame e calcio, questi legumi offrono una generosa dose di niacina, tiamina e riboflavina. Le saponine e i glucosidi presenti nei ceci promuovono una sana digestione, aumentano la secrezione degli acidi biliari e riducono l&#8217;assorbimento del colesterolo. Ideali per chi cerca un sostegno cardiovascolare e vuole godere di un&#8217;azione ipocolesterolemizzante.</p>
<p><strong>Fabbisogno giornaliero</strong></p>
<p>K = 2.320 mg/die per le donne e 3.016 mg/die per gli uomini</p>
<p>Fe = 14 mg/die per adulto medio (i riferimenti variano a secondo dell’età, del sesso e in condizioni come gravidanza e allattamento)</p>
<p>Mg = 300 mg/die</p>
<p>Zn = dose massima giornaliera 15 mg/die (nelle donne in allattamento fino a 19 mg/die)</p>
<p>Cu = 900 μg/die per maschi e femmine adulti (1000 μg/die in gravidanza e 1300 μg/die in allattamento)</p>
<p>Ca = 1000 mg/die per maschio adulto, 800 mg/die per femmina adulta (1200 mg/die in gravidanza e allattamento)</p>
<p>B3 (niacina) = minimo 19 mg/die per maschio adulto e 14 mg/die per femmina adulta (15 mg/die in gravidanza, 17 mg/die in allattamento)</p>
<p>B1 (tiamina) = 1.2 mg/die per gli uomini e 0.9 mg/die per le donne</p>
<p>B2 (riboflavina) = 0.6 mg/1000 Kcal</p>
<p>Lenticchie à Con il loro ricco profilo di nutrienti, tra cui potassio, fosforo, calcio, magnesio, e zolfo, le lenticchie non solo promuovono un effetto sedativo sul sistema nervoso, ma offrono anche benefici terapeutici per la pelle grazie al loro contenuto di zolfo. Questi legumi sono una preziosa fonte di ferro, fondamentale per la formazione dei globuli rossi, e presentano una significativa quantità di rame, noto per rafforzare le difese immunitarie e svolgere un ruolo antidiabetico. Il loro elevato contenuto di tiamina e vitamina PP li rende ideali per migliorare la memoria e sostenere il sistema nervoso.</p>
<p><strong>Fabbisogno giornaliero</strong></p>
<p>S = 850 mg/die</p>
<p>B3 (vitamina PP) = 6.6 mg/1000 Kcal</p>
<p>Fagioli à Questi legumi offrono un mix prezioso di potassio, ferro, magnesio, zinco e calcio, insieme a vitamine come la niacina, la tiamina e la riboflavina. Ricchi di fibra solubile, i fagioli contribuiscono a mantenere stabili i livelli di zucchero nel sangue, sono un toccasana per la salute intestinale, migliorano la digestione e promuovono la sensazione di sazietà.</p>
<p><strong>Fabbisogno giornaliero</strong></p>
<p>Fibra alimentare = 20 – 35 g/die</p>
<p>Piselli à Grazie alla loro ricchezza in amido, proteine, fibre, vitamine, minerali e sostanze fitochimiche, i piselli offrono numerosi vantaggi per il benessere. Le fibre presenti nei semi e nelle pareti cellulari promuovono la salute gastrointestinale e riducono la digeribilità dell&#8217;amido. L&#8217;amilosio nell&#8217;amido dei piselli contribuisce a ridurre l&#8217;indice glicemico, mentre le proteine possono generare peptidi con attività antiossidante e di inibizione dell&#8217;enzima di conversione dell&#8217;angiotensina I. Inoltre, i piselli contengono sostanze fitochimiche, come polifenoli e saponine, che mostrano attività antiossidante e ipocolesterolemizzante.</p>
<p><strong>Fabbisogno giornaliero</strong></p>
<p>Polifenoli = &gt; 650 mg/die</p>
<p>Fave à Le fave sono anche una preziosa fonte di L-dopa, un precursore della dopamina, stimolante per il sistema nervoso. Mostrano un&#8217;eccezionale attività antiossidante fin dalle prime fasi di raccolta, fornendo una difesa contro i radicali liberi. La citotossicità degli estratti è stata valutata su cellule cancerose e normali, rivelando che l&#8217;estratto di etanolo è particolarmente efficace contro alcuni tipi di melanoma senza influire sulle cellule sane. Inoltre, l&#8217;estratto di etanolo interferisce con l&#8217;organizzazione dei microtubuli, portando alla morte apoptotica delle cellule tumorali.</p>
<p>Cicerchie à Con il 58% di acidi grassi polinsaturi, la cicerchia si distingue come un alimento incontaminato ricco di composti benefici per la salute umana. È unica per la presenza di l-omoarginina, un aminoacido associato al trattamento di malattie cardiovascolari e al superamento delle conseguenze dell&#8217;ipossia. Questo legume offre un profilo aminoacidico unico, ricco di lisina e con una carenza di aminoacidi essenziali contenenti zolfo. Nonostante il suo valore nutrizionale, è importante notare che il consumo eccessivo di cicerchie può portare a malattie neurodegenerative a causa del suo contenuto di β-ODAP, anche se recenti studi suggeriscono potenziali proprietà terapeutiche di questo metabolita vegetale.</p>
<p><strong>Fabbisogno giornaliero</strong></p>
<p>Acidi grassi polinsaturi = almeno 12 g/die (5 – 10% dell’energia totale della giornata)</p>
<p>L-omoarginina = valori in letteratura compresi tra i 3 – 20 mg/die</p>
<p>Lisina = 12 mg/kg di peso corporeo/die</p>
<p>Lupini à I semi di lupino rappresentano una fonte adeguata di proteine, fibre alimentari, aminoacidi essenziali, minerali e antiossidanti come tocoferolo e polifenoli. Con ridotto contenuto in amido e fitoestrogeni, questi legumi sono una scelta nutrizionale ottimale. Una dose di 25 g/die di proteine presenti nei lupini ha dimostrato di ridurre il colesterolo plasmatico e aumentare l&#8217;emissione di colesterolo nelle feci, contribuendo a ridurre il rischio cardiovascolare. In particolare, la γ-conglutina, una componente proteica dei semi di lupini, in dosi di 50 mg/die, evidenzia benefici nel controllo del peso corporeo e della glicemia in soggetti iperglicemici.</p>
<p><strong>Fabbisogno giornaliero</strong></p>
<p>α-Tocoferolo = 6.2 mg/die</p>
<p>Arachidi à Le arachidi sono ricche di composti bioattivi come resveratrolo, β-sitosterolo, procianidine, acido oleico e arachidine. Questi elementi non solo sono responsabili delle proprietà organolettiche, ma offrono anche benefici significativi per la salute. Il resveratrolo, un potente antiossidante, contribuisce a contrastare lo stress ossidativo e supportare la salute cardiaca. Inoltre, l&#8217;acido oleico, un grasso monoinsaturo, può favorire la riduzione del colesterolo. Per le loro caratteristiche nutraceutiche, le arachidi hanno quindi il potenziale di affrontare malattie come il cancro, le malattie cardiovascolari, il diabete e lo stress ossidativo.</p>
<p><strong>Fabbisogno giornaliero</strong></p>
<p>Resveratrolo = 200/400 mg/die</p>
<p>Fitosteroli = dose massima 3 g/die</p>
<p>Acido linoleico = 10 g/die</p>
<p>Acidi grassi monoinsaturi = 10 – 15% dell’energia totale della giornata</p>
<p>Soia à &#8220;La soia, oltre a essere una fonte nutriente di proteine, è ricco di componenti bioattivi. Gli isoflavoni, tra cui daidzeina, genisteina e S-equoloe, conferiscono proprietà antiossidanti e antinfiammatorie e contribuiscono a ridurre il rischio di malattie cardiache e alcuni tipi di cancro. Inoltre, le donne in postmenopausa possono trovare sollievo dai sintomi grazie agli effetti simili agli estrogeni degli isoflavoni.</p>
<p><strong>Fabbisogno giornaliero</strong></p>
<p>Isoflavoni = dose massima 80 mg/die</p>
<p>Carrube à Le carrube, ricche di fitocomposti, si rivelano una vera e propria miniera di salute. Tra questi componenti, spiccano la quercitina, il kaempferolo, l&#8217;acido gallico e l&#8217;acido cumarico. La quercitina, nota per le sue proprietà antiossidanti e antiinfiammatorie, offre un sostegno nel contrastare stress ossidativo, infiammazione ed invecchiamento cellulare. Allo stesso tempo, L&#8217;acido cumarico è associato a effetti positivi sul sistema cardiovascolare, contribuendo a mantenere la salute del cuore. Questi composti, insieme ad altri polifenoli e flavonoidi presenti nelle carrube, conferiscono a questa pianta proprietà antipertensive, antidepressive, antiobesità e antiiperglicemiche.</p>
<p><strong>Fabbisogno giornaliero</strong></p>
<p>Quercitina = 400 – 1000 mg/die</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>All’interno del guscio: proprietà nutrizionali e usi in cucina delle uova</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/allinterno-del-guscio-proprieta-nutrizionali-e-usi-in-cucina-delle-uova/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Apr 2024 10:39:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[All’interno del guscio: proprietà nutrizionali e usi in cucina delle uova]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4019</guid>

					<description><![CDATA[All’interno del guscio: proprietà nutrizionali e usi in cucina delle uova Le uova sono da sempre un pilastro della dieta umana e sono apprezzate non solo per la versatilità culinaria, ma anche per le eccezionali proprietà nutrizionali. Questi piccoli scrigni dorati sono ricchi di proteine, vitamine e minerali essenziali, contribuendo in modo significativo ad una [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="font-size: 18pt;">All’interno del guscio: proprietà nutrizionali e usi in cucina delle uova</span></strong></p>
<p>Le uova sono da sempre un pilastro della dieta umana e sono apprezzate non solo per la versatilità culinaria, ma anche per le eccezionali proprietà nutrizionali. Questi piccoli scrigni dorati sono ricchi di proteine, vitamine e minerali essenziali, contribuendo in modo significativo ad una dieta equilibrata. Osservando un uovo, è immediatamente evidente la sua distintiva conformazione, contraddistinta dall’albume (bianco) e dal tuorlo (rosso), la differenza esteriore tra di essi, riflette anche una composizione nutrizionale differente.</p>
<table>
<tbody>
<tr>
<td colspan="2" width="208"><strong>Valori nutrizionali per 100 g </strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="104"><strong>Energia </strong></td>
<td width="104">128 kcal</td>
</tr>
<tr>
<td width="104"><strong>Proteine </strong></td>
<td width="104">12.4 g</td>
</tr>
<tr>
<td width="104"><strong>Lipidi </strong></td>
<td width="104">8.7 g</td>
</tr>
<tr>
<td width="104"><strong>Colesterolo</strong></td>
<td width="104">358 mg</td>
</tr>
<tr>
<td width="104"><strong>Saturi </strong></td>
<td width="104">45.5%</td>
</tr>
<tr>
<td width="104"><strong>Monoinsaturi </strong></td>
<td width="104">37.07%</td>
</tr>
<tr>
<td width="104"><strong>Polinsaturi</strong></td>
<td width="104">18.1%</td>
</tr>
<tr>
<td width="104"><strong>Carboidrati </strong></td>
<td width="104">Tracce</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Le uova sono conosciute per essere una delle migliori fonti di proteine di alta qualità, non a caso nella valutazione del valore biologico di un alimento si utilizza come paragone il profilo amminoacidico delle uova, proprio perché contengono tutti gli amminoacidi essenziali, fra cui gli amminoacidi solforati.</p>
<p>Anche l’aspetto lipidico delle uova è molto ampio, concentrato soprattutto a livello del tuorlo. Analizzando la loro composizione possiamo osservare un contenuto del 65% di trigliceridi, 30% da fosfolipidi, fra cui lecitina e colina, e per il 5% dal colesterolo.  Lecitina e colina hanno un ruolo fondamentale nella salute dell’organismo, in quanto partecipano alla formazione delle membrane cellulari, inoltre la lecitina è impiegata anche nel trasporto e nella formazione del colesterolo HDL.</p>
<p>In termini di contenuto vitaminico possiamo apprezzare alti livelli di vitamina A e di vitamine del gruppo B fra cui Riboflavina, Piridossina, Acido Folico, Cobalamina (B<sub>12</sub>), tutte svolgono un ruolo cruciale nel metabolismo, produzione di energia e salute del sistema nervoso. Per quanto riguarda i minerali, le uova sono ricche di ferro, zinco, selenio e fosforo.</p>
<p>Le uova vengono considerate pertanto un alimento completo ed anche abbastanza digeribile, e sono ben tollerate dalla maggior parte delle persone. Questa facilità di digestione dipende proprio dalla combinazione di proteine dell’albume e dei grassi e nutrienti presenti all’interno del tuorlo. E’da considerare che il sistema di cottura delle uova può incidere sulla loro digeribilità, inteso proprio nel tempo di transito gastrico. Ad esempio le uova alla coque o in camicia hanno dei tempi di digestione più rapidi rispetto ad un uovo sodo. Questa differenza di velocità di svuotamento gastrico dipende dalle trasformazioni chimiche che avvengono sulle sostanze nutrizionale dopo l’esposizione al calore, infatti è stato osservato come la massima digeribilità è posseduta dal tuorlo crudo e dall’albume coagulato. Pertanto l’optimum di cottura consiste in una breve immersione di 3-5 minuti nell’acqua bollente con o senza guscio. Tipologie di preparazioni che prevedono l’impiego di lipidi di condimento (olio, burro), come la frittata, o che prevedono un’immersione prolungata, come per l’uovo sodo, hanno per tanto un tempo di digestione più lungo.</p>
<h3><strong><em>Come cucinare le uova?</em></strong></h3>
<h3>&#8211; <strong><em>In padella</em></strong></h3>
<p>Scegliendo questo tipo di cottura, il risultato che possiamo ottenere è vario, dalle uova al tegamino, strapazzate o la classica frittata.  L’uovo al tegamino o occhio di bue è un piatto veloce e gustoso, basterà rompere l’uovo in padella e cuocere per 2-3 minuti. Per una frittata le uova ben sbattute vengono lasciate cuocere con un coperchio in un padellino, mentre per le uova strapazzate sarà necessario mescolarle durante la cottura, per 30-40 secondi.</p>
<h3>&#8211; <strong><em>In acqua bollente</em></strong></h3>
<p>A seconda del risultato che vogliamo ottenere, cambia la tecnica e i tempi di cottura. Per un uovo in camicia serve aprire l’uovo in un piattino ed immergerlo delicatamente in acqua bollente dopo aver creato un vortice. Se si vuole un uovo ben cotto, come l’uovo sodo, bisogna immergerlo per intero in acqua fredda e lasciarlo cuocere per 8-10 minuti dall’ebollizione, mentre per un uovo dal cuore cremoso, alla couque, basterà attendere 3 minuti dal momento dell’ebollizione.</p>
<h3>&#8211;<strong><em>Al forno </em></strong></h3>
<p>La cottura di può svolgere direttamente in una cocotte o all’interno di una teglia con dell’acqua, per una cottura a bagnomaria. Basterà portare il forno a 180°, cuocere l’uovo per 15 minuti se a bagnomaria oppure per 5 minuti se nella cocotte.</p>
<h3>&#8211;<strong><em>Al microonde </em></strong></h3>
<p>Con questa tipologia di cottura si può realizzare una frittata, semplicemente inserendo l’uovo sbattuto in un piatto nel microonde con un coperchio di carta, e mandarlo alla massima potenza per 45sec. Se si vogliono delle uova sode è importante fare un piccolo foro prima di avviare la cottura, altrimenti il risultato sarà esplosivo!</p>
<p>Ovviamente è da tenere ben presente l’aspetto di un consumo sicuro, in quanto le uova oltre ad essere un alimento ricco di nutrienti e sostanze benefiche per l’organismo, possono rappresentare anche un rischio per la nostra salute, in termini di contaminazione da parte di patogeni. Chi non ricorda l’uovo sbattuto della nonna, preparato con le uova fresche della propria gallina? Buonissimo…ma pericolosissimo! Meglio pastorizzarle. Nel momento del consumo, se decidessimo di optare per una cottura più breve, è bene che le uova siano fresche e che presentino un guscio intatto, altrimenti risulta necessaria una cottura molto più accurata.</p>
<h3><strong><em>Utilizzo in cucina: </em></strong></h3>
<p>In cucina le uova sono uno degli alimenti ed ingrediente più versatile, poiché può essere impiegato in differenti preparazioni culinarie per migliorare la consistenza e il sapore dei piatti.  Spesso le uova vengono utilizzate come legante ed addensante in ricette per torte, biscotti e pancake, proprio perché l’albume ricco di proteine aiuta a stabilizzare la struttura della preparazione, conferendo una consistenza soffice e leggera. In molti impasti le uova sono l’ingrediente principale, come per la pasta fresca, gnocchi o pasta frolla. In altre preparazioni sono fondamentali per il loro potere emulsionante, come salse e condimenti, per ottenere consistenze cremose ed omogenee. Da non dimenticare lo zabaione e la crema alcolica come lo Zabov, dove le uova, con la loro consistenza cremosa e ricca, ne sono protagoniste.</p>
<p><strong><em>Pancake</em></strong></p>
<ul>
<li>1 uovo</li>
<li>2 cucchiai di zucchero</li>
<li>1 tazza di farina</li>
<li>1 yogurt</li>
<li>½ cucchiaino di bicarbonato</li>
<li>1 cucchiaino di olio di semi di girasole</li>
</ul>
<p>In una ciotola sbattere l’uovo con lo zucchero, fino ad ottenere una consistenza spumosa; successivamente aggiungere lo yogurt e l’olio ed amalgamare; in ultimo aggiungere le polveri e rendere il composto omogeneo. Scaldare sul fuoco un pentolino leggermente oliato, e versare con un mestolo parte del composto; quando si saranno formate delle bolle, girare il pancake e lasciar terminare la cottura.</p>
<p><strong><em>Quiche Lorraine</em></strong></p>
<ul>
<li>2 uova intere</li>
<li>1 tuorlo</li>
<li>150g di Groviera</li>
<li>50 ml di latte intero</li>
<li>2 zucchine</li>
<li>1 scalogno</li>
<li>Sale e pepe q.b</li>
<li>Noce moscata</li>
<li>Pasta brisè</li>
</ul>
<p>Sbattere insieme le uova e il tuorlo, aggiungendo poco alla volta il latte; dopo aver ottenuto un composto omogeneo, aggiungere la groviera a cubetti, lo scalogno e le zucchine (precedentemente grattugiate ed asciugate); Aggiungere un pizzico di sale, pepe e noce moscata e mescolare. In una teglia da forno posizionare la pasta brisè e successivamente versare il composto; cuocere in forno per</p>
<p><strong><em>Omelette </em></strong></p>
<ul>
<li>3 uova</li>
<li>¼ di tazza di latte</li>
<li>½ cipolla</li>
<li>1 peperone</li>
<li>1 pomodoro</li>
<li>50g di spinaci freschi</li>
<li>20g di parmigiano grattugiato</li>
<li>Olio evo q.b</li>
<li>Sale e pepe q.b</li>
</ul>
<p>In una ciotola sbattere le uova con il latte, aggiungere il parmigiano ed aggiustare di sale e pepe; in una padella antiaderente ben oliata far rosolare le verdure precedentemente tagliate a cubetti, aggiungere in ultimi gli spinaci, e appena si saranno appassiti, aggiungere il composto di uova e latte; coprire con il coperchio per far rassodare il composto, e successivamente girare per far terminare la cottura.</p>
<p><strong><em>Crema pasticcera</em></strong></p>
<ul>
<li>4 tuorli d’uovo</li>
<li>500ml di latte intero</li>
<li>100g di zucchero</li>
<li>40g di farina</li>
<li>1 limone con buccia edibile</li>
</ul>
<p>Sbattere in una ciotola i tuorli d’uovo con lo zucchero, fino ad ottenere un composto cremoso; aggiungere la farina setacciata e mescolare per evitare la formazione dei grumi; nel frattempo in un pentolino scaldare il latte con la buccia di limone; raggiunto il bollore, togliere il latte dal fuoco e versare il composto di uova e mescolare costantemente, per evitare che le uova si cuociano;  portare di nuovo sul fuoco, ad intensità medio-bassa continuando a mescolare finché la crema non si addensa; una volta addensata rimuovere dal fuoco, mescolare per un paio di minuti e trasferire la crema di una ciotola; lasciar freddare a temperatura ambiente prima di mettere in frigorifero.</p>
<p><strong><em>Maionese</em></strong></p>
<ul>
<li>2 tuorli freschi a temperatura ambiente</li>
<li>250ml di olio di semi</li>
<li>Succo di 1 limone</li>
<li>1 + ½ cucchiaino di aceto</li>
<li>Pepe nero e sale q.b</li>
</ul>
<p>Disporre i tuorli in una ciotola dai bordi alti, aggiungere qualche goccia di succo di limone, ed iniziare a frustrarli leggermente con uno sbattitore elettrico, a velocità media, per far prendere corpo ai tuorli. Versare a filo l’olio, a più riprese aspettando che si sia incorporato poco alla volta, per evitare di far “impazzire” la maionese.  Quando il composto avrà raggiunto una consistenza piuttosto densa, diluire lentamente con il succo di limone, e terminare sempre poco per volta l’aggiunta dell’olio. Quando la maionese è montata aggiungere un po&#8217; di sale di pepe, e un cucchiaino e mezzo di aceto, mescolando sempre con lo sbattitore</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L’influenza positiva della Dieta Mediterranea sulla salute cardiovascolare</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/linfluenza-positiva-della-dieta-mediterranea-sulla-salute-cardiovascolare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Apr 2024 07:56:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<category><![CDATA[Dieta Mediterranea sulla salute cardiovascolare]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3999</guid>

					<description><![CDATA[L’influenza positiva della Dieta Mediterranea sulla salute cardiovascolare Le malattie cardiovascolari comprendono un gruppo di disturbi e patologie a carico del cuore e dei vasi sanguigni, rappresentando una delle principali cause di morbilità e mortalità a livello globale. di Rolando Bolognino Le malattie cardiovascolari comprendono un gruppo di disturbi e patologie a carico del cuore [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>L’influenza positiva della Dieta Mediterranea sulla salute cardiovascolare</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Le malattie cardiovascolari comprendono un gruppo di disturbi e patologie a carico del cuore e dei vasi sanguigni, rappresentando una delle principali cause di morbilità e mortalità a livello globale.</span></p>
<p><strong>di Rolando Bolognino</strong></p>
<p>Le malattie cardiovascolari comprendono un gruppo di disturbi e patologie a carico del cuore e dei vasi sanguigni, rappresentando una delle principali cause di morbilità e mortalità a livello globale.</p>
<p>Circa 17,9 milioni di persone muoiono ogni anno a causa di malattie cardiovascolari, pari a circa il 32% di tutti i decessi, e si stima che oltre l’80% dei decessi dovuti a malattie cardiovascolari avvenga</p>
<p>nei paesi a basso e medio reddito.</p>
<p>Fra queste patologie ricorrono condizioni come l’infarto del miocardio, l’ictus, l’insufficienza cardiaca, angina pectoris e malattie vascolari periferiche. Le malattie cardiovascolari hanno una base multifattoriale, la genetica, il sesso e l’età sono fattori definiti immodificabili, mente lo stile di vita, il fumo e lo stress sono fattori modificabili che possono aumentare il rischio di insorgenza.</p>
<p>Le cattive abitudini alimentari costituiscono uno degli stili di vita più malsani in termini di morbilità e mortalità per malattie cardiovascolari e causano circa 10 milioni di morti in tutto il mondo.</p>
<p>Condizioni quali ipertensione, diabete e ipercolesterolemia sono direttamente influenzabili dall’alimentazione e si correlano a condizioni di obesità. La base delle malattie cardiovascolari è spesso rappresentata da processi aterosclerotici, condizione patologica che si registra a carico dei vasi sanguigni di medio e grosso calibro, dovuto all’accumulo di lipidi e globuli bianchi (formanti placche aterosclerotiche), che irrigidiscono la parete più interna del letto vascolare (intima) e ne diminuiscono l’elasticità. Nel momento in cui avviene la rottura delle placche, queste entrano nel torrente ematico e possono formare coaguli, causando un’interruzione del flusso di sangue, oppure embolie in cui i frammenti della placca vanno ad occludere arterie minori. L’obesità è uno dei fattori predisponenti l’incidente cardiovascolare, in quanto il tessuto adiposo non è unicamente un sito di accumulo di grasso, ma si comporta come un organo endocrino capace di produrre citochine infiammatorie (tra cui IL-6 e TNF-Alfa, resistina). Risulta evidente come l’alimentazione abbia un ruolo cruciale sia nella prevenzione ma anche nella gestione delle malattie cardiovascolari.</p>
<p>Diversi sono stati gli studi condotti riguardo l’influenza dei nutrienti sulla malattia cardiovascolare, e le numerose e concordi evidenze scientifiche sostengono che:</p>
<ul>
<li>Sostituire gli acidi grassi saturi e trans insaturi con acidi grassi mono- e polinsaturi può avere effetti positivi per prevenire e ridurre il rischio di malattia coronarica;</li>
<li>L’indice glicemico può essere usato come indicatore della qualità dei carboidrati in relazione alle malattie cardiovascolari, quindi è importante prestare attenzione alle fonti e alle tipologie di carboidrati, come zucchero, amido e fibra, e non ai carboidrati in generale;</li>
<li>Prediligere o inserire nella propria alimentazione le proteine vegetali, può diminuire il rischio di malattie cardiovascolari e di mortalità;</li>
<li>Il consumo di fibra è associato ad un miglioramento dei fattori di rischio cardiovascolari;</li>
<li>L’apporto di elevate quantità di sodio può compromettere la pressione sanguigna, la sua diminuzione può avere degli effetti positivi;</li>
<li>Il consumo di bevande zuccherate (tè, energy drink, succhi di frutta) può compromettere il profilo cardio-metabolico;</li>
<li>L’aumento del consumo di frutta secca è correlato con un miglioramento del rischio di malattia cardiaca.</li>
</ul>
<p>Da una recente revisione della letteratura, emerge come la dieta mediterranea sia una delle diete più studiate per la salute cardiovascolare. Studi come il Lyon Diet Heart Study, il Seven Country Study e lo studio Predimed hanno dimostrato che una maggiore aderenza alla dieta mediterranea conferisce effetti protettivi nel ridurre il tasso di recidiva di infarto al miocardio e i rischi di malattia coronarica ed ictus. Le linee guida per la prevenzione del rischio cardiovascolare dell’European Society of Cardiology e dell’American Heart Association concordano sull’aderenza alla dieta mediterranea per poter prevenire e trattare le malattie cardiovascolari.</p>
<p><strong><em>I punti di forza della dieta mediterranea:</em></strong></p>
<ul>
<li>Elevato consumo di alimenti di origine vegetale, come frutta, verdura (ricchi in vitamine ad azione antiossidante come la A, C ed E contrasta la flogosi dovuta all’ossidazione delle placche lipidiche), cereali integrali e legumi (ricchi in fitosteroli);</li>
<li>Alto contenuto di acidi grassi monoinsaturi e polinsaturi e basso contenuto di acidi grassi saturi e acidi grassi trans, conferito dal consumo di Olio EVO, frutta secca e consumo di pesce azzurro;</li>
<li>Ridotto apporto di proteine animali, soprattutto da carne rossa, in quanto viene preferito il consumo di carni bianche e legumi;</li>
<li>Consumo frequente di pesce, che contribuisce a tenere alti i livelli di omega-3, che svolgono una funzione antinfiammatoria, antiaggregante e vaso protettiva; in tal modo si ristabilisce il rapporto acidi grassi ω6/ ω3, cosi da riequilibrare lo stato infiammatorio;</li>
<li>Ridotto consumo di alimenti conservati, che permette di limitare anche l’assunzione di sodio; di fatti si raccomanda un moderato consumo di sodio pari a 2gr/die, che corrispondono a 5gr di sale (nei soggetti ipertesi &lt;4gr/die).</li>
</ul>
<p>I vantaggi che si possono ricavare dall’aderenza alla dieta mediterranea derivano da una sinergia dei vari componenti benefici di tale modello alimentare. Sicuramente bisogna associare ad un corretto stile alimentare anche un corretto stile di vita, mantenendosi attivi e favorire delle abitudini positive.</p>
<p>Ma come possiamo portare a tavola queste indicazioni? Vediamo insieme qualche ricetta facile e sfiziosa che ci può aiutare nel salvaguardare la salute del cuore.</p>
<h3><strong><em>Salmone al cartoccio con finocchi e arance</em></strong></h3>
<p>Ingredienti per 2 persone:</p>
<ul>
<li>2 tranci di salmone da 150 gr</li>
<li>2 finocchi</li>
<li>2 arance</li>
<li>Erba cipollina</li>
<li>Pepe</li>
<li>Olio evo</li>
</ul>
<p>Pulire il salmone da eventuali spine e lasciare marinare per un paio d’ore nel succo di arancia con pepe ed erba cipollina. Nel frattempo pulire i finocchi e affettarli il più sottile possibile, condire con un filo d’olio. Pulire i finocchi ed affettarli il più sottile possibile e condirli con olio extravergine di oliva e un pizzico di sale. Al termine della marinatura tagliare un rettangolo di carta forno per ogni trancio di salmone, legare le due estremità dello spago da cucina; disporre all’interno prima i finocchi e poi il salmone, ricoprire con un po&#8217; di succo d’arancia. Utilizzare una vaporiera, quando l’acqua avrà raggiunto il bollore, adagiare nel cestello i cartocci e lasciar cuocere per 20-25 minuti.</p>
<h3><strong><em>Zuppa cereali e legumi con cavolo nero</em></strong></h3>
<p>Ingredienti per 4 persone:</p>
<ul>
<li>250 gr di farro</li>
<li>200 gr di lenticchie secche decorticate</li>
<li>1 cavolo nero</li>
<li>Mezza zucca</li>
<li>Olio Evo</li>
<li>Pepe q.b</li>
</ul>
<p>Dopo aver lavato e tenuto in acqua per una notte i legumi e il farro, versarli in una pentola e ricoprirli con acqua, aggiungere un pugnetto di sale grosso ed iniziare la cottura. Dopo 50 minuti aggiungere la zucca tagliata a cubetti e le foglie di cavolo nero ben pulite e tagliate grossolanamente. Se necessario aggiungere altra acqua e lasciare cuocere per altri 30 minuti. La zuppa dovrà avere una consistenza cremosa, non deve essere né troppo asciutta né troppo liquida. Servire con una spolverata di pepe e un giro di olio evo a crudo.</p>
<h3><strong><em>Misticanza mediterranea di alici</em></strong></h3>
<p>Ingredienti per 2 persone</p>
<ul>
<li>200gr di rucola</li>
<li>2 pere mature</li>
<li>200 gr di filetti di acciughe fresche, pulite</li>
<li>20gr di olive taggiasche</li>
<li>Olio evo</li>
<li>Succo di limone</li>
</ul>
<p>In una grande ciotola unire la rucola, la pera tagliata a tocchetti, i filetti di acciughe precedentemente puliti e marinati nel succo di limone, e le olive taggiasche. Aggiungere 3 cucchiaini di olio ed amalgamare tutti gli ingredienti.</p>
<h3><strong><em>Insalata estiva </em></strong></h3>
<p>Ingredienti per 4 persone</p>
<ul>
<li>400gr di ceci lessi</li>
<li>2 cetrioli</li>
<li>3 pomodori grappolo</li>
<li>2 cucchiai di succo di limone</li>
<li>Erba cipollina</li>
<li>Olio evo</li>
</ul>
<p>Lavare accuratamente i cetrioli e rimuovere le estremità, e tagliarli a dadini, allo stesso modo pulire i pomodori e tagliarli a spicchi. Unire le verdure in una ciotola, ed aggiungere i ceci già lessati (se usati quelli in barattolo si consiglia di lavarmi accuratamente sotto l’acqua). Condire con il succo di limone e un giro d’olio. Sminuzzare l’erba cipollina e aggiustare di sale. Amalgamare gli ingredienti e servire.</p>
<p><strong>Bibliografia</strong></p>
<p>Chen W, Zhang S, Hu X, Chen F, Li D. A Review of Healthy Dietary Choices for Cardiovascular Disease: From Individual Nutrients and Foods to Dietary Patterns. Nutrients. 2023 Nov 23;15(23):4898.</p>
<p>Chen Z., Glisic M., Song M., Aliahmad H.A., Zhang X., Moumdjian A.C., Gonzalez-Jaramillo V., van der Schaft N., Bramer W.M., Ikram M.A., et al. Dietary protein intake and all-cause and cause-specific mortality: Results from the Rotterdam Study and a meta-analysis of prospective cohort studies. Eur. J. Epidemiol. 2020;35:411–429.</p>
<p>Delgado-Lista J, Alcala-Diaz JF, Torres-Peña JD, Quintana-Navarro GM, Fuentes F, Garcia-Rios A, Ortiz-Morales AM, Gonzalez-Requero AI, Perez-Caballero AI, Yubero-Serrano EM, Rangel-Zuñiga OA, Camargo A, Rodriguez-Cantalejo F, Lopez-Segura F, Badimon L, Ordovas JM, Perez-Jimenez F, Perez-Martinez P, Lopez-Miranda J; CORDIOPREV Investigators. Long-term secondary prevention of cardiovascular disease with a Mediterranean diet and a low-fat diet (CORDIOPREV): a randomised controlled trial. Lancet. 2022 May 14;399(10338):1876-1885.</p>
<p>Estruch R., Ros E., Salas-Salvadó J., Covas M.I., Corella D., Arós F., Gómez-Gracia E., Ruiz-Gutiérrez V., Fiol M., Lapetra J., et al. Primary Prevention of Cardiovascular Disease with a Mediterranean Diet Supplemented with Extra-Virgin Olive Oil or Nuts. N. Engl. J. Med. 2018;378:e34. doi: 10.1056/NEJMoa1800389</p>
<p>Guasch-Ferré M., Babio N., Martínez-González M.A., Corella D., Ros E., Martín-Peláez S., Estruch R., Arós F., Gómez-Gracia E., Fiol M., et al. Dietary fat intake and risk of cardiovascular disease and all-cause mortality in a population at high risk of cardiovascular disease. Am. J. Clin. Nutr. 2015;102:1563–1573.</p>
<p>Kushi L.H., Folsom A.R., Prineas R.J., Mink P.J., Wu Y., Bostick R.M. Dietary antioxidant vitamins and death from coronary heart disease in postmenopausal women. N. Engl. J. Med. 1996;334:1156–1162.</p>
<p>Lichtenstein AH, Appel LJ, Vadiveloo M, Hu FB, Kris-Etherton PM, Rebholz CM, Sacks FM, Thorndike AN, Van Horn L, Wylie-Rosett J. 2021 Dietary Guidance to Improve Cardiovascular Health: A Scientific Statement From the American Heart Association. Circulation. 2021 Dec 7;144(23):e472-e487.</p>
<p>Mirrahimi A., de Souza R.J., Chiavaroli L., Sievenpiper J.L., Beyene J., Hanley A.J., Augustin L.S., Kendall C.W., Jenkins D.J. Associations of glycemic index and load with coronary heart disease events: A systematic review and meta-analysis of prospective cohorts. J. Am. Heart Assoc. 2012;1:e000752. doi: 10.1161/JAHA.112.000752</p>
<p>Visseren FLJ, Mach F, Smulders YM, Carballo D, Koskinas KC, Bäck M, Benetos A, Biffi A, Boavida JM, Capodanno D, Cosyns B, Crawford C, Davos CH, Desormais I, Di Angelantonio E, Franco OH, Halvorsen S, Hobbs FDR, Hollander M, Jankowska EA, Michal M, Sacco S, Sattar N, Tokgozoglu L, Tonstad S, Tsioufis KP, van Dis I, van Gelder IC, Wanner C, Williams B; ESC National Cardiac Societies; ESC Scientific Document Group. 2021 ESC Guidelines on cardiovascular disease prevention in clinical practice. Eur Heart J. 2021 Sep 7;42(34):3227-3337.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Alimentazione e sonno: il binomio per una notte Rigenerante</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/alimentazione-e-sonno-il-binomio-per-una-notte-rigenerante/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Mar 2024 09:00:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[Alimentazione e sonno: il binomio per una notte Rigenerante]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4065</guid>

					<description><![CDATA[Alimentazione e sonno: il binomio per una notte Rigenerante  Cosa mangi influisce su come dormi: come le scelte alimentari influenzano il sonno e il risveglio Di GLAUCO RAFFAELLI L&#8217;importanza di una dieta sana per il nostro benessere è ormai un concetto radicato nella nostra società. Tuttavia, ciò che potrebbe sorprendere molti è il ruolo cruciale [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="font-size: 18pt;">Alimentazione e sonno: il binomio per una notte Rigenerante </span></strong></p>
<h5>Cosa mangi influisce su come dormi: come le scelte alimentari influenzano il sonno e il risveglio</h5>
<p>Di <strong>GLAUCO RAFFAELLI</strong></p>
<p>L&#8217;importanza di una dieta sana per il nostro benessere è ormai un concetto radicato nella nostra società. Tuttavia, ciò che potrebbe sorprendere molti è il ruolo cruciale che l&#8217;alimentazione gioca anche nel regolare il sonno. Il ritmo circadiano, il ciclo biologico di 24 ore che regola i nostri processi fisiologici, è influenzato sia da fattori genetici che dall&#8217;ambiente esterno, tra cui la nostra dieta.<br />
Un aspetto cruciale da considerare per migliorare la qualità del sonno è il livello di glucosio nel sangue. Alimenti che includono zuccheri raffinati possono causare repentini aumenti seguiti da altrettanto rapidi cali nella glicemia, con possibili impatti negativi sul sonno. Sebbene alcune ricerche suggeriscano che pasti ad alto contenuto di carboidrati possano facilitare il sonno, un consumo eccessivo potrebbe invece produrre l&#8217;effetto contrario. I grassi costituiscono un altro elemento significativo da considerare per la qualità del sonno. Mentre i grassi saturi sono correlati a un aumento del rischio di malattie cardiovascolari e diabete, i grassi polinsaturi, presenti ad esempio nel pesce, offrono una protezione contro tali disturbi e possono migliorare la qualità del sonno. Infine, è importante considerare anche il ruolo degli aminoacidi, i quali producono sostanze chimiche cerebrali che influenzano i nostri cicli sonno-veglia. Tra questi, il triptofano emerge come un precursore cruciale della serotonina, un neurotrasmettitore fondamentale per il regolare sonno. Alimenti ricchi di triptofano, come tacchino, pollo, pesce, uova, latticini, noci e semi, possono svolgere un ruolo significativo nel promuovere un sonno rigenerante. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32684833/<br />
In conclusione, l&#8217;alimentazione gioca un ruolo cruciale nel favorire un sonno sano e riposante. Risulta evidente che seguire una dieta bilanciata può essere un valido strumento nella gestione dei disturbi del sonno e nel mantenimento della salute generale. Inoltre, adottare un regolare schema alimentare e uno stile di vita sano, che includa una dieta equilibrata e regolare attività fisica, può contribuire a migliorare la qualità complessiva del sonno e favorire una migliore alternanza tra veglia e sonno durante il periodo di riadattamento.</p>
<p>Tags<br />
Sonno, dieta, alimentazione</p>
<p>Bibliografia<br />
Zhao M, Tuo H, Wang S, Zhao L. The Effects of Dietary Nutrition on Sleep and Sleep Disorders. Mediators Inflamm.<br />
2020 Jun 25;2020:3142874. doi: 10.1155/2020/3142874. PMID: 32684833; PMCID: PMC7334763.</p>
<p><strong> </strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Diabete e tumore al pancreas</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/diabete-e-tumore-al-pancreas/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Mar 2024 07:47:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Diabete e tumore al pancreas]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4005</guid>

					<description><![CDATA[Diabete e tumore al pancreas Compare prima il diabete o il tumore? di Erica Pizzocaro Il diabete di tipo 2 e il tumore al pancreas si influenzano reciprocamente, creando una relazione complessa che richiede una gestione clinica dall’approccio olistico. Questa associazione bidirezionale riflette una complessa interazione tra queste due condizioni: da un lato, il diabete [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Diabete e tumore al pancreas</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Compare prima il diabete o il tumore?</span></p>
<p><strong>di Erica Pizzocaro</strong></p>
<p>Il diabete di tipo 2 e il tumore al pancreas si influenzano reciprocamente, creando una relazione complessa che richiede una gestione clinica dall’approccio olistico. Questa associazione bidirezionale riflette una complessa interazione tra queste due condizioni: da un lato, il diabete è identificato come un fattore di rischio per lo sviluppo del tumore al pancreas e le persone con diabete di tipo 2 potrebbero presentare un aumentato rischio di sviluppare un tumore pancreatico rispetto a coloro senza diabete, pertanto il diabete di recente insorgenza può fungere da segnale precoce di un possibile tumore al pancreas. D&#8217;altra parte, la presenza di un tumore al pancreas potrebbe influenzare la capacità dell’organo di produrre insulina o altri ormoni che regolano il glucosio avendo un impatto sulla regolazione del glucosio nel sangue e contribuendo così allo sviluppo del diabete. Questa reciproca relazione sottolinea l&#8217;importanza di monitorare attentamente la salute del pancreas nei pazienti diabetici e viceversa, poiché le due condizioni possono influenzarsi reciprocamente. Questa interazione può manifestarsi attraverso diversi meccanismi, inclusi l&#8217;interferenza con la produzione di insulina, ormone prodotto dalle beta-cellule del pancreas endocrino, essenziale per il controllo glicemico, e la compromissione delle funzioni pancreatiche coinvolte nella regolazione metabolica. Il rischio di sviluppare il tumore al pancreas è generalmente maggiore nelle persone con diabete di tipo 2 di lunga durata. L&#8217;iperinsulinemia, comune nel diabete, è stata identificata come uno dei meccanismi che potrebbe contribuire al rischio elevato. Livelli elevati di insulina nel sangue, associati al diabete di tipo 2, possono promuovere la crescita cellulare e la proliferazione tumorale. Inoltre, l&#8217;insulina influisce sulla secrezione di fattori di crescita come l&#8217;Insulin-like Growth Factor-1 (IGF-1), che è coinvolto nei processi di divisione cellulare. Inoltre, il diabete di tipo 2 è spesso associato a uno stato infiammatorio cronico nel corpo. Questa infiammazione può contribuire alla progressione del tumore al pancreas, creando un ambiente favorevole alla crescita delle cellule tumorali.</p>
<p>In termini generali, il diabete può essere un sintomo precoce di un tumore al pancreas, ma non tutte le persone con diabete sviluppano un tumore pancreatico, e non tutti i tumori pancreatici causano il diabete. La complessità della relazione tra queste due condizioni rende difficile determinare quale si sviluppi per primo. È importante sottolineare che la presenza di diabete non significa automaticamente la presenza di un tumore al pancreas, ma comprendere questa bidirezionalità è essenziale per identificare i pazienti a rischio, sviluppare strategie preventive mirate e implementare un&#8217;adeguata gestione delle condizioni concomitanti.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Grano Senatore Cappelli: un tesoro nutrizionale per la salute umana</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/grano-senatore-cappelli-un-tesoro-nutrizionale-per-la-salute-umana/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Mar 2024 08:11:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Grani Antichi]]></category>
		<category><![CDATA[polifenoli.]]></category>
		<category><![CDATA[Senatore Cappelli]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4062</guid>

					<description><![CDATA[Grano Senatore Cappelli: un tesoro nutrizionale per la salute umana Alla scoperta delle potenziali proprietà nutraceutiche e salutari del Grano Senatore Cappelli nella dieta mediterranea tradizionale e moderna di Giada La Placa Il Grano Senatore Cappelli, una varietà antica e preziosa di grano duro, è stato oggetto di crescente interesse scientifico per i suoi potenziali [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Grano Senatore Cappelli: un tesoro nutrizionale per la salute umana</strong></span></p>
<p><strong>Alla scoperta delle potenziali proprietà nutraceutiche e salutari del Grano Senatore Cappelli nella dieta mediterranea tradizionale e moderna</strong></p>
<p><strong>di Giada La Placa</strong></p>
<p>Il Grano Senatore Cappelli, una varietà antica e preziosa di grano duro, è stato oggetto di crescente interesse scientifico per i suoi potenziali benefici per la salute umana. Come componente fondamentale della dieta mediterranea, il grano svolge un ruolo cruciale nella promozione della salute cardiovascolare e nella prevenzione di disturbi gastrointestinali e non solo.  La dieta mediterranea, rinomata per i suoi effetti benefici sulla salute, pone grande enfasi sull&#8217;uso del grano, principalmente sotto forma di pane e pasta.</p>
<p>Mentre il grano moderno, sviluppato dopo l&#8217;introduzione dei geni nanizzanti negli anni &#8217;50, domina il mercato, le varietà antiche, come il Grano Senatore Cappelli, emergono per le loro proprietà nutrizionali uniche.</p>
<p>Ricerche recenti, come lo studio condotto da Giacosa A. e il suo gruppo di lavoro <a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/35807959/">https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/35807959/</a> hanno evidenziato che il Grano Senatore Cappelli presenta un contenuto elevato di polifenoli, composti conosciuti per i loro effetti antiossidanti e benefici per la salute. In particolare, studi hanno dimostrato che il consumo di pasta ottenuta da questo grano antico può portare a variazioni favorevoli dei marcatori di aterosclerosi e una marcata riduzione dei sintomi gastrointestinali in soggetti non celiaci sensibili al glutine, nonostante le elevate quantità di glutine contenute, come dimostrato anche da Ianiro G et al, https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/30934747/.</p>
<p>Inoltre, nel 2022 uno studio condotto da Pugnaloni S. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/35016589/ ha anche analizzato l&#8217;indice glicemico (IG) e il contenuto di polifenoli della pasta Senatore Cappelli. I risultati hanno confermato la presenza di polifenoli e flavonoidi, con valori rispettivamente di 113,5 mg/100 g e 52,96 mg/100 g. Interessante notare che l&#8217;IG della pasta Senatore Cappelli varia a seconda della forma, con valori di circa 47,9 per il formato lungo e 68,5 per il formato corto.</p>
<p>Queste scoperte suggeriscono che il Grano Senatore Cappelli possa offrire molteplici benefici per la salute umana, grazie alla sua ricchezza di polifenoli e alle proprietà nutrizionali uniche. Ulteriori ricerche sono necessarie per confermare e approfondire questi risultati, ma le informazioni finora ottenute forniscono una solida base per l&#8217;integrazione di questo grano antico nelle diete personalizzate, promuovendo la salute e il benessere complessivo.</p>
<p>Il Grano Senatore Cappelli rappresenta un esempio eccellente di come la tradizione agricola antica possa offrire risposte moderne alle sfide della nutrizione e della salute, contribuendo alla promozione di stili di vita sani e sostenibili.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La Dieta Mediterranea: Un Viaggio Gustoso Verso la Sostenibilità</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/la-dieta-mediterranea-un-viaggio-gustoso-verso-la-sostenibilita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Mar 2024 07:43:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Diabete e tumore al pancreas]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4008</guid>

					<description><![CDATA[La Dieta Mediterranea: Un Viaggio Gustoso Verso la Sostenibilità Celebrata per nutrire il corpo e preservare la salute, la Dieta Mediterranea solleva ora un&#8217;altra domanda: le nostre scelte alimentari possono anche diventare un atto d&#8217;amore verso il nostro Pianeta? di Giulia Frank L&#8217;attenzione globale è sempre più rivolta alla salvaguardia del nostro pianeta, evidenziando come [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>La Dieta Mediterranea: Un Viaggio Gustoso Verso la Sostenibilità</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Celebrata per nutrire il corpo e preservare la salute, la Dieta Mediterranea solleva ora un&#8217;altra domanda: le nostre scelte alimentari possono anche diventare un atto d&#8217;amore verso il nostro Pianeta?</span></p>
<p><strong>di Giulia Frank</strong></p>
<p>L&#8217;attenzione globale è sempre più rivolta alla salvaguardia del nostro pianeta, evidenziando come la sostenibilità alimentare sia una leva cruciale per affrontare le sfide ambientali. Le nostre scelte alimentari quotidiane hanno un impatto profondo sulla salute del Pianeta, influenzando la qualità dell&#8217;aria, l&#8217;uso del suolo, la biodiversità e il cambiamento climatico. Non bisogna perciò tener conto solo della salubrità e qualità degli alimenti, ma anche delle implicazioni ambientali di ciò che mettiamo nei nostri piatti. In questo contesto, la Dieta Mediterranea si distingue come un esempio di alimentazione che non solo promuove la salute umana ma contribuisce anche alla salute del nostro Pianeta.</p>
<p>La Dieta Mediterranea, infatti, non solo promuove la convivialità, il riposo e l&#8217;attività fisica, ma incoraggiando l&#8217;abbondante consumo di frutta, verdura, cereali integrali, legumi e frutta secca, noti per il loro ridotto impatto ambientale, favorisce anche l&#8217;ambiente. La preferenza per le proteine vegetali, come legumi e frutta secca, risulta essere meno invasiva rispetto alle proteine animali. Durante la produzione alimentare vengono infatti rilasciate emissioni di diversi gas, tra cui l’Anidride Carbonica (impronta carbonica), e consumati litri di acqua (impronta idrica), che influenzano ovviamente l’equilibrio ambientale. Inoltre, la promozione dell&#8217;olio d&#8217;oliva extra vergine, ricco di antiossidanti, contribuisce a limitare l&#8217;uso di oli meno sostenibili.</p>
<p>In particolare, da uno studio condotto per indagare gli effetti della Dieta Mediterranea sulla salute degli italiani (<a href="https://www.mdpi.com/2072-6643/15/1/110">https://www.mdpi.com/2072-6643/15/1/110</a>), è stato evidenziato come la Dieta Mediterranea non solo riduca l’Indice di Massa Corporea (BMI), ma allo stesso tempo abbia effetti positivi sulla sostenibilità ambientale. Una più alta aderenza alla Dieta Mediterranea è stata infatti associata ad una minor impronta carbonica e ad una minor impronta idrica, rispetto a regimi alimentari non controllati. Inoltre, al punto di vista socioeconomico, una maggiore aderenza alla Dieta Mediterranea è stata correlata a costi settimanali ridotti per la spesa, inficiando quindi meno sul nostro portafoglio.</p>
<p>In conclusione, esplorando i legami tra ciò che mangiamo e l&#8217;ambiente che ci circonda, prediligendo la Dieta Mediterranea, possiamo intraprendere un viaggio verso scelte alimentari più consapevoli e sostenibili, sia per la nostra salute che per quella dell’ambiente.</p>
<p><strong>Tag: Dieta Mediterranea; sostenibilità alimentare; Pianeta; ambiente; scelte alimentari</strong></p>
<p>Bibliografia</p>
<p>Gualtieri P, Marchetti M, Frank G, Cianci R, Bigioni G, Colica C, Soldati L, Moia A, De Lorenzo A, Di Renzo L. Exploring the Sustainable Benefits of Adherence to the Mediterranean Diet during the COVID-19 Pandemic in Italy. Nutrients. 2022 Dec 26;15(1):110. doi: 10.3390/nu15010110. PMID: 36615768; PMCID: PMC9824251.</p>
<p>Link: <a href="https://www.mdpi.com/2072-6643/15/1/110">https://www.mdpi.com/2072-6643/15/1/110</a></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>MAI e poi MAI…</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/mai-e-poi-mai/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/mai-e-poi-mai/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Mar 2024 10:48:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3225</guid>

					<description><![CDATA[L’Indice di Adeguatezza Mediterranea (MAI) ci permette di verificare la corrispondenza della nostra alimentazione alla Dieta Mediterranea  di LAURA DI RENZO Valori di MAI maggiori di 15 corrispondono al 100% di adeguatezza mediterranea. 1982, il primo fast food in Italia segna l’inizio della riduzione del MAI. Oggi siamo a valori inferiori a 2, ma aumentare [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><span style="font-size: 18pt;"><strong>L’Indice di Adeguatezza Mediterranea (MAI) ci permette di verificare la corrispondenza</strong> <strong>della nostra</strong> <strong>alimentazione alla Dieta</strong> <strong>Mediterranea</strong></span></p>
<p style="text-align: left;"><strong> </strong><strong>di LAURA DI RENZO</strong></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: 14pt;">Valori di MAI maggiori di 15 corrispondono al 100% di adeguatezza mediterranea. 1982, il primo <em>fast food </em>in Italia segna l’inizio della riduzione del MAI. <em>Oggi siamo a valori inferiori a 2, ma </em>aumentare il MAI vuol dire proteggerci dalle malattie croniche (obesità, sindrome cardio-metabolica, malattie neurodegenerative, tumori), con conseguente riduzione delle spese sanitarie, ma anche aumentare il piacere della tavola.</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: 14pt;">Tra gli indicatori che oggi possediamo per valutare la qualità del nostro stile di vita e comprendere se la nostra alimentazione segue le indicazioni della <strong>Dieta Mediterranea</strong>, gli scienziati della Sezione di Nutrizione clinica e Nutrigenomica dell’Università degli studi di Roma Tor Vergata ci propongono, sulla base dei loro studi più recenti, <strong>l’Indice di Adeguatezza Mediterranea </strong>o IAM, meglio noto in inglese con l’acronimo <strong>MAI</strong>, <em>Mediterranean Adequacy Index</em>.</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: 14pt;">Elaborato a seguito dei risultati del <em>Seven Countries Study </em>dal Prof. <em>Flaminio Fidanza </em>e dalla Prof.ssa <em>Adalberta Adalberti Fidanza</em>, come un approccio a priori, il MAI si calcola dal rapporto (in termini calorici) tra alimenti tipici mediterranei negli anni ‘60 (quelli della coorte di <strong>Nicotera </strong>in Calabria) e quelli non tipici, costituita in quegli anni da una relativa abbondanza di pane, pasta, vegetali, frutta, olio extra vergine d’oliva, pesce, vino rosso e da moderate quantità di carne, latte e derivati, uova, zucchero, dolci e alcolici e il MAI aveva un valore medio aveva valori molto alti.</span></p>
<h3 style="text-align: left;"><span style="font-size: 14pt;"><strong>La transizione nutrizionale e il MAI</strong></span></h3>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: 14pt;">Più elevato è il MAI tanto più la Dieta è Mediterranea. Il MAI ci permette di verificare la corrispondenza della nostra alimentazione alla Dieta Mediterranea, ancor più di qualsiasi altro discutibile indicatore, come ad esempio il diffuso e oltremodo abusato PIL.</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: 14pt;">Negli anni ‘60 il MAI della popolazione di Nicotera, la prima corte italiana studiata <em>Seven Countries Study</em>, era mediamente di 9; il valore accettabile è pari a 5. Valori di <strong>MAI &gt;15 </strong>corrispondono al <strong>100% di adeguatezza mediterranea</strong>.</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: 14pt;">Con il <em>Seven Countries Study </em>si dimostra che l’aumento di 2.7 unità dell’indice MAI è associato ad una diminuzione di mortalità per patologie cardiovascolari del 26% in 20 anni e del 21 % in 40 anni.</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: 14pt;">Basti pensare che al progressivo peggioramento della qualità di salute, che si è registrato negli ultimi decenni nel Sud Italia, si associa una significativa riduzione del MAI, passando da un valore medio di 9 negli anni ’60, in cui basse erano le prevalenze di obesità e delle altre patologie cronico-degenerative, fino al valore medio di 2 dei nostri giorni. Uno studio presentato nel luglio del 2009 dall’Associazione Italiana Dietetica e Nutrizione Clinica e dall’Osservatorio Nutrizionale Grana Padano, confermava la tendenza all’allontanamento dalla Dieta Mediterranea. In Italia, infatti, l’Indice di Adeguatezza Mediterranea si attesta all’1,44.</span></p>
<h3 style="text-align: left;"><span style="font-size: 14pt;"><strong>Il primo fast food in Italia segna l’inizio della riduzione del MAI</strong></span></h3>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: 14pt;">L’inversione di tendenza si è verificata nel 1982, prima di allora l’andamento era decrescente ma dal 1982 in poi il valore è rimasto sostanzialmente costante, e corrisponde al momento storico in cui avviene un radicale cambio dei consumi alimentari (1981 prima catena di <em>fast food </em>in Italia “Burghy”, 1983 “McDonalds®”). quindi la prima generazione che ha vissuto questo cambiamento, con una conseguente riduzione netta dell’indice MAI e delle aspettative di vita.</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: 14pt;">Aumentare il MAI significa non solo proteggere e curare l’obesità e le patologie a essa connesse, con conseguente riduzione delle spese sanitarie, ma anche aumentare lo stato di benessere personale edonistico e, non da ultimo, migliorare le condizioni sociali; obiettivi, questi, di fondamentale importanza per ovviare al progressivo decadimento e depauperamento delle risorse nel Meridione, processo che, se non interrotto, vedrà un sempre maggiore distacco fra Nord e sud di Italia.</span></p>
<h3 style="text-align: left;"><span style="font-size: 14pt;"><strong>Calcola il tuo MAI (Indice di Adeguatezza Mediterranea)</strong></span></h3>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: 14pt;">Il <strong>MAI </strong>è il risultato del rapporto tra la percentuale dell’energia fornita dagli alimenti di una dieta tipicamente mediterranea (cereali, patate, legumi, ortaggi, frutta, prodotti della pesca, olio di oliva, vino) (NUMERATORE) e la percentuale dell’energia fornita dagli alimenti di una dieta non tipicamente mediterranea (carne, latte, formaggi, uova, grassi di origine animale e margarine, dolci, bevande zuccherine) (DENOMINATORE).</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: 14pt;">Per un calcolo veloce e corretto è possibile utilizzare il calcolatore fatto realizzare dalla Sezione di Nutrizione clinica e Nutrigenomica dell’Università degli studi di Roma Tor Vergata, che, inserendo le grammature degli alimenti utilizzati in una ricetta, genera direttamente il valore del MAI.</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: 14pt;">Vai al Calcolatore disponibile al sito web: http://cellbiol.com/maicalc/ . Come esempi di piatti tipici italiani al 100% mediterranei di seguito vi propongo due ricette con un altissimo MAI, superiore al valore di 15.</span></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/mai-e-poi-mai/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le chetosi e la biodisponibilità dei farmaci</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/le-chetosi-e-la-biodisponibilita-dei-farmaci/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Mar 2024 08:02:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Le chetosi e la biodisponibilità dei farmaci]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4002</guid>

					<description><![CDATA[Le chetosi e la biodisponibilità dei farmaci Lo stato di chetosi, in funzione della composizione della dieta, può influenzare notevolmente l’attività terapeutica dei farmaci assunti. Di Marco Marchetti L’agenzia italiana del farmaco (AIFA) ha recentemente diramato una nota riguardante un’attività terapeutica di un farmaco molto utilizzato in caso di disfunzioni tiroidee. Questa nota, destinata a [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><b>Le chetosi e la biodisponibilità dei farmaci</b></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Lo stato di chetosi, in funzione della composizione della dieta, può influenzare notevolmente l’attività terapeutica dei farmaci assunti.</span></p>
<p class="Corpo"><strong><span style="font-size: 12pt;">Di Marco Marchetti</span></strong></p>
<p>L’agenzia italiana del farmaco (AIFA) ha recentemente diramato una nota riguardante un’attività terapeutica di un farmaco molto utilizzato in caso di disfunzioni tiroidee.</p>
<p>Questa nota, destinata a medici e farmacisti, avvisa che, essendo cambiata la composizione della forma farmaceutica, il principio attivo potrebbe subire delle differenze in termini di biodisponibilità rispetto al farmaco attualmente commercializzato, inficiando quindi l’attività.</p>
<p>Senza addentrarci in noiosi tecnicismi, poiché sono cambiati alcuni eccipienti ed eliminato il lattosio presente, all’agenzia del farmaco è sembrato doveroso avvisare gli addetti ai lavori di prestare particolare attenzione, monitorando l’efficacia del “nuovo” farmaco perchè potrebbe cambiare.</p>
<p>Medici e farmacisti sono già al lavoro per garantire la salute dei pazienti e l’efficacia del farmaco anche in seguito a questo cambio di composizione.</p>
<p>Ciò che preme sottolineare è quanto una piccola modifica nell’allestimento di una compressa possa modificare l’attività farmacologica della stessa, tanto da costringere AIFA a diramare una nota che raccomanda addirittura un più attento monitoraggio.</p>
<p>E cosa succede alle terapie eventualmente assunte quando cambiamo completamente la nostra alimentazione e siamo in chetosi?</p>
<p>La risposta non può essere univoca, semplicemente perchè non esiste una sola “chetosi”.</p>
<p>I concetti da approfondire sono principalmente due.</p>
<p>Da un lato, va ricordato come la posologia di un farmaco venga stabilita dopo diversi test di efficacia, effettuati però in condizioni ottimali, cioè senza interferenze, comprese alimentazioni sbilanciate.</p>
<p>Dall’altro, dobbiamo necessariamente ricordare come il cibo possa ritenersi il principale interferente poiché è in grado di influenzare la biodisponibilità di un farmaco alterando le condizioni fisiologiche in cui sono stati effettuati i test di sviluppo del farmaco stesso.</p>
<p>Lo stato di chetosi, o meglio la composizione della dieta chetogenica stessa, può influenzare in modo estremamente importate la biodisponibilità e quindi l’attività dei farmaci assunti.</p>
<p>Come spesso ricordato, dire di essere in chetosi non fornisce sufficienti informazioni, le dietoterapie chetogeniche possono differire tra loro in funzione dell’apporto calorico, dell’apporto proteico e dell’apporto lipidico.</p>
<p>Se la dieta, per quanto chetogenica, è ad esempio composta da un’importante quantità di lipidi, questo avrà inevitabili ripercussioni sul transito intestinale che verrà rallentato notevolmente.</p>
<p>I grassi, quando presenti in buona quantità nel bolo alimentare, rallentano la progressione del bolo alimentare nell’intestino e, se contestualmente vengono assunti farmaci degradati in ambito gastrico, la biodisponibilità del farmaco diminuisce poiché il farmaco è costretto a stazionare un tempo maggiore in un ambiente in cui viene degradato, sottraendolo all’assimilazione.</p>
<p>D’altra parte, protocolli chetogenici caratterizzati da un bassissimi apporti lipidici, possono annoverare stipsi come effetto collaterale. In questi casi si raccomanda l’assunzione di una buona dose di fibra.</p>
<p>Ma anche la fibra può, a sua volta, interferire con l’assimilazione dei farmaci contestualmente assunti limitando quindi l’attività terapeutica.</p>
<p>Da ultimo va ricordato che anche la presenza di una buona dose proteica può influenzare l’attività di alcune molecole.</p>
<p>Alcuni farmaci, l’esempio più noto è quello relativo ad un medicinale molto utilizzato in caso di malattia di Parkinson, possono necessitare di determinati trasportatori per essere assimilati. Questi stessi trasportatori però sono spesso utilizzati anche da alcuni aminoacidi. A seguito di contemporanea ingestione di proteine e farmaco, sia gli aminoacidi che medicinale dovranno essere assimilati ed appare evidente come si comportino da competitor per l’utilizzo dello stesso trasportatore.</p>
<p>Il risultato sarà una diminuita attività farmacologica.</p>
<p>Appare lampante come la dieta chetogenica, in virtù delle sue molteplici possibilità di declinazione in termini di apporti nutrizionali, debba necessariamente essere scritta, gestita e monitorata da un professionista esperto di chetosi che, conoscendo a fondo l’argomento, possa esaltare gli effetti cercati, minimizzando le eventuali controindicazioni dovute, anche, alla concomitante assunzione di farmaci.</p>
<p><a href="https://www.aifa.gov.it/-/nota-informativa-importante-su-eutirox-levotiroxina-">https://www.aifa.gov.it/-/nota-informativa-importante-su-eutirox-levotiroxina-</a></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Stile di vita e Obesità</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/stile-di-vita-e-obesita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Mar 2024 08:40:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3977</guid>

					<description><![CDATA[Stile di vita e Obesità La promozione dello stile di vita sano è un fattore risolutivo per il benessere, per la qualità della vita e per  rimanere in buona salute. L’obesità è molto diffusa ma c’è molto disinformazione su questa condizione. Le informazioni imprecise portano le persone affette da obesità ad avvicinarsi  a trattamenti non [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Stile di vita </strong><strong>e Obesità</strong></span></p>
<p><strong><span style="font-size: 14pt;">La promozione dello stile di vita sano è un fattore risolutivo per il benessere, per la qualità della vita e per  rimanere in buona salute.</span></strong></p>
<p>L’obesità è molto diffusa ma c’è molto disinformazione su questa condizione. Le informazioni imprecise portano le persone affette da obesità ad avvicinarsi  a trattamenti non funzionali e ad aggravare la loro condizione. Tradizionalmente l’intervento sull’obesità era basato sulla prescrizione di una dietoterapia e su una attività fisica, non puntando a modificare lo stile di vita. Uno stile di vita sano, una alimentazione sana ed equilibrata e  una attività fisica costante genera  benessere emotiva e costituisce  prevenzione dei rischi per la salute.</p>
<p>Alcuni studi hanno cercato di comprendere la relazione tra errate abitudini alimentari e attività sportiva  nella obesità.. Un  interessante articolo pubblicato su Nutrients</p>
<p>(Moschonis G, Trakman GL, Overweight and Obesity: The Interplay of Eating Habits and Physical Activity. Nutrients 2023, 15,2896. <a href="https://doi.org/10.3390/nu15132896">https://doi.org/10.3390/nu15132896</a>)</p>
<p>ed è stato riscontrato come tale relazione sia strettamente legata al bilancio energetico, alla gestione del peso e alla prevenzione e alla gestione dell’obesità.</p>
<p>Nei programmi basati a modificare lo stile di vita gli obiettivi sono quelli di dare informazioni tale che i pazienti siano consapevoli di ogni passaggio , si responsabilizzano sulla loro condizione e siano messi in prima linea per  modificare il loro stile di vita in modo persistente.</p>
<p>(Dalle Grave R. Perdere e mantenere il peso. Un programma di modificazione dello stile di vita basato sulla terapia cognitivo comportamentale Verona: Positive Press; 2015)</p>
<p>Per modificare lo stile di vita necessario per perdere peso  l’intervento del psicologo che aiuta a sviluppare specifiche tecniche per imparare a modificare, migliorare e mantenere uno stile di vita salutare duraturo nel tempo è fondamentale.</p>
<p>Un programma che  modifica lo stile di vita rappresenta una terapia fondamentale per una gestione efficace e salutare dell&#8217;obesità.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Malattie rare: facciamo luce sul lipedema</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/malattie-rare-facciamo-luce-sul-lipedema/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Feb 2024 13:55:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=4014</guid>

					<description><![CDATA[Una panoramica su una malattia rara del tessuto adiposo sottocutaneo prettamente femminile Di Giada La Placa Il lipedema è una patologia rara del tessuto adiposo sottocutaneo (SAT) rappresentata da un aumento e una struttura anomala del grasso, che può causare dolore e disagio significativi nelle pazienti. Le statistiche indicano che è spesso confuso con il [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>Una panoramica su una malattia rara del tessuto adiposo sottocutaneo prettamente femminile</h2>
<p><span style="color: #ff0000;">Di Giada La Placa</span></p>
<p>Il lipedema è una patologia rara del tessuto adiposo sottocutaneo (SAT) rappresentata da un aumento e una struttura anomala del grasso, che può causare dolore e disagio significativi nelle pazienti. Le statistiche indicano che è spesso confuso con il linfedema o l&#8217;obesità semplice, con una prevalenza sorprendentemente bassa; le stime suggeriscono una frequenza di 1 su 72.000 nella popolazione generale, con assoluta rarità negli uomini.</p>
<p>Gli aspetti genetici sembrano avere un ruolo importante, con una possibile ereditarietà dominante legata al cromosoma X, limitato al sesso femminile. La condizione è classificata<br />
in diversi stadi, considerando la qualità della pelle, la presenza di fibrosi, noduli, lipomi, angiolipomi, l&#8217;inibizione della mobilità e la coesistenza di linfedema.<br />
Il lipedema è caratterizzato dalla compromissione della funzione dei vasi linfatici, portando all&#8217;accumulo di liquido linfatico, che, a lungo termine, può causare fibrosi, ulteriore<br />
deposito di grasso, edema non compressibile caratterizzato dal segno di Stemmer.<br />
Sono stati identificati (Michelini S. et al, 2020 <span style="color: #ff0000;">https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7503355</span>/) geni specifici, come il gene AKR1C1, nella regolazione dei livelli degli ormoni steroidei, indicando una base genetica<br />
per l&#8217;accumulo di SAT. Altri studi, come quello condotto da Di Renzo L. <span style="color: #ff0000;">https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32271442/</span> hanno evidenziato il ruolo del polimorfismo del<br />
gene IL-6, sottolineando l&amp;#39;eterogeneità della malattia.</p>
<p>Gli approcci terapeutici, come cambiamenti nello stile di vita o diete, spesso risultano inefficaci per il SAT. L&#8217;esercizio fisico, in particolare la terapia acquatica, ha dimostrato<br />
alcuni effetti positivi nella gestione del lipedema, nonostante la sfida della microcircolazione alterata e del dolore associato.<br />
Il nostro gruppo di lavoro in uno studio guidato da Di Renzo L. et al nel 2021 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/pmid/33504026/ ha ipotizzato un approccio con una dietetica modificata in stile mediterraneo (mMeD) basata sugli alimenti come frutta, verdura, legumi, cereali integrali, olio extravergine di oliva, pesce e latticini, a basso contenuto di grassi, risaltando micronutrienti noti per modulare lo stress ossidativo e l&#8217;infiammazione, come ad esempio polifenoli, tocoferoli, resveratrolo, vitamina C, vitaminaA.<br />
Ci auguriamo che ulteriori studi futuri metteranno in luce aspetti ancora sconosciuti innovativi ed in grado di migliorare la qualità della vita di queste pazienti.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Predisposizione genetica e tumore al pancreas</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/predisposizione-genetica-e-tumore-al-pancreas/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Feb 2024 08:36:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3974</guid>

					<description><![CDATA[Predisposizione genetica e tumore al pancreas La presenza di specifiche mutazioni genetiche ereditarie, come BRCA2, PALB2, KRAS ma non solo, aumentano significativamente il rischio di sviluppare questa forma di cancro. Rilevante la storia familiare, i fattori ambientali e lo stile di vita. di Erica Pizzocaro La presenza di mutazioni genetiche rilevanti per lo sviluppo del [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Predisposizione genetica e tumore al pancreas</strong></span></p>
<p><strong><span style="font-size: 14pt;">La presenza di specifiche mutazioni genetiche ereditarie, come BRCA2, PALB2, KRAS ma non solo, aumentano significativamente il rischio di sviluppare questa forma di cancro. Rilevante la storia familiare, i fattori ambientali e lo stile di vita.</span></strong></p>
<p><strong>di Erica Pizzocaro</strong></p>
<p>La presenza di mutazioni genetiche rilevanti per lo sviluppo del cancro pancreatico può essere ereditata da uno o entrambi i genitori. La presenza di un parente di primo grado (genitore, fratello, figlio) con una storia di tumore al pancreas può indicare una predisposizione genetica. Individui con una storia familiare di tumori pancreatici hanno un maggiore rischio di ereditare tali mutazioni, aumentando la probabilità di sviluppare la malattia. Tuttavia, la condivisione dell&#8217;ambiente familiare può complicare la distinzione tra fattori ereditari e ambientali e il contributo di tali varianti può essere complesso e multifattoriale, infatti anche nelle famiglie con predisposizione genetica, la malattia può manifestarsi in modi diversi tra i membri. La penetrabilità della mutazione, cioè la probabilità che una persona con una mutazione genetica sviluppi effettivamente il tumore al pancreas, può variare.</p>
<p>La sindrome ereditaria del pancreas comprende condizioni come la sindrome familiare di <strong><em>pancreatite ereditaria</em></strong>, il <strong><em>carcinoma pancreatico familiare</em></strong> e la <strong><em>sindrome di Lynch</em></strong>. Individui con una predisposizione genetica possono essere sottoposti a programmi di screening più intensivi per rilevare precocemente eventuali segni di tumore al pancreas.</p>
<p>È importante sottolineare che la predisposizione genetica rappresenta solo uno dei fattori di rischio, e l&#8217;interazione con fattori ambientali e comportamentali gioca un ruolo cruciale nell’insorgenza della malattia.</p>
<p>Di seguito si riportano solo alcuni esempi, la comprensione della genetica del tumore al pancreas è in continua evoluzione.</p>
<ul>
<li><strong>BRCA2</strong> (Breast Cancer 2): è un gene soppressore tumorale che svolge un ruolo cruciale nella riparazione del DNA. Se mutato, questa capacità di riparazione si compromette causando un accumulo di mutazioni genetiche che possono portare allo sviluppo del cancro. Le mutazioni ereditarie di BRCA2 sono principalmente associate a un aumentato rischio di cancro al seno nelle donne e al cancro alla prostata negli uomini. Tuttavia, è stato osservato anche un aumento del rischio di altri tipi di tumori, tra cui il tumore al pancreas, infatti le persone con mutazioni ereditarie di BRCA2 presentano un rischio aumentato di sviluppare il tumore al pancreas rispetto alla popolazione generale. Inoltre, la mutazione di BRCA2 è coinvolta in sindromi ereditarie, come la sindrome ereditaria del cancro al seno e all&#8217;ovaio (HBOC), che può includere un aumento del rischio di tumori pancreatici.</li>
<li><strong>p16/CDKN2A </strong>(Cyclin-Dependent Kinase Inhibitor 2A)<strong>:</strong> il gene p16 codifica per la proteina p16INK4a, che agisce come inibitore di una classe di proteine chiamate chinasi dipendenti da ciclina (CDK). Queste proteine CDK sono coinvolte nella regolazione del ciclo cellulare, e p16/CDKN2A svolge un ruolo chiave nell&#8217;arrestare il ciclo cellulare alle fasi opportune, in modo tale da controllare la proliferazione cellulare incontrollata e prevenire la formazione di tumori, la cui caratteristica è proprio questa. Pertanto è un importante gene soppressore tumorale coinvolto nell’inibizione del ciclo cellulare. Mutazioni ereditarie in p16/CDKN2A sono associate a una predisposizione aumentata a sviluppare diversi tipi di tumori, tra cui il melanoma e il tumore al pancreas. Inoltre, le mutazioni in p16/CDKN2A possono essere ereditate da uno dei genitori e possono portare a una sindrome ereditaria nota come sindrome del nevo displastico, che è caratterizzata dalla presenza di nevi atipici (nevi displastici). Le persone con una storia familiare di tumori al pancreas o con altri segni della sindrome del nevo displastico possono essere sottoposte a test genetici per individuare mutazioni in p16/CDKN2A.</li>
<li><strong>STK11/LKB1 </strong>(Liver Kinase B1)<strong>:</strong> è un gene che codifica per una proteina chiamata serina/treonina chinasi (STK), essenziale per la corretta regolazione del ciclo cellulare. Agisce controllando l&#8217;attività di altre proteine coinvolte nella divisione cellulare e nel mantenimento dell&#8217;integrità genetica. Quando STK11/LKB1 è funzionale, può inibire la crescita cellulare non controllata, agendo quindi da soppressore tumorale. Mutazioni ereditarie in STK11/LKB1 sono associate a un disturbo ereditario noto come sindrome di Peutz-Jeghers, caratterizzata dalla formazione di polipi benigni nell&#8217;intestino e in altri organi, nonché da un aumento del rischio di sviluppare vari tipi di tumori rispetto alla popolazione generale, come il cancro al seno, ai polmoni e all’ovaio, compresi quelli al pancreas. Tuttavia, è importante notare che non tutte le mutazioni in STK11/LKB1 sono associate a questa sindrome, e alcune possono verificarsi sporadicamente.</li>
<li><strong>KRAS:</strong> Il gene KRAS è un oncogene, il che significa che è coinvolto nell&#8217;attivazione e nella regolazione della crescita cellulare. La sua funzione normale è quella di trasmettere segnali che regolano il ciclo cellulare e la differenziazione cellulare. Tuttavia, quando il gene KRAS subisce mutazioni specifiche, può contribuire allo sviluppo di cellule cancerose. Nel contesto del tumore al pancreas, il gene KRAS è coinvolto in modo significativo. La mutazione più comune associata a questo gene nel carcinoma pancreatico è una sostituzione di un singolo acido nucleico, comunemente nella posizione 12 (p.G12D) del codone. Questa mutazione porta ad una forma costitutivamente attiva della proteina KRAS, che significa che la proteina rimane attiva anche quando non è stimolata esternamente, contribuendo così alla crescita incontrollata delle cellule tumorali. Le mutazioni del gene KRAS sono particolarmente prevalenti nei tumori pancreatici, con oltre il 90% dei casi di adenocarcinoma pancreatico (la forma più comune di tumore al pancreas) che presenta mutazioni attivanti nel gene KRAS.</li>
<li><strong>TP53 </strong>(Tumor Protein 53)<strong>:</strong> è un gene noto anche come &#8220;guardiano del genoma&#8221; ed è uno dei geni più importanti e studiati quando si tratta di soppressione tumorale. La proteina p53 agisce come un soppressore tumorale, controllando la crescita cellulare, il ciclo cellulare e il processo di apoptosi (morte cellulare programmata). Quando le cellule subiscono danni al DNA o altre anomalie, p53 può attivare meccanismi di riparazione o, se necessario, indurre la morte cellulare per prevenire la proliferazione di cellule danneggiate. Le mutazioni in TP53 sono comuni in molti tipi di tumori. Nel contesto del tumore pancreatico, sono spesso associate a una forma più aggressiva della malattia. La perdita della funzione normale di p53 può consentire alle cellule tumorali di evitare i controlli cellulari e crescere in modo incontrollato. Mentre le mutazioni in TP53 possono verificarsi sporadicamente nelle cellule tumorali, esistono anche sindromi ereditarie legate a mutazioni ereditarie in questo gene. Una di queste sindromi è la sindrome di Li-Fraumeni, che aumenta significativamente il rischio di sviluppare diversi tipi di tumori, tra cui tumori al seno, al cervello, ai polmoni e al pancreas.</li>
<li><strong>SMAD4 (</strong>Mothers Against Decapentaplegic Homolog 4)<strong>:</strong> è un gene che codifica per una proteina coinvolta nelle vie di segnalazione cellulari, in particolare nella famiglia di proteine nota come SMAD. SMAD4 ha la funzione di regolare la risposta cellulare al TGF-beta, importante fattore di crescita coinvolto nella regolazione di molteplici processi cellulari, inclusi quelli legati alla crescita, alla differenziazione, all&#8217;apoptosi (morte cellulare programmata) e alla regolazione del sistema immunitario. SMAD4, quindi, agisce come un soppressore tumorale, il che significa che svolge un ruolo nella prevenzione della formazione di tumori. Le mutazioni in SMAD4 sono state osservate in una percentuale significativa di tumori pancreatici, in particolare nell&#8217;adenocarcinoma pancreatico, che è il tipo più comune di tumore al pancreas. La perdita della funzione normale di SMAD4 può contribuire alla crescita incontrollata delle cellule tumorali e alla progressione della malattia. Le mutazioni in SMAD4 possono essere coinvolte nella sindrome di poliposi familiare, una condizione ereditaria caratterizzata dalla presenza di numerosi polipi nell&#8217;intestino crasso e da un aumentato rischio di sviluppare tumori, compresi quelli al pancreas.</li>
<li><strong>DPC4 (</strong>Deleted in Pancreatic Cancer 4)<strong>:</strong> è un altro nome per il gene SMAD4. Questo gene è stato così chiamato perché è stato inizialmente identificato come un gene che può essere &#8220;cancellato&#8221; o mutato nel contesto del cancro al pancreas. Di conseguenza, il suo nome più noto è SMAD4.</li>
<li><strong>MUC4 (</strong>Mucin 4): è un gene che codifica per una glicoproteina di membrana chiamata mucina 4, che è coinvolta nella produzione del muco, una sostanza viscosa che riveste le superfici delle mucose degli organi svolgendo un ruolo protettivo in quanto aiuta a mantenere le superfici umide e a proteggere i tessuti da danni e infezioni. MUC4 è stato oggetto di interesse nella ricerca sul tumore al pancreas perché la sua espressione può essere alterata nei tessuti tumorali. In particolare, nei tumori pancreatici, l&#8217;espressione di MUC4 può essere aumentata rispetto ai tessuti normali circostanti. L’aumento dell&#8217;espressione di MUC4 potrebbe essere correlato all&#8217;aggressività del tumore al pancreas. Si ritiene che MUC4 possa contribuire alla promozione dell&#8217;invasione e metastasi, facilitando la capacità delle cellule tumorali di diffondersi a tessuti distanti. La presenza di MUC4 nei tessuti tumorali del pancreas può essere utilizzata come biomarcatore potenziale per valutare la progressione della malattia e la risposta ai trattamenti. Importante sottolineare che la ricerca su MUC4 e il suo coinvolgimento nel tumore al pancreas è ancora in corso, e ulteriori studi sono necessari per comprendere appieno il suo ruolo e il suo potenziale come bersaglio terapeutico o biomarcatore nella gestione della malattia.</li>
<li><strong>PALB2 </strong>(Partner and Localizer of BRCA2)<strong>:</strong> il nome di questo gene suggerisce la sua stretta relazione con il gene BRCA2. PALB2 interagisce fisicamente con BRCA2, contribuendo alla formazione di un complesso proteico coinvolto nella riparazione del DNA a doppio filamento. BRCA2 e PALB2 facilitano la ricombinazione omologa, un meccanismo di riparazione del DNA che è cruciale per mantenere l&#8217;integrità del genoma. Mutazioni ereditarie in PALB2 sono state associate a un aumentato rischio di sviluppare vari tipi di cancro, in particolare il cancro al seno e il cancro al pancreas. Le persone con mutazioni ereditarie in PALB2 possono presentare un rischio simile a coloro con mutazioni in BRCA2. Le mutazioni in PALB2 sono state identificate in un certo numero di famiglie con una storia familiare di tumori al pancreas. L&#8217;associazione con il cancro al pancreas sottolinea il ruolo cruciale di PALB2 nella suscettibilità ereditaria a questa malattia.</li>
<li><strong>BRCA1</strong> è più comunemente associato al rischio di cancro al seno e all&#8217;ovaio, ma è stato anche studiato in relazione al tumore al pancreas. Le persone con mutazioni ereditarie in BRCA1 possono presentare un leggero aumento del rischio di sviluppare il tumore al pancreas, anche se il legame è meno definito rispetto ad altri tipi di cancro.</li>
</ul>
<p>L&#8217;identificazione di specifiche mutazioni genetiche può essere importante per la diagnosi precoce, la gestione del rischio e lo sviluppo di terapie mirate. La consulenza genetica può essere utile per individuare potenziali fattori di rischio ereditari e sviluppare un piano di monitoraggio personalizzato. Tuttavia, è importante notare che la comprensione di questa malattia è ancora in evoluzione e la ricerca continua a identificare nuovi marcatori genetici. Inoltre, è fondamentale sottolineare che la predisposizione genetica rappresenta solo una delle molteplici influenze nella complessa e multifattoriale genesi del tumore al pancreas.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Affrontare la menopausa con l’aiuto della Dieta Mediterranea</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/affrontare-la-menopausa-con-laiuto-della-dieta-mediterranea/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/affrontare-la-menopausa-con-laiuto-della-dieta-mediterranea/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Feb 2024 09:32:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3971</guid>

					<description><![CDATA[Affrontare la menopausa con l’aiuto della Dieta Mediterranea di Rolando Bolognino La menopausa è una fase della vita delle donne in cui il corpo attraversa una serie di cambiamenti significativi, influenzando non solo il sistema riproduttivo ma anche lo stato di salute generale. Si parla di menopausa quando si verifica l’assenza di ciclo mestruale per [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1><span style="font-size: 18pt;"><strong>Affrontare la menopausa con l’aiuto della Dieta Mediterranea</strong></span></h1>
<p><strong>di Rolando Bolognino</strong></p>
<p>La menopausa è una fase della vita delle donne in cui il corpo attraversa una serie di cambiamenti significativi, influenzando non solo il sistema riproduttivo ma anche lo stato di salute generale. Si parla di menopausa quando si verifica l’assenza di ciclo mestruale per almeno 12 mesi, che comporta un azzeramento del potenziale riproduttivo femminile con conseguente riassetto ormonale, percepibile sia a livello fisico che psicologico. Solitamente questo processo fisiologico si verifica tra i 45 e i 55 anni, sebbene in alcuni casi sia possibile assistere ad una menopausa precoce o tardiva.</p>
<p>Solitamente il passaggio alla menopausa viene preceduto da una fase di transizione che si definisce “climaterio”, il cui inizio coincide con i primi segni di senescenza ovarica. I cambiamenti fisiologici durante il climaterio sono principalmente legati alle variazioni ormonali e possono innescare una serie di sintomi della menopausa che potrebbero durare anni nel periodo post menopausale.  La perdita di progesterone nella fase luteale dovuta alla mancata ovulazione può causare irregolarità mestruali e sanguinamento mestruale abbondante negli ultimi anni della premenopausa, mentre la successiva diminuzione dei livelli di estradiolo dovuta all&#8217;esaurimento follicolare è correlata ai sintomi vasomotori e alla causa dell&#8217;atrofia urogenitale, alla perdita ossea e all’aumento del rischio cardiovascolare e metabolico.</p>
<p>Le manifestazioni più comuni della menopausa sono identificabili con alterazioni del ritmo mestruale, palpitazioni, vampate di calore, insonnia, secchezza vaginale, maggiore suscettibilità alle infezioni (cistiti), fastidio durante la minzione ed alterazioni del tono dell’umore (spesso caratterizzata da nervosismo, ansia e depressione). I cambiamenti ormonali durante la menopausa contribuiscono in modo significativo all’aumento di peso, all’aumento della massa grassa con sviluppo di obesità addominale. Diversi studi hanno dimostrato come questi cambiamenti spesso predispongono le donne in menopausa a disturbi metabolici legati all’obesità (insulino-resistenza, dislipidemia, sindrome metabolica) e anche ad un aumentato rischio di sviluppare diabete di tipo II e malattie cardiovascolari. Gli estrogeni, oltre ad intervenire sul rimodellamento della composizione corporea, svolgono un’azione protettiva sul tessuto osseo, in quanto inibiscono l’azione degli osteoclasti e attivano gli osteoblasti, favorendo il deposito di calcio nella matrice osseo. In menopausa tale ruolo di protezione viene meno, quindi la donna è soggetta anche ad un aumentato rischio di fratture ossee. I disturbi che si presentano in menopausa sono dettati quindi da una diminuzione degli estrogeni, e con l’alimentazione si può far fronte a tale perdita attraverso l’assunzione di alimenti ricchi di “estrogeni naturali”: i fitoestrogeni. Questi composti si ritrovano soprattutto nei legumi, soprattutto nella soia e i suoi derivati, semi oleosi, frutta secca, bacche e crucifere, tutti alimenti che sono alla base della dieta mediterranea.</p>
<p>Diversi studi hanno suggerito di fatti che la dieta mediterranea potrebbe svolgere un ruolo importante nella riduzione del peso corporeo e dei sintomi della menopausa nelle donne in post-menopausa, proprio in virtù della sua composizione alimentare.</p>
<p>Uno studio trasversale condotto nel 2015, su un campione di 8.954 donne spagnole in peri-menopausa e post-menopausa, ha evidenziato come nelle donne in cui veniva valutata un’elevata aderenza alla dieta mediterranea era associata a una diminuzione del sovrappeso e obesità, e una minore incidenza di malattie metaboliche. Un altro studio ha dimostrato come la dieta mediterranea rappresenta un valido aiuto anche per sintomi vasomotori della menopausa (vampate).</p>
<p>Un ulteriore studio trasversale è stato condotto proprio in Italia, dal Dipartimento di Medicina Clinica e Chirurgia dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”.</p>
<p><a href="https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC9084275/">https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC9084275/</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sono state reclutate un totale di 100 donne in post-menopausa con obesità (valutata tramite BMI), alle quali sono stati sottoposti diversi questionari per valutare l’aderenza alla dieta mediterranea (PREDIMED) e la presenza di sintomi legati alla menopausa (Menopausal Rating Scale, MRS). Si è dimostrato come la gravità dei sintomi della menopausa fosse inversamente associato all’aderenza alla dieta mediterranea. Le donne che avevano ottenuto un punteggio molto alto sulla scala MRS, presentavano un punteggio di aderenza alla dieta mediterranea molto basso. Questo studio inoltre ha aggiunto informazioni riguardo proprio i componenti specifici della dieta mediterranea che spiegano l’associazione con i sintomi post-menopausa. I risultati hanno mostrato che l’assunzione di legumi e olio extravergine di oliva era associato rispettivamente a una minore gravità dei sintomi totali della menopausa e dei sintomi psicologici. Questi effetti sono da attribuire di fatti alla presenza dei fitoestrogeni, che avendo una struttura analoga agli estrogeni, sono in grado di legarsi ai loro recettori agendo positivamente sulla sintomatologia.</p>
<p>Un ulteriore studio svolto in maniera analoga, ha cercato di indagare come l’aderenza alla dieta mediterranea potesse influenzare l’assunzione di calcio, e quindi svolgere un ruolo protettivo per la salute delle ossa osteoporosi nelle donne in menopausa.</p>
<p><a href="https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7915719/">https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7915719/</a></p>
<p>In questo studio si sono reclutate circa 200 donne in peri e post menopausa, con età compresa fra i 30-80 anni, e sono state sottoposte ad una prima visita nutrizionale e a successivi controlli. Durante la prima visita le pazienti hanno compilato dei questionari di aderenza alla dieta mediterranea con 14 quesiti, ed un questionario che indagava la frequenza di consumo di diverse classi alimentare (latte e latticini, frutta, verdura, legumi, cereali, carne, pesce, uova e acqua minerale ricca di calcio) per valutare l’assunzione di calcio. Dalla prima analisi è emerso come l’assunzione di calcio in queste donne fosse insufficiente, al di sotto dei valori di riferimento per la popolazione italiana. A seguito di un colloquio con un nutrizionista, nei questionari compilati nei controlli successivi si è osservato un aumento dei punteggi di aderenza alla dieta mediterranea e di assunzione di calcio, rappresentando un fattore protettivo per l’osteoporosi. Pertanto la dieta mediterranea può rappresentare la strategia ideale nella gestione della menopausa.</p>
<p><strong>Bibliografia: </strong></p>
<ul>
<li>Herber-Gast GC, Mishra GD. Fruit, Mediterranean-style, and high-fat and -sugar diets are associated with the risk of night sweats and hot flushes in midlife: results from a prospective cohort study. Am J Clin Nutr. 2013 May;97(5):1092-9</li>
<li>Ko SH, Kim HS. Menopause-Associated Lipid Metabolic Disorders and Foods Beneficial for Postmenopausal Women. 2020 Jan 13;12(1):202.</li>
<li>Pugliese G Dr, Barrea L Dr, Laudisio D Dr, Aprano S Dr, Castellucci B Dr, Framondi L Dr, Di Matteo R Dr, Savastano S Prof, Colao A Prof, Muscogiuri G Dr. Mediterranean diet as tool to manage obesity in menopause: A narrative review. Nutrition. 2020 Nov-Dec;79-80:110991</li>
<li>Sayón-Orea C, Santiago S, Cuervo M, Martínez-González MA, Garcia A, Martínez JA. Adherence to Mediterranean dietary pattern and menopausal symptoms in relation to overweight/obesity in Spanish perimenopausal and postmenopausal women. 2015 Jul;22(7):750-7.</li>
<li>Silva TR, Oppermann K, Reis FM, Spritzer PM. Nutrition in Menopausal Women: A Narrative Review. 2021 Jun 23;13(7):2149</li>
<li>Vetrani C, Barrea L, Rispoli R, Verde L, De Alteriis G, Docimo A, Auriemma RS, Colao A, Savastano S, Muscogiuri G. Mediterranean Diet: What Are the Consequences for Menopause? Front Endocrinol (Lausanne). 2022 Apr 25;13:886824.</li>
<li>Quattrini S, Pampaloni B, Gronchi G, Giusti F, Brandi ML. The Mediterranean Diet in Osteoporosis Prevention: An Insight in a Peri- and Post-Menopausal Population. 2021 Feb 6;13(2):531.</li>
</ul>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/affrontare-la-menopausa-con-laiuto-della-dieta-mediterranea/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Salute dal Terreno: Esplorando le Virtù delle Leguminose</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/salute-dal-terreno-esplorando-le-virtu-delle-leguminose/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Feb 2024 12:14:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[benessere]]></category>
		<category><![CDATA[dieta mediterranea]]></category>
		<category><![CDATA[Legumi]]></category>
		<category><![CDATA[Leguminose]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3993</guid>

					<description><![CDATA[Salute dal Terreno: Esplorando le Virtù delle Leguminose Gli alimenti che attingono dalla ricchezza della terra spesso nascondono tesori nutrizionali, e i legumi, protagonisti della rinomata Dieta Mediterranea, sono senza dubbio fra questi. Ma quanto conosciamo davvero i benefici di questi piccoli ma potenti alimenti? Come possono contribuire alla nostra salute e al nostro benessere [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Salute dal Terreno: Esplorando le Virtù delle Leguminose</strong></span></p>
<p><strong>Gli alimenti che attingono dalla ricchezza della terra spesso nascondono tesori nutrizionali, e i legumi, protagonisti della rinomata Dieta Mediterranea, sono senza dubbio fra questi. Ma quanto conosciamo davvero i benefici di questi piccoli ma potenti alimenti? Come possono contribuire alla nostra salute e al nostro benessere generale?</strong></p>
<p><strong>di Giulia Frank e Glauco Raffaelli</strong></p>
<p>I legumi, che includono ceci, lenticchie, fagioli, piselli, fave, cicerchie, lupini, arachidi, soia e carrube, sono una fonte ricca di proteine, fibre, vitamine e minerali essenziali, costituendo uno degli elementi fondamentali della Dieta Mediterranea, celebrata per i suoi benefici sulla salute.</p>
<p>Uno dei principali vantaggi delle leguminose è la loro elevata quantità di proteine, che in associazione con i cereali, elementi che troviamo spesso nei piatti tipici della Dieta Mediterranea, come le insalate di fagioli e le zuppe di cicerchie, li rende un pasto completo ed ideale, in particolare per vegetariani e vegani.</p>
<p>Inoltre, i legumi sono ricchi di fibre, che svolgono un ruolo cruciale nella salute digestiva e nel controllo della composizione corporea. La fibra contribuisce anche a regolare i livelli di zucchero nel sangue, migliorare la funzione intestinale, ridurre il rischio di malattie cardiache e fornire una sensazione di sazietà (<strong>https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/26965756</strong>).</p>
<p>La presenza di vitamine e minerali, quali vitamine del gruppo B, ferro, zinco e magnesio, contribuisce al corretto funzionamento del nostro organismo. Ad esempio, il ferro presente nei legumi è particolarmente importante per prevenire l&#8217;anemia e mantenere stabili i livelli di ossigeno nel sangue. Le sostanze bioattive ed antiossidanti, invece, contrastano lo stress ossidativo nel corpo, aiutando a prevenire l’insorgenza delle malattie croniche, a supportare il sistema immunitario e a rallentare l’invecchiamento cellulare.</p>
<p>Infine, le leguminose risultano particolarmente versatili in cucina, essendo utilizzati in un’ampia varietà di piatti, dalla classica zuppa di lenticchie all’hummus di ceci, che li rende un&#8217;aggiunta accessibile e deliziosa per qualsiasi regime alimentare.</p>
<p>In conclusione, esplorare le virtù dei legumi significa abbracciare una fonte di nutrizione completa e sostenibile, in perfetta armonia con i principi salutari della Dieta Mediterranea. Integrarli nella nostra dieta quotidiana non solo arricchisce il nostro palato ma contribuisce in modo significativo al nostro benessere generale, seguendo un modello alimentare che celebra la salute e il piacere del cibo.</p>
<p><strong>Bibliografia</strong></p>
<p>Kouris-Blazos A, Belski R. Health benefits of legumes and pulses with a focus on Australian sweet lupins. Asia Pac J Clin Nutr. 2016;25(1):1-17. doi: 10.6133/apjcn.2016.25.1.23. PMID: 26965756.</p>
<p><strong>Link: </strong><a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/26965756"><strong>https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/26965756</strong></a></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Salute ossea e peso corporeo: il connubio tra osteoporosi e obesità</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/salute-ossea-e-peso-corporeo-il-connubio-tra-osteoporosi-e-obesita/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/salute-ossea-e-peso-corporeo-il-connubio-tra-osteoporosi-e-obesita/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Feb 2024 09:28:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3967</guid>

					<description><![CDATA[Salute ossea e peso corporeo: il connubio tra osteoporosi e obesità L&#8217;obesità e l&#8217;osteoporosi sono due problemi di salute pubblica in continua crescita, ognuno con le proprie sfide e impatti sulla qualità della vita. Ma esiste un legame tra loro? di Giulia Frank L&#8217;obesità è oggi una diffusa epidemia globale, coinvolgendo un vasto numero di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Salute ossea e peso corporeo: il connubio tra osteoporosi e obesità</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>L&#8217;obesità e l&#8217;osteoporosi sono due problemi di salute pubblica in continua crescita, ognuno con le proprie sfide e impatti sulla qualità della vita. Ma esiste un legame tra loro?</strong></span></p>
<p><strong>di Giulia Frank</strong></p>
<p>L&#8217;obesità è oggi una diffusa epidemia globale, coinvolgendo un vasto numero di individui di ogni età. Secondo l&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità, oltre il 13% della popolazione mondiale è affetto da obesità. Questo aumento è attribuito a molteplici fattori, quali stili di vita sedentari, abitudini alimentari non salutari e predisposizione genetica. Recentemente, l&#8217;attenzione si è concentrata sull&#8217;associazione tra obesità e salute ossea, sebbene l&#8217;impatto preciso del peso corporeo non sia ancora completamente chiaro.</p>
<p>Un recente studio condotto da De Lorenzo et al. ha evidenziato una connessione tra obesità e salute ossea. I risultati indicano che l&#8217;Indice di Massa Corporea (BMI) è positivamente correlato alla massa ossea, ma ciò non si traduce necessariamente in un minor rischio di fratture nelle persone obese. Nonostante una densità di mineralizzazione ossea più elevata, gli individui obesi, soprattutto a livello addominale, presentano un aumentato rischio di fratture vertebrali.</p>
<p>Il rapporto tra BMI e la percentuale di contenuto minerale osseo ha rivelato una correlazione negativa, suggerendo che, considerando l&#8217;incremento del grasso corporeo, gli individui obesi mostrano una percentuale di contenuto minerale osseo più bassa rispetto a quelli con peso normale o sovrappeso. Questa complessa relazione potrebbe essere influenzata da ormoni come l&#8217;adiponectina e il testosterone, i quali sono più bassi negli individui obesi.</p>
<p>Infine, l&#8217;osservazione di un aumento del rapporto tra il grasso nella regione del tronco e la massa magra degli arti associato a una percentuale di contenuto minerale osseo più bassa mette in evidenza l&#8217;importanza della distribuzione della composizione corporea. L&#8217;obesità centrale e la sarcopenia sembrano agire sinergicamente, accentuando l&#8217;infiammazione cronica e contribuendo alla riduzione della massa ossea.</p>
<p>In conclusione, l&#8217;obesità sembra influenzare il metabolismo osseo attraverso meccanismi complessi, compresi fattori meccanici, ormonali e infiammatori. La comprensione di queste interazioni complesse può orientare ad approcci più mirati nella gestione della salute ossea nelle persone obese. Adottare uno stile di vita attivo e consapevole può dunque contribuire alla costruzione di ossa più forti, fornendo una solida base per una vita sana e attiva. Mantenere un peso corporeo equilibrato, seguire una dieta nutritiva e impegnarsi in attività fisica regolare rimangono elementi chiave per promuovere la salute generale, compresa quella ossea.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/salute-ossea-e-peso-corporeo-il-connubio-tra-osteoporosi-e-obesita/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Gomme da masticare e salute orale: un&#8217;indagine scientifica sugli effetti</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/gomme-da-masticare-e-salute-orale-unindagine-scientifica-sugli-effetti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Feb 2024 15:11:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[biossido di titanio]]></category>
		<category><![CDATA[E171.]]></category>
		<category><![CDATA[fluoro]]></category>
		<category><![CDATA[gomme da masticare]]></category>
		<category><![CDATA[nanoparticelle]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3980</guid>

					<description><![CDATA[Gomme da masticare e salute orale: un&#8217;indagine scientifica sugli effetti L&#8217;equilibrio tra beneficio e preoccupazioni: gomme da masticare, nanoparticelle e considerazioni per la salute di Giada La Placa Le gomme da masticare, consumate in tutto il mondo, hanno un’influenza sulla salute umana, questo le rende un argomento di interesse crescente. In particolare, quelle contenenti fluoro [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="font-size: 18pt;">Gomme da masticare e salute orale: un&#8217;indagine scientifica sugli effetti</span></strong></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>L&#8217;equilibrio tra beneficio e preoccupazioni: gomme da masticare, nanoparticelle e considerazioni per la salute</strong></span></p>
<p><strong>di</strong> <strong>Giada La Placa</strong></p>
<p>Le gomme da masticare, consumate in tutto il mondo, hanno un’influenza sulla salute umana, questo le rende un argomento di interesse crescente. In particolare, quelle contenenti fluoro sono oggetto di attenzione per le proprietà protettive sullo smalto dentale. Il fluoro è noto per la prevenzione delle carie dentali attraverso la remineralizzazione dello smalto. Le gomme al fluoro possono contribuire ad aumentare la presenza di questo elemento nella cavità orale. L&#8217;incorporazione di materiali mineralizzanti nelle nanoparticelle metalliche può introdurre proprietà utili per la prevenzione della carie. In particolare, vi è una attenzione recente sulla presenza di nanoparticelle (NP) nel biossido di titanio (TiO2) come additivo alimentare (E171), utilizzato come pigmento in molte categorie di alimenti, tra cui i dentifrici, le gomme da masticare e i prodotti dolciari.</p>
<p>Uno studio condotto in Italia nel 2018, <a href="https://pubs.acs.org/doi/10.1021/acs.jafc.8b00747" target="_blank" rel="noopener">https://pubs.acs.org/doi/10.1021/acs.jafc.8b00747</a>,  ha dimostrato che nell&#8217;E171 di vari fornitori sono state reperite quantità di NP variabili dal 6 al 18%. L’analisi su 8 diverse tipologie di gomme come prototipi alimentari ha rilevato l’assenza in un campione e la presenza negli altri 7 con quantità variabili, specificando inoltre che i bambini ne ingeriscono di più rispetto agli adulti.</p>
<p>Sono stati dimostrati in aggiunta anche effetti diretti sulla salute in modelli animali; l’Ospedale di Zurigo nel 2016 <a href="https://gut.bmj.com/content/gutjnl/66/7/1216.full.pdf" target="_blank" rel="noopener"><u>https://gut.bmj.com/content/gutjnl/66/7/1216.full.pdf</u></a>, ha dimostrato che tali sostanze hanno portato ad un aumento di infiammazioni e danni alla mucosa intestinale nei topi con pregressa malattia infiammatoria intestinale. Il gruppo ha quindi raccomandato ai pazienti con infiammazione intestinale di evitare gli alimenti contenenti E171. Nel 2017, ricercatori francesi hanno confermato il risultato tramite uno studio che attesta un nesso diretto tra l&#8217;ingestione di E171 e l’infiammazione intestinale nel modello murino.</p>
<p>In conclusione, le l’ultimo aggiornamento proviene da quanto stabilito dall’Unione Europea (UE) nel 2022, che ha emesso il divieto di utilizzo del TiO2 come additivo alimentare (E171).  I produttori dovranno sostituire il biossido, con la raccomandazione di non aggiungere tale sostanza in farmaci con eccipienti, creme per la cura della pelle e soprattutto alimenti, comprese le gomme da masticare. Entro il 1° aprile 2024, l’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA) effettuerà un&#8217;ulteriore valutazione del biossido di titanio.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Dalla tavola alla testa: come l’alimentazione influenza il rischio depressivo</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/dalla-tavola-alla-testa-come-lalimentazione-influenza-il-rischio-depressivo/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/dalla-tavola-alla-testa-come-lalimentazione-influenza-il-rischio-depressivo/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jan 2024 09:22:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3964</guid>

					<description><![CDATA[Dalla tavola alla testa: come l’alimentazione influenza il rischio depressivo L’associazione tra alimentazione e diverse patologie, inclusa la depressione, è ormai ampiamente riconosciuta. Ma in che modo il cibo interagisce con la depressione? Esiste una relazione diretta? di Glauco Raffaelli L&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità segnala un aumento sempre più diffuso della depressione maggiore nella popolazione [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Dalla tavola alla testa: come l’alimentazione influenza il rischio depressivo</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>L’associazione tra alimentazione e diverse patologie, inclusa la depressione, è ormai ampiamente riconosciuta. Ma in che modo il cibo interagisce con la depressione? Esiste una relazione diretta?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>di Glauco Raffaelli</strong></p>
<p>L&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità segnala un aumento sempre più diffuso della depressione maggiore nella popolazione globale, spesso correlata ad altre patologie, complicando ulteriormente l&#8217;intervento sulle malattie croniche. In aggiunta, la depressione rappresenta un fattore di rischio per il diabete e le complicanze cardiovascolari. È anche noto come le abitudini alimentari siano in grado di condizionare gli stati mentali e viceversa, influenzando la tipologia e la quantità di alimenti assunti, vertendo in particolare su cibi poco salutari e processati. In generale, una riduzione dell&#8217;incidenza di stati depressivi è associata a una maggiore aderenza alla dieta mediterranea, in particolare a un elevato consumo di frutta e verdura.</p>
<p>Particolarmente rilevanti sembrano essere alcuni componenti che svolgono un ruolo significativo nella manifestazione della patologia depressiva (<a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/36565729/">https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/36565729/</a>). La funzione antiinfiammatoria degli acidi grassi omega-3 svolge un ruolo cruciale nella promozione dello sviluppo e della neurotrasmissione cerebrale. Una carenza di questi acidi aumenta il rischio di disordini psicologici e sintomi depressivi. Le vitamine D e B6 sono coinvolte nella produzione di serotonina, e una loro carenza aumenta il rischio di sintomi depressivi. Livelli bassi di vitamina B12 sono associati alla gravità della depressione, mentre la vitamina B9 contribuisce al recupero della sintomatologia, migliorando l&#8217;efficacia degli interventi farmacologici. Selenio, magnesio, rame e zinco svolgono un ruolo chiave nel sistema nervoso, offrendo protezione contro la possibile insorgenza di sintomi depressivi, poiché partecipano a processi metabolici e di neurotrasmissione. Infine, crescenti evidenze indicano una reciproca interazione tra il disturbo depressivo maggiore e variazioni nella composizione del microbiota intestinale. I probiotici producono composti antinfiammatori e antiossidanti, esercitando effetti benefici su infiammazione, infezioni, supporto immunitario e stress ossidativo, agendo come fattori inibitori nella manifestazione dei sintomi depressivi.</p>
<p>Considerando gli effetti dell&#8217;alimentazione sulla depressione, è innegabile che lo stato nutrizionale personale, la qualità della dieta e la corretta assunzione di vitamine e minerali siano saldamente legati al benessere mentale degli individui.</p>
<p><strong>Tags</strong></p>
<p>Sintomi depressivi, depressione, alimentazione</p>
<p><strong>Bibliografia</strong></p>
<p>Ekinci GN, Sanlier N. The relationship between nutrition and depression in the life process: A mini-review. Exp Gerontol. 2023 Feb;172:112072. doi: 10.1016/j.exger.2022.112072. Epub 2022 Dec 21. PMID: 36565729.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/dalla-tavola-alla-testa-come-lalimentazione-influenza-il-rischio-depressivo/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il futuro delle mele è rosa: scopriamo il mondo delle Kissabel</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/il-futuro-delle-mele-e-rosa-scopriamo-il-mondo-delle-kissabel/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/il-futuro-delle-mele-e-rosa-scopriamo-il-mondo-delle-kissabel/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jan 2024 08:33:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3954</guid>

					<description><![CDATA[Il futuro delle mele è rosa: scopriamo il mondo delle Kissabel di Rolando Bolognino Le mele sono da sempre sinonimo di croccantezza, dolcezza e salute, recentemente sta attestando interesse una nuova varietà di mele, le Kissabel. Queste mele stanno rapidamente guadagnando terreno nel mondo della frutticultura, grazie alla loro caratteristica più affascinante, il colore. Le [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 18pt;"><strong>Il futuro delle mele è rosa: scopriamo il mondo delle <em>Kissabel</em></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>di Rolando Bolognino</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Le mele sono da sempre sinonimo di croccantezza, dolcezza e salute, recentemente sta attestando interesse una nuova varietà di mele, le <em>Kissabel</em>. Queste mele stanno rapidamente guadagnando terreno nel mondo della frutticultura, grazie alla loro caratteristica più affascinante, il colore. Le Kissabel nascono dall’incrocio di diverse varietà di mele selvatiche dalla polpa rossa con varietà di alta qualità, senza ricorrere a modificazioni genetiche. L’obiettivo di questa impresa era di creare una mela con un colore di polpa insolito, che a seconda delle varietà va dal rosa al rosso. La società Francese IFO (Innatis Fruit), impegnata nella ricerca e nello sviluppo di nuove varietà di frutta, dopo oltre 20 anni di ricerca e 4 generazioni di incroci, è riuscita nel 2016 a piantare i primi frutteti commerciali di mele <em>Kissabel</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">L’avvento di queste mele suscita curiosità nei consumatori, ma oltre al colore, avranno anche delle proprietà nutrizionali innovative? A questa domanda hanno risposto diversi ricercatori che hanno condotto diversi studi per valutare la composizione in nutrienti e gli eventuali effetti benefici sulla salute. Le mele rappresentano da molto tempo un elemento essenziale nella nostra dieta, offrendo non solo un sapore delizioso, ma anche una vasta gamma di benefici, che sono da attribuire al contenuto in composti fitochimici, principalmente i polifenoli, i quali comprendono differenti categorie di composti, come:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Flavonoidi</li>
<li>Acidi idrossi-cinnamici</li>
<li>Acidi fenolici</li>
<li>Tannini</li>
<li>Carotenoidi</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Questa ampia varietà di composti polifenolici ha diverse proprietà benefiche, fra cui proprietà antiossidanti, antinfiammatorie, nonché potenziali effetti protettivi contro alcune malattie croniche.</p>
<p style="text-align: justify;">Le mele <em>Kissabel</em>, devono il loro colore distintivo proprio alla presenza di tali composti fitochimici, in particolare gli antociani, una sottocategoria dei flavonoidi. Gli antociani non solo conferiscono alle mele a polpa rossa il loro aspetto accattivante, ma esplicano anche una potente azione antiossidante. Studi preliminari hanno suggerito che questi composti possono contribuire a ridurre l’infiammazione, sostenere la funzione cardiovascolare e migliorare la salute cognitiva.</p>
<p style="text-align: justify;">A ridosso dell’arrivo delle mele a polpa rossa sulle nostre tavole, nel 2017 alcuni ricercatori si sono occupati di analizzare le differenze in contenuto dei composti fitochimici fra le diverse tipologie di mele. Come ci si poteva aspettare il contenuto in totale di composti fenolici è nettamente maggiore nelle mele rosse rispetto alle mele con la polpa bianca. Nelle mele analizzate in questo studio, sono state identificate diverse classi di antociani, come il galattoside cianidina, che è risultato essere il più rappresentato (circa il 98% degli antociani totali), e in quantità minori sono stati isolati ulteriori composti come elagornidina, peonidina, delfinidina, petunidina e malvidina.  Gli antociani sono presenti maggiormente in questa nuova varietà di mele, a differenza degli acidi fenolici che rappresentano più del 50% dei composti polifenolici totali sia nelle mele a polpa bianca che in quelle a polpa rossa. Per quanto le mele a polpa rossa abbiano una maggiore concentrazione di composti fenolici rispetto le classiche mele, vi è un composto che non è presente, il flavan-3-oli, poiché la sua sintesi entra in competizione con la sintesi delle antocianine che sono maggiormente espresse nelle mele a polpa rossa. Entrambi questi composti hanno effetti benefici sulla funzionalità vascolare, la pressione sanguigna e la regolazione dei lipidi nel sangue.</p>
<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-3956" src="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2023/12/schema.jpg" alt="" width="628" height="345" srcset="https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2023/12/schema.jpg 628w, https://www.pattoincucina.com/wp-content/uploads/2023/12/schema-300x165.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 628px) 100vw, 628px" /></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff6600;"><em>Figura 1  Contenuto totale delle diverse classi di polifenoli nella Polpa (a) e nella buccia (b) delle varietà di mele a polpa rossa e a polpa bianca (Bars-Cortina et al.,2017)</em></span></p>
<p style="text-align: justify;">Diversi studi hanno continuato ad analizzare la diversa composizione in nutrienti di queste nuove mele, ma possiamo arrivare a concludere che dal punto di vista nutrizionale queste tipologie di mele condividono molti benefici con le mele a polpa bianca. Entrambe queste varianti offrono un ricco profilo di nutrienti, come fibre, vitamine e minerali essenziali, contribuendo a promuovere uno stato di salute generale. Il consumo di  mele, indipendentemente dal colore, può contribuire a sostenere la digestione, mantenere stabili i livelli di zuccheri nel sangue e ridurre il rischio di malattie croniche.</p>
<p style="text-align: justify;">La scelta tra le mele a polpa rossa e bianca può essere influenzata, piuttosto che dai benefici per la salute, principalmente dal gusto personale e dalla preferenza visiva, poiché entrambe offrono un contributo prezioso per una dieta equilibrata e per la promozione del benessere complessivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Possiamo includere in diverso modo le mele a polpa rossa nelle nostre abitudini, si prestano ad essere un accompagnamento nelle insalate, o come protagoniste di risotti o dolci dal colore acceso.</p>
<h2 style="text-align: justify;"><strong><em>Risotto ai colori d’autunno </em></strong></h2>
<p style="text-align: justify;">Ingredienti per 4 persone</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>300 g di riso Carnaroli</li>
<li>200 ml di vino bianco</li>
<li>Brodo vegetale</li>
<li>Olio Extravergine</li>
<li>Zafferano</li>
<li>30 g di cipolla</li>
<li>50 g di caprino morbido</li>
<li>50 g di Parmigiano Reggiano grattugiato</li>
<li>3 mele rosse</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Tritare la cipolla ed unirla in una padella con un filo d’olio; una volta rosolata, aggiungere il riso per tostarlo 1-2 minuti; successivamente sfumare con un po&#8217; di vino bianco, una volta evaporato iniziare ad aggiungere il brodo; aggiungere lo zafferano e continuare ad aggiungere brodo quando si asciuga; a cottura ultimata aggiungere qualche dadino di mela e di caprino, cospargere con il parmigiano per far mantecare.</p>
<p style="text-align: justify;">Per guarnire il piatto tagliare le mele a fette non troppo spesse con la buccia, e ricoprirle con sale e zucchero; dopo averle fatte riposare per qualche minuto, farle rosolare in padella con filo d’olio, dopo essersi dorate, possono essere disposte sopra il risotto per servirlo.</p>
<h2 style="text-align: justify;"><strong><em>Insalata arcobaleno</em></strong></h2>
<p style="text-align: justify;">Ingredienti per 2 persone</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>200 gr di spinacino</li>
<li>2 mele rosse</li>
<li>60gr di mandorle</li>
<li>150gr di primo sale</li>
<li>Aceto balsamico</li>
<li>Olio Extravergine</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Lavare lo spinacino e il radicchio; unirli in una ciotola con le mele talgiate fini e dei cubetti di primo sale; aggiungere le mandorle precedentemente tostate; in una ciotolina preparare la vinagrette con 3 cucchiaini di olio d’olio e 2 cucchiaini di aceto balsamico, aggiungere sale e pepe a piacere; amalgamare gli ingredienti con la vinagrette e servire.</p>
<h2 style="text-align: justify;"><strong><em>Bowl di mele rosse </em></strong></h2>
<p style="text-align: justify;">Ingredienti per 3 persone:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>200gr Riso basmati</li>
<li>300gr Pollo</li>
<li>1 mela rossa</li>
<li>4-5 ravanelli</li>
<li>1 cetriolo</li>
<li>100 gr di cavolo cappuccio viola</li>
<li>Olio Extravergine</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Cuocere il riso in acqua salata, nel mentre tagliare a listarelle il pollo e cuocere in una padella antiaderente. Preparare le verdure tagliando finemente i ravanelli e il cavolo viola; sbucciare le mele e il cetriolo e successivamente tagliare a dadini. Disporre il riso sul fondo di una ciotola, a seguire ricoprire con il pollo e le verdure tagliate; Condire a piacere con sale ed olio, ed amalgamare gli ingredienti.</p>
<h2 style="text-align: justify;"><strong><em>Yogurt croccante alle mele rosse</em></strong></h2>
<p style="text-align: justify;">Ingredienti per 4 persone:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>250 gr yogurt bianco intero</li>
<li>Muesli di avena</li>
<li>2 Mele</li>
<li>1 limone</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Tagliare a listarelle le mele e lasciarle ricoperte con un po&#8217; di succo di limone; In delle coppette disporre sul fondo il muesli di avena, ricoprire con la crema, e guarnire con le listarelle di mela.</p>
<h2 style="text-align: justify;"><strong><em>Velvet Crumble </em></strong></h2>
<p style="text-align: justify;">Ingredienti:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>4-5 mele rosse</li>
<li>1 tazza di farina</li>
<li>½ tazza di fiocchi d’avena</li>
<li>½ tazza di zucchero di canna</li>
<li>10 gr di burro</li>
<li>Cannella</li>
<li>Limone</li>
<li>Sale</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">In una ciotola unire le mele tagliate a fette con un cucchiaino di zucchero di canna, cannella e limone, amalgamare gli ingredienti, e disporre in una pirofila da forno;  per il crumble unire in una ciotola la farina, lo zucchero di canna, i fiocchi d’avena, la cannella; successivamente unire il burro a dadini e lavorare con le mani per ottenere  delle briciole grossolane, e distribuirle sopra le mele; una volta uniti tutti gli ingredienti, cuocere in forno preriscaldato a 180° per 30-35 minutini, finché le mele non saranno morbide e la copertura dorata; una volta sfornato lasciar riposare qualche minuto e servire.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/il-futuro-delle-mele-e-rosa-scopriamo-il-mondo-delle-kissabel/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La dieta chetogenica: un possibile aiuto psicologico per dimagrire</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/la-dieta-chetogenica-un-possibile-aiuto-psicologico-per-dimagrire/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/la-dieta-chetogenica-un-possibile-aiuto-psicologico-per-dimagrire/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jan 2024 18:25:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3950</guid>

					<description><![CDATA[La dieta chetogenica: un possibile aiuto psicologico per dimagrire Un protocollo VLCKD, in funzione della sua rapidità di azione, può rappresentare in un valido aiuto psicologico per dimagrire. Di Marco Marchetti Dimagrire è un meccanismo fisiologicamente complesso, coinvolge in modo importante la sfera emotiva, e non significa perdere peso. Tecnicamente dimagrire significa perdere peso perdendo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>La dieta chetogenica: un possibile aiuto psicologico per dimagrire</strong></span></p>
<p>Un protocollo VLCKD, in funzione della sua rapidità di azione, può rappresentare in un valido aiuto psicologico per dimagrire.</p>
<p><strong>Di Marco Marchetti</strong></p>
<p>Dimagrire è un meccanismo fisiologicamente complesso, coinvolge in modo importante la sfera emotiva, e non significa perdere peso. Tecnicamente dimagrire significa perdere peso perdendo massa grassa. Poiché si perde peso in tre distinti modi (si dimagrisce perdendo grasso, ci si disidrata perdendo liquidi, si deperisce perdendo massa muscolare) per assicurare un effettivo dimagrimento è preferibile affidarsi ad uno specialista di nutrizione esperto, qualificato, aggiornato e munito di idonea strumentazione.</p>
<p>Scrivere una dieta infatti è un esercizio complesso che deve tenere in considerazione moltissimi fattori. Si deve primariamente badare a fornire macro e micronutrienti essenziali, la calibrata, efficace, e sopportabile dose calorica, nonché la corretta integrazione qualora la dieta lo richieda. Il tutto badando alle molteplici interazioni che gli alimenti hanno fra di loro, con i farmaci e più in generale con lo stato di salute del paziente.<br />
Purtroppo, molto spesso si tralasciano queste considerazioni, banalizzando il mangiare, che per quanto naturale è una azione assai diversa dal nutrirsi. Specialmente se l’obiettivo è perdere peso.</p>
<p><strong>Perchè dimagrire?</strong></p>
<p>Possono essere molteplici le ragioni che spingono un soggetto a volere dimagrire.<br />
Si può volere dimagrire per migliorare il proprio stato di salute. Sappiamo bene, infatti, quanto il tessuto adiposo sia origine di infiammazione di basso grado nonché trigger di diverse patologie cronico-degenerative.<br />
Si può volere dimagrire perché in attesa di un intervento chirurgico. È noto che il grasso in eccesso sia un ostacolo per la buona riuscita di un intervento, e che pazienti più magri possano auspicarsi una degenza post operatoria migliore.<br />
Si può voler dimagrire semplicemente per motivazioni estetiche.</p>
<p>Infine, si può voler dimagrire per motivazioni psicologiche. Lo stigma dell’obesità può rappresentare una criticità psicologica importante per molti soggetti.</p>
<p><strong>La psicologia per dimagrire</strong><br />
Indipendentemente da quale sia la motivazione che spinge alla ricerca del dimagrimento, un concetto è valido per tutti: dimagrire comporta sacrificio e per questo, talvolta, può essere necessario anche un aiuto psicologico. La motivazione è chiara: se si vuole dimagrire bisogna necessariamente mettere in conto delle rinunce a tavola, cambiando il personalissimo rapporto con il cibo, perchè il problema risiede, anche, nel ruolo rivestito dal cibo.</p>
<p>Per molti il cibo rappresenta una gratificazione, per alcuni può rappresentare una dipendenza, per altri una via di fuga. Molti con il cibo socializzano, altri si consolano.</p>
<p>Insomma il rapporto con il cibo è decisamente personale, mentale e complesso e deve essere gestito correttamente. Non basta mangiare meno. A volte, per affrontare con successo un percorso di dimagrimento, è utile affiancare al nutrizionista anche uno psicologo esperto del campo, ma un aiuto psicologico per dimagrire potrebbe essere rappresentato dal raggiungere l’obiettivo nel minor tempo possibile.</p>
<p><strong>Dimagrire e deperire</strong></p>
<p>Da un punto di vista squisitamente tecnico, poiché dimagrire è diverso da perdere peso, per dimagrire correttamente è necessario innanzitutto fornire il corretto apporto proteico onde evitare pericolosi deperimenti.<br />
Molto spesso questo passaggio viene sottovalutato poiché non si dispongono degli strumenti idonei a discriminare una perdita di peso errata. Si è felici se l’ago della bilancia scende. Non deve essere così.</p>
<p>La semplice bilancia non discrimina le masse, mentre i più comuni strumenti di bioimpedenziometria soffrono, molto spesso, di bias che li rendono approssimativi nel valutare un effettivo dimagrimento.</p>
<p><strong>La dieta chetogenica</strong></p>
<p>Una delle “diete” più efficaci per dimagrire è sicuramente una dieta chetogenica a bassissimo apporto di calorie definita con l’acronimo: VLCKD.<br />
Questo particolarissimo regime alimentare ha tra le sue principali caratteristiche la velocità.<br />
Si perde peso dimagrendo (se la dieta è scritta e seguita correttamente) molto in fretta ed i risultati sono velocissimi.</p>
<p>A questo proposito sono illuminati i risultati dello studio: Very-low-calorie ketogenic diet with<br />
aminoacid supplement versus very low restricted-calorie diet for preserving muscle mass during weight loss: a pilot double-blind study di Merra et all. In cui gli autori confermano la possibilità di perdere peso, in brevissimo tempo, senza intaccare la massa muscolare dei pazienti. Ossia senza deperire.</p>
<p>Questo rapido dimagrimento avviene poiché si possono raggiungere, quotidianamente, deficit calorici particolarmente elevati.</p>
<p>Attraverso un protocollo VLCKD, infatti, si possono scrivere diete con apporti calorici estremamente ridotti, assicurando un rapido dimagrimento, senza che il paziente avverta il senso di fame grazie alla capacità anoressizzante che i corpi chetonici prodotti hanno sul sistema nervoso centrale.<br />
Il fattore velocità può rappresentare, a tutti gli effetti, un ulteriore aiuto psicologico per dimagrire.</p>
<p>Constatare, quotidianamente, tangibili risultati, aumenta l’aderenza del paziente alla dieta.<br />
Logicamente questa particolare alimentazione dovrebbe essere scritta. e monitorata, da un nutrizionista esperto. Molto spesso infatti è necessario ricorrere a degli integratori e può essere necessario valutare frequentemente il paziente per evitare complicanze.<br />
Una dieta VLCKD, proprio in funzione della sua rapidità di azione, garantendo risultati tangibili in pochissimo tempo, si può configurare quindi come una valida opzione dietoterapica per tutti i pazienti che necessitino di un aiuto psicologico per dimagrire.</p>
<p>Tutti noi sappiamo quanto sia importante la psicologia nel dimagrire; attraverso una VLCKD si può dimagrire in brevissimo tempo a tutto vantaggio della psiche, della motivazione ed, in definitiva, della salute.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/la-dieta-chetogenica-un-possibile-aiuto-psicologico-per-dimagrire/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L’importanza dei probiotici sull’asse intestino-cervello</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/limportanza-dei-probiotici-sullasse-intestino-cervello/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/limportanza-dei-probiotici-sullasse-intestino-cervello/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jan 2024 08:21:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3947</guid>

					<description><![CDATA[L’importanza dei probiotici sull’asse intestino-cervello L’ansia, la depressione, la composizione corporea. Nuove evidenze scientifiche evidenziano il ruolo svolto dalla flora intestinale e dalla supplementazione di probiotici. Di Marco Marchetti La depressione, ovvero il celebre “black dog”, come venne magistralmente descritta da Winston Churchill, è una patologia che affligge milioni di persone in tutto il mondo. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>L’importanza dei probiotici sull’asse intestino-cervello</strong></span></p>
<p>L’ansia, la depressione, la composizione corporea. Nuove evidenze scientifiche evidenziano il ruolo svolto dalla flora intestinale e dalla supplementazione di probiotici.</p>
<p><strong>Di Marco Marchetti</strong></p>
<p>La depressione, ovvero il celebre “black dog”, come venne magistralmente descritta da Winston Churchill, è una patologia che affligge milioni di persone in tutto il mondo. In questi pazienti il tasso di incidenza di disordini digestivi ed intestinali risulta notevolmente maggiore rispetto che in altri.</p>
<p>Partendo da queste considerazione un nuovo studio: “Clinical, gut microbial and neural effects of a probiotic add-on therapy in depressed patients: a randomized controlled trial” di Anna-Chiara Schaub et All. ha evidenziato il ruolo svolto dalla flora intestinale.</p>
<p>In questo studio, a due distinti gruppi di pazienti affetti da depressione, sono stati somministrati una specifica formulazione di probiotici oppure un placebo, e sono stati analizzati diversi aspetti riferibili alla loro pregressa patologia. I risoltati sono stati notevoli ed hanno permesso di stabilire, ad esempio, un collegamento tra il miglioramento della sintomatologia ed il cambiamento della flora intestinale riscontrato all’analisi delle feci. L’utilizzo di una risonanza magnetica, inoltre, ha dimostrato che l’attività celebrale migliorava (avvicinandosi a quella di pazienti non depressi)  soltanto nel gruppo trattato con probiotici e non in quello trattato con placebo.</p>
<p>L’auspicio finale degli autori è quello di poter individuare una corretta formulazione di probiotioci in grado di massimizzare gli effetti riscontarti.</p>
<p>Già da tempo era nota l’attività di una supplementazione di probiotici in altre difficoltà psichiatriche come l’ansia.</p>
<p>L’ansia viene comunemente definita come uno stato psichico caratterizzato da una condizione di preoccupazione o paura che, in seguito ad un mancato adattamento allo stimolo che la ha generata, si trasforma in uno stress per l’individuo.</p>
<p>L’ansia colpisce tutti, ma alcuni soggetti possono essere maggiormente predisposti.</p>
<p>E’ noto infatti il legame esistente tra le citochine infiammatorie e l’insorgenza e la progressione di alcuni disturbi dell’umore.</p>
<p>Ad esempio, mutazioni a singolo nucleotide (SNP) come quelle che possono essere identificate a carico dell’IL1beta possono essere correlate ad alti livelli di citochine e quindi, potenzialmente, possono giocare un ruolo anche nella progressione di svariati disturbi dell’umore, tra cui l’ansia.</p>
<p>Il gruppo di ricerca della sezione di Nutrizione Clinica e Nutrigenomica del dipartimento di Biomedicina e Prevenzione dell’Università di Roma Tor Vergata si era, già in passato, interessato alla possibile interazione tra ansia e modulazione della flora intestinale. Con il lavoro: Evidences of a New Psychobiotic Formulation on Body Composition and Anxiety a cura di Carmela Colica, Ennio Avolio, Patrizio Bollero, Renata Costa de Miranda, Simona Ferraro, Paola Sinibaldi Salimei, Antonino De Lorenzo, e Laura Di Renzo, questa equipe aveva infatti investigato la possibile correlazione tra ansia, dieta, composizione corporea ed assunzione di un particolare probiotico.</p>
<p>I risultati ottenuti dimostrarono come la modulazione della flora intestinale a seguito della somministrazione di una ben determinata miscela di ceppi costituita da: 1.5 × 1010 CFU di Streptococcus thermophilus,  1.5 × 1010 CFU di Lactobacillus bulgari, 1.5 × 1010 CFU di Lactococcus lactis subsp. lactis, 1.5 × 1010 CFU di Lactobacillus acidophilus; 1.5 × 1010 CFU di Streptococcus thermophiles; 1.5 × 1010 CFU di Lactobacillus plantarum; 1.5 × 1010 CFU di Bifidobacterium lactis; 1.5 × 1 1010 CFU fosse stata in grado di modulare sia la composizione corporea che lo sviluppo dello stato di ansia.</p>
<p>Con un nuovo e recente studio pubblicato: Psychobiotics Regulate the Anxiety Symptoms in Carriers of Allele A of IL-1β Gene: A Randomized, Placebo-Controlled Clinical Trial di P. Gualtieri , M. Marchetti, G. Cioccoloni , A. De Lorenzo , L. Romano , A. Cammarano , C. Colica , R. Condò , and L. Di Renzo, i ricercatori, in questo caso, hanno dimostrato come l’assunzione di un determinato probiotico, non a caso definito psicobiotico, riesca a modulare la percezione e lo sviluppo dell’ansia in soggetti teoricamente predisposti, poiché portatori della mutazione genica relativa all’IL1Beta.</p>
<p>Questo studio, particolarmente raffinato ed elegante nella sua genesi, si è avvalso di due distinti gruppi di pazienti a cui sono stati somministrati un probiotico ed un placebo per 12 settimane. Ai partecipanti sono stati poi somministrati test quali Hamilton Anxiety Rating Scakle (HAM-A), Body Uneasiness Test (BUT) e Symptom Checklist 90-Revised (SCL90R), è stata anche investigata l’espressione genica attraverso un’estrazione del DNA salivare e seguente reazione a catena della polimerasi (PCR).</p>
<p>I risultati ampliano gli attuali scenari e innescano una doverosa discussione.</p>
<p>Infatti, mentre da un lato appare imperativo investigare in modo più approfondito il legame tra alcuni polimorfismi genici e la genesi e la progressione dell’ansia, dall’altro sembra chiaro ed evidente come la particolare formulazione del probiotico, testato nello studio, sia stata in grado di modificare la composizione della flora intestinale, al punto tale da mitigare notevolmente i sintomi legati all’ansia riporti dai partecipanti allo studio.</p>
<p>Questi studi inoltre, mettono in evidenza l’importanza del cosiddetto &#8220;asse intestino-cervello” ed aprono scenari interessanti nel campo della supplementazione di probiootici  in grado di contrastare,  o mitigare, i sintomi di importanti patologie psichiatriche come ansia e depressione.</p>
<p><strong>Evidences of a New Psychobiotic Formulation on Body Composition and Anxiety</strong></p>
<p><strong>Psychobiotics Regulate the Anxiety Symptoms in Carriers of Allele A of IL-1</strong><strong>β</strong><strong> Gene: A Randomized, Placebo-Controlled Clinical Trial </strong></p>
<p><strong>Clinical, gut microbial and neural effects of a probiotic add-on therapy in depressed patients: a randomized controlled trial</strong></p>
<p><a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/29147070/"><strong>https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/29147070/</strong></a></p>
<p><a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32377159/"><strong>https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32377159/</strong></a></p>
<p><strong>https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/35654766/</strong></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/limportanza-dei-probiotici-sullasse-intestino-cervello/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Obesità e tumore al pancreas</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/obesita-e-tumore-al-pancreas/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/obesita-e-tumore-al-pancreas/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jan 2024 10:15:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3944</guid>

					<description><![CDATA[Obesità e tumore al pancreas Il tumore al pancreas si configura come una delle sfide mediche più intricate e gravose. A peggiorare la situazione è la crescente incidenza di obesità in molte società, che tra le sue molteplici implicazioni fisiologiche e metaboliche, emerge anche come un fattore di rischio rilevante nella genesi del tumore pancreatico. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Obesità e tumore al pancreas</strong></span></p>
<p>Il tumore al pancreas si configura come una delle sfide mediche più intricate e gravose. A peggiorare la situazione è la crescente incidenza di obesità in molte società, che tra le sue molteplici implicazioni fisiologiche e metaboliche, emerge anche come un fattore di rischio rilevante nella genesi del tumore pancreatico.</p>
<p><strong>di Erica Pizzocaro</strong></p>
<p>L&#8217;obesità rappresenta una sfida crescente per la salute pubblica in tutto il mondo, con un impatto profondo sulla prevalenza di numerose patologie croniche. Tra queste, una connessione sempre più evidente emerge con il tumore al pancreas, una forma di cancro che continua a presentare sfide significative in termini di diagnosi precoce e trattamento efficace.</p>
<p>La gravità di questa patologia è evidenziata dal fatto che spesso viene diagnosticata in fasi avanzate, rendendo la sua gestione e il trattamento ancora più complessi. Comprendere i meccanismi che stanno alla base dello sviluppo del tumore al pancreas è fondamentale per attuare strategie di prevenzione e intervento tempestivo.</p>
<p>Il tumore al pancreas è una malattia il cui sviluppo è influenzato da diversi fattori di rischio, tra i principali troviamo il fumo di tabacco, l’obesità, la predisposizione genetica e il diabete. In particolare, la gestione del peso corporeo e l&#8217;adozione di uno stile di vita sano possono svolgere un ruolo chiave nella prevenzione di questa forma di cancro. È importante sottolineare che è l’obesità addominale in particolar modo correlata con la comparsa di tumore al pancreas ed è una condizione complessa che coinvolge diversi meccanismi biologici:</p>
<ul>
<li><strong>La promozione di processi infiammatori:</strong> l&#8217;obesità è associata a un aumento del tessuto adiposo, che può produrre quantità elevate di adipochine, sostanze chimiche coinvolte nella regolazione dell&#8217;infiammazione. Questa infiammazione cronica può creare un ambiente favorevole alla crescita delle cellule tumorali nel pancreas.</li>
<li><strong>Resistenza all&#8217;insulina e iperinsulinemia:</strong> l&#8217;obesità è spesso correlata alla resistenza all&#8217;insulina, una condizione in cui le cellule non rispondono adeguatamente all&#8217;insulina. Questa resistenza può portare a livelli elevati di insulina nel sangue (iperinsulinemia), che è stata associata al rischio di sviluppare il tumore al pancreas.</li>
<li><strong>Alterazioni nel microambiente del pancreas:</strong> l&#8217;obesità può influenzare il microambiente del pancreas, creando condizioni favorevoli per la proliferazione cellulare e la formazione di tumori. Queste alterazioni possono coinvolgere la produzione di citochine e altri segnali cellulari che promuovono la crescita tumorale.</li>
<li><strong>Ruolo degli ormoni sessuali:</strong> in particolare nelle donne, l&#8217;obesità può influenzare il bilancio degli ormoni sessuali, aumentando i livelli di estrogeni. Questo aumento può essere associato a un aumento del rischio di tumore al pancreas, poiché alcuni tumori pancreatici sono sensibili agli ormoni sessuali.</li>
<li><strong>Associazione con altri fattori di rischio:</strong> l&#8217;obesità è spesso correlata al diabete di tipo 2, un altro importante fattore di rischio per il tumore al pancreas. La combinazione tra obesità e diabete può aumentare sinergicamente il rischio di sviluppare la malattia.</li>
<li><strong>Modificazioni nel profilo metabolico:</strong> le alterazioni nel profilo metabolico associato all&#8217;obesità, come alti livelli di lipidi circolanti, possono influenzare la progressione del tumore al pancreas.</li>
</ul>
<p>Determinante, quindi è <strong>l’intervento preventivo:</strong> mantenere un peso corporeo sano attraverso una dieta equilibrata e l&#8217;esercizio fisico può contribuire significativamente alla prevenzione del tumore al pancreas. L&#8217;adozione di uno stile di vita sano può aiutare a ridurre l&#8217;infiammazione, migliorare la sensibilità all&#8217;insulina e mitigare altri effetti negativi dell&#8217;obesità. La consulenza medica e quella di professionisti della nutrizione possono essere preziose per sviluppare strategie personalizzate di prevenzione e gestione dei fattori di rischio.</p>
<p><u>Bibliografia</u></p>
<p>Maina JG, Pascat V, Zudina L, et al. Abdominal obesity is a more important causal risk factor for pancreatic cancer than overall obesity. <em>Eur J Hum Genet</em>. 2023;31(8):962-966. doi:10.1038/s41431-023-01301-3 <a href="https://www.nature.com/articles/s41431-023-01301-3">https://www.nature.com/articles/s41431-023-01301-3</a></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/obesita-e-tumore-al-pancreas/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Terapia dietetica nutrizionale (TDN) nella malattia renale cronica</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/terapia-dietetica-nutrizionale-tdn-nella-malattia-renale-cronica/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/terapia-dietetica-nutrizionale-tdn-nella-malattia-renale-cronica/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Dec 2023 18:08:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3941</guid>

					<description><![CDATA[Terapia dietetica nutrizionale (TDN) nella malattia renale cronica. La TDN ha lo scopo di preservare la funzione renale residua, prevenire le complicanze e ritardare l’inizio della dialisi. di Carmen Campana La progressione della malattia renale cronica (IRC) verso lo stadio terminale rappresenta un problema sociale ed economico sempre più grave in molti Paesi. Diverse alterazioni [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="font-size: 18pt;">Terapia dietetica nutrizionale (TDN) nella malattia renale cronica.</span></strong></p>
<p>La TDN ha lo scopo di preservare la funzione renale residua, prevenire le complicanze e ritardare l’inizio della dialisi.</p>
<p><strong>di Carmen Campana</strong></p>
<p>La progressione della malattia renale cronica (IRC) verso lo stadio terminale rappresenta un problema sociale ed economico sempre più grave in molti Paesi. Diverse alterazioni fisiologiche e metaboliche possono contribuire ad accelerare la progressione del danno in atto. L’identificazione e la correzione precoce di tali fattori sono indispensabili per rallentare la progressione della malattia renale e ridurre le complicanze cardiovascolari ad essa connesse. La TDN nel paziente nefropatico è necessaria già dai primi stadi di malattia, seguendo il modello della Dieta Mediterranea, e va poi modificata riducendo l’apporto di proteine e micronutrienti (quali sodio, potassio e fosforo) in fase avanzata di malattia. Necessario il soddisfacimento dell’apporto giornaliero di calorie che permette un risparmio delle proteine e consente una riduzione del loro apporto in sicurezza (<a href="https://giornaleitalianodinefrologia.it/wp-content/uploads/sites/3/2018/09/1-Cupisti.pdf">https://giornaleitalianodinefrologia.it/wp-content/uploads/sites/3/2018/09/1-Cupisti.pdf</a>). A tal fine, l’introduzione nel piano dietetico dei “prodotti aproteici” (es. pasta, riso, pane, biscotti, farina, etc.) costituiti da carboidrati e pressocché privi di proteine, fosforo, sodio e potassio, permette di mantenere un apporto energetico adeguato escludendo/riducendo cereali e derivati che contengono proteine con basso valore biologico e mantenendo così il consumo di alimenti animali con proteine ad alto valore biologico (carne, pesce, uova ), evitando il rischio di malnutrizione proteico-energetica (PEW). Anche l’attività fisica gioca un ruolo importante nella TDN al fine di contrastare la perdita di massa muscolare in soggetti adulti ed anziani. Tutte le suddette indicazioni sono fornite dal team multidisciplinare di riferimento specializzato in Nutrizione e Nefrologia che elaborerà la TDN personalizzata con la finalità di garantire la massima “aderenza” alla prescrizione, criticità ancora molto discussa che può spesso compromettere l’efficienza e l’efficacia dell’ intervento nutrizionale.</p>
<p>Tags</p>
<p>Malattia renale, dieta, terapia nutrizionale, pew, proteine.</p>
<p>Bibliografia</p>
<p><em>La terapia dietetica nutrizionale nella gestione del paziente con Malattia renale cronica in fase avanzata per ritardare l’inizio e ridurre la frequenza della dialisi, e per il programma di trapianto pre-emptive.</em> Sett. 2018</p>
<ol>
<li>Cupisti , G. Brunori , B.R. Di Iorio , C. D’Alessandro , F. Pasticci, C. Cosola , V. Bellizzi, P. Bolasco , A. Capitanini , A.L. Fantuzzi, A. Gennari, G. B. Piccoli , G. Quintaliani, M. Salomone, M. Sandrini, D. Santoro , P. Babini, E. Fiaccadori, G.Gambaro, G. Garibotto , M. Gregorini, M. Mandreoli, R. Minutolo, G. Cancarini , G. Conte, F. Locatelli, L. Gesualdo.</li>
</ol>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/terapia-dietetica-nutrizionale-tdn-nella-malattia-renale-cronica/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Garantire la qualità nutrizionale: un’opportunità per la nostra salute</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/garantire-la-qualita-nutrizionale-unopportunita-per-la-nostra-salute/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/garantire-la-qualita-nutrizionale-unopportunita-per-la-nostra-salute/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Dec 2023 09:37:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3933</guid>

					<description><![CDATA[Garantire la qualità nutrizionale: un’opportunità per la nostra salute Analisi della qualità nutrizionale di un prodotto: uno strumento a supporto del consumatore nella scelta degli alimenti che compongono la nostra dieta di Nicla Marri  &#160; La qualità di un prodotto alimentare viene definita dalla norma UNI EN ISO 9000:2015 come la capacità di soddisfare le [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Garantire la qualità nutrizionale: un’opportunità per la nostra salute</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Analisi della qualità nutrizionale di un prodotto: </span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">uno strumento a supporto del consumatore nella scelta degli alimenti che compongono la nostra dieta</span></p>
<p><strong><span style="font-size: 14pt;">di Nicla Marri </span></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La qualità di un prodotto alimentare viene definita dalla norma UNI EN ISO 9000:2015 come la capacità di soddisfare le esigenze del cliente che usufruisce di un prodotto o servizio. Molteplici sono gli aspetti che definiscono la qualità alimentare: la qualità igienico-sanitaria, che garantisce che un alimento rispetti dei requisiti d’igiene minimi stabiliti per legge in modo da non rappresentare rischi per la sua salute; la qualità merceologica che assicura la conformità dei parametri tecnologici del prodotto rispetto agli standard di riferimento; la qualità nutrizionale, che esprime il contenuto in macro- e micronutrienti e la capacità dello specifico alimento di apportare benefici alla salute umana e, non da ultimo, la qualità organolettica, espressa dalla valutazione soggettiva del singolo consumatore in ordine alle caratteristiche del prodotto percepite attraverso gli organi sensoriali</p>
<p>La qualità nutrizionale degli alimenti va garantita lungo l’intera filiera produttiva, di fondamentale importanza sono dunque la selezione delle materie prime e dei sistemi di produzione, la scelta dei più idonei trattamenti di trasformazione, di commercializzazione e stoccaggio del prodotto fino al consumatore finale, ma anche un’attenta valutazione da parte di quest’ultimo dei sistemi di cottura e conservazione del prodotto finito in modo da preservare al meglio l’integrità dei vari nutrienti.</p>
<p>A tal riguardo il sistema Nutrient and Hazard analysis of critical control point (NACCP), ideato dalla Prof.ssa Di Renzo e dal Prof. De Lorenzo della Sezione di Nutrizione clinica e Nutrigenomica dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, è un ottimo strumento in grado di garantire e valorizzare la qualità nutrizionale di un prodotto agroalimentare lungo l’intera filiera produttiva. Nell’ottica dell’approccio One Health il sistema NACCP è finalizzato a garantire l’elevata qualità nutrizionale di un prodotto definendo le buone pratiche di allevamento, coltivazione, di trasformazione e di igiene sanitaria. L’applicazione del sistema NACCP all’intera filiera produttiva si basa sull’identificazione di marcatori di qualità: elementi nutritivi che, essendo preservati durante le fasi di produzione, commercializzazione e preparazione dell’alimento finito, intervengono nei processi metabolici dell’organismo. Esempi di marcatori nutrizionali sono l’acido linoleico coniugato: acido grasso polinsaturo appartenente al gruppo degli w6, presente in alte concentrazioni nei prodotti lattiero-caseari, dotato di proprietà antinfiammatorie e in grado di intervenire nei processi biochimici che regolano il senso di appetito; la cobalamina, o vitamina B12, abbondante nella carne bovina e nei molluschi, coinvolta nel metabolismo di aminoacidi e acidi nucleici, che ricopre un ruolo fondamentale nella formazione dei globuli rossi e del midollo osseo; infine riportiamo l’idrossitirosolo: composto fenolico dell’olio extravergine di oliva con forti proprietà antiossidanti e neuroprotettive.</p>
<p>In sintesi la qualità nutrizionale è il risultato finale di un patto a tre: produttore, distributore e consumatore, e il sistema NACCP è il testimone che assicura che ognuno abbia diligentemente svolto il proprio compito.</p>
<p><strong>Tag: qualità, filiera, biomarker, NACCP</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Cakmakci S. and Cakmakci R. <em>Quality and Nutritional Parameters of Food in Agri-Food Production Systems</em> Foods 2023, 12(2), 351; https://doi.org/10.3390/foods12020351</strong></p>
<p><strong>Di Renzo L, Colica C, Carraro A, Cenci Goga B, Marsella LT, Botta R, Colombo ML, Gratteri S, Chang TF, Droli M, Sarlo F and De Lorenzo A. Food safety and nutritional quality for the prevention of non communicable diseases: the Nutrient, hazard Analysis and Critical Control Point process (NACCP). Journal of Translational Medicine (2015) 13:128 doi 10.1186/s12967-015-0484-2</strong></p>
<p><strong>Cuparencu C., Praticó G., Hemeryck L. Y., Sri Harsha P., Noerman S., Rombouts C., Xi M., Vanhaecke L., Hanhineva K., Brennan L. and Dragsted L. <em>Biomarkers of meat and seafood intake: an extensive literature review</em> Genes &amp; Nutrition (2019) 14:35 https://doi.org/10.1186/s12263-019-0656-4</strong></p>
<p><strong>Panea B. and Ripoll G. <em>Quality and Safety of Meat Products</em>, Foods 2020, 9, 803; doi:10.3390/foods9060803</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/garantire-la-qualita-nutrizionale-unopportunita-per-la-nostra-salute/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Fumo di tabacco e cancro al pancreas</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/fumo-di-tabacco-e-cancro-al-pancreas/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/fumo-di-tabacco-e-cancro-al-pancreas/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Dec 2023 12:14:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3928</guid>

					<description><![CDATA[Fumo di tabacco e cancro al pancreas L&#8217;Organizzazione mondiale della sanità dichiara che il fumo di tabacco è la più grande minaccia per la salute e il primo fattore di rischio delle malattie croniche non trasmissibili a livello mondiale, tra cui la comparsa di cancro. di Erica Pizzocaro Secondo il più recente World Cancer Report [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="font-size: 18pt;">Fumo di tabacco e cancro al pancreas</span></strong><br />
<span style="font-size: 14pt;">L&#8217;Organizzazione mondiale della sanità dichiara che il fumo di tabacco è la più grande minaccia per la salute e il primo fattore di rischio delle malattie croniche non trasmissibili a livello mondiale, tra cui la comparsa di cancro.</span><br />
<strong><span style="font-size: 14pt;">di Erica Pizzocaro</span></strong></p>
<p>Secondo il più recente World Cancer Report (anno 2020) dell’International Agency for Research on Cancer, di proprietà dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, il cancro al pancreas è al dodicesimo posto nella lista di frequenza tra tutte le neoplasie, con oltre 495.000 nuovi casi all’anno e registrando circa 466.000 decessi in tutto il mondo.<br />
Il tumore al pancreas si configura come una delle sfide mediche più intricate e gravose, richiedendo un&#8217;approfondita comprensione della sua natura e delle modalità di prevenzione e cura. La gravità di questa patologia è evidenziata dal fatto che spesso viene diagnosticata in fasi avanzate, rendendo la sua gestione e il trattamento ancora più complessi. Comprendere i meccanismi che stanno alla base dello sviluppo del tumore è fondamentale per sviluppare strategie di prevenzione e intervento tempestivo.<br />
Il tumore al pancreas è una malattia il cui sviluppo è influenzato da diversi fattori di rischio, tra i principali troviamo il fumo di tabacco, l’obesità, la predisposizione genetica e il diabete. In particolare, il fumo di tabacco è identificato come un fattore di rischio indipendente per lo sviluppo del tumore al pancreas. Gli studi epidemiologici hanno dimostrato che i fumatori hanno un rischio significativamente maggiore di sviluppare questo tipo di cancro rispetto ai non fumatori. Inoltre, il rischio aumenta in base alla quantità di tabacco fumato e alla durata dell&#8217;abitudine al fumo.<br />
Il tabacco contiene una vasta gamma di sostanze chimiche nocive, molte delle quali sono cancerogene, ovvero agenti che possono causare il cancro. Tra queste sostanze, il benzopirene e altri idrocarburi aromatici policiclici sono particolarmente dannosi per il pancreas.<br />
I meccanismi attraverso i quali il fumo di tabacco contribuisce allo sviluppo del tumore al pancreas sono complessi e possono includere:<br />
• Danno al DNA: Le sostanze chimiche presenti nel fumo di tabacco possono danneggiare il DNA delle cellule pancreatiche, aumentando la probabilità di mutazioni genetiche che possono portare alla formazione di cellule tumorali.<br />
• Infiammazione cronica: Il fumo di tabacco è associato a uno stato infiammatorio cronico nel corpo. L&#8217;infiammazione prolungata può favorire l&#8217;ambiente favorevole alla crescita tumorale nel pancreas.<br />
• Effetti sulla circolazione sanguigna: Il fumo di tabacco può influenzare negativamente la circolazione sanguigna, compromettendo l&#8217;apporto di ossigeno e nutrienti al pancreas e contribuendo così a condizioni favorevoli allo sviluppo del cancro.<br />
• Interazione con altri fattori di rischio: Il fumo di tabacco può interagire con altri fattori di rischio noti per il tumore al pancreas, come l&#8217;obesità e la predisposizione genetica, aumentando sinergicamente il rischio complessivo.<br />
È importante sottolineare che smettere di fumare può ridurre significativamente il rischio di sviluppare il tumore al pancreas. Anche se la cessazione del tabagismo può richiedere uno sforzo significativo, i benefici per la salute generale, inclusa la riduzione del rischio di cancro al pancreas, sono notevoli. La consapevolezza dei rischi associati al fumo di tabacco è fondamentale per promuovere scelte di vita più sane e ridurre l&#8217;incidenza di questa grave forma di cancro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Bibliografia<br />
World Cancer Report anno 2020 https://publications.iarc.fr/Non-Series-Publications/World-Cancer-Reports/World-Cancer-Report-Cancer-Research-For-Cancer-Prevention-2020<br />
Scherübl H. Tobacco Smoking and Gastrointestinal Cancer Risk. Visc Med. 2022 Jun;38(3):217-222. doi: 10.1159/000523668. Epub 2022 Mar 17. PMID: 35814979; PMCID: PMC9209969 https://doi.org/10.1159/000523668</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/fumo-di-tabacco-e-cancro-al-pancreas/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Epigenetica e obesità: modulare il futuro della salute</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/epigenetica-e-obesita-modulare-il-futuro-della-salute/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/epigenetica-e-obesita-modulare-il-futuro-della-salute/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Dec 2023 09:58:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3921</guid>

					<description><![CDATA[Epigenetica e obesità: modulare il futuro della salute Una panoramica su come le scelte alimentari plasmano il nostro patrimonio genetico e il futuro del trattamento dell&#8217;obesità. Di Giada La Placa &#160; Negli ultimi decenni è stata fatta luce sull’importanza dell’alimentazione non più unicamente come fonte di energia, ma come elemento in grado di interagire con [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="font-size: 18pt;">Epigenetica e obesità: modulare il futuro della salute</span></strong><br />
<span style="font-size: 18pt;">Una panoramica su come le scelte alimentari plasmano il nostro patrimonio genetico e il futuro del trattamento dell&#8217;obesità.</span></p>
<p><strong>Di Giada La Placa</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Negli ultimi decenni è stata fatta luce sull’importanza dell’alimentazione non più unicamente come fonte di energia, ma come elemento in grado di interagire con le informazioni contenute nel nostro patrimonio genetico, a tal punto da prevenire e modificare l’andamento di alcuni tipi di malattie.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">La scienza che si occupa di studiare le interazioni casuali tra i geni e l’ambiente esterno, creando di conseguenza degli aspetti visibili di tali modifiche, è l’epigenetica.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Il termine epigenetica, nato nel 1942 dallo scienziato e filosofo inglese Conrad Hal Waddington, significa letteralmente dal greco epi = “sopra” e genetikos = “ereditarietà familiare”.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Ad esempio, consultando un’enciclopedia si può scegliere se leggerla per intero, o solo in parte, si possono fare delle annotazioni, degli appunti e inserire dei segnalibri per ricordare alcune parti importanti. Facendo riferimento a questo esempio si può dire che la genetica è la scienza che studia il testo dell’enciclopedia, l’epigenetica è la scienza che si occupa di studiare le annotazioni all’interno del testo. Solamente conoscendo e studiando l’insieme del testo e delle annotazioni che si può davvero conoscere il corpo umano.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Mentre il genoma è fisso, l’epigenoma è dinamico, cambia nel corso del tempo e segue l’influenza ambientale, e soprattutto quella alimentare.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Tuttavia, il modo in cui le abitudini, le preferenze alimentari e l&#8217;attività fisica influenzano l&#8217;espressione genica non è noto tanto da poter essere utilizzato per una prevenzione o un trattamento personalizzato dell&#8217;obesità, in quanto ancora le informazioni sono incomplete e dispersive. Attualmente, come evidenziato dallo studio del 2019 condotto da Kerstin Rohde e dal suo gruppo di ricerca, https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/30399374/</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">sono state osservate forti correlazioni tra le variabili cliniche rilevanti per l&#8217;obesità e i pattern epigenetici del sangue, del tessuto adiposo, del fegato o del muscolo scheletrico, ma la causa e le conseguenze di queste relazioni non sono ancora ben comprese.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Un obiettivo futuro per il trattamento e l&#8217;intervento clinico dell&#8217;obesità è quello di definire profili di rischio individuali basati su una combinazione di fattori genetici e non genetici che possano essere utili sia per prevedere il rischio di obesità e delle malattie ad essa correlate, sia per stimare la risposta al trattamento e agli interventi.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Tags: epigenetica, patrimonio genetico, obesità, futuro.</span></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/epigenetica-e-obesita-modulare-il-futuro-della-salute/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Diabete: restrizione calorica o digiuno intermittente?</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/diabete-restrizione-calorica-o-digiuno-intermittente-2/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/diabete-restrizione-calorica-o-digiuno-intermittente-2/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Nov 2023 10:35:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3916</guid>

					<description><![CDATA[Diabete: restrizione calorica o digiuno intermittente? Il digiuno intermittente è diventato sempre più popolare,ma è effettivamente più efficace di una semplice restrizione calorica in pazienti diabetici? di Giulia Frank Il Diabete Mellito di Tipo 2 è un problema in costante crescita su scala globale. Nel 2022, circa il 6% della popolazione italiana ne era affetto, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="s3"><strong><span style="font-size: 18pt;"><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Diabete: </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">restrizione calorica</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> o </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">d</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">igiuno intermittente</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">?</span></span></span></strong></p>
<p class="s3"><span style="font-size: 14pt;"><span class="s4"><span class="bumpedFont17">Il digiuno </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont17">intermittente</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont17"> è diventato sempre più popolare,</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont17">ma </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont17">è effettivamente più efficace di una semplice restrizione calorica in pazienti diabetici</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont17">?</span></span></span></p>
<p class="s3"><strong><span class="s4"><span class="bumpedFont17">di </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont17">Giulia Frank</span></span></strong></p>
<p class="s3"><span class="s7"><span class="bumpedFont17">Il Diabete Mellito di Tipo 2 è un problema in costante crescita su scala globale. Nel 2022, circa il 6% della popolazione italiana ne era affetto, </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont17">con</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont17"> questa percentuale in</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont17"> costante</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont17">aumento. In Italia, il Diabete Mellito di Tipo 2 costituisce la forma più comune di diabete, rappresentando circa il 90-95% di tutti i casi.</span></span></p>
<p class="s5"><span class="s7"><span class="bumpedFont17">È </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont17">noto</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont17">, inoltre,</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont17"> che il diabete aument</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont17">i</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont17"> il rischio di malattie cardiovascolari, particolarmente quando associato all&#8217;obesità. Pertanto, la prevenzione e la gestione delle complicanze del diabete sono fondamentali.</span></span> <span class="s7"><span class="bumpedFont17">Per far fronte a questa sfida, l&#8217;Italia ha implementato diverse iniziative, compresi programmi di prevenzione, educazione dei pazienti e trattamenti medici avanzati.</span></span></p>
<p class="s5"><span class="s7"><span class="bumpedFont17">Per molti anni, le diete a basso apporto calorico sono state raccomandate come primo approccio per aiutare i pazienti diabetici a gestire il loro peso e i livelli di zucchero nel sangue. Tuttavia, molti pazienti trovano difficile seguire queste diete poiché richiedono un monitoraggio rigoroso delle calorie ogni giorno.</span></span></p>
<p class="s5"><span class="s7"><span class="bumpedFont17">Un approccio alternativo</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont17">,</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont17"> sempre più popolare</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont17">,</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont17"> è il digiuno intermittente. Questo metodo si concentra sulla </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont17">finestra temporale</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont17"> in cui è consentito mangiare anziché sul conteggio calorico. In pratica, le persone consumano cibi di loro scelta solo per 6-10 ore al giorno e digiunano nelle ore rimanenti.</span></span></p>
<p class="s5"><span class="s7"><span class="bumpedFont17">Alcuni</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont17"> stud</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont17">i </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont17">hanno </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont17">cercato di comprendere l’efficacia di tale approccio </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont17">nel trattamento del Diabete.</span></span> <span class="s7"><span class="bumpedFont17">In particolare, u</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont17">no studio </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont17">clinico randomizzato </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont17">condotto da </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont17">Varady</span></span> <span class="s7"><span class="bumpedFont17">e dal suo gruppo di ricerca </span></span><a href="https://jamanetwork.com/journals/jamanetworkopen/fullarticle/2811116"><span class="s8"><span class="bumpedFont17">https://jamanetwork.com/journals/jamanetworkopen/fullarticle/2811116</span></span></a></p>
<p class="s5"><span class="s7"><span class="bumpedFont17">per</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont17"> 6 mesi, </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont17">ha </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont17">confronta</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont17">to</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont17"> gli effetti </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont17">di un digiuno intermittente </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont17">e di una </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont17">riduzione</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont17"> calorica</span></span> <span class="s7"><span class="bumpedFont17">su pazienti diabetici obesi</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont17">. </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont17">I pazienti sono stati suddivisi </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont17">in </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont17">gruppi</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont17">,</span></span> <span class="s7"><span class="bumpedFont17">che</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont17"> hanno seguito</span></span> <span class="s7"><span class="bumpedFont17">o</span></span> <span class="s7"><span class="bumpedFont17">un digiuno intermittente</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont17"> di</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont17"> 8 ore</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont17">, che prevedeva la possibilità di mangiare</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont17">tra le 12:00 e le 20:00 senza conteggi</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont17">are</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont17"> le calorie</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont17">,</span></span> <span class="s7"><span class="bumpedFont17">o </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont17">un piano dietetico con un deficit </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont17">calorico</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont17"> del 25% </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont17">sul fabbisogno</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont17">energetico </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont17">giornalier</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont17">o</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont17">.</span></span> <span class="s7"><span class="bumpedFont17">Lo studio ha evidenziato come </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont17">il digiuno intermittente sia più efficace nel perdere il peso</span></span> <span class="s7"><span class="bumpedFont17">e nel gestire e ridurre </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont17">i livelli glicemici rispetto ad un piano </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont17">dietoterapico</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont17">ipocalorico convenzionale</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont17">.</span></span></p>
<p class="s5"><span class="s7"><span class="bumpedFont17">Il digiuno intermittente</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont17"> potrebbe rappresentare un&#8217;alternativa attraente alle diete a basso apporto calorico nel trattamento del diabete.</span></span></p>
<p class="s5"><span class="s4"><span class="bumpedFont17">TAG: </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont17">digiuno intermittente</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont17">, </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont17">restrizione calorica</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont17">, </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont17">diabete</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont17">, </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont17">calo peso</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont17">.</span></span></p>
<p class="s6"><span class="s4"><span class="bumpedFont17">Bibliografia</span></span></p>
<p class="s6"><span class="s9"><span class="bumpedFont17">Pavlou V, Cienfuegos S, Lin S, et al. Effect of Time-Restricted Eating on Weight Loss in Adults </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont17">With</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont17"> Type 2 Diabetes: A Randomized Clinical Trial. JAMA </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont17">Netw</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont17"> Open. 2023;6(10</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont17">):e</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont17">2339337. doi:10.1001/jamanetworkopen.2023.39337</span></span></p>
<p><span style="font-size: x-large;"><b> </b></span></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/diabete-restrizione-calorica-o-digiuno-intermittente-2/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Riso nel Mondo: Un Viaggio attraverso le sue Proprietà e Trasformazioni</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/riso-nel-mondo-un-viaggio-attraverso-le-sue-proprieta-e-trasformazioni/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/riso-nel-mondo-un-viaggio-attraverso-le-sue-proprieta-e-trasformazioni/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Nov 2023 11:08:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3905</guid>

					<description><![CDATA[Riso nel Mondo: Un Viaggio attraverso le sue Proprietà e Trasformazioni Da ogni angolo del pianeta, il riso conquista i palati, ma quali sono gli impatti sulla salute associati al suo consumo? Le modalità di produzione e preparazione possono esercitare un&#8217;influenza significativa sulle proprietà nutrizionali e funzionali di questo cereale? Di GLAUCO RAFFAELLI &#160; Il [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span class="s2" style="font-size: 18pt;"><span class="bumpedFont15">Riso nel Mondo: Un Viaggio attraverso le sue Proprietà e Trasformazioni</span></span></strong></p>
<p><span class="s3" style="font-size: 14pt;"><span class="bumpedFont15">Da ogni angolo del pianeta, il riso</span></span> conquista<span class="s3" style="font-size: 14pt;"><span class="bumpedFont15"> i palati, ma quali sono gli impatti sulla salute associati al suo consumo? Le modalità di produzione e preparazione possono esercitare un&#8217;influenza significativa sulle proprietà nutrizionali e funzionali di questo cereale?</span></span></p>
<p><strong><span class="s3"><span class="bumpedFont15">Di GLAUCO RAFFAELLI</span></span></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il riso rappresenta un componente cruciale nell&#8217;alimentazione di molte comunità in tutto il mondo, rappresentando una delle principali fonti di cibo per circa il 75% della popolazione in alcune regioni dell&#8217;Asia.</p>
<p>Le sue proprietà benefiche sono influenzate da molteplici fattori, tra cui la varietà, le pratiche agricole, la lavorazione e i metodi di cottura. Un aspetto fondamentale nella trasformazione del riso è la parboilizzazione, un processo che comporta modifiche fisiche e chimiche mirate a migliorare la conservazione, la macinazione, la cottura e la qualità nutrizionale del riso. Tuttavia, questo metodo ha anche degli svantaggi, poiché comporta la perdita del germe e della crusca, parti essenziali del chicco di riso che contengono importanti nutrienti come proteine, grassi, vitamine e minerali.</p>
<p>Il riso è inoltre noto per il suo elevato contenuto di amilosio, che rallenta la digestione dell&#8217;amido ed è misurabile attraverso l’aumento degli zuccheri nel sangue. Alcuni studi evidenziano come laparboilizzazione riduca l’aumento degli zuccheri nel sangue, in maniera più o meno significativa a seconda delle metodologie utilizzate(<a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/21776212/"><span class="s4">https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/21776212</span></a>).</p>
<p>In sintesi, il riso gioca un ruolo chiave nelle diete di numerose popolazioni in tutto il mondo ed è associato a molte qualità benefiche, sebbene queste qualità siano influenzate da diversi fattori, inclusi i metodi di lavorazione. La produzione di riso svolge un ruolo crucialenell&#8217;apportare nutrienti essenziali, ma affronta sfide come la crescita demografica, la limitatezza delle risorse e il cambiamento climatico.</p>
<p>La diversificazione delle diete e il miglioramento dei processi di produzione alimentare sono quindi indispensabili per garantire una produzione di riso sostenibile e la sicurezza alimentare futura.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span class="s5">Tags</span></p>
<p>Riso, parboiled, riso parboiled, alimentazione, sostenibilità</p>
<p><strong>Bibliografia</strong></p>
<p><strong><span class="s8"><span class="bumpedFont17">Roy P, </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont17">Orikasa</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont17">T, </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont17">Okadome</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont17"> H, Nakamura N, Shiina T. Processing conditions, rice properties, </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont17">health</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont17"> and environment. Int J Environ Res Public Health. 2011 Jun;8(6):1957-76. </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont17">doi</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont17">: 10.3390/ijerph8061957. </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont17">Epub</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont17"> 2011 Jun 3. </span></span></strong><span class="s8"><span class="bumpedFont17"><strong>PMID: 21776212; PMCID: PMC3138007</strong>.</span></span></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/riso-nel-mondo-un-viaggio-attraverso-le-sue-proprieta-e-trasformazioni/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L’evidente relazione tra lipedema e ansia</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/levidente-relazione-tra-lipedema-e-ansia/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/levidente-relazione-tra-lipedema-e-ansia/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Oct 2023 07:53:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3619</guid>

					<description><![CDATA[L’evidente relazione tra lipedema e ansia Un recente studio condotto dall’Università di Roma Tor Vergata ha esaminato la correlazione tra il lipedema ed alcuni disturbi psicologici come ansia e depressione. di Sara Gabrielli, Marta Agasi, Nicole Sammartino, Carlotta Meola, Il lipedema è un disturbo cronico, progressivo e invalidante del tessuto adiposo che colpisce principalmente le [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>L’evidente relazione tra lipedema e ansia</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Un recente studio condotto dall’Università di Roma Tor Vergata ha esaminato la correlazione tra il lipedema ed alcuni disturbi psicologici come ansia e depressione.</span></p>
<p><strong>di Sara Gabrielli, Marta Agasi, Nicole Sammartino, Carlotta Meola,</strong></p>
<p><span style="font-size: 12pt;">Il lipedema è un disturbo cronico, progressivo e invalidante del tessuto adiposo che colpisce principalmente le donne ed è generalmente associato all’obesità. Questa patologia influenza negativamente la qualità della vita dei pazienti affetti causando gonfiore bilaterale simmetrico, gonfiore e dolore delle gambe e del tessuto adiposo sottocutaneo e gravando anche sulla salute mentale delle donne che ne soffrono, portando a sviluppare più facilmente ansia, depressione e disturbi alimentari. L’insorgenza di tale disturbo è spesso associato a importanti cambiamenti ormonali delle donne, come l’inizio della pubertà, della menopausa o successivamente al parto. Attraverso uno studio condotto dalla sezione di Nutrizione clinica e Nutrigenomica dell’Università degli studi di Roma Tor Vergata: “The Difficulties in Emotional Regulation among a Cohort of Females with Lipedema” di Al Wardat et All. sono state analizzate le differenze sostanziali tra persone affette da lipedema e persone sane, in relazione alla capacità di gestione delle emozioni. Secondo gli autori, una modalità utile per migliorare la comprensione dei disturbi psicologici è la regolazione delle emozioni (ER). Tramite delle analisi condotte sui pazienti affetti da lipedema, sono state evidenziate delle significative relazioni tra un aumento del BMI e difficoltà maggiori nella gestione dell’ansia e regolazione emotiva, evidenziando quanto l’aspetto estetico correlato alla obesità influisca sulle emozioni. I risultati dello studio hanno effettivamente dimostrato che i pazienti affetti da lipedema hanno più difficoltà a regolare le loro emozioni rispetto a quelli sani. I ricercatori hanno sottolineato come le diagnosi errate e la mancanza di trattamenti adeguati possono far peggiorare gli effetti collaterali fisici e mentali dei pazienti affetti, essendo la patologia spesso diagnosticata erroneamente come obesità. Inoltre è stato evidenziato che, in generale, i pazienti affetti da lipedema hanno minor capacità di impegnarsi a raggiungere obiettivi e dunque una tendenza maggiore a sviluppare depressione e ansia. In funzione di questo i pazienti sono coinvolti in un circolo vizioso, per il quale più non riescono a controllare le proprie emozioni, più si aggravano i sintomi e viceversa. Infine, un fattore aggiuntivo, indipendente dall’indice di massa corporea (BMI), che grava sulla gestione delle emozioni, è la convivenza perenne con i sintomi fisici legati al lipedema, come il dolore, a determinare una tendenza ancora maggiore alla depressione e all’incapacità di controllare le proprie emozioni peggiorando, in questo modo, la qualità della vita. Oltre agli aspetti negativi sono comunque emersi alcuni effetti positivi derivanti da interventi mirati al miglioramento della gestione delle emozioni e gli stessi ricercatori prospettano alcune soluzioni. Innanzitutto gli interventi educativi, che insegnando strategie di regolazione emotiva, possono migliorare lo stato di salute mentale di questi pazienti. Secondariamente il ricorso ad interventi psicoterapeutici mirati che hanno dimostrato di ridurre in modo significativo i sintomi di ansia e depressione Infine, è opportuno sottolineare come il benessere psicologico generale dei pazienti sia migliorato in maniera importante grazie a terapie ed interventi che, allenando attenzione ed autoregolazione, hanno insegnato strategie efficaci per acquisire la capacità di modulare l’intensità delle emozioni, senza eliminare quelle negative, portando anche al raggiungimento di maggior consapevolizzazione ed accettazione delle proprie emozioni. In conclusione, è emersa l’importanza della necessità di ulteriori studi mirati all’analisi di questa patologia e alle sue conseguenze, affinchè sia prontamente diagnosticabile, in modo da riuscire a prevenire e controllare i sintomi che ne derivano. Soprattutto quelli psicologici.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 12pt;">Bibliografia: <a href="https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC9602978/">https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC9602978/</a>                                                     .                  </span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;">The Difficulties in Emotional Regulation among a Cohort of Females with Lipedema</span></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/levidente-relazione-tra-lipedema-e-ansia/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Carboidrati o grassi pari</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/carboidrati-o-grassi-pari/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/carboidrati-o-grassi-pari/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Sep 2023 08:46:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3595</guid>

					<description><![CDATA[Carboidrati o grassi pari Secondo recenti evidenze scientifiche non ci sarebbero differenze nel controllo del peso tra le diete a basso contenuto di grassi rispetto a quelle con basso contenuto in carboidrati di GIULIA BIGIONI La comunità scientifica è impegnata da tempo nel definire quale sia la migliore strategia da seguire per avere successo nel [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Carboidrati o grassi pari </strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Secondo recenti evidenze scientifiche non ci sarebbero differenze nel controllo del peso tra le diete a basso contenuto di grassi rispetto a quelle con basso contenuto in carboidrati</span></p>
<p>di GIULIA BIGIONI</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La comunità scientifica è impegnata da tempo nel definire quale sia la migliore strategia da seguire per avere successo nel controllo del peso. Nell’ottica di una medicina predittiva, preventiva, personalizzata e partecipativa, si evidenzia come gli effetti di un regime dietetico non sempre siano generalizzabili a tutta la popolazione. Siamo diversi gli uni dagli altri e abbiamo reazioni differenti agli stessi stimoli esterni.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Di recente, sponsor la scuola di Medicina dell’Università di Stanford, sono stati pubblicati i primi risultati dello studio “DIETFITS” concepito con lo scopo di esaminare quanto il genotipo della popolazione, nonché la modulazione dei fattori metabolici legati ai livelli di glucosio ematico e alla sinesi dell’insulina, siano in grado di condizionare gli effetti delle diverse strategie terapeutiche che sono alla base degli interventi mirati al controllo del peso. <a href="https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28027950">https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28027950</a></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Per comprendere i meccanismi e gli effetti metabolici sono state confrontare diete a basso contenuto di grassi verso quelle a ridotto contenuto in carboidrati. Nello studio sono stati coinvolti più di 600 partecipanti di età compresa tra i 18 e i 50 anni, con un valore di indice di massa corporea (body mass index, BMI) tra 28 e 40 e senza patologia diabetica, suddivisi in gruppi e sottoposti per 12 mesi ai due regimi dietetici, l’uno a basso contenuto di grassi e l’altro a basso contenuto in carboidrati. Nella popolazione sono state anche studiati i genotipi che si ritengono alla base della predisposizione genetica verso una dieta piuttosto che l’altra andando poi a verificare gli effetti su queste diverse popolazioni.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">I due regimi dietetici distinti in termini quali quantitativi si presentano con importanti differenze nelle proporzioni di carboidrati, grassi e proteine: l’uno quello a basso contenuto di grasso è costituito dal 48% di carboidrati, il 29% di grasso e il 21% di proteine; l’altro dal 30% di carboidrati, dal 45% di grassi e dal 23% di proteine.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L’analisi dei risultati così ottenuti ha evidenziato non poche sorprese; entrambe le diete hanno mostrato di essere in grado di modulare in modo favorevole il calo ponderale. Si è visto che sia la dieta a basso contenuto di carboidrati che quella a basso contenuto di grassi determinano una diminuzione del 5-6% del peso, senza tuttavia evidenti differenze tra le due strategie. In particolare, non è stata osservata nessuna differenza tra i diversi genotipi studiati, né eventuali possibili interazioni tra il regime dietetico e i polimorfismi genetici, nonché una modulazione in un senso o nell’altro dei livelli di glucosio o insulina. In altre parole, i ricercatori non sono stati in grado di stabilire se e come una certa predisposizione genetica possa modulare il calo ponderale né se esiste un legame tra genetica, tipo di dieta e calo di peso.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La ricerca continua e questi risultati sembrano sostenere l’idea che l’approccio personalizzato nella formulazione di una dieta non sempre presenta vantaggi significativi soprattutto quando è applicato ad una popolazione di individui sostanzialmente sani che non devono preoccuparsi troppo della loro biologia e hanno la fortuna di potersi permettere qualche eccesso in grassi e carboidrati. <a href="https://jamanetwork.com/journals/jama/article-abstract/2673150">https://jamanetwork.com/journals/jama/article-abstract/2673150</a></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La genetica ci aiuta nella predizione di un rischio di patologia, la prevenzione inizia a tavola, ma gli effetti sul controllo delle patologie cronico degenerative si vedranno solo dopo anni: una dieta equilibrata, come la Dieta Mediterranea, con il 50-55% di carboidrati, dal 25-30% di grassi e 15-20% di proteine, che predilige alimenti di qualità, tradizionali, prodotti freschi e di stagione sarà sempre la vincente.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em> </em></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/carboidrati-o-grassi-pari/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il microbiota migrante</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/il-microbiota-migrante/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/il-microbiota-migrante/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Aug 2023 12:06:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3535</guid>

					<description><![CDATA[Il microbiota migrante Recenti evidenze indicano che le popolazioni che emigrano in altri paesi tendono ad acquisire il microbiota del paese che li ospita di GIULIA BIGIONI &#160; La globalizzazione passa anche attraverso il microbiota intestinale, ovvero la popolazione di microrganismi che colonizzano il tratto gastroenterico, è quanto emerge dagli studi di popolazione sulle migrazioni [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Il microbiota migrante</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Recenti evidenze indicano che le popolazioni che emigrano in altri paesi tendono ad acquisire il microbiota del paese che li ospita</span></p>
<p><strong>di GIULIA BIGIONI</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La globalizzazione passa anche attraverso il microbiota intestinale, ovvero la popolazione di microrganismi che colonizzano il tratto gastroenterico, è quanto emerge dagli studi di popolazione sulle migrazioni da paesi in via di sviluppo verso le società altamente industrializzate. Se consideriamo, ad esempio, la società americana, come punto di riferimento tra le società industrializzate, ci verrebbe da pensare ad una delle società caratterizzate da un’impronta tra le più multietniche in termini socioculturali. Tuttavia, questa intrinseca variabilità non è invece presente per quelle che sono le abitudini alimentari. La “western diet” è infatti nota per essere tra le abitudini alimentari forse la più monotona, e nata sicuramente più per soddisfare il fabbisogno calorico che un criterio di salute alimentare, ricca di zuccheri, proteine animali e poca fibra, sembrerebbe influenzare la salute indirettamente anche modulando la composizione batterica del tratto gastroenterico.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L’immigrazione, per necessità lavorativa verso gli USA, porta necessariamente con se una certa quota di perdita delle proprie origini, ma di particolare interesse sembra l’acquisizione delle caratteristiche ambientali del paese ospite e una in particolare, il microbiota, sembrerebbe quella più influenzata. Siamo come è noto caratterizzati da una determinata composizione della flora batterica, il microbiota, che sempre di più sappiamo coinvolto nel mantenimento del nostro stato di salute e modifiche della sua composizione possono influenzare tutta una serie di processi fisiopatologici, fino ad arrivare ad uno stato di malattia vera e propria.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L’acquisizione della frequenza di rischio di malattie caratteristiche del paese ospite è un dato epidemiologico spesso riscontrato nelle popolazioni migranti e numerose sono le indagini condotte al fine di trovare una spiegazione logica a questo fenomeno. Nelle malattie che coinvolgono il metabolismo un ruolo di primo piano sembrerebbe associato proprio al microbiota e alla sua composizione, questo è quanto riportato da un gruppo di ricercatori americani sulle pagine di una nota rivista del settore Cell Press. Lo studio ha preso in considerazione 514 soggetti sani provenienti dalla Thaillandia e trasferiti stabilmente negli USA dove vivono e lavorano da tempo. Gli autori si sono rivolti soprattutto alla popolazione femminile e alle nuove generazioni, residenti stabilmente negli USA, rispetto a quella maschile caratterizzata da una movimentazione da un paese ad un altro più accentuata. Quindi sono state considerate 36 donne americane come popolazione di controllo. Mediante le analisi di composizione corporea, abitudini  alimentari e composizione del microbiota sono arrivati a tracciare importanti conclusioni. <a href="https://doi.org/10.1016/j.cell.2018.10.029">https://doi.org/10.1016/j.cell.2018.10.029</a></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Nella popolazione stabilmente residente negli USA è stato osservato che il microbiota in origine caratterizzato da una prevalenza di batteri del ceppo <em>Prevotella</em> ha progressivamente cambiato la sua composizione in favore di ceppi di <em>Batteroides,</em> caratteristici della popolazione americana. I nomi dei ceppi batterici non ci dicono molto, se non consideriamo le caratteristiche biochimiche di questi batteri. Il primo infatti, il ceppo <em>Prevotella</em>, è caratterizzato da una spiccata capacità di scindere le fibre vegetali, utile quindi nella dieta del sud est asiatico ricca di questo tipo di alimenti. Quando l’apporto dietetico di fibre complesse si riduce, come accade assumendo uno stile di vita occidentale, questi batteri non sono più adatti e utili nel nuovo ambiente, con la conseguenza che il microbiota risultante è più povero dal punto di vista metabolico.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La perdita di funzionalità del microbiota è stata vista aumentare con l’incremento della permanenza negli Stati Uniti d’America, suggerendo che progressivamente si acquisiscono le caratteristiche ambientali del paese ospite, inoltre è stato osservato un incremento nelle popolazioni migranti dell’incidenza di soggetti obesi. In definitiva questi risultati mostrano che l&#8217;immigrazione è associata a profonde perturbazioni della composizione del microbiota, soprattutto in termini di perdita della diversità, perdita dei ceppi nativi e soprattutto perdita della capacità di degradazione delle fibre. Cambiamenti che iniziano immediatamente all&#8217;arrivo, continuano per i decenni successivi di residenza negli Stati Uniti e sembrerebbero la caratteristica dominante presente negli individui obesi.</span></p>
<p><strong><span style="font-size: 14pt;"><em>TAG: </em>MICROBIOTA;  MICROBIOMA<em> DIETA; GLOBALIZZAZIONE; ABITUDINI ALIMENTARI</em></span></strong></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/il-microbiota-migrante/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Giornata Mondiale dell’obesità</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/giornata-mondiale-dellobesita-2/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/giornata-mondiale-dellobesita-2/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Jul 2023 09:03:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3457</guid>

					<description><![CDATA[Giornata Mondiale dell’obesità. L&#8217;obesità deve essere considerata una vera patologia. di GIULIA BIGIONI L&#8217;obesità è una vera epidemia e un problema di salute pubblica, definita dalla Società dell&#8217;Obesità (The Obesity Society &#8211; TOS) come una malattia, non solo un fattore determinante delle principali malattie croniche, ma una grave condizione debilitante di per sé. A livello [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Giornata Mondiale dell’obesità.</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">L&#8217;obesità deve essere considerata una vera patologia.</span></p>
<p><strong><span style="font-size: 12pt;">di GIULIA BIGIONI</span></strong></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><br />
L&#8217;obesità è una vera epidemia e un problema di salute pubblica, definita dalla Società dell&#8217;Obesità (The Obesity Society &#8211; TOS) come una malattia, non solo un fattore determinante delle principali malattie croniche, ma una grave condizione debilitante di per sé.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">A livello mondiale, l&#8217;obesità rappresenta uno dei principali problemi di salute pubblica associati a un aumento della morbilità e mortalità.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il sovrappeso o l&#8217;obesità, infatti, aumentano significativamente il rischio di contrarre malattie come l&#8217;ipertensione arteriosa, la dislipidemia, il diabete mellito di tipo 2, le malattie coronariche, la vasculopatia cerebrale, la litiasi della cistifellea, l&#8217;artropatia, la policistosi ovarica, la sindrome delle apnee notturne e alcune neoplasie. Nonostante numerose campagne informative, purtroppo la lotta contro l&#8217;obesità non sembra funzionare: negli ultimi anni la prevalenza è continuata a crescere. L&#8217;incremento progressivo e rapido dell&#8217;incidenza dell&#8217;obesità, che ha caratterizzato la maggior parte dei paesi economicamente avanzati nell&#8217;ultimo decennio, è stato il principale stimolo per la ricerca dei meccanismi sottostanti questa patologia e le relative disfunzioni.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">“L&#8217;obesità può essere definita come una vera malattia!” &#8211; afferma la Prof.ssa Laura Di Renzo, Direttrice della Scuola di Specializzazione in Scienza dell’Alimentazione, all’Università degli studi di Roma Tor Vergata- “evidenziare i limiti e l&#8217;inesattezza degli strumenti comuni utilizzati per la diagnosi dell&#8217;obesità e rafforzare il concetto della complessità dell&#8217;obesità come malattia, è fondamentale per una corretta politica sanitaria. L&#8217;obesità può essere vista come una patologia multifattoriale e una malattia infiammatoria cronica a basso grado. Infatti, le persone affette da obesità hanno un rischio maggiore di sviluppare comorbilità e morbilità rispetto a individui sani”. “Alla base dell&#8217;obesità si trova l&#8217;adiposopatia (o &#8220;grasso malato&#8221;), definita come &#8220;disturbi anatomici/funzionali patologici del tessuto adiposo” presegue la Di Renzo “promossi da un bilancio calorico positivo in individui geneticamente e ambientalmente suscettibili che portano a risposte endocrine ed immunitarie avverse che possono causare o aggravare le malattie metaboliche. L&#8217;adiposopatia è sostenuta dall&#8217;ipertrofia degli adipociti, dall&#8217;adiposità viscerale e/o dal deposito di grasso ectopico e dalla secrezione di ormoni, come la leptina, e proteine proinfiammatorie, come una serie di citochine, che a loro volta possono portare a malattie metaboliche&#8221;.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Pertanto, il beneficio terapeutico assoluto è direttamente proporzionale al rischio di base. Di conseguenza, l&#8217;interesse a livello internazionale per la diagnosi precoce dell&#8217;obesità sta crescendo per evitare le conseguenze della sotto-diagnosi e sovra-diagnosi.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Le conseguenze sono un aggravamento della malattia e un aumento delle patologie correlate all&#8217;obesità come il diabete, le malattie cardiovascolari e il cancro.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">“Il parametro più ampiamente utilizzato per la diagnosi, l&#8217;indice di massa corporea (BMI), non è adatto per valutare la massa grassa corporea”- sostiene la Prof.ssa Paola Gualtieri, della Sezione di Nutrizione clinica e Nutrigenomica, all’Università degli studi di Roma Tor Vergata-  “Infatti, diversi studi dimostrano che il BMI da solo non può definire l&#8217;obesità, che consiste non tanto nell&#8217;aumento di peso quanto nell&#8217;eccesso di massa grassa”.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L&#8217;uso di strumenti adeguati per la valutazione della percentuale di massa grassa combinato con l&#8217;analisi clinica e genetica ha permesso di identificare diversi fenotipi dell&#8217;obesità, che spiegano le varie contraddizioni dell&#8217;obesità. Il Prof Antonino De Lorenzo, Direttore del Dipartimento di Biomedicina e Prevenzione, dell’Università degli studi di Roma Tor Vergata, ha identificato un nuovo fenotipo di obesità, caratteristico della &#8220;normal weight obese syndrome”, anche detta del normo peso obeso, una condizione in cui una persona ha un peso corporeo normale o anche leggermente sottopeso, ma presenta una percentuale di grasso corporeo relativamente elevata rispetto alla massa magra. Questa condizione può essere associata a rischi per la salute, quali rischio di patologie cardiovascolari, malattie infiammatorie, ansia, stress metabolico, infertilità, insulino-resistenza e diabete di tipo 2, disbiosi intestinale, tumori.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">È essenziale adottare tutte le strategie possibili per combattere l&#8217;obesità, migliorare la condizione dei pazienti e ridurre i costi sociali e di trattamento dell&#8217;obesità.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/giornata-mondiale-dellobesita-2/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Dieta mediterranea: la migliore nel mondo</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/dieta-mediterranea-la-migliore-nel-mondo/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/dieta-mediterranea-la-migliore-nel-mondo/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Jun 2023 11:09:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3436</guid>

					<description><![CDATA[Dieta mediterranea: la migliore nel mondo Guida la classifica,insieme a quella anti-ipertensione (Dash), come la più salutare secondo la rivista statunitense “News &#38; World Report” di SILVIA BASSI Come da tradizione ogni anno la rivista statunitense “News &#38; World Report” https://www.usnews.com stila la classifica dei 40 regimi alimentari più diffusi e di moda nel mondo. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Dieta mediterranea: la migliore nel mondo</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Guida la classifica,insieme a quella anti-ipertensione (Dash), come la più salutare secondo la rivista statunitense “News &amp; World Report” </span></p>
<p><strong>di SILVIA BASSI</strong></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Come da tradizione ogni anno la rivista statunitense “<em>News &amp; World Report</em>” <a href="https://www.usnews.com">https://www.usnews.com</a> stila la classifica dei 40 regimi alimentari più diffusi e di moda nel mondo. Per il 2018 la “Dieta Mediterranea” e la“Dash”, quella sull’anti-ipertensione, conquistano ex-aequo il primo posto. Gli esperti alimentari di “<em>News &amp; World Report</em>” hanno dato il loro punteggio alle diete prese in esame sulla base di vari parametri, fra cui non solo la facilità di un’alimentazione per perdere peso a breve o lungo termine, ma soprattutto per l’efficacia contro malattie cardiovascolari e diabete.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il punteggio più alto, 4,1 su 5, è stato raggiunto sia dalla “Dieta Mediterranea” che da “Dash”, poiché entrambe, oltre a limitare drasticamente l’uso del sale, consumano più frutta e verdura. Per la cronaca, in fondo alla classifica dei migliori regimi alimentari per la salute, si posizionano con 1,9 su 5, la dieta “Dukan” in quanto troppo restrittiva e con prevalenza di proteine, e la “Chetogenica” per la difficoltà nel seguirne i complicati consigli.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"> &#8220;<em>C&#8217;è grande discussione su cosa considerare alimentazione sana</em> – sottolinea il direttore dello “<em>Yale University Prevention Research Cente</em>r” David Katz, esperto della rivista statunitense &#8211; <em>ma non c&#8217;è un solo regime alimentare che va bene per tutti. In ultima analisi, la dieta &#8216;migliore&#8217; è quella che può essere adottata e sostenuta nel tempo&#8221;.</em></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><em>Chi meglio della Dieta Mediterranea può vantare una plurisecolare tradizione praticata fin dall’antichità dai popoli che si affacciano sul mare Mediterraneo? Questa tradizione è stata una delle ragioni per cui ha avuto il prestigioso riconoscimento dall’Unesco come patrimonio </em><em>culturale </em><em>immateriale dell’umanità perche “è molto più che un semplice alimento. Essa promuove l&#8217;interazione sociale, in quanto il pasto in comune è alla base dei costumi sociali e delle festività condivise da una data comunità. La Dieta si fonda nel rispetto per il territorio e la biodiversità e garantisce la conservazione e lo sviluppo delle attività tradizionali e dei mestieri collegati alla pesca e all&#8217;agricoltura nelle comunità del Mediterraneo&#8221;.</em></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><em>E’ grazie allo stile di vita della “Dieta Mediterranea”che gli italiani sono i più sani e forti al mondo. La classifica è stata redatta nel 2017 dal “Bloomberg Global Health Index”, </em>l’indicatore che tiene conto di una serie di fattori, come durata media della vita, nutrizione, salute mentale e fattori di rischio, come tabagismo o pressione sanguigna. Su 163 Paesi presi in esame  <strong>l’Italia è al primo posto per qualità della vita di adulti e anziani grazie proprio alla “Dieta Mediterranea”</strong><strong>.</strong> </span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Per il noto scienziato e professore Alberto Fidanza <em>“la Dieta Mediterraneaoggi deve essere tutelata nella sua memoria perché non venga <strong>strumentalizzata</strong> <strong>per fini personali o politici e speculativi</strong><strong>,</strong><strong> </strong>ma rapportata alle esigenze dell’attuale popolazione, poiché è il miglior stile di vita per vivere meglio e più a lungo”.</em></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>TAG &#8211;   Dieta Mediterranea – Dieta Dash &#8211; Malattie cardiovascolari – Alberto Fidanza</strong></span></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/dieta-mediterranea-la-migliore-nel-mondo/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;assunzione di probiotici modula il profilo psicologico e la composizione corporea</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/lassunzione-di-probiotici-modula-il-profilo-psicologico-e-la-composizione-corporea/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/lassunzione-di-probiotici-modula-il-profilo-psicologico-e-la-composizione-corporea/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 May 2023 10:24:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3432</guid>

					<description><![CDATA[L&#8217;assunzione di probiotici modula il profilo psicologico e la composizione corporea Una nuova ricerca scientifica per l’Università 4.0, una rete di successo tra scienza, ricerca e industria di GIULIA BIGIONI La nutrizione e la corretta valutazione e cura del nostro microbiota intestinale sono alla base di una medicina di precisione, che sia predittiva, preventiva, personalizzata [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="font-size: 18pt;">L&#8217;assunzione di probiotici modula il profilo psicologico e la composizione corporea</span></strong><br />
<span style="font-size: 18pt;">Una nuova ricerca scientifica per l’Università 4.0, una rete di successo tra scienza, ricerca e industria</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;"><strong>di GIULIA BIGIONI</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La nutrizione e la corretta valutazione e cura del nostro microbiota intestinale sono alla base di una medicina di precisione, che sia predittiva, preventiva, personalizzata e partecipativa. </span><br />
<span style="font-size: 14pt;">I probiotici contribuiscono al dimagrimento e alla diminuzione dell&#8217;ansia. Questo è il risultato di una ricerca tutta italiana condotta dai ricercatori delle Università di Tor Vergata e pubblicata sul Journal of Translational Medicine. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28601084</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Una scoperta che può rivoluzionare l’approccio sia alla nutrizione, in pazienti sani, che alla cura di malattie degenerative è stata presentata ieri a Roma, presso l’Hotel Porta Maggiore, nel corso del Convegno scientifico “DIET for IMMUNOTHERAPY ENHANCEMENT against TUMORS” organizzato dalla Scuola di specializzazione in Scienza dell’Alimentazione dell’Università degli studi di Roma Tor Vergata.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La ricerca, portata avanti da studi effettuati presso l’ Università degli studi di Roma Tor Vergata, in collaborazione con il Policlinico Gemelli, condotta sia su soggetti sani sia affetti da patologie degenerative, con un integratore con 120 miliardi di probiotici composti da 8 ceppi batterici,</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">ha portato ad avere riscontri concreti sui meccanismi che legano i principi nutrizionali alla funzione immunitaria, per giungere ad elaborare un progetto di ricerca capace di identificare la migliore dieta a supporto della immunoterapia contro i tumori.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Oggetto dello studio è stato il microbiota intestinale, cioè l&#8217;insieme dei microorganismi che abitano l&#8217;intestino umano, capaci di regolare il nostro benessere ma anche l’insorgenza delle patologie cronico degenerative, dall’obesità, alla sindrome metabolica ai tumori e il suo impatto sul sistema immunitario e sul sistema nervoso centrale.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Ci sono evidenze scientifiche degli effetti dei probiotici sulla funzione intestinale, sull&#8217;attività cerebrale e sul comportamento emotivo.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">I probiotici svolgono un ruolo centrale sul comportamento attraverso l&#8217;asse del microbioma-intestino-cervello, attraverso il nervo vago. </span><br />
<span style="font-size: 14pt;">&#8220;La terapia con probiotici scelti ad hoc ha portato effetti a chi è colpito da sovrappeso o sindrome metabolica: in assenza di dieta c&#8217;è stata una leggera modulazione della composizione corporea, con un calo di peso e una riduzione di tessuto adiposo. Il dato più interessante è stato nei soggetti ansiosi, con una riduzione dello stato d&#8217;ansia&#8221;, ha commentato Laura Di Renzo, docente della sezione nutrizione clinica e nutrigenomica dell&#8217;Università di Tor Vergata. </span><br />
<span style="font-size: 14pt;">&#8220;Conosciamo solo il 10% degli effetti della flora batterica &#8211; spiega Antonino De Lorenzo, Direttore della Scuola di specializzazione in scienze dell&#8217;alimentazione di Tor Vergata &#8211; Insieme al professor Antonio Gasbarrini del Policlinico Gemelli abbiamo costituito un network per affrontare questo grande tema della ricerca: dobbiamo infatti conoscerne il restante 90%&#8221;.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Sono intervenuti alla conferenza :</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Prof. Antonino De Lorenzo</strong>, Direttore Scuola di Specializzazione in Scienza dell’Alimentazione, Uniroma2 Tor Vergata</span><br />
<span style="font-size: 14pt;"><strong>Prof. Antonio Gasbarrini,</strong> Direttore Area Gastroenterologia ed Oncologia, IRCCS Policlinico Universitario “A.Gemelli”, Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma</span><br />
<span style="font-size: 14pt;"><strong>Prof. Laura Di Renzo</strong>, Sezione di Nutrizione clinica e nutrigenomica Università degli Studi di Roma Tor Vergata</span><br />
<span style="font-size: 14pt;"><strong>Prof. Laura Solda</strong>ti – Dipartimento di Scienze della Salute, Università degli Studi di Milano Statale</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Professore Emilio Jirillo</strong> – Dipartimento di Scienze mediche, neuroscienze e organi di senso, Università degli studi di Bari ALDO MORO</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Professore Francesco Marincola</strong> – AbbVie Corp. USA, Visiting Professor Unimi, Past President Society Immunotherapy Cancer</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Prof. Giuseppe Merra</strong>, Area Medicina dell’Urgenza e Pronto Soccorso, IRCCS Policlinico Universitario “A.Gemelli”, Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma</span><br />
<span style="font-size: 14pt;"><strong>Prof. Menotti Calvani</strong>, Specialista in Neurologia e nutrizionista all’Università di Roma Tor Vergata</span><br />
<span style="font-size: 14pt;"><strong>Prof. Mario Marchetti</strong>, Imprenditore farmaceutico (Italfarmacia)</span></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/lassunzione-di-probiotici-modula-il-profilo-psicologico-e-la-composizione-corporea/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Casalinghe disperate</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/casalinghe-disperate/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/casalinghe-disperate/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Nov 2022 09:35:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3416</guid>

					<description><![CDATA[Casalinghe disperate Le sostanze chimiche contenute nei detergenti utilizzati nelle pulizie domestiche sembrano responsabili di un declino della funzionalità respiratoria Di Giulia Bigioni &#160; Emerge da un studio svedese che le casalinghe e i lavoratori delle imprese di pulizie possono subire un peggioramento delle funzioni respiratorie dovuto all’esposizione alle sostanze chimiche contenute nei prodotti, spray [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Casalinghe disperate</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Le sostanze chimiche contenute nei detergenti utilizzati nelle pulizie domestiche sembrano responsabili di un declino della funzionalità respiratoria </span></p>
<p><strong>Di Giulia Bigioni</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Emerge da un studio svedese che le casalinghe e i lavoratori delle imprese di pulizie possono subire un peggioramento delle funzioni respiratorie dovuto all’esposizione alle sostanze chimiche contenute nei prodotti, spray e detergenti, comunemente usati per la pulizia degli ambienti casalinghi o degli uffici.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">In una recente pubblicazione sull’American Journal of Respiratory and Critical Care Medicine, ricercatori dell’Università di Bergen in Norvegia, analizzando i dati di 6235 soggetti con una età media di 34 anni e seguiti per un periodo di tempo di circa 20 anni, sono arrivati alla conclusione che la pratica delle pulizie domestiche o in ambito lavorativo è correlata ad un peggioramento della performance respiratoria. Sono noti gli effetti di molte sostanze chimiche sugli asmatici, una popolazione di soggetti notoriamente sensibile, tuttavia questi risultati mettono in evidenza quanto l’esposizione a questi prodotti possa influenzare il peggioramento della performance respiratoria soprattutto con l’avanzare dell’età anagrafica.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il confronto con la popolazione non esposta sembrerebbe poi di particolare rilevanza più nelle donne che negli uomini, quest’ultimi infatti apparentemente meno sensibili agli effetti della chimica dei detergenti.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L’esame spirometrico ha evidenziato che il decadimento dei parametri di funzionalità respiratoria è paragonabile a quello che potrebbe essere causato dal fumare circa 20 pacchetti di sigarette per anno. Poche dopotutto, ma comunque sufficienti a determinare una riduzione dell’efficienza respiratoria misurabile sperimentalmente. Le sostanze chimiche contenute nei detergenti sono quindi responsabili dell’irritazione della mucosa polmonare che a piccole dosi e per un lungo intervallo di tempo portano ad una progressiva compromissione della funzionalità. Gli autori tendono però a sottolineare che il dato va considerato con le dovute precauzioni, in quanto non tiene conto ad esempio della storia pregressa di fumatori tra i soggetti analizzati, nonché di condizioni predisponenti come l’obesità o non ultimo lo stato sociale. Curioso è il dato che ha evidenziato una maggiore sensibilità delle donne rispetto agli uomini, al proposito gli autori sono i primi a sottolineare i limiti pur presenti nello studio, per esempio il fatto che nella popolazione femminile pochissime erano le donne che non pulivano a casa o al lavoro, queste potrebbero costituire un gruppo socioeconomico selezionato. Anche il numero di uomini che lavorano come addetti alle pulizie è piccolo e la loro esposizione ai detergenti è probabilmente diversa da quella delle donne che lavoravano nello stesso settore.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il messaggio è quello di limitare l’uso della chimica sia nelle case che negli uffici e spesso l’uso del panno in microfibra associato alla semplice acqua potrebbe essere sufficiente allo scopo, non ultimo lo sforzo nella ricerca di prodotti e agenti meno volatili e soggetti all’inalazione. Resta da fare forse un’ultima considerazione sull’incidenza di genere del fenomeno. Se il dato venisse confermato e da quanto visto gli uomini sembrerebbero meno sensibili agli effetti dei detergenti domestici potrebbe essere l’occasione per ripensare l’organizzazione domestica in favore delle casalinghe, figura ancora largamente presente anche nei civilizzati paesi d’origine degli autori di questo studio scientifico.</span></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/casalinghe-disperate/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>LA DIETA MEDITERRANEA ITALIANA</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/la-dieta-mediterranea-italiana/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/la-dieta-mediterranea-italiana/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Oct 2022 11:25:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3240</guid>

					<description><![CDATA[La Dieta Mediterranea Italiana per il Mantenimento del Buono Stato di Salute. La Dieta Mediterranea Italiana di Riferimento (12-15% dell’energia totale da proteine, 25-30% da lipidi e 50-55% da carboidrati) contribuisce a mantenere il buono stato di salute, il benessere psicofisico e la longevità.  di LAURA DI RENZO, 10 Ottobre 2016 L’allontanamento dalla Dieta Mediterranea [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="font-size: 18pt;">La Dieta Mediterranea Italiana per il Mantenimento del Buono Stato di Salute.</span></h3>
<p><span style="font-size: 18pt;">La Dieta Mediterranea Italiana di Riferimento (12-15% dell’energia totale da proteine, 25-30% da lipidi e 50-55% da carboidrati) contribuisce a mantenere il buono stato di salute, il benessere psicofisico e la longevità.</span></p>
<p style="text-align: left;"><strong> </strong><strong>di LAURA DI RENZO, 10 Ottobre 2016</strong></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L’allontanamento dalla Dieta Mediterranea riduce l’aspettativa di vita di 4,8 anni in venti anni e di 10,7 anni in quarant’anni. Il ritorno alle indicazione della Dieta Mediterranea porta in 25 anni alla riduzione del 18% del rischio di morti per patologie cardiovascolari.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">La Dieta Mediterranea nella prevenzione dei tumori.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Uno studio pubblicato il 18 agosto 2016 sul British Journal of Cancer conferma il ruolo della Dieta Mediterranea nella prevenzione del cancro colon-rettale. Analizzando i dati di 3745 pazienti con cancro colon-rettale rispetto a 6804 controlli ospedalizzati, il Prof. Rosato dell’Università degli studi di Milano dimostra che l’associazione tra fattori di rischio e malattia (odds ratio, OR) è di 0.52 nel caso di un’alta aderenza alla Dieta Mediterranea (score diadeguatezza mediterranea &gt; 7). Tale valore incrementa notevolmente (OR=0,89), quando lo score di adeguatezza mediterranea si riduce tra 0 e 2.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Il riconoscimento della Dieta Mediterranea Italiana di Riferimento</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">La Dieta Mediterranea è l’insieme dei costumi alimentari spontanei, adottati dalle popolazioni residenti nel bacino del Mediterraneo, sedimentatesi nel corso dei millenni, e frutto di contaminazioni intervenute nel tempo tra i popoli che vi hanno vissuto.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Quando oltre alle conoscenze filosofiche, antropologiche e culturali, l’evidenza scientifica e epidemiologica maturano e codificano le abitudini alimentari della popolazione greca, in particolare Creta, e dell’Italia del Sud, in particolare Nicotera, alla fine degli anni cinquanta, si è messo in evidenza come la Dieta Mediterranea Italiana di Riferimento possa contribuire a mantenere il buono stato di salute, il benessere psicofisico, la longevità, sottolineando il nesso di causalità con malattie cronico degenerative delle diete non mediterranee. La Dieta Mediterranea Italiana di Riferimento si configura come sinonimo di dieta moderata; cereali, legumi, ortaggi, frutta, olio d’oliva, prodotti della pesca e vino, prevalentemente rosso, garantiscono, infatti, un appropriato bilancio tra apporto e dispendio energetico. I rapporti tra i macronutrienti energetici rispondono a quelli riconosciuti come adeguati: 12-15% dell’energia totale da proteine, 25-30% da lipidi e la restante quota da carboidrati (50-55%). L’energia da alcol etilico, fornito principalmente dal consumo di vino rosso durante i pasti, rientra nei valori accettabili: per l’uomo 2-3 bicchieri al giorno e per la donna 1-2 bicchieri.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Il Seven Countries Study, studio condotto dai fisiologi Ancel Keys e Paul White su 16 coorti nel mondo per un periodo di 25 anni a partire</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">dalla fine degli anni ’60, rappresenta il primo importante studio che evidenzia la stretta relazione tra la dieta e stile di vita, come fattori determinanti di rischio per le malattie cardiovascolari, tra paesi e culture diverse e per un periodo prolungato di tempo. A conclusione del Seven Countries Study, la Dieta Mediterranea viene accettata e condivisa dalle organizzazioni che si occupano a livello internazionale di alimentazione e salute (FAO, OMS) come un modello alimentare, riconosciuto avere un effetto di prevenzione dalle malattie ad alto impatto sociale.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Gli studi clinici e l’effetto salutare</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Sono stati condotti successivamente molti studi clinici su popolazioni diverse e la letteratura scientifica ha confermato che la Dieta Mediterranea è associata a una ridotta incidenza, prevalenza e mortalità per cardiopatia coronarica, nonché di altre malattie cardiovascolari e a una ridotta mortalità per tutte le cause. L’aderenza alla Dieta Mediterranea è stata valutata attraverso lo score mediterraneo (range 0-9) proposto da Trichopoulou, basato sulla frequenza di assunzione combinata di frutta e noci, verdure, legumi, cereali, lipidi, pesce, prodotti lattiero-caseari, carne e alcol. L’analisi dei dati, mediante modelli di regressione, ha evidenziato come una maggiore aderenza al regime mediterraneo sia correlata a un minor</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">La Dieta Mediterranea Italiana per il Mantenimento del Buono Stato di Salute</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">PATTO in Cucina, n.1, Ottobre &#8211; Pagina 6</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">rischio di cancro. Infatti, considerando il rischio complessivo e i nove gruppi alimentari in esame, è stato osservato un effetto protettivo di frutta e noci, legumi e cereali, a differenza di un maggiore consumo di carne associato invece ad aumento del rischio. Inoltre hanno osservato che, stratificando il campione in base al fumo di tabacco, la protezione trasmessa dall’aderenza alla dieta mediterranea era più forte tra i fumatori rispetto ai non fumatori; dato coerente con le proprietà antiossidanti degli alimenti propri del modello mediterraneo che agiscono sui radicali liberi e sul danno ossidativo generati dal fumo di sigaretta.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Un’analisi della coorte EPIC greca ha identificato come un consumo moderato di alcol, seguito da un basso consumo di carne e da un elevato consumo di ortaggi, frutta, noci, olio d&#8217;oliva e legumi siano i componenti più importanti per l’effetto della dieta mediterranea sulla sopravvivenza globale (Psaltopoulou 2004). Per valutare se l’effetto protettivo osservato fosse dovuto a un componente specifico, sono state effettuate analisi di sensibilità eliminando dal punteggio un componente alla volta. Il risultato non ha indicato un effetto predominante di un alimento rispetto a un altro, ma ha confermato l’ipotesi che l&#8217;effetto benefico sia dovuto alla combinazione dell’intera gamma di nutrienti forniti da una dieta ricca di antiossidanti, fibre e fitochimici e con un profilo favorevole di acidi grassi.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Lo studio condotto da Menotti quaranta anni dopo sulla popolazione rurale italiana del Seven Country Study ha dimostrato che chi non aderiva alla Dieta Mediterranea, con abitudini al fumo e vita sedentaria ha un’aspettativa di vita inferiore di 4,8 anni in venti anni e di 10,7 anni in quarant’anni, rispetto a coloro che adottavano una Dieta Mediterranea (Menotti, Journal Nutr &amp; Aging 2014).</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Una metanalisi di Sofi su un totale di 1,5 milioni di soggetti dal 1966 al 2008, ha messo in evidenza che una stretta aderenza alla Dieta Mediterranea è associata alla riduzione della mortalità complessiva (-9%), della mortalità per patologia cardiovascolare (-9%), per tumore (-6%), malattie di Parkinson (-13%) e Alzahimer (-13%).</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Campione di 5278 soggetti, rappresentativo della popolazione generale residente in Italia di età compresa tra i 15 e i 64 anni. Intervistate tramite questionario postale 16224 (response rate 34%). Denoth et Al., 2015</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">L’ intervento intersettoriali organizzato e con indicatori di efficacia validati. Data l’importanza delle abitudini della Dieta Mediterranea nella prevenzione di molte patologie, i risultati sulla popolazione osservata enfatizzano il bisogno di una maggiore educazione ad ogni livello di classe sociale, ponendo particolare attenzione al consumo di cibi tipici dei Paesi Mediterranei, gli stessi cibi che sono stati significativamente associati con bassa prevalenza di obesità. Tali risultati confermano l’importanza di un intervento intersettoriali organizzato e con indicatori di efficacia validati. Per quanto riguarda le malattie cardiovascolari, se gli uomini e le donne italiane tra i 20 ed i 59 anni, in maggioranza abituati ad alti consumi di grassi saturi e bassi consumi di mono e polinsaturi, modificassero le loro abitudini orientandosi verso la tradizionale alimentazione mediterranea, si potrebbe conseguire in 25 anni una riduzione della mortalità cardiovascolare di circa il 18% (20% in meno di mortalità coronarica e 12% in meno di mortalità da ictus cerebrale).</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">L’allontanamento dalla Dieta Mediterranea</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Baldini, in uno studio effettuato sulle realtà spagnola e italiana, ha rilevato come le giovani generazioni abbandonino gradualmente, e in modo costante, la dieta mediterranea a favore di nuove tendenze alimentari caratterizzate maggiormente da cibi a elevato contenuto di grassi. Sovrappeso e obesità in Italia e Spagna sembrano essere correlate, oltre che alla ridotta attività fisica, all’abbandono della dieta mediterranea (Baldini 2008).</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">I dati rilevati attraverso lo studio IPSAD® hanno identificato 3 cluster alimentari diffusi fra la popolazione che si caratterizzano per la differente frequenza di consumo settimanale di alimenti tipici della Dieta Mediterranea. I risultati pubblicati sulla rivista scientifica Eating and Weight Disorders da Francesca Denoth e colleghi nel 2015, su un ampio campione di soggetti (5,278), tra i 15 e i 64 anni, evidenziano, infatti, tre gruppi principali di soggetti con le seguenti abitudini alimentari: a) Dieta Mediterranea; b) Western diet (alto consumo di carne); basso consumo di frutta e verdura (&lt;1 porzione al giorno). Solo il 43% degli italiani, rappresentato dal 53,1% degli adulti tra i 55 e 64 anni e solo dal 32,8% dei ragazzi tra i 15 e i 24 anni, segue ancore le regole della cucina tradizionale, e quindi mediterranea, mentre il 23% delle persone, di cui il 31% giovani adulti e il 16% di soggetti tra i 55 e i 64 anni, preferisce seguire la dieta occidentale. Un italiano su tre, infine, segue una dieta povera di frutta e verdura.</span></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/la-dieta-mediterranea-italiana/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La Dieta Mediterranea durante la gravidanza.</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/la-dieta-mediterranea-durante-la-gravidanza-2/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/la-dieta-mediterranea-durante-la-gravidanza-2/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Sep 2022 09:42:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3680</guid>

					<description><![CDATA[La Dieta Mediterranea durante la gravidanza. Il ruolo dei nutrienti sull’epigenomica e sullo sviluppo di patologie croniche in età adulta. Dott.ssa Francesca Dominici e Dott. Diego Monsignore &#160; È noto da letteratura scientifica la forte interazione tra alimentazione, stile di vita pre-gravidico e durante la gravidanza con gli effetti a breve e lungo termine sulla [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>La Dieta Mediterranea durante la gravidanza.</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Il ruolo dei nutrienti sull’epigenomica e sullo sviluppo di patologie croniche in età adulta.</span></p>
<p><strong>Dott.ssa Francesca Dominici e Dott. Diego Monsignore</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">È noto da letteratura scientifica la forte interazione tra alimentazione, stile di vita pre-gravidico e durante la gravidanza con gli effetti a breve e lungo termine sulla salute del bambino, compreso il rischio di malattie comuni non trasmissibili come obesità, diabete e malattie cardiovascolari.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Negli anni ’80 il primo a studiare il legame tra l&#8217;ambiente intrauterino e il rischio di malattia in età adulta fu Barker [1]. Secondo il suo modello predittivo-adattativo, il feto programma la struttura, il funzionamento dei suoi organi e il suo metabolismo in relazione alle informazioni ambientali che riceve, compreso lo stato nutrizionale materno. La sua ipotesi affermava che la carenza nutrizionale materna nel corso della gestazione, associata ad un rallentamento della crescita del feto, programma l’insorgenza in età adulta di cardiopatia coronarica e dei disturbi ad essa associati, quali infarto, ipertensione e diabete di tipo 2.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"> L’ipotesi più accreditata è che lo sviluppo di tali malattie in età adulta possa essere legato al tipo di alimentazione nelle prime epoche di vita, a partire dalla vita intrauterina, durante le fasi dell’organogenesi.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">È stata dimostrata, inoltre, la correlazione tra alterazioni dello stato nutrizionale materno e rischio di partorire figli piccoli per età gestazionale o, al contrario<strong>, </strong><strong>macrosomici, con aumentato rischio di parto pretermine</strong> e maggiore mortalità perinatale del neonato.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">In questo contesto la dieta mediterranea impone il suo ruolo chiave nella positiva correlazione con gli outcomes neonatali e nella possibile prevenzione delle patologie croniche dell’età adulta.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L’alimentazione materna durante la gravidanza, infatti, è un fattore ambientale che condiziona lo sviluppo della plasticità fetale e determina il rischio di malattia in età adulta.  Il meccanismo associato al tipo di alimentazione coinvolge modificazioni epigenetiche in diversi tessuti alterando l’espressione genetica e determinando la comparsa di patologie croniche [2].  Infatti, sono note diverse modificazioni sul DNA dipendenti da fattori esterni, quali appunto la quantità e soprattutto qualità dell’alimentazione materna, che possono avere come risultante un malfunzionamento dell’espressione di geni a livello endocrino e metabolico, come concausa per il successivo sviluppo di dislipidemie, patologie cardiovascolari, ridotta tolleranza glucidica e diabete mellito. </span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Sappiamo che le donne durante il periodo gravidico sviluppino una maggiore aderenza ad una dieta definita “sana” e sono aperte ai cambiamenti dello stile di vita man mano che acquisiscono consapevolezza dell&#8217;impatto sulla salute fetale. È auspicabile che in futuro il percorso nutrizionale in fase pre-gravidica e durante la gravidanza sia più fruibile nei servizi ospedalieri e gestito da un&#8217;equipe multidisciplinare che comprenda anche la figura nel nutrizionista. </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">TAGs: <em>gravidanza; epigenomica; dieta mediterranea; diabete di tipo 2; obesità</em></span></p>
<ol>
<li><span style="font-size: 14pt;">Barker, D.J.; Gluckman, P.D.; Godfrey, K.M.; Harding, J.E.; Owens, J.A.; Robinson, J.S. Fetal nutrition and cardiovascular disease in adult life. Lancet 1993, 341, pp. 938–941.</span></li>
<li><span style="font-size: 14pt;">David Lorite Mingot et al., Epigenetic effects of the pregnancy Mediterranean diet adherence on the offspring metabolic syndrome markers. J Physiol Biochem (2017) 73:495–510.</span></li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/la-dieta-mediterranea-durante-la-gravidanza-2/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Microbioma sano: un alleato contro il COVID-19</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/microbioma-sano-un-alleato-contro-il-covid-19/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/microbioma-sano-un-alleato-contro-il-covid-19/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Sep 2022 07:57:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3623</guid>

					<description><![CDATA[Microbioma sano: un alleato contro il COVID-19 Uno studio dell’Università di Tor Vergata evidenzia una stretta correlazione tra la composizione del microbioma e la sintomatologia da Covid 19 di MELONCELLI MARIA GIULIA, DE FILIPPIS LIVIA, GIANCARLI SOFIA, SALVATORI ILARIA &#160; La recente pandemia dovuta al diffondersi di SARS-CoV-2 ha reso chiara la connessione tra le [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="font-size: 18pt;">Microbioma sano: un alleato contro il COVID-19</span></strong><br />
<span style="font-size: 18pt;">Uno studio dell’Università di Tor Vergata evidenzia una stretta correlazione tra la composizione del microbioma e la sintomatologia da Covid 19</span></p>
<p><strong>di MELONCELLI MARIA GIULIA, DE FILIPPIS LIVIA, GIANCARLI SOFIA, SALVATORI ILARIA</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La recente pandemia dovuta al diffondersi di SARS-CoV-2 ha reso chiara la connessione tra le infezioni virali, come l&#8217;influenza o l&#8217;infezione da coronavirus, ed un maggior tasso di ospedalizzazione e talvolta mortalità nei pazienti più anziani. Ciò è stato collegato al fatto che un’infezione virale cpossa determinare squilibri respiratori e nel microbioma intestinale, condizionando la risposta immunitaria del paziente. È noto infatti che una prevalenza di batteri patogeni rispetto a batteri “buoni” nel nostro microbioma può spesso portare ad un aumento della possibilità di sviluppare polmoniti post-virali o polmoniti batteriche causate da infezione virale. Studi effettuati di recente hanno oltretutto fatto emergere che un’alterazione del microbioma è in grado di provocare una minor risposta immunitaria al vaccino e, di conseguenza, una minor protezione. La relazione tra microbioma e infezione virale è stata particolarmente studiata durante la pandemia da SARS-CoV-2, dal momento che uno dei sintomi più spesso manifestati è la diarrea grave (nel 2-36% dei casi). È emerso che un’alterazione del microbioma è spesso associata a sintomi più gravi ed una guarigione più lenta. È stato osservato, inoltre, che sintomi più gravi sono presenti prevalentemente in pazienti anziani poiché essi presentano fisiologicamente uno stato infiammatorio ed un microbioma qualitativamente e quantitativamente più scarso rispetto ad un paziente giovane. Una attenta analisi della letteratura portata avanti dai ricercatori della sezione di Nutrizione clinica e Nutrigenomica dell’Università degli studi di Roma Tor Vergata The “Microbiome: A Protagonist in COVID‐19 Era”</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/35208751/</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">ha gettato maggior luce sullo stretto rapporto tra microbioma e decorso dell’infezione da Covid19. Secondo gli autori, non c’è dubbio sul fatto che un microbioma alterato, anche in pazienti sani, determini uno stato infiammatorio che causa sintomi più gravi durante l’infezione da COVID-19. Ciò accade perché il microbiota gioca un ruolo fondamentale nell’induzione, formazione e funzione del nostro sistema immunitario. È palese, quindi, come il COVID-19 causi manifestazioni cliniche al livello intestinale e come una buona percentuale di batteri “buoni” nell’ intestino sia legata ad una minor frequenza di sintomi gravi. È per questi motivi che probiotici e prebiotici, se ben formulati e somministrati, possano vantare un effetto antivirale contro il COVID-19 migliorando il microbioma di un individuo e garantendo, potenzialmente un miglior decorso della sintomatologia.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">The “Microbiome”: A Protagonist in COVID‐19 Era </span><br />
<span style="font-size: 14pt;">https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/35208751/</span></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/microbioma-sano-un-alleato-contro-il-covid-19/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Quando (un poco) di vino fa bene.</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/quando-un-poco-di-vino-fa-bene/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/quando-un-poco-di-vino-fa-bene/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Aug 2022 08:22:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3626</guid>

					<description><![CDATA[Quando (un poco) di vino fa bene. Una nuova revisione della letteratura aiuta a capire meglio come una moderata assunzione di alcool possa essere salutare. Anche in chetosi. Di Marco Marchetti &#160; Premessa doverosa: l’abuso di alcool è sempre da scoraggiare, specialmente tra i più giovani. Ciò detto non tutte le bevande alcoliche sono uguali [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Quando (un poco) di vino fa bene.</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Una nuova revisione della letteratura aiuta a capire meglio come una moderata assunzione di alcool possa essere salutare. Anche in chetosi.</span></p>
<p><strong>Di Marco Marchetti</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Premessa doverosa: l’abuso di alcool è sempre da scoraggiare, specialmente tra i più giovani.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Ciò detto non tutte le bevande alcoliche sono uguali tra loro. Come noto, l’alcool è rintracciabile, con diversa percentuale di volume e diversa origine, in tantissime bevande che fanno parte della dieta di popolazioni diverse e distanti tra loro tanto culturalmente quanto geograficamente.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Esistono bevande dal basso tenore alcolico, come la birra ad esempio, che è parte integrante nella comune alimentazione del nord europa, cosi come esistono bevande dall’alta gradazione alcolica che si rintracciano molto frequentemente nelle abitudini alimentari dell’Europa dell’est e della Russia.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Esiste il vino, di cui parleremo in modo più esteso, ed esistono bevande alcoliche ottenute dalla fermentazione di svariati alimenti diversi dall’uva come nel caso del sakè giapponese, ottenuto dal riso, o del sidro, originario della Francia e che si ottiene dalle mele.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Gli alcolici possono essere catalogati in bevande fermentate e bevande distillate. Tra le prime si rintracciano il vino, la birra ed il sidro, mentre le seconde possono, a loro volta, essere suddivise in superalcolici e liquori. Le bevande alcoliche hanno rivestito (e tuttora spesso rivestono) un ruolo sociale e talvolta religioso e sono sottoposte a regolamentazioni diverse che nel limitano, o meno, l’accesso in nazioni e culture differenti</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L’alcool apporta un quantitativo calorico stimabile intorno alle 7KCal al grammo ed il contenuto alcolico delle bevande viene conteggiato in termini di volumi. Per questa motivazione il conteggio dell’apporto calorico di una bevanda alcolica può non risultare immediato. Ammettendo infatti che la bevanda non contenga residui zuccherini ed altri substrati energetici, per determinare l’apporto calorico della bevanda che stiamo assumendo è necessario conoscerne il tenore alcolico in percentuali di volume, ricordare che la densità dell’alcol è inferiore a quella dell’acqua (ha un valore di densità pari a 0,79) ed infine rapportare tutto alla quantità presente nel bicchiere o nella bottiglia. A conti fatti, normalmente, il mero apporto calorico della bevanda in questione, risulta quasi sempre inferiore rispetto alle attese. Non è questa comunque la motivazione che giustifica il titolo dell’articolo.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Una recente review: Moderate Wine Consumption and Health: A Narrative Review di Hrelia, Di Renzo et All, focalizzandosi sul vino, concentra l’attenzione non sul contenuto calorico, ma sull’origine e sulla composizione complessiva in termini di nutrienti della bevanda. Il vino è la bevanda alcolica probabilmente più diffusa al mondo. La sua produzione è stata migliorata nei secoli, inizia con la fermentazione dell’uva e, attraverso vari passaggi di affinamento e tempistiche di invecchiamento diverse, diventa una bevanda che, se assunta in moderata quantità ed inserita all’interno di una dieta più ampia, in funzione del suo potenziale apporto di sostanze dalle elevate qualità nutrizionali, può, essere di aiuto anche in caso di patologie cardiovascolari,  neurologiche e diabete di tipo 2.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">I ricercatori, grazie ad una attenta analisi della letteratura, hanno discriminato le varie bevande alcoliche e posto l’accento sul consumo di vino. Fattore determinate per la scelta è stata la concentrazione di polifenoli che si dimostra essere ragguardevole nel vino rosso, minore nel vino bianco e praticamente assenti nei superalcolici.L’assunzione del vino dovrebbe avvenire durante i pasti, esaltando la sua funzione sociale tipicamente mediterranea e garantendo, grazie alla contemporanea presenza del bolo alimentare, una positiva modulazione dell’assimilazione di alcool.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Stigmatizando l’abuso inoltre, è possibile affermare che la moderata presenza di alcool assunto durante un pasto già di se ricco di polifenoli possa essere utile anche per garantirne una maggiore biodisponibiltà degli stessi ed esaltandone quindi l’effetto.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Le stesse, identiche considerazioni possono essere applicate se la alimentazione è di tipo chetogenico.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Lo stato di chetosi nutrizionale infatti, pur essendo determinato da uno scarso intake di carboidrati può essere declinato in termini di qualità nutrizionale complessiva in modo estremamente diverso.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Se è vero infatti che esistono alimentazioni chetogeniche ricche di grassi saturi, magari anche trans, e con altissimi apporti di alimenti di origine animale, è altrettanto vero che possono essere scritte diete chetogeniche dalle elevatissime qualità nutrizionali e capacità antiossidanti e dall’invidiabile indice di adeguatezza mediterranea (MAI) in grado quindi di assicurare un notevole miglioramento dello stato di salute complessiva dell’individuo unendo le proprietà salutistiche tanto della alimentazione chetogenica, quanto della dieta mediterranea.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Alla luce della review analizzata, anche in questo tipo di diete chetogeniche è possibile assumere un moderato quantitativo di vino, in modo tale da poter garantire una miglior assimilazione degli antiossidanti presenti nella alimentazione, una protezione nei confronti di alcune patologie cronico degenerative ed una compliance maggiore del paziente nei confronti della dieta stessa.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Bere un bicchier di vino rosso, di qualità, all’interno di una dieta corretta è quindi possibile, e spesso, salutare. Lo dice, ora, anche la scienza.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Moderate Wine Consumption and Health: A Narrative Review </strong></span></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/quando-un-poco-di-vino-fa-bene/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il ruolo degli omega-3 nelle cefalee mattutine</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/il-ruolo-degli-omega-3-nelle-cefalee-mattutine/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/il-ruolo-degli-omega-3-nelle-cefalee-mattutine/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Aug 2022 08:37:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3629</guid>

					<description><![CDATA[Il ruolo degli omega-3 nelle cefalee mattutine Uno studio dell’università di Tor Vergata, ha analizzato il possibile ruolo di una dieta arricchita di omega-3 in caso di emicranie mattutine. di Giulia Frank, Glauco Raffelli e Giada La Placa &#160; Le emicranie mattutine sono patologie spesso associate a disturbi del sonno, abuso di alcol e ipertensione, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="font-size: 18pt;">Il ruolo degli omega-3 nelle cefalee mattutine</span></strong><br />
<span style="font-size: 18pt;">Uno studio dell’università di Tor Vergata, ha analizzato il possibile ruolo di una dieta arricchita di omega-3 in caso di emicranie mattutine.</span><br />
<strong>di Giulia Frank, Glauco Raffelli e Giada La Placa</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Le emicranie mattutine sono patologie spesso associate a disturbi del sonno, abuso di alcol e ipertensione, ma la patogenesi è ancora incerta. Negli anni si è scoperto che l’approccio migliore per modulare intensità e frequenza delle emicranie mattutine è l’adozione di una dieta Mediterranea, ricca in fibre, antiossidanti, acidi grassi mono insaturi, con un più equilibrato rapporto omega-6/omega-3. In particolare, il ruolo svolto da gli omega3 è stato oggetto di studio da parte del gruppo di ricerca della sezione di Nutrizione clinica e Nutrigenomica dell’Universita di Roma Tor Vergata. I ricercatori, nello studio: Dietary ω-3 intake for the treatment of morning headache: A randomized controlled trial Di Marchetti et All. si propongono di analizzare l’efficacia di una dieta mediterranea modificata (MMD) su 2 gruppi di pazienti con assunzione di 2 diversi rapporti omega-6/omega-3: nel gruppo A era previsto un rapporto 1,5:1; nel gruppo B un rapporto 4:1. Nello studio in questione, frequenza e intensità del dolore sono state misurate sfruttando l’headache impact test-6 (HIT-6), ovvero un questionario comprendente sei domande validate con un punteggio che va da 36 a 78. L’intensità del dolore è stata misurata con la scala VAS, che prevede valori che vanno da 0 a 10. Tutti i pazienti erano sottoposti a terapia farmacologica a base di Ketoprofene. Lo sviluppo dello studio ha riscontrato diversi problemi, primo tra tutti la concomitanza tra lo svolgimento del programma e la pandemia da Covid-19. Pur non essendo direttamente collegati, la pandemia di Covid-19 ha comportato notevoli difficoltà nell’esecuzione delle visite mediche e dei successivi interventi dietetici, impedendo, di fatto, il contatto diretto tra pazienti e professionisti. Anche il basso numero di partecipanti risulta essere una criticità. Inoltre la mancanza di un gruppo di controllo privo di omega-6 può rappresentare un limite, poiché non è stato possibile valutare la loro azione durante i processi infiammatori. Dallo studio, comunque, è emerso come il rapporto inferiore tra omega-6/omega-3 sia in grado di modulare le cefalee mattutine. Si può ipotizzare che tale rapporto possa imitare l’azione svolta dai farmaci anti-infiammatori non stereoidei (FANS). Da ciò si deduce come un mirato apporto di omega3 possa coadiuvare, ed in alcuni casi sostituire, la terapia farmacologica. Ciò è direttamente collegato a miglioramenti maggiori riscontrati nel gruppo A rispetto al gruppo B: infatti, con un rapporto a maggior vantaggio di omega-3, a scapito di un minore apporto di omega-6, i pazienti hanno riscontrato diminuzioni significative di intensità e frequenza di dolore con conseguente abbandono, anche completo, della farmacoterapia. Anche i punteggi ottenuti con il test HIT-6 e i valori riportati sulla scala VAS hanno riscontrato miglioramenti decisivi nel gruppo in questione. In conclusione, grazie i risultati di questo studio è possibile affermare che la qualità di vita dei pazienti è migliorata e si è riscontrata anche una notevole riduzione del ricorso alla terapia farmacologica. In una prospettiva futura, un&#8217;analisi più dettagliata della composizione corporea, ed in particolare della massa grassa intimamente legata alla genesi di diversi processi infiammatori, potrebbe fornire un nuovo orizzonte per la personalizzazione della dietoterapia coadiuvante la terapia farmacologica.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/36203988/</span></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/il-ruolo-degli-omega-3-nelle-cefalee-mattutine/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>STOP all’171E negli alimenti</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/stop-alle171-negli-alimenti/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/stop-alle171-negli-alimenti/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Jul 2022 10:14:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3715</guid>

					<description><![CDATA[STOP all’E171 negli alimenti Sulla base degli studi scientifici, l’EFSA dichiara il Biossido di Titanio (E171) non sicuro per la salute umana di GIULIA BIGIONI &#160; A partire da ieri, 7 agosto 2022, il Biossido di Titanio (TiO2, riconoscibile in etichetta come E171) un additivo presente in molti prodotti alimentari industriali, non potrà più essere [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>STOP all’E171 negli alimenti</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Sulla base degli studi scientifici, l’EFSA dichiara il Biossido di Titanio (E171) non sicuro per la salute umana </span></p>
<p><strong>di GIULIA BIGIONI</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">A partire da ieri, 7 agosto 2022, il Biossido di Titanio (TiO2, riconoscibile in etichetta come E171) un additivo presente in molti prodotti alimentari industriali, non potrà più essere utilizzato perché genotossico. A dichiararlo è stata l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA), che fornisce consulenze scientifiche indipendenti sui rischi connessi all&#8217;alimentazione.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Sulla base dell&#8217;allegato II del regolamento (CE) n.1333/2008, l’E171 era stato autorizzato come colorante alimentare, per il suo colore bianco opalescente. I coloranti sono utilizzati per rendere visivamente più attraenti gli alimenti, donando colore a quelli che non lo hanno e per rendere più vivo quello naturale.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">E’ presente in moltissimi alimenti destinanti agli adulti ma anche a neonati e bambini, tra cui prodotti da forno, merendine, sughi, zuppe, brodi, salse, creme salate da spalmare.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La classificazione come materiale bio-inerte ha dato la possibilità alle particelle di biossido di titanio di dimensioni normali (&gt;100 nm) di essere ampiamente utilizzate nei prodotti alimentari e come ingredienti in un&#8217;ampia gamma di prodotti farmaceutici e cosmetici, come creme solari e dentifrici. Una recente revisione sistematica della letteratura scientifica, che valuta il peso dell&#8217;evidenza sulla relazione tra l&#8217;esposizione a TiO2 (tutte le forme) e il cancro nell&#8217;uomo mette in dubbio l&#8217;ipotesi che il TiO2 sia un materiale inerte a bassa tossicità.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/31420585/">https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/31420585/</a></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Grazie alle nanotecnologie applicate al settore produttivo alimentare è possibile veicolare delle nanoparticelle (NP) per addizionare sostanze agli alimenti che naturalmente ne sarebbero sprovvisti o poco ricchi. A causa del crescente ambito di applicazioni, l&#8217;esposizione degli esseri umani alle NP è inevitabile. Numerosi studi hanno rivelato che dopo l&#8217;inalazione o l&#8217;esposizione orale, le NP si accumulano, tra l&#8217;altro, nei polmoni, nel tratto digerente, nel fegato, nel cuore, nella milza, nei reni e nel muscolo cardiaco. Inoltre, disturbano l&#8217;omeostasi del glucosio e dei lipidi. In un ampio gruppo di nanoparticelle attualmente utilizzate su scala industriale, le nanoparticelle di biossido di titanio &#8211; TiO2 NP &#8211; sono particolarmente apprezzate.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L’E171 contiene il 50% di gamma nano particelle, cioè di dimensioni inferiore   100 nanometri, a cui i consumatori potrebbero essere esposti, ed è quindi stata avviata un’attenta analisi per valutarne la sua sicurezza alimentare.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il principale meccanismo che sottolinea la tossicità potenzialmente innescata da TiO2 sembra coinvolgere la produzione di specie reattive dell&#8217;ossigeno (ROS), con conseguente stress ossidativo, infiammazione, genotossicità, che porta, tra l&#8217;altro, all&#8217;apoptosi o all&#8217;instabilità cromosomica, al cambiamento metabolico e potenzialmente cancerogenesi. L&#8217;entità e il tipo di danno cellulare dipendono fortemente dalle caratteristiche chimiche e fisiche del TiO2, comprese le dimensioni, la struttura cristallina e la fotoattivazione.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/31420585/">https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/31420585/</a></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">&#8220;Tenuto conto di tutti gli studi e i dati scientifici disponibili, il gruppo scientifico ha concluso che il biossido di titanio non può più essere considerato sicuro come additivo alimentare” è quanto afferma il prof. Maged Younes, presidente del gruppo di esperti EFSA sugli additivi e aromatizzanti alimentari (gruppo FAF), che prosegue “Un elemento fondamentale per giungere a tale conclusione è che non abbiamo potuto escludere timori in termini di genotossicità connessi all’ingestione di particelle di biossido di titanio. Dopo l&#8217;ingestione l&#8217;assorbimento di particelle di biossido di titanio è basso, tuttavia esse possono accumularsi nell&#8217;organismo umano&#8221;. </span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Le sostanze in grado di arrecare danni al DNA, il materiale genetico delle cellule, sono considerate genotossiche, ovvero possono avere effetti cancerogeni, che ne vietano il consumo. Il Biossido di Titanio</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Purtroppo, tutti gli alimenti che contengono l’E171 continueranno a essere presenti sugli scaffali di vendita a fino alla scadenza prevista. Da cittadini consapevoli possiamo operare la scelta di tutelare la nostra salute e evitare il consumo di prodotti alimentari contenenti il Biossido di Tatanio, fin da ora. Peccato che continueremo a trovarlo in altri prodotti industriali, che comunque hanno a che fare con al nostra salute e bellezza, per l’E171 è utilizzato anche in alcuni medicinali, cosmetici e prodotti per il make-up.</span></p>
<p><strong><span style="font-size: 14pt;">TAG: E17, genotossico, nanoparticelle, sicurezza alimentare, EFSA</span></strong></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/stop-alle171-negli-alimenti/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Alimentazione complementare</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/alimentazione-complementare-2/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/alimentazione-complementare-2/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Jul 2022 09:28:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3669</guid>

					<description><![CDATA[Alimentazione complementare Alimentazione complementare: quando, cosa, come? di GIULIA CINELLI       &#160; Per alimentazione complementare, più comunemente conosciuta come “svezzamento” o “divezzamento”, si intende il momento in cui si inizia ad introdurre nell’alimentazione del lattante alimenti differenti dal latte materno o dalla formula. Le Nuove Linee Guida per una Sana Alimentazione, pubblicate lo scorso dicembre 2019 [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Alimentazione complementare </strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Alimentazione complementare: quando, cosa, come?</span></p>
<p><strong>di GIULIA CINELLI      </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Per alimentazione complementare, più comunemente conosciuta come “svezzamento” o “divezzamento”, si intende il momento in cui si inizia ad introdurre nell’alimentazione del lattante alimenti differenti dal latte materno o dalla formula. Le Nuove Linee Guida per una Sana Alimentazione, pubblicate lo scorso dicembre 2019 dal CREA (Centro di Ricerca Alimenti e Nutrizione), hanno dedicato un’intera sezione proprio all’alimentazione complementare (<a href="https://www.crea.gov.it/web/alimenti-e-nutrizione/dettaglio-news/-/asset_publisher/jVGiA47VZNMv/content/dossier-scientifico-linee-guida-per-una-sana-alimentazione-2018">https://www.crea.gov.it/web/alimenti-e-nutrizione/dettaglio-news/-/asset_publisher/jVGiA47VZNMv/content/dossier-scientifico-linee-guida-per-una-sana-alimentazione-2018</a>).</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Quando?</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda l’allattamento esclusivo per i primi 6 mesi di vita del lattante. Gli ultimi <em>postition paper</em> di ESPGHAN e EFSA concordano sull’introduzione di alimenti complementari tra la 17esima (inizio 5° mese) e la 26esima (inizio 7° mese) settimana di età, laddove non sia possibile attendere il compimento del 6° mese. Il latte materno e le formule sono, infatti, sufficienti a coprire i fabbisogni della maggior parte dei lattanti per i primi sei mesi. Da questo momento in poi è necessario introdurre nuovi alimenti, e ciò è possibile grazie allo sviluppo nel bambino di capacità neuromotorie (viene perso il riflesso di estrusione della lingua, stare seduto), al suo interesse verso il cibo, e alla maturazione del suo sistema gastroenterico, pronto a ricevere alimenti diversi dal latte. Dunque, <strong>il sesto mese compiuto viene indicato come momento ideale per l’introduzione di alimenti complementari.</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Cosa?</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">In generale non esiste l’alimento perfetto per iniziare l’alimentazione complementare, né tantomeno una tabella da seguire. ESPGHAN e EFSA indicano la possibilità di introdurre qualsiasi tipo di alimento, con l’unica eccezione del miele per il rischio di botulismo nel lattante e del latte vaccino, entrambi raccomandati solo dopo il compimento del 1° anno di età.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">I genitori possono proporre alimenti e preparazioni sane, che rispecchino la tradizione e le abitudini della famiglia, preferendo sempre cibi freschi e di stagione. Anche gli alimenti a rischio allergico possono essere introdotti fin da subito: sì a glutine, pesce, uova, frutta secca ecc. Recenti studi hanno, infatti, visto che l’introduzione precoce (sempre dopo il compimento del 6° mese) di tali alimenti potrebbe ridurre il rischio di sviluppare allergia. Per quanto riguarda le bevande è consigliato l’utilizzo di acqua, evitando succhi di frutta o bevande zuccherate, e preferendo, se necessari, spremute ed estratti di frutta fresca. è importante ricordare che l’allattamento va proseguito durante l’alimentazione complementare.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Come?</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La modalità con cui i nuovi i genitori si approcciano all’alimentazione complementare può essere differente. Il metodo tradizionale prevede la preparazione di pappe a base di brodo vegetale a cui si aggiungono, creme di cereali come fonte di carboidrati, una fonte proteica vegetale o animale e verdure, generalmente omogeneizzate. In alternativa negli ultimi anni si parla di alimentazione complementare a richiesta, meglio conosciuta come “autosvezzamento” o<em> baby-led</em> <em>weaning</em>, in cui il bambino mangia da solo, senza essere imboccato con il cucchiaino da un adulto (<em>mother-led</em>). In questo caso non viene preparata una pappa appositamente per il bambino, bensì il momento del pasto e gli alimenti vengono condivisi da tutta la famiglia. Il bambino afferra gli alimenti, ci gioca, li impara a conoscere e li assaggia. Si può iniziare proponendo verdure cotte, morbide e facili da afferrare e man mano che il bambino prende dimestichezza si potrà variare la tipologia di alimenti proposti. In questo caso è il bambino che guida e si autoregola scegliendo la quantità. Ovviamente la famiglia è responsabile della qualità degli alimenti proposti.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Ogni bambino è differente e non si possono dare regole rigide su tempi e modalità in cui iniziare l’alimentazione complementare. Si raccomanda però di evitare l’introduzione precoce di alimenti differenti dal latte materno o dai suoi sostituti (prima del 4° mese), di provare ad aspettare il compimento del 6° mese, di proseguire l’allattamento e di promuovere abitudini alimentari sane ed equilibrate in famiglia che possano essere tramandate al bambino. Per maggior informazioni: <a href="http://www.mammainforma.it">www.mammainforma.it</a>.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><span style="font-size: 14pt;">Bibliografia:</span></strong></p>
<p><strong><span style="font-size: 14pt;">World Health Organization. (2003). <em>Global strategy for infant and young child feeding</em>. World Health Organization.</span></strong></p>
<p><strong><span style="font-size: 14pt;"><a href="https://www.efsa.europa.eu/sites/default/files/Complementary_Feeding_PLS_IT_PDF.pdf">https://www.efsa.europa.eu/sites/default/files/Complementary_Feeding_PLS_IT_PDF.pdf</a></span></strong></p>
<p><strong><span style="font-size: 14pt;">Fewtrell M, Bronsky J, Campoy C, et al. Complementary feeding: A Position Paper by the European Society for Paediatric Gastroenterology, Hepatology, and Nutrition (ESPGHAN) Committee on Nutrition. JPGN 2017;64:119-132</span></strong></p>
<p><strong><span style="font-size: 14pt;"><a href="https://www.acp.it/wp-content/uploads/Doc_Alimentazione_complementare_ACP_rev_7dic.pdf">https://www.acp.it/wp-content/uploads/Doc_Alimentazione_complementare_ACP_rev_7dic.pdf</a></span></strong></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/alimentazione-complementare-2/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Peperoncino che passione!</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/peperoncino-che-passione/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/peperoncino-che-passione/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jun 2022 11:21:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3742</guid>

					<description><![CDATA[Peperoncino che passione! La spezia fu portata in Europa da Cristoforo Colombo nel 1493: attiva il metabolismo, blocca la fame, riduce le calorie, ed è da sempre ritenuta un potente afrodisiaco  di SILVIA BASSI &#160; Onore e merito a Sua Maestà il Peperoncino (Capsicum annuum), una spezia ricca di proprietà e molto utilizzata in cucina, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Peperoncino che passione!</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">La spezia fu portata in Europa da Cristoforo Colombo nel 1493: attiva il metabolismo, blocca la fame, riduce le calorie, ed è da sempre ritenuta un potente afrodisiaco</span></p>
<p><strong> di SILVIA BASSI</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Onore e merito a Sua Maestà il Peperoncino <strong>(<em>Capsicum annuum</em>)</strong>, una spezia ricca di proprietà e molto utilizzata in cucina, per donare gusto alle pietanze. Il <strong>Peperoncino rosso, </strong>che pare sia il secondo alimento più utilizzato al mondo dopo il sale<strong>, </strong>era uno dei principali alimenti degli aztechi e fu portato in Europa, dall’America, da Cristoforo Colombo, nel 1493. Riscosse subito un enorme successo, in modo particolare da parte dei ceti più bassi della popolazione che non poteva permettersi l’acquisto di costose spezie per esaltare e conferire sapidità ai loro miseri piatti. Per questo motivo il peperoncino era chiamato “spezia dei poveri”.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Le <strong>varietà di</strong> <strong>peperoncino</strong> piccanti sono numerose, quella a noi più familiare è il classico <strong>peperoncino rosso</strong>, quello di<em> cayenna</em>. Molto gettonato è anche il calabrese <em>diavolicchio</em> <em>di Soverato.</em> Tra le specie più coltivate c’è la <em>cayenna</em>, lo <em>jalapeno</em>, l’<em>habanero</em> e il <em>tabasco</em>. Il primato del peperoncino più piccante, nel Guinness dei primati, è detenuto dal <em>carolina reaper</em>, di colore rosso e con un’estremità che ricorda la coda di uno scorpione.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">A provocare il senso di bruciore sono alcune sostanze chiamate <strong><em>capsaicinoidi</em></strong>, tra cui la <strong><em>Capsaicina</em></strong>. La piccantezza del frutto si misura tramite la <strong><em>Scala di Scoville</em></strong><strong>. </strong>Il <strong>peperoncino</strong> è un alimento molto amato dagli uccelli, anche perchè essi non sono sensibili all’effetto piccante, in quanto la capsaicina agisce su un recettore nervoso che i volatili non possiedono. È proprio grazie a loro se la pianta del peperoncino è riuscita a sopravvivere e a riprodursi attraverso i semi dispersi.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Svariati i benefici del peperoncino. Innanzitutto, è povero di calorie (circa 30 ogni 100 gr) ed è costituito prevalentemente da acqua, sali minerali, carotenoidi, vitamina E, A e C, e flavonoidi,<strong> preziosi alleati per frenare i processi d’invecchiamento</strong> e<strong> contrastare i radicali liberi</strong>. Si tratta di un rimedio naturale antibatterico, antistaminico,<strong> antireumatico,</strong> che abbassa il colesterolo, stimola la circolazione sanguigna e la digestione, previene le infezioni e i problemi d’intestino pigro e allevia i dolori di natura ossea, muscolare e artritica.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il <strong>peperoncino, </strong>secondo evidenze scientifiche, è dotato di <strong>proprietà</strong> <strong>terapeutiche</strong> <strong>dimagranti: </strong>accelera il metabolismo, favorendo la combustione del cibo, con riduzione dell’appetito. Recentemente si è scoperta anche la sua <strong>proprietà antitumorale.</strong> La ricerca scientifica sta cercando di approfondire il ruolo della pianta nella <strong>prevenzione dei tumori</strong>. Pare che la <em>capsaicina </em>svolga un potente effetto anti-tumorale in alcune delle patologie oncologiche più diffuse (tumore del seno, della prostata, dello stomaco, del colon e del polmone).</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Peperoncino ed eros. Questa spezia è ritenuta un potente afrodisiaco. Appena giunta in Europa la Chiesa la bollò come “<em>suscitatore d’insani propositi</em>”. Il gesuita José de Acosta, nella sua “<em>Storia naturale e morale delle Indie occidentali</em>” riporta che il peperoncino “<em>è pregiudizievole alla salute dei corpi dei giovani e ancor più alla loro anima, poiché incita alla sensualità</em>”.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L’esotica pianta è protagonista di varie manifestazioni, le <em>FestePic</em>. Varie le città che ospitano tali eventi, le cosiddette “città piccanti”; tra queste, Camaiore (CamaiorePic), Rieti (Rieti, cuore piccante), Sanremo (SanremoPic), Viareggio (Peperoncino day), Satriano di Lucania (Peperoncino Fest), Perugia (Peperoncino Grifo), Como e provincia (Piccantissima), Diamante (CS; Peperoncino Festival) e Reggio Calabria (Rosso Festival).</span></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/peperoncino-che-passione/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L’obesità come malattia</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/lobesita-come-malattia/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/lobesita-come-malattia/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Feb 2022 08:55:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3636</guid>

					<description><![CDATA[L’obesità come malattia Una review condotta dall’università Tor Vergata delinea l’obesità come patologia con diverse comorbilità associate. Di Daniele Battistoni, Marco Fasulo De Santis, Marta Pellegrino &#160; La World Health Organization definisce lo stato di salute come uno stato di benessere fisico, mentale e sociale e non come l’assenza totale di patologie o infermità. Nonostante [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="font-size: 18pt;">L’obesità come malattia</span></strong><br />
<span style="font-size: 18pt;">Una review condotta dall’università Tor Vergata delinea l’obesità come patologia con diverse comorbilità associate.</span><br />
<strong><span style="font-size: 12pt;">Di Daniele Battistoni, Marco Fasulo De Santis, Marta Pellegrino</span></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La World Health Organization definisce lo stato di salute come uno stato di benessere fisico, mentale e sociale e non come l’assenza totale di patologie o infermità. Nonostante gli sforzi profusi per raggiungere tale stato, le malattie croniche degenerative e la condizione di obesità sono in continuo aumento. Questo è il tema trattato da un gruppo di lavoro della sezione di Nutrizione clinica e Nutrigenomica dell’Università degli studi di Roma Tor Vergata nello studio pubblicato:“ Why primary obestity is a disease” di Antonino De Lorenzo et al. </span><br />
<span style="font-size: 14pt;">https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/31118060/</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">I ricercatori hanno ragionato sull’obesità. Questa condizione è un problema epidemico e multifattoriale, risulta correlata principalmente ad un errato comportamento alimentare e, secondariamente, a problematiche genetiche, endocrine ed anche ipotalamiche. La diagnosi può andare incontro a notevoli difficoltà: circa il 30% delle persone affette da questa patologia non riceve una diagnosi corretta a causa dei limiti strumentali nella misurazione del grasso corporeo. Alla base dall’obesità c’è l’adiposopatia, ovvero la presenza di tessuto adiposo con funzioni endocrine alterate dovute, principalmente, ad un bilancio calorico positivo. La diagnosi ed il trattamento dell’adiposopatia risulta quindi un fattore importante per la prevenzione di malattie cronico-degenerative tra cui diabete di tipo II, ipertensione, patologie cardiovascolari, apnea notturna, osteoartrite, reflusso gastro-intestinale e alcune neoplasie. I principali metodi per classificare un individuo in relazione al peso ed alle percentuali di massa grassa sono rappresentati dall’indice di massa corporea (BMI), dalla valutazione antropometrica attraverso la misura di circonferenze e pliche, e dall’utilizzo di tecniche strumentali quali la bio-impedenziometria (BIA) o la densitometria a doppio raggio x (DEXA). Tra questi metodi alcuni presentano criticità legate soprattutto alla loro accuratezza. Secondo la classificazione fornita dalla scala relativa al BMI (kg/m2) un individuo è considerato obeso se il valore risultante è maggiore di 30. Il BMI è uno strumento valido se utilizzato a livello di popolazione, ma diventa ingannevole quando considera il singolo individuo poiché non tiene conto della composizione corporea. Due soggetti con medesimo BMI possono, infatti, essere profondamente differenti. L’utilizzo delle circonferenze può risultare utile per determinare il fenotipo, ovvero la distribuzione di grasso prevalente di un soggetto, ma sia la misurazione della circonferenza della vita che il rapporto vita/fianchi non permettono di distinguere il tessuto adiposo sottocutaneo dal tessuto viscerale a livello dell’addome. Per quanto riguarda le pliche, il loro utilizzo ha un’affidabilità limitata a causa della variabilità del tessuto adiposo sottocutaneo, della intrinseca variabilità delle proprietà elastiche dei tessuti, o ancora, dell’impossibilità di misurare pliche cutanee troppo grandi negli obesi. La BIA e la DXA, dal canto loro, possono essere ritenuti strumenti più validi per la determinazione della composizione corporea. La BIA è di semplice utilizzo, a basso costo e non invasiva, ed è considerata uno standard per la valutazione della massa cellulare corporea. Nonostante ciò, è soggetta a potenziali errori dovuti allo stato di idratazione e/o al bilancio elettrolitico del soggetto. Per questo una corretta attenzione alle attività prima del test (alimentazione e riposo) è importante per una maggiore attendibilità dei risultati. Inoltre, l’uso della BIA in soggetti obesi non dà risultati veritieri, così come nei soggetti nefropatici o con un’idratazione alterata. La DXA, invece, prevede la misurazione di tre compartimenti corporei, massa grassa, massa magra e massa ossea. Tale strumento presenta limiti tecnici dovuti al limite di peso verificabile dall’apparecchio, dalle dimensioni del paziente e dalla mancata misurazione della massa grassa “nascosta” nelle ossa. Altro limite della DXA è l’assenza della stima dello stato di idratazione. Come abbiamo visto ogni strumento porta con sé potenziali errori di misurazione e risulta difficoltoso diagnosticare correttamente una condizione di obesità. Queste criticità ci pongono in presenza di veri e propri paradossi. che inficiano lo stato di salute dei pazienti e la qualità della vita. Risulta quindi fondamentale utilizzare al meglio tutte le tecniche ad oggi disponibili al fine di identificare i parametri che possano portare ad una corretta diagnosi di obesità consentendo in questo modo la scrittura di una adeguata dietoterapia che garantisca al soggetto il miglior stato di salute possibile.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">“Why primary obestity is a disease” &#8211; Antonino De Lorenzo, Santo Gratteri, Paola Gualtieri, Andrea Cammarano, Pierfrancesco Bertucci, Laura Di Renzo.</span></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/lobesita-come-malattia/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La cottura modifica gli alimenti?</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/la-cottura-modifica-gli-alimenti/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/la-cottura-modifica-gli-alimenti/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Nov 2021 10:01:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3702</guid>

					<description><![CDATA[La cottura modifica gli alimenti? Alcuni studi hanno evidenziato come la cottura possa alterare le molecole bioattive presenti all’interno degli alimenti. Quale dieta e quale metodo di cottura è più indicato per la nostra salute?  di GIULIA FRANK &#160; La possibilità di cucinare rappresenta un enorme vantaggio per l&#8217;umanità, in termini di sicurezza alimentare, in [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>La cottura modifica gli alimenti?</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Alcuni studi hanno evidenziato come la cottura possa alterare le molecole bioattive presenti all’interno degli alimenti. Quale dieta e quale metodo di cottura è più indicato per la nostra salute?</span></p>
<p><strong> di GIULIA FRANK</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La possibilità di cucinare rappresenta un enorme vantaggio per l&#8217;umanità, in termini di sicurezza alimentare, in quanto consente la sterilizzazione e la disattivazione di alcune tossine contenute negli alimenti. Inoltre, il metodo di cottura riveste un importante ruolo modulatore nella bioattività delle sostanze fitochimiche contenute in un alimento ed influenza in larga misura i loro effetti finali sull&#8217;organismo.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">E’ noto infatti che alcuni metodi di cottura si traducono in un maggior apporto di grassi, oppure vanno a solubilizzare, diluire o disperdere le sostanze fitochimiche (note per lo più sotto il nome di Nutraceutici), classificabili biochimicamente come antiossidanti (spesso di natura polifenolica) o, ancora, portando queste ad alte temperature, le disattivano, impedendone un effetto epigenetico e più in generale benefico sulla salute umana.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">A conferma della precedente affermazione, diversi studi hanno dimostrato come si riscontrino livelli di antiossidanti a livello plasmatico estremamente variabili in funzione della diversa modalità di cottura (es. crudi, bolliti, al microonde, alla griglia, fritti in olio d&#8217;oliva, fritti in olio di soia).</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Nella dieta mediterranea tradizionale, i principali metodi di cottura sono la bollitura, la frittura, cottura arrosto, la grigliatura, la cottura a vapore, la vasocottura e la cottura al forno.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Se la bollitura è solitamente associata ad una forte riduzione del contenuto di antiossidanti presenti nell’alimento (con l’eccezione per i composti fenolici, che risultano più resistenti al trattamento termico) e dalla grigliatura consegue una importante produzione di ammine eterocicliche (HCA), cancerogene per la salute umana, numerosi studi indicano la cottura al vapore, la vasocottura e la frittura come potenziali metodi in grado di alterare in modo minore le caratteristiche degli alimenti.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Mentre le prime due tecniche mantengono inalterato il potere antiossidante degli alimenti, è stato evidenziato da Lanza et al come friggere esclusivamente con olio EVO, uno dei metodi di cottura più apprezzati e gustosi, contribuisca al rilascio di sostanze nutritive dagli alimenti. <a href="https://www.mdpi.com/2076-3921/9/1/41">https://www.mdpi.com/2076-3921/9/1/41</a></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Più nello specifico il soffritto, un tipico trito della dieta Mediterranea composto da cipolle, carote e prezzemolo fritto in padella con una bassa quantità di olio EVO per alcuni minuti, fornisce un substrato con ulteriori composti bioattivi che possono essere aggiunti nella preparazione di piatti coniugando ad un gusto più gradevole una sommatoria di composti bioattivi nei confronti della salute umana.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Risulta quindi fondamentale analizzare a fondo le diverse modalità di cottura per comprendere, in un’ottica di rischi e benefici, cosa si sacrifica e cosa è vantaggioso quando si sceglie un metodo di cottura piuttosto che un altro.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><span style="font-size: 14pt;">TAG: dieta mediterranea, nutrigenomica, metodi di cottura, salute.</span></strong></p>
<p><strong><span style="font-size: 14pt;">Bibliografia:</span></strong></p>
<p><strong><span style="font-size: 14pt;">Lanza B, Ninfali P. Antioxidants in Extra Virgin Olive Oil and Table Olives: Connections between Agriculture and Processing for Health Choices. Antioxidants (Basel). 2020 Jan 2;9(1):41. doi: 10.3390/antiox9010041. PMID: 31906540; PMCID: PMC7023406.</span></strong></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/la-cottura-modifica-gli-alimenti/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Qual è la frutta e la verdura più contaminata da pesticidi?</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/qual-e-la-frutta-e-la-verdura-piu-contaminata-da-pesticidi/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/qual-e-la-frutta-e-la-verdura-piu-contaminata-da-pesticidi/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Oct 2021 11:33:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3754</guid>

					<description><![CDATA[Qual è la frutta e la verdura più contaminata da pesticidi? Alcuni studi hanno stilato una classifica della frutta e della verdura più contaminate e i benefici derivanti da una loro diminuzione.  di TIZIANA RAMPELLO e GIULIA FRANK &#160; È ormai noto che il consumo giornaliero di frutta e verdura apporti notevoli benefici sul nostro [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Qual è la frutta e la verdura più contaminata da pesticidi?</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Alcuni studi hanno stilato una classifica della frutta e della verdura più contaminate e i benefici derivanti da una loro diminuzione.</span></p>
<p><strong> di TIZIANA RAMPELLO e GIULIA FRANK</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">È ormai noto che il consumo giornaliero di frutta e verdura apporti notevoli benefici sul nostro organismo. In Inghilterra un recente report della <em>Pesticide Action Network</em> ha evidenziato come sia fondamentale indirizzare il consumo degli alimenti verso scelte più sane e genuine. È stata infatti individuata una lista di dodici alimenti, tra frutta e verdura, contaminati da 122 pesticidi. In particolare, i cinque alimenti che risultano essere per il 70% contaminati da pesticidi sono: l’uva, le arance, la frutta secca, le erbe aromatiche e le pere. A seguire, quelli che presentano una contaminazione inferiore al 55%, sono i piselli, i fagioli, l’okra, la lattuga, i fagioli secchi, le carote e il mango.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Sebbene i livelli in percentuale dei residui di pesticidi riscontrati in tali alimenti risultino inferiori ai limiti della legge, non sono ancora note le conseguenze di queste sostanze tossiche e cancerogene sul nostro organismo. Inoltre, essendo alimenti che vengono consumati quotidianamente e non conoscendo gli effetti a lungo termine di questa continua esposizione ai contaminanti, è evidente che bisogna attenzionare i prodotti alimentare che vengono portati sulla nostra tavola.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Analizzando infatti i benefici che derivano da una riduzione dei pesticidi nella nostra alimentazione, alcuni studi hanno evidenziato gli effetti benefici derivanti dall’alimentazione biologica sulla salute. In particolare, una recente review di Vigar e colleghi, pubblicata su <em>Nutrients</em>, mira a valutare gli effetti sulla salute dell’uomo di un’alimentazione biologica rispetto a quella convenzionale, basandosi sui risultati di studi clinici e osservazionali. In questi articoli, è stato osservato che una somministrazione sequenziale, prima della dieta convenzionale e poi di quella biologica non ha influenzato negativamente i risultati statistici, in quanto si è visto un netto miglioramento dei parametri biochimici e della composizione corporea solo alla fine dell&#8217;ultimo trattamento dietetico basato su alimenti biologici. È emerso anche che un maggiore apporto di alimenti biologici era associato a una ridotta incidenza di infertilità, difetti alla nascita, sensibilizzazione allergica, otite, preeclampsia, sindrome metabolica, aumento del peso e linfoma non Hodgkin <a href="https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7019963/">https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7019963/</a>.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Numerosi studi indicano che una dieta sana con alimenti biologici fornisce un contenuto più elevato di composti bioattivi e un contenuto inferiore di sostanze malsane, come inquinanti persistenti, loro metaboliti, pesticidi e fertilizzanti.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Pertanto, da questi studi si può desumere che è importante preferire il consumo di alimenti biologici. Qualora non fosse possibile permettersi un regime alimentare totalmente biologico è necessario organizzare delle attività di sensibilizzazione, che rendano il consumatore più consapevole dei livelli di pesticidi presenti nei prodotti che acquista quotidianamente. Prediligendo in questo modo la scelta di prodotti meno contaminati e preservando la propria salute.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><span style="font-size: 14pt;">TAG: pesticidi, contaminanti, alimentazione biologica, salute.</span></strong></p>
<p><strong><span style="font-size: 14pt;">Bibliografia</span></strong></p>
<p><strong><span style="font-size: 14pt;">PAN – Pesticide Action Network UK, Our Food, The Dirty Dozen, 2021. Available at: <a href="https://www.pan-uk.org/dirty-dozen/">https://www.pan-uk.org/dirty-dozen/</a></span></strong></p>
<p><strong><span style="font-size: 14pt;">Vigar, V., Myers, S., Oliver, C., Arellano, J., Robinson, S., &amp; Leifert, C. (2019). A Systematic Review of Organic Versus Conventional Food Consumption: Is There a Measurable Benefit on Human Health?. <em>Nutrients</em>, <em>12</em>(1), 7. <a href="https://doi.org/10.3390/nu12010007">https://doi.org/10.3390/nu12010007</a></span></strong></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/qual-e-la-frutta-e-la-verdura-piu-contaminata-da-pesticidi/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I pesticidi e il loro ruolo nello sviluppo dell’obesità.</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/i-pesticidi-e-il-loro-ruolo-nello-sviluppo-dellobesita/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/i-pesticidi-e-il-loro-ruolo-nello-sviluppo-dellobesita/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Oct 2021 09:08:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3832</guid>

					<description><![CDATA[I pesticidi e il loro ruolo nello sviluppo dell’obesità. Azione del Clorpirifos sul tessuto adiposo bruno e sulla termogenesi indotta dalla dieta. di VALERIA MECONI, ANNA MARIA RUGGIERI &#160; L&#8217;obesità deriva da uno squilibrio tra assunzione calorica e dispendio energetico ed è un importante fattore di rischio per il diabete di tipo 2, la steatosi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>I pesticidi e il loro ruolo nello sviluppo dell’obesità.</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Azione del Clorpirifos sul tessuto adiposo bruno e sulla termogenesi indotta dalla dieta.</span></p>
<p><strong>di VALERIA MECONI, ANNA MARIA RUGGIERI</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L&#8217;obesità deriva da uno squilibrio tra assunzione calorica e dispendio energetico ed è un importante fattore di rischio per il diabete di tipo 2, la steatosi epatica e le malattie cardiovascolari che possono derivare da un surplus calorico di appena 10-30 kcal al giorno.  L’aumentato consumo di cibi ad alta densità energetica e la ridotta attività fisica sono comunemente ritenuti i principali fattori che contribuiscono a questo squilibrio calorico, tuttavia, è stato evidenziato che la termogenesi indotta dalla dieta, ovvero la quantità di energia (calorie) di cui abbiamo bisogno per digerire i macronutrienti, è una componente quantitativamente importante nell&#8217;equazione del bilancio energetico. Sia nei roditori che negli esseri umani adulti, la termogenesi indotta dalla dieta richiede l&#8217;attivazione del tessuto adiposo bruno (BAT), così definito per la colorazione data dalla presenza di ferro nei mitocondri. Nell’uomo è scarsamente rappresentato (riconoscibile in sede paracervicale, sopraclavicolare, interscapolare e perirenale, presente soprattutto nei neonati) mentre è principalmente riscontrabile negli animali che vanno in letargo. La sua principale funzione è quella di produrre calore in risposta alle basse temperature ovvero la cosiddetta termogenesi termo-indotta, tuttavia, studi recenti hanno suggerito che tale tessuto sia anche in grado di controllare il livello di adiposità e quindi il peso corporeo. Una proteina chiave che regola la termogenesi del BAT è la proteina di disaccoppiamento 1 (UCP1). E’ stato dimostrato che la rimozione genetica di Ucp1 nei topi promuove l&#8217;obesità e la resistenza all&#8217;insulina. L&#8217;UCP1 è importante anche per la termogenesi indotta dalla dieta negli esseri umani, poiché una mutazione genetica con perdita di funzione riduce la termogenesi postprandiale in risposta a un pasto ricco di grassi. Negli ultimi due decenni, un certo numero di sostanze tossiche ambientali è stato collegato allo sviluppo dell&#8217;obesità attraverso i loro effetti sul microbiota intestinale, sull&#8217;assunzione di energia e sull&#8217;adipogenesi.    </span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><a href="https://www.nature.com/articles/s41467-021-25384-y">https://www.nature.com/articles/s41467-021-25384-y</a></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Uno studio canadese dell’Università McMaster (Wang ed altri) pubblicato su Nature, ha ipotizzato che le sostanze tossiche comunemente presenti negli alimenti potrebbero avere un ruolo nello sviluppo dell’obesità. In particolare, è stato esaminato il Clorpirifos (CPF), un insetticida organofosfato contro insetti fogliari e del suolo e comunemente rilevabile in un&#8217;ampia gamma di alimenti tra cui frutta, verdura, cereali, fagioli, noci, legumi, latticini, carne, pesce e uova. Lo studio ha messo in evidenza come il CPF promuova l&#8217;obesità nei topi alimentati con una dieta ricca di grassi inibendo la termogenesi indotta dalla dieta attraverso la soppressione dell’espressione di UCP1 e della respirazione mitocondriale negli adipociti bruni a concentrazioni a partire da 1 pM.  È interessante notare che nessun effetto è stato osservato sui parametri metabolici quando il CPF è stato combinato con la dieta a basso contenuto di grassi, indicando importanti interazioni tra CPF e grasso alimentare.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il cibo è una parte essenziale della nostra vita, poiché fornisce i nutrienti necessari per crescere e mantenere in vita il nostro corpo. Consumare prodotti biologici può avere un forte impatto sulla nostra salute.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/i-pesticidi-e-il-loro-ruolo-nello-sviluppo-dellobesita/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Scoperta la molecola che combatterà l’obesità?</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/scoperta-la-molecola-che-combattera-lobesita/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/scoperta-la-molecola-che-combattera-lobesita/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Sep 2021 11:37:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3757</guid>

					<description><![CDATA[Scoperta la molecola che combatterà l’obesità? Uno studio statunitense ha evidenziato nei mitocondri uno dei meccanismi per innescare la perdita di peso. di FRANCESCA DOMINICI, ROSELISA PALMA, ANNA MARIA RUGGIERI &#160; L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) considera l’obesità un problema di salute pubblica a livello mondiale, per i suoi risvolti in campo sanitario e sociale. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Scoperta la molecola che combatterà l’obesità?</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Uno studio statunitense ha evidenziato nei mitocondri uno dei meccanismi per innescare la perdita di peso. </span></p>
<p><strong>di FRANCESCA DOMINICI, ROSELISA PALMA, ANNA MARIA RUGGIERI</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) considera l’obesità un problema di salute pubblica a livello mondiale, per i suoi risvolti in campo sanitario e sociale. L’obesità, infatti, aumenta il rischio di molte malattie tra cui il diabete, patologie cardio-circolatorie e morte precoce. Si stima che nel 2016 il 13% della popolazione adulta mondiale fosse obesa, un numero quasi triplicato dal 1975.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L’aumentato consumo di alimenti ipercalorici e ad alto contenuto di grassi, associato alla presenza di fattori genetici ed ambientali, favorisce la creazione di un bilancio energetico cronicamente positivo che porta ad un eccesso di adiposità e a disfunzioni metaboliche.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L’intervento dietoterapico, il cambiamento nello stile di vita e l’incremento dell’attività fisica rappresentano il primo approccio terapeutico contro l’obesità. Spesso però questi interventi non sono sufficienti e si scontrano con i complessi fattori fisiopatologici, psicologici e genetici che impediscono ad alcuni pazienti di mantenere un bilancio energetico negativo. Vi è quindi la necessità di terapie mediche che integrino gli interventi dietetici e di stile di vita. Gli agenti farmacologici attualmente approvati dalla FDA (Food and Drug Administration) per la perdita di peso sono solo marginalmente efficaci e spesso associati ad effetti avversi e tossicità.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La crescente comprensione dei segnali che controllano la sazietà e il metabolismo, in particolare il cross-talk ormonale tra tessuti periferici e circuiti neurali complessi, ha permesso di identificare nuovi possibili target  suscettibili di un intervento farmacologico. Tra i principali ormoni coinvolti in questo complesso cross-talk ricordiamo la leptina, la quale informa il cervello sulle riserve di energia sotto forma di grasso e quindi regola l&#8217;appetito e il metabolismo. La maggior parte degli individui obesi sono leptino-resistenti e presentano una concomitante iperleptinemia che determina la frammentazione dei mitocondri nei neuroni ipotalamici.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/26942673/">https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/26942673/</a></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Uno studio statunitense condotto ad Irvine dall’Università della California e pubblicato sulla rivista scientifica EMBO Molecular Medicine ha messo in evidenza il ruolo dei mitocondri nella genesi dell’obesità e ha identificato la molecola Sh-bc-893, uno sfingolipide sintetico idrosolubile, che potrebbe aiutarci a combattere l’obesità.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/34231322/">https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/34231322/</a></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il consumo di una dieta ricca di grassi saturi porta all&#8217;obesità poiché innesca un&#8217;eccessiva fissione mitocondriale indotta dalla formazione di ceramidi, una famiglia di molecole lipidiche presenti in abbondanza nelle membrane cellulari. I mitocondri frammentati generano più radicali liberi dell’ossigeno e inducono lo stress ossidativo che è stato collegato alla resistenza alla leptina.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Nello studio statunitense è stato visto che Sh-bc-893 blocca rapidamente la fissione mitocondriale indotta da palmitato (un grasso presente nella dieta occidentale) e dai ceramidi, attraverso l’interruzione del traffico endolisosomico.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Entro 4 ore dalla somministrazione orale, Sh-bc-893 ha corretto la morfologia mitocondriale e la disfunzione nel fegato, nel cervello e nel tessuto adiposo bianco dei topi con obesità indotta da dieta ad alto contenuto di grassi. Sh-bc-893 ha acutamente ri-sensibilizzato i topi obesi alla leptina invertendo sia l&#8217;iperleptinemia che la frammentazione mitocondriale nell&#8217;ipotalamo, aumentando il senso di sazietà e riducendo l&#8217;assunzione di cibo.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La piccola molecola Sh-bc-893, inizialmente studiata per combattere il cancro, ha invertito i cambiamenti indotti dalla dieta ricca di grassi nella morfologia mitocondriale, producendo perdita di peso e normalizzando il metabolismo nonostante il continuo consumo di cibo spazzatura.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Se Sh-bc-893 si rivelerà altrettanto efficace e sicura per gli esseri umani, potrebbe proteggere dalle sequele letali dell&#8217;obesità sia innescando la perdita di peso e sia prevenendo le malattie ad essa connesse come le malattie cardiovascolari, la disfunzione epatica e il cancro.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><span style="font-size: 14pt;"><em>Emilie Schrepfer, Luca Scorrano. Mitofusins, from Mitochondria to Metabolism. Mol Cell. 2016 Mar 3;61(5):683-694. doi: 10.1016/j.molcel.2016.02.022.</em></span></strong></p>
<p><strong><span style="font-size: 14pt;"><em>Aimee L Edinger et al. </em><em>Drug-like sphingolipid SH-BC-893 opposes ceramide-induced mitochondrial fission and corrects diet-induced obesity. EMBO Mol Med. 2021 Ago 9;13(8):e 13086. Epub 2021 Lug 7.</em></span></strong></p>
<p><em> </em></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/scoperta-la-molecola-che-combattera-lobesita/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>ll ruolo degli acidi grassi nei tumori ematologici</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/ll-ruolo-degli-acidi-grassi-nei-tumori-ematologici/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/ll-ruolo-degli-acidi-grassi-nei-tumori-ematologici/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Aug 2021 09:34:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3681</guid>

					<description><![CDATA[ll ruolo degli acidi grassi nei tumori ematologici Quali sono i principali meccanismi che vengono influenzati dall’azione degli acidi grassi nei tumori del sangue? di SILVIA GIANNATTASIO &#160; Una nuova pubblicazione della Scuola di Specializzazione in Scienze dell’Alimentazione dell’Università Tor Vergata di Roma, direatat dalla Prof.ssa Laura Di Renzo, ha riassunto in maniera esaustiva le [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>ll ruolo degli acidi grassi nei tumori ematologici</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Quali sono i principali meccanismi che vengono influenzati dall’azione degli acidi grassi nei tumori del sangue?</span></p>
<p><strong>di SILVIA GIANNATTASIO</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Una nuova pubblicazione della Scuola di Specializzazione in Scienze dell’Alimentazione dell’Università Tor Vergata di Roma, direatat dalla Prof.ssa Laura Di Renzo, ha riassunto in maniera esaustiva le ultime conoscenze sull’ azione degli acidi grassi (omega 3 e omega 6 in particolare) in contesto oncoematologico. Il lavoro di revisione della letteratura scientifica è focalizzato sull’azione in vitro su cellule tumorali: diversi gruppi di ricerca hanno evidenziato un effetto protettivo e di contrasto alla crescita tumorale. Su studi clinici, con pazienti con varie patologie oncoematologiche (leucemie e linfomi nello specifico), dopo assunzione di omega 3 e con una dieta in stile mediterraneo ricca di pesce, è stato osservato un miglioramento della loro condizione, ancora più evidente se i pazienti erano anche in terapia con cure chemioterapiche.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><u><a href="https://doi.org/10.1080/01635581.2021.1960389">https://doi.org/10.1080/01635581.2021.1960389</a></u></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Gli acidi grassi vengono classificati in base alla lunghezza in acidi a corta, media e lunga catena, e sono fondamentali per lo sviluppo del tessuto cerebrale e per essere immagazzinati come riserva nelle cellule. Quando c’è bisogno del loro utilizzo vengono liberati e trasportati tramite l’albumina. All’interno di una dieta mediterranea ricca e variegata gli acidi grassi sono fondamentali e rappresentano una buona quota di assunzione. L’olio extravergine di oliva è ricco di trigliceridi, i cui acidi grassi non variano in composizione e distribuzione nei vari olii prodotti in UE. Rispetto ad altri condimenti (come burro e margarina) l’olio extravergine di oliva è sicuramente un prodotto qualitativamente migliore. Oltre all’olio, gli omega 3 e omega 6 sono contenuti nel pesce azzurro (presente in abbondanza nel Mediterraneo), di cui se ne dovrebbero assumere almeno 3-4 porzioni a settimana.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Quindi gli acidi grassi, fondamentali per una corretta alimentazione e per il buon mantenimento dell’omeostasi fisiologica, giocano un ruolo chiave anche nei tumori ematologici, migliorando significativamente le condizioni dei pazienti.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><span style="font-size: 14pt;">Bibliografia:</span></strong></p>
<p><strong><span style="font-size: 14pt;">Silvia Giannattasio, Maria Dri, Giuseppe Merra, Giovanna Caparello, Tiziana Rampello &amp; Laura Di Renzo (2021) Effects of Fatty Acids on Hematological Neoplasms: A Mini Review, Nutrition and Cancer, DOI: <u><a href="https://doi.org/10.1080/01635581.2021.1960389">10.1080/01635581.2021.1960389</a></u></span></strong></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/ll-ruolo-degli-acidi-grassi-nei-tumori-ematologici/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Integrazione di Omega-3 contro l’invecchiamento cellulare e il rischio di depressione</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/integrazione-di-omega-3-contro-linvecchiamento-cellulare-e-il-rischio-di-depressione/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/integrazione-di-omega-3-contro-linvecchiamento-cellulare-e-il-rischio-di-depressione/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Aug 2021 11:08:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3739</guid>

					<description><![CDATA[Integrazione di Omega-3 contro l’invecchiamento cellulare e il rischio di depressione Pubblicati i risultati di un nuovo studio randomizzato e controllato in adulti di mezza età di Giulia Bigioni Il consumo di acidi grassi Omega-3 può diminuire l’invecchiamento e la mortalità precoce. Gli Omega-3, tra cui l’EPA (acido eicosapentaenoico) e il DHA (acido docosaesaenoico), sono [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Integrazione di Omega-3 contro l’invecchiamento cellulare e il rischio di depressione</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Pubblicati i risultati di un nuovo studio randomizzato e controllato in adulti di mezza età</span></p>
<p><strong>di Giulia Bigioni</strong></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il consumo di acidi grassi Omega-3 può diminuire l’invecchiamento e la mortalità precoce. Gli Omega-3, tra cui l’EPA (acido eicosapentaenoico) e il DHA (acido docosaesaenoico), sono acidi grassi essenziali, che l’organismo umano non è in grado di sintetizzare, per cui devono essere assunti obbligatoriamente tramite la dieta. Sono associati alla riduzione dei livelli di trigliceridi nel sangue, hanno un’azione antiossidante, svolgono un ruolo importante nella crescita e nello sviluppo del cervello, nella regolazione della pressione sanguigna, nella funzione renale, regolano la risposta infiammatoria e immunitaria. Uomini e donne che assumono alti livelli di omega-3 hanno il 15% e il 18% riduzione della mortalità per malattie cardiovascolari a 16 anni rispetto a quelli con un livello di assunzione più basso.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Una risposta fisiologica allo stress non ben regolata è un fattore di rischio per molte malattie fisiche e mentali, inclusa la depressione. Gli omega-3 possono ridurre la morbilità regolando i sistemi di risposta allo stress.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Una maggiore reattività infiammatoria allo stress acuto può aumentare il rischio di depressione e, quindi, le proprietà antinfiammatorie degli omega-3 possono aiutare a spezzare il legame tra esposizione allo stress e depressione.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">E’ stato osservato un circolo vizioso tra infiammazione, aumento del cortisolo, l’ormone dello stress e telomeri più corti. I telomeri sono fondamentali per una corretta struttura, funzione e stabilità dei cromosomi; dalla loro lunghezza dipende la possibilità di rallentamento della senescenza delle cellule.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Benchè il cortisolo e le citochine pro-infiammatorie aumentino naturalmente dopo uno stress acuto, le risposte al cortisolo sono associate a telomeri più corti sia trasversalmente che longitudinalmente e contemporaneamente  le citochine proinfiammatorie alimentano lo stress ossidativo che accorcia i telomeri. Viceversa, livelli elevati di omega-3 sono associati con telomeri più lunghi, minore infiammazione e ottundimento del sistema nervoso simpatico e cardiovascolare, anche in situazioni di reattività allo stress.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L&#8217;integrazione di omega-3 riduce anche la reattività del sistema nervoso simpatico e cardiovascolare.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Uno studio condotto presso l’Ohio State University’s Clinical Research Center, dimostra che abbassando l&#8217;infiammazione complessiva e i livelli di cortisolo, durante lo stress, con un conseguente aumento dei meccanismi di riparazione durante il recupero, gli omega-3 possono rallentare l’invecchiamento accelerato e ridurre il rischio di depressione.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><a href="https://www.nature.com/articles/s41380-021-01077-2">https://www.nature.com/articles/s41380-021-01077-2</a></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">In totale, 138 partecipanti sedentari, sovrappeso e di mezza età, di cui 98 donne e 45 uomini, di una età compresa tra i 40 e gli 80 anni, hanno ricevuto 2,5 g/die di omega-3, 1,25 g/die di omega-3 o un placebo per 4 mesi. Prima e dopo lo studio, i partecipanti sono stati sottoposti aa analisi ematiche, su saliva e a test di stress sociale. Sono stati analizzati i livelli di cortisolo, delle citochine antinfiammatorie (interleuchina-10; IL-10) e proinfiammatorie (interleuchina-6; IL-6, interleuchina-12, fattore di necrosi tumorale-alfa) e l’attività della telomerasi nei linfociti del sangue periferico.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Entrambi i gruppi che hanno ricevuto l’integrazione sono stati protetti dagli eventi stressogeni, come dimostra il calo post-stress inferiore, del 24% e del 26% rispetto al gruppo placebo della telomerasi e dell&#8217;IL-10. L’assunzione di 2,5 g/die di omega 3, riduce anche i livelli complessivi di cortisolo complessivo e IL-6, rispetto al gruppo placebo.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Quattro mesi di integrazione di omega-3 hanno portato a un profilo di resilienza allo stress, con livelli complessivi inferiori di cortisolo e di infiammazione durante lo stress e livelli più elevati di telomerasi e attività antinfiammatoria durante il recupero. Questo ha una rilevanza diretta per la biologia e la psichiatria dell&#8217;invecchiamento.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Sebbene i risultati siano preliminari, se replicati, suggeriscono che l&#8217;integrazione quotidiana di omega-3 può limitare l&#8217;impatto dei ripetuti stress sull&#8217;invecchiamento cellulare, con una maggiore la protezione delle cellule, e può ridurre il rischio di depressione.</span></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/integrazione-di-omega-3-contro-linvecchiamento-cellulare-e-il-rischio-di-depressione/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il gene obeso</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/il-gene-obeso/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/il-gene-obeso/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Jul 2021 11:48:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3766</guid>

					<description><![CDATA[Il gene obeso Dalla genetica una speranza per contrastare la tendenza a prendere peso Di Giulia Bigioni Sappiamo per esperienza quanto impegno richieda il mantenere un peso forma invidiabile; l’esercizio fisico in primis e un attento controllo dietetico sono le armi che comunemente utilizziamo per affrontare questo nemico comune nelle società sviluppate. Ma gli sforzi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Il gene obeso</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Dalla genetica una speranza per contrastare la tendenza a prendere peso</span></p>
<p><strong>Di Giulia Bigioni</strong></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Sappiamo per esperienza quanto impegno richieda il mantenere un peso forma invidiabile; l’esercizio fisico in primis e un attento controllo dietetico sono le armi che comunemente utilizziamo per affrontare questo nemico comune nelle società sviluppate. Ma gli sforzi e le fatiche non sempre sembrano condivisi da tutti, anzi per alcuni fortunati tutto sembra più facile.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Sicuramente non lo sanno, ma alcune varianti genetiche possono avere un ruolo protettivo nei confronti dell’obesità o più in generale aiutare nel contenere il sovrappeso, senza necessariamente richiedere un impegno così gravoso. Generalmente gli studi sulle mutazioni portano ad identificare una causa di malattia ma in questo caso è stato osservato che, versioni diverse e con una funzionalità ridotta di un gene, possono al contrario essere associate ad un buon stato di salute.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La spiegazione a questa evidenza ci viene suggerita da un nutrito gruppo di studiosi, di varie nazionalità, svedesi, inglesi, ma soprattutto americani, che in un recente studio pubblicato sulla rivista “Science” mostrano i risultati condotti su una popolazione di più di 640.000 soggetti, distribuiti in tre corti principali, nel Regno Unito, in Mexico e negli Stati Uniti.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Lo studio, di notevole impegno e condotto sull’intero esoma (la parte codificante del genoma), ha portato all’identificazione di 16 geni le cui varianti genetiche sono associate a valori tendenzialmente più bassi dell’indice massa corporea ( BMI, Body Mass Index), un parametro per la valutazione dell’obesità, criticabile ma tuttavia ancora utilizzato. Tra le varianti geniche spiccano quella a carico delle proteine-G accoppiate ai recettori, una importante classe di proteine responsabili del funzionamento di buona parte dei recettori presenti sulla superficie cellulare. Le varianti, secondo questo studio, sono tutte espresse a livello dell’ipotalamo, facendo pensare che il controllo del peso avvenga a livello centrale. Tra le varianti più influenti sul valore del BMI, quella a carico del gene GPR-75, è risultata associata ad un peso mediamente inferiore, negli individui portatori della mutazione, inoltre questi soggetti avevano la metà delle probabilità di essere obesi rispetto ai soggetti con recettori funzionanti.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Queste osservazioni sono state poi confermate sperimentalmente in laboratorio. Topi di laboratorio portatori di copie non funzionanti della proteina, anche se nutriti con una dieta ricca di grassi, hanno guadagnato circa il 40% in meno del peso rispetto ai gruppi di controllo e hanno mostrato anche un migliore controllo glicemico e sensibilità all’insulina. Gli autori pur sottolineando che queste varianti non sono così comuni, circa una persona su 3000 sembra essere portatore, suggeriscono che questo fenomeno mette in evidenza una via metabolica importante, che potrebbe offrire un nuovo approccio farmacologico per il controllo dell’obesità.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Lo studio dell’obesità e delle sue cause ci rende consapevoli della gravità di questa pandemia a livello mondiale, e certamente pensare che tutto sia risolto con la pillola dei miracoli sarebbe riduttivo, ma la scienza ci aiuta a comprendere questi fenomeni patologici e ad avere il corretto approccio metodologico per comprendere la nostra biologia così complessa e affascinante.</span></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/il-gene-obeso/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Diabete mellito gestazionale: che ruolo ha la qualità dei carboidrati nella dieta?</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/diabete-mellito-gestazionale-che-ruolo-ha-la-qualita-dei-carboidrati-nella-dieta/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/diabete-mellito-gestazionale-che-ruolo-ha-la-qualita-dei-carboidrati-nella-dieta/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Dec 2020 08:06:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3814</guid>

					<description><![CDATA[Diabete mellito gestazionale: che ruolo ha la qualità dei carboidrati nella dieta? &#160; Il diabete mellito gestazionale colpisce tra il secondo ed il terzo trimestre di gestazione e può portare a seri problemi a madre e feto. E’ fondamentale quindi gestire in maniera corretta l’apporto nutrizionale di carboidrati, scegliendo quelli più adatti a questa situazione [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Diabete mellito gestazionale: che ruolo ha la qualità dei carboidrati nella dieta?</strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Il diabete mellito gestazionale colpisce tra il secondo ed il terzo trimestre di gestazione e può portare a seri problemi a madre e feto. E’ fondamentale quindi gestire in maniera corretta l’apporto nutrizionale di carboidrati, scegliendo quelli più adatti a questa situazione di criticità.</span></p>
<p><strong> </strong><strong>DI SILVIA GIANNATTASIO</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il diabete mellito gestazionale viene definito come una “intolleranza al glucosio che è diagnosticata per la prima volta in gravidanza”. Generalmente sopravviene in donne sovrappeso od obese tendenti ad avere insulino resistenza, con una dieta squilibrata ricca di carboidrati complessi e povera, invece, di fibre ed altri macro e micronutrienti di alta qualità biologica. La sensibilità all’insulina decresce nel secondo trimestre di gravidanza, in confronto a valori analizzati prima di questo periodo, ed è influenzata dall’aumento del tessuto adiposo e dal maggior rilascio di ormoni, come l’estrogeno, il progesterone o fattori placentari come l’ormone lattogeno placentare. Questo porta ad uno squilibrio metabolico verso l’utilizzo dei lipidi e quindi un accumulo di glucosio. Inoltre, la gravidanza è caratterizzata da una condizione di infiammazione di basso grado che viene esacerbata in condizioni di diabete gestazionale.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Donne con diabete gestazionale più facilmente avranno poi un taglio cesareo per far nascere i bambini, che molto spesso risultano macrosomici (di peso superiore a 4 kg.). Per diagnosticare il diabete gestazionale si utilizza una curva da carico con glucosio orale (75gr.) e prelievi ematici a vari tempi: anche uno solo dei valori rilevati che supera il cut-off è sufficiente per diagnosticare una condizione di diabete gestazionale.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il trattamento del diabete gestazionale, prevede, in prima istanza, una modifica delle abitudini alimentari ed implementazione dell’attività fisica; successivamente può venir somministrata l’insulina se la situazione persiste e peggiora.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Diete in restrizione calorica non sono ovviamente consigliate per donne gravide, ma è possibile valutare un miglioramento della qualità dei cibi che si assumono.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La risposta glicemica, l’indice glicemico ed il carico glicemico sono tutte misure dell’effetto di differenti cibi sulla glicemia. La risposta glicemica data da un alimento è data, appunto, dall’indice glicemico, che rappresenta la percentuale della risposta glicemica indotta dalla stessa grammatura di carboidrati di riferimento (generalmente glucosio o pane bianco). Esistono quindi alimenti ad alto indice glicemico (es. riso e patate) ed alimenti a basso indice glicemico (es. frutta).</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Differenti studi condotti su donne in gravidanza sottoposte a diete a basso indice glicemico hanno evidenziato come questo tipo di carboidrati siano responsabili di una minore incidenza del diabete mellito gestazionale. Inoltre, in donne con diabete gestazionale già diagnosticato, una dieta a basso indice glicemico è molto utile per limitare o eliminare del tutto l’utilizzo dell’insulina e apportare benefici generali alla condizione di gravidanza, soprattutto per la minore presenza di macrosomia fetale alla nascita.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Da questi dati è possibile quindi concludere che una dieta a basso indice glicemico può essere molto utile per tenere sotto controllo la condizione di diabete gestazionale, oppure di limitarne il rischio di insorgenza.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Bibliografia</strong></span></p>
<ol>
<li><strong><span style="font-size: 14pt;">Jenkins, D.J.; Wolever, T.M.; Taylor, R.H.; Barker, H.; Fielden, H.; Baldwin, J.M.; Bowling, A.C.; Newman, H.C.; Jenkins, A.L.; Goff, D.V. Glycemic index of foods: A physiological basis for carbohydrate exchange. <em> J. Clin. Nutr. </em>1981, <em>34</em>, 362–366.</span></strong></li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<ol start="2">
<li><strong><span style="font-size: 14pt;">Filardi, T.; Panimolle, F.; Crescioli, C.; Lenzi, A; Morano, S. Gestational Diabetes Mellitus: The Impact of Carbohydrate Quality in Diet. <em>Nutrients </em>2019, <em>11(7)</em>, 1549. doi: 10.3390/nu11071549.</span></strong></li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/diabete-mellito-gestazionale-che-ruolo-ha-la-qualita-dei-carboidrati-nella-dieta/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L’importanza dell’approfondimento: Il caso della chetosi e la funzionalità renale.</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/limportanza-dellapprofondimento-il-caso-della-chetosi-e-la-funzionalita-renale/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/limportanza-dellapprofondimento-il-caso-della-chetosi-e-la-funzionalita-renale/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jul 2020 08:56:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3823</guid>

					<description><![CDATA[L’importanza dell’approfondimento: Il caso della chetosi e la funzionalità renale. La dieta chetogenica ha tra le sue controindicazioni una ridotta funzionalità renale la cui valutazione però può essere inficiata dalla condizione stessa di obesità. Di Marco Marchetti &#160; Obesità e sovrappeso sono ormai, come tristemente noto, una vera e propria pandemia. Una delle armi più efficaci utilizzate per contrastare l’eccesso di massa grassa, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>L</strong><strong>’</strong><strong>importanza dell</strong><strong>’</strong><strong>approfondimento: Il caso della chetosi e la funzionalità renale.</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">La dieta chetogenica ha tra le sue controindicazioni una ridotta funzionalità renale la cui valutazione però può essere inficiata dalla condizione stessa di obesità.</span></p>
<p><strong>Di Marco Marchetti</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Obesità e sovrappeso sono ormai, come tristemente noto, una vera e propria pandemia.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Una delle armi più efficaci utilizzate per contrastare l’eccesso di massa grassa, tipico dell’obesità, è la “dieta” chetogenica.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La chetosi, è a tutti gli effetti un mondo, vasto e variegato, in cui coesistono diverse dietoterapie, non tutte realmente efficaci e salutari, caratterizzate da apporti di macronutrienti sensibilmente differenti tra loro.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">In caso di obesità questo particolarissimo tipo di alimentazione è contraddistinto, nella sua versione più elegante, corretta e raffinata, da un apporto relativamente basso di calorie costituito, in termini di  macronutrienti, da uno scarso quantitativo di carboidrati, da un variabile apporto di lipidi e da un apporto proteico calibrato in funzione della massa magra del paziente.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Proprio l’apporto proteico è al centro di una delle principali controindicazioni della dieta chetogenica, ossia la ridotta funzionalità renale.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Attraverso i reni, come noto, vengono eliminate le scorie azotate derivanti dal metabolismo delle proteine introdotte con la dieta.<strong> </strong>In chetosi l’apporto proteico riveste un duplice ruolo: plastico ed energetico e<strong> </strong>sebbene il sillogismo “dieta chetogenica-dieta proteica” sia sbagliato, poiché lo stato di chetosi prescinde dall’apporto proteico, è innegabile che la quantità di proteine assunte durate un protocollo chetogenico sia relativamente più elevato rispetto ad una dietoterapia più convenzionale. È opportuno tenere inoltre in considerazione che la dieta chetogenica prende il nome dalla produzione e utilizzazione dei corpi chetonici, la cui escrezione concorre ad aumentare il lavoro di tutto l’emuntorio renale attraverso complesse interazioni.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Verificare la corretta funzionalità renale del paziente da voler sottoporre ad un regime chetogenico, al fine di essere sicuri di scrivere un protocollo realmente salutare, è quindi doveroso.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Come detto, una delle principali applicazioni della dieta chetogenica è l’obesità e, la condizione stessa di obesità, è catalogata come fattore di rischio per patologie renali. </span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il problema si presenta analizzando gli indicatori da tenere in considerazione per verificare la salute e l’efficienza renale stessa.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Uno dei parametri che viene preso in considerazione al fine di valutare la corretta funzionalità renale è la velocità di filtrazione glomerulare o eGFR.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Questo indice valuta la quantità di sangue filtrata nell’unità di tempo.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Valori inferiori a 120ml/min vengono già considerati un campanello di allarme.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">I soggetti obesi, target di un protocollo chetogenico, possono avere valori elevati di eGFR, non tanto in funzione dell’effettiva funzionalità renale, ma proprio a causa della loro peculiare condizione di obesità.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">In altre parole la condizione stessa di obesità può mascherare una ridotta funzionalità renale aumentando il valore di eGFR.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Un altro parametro utilizzato per determinare la salute renale è la presenza di proteine nelle urine.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La condizione di obesità si associa spesso anche a proteinuria, il cui valore però si riduce se il paziente perde peso.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Ci si può quindi trovare di fronte alla situazione di un paziente obeso, candidato per questo motivo ad un protocollo chetogenico, la cui valutazione della funzionalità renale può essere incerta proprio in funzione della condizione stessa di obesità e non in funzione di una effettiva, alterata, funzionalità.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La questione non è di poco conto considerando che diversi studi dimostrano l’efficacia di un protocollo chetogenico in pazienti obesi anche in presenza di un moderato danno renale.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Sarebbe quindi utile, per poter scrivere in sicurezza un protocollo chetogenico efficace e salutare, una valutazione critica complessiva di più parametri legati alla funzionalità renale quali creatinina, eGFR, azotemia,  tutti all’interno di una valutazione più complessiva dello stato di salute del soggetto in questione che deve essere demandata, a nostro avviso obbligatoriamente, a professionisti abilitati, qualificati ed esperti.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">&#8211;<strong>Glomerular hemodynamics in severe obesity</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong><a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/?term=Chagnac+A&amp;cauthor_id=10807594">A Chagnac</a> , <a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/?term=Weinstein+T&amp;cauthor_id=10807594">T Weinstein</a>, <a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/?term=Korzets+A&amp;cauthor_id=10807594">A Korzets</a>, <a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/?term=Ramadan+E&amp;cauthor_id=10807594">E Ramadan</a>, <a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/?term=Hirsch+J&amp;cauthor_id=10807594">J Hirsch</a>, <a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/?term=Gafter+U&amp;cauthor_id=10807594">U Gafter</a></strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>-Foster MC, Hwang S-J, Larson MG, et al. Over- weight, obesity, and the development of stage 3 CKD: The Framingham Heart Study. Am J Kidney Dis 2008; 52: 39-48</strong></span></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/limportanza-dellapprofondimento-il-caso-della-chetosi-e-la-funzionalita-renale/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Lo stato di ansia</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/lo-stato-di-ansia/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/lo-stato-di-ansia/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jul 2020 09:40:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3684</guid>

					<description><![CDATA[Lo stato di ansia L’ansia è una delle principali condizioni in grado di influenzare la vita di chi ne è affetto. Uno studio dell’Università di Tor Vergata ne indaga possibili cause prospettando ipotetiche soluzioni. Di Marco Marchetti &#160; L’ansia viene comunemente definita come uno stato psichico caratterizzato da una condizione di preoccupazione o paura che, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Lo stato di ansia</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">L’ansia è una delle principali condizioni in grado di influenzare la vita di chi ne è affetto. Uno studio dell’Università di Tor Vergata ne indaga possibili cause prospettando ipotetiche soluzioni.</span></p>
<p><strong>Di Marco Marchetti</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L’ansia viene comunemente definita come uno stato psichico caratterizzato da una condizione di preoccupazione o paura che, in seguito ad un mancato adattamento allo stimolo che la ha generata, si trasforma in uno stress per l’individuo.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Chi soffre di ansia sa bene quanto questo stato infici la qualità della vita del soggetto e quanto ne determini, condizionandole, scelte e comportamenti.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L’ansia colpisce tutti, ma alcuni soggetti possono essere maggiormente predisposti.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">E’ noto infatti il legame esistente tra le citochine infiammatorie e l’insorgenza e la progressione di alcuni disturbi dell’umore.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Ad esempio, mutazioni a singolo nucleotide (SNP) come quelle che possono essere identificate a carico dell’IL1beta possono essere correlate ad alti livelli di citochine e quindi, potenzialmente, possono giocare un ruolo anche nella progressione di svariati disturbi dell’umore, tra cui l’ansia.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il gruppo di ricerca della sezione di Nutrizione Clinica e Nutrigenomica del dipartimento di Biomedicina e Prevenzione dell’Università di Roma Tor Vergata si era, già in passato, interessato alla possibile interazione tra ansia e modulazione della flora intestinale. Con il lavoro: Evidences of a New Psychobiotic Formulation on Body Composition and Anxiety a cura di Carmela Colica, Ennio Avolio, Patrizio Bollero, Renata Costa de Miranda, Simona Ferraro, Paola Sinibaldi Salimei, Antonino De Lorenzo, e Laura Di Renzo, questa equipe aveva infatti investigato la possibile correlazione tra ansia, dieta, composizione corporea ed assunzione di un particolare probiotico.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">I risultati ottenuti dimostrarono come la modulazione della flora intestinale a seguito della somministrazione di una ben determinata miscela di ceppi costituita da: 1.5 × 1010 CFU di Streptococcus thermophilus,  1.5 × 1010 CFU di Lactobacillus bulgari, 1.5 × 1010 CFU di Lactococcus lactis subsp. lactis, 1.5 × 1010 CFU di Lactobacillus acidophilus; 1.5 × 1010 CFU di Streptococcus thermophiles; 1.5 × 1010 CFU di Lactobacillus plantarum; 1.5 × 1010 CFU di Bifidobacterium lactis; 1.5 × 1 1010 CFU fosse stata in grado di modulare sia la composizione corporea che lo sviluppo dello stato di ansia.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Con un nuovo e recente studio pubblicato: Psychobiotics Regulate the Anxiety Symptoms in Carriers of Allele A of IL-1β Gene: A Randomized, Placebo-Controlled Clinical Trial di P. Gualtieri , M. Marchetti, G. Cioccoloni , A. De Lorenzo , L. Romano , A. Cammarano , C. Colica , R. Condò , and L. Di Renzo, i ricercatori, in questo caso, hanno dimostrato come l’assunzione di un determinato probiotico, non a caso definito psicobiotico, riesca a modulare la percezione e lo sviluppo dell’ansia in soggetti teoricamente predisposti, poiché portatori della mutazione genica relativa all’IL1Beta.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Giova ricordare come la mutazione in questione comporti una maggior predisposizione allo sviluppo di ansia.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Questo studio, particolarmente raffinato ed elegante nella sua genesi, si è avvalso di due distinti gruppi di pazienti a cui sono stati somministrati un probiotico ed un placebo per 12 settimane. Ai partecipanti sono stati poi somministrati test quali Hamilton Anxiety Rating Scakle (HAM-A), Body Uneasiness Test (BUT) e Symptom Checklist 90-Revised (SCL90R), è stata anche investigata l’espressione genica attraverso un’estrazione del DNA salivare e seguente reazione a catena della polimerasi (PCR).</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">I risultati ampliano gli attuali scenari e innescano una doverosa discussione.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Infatti, mentre da un lato appare imperativo investigare in modo più approfondito il legame tra alcuni polimorfismi genici e la genesi e la progressione dell’ansia, dall’altro sembra chiaro ed evidente come la particolare formulazione del probiotico, testato nello studio, sia stata in grado di modificare la composizione della flora intestinale, al punto tale da mitigare notevolmente i sintomi legati all’ansia riporti dai partecipanti allo studio.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">I pazienti ansiosi, a maggior ragione se portatori di una determinata mutazione genica, devono quindi essere portati a conoscenza che, grazie alla ricerca, possono contare su una nuova ed efficace arma per lenire le conseguenze che l’ansia determina sulla loro qualità di vita.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il tutto senza assunzione di medicinali ma semplicemente modulando la propria flora intestinale attraverso una miscellanea ben dosata di ceppi batterici.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Evidences of a New Psychobiotic Formulation on Body Composition and Anxiety</strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Psychobiotics Regulate the Anxiety Symptoms in Carriers of Allele A of IL-1</strong><strong>β </strong><strong>Gene: A Randomized, Placebo-Controlled Clinical Trial</strong></span></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/lo-stato-di-ansia/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il BMI, il peso e la percentuale di massa grassa</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/il-bmi-il-peso-e-la-percentuale-di-massa-grassa/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/il-bmi-il-peso-e-la-percentuale-di-massa-grassa/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Jul 2020 09:15:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3838</guid>

					<description><![CDATA[Il BMI, il peso e la percentuale di massa grassa L’indice di massa corporea valuta statura e peso, ma è il grasso e non il peso, il vero obiettivo di una dietoterapia corretta. Oggi è possibile determinalo in modo semplice e corretto. Di Marco Marchetti &#160; &#160; Quanto dovrei pesare? Questa è la domanda che [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Il BMI, il peso e la percentuale di massa grassa</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">L’indice di massa corporea valuta statura e peso, ma è il grasso e non il peso, il vero obiettivo di una dietoterapia corretta. Oggi è possibile determinalo in modo semplice e corretto.</span></p>
<p><strong>Di Marco Marchetti</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Quanto dovrei pesare? Questa è la domanda che i professionisti che si occupano di nutrizione si sentono porre più spesso. L’ossessione dei pazienti per il peso rappresenta uno degli ostacoli più difficili da superare perché il vero obiettivo di una dietoterapia dimagrante deve essere il grasso, non il peso.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Molti pazienti si pongono obiettivi di peso sbagliati, cercando di raggiungere un peso troppo basso, causando deperimento, ossia perdita di massa magra, d’altronde è pur vero che moltissimi soggetti, pur necessitando di importanti modifiche nella loro composizione corporea, non si sottopongono ad alcun intervento dietoterapico poiché sbagliano la valutazione, basandola esclusivamente su peso e statura, per poi calcolare il famoso indice di massa corporea.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">In tempi mi cui imperano dott. Google e la dieta “fai da te” appare utile ribadire che un intervento nutrizionale deve basarsi su dati certi ed affidabili, e l’indice di massa corporea lo è solo in parte.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L’indice di massa corporea, BMI secondo l’acronimo inglese, fu ideato da Adolphe Quetelet intorno al 1840. Viene matematicamente determinato con il rapporto tra il peso del soggetto espresso in kg e la statura espressa in metri elevata al quadrato.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Secondo l’O.M.S. un soggetto è considerato in sovrappeso se il suo BMI è superiore a 25 ed è obeso se il supera il valore di 30.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Questo indice, sebbene sia un validissimo strumento per gli studi di popolazione e di screening sull’obesità, presenta evidenti criticità nella valutazione del singolo individuo.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">I principali limiti sono l’incapacità di discriminare il sesso, l’età, e la reale composizione corporea.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Sappiamo bene quanto tra donne e uomini sia diversa la composizione corporea in termini di percentuali e localizzazione di massa grassa. Eppure, secondo BMI, una donna ed un uomo dovrebbero avere lo stesso identico valore a parità di altezza e peso.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Stesso discorso per quanto riguarda l’età. Con il passare degli anni si assiste ad un inevitabile cambiamento nella composizione corporea. La massa muscolare fisiologicamente diminuisce, cosi come aumenta, in percentuale, la massa grassa. Questa “sostituzione” potrebbe avvenire senza sensibili cambiamenti di peso, lasciando cosi inalterato il valore di BMI, non la composizione corporea del soggetto, purtroppo.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L’indice, in buona sostanza, non tenendo conto di sesso ed età, tende a sovrastimare il grasso nei giovani ed a sottostimarlo negli anziani.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il BMI oltretutto non può essere calcolato in gravidanza, oppure negli atleti, per il rischio di sovrastima, cosi come è scarsamente predittivo in caso di squilibri elettrolitici.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Dove l’indice di massa corporea è maggiormente deficitario è, comunque, nella composizione corporea.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Soggetti dello stesso sesso, della stessa età ma con composizione corporea estremamente diversa, potrebbero avere lo stesso BMI. E’ facile intuire come un atleta ed un obeso possano facilmente avere lo stesso indice di massa corporea ma necessitare di interventi nutrizionali profondamente diversi.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Dal momento che il BMI non valuta i singoli compartimenti corporei, un valore superiore ai limiti di normalità non è sempre sinonimo di aumento di massa grassa, e l’obesità, secondo la definizione dell’organizzazione mondiale della sanità, è un “eccessivo accumulo di grasso (e non di peso nda)  tale da alterare lo stato di salute dell’individuo”.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Appare evidente la necessità di spostare l’obiettivo della valutazione dalla misurazione del peso alla stima della massa grassa.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Seguendo i criteri dell’OMS oggi il 33,4% delle donne ed il 39,5% degli uomini è in sovrappeso, allo stesso tempo circa il 31% delle donne ed il 14% degli uomini risulta pre-obeso, obeso.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Poiché il BMI ha il limite di non valutare il contenuto di grasso, circa il 30% della popolazione obesa sfugge ad una corretta diagnosi.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Importanti autori (<strong>New obesity classification criteria as a tool for bariatric surgery indication</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Antonino De Lorenzo, Laura Soldati, Francesca Sarlo, Menotti Calvani, Nicola Di Lorenzo, Laura Di Renzo)  confrontando la classificazione di obesità secondo BMI con quella secondo la percentuale di massa grassa  hanno evidenziato una forte discrepanza tra le due misurazioni.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">In Italia, su 900 soggetti esaminati, è emerso come tra i normopeso secondo BMI il 28% fosse in realtà sovrappeso, in funzione della percentuale di massa grassa, e come tra i pre-obesi per BMI il 5% fosse in realtà già francamente obeso. Allo stesso modo, valutando la reale composizione corporea su un campione di 3258 soggetti italiani risultava obeso il 64% della popolazione contro il 32% circa indicato dalla semplice valutazione del BMI.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Questi dati indicano quanto sia imprecisa la diagnosi di sovrappeso ed obesità sul singolo individuo effettuata esclusivamente attraverso la valutazione del BMI. Esiste cioè una elevata percentuale di soggetti che, pur correndo un elevato rischio cardiometabolico, il quale giova ricordarlo, vede l’obesità come uno dei principali fattori di rischio, non viene trattata con un adeguato intervento nutrizionale poiché considerata essere entro parametri ritenuti normali.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Una corretta valutazione dello stato nutrizionale del soggetto quindi, pur se comprendente parametri come peso e statura, non può prescindere da una valutazione della composizione corporea, suddividendo e misurando, i singoli comparti di massa. Logicamente poter disporre di una strumentazione come una densitometria a doppio raggio X (DXA) rappresenterebbe un valido aiuto, ma una buona valutazione può essere effettuata anche utilizzando in modo corretto la plicometria oppure ricorrendo ad una semplice equazione proposta in questo studio:</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Developing and cross-validation</strong> <strong>of new equations to estimate fat mass in Italian population</strong> (A.De Lorenzo, et all)</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">In questo studio viene proposta una equazione che consente, semplicemente ricorrendo alla misurazione di due circonferenze, di determinare correttamente la percentuale di massa grassa del soggetto oltrepassando il semplice BMI.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Conoscendo la percentuale di massa grassa si possono pianificare interventi nutrizionali mirati sia a migliorare lo stato di forma del paziente, sia a limitare il rischio cardiovascolare.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Una dietoterapia corretta deve mirare al miglioramento della salute del soggetto, anche attraverso una ricomposizione corporea che può prescindere dal valore assoluto del peso del paziente ma non dalla sua percentuale di massa grassa.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Se non esiste, come sappiamo bene, un peso ideale, esiste però una corretta e salutare composizione corporea con percentuali di massa grassa ben determinati e stimati in funzione di sesso ed età. Questi valori, e non il peso sono il reale, devono essere l’obiettivo di una dietoterapia corretta perché rappresentano anche un valido indice di salute. Oggi possiamo stimarli e raggiungerli.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong> New obesity classification criteria as a tool for bariatric surgery indication</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Antonino De Lorenzo, Laura Soldati, Francesca Sarlo, Menotti Calvani, Nicola Di Lorenzo, Laura Di Renzo</strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Developing and cross-validation of new equations to estimate fat mass in Italian population (A.De Lorenzo, et all)</strong></span></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/il-bmi-il-peso-e-la-percentuale-di-massa-grassa/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L’equazione per la predizione della massa grassa nei bambini</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/lequazione-per-la-predizione-della-massa-grassa-nei-bambini-2/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/lequazione-per-la-predizione-della-massa-grassa-nei-bambini-2/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Jul 2020 08:57:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3472</guid>

					<description><![CDATA[L’equazione per la predizione della massa grassa nei bambini Un&#8217;accurata valutazione della composizione corporea nei bambini per discernere l&#8217;effetto dei trattamenti nutrizionali o farmaceutici in diverse condizioni. &#160; di GIULIA BIGIONI &#160; L&#8217;indice di massa corporea (BMI) è quello più comunemente usato per misurare lo stato nutrizionale, sia nella ricerca che in studi epidemiologici. In [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>L’equazione per la predizione della massa grassa nei bambini</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Un&#8217;accurata valutazione della composizione corporea nei bambini per discernere l&#8217;effetto dei trattamenti nutrizionali o farmaceutici in diverse condizioni.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><span style="font-size: 12pt;">di GIULIA BIGIONI</span></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L&#8217;indice di massa corporea (BMI) è quello più comunemente usato per misurare lo stato nutrizionale, sia nella ricerca che in studi epidemiologici. In ambito pediatrico, viene utilizzato anche l’indice di massa corporea per età benchè un incremento del suo valore è spesso dovuto all&#8217;effetto della crescita lineare o della massa libera da grasso piuttosto che della massa grassa. <a href="https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17618458">https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17618458</a></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L&#8217;indice di massa corporea è correlato con i principali comparti di peso, massa libera da grasso piuttosto che della massa grassa ma non è in grado di distinguerli e può dare informazioni fuorvianti sulla composizione corporea, specialmente nei bambini, che hanno una rapida crescita e cambiamento di conformazione corporea. Lo sviluppo di metodi accurati di misurazione della composizione corporea per valutare e monitorare la crescita e lo stato nutrizionale nei bambini è un importante settore di ricerca. Oggi sono disponibili diverse tecniche accurate, come l&#8217;assorbimetria a raggi X a doppia energia (DXA), la pletismografia a spostamento d&#8217;aria o la diluizione del deuterio, ma spesso costose e generalmente disponibili solo in centri di ricerca specializzati.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Al fine di misurare la composizione corporea nei bambini, è necessario un metodo sicuro, non invasivo, economico in termini di costi e tempi e un metodo valido. L&#8217;analisi dell’impedenza bioelettrica soddisfa molti di questi requisiti e può essere ampiamente utilizzata per valutare la composizione corporea nei bambini come alternativa agli altri metodi, sebbene siano evidenti alcune limitazioni.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Equazioni predittive basate sulla impedenziometria, contenenti anche diversi parametri antropometrici, sono state sviluppate per migliorare l&#8217;accuratezza nella misurazione della composizione corporea e trovano molte applicazioni.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Tra queste c’è quella di predire valori della massa grassa e di quella libera da grasso per scopi epidemiologici o clinici.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">I ricercatori della Sezione di Nutrizione clinica e nutrigenomica dell’Università degli studi di Roma Tor Vergata hanno sviluppato e validato una nuova equazione predittiva per stimare la massa corporea magra (LBM) nei bambini, basata su parametri impedenziometrici (ZI) e antropometrici, quali la circonferenza alla vita (HC), quella ai fianchi (WC), il rapporto tra vita e fianchi (WHR), la statura  (H) e l’età.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L’equazione di predizione è pubblicata sulla rivista <a href="https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29616670">Annuali dell’ Istituto Superiore di Sanità.</a></span><span style="font-size: 14pt;">L&#8217;inclusione dei valori delle circonferenze, insieme a età e statura, permette di valutare meglio i cambiamenti dinamici del fisico e lo stato nutrizionale nei bambini. <a href="https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29616670">https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29616670</a></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Analizzando i dati della popolazione pediatrica italiana, sono stati rilevati intervalli di normalità e non per età e sesso, che permettono di identificare bambini di peso normale, con rischio cardiovascolare e metabolico apparentemente basso, e di selezionare quelli obesi con sindrome metabolica.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Questa equazione può essere utile negli studi epidemiologici, nel contesto della ricerca e anche nella pratica clinica, permettendo una migliore definizione e follow-up della composizione corporea dei bambini. Sono necessari ulteriori studi in popolazioni più ampie e lo sviluppo di un&#8217;equazione predittiva della massa grassa diretta per aiutare ancora di più la diagnosi e la gestione dell&#8217;obesità nell&#8217;infanzia e il relativo rischio.</span></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/lequazione-per-la-predizione-della-massa-grassa-nei-bambini-2/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L’epidemia da COVID-19 ha cambiato le abitudini alimentari e il lifestyle degli Italiani.</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/lepidemia-da-covid-19-ha-cambiato-le-abitudini-alimentari-e-il-lifestyle-degli-italiani/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/lepidemia-da-covid-19-ha-cambiato-le-abitudini-alimentari-e-il-lifestyle-degli-italiani/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 May 2020 10:50:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3855</guid>

					<description><![CDATA[L’epidemia da COVID-19 ha cambiato le abitudini alimentari e il lifestyle degli Italiani. Presentati gli interessantissimi risultati preliminari del Progetto di ricerca &#8220;Eating Habits and Lifestyle Changes in COVID19 lockdown&#8221; di ALDA ATTINA’, CLAUDIA LEGGERI, GIULIA CINELLI, GIOVANNA CAPARELLO &#160; Ad inizio Aprile 2020, è stato avviato il Progetto di ricerca &#8220;Eating Habits and Lifestyle [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="font-size: 18pt;">L’epidemia da COVID-19 ha cambiato le abitudini alimentari e il lifestyle degli Italiani.</span></strong><br />
<span style="font-size: 18pt;">Presentati gli interessantissimi risultati preliminari del Progetto di ricerca &#8220;Eating Habits and Lifestyle Changes in COVID19 lockdown&#8221;</span></p>
<p><strong><span style="font-size: 12pt;">di ALDA ATTINA’, CLAUDIA LEGGERI, GIULIA CINELLI, GIOVANNA CAPARELLO</span></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Ad inizio Aprile 2020, è stato avviato il Progetto di ricerca &#8220;Eating Habits and Lifestyle Changes in COVID19 lockdown&#8221; (EHLC-COVID19), coordinato dalla Prof.ssa Laura Di Renzo, realizzato dalla Scuola di Specializzazione in Scienza dell’Alimentazione e dalla Sezione di Nutrizione Clinica e Nutrigenomica, del Dipartimento di Biomedicina e Prevenzione di Tor Vergata, diretto dal Prof. Antonino De Lorenzo, che ha come obiettivo quello di valutare quanto stiano cambiando le abitudini alimentari e lo stile di vita degli Italiani durante la Fase 1 della pandemia da nuovo-Coronavirus.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">La prima web-survey è stata chiusa il 24 Aprile e in poco più di due settimane, sono stati raccolti più di 5000 questionari su tutto il territorio nazionale. Coloro che hanno risposto hanno un’età compresa tra i 16 e gli 85 anni, e sono per il 76% donne. </span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Lo stile di vita obbligato dalla “quarantena” da COVID19 ha costretto la popolazione a ristrutturare la propria routine. Sicuramente gli Italiani sono tornati alla tradizione, mettendo le “mani in pasta”: il 43,7% si è dilettato in dolci e il 33,6% in pizza fatti in casa. Al fine di valutare in termini qualitativi la dieta dei partecipanti, si è utilizzato il Mediterranean Diet Adherence Screener. Il 63% dei soggetti è mediamente aderente alla Dieta Mediterranea (DM), il 15% e il 21,7% della popolazione presenta rispettivamente una alta e una bassa aderenza. Il Nord Italia risulta più fedele ai precetti della DM, seguono il Sud, insieme alle Isole, e il Centro Italia. Accanto ai prodotti freschi come il pane e gli ortaggi di stagione, si osserva l’aumento del consumo di alimenti conservati o surgelati tra cui legumi, pesce, vegetali e formaggi. Sembra che l’emergenza da Covid-19 abbia sensibilizzato gli Italiani ad abbandonare i “Junk Food”, ossia i cibi spazzatura, con evidente riduzione nell’intake di snack salati, bevande gassate e zuccherate, carne processata, prodotti da forno e dolci confezionati. </span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Per quanto concerne il lifestyle, gli Italiani sembrano essersi ben adattati al nuovo modo di vivere la giornata in casa, sebbene il 37,2% crede di aver peggiorato il proprio stile di vita. Il 48,6% della popolazione ha aumentato il proprio peso corporeo durante il periodo di COVID-19 e il 34,4% dichiara di avere più fame</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">I dati analizzati mostrano un aumento delle ore di sonno, che denota una riduzione dello stress e una migliore qualità nel riposo. Adesso, i soggetti che dormono più di 9 ore sono passati dal 1,4% al 9,1%. Focus particolarmente importante, l’abitudine del fumo. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, i fumatori potrebbero avere un maggior rischio di contrarre la malattia COVID-19 rispetto ai non fumatori http://www.salute.gov.it/portale/malattieInfettive/dettaglioNotizieMalattieInfettive.jsp?lingua=italiano&amp;menu=notizie&amp;p=dalministero&amp;id=4369. Durante il distanziamento sociale, il 3,3% dei fumatori ha smesso di fumare ed è diminuito anche il numero di sigarette e/o sigari consumati al giorno. </span><br />
<span style="font-size: 14pt;">In ultimo, il focus sull’attività fisica. Le case degli italiani sono diventate delle vere e proprie “palestre del benessere”. Si è registrato un aumento dei soggetti che si allenano più di 5 volte a settimana con preferenza verso esercizi a corpo libero con o senza pesetti. È ovvio notare che, per via della quarantena forzata, abbiamo abbandonato gli sport di squadra o l’attività sportiva all’aperto. </span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Alla luce dei dati preliminari, il nostro gruppo di ricerca raccomanda di seguire una dieta sana ed equilibrata con materie prime salubri e genuine, riducendo quanto più possibile i prodotti confezionati e processati. È nostro dovere ricordare che mantenere una sana alimentazione e livelli di attività fisica adeguati hanno l’obiettivo di ridurre l’obesità e migliorare lo stato di salute del soggetto di ogni fascia di età.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Sitografia</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">http://www.salute.gov.it/portale/malattieInfettive/dettaglioNotizieMalattieInfettive.jsp?lingua=italiano&amp;menu=notizie&amp;p=dalministero&amp;id=4369</span></p>
<p><strong><span style="font-size: 14pt;">TAG: COVID-19, ABITUDINI ALIMENTARI, STILE DI VITA, ATTIVITA’ FISICA, CORONAVIRUS</span></strong></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/lepidemia-da-covid-19-ha-cambiato-le-abitudini-alimentari-e-il-lifestyle-degli-italiani/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Tecnologia e Alimenti</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/tecnologia-e-alimenti/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/tecnologia-e-alimenti/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Dec 2019 11:26:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3748</guid>

					<description><![CDATA[Tecnologia e Alimenti Gli alimenti ultra processati sono una probabile causa di rischio per il diabete di tipo 2 Di Giulia Bigioni &#160; Lo sviluppo tecnologico, caratteristico della nostra epoca, se da una parte ci fornisce gli strumenti per soddisfare e affrontare tutte le necessità della vita quotidiana dall’altra ci presenta spesso il conto da [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Tecnologia e Alimenti</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Gli alimenti ultra processati sono una probabile causa di rischio per il diabete di tipo 2</span></p>
<p><strong>Di Giulia Bigioni</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Lo sviluppo tecnologico, caratteristico della nostra epoca, se da una parte ci fornisce gli strumenti per soddisfare e affrontare tutte le necessità della vita quotidiana dall’altra ci presenta spesso il conto da pagare in termini di salute. Sembra un paradosso ma l’eccessiva tecnologia non sempre è garanzia a tutela dell’assenza o prevenzione dai rischi di malattia. E questo il caso degli alimenti ultra elaborati o processatidall’inglese <em>processed foods</em>  caratteristici della nostra epoca, sono il risultato della lavorazione industriale mirata alla globalizzazione alimentare e all’ottenimento di lunghi tempi di conservazione improponibili per gli alimenti freschi. Ricchi di calorie cosiddette vuote, privi cioè di tutti quegli oligoelementi e nutrienti che sono alla base del valore nutrizionale degli alimenti naturali.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Risultati di uno studio appena pubblicato su JAMA, da un gruppo di studiosi dell’Università di Parigi, indicano che il consumo di alimenti processati è associato all’aumentato rischio di sviluppo del diabete di tipo 2. Lo studio prospettico condotto su una popolazione di più di centomila partecipanti, con una età media intorno ai 42 anni, ha messo in evidenza una maggiore incidenza di diabete di tipo 2 nei soggetti che consumavano abitualmente alimenti processati. I dati sull&#8217;assunzione alimentare sono stati raccolti utilizzando dei registri dietetici progettati per registrare il consumo abituale dei partecipanti per oltre 3500 diversi alimenti, classificati in base al loro diverso grado di elaborazione. La quantità assoluta di consumo in grammi al giorno è risultata costantemente associata al rischio di diabete di tipo 2.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Risulta poi di particolare interesse il legame esistente tra la tipologia di consumi e schemi comportamentali, si è visto, ad esempio, che le persone che consumano in misura maggiore questi alimenti, hanno in generale una predisposizione al consumo di diete di qualità inferiore e inoltre tendono ad avere maggiori probabilità di essere obese e inattive.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Nel complesso sebbene questi risultati hanno la necessità di essere confermati in diversi contesti e altre popolazioni, comunque forniscono più che una prova a supporto degli sforzi che le autorità sanitarie pubbliche sostengono per raccomandare il limitato uso di alimenti ultra-processati.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Se la tecnologia è sicuramente benvenuta sul telefonino o nell’assistenza alla guida, lo è forse un po’ meno quando si tratta di alimenti dove lasciamo alla natura con i suoi tempi e i suoi ritmi il compito di garantirci il valore alimentare di quello che portiamo sulle nostre tavole e non solo.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong><em>Srour B, Fezeu LK, Kesse-Guyot E, et al. Ultraprocessed Food Consumption and Risk of Type 2 Diabetes Among Participants of the NutriNet-Santé Prospective Cohort. JAMA Intern Med. Published online December 16, 2019. doi:<a href="https://doi.org/10.1001/jamainternmed.2019.5942">https://doi.org/10.1001/jamainternmed.2019.5942</a></em></strong></span></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/tecnologia-e-alimenti/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le scienze -omiche per la prevenzione delle malattie croniche</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/le-scienze-omiche-per-la-prevenzione-delle-malattie-croniche/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/le-scienze-omiche-per-la-prevenzione-delle-malattie-croniche/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Dec 2019 09:57:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3699</guid>

					<description><![CDATA[Le scienze -omiche per la prevenzione delle malattie croniche Prevenzione della malattia cronica nel 21 ° secolo: questo lo slogan mondiale per l’eliminazione delle principali cause prevenibili di disabilità e morte di GIULIA BIGIONI &#160; Sebbene gli aumenti intermittenti degli stati di infiammazione siano fondamentali per la sopravvivenza, per la risposta a lesioni fisiche e [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Le scienze <em>-omiche </em>per la prevenzione delle malattie croniche</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Prevenzione della malattia cronica nel 21 ° secolo: questo lo slogan mondiale per l’eliminazione delle principali cause prevenibili di disabilità e morte </span></p>
<p><strong>di GIULIA BIGIONI</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Sebbene gli aumenti intermittenti degli stati di infiammazione siano fondamentali per la sopravvivenza, per la risposta a lesioni fisiche e infezioni, recenti ricerche hanno rivelato che alcuni fattori sociali, ambientali e di stile di vita possono promuovere un&#8217;infiammazione cronica sistemica (SCI).Questa  a sua volta può portare a diverse malattie che rappresentano collettivamente il principale cause di disabilità e mortalità in tutto il mondo, come l’obesità, le malattie cardiovascolari, il cancro, il diabete mellito, le malattie renali croniche, le epatopatie non alcoliche e le patologie autoimmuni e neurodegenerative.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Diversi fattori di rischio promuovono questo fenotipo dannoso per la salute, tra cui, oltre la predisposizione individuale, e quindi della componente genetica dell’individuo, le infezioni, l’inattività fisica, la cattiva alimentazione, gli elementi tossici ambientali e industriali, lo tress psicologico.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L’OMS ha evidenziato come sei fattori di rischio modificabili (ipertensione arteriosa, iperglicemia, sovrappeso, obesità, consumo di zuccheri semplici e consumo di acidi grassi saturi) legati ad errate abitudini alimentari causano il 19% dei decessi su scala globale.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La valutazione dell&#8217;importanza della salute pubblica è stata ostacolata dalla mancanza di metodi comuni per studiare l&#8217;onere globale a livello mondiale.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Nei paesi sviluppati, la SCI porta a cardiopatia ischemica, depressione maggiore unipolare e malattie cerebrovascolari. La malnutrizione rappresenta il fattore di rischio responsabile della maggiore perdita di anni di vita in assenza di disabilità (15,9%), seguita da una scarsa fornitura di acqua, servizi igienico-sanitari e igiene personale (6,8%).</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">E’ necessario, quindi, individuare nuove strategie per far avanzare la diagnosi precoce, la prevenzione e il trattamento della SCI.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/31806905-chronic-inflammation-in-the-etiology-of-disease-across-the-life-span/">https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/31806905-chronic-inflammation-in-the-etiology-of-disease-across-the-life-span/</a></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L’approccio clinico tradizionale prevede l’adozione di strategie terapeutiche quando la malattia è conclamata; tuttavia, la migliore strategia terapeutica per le malattie cronico-degenerative è la prevenzione primaria attuata dal paziente stesso, per modificare quanto più possibile il proprio stile di vita per evitare l’instaurarsi di situazione potenzialmente pericolose. L’analisi del rischio individuale risulta quindi, la prima e più importante strategia terapeutica per poterle evitare. Per contribuire a far fronte all&#8217;onere delle malattie croniche, sono possibili quattro strategie trasversali: (1) epidemiologia e sorveglianza per monitorare le tendenze e informare promuovere programmi informativi; (2) approcci ambientali che promuovono la salute e supportano comportamenti sani; (3) interventi sul sistema sanitario per migliorare l&#8217;uso dei servizi clinici e di prevenzione efficaci; e (4) risorse comunitarie collegate a servizi clinici che supportano una migliore gestione delle condizioni croniche. Con l’emergere delle scienze “omiche” (genomica, proteomica, metabolomica) si è  assistito alla formulazione sempre più efficace di un concetto preventivo nei riguardi delle malattie cronico-degenerative.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La nuova <em>vision</em> è rappresentata dalla Medicina <em>personalizzata</em>, <em>predittiva</em>, <em>preventiva</em> e <em>partecipatoria</em> (4P), più efficace per il paziente e molto più conveniente a livello di costi sanitari.</span></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/le-scienze-omiche-per-la-prevenzione-delle-malattie-croniche/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Dolce ma non troppo</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/dolce-ma-non-troppo-2/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/dolce-ma-non-troppo-2/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Sep 2019 08:52:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3820</guid>

					<description><![CDATA[Dolce ma non troppo Sostituire lo zucchero con gli edulcoranti sintetici o naturali non aiuta il controllo del peso corporeo di GIULIA BIGIONI &#160; Parlare di zuccheri e dolcificanti adesso che si sono da poco concluse le abbuffate di fine anno sembrerebbe quasi fuori luogo ma le ricerche scientifiche in questi campo non si fermano [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Dolce ma non troppo</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Sostituire lo zucchero con gli edulcoranti sintetici o naturali non aiuta il controllo del peso corporeo</span></p>
<p><strong>di GIULIA BIGIONI</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Parlare di zuccheri e dolcificanti adesso che si sono da poco concluse le abbuffate di fine anno sembrerebbe quasi fuori luogo ma le ricerche scientifiche in questi campo non si fermano mai, considerando che gli edulcoranti artificiali e il loro uso sono oggetto di indagine continua da parte della comunità scientifica. Quindi è sulla base di questa premessa che si è voluto constatare se, nei regimi dietetici che si prefiggono come obiettivo il controllo ponderale, esiste realmente un vantaggio nel loro uso.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">E’ noto che nell’incoraggiare la popolazione ad adottare uno stile di vita sano la prescrizione ad evitare o quantomeno limitare il consumo di alimenti ricchi di sale, grassi e zuccheri rappresenta la base per la prevenzione di malattie quali il diabete e l’obesità. Noi consumatori, interessati principalmente alla riduzione dell’apporto calorico, ci orientano quindi al consumo di prodotti alimentari contenenti edulcoranti piuttosto che zuccheri semplici, nella convinzione di ridurre ulteriormente le calorie giornaliere. Tuttavia, la certezza di una loro innocuità è ancora sotto osservazione, inoltre sembrerebbe che la sostituzione degli zuccheri semplici con queste sostanze non giovi poi ai nostri obiettivi.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L’indagine, una meta analisi, condotta da un gruppo di autori franco tedeschi e pubblicata sul British Medical Journal è partita dall’analisi di più di 13.000 lavori pubblicati che avevano per oggetto la valutazione degli effetti di diversi edulcoranti artificiali e non, rispetto allo zucchero semplice, sulla popolazione adulta e su bambini, sovrappeso o obesi.  <a href="https://www.bmj.com/content/364/bmj.k4718">https://www.bmj.com/content/364/bmj.k4718</a></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">I risultati di questa analisi hanno mostrato spesso risultati contradditori tra uso di edulcoranti ed effetti sulla salute. In particolare, alcuni studi riportano un’associazione positiva tra l’uso di edulcoranti e riduzione del rischio di diabete di tipo 2, incidenza di sovrappeso e obesità, altri al contrario non hanno mostrato alcun benefico effetto nella sostituzione degli zuccheri semplici con sostanze a ridotto apporto calorico. In aggiunta a questo mancato effetto sembrerebbe invece aumentare il rischio di patologie come il cancro. </span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Interessante è il dato ottenuto sulla popolazione di bambini, dove è stato osservato un leggero aumento dell’indice di massa corporea con i dolcificanti di sintesi rispetto allo zucchero, anche se queste piccole differenze andranno verificate. Più solido è sembrato invece il dato ottenuto sulla popolazione in sovrappeso o obesa, sia adulta che bambini, che impegnati attivamente nel perdere peso non hanno ottenuto alcun giovamento dalla sostituzione dello zucchero con le altre sostanze edulcoranti.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Viene da chiedersi allora a che scopo ci prodighiamo per sostituire gli zuccheri semplici se poi non ne otteniamo nessun vantaggio, al contrario ci portiamo dietro i dubbi e le perplessità di natura sanitaria correlati al loro uso. Se proprio vogliamo fare una radicale sostituzione sarebbe sicuramente più opportuno sostituire le bibite nel loro complesso e orientarci alla ben più salutare acqua, magari con le bollicine.         </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em> </em></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/dolce-ma-non-troppo-2/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Batteri nell’Obesità</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/batteri-nellobesita-2/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/batteri-nellobesita-2/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jul 2019 09:16:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3662</guid>

					<description><![CDATA[Batteri nell’Obesità L’Akkermansia muciniphila un nuovo alleato nel trattamento dell’obesità e della sindrome metabolica di GIULIA BIGIONI &#160; Sul microbiota intestinale le novità dal mondo scientifico si susseguono oramai a ritmo frenetico e non passa giorno che leggiamo delle nuove scoperte sullo sterminato mondo dei batteri nostri commensali. Abbiamo consolidato l’opinione del loro ruolo chiave [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Batteri nell’Obesità</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">L’Akkermansia muciniphila un nuovo alleato nel trattamento dell’obesità e della sindrome metabolica</span></p>
<p><strong>di GIULIA BIGIONI</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Sul microbiota intestinale le novità dal mondo scientifico si susseguono oramai a ritmo frenetico e non passa giorno che leggiamo delle nuove scoperte sullo sterminato mondo dei batteri nostri commensali. Abbiamo consolidato l’opinione del loro ruolo chiave nel mantenere un fisiologico stato di salute e questa opinione sta diventando sempre di più una certezza. I probiotici nel loro complesso rappresentano una valida integrazione all’alimentazione che, soprattutto nel mondo occidentale, sta sempre più diventando monotona e ripetitiva, perdendo quelle caratteristiche variabili locali che l’avevano contraddistinta in origine.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L’adozione di regimi dietetici proposti dalla moda del momento, che fanno leva sulle nostre ossessioni e sulle  promesse di magrezza, non sono solo pericolosi per i rischi sulla salute a cui ci espongono, ma comportano una profonda alterazione della flora intestinale che si adatta al contesto ambientale modificato.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Per la prima volta dalle pagine di un importante rivista del settore <em>Nature Medicine</em> è stato proposta la supplementazione alimentare con un batterio, l’<em>Akkermansia muciniphila</em>, per il trattamento di persone con la sindrome metabolica in sovrappeso o obese. <a href="https://doi.org/10.1038/s41591-019-0495-2">https://doi.org/10.1038/s41591-019-0495-2</a></span></p>
<ol>
<li><span style="font-size: 14pt;"><em> muciniphila, </em>un batterio normalmente presente nella flora intestinale, è un importante componente del microbiota implicato nel metabolismo dei carboidrati e degli acidi grassi a catena corta, in particolare l’acido butirrico, che nel nostro intestino svolge un importante ruolo protettivo verso le cellule dell’epiteliali.</span></li>
</ol>
<p><span style="font-size: 14pt;">Gli autori dello studio hanno somministrato quotidianamente e per tre mesi a 32 soggetti volontari sovrappeso / obesi insulino-resistenti una sospensione batterica viva o pastorizzata per verificarne la sicurezza, la tollerabilità e valutare i parametri metabolici quali la resistenza all&#8217;insulina, i lipidi circolanti, l’adiposità viscerale e la massa corporea. Dopo i tre mesi di integrazione, la somministrazione di <em>A. muciniphila</em> ha ridotto in modo significativo i livelli dei marcatori dell’infiammazione soprattutto a livello epatico e nel complesso la composizione del microbiota intestinale non è stata modificata. Indice della buona tollerabilità del trattamento che non ha mostrato controindicazioni anche nel confronto tra la supplementazione con batteri vivi e pastorizzata. Inoltre gli effetti della suplementazione si sono visti anche sulla massa grassa con una leggera diminuzione rispetto al placebo.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Nel complesso i risultati dello studio ci invitano a non sottovalutare la supplementazione con <em>A. muciniphila</em> che si si candida ad essere un nuovo alleato, un probiotico di aiuto nel trattamento dei disordini cardiometabolici e nel controllo ponderale.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/batteri-nellobesita-2/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>E319, un additivo oscuro</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/e319-un-additivo-oscuro/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/e319-un-additivo-oscuro/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Apr 2019 09:11:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3657</guid>

					<description><![CDATA[E319, un additivo oscuro comune additivo alimentare potrebbe essere responsabile di una riduzione delle difese immunitarie di GIULIA BIGIONI &#160; Gli additivi alimentari, sostanze apparentemente innocue, possono al contrario presentare una parte oscura, che nel tempo ci consegnerà il conto da pagare, in termini di salute ed effetti collaterali. Gli additivi alimentari sono delle sostanze [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>E319, un additivo oscuro</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">comune additivo alimentare potrebbe essere responsabile di una riduzione delle difese immunitarie</span></p>
<p><strong>di GIULIA BIGIONI</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Gli additivi alimentari, sostanze apparentemente innocue, possono al contrario presentare una parte oscura, che nel tempo ci consegnerà il conto da pagare, in termini di salute ed effetti collaterali.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Gli additivi alimentari sono delle sostanze chimiche, come citate nel regolamento che ne disciplina l’uso, prive di valore alimentare ma aggiunte negli alimenti dall’industria alimentare per svariati scopi. Questi, possono essere, i conservanti che rallentano la crescita microbica, gli antiossidanti che prevengono i fenomeni di irrancidimento e via discorrendo. Sostanze che hanno sostanzialmente lo scopo di mantenere più a lungo nel tempo le caratteristiche organolettiche di quello che consumiamo. Ma non solo, possono anche modificarne l’aspetto, per esempio il colore, per renderle più appetibili dal consumatore.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Sono di solito identificate da una sigla, riportata in etichetta, una lettera “E”  seguita da un codice a tre numeri. Nel nostro caso E319, o tBHQ (terz-butil-idrochinone), sostanza utilizzata come conservante e stabilizzante dei grassi vegetali e animali, mantiene cioè il colore e l’aspetto di patatine fritte, crakers, salatini, è presente negli oli utilizzati da alcuni fast food, nel pesce surgelato e nella carne.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Questa sostanza in base agli studi del dottor Robert Freeborn dell’Università del Michigan è tutt’altro che innocua. Il nostro sistema immune, forse tra i più sensibili apparati dell’organismo umano, responsabile delle nostre difese e della loro modulazione con l’ambiente che ci circonda, sembrerebbe soggetto agli effetti deleteri del citato E319. In particolare, come riportato nel meeting appena concluso dell’American Society for Pharmacology and Experimental Therapeutics (ASPET) il principale bersaglio dell’effetto immunosoppressivo sembrerebbero i linfociti T e di conseguenza la risposta alla vaccinazione, quella influenzale in particolare.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Studi condotti sui topolini di laboratorio hanno messo in evidenza che il tBHQ rallenta la risposta immune verso il virus. Inoltre anche la memoria immunitaria responsabile del mantenimento delle difese nel tempo appare influenzata dall’esposizione a questo additivo. Gli autori danno anche una spiegazione del meccanismo responsabile della immunosoppressione, fornendo nel complesso un quadro dettagliato degli effetti. Possiamo lasciare agli addetti ai lavori i necessari approfondimenti a riguardo e speriamo che questi effetti siano confinati ai topolini, ma dobbiamo prendere atto che la tecnologia, di cui tanto abbiamo bisogno nella vita di tutti i giorni, ha il suo prezzo. In questo caso forse potremmo farne a meno: ad esempio riducendo la quota di alimenti industriali, privilegiando quelli freschi. Qualcuno direbbe che i prodotti dell’industria sono più comodi e ti fanno risparmiare tempo nella spesa, ma ci sentiamo di dire che in fondo la strategia che suggeriamo non richiede poi troppa fatica, solo una diversa gestione del nostro tempo che alla lunga ci ritroviamo.  </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><em>https://plan.core-apps.com/eb2019/abstract/267882f8-74a1-456d-8667-8345491a07f4</em><strong>Un </strong></span></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/e319-un-additivo-oscuro/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Al via la ricerca italiana sul lipedema</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/al-via-la-ricerca-italiana-sul-lipedema/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/al-via-la-ricerca-italiana-sul-lipedema/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Mar 2019 09:25:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3672</guid>

					<description><![CDATA[Al via la ricerca italiana sul lipedema Il lipedema è una patologia rara del tessuto adiposo, sottodiagnosticata o maldiagnosticata come obesità o linfedema.  di GEMMA LOU DE SANTIS Il lipedema è una malattia cronica del tessuto adiposo sottocutaneo che colpisce prevalentemente le donne, infatti gli uomini affetti sono stati riportati in letteratura solo come case [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Al via la ricerca italiana sul lipedema</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Il lipedema è una patologia rara del tessuto adiposo, sottodiagnosticata o maldiagnosticata come obesità o linfedema.</span></p>
<p><strong> di GEMMA LOU DE SANTIS</strong></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il lipedema è una malattia cronica del tessuto adiposo sottocutaneo che colpisce prevalentemente le donne, infatti gli uomini affetti sono stati riportati in letteratura solo come <em>case report </em>in condizioni associate a livelli più alti di estrogeni e più bassi di testosterone come l&#8217;ipogonadismo maschile e le patologie epatiche. Ad esordio solitamente alla pubertà, in gravidanza o in menopausa, viene spesso erroneamente diagnosticata come linfedema primario o come obesità. Le pazienti presentano un aumento simmetrico ed anormale del tessuto adiposo a causa di deposizioni di grasso sottocutaneo associato ad edema spesso lieve, coinvolgendo dai fianchi progressivamente i glutei, le regioni della coscia e del polpaccio fino alle caviglie, determinando un ingrossamento degli arti inferiori sproporzionato rispetto alla parte superiore del corpo.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L&#8217;esatta eziologia del lipedema non è ancora conosciuta ma sono state proposte diverse ipotesi. Si sospetta che abbia una suscettibilità poligenetica influenzata dai cambiamenti ormonali femminili. Questi geni, che codificano per vasculo o linfangiogenesi sotto l&#8217;influenza di estrogeni, probabilmente causano la disfunzione della barriera endoteliale e la linfangiopatia. Inoltre, l&#8217;estrogeno svolge un ruolo importante nell&#8217;innervazione simpatica specifica delle regioni del tessuto adiposo sottocutaneo. Questo potrebbe spiegare le anomalie di innervazione e l&#8217;infiammazione concomitante dei nervi sensoriali. Le pazienti, infatti, lamentano dolore, dolorabilità ed ecchimosi spontanee delle aree interessate con sensibilità da moderata a grave a digitopressione o pizzicamento, anomalie dell&#8217;arco plantare, pelle fredda e dolore indotto da traumi spontanei o minori. Come complicanze a lungo termine, date dall’aumento di peso, si riscontrano danni all&#8217;anca e al ginocchio con mobilità ridotta e alterazioni del sistema linfatico che porta a lipo-linfedema e cellulite. Il lipedema si traduce a livello psicologico in notevole frustrazione e angoscia derivante dall&#8217;aspetto estetico.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La diagnosi viene solitamente effettuata sulla base delle caratteristiche cliniche. Si distinguono tre stadi e quattro tipi: la pelle può essere liscia ma il grasso sottostante è aumentato e contiene noduli (stadio 1); la pelle può essere indentata su noduli e masse di grasso più grandi (stadio 2); la pelle può contenere depositi e pieghe su una maggiore massa grassa con lobuli deformanti caratteristici (stadio 3); lo stadio 4 è caratterizzato dallo sviluppo di lipo-linfedema. Il grasso può distribuirsi ai fianchi ed ai glutei (tipo I), dai fianchi alle ginocchia (tipo II), dai fianchi alle caviglie (tipo III), può colpire solo le braccia (tipo IV) ma nell’80% dei casi è combinato ai tipi II e III. Più raro è il tipo V dove sono colpite solo le gambe.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il trattamento conservativo è multidisciplinare e comprende il supporto nutrizionale per il controllo del peso corporeo, consulenza psicologica e terapia compressiva. Fra i trattamenti chirurgici la liposuzione risulta essere efficace in quanto riduce l&#8217;edema, il dolore e le ecchimosi spontanee, la sensibilità alla pressione oltre a determinare un miglioramento estetico e, di conseguenza, un importante miglioramento della qualità della vita.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Le attuali conoscenze sul lipedema sono scarse ma l&#8217;interesse scientifico è in aumento. Sono necessari ulteriori studi per conoscerne le cause, la reale prevalenza e consentire una diagnosi precoce. La diagnosi e il trattamento devono essere effettuati precocemente per prevenire le complicazioni associate ad un aumento della morbilità funzionale ed estetica.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Per approfondire le conoscenza sulla patologia e arrivare quanto prima a una terapia personalizzata, il gruppo di ricerca della Sezione di Nutrizione clinica e Nutrigenomica, del’Università degli studi di Roma Tor Vergata, diretto dl Prof. Antonino De Lorenzo, ha iniziato uno studio clinico  osservazionale coordinato dalla Prof.ssa Laura Di Renzo, sulle pazienti con diagnosi di lipedema. I primi risultati della ricerca saranno presentati al I Congresso Internazionale organizzato dall’Associazione Lipedema Italia il prossimo Giugno a Roma, presso l&#8217;Università degli studi di Roma Tor Vergata.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><span style="font-size: 14pt;"><em>Bibliografia:</em></span></strong></p>
<p><strong><span style="font-size: 14pt;"><em>Horm Mol Biol Clin Investig. 2018 Mar 9;33(1). Torre YS, Wadeea R, Rosas V, Herbst KL. Lipedema: friend and foe. pii:/j/hmbci.2018.33.issue-1/hmbci-2017-0076/hmbci-2017-0076.xml. doi:10.1515/hmbci-2017-0076</em></span></strong></p>
<p><strong><span style="font-size: 14pt;"><em>Dermatol Ther (Heidelb). 2018 Jun;8(2):303-311. Romeijn JRM, de Rooij MJM, Janssen L, Martens H. Exploration of Patient Characteristics and Quality of Life in Patients with Lipoedema Using a Survey. doi: 10.1007/s13555-018-0241-6. Epub 2018 May 10.</em></span></strong></p>
<p><strong><span style="font-size: 14pt;"><em>Clin Obes. 2012 Jun;2(3-4):86-95. Forner-Cordero I, Szolnoky G, Forner-Cordero A, Kemény L.  Lipedema: an overview of its clinical manifestations, diagnosis and treatment of the disproportional fatty deposition syndrome &#8211; systematic review. doi: 10.1111/j.1758-8111.2012.00045.x. Epub 2012 Aug 3. </em></span></strong></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/al-via-la-ricerca-italiana-sul-lipedema/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La genetica della magrezza</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/la-genetica-della-magrezza/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/la-genetica-della-magrezza/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Feb 2019 08:30:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3631</guid>

					<description><![CDATA[La genetica della magrezza Uno studio dell’Università di Cambridge tenta di caratterizzare la magrezza dal punto di vista genetico. Di Giulia Bigioni &#160; Sembrerebbe, ad una prima lettura, quasi di leggere una condanna per chi quotidianamente lotta con la bilancia, tuttavia ad uno sguardo più attento emerge la reale portata di questo risultato. Pubblicata su [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>La genetica della magrezza</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Uno studio dell’Università di Cambridge tenta di caratterizzare la magrezza dal punto di vista genetico.</span></p>
<p><strong>Di Giulia Bigioni</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Sembrerebbe, ad una prima lettura, quasi di leggere una condanna per chi quotidianamente lotta con la bilancia, tuttavia ad uno sguardo più attento emerge la reale portata di questo risultato.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Pubblicata su PlosOne, una nota rivista del settore, un gruppo di scienziati di Cambridge in collaborazione con colleghi dell’Università del Colorado, hanno messo in evidenza come le variazioni di peso tra diversi individui possano essere attribuite ad un diverso assetto genetico. Poco conta la nostra reale voglia di dimagrire, se abbiamo una genetica poco favorevole. In particolare, se alcuni dei nostri geni o zone del genoma non collaborano e anzi remano contro le nostre intenzioni, ne consegue, tradotto in parole povere, una nostra maggiore suscettibilità a prendere peso.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Lo studio ha messo a confronto una popolazione di 1456 soggetti affetti da obesità severa verso una corrispondente di 1471 magri, confrontandola con una popolazione normale, e sono emerse delle significative differenze in quelle che in biologia chiamano loci genetici. Il termine locus genico (plurale loci) indica la posizione di un determinato gene o sequenza di DNA, particolarmente significativa, all&#8217;interno di un cromosoma. Gli autori sono arrivati a coniare il termine di architettura genica della magrezza, come ad indicare una struttura e una distribuzione caratteristica di particolari zone del DNA presenti nel genoma della popolazione di magri. Struttura questa determinata geneticamente e quindi soggetta alle leggi dell’ereditabilità, come anche indicato dalla storia di magrezza presente nelle famiglie di quest’ultimi.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Come riportato, appare evidente che, chi ha la fortuna di nascere con una certa struttura non deve compiere nessuno sforzo per mantenersi in forma al contrario di chi porta con se una genetica sfavorevole. Tuttavia poi le cose non sono così semplici, al contrario come suggeriscono gli autori dello studio, conoscere la base genetica della magrezza aiuta a comprendere i meccanismi che sottendono al controllo del peso corporeo e fornisce uno strumento indispensabile per l’identificazione degli strumenti necessari alla lotta contro l’obesità. </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><a href="https://doi.org/10.1371/journal.pgen.1007603">https://doi.org/10.1371/journal.pgen.1007603</a></span></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/la-genetica-della-magrezza/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La dieta universale</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/la-dieta-universale/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/la-dieta-universale/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Feb 2019 10:57:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3861</guid>

					<description><![CDATA[La dieta universale La prestigiosa rivista scientifica Lancet identifica il regime alimentare che salverà il mondo. &#160; La Fondazione Eat, della coppia di miliardari norvegesi Petter e Gunhild Stordalen, ha commissionato un importante studio alla Commissione Eat-Lancet, costituita da autori considerati tra i massimi esperti di nutrizione e sostenibilità (dal professore di Harvard Walter Willett [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>La dieta universale</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">La prestigiosa rivista scientifica Lancet identifica il regime alimentare che salverà il mondo.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La Fondazione <em>Eat</em>, della coppia di miliardari norvegesi Petter e Gunhild Stordalen, ha commissionato un importante studio alla Commissione Eat-Lancet, costituita da autori considerati tra i massimi esperti di nutrizione e sostenibilità (dal professore di Harvard Walter Willett all&#8217;inventore del &#8220;chilometro zero&#8221; Tim Lang), provenienti da Università di tutto il mondo e da organizzazioni come FAO e OMS, allo scopo di  proporre una &#8220;dieta sana universale di riferimento&#8221;, basata su criteri scientifici, per nutrire in modo sostenibile una popolazione mondiale che, nel 2050 arriverà a 10 miliardi di persone, ed evitare fino a 11,6 milioni di morti l&#8217;anno dovuti a malattie legate ad abitudini alimentari non sane.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Oltre a cambiare i consumi, riducendo gli sprechi del 50%, gli autori del rapporto hanno fissato obiettivi-limite nell&#8217;utilizzo di terra, acqua e nutrienti per la produzione agricola sostenibile. Indicando una grande varietà di aree di intervento per raggiungere questi risultati, coinvolgendo governi, industrie e società, come per esempio l&#8217;educazione e l&#8217;informazione, l&#8217;etichettatura, tasse sul cibo, il sostegno economico alla produzione di alimenti sani.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Alcune associazioni, tra cui <em>Greenpeace</em>, hanno, ovviamente, accolto l’articolo positivamente, commentando come la rivista Lancet abbia confermato le richieste, già avanzate dalla stessa <em>Greenpeace</em>, di riduzione di almeno il 50% del consumo di carne e prodotti lattiero-caseari (70-90% in alcuni Paesi dell&#8217;Europa occidentale e del Nord America) a favore di alternative vegetali. Pur riconoscendo che non è un obiettivo facile da realizzare, <em>Greenpeace</em> sostiene che è un passo necessario dopo decenni di consumi eccessivi, in linea con l&#8217;accordo globale sul clima che è necessario rispettare per evitare gli impatti più devastanti dei cambiamenti climatici. Secondo <em>Greenpeace</em>, dopo questa ulteriore conferma diventa sempre più urgente la richiesta, diretta ai governi mondiali, di una riforma radicale della politica agricola che acceleri il sostegno verso una produzione sostenibile di frutta e verdura e riduca drasticamente quello a favore della produzione intensiva di carne e prodotti lattiero-caseari.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Altre associazioni non sono d&#8217;accordo, ad esempio l&#8217;associazione europea dei trasformatori di carne (<em>Centre de Liaision des Industries Transformatrices de Viande</em> = Centro di collegamento per industrie di lavorazione della carne,  Clitravi) sostiene che lo studio della Commissione Eat-Lancet ripropone vecchi argomenti anti-zootecnia e distorce dati a fini ideologici, tralasciando, per esempio, l&#8217;impatto ambientale di altri settori, quali i trasporti. Clitravi spiega, come esempio, che un volo di andata e ritorno da Roma a Bruxelles genera emissioni molto più elevate rispetto al consumo annuale di carne e salumi di una persona. L’Associazione sostiene che una dieta equilibrata e un regolare esercizio fisico possono fare la differenza e auspica che la Commissione Eat Lancet voglia tener conto di questo e di tutte le innovazioni su cui il settore sta investendo per ridurre l&#8217;impatto ambientale.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L’eminente commissione, non aggiungendo nulla di nuovo a quanto finora si conosce sull’argomento, ha concluso che consumare fibre alimentari (di cui sono ricchi, legumi, verdura  e frutta) e cereali integrali si associa ad avere minor rischio di sviluppare malattie quali diabete, cancro, infarto e ictus (le cosiddette malattie non trasmissibili). I ricercatori si sono concentrati sui decessi prematuri e l&#8217;incidenza di infarto, ictus e malattie cardiovascolari, l&#8217;incidenza del diabete di tipo 2 e di diversi tumori associati con l’obesità: per esempio colon-retto, seno, esofago e prostata. È emerso che ad ogni 8 grammi in più di fibre consumate al giorno si verifica una riduzione di incidenza e mortalità delle malattie non trasmissibili tra il 5 e il 27%. È emerso anche che bisogna consumare almeno 25-29 grammi di fibra al giorno e più per amplificarne gli effetti protettivi. Inoltre, si evince che ogni 15 grammi giornalieri in più di cereali integrali i decessi e l&#8217;incidenza di tali patologie diminuiscono del 2-19%. Introiti ancora maggiori di cereali integrali si associano a una riduzione complessiva del 13-33% che significa 26 decessi in meno ogni 1.000 persone per tutte le cause di morte. Gli autori hanno sottolineato che il beneficio viene dalle fibre naturalmente presenti nel cibo e non dagli integratori di fibra in vendita in farmacia.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La dieta universale, messa a punto dal <em>team</em> Eat-Lancet, prevede l&#8217;assunzione di 2.500 chilocalorie al giorno che, in una gamma flessibile, si traducono in approssimativamente 230 grammi di cereali integrali, 500 di frutta e verdura, 250 di latticini, 14 di carni (bovine, suine, ovi-caprine, cunicole), 29 di carni avicole, 13 di uova, 28 di pesce, 75 di legumi, 50 di frutta secca, 31 di zuccheri (aggiunti e non). Condimento consigliato: gli oli vegetali, extravergine di oliva o colza. Uno degli esempi espliciti della commissione è la Dieta Mediterranea nella versione &#8220;frugale&#8221;, praticata nelle zone costiere del bacino del Mediterraneo fino alla metà del secolo scorso.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Un’ulteriore autorevole conferma, se mai ce ne fosse bisogno, che la Dieta Mediterranea è tra i migliori – se non il migliore – regimi alimentari al mondo.</span></p>
<p><strong><span style="font-size: 14pt;">Bibliografia</span></strong></p>
<p><strong><span style="font-size: 14pt;">Willett W, Rockström J, Loken B, Springmann M, Lang T, Vermeulen S, Garnett T, Tilman D, DeClerck F, Wood A, Jonell M, Clark M, Gordon LJ, Fanzo J, Hawkes C, Zurayk R, Rivera JA, De Vries W, Majele Sibanda L, Afshin A, Chaudhary A, Herrero M, Agustina R, Branca F, Lartey A, Fan S, Crona B, Fox E, Bignet V, Troell M, Lindahl T, Singh S, Cornell SE, Srinath Reddy K, Narain S, Nishtar S, Murray CJL. Food in the Anthropocene: the EAT-Lancet Commission on healthy diets from sustainable food systems. <em>Lancet.</em> 2019 Jan 16. pii: S0140-6736(18)31788-4. doi: 10.1016/S0140-6736(18)31788-4.</span></strong></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Sitografia</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><a href="http://www.lettera43.it">www.lettera43.it</a></span></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/la-dieta-universale/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il verde che non c’è</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/il-verde-che-non-ce/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/il-verde-che-non-ce/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Jan 2019 11:55:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3769</guid>

					<description><![CDATA[Il verde che non c’è Malattie del sistema respiratorio e fastidi oculari sono più frequenti negli ambienti altamente urbanizzati. Di Giulia Bigioni &#160; Sembrerebbe un’osservazione banale ma è stato dimostrato in modo scientifico che il vivere in ambienti fortemente cementificati favorisce i disturbi al sistema respiratorio e i fastidi oculari soprattutto nella popolazione infantile. Risultati [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Il verde che non c’è </strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Malattie del sistema respiratorio e fastidi oculari sono più frequenti negli ambienti altamente urbanizzati.</span></p>
<p><strong>Di Giulia Bigioni</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Sembrerebbe un’osservazione banale ma è stato dimostrato in modo scientifico che il vivere in ambienti fortemente cementificati favorisce i disturbi al sistema respiratorio e i fastidi oculari soprattutto nella popolazione infantile.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Risultati alla mano un recente lavoro appena uscito sulla rivista internazionale <em>Environmental Health</em> mostra come l’ambiente urbanizzato sia in grado di condizionare la salute umana indipendentemente dalla presenza di fonti dirette di inquinamento.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il lavoro pubblicato da un gruppo di ricercatori italiani del CNR sostiene infatti che anche in assenza di fabbriche o presidi industriali la presenza del cemento è una condizione di per se favorente alcuni disturbi rispetto alla vicinanza con un bosco o area verde. <a href="https://doi.org/10.1186/s12940-018-0430-x">https://doi.org/10.1186/s12940-018-0430-x</a></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Lo studio ha preso in esame una popolazione di 244 bambini in età scolare tra gli 8 e i 10 anni, in una zona suburbana della città di Palermo di circa 11 Km<sup>2</sup> intensamente edificata, e mediante un questionario distribuito nelle scuole è stato analizzato il livello di disturbo riportato dai bambini e messo in relazione alle loro zone di residenza. Oltre alla distinzione tra aree verdi e aree cementificate sono state utilizzate le misure dei livelli di biossido di azoto (NO<sub>2</sub>), quale indice della vicinanza a strade oggetto di traffico intenso.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">I bambini che vivono nelle aree a maggiore cementificazione, hanno segnalato una maggiore frequenza di sintomi oculari e altra sintomatologia come cefalea e stanchezza, in confronto con i loro coetanei che vivono in aree urbane meno cementificate o dove sono presenti anche aree verdi. La situazione poi è ulteriormente peggiorata dalla vicinanza con le strade caratterizzate da più elevate esposizioni di NO<sub>2</sub> che determina un aumento dei disturbi oculari come lacrimazione, bruciore e anche dei disturbi nasali.  </span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">In generale, sebbene siano assenti le classiche fonti di inquinamento, come i presidi industriali, la semplice presenza di un ambiente più cementificato è già di per se sufficiente a determinare un aumento dei sintomi descritti. La ricerca riporta in conclusione quanto sia urgente una pianificazione urbanistica a misura dell’infanzia, soprattutto orientata alle politiche di prevenzione sull’inquinamento ambientale che non sono più procrastinabili nel tempo.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/il-verde-che-non-ce/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Dolce, ma non troppo.</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/dolce-ma-non-troppo/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/dolce-ma-non-troppo/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Jan 2019 12:10:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3779</guid>

					<description><![CDATA[Dolce, ma non troppo. Zucchero e dolcificanti artificiali sono responsabili di un vero e proprio avvelenamento del nostro organismo. di GIULIA BIGIONI Se vogliamo veramente sperare in una serena terza età dobbiamo cambiare le nostre “dolci” abitudini, e rinunciare o almeno limitare il più possibile il consumo di zucchero raffinato. &#160; Sembrano i dati di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Dolce, ma non troppo.</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Zucchero e dolcificanti artificiali sono responsabili di un vero e proprio avvelenamento del nostro organismo.</span></p>
<p><strong>di GIULIA BIGIONI</strong></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Se vogliamo veramente sperare in una serena terza età dobbiamo cambiare le nostre “dolci” abitudini, e rinunciare o almeno limitare il più possibile il consumo di zucchero raffinato.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Sembrano i dati di un bollettino di guerra ma sia lo zucchero naturale sia i dolcificanti artificiali sono parte delle cause dei danni a carico di quanto ci distingue dal regno animale. Il cervello, l’intelletto e le capacità cognitive sono infatti messe a rischio proprio da quelle sostanze che rendono più dolce la nostra quotidianità.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La scienza ci riporta quasi quotidianamente dati e risultati degli studi condotti su questi alimenti che sembrano responsabili o almeno contribuiscono, in modo negativo, allo sviluppo di numerose patologie, tipiche del nostro tempo e in particolare a carico del sistema nervoso centrale.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Recenti studi sperimentali ci dicono che il rischio di contrarre malattie neurodegenerative come Alzheimer e demenza senile è aumentato nei soggetti che nella loro vita hanno abusato dei dolcificanti naturali e artificiali. Questi dati, pubblicati da un gruppo di scienziati di Boston, sono stati ricavati da studi condotti sulla storica popolazione del Framingham Heart Study, nel Massachusetts, a partire dal 1948 e arrivata oggi alla terza generazione.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il metodo usato dagli scienziati è stato quello di seguire negli anni circa 5000 soggetti appartenenti a questa comunità con l’intento di identificare i fattori di rischio per le malattie cronico degenerative, quali l’ictus, l’infarto e la demenza. Sulla base delle loro abitudini alimentari sono stati invitati a compilare un questionario riportando le quantità e il tipo di alimento consumato quotidianamente quali bibite zuccherate, succhi di frutta e quant’altro riconducibile a questa tipologia e fornendo quindi una sorta di punteggio in funzione della quantità consumate.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">I soggetti sono stati poi sottoposti a visite periodiche, test di tipo strumentale e neuropsicologico al fine di valutare non solo le alterazioni strutturali a carico del sistema nervoso centrale ma anche le possibili modificazioni delle capacità mnemoniche e cognitive.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Ebbene lo studio arriva alla conclusione che il forte consumo di bevande zuccherate è associato a una diminuzione del volume totale del cervello, in particolare nella zona dell’ippocampo, un segno importante di una probabile evoluzione in senso negativo verso la malattia di Alzheimer. Inoltre, è stato evidenziato un significativo impoverimento delle capacità mnemoniche.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il messaggio quindi è chiaro e più che sufficiente per invitarci a banchetti forse meno dolci ma più naturali e ricchi di relazioni sociali.</span></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/dolce-ma-non-troppo/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>“Benessere” è la parola d’ordine per il 2019</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/benessere-e-la-parola-dordine-per-il-2019/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/benessere-e-la-parola-dordine-per-il-2019/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Jan 2019 09:50:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3690</guid>

					<description><![CDATA[“Benessere” è la parola d’ordine per il 2019 In attesa della ripresa economica, il nuovo anno trova nel buon cibo la propria centralità, con una maggiore spesa in alimenti bio e salutistici di SILVIA BASSI Come da tradizione a ogni inizio anno predomina l’intenzione di cambiamento della propria vita, ripromettendosi di non commettere gli stessi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="font-size: 18pt;">“Benessere” è la parola d’ordine per il 2019</span></strong><br />
<span style="font-size: 18pt;">In attesa della ripresa economica, il nuovo anno trova nel buon cibo la propria centralità, con una maggiore spesa in alimenti bio e salutistici</span><br />
<strong>di SILVIA BASSI</strong></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Come da tradizione a ogni inizio anno predomina l’intenzione di cambiamento della propria vita, ripromettendosi di non commettere gli stessi errori dell’anno appena passato. La speranza però deve essere accompagnata da fatti concreti, come dimostra un sondaggio di fine anno,condotto dalla Nomisma www.nomisma.it/ per conto della Coop. Il sondaggio sostiene che per il 2019 la parola d’ordine dei consumatori italiani sarà “benessere”, con un cambiamento di vita più attento a cibi biologici e salutistici. </span><br />
<span style="font-size: 14pt;">La tavola ritorna ad affermare la propria centralità, tanto che gli italiani sono decisi a spendere di più con le voci dell’alimentazione e meno nei capi di moda. L’indagine della Nomisma, infatti, rileva che il 25% dei consumatori è convinto che investirà di più nell’acquisto di prodotti a base di farina integrale, il 21% nei tradizionali e il 19% nei bio salutistici. In rallentamento invece i veg (il 45% degli italiani dichiara che o non lo consumerà affatto o ne ridurrà il consumo, solo l’11% in aumento), ma anche i senza glutine e lattosio (il 47% non li consumerà o li ridurrà, solo il 10% in aumento) e i senza sale (il 29% non lo consuma o lo diminuisce, solo il 13% in aumento). </span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Un po’ a sorpresa si assiste al recupero, almeno nelle intenzioni, dei ristoranti di cucina tipica e della tradizione (in aumento per il 19% degli italiani e in diminuzione per il 10%) che surclassano i fast food (in aumento solo per il 10% degli italiani ma in diminuzione per il 21%), i ristoranti etnici (crescono per il 9% e diminuiscono per il 15%) e rallenta anche la crescita del food delivery.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">La predominante tendenza al benessere per il 2019 è attestato non solo dal sondaggio della Nomisma ma anche dall’Osservatorio Immagino Nielsen, secondo cui, oltre a confermare una crescita del biologico, vede l’italianità sul podio degli acquisti per presenza e numero nelle etichette negli scaffali dei negozi e dei supermercati. Complessivamente, sono oltre 6,4 miliardi di euro le vendite generate dai prodotti che riportano in etichetta le diciture &#8220;100% italiano&#8221;, made in Italy&#8221; e &#8220;solo ingredienti italiani&#8221;, pittogrammi come la bandiera nazionale e indicazioni geografiche riconosciute in ambito Ue come Dop, Igp, Doc e Docg. </span><br />
<span style="font-size: 14pt;">L&#8217;Osservatorio Immagino, analizzando quasi 95mila prodotti digitalizzati, rileva trend positivi soprattutto nelle vendite di alimenti legati al lifestyle con +8,9% (tra biologici, veg, halal e koshe) e degli arricchiti i &#8216;rich-in&#8217; +5,2% (in particolare integrali o con fibre).</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">I buoni proposti ad ogni inizio d’anno di cambiamento e di un maggiore benessere psico-fisico toccherà ad ognuno di noi per far sì che non siano solo delle pie intenzioni ma che si traducano in pratica quotidiana con uno stile di vita sano secondo i più classici dettami della dieta mediterranea e senza dimenticare il popolare proverbio della “mens sana in corpore sano”.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">TAG: Osservatorio Immagino Nielsen &#8211; Dieta Mediterranea &#8211; Alimenti biologici &#8211; Lifestyle</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/benessere-e-la-parola-dordine-per-il-2019/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L’Asina d’oro</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/lasina-doro/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/lasina-doro/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Dec 2018 11:04:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3505</guid>

					<description><![CDATA[L’Asina d’oro Gli integratori del latte materno a base di latte d’asina sembrerebbero i migliori nell’alimentazione dei nati prematuri Di Giulia Bigioni &#160; Può ancora capitare, viaggiando nell’entroterra di diverse regioni italiane, di incontrare uno o più asini pascolare nei prati o insieme magari ad un contadino impegnati come mezzo di trasporto. Questo animale ha [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>L’Asina d’oro</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Gli integratori del latte materno a base di latte d’asina sembrerebbero i migliori nell’alimentazione dei nati prematuri</span></p>
<p><strong><span style="font-size: 12pt;">Di Giulia Bigioni</span></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Può ancora capitare, viaggiando nell’entroterra di diverse regioni italiane, di incontrare uno o più asini pascolare nei prati o insieme magari ad un contadino impegnati come mezzo di trasporto. Questo animale ha condiviso con l’uomo la sua esistenza per secoli, come mezzo di trasporto o strumento di lavoro e con la diffusione della meccanizzazione agricola il suo ruolo è andato scomparendo fino ad essere minacciato di estinzione. Negli ultimi anni questo simpatico animale è stato riscoperto e introdotto in diverse iniziative, come ad esempio nelle fattorie didattiche e non ultima la possibile utilizzazione del latte d’asina come importante fonte di alimentazione soprattutto per l’infanzia.     </span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il latte umano è uno tra gli alimenti più studiati e rappresenta la nostra prima fonte di alimentazione alla nascita, inoltre trova un’importante utilizzo anche nell’alimentazione dei prematuri. Tuttavia, non è di per se sufficiente al completamento del loro fabbisogno nutrizionale per cui necessita di integrazioni. Inoltre non sono rari i fenomeni intolleranza dovuti alla naturale immaturità dell’intestino dei prematuri.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Da queste premesse un gruppo di ricercatori del  CNR di Torino (Cnr-Ispa) insieme all’equipe di Terapia intensiva neonatale dell’ospedale Sant&#8217;Anna di Torino, ha condotto uno studio sul possibile impiego del latte d’asina come integrazione al latte materno nell’alimentazione dei prematuri. Da tempo si conoscono le caratteristiche del latte d’asina e lo si considera quello più vicino, in composizione, a quello umano. I ricercatori hanno quindi utilizzato un integratore ricavato dal latte d’asina, e lo hanno messo a confronto con gli altri standard a base vaccina.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Lo studio clinico, durato 24 mesi e condotto su 156 nati pre-termine, ha mostrato che gli episodi di intolleranza sono stati significativamente inferiori nel gruppo alimentato con il prodotto a base di latte d’asina. In particolare sono stati ridotti gli episodi di vomito e ristagno biliare nello stomaco, considerato un sintomo legato ad un malfunzionamento dell’intestino.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">I risultati ottenuti sono particolarmente importanti alla luce del più rapido ritorno dei nati prematuri in famiglia e sembrerebbe, a detta degli autori, una condizione in grado di influenzare favorevolmente anche il periodo adolescenziale fino all’età adulta.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>J Pediatr Gastroenterol Nutr. 2018 Oct 12. DOI: 10.1097/MPG.0000000000002168.</strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/lasina-doro/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L’extravergine d’oliva protegge l’intestino dai tumori</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/lextravergine-doliva-protegge-lintestino-dai-tumori/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/lextravergine-doliva-protegge-lintestino-dai-tumori/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Nov 2018 12:35:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3544</guid>

					<description><![CDATA[L’extravergine d’oliva protegge l’intestino dai tumori Secondo una ricerca dell’Università di Bari,l’olio italiano aiuta a prevenire le malattie dell’apparato digerente, grazie a un acido che regola la proliferazione di cellule malefiche di SILVIA BASSI &#160; Mentre è ancora in corso la campagna olearia 2018/2019, che prevede un calo della produzione di olio d’oliva italiano di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>L’extravergine d’oliva protegge l’intestino dai tumori</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Secondo una ricerca dell’Università di Bari,l’olio italiano aiuta a prevenire le malattie dell’apparato digerente, grazie a un acido che regola la proliferazione di cellule malefiche</span></p>
<p><strong><span style="font-size: 12pt;">di SILVIA BASSI</span></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Mentre è ancora in corso la campagna olearia 2018/2019, che prevede un calo della produzione di olio d’oliva italiano di almeno il 38%, arrivano notizie scientifiche di grande rilevanza sull’efficacia dell’extravergine nel combattere l’insorgere di tumori intestinali. La scoperta di questo importante studio è stata fatta da un gruppo di ricerca dell’Università di Bari https://www.uniba.it , guidato dal professor Antonio Moschetta; i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista di settore <em>Gastroenterology</em>.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L’olio extravergine di oliva è ricco di acido oleico, una sostanza in grado di regolare la proliferazione di cellule maligne. L’equipe del professor Moschetta ha simulato in studi preclinicii geni alterati e stati di infiammazione dell’apparato digerente, dimostrando che la somministrazione di una dieta arricchita di acido oleico è in grado di garantire notevoli benefici per la salute.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Nello studio dei ricercatori dell’università barese, sostenuto dall&#8217;Associazione italiana per la ricerca sul cancro (Airc), infatti, è stato pure dimostrato che in assenza di acido oleico nella dieta, e in condizioni di diminuita produzione endogena ad opera di questo stesso enzima, si ha in un primo momento l’infiammazione e poi lo sviluppo di tumori spontanei nell’intestino. &#8220;<em>Se invece </em>– sostiene Moschetta &#8211; <em>nella dieta si aggiunge acido oleico, si ripristina la normale fisiologia intestinale con riduzione dell&#8217;infiammazione e protezione contro la formazione dei tumori. Sfruttando le proprietà benefiche dell&#8217;acido oleico, in futuro sarà possibile ridurre l&#8217;insorgenza del tumore, soprattutto nei pazienti con infiammazione intestinale o già precedentemente affetti da questa malattia, e rallentarne la crescita, migliorando, altresì, i trattamenti antitumorali già in uso e potenziandone l&#8217;effetto</em>&#8220;.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Questi effetti positivi sembrano essere dovuti anche alla presenza dell&#8217;enzima <em>Scd1</em> nell&#8217;epitelio intestinale, che funziona quale principale regolatore della produzione di acido oleico nel nostro corpo. Da sottolineare che l’acido oleico è una sostanza che si trova in grande quantità solo nell’olio extravergine d’oliva italiano e non nell’olio comunitario o extracomunitario.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La nuova scoperta tutta italiana sull’Evo e sui suoi benefici per la salute arriva in un anno in cui la produzione italiana di questo eccellente prodotto cardine della dieta mediterranea scende del 38% per cento, secondo stime fornite da <em>Ismea</em>, con una quota di 265 mila tonnellate contro 428.920 tonnellate dello scorso anno.Si tratta di una delle peggiori annate degli ultimi sei anni, a causa delle cattive condizioni meteo registrate in inverno/inizio primavera e del successivo clima caldo umido, che ha favorito gli attacchi di agenti patogeni. Al di là di una minore produzione, quel che conta è che l’olio extravergine italiano per qualità e salubrità alimentare è imbattibile, come dimostra anche la ricerca universitaria di Bari.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong> </strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>TAG: Ismea – Olio extravergine d’oliva – Italia Ovicola &#8211; Airc</strong></span></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/lextravergine-doliva-protegge-lintestino-dai-tumori/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La giusta misura</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/la-giusta-misura/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/la-giusta-misura/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Nov 2018 10:52:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3503</guid>

					<description><![CDATA[La giusta misura I valori del BMI non devono essere troppo alti o troppo bassi, pena una possibile influenza negativa sull’aspettativa di vita. Di Giulia Bigioni &#160; L’indice di massa coproporea (BMI o Body Mass Index), il parametro che tiene conto del rapporto tra massa corporea e statura, indicatore  dello stato di salute tra i [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="font-size: 18pt;">La giusta misura</span></strong></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">I valori del BMI non devono essere troppo alti o troppo bassi, pena una possibile influenza negativa sull’aspettativa di vita.</span></p>
<p><strong>Di Giulia Bigioni</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L’indice di massa coproporea (BMI o Body Mass Index), il parametro che tiene conto del rapporto tra massa corporea e statura, indicatore  dello stato di salute tra i più conosciuti e utilizzati, è da sempre considerato un punto di riferimento, croce e delizia, di tutti coloro che aspirano alla forma ideale. Ma la domanda che spesso ci si pone, considerando tutte le variabili morfologiche individuali è: quale è la giusta misura? Quale è il valore ideale di riferimento che dobbiamo considerare per garantirci uno stato di salute per gli anni che verranno?</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Forse non esiste una risposta univoca. Due individui possono condividere gli stessi valori di BMI e ad esempio essere classificati obesi, ma avere una diversa composizione corporea, in termini di massa grassa e muscolo, come il caso degli atleti che presentano importanti masse muscolari e valori di BMI elevati.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Un’analisi piuttosto dettagliata è quella proposta da alcuni autori che si sono spinti oltre il significato del  numero associato al BMI, che per una popolazione in salute è compreso nell’intervallo 18,5 – 24,9. Il gruppo di studio ha pubblicato su Lancet Diabetes Endocrinology i risultati di una valutazione, condotta su una popolazione di più di 3 milioni di inglesi, utilizzando i dati delle cartelle cliniche dei medici di base, tenendo conto anche di variabili indipendenti dal peso come, il fumo e altre patologie preesistenti.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><a href="http://dx.doi.org/10.1016/S2213-8587(18)30288-2">http://dx.doi.org/10.1016/S2213-8587(18)30288-2</a></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L’associazione tra alti valori di BMI, superiori a 30 e aspettativa di vita indica una diminuzione della vita media stimata nell’ordine di 3-4 anni in meno negli obesi rispetto alla popolazione normopeso, differenza che risulta maggiormente accentuata se l’obesità è già presente al di sotto dei 40 anni di età. L’associazione tra alti valori di BMI e mortalità era più forte nei giovani rispetto alla popolazione anziana, segno che la condizione di sovrappeso presente nell’infanzia è deleteria ai fini dell’incidenza di malattie nell’età adulta.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La maggior parte degli stati patologici, tra cui il cancro, le malattie cardiovascolari e le malattie respiratorie, hanno mostrato il più basso indice di rischio nel range di valori dei normopeso con un BMI di 21-25.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Significativa è poi la relazione tra bassi valori di BMI, inferiori a quelli considerati indicatori del normale stato di salute e l’aspettativa di vita. Il BMI inferiore a 21-25, indice di sottopeso, sembra correlato ad una diminuzione media di 4-5 anni dell’aspettativa di vita, sebbene, come suggerito dagli autori, la diminuzione di peso è in questi casi spesso un sintomo associato a numerosi altri stati morbosi, quali l’Alzheimer o le malattie psichiatriche.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">In definitiva, la relazione tra l’indice di massa corporea e durata della vita media è risultata di particolare importanza soprattutto per i valori di BMI maggiori o uguali a 30, caratteristici della popolazione obesa. Tuttavia, il dato che sicuramente desta maggiori preoccupazioni è l’associazione negativa tra l’età e alti valori di BMI, che spinge a sostenere quelle politiche sanitarie orientate alla salvaguardia delle giovani generazioni che sembrerebbero le più suscettibili al carico negativo sulla salute delle condizioni di sovrappeso e obesità.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/la-giusta-misura/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Pasta italiana ovunque e sempre</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/pasta-italiana-ovunque-e-sempre/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/pasta-italiana-ovunque-e-sempre/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Oct 2018 12:52:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3553</guid>

					<description><![CDATA[Pasta italiana ovunque e sempre Gli spaghetti sono il formato più conosciuto al mondo. Il successo planetario del “made in Italy” è dovuto alsalutare piacere gastronomico, che non ha eguali di SILVIA BASSI &#160; Si è celebrato lo scorso 25 ottobreil World Pasta daycon Dubai, negli Emirati Arabi, capitale mondiale della pasta. Proprio a Dubai [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="font-size: 18pt;">Pasta italiana ovunque e sempre</span></strong><br />
<span style="font-size: 18pt;">Gli spaghetti sono il formato più conosciuto al mondo. Il successo planetario del “made in Italy” è dovuto alsalutare piacere gastronomico, che non ha eguali</span></p>
<p><strong>di SILVIA BASSI</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Si è celebrato lo scorso 25 ottobreil World Pasta daycon Dubai, negli Emirati Arabi, capitale mondiale della pasta. Proprio a Dubai si svolgerà“Expo 2020”, centro nevralgico di turismo, commercio e ristorazione. La giornata mondiale della pasta è stata l’occasione per celebrare il piatto tradizionale degli italiani che ora fa gola a tutto il mondo. </span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Secondo le elaborazioni di “Aidepi”, l’associazione dei pastai di casa nostra, sono aumentate le nazioni destinatarie (oggi quasi 200) della pasta ed è più che raddoppiata la quota export, da 740mila del 2016 a oltre 2 milioni di tonnellate nel 2018; più della metà della produzione. Germania, Gran Bretagna, Francia, USA e Giappone si confermano le nazioni più ricettive verso la pasta italiana. Secondo Aidepi un forte incremento delle esportazioni è stato registrato quest’annoanche verso Russia, Olanda, Arabia Sauditae Australia. Da questi dati si evince che lapasta è il prodotto italiano più amato al mondo, ma anche un patrimonio gastronomico e culturale universalmente condiviso</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Per Coldiretti “l’’Italia è il principale produttore europeo e secondo mondiale di grano duro, destinato alla pasta, con 4,3 milioni di tonnellate, su una superficie coltivata pari a circa 1,3 milioni di ettari che si concentra nell’Italia meridionale, soprattutto in Puglia e Sicilia. Gli italiani sono i maggiori consumatori mondiali di pasta con una media di 23 chili all’anno pro-capite”.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">In occasione della giornata del “World pasta day” 2018.worldpastaday.org sono stati divulgati studi e ricerche scientifiche sui salutari benefici di un piatto di pasta, che non fa ingrassare e rende felici. Gli spaghetti sono,dunque, il formato di pasta più conosciuto al mondo, ottimi con il classico sugo di pomodoro o con una varietà di salse a base di verdure, di pesce o con ragù di carne.Da nord a sud, dai pizzoccheri alle trofie, dai pici alle orecchiette, dalle lasagne ai malloreddus, dalle tagliatelle ai ravioli, pare che esistano ben 350 formati diversi di pasta, a dimostrazione del culto quasi religioso che da vari secoli si celebra nelle case delle famiglie italiane per questo tipico piatto della dieta mediterranea e bandiera del “made in Italy”.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Nutrizionisti ed endocrinologici sostengono che è un errore eliminare pasta e carboidrati dalla dieta in quanto è facilmente digeribile e riesce a fornire energia da spendere immediatamente. Un piatto fumante di pasta è un toccasana contro lo stress e si può mangiare anche di sera. Infatti, la pasta favorisce la sintesi di serotonina e di melatonina, quindi ha un effetto rilassante e facilita il riposo. Inoltre, laserotonina procura una sensazione di benessere ed è sintetizzata proprio dal glucosio liberato dalla pasta. Infine, se è vero che la pasta è un carboidrato, è anche quello che ha il più basso indice glicemico, ovvero favorisce la protezione del cuore.</span></p>
<p><strong><span style="font-size: 14pt;">TAG: Aidepi – Serotonina – Carboidrati – Expo 2020</span></strong></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/pasta-italiana-ovunque-e-sempre/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Più sicurezza alimentare, grazie ai Nas</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/piu-sicurezza-alimentare-grazie-ai-nas/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/piu-sicurezza-alimentare-grazie-ai-nas/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Oct 2018 12:16:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3538</guid>

					<description><![CDATA[Più sicurezza alimentare, grazie ai Nas Sono all’ordine del giorno i controlli presso le attività commerciali per verificare condizioni igienico-sanitarie e corretta preparazione di cibi e bevande, visto che le frodi sono in costante aumento di SILVIA BASSI &#160; Le cronache dei giornali riferiscono spesso di sequestri di cibi e bevande sofisticate o antigieniche che [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="font-size: 18pt;">Più sicurezza alimentare, grazie ai Nas</span></h2>
<p><span style="font-size: 18pt;">Sono all’ordine del giorno i controlli presso le attività commerciali per verificare condizioni igienico-sanitarie e corretta preparazione di cibi e bevande, visto che le frodi sono in costante aumento</span></p>
<p><strong>di SILVIA BASSI</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Le cronache dei giornali riferiscono spesso di sequestri di cibi e bevande sofisticate o antigieniche che danneggiano la salute dei consumatori grazie all’attività ispettiva dei Nas (Nuclei antisofisticazioni e sanità) dei Carabinieri <a href="http://www.carabinieri.it">www.carabinieri.it</a>. Le frodi alimentari tendono sempre di più ad aumentare, come certificano le recenti operazioni dei Nas. A Salerno, per gravi condizioni igienico sanitarie, sono stati chiusi un impianto di macellazione e un bar gastronomia. Chiusa, sempre nel salernitano, una cucina annessa a un supermercato,perché abusiva. In provincia di Venezia è stata sequestrata una intera cantina vinicola abusiva con 1.794 ettolitri di vino nuovo. In un ristorante dell&#8217;avellinese sono stati sottoposti a sequestro amministrativo circa 50 kg di prodotti alimentari privi di tracciabilità.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Inoltre, recentemente, i Nas hanno riscontrato tracce di insetti in confezioni di pomodori secchi distribuiti nei supermercati e così pure una notevole quantità di salsicce stagionate con rischio salmonella. Il dolente elenco delle frodi alimentari non si riscontra solo sui giornali ma anche in televisione: sul canale “Nove” va in onda un programma pre-serale dedicato alle operazioni dei Nas contro le frodi,con documentazione di immagini sia sulle pessime condizioni igieniche di esercizi commerciali che della cattiva conservazione dei cibi, molti dei quali scaduti o mal refrigerati.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Dalle rigorose attività <em>dei</em> Nas si evince che i nemici dell’agroalimentare non sono solo all’estero ma si annidano dentro tutta la penisola. Se altrove si spacciano palesi contraffazioni di molti dei prodotti dell’eccellenza del “made in Italy”, come la “<em>Salsa pomarola</em>”, gli “<em>Spagheroni</em>”, il “<em>Parmesan</em>” e altri marchi che evocano l”<em>’italiansounding</em>” (che consiste nell’utilizzo di denominazione, marchie immagini che evocano fraudolentemente l’Italia) non meno gravi sono le piraterie alimentari di casa nostra, per ottenere più facili guadagni da parte di commercianti senza scrupoli,ai quali non interessa il rispetto morale per la salute dei consumatori.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L’agro-pirateria d’oltralpe e di casa nostra toglie spazio ai genuini prodotti di qualità, che, secondo stime della Coldiretti, farebbero perdere circa 300 mila posti di lavoro e un mancato incasso di quasi 60 miliardi di euro. Cifre che pesano non solo sulle casse delle aziende italiane ma anche sulla fiducia dei consumatori che, per il crescente timore di frodi, rischiano di allontanarsi dalle eccellenze enogastronomiche, che nel 2017 hanno raggiunto la quota record di 5.047, un primato in Europa.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Secondo una ricerca dell’Isnart (Istituto nazionale ricerche turistiche) di Unioncamere, la prima motivazione di visita in Italia per 1 turista su 4 è l’eccellenza dell’enogastronomia, con una spesa annua di circa 12 miliardi di euro. Proteggere, conservare e incrementarei prodotti gastronomici di pregio dovrebbe essere una missione e un dovere per tutti gli operatori del settore, non solo per i Nas.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>TAG: Isnart &#8211; Unioncamere – Coldiretti –P armesan – Frodi alimentari</strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/piu-sicurezza-alimentare-grazie-ai-nas/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La pasta: il cibo della memoria</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/la-pasta-il-cibo-della-memoria/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/la-pasta-il-cibo-della-memoria/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Oct 2018 09:56:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3425</guid>

					<description><![CDATA[La pasta: il cibo della memoria Il tradizionale piatto è il simbolo degli affetti delle famiglie, a cominciare dall’infanzia. A seguire si piazza il sugo di pomodoro e il ragù   di SILVIA BASSI &#160; Il primo cibo che 9 italiani su 10 ricordano da quando erano nell’età dell’infanzia è il piatto di pasta. Tra [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>La pasta: il cibo della memoria</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Il tradizionale piatto è il simbolo degli affetti delle famiglie, a cominciare dall’infanzia. A seguire si piazza il sugo di pomodoro e il ragù</span></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>di SILVIA BASSI</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il primo cibo che 9 italiani su 10 ricordano da quando erano nell’età dell’infanzia è il piatto di pasta. Tra i simboli dell’eccellenza del <em>made in Italy</em>nel mondo, la pasta, per la sua portata simbolica ricolma di emozioni, è indissolubilmente legata agli affetti più cari: la famiglia e la casa. Dopo la pasta il ricordo del cuore più piacevole è quello del pomodoro, di pari passo con la ricetta al ragù.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">           </span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il primato della pasta nel cuore degli italiani è il risultato di una ricerca effettuata dall’istituto di ricerca Doxa su “<em>Gli italiani e la pasta</em>”, per conto di “Aidepi”, l’Associazione delle industrie del dolce e della pasta <a href="http://www.aidepi.it">www.aidepi.it</a>.  Secondo la Doxa, la pasta lascia traccia indelebile nella nostra memoria gustativa già in tenerissima età. Per l’8% degli italiani il primo ricordo della pasta risale a prima degli 8 anni, il 46% lo colloca addirittura prima dei 4 anni, il periodo in cui, secondo le neuroscienze, comincia a svilupparsi la memoria permanente.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il 73% degli italiani ripensando alla sua prima pasta evoca il pranzo della domenica, quando tutta la famiglia si ritrova riunita attorno alla tavola. Una conferma di questo vissuto, viene data da 8 italiani su 10 che associano il primo ricordo di pasta ai genitori (62%) e ai nonni (18%), con un forte richiamo alla convivialità e all’amore familiare.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Dall’indagine della Doxa si evince pure che per il 25% la pasta è sinonimo di italianità e 1 italiano su 2 quando chiude gli occhi vede la pasta al pomodoro. Al secondo posto si piazza la pastina/minestra della sera (18%), al terzo la lasagna ripiena della domenica. La pasta con la ricetta della mamma, o della nonna, che continua a far sognare anche da grandi è quella al sugo di pomodoro, che vince di poco sul ragù. La passione per queste due salse divide nettamente il Paese: il ragù fa battere il cuore al Nord e al Centro Italia, mentre al Sud la “pummarola” non ha rivali.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La rilevazione della Doxa conferma, dunque, che gli italiani mangiano quasi tutti la pasta (99%) ogni giorno con una media di 26 kg di pasta l’anno a testa, che corrispondono a una produzione totale di 3 milioni e 300 mila tonnellate di prodotto. Gli elementi fondamentali nella scelta del consumatore sono il gusto, fattore primo nella scelta della pasta, la tenuta in cottura e la capacità di non rompersi quando viene girata oltre alle sue particolari proprietà nutrizionali.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>TAG: Pasta – Doxa – Grano duro</strong>–<strong>Neuroscienze</strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/la-pasta-il-cibo-della-memoria/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I benefici della Dieta Mediterranea nelle patologie epatiche</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/i-benefici-della-dieta-mediterranea-nelle-patologie-epatiche/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/i-benefici-della-dieta-mediterranea-nelle-patologie-epatiche/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Oct 2018 11:19:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3435</guid>

					<description><![CDATA[I benefici della Dieta Mediterranea nelle patologie epatiche  La Dieta Mediterranea è un integratore naturale multi-ingrediente essenziale per migliorare la steatosi epatica, i parametri biochimici e antropometrici &#160; di GIULIA BIGIONI &#160; La steatosi epatica non alcolica (NAFLD) è la malattia epatica più comune in tutto il mondo. La massa grassa addominale abbinata con un [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>I benefici della Dieta Mediterranea nelle patologie epatiche</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;"><strong> </strong></span><span style="font-size: 18pt;">La Dieta Mediterranea è un integratore naturale multi-ingrediente essenziale per migliorare la steatosi epatica, i parametri biochimici e antropometrici</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>di GIULIA BIGIONI</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La steatosi epatica non alcolica (NAFLD) è la malattia epatica più comune in tutto il mondo. La massa grassa addominale abbinata con un aumento della circonferenza della vita è fortemente correlata allo sviluppo e alla progressione della NAFLD. La prevalenza di NAFLD tra la popolazione obesa varia dal 30% al 60%.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La NAFLD è un problema emergente di sanità pubblica, essendo non solo una delle principali cause di morbilità e mortalità correlate al fegato in tutto il mondo, ma anche un fattore di rischio indipendente per le malattie metaboliche e cardiovascolari; contempla un ampio spettro di lesioni epatiche, che vanno dalla semplice steatosi alla steatoepatite non alcolica (NASH), alla fibrosi, alla cirrosi e alle relative complicanze. La NAFLD è considerata il confine epatico della sindrome metabolica, correlata a un regime alimentare ipercalorico, in presenza di un profilo genetico predisponente.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Negli ultimi decenni ci sono stati cambiamenti nelle abitudini alimentari che hanno portato a una &#8220;transizione nutrizionale&#8221;, da alimenti a base di cereali, frutta e verdura a cibi ricchi di grassi saturi (principalmente carne e latticini) e zuccheri semplici. Su scala globale, questo cambiamento alimentare sta creando importanti problemi di salute pubblica, poiché i modelli alimentari sono il principale fattore di rischio nell&#8217;insorgenza di malattie non trasmissibili (NCD), note anche come malattie croniche, tra cui la steatosi epatica non alcolica (NAFLD). Un modello alimentare occidentale, con un&#8217;assunzione elevata di grassi, di pasti ad alto contenuto proteico e di zuccheri, può contribuire allo sviluppo di NAFLD a causa di una disbiosi nel microbiota intestinale, con una proporzione maggiore di batteri da Gram-negativi a Gram-positivi, sovrapproduzione di lipopolisaccaride e una conseguente esposizione del fegato alle endotossine attraverso il flusso ematico portale, che porta a un&#8217;infiammazione epatica.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La resistenza all&#8217;insulina e lo stato infiammatorio correlato all&#8217;obesità, associati a fattori genetici, dietetici e di stile di vita, sono coinvolti nella sua patogenesi.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Non c&#8217;è comunque un unico consenso sul trattamento farmacologico e dietetico della NAFLD.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Tuttavia, le linee guida internazionali concordano nel definire una gestione nutrizionale dietetica per raggiungere la perdita di peso, come componente essenziale di qualsiasi strategia terapeutica.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Sulla base delle sue componenti, la letteratura riporta gli effetti benefici della Dieta Mediterranea nella prevenzione delle principali malattie croniche, tra cui obesità, diabete, malattie cardiovascolari e alcune forme di cancro. Negli ultimi anni, un crescente numero di prove ha sostenuto l&#8217;idea che la Dieta Mediterranea, associata all&#8217;attività fisica e alla terapia cognitivo-comportamentale, possa essere la dietoterapia di riferimento per la prevenzione e il trattamento dei pazienti con NAFLD.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><a href="https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30033779">https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30033779</a></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">“<em>Alla fine degli anni &#8217;50, divenne chiaro come la Dieta Mediterranea potesse contribuire a mantenere una buona salute, il benessere psicofisico e la longevità, e d&#8217;altra parte cominciò ad essere chiaro il legame patogeno tra le malattie croniche e le abitudini alimentari non mediterranee. Il &#8220;Seven Countries Study&#8221;, condotto da Ancel Keys e Paul White, è stato il primo studio importante a sottolineare lo stretto legame tra dieta e stile di vita come fattori che determinano il rischio di malattie cardiovascolari, tra paesi e culture diverse e per un periodo prolungato di tempo” </em>dichiara la Laura Di Renzo, professore di Nutrizione clinica presso l’Università degli studi di Roma Tor Vergata “<em>Alla conclusione del &#8220;Seven Countries Study&#8221;, La Dieta Mediterranea è stata considerata dalle organizzazioni internazionali della nutrizione e della salute, quale l’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO), come modello nutrizionale riconosciuto per la prevenzione delle malattie con un impatto sociale elevato. </em></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><em>E’ difficile definire con precisione l’esatta Dieta Mediterranea, se si considera che l&#8217;area mediterranea è una regione geografica virtuale che rappresenta molti paesi, culture e stili di vita. Tuttavia, al di là del valore socio-culturale, il Mediterranean Adequacy Index (MAI) aiuta a definire la giusta ricombinazione degli alimenti, al fine di garantire un beneficio alla salute, quando il suo valore giornaliero supera il punteggio di 5</em>.”</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il trattamento dietetico per raggiungere la perdita di peso deve avere non solo caratteristiche quantitative ma anche qualitative. Secondo le linee guida internazionali, il primo passo nel trattamento della NAFLD consiste nel limitare le calorie con riduzione degli acidi grassi saturi e trans e del fruttosio e aumentare l&#8217;apporto di proteine magre, fibre e acido grasso polinsaturo n-3.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L&#8217;aderenza alla Dieta Mediterranea, con un MAI maggiore di 5, dato dall’elevato consumo di frutta, verdura, cereali integrali, legumi, noci ma basso contenuto di grassi saturi, sodio e zuccheri aggiunti, può essere utile per prevenire il rischio di sviluppo di NAFLD.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Alla luce dei dati attualmente disponibili in letteratura, la Dieta Mediterranea risulta essere un approccio terapeutico appropriato e promettente per indurre la perdita di peso seguita da beneficio metabolico per i pazienti con NAFLD.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><span style="font-size: 14pt;">TAG: Epatopatia- Steatosi epatica non alcolica (NAFLD)- Dieta Mediterranea- MIcrobiot</span></strong></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/i-benefici-della-dieta-mediterranea-nelle-patologie-epatiche/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L’olfatto è un indicatore per la diagnosi precoce di Alzheimer</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/lolfatto-e-un-indicatore-per-la-diagnosi-precoce-di-alzheimer/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/lolfatto-e-un-indicatore-per-la-diagnosi-precoce-di-alzheimer/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Oct 2018 12:25:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3541</guid>

					<description><![CDATA[L’olfatto è un indicatore per la diagnosi precoce di Alzheimer Scoperto nel Nucleo Olfattivo Anteriore del cervello il meccanismo neurobiologico del legame tra odori e ricordi di GIULIA BIGIONI &#160; Esiste una stretta relazione tra gli odori e i nostri ricordi. L&#8217;olfatto è considerato il senso più evolutivamente antico, come evidenziato dalle connessioni anatomiche dirette tra [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="font-size: 18pt;">L’olfatto è un indicatore per la diagnosi precoce di Alzheimer</span></strong></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Scoperto nel Nucleo Olfattivo Anteriore del cervello il meccanismo neurobiologico del legame tra odori e ricordi</span></p>
<p><strong>di GIULIA BIGIONI</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Esiste una stretta relazione tra gli odori e i nostri ricordi. L&#8217;olfatto è considerato il senso più evolutivamente antico, come evidenziato dalle connessioni anatomiche dirette tra la corteccia olfattiva e il sistema limbico. Studi sulle lesioni cerebrali nell&#8217;uomo e negli animali hanno evidenziato un ruolo centrale dell&#8217;ippocampo nella mediazione della memoria episodica.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">In particolare, le proiezioni dall’ippocampo alla corteccia olfattiva offrono un modello sperimentale unico per comprendere il ricordo basato sul contesto degli stimoli sensoriali precedentemente rilevati.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Cosa è successo, quando e dove? La capacità di integrare prontamente elementi di un evento unico in una singola rappresentazione è una proprietà fondamentale della memoria episodica. Codificare, archiviare e recuperare episodi contestualmente unici è fondamentale per dare un senso al presente, formulare previsioni sul futuro immediato e selezionare risposte comportamentali rilevanti per la sopravvivenza.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Due ricercatori dell’Università di Toronto hanno scoperto il meccanismo neurobiologico che avviene nel Nucleo Olfattivo Anteriore (NOA) del cervello per cui le informazioni su quando e dove abbiamo odorato qualcosa si collegano a cosa abbiamo odorato.  </span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><a href="https://www.nature.com/articles/s41467-018-05131-6">https://www.nature.com/articles/s41467-018-05131-6</a></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">“<em>I nostri risultati non solo rivelano una funzione sconosciuta di lunga data per il NOA</em>”, afferma Afif J. Aqrabawi, “<em>ma offrono nuove intuizioni meccanicistiche riguardanti la rappresentazione degli odori nella memoria episodica</em>”.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L&#8217;ippocampo è essenziale per rappresentare il contesto spaziotemporale e stabilire la sua associazione con i dettagli sensoriali della vita quotidiana per formare ricordi episodici. La corteccia olfattiva in particolare condivide connessioni anatomiche esclusive con l&#8217;ippocampo come risultato della loro storia evolutiva comune.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il contesto spaziale e temporale di un evento viene per prima cosa codificato all&#8217;ippocampo come unica attività di luogo e di tempo. Le informazioni contestuali poi servono da potente segnale di recupero, determinando i dettagli multisensoriali dell&#8217;esperienza originale.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Nel nostro paradigma di rievocazione degli odori basato sul contesto e ambiente, è stato dimostrato che il solo contesto produce una rappresentazione interna dell&#8217;odore associato e guida il comportamento.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Una teoria emergente sostiene che l&#8217;ippocampo conduce questo processo di recupero ripristinando i modelli di attività corticale osservati durante l&#8217;apprendimento. Tuttavia, non è noto come la trasmissione ippocampale delle informazioni contestuali possa riprodurre gli aspetti sensoriali della memoria episodica.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">“<em>I nostri risultati rivelano una funzione precedentemente non segnalata per il NOA, una struttura che è rimasta a lungo inafferrabile nel suo ruolo nell&#8217;elaborazione delle informazioni olfattive</em>” afferma Jun Chul Kim, coautore della scoperta. “<em>Abbiamo trovato che la memoria dell&#8217;odore spaziale e la memoria dell&#8217;odore temporale sono alterate in modo indipendente in seguito all&#8217;inibizione di distinti percorsi topograficamente organizzati tra l’ippocampo e il NOA</em>”.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Dall’ ippocampo partono informazioni spazio-temporali durante la memoria dell&#8217;odore episodico al NOA e trasmettono informazioni spazio-temporali durante la memoria dell&#8217;odore. Attraverso gli odori che abbiamo percepito nella nostra vita rievochiamo il vissuto dalla nostra memoria.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Gli esperimenti pubblicati dai due ricercatori su NATURE COMMUNICATIONS documentano il coinvolgimento del NOA nella patofisiologia precoce della malattia di Alzheimer, un disturbo debilitante della memoria episodica. Il NOA è stato identificato come il primo sito di neurodegenerazione, compresa la perdita cellulare e la formazione di grovigli neurofibrillari, placche senili e altri marcatori istologici associati.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">A complemento di queste osservazioni c&#8217;è un vasto corpo di lavoro che riporta la disfunzione olfattiva, in particolare la perdita di memoria olfattiva e l&#8217;iposmia.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Una teoria questa che spiegherebbe, la ragione per cui la perdita dell’olfatto rientri tra i sintomi precoci dell’Alzheimer.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><span style="font-size: 14pt;">TAG: Memoria- Odore- Ricordo- Alzheimer</span></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/lolfatto-e-un-indicatore-per-la-diagnosi-precoce-di-alzheimer/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La forma della salute</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/la-forma-della-salute/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/la-forma-della-salute/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Sep 2018 11:40:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3520</guid>

					<description><![CDATA[La forma della salute Il fenotipo, detto a “mela” o a “pera” è una rappresentazione del diverso indice di rischio cardiovascolare. Di Giulia Bigioni &#160; Meglio la mela o la pera, non è più una questione circa le migliori caratteristiche nutrizionali di questi due amati frutti o semplicemente sul gusto o le preferenze di ognuno [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>La forma della salute</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Il fenotipo, detto a “mela” o a “pera” è una rappresentazione del diverso indice di rischio cardiovascolare.</span></p>
<p><strong>Di Giulia Bigioni</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Meglio la mela o la pera, non è più una questione circa le migliori caratteristiche nutrizionali di questi due amati frutti o semplicemente sul gusto o le preferenze di ognuno di noi ma dobbiamo prendere come punto di riferimento il parametro apparentemente più semplice ma in realtà ben più complesso che è la forma. Ad ognuna delle due siluette è infatti associato un diverso fenotipo e distribuzione della massa grassa. La mela la possiamo delineare come il fenotipo maschile e caratterizzato da un accumulo di grasso viscerale e la pera, quindi femminile, caratterizzato da un prevalente accumulo di grasso sui fianchi.  Queste due forme non identificano solo una diversa distribuzione del grasso corporeo ma sono anche associate ad un diverso e importante fattore di rischio cardiovascolare che associa al fenotipo a “mela” quello più sfavorevole. Secondo un lavoro recentemente pubblicato su Frontiers in Immunology,  da autori californiani, dati sperimentali condotti in laboratorio dimostrano che la forma a pera è quella associata al minore rischio di malattia. Già da tempo si conosceva questa diversa distribuzione del grasso e la correlazione negativa tra grasso viscerale e rischio cardiovascolare, ma con questo lavoro se ne evidenzia dal punto di vista sperimentale non solo l’aspetto legato all’obesità ma anche le componenti immunologiche e infiammatorie.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><a href="https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fimmu.2018.01992/full">https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fimmu.2018.01992/full</a></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Lo studio è stato condotto su topolini di laboratorio nutriti con una dieta ricca di grassi e sono state evidenziate profonde differenze tra i sessi alla risposta obesogena. Nei maschi è stato osservato un preferenziale aumento dei depositi  di grasso viscerale associato ad un ridotto livello di testosterone e della spermatogenesi, il tutto associato ad un incremento della frequenza di episodi di neuro infiammazione. Nelle femmine al contrario si è visto un prevalente accumulo di grasso sottocutaneo, ma il dato interessante è l’assenza dei fenomeni infiammatori e un significativo aumento dei livelli di Interleuchina 10 (IL-10), un importante fattore antinfiammatorio che sembrerebbe quindi responsabile dell’effetto protettivo osservato.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Ma questi risultati sperimentali pongono un importante quesito circa l’origine delle differenze. In altre parole perché nelle femmine si riscontra e da cosa è determinato l’effetto protettivo. La risposta più plausibile sembrerebbe essere nella natura stessa del fenotipo femminile abituato più di quello maschile a gestire quelle fisiologiche modifiche del corpo durante la gravidanza. Tutte quelle trasformazioni fisiologiche che sono necessarie a sostenere una gravidanza hanno fatto si che l’organismo femminile è meglio attrezzato di quello maschile ed è in grado di proteggersi meglio dagli stimoli neuro infiammatori.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Saranno sicuramente necessari ulteriori studi per confermare queste osservazioni, ma la strada sembrerebbe già tracciata e senza ombra di dubbio possiamo affermare che la forma a pera è quella da preferire come rappresentazione della salute cardiovascolare.</span></p>
<p><strong><span style="font-size: 14pt;">TAG: composizione corporea- obesità- infiammazione</span></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/la-forma-della-salute/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Con la vendemmia arrivano buone notizie per l’ecologia microbica</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/con-la-vendemmia-arrivano-buone-notizie-per-lecologia-microbica/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/con-la-vendemmia-arrivano-buone-notizie-per-lecologia-microbica/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Sep 2018 13:41:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3578</guid>

					<description><![CDATA[Con la vendemmia arrivano buone notizie per l’ecologia microbica Uva e polifenoli del vino rosso possono modulare le specie microbiche che colonizzano il nostro intestino &#160; di GIULIA BIGIONI &#160; Vi è un numero crescente di prove che dimostrano il ruolo del microbiota intestinale nella salute umana generale. Le specie batteriche appartenenti ai generi Lactobacillus [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="font-size: 18pt;">Con la vendemmia arrivano buone notizie per l’ecologia microbica</span></strong></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Uva e polifenoli del vino rosso possono modulare le specie microbiche che colonizzano il nostro intestino</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>di GIULIA BIGIONI</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Vi è un numero crescente di prove che dimostrano il ruolo del microbiota intestinale nella salute umana generale. Le specie batteriche appartenenti ai generi <em>Lactobacillus </em>e <em>Bifidobacterium </em>sono generalmente considerate benefiche e sono comunemente usate nelle preparazioni di probiotici, mentre gli aumenti in alcuni generi come <em>Clostridum</em>, <em>Eubacterium</em> e <em>Bacteroides </em>sono implicati in esiti negativi sulla salute.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Molti studi condotti su modelli animali o in vitro hanno ad oggi dimostrato che i polifenoli da fonti alimentari sono composti bioattivi in grado di aumentare il numero di batteri benefici e ridurre i batteri patogeni grazie alle proprietà antimicrobiche.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Una recente revisione sistematica della letteratura scientifica condotta da <strong>Victoria Nash e colleghi</strong>, seguendo le linee guida PRISMA, pubblicata su <em>Food Research International</em>, ci fornisce una panoramica dei recenti studi sull&#8217;effetto dei polifenoli assunti con il consumo di uva e vino rosso sul microbiota intestinale nell&#8217;uomo.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><a href="https://doi.org/10.1016/j.foodres.2018.07.019">https://doi.org/10.1016/j.foodres.2018.07.019</a></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Sette studi hanno soddisfatto i criteri di inclusione. Uno studio ha esaminato i cambiamenti nel microbiota intestinale dopo l&#8217;ingestione di vino rosso disidratato o vino rosso, e sei studi hanno fatto riferimento al ruolo del microbiota intestinale nella formazione di metaboliti fenolici e dei loro effetti.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong> </strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Tutti gli studi analizzati, condotti sull’uomo, hanno confermato che i polifenoli ingeriti da uva e vino rosso, modificano il microbiota intestinale sia in termini qualitativi che quantitativi, andando ad aumentare di conseguenza anche i metaboliti fenolici da esso prodotti, che si ritrovano nel sangue, nelle urine, nel liquido ileale e nelle feci. Il consumo di vino rosso incrementa la quota di <em>Enterococcus, Prevotella, Bacteroides, Bifobacterium, Bacteroides uniformis, Eggerthella lenta</em>, e del gruppo <em>Blautia coccoides-Eubacterium rectaleandando</em> e riduce in particolar modo quella di <em>Actinobacteria</em> e, in parte, di <em>Clostridium spp.</em> e <em>C. histolyticum.</em></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Anche il vino de-alcolato è in grado di modulare la crescita di <em>Fusobacteria</em>, <em>Firmicutes</em> e la produzione di metaboliti fenolici da parte del microbiota intestinale, suggerendo che la componente alcolica non influisce sul nostro intestino.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L&#8217;assunzione di polifenoli derivati dall&#8217;uva e dal vino rosso può modulare quindi il microbiota intestinale e contribuire a un&#8217;ecologia microbica benefica, che può migliorare i benefici per la salute umana. Inoltre, la quantità di polifenoli dell&#8217;uva e del vino rosso assorbiti e attivi può essere modulata dal microbiota intestinale, dimostrando quindi una possibile relazione biunivoca tra il microbiota intestinale e i composti polifenolici.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Tuttavia, sono necessarie ulteriori ricerche in ambito clinico per comprendere appieno la complessa relazione tra il microbiota intestinale e i polifenoli da prodotti alimentari prima che qualsiasi indicazione sulla salute possa essere fatta con sicurezza.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">TAG: Batteri gastrointestinali- Microbiota- UVA- Vino rosso- Polifenoli</span></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/con-la-vendemmia-arrivano-buone-notizie-per-lecologia-microbica/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Con l’olio extravergine cuore più protetto</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/con-lolio-extravergine-cuore-piu-protetto/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/con-lolio-extravergine-cuore-piu-protetto/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Sep 2018 12:56:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3556</guid>

					<description><![CDATA[Con l’olio extravergine cuore più protetto La proteina “ApoA-IV” contenuta nell’olio evita emorragie che possono portare anche all’infarto o all’ictus. Lo rileva una ricerca della rivista “Nature Communications” di SILVIA BASSI &#160; Da sempre l’olio extravergine di oliva è un alimento fondamentale e irrinunciabile della Dieta Mediterranea ed è costituito complessivamente da circa 300 sostanze [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Con l’olio extravergine cuore più protetto</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">La proteina “ApoA-IV” contenuta nell’olio evita emorragie che possono portare anche all’infarto o all’ictus. Lo rileva una ricerca della rivista “Nature Communications”</span></p>
<p><strong>di SILVIA BASSI</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Da sempre l’olio extravergine di oliva è un alimento fondamentale e irrinunciabile della Dieta Mediterranea ed è costituito complessivamente da circa 300 sostanze diverse che insieme formano il patrimonio di caratteristiche chimiche, organolettiche e nutrizionali che lo rendono in assoluto il miglior condimento nutrimento. Tra queste molteplici sostanze  molto importante nell’Evo è la presenza di polifenoli e di vitamine liposolubili come la vitamina A (betacarotenoidi) e i tocoferoli o vitamina E.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L’extravergine d’oliva si arricchisce ora di una nuova importante peculiarità salutistica che fa bene soprattutto al cuore. Infatti, secondo una ricerca pubblicata dalla rivista <em>Nature Communications</em> <a href="https://www.nature.com">https://www.nature.com</a>,  l’Evo aumenta una proteina salvavita nel sangue, chiamata <strong>ApoA-IV</strong>, le cui cellule servono a bloccare emorragie (trombosi) e quindi ad evitare ictus e infarto.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Esistono di due tipi di trombosi: arteriosa o venosa. Le seconde sono maggiormente frequenti e interessano prevalentemente gli arti inferiori. La trombosi risulta essere la terza malattia cardiovascolare più frequente.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La ricerca sulla proteina <strong>ApoA-IV</strong> è stata effettuata nell’ospedale canadese di <em>St. Michael</em> di Toronto dove degli esperti scientifici hanno scoperto l’esatto meccanismo con cui la molecola si lega a un ricettore sulle piastrine impedendo loro di aggregarsi. Il meccanismo, secondo quanto riporta <em>Nature Communications</em>, è importante poiché contrasta la formazione di placche di arteriosclerosi, un processo che, come tutti sanno, è legato alla funzione delle piastrine.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Grazie a questa ulteriore proprietà salutistica dell’extravergine d’oliva scoperta a Toronto, le nuove conoscenze acquisite con l’<strong>ApoA-IV</strong> potrebbero sfociare a nuove terapie preventive per la salute del cuore. Anche una corretta alimentazione può aiutare il nostro corpo a evitare eventuali rischi imparando a controllare più frequentemente i nostri livelli di colesterolo, cercando di eliminare dalla dieta alimenti ricchi di grassi saturi e limitando l’assunzione di carne rossa, formaggi grassi e fritture varie. Via libera, invece, a carne bianca, pesce e verdure arricchiti sempre dall’olio extravergine di oliva ed eliminando il sale.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Da ricordare che l’olio extravergine è ottenuto solo ed unicamente dalla frangitura delle olive ed ha una percentuale di acido oleico inferiore allo 0,8%. Mentre il semplice olio d’oliva contiene per due terzi olio raffinato e per un terzo l’extravergine di oliva. La Dieta Mediterranea contribuisce a migliorare la salute e la qualità della vita e al suo centro si trova l’extravergine considerato la principale fonte di grassi alimentari per la sua elevata qualità e bontà nutrizionale.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>TAG: Dieta Mediterranea – Polifenoli – Trombosi – Arteriosclerosi</strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/con-lolio-extravergine-cuore-piu-protetto/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il microbiota nasale influenza olfatto e apnee notturne</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/il-microbiota-nasale-influenza-olfatto-e-apnee-notturne/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/il-microbiota-nasale-influenza-olfatto-e-apnee-notturne/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Sep 2018 12:43:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3550</guid>

					<description><![CDATA[Il microbiota nasale influenza olfatto e apnee notturne Esiste una forte correlazione tra lo stato di salute del microbiota nasale e il tono immunologico dell’ospite. di GIULIA BIGIONI Uno studio pubblicato lo scorso febbraio su Scientific Reports ha dimostrato che la composizione del microbioma nasale modifica le nostra capacità olfattive, tanto che possiamo distinguerci in [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="font-size: 18pt;">Il microbiota nasale influenza olfatto e apnee notturne</span></strong></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Esiste una forte correlazione tra lo stato di salute del microbiota nasale e il tono immunologico dell’ospite.</span></p>
<p><strong>di GIULIA BIGIONI</strong></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Uno studio pubblicato lo scorso febbraio su Scientific Reports ha dimostrato che la composizione del microbioma nasale modifica le nostra capacità olfattive, tanto che possiamo distinguerci in norosmici, con buone capacità, iposmici con ridotta funzionalità olfattiva e anosmici, in assenza di olfatto.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">I soggetti iposmici hanno una più ampia diversità microbica rispetto ai normosmici.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">I Corynebacterium e Faecalibacterium sono frequentemente espressi in situazioni di ridotta percezione e discriminazione dello stimolo odoroso. Mentre i generi Comamonadaceae ed Enterobacteriaceae sono più frequenti in soggetti capaci di distinguere gli odori, ma che non li perecpiscono bene. I generi Porphyromonas e Lachonospiraceae sono invece abbondanti in soggetti con una ridotta percezione e capacità distintiva. </span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Esiste anche una stretta correlazione tra la sindrome della apnea ostruttiva del sonno (OSAS) e le differenze nella diversità e composizione del microbioma nasale. Il microbiota nasale di soggetti con OSAS grave è ricco di Streptococcus, Prevotella e Veillonella. Lo Streptococco, la Rothia, la Veillonella e il Fusobacterium sono correlati con l&#8217;indice di apnea-ipopnea. Questo è quanto recentemente pubblicato sulla rivista American Journal of Respiratory and Critical Care Medicine (AJRCCM) da Leopoldo N. Segal e colleghi della Facoltà di Medicina della New York University.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29969291</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L’OSAS, che colpisce mediamente il 34-50% negli uomini e il 17-23% nelle donne, è associata a ostruzione ricorrente, edema sub-epiteliale e infiammazione delle vie aeree. La prevalenza aumenta negli uomini, specialmente anziani, con un più alto Indice di Massa Corporea (BMI, Body Mass Index). </span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Tuttavia, più alto è il grado di severità delle apnee, misurato con l&#8217;indice di apnea-ipopnea, maggiore è la probabilità di avere una sovracrescita dei generi Streptococcus, Haemophilus, Rothia, Veillonella e Fusobacterium.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Cosa interessante è che nei soggetti con OSAS severo il microbiota nasale è ricco di generi normalmente presenti a livello della cavità orale, come lo Streptococcus, Veillonella, Granulicatella e Fusobacterium. Questo potrebbe spiegarsi con le ostruzioni ricorrenti durante il riposo notturno e il reflusso delle secrezioni oro-faringee che normalmente verrebbero deglutite.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L&#8217;infiammazione risultante, con rilascio dei marker dell’infiammazione, può influenzare o essere influenzata dal microbiota nasale. L’anossia che ne deriva può provocare varie complicanze a carico del cuore, come ad esempio aritmie e scompenso cardiaco. </span><br />
<span style="font-size: 14pt;">L’aver stabilito questa correlazione potrà dare modo di migliorare l’iter diagnostico-terapeutico dell’OSAS.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">E’ ipotizzabile che, associando all’utiizzo di apparati medicali CPAP, dall’inglese Continuous Positive Airways Pressure, una terapia specifica in grado di modulare il microbiota nasale, si possa migliorare l’efficacia terapeutica.</span></p>
<p><strong><span style="font-size: 14pt;">TAG: MICROBIOTA NASALE, OLFATTO, SINDROME DELL’ apnea ostruttiva del sonno (OSAS), INFIAMMAZIONE</span></strong></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/il-microbiota-nasale-influenza-olfatto-e-apnee-notturne/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Grani antichi e super bontà della pasta</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/grani-antichi-e-super-bonta-della-pasta/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/grani-antichi-e-super-bonta-della-pasta/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Aug 2018 09:21:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3413</guid>

					<description><![CDATA[Grani antichi e super bontà della pasta Grazie alla riscoperta di frumenti di una volta, diminuisce l’importazione di grano duro dal Canada che lo coltiva con ampio uso di glisofato, proibito in Italia   di GIULIA BIGIONI   E’ boom in Italia per la coltivazione di grani antichi, come il “Senatore Cappelli”, che nella campagna [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Grani antichi e super bontà della pasta</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Grazie alla riscoperta di frumenti di una volta, diminuisce l’importazione di grano duro dal Canada che lo coltiva con ampio uso di glisofato, proibito in Italia</span></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong><span style="font-size: 12pt;">di GIULIA BIGIONI</span></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">E’ boom in Italia per la coltivazione di grani antichi, come il “Senatore Cappelli”, che nella campagna 2017-2018 ha quintuplicato le superfici coltivate, passando dai 1.000 ettari del 2017 ai 5.000 attuali, trainato dal crescente interesse per la pasta 100% italiana e di qualità. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti <a href="http://www.coldiretti.it">www.coldiretti.it</a> sulla base di dati di “Consorzi Agrari d’Italia” e “Sis”, società leader nel settore sementiero, dai quali emerge che le superfici seminate potrebbero ulteriormente raddoppiare già a partire dalla prossima stagione.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Grazie al lavoro ancora poco conosciuto di agricoltori e al <em>seed saver</em> (la pratica di conservare semi di fiori e vegetali), le antiche varietà di frumento, ortaggi, legumi e frutta stanno lentamente tornando sulle nostre tavole. <strong>Il grano di una volta, fra cui le varietà “Senatore Cappelli”, “Timilla”, “Russello”, “Saragolla”  e “Marzellina”,  è l’antenato del frumento moderno, da cui discendono le diverse varietà.   </strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Gli antichi cereali hanno </strong>consentito all’uomo di passare da una vita nomade a una stanziale e favorire lo sviluppo di alcune civiltà. La loro riscoperta da parte di consumatori e agricoltori è una vera rivoluzione che assicura vantaggi per la salute e la biodiversità delle campagne.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Secondo Coldiretti mentre cresce il grano antico <em>Made in Italy</em>, si sono, invece, letteralmente azzerate le importazioni di grano canadese nel primo trimestre del 2018 secondo dati Istat, appena 200 mila chili rispetto ai 181 milioni di chili arrivati nei nostri porti nello stesso periodo dell’anno precedente. A determinare il drastico cambiamento è stato il fatto che in Canada il grano duro viene trattato con il glifosato secondo modalità vietate in Italia. .</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Un crollo delle importazioni che apre la strada alla piena valorizzazione del grano <em>Made in Italy</em>, seppur in una stagione che a livello quantitativo non ha dato i risultati attesi visto che dalla recente trebbiatura  si stima un calo della produzione di grano duro di poco superiore alle 4 milioni di tonnellate soprattutto a causa del maltempo che ha colpito a macchia di leopardo distruggendo interi raccolti..</span></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/grani-antichi-e-super-bonta-della-pasta/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Intervento sul lifestyle: focus sui cambiamenti antropometrici</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/intervento-sul-lifestyle-focus-sui-cambiamenti-antropometrici/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/intervento-sul-lifestyle-focus-sui-cambiamenti-antropometrici/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Aug 2018 11:38:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3442</guid>

					<description><![CDATA[Intervento sul lifestyle: focus sui cambiamenti antropometrici. L’educazione alimentare, un aiuto per combattere sovrappeso e obesità nelle donne sedentarie. di ALDA ATTINA’ L’aumento della patologia dell’obesità è documentato dalla letteratura scientifica e dalle analisi statistiche demografiche. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), il numero di persone obese nel mondo è raddoppiato a partire dal 1980: [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Intervento sul lifestyle: focus sui cambiamenti antropometrici.</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">L’educazione alimentare, un aiuto per combattere sovrappeso e obesità nelle donne sedentarie. </span></p>
<p><strong>di ALDA ATTINA’</strong></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L’aumento della patologia dell’obesità è documentato dalla letteratura scientifica e dalle analisi statistiche demografiche. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), il numero di persone obese nel mondo è raddoppiato a partire dal 1980: nel 2014 oltre 1,9 miliardi di adulti erano in sovrappeso, di cui oltre 600 milioni obesi. Obesità e sovrappeso risultano in aumento anche nei Paesi a basso e medio reddito. È proprio la popolazione infantile a fare da specchio a questo trend sociale negativo. Nel continente africano, il numero di bambini in sovrappeso o obesità è quasi raddoppiato dai 5,4 milioni del 1990 ai 10,6 milioni nel 2014. Globalmente, nello stesso anno, 41 milioni di bambini sotto i 5 anni di età erano in sovrappeso o obesi (http://www.epicentro.iss.it/problemi/obesita/EpidMondo.asp).</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il comportamento alimentare nell’ambiente familiare è influenzato da innumerevoli fattori quali l’etnia, l’ambiente socio-economico, la numerosità della famiglia, l’educazione scolastica, l’età e la professione svolta dai genitori, la consapevolezza e l’attenzione dei componenti della famiglia ad uno stile di vita sano.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Lo studio My Body is Fit and Fabolous at home (MyBFF@home) svolto dal Dipartimento di Nutrizione e Dietetica della University of Putra in Malaysia (<a href="https://bmcwomenshealth.biomedcentral.com/articles/10.1186/s12905-018-0595-z">https://bmcwomenshealth.biomedcentral.com/articles/10.1186/s12905-018-0595-z</a>) ha valutato come un intervento di 6 mesi di educazione alimentare abbia portato ad un miglioramento dei parametri antropometrici e della composizione corporea in donne casalinghe di età compresa tra i 18 e i 59 anni delle zone a basso reddito della Klang Valley in Malaysia.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Ogni donna ha ricevuto un’home package composto da importanti strumenti di tipo educativo-alimentare: un counselling nutrizionale personalizzato, dei suggerimenti sulle modifiche allo stile di vita con aumento dell’attività fisica e sportiva, del materiale informativo sulla salute della donna nelle fasce di età comprese tra i 18-59 anni. I risultati dopo i 6 mesi di intervento hanno mostrato una riduzione del peso corporeo di circa 1,3% e una modifica alle misure antropometriche tra cui le circonferenze corporee misurate in vita, addome e fianchi. La modifica della composizione corporea ha mostrato una riduzione della percentuale di massa grassa e grasso viscerale. La modulazione positiva del comparto grasso impone una riflessione: se la patologia dell’obesità sta alla base dell’aumento del rischio cardio-metabolico, l’intervento alimentare condotto verso la riduzione del peso, con altrettanto potenziamento del comparto magro, rappresenta la soluzione ideale per il miglioramento dello stile di vita e l’aumento della healthy lifespan.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Difatti, nelle donne incluse nel gruppo di intervento, la massa magra corporea ha evidenziato un significativo aumento. Si tratta della dimostrazione reale di come il solo intervento nutrizionale short-term personalizzato, possa essere di supporto e cura nel controllo del soggetto sovrappeso/obeso e di come lo stesso possa stimolare la consapevolezza dell’intero nucleo familiare verso la prevenzione delle patologie croniche non trasmissibili e food-related. L’aumento del livello di attività fisica e del dispendio energetico, garantito con la modifica dello stile di vita in MyBFF@home, è stato capace di influenzare l’attività del sistema nervoso simpatico grazie all’aumentato rilascio di mediatori neurormonali quali endorfine e serotonina. L’attività sportiva e l’educazione alimentare svolte in gruppo potrebbero garantire la riuscita delle tematiche di educazione alimentare con l’auspicio che gli argomenti trattati vengano mantenuti dopo la fine dell’intervento.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Lo stile di vita sano nel contesto familiare ha come strumento l’alimentazione come arma per la prevenzione delle malattie croniche non trasmissibili quali diabete tipo 2, cardiopatie, neoplasie e malattie respiratorie croniche.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Bibliografia</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Nor Azian Mohd Zaki, Geeta Appannah, Noor Safiza Mohamad Nor, Azahadi Omar, Mansor Fazliana, Rashidah Ambak, Siti Shafiatun Mohsin and Tahir Aris. Impact of community lifestyle intervention on anthropometric parameters and body composition among overweight and obese women: findings from the MyBFF@home study.  BMC Women&#8217;s Health 2018, 18(Suppl 1):110 <a href="https://doi.org/10.1186/s12905-018-0595-z">https://doi.org/10.1186/s12905-018-0595-z</a></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><span style="font-size: 14pt;">TAG: OBESITA’, DONNE, EDUCAZIONE ALIMENTARE, INTERVENTO</span></strong></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/intervento-sul-lifestyle-focus-sui-cambiamenti-antropometrici/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Videogiochi in aiuto per combattere l’obesità infantile</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/videogiochi-in-aiuto-per-combattere-lobesita-infantile/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/videogiochi-in-aiuto-per-combattere-lobesita-infantile/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Aug 2018 13:34:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3580</guid>

					<description><![CDATA[Videogiochi in aiuto per combattere l’obesità infantile I videogiochi che prevedono movimento sono un valido strumento per incrementare l’attività fisica in bambini sovrappeso/obesi di Giulia Cinelli   I bambini e gli adolescenti passano molto del loro tempo libero con smartphone, tablets e videogiochi. Molto spesso queste abitudini fanno sì che si riduca drasticamente il livello [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Videogiochi in aiuto per combattere l’obesità infantile</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">I videogiochi che prevedono movimento sono un valido strumento per incrementare l’attività fisica in bambini sovrappeso/obesi</span></p>
<p><strong>di Giulia Cinelli</strong></p>
<p><em> </em></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">I bambini e gli adolescenti passano molto del loro tempo libero con <em>smartphone</em>, <em>tablets</em> e <strong>videogiochi</strong>. Molto spesso queste abitudini fanno sì che si riduca drasticamente il livello di attività fisica quotidiano, favorendo al contrario comportamenti tipicamente sedentari.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS – WHO, <em>World Health Organization</em>) suggeriscono per bambini ed  ragazzi tra i 5 ed i 17 anni almeno 60 minuti al giorno di attività fisica di intensità moderata/vigorosa (<a href="http://www.who.int/news-room/fact-sheets/detail/physical-activity">http://www.who.int/news-room/fact-sheets/detail/physical-activity</a>).</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Abitudini sedentarie, al pari con un’alimentazione non salutare e sbilanciata, rivestono un ruolo centrale nell’epidemia dell’obesità in età evolutiva, che continua a colpire anche il nostro Paese. In Italia gli ultimi dati dell’indagine OKkio all Salute mostrano come quasi un terzo dei bambini tra gli 8 e i 9 anni si trovino in una condizione di eccesso ponderale (21,3% in sovrappeso, 9,3% obesi) (<a href="http://www.epicentro.iss.it/okkioallasalute/dati2016.asp">http://www.epicentro.iss.it/okkioallasalute/dati2016.asp</a>).</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Considerando le abitudini “tecnologiche” dei nostri bambini, la Dott.ssa Amanda Staiano, direttrice del Laboratorio di Obesità e Salute Pediatrica del <em>Pennington Biomedical Research Centre</em>, si è dedicata alla ricerca di un modo per sfruttare proprio i <strong>videogiochi</strong> per incrementare la loro attività fisica quotidiana.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">“Il gioco attivo è cruciale per lo sviluppo di un bambino sano. Il gioco è il modo in cui i bambini fanno la loro attività fisica. Oggi i ragazzi passano 7-8 ore al giorno di fronte ad uno schermo e non sono sufficientemente attivi, il che ha un effetto negativo sulla loro salute. All’interno della maggior parte delle nostre case però c’è uno strumento che ha il potenziale di far muovere di più i nostri ragazzi: i videogiochi.” ha affermato la ricercatrice (<a href="https://www.youtube.com/watch?v=Q4ySv2CtBtU">https://www.youtube.com/watch?v=Q4ySv2CtBtU</a>).</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">In particolare, lo studio pubblicato lo scorso luglio sulla rivista <em>Pediatric Obesity </em>e portato avanti dal suo gruppo di lavoro alla Louisiana<em> State University</em>, ha testato l’efficacia degli <em>exergames </em>(ovvero <strong>videogiochi</strong> che richiedono un’attività fisica) nel miglioramento della salute cardiometabolica e nel calo ponderale in bambini sovrappeso/obesi. (<a href="https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=10.1111%2Fijpo.12438">https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=10.1111%2Fijpo.12438</a>)</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Lo studio randomizzato e controllato, ha coinvolto 46 bambini, maschi e femmine, tra i 10 ed i 12 anni. La metà dei soggetti è stata assegnata ad un gruppo di intervento a cui i ricercatori hanno lasciato una <em>console</em> provvista di differenti videogiochi. In questo gruppo i bambini e le famiglie dovevano rispettare per 6 mesi sessioni di gioco costruite in modo tale da raggiungere il livello di attività fisica raccomandato dall’OMS e avevano delle sessioni con un <em>coach</em> in <em>videochat</em> a cadenza periodica. Infine, ai partecipanti di questo gruppo veniva chiesto di indossare un dispositivo per il monitoraggio dell’attività fisica. L’altra metà dei bambini è, invece, entrata a far parte della ricerca come gruppo di controllo e ha ricevuto la <em>console</em> con i <strong>videogiochi</strong> solo dopo l’ultima visita di <em>follow-up. </em></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Nel gruppo di intervento i bambini hanno accettato e gradito la tipologia di approccio e il tasso di aderenza è stato alto (94%). Inoltre, gli stessi bambini, quando confrontati con quelli del gruppo di controllo, hanno mostrato una riduzione del BMI <em>z-score</em> ed un miglioramento di: pressione arteriosa, colesterolo totale, colesterolo LDL e del livello di attività fisica.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Videogiochi</strong> interattivi, da condividere con famiglie ed amici, inseriti all’interno di un programma di intervento mirato possono dunque essere un’ottima strategia per incrementare il movimento in condizioni di obesità infantile. Senza dubbio questi strumenti sono molto apprezzati da bambini e ragazzi e possono invogliarli ad essere più attivi!</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Bibliografia</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Staiano, A. E., Beyl, R. A., Guan, W., Hendrick, C. A., Hsia, D. S., &amp; Newton Jr, R. L. (2018). Home‐based exergaming among children with overweight and obesity: a randomized clinical trial. Pediatric obesity.</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>World Health Organization. (2010). Global recommendations on physical activity for health. World Health Organization.</strong></span></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/videogiochi-in-aiuto-per-combattere-lobesita-infantile/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Un pizzico di sale e tanto buon senso</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/un-pizzico-di-sale-e-tanto-buon-senso/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/un-pizzico-di-sale-e-tanto-buon-senso/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Aug 2018 09:54:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3488</guid>

					<description><![CDATA[Un pizzico di sale e tanto buon senso Fino al 18 marzo è in corso la Settimana mondiale per un minor consumo del sodio. Il 90% della popolazione ne abusa con rischi sulla salute di SILVIA BASSI Iniziata lo scorso 12 marzo è in programma fino al 18 corrente mese la “Settimana mondiale di sensibilizzazione [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Un pizzico di sale e tanto buon senso </strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Fino al 18 marzo è in corso la Settimana mondiale per un minor consumo del sodio. Il 90% della popolazione ne abusa con rischi sulla salute</span></p>
<p><strong>di SILVIA BASSI</strong></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Iniziata lo scorso 12 marzo è in programma fino al 18 corrente mese la “<em>Settimana mondiale di sensibilizzazione per la riduzione del consumo alimentare del sale</em>”. L’iniziativa è promossa dalla<strong>  </strong><em>World Action on Salt &amp; Health (Wash</em>), <a href="http://www.worldactiononsalt.com/">www.worldactiononsalt.com/</a> un’associazione con partner in 100 Paesi dei diversi continenti, istituita nel 2005 per migliorare la salute delle popolazioni, attraverso la graduale riduzione dell’introito di sodio. La <em>Wash</em> si raccomanda in particolar modo alle multinazionali alimentari per ridurre il sale nei loro prodotti e a sensibilizzare i governi sulla necessità di un&#8217;ampia strategia per la riduzione del consumo di sale nella popolazione.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Da parte sua il <em>Ministero della Salute</em> ricorda che un introito eccessivo di sale causa un aumento della pressione del sangue, di patologie cardio-cerebrovascolari come infarto e ictus, dei tumori dell&#8217;apparato digerente, dell&#8217;osteoporosi e delle malattie renali. In Italia, sempre secondo i dati del Ministero, il 95% degli uomini e l&#8217;85% delle donne consuma più di 5 grammi di sale al giorno. Tra gli ipertesi superano i 5 grammi giornalieri oltre il 90% degli uomini e l&#8217;80% delle donne, mentre tra i 6 e i 18 anni lo fa il 93% dei ragazzi e l&#8217;89% delle ragazze.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La giusta dose giornaliera di consumo del sale secondo <em>l’Organizzazione mondiale della Salute (OMS</em>) è di 5 grammi al giorno. Del resto già gli antichi raccomandavano di consumare il sale con un pizzico di buon senso sintetizzato da Plinio il Vecchio nel famoso proverbio  “<em>cum grano salis</em>”.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L’educazione alimentare ad un minore e giusto consumo di sodio deve iniziare, secondo il <em>Ministero della Salute</em> già a partire dall’infanzia: “<em>E’ fondamentale limitare l’introito di sale in tutte le età, iniziando fin dall’infanzia, per ridurre efficacemente il carico prevenibile ed evitabile di mortalità, morbosità e disabilità delle patologie sodio-correlate, con conseguente miglioramento dell’aspettativa di vita e contenimento dei costi diretti e indiretti”</em>.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Fra i concreti consigli per ridurne il consumo a soli 5 grammi al giorno l’OMS raccomanda di: 1)  scolare e sciacquare sempre verdure e legumi in scatola; 2) mangiare verdura e frutta fresche; 3) in cucina al posto del sale meglio usare erbe, spezie, aglio e limone; 4) acquistare prodotti alimentari con minor contenuto di sale; 5) tenere lontano dalla tavola saliere e salse salate. L’ambizioso obiettivo dell’<em>Organizzazione mondiale della Salute</em> è ridurre del 30% l’introito di sale entro il 2025.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Provando, dunque, a diminuire gradualmente l&#8217;aggiunta di sale nei nostri piatti preferiti, il palato si adatterà al nuovo gusto e se ne avvantaggerà il nostro benessere quotidiano.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>TAG:</strong> <strong>World Action on Salt &amp; Health – OMS – Ipertensione – Malattie renali</strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/un-pizzico-di-sale-e-tanto-buon-senso/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Consumare pesce favorisce l’attività sessuale</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/consumare-pesce-favorisce-lattivita-sessuale/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/consumare-pesce-favorisce-lattivita-sessuale/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Aug 2018 13:25:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3563</guid>

					<description><![CDATA[Consumare pesce favorisce l’attività sessuale Secondo uno studio americano una dieta ricca di pesce può favorisce il concepimento e  la gravidanza di GIULIA BIGIONI &#160; Il consumo di pesce è da sempre riconosciuto come sinonimo di salute e benessere per le molteplici qualità nutrizionali di questa fonte alimentare, non ultima i particolari grassi in essi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Consumare pesce favorisce l’attività sessuale</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Secondo uno studio americano una dieta ricca di pesce può favorisce il concepimento e  la gravidanza </span></p>
<p><strong><span style="font-size: 12pt;">di GIULIA BIGIONI</span></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il consumo di pesce è da sempre riconosciuto come sinonimo di salute e benessere per le molteplici qualità nutrizionali di questa fonte alimentare, non ultima i particolari grassi in essi contenuti di cui il favorevole rapporto w6/w3 nel pesce è correlato alle proprietà preventive sulle patologie cardiovascolari.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Tuttavia, da un po’ di tempo a questa parte, causa in parte dovuta al progressivo inquinamento dei mari, il pesce viene guardato da qualcuno con sospetto, come una possibile fonte di contaminazione da sostanze inquinanti, tra cui il mercurio è forse il più noto.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Questa preoccupazione, può influenzare in modo negativo il consumo di pesce e portare ad una progressiva riduzione del suo consumo. Tuttavia, i dati forniti dalle Food and Drug Administration e l&#8217;Environmental Protection Agency sembrano abbastanza rassicuranti sui livelli di contaminazione del pesce che arriva sulle tavole e, almeno per quello che riguarda gli USA, i livelli di contaminazione del pesce sono al momento per il 90% del totale consumato, ben al di sotto dei livelli di allarme.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Con questa premessa un gruppo di scienziati della Harvard Medical School, di Boston ha voluto verificare se i diversi livelli di consumo di pesce potessero in qualche modo influenzare il concepimento in coppie fertili, che magari allarmate dai dati ambientali, tendono a ridurre l’apporto dietetico di alimenti di origine marina. Lo studio pubblicato sul Journal of Clinical Endocrinology &amp; Metabolism, è stato condotto su 500 coppie in uno studio prospettico di coorte, con lo scopo di determinare la relazione tra l&#8217;assunzione di pesce e il tempo alla gravidanza. </span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><a href="https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=J+Clin+Endocrinol+Metab+103%3A+2680–2688%2C+2018">https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=J+Clin+Endocrinol+Metab+103%3A+2680–2688%2C+2018</a>.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">I soggetti seguiti per un’anno sono stati invitati a registrare su appositi diari il consumo di pesce, l&#8217;attività sessuale e quindi l’eventuale concepimento. Sorprendentemente lo studio ha rilevato che le coppie che hanno mangiato più pesce tendono ad avere una maggiore frequenza di gravidanze insieme ad un significativo incremento nella frequenza dei rapporti sessuali, rispetto al gruppo che ne consuma un quantitativo al di sotto dell’apporto raccomandato.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il dato indica che il 92% delle coppie che mangiavano pesce più di due volte a settimana avevano un concepimento alla fine di un anno, rispetto ad un 79% delle coppie che ne consumavano meno. L&#8217;associazione tra la qualità del consumo e i tempi più rapidi del concepimento non ha ancora trovato una completa spiegazione, come anche la maggiore frequenza dell&#8217;attività sessuale, tuttavia altri fattori di natura biologica potrebbero in qualche modo influenzare la gravidanza. Questi potrebbero comprendere la qualità dello sperma, una regolazione dell&#8217;ovulazione o la qualità dell&#8217;embrione. I risultati, suggeriscono gli autori, rafforzano l’importanza non solo della dieta femminile, ma anche di quella maschile che si traduce in un beneficio per la fertilità della coppia.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Alle nostre latitudini conosciamo i benefici della dieta mediterranea che ha nel pesce una delle colonne portanti alla base delle sue proprietà, oggi queste notizie non possono che rafforzare l’idea e la convinzione che dobbiamo continuare a difendere questo patrimonio come sorgente salutare per noi, per le generazioni future e per quelle appena concepite.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><em><strong>J Clin Endocrinol Metab 103: 2680–2688, 2018.</strong></em></span></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/consumare-pesce-favorisce-lattivita-sessuale/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Probiotici e Autismo</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/probiotici-e-autismo-2/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/probiotici-e-autismo-2/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Aug 2018 09:52:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3687</guid>

					<description><![CDATA[Probiotici e Autismo Alcuni probiotici possono essere utili nel trattamento dei sintomi dell’Autismo di Giulia Bigioni &#160; Non è argomento facile da trattare considerando le molte implicazioni di diversa natura che ne sono alla base, ma l’autismo proprio per le intrinseche difficoltà di comprenderne l’origine è sempre di più al centro delle attenzioni dei ricercatori [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="font-size: 18pt;">Probiotici e Autismo</span></strong></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Alcuni probiotici possono essere utili nel trattamento dei sintomi dell’Autismo </span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;"><strong>di Giulia Bigioni</strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Non è argomento facile da trattare considerando le molte implicazioni di diversa natura che ne sono alla base, ma l’autismo proprio per le intrinseche difficoltà di comprenderne l’origine è sempre di più al centro delle attenzioni dei ricercatori che cercano di chiarirne le cause e trovarne una cura. Meglio definito con l’acronimo inglese ASD, che sta per Disturbo dello Spettro Autistico, interessa principalmente la sfera infantile ed è alla base di un ritardo nello sviluppo neurologico e cognitivo che determina, con il passare del tempo, la compromissione delle relazioni sociali e la comparsa di comportamenti patologici.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Recenti studi sulla cause dell’autismo hanno messo evidenza che accanto ai sintomi di natura neurologica sono spesso associati squilibri qualitativi e quantitativi della composizione del microbiota intestinale, che in questo contesto comportano spesso un peggioramento della manifestazione sintomatologica.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L’idea che possa esistere una relazione tra microbiota e sintomi del disturbo dello spettro autistico è venuta ad un gruppo di ricercatori del National Yang-Ming University di Taiwan che hanno pensato di valutare l’effetto di alcuni probiotici su una popolazione pediatrica affetta da questa sindrome. Bambini tra i 7 e i 15 anni affetti da ASD sono stati suddivisi in due gruppi uno dei quali ha assunto il probiotico <em>Lactobacillus Plantarum PS128</em> e l’altro il placebo. Seguiti nel tempo, dopo 4 settimane di assunzione è stata valutata la risposta comportamentale nei due gruppi.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><a href="https://doi.org/10.3390/nu11040820">https://doi.org/10.3390/nu11040820</a></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il gruppo che aveva assunto il probiotico ha mostrato un miglioramento nella capacità di utilizzare oggetti della vita quotidiana, insieme ad un generale miglioramento dei sintomi e del contatto relazionale. Questi effetti sono stati poi osservati in misura maggiore nella popolazione più piccola, segno che l’intervento è tanto più efficace quanto più avviene in età precoce.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Forse potrebbe generare qualche perplessità il termine “psicobiotico”, coniato per un probiotico che avrebbe proprietà psicologiche. La complessità del comportamento umano, ci fa pensare che sicuramente non basta modulare l’apporto dietetico per risolvere patologie così importanti, ma resta il fatto che nello studio descritto un miglioramento della sintomatologia è stato osservato. Sicuramente saranno necessari ulteriori studi a conferma delle osservazioni, ma è noto che i probiotici a livello intestinale possono modulare i livelli di dopamina e  serotonina, con il risultato di aumentare la disponibilità di questi neurotrasmettitori a livello del sistema nervoso centrale. Questo approccio quindi, in una logica multidisciplinare, potrebbe essere di sicuro giovamento nel trattamento di questi soggetti e si presenta come una valida alternativa al fine di ridurre se non sostituire la terapia farmacologica che spesso risulta poco tollerata soprattutto in età pediatrica.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><span style="font-size: 14pt;">TAG: MICROBIOTA, AUTISMO, PROBIOTICO</span></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/probiotici-e-autismo-2/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il tempo della mela</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/il-tempo-della-mela/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/il-tempo-della-mela/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Jun 2018 08:41:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3402</guid>

					<description><![CDATA[&#160; Il tempo della mela Il microbiota intestinale è l’attore principale del metabolismo dei polifenoli di GIULIA BIGIONI Accanto ai concetti di nutrigenetica e nutrigenomica che spesso abbiamo avuto modo di sentire dai ricercatori, oggi ne possiamo annoverare di nuovi, come il caso della nutricinetica. Una branca della scienza che studia il transito temporale dei [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Il tempo della mela</strong></span></p>
<p>Il microbiota intestinale è l’attore principale del metabolismo dei polifenoli</p>
<p><strong>di GIULIA BIGIONI</strong></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Accanto ai concetti di nutrigenetica e nutrigenomica che spesso abbiamo avuto modo di sentire dai ricercatori, oggi ne possiamo annoverare di nuovi, come il caso della nutricinetica. Una branca della scienza che studia il transito temporale dei nutrienti nell’organismo; quando questi, introdotti nel corpo umano con l’alimentazione, stimolano una serie di reazioni biochimiche che hanno come risultato la loro digestione assorbimento e distribuzione con gli effetti che andiamo poi a studiare. Le modalità temporali, la cronologia dei fenomeni, conseguenti a questi processi sono state oggetto di una recente pubblicazione sulla rivista Food Research International. https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0963996918304617</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Soggetto dello studio la mela e il suo succo. Un frutto tra i più ricchi in polifenoli e tra i più presenti sulle nostre tavole e che rappresenta da sempre il simbolo di una alimentazione salutare e di benessere fisico. Sono state messe a confronto le nutri cinetiche da una parte del succo di mela “cloudy”, non chiarificato, e dall’altra lo stesso ma arricchito in polifenoli. I soggetti, dodici maschi e femmine, hanno assunto 250 ml (1/4 di litro) di succo normale o arricchito e quindi è stata valutata la biodisponibilità e il metabolismo indotto dal consumo di questo alimento fino a 24 ore dopo l’assunzione.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">I risultati indicano una grande variabilità tra soggetti nel metabolizzare i più di 110 metaboliti o specie chimiche prodotte dal metabolismo, ma il risultato che è sembrato più interessante è legato alla compartecipazione nelle attività metaboliche del nostro microbiota. In sostanza, la qualità e la quantità dei polifenoli prodotti dal consumo del succo è il risultato del nostro metabolismo endogeno più quello prodotto dalle attività metaboliche del microbiota presente nei singoli soggetti. In poche parole è stato possibile risalire alle specie microbiche presenti in funzione dei metaboliti prodotti e identificati nel sangue e nelle urine.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Le differenze genetiche restano alla base delle differenze metaboliche osservate nei soggetti dello studio, ma non sono le uniche determinanti della variabilità tra individui che trova anzi nella composizione del microbiota intestinale forse il suo attore principale. L’identificazione delle complesse trasformazioni a cui vanno incontro i polifenoli ad opera del microbiota pone le basi per la comprensione del ruolo protettivo esercitato da questi importanti nutrienti negli alimenti ma anche sull’importanza che rivestono le diverse specie microbiche che sono poi responsabili di queste importanti trasformazioni.  </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/il-tempo-della-mela/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Occhio ai farmaci se siamo depressi</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/occhio-ai-farmaci-se-siamo-depressi/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/occhio-ai-farmaci-se-siamo-depressi/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Jun 2018 10:03:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3429</guid>

					<description><![CDATA[Occhio ai farmaci se siamo depressi La depressione è un possibile effetto indesiderato in molti farmaci di uso comune &#160; di GIULIA BIGIONI &#160; Definita il male del secolo, la depressione è anche conosciuta come la malattia del tono dell’umore, una malattia cosiddetta multifattoriale che annovera tra le sue cause aspetti genetici, biologici e psicosociali [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Occhio ai farmaci se siamo depressi </strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">La depressione è un possibile effetto indesiderato in molti farmaci di uso comune</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><span style="font-size: 12pt;">di GIULIA BIGIONI</span></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Definita il male del secolo, la depressione è anche conosciuta come la malattia del tono dell’umore, una malattia cosiddetta multifattoriale che annovera tra le sue cause aspetti genetici, biologici e psicosociali che interagiscono tra di loro. Tra le cause responsabili di questa importante patologia se ne aggiunge una apparentemente non correlata, come lo sono i farmaci che vengono normalmente prescritti per il trattamento e la cura delle più disparate malattie, e che annoverano la depressione tra gli effetti collaterali nel loro uso.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Uno studio di recente pubblicazione sull’autorevole rivista JAMA (Journal of the American Medical Association) ha messo in relazione l’uso dei farmaci, sia di quelli prescritti dal medico che di quelli da banco, e il rischio e l’insorgenza della depressione, come effetto indesiderato.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><a href="https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29896627">https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29896627</a></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L’analisi che ne emerge mette in evidenza quanto farmaci di diversa origine e applicazione clinica presentano poi questo comune effetto indesiderato, appunto l’insorgenza di una sintomatologia depressiva.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Tra i farmaci a rischio compaiono tutte le categorie più comuni, analgesici, antiipertensivi, ai quali si sono aggiunti anche quelli senza prescrizione medica, si pensi ai farmaci antiulcera, agli inibitori della pompa protonica o gli antagonisti H2, al contraccettivo di emergenza levonorgestrel: molti pazienti potrebbero quindi farne uso ignari del rischio a cui si espongono.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Questo dato è poi particolarmente evidente quando i soggetti seguono una terapia con più di 3 farmaci in associazione. </span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Lo studio pubblicato ha visto coinvolti più di 26.000 soggetti adulti nella popolazione degli US in un arco temporale compreso tra il 2005 e il 2014, di cui il 7,6% ha riportato una sintomatologia depressiva facendo uso di farmaci di diversa classe e uso.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">In particolare, è stato osservato che l’uso di farmaci, che presentano la depressione come evento avverso, è aumentata dal 35% nel biennio 2005/2006 al 38,4% nel biennio 2013-2014. Questa condizione d’uso, quindi di potenziale pericolo, nell’assunzione di questi farmaci, è stata poi confermata dalla reale manifestazione della malattia soprattutto nei soggetti che facevano uso di associazioni di più farmaci, con i valori maggiori per 3 e più medicamenti. La prevalenza della malattia depressiva è stata stimata intorno al 15% per coloro che facevano uso di 3 e più farmaci con la depressione come effetto avverso rispetto a solo il 4,7% in coloro che non hanno fatto uso di questi farmaci. Sembrerebbe in sostanza che l’avviso riportato nel famoso “bugiardino” dei potenziali effetti collaterali si rafforza e trova conferma nella combinazione di 3 e più farmaci.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">I risultati riportati suggeriscono quanto sia importante il dialogo tra medico e paziente, che dovrebbe essere quanto più informato sui potenziali rischio depressivo associato alla terapia che sta intraprendendo.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Si deve considerare che il numero di farmaci che presentano un potenziale rischio depressivo tra gli effetti collaterali è superiore a 200, molto più frequente di quanto si potrebbe credere. Con l’importante esclusione di tutta quella categoria di farmaci classificati come antidepressivi che presentano, proprio per le caratteristiche della patologia che devono curare, il rischio depressione e suicidio elevato.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La presenza di figure sanitarie che si prendano carico dell’informazione all’utente finale sembra la soluzione da perseguire, il medico per i farmaci con ricetta e quindi il farmacista per i farmaci OTC senza ricetta, le uniche figure sulle quali possiamo riporre una speranza per la salvaguardia della nostra cara salute, anche mentale.</span></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/occhio-ai-farmaci-se-siamo-depressi/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il pesce una passione tutta italiana</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/il-pesce-una-passione-tutta-italiana/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/il-pesce-una-passione-tutta-italiana/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Jun 2018 08:47:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3598</guid>

					<description><![CDATA[Il pesce una passione tutta italiana Secondo una ricerca del “Marine Stewardship Council” gli italiani sono i maggiori consumatori al mondo di prodotti ittici freschi di GIULIA BIGIONI  L’Italia, insieme al Sudafrica, detiene il primato mondiale del maggior consumo di pesce fresco. La percentuale raggiunge il 95% dei consumatori secondo una ricerca del Marine Stewardship [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 14pt;"><strong><span style="font-size: 18pt;">Il pesce una passione tutta italiana</span></strong><br />
<span style="font-size: 18pt;">Secondo una ricerca del “Marine Stewardship Council” gli italiani sono i maggiori consumatori al mondo di prodotti ittici freschi </span></span></p>
<h2><span style="font-size: 14pt;">di GIULIA BIGIONI</span></h2>
<p><span style="font-size: 14pt;"> L’Italia, insieme al Sudafrica, detiene il primato mondiale del maggior consumo di pesce fresco. La percentuale raggiunge il 95% dei consumatori secondo una ricerca del <em>Marine Stewardship Council</em> <a href="https://www.msc.org/it">https://www.msc.org/it</a> condotta all&#8217;inizio del 2018 in 22 mercati internazionali, dall&#8217;Australia agli Stati Uniti e passando per Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Giappone, Olanda, Norvegia, Spagna, Svezia, Cina e Gran Bretagna.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">In Italia sono state intervistate 800 persone e dai dati è emerso un nuovo segmento: i “<em>seafood lovers</em>”, veri appassionati di pesce di cui il 95% sono consumatori abituali, soprattutto al Sud e nelle Isole (97%) seguiti da Nord Est e Centro (94%) e Nord Ovest (93%).  Questo dato pone l’Italia ai primi posti al mondo come percentuale di appassionati di prodotti ittici, seguiti da Francia e Svezia e ben distanti dalla media globale (34%). </span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Tra le principali motivazioni di acquisto dei prodotti ittici, al primo posto c&#8217;è la freschezza. Il 78% è consapevole che acquistando prodotti ittici provenienti da fonte sostenibile e certificata si contribuisce alla salute degli oceani. L&#8217;84% degli intervistati sostiene che le dichiarazioni di sostenibilità delle aziende dovrebbero essere supportate da una certificazione indipendente accompagnata da etichette chiare.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">&#8220;<em>I dati confermano che è sempre più radicata la consapevolezza che ognuno ha una responsabilità personale nel momento in cui, da consumatore, può fare una scelta per muovere un ulteriore passo verso la sostenibilità</em> &#8211; sottolinea Francesca Oppia, Program Manager di MSC Italia -. <em>I dati mostrano che In Italia sono stati fatti degli importanti passi avanti sul piano della sostenibilità dei prodotti ittici. Noi di MSC riteniamo che le sfide future siano sostanzialmente due: offrire anche nel fresco prodotti ittici certificati, e lavorare con i pescatori locali per promuovere la sostenibilità dei prodotti ittici dei nostri mari</em>&#8220;.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><em>Marine Stewardship Council</em> è un&#8217;organizzazione non profit che opera per diffondere la pesca sostenibile, affinché gli oceani possano essere sempre pieni di vita, oggi e per le generazioni future. Negli ultimi anni, la “corsa al pesce” in tutto il mondo e la diffusione di sempre nuove occasioni e abitudini di consumo hanno creato un aumento esponenziale della richiesta e dell&#8217;acquisto di prodotti ittici. In diverse zone del mondo, attività di pesca condotte in modo non sostenibile hanno portato ad uno sfruttamento eccessivo delle risorse ittiche, mettendo a rischio la reperibilità di tali risorse per il futuro.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Per ogni consumatore il marchio blu MSC è un elemento che semplifica la scelta di acquisto, dove in alternativa sarebbe difficile avere tutti gli strumenti e le conoscenze (aree di pesca, taglie, attrezzature…) per fare la scelta giusta. E di questo ne sono ampiamente consapevoli i consumatori italiani  la cui sensibilità cresce rispetto al 2016 (+25%) e oggi il 78% è consapevole che acquistando prodotti ittici provenienti da fonte sostenibile e certificata si contribuisce alla salute degli oceani e permettendo alle generazioni future di avere ancora risorse ittiche a disposizione.  </span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>TAG: Pesca sostenibile – Marchio blu MSC – Pesce azzurro</strong> – <strong>Inquinamento oceani</strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/il-pesce-una-passione-tutta-italiana/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;esposizione alla luce durante il sonno può aumentare la resistenza all&#8217;insulina</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/lesposizione-alla-luce-durante-il-sonno-puo-aumentare-la-resistenza-allinsulina/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/lesposizione-alla-luce-durante-il-sonno-puo-aumentare-la-resistenza-allinsulina/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Jun 2018 11:16:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3511</guid>

					<description><![CDATA[L&#8217;esposizione alla luce durante il sonno può aumentare la resistenza all&#8217;insulina Gestire l’esposizione alla luce è fondamentale per un ambiente di sonno salutare e per migliorare il metabolismo  di GIULIA BIGIONI &#160; Secondo i risultati di un nuovo studio, presentati al trentaduesimo Convegno annuale dell’Associated Professional Sleep Societies LLC (APSS), tenutosi a Baltimora il 4 [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>L&#8217;esposizione alla luce durante il sonno può aumentare la resistenza all&#8217;insulina</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Gestire l’esposizione alla luce è fondamentale per un ambiente di sonno salutare e per migliorare il metabolismo</span></p>
<p><strong> </strong><strong>di GIULIA BIGIONI</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Secondo i risultati di un nuovo studio, presentati al trentaduesimo Convegno annuale dell’Associated Professional Sleep Societies LLC (APSS), tenutosi a Baltimora il 4 giugno scorso, l&#8217;esposizione alla luce notturna durante il sonno può influire sulle funzioni metaboliche. Lo scopo di questo studio è stato quello di verificare l&#8217;ipotesi che l&#8217;esposizione alla luce di notte durante il sonno abbia un impatto negativo sui valori metabolici, legati all’insorgenza dell’insulino-resistenza, che può portare a patologia come il diabete di tipo due e le malattie cardiovascolari.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La luce artificiale causa frequenti danni al sonno senza che molte persone siano consapevoli dei suoi effetti dannosi. L&#8217;esposizione alla luce nei momenti sbagliati altera il &#8220;meccanismo del sonno&#8221; interno del corpo che regola i cicli sonno-veglia, in modi che interferiscono con la quantità e la qualità del sonno. La melatonina, un ormone prodotto nella ghiandola pineale del cervello, è spesso nota come &#8220;ormone del sonno&#8221; influenza il sonno inviando un segnale al cervello che è tempo di riposare. Questo segnale aiuta ad avviare i preparativi fisiologici del corpo per il sonno: i muscoli iniziano a rilassarsi, aumenta la sonnolenza e si osserva un abbassamento della temperatura corporea. I livelli di melatonina aumentano naturalmente all’imbrunire e continuano a salire per gran parte della notte, prima di raggiungere il picco intorno alle 3:00. I livelli di melatonina diminuiscono durante la prima mattinata e rimangono bassi durante gran parte della giornata. L&#8217;esposizione alla luce serale inibisce l&#8217;innalzamento naturale della melatonina, che ritarda l&#8217;inizio della transizione del corpo al sonno. <a href="http://sleep.mysplus.com/library/category2/article1.html">http://sleep.mysplus.com/library/category2/article1.html</a></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">&#8220;I nostri risultati, se pur preliminari, mostrano che una singola notte di esposizione alla luce durante il sonno ha un impatto acuto sulla resistenza all&#8217;insulina&#8221;, dichiara l&#8217;autrice della ricerca, la dott.ssa Ivy Cheung Mason, della Northwestern University Feinberg School of Medicine. &#8220;L&#8217;esposizione alla luce durante la notte interrompe il sonno e questi dati indicano che potrebbe anche potenzialmente influenzare il metabolismo&#8221;.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Lo studio è stato condotto su venti adulti in buona salute di età compresa tra i 18 ei 40 anni, sottoposti a osservazione per un soggiorno di tre giorni e due notti, suddivisi in modo casuale in due gruppi: il gruppo Dark-Dark (DD) e il gruppo Dark-Light (DL).</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il gruppo DD  ha dormito al buio entrambe le notti, con una intensità di luce inferiore a 3 lux, mentre il gruppo DL ha dormito  al buio la prima notte e in  una stanza luminosa di 100 lux la seconda notte. L&#8217;illuminamento misurato in lux determina quanto una sorgente è in grado di illuminare un corpo o una superficie.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Per valutare i cambiamenti tra gruppi DD e DL, sono state raccolte le polisonnografie registrate durante la notte e sono stati eseguiti dei prelievi di sangue per determinare i livelli di melatonina e di glicemia. I test di tolleranza al glucosio sono stati eseguiti al risveglio entrambe le mattine dopo il sonno al buio o con 100 lux di luce. La valutazione del modello omeostatico dei valori di cambiamento della resistenza all&#8217;insulina è risultata significativamente più alta al mattino dopo il sonno alla luce (gruppo DL) rispetto al sonno al buio (gruppo DD). Questo effetto è stato dovuto principalmente all&#8217;aumento dei livelli di insulina per DL rispetto al gruppo DD.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La resistenza all&#8217;insulina è la ridotta capacità delle cellule di rispondere all&#8217;azione dell&#8217;insulina che trasporta il glucosio fuori dal flusso sanguigno e precede lo sviluppo del diabete di tipo 2.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">&#8220;<em>Questi risultati sono importanti dato l&#8217;uso sempre più diffuso dell&#8217;esposizione artificiale alla luce, in particolare di notte</em>&#8220;, ha detto la Mason &#8220;<em>L&#8217;effetto che vediamo è acuto e sono necessarie ulteriori ricerche per determinare se l&#8217;esposizione cronica notturna durante il sonno ha effetti cumulativi a lungo termine sulla funzione metabolica</em>. &#8220;</span></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/lesposizione-alla-luce-durante-il-sonno-puo-aumentare-la-resistenza-allinsulina/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L’immunoterapia del futuro</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/limmunoterapia-del-futuro/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/limmunoterapia-del-futuro/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Jun 2018 13:27:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3574</guid>

					<description><![CDATA[L’immunoterapia del futuro La terapia di trasferimento adottivo di cellule T usa i linfociti del paziente per la cura dei tumori. di GIULIA BIGIONI &#160; Trasferimento adottivo di linfociti T antitumorali: questo è il nome di un approccio terapeutico che sta emergendo sempre di più come un rimedio estremamente efficace nel trattamento della patologia tumorale. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>L’immunoterapia del futuro</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">La terapia di trasferimento adottivo di cellule T usa i linfociti del paziente per la cura dei tumori.</span></p>
<p><strong>di GIULIA BIGIONI</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Trasferimento adottivo di linfociti T antitumorali: questo è il nome di un approccio terapeutico che sta emergendo sempre di più come un rimedio estremamente efficace nel trattamento della patologia tumorale. La novità in quest’approccio immunoterapico sta proprio nello sfruttare le normali difese presenti nel nostro organismo, in questo caso i linfociti T, per combattere efficacemente una malattia, quella tumorale, che è ancora una delle principali cause di morte insieme alle malattie cardiovascolari.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Nell’articolo appena pubblicato su Nature Medicine dal gruppo di Steven Rosemberg, uno dei pionieri nel campo della immunoterapia adottiva, vengono riportati per la prima volta i risultati ottenuti su una paziente di 49 anni affetta da una forma particolarmente aggressiva di tumore al seno. L’approccio che è stato seguito dall’equipe di medici e ricercatori americani è partito dall’isolamento nella paziente, affetta da tumore al seno, dei linfociti T normalmente presenti nel tessuto tumorale. Questi linfociti pur se presenti nella paziente non “vedono” o non sono in grado in modo efficace di contrastare la crescita tumorale, e il lavoro dei ricercatori si è orientato proprio verso questa particolare popolazione di cellule del sistema immune. Isolati e coltivati in vitro, i linfociti T, vengono attivati e resi sensibili alle cellule tumorali che diventano quindi il loro bersaglio principale. Queste cellule immunitarie così trattate in laboratorio sono poi re-infuse nel paziente, da qui il nome di trasferimento autologo (per distinguerlo da quello eterologo dove i linfociti provengono da un soggetto diverso) adottivo di linfociti T, quindi una volta tornate in circolo nell’organismo di origine vanno subito ad attaccare ed eliminare le cellule tumorali. <a href="https://www.nature.com/articles/s41591-018-0040-8">https://www.nature.com/articles/s41591-018-0040-8</a></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il risultato mostrato nell’articolo è a dir poco strabiliante, a distanza di 22 mesi dall’inizio della terapia la paziente risulta libera da malattia anche nella forma metastatica, più aggressiva. Il trattamento ha determinato la regressione completa della malattia tumorale e la scomparsa delle metastasi.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Questo studio è di particolare interesse soprattutto per la tipologia tumorale. Le terapie immunologiche sono da sempre soggette ad una notevole variabilità del risultato che molto dipende dalla malattia e dallo stato di salute del paziente. Da diversi anni si sta tentando questo approccio terapeutico, con buoni risultati sul melanoma e sui tumori ematologici, ma è la prima volta che usato nel carcinoma della mammella metastatico ha fatto registrare una così significativa efficacia. Si deve poi aggiungere che la paziente trattata non ha avuto più bisogno di trattamenti di mantenimento successivi alla fine della terapia.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La strategia di Rosemberg e collaboratori dimostra che il moderno orientamento della medicina verso terapie sempre più personalizzate, la cosiddetta medicina di precisione, rappresenta lo scenario futuro nel trattamento del paziente oncologico e a giudicare da questi importanti risultati non sembra neanche tanto remoto.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/limmunoterapia-del-futuro/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>“Cerealia” nell’Anno del cibo italiano</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/cerealia-nellanno-del-cibo-italiano/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/cerealia-nellanno-del-cibo-italiano/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Jun 2018 09:01:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3606</guid>

					<description><![CDATA[“Cerealia” nell’Anno del cibo italiano Il festival è in programma a Roma e in altre regioni d’Italia per conoscere sempre di più il valore nutrizionale dei cerali che fin dall’antichità sono stati alla base delle diete di tutti i popoli di GIULIA BIGIONI &#160; I cereali, da sempre prodotti base non solo della dieta mediterranea [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="font-size: 18pt;">“Cerealia” nell’Anno del cibo italiano</span></strong><br />
<span style="font-size: 18pt;">Il festival è in programma a Roma e in altre regioni d’Italia per conoscere sempre di più il valore nutrizionale dei cerali che fin dall’antichità sono stati alla base delle diete di tutti i popoli</span><br />
<strong>di GIULIA BIGIONI</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">I cereali, da sempre prodotti base non solo della dieta mediterranea ma anche dei paesi in via di sviluppo, sono un alimento consumato in gran quantità fin dall’antichità. Il termine “cereali” indica “tutte le piante erbacee che producono frutti i quali, macinati, danno farina da farne pane e altri cibi”, come grano, riso, mais, orzo, avena, segale, sorgo, quinoa e amaranto. Cereale deriva dal nome della dea romana Cerere protettrice delle terra, della fertilità e nume tutelare dei raccolti tanto che si credeva che avesse insegnato agli uomini la coltivazione dei campi. Cerere, che nelle mitologia latina era la sorella di Giove, di Vesta, Giunone, Plutone e Nettuno, veniva solitamente rappresentata come una matrona maestosa, bella e affabile, con una corona di spighe sul capo e un canestro ricolmo di grano. In suo onore si svolgevano a Roma nel mese di aprile di ogni anno i “Ludi Ceriales”.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Si richiama proprio agli antichi riti nella Roma antica dei Ludi di Cerere e delle Vestali, il festival “Cerealia” www.cerealialudi.org/ in programma dal 7 al 13 giugno e che si svolgerà nella capitale e in alcune regioni d’Italia (Calabria, Lazio, Lombardia, Puglia, Sardegna e Sicilia). La festa è estesa anche ai paesi del bacino del Mediterraneo per uno scambio interculturale, gemellando ogni anno un paese diverso (Grecia, Turchia, Croazia, Cipro, Marocco). Per la presente edizione il paese gemellato è Malta a testimonianza del punto di incontro di una miriade di società del Mediterraneo, appartenenti a sistemi culturali integrati fra di loro. </span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Cerealia non è solo un momento di revocazione storica, ma anche di interscambio culturale dove si affrontano argomenti fondamentali quali l’alimentazione, l’ambiente, l’economia, il territorio e la dimensione sociale, presentate in un contesto attuale che caratterizza il mondo dei cereali di cui si vuole diffondere la conoscenza e coscienza del valore della terra, delle colture autoctone e della biodiversità. Il calendario della manifestazione prevede seminari, forum, convegni, laboratori e interventi da parte dei professionisti del settore. E poi presentazioni di libri, proiezione di filmati, street food e tanti assaggi. </span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Cerealia è stato inserito nel calendario istituzionale dell’Anno Europeo del Patrimonio Culturale e dell’Anno del Cibo Italiano promossi dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo. L’appuntamento è anche l’occasione per approfondire le proprietà nutrizionali dei cerali non geneticamente modificati (OGM) e coltivati biologicamente senza l’uso di pesticidi. I vantaggi derivanti dal consumo di questi nutrienti importanti per l’organismo e di cibi biologicamente sani vanno in gran parte ricondotti all’aumentato apporto di fibra, che aumenta il senso di sazietà e facilità di transito intestinale, riduce l’assorbimento di grassi, colesterolo e di sostanze cancerogene. Altri vantaggi importanti derivano dall&#8217;aumentato apporto di vitamina E e di alcune vitamine del gruppo B. </span><br />
<span style="font-size: 14pt;">TAG – Grani antichi – Vitamina E – Colture autoctone &#8211; Cerere</span></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/cerealia-nellanno-del-cibo-italiano/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il gelato artigianale un’estasi per la gola</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/il-gelato-artigianale-unestasi-per-la-gola/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/il-gelato-artigianale-unestasi-per-la-gola/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Jun 2018 12:48:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3467</guid>

					<description><![CDATA[Il gelato artigianale un’estasi per la gola Con l’arrivo dell’estate, aumenta il consumo del gelato artigianale con le sue mille combinazioni che portano freschezza e dolcezza. Partita la campagna “Operazione trasparenza” di SILVIA BASSI Estate e gelato sono una combinazione perfetta e inscindibile, grazie alle molteplici combinazioni di gusti e sapori, praticamente infiniti, di ingredienti [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Il gelato artigianale un’estasi per la gola</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Con l’arrivo dell’estate, aumenta il consumo del gelato artigianale con le sue mille combinazioni che portano freschezza e dolcezza. Partita la campagna “Operazione trasparenza”</span></p>
<p><strong>di SILVIA BASSI</strong></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Estate e gelato sono una combinazione perfetta e inscindibile, grazie alle molteplici combinazioni di gusti e sapori, praticamente infiniti, di ingredienti freschi e cremosi per il piacere della gola. Un piacere che sfiora l’estasi quando si degusta un cono gelato artigianale creato utilizzando solo prodotti genuini, senza il ricorso a miscele, coloranti, additivi e aromi. Il gelato artigianale richiede passione e una ricetta speciale, miscelata sapientemente dal maestro gelatiere.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L’Italia è l’indiscusso regno del gelato buono e genuino che non trova eguali in altre nazioni, grazie alla creatività dei maestri gelatieri operanti non solo nelle grandi città ma anche nei piccoli centri. Nel suo libro “<em>Estasi culinarie</em>” la scrittrice francese Muriel Barbery, autrice, fra l’altro, del romanzo “<em>L’eleganza del riccio”</em>,  così descrive il suo amore per i gelati italiani: “<em>Di consistenza vellutata che formano monumentali scale di vaniglia, fragola o cioccolato; coppe gelato che crollano sotto il peso della panna, della pesca, delle mandorle e di ogni sorta di sciroppo; semplici stecchi dal rivestimento croccante, delicati e tenaci insieme, che si gustano per strada, tra un appuntamento e l&#8217;altro</em>&#8220;. </span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Cosa c’è dentro un gelato? Quali sono gli ingredienti che lo compongono? Quello che consumiamo è vero gelato artigianale? Domande, queste, che meritano risposta certa, a tutela dei diritti dei consumatori e degli stessi artigiani del gelato che portano avanti con passione la tradizione del dolce freddo più famoso al mondo. Proprio per dare risposta a domande come queste,  l’<em>Associazione Gelatieri per il Gelato </em><a href="https://gelatieriperilgelato.com/">https://gelatieriperilgelato.com/</a> ha lanciato un progetto dall’esplicativo titolo “<em>Operazione Trasparenza</em><strong>” </strong>in corso fino al prossimo 15 giugno.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L’Associazione nasce come movimento culturale per diffondere e condividere la cultura del “Gelato Artigianale di Tradizione Italiana”, nel rispetto dell’ambiente, promuovendo le economie locali e l’utilizzo di ingredienti naturali per una alimentazione sana e buona, nel rispetto del cliente. I gelatieri si impegnano a scegliere prodotti freschi, possibilmente del proprio territorio, incentivando le economie locali ed evitando l’uso di coloranti artificiali, i prodotti semilavorati che li contengono e i grassi vegetali idrogenati.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Obiettivo della campagna “<em>Operazione trasparenza</em>” dei Gelatieri Artigianali è invitare il pubblico a controllare gli ingredienti redatti in un apposito libro, per avere la consapevolezza di come lavora la propria gelateria. Fare un gelato artigianale buono non basta. Il gelatiere ha anche l’obbligo di tutelare la salute dei consumatori, somministrando un prodotto salubre, ovvero esente da qualunque tipo di rischio, con la messa in sicurezza degli ambienti di lavoro e il rispetto delle vigenti norme igieniche-sanitarie, comprese quelle ottimali sulla sanificazione dei macchinari, per eliminare qualsiasi fonte di contaminazione microbiologica del gustoso alimento, re dell’estate.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>TAG: Gelato artigianale &#8211; Idrogenati – Grassi vegetali – Muriel Barbery</strong></span></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/il-gelato-artigianale-unestasi-per-la-gola/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Lo psicobiotico</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/lo-psicobiotico/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/lo-psicobiotico/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 May 2018 08:48:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3407</guid>

					<description><![CDATA[Lo psicobiotico: quando un “semplice probiotico” elimina l’ansia ed aiuta a dimagrire. Dimagrire migliorando il proprio umore. Uno studio dell’università di Roma Tor Vergata conia il termine psicobiotico.   Di Marco Marchetti &#160; Dimagrire è uno dei verbi più coniugati in questo periodo primaverile. Moltissime sono le diete e moltissimi gli integratori proposti. Non tutti [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Lo psicobiotico: quando un “semplice probiotico” elimina l’ansia ed aiuta a dimagrire.</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Dimagrire migliorando il proprio umore. Uno studio dell’università di Roma Tor Vergata conia il termine psicobiotico. </span></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Di Marco Marchetti</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Dimagrire è uno dei verbi più coniugati in questo periodo primaverile. Moltissime sono le diete e moltissimi gli integratori proposti. Non tutti sono realmente efficaci. Secondo un recente studio, una corretta integrazione di probiotici può modulare la flora intestinale ed aiutare a perdere peso eliminando al contempo tutti i sintomi di ansia e disagio che una dieta spesso comporta.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il microbiota intestinale è un insieme di circa 1000 specie diverse che, agendo come un vero e proprio organo in una relazione simbiotica con l’ospite, gioca un ruolo cruciale nel mantenere l’omeostasi energetica dell’organismo. E’ dimostrato come una variazione quali-quantitativa del microbioma comporti ricadute sulla salute dell’organismo umano, sull’insorgenza di alcune malattie cardiovascolari e sulla composizione corporea determinando, ad esempio, un maggior accumulo di massa grassa.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">A questo proposito, è necessario ricordare che l’organizzazione mondiale della sanità ha abbandonato la vecchia definizione di obesità limitata al rapporto tra peso ed altezza, per descriverla, in modo più appropriato, come un eccessivo accumulo di grasso tale da alterare lo stato di salute dell’individuo.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Proprio il grasso quindi, e non il peso, sembra essere la causa dei problemi causati dall’obesità.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il microbioma umano ha una notevole influenza in questo senso poiché è direttamente coinvolto nell’estrazione di energia dal cibo e sembra implicato in diversi processi fisiologici come la lipogenesi e la sintesi di acidi grassi e di colesterolo.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Studi recentissimi hanno inoltre dimostrato la relazione esistente tra il microbioma ed il cervello, scoprendo una comunicazione bidirezionale tra cervello ed intestino chiamata appunto asse intestino-cervello.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">A questo proposito altri studi hanno dimostrato in particolare come il microbioma abbia la capacità di modulare l’umore ed il comportamento e compartecipi alla genesi di stati di stress, ansia e depressione.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Modulare quindi il microboma umano potrebbe migliorare tanto la composizione corporea, quanto l’umore.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Un recente studio dell’università di Roma Tor Vergata approfondisce questa intuizione.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Lo studio: <strong>Evidences of a New Psychobiotic Formulation on Body Composition and Anxiety</strong> a cura di Carmela Colica, Ennio Avolio, Patrizio Bollero, Renata Costa de Miranda, Simona Ferraro, Paola Sinibaldi Salimei, Antonino De Lorenzo, e Laura Di Renzo ha approfondito la relazione esistente tra modulazione del microbioma, ansia e miglioramento della composizione corporea.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">In questo studio sono stati messi a confronto, e paragonati tra loro, tre diversi trattamenti. Il primo prevedeva la somministrazione di un integratore di fermenti senza alcun intervento dietoterapico, il secondo prevedeva esclusivamente un intervento dietoterapico ed infine il terzo era la combinazione dei due.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L’integratore di fermenti era composto da ceppi di 1.5 × 1010 CFU di Streptococcus thermophilus,  1.5 × 1010 CFU di Lactobacillus bulgari, 1.5 × 1010 CFU di Lactococcus lactis subsp. lactis, 1.5 × 1010 CFU di Lactobacillus acidophilus; 1.5 × 1010 CFU di Streptococcus thermophiles; 1.5 × 1010 CFU di Lactobacillus plantarum; 1.5 × 1010 CFU di Bifidobacterium lactis, 1.5 × 1 1010 CFU di Lactobacillus reuteri e sembra che la composizione abbia giocato un ruolo fondamentale.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">I pazienti arruolati, sono stati valutati dal punto di vista fisico e nutrizionale attraverso misure antropometriche, Bia e Dexa. Agli stessi pazienti, inoltre, sono stati somministrati test psicoattitudinali, in particolare l’HAM-A.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Proprio i pazienti sottoposti a trattamento dietoterapico ed alla contemporanea assunzione dell’integratore di fermenti hanno dimostrato i risultati migliori e più interessanti. I pazienti a cui era stata somministrata questa nuova formulazione di probiotico hanno dimostrato, ad esempio, una performance migliore nella valutazione dello stato di ansia.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Questa migliore performance è stata osservata tanto nel gruppo cui era stata somministrata solo integrazione di probiotici, tanto nel gruppo in cui l’integrazione di probiotici era inserita all’interno di un regime dietotarapico ipocalorico bilanciato.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">D’altra parte i pazienti appartenenti a quest’ultimo gruppo hanno mostrato i risultati migliori nella valutazione della composizione corporea. Questi pazienti, al termine del trattamento, hanno mostrato sensibili miglioramenti in termini di perdita di peso, riduzione delle circonferenze, percentuale di massa grassa e dell’indice IMAT.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Da questo studio si deduce come una corretta supplementazione di probiotici migliori la performance della dieta e riduca in modo evidente la sintomatologia dovuta ad uno stato ansioso che proprio la dieta stessa spesso induce. In buona sostanza possiamo affermare che per dimagrire non è sufficiente una corretta dieta, spesso si possono ottenere risultati migliori aggiungendo ad un corretto regime dietoterapico un’integrazione di probiotici, ponendo attenzione ai ceppi presenti all’interno della formulazione.</span></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/lo-psicobiotico/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Dormire per dimagrire</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/dormire-per-dimagrire/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/dormire-per-dimagrire/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 May 2018 13:12:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3565</guid>

					<description><![CDATA[Dormire per dimagrire Le giuste ore di sonno possono essere un valido alleato alla restrizione calorica di GIULIA BIGIONI &#160; Non vuole certo essere un invito alla pigrizia e sicuramente ne sarebbe contento Oblomov, noto personaggio del romanzo di Goncarov, ma sembrerebbe che la giusta dose di sonno possa contribuire in misura significativa al controllo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Dormire per dimagrire</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Le giuste ore di sonno possono essere un valido alleato alla restrizione calorica</span></p>
<p><strong>di GIULIA BIGIONI</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Non vuole certo essere un invito alla pigrizia e sicuramente ne sarebbe contento Oblomov, noto personaggio del romanzo di Goncarov, ma sembrerebbe che la giusta dose di sonno possa contribuire in misura significativa al controllo del peso in persone obese e in sovrappeso. <a href="https://academic.oup.com/sleep/advance-article/doi/10.1093/sleep/zsy076/4985505">https://academic.oup.com/sleep/advance-article/doi/10.1093/sleep/zsy076/4985505</a></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Questa interessante indicazione ci viene suggerita da uno studio d’oltreoceano e per la precisione dall’Università della Carolina del Sud, negli Stati Uniti, dove un gruppo di ricercatori ha voluto verificare quanto la riduzione del periodo di sonno associata alla restrizione calorica possa essere in grado di influenzare il controllo del peso. <a href="https://academic.oup.com/sleep/article/41/5/zsy027/4846324">https://academic.oup.com/sleep/article/41/5/zsy027/4846324</a></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Gli scienziati americani hanno preso in esame 36 individui adulti con una età compresa tra i 35 e i 55 anni ai quali è stato chiesto di adottare, per un periodo di 8 settimane, un regime dietetico che prevedeva una restrizione delle calorie giornaliere insieme ad una riduzione del periodo dedicato al sonno. Nel primo gruppo, che ha dormito senza restrizioni, mediamente le ore di sonno erano comprese tra le 7-7,5 ore a notte mentre al secondo è stato chiesto di ridurre tale periodo di circa un’ora a notte passando quindi a 6-6,5 ore a notte. Il sonno “perso” durante la settimana poteva poi essere recuperato nel fine settimana ad libitum, con questo regime tuttavia è stata stimata una perdita di sonno complessiva di circa due/tre ore a settimana nonostante la possibilità di recupero.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Come atteso i soggetti di entrambi i gruppi sottoposti a restrizione dietetica hanno perso peso, mediamente nell’ordine di circa 3 chilogrammi, tuttavia gli effetti non si sono limitati al calo del peso corporeo ma nel gruppo che ha associato alla restrizione calorica anche quella del sonno è stata osservata una curiosa modulazione della composizione corporea. Utilizzando la DXA, una sofisticata metodologia di scansione di tutto il coporo, è stato possibile misurare il rapporto in composizione corporea tra massa grassa e massa magra all’inizio e alla fine dello studio.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Associato alla dieta il sonno in qualche modo favorisce la perdita di massa grassa e conserva il magro, circa un&#8217;ora di riduzione del sonno per 5 notti a settimana ha portato in proporzione ad una minore perdita di massa grassa a fronte della stessa perdita di peso. Il calo ponderale osservato solo con la restrizione calorica è stato attribuito per circa 80% alla diminuzione della massa grassa e per il restante al magro, al contrario i soggetti che hanno dormito meno hanno perso in proporzione quasi il 40% di magro e circa il 60% di massa grassa.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La limitazione del sonno può quindi influire negativamente sull’esito dei nostri sforzi alimentari e da quanto osservato in questo studio sembrerebbe anche che il recupero del fine settimana sia poco efficace nell’invertire questo fenomeno. </span></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/dormire-per-dimagrire/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>A scuola di olio extravergine di oliva</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/a-scuola-di-olio-extravergine-di-oliva/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/a-scuola-di-olio-extravergine-di-oliva/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 May 2018 09:04:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3609</guid>

					<description><![CDATA[A scuola di olio extravergine di oliva Secondo un’indagine dell’Ismea l’88% degli italiani consuma olio evo, il 7% il bio e solo 2% il Dop e l’Igp. L’Italia è il secondo produttore al mondo dopo la Spagna di SILVIA BASSI Su nessuna tavola italiana manca una bottiglia di olio extravergine d’oliva, il condimento per eccellenza [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="font-size: 18pt;">A scuola di olio extravergine di oliva</span></strong><br />
<span style="font-size: 18pt;">Secondo un’indagine dell’Ismea l’88% degli italiani consuma olio evo, il 7% il bio e solo 2% il Dop e l’Igp. </span><span style="font-size: 18pt;">L’Italia è il secondo produttore al mondo dopo la Spagna</span></p>
<p><strong>di SILVIA BASSI</strong></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Su nessuna tavola italiana manca una bottiglia di olio extravergine d’oliva, il condimento per eccellenza e ineguagliabile per qualità e gusto della Dieta Mediterranea. L’Italia è il secondo produttore al mondo di olio, con 432 mila tonnellate, dietro la Spagna, che arriva a 1,2 milioni, e prima della Grecia, con 138 mila tonnellate. Il bel paese è il primo consumatore mondiale d’olio di oliva, con 535 mila tonnellate. </span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Questi e altri dati sono stati divulgati dall’Ismea www.ismea.it, l’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare, che, recentemente, ha svolto un’inchiesta sul comportamento del consumatore italiano di fronte agli scaffali della grande distribuzione, dove, nell’ultimo decennio, è notevolmente aumentato lo spazio dedicato all’olio extravergine d’oliva italiano, passato dal 13,3% al 26,6%.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">L’indagine Ismea, nonostante questi dati positivi, rileva,tra l’altro, che il consumatore mostra una notevole confusione nei confronti del prodotto, non riuscendo sempre a identificare le differenze tra le varie tipologie (extravergine, vergine, olio d’oliva) oppure l’esatta provenienza (regionale, italiana, extracomunitaria, comunitaria).</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Per Raffaele Borriello, direttore generale dell&#8217;Ismea, il consumatore passa più tempo di prima a scegliere l&#8217;olio di oliva da portare a tavola e a leggere l&#8217;etichetta delle bottiglie, rilevando un certo gap di conoscenza, ma questo non sempre si riflette sulle abitudini di acquisto. “I nostri dati ci dicono – sottolinea Borriello &#8211; che chi acquista vorrebbe sapere di più sul patrimonio di oli nazionale, e, soprattutto la fascia più giovane, si dimostra molto sensibile sull&#8217;origine del prodotto, sulla territorialità e sugli aspetti salutistici. Per questo occorre investire in futuro sull&#8217;informazione e sulla comunicazione al consumatore, approfondendo questi aspetti”.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">In generale il consumatore, abituato a un “gusto piatto”, ha ancora poca dimestichezza con le svariate caratteristiche organolettiche della grande varietà degli oli italiani, come l’amaro e il piccante, il colore (verde e giallo) e l’aspetto (limpido, opaco). Quando il consumatore non riesce a “capire l’olio”, ripiega sul prezzo e sulle offerte speciali a discapito della qualità.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Per una maggiore consapevolezza salutistica e valorizzazione dell’extravergine d’oliva secondo l’Ismea va ricostruita con campagne d’informazione e comunicazione. Infatti, tra oli d’oliva, extravergine, comunitari, italiani, regionali, Dop e Igp, bio, aromatizzati che vantano proprietà nutraceutiche, tracciabilità e sostenibilità – parole che spesso non hanno un significato comprensibile &#8211; per il consumatore è facile perdere l’orientamento. </span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Tra i consigli suggeriti dall’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare, ci sono quelli dipromuovere la competenza del consumatore, lavorando anche nelle scuole,e poi di analizzare e spiegare il prezzo dell’olio extravergine, permettendo di capire dove e a quale costo, si genera la qualità e la differenza di prezzo. Senza queste informazioni si corre il rischio di spingere i consumatori verso l’acquisto di prodotti sostitutivi dell’olio extravergine,come i vari oli di semi (lino, mandorle, riso, canapa) che non hanno le proprietà nutrizionali e salutistiche dell’olio evo. </span><br />
<span style="font-size: 14pt;"><strong>TAG: Dieta Mediterranea – Fruttato – Dop e Igp – Olio di semi</strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/a-scuola-di-olio-extravergine-di-oliva/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il buonumore vien mangiando frutta e verdura</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/il-buonumore-vien-mangiando-frutta-e-verdura/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/il-buonumore-vien-mangiando-frutta-e-verdura/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 May 2018 12:42:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3464</guid>

					<description><![CDATA[Il buonumore vien mangiando frutta e verdura Secondo una ricerca neozelandese grazie ai micronutrienti naturali di kiwi, banane, pompelmi, agrumi e carote si riducono i sintomi depressivi di SILVIA BASSI &#160; Un toccasana contro depressione, insoddisfazioni della vita, spossatezza e stati emotivi negativi è mangiare frutta e verdura, al naturale piuttosto che cotta o in [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Il buonumore vien mangiando frutta e verdura</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Secondo una ricerca neozelandese grazie ai micronutrienti naturali di kiwi, banane, pompelmi, agrumi e carote si riducono i sintomi depressivi</span></p>
<p><strong>di SILVIA BASSI</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Un toccasana contro depressione, insoddisfazioni della vita, spossatezza e stati emotivi negativi è mangiare frutta e verdura, al naturale piuttosto che cotta o in scatola. Il buon umore viene mangiando carote, banane, mele, kiwi, cetrioli, pompelmi, agrumi, frutti di bosco e verdure a foglia verde scuro, come gli spinaci. Hanno scarso effetto, per far tornare il sorriso, la cottura e la lavorazione di frutta e verdura, poiché diminuiscono o annullano i livelli nutrienti.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Gli aspetti positivi legati al consumo di frutta e verdura fresche sono stati messi in luce da una recente ricerca effettuata dall’Università neozelandese di Otago e pubblicata sulla rivista “<em>Frontiers in Psychology</em>” <a href="https://www.frontiersin.org/journals/psychology">https://www.frontiersin.org/journals/psychology</a>.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Le ricercatrici TamlinConner, Kate Brookie e Georgia Migliore, che hanno guidato lo studio su circa 400 persone tra i 18 e i 25 anni &#8211; fascia di età dove, in genere, è più basso il consumo di frutta e verdura ed è più alto il rischio di disturbi psichici, affermano che “<em>il consumo di sostanze nutritive naturali è collegato a una riduzione dei sintomi depressivi e a umore positivo e soddisfazione nei confronti della vita</em>”. La ricerca neozelandese ha evidenziato che il consumo di frutta e verdura migliorala salute mentale e l’umore positivo,rispetto a chi ne mangia poca.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il tutto si verifica perché frutta e verdura fresche contengono una varietà di micronutrienti essenziali per le funzioni fisiche e mentali. Gli antiossidanti, infatti, come la vitamina C e i carotenoidi, svolgono un ruolo fondamentale nella protezione del corpo contro lo stress ossidativo, che è responsabile della causa e della progressione di malattie neurodegenerative e infiammatorie croniche, dell&#8217;aterosclerosi, di alcuni tumori e della depressione. Inoltre, le vitamine idrosolubili (Vitamina C e vitamine B) e alcuni minerali (calcio, magnesio e zinco) sono importanti per il funzionamento cognitivo ed emozionale.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Le ricercatrici Conner, Brookie e Migliore sottolineano, tra l’altro,che gli stati d&#8217;animo positivi possono portare le persone verso scelte alimentari più sane, mentre gli stati d&#8217;animo negativi, come lo stress, potrebbero spostare le persone verso scelte alimentari non corrette e dannose per la salute.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La ricerca dell’Università di Otago è un’ulteriore conferma dell’importanza di mangiare frutta e ortaggi freschi,come già dimostrato nella Dieta Mediterranea, che è caratterizzata da alimenti di origine vegetale, compresa la pasta condita con olio d’oliva. Il consumo di frutta e verdura, oltre a garantire il contributo di sostanze nutrienti, riduce l’apporto calorico della dieta, poiché contengono molta acqua e la fibra ha un effetto saziante. Molti nutrizionisti consigliano, infatti, di cominciare a mangiare la frutta a partire dalla prima colazione e negli spuntini fuori pasto: una scelta alimentare più sana, rispetto ad altre, al fine di avere un girovita meno ampio e quindi un minor rischio di obesità.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>TAG: Depressione &#8211; Carotenoidi – Antiossidanti – Micronutrienti</strong></span></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/il-buonumore-vien-mangiando-frutta-e-verdura/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;influenza della dieta sulla risposta del sistema immunitario contro il cancro</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/linfluenza-della-dieta-sulla-risposta-del-sistema-immunitario-contro-il-cancro/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/linfluenza-della-dieta-sulla-risposta-del-sistema-immunitario-contro-il-cancro/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 May 2018 08:53:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3602</guid>

					<description><![CDATA[L&#8217;influenza della dieta sulla risposta del sistema immunitario contro il cancro La nutrizione può influenzare la crescita dei tumori attraverso effetti sistemici o locali all&#8217;interno del microambiente tumorale di GIULIA BIGIONI Con l’introduzione dell&#8217;immunoterapia come modalità riconosciuta di prima e seconda linea, assistiamo oggi a un cambiamento di paradigma nel trattamento del cancro anche in [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="font-size: 18pt;">L&#8217;influenza della dieta sulla risposta del sistema immunitario contro il cancro</span></strong></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">La nutrizione può influenzare la crescita dei tumori attraverso effetti sistemici o locali all&#8217;interno del microambiente tumorale</span></p>
<p><strong>di GIULIA BIGIONI</strong></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Con l’introduzione dell&#8217;immunoterapia come modalità riconosciuta di prima e seconda linea, assistiamo oggi a un cambiamento di paradigma nel trattamento del cancro anche in fase avanzata.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">I tumori umani si evolvono seguendo uno stretto collo di bottiglia di selezione in base a un processo degenerativo basato sull&#8217;instabilità genetica che porta a un aumento di tentativi ed errori dei processi oncogeni o a un accumulo ordinato e graduale delle mutazioni. Nel primo caso, il processo degenerato e caotico è associato ad una maggiore immunogenicità delle cellule tumorali, mentre nel secondo le cellule tumorali possono replicare senza essere riconosciute dalla sorveglianza immunitaria dell&#8217;ospite.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Tre categorie di fattori possono determinare la risposta immunitaria nel cancro: la composizione genetica dell&#8217;ospite, il profilo somatico delle cellule tumorali e fattori ambientali. Aspetti fondamentali della vita quotidiana umana, l’età, lo stato fisiologico o patologico e le abitudini alimentari potrebbero influenzare l&#8217;immunoma umano e quindi la crescita del cancro e / o la reattività alla modulazione immunitaria stessa.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Fino a oggi la maggior parte degli sforzi per comprendere la risposta immunitaria hanno ruotato attorno alle alterazioni somatiche delle cellule tumorali e al loro effetto sulle cellule ospiti nel microambiente tumorale e nella circolazione. Sono disponibili, invece, poche informazioni sul ruolo svolto dai fattori ambientali nella modulazione delle interazioni cancro.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Oggi, la nuova scienza dell’immunonutrizione prova a spiegare come possiamo difenderci dalle malattie nutrendoci bene per attivare le nostre difese immunitarie. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29558948</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Mentre varie condizioni sono state associate a variazioni consistenti della funzione immunitaria, l&#8217;immunogenomica (o l&#8217;analisi dell&#8217;attivazione trascrizionale causata dai nutrienti) è stata sostenuta da pochi. Ci sono, tuttavia, diversi modi in cui la nutrizione può influenzare la crescita del cancro attraverso effetti sistemici o locali all&#8217;interno del microambiente tumorale.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Per la funzione immunitaria sono importanti i modelli alimentari seguiti, alcuni di valore indiscusso, quale una dieta sana, come il Mediterraneo, quella vegetariana, la giapponese o una dieta per la regolazione del microbiota, che hanno dimostrato di ridurre il rischio di sviluppo e la mortalità associata con diversi tipi di cancro. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27709360</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Gli antiossidanti, come gli omega 3 e i polifenoli, rappresentano potenziali approcci terapeutici che potrebbero favorire abitudini alimentari e stili di vita sani. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28429343</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">I fattori metabolici come la diminuzione del livello di arginina e triptofano, l&#8217;aumento del metabolismo del glucosio con il successivo aumento dei livelli di lattato e la via dell&#8217;adenosina, sono tutti ben noti per avere un impatto sull&#8217;attività immunitaria all&#8217;interno del tumore.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">È anche chiaro che lo stato metabolico generale che determina le deviazioni dal peso corporeo ideale influenza notevolmente lo stato immunitario dell&#8217;individuo. Inoltre, particolari componenti alimentari come le vitamine possono essere influenzati dallo stato nutrizionale e secondariamente influenzare la funzione immunitaria.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L&#8217;alimentazione può influenzare il microbioma intestinale, che a sua volta ha effetti drasticamente diversi sulla funzione immunitaria in base alla sua composizione.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Benchè siano stati scoperti i meccanismi potenziali che possono influenzare la funzione immunitaria e di conseguenza la crescita del cancro e la reattività agli agenti immunoterapici, non si sa molto su come possano influenzare e modulare le terapie, poiché i parametri che collegano le abitudini alimentari con l&#8217;esito clinico durante gli studi di immunoterapia non vengono effettuati di routine nella pratica clinica. </span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Per questo nel mese di maggio verrà avviato il Progetto D.I.E.T. (Diet for Immunotherapy Enhancement against Tumors), una collaborazione tra Universtà Italiane, l’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione “G. Pascale” e la AbbVie Corporation (USA), coordinato dalle Prof. Laura Soldati, del Dipartimento di Scienza della salute dell’Università degli studi di Milano e la Prof. Laura Di Renzo, della Sezione di Nutrizione clinica e Nutrigenomica, del Dipartimento di Biomedicina e prevenzione dell’Università degli studi di Roma Tor Vergata. </span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Le scienziate con questo il Progetto D.I.E.T. voglio porre delle basi cliniche e molecolari solide a sostegno delle evidenze che con una nutrizione mirata l&#8217;azione del sistema immunitario possa essere modulata e le condizioni generali dei pazienti possano essere migliorate.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">TAG: IMMUNONUTRIZIONE- CANCRO- SISTEMA IMMUNITARIO- DIETA MEDITERRANEA- DIETA GIAPPONESE-ANTIOSSIDANTI</span></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/linfluenza-della-dieta-sulla-risposta-del-sistema-immunitario-contro-il-cancro/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Uno sguardo nel guscio</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/uno-sguardo-nel-guscio/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/uno-sguardo-nel-guscio/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Apr 2018 12:01:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3448</guid>

					<description><![CDATA[&#160; Uno sguardo nel guscio Noci, mandorle e nocciole prevengono diverse patologie a carico del sistema cardiocircolatorio  &#160; di GIULIA BIGIONI La frutta in guscio, spesso ritenuta un alimento di importanza secondaria, se non addirittura considerata eccessivamente calorica e poco adatta ad un regime alimentare salutare, è al contrario un valido strumento per la prevenzione [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Uno sguardo nel guscio</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Noci, mandorle e nocciole prevengono diverse patologie a carico del sistema cardiocircolatorio  </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><span style="font-size: 12pt;">di GIULIA BIGIONI</span></strong></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La frutta in guscio, spesso ritenuta un alimento di importanza secondaria, se non addirittura considerata eccessivamente calorica e poco adatta ad un regime alimentare salutare, è al contrario un valido strumento per la prevenzione di malattie cardiovascolari. Il consumo regolare di frutta in guscio quali, noci, mandorle e nocciole è stato associato ad una significativa riduzione dell’incidenza di malattie cardiovascolari. Il rischio d’infarto miocardico, di fibrillazione atriale e di stenosi valvolare, tutte patologie estremamente serie e invalidanti, può essere ridotto da un consumo regolare e regolato di frutta in guscio. <a href="https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28429343">https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28429343</a></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Questi interessanti risultati sono stati recentemente confermati da un articolo scientifico pubblicato sulla rivista HEART da un gruppo di studiosi scandinavi, affiliati a diverse università quali il Karolinska Institute di Stoccolma e l’Università di Upsala. Lo studio di tipo prospettico ha preso in esame più di 61000 soggetti, con una età compresa tra i 45 e gli 80 anni, che sono stati seguiti per circa 17 anni. Gli studiosi, utilizzando un questionario per determinare le loro abitudini alimentari e lo stile di vita, sono stati in grado di suddividere e seguire nel tempo la popolazione in oggetto fino anche al loro decesso. I risultati pubblicati mostrano una significativa riduzione del 3% del rischio di fibrillazione atriale per i soggetti che consumavano frutta in guscio a partire dalle tre porzioni al mese, fino ad arrivare ad una quota di riduzione del rischio del 18% nei soggetti che arrivavano a consumare due/tre porzioni alla settimana.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Inoltre, è stata anche osservata una inversione del rischio di infarto miocardico. Il ridotto rischio di infarto del miocardio sembrerebbe associato ad un moderato ma non alto consumo di frutta in guscio che in qualche modo favorirebbe la riduzione di peso.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Nocciole, noci e mandorle notoriamente contengono oligoelementi, polifenoli e vitamine come la Vitamina-E di indiscusse proprietà antiossidanti che si ritengono alla base degli effetti osservati su questa popolazione. Il forte interesse per questi risultati nasce inoltre all’alta numerosità dei soggetti, più di 60000, seguiti per anni fornendoci una chiave di lettura sugli effetti della frutta in guscio nell’alimentazione. </span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Interessante risulta anche la distribuzione culturale dei partecipanti allo studio, generalmente i maggiori consumatori di frutta in guscio hanno una cultura medio alta, sono fisicamente attivi e hanno valori di indice di massa corporea tendenzialmente più bassi. <a href="https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22088224">https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22088224</a></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Anche nelle abitudini alimentari in genere sembrerebbero più virtuosi rispetto a chi per esempio segue poco i consigli del vivere sano.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Questi microalimenti, se vogliamo considerarli tali per associazione con i micronutrienti che contengono, devono necessariamente essere considerati la base di un regime alimentare sano, che trae le sue origini dai dettami della dieta mediterranea. Alimenti che non sono più necessariamente solo legati alle quantità ma soprattutto alla loro qualità intrinseca e forse anche ad una frugalità del quotidiano che nel nostro mondo occidentale e opulento abbiamo perso.    </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>TAG: CUORE- MALATTIE CARDIOVASCOLARI- BENESSERE-NOCCIOLE-MANDORLE-NOCI</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">  </span></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/uno-sguardo-nel-guscio/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I piselli per la regolazione della glicemia e dell’appetito</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/i-piselli-per-la-regolazione-della-glicemia-e-dellappetito/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/i-piselli-per-la-regolazione-della-glicemia-e-dellappetito/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Apr 2018 12:29:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3459</guid>

					<description><![CDATA[I piselli per la regolazione della glicemia e dell’appetito  Il ritorno a cose semplici e genuine sta riportando i legumi sempre più frequentemente sulle nostre tavole. &#160; di GIULIA BIGIONI Nel corso dei secoli i legumi, della famiglia delle Fabaceae, hanno alternato la loro fortuna sulle nostre tavole, in funzione della disponibilità alimentare e delle [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="font-size: 18pt;">I piselli per la regolazione della glicemia e dell’appetito</span></strong></p>
<p><span style="font-size: 18pt;"> </span><span style="font-size: 18pt;">Il ritorno a cose semplici e genuine sta riportando i legumi sempre più frequentemente sulle nostre tavole.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 12pt;"><strong>di GIULIA BIGIONI</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Nel corso dei secoli i legumi, della famiglia delle Fabaceae, hanno alternato la loro fortuna sulle nostre tavole, in funzione della disponibilità alimentare e delle mode. Tra quelli di stagione, con l’arrivo della primavera, troviamo i dolcissimi piselli (Pisum sativum), tipici della nostra Dieta Mediterranea, ben conosciuti e apprezzati già nell’antica Roma. Se gli antichi Romani gradivano consumare fave e piselli ripassati con lardo, come ci racconta Marziale (Mart. V, 78, 10; XIII, 7, 1-2) e se un tipico piatto romanesco dei tempi moderni è “la vignarola”, fatta con piselli, fave, carciofi, lattuga, guanciale e menta, nelle scienze biologiche i piselli rappresentano la base delle scoperte genetiche.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Grazie, infatti, alle selezioni in sette varietà di piselli, che differivano per caratteri del seme, come la forma, liscia o rugosa, il suo colore, la forma e il colore del baccello, la posizione e il colore dei fiori, e grazie allo studio sugli incroci di due varietà di piante appartenenti alle cosiddette linee pure, Mendel ha formulato le note  leggi della genetica, che hanno definito  le caratteristiche ereditarie.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il valore nutrizionale dei piselli è nel basso potere calorico di circa 60 calorie per 100 g, fornite soprattutto da carboidrati (6,5%) e proteine (5,5%), nella ricchezza di fibra, di sali minerali (potassio, ferro, magnesio, calcio) e vitamine, soprattutto vitamina C e acido folico. Non mancano gli antiossidanti e altre molecole utili.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Tra le proprietà nutrizionali i piselli annoverano la capacità di stimolare la motilità intestinale, proprietà diuretiche, toniche e energetiche.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Diversi studi hanno dimostrato l&#8217;impatto benefico dei piselli secchi e dei loro componenti sulla tolleranza al glucosio. Uno studio pubblicato recentemente su NUTRIENTS riporta i risultati dell&#8217;effetto dell&#8217;integrazione alimentare con semi di piselli crudi e cotti sulla tolleranza al glucosio, la composizione microbica dell&#8217;intestino, i marcatori selezionati della funzione di barriera intestinale e il profilo degli acidi grassi a catena corta, in ratti intolleranti al glucosio. <a href="https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29137145">https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29137145</a></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Lo studio è stato condotto su ratti resi prima intolleranti al glucosio, con una dieta ricca di grassi e zuccheri semplici, poi alimentati per quattro settimane con diete a base di piselli crudi e cotti. Il consumo di piselli cotti ha migliorato la tolleranza al glucosio di circa il 30% e la dieta con quelli sia crudi che cotti ha ridotto la risposta all&#8217;insulina del 53% e del 56%, rispettivamente, rispetto alla dieta ricca di grassi. La spiegazione del risultato ottenuto è perché i piselli sono un’ottima fonte di fibra alimentare, per l’alto contenuto di cellulosa.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Si è anche osservato un cambiamento significativo nella composizione microbica intestinale dopo dieta a base di piselli rispetto a una dieta a contenuto variabile di grassi ma povera di fibra, con un incremento dei batteri delle famiglie <em>Lachnospiraceae</em> e Prevotellaceae. I livelli sierici di acetato e propionato aumentano con la dieta a base di piselli crudi, confermando il miglioramento della glicemia e il ruolo protettivo contro alterazioni del microbiota intestinale.</span></p>
<h2><span style="font-size: 14pt;">Recenti raccomandazioni nutrizionali promuovono una riduzione delle proteine da fonti animali, quali maiale, carne bovina, come prevenzione delle malattie cronico degenerative. Le proteine da fonti vegetali al contrario dovrebbero essere aumentate. Tuttavia, poco si sa circa l&#8217;effetto di queste fonti di proteine vegetali sulla regolazione dell&#8217;appetito.</span></h2>
<p><span style="font-size: 14pt;">Nielsen, dell’ Università di Copenhagen, dimostra, in un suo lavoro pubblicato sempre su NUTRIENTS, in 43 giovani volontari sani, di peso normale, che a parità di contenuto energetico, i pasti alto contenuto di proteine vegetali da fagioli e piselli riducono la sensazioni dell&#8217;appetito di più rispetto ai pasti a base di proteine di origine  animale, da carne di maiale e vitello. Anche in questo caso la spiegazione sta nell’alto contenuto idi fibre  di un pasto a base di piselli.</span></p>
<h2><span style="font-size: 14pt;"><a href="https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29337861">https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29337861</a></span></h2>
<h2></h2>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/i-piselli-per-la-regolazione-della-glicemia-e-dellappetito/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Etichetta “nutrizionale” anche per il vino</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/etichetta-nutrizionale-anche-per-il-vino/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/etichetta-nutrizionale-anche-per-il-vino/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Apr 2018 12:15:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3455</guid>

					<description><![CDATA[&#160; Etichetta “nutrizionale” anche per il vino I produttori europei delle bevande alcoliche dovranno indicare su ogni singola confezione calorie e ingredienti, sull’esempio del comparto alimentare di SILVIA BASSI Anche per il vino e le altre bevande alcooliche si avvicina l’ora di apporre sulle confezioni un’etichetta nutrizionale, come già avviene, da molti anni, per la [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<div><strong><span style="font-size: 18pt;">Etichetta “nutrizionale” anche per il vino</span></strong></div>
<div><span style="font-size: 18pt;">I produttori europei delle bevande alcoliche dovranno indicare su ogni singola confezione calorie e ingredienti, sull’esempio del comparto alimentare</span></div>
<div></div>
<div><strong><span style="font-size: 12pt;">di SILVIA BASSI</span></strong></div>
<div></div>
<div><span style="font-size: 14pt;">Anche per il vino e le altre bevande alcooliche si avvicina l’ora di apporre sulle confezioni un’etichetta nutrizionale, come già avviene, da molti anni, per la maggior parte del comparto alimentare. Si tratta di una vera e propria rivoluzione impensabile fino a qualche tempo fa. La richiesta di un’etichetta nutrizionale arriva, oltre che dai consumatori sempre più attenti alla sicurezza alimentare, anche dagli stessi produttori di vino, birra, distillati e sidro,riuniti nell’associazione Spirits Europe, i quali hanno presentato al commissario Ue alla Salute Vytenis Andriukaitis una proposta con l’indicazione di calorie e di tutti gli ingredienti della relativa bevanda. </span></div>
<div><span style="font-size: 14pt;">Secondo una ricerca promossa da The Brewers of Europe https://www.brewersofeurope.org l’86% dei bevitori europei chiede di poter leggere questi dati sia in etichetta sia sul sito dei produttori. Attualmente i consumatori europei sono svantaggiati rispetto a quelli di altri paesi, come Usa, Brasile, Canada, Cina, India, Russia e Svizzera,dove la tabella nutrizionale sugli alcolici è già realtà.</span></div>
<div><span style="font-size: 14pt;">Il commissario europeo Andriukaitis sta esaminando le proposte e dopo averle armonizzate con relative modifiche entro il 2019, dirà il suo parere, se accertarle o meno. I produttori dei quattro comparti degli alcolici propongono una comune piattaforma di proposte articolate su tre elementi: a) la disponibilità a fornire informazioni sia sulle calorie sia sugli ingredienti; b) la possibilità di utilizzare un&#8217;etichetta elettronica; c) la dose di riferimento comune da 100 ml. Le informazioni dovrebbero essere reperibili sia online (grazie a un codice a barre o un Qr code) sia sull’etichetta.</span></div>
<div><span style="font-size: 14pt;">Sull’obbligatorietà dell’etichetta nutrizionale sulle bottiglie di vino manca ancora l&#8217;accordo tra i produttori,dopo una serie di distinguo (se non di netta contrarietà) sollevata da organizzazioni agricole di Spagna, Italia e Grecia sull&#8217;indicazione della lista di ingredienti come lo zucchero eventualmente aggiunto al vino, il cosiddetto “zuccheraggio”.</span></div>
<div><span style="font-size: 14pt;">Riportare le calorie esistenti nella bottiglia, allo stesso modo con cui si legge il contenuto in uno yogurt non magro o in un pacchetto di biscotti, può incoraggiare un consumo più moderato in alcuni consumatori e l’assunzione consapevole di calorie. Il senso dell’intervento potrebbe avere una valenza di scoraggiamento all’abuso e quindi aiutare qualche bevitore di vino a prendere decisioni più ponderate. Inoltre, l’etichetta nutrizionale, oltre che per una corretta e completa informazione al consumatore, è molto utile per una migliore e immediata rintracciabilità degli alimenti da parte degli organi di controllo.</span></div>
<div><span style="font-size: 14pt;">Il progetto europeo in corso dovrebbe arrivare a conclusione nel 2022. L’obbligatorietà dell’etichetta nutrizionale per il vino e le altre bevande alcoliche s’inserisce nell’operazione trasparenza sugli scaffali di vendita degli alimentari, compresi i prodotti fondamentali della dieta mediterranea: è un ulteriore passo a favore della salute, andando a incidere in maniera concreta sulla consapevolezza dei consumatori sugli acquisti di cibo e bevande. </span></div>
<div></div>
<div><span style="font-size: 14pt;">TAG: Etichetta nutrizionale – Spirits Europe – Bevande alcoliche – Codice a barre</span></div>
<div></div>
<div></div>
<div></div>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/etichetta-nutrizionale-anche-per-il-vino/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L’alimentazione sana non è per tutti</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/lalimentazione-sana-non-e-per-tutti/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/lalimentazione-sana-non-e-per-tutti/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Apr 2018 10:06:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3491</guid>

					<description><![CDATA[L’alimentazione sana non è per tutti I bambini più poveri hanno il doppio di probabilità di essere obesi rispetto ai coetanei più ricchi di SILVIA BASSI Una salutare dieta equilibrata non è alla portata di tutti, altrimenti non si spiegherebbero gli allarmanti dati  lanciati recentemente dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, secondo la quale nel 2030 la [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>L’alimentazione sana non è per tutti</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">I bambini più poveri hanno il doppio di probabilità di essere obesi rispetto ai coetanei più ricchi</span></p>
<p><strong><span style="font-size: 12pt;">di SILVIA BASSI</span></strong></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Una salutare dieta equilibrata non è alla portata di tutti, altrimenti non si spiegherebbero gli allarmanti dati  lanciati recentemente dall’<em>Organizzazione Mondiale della Sanità,</em> secondo la quale nel 2030 la quota di obesi arriverà al 50 per cento della popolazione. Anche l’Italia non è esclusa da questa calamità sociale e in una non lontana prospettiva saranno ben due persone su tre ad avere problemi di grasso in eccesso.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L&#8217;obesità sta assumendo sempre più i contorni di una vera e propria epidemia, soprattutto in età pediatrica. Secondo una ricerca dell<em>&#8216;Istituto Superiore della Sanità </em><a href="https://www.iss.it/">https://www.iss.it/</a> su un campione di 48.900 bambini, di oltre 2600 classi di tutta Italia, il 21,3% è in sovrappeso e il 9,3% obeso. In Italia un bambino su tre ha un peso che supera i limiti raccomandati per la propria età.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Durante la ricerca è emerso che la principale ragione per cui anche in Italia non si è immuni dagli eccessi di grasso, nonostante sia il paese con i maggiori prodotti alimentari di qualità, sta principalmente nella differenza socio-economica tra Nord e Sud. Fra l’altro, è risultato che nel mezzogiorno,unitamente a una maggiore povertà,sono carenti le strutture per svolgere attività fisica e la popolazione compra cibo a basso costo, se non alimenti “spazzatura”.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Mangiare bene e seguire una dieta sana ed equilibrata e conseguentemente mantenere una efficiente forma fisica pare sia diventato un lusso che in pochi si possono permettere. Le famiglie indigenti sono costrette, quindi, a ricorrere ad alimenti di bassa qualità, ingrassando. Non si tratta, dunque,solo di forza di volontà o di cultura, ma anche diun problema economico.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L’<em>Organizzazione mondiale della Sanità</em> ricorda, inoltre, che l’obesità è una malattia che altera le funzioni metaboliche, interferendo con insulina e altri ormoni, e produce un’infiammazione cronica generalizzata che facilita la comparsa di altre patologie. Un recente rapporto degli americani<em> Centers for Diseases Control </em>parla di tredici tipi di cancro correlati ai chili di troppo, fra cui quello al seno, all’utero,alle ovaie,al fegato, al pancreas, al rene, allo stomaco e al colon. Il grasso può compromettere le cure: uno studio recente mostra come l’obesità impedisca la risposta ai farmaci anti-angiogenici in donne con un tumore al seno.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Per la dottoressa Susan Yanovski, dei <em>National Institutes of Health</em> statunitensi, è improbabile che esista una “<em>pallottola magica</em>” che risolva per sempre l’obesità. “<em>E</em>’ <em>molto più utile un approccio personalizzato – </em>sottolinea la Yanovski<em> &#8211; in cui tenere conto di tutti gli elementi che nel singolo paziente possono fare la differenza: dal grado di controllo di fame e sazietà alla flora batterica presente, dalle caratteristiche psicologiche alle differenze di metabolismo</em>”.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">“<em>Mantenerci in salute è una scelta di giustizia</em>” sostiene il medico ed epidiemologo Franco Berrino, già direttore dell’<em>Istituto nazionale dei Tumori </em>di Milano, il quale afferma che “<em>non abbiamo il diritto di far pesare le nostre malattie agli altri”. </em>Il consiglio di Berrinoè ritornare “<em>a uno stile alimentare semplice, sano, basato sugli ingredienti fondamentali della dieta mediterranea, per trovare un equilibrio tra gusto e salute”. </em></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>TAG: Obesità infantile – Franco Berrino – Anti-angiogenici –Cibo spazzatura </strong></span></p>
<p><em> </em></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/lalimentazione-sana-non-e-per-tutti/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>21 giorni</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/21-grammi-2/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/21-grammi-2/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Apr 2018 07:55:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3395</guid>

					<description><![CDATA[Tre settimane per rinascere Anche il digiuno, strumento di purificazione presente in tutti i popoli e in tutte le religioni, può contribuire ad una più sana longevità come sostenuto nel nuovo libro di Franco Berrino, Daniel Lumera e David Mariani Di SILVIA BASSI Il noto proverbio “mens sana in corpore sano” è alla base dell’ispirazione [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Tre settimane per rinascere</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Anche il digiuno, strumento di purificazione presente in tutti i popoli e in tutte le religioni, può contribuire ad una più sana longevità come sostenuto nel nuovo libro di Franco Berrino, Daniel Lumera e David Mariani</span></p>
<p><strong><span style="font-size: 12pt;">Di SILVIA BASSI</span></strong></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il noto proverbio “<em>mens sana in corpore sano</em>” è alla base dell’ispirazione di un nuovo libro ora in libreria: “<em>Ventuno giorni per rinascere. Il percorso che ringiovanisce corpo e mente</em>” edito da Mondadori <a href="https://www.librimondadori.it">https://www.librimondadori.it</a>. Scritto da Franco Berrino, noto medico ed esperto di alimentazione, assieme a Daniel Lumera, riferimento internazionale nella pratica della meditazione e a David Mariani, allenatore specializzato nella riattivazione dei sedentari, il volume è una piacevole summa di pratici consigli e stili di vita per ritrovare l&#8217;equilibrio, la salute, la vitalità e la gioia<strong>. </strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Tre settimane, secondo studi scientifici e antiche sapienze, sono il tempo necessario per cambiare stile di vita e tornare ad uno stile alimentare semplice, sano, basato sugli ingredienti fondamentali della dieta mediterranea. Per Berrino, Lumera e Mariani non si tratta di un percorso in salita e impraticabile, bensì pratico e alla portata di tutti fatto di ricette, esercizi fisici e spirituali. Ma anche di conoscenza, illuminazione e consapevolezza per garantirci una longevità in salute<strong>.</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">“<em>Arrivare in età avanzata in piena salute non è, per lo più, una fortuna dettata dal caso, ma una possibilità alla portata di tutti – </em>sottolineano gli autori del libro <em>&#8211; che si costruisce sulle scelte quotidiane e sull&#8217;esperienza di vita dettata dalla consapevolezza. Mantenerci in salute è una scelta di giustizia: non abbiamo il diritto di far pesare le nostre malattie sugli altri, di togliere anni di vita e di felicità ai nostri figli costringendoli a occuparsi della nostra invalidità o demenza senile. Con le nostre indicazioni  favoriremo il recupero della vitalità, intraprenderemo un viaggio di riequilibrio e armonia fisiologico e mentale che può apportare cambiamenti grandiosi nella vita di ogni giorno</em>”.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Fondamentale per garantirci la longevità in salute è il rapporto con il cibo perché ha delle conseguenze a livello personale e sociale, oltre che ritrovare un’armonia con sé stessi che non può prescindere da come ci si relaziona con esso. Franco Berrino, autore anche de “<em>La grande via”, </em>dice che “<em>è giustizia saper scegliere il cibo giusto, imparare quello di cui abbiamo bisogno, dare all’organismo solo quello di cui ha bisogno, non mangiare se non si ha fame, mangiare perché si ha fame e non perché è l’ora di mangiare, saper tornare all’essenzialità</em>”.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Fatta una distinzione tra cibo vivo (verdure, frutta e semi) e cibo morto (industriale e confezionato), gli autori dedicano un capitolo a parte al “digiuno” come strumento di purificazione presente in tutti i popoli e in tutte le religioni. Sono molteplici i benefici per la salute del digiuno che può variare da uno a più giorni o con la privazione di tutti o di determinati alimenti. Il senso del digiuno è una pulizia interna che serve ad avviare un processo di autofagia, cioè affamare le cellule del corpo,che si troveranno costrette a valutare se c’è depositato qualcosa all’interno della cellula che possa essere utilizzato come energia.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il digiuno è una pratica di rispetto del corpo: mette a riposo tutti gli organi affinché si dedichino al proprio riequilibrio, alla rigenerazione al fine di contribuire ad una sempre più sana longevità a cui tutti aspiriamo.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>TAG: Digiuno – Ogliastra – Autofagia – “La grande via”</strong></span></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/21-grammi-2/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La dolce Pasqua: colomba, uovo, pastiera</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/la-dolce-pasqua-colomba-uovo-pastiera/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/la-dolce-pasqua-colomba-uovo-pastiera/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Mar 2018 10:35:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3500</guid>

					<description><![CDATA[La dolce Pasqua: colomba, uovo, pastiera Forni, pasticcerie e cioccolaterie d’autore e industriali sono in piena azione per sfornare, come da tradizione, primaverili proposte golose per decine di milioni di euro di SILVIA BASSI &#160; La colomba e l’uovo di cioccolato sono un sinonimo della Pasqua e che contraddistinguono la festa cristiana per eccellenza. Infatti, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="font-size: 18pt;">La dolce Pasqua: colomba, uovo, pastiera</span></strong></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Forni, pasticcerie e cioccolaterie d’autore e industriali sono in piena azione per sfornare, come da tradizione, primaverili proposte golose per decine di milioni di euro</span></p>
<p><strong>di SILVIA BASSI</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La colomba e l’uovo di cioccolato sono un sinonimo della Pasqua e che contraddistinguono la festa cristiana per eccellenza. Infatti, la Pasqua di Resurrezione <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Pasqua">https://it.wikipedia.org/wiki/Pasqua</a> è l’essenza mistica del cristianesimo senza la quale non sarebbe la religione che è. A simboleggiare materialmente questa festività è proprio l’uovo. I primi cristiani, infatti, raffiguravano con l’uscita del pulcino dall’uovo la resurrezione di Gesù Cristo. Nelle tombe dei primi martiri a Roma si sono trovate uova simboliche di marmo. In seguito divenne un rito portare in chiesa le uova il giorno di Pasqua, perché fossero benedette: il legame delle uova con la Pasqua è divenuto sempre più forte, fino ad originare in tutto il mondo la grande tradizione dell&#8217;Uovo Pasquale di cioccolato.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Gli italiani, in particolare, hanno la passione per la colomba e l’uovo di cioccolato artigianali: da più di un mese a questa parte e fino all’imminente vigilia, si moltiplicano nei forni, nelle pasticcerie e nelle cioccolaterie le più svariate e creative proposte d’autore che, oltre a deliziare i palati di grandi e piccini, creano un giro economico di decine di milioni di euro. Ma anche la dolce Pasqua delle grandi industrie dolciarie è in crescita rispetto allo scorso anno per una kermesse golosa che abbraccia anche tipicità regionali oltre a quelle nazionali.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Simbolo di pace e di prosperità, anche la colomba, come il panettone, è originaria di Milano e sfrutta le medesime procedure di preparazione, rifinito da uno strato superficiale di mandorle. La preparazione classica prevede farina, burro, uova, zucchero, buccia d’arancia candita e le già citate mandorle, ma negli anni ne sono state create numerose varianti da regione a regione. Come, ad esempio, l‘amalfitana <em>Colomba Primavera</em> con mollica giallissima soffice, soave, elastica e profumata di levito naturale farcita con pesche gialle, fragoline di bosco semi-candite e crema pasticcera al profumo di zagare.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Regione che vai dolci pasquali che trovi come le <em>fugasse</em> venete, le <em>pizze pasqualine</em> dolici o salate del centro Italia, le <em>scarcelle</em> pugliesi, il <em>fiadone</em> abruzzese e la <em>pinza</em> triestina. Senza dimenticare poi il <em>casatiello</em> campano, le <em>pardulas </em>sarde, le <em>cassatelle</em> e i <em>cavadduzzi </em>siciliani. Infine, la <em>pastiera napoletana</em> che non ha bisogno di presentazione poiché da Napoli si è  ormai diffusa in tutta Italia: dolce tipico a base di grano, ricotta e scorzette di arancia su una equilibrata  base di una delicata pasta frolla.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Festa cristiana a parte, i dolci per la Pasqua sono in continua crescita non solo per volume di affari ma soprattutto per la gran varietà di ingredienti con cui si producono grazie alla innovativa creatività artigianale che si estende anche agli elementi decorativi di uova e colombe con campanule bianche, tralci di mughetti, rondinelle, ghirlande e fiocchi variopinti che sono a lì a ricordare che la primavera è arrivata con tutti i suoi profumi, sapori e colori e di cui la Pasqua è la regina della nascente stagione.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>TAG: Pasqua – Cavaduzzi – Pastiera napoletana – Scarcelle</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong> </strong></span></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/la-dolce-pasqua-colomba-uovo-pastiera/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Alte dosi di Vitamina D hanno effetti infiammatori</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/alte-dosi-di-vitamina-d-hanno-effetti-infiammatori/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/alte-dosi-di-vitamina-d-hanno-effetti-infiammatori/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Mar 2018 13:39:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3583</guid>

					<description><![CDATA[Alte dosi di Vitamina D hanno effetti infiammatori  L’eccesso di vitamina D può essere causa o peggiorare una colite preesistente alterando il microbiota intestinale di GIULIA BIGIONI &#160; Il microbiota intestinale, l’insieme delle migliaia dei nostri microscopici commensali, è sempre più oggetto di approfondimenti e studi scientifici motivati dal fatto che questo microcosmo è responsabile [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Alte dosi di Vitamina D hanno effetti infiammatori</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;"> </span><span style="font-size: 18pt;">L’eccesso di vitamina D può essere causa o peggiorare una colite preesistente alterando il microbiota intestinale </span></p>
<p><strong>di GIULIA BIGIONI</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il microbiota intestinale, l’insieme delle migliaia dei nostri microscopici commensali, è sempre più oggetto di approfondimenti e studi scientifici motivati dal fatto che questo microcosmo è responsabile di una varietà di fenomeni che influenzano lo stato di salute e malattia.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La composizione del microbiota è influenzabile da diversi fattori e i nostri tentativi di preservarne l’integrità possono però andare oltre le nostre intenzioni creando quindi la possibilità di alterarne l’equilibrio.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Uno dei fattori tra i più conosciuti è rappresentato dai livelli di vitamina D, una vitamina nota per le infinite proprietà e questa qui descritta è quella più recente.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La vitamina D ha un importante ruolo nella regolazione della risposta immunitaria e la sua carenza è spesso associata allo sviluppo di varie patologie riconducibili ad una alterazione dell’immunità quali ad esempio l’infiammazione cronica intestinale o colite ulcerosa.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Tuttavia, la natura di questa vitamina rende difficile stabilire quali siano i livelli più adeguati in quanto influenzabili da diversi fattori. L’esposizione al sole o l’introito con la dieta potrebbero non essere sufficienti, come pure una carenza determinata dal malassorbimento. Presi nel loro insieme, tutti fattori che rendono difficile interpretare delle chiare relazioni causa-effetto.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Nel tentavo di fare chiarezza sull’argomento si sfruttano quindi i mezzi che la scienza mette a disposizione utilizzando modelli di laboratorio utili a formulare delle previsioni.  Ed è quanto riportato su un lavoro di recente pubblicazione su Scientific Reports, da un gruppo dell’università di Perth in Australia, questi autori mostrano che la supplementazione con vitamina D non sempre è consigliabile e può addirittura essere dannosa.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><a href="https://doi.org/10.1038/s41598-018-29759-y">https://doi.org/10.1038/s41598-018-29759-y</a></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il lavoro, che sicuramente avrà bisogno di ulteriori conferme, mostra che un sovradosaggio di vitamina D può essere la causa di coliti severe e potrebbero anche peggiorare una patologia preesistente. E poiché stiamo parlando di coliti il tutto sembrerebbe mediato dall’alterazione della microflora intestinale.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La vitamina D infatti sembrerebbe responsabile di una modifica della composizione del microbiota intestinale, favorendo la crescita di specie microbiche pro-infiammatorie che creerebbero poi una condizione più suscettibile a coliti.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il peggioramento di una condizione già esistente è legato allo stimolo pro-infiammatorio guidato dalla vitamina D, attraverso l’aumento dell’espressione del TNF-alfa, un noto fattore tra i più importanti quali mediatori dei processi infiammatori.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Trarre delle conclusioni non è facile proprio alla luce della natura dei fenomeni interessati e alla ancora poco chiara conoscenza di questi complicati meccanismi biologici, se i cambiamenti del microbiota intestinale  siano legati alle variazioni di dose di vitamina D o se siano mediati da altri fenomeni immunitari tipici della patologia.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Sappiamo però dai risultati di questo studio, che l’eccessivo apporto di vitamina D è sconsigliabile, e non resta che comportarci di conseguenza seguendo i consigli degli esperti.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>TAG: VITAMINA D- MICROBIOTA-</strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/alte-dosi-di-vitamina-d-hanno-effetti-infiammatori/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il menù dei centenari: vegetali e poche proteine</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/il-menu-dei-centenari-vegetali-e-poche-proteine/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/il-menu-dei-centenari-vegetali-e-poche-proteine/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Mar 2018 09:17:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3480</guid>

					<description><![CDATA[Il menù dei centenari: vegetali e poche proteine Il segreto di lunga vita, secondo l’Associazione italiana Gastroenterologi, sta nei pasti frugali con molte verdure condite con abbondante olio d’oliva e un bicchiere di vino rosso di SILVIA BASSI Alimentazione e longevità è il tema su cui si incentra il convegno in corso a Roma fino [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Il menù dei centenari: vegetali e poche proteine </strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Il segreto di lunga vita, secondo l’Associazione italiana Gastroenterologi, sta nei pasti frugali con molte verdure condite con abbondante olio d’oliva e un bicchiere di vino rosso</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;">di SILVIA BASSI</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Alimentazione e longevità è il tema su cui si incentra il convegno in corso a Roma fino al 24 marzo della <em>“Federazione italiana delle società delle malattie dell&#8217;apparato digerente</em>” (Fismad)) e promosso dell’”Associazione Italiana Gastroenterologi ed endoscopisti Ospedalieri” (Aigo) <a href="http://www.webaigo.it">www.webaigo.it</a>. Il cibo è una vera e propria &#8216;medicina naturale&#8217; soprattutto per gli anziani.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Che cosa si mangia è molto importante ma è altrettanto importante è quanto si mangia: uno dei segreti dei longevi sta nella raccomandazione di alzarsi da tavola quando si è sazi solo all&#8217;80%. Infatti, secondo <em>Aigo</em>, tutti gli studi sulle popolazioni con più centenari mostrano che questi ultimi hanno in comune una restrizione delle calorie assunte, compresa tra le 120 e le 1500 al giorno.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Ma che cosa mettono in tavola le persone i centenari? Come hanno vinto la sfida del benessere che arriva dall&#8217;alimentazione? Nel loro piatto, secondo uno studio dell’”Associazione italiana Gastroenterologi”, ci sono cose semplici. Ogni pasto è composto in media dal 70% di vegetali, di cui però solo il 20% è frutta perché contiene molti zuccheri, e per il 30% di proteine magre, tutto condito da abbondante olio d&#8217;oliva. Gli spuntini sono come quelli di una volta, frutta secca e olive.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Insomma, è un’ottima abitudine quella di consumare in abbondanza vegetali a ogni pasto e prediligere grassi vegetali, preferire pane e farine integrali, scegliere come fonti di proteine i legumi, le uova, i formaggi e in misura minore il pesce. E&#8217; importante inoltre che gli alimenti siano poco raffinati e non di origine industriale. </span><br />
<span style="font-size: 14pt;">“<em>Tutti gli studi sulle popolazioni dove si concentra il maggior numero di centenari, da Villagrande Strisiali in Sardegna all’isola di Ikaria in Grecia</em> – sottolinea il presidente dell’Aigo Gioacchino Leandro &#8211; <em>mostrano infatti che questi ultimi hanno in comune una restrizione delle calorie assunte&#8221;. </em></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">A determinare, dunque, questa positiva situazione non è solamente il patrimonio genetico ma anche e soprattutto lo stile di vita, a iniziare dall&#8217;alimentazione che è molto simile alla Dieta Mediterranea. Infatti, un&#8217;abitudine molto importante delle persone longeve è la frugalità della dieta e i primi studi eseguiti sull&#8217;uomo a questo proposito mostrano un miglioramento nel diabete di tipo 2, nei disordini cardiovascolari e in alcuni tipi di tumore.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Secondo gli esperti di <em>Aigo</em> gli effetti benefici potrebbero essere spiegabili perché gran parte dei meccanismi biochimici legati alla restrizione calorica coinvolgono alcune proteine, chiamate <em>sirtuine</em>, che proteggono l&#8217;organismo dallo stress ambientale, migliorano l&#8217;invecchiamento, riducono il tessuto adiposo e prevengono le malattie neurodegenerative, come ad esempio il morbo di Alzheimer.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Da alcuni recenti studi, risulta, infine, che proteine e meccanismi benefici possono essere attivati, oltre che dalla restrizione calorica, dal <em>resveratolo,</em> una sostanza presente anche nel vino rosso. Questo risultato spiegherebbe perché una caratteristica comune della dieta dei centenari è anche un moderato consumo di vino rosso</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>TAG: Fismad – Aigo – Patrimonio genetico – Dieta Mediterranea</strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/il-menu-dei-centenari-vegetali-e-poche-proteine/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I rischi della supplementazione alimentare</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/i-rischi-della-supplementazione-alimentare/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/i-rischi-della-supplementazione-alimentare/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Mar 2018 13:46:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3589</guid>

					<description><![CDATA[I rischi della supplementazione alimentare Cosa si nasconde dietro gli integratori a base delle proteine del siero del latte   di GIULIA BIGIONI &#160; Il latte, alimento di origine animale, è alla base del regime alimentare di popolazioni non solo del bacino mediterraneo ma più in generale di tutte quelle culture che hanno posto nell’allevamento [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>I rischi della supplementazione alimentare</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Cosa si nasconde dietro gli integratori a base delle proteine del siero del latte  </span></p>
<p><strong>di GIULIA BIGIONI</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il latte, alimento di origine animale, è alla base del regime alimentare di popolazioni non solo del bacino mediterraneo ma più in generale di tutte quelle culture che hanno posto nell’allevamento degli animali da latte la base del proprio sostentamento. Crudo, pastorizzato o usato come materia prima per la produzione dei quasi infiniti prodotti derivati si ritrova in quasi tutte le tavole e non solo. L’industria accanto all’impiego tradizionale nell’ambito alimentare ha trovato nel latte e i suoi derivati un diverso campo di applicazione, in particolare nella produzione di quelli che conosciamo come integratori, che affiancano e a volte intendono sostituire gli alimenti propriamente detti. I componenti del latte vengono scissi nella loro individualità e diventano protagonisti della scena o forse dovremmo dire dello spettacolo quotidiano che ruota intorno al mondo dell’alimentazione e del fitness. Si tratta delle ben note <em>whey protein</em>, ovvero le proteine del siero del latte. Il siero, la parte liquida che vediamo separarsi dalla cagliata durante il processo di caseificazione, ricco della frazione proteica è solitamente usato nella produzione della ricotta, ma può diventare la base per la produzione o per meglio dire l’estrazione delle proteine. Queste, usate come supplemento alimentare per il controllo del peso in pazienti obesi o sovrappeso, sono state l’oggetto di uno studio pubblicato sul Journal of the American College of Nutrition. <a href="https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29087242">https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29087242</a></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"> L’idea degli autori è stata quella di verificare i reali benefici decantati dall’uso di questi integratori, nonché di valutare attentamente eventuali rischi connessi al loro impiego, soprattutto a carico del sistema cardiovascolare. </span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il metodo usato, la meta analisi degli studi pubblicati su diversi database come MEDLINE, Embase e Cochrane, analizzando i dati pubblicati di studi clinici controllati ha messo in relazione i dati ottenuti da pazienti obesi o sovrappeso con quelli del placebo e del controllo. Sulla base di nove studi è stato possibile tracciare un profilo suggestivo dei risultati ottenuti. Nei gruppi trattati con gli integratori proteici è stata osservata una significativa riduzione del peso corporeo e della massa grassa, ma anche in modo altrettanto significativo della massa magra. La perdita di massa magra si correla con la riduzione del metabolismo basale a seguito della perdi di massa metabolicamente attiva. A questo si affianca un preoccupante aumento degli indici di rischio cardiovascolare, quali l’aumento della pressione sanguigna sistolica e diastolica, i livelli di glucosio del colesterolo totale e delle lipoproteine ad alte densità.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Nel loro complesso i risultati, che dovranno necessariamente essere oggetto di ulteriori valutazioni, suggeriscono che non sempre la supplementazione con le proteine del siero del latte può giovare al controllo del peso, considerando che i riflessi negativi sull’apparato cardiovascolare possono essere forse più gravi della patologia che si vuole curare in origine. I dati inoltre evidenziano che spesso l’intervento umano sugli equilibri naturali, risultato di millenni di evoluzione, può condizionare in modo negativo lo stato di salute. Dobbiamo chiederci se le confezioni colorate di pillole o polveri proteiche che ci rimandano a scenari di un improbabile futuro artificiale siano da preferire alla più semplice e naturale ricotta.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/i-rischi-della-supplementazione-alimentare/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il pomodoro un toccasana contro  l’ipertensione</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/il-pomodoro-un-toccasana-contro-lipertensione/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/il-pomodoro-un-toccasana-contro-lipertensione/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Mar 2018 09:42:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3485</guid>

					<description><![CDATA[Il pomodoro un toccasana contro  l’ipertensione Il prezioso ortaggio è un concentrato di molecole bioattive, di vitamine e di potassio utili sia per una buona funzionalità dei muscoli che per il sistema immunitario di SILVIA BASSI Il pomodoro, o la più popolare “pummarola”, è uno dei prodotti simboli del “made in Italy” e della dieta [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Il pomodoro un toccasana contro  l’ipertensione</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Il prezioso ortaggio è un concentrato di molecole bioattive, di vitamine e di potassio utili sia per una buona funzionalità dei muscoli che per il sistema immunitario</span></p>
<p>di SILVIA BASSI</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il pomodoro, o la più popolare “<em>pummarola”</em>, è uno dei prodotti simboli del “made in Italy” e della dieta mediterranea per le sue molteplici qualità  nutritive e salutistiche. Il pomodoro, infatti, ha un elevato contenuto di acqua, pochi zuccheri, una giusta quantità di vitamina C e tanto potassio che, come è noto, è un toccasana per mantenere nei giusti limiti la pressione arteriosa e, quindi, contribuisce a tenere lontani  malattie varie, tumori ed allergie.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Le qualità salutistiche e nutritive del pomodoro sono state analizzate recentemente da una approfondita ricerca scientifica della <em>“Fondazione Umberto Veronesi</em>” <a href="https://www.fondazioneveronesi.it/">https://www.fondazioneveronesi.it/</a>di Milano secondo cui è un valido aiuto per combattere tumori e ipertensione.  A questo proposito la nutrizionista della <em>Fondazione Veronesi</em> Elena Dogliotti sottolinea che “<em>nel pomodoro abbonda di molecole bioattive come i polifenoli antiossidanti, preziosi contro l’invecchiamento, ed è noto per il contenuto di licopene, un carotenoide che lo colora di rosso e serve per un buon funzionamento del sistema immunitario e nella prevenzione dei tumori”.</em></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Ma non solo<em>, </em>per la Dogliotti il pomodoro<em> “grazie alla fibra è un ottimo pre-biotico, ovvero nutre in maniera adeguata la flora batterica intestinale “buona” promuovendo il corretto equilibrio del nostro intestino, che, com’è noto, è indispensabile per restare in salute e tenere alla larga malattie di varie, non soltanto tumori ma anche allergie, patologie autoimmuni, obesità</em>”.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">.La <em>Fondazione Veronesi</em> al fine di gustare al meglio questo prezioso vegetale ricco di vitamine e molecole bioattive consiglia pure come consumarlo per mantenere intatte le sue proprietà: aggiungere solo un filo d’olio extravergine crudo al pomodoro cotto. Arrivato in Europa dopo la scoperta dell’America intorno al 1500, la “<em>pummarola</em>” si presta ad una infinita varietà di condimenti sia per pasta e pizza che per insalate e legumi e può, a ragione, essere considerato un “super cibo” in cucina per la grande varietà di abbinamenti e di preparazione.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Intanto anche per il pomodoro, dopo la pasta, il riso, la carne, il latte e i formaggi, è arrivato recentemente l’obbligo di indicare sulle etichette delle confezioni la sua origine. Il decreto legislativo varato per la salvaguardia dei pomodori italiani contro la contraffazioni è stato pubblicato lo scorso 26 febbraio ed entrerà in vigore dal prossimo mese di agosto 2018. L’obbligo dell’indicazione d’origine riguarda non solo le conserve ma anche salse, concentrati e sughi che siano composti almeno per il 50% da derivati di pomodoro. Se le fasi di coltivazione e trasformazione avvengono nel territorio di più Paesi, possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, “Paesi Ue”, “Paesi non Ue e “Paesi Ue e non Ue”.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Questo ulteriore obbligo di indicare sulle confezioni la tracciabilità dei prodotti alimentari è un altro passo in avanti verso un’alimentazione sempre più sana e di qualità a garanzia dei consumatori di cui l’Italia è capofila a livello mondiale.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>TAG – Pomodoro – Fondazione Umberto Veronesi – Elena Dogliotti – Polifenoli antiossidanti</strong></span></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/il-pomodoro-un-toccasana-contro-lipertensione/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il succo di melograno e la risposta glicemica</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/il-succo-di-melograno-e-la-risposta-glicemica/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/il-succo-di-melograno-e-la-risposta-glicemica/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Feb 2018 11:57:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3532</guid>

					<description><![CDATA[Il succo di melograno e la risposta glicemica Il succo di melograno, a differenza di un suo estratto, riduce la risposta glicemica postprandiale di GIULIA CINELLI       &#160; Esistono differenti studi d’intervento sull’uomo sull’effetto del succo di melograno sui marcatori della salute, come la pressione diastolica o sistolica ed i livelli di insulina a digiuno. Le [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Il succo di melograno e la risposta glicemica</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Il succo di melograno, a differenza di un suo estratto, riduce la risposta glicemica postprandiale</span></p>
<p><strong>di GIULIA CINELLI      </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Esistono differenti studi d’intervento sull’uomo sull’effetto del succo di <strong>melograno</strong> sui marcatori della salute, come la pressione diastolica o sistolica ed i livelli di insulina a digiuno. Le evidenze rispetto ai suoi effetti sulla concentrazione postprandiale di glucosio nel plasma rimangono, invece, contrastanti.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Il controllo glicemico postprandiale</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il controllo glicemico postprandiale, così come l’indice glicemico e la quantità di zuccheri semplici presenti negli alimenti, sono argomenti di attuale interesse scientifico, in quanto la loro rilevanza per il mantenimento della salute ed il controllo di alcune patologie è ampiamente riconosciuta. La glicemia postprandiale si innalza precocemente in maniera naturale, dopo l’ingestione di alimenti ricchi di carboidrati altamente idrolizzabili, come l’amido solubile, alcune forme di amido cucinato o gli zuccheri semplici (glucosio, fruttosio o saccarosio). Il glucosio, prodotto finale del processo digestivo che coinvolge diversi enzimi tra cui le amilasi salivare e pancreatica, viene assorbito rapidamente dalle cellule intestinali mediante i trasportatori GLUT2 (Glucose Transporter 2) e SGLT1 (Sodium Glucose Transporter 1) ed arriva nel circolo sanguigno.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Lo studio sul succo di melograno</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il <strong>melograno</strong> è un frutto unico, ricco in polifenoli, tra cui i più rappresentati sono due ellagitannini, la pulicalina e la punicalagina, responsabili delle caratteristiche sensoriali del succo.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Un recente studio pubblicato ad Ottobre 2017 dai ricercatori dell’Università di Leeds sulla rivista <em>The</em> <em>American Journal of Clinical Nutrition </em>(<a href="https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29021286">https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29021286</a>) ha valutato i possibili effetti del succo di <strong>melograno</strong> sulla modulazione della risposta glicemica dopo il pasto.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La Dottoressa Asimi Kerimi e il team di ricercatori della Scuola di Scienza dell’Alimentazione e della Nutrizione dell’Università di Leeds hanno condotto un brillante ricerca comprendente: (i) esperimenti in vitro sull’inibizione degli enzimi per il metabolismo del glucosio e sul suo trasporto e (ii) tre differenti studi (randomizzati, controllati e crossover) il cui obiettivo è stato quello di comparare l’effetto acuto di tre differenti composti sulla glicemia dopo un pasto ad elevato indice glicemico. In particolare, un totale di 48 volontari sani (16 per studio) tra i 18 ed i 75 anni, sono stati coinvolti ed invitati a consumare un pasto costituito da pane bianco accompagnato da uno dei seguenti: 1) succo di <strong>melograno</strong>; 2) integratore a base di estratto di <strong>melograno</strong>, ricco in polifenoli; 3) soluzione placebo contenente quantità equivalenti al succo di <strong>melograno</strong> di acido malico, acido citrico e contenuto di potassio.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">I risultati della ricerca hanno dimostrato che il succo di <strong>melograno</strong>, ricco in polifenoli, può ridurre il picco glicemico postprandiale quando consumato insieme a un alimento ad elevato indice glicemico.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">I dati degli esperimenti in vitro suggeriscono come possibile meccanismo d’azione principale, l’inibizione dell’α-amilasi da parte della punicalagina, una molecola antiossidante, risultato molto più potente della punicalina e dell’acido ellagico. Al contrario, l’estratto ricco di polifenoli, pur contenente una concentrazione 4 volte maggiore di punicalagina, non ha mostrato lo stesso effetto. Probabilmente ciò può essere spiegato dalla insufficiente mescolamento della pulicalagina presente nell’integratore con il pane o dall’inefficiente solubilizzazione della stesso, nello stomaco e nel piccolo intestino.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Questo studio ha mostrato il potenziale del succo di <strong>melograno</strong> ed in particolare dei ponifenoli di cui è ricco, nella modulazione della risposta glicemica postprandiale. Questa conclusione, di estremo interesse per il trattamento di pazienti con diabete, obesità o sindrome metabolica, merita dunque ulteriori studi ed approfondimenti.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Kerimi A, Nyambe-Silavwe H, Gauer JS, Tomás-Barberán FA, Williamson G.<em> Pomegranate juice, but not an extract, confers a lower glycemic response on a high-glycemic index food: randomized, crossover, controlled trials in healthy subjects</em>. The American Journal of Clinical Nutrition. 2017. 106(6);1384-1393.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>TAG:</strong> melograno, succo, indice glicemico, RCT, punicalagina, polifenoli</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/il-succo-di-melograno-e-la-risposta-glicemica/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Igiene nel frigorifero e sicurezza alimentare</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/igiene-nel-frigorifero-e-sicurezza-alimentare/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/igiene-nel-frigorifero-e-sicurezza-alimentare/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Feb 2018 08:54:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3462</guid>

					<description><![CDATA[Igiene nel frigorifero e sicurezza alimentare La conservazione dei cibi deve rispettare regole basilari, come aria pulita, freddo sufficiente, pareti e ripiani puliti sia per eliminare i batteri che lo spreco di alimenti scaduti o maleodoranti di SILVIA BASSI &#160; L’Efsa, l’autorità europea per la sicurezza alimentare, in un recente rapporto, mette in guardia i [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Igiene nel frigorifero e sicurezza alimentare</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">La conservazione dei cibi deve rispettare regole basilari, come aria pulita, freddo sufficiente, pareti e ripiani puliti sia per eliminare i batteri che lo spreco di alimenti scaduti o maleodoranti</span></p>
<p><strong><span style="font-size: 12pt;">di SILVIA BASSI</span></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L’<em>Efsa</em>, l’autorità europea per la sicurezza alimentare, in un recente rapporto, mette in guardia i consumatori sulle scarse condizioni igieniche nella preparazione e nella conservazione domestica dei cibi,che sono all’origine di intossicazioni, infiammazioni, allergie delle pelle e disturbi gastrici. Secondo l’<em>Efsa</em>, infatti, per le scarse condizioni igieniche delle cucine, il 33% della popolazione è colpita dalla malasanità di origine alimentare.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Tra le principali cause di intossicazioni, micosi e allergie c’è la non efficace gestione del frigorifero &#8211; come abbiamo già descritto nel precedente articolo dello scorso 19 febbraio,<em>“</em><em>Malattie di origine alimentare e scarsa igiene in cucina</em><strong>”</strong> &#8211; secondo una ricerca dell’’inglese <em>Microban Europe </em><a href="https://www.microban.com">https://www.microban.com</a> (leader globale nelle tecnologie antimicrobiche e antiodore per prevenire la crescita microbica nei prodotti di largo consumo) nei cassettoni per la frutta e la verdura dei frigoriferi è stata riscontrata la presenza di oltre 7.800 famiglie di batteri, di cui alcuni sono inoffensivi e moltissimi, invece, sono deleteri, superando 750 volte il limite di sicurezza alimentare.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Tutto questo accade per la scarsa cura igienica che si riserva a questo elettrodomestico, dove capita spesso che le provviste vadano a male rapidamente e che emettano cattivi odori, nonostante il freddo. Per farlo funzionare al meglio e nel modo giusto l’aria dentro il frigorifero deve essere pulita, il freddo sufficiente, con le giuste temperature e con la costante pulizia delle pareti, dei ripiani e delle guarnizioni delle porte. Accorgimenti per far sì che batteri e muffe non prolifichino all’infinito.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il Ministero della Salute e il buon senso pratico suggeriscono alcune regole igieniche per difendersi dalle contaminazioni microbiche ed evitare sprechi alimentari, come quelle di non lasciare gli alimenti freschi esposti all’ambiente, ma refrigerarli subito e riponendo immediatamente nel freezer i prodotti congelati appena acquistati, senza riempirlo troppo per non alterarne la ventilazione e il processo di raffreddamento. Non lavare frutta e verdura prima di metterla in frigo: l’aumento di umidità favorisce la crescita di muffe e batteri.Non posizionare alimenti crudi e cotti sullo stesso ripiano. Togliere gli imballi doppi e tripli che contengono colonie di batteri e poi coprire le confezioni aperte e controllare le scadenze dei cibi.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Sebbene i moderni frigoriferi garantiscono temperatura uniforme con un sistema completo di costante purificazione dell’aria interna, con l’aggiunta di molecole di ossigeno di ioni negativi e positivi che eliminano batteri e muffe, è bene sapere che l’aria fredda, essendo più pesante, tende a scendere e quindi, la zona frigo a minore temperatura è quella in basso. Per cui, carne e pesce vanno separati da altri alimenti con involucri e devono essere posti nello scomparto più freddo. Latticini, uova e tutti alimenti sulla cui confezione c’è scritto “refrigerare dopo l’apertura” devono essere posti a una temperatura intermedia. Frutta e verdura possono essere collocati nelle aree meno fredde, nell’apposito comparto e, comunque, vanno consumati al più presto.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Igiene e saggezza ci consentono di vivere meglio e in salute.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>TAG: Ministero Salute – Microban Europe – Sicurezza alimentare – Cibi congelati &#8211; Freezer</strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/igiene-nel-frigorifero-e-sicurezza-alimentare/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Malattie di origine alimentare e scarsa igiene in cucina</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/malattie-di-origine-alimentare-e-scarsa-igiene-in-cucina/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/malattie-di-origine-alimentare-e-scarsa-igiene-in-cucina/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Feb 2018 11:49:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3529</guid>

					<description><![CDATA[Malattie di origine alimentare e scarsa igiene in cucina Secondo un rapporto EFSA (l&#8217;autorità europea per la sicurezza alimentare) alcune patologie sono provocate da una insufficiente salubrità domestica nella preparazione e conservazione dei cibi di SILVIA BASSI Incucina ci si ammala molto, tra intossicazioni, infiammazioni, allergie della pelle, disturbi digestivi e malesseri vari. Secondo un [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Malattie di origine alimentare e scarsa igiene in cucina</strong></span><br />
<span style="font-size: 18pt;">Secondo un rapporto EFSA (l&#8217;autorità europea per la sicurezza alimentare) alcune patologie sono provocate da una insufficiente salubrità domestica nella preparazione e conservazione dei cibi</span><br />
<span style="font-size: 12pt;"><strong>di SILVIA BASSI</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Incucina ci si ammala molto, tra intossicazioni, infiammazioni, allergie della pelle, disturbi digestivi e malesseri vari. Secondo un rapporto Efsa www.efsa.europa.eu/it il 33% delle malattie di origine alimentare è provocato dalle scarse condizioni igieniche della preparazione e della conservazione domestica dei cibi. Non solo, anche dalla inefficiente conservazione dei cibi nel frigorifero e dai grossolani errori nella raccolta differenziata, i cui contenitori, spesso, sono inseriti dentro mobili per salvare l’estetica, favorendo prolungati accumuli di umido e generando microrganismi nocivi.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Secondo l’EFSA,tra le mura domestiche si presta poca attenzione igienica per evitare le commistioni non salutari di alimenti e batteri. La diffusione di germi proviene dalla scarsa attenzione alla pulizia della lavastoviglie, del forno elettrico o a microonde, dell’interno del frigorifero e di altri attrezzi professionali da cucina. Infatti, dal frullatore, dai coltelli (anche lavati), dal lavello, dal piano di lavoro, dai contenitori di plastica per i cibi, dal piano di cottura, dagli strofinacci, dagli utensili, dalle pentole e dalle spugnettei microrganismi si trasferiscono direttamente nei cibi e non ci si salva dall’assalto di batteri e muffe e dalla pericolosissima salmonella.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Mentre al ristorante gli italiani pretendono la massima pulizia, sia nelle cucine sia in sala, nelle proprie case non sono altrettanto severi. Infatti, secondo una ricerca dell’Ocse, la donna italiana è molto più impegnata a faticare in casa per lustrare mobili e argenterie e spolverare,affinché facciano bella figura, che non a curare l&#8217;igiene culinaria, che richiede un&#8217;attenzione quasi professionale e maniacale per evitare la diffusione di germi patogeni nella conservazione e cottura degli alimenti.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Per disinnescare questo mix tossico e batteriologico, che genera anche un aumento di allergie, è bene seguire alcuni pratici consigli,cominciando dal tenere il sacchetto dell’umidoall’esterno e avendo l’accortezza di tenere il contenitore pulito e disinfettato. </span><br />
<span style="font-size: 14pt;">L’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS) raccomanda: </span><br />
<span style="font-size: 14pt;">A) il lavaggio di qualsiasi strumento con l’acqua molto calda, possibilmente bollente; evitare tassativamente strofinacci usati, che sono nidi di batteri, per asciugare e usare soltanto carta da cucina. B) Mai lavare la carne prima della cottura,poiché il temibilissimo campylobacter, presente sulle superfici delle carni crude non trattate e soprattutto su quella di volatili, sotto l’acqua compie voli straordinari e si diffonde ovunque. C) Mai mettere vicini cibi cotti e cibi crudi: è l’abitudine più pericolosa per l’igiene; mai tenere più di due ore fuori dal frigo il cibo cotto; usare contenitori con chiusure ermetiche. D) Per il barbecue, mai scongelare la carne e altri alimenti all’aria aperta,ma metterla subito sulla griglia,in quanto ci penserà il calore elevato ad “arrostire” i batteri.E) Mai mangiare hamburger o bistecche al sangue,in quanto la carne tagliata e poco cotta ha la maggiore concentrazione esistente di batteri tossici. F) La carne “fresca” deve essere confezionata sottovuoto e va subito messa in frigo, poi una volta aperta la confezione va cotta e consumata, possibilmente, tutta.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Un discorso a parte per evitare malattie di origine alimentareè quello riguardante la conservazione nel frigorifero dei cibi sia freschi sia surgelati. Sarà l’argomento di un prossimo articolo.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><span style="font-size: 14pt;">TAG – Efsa – Oms – Sicurezza alimentare – Campylobacter</span></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/malattie-di-origine-alimentare-e-scarsa-igiene-in-cucina/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il “pasticcio” sull’origine del grano nell’etichetta</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/il-pasticcio-sullorigine-del-grano-nelletichetta/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/il-pasticcio-sullorigine-del-grano-nelletichetta/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Feb 2018 12:39:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3547</guid>

					<description><![CDATA[Il “pasticcio” sull’origine del grano nell’etichetta Dal 17 febbraio è obbligatorio indicare sulle confezioni di pasta l’origine del frumento, ma da maggio 2018 un nuovo regolamento comunitario sostituirà la normativa italiana di SILVIA BASSI &#160; Entra in vigore sabato prossimo 17 febbraio il decreto legge del 26 luglio 2017 che obbliga le aziende italiane a [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Il “pasticcio” sull’origine del grano nell’etichetta</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Dal 17 febbraio è obbligatorio indicare sulle confezioni di pasta l’origine del frumento, ma da maggio 2018 un nuovo regolamento comunitario sostituirà la normativa italiana</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;"><strong>di SILVIA BASSI</strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Entra in vigore sabato prossimo 17 febbraio il decreto legge del 26 luglio 2017 che obbliga le aziende italiane a indicare sulle confezioni di pasta l’origine del grano e del riso e quello in cui il grano è stato macinato. Il provvedimento governativo stabilisce le seguenti diciture: Paesi Ue, Paesi non Ue, Paesi Ue e non Ue. Invece, se il grano duro è coltivato almeno per il 50% in un solo Paese, come ad esempio l’Italia, si potrà usare la dicitura: Italia e altri Paesi Ue e/o non Ue.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">In questo modo però il consumatore riceve un’informazione parziale perché non può capire se il grano non italiano è canadese o francese, o se il riso arriva dalla Cina o dal Vietnam. Da notare, poi, che la normativa sull’origine del grano si applica solo sulla pasta e non, ad esempio, sui derivati da forno, come pane, pizza, crostini, biscotti, dolci, grissini, ecc.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Fin dall’inizio l’<em>Aidepi</em> (Associazione delle industrie del dolce e della pasta italiane) <a href="http://www.aidepi.it">www.aidepi.it</a> si era dimostrata contraria e perplessa sulla nuova normativa, difesa invece a spada tratta dalla Coldiretti, in quanto “<em>non è attraverso l’origine del grano che si dichiara la qualità della pasta, ma dal saper fare il pastaio</em>”. Altra importante considerazione è che la produzione del grano duro italiano non è sufficiente per rispondere alla grande richiesta dei consumatori di tutto il mondo per questo eccellente prodotto del <em>“made in Italy</em>”.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">“<em>Abbiamo cercato di sostenere le nostre idee, che non sono state accolte dal legislatore &#8211; </em>sottolinea il presidente di <em>Aidepi</em> Federico Felicetti<em> – e così le prime confezioni sono già sul mercato. Riteniamo che ci sia stata una spinta in avanti troppo rapida. A partire dal secondo quadrimestre del 2018, infatti, arriverà il regolamento europeo che sostituirà la nuova normativa. La cosa più grave è aver creato l’idea che il grano italiano sia meglio di quello estero: ciò potrebbe ridurre la qualità della materia prima utilizzata”. </em></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Prima che la “pasticciata” legge italiana del luglio 2017 entri in vigore nei prossimi giorni, è ormai già vecchia e superata nei fatti. Il regolamento Ue sarà applicabile in tutti gli stati membri e stabilirà che l’indicazione di provenienza della materia prima di un prodotto non è un’informazione obbligatoria, bensì facoltativa. La normativa Ue varrà per tutti i settori alimentari e non solo per il grano utilizzato per la pasta. Riguarderà quella che viene considerata di caso in caso la <em>“materia prima principale</em>” alla base di determinato alimento, come succhi di frutta, legumi, olio, miele, ecc.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Oggigiorno, il grano duro utilizzato per produrre la pasta italiana viene dall’estero in una percentuale variabile tra il 25% e il 35%, a seconda della stagione e della resa produttiva dei raccolti. In definitiva, un conto è il Paese di provenienza della materia prima e un altro è quello della sua trasformazione: il 99% di tutta la semola che si utilizza viene macinata in Italia.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>TAG – Grano duro – Aidepi – Decreto Legge 26 luglio 2017 sull’origine del grano duro per paste –Derivati da forno</strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/il-pasticcio-sullorigine-del-grano-nelletichetta/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Insieme a tavola</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/insieme-a-tavola/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/insieme-a-tavola/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Feb 2018 13:38:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3571</guid>

					<description><![CDATA[Insieme a tavola Chi può dirci come, cosa e quanto portare a tavola per mantenerci a lungo in salute  di Alfredo Tesio &#160; Una volta mangiare e stare insieme a tavola era uno dei più grandi piaceri concessi all’umanità. Nella convivialità ci si impara a conoscere, le discussioni si ammorbidiscono, i contratti si stipulano e [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Insieme a tavola</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Chi può dirci come, cosa e quanto portare a tavola per mantenerci a lungo in salute </span></p>
<p><strong> </strong><strong>di Alfredo Tesio </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Una volta mangiare e stare insieme a tavola era uno dei più grandi piaceri concessi all’umanità. Nella convivialità ci si impara a conoscere, le discussioni si ammorbidiscono, i contratti si stipulano e può anche crearsi qualche amicizia.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Oggi chi invita qualcuno a pranzo o cena può prendersi una bella gatta da pelare, soprattutto se non si conoscono i gusti, malattie, allergie, resistenze ideologiche e religiose degli invitati.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Provate ad immaginarvi un pranzo di lavoro con invitati musulmani, un paio di vegetariani, un vegano, un intollerante al glutine, un allergico al pesce e ai crostacei. Per non parlare di chi legge molto il gossip alimentare e  teme qualsiasi prodotto cancerogeno.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Cosa facciamo preparare?</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La soluzione per chi se lo può permettere sarebbe fare diversi menu.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">A quel punto finirebbe però il senso dell’aggregazione conviviale e allora è meglio vedersi per un caffè? Magari fosse facile. Oggi la World Health Organization  (WH), in Italia OMS, insomma l’Organizzazione Mondiale pe la Sanità fa sapere che anche nel caffè ci sono sostanze che possono favorire l’insorgere di tumori.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Chi legge superficialmente tutti gli ammonimenti della WHO, soprattutto quello sulle carni rosse e conservate, come prosciutto e salsicce etc. può credere che siamo stati degli stupidoni incompetenti antisalutari per  oltre 2000 anni.  Soprattutto incompetente era lo storico Varrone che nel primo secolo avanti  Cristo si sperticava in elogi per la salsiccia lunga e stretta  della Lucania, da cui il nome successivo <em>luganica</em>.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il cibo è una cosa troppo importante per lasciarla decidere solamente agli scienziati.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Gli allarmi e gli ammonimenti vanno presi nella giusta misura.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La WHO aveva nell’ottica soprattutto la nutrizione sospetta del popolo americano dove molti abusano di bistecche rosse, hamburger e hot dogs.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Gli USA infatti non figurano ai primi posti nella classifica dei paesi più longevi, dove al primo posto c’è il Giappone e al secondo c’è l’Italia.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Forse chi mangia sushi e pasta al ragout, in Giappone e in Italia, non ha letto tutti i rapporti della WHO.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Le grandi organizzazioni internazionali non sempre conoscono l’arte della comunicazione e il dosaggio delle informazioni. C’è chi come la  Lehman Brothers, guru rinomato della finanza mondiale che dava insegnamenti e voti a tutti, nel 2008 predicava un grane futuro di venerdi e chiudeva per bancarotta il lunedi successivo.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Non è certo il caso di WHO. Però questa grande enemerita organizzazione all’interno dell’ONU sembra abbia un budget per l’80% finanziato da privati e solo per il 20 % da governi e istituzioni ufficiali.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Forse anche lì potrebbero nascondersi interessi commerciali non a tutti comprensibili.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Mangiamo quindi tranquilli ascoltando i saggi scienziati come è stato il prof Veronesi e la senatrice  Elena Cattaneo, perchè no  Patto in Cucina.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Mangiamo di tutto, poco e con piacere.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/insieme-a-tavola/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Prodotti da forno, frittura e griglia a rischio acrilamide</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/prodotti-da-forno-frittura-e-griglia-a-rischio-acrilamide/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/prodotti-da-forno-frittura-e-griglia-a-rischio-acrilamide/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Feb 2018 08:22:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3399</guid>

					<description><![CDATA[Prodotti da forno, frittura e griglia a rischio acrilamide Il nuovo Regolamento (Ue) europeo 2017/2158 limita il contenuto di acrilamide nei prodotti alimentari trasformati. di GIULIA BIGIONI L’acrilamide sostanza, la cui pericolosità è oramai nota e ampiamente documentata, non sembra essere un contaminante esclusivo delle tanto amate patitine fritte, ma risulta presente in altri prodotti [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Prodotti da forno, frittura e griglia a rischio acrilamide</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Il nuovo Regolamento (Ue) europeo 2017/2158 limita il contenuto di acrilamide nei prodotti alimentari trasformati.</span></p>
<p><strong><span style="font-size: 12pt;">di GIULIA BIGIONI</span></strong></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L’acrilamide sostanza, la cui pericolosità è oramai nota e ampiamente documentata, non sembra essere un contaminante esclusivo delle tanto amate patitine fritte, ma risulta presente in altri prodotti alimentari soprattutto da forno, quali pane e pizza e anche nel caffè. Del resto è la natura degli alimenti oggetto del consumo che ne determina la presenza. L’acrilamide si forma come contaminante secondario, mediante una reazione chimica, la reazione di Maillard, quando si cuociono a temperature superiori ai 120 °C alimenti che contengono amido, zuccheri e un particolare aminoacido, l’asparagina. Buona parte dei prodotti che si sviluppano dalla reazione fanno parte di quel patrimonio organolettico che tanto ricerchiamo nel pane o nella pizza appena sfornati, servono per la doratura e l’imbrunimento della crosta del pane, ma purtroppo tra questi si nasconde l’ ospite indesiderato, quasi a ricordarci del prezzo da pagare per tanta soddisfazione.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L’EFSA, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, ha indubbiamente di che preoccuparsi in quanto la storia dell’acrilamide è tutt’altro che da sottovalutare. Il problema più immediato è stabilirne la dose soglia ammissibile al consumo, una soluzione che non sembra così facile. Il composto è stato classificato come cancerogeno e genotossico. Sulla base di questa classificazione, qualsiasi livello di esposizione risulta potenzialmente in grado di danneggiare il DNA, con il rischio di far insorgere il cancro. L’EFSA sostiene che pur se non sia possibile stabilire una dose sicura, si possono stabilire dei limiti, quantomeno accettabili, considerando che proprio per le caratteristiche intrinseche del contaminante non è sostanzialmente possibile evitarne la produzione durante la cottura. Qualche anno  fa nel 2015 per un uomo di circa 60 kg di peso si poteva considerare accettabile l’esposizione a un microgrammo al giorno di acrilamide.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Tuttavia, se non è del tutto eliminabile, seguendo i consigli degli esperti, è possibile ridurne la produzione durante la cottura.  Per esempio il quantitativo d’amido presente nelle patate può essere ridotto lavandole con acqua prima di porle nell’olio per friggerle, oppure non utilizzare durante la cottura temperature troppo alte.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Emerge comunque un quadro preoccupante se si considera che la soglia di esposizione giornaliera tiene conto del peso corporeo dell’individuo e che secondo questa logica i bambini risultano i più esposti in virtù del loro peso ridotto rispetto ad un adulto. Non dobbiamo poi dimenticare che sono proprio i più piccoli quelli maggiormente esposti  per le loro abitudini alimentari, perchè prediligono nella loro dieta quotidiana gli alimenti maggiormente accusati di pericolosità.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">A vantaggio di tutti, a partire dall’11 Aprile 2018 si applicherà il Regolamento europeo  (Ue) 2017/2158 “che istituisce misure di attenuazione e livelli di riferimento per la riduzione della presenza di acrilammide negli alimenti”:  cuochi, pasticceri ed industrie dovranno rivedere le modalità di cottura e ridurre i livelli di acrilammide nei loro prodotti.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/prodotti-da-forno-frittura-e-griglia-a-rischio-acrilamide/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Nel 2017 buttati, in Italia, 145 kg di cibo a testa</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/nel-2017-buttati-in-italia-145-kg-di-cibo-a-testa/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/nel-2017-buttati-in-italia-145-kg-di-cibo-a-testa/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Feb 2018 13:18:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3568</guid>

					<description><![CDATA[Nel 2017 buttati, in Italia, 145 kg di cibo a testa Oggi 5 febbraio si svolge la giornata nazionale contro lo spreco alimentare. Le categorie che più di altre finiscono nella spazzatura sono le ortofrutticole di SILVIA BASSI &#160; Lo spreco alimentare in Italia vale quasi 16 miliardi annui. Secondo le rilevazioni dell’Osservatorio Waste Watcher, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Nel 2017 buttati, in Italia, 145 kg di cibo a testa</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Oggi 5 febbraio si svolge la giornata nazionale contro lo spreco alimentare. Le categorie che più di altre finiscono nella spazzatura sono le ortofrutticole</span></p>
<p><strong>di SILVIA BASSI</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Lo spreco alimentare in Italia vale quasi 16 miliardi annui<strong>. </strong>Secondo le rilevazioni dell’<em>Osservatorio Waste Watcher</em>, quattro italiani su cinque danno la colpa alla grande distribuzione, ma è invece lo spreco domestico a fare la parte del leone: incide, in termine di valore economico, tra il 60 e il 70% dello sperpero annuo di cibo. Nella lotta allo spreco alimentare l’Italia si posiziona al quarto posto e, nonostante un sensibile miglioramento rispetto agli anni precedenti, nel 2017 sono finiti nella spazzatura ben 145 kg di cibo a testa, per un valore complessivo pari a circa 8 miliardi di euro.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">I dati sono forniti dal <em>Food Sustainability Index</em>, indice creato da <em>Fondazione Barilla </em>e <em>The Economist Intelligence Unit</em>, che analizza 34 Paesi in base alla sostenibilità del loro sistema alimentare. I passi avanti compiuti dall&#8217;Italia si devono alle politiche messe in campo per ridurre gli sprechi a livello industriale, come avvenuto nel 2016con la “Legge Gadda” <a href="http://www.minambiente.it">www.minambiente.it</a> che ha semplificato le procedure per le donazioni degli alimenti invenduti.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Secondo i dati dell&#8217;<em>Index</em>, in Italia è stata la filiera alimentare a compiere i maggiori passi in avanti in questa battaglia: confrontando l&#8217;indice del 2016 con quello del 2017, si è passati dal 3,58% del cibo gettato rispetto a quello prodotto, al 2,3% del 2017.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Banane, mele, pomodori, ma anche insalata, peperoni, pere e uva: sono queste le categorie ortofrutticole che più contribuiscono agli sprechi alimentari dei supermercati. Lo afferma uno studio svedese della <em>Karlstad University</em>, pubblicato sulla rivista <em>Resources, Conservation and Recycling</em>. Secondo i ricercatori questi 7 prodotti contribuiscono a quasi la metà degli scarti di frutta e verdura fresche nei negozi.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Ecco quindi che per ridurre gli sprechi domestici sono utili una serie di suggerimenti, a cominciare dal fare una spesa ragionata con una lista ben precisa,cucinare solo ciò che puoi consumare, fare attenzione alla scadenza dei prodotti, non buttare via avanzi e scarti alimentari, ricordando che sprecare cibo vuol dire buttare via denaro.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Da parte sua l’<em>Istituto Italiano Alimenti Surgelati</em> afferma che la lotta agli sprechi alimentari può iniziare dal freezer: il consumo di prodotti surgelati può contribuire a ridurre del 47% gli sprechi che, secondo recenti studi inglesi della <em>Sheffield Hallam University</em> , si verifica soprattutto a livello domestico laddove contenere gli sprechi di cibo porta a un marcato risparmio familiare. Il consumo domestico di prodotti surgelati, rispetto agli analoghi a temperatura sopra lo zero, può costituire realmente un valido antidoto contro gli sprechi in cucina, contribuendo ad abbatterli di ben il 47%. Infatti, hanno una lunga durata di conservazione e permettono un maggior controllo nelle porzioni e nelle quantità da consumare. Diventa più facile anche fare la raccolta differenziata e si riduce il consumo di acqua, perché gli ortaggi sono già lavati e puliti e, infine, c&#8217;è un minore spreco di risorse energetiche per la cottura dei cibi.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>TAG – Spreco alimentare – Surgelati – Fondazione Barilla – Legge Gadda</strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/nel-2017-buttati-in-italia-145-kg-di-cibo-a-testa/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La “natura” della plastica</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/la-natura-della-plastica/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/la-natura-della-plastica/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Feb 2018 09:13:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3410</guid>

					<description><![CDATA[La “natura” della plastica Il Bisfenolo A è uno dei più temibili interferenti endocrini per la salute ancora sotto osservazione di GIULIA BIGIONI L’autorità europea per la sicurezza alimentare, l’ EFSA, è tornata a valutare l’uso della plastica per i contenitori degli alimenti ed in particolare si è focalizzata sul Bisfenolo-A (BPA) una delle principali [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>La “natura” della plastica</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Il Bisfenolo A è uno dei più temibili interferenti endocrini per la salute ancora sotto osservazione </span></p>
<p><strong><span style="font-size: 12pt;">di GIULIA BIGIONI</span></strong></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L’autorità europea per la sicurezza alimentare, l’ EFSA, è tornata a valutare l’uso della plastica per i contenitori degli alimenti ed in particolare si è focalizzata sul Bisfenolo-A (BPA) una delle principali sostanze chimiche usate nella produzione di plastiche e resine.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La plastica, entrata oramai a far parte del nostro universo quotidiano utilissima nelle sue molteplici applicazioni è tuttavia diventata sinonimo di contaminazione e inquinamento, difficile da smaltire, responsabile dei più svariati disastri ecologici e immagine dell’umana trasformazione del mondo che ci circonda. Trasformazione del mondo esterno che nostro malgrado condiziona anche la nostra natura biologica di esseri viventi che ci vivono. L’uso quotidiano della plastica, dai contenitori per alimenti, alle padelle antiaderenti e a seguire: imballaggi, vernici, carta per alimenti, incensi, piatti e bicchieri fino anche al biberon nei lattanti ha purtroppo un costo salutare che si sta rivelando nel tempo sempre più elevato.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Usato soprattutto per la produzione di oggetti in policarbonato il BPA viene ceduto negli alimenti che sono stati conservati nei contenitori di questo materiale. Se sembra impossibile bandire contenitori comunissimi, l’unica soluzione è quella di limitarne l’uso o dettare delle regole di condotta mirate a ridurre l’esposizione a questo agente.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">I consigli sono tanti, dall’evitare di versare cibi ancora caldi nei recipienti al non usare contenitori deteriorati o danneggiati e cosi via.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il pericolo associato al contatto con il BPA non è di poco conto, stando al parere di diversi esperti del settore. La sostanza è infatti catalogata all’interno della grande famiglia dei cosiddetti interferenti endocrini, sostanze che vanno ad interferire con i delicati meccanismi ormonali preposti alla regolazione della crescita, della fertilità, fino ad essere la causa dei tumori ormono-dipendenti.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Alla luce di questo, gli esperti dell’EFSA di diverse nazioni europee designati dai rispettivi governi hanno partecipato al gruppo di lavoro per la definizione di un nuovo protocollo scientifico finalizzato ad analizzare nuovi dati sulle concentrazioni del PBA nelle varie matrici alimentari, programma che dovrebbe partire a gennaio di quest’anno.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L&#8217;EFSA già in passato aveva esaminato la pericolosità del PBA arrivando a limitare l’esposizione giornaliera di questo composto e stabilendo il limite a 4 microgrammi per kg di peso corporeo/giorno. Questo, considerato nel 2015 un limite temporaneo, oggi torna ad essere messo in discussione nell’ottica di armonizzare i dati europei con quelli dello studio americano denominato Clarity-BPA, dell&#8217;Istituto nazionale di scienze della salute ambientale (NIEHS) insieme alla Food and Drug Administration (FDA) e al National Toxicology Program (NTP).</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il progresso deve essere sostenibile ed in armonia con la nostra natura di esseri viventi in un ambiente che abbiamo trasformato forse ormai in modo irreversibile ma che possiamo ancora tentare di mantenere in una forma accettabile per noi e per le generazioni che verranno.</span></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/la-natura-della-plastica/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La selettività alimentare nell’autismo e le varianti del gene TAS2R38</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/la-selettivita-alimentare-nellautismo-e-le-varianti-del-gene-tas2r38/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/la-selettivita-alimentare-nellautismo-e-le-varianti-del-gene-tas2r38/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jan 2018 13:01:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3560</guid>

					<description><![CDATA[La selettività alimentare nell’autismo e le varianti del gene TAS2R38 Varianti genetiche di TAS2R38, responsabili della sensibilità al gusto amaro, influenzerebbero le preferenze alimentari nell’autismo di GIULIA CINELLI &#160; Diversi studi hanno mostrato come la selettività alimentare sia un tipico disturbo in bambini con autismo. La selettività è un comportamento alimentare tipico tra i bambini [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="font-size: 18pt;">La selettività alimentare nell’autismo e le varianti del gene TAS2R38</span></strong><br />
<span style="font-size: 18pt;">Varianti genetiche di TAS2R38, responsabili della sensibilità al gusto amaro, influenzerebbero le preferenze alimentari nell’autismo</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;"><strong>di GIULIA CINELLI</strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Diversi studi hanno mostrato come la selettività alimentare sia un tipico disturbo in bambini con autismo. </span><br />
<span style="font-size: 14pt;">La selettività è un comportamento alimentare tipico tra i bambini a sviluppo tipico che compare tra i 2 ed i 5 anni di età e tende a ridursi con la crescita, caratterizzato da una scelta limitata di alimenti, eliminazione di intere categorie di cibi (per lo più frutta e verdura) e dal rifiuto di assaggiarne di nuovi. Nei bambini con disturbo dello spettro autistico (ASD) l’incidenza risulta essere molto maggiore, tanto che la selettività alimentare è considerato uno dei principali problemi alimentari in questa popolazione, con una persistenza duratura nel tempo. Diverse ipotesi sono state proposte per spiegare la maggiore frequenza di tale fenomeno nell’autismo, la maggior parte legate alle caratteristiche degli alimenti (consistenza, sapore, odore, temperatura, aspetto) o alla differente sensibilità sensoriale dei soggetti con autismo.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">La sensibilità al gusto amaro </span><br />
<span style="font-size: 14pt;">L’associazione tra la differente percezione del gusto amaro e le preferenze alimentari è stata ampiamente studiata in bambini a sviluppo tipico. Un recente studio pubblicato lo scorso Dicembre dai ricercatori del Dipartimento di scienze Mediche Translazionali dell’Università Federico II di Napoli sulla rivista Autism Research, valuta l’influenza di varianti genetiche del recettore del gusto TAS2R38, responsabile della diversa sensibilità all’amaro, sulle scelte alimentari in bambini con autismo. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Is+food+refusal+in+autistic+children+related+to+TAS2R38+genotype%3F </span><br />
<span style="font-size: 14pt;">La variabilità individuale nella percezione del gusto può influenzare significativamente la scelta di alcuni alimenti rispetto ad altri. Il gene coinvolto e studiato per la sensibilità al gusto amaro è quello per il recettore TAS2R38 a cui si legano i derivati della tiourea, la feniltiocarbammide (PTC) e l’n-6 propiltiouracile (PROP). In base alla risposta allo stimolo con tali composti, è possibile distinguere tre categorie di fenotipo: (i) gli individui non sensibili o “nontaster”, (ii) e quelli sensibili o “supertaster”; associate con gli aplotipi del gene del recettore TAS2R38, che dipendono da tre diversi polimorfismi a singolo nucleotide (SNP). Gli individui taster sono portatori di uno o due alleli dominanti (PAV/PAV o PAV/AVI) mentre quelli nontaster sono omozigoti per le forme alleliche recessive (AVI/AVI).</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Lo studio di associazione tra sensibilità al gusto amaro e selettività nell’autismo</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Lo studio, portato avanti dalla Dottoressa Maria Pia Riccio e dal team di ricercatori dell’Università Federico II di Napoli, ha coinvolto 84 bambini con o senza selettività alimentare: 43 bambini con autismo di età compresa tra i 2 e gli 11 anni, e 41 bambini a sviluppo tipico appaiati per sesso ed età. </span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Il comportamento alimentare e la presenza di selettività sono stati valutati utilizzando uno specifico questionario di screening (“Feeding Habits Questionnaire and Food Preferences Inventory”). La valutazione del fenotipo di sensibilità al gusto amaro, invece, è stata effettuata utilizzando le strisce edibili con PROP e l’analisi delle espressioni facciali FACS (Facial Action Coding System), in cieco rispetto al genotipo ed in due sessioni differenti. Infine, l’analisi dei polimorfismi del gene TAS2R38 è stata condotta su campione di sangue. </span><br />
<span style="font-size: 14pt;">I risultati dello studio hanno confermato come la prevalenza della selettività alimentare sia statisticamente più alta in bambini con ASD rispetto a quelli con sviluppo tipico. Tale comportamento alimentare non sembrerebbe essere attribuito a specifici fattori comportamentali ambientali, piuttosto sarebbe associato a fattori sensoriali come la consistenza degli alimenti. L’analisi statistica ha inoltre rivelato nei bambini con autismo una correlazione della selettività alimentare con il fenotipo PROP (sensibilità all’amaro) ed i polimorfismi del gene TAS2R38, con una prevalenza del genotipo taster maggiore nei bambini con ASD selettivi rispetto ai non selettivi.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Sebbene la selettività alimentare possa essere in parte spiegata dalla sensibilità al gusto amaro, il comportamento alimentare rimane il complesso risultato dell’interazione di differenti fattori causali. Nonostante ciò, la conoscenza del fenotipo PROP potrebbe essere un utile strumento per costruire il trattamento in maniera adeguata e differenziata nei diversi soggetti, per esempio prevenendo la proposta di alimenti percepiti come particolarmente sgradevoli ed adattando l’inserimento di nuovi cibi in maniera personalizzata.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Riccio MP, Franco C, Negri R, Ferrentino RI, Maresca R, D&#8217;alterio E, Greco L, Bravaccio C. Is food refusal in autistic children related to TAS2R38 genotype? Autism Research. 2017 </strong></span><br />
<span style="font-size: 14pt;"><strong>TAG: Autismo, Selettività Alimentare, fenotipo PROP, genotipo TAS2R38, ASD, SNP</strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/la-selettivita-alimentare-nellautismo-e-le-varianti-del-gene-tas2r38/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Nuovi biomarcatori per l’obesità infantile</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/nuovi-biomarcatori-per-lobesita-infantile/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/nuovi-biomarcatori-per-lobesita-infantile/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jan 2018 09:41:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3419</guid>

					<description><![CDATA[Nuovi biomarcatori per l’obesità infantile Un lungo elenco di composti volatili entra nel novero dei predittori di rischio di patologie degenerative di GIULIA BIGIONI &#160; Negli ultimi decenni l&#8217;incidenza dell&#8217;obesità infantile è aumentata a livello globale a un ritmo allarmante. Anche se in alcuni paesi occidentali si sta raggiungendo un valore stazionario, tra le problematiche [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Nuovi biomarcatori per l’obesità infantile</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Un lungo elenco di composti volatili entra nel novero dei predittori di rischio di patologie degenerative</span></p>
<p><strong>di GIULIA BIGIONI</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Negli ultimi decenni l&#8217;incidenza dell&#8217;obesità infantile è aumentata a livello globale a un ritmo allarmante. Anche se in alcuni paesi occidentali si sta raggiungendo un valore stazionario, tra le problematiche di salute pubblica sussiste comunque la priorità d’interventi urgenti, dato che l&#8217;obesità durante l&#8217;infanzia è associata ad un aumentato rischio di morbilità e mortalità a causa di malattie non trasmissibili nell&#8217;età adulta, come il diabete, le malattie cardiovascolari e alcuni tipi di tumori. E’ importante quindi poter effettuare una diagnosi di obesità quanto prima possibile, abbinata ad una completa valutazione del quadro metabolico. L&#8217;identificazione nelle prime fasi dell&#8217;obesità infantile di profili metabolici potenzialmente predittivi di co-morbidità legate all&#8217;obesità che potrebbero evidenziarsi più avanti nella vita dovrebbe essere considerato non solo un argomento di ricerca, ma anche una priorità clinica.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Un gruppo di ricercatori del CNR di Avellino e Vicenza in collaborazione con il Leibniz Institute for Prevention Research and Epidemiology di Brema in Germania, ha identificato, in alcuni composti volatili dei nuovi marcatori biologici.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L’interessante lavoro pubblicato su <em>Scientific Reports,</em> una rivista del prestigioso gruppo Nature, mettendo a confronto due popolazioni di adolescenti italiani di età media intorno ai 13 anni, una normale e l’altra classificata come sovrappeso o obesa sulla base dell’indice di massa corporea, suggerisce che la produzione fisiologica di composti volatili può essere modulata e modificata quando è presente una condizione di obesità. <a href="https://www.nature.com/articles/s41598-017-15957-7">https://www.nature.com/articles/s41598-017-15957-7</a></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">I composti volatili si ritrovano nel sangue nella saliva nel sudore e anche nelle urine che per la sua intrinseca semplicità metodologica di raccolta è stata scelta come matrice fisiologica dello studio, e analizzata con la spettrometria di massa, una metodologia estremamente sofisticata e precisa.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La transizione nutrizionale, che è alla base dell’insorgenza di obesità, ovvero abbandonare il modello salutare della Dieta Mediterranea, per sposare un quello occidentale ad alto contenuto calorico,  con elevate quantità di grassi saturi, sale, zuccheri raffinati e riduzione del consumo di alimenti freschi, ricchi di fibre e antiossidanti, porta a una diversa distribuzione di composti volatili. Chetoni, alcoli, aldeidi, terpeni composti contenenti zolfo, in definitiva circa 14 composti chimici, possono essere considerati come la “firma” metabolica che distingue gli obesi dai ragazzi con peso nella norma. Un avviso precoce insomma che potrebbe aiutare nella prevenzione di questa importante e sempre più presente alterazione fisiologica che affligge soprattutto le società industrializzate.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Sicuramente è ancora presto per tracciare un profilo definitivo di queste alterazioni ma la relativa facilità della raccolta dei campioni e l’interesse per questa patologia potrà portare in breve tempo a ricavarne nuovi indicatori precoci di obesità.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><em>TAG: OBESITA’, URINE, BIOMARCATORI</em></span></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/nuovi-biomarcatori-per-lobesita-infantile/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L’irisina è la nuova molecola contro l’obesità</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/lirisina-e-la-nuova-molecola-contro-lobesita/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/lirisina-e-la-nuova-molecola-contro-lobesita/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Nov 2017 10:33:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3846</guid>

					<description><![CDATA[L’irisina è la nuova molecola contro l’obesità La ricerca scientifica pone l’attenzione sull’irisina nella prevenzione del diabete di tipo due e l’obesità. di GIULIA BIGIONI &#160; Nel mese di novembre sono stati pubblicati numerosi lavori scientifici sul ruolo dell’irisina, un ormone di recente scoperta, nella prevenzione delle malattie cronico-degenerative. Fin dalla sua identificazione, l&#8217;irisina è [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>L’irisina è la nuova molecola contro l’obesità</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;"><em>La ricerca scientifica pone l’attenzione sull’irisina </em>nella prevenzione del diabete di tipo due e l’obesità.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;"><strong>di GIULIA BIGIONI</strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Nel mese di novembre sono stati pubblicati numerosi lavori scientifici sul ruolo dell’irisina, un ormone di recente scoperta, nella prevenzione delle malattie cronico-degenerative. Fin dalla sua identificazione, l&#8217;irisina è stata collegata a effetti favorevoli sulle malattie metaboliche, tra cui l’obesità, il diabete mellito di tipo 2 (T2DM), il metabolismo dei lipidi, le malattie cardiovascolari (CVD), la steatosi epatica non alcolica (NAFLD), la sindrome dell&#8217;ovaio policistico (PCOS), e l’osteoporosi metabolica.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><a href="https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29160051">https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29160051</a></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Nuovi risultati di vari studi condotti sia negli animali che nell&#8217;uomo suggeriscono che l&#8217;irisina possa influenzare il metabolismo delle ossa e del glucosio. In particolare, l&#8217;irisina è in grado di aumentare la massa corticale ossea stimolando gli osteoblasti. I livelli di irisina sono inversamente correlati con l&#8217;incidenza delle fratture da fragilità nelle donne in postmenopausa affette da osteoporosi.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La maggior parte delle prove disponibili dimostra che l&#8217;irisina influenza in modo significativo l&#8217;omeostasi del glucosio e dell&#8217;energia. Infatti, all’aumentare delle concentrazioni di irisina si riduce il rischio di diabete di tipo 2.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><a href="https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29160051">https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29160051</a></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Studi su animali hanno dimostrato che l&#8217;irisina è una proteina muscolare secreta in risposta all&#8217;esercizio fisico. L&#8217;iniezione di irisina nei topi induce un&#8217;ipertrofia significativa e migliora la forza di presa del muscolo integro.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Gli studi condotti dal gruppo di ricerca guidato dal prof. Silvio Buscemi dell’Università di Palermo dimostrano per la prima volta nell’uomo che le concentrazioni di irisina sono più elevate in coloro i quali compiono abitualmente una maggiore attività fisica. I risultati ottenuti studiando un campione di popolazione palermitana che partecipa al progetto ABCD (Alimentazione, Benessere Cardiovascolare e Diabete) sono stati pubblicati sulla rivista International Journal of Obesity.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><a href="https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29027533">https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29027533</a></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Le concentrazioni di irisina sono più elevate nelle donne che negli uomini. Quando la quantità ematica di irisina aumenta si riduce l’infiammazione e i livelli di proteina C reattiva si abbassano, mentre contemporaneamente aumentano i livelli di colesterolo-HDL, quello buono.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">È stata osservata un&#8217;associazione tra le concentrazioni di irisina e l&#8217;attività fisica abituale. Le concentrazioni d’irisina aumentano gradualmente con l’incremento dei livelli di attività fisica abituale, inducendo la rigenerazione muscolare e l&#8217;ipertrofia.  </span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Negli atleti si osserva un aumento della forza e della densità minerale ossea all’aumentare dell’irisina.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Dopo l’esercizio fisico, l’irisina induce il rimodellamento del tessuto adiposo bianco verso il tessuto adiposo bruno, che è in grado di “bruciare” parte delle calorie introdotte col cibo e di regolare la termogenesi e il dispendio energetico.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><a href="https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23718981">https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23718981</a></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Questo spiega in parte la correlazione tra movimento attivo e perdita di peso.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">E probabile, quindi, che l’irisina possa diventare a breve un farmaco di elezione contro l’obesità.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>TAG: Irisina, Diabete, attività fisica</strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/lirisina-e-la-nuova-molecola-contro-lobesita/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La rucola, un’erba salutare</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/la-rucola-unerba-salutare/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/la-rucola-unerba-salutare/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Nov 2017 09:06:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3649</guid>

					<description><![CDATA[La rucola, un’erba salutare E’ nota sia per le proprietà afrodisiache che terapeutiche grazie alle numerose vitamine e ai sali minerali; è indicata anche per le diete dimagranti di SILVIA BASSI Gli antichi romani la usavano per preparare i filtri d’amore, perché consideravano la rucola afrodisiaca. Se ne parla in opere letterarie di famosi autori, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="font-size: 18pt;">La rucola, un’erba salutare</span></strong></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">E’ nota sia per le proprietà afrodisiache che terapeutiche grazie alle numerose vitamine e ai sali minerali; è indicata anche per le diete dimagranti</span></p>
<p><strong>di SILVIA BASSI</strong></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Gli antichi romani la usavano per preparare i filtri d’amore, perché consideravano la rucola afrodisiaca. Se ne parla in opere letterarie di famosi autori, come il poeta Ovidio e il medico greco Dioscoride. La chiamano rucola, rugola o rughetta e ha un sapore piccante e pungente, leggermente amarognolo ed è famosa per le sue proprietà terapeutiche e digestive. Esiste sia selvatica che coltivata: entrambe saporitissime. Originaria dell’area del bacino del Mediterraneo, dove cresce spontaneamente, e dell’Asia, la rucola è una pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Brassicaceae (Crucifere), la stessa dei cavoli e dei broccoli.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Cosa contiene la rucola? Tantissime vitamine (A, B6, B9, C e K) e sali minerali (calcio, magnesio, potassio, ferro e fibre). Contiene sulforafano e beta carotene, due componenti che hanno un ruolo importante nella prevenzione dei tumori.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Le proprietà? Il consumo di rucola offre diversi benefici per la salute, grazie alle sue proprietà drenanti, digestive, tonificanti e depurative. Stimola il metabolismo e la produzione di succhi gastrici ed è indicata nelle diete dimagranti. Il suo alto contenuto di glucosinolati contrasta virus e batteri. Inoltre, previene ulcera, gastriti e problemi al fegato. Gli studi scientifici compiuti in questa direzione hanno dimostrato tale proprietà. Da anni la medicina cinese ritiene che le verdure a foglia verde amare come la rucola abbiano effetti benefici sul fegato.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Come consumarla? Il modo migliore è cruda, nell’insalata, mescolata o da sola, condita con olio extravergine e scaglie di parmigiano. Anche cotta si presta a varie preparazioni, come ingrediente per pesto e sughi. Sfizioso è un bel piatto di spaghetti conditi con pesto alla rucola. Per sfruttare al meglio le sue proprietà, bisognerebbe consumarla fresca. Non va cotta molto, per non farle perdere i suoi elementi nutritivi.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Un’erba ottima anche come tisana. L’infuso di rucola può essere utilizzato per favorire il rilassamento. Per prepararlo è sufficiente mettere in una tazza di acqua bollente qualche foglia di rucola e lasciare in infusione per 10 minuti..</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Controindicazioni? Un eccessivo consumo potrebbe avere effetti irritanti sull’apparato gastrointestinale ed è sconsigliato a chi assume farmaci anticoagulanti (per l’alto contenuto di vitamina K), a chi soffre di calcoli ed insufficienza renale. Anche chi ha problemi con la tiroide deve consumare questa verdura con cautela.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>TAG – Afrodisiaco &#8211; Dioscoride – Tiroide – Crucifere</strong></span></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/la-rucola-unerba-salutare/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il processo Nutrient, Hazard Analysis and Critical Control Point (NACCP) per la filiera agroalimentare</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/il-processo-nutrient-hazard-analysis-and-critical-control-point-naccp-per-la-filiera-agroalimentare/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/il-processo-nutrient-hazard-analysis-and-critical-control-point-naccp-per-la-filiera-agroalimentare/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Nov 2017 11:41:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3760</guid>

					<description><![CDATA[Il processo Nutrient, Hazard Analysis and Critical Control Point (NACCP) per la filiera agroalimentare Un primo incontro a Napoli tra scienziati e stakeholder sul tema della sicurezza alimentare e della qualità nutrizionale di GIULIA BIGIONI &#160; Realizzato in ottica di collaborazione tra l’Università degli studi di Roma Tor Vergata, l’Università degli studi di Napoli “Federico [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Il processo <em>Nutrient, Hazard Analysis and Critical Control Point</em> (NACCP) per la filiera agroalimentare</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Un primo incontro a Napoli tra scienziati e stakeholder sul tema della sicurezza alimentare e della qualità nutrizionale </span></p>
<p><strong>di GIULIA BIGIONI</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Realizzato in ottica di collaborazione tra l’Università degli studi di Roma Tor Vergata, l’Università degli studi di Napoli “Federico II” e il Laboratorio Pubblico/Privato Linfa, si svolgerà domani 9 novembre 2017 presso la sala Cinese della Reggia di Portici, in via Università, 100, il Convegno “Nutrient and Hazard analysis of critical control point (NACCP)”.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Base di discussione del Convegno è un nuovo processo per la filiera agroalimentare, volto a garantire la sicurezza alimentare e la qualità nutrizionale, secondo le esigenze di un consumatore sempre più attento alla propria salute, che promuove una comunicazione trasparente, senza tralasciare l’importanza di un profitto etico.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><a href="https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Nutrient%2C+Hazard+Analysis+and+Critical+Control+Point+(NACCP">https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Nutrient%2C+Hazard+Analysis+and+Critical+Control+Point+(NACCP</a>)</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">A dialogare di tematiche nutrizionali e alimentari sono personalità di rilievo del mondo accademico, scientifico e politico che offriranno punti di vista diversi e altamente specializzati sull’argomento.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Come illustrissimi ospiti saranno presenti il prof. Matteo Lorito, direttore del dipartimento di agraria, università degli studi di Napoli “Federico II”, il prof. Antonino De Lorenzo direttore della Scuola di specializzazione in Scienza dell’alimentazione, Università degli studi di Roma “Tor Vergata”, la prof.ssa Laura Di Renzo, docente di scienze tecniche dietetiche applicate, Dipartimento di biomedicina e prevenzione, Università degli studi di Roma “Tor Vergata”, il dott. Antonio Limone direttore generale dell’istituto zooprofilattico,sperimentale del mezzogiorno, il prof. Luigi Frusciante docente di genetica agraria, Università degli studi di Napoli “Federico II”, il dott. Sergio Bolletti Censi, componente comitato nazionale sicurezza alimentare, del ministero della salute, il dott. Andrea Sicari, del CEO laboratorio pubblico/privato linfa, il dott. Francesco Vinale responsabile scientifico del progetto linfa, istituto di protezione sostenibile delle piante del CNR, la dott.ssa Giuditta Gambarota, quality manager presso gruppo De Matteis agroalimentare | pasta Baronia, il prof. Gianluca Neglia responsabile scientifico del progetto marea, università degli studi di napoli “Federico II”, il prof. Aniello Anastasio, docente di igiene e tecnologia alimentare, dipartimento di medicina veterinaria e produzioni animali, Università degli studi di Napoli “Federico II”.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Negli ultimi anni è aumentata l’attenzione allo stile di vita sano da parte della popolazione; è in questo contesto che la nutrizione e la sicurezza in ambito alimentare rivestono una sempre maggiore importanza, nelcontesto di uno scenario sociale e demografico in continuo cambiamento ed in rapida evoluzione. Il miglioramento della qualità degli alimenti, la valorizzazione del binomio qualità-prezzo e la tutela dei prodotti Made in Italy e della salute del consumatore sono problemi trasversali al sistema agro-alimentare. Per valorizzare la “qualità nutrizionale “di un prodotto alimentare si rende necessario selezionare indicatori della qualità nutrizionale e garantire il mantenimento lungo l’intera filiera produttiva.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il fattore &#8220;Qualità&#8221; è sempre stato in Italia e in Europa un importante terreno di confronto per determinare le strategie da adottare per lo sviluppo del sistema produttivo, rafforzare la competitività delle imprese e favorire una crescita dei consumi non disgiunta dagli aspetti della sicurezza e della protezione della salute.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il processo Nutrient and Hazard analysis of critical control point (NACCP), messo a punto dai ricercatori della Sezione di Nutrizione clinica e Nutrigenomica dell’Università degli studi di Roma Tor Vergata, diventa uno strumento tecnico-sanitario-normativo capace di determinare un cambio di prospettiva comportamentale nella prevenzione delle malattie non trasmissibili (MNT), attraverso un sistema globale e integrato di informazione che preveda la trasmissione di informazioni utili per la salute al consumatore stesso. E’ infatti un processo composto da un insieme di procedure operative, analisi dei punti critici di controllo, monitoraggio, implementazione di azioni correttive e trial clinici per verificare e garantire il mantenimento delle proprietà nutrizionali e funzionali lungo l’intera filiera produttiva.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il processo NACCP rappresenta un approccio evoluto rispetto ai tradizionali principi GMP (Good Manufacturing Practice) e Hazard Analysis and Critical Control Poitnt (HACCP Reg CE 852/2004), basato sui principi del Total Quality Managment (TMQ), finalizzato a conservare il valore nutrizionale attraverso i vari passaggi produttivi, che partono dalle caratteristiche fisico-chimiche dell’areale di allevamento e/o coltivazione, abbracciano gli aspetti di qualità igienica, economico-commerciali e tecnologici e giungono sino allo studio molecolare dell’effetto del nutriente sul consumatore.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il processo NACCP permette di predisporre le basi per il conseguimento dei <em>claims</em> nutrizionali (regolamento (CE) n. 1924/2006) per i prodotti, fornendo le certificazioni salutistiche/nutraceutiche necessarie, basate su ricerche nell’ambito agronomico e tecnologico e su studi clinici.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Riferimenti per NACCP:</span></p>
<ul>
<li><span style="font-size: 14pt;">“Piano Strategico per l’innovazione e la ricerca nel sistema agricolo alimentare e forestale 2014-2020”.</span></li>
</ul>
<p><span style="font-size: 14pt;">Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali</span></p>
<ul>
<li><span style="font-size: 14pt;">“Piano di settore delle Piante Officinali 2014-2016 (D.M: 15391 del 10/12/2013)”. Ministero delle Politiche</span></li>
</ul>
<p><span style="font-size: 14pt;">Agricole Alimentari e Forestali</span></p>
<ul>
<li><span style="font-size: 14pt;">“Valutazione delle criticità nazionali in ambito nutrizionale e strategie di intervento 2016-2019”. Accordo tra il Governo, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano del 23 dicembre 2016 su richiesta del Ministero</span></li>
</ul>
<p><span style="font-size: 14pt;">della salute</span></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/il-processo-nutrient-hazard-analysis-and-critical-control-point-naccp-per-la-filiera-agroalimentare/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L’olfatto: il senso della salute</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/lolfatto-il-senso-della-salute/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/lolfatto-il-senso-della-salute/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Sep 2017 11:04:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3736</guid>

					<description><![CDATA[L’olfatto: il senso della salute Recenti osservazioni cercano di spiegare come gli odori possono stimolare il nostro metabolismo e l’obesità. di  GIULIA BIGIONI &#160; Nelle società moderne ci dimentichiamo spesso che nelle esperienze più dirette una parte non secondaria spetta all’olfatto, mentre siamo abituati ad avere grande considerazione dell’immagine di sé e degli altri attraverso [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>L’olfatto: il senso della salute</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Recenti osservazioni cercano di spiegare come gli odori possono stimolare il nostro metabolismo e l’obesità.</span></p>
<p><strong>di  GIULIA BIGIONI</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Nelle società moderne ci dimentichiamo spesso che nelle esperienze più dirette una parte non secondaria spetta all’olfatto, mentre siamo abituati ad avere grande considerazione dell’immagine di sé e degli altri attraverso i sensi che privilegiano soprattutto vista e udito.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La nostra rappresentazione del mondo che ci circonda passa attraverso tutti i cinque sensi e l’olfatto, nella percezione a breve distanza, è forse uno degli attori principali. Chi non ricorda le atmosfere del vecchio film di Dino Risi “Profumo di Donna”, interpretato dal compianto Vittorio Gassman e oggetto di un <em>remake</em> che valse ad Al Pacino l’Oscar come miglior attore?</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Di recente, l’olfatto è stato oggetto di un interessante studio pubblicato su CELL METABOLISM da un gruppo di studiosi americani di Berkeley in collaborazione con colleghi tedeschi del <em>Max Planck Institute</em>, che hanno evidenziato quanto la percezione olfattiva possa influenzare o essere influenzata dallo stato metabolico e quindi da patologie riconducibili all’obesità.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Lo studio, pur sé condotto su animali di laboratorio, sottolinea il ruolo preponderante dell’olfatto nella selezione degli alimenti, in particolare quelli ad alto valore energetico, con conseguente aumento della massa grassa e della resistenza all’insulina.   </span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Con la riduzione dell’olfatto è stato osservato che aumenta l’attività del sistema beta-adrenergico con conseguente attivazione della lipolisi nei depositi di grasso bianco e bruno. Soggetti caratterizzati da deficienza olfattiva sono più magri e hanno un’aumentata attività catabolica che porta a una riduzione della massa grassa, come conseguenza dell’aumentato tono simpatico. Inoltre, si riduce la resistenza all’insulina. Il contrario avviene per quelli con aumentata resistenza all’insulina. La riduzione a livello periferico dei recettori dell’insulina sembra aumentare la capacità olfattiva e questo aspetto, caratteristico della sindrome metabolica, spiegherebbe la tendenza ad accumulare grasso.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Dobbiamo in ultima analisi, tapparci il naso per non ingrassare?</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Sicuramente non è questa la soluzione che ci viene proposta, ma è noto che anche nell’uomo la perdita della capacità olfattiva è legata alla perdita dell’appetito, riduzione di peso e nei casi più gravi all’anoressia. L’interesse per questi lavori nasce dalla ricerca sui complessi circuiti che integrano i processi metabolici che ci fanno vivere e che solo apparentemente non sono collegati tra di loro, ma ci offrono uno spunto di riflessione sulla complessità della macchina umana.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><span style="font-size: 14pt;">TAG: olfatto, obesità, sindrome metabolica, insulino-resistenza, metabolismo</span></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/lolfatto-il-senso-della-salute/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Grassi a volontà</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/grassi-a-volonta/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/grassi-a-volonta/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Sep 2017 09:04:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3829</guid>

					<description><![CDATA[Grassi a volontà La ricerca scientifica della globalizzazione: niente di nuovo sul fronte occidentale                                                    di GIULIA BIGIONI &#160; E’ di questi giorni la notizia che i grassi della nostra dieta [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Grassi a volontà</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">La ricerca scientifica della globalizzazione: niente di nuovo sul fronte occidentale                                                    <span style="font-size: 12pt;">di GIULIA BIGIONI</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">E’ di questi giorni la notizia che i grassi della nostra dieta non aumentano il rischio di patologie cardiovascolari.  E’ quanto affermato da Dehghan nel suo articolo scientifico pubblicato il 29 Agosto sulla rivista Lancet. “Prospective Urban Rural Epidemiology (PURE)  è uno studio epidemiologico svolto tra il 2003 e il 2013 cui hanno preso parte 135.335 individui di 18 paesi fra 35 e 70 anni, seguiti in media per 7,4 anni e valutati dal punto di vista alimentare con questionari validati”, afferma Dehghan<strong>. </strong>“ Abbiamo analizzato i dati raccolti &#8220;Abbiamo incluso tre Paesi ad alto reddito (Canada, Svezia e Emirati Arabi Uniti), 11 a redditi medio (Argentina, Brasile, Cile, Cina, Colombia, Iran, Malesia, Territorio palestinese occupato, Polonia, Sudafrica e Turchia) e 4 a basso reddito (Bangladesh, India, Pakistan e Zimbabwe), sulla base del reddito nazionale lordo pro capite ricavato dalla classificazione della Banca Mondiale per il 2006, anno in cui è stato avviato lo studio &#8220;.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">I partecipanti sono stati classificati in gruppi in base all’assunzione di sostanze nutritive (carboidrati, grassi e proteine) sulla base della percentuale di energia fornita dai macronutrienti. Su questa coorte gli autori hanno verificato la correlazione tra consumo di carboidrati, lipidi, malattie cardiovascolari e mortalità totale. L&#8217;assunzione di carboidrati elevata è stata associata ad un aumento del rischio di mortalità totale, ma non con il rischio di malattie cardiovascolari o mortalità cardiovascolare.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L&#8217;assunzione di ogni tipo di grasso è stato associato a un rischio minore di mortalità totale. Sulla base dell’assunzione di grassi, anche quando suddivisi in saturi e insaturi, non è stata trovata alcuna associazione statisticamente significativa con il rischio di infarto miocardico o di mortalità cardiovascolare. L&#8217;assunzione di grassi saturi più elevata è stata associata invece a minori rischi di ictus.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Quando nella dieta quotidiana è stata fatta una sostituzione parziale (5% di energia)  di carboidrati con acidi polinsaturi, mantenendo la stessa quota energetica, si è osservata una riduzione del rischio di mortalità dell’11%, mentre la sostituzione di carboidrati con grassi saturi, acidi monoinsaturi o proteine non è stata  associata alla riduzione del rischio di mortalità.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Lo studio ha il grande pregio di aver preso in considerazione Paesi mai valutati, alcuni in cui la popolazione indigente è stato di malnutrizione con carenze nutrizionali importanti. Peccato che non sia stato incluso nessun Paese mediterraneo, che avrebbe potuto spostare l’equilibrio dei risultati raggiunti.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">“I risultati aprono diversi punti domanda” sostiene Laura Di Renzo, professore Associato della Sezione di Nutrizione clinica e Nutrigenomica dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, “ dal momento che conosciamo i benefici di una dieta salutare, quando questa è ricca di fibre, di antiossidanti, di vitamine, e soprattutto quando la quota calorica giornaliera sia calcolata sulla base del dispendio energetico e quella proteica in base alla massa muscolare di ciascuno”.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">“E’ anche interessante  ricordare”, prosegue la Di Renzo “che lo stesso gruppo dello studio PURE, sempre su Lancet, riferisce in un altro articolo che l&#8217;assunzione di frutta, legumi e verdure crude, che sono sicuramente una fonte di carboidrati,  è associata a una minore mortalità. Questa discrepanza suggerisce che i carboidrati trasformati, inclusi gli zuccheri aggiunti e i grani raffinati, stanno probabilmente guidando questa associazione. Mi aspetto quindi che il gruppo PURE sia prossimo a una pubblicazione che segnali l’ associazioni tra zuccheri aggiunti, grani raffinati, cereali integrali e mortalità.”</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">I prodotti animali sono fonte di ferro e zinco biodisponibili, vitamina K2 e vitamina B12, che potrebbero non essere invece carenti nelle popolazioni che consumano diete ad alto contenuto di carboidrati. Pertanto, una spiegazione potenziale per i risultati PURE è che le carni ad alta densità nutrizionali potrebbero correggere una o più carenze nutrizionali.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Dato che gli autori affermano che gli acidi grassi saturi, gli acidi grassi monoinsaturi e le proteine animali sono stati inversamente associati alla mortalità, ci si potrebbe chiedere se è vero che l&#8217;assunzione di carne e latticini sia stata associata ad una maggiore sopravvivenza.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">“<em>Per valutare il mantenimento del buono stato di salute e l’allungamento della vita bisognerebbe tener conto della qualità degli alimenti e della quantità di micronutrienti presenti</em>” dichiara il  Prof . Antonino De Lorenzo, direttore della Scuola di specializzazione in Scienza dell’Alimentazione dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata. “<em>Dehghan e colleghi riportano che l&#8217;elevata assunzione di carboidrati totali è stata associata ad una maggiore mortalità, ma non a un rischio cardiovascolare.  Nello stesso tempo non distinguono tra zuccheri semplici e carboidrati complessi, per cui non si sa quali carboidrati siano stati associati ad una maggiore mortalità. Non  riportano neanche gli indici di qualità nutrizionale, che tengono conto dell’indice glicemico, dell’indice di trombogenicità e aterogenicità. La dieta salutare è fatta di una giusta ricombinazione di alimenti di qualità, valutati sia sulla base del contenuto di macro e micronutrienti, ma anche sull’assenza di sostanze contaminati, quali pesticidi, antiparassitari, fertilizzanti  e interferenti endocrini,  che sappiamo modificare il microbioma intestinale cambiando il nostro stato di salute</em>.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><em>Dovrebbero essere valutati i parametri cardiometabolici che definiscono il profilo lipidico, glucidico e infiammatorio (colesterolo totale, HDL, LDL ossidate, trigliceridi, insulina, glicemia, PCR, VES, omocisteina, fibrinigeno, uricemia, linfociti/neutrofili), prima di arrivare a conclusioni</em> <em>forti come quelle riportate dagli autori dello studio PURE, che invitano a rivedere le linee guida nutrizionali.</em>”</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Gli scienziati lo chiamo “<em>fishing</em>”, pescare tra i dati per trovare i risultati attesi, forse noi potremmo definirlo conflitto di interesse: aspettiamo i prossimi risultati.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Bibliografia:</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Miller V, Mente A, Dehghan M, et al. Fruit, vegetable, and legume intake, and cardiovascular disease and deaths in 18 countries (Prospective Urban Rural Epidemiology [PURE]): a prospective cohort study. Lancet 2017; published online Aug 29. http://dx.doi.org/10.1016/S0140-6736(17)32253-5.</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Dehghan M, Mente A, Zhang X, et al, on behalf of the Prospective Urban Rural Epidemiology (PURE) study investigators. Associations of fats and carbohydrate intake with cardiovascular disease and mortality in 18 countries from five continents (PURE): a prospective cohort study. Lancet 2017; published online Aug 29. http://dx.doi.org/10.1016/S0140-6736(17)32252-3.</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong> </strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>TAG: GRASSI SATURI, RISCHIO CARDIOVASCOLARE, DIETA SALUTARE,</strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/grassi-a-volonta/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La Mozzarella di Bufala si converte al “frozen”</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/la-mozzarella-di-bufala-si-converte-al-frozen/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/la-mozzarella-di-bufala-si-converte-al-frozen/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Aug 2017 10:54:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3730</guid>

					<description><![CDATA[La Mozzarella di Bufala si converte al “frozen” La sofferta decisione è del Consorzio di tutela della Campania ma monta la protesta non solo politica dei contrari come quella di Confagricoltura Caserta di GIULIA BIGIONI Quello che non sarebbe mai dovuto accadere e impensabile fino a qualche anno fa, ora è realtà. La Mozzarella di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="font-size: 18pt;">La Mozzarella di Bufala si converte al “frozen”</span></strong></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">La sofferta decisione è del Consorzio di tutela della Campania ma monta la protesta non solo politica dei contrari come quella di Confagricoltura Caserta</span></p>
<p><strong>di GIULIA BIGIONI</strong></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Quello che non sarebbe mai dovuto accadere e impensabile fino a qualche anno fa, ora è realtà. La Mozzarella di Bufala campana Dop sarà venduta anche “frozen”, surgelata, per ora solo nei canali professionali, come ristoranti, catering e alberghi e non al dettaglio per i consumatori. La modifica del disciplinare per la mozzarella di bufala campana Dop è stata già approvata a maggio dall&#8217;Assemblea dei soci del Consorzio di tutela con il 98% dei consensi, ma le polemiche si infiammano ora in vista del voto della Regione Campania.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il punto più controverso è il via libera alla versione &#8216;frozen&#8217;. Tra i soci del Consorzio <a href="https://www.mozzarelladop.it/">https://www.mozzarelladop.it/</a> che rappresenta anche gli allevatori, la novità ha incassato il consenso, ad esempio, di Coldiretti Campania, ma anche alcune contrarietà espresse dal consigliere regionale del Movimento 5 stelle e segretario della Commissione Agricoltura Michele Cammarano, nonché da Confagricoltura Caserta.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Per il direttore del Consorzio di tutela  Pier Maria Saccani &#8220;<em>il frozen export nei canali professionali è solo una delle nostre proposte che è molto strutturata e che tutela la filiera e i consumatori col divieto di acquistare materia prima latte di bufala diverso da quello certificato Dop, anche per adoperarlo in produzioni generiche. Tutela inoltre gli artigiani e i piccoli produttori e quindi il top di gamma con l&#8217;introduzione del marchio &#8216;Lavorato a mano</em>&#8216;”</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Inoltre, sempre secondo  Saccani, <em>“innova la qualità del prodotto base che deve poter raggiungere i mercati esteri anche in versione frozen. Un punto controverso per chi  non pensa a valorizzare la zootecnia in nome del folclore. Stiamo parlando di innovazione, come avvenne per il parmigiano in bustine o per il passaggio delle vaschette degli affettati dal sottovuoto alle vaschette in atmosfera modificata, per un prodotto che già si compra comunque refrigerato, a 4 gradi nella distribuzione moderna, e che deve poter arrivare all&#8217;estero surgelato per assicurare una qualità maggiore delle produzioni a lunga scadenza</em>&#8220;. Tra le novità anche l&#8217;eliminazione di ogni vincolo di peso per la Dop di cui si potranno fregiarsi trecce e la cosiddetta &#8221;zizzona&#8221;, che pesa da 3 a 5 chili.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Confagricoltura Caserta scrive al Ministro Maurizio Martina e al governatore Vincenzo De Luca per manifestare la ferma posizione contraria a qualsiasi proposta di modifiche del disciplinare di produzione della Mozzarella di Bufala Campana Dop promossa dal Consorzio di Tutela della Mozzarella in sede di Assemblea dello scorso 4 maggio 2017. Fra le constatazioni e le contrarietà del presidente di Confagricoltura Caserta Raffaele Puoti elenca non solo le modifiche al peso ma soprattutto “<em>che la mozzarella Dop potrà essere congelata e potrà essere, nel caso, commercializzata anche senza acqua di governo e quindi la possibilità di utilizzare non solo acqua bollente per la lavorazione della pasta, ma anche il vapore, utile e necessario per sciogliere prodotti congelati. Una pratica, quest’ultima, che rappresenta uno schiaffo ad una storia, ad una cultura e ad una tradizione</em>”.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Per i consumatori, per ora, comunque, non cambia niente, poiché sulle innovazioni proposte dal Consorzio di Tutela della mozzarella di bufala Dop esprimeranno un parere le quattro regioni dell&#8217;area di produzione: Campania, Lazio, Molise e Puglia. Poi si esprimerà il ministero delle Politiche agricole e alimentari e infine l&#8217;Unione Europea. E chissà che la rivoluzionaria e controversa proposta del “frozen” non venga bocciata per la gioia dei gourmet e cultori della bontà della Mozzarella di Bufala Dop gustata a temperatura ambiente quasi tiepida.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>TAG – Mozzarella di Bufala – Zizzona – Dop &#8211; Confagricoltura Caserta – Consorzio tutela della mozzarella di bufala – Regione Campania – Coldiretti Campania</strong></span></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/la-mozzarella-di-bufala-si-converte-al-frozen/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le virtù dell’avocado: il frutto dell’amore e della fertilità</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/le-virtu-dellavocado-il-frutto-dellamore-e-della-fertilita/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/le-virtu-dellavocado-il-frutto-dellamore-e-della-fertilita/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Aug 2017 10:04:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3705</guid>

					<description><![CDATA[Le virtù dell’avocado: il frutto dell’amore e della fertilità L’avocado abbassa il colesterolo, previene cancro e diabete, aiuta a tenere il cervello sano e ripristina la memoria e la vista di SILVIA BASSI &#160; Contrariamente a qualche tempo fa, quando si consigliava di limitare l’uso dell’avocado per via delle molte calorie che contiene e del [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Le virtù dell’avocado: </strong><strong>il frutto dell’amore e della fertilità</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">L’avocado abbassa il colesterolo, previene cancro e diabete, aiuta a tenere il cervello sano e ripristina la memoria e la vista</span></p>
<p><strong>di SILVIA BASSI</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Contrariamente a qualche tempo fa, quando si consigliava di limitare l’uso dell’avocado per via delle molte calorie che contiene e del suo alto contenuto di grassi, i nutrizionisti, dopo accurati studi scientifici, hanno rivisto la loro tesi, riscontrando straordinari benefici dell’avocado per la nostra salute. E’ stato evidenziato che la maggior parte del grasso presente è di tipo monoinsaturo, il cosiddetto grasso “buono”, che aiuta a tenere sotto controllo i trigliceridi e la circolazione sanguigna, abbassa il colesterolo nel sangue e controlla i livelli del diabete.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Scientificamente noto come <em>Persea americana</em>, è una specie arborea da frutto che appartiene alla famiglia delle <em>Lauracee</em>, originaria del Messico e del Centro America. Il suo utilizzo risale a circa 5mila anni fa. In Italia è approdato nel 19° secolo e da allora è iniziata una fiorente coltura commerciale di grande successo. Denominato “<em>la pera dell’alligatore</em>”, il frutto non è solo ricco di acqua, ma ha un alto contenuto di fibre.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il Dr. <em>Daniel G. Amen <a href="http://www.danielamenmd.com">www.danielamenmd.com</a> </em> neuroscienziato, psichiatra e autore del bestseller del New York Times “<em>Cambia il tuo cervello, cambia la tua vita</em>”, definisce l’avocado uno dei migliori alimenti per mantenere il cervello sano, in grado di aiutare a prevenire il morbo di <em>Alzheimer</em>. Sembra, infatti, che il frutto contribuisca alla <strong>prevenzione e al controllo del morbo di <em>Alzheimer</em></strong>, del <strong>cancro</strong>, di <strong>malattie cardiache</strong> e di altre patologie. Essendo un alimento ricco di potassio, vitamine A, B, C, D, E, K è naturalmente ricco di acidi grassi omega-3, riconosciuto per mantenere un cuore sano, un cervello brillante e occhi d’aquila.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Come mangiare l’avocado? Lo si può aggiungere alle insalate, guarnire le minestre e spalmare sul pane. Si può tagliare a metà e riempire la conca con riso alle verdure e couscous. Si può preparare la succulenta salsa <em>guacamole</em> (ingredienti: avocado, lime e sale) per insaporire verdure e snack, come i <em>nachos</em>. Delizioso anche tagliato a pezzettini e mischiato ad altra frutta, per uno spuntino sano e veloce. Per non farlo ossidare e scurire vi si può spremere sopra succo di limone o di lime.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Pochi sanno che anche il seme di avocado è commestibile, contenendo diverse sostanze bioattive e quasi il 70% degli antiossidanti dell’intero frutto! Come utilizzare il seme di avocado? Grattugiandolo direttamente su insalate, zuppe e <em>guacamole</em>. Altrimenti, dopo aver rimosso la pellicola marrone che riveste il seme, lo si può mettere in un sacchetto, schiacciarlo con un martello e aggiungerlo a frullati, centrifugati e succhi. Un altro modo per gustarlo, è consumarlo sotto forma di tisana: far bollire il seme di avocado a pezzi per 30/40 minuti, filtrare e bere.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L’avocado non fa ingrassare, anzi, diversi studi hanno dimostrato che è sufficiente aggiungere mezzo avocado ai nostri pasti per aumentare il senso di sazietà tra un pasto e l’altro e di conseguenza regolare anche il peso corporeo. Avete mai notato che la forma dell’avocado ricorda quella dell’utero? Arrotondato e un po’ a pera! Per questo è considerato il frutto dell’amore e della fertilità e non è un caso che oltre a ricordare un utero, la traduzione azteca di avocado sia “<em>albero del testicolo</em>”!</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>TAG: </strong><strong>Alzheimer</strong><strong> – Diabete – Malattie cardiache &#8211; </strong><strong>New York Times &#8211; Daniel G. Amen – Peso corporeo – Grasso monoinsaturo – Colesterolo – Persea americana</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong> </strong></span></p>
<p><strong> </strong></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/le-virtu-dellavocado-il-frutto-dellamore-e-della-fertilita/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Free-From: il benessere “senza” qualcosa</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/free-from-il-benessere-senza-qualcosa/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/free-from-il-benessere-senza-qualcosa/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Aug 2017 08:56:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3641</guid>

					<description><![CDATA[Free-From: il benessere “senza” qualcosa L’ultima tendenza in fatto di diete e salutismo è eliminare qualche elemento dal proprio piatto anche se non si hanno intolleranze e allergie di SILVIA BASSI  &#160; C’è chi esclude i lieviti e chi i latticini, chi il lattosio, chi il glutine. Eliminare un tipo di alimento dal proprio menu è [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Free-From: il benessere “senza” qualcosa</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">L’ultima tendenza in fatto di diete e salutismo è eliminare qualche elemento dal proprio piatto anche se non si hanno intolleranze e allergie</span></p>
<p><strong>di</strong><strong> SILVIA BASSI</strong><strong> </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">C’è chi esclude i lieviti e chi i latticini, chi il lattosio, chi il glutine. Eliminare un tipo di alimento dal proprio menu è ormai diventato una vera e propria moda in fatto di diete e salutismo. I prodotti <em>free-from</em> sono quelli che non contengono gli ingredienti che provocano intolleranze o allergie alimentari, ma si consumano semplicemente anche come alternativa dietetica nella propria alimentazione. Spesso intolleranze e allergie non c’entrano. Si decide di modificare la propria alimentazione convincendosi sia l’origine di gonfiore o pesantezza o con l’obiettivo di perdere peso e avere un aspetto migliore.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Questa tendenza del <em>free-from</em>, anche se non sempre giustificata da intolleranze e allergie diagnosticate dal medico, conquista sempre di più i consumatori italiani, tanto che, nel 2016, i prodotti alimentari “<em>senza</em>” qualcosa, dai grassi agli Ogm, dall’olio di palma ai conservanti, ha generato un giro di affari di oltre 6 miliardi di euro con il +2,3% rispetto al 2015. Infatti, secondo i dati rilevati dall’ <em>Osservatorio Immagino</em> di <em>GS1 Italy</em> <em>e Nielsen</em> <a href="http://www.nielsen.com">www.nielsen.com</a> che ha analizzato le etichette di 36.000 prodotti, esclusi acqua e alcolici, per verificare la presenza di richiami al <em>free from, </em><em>sono</em> stati individuati 6.711 prodotti presentati come “<em>senza</em>” o “<em>a basso contenuto</em>” di qualcosa e identificati i diversi <em>claim</em> più presenti sulle etichette.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Dall’analisi</strong> dell’<em>Osservatorio Immagino</em> è emerso che il <em>claim</em> più diffuso nel mondo dei <em>free from</em> è “<em>senza conservanti</em>”, presente sull’8,5% dei 36.000 prodotti alimentari monitorati, per una quota del 12,7% sul giro d’affari complessivo. Si inseriscono nella linea di richiamo alla riduzione degli additivi anche il “<em>senza coloranti”</em>, che accomuna il 4,3% dei prodotti, quello “<em>senza OGM</em>” (presente sull’1,9% delle etichette), il “<em>senza grassi idrogenati</em>” (1,7%) e il “<em>senza aspartame</em>” (0,1%).</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong> </strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Le vendite</strong> dei prodotti con questi slogan, però, sono in diminuzione, mentre crescono quelle che rispecchiano meglio le nuove sensibilità dei consumatori in fatto di alimentazione. Come “<em>senza additivi</em>”, presente sull’1,9% delle etichette e con un <em>business</em> in aumento annuo del 3,8%. Bilancio positivo anche per le vendite di prodotti <em>“senza sale</em>” (+15,2%), “<em>senza olio di palma</em>” (+13,5%), “<em>senza zuccheri  aggiunti</em>” (+10,5%), “<em>senza grassi saturi</em>” (+6,9%), con “<em>poche calorie</em>” (+3,3%), “<em>privi</em>” o a<em>” minor contenuto</em>” di grassi (+2,2%) o di zuccheri (+2,1%).</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Ma, a trainare il settore del<em> free-from</em> è lo scaffale del <em>gluten free</em>, senza glutine, con una crescita del 27% che non conosce crisi, con un fatturato nel 2016 di 320 milioni di euro. Il glutine è un complesso proteico presente in alcuni cereali (frumento, segale, orzo, avena, farro, kamut) che, per i celiaci provoca gravi danni alla mucosa intestinale e per cui è necessaria una dieta che ne elimini l’assunzione.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Se in principio i nemici delle diete erano zuccheri e grass,i ora si è passati alla lista nera dei cibi che possono provocare intolleranze e allergie, come glutine, lattosio e lieviti. L’idea di base risiede nella convinzione che ciò che fa male agli altri possa danneggiare anche noi<strong>.</strong><strong> Eliminare un intero gruppo di alimenti sembra più semplice che imparare a mangiare con moderazione</strong>. I nutrizionisti disdegnano comportamenti auto punitivi di questo tipo senza una certificata motivazione, incentivando invece una presa di coscienza di quantità e metodi di nutrizione.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>TAG: Gluten free – Intolleranze alimentari – Allergie – Dieta – Salutismo – Ogm – Lattosio – Conservanti &#8211; Osservatorio Immagino – Claim</strong></span></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/free-from-il-benessere-senza-qualcosa/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Dal sulforafano dei broccoli un nuovo aiuto contro il diabete.</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/dal-sulforafano-dei-broccoli-un-nuovo-aiuto-contro-il-diabete/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/dal-sulforafano-dei-broccoli-un-nuovo-aiuto-contro-il-diabete/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Jul 2017 16:18:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3790</guid>

					<description><![CDATA[Dal sulforafano dei broccoli un nuovo aiuto contro il diabete. Il sulforafano, un composto naturale per tenere sotto controllo la glicemia nei pazienti con diabete. di ALDA ATTINA’ &#160; Una biomolecola presente nel cavolo broccolo, il sulforafano, potrebbe rivelarsi utile per il trattamento del diabete di tipo 2. Il mondo scientifico annovera numerose ricerche sull’improving del [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Dal sulforafano dei broccoli un nuovo aiuto contro il diabete.</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Il sulforafano, un composto naturale per tenere sotto controllo la glicemia nei pazienti con diabete. </span></p>
<p><strong>di ALDA ATTINA’</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Una biomolecola presente nel cavolo broccolo, il sulforafano, potrebbe rivelarsi utile per il trattamento del diabete di tipo 2. Il mondo scientifico annovera numerose ricerche sull’improving del controllo glicemico nei pazienti con Diabete Mellito tipo 2. Un interessante studio pubblicato il mese scorso dai ricercatori del Lund University Diabetes Center sulla rivista Science of Translational Medicine (<a href="https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28615356">https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28615356</a>) offre incoraggianti prospettive di trattamento per i pazienti con patologia diabetica.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il diabete mellito tipo 2 interessa circa 300 milioni di persone a livello mondiale e un numero ancora maggiore è in pre-diabete. Attualmente, la metformina è il farmaco di prima linea per il controllo della glicemia dei pazienti, ma non è privo di effetti collaterali. Circa il 15% dei pazienti, infatti, è costretto a rifiutare la terapia a causa di funzionalità renale compromessa, mentre il 30% riporta sintomi come nausea, vomito, diarrea e crampi addominali.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Lo studio, coordinato dal professor Anders H. Rosengren, ha evidenziato come il sulforafano, isotiocianato naturalmente presente nella famiglia delle Brassicaceae, sia capace di controllare la produzione epatica di glucosio modulando il fattore nucleare NRF2, favorendo la sua traslocazione al nucleo. Di conseguenza, si assiste all’attivazione di un sistema di enzimi deputati a contrastare l’ossidazione cellulare e alla riduzione dell’espressione genica di enzimi della via neoglucogenetica. In precedenza, il sulforafano era stato protagonista di numerose ricerche vista la sua azione protettiva contro il cancro, dovuta probabilmente alle sue forti capacità anti-ossidanti.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Dopo una prima parte della ricerca condotta su modelli murini, dove il sulforafano ha dimostrato la sua azione insulino-sensibilizzante, i ricercatori hanno traslato la sperimentazione su 103 pazienti con Diabete Mellito Tipo 2. Qui, la somministrazione di sulforafano è avvenuta sotto forma di estratto di germogli di broccoli (EGB) con una concentrazione di isotiocianato di 150 umol per dose. Il consumo giornaliero di EGB ha significativamente ridotto la glicemia a digiuno da 9 mMol a 8,3 mMol. Il risultato più promettente si è visto in pazienti obesi e con scarso controllo glicemico.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il monitoraggio glicemico continuo sta alla base della prevenzione delle preoccupanti complicanze della patologia diabetica. Secondo il Diabetes Control Complication Trial (DCCT), la riduzione dell’1% dell’HbA1c corrisponde al 37% di rischio in meno di incorrere in complicanze microvascolari. Nello studio presentato, l’emoglobina glicosilata del paziente ha mostrato una riduzione da una media di 7,38% (57,1 mmol/mol) a 7,04% (53,4 mmol/mol), obiettivo raccomandato dall’American Diabetes Association (ADA).</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">“Dal momento che il sulforafano non ha causato effetti collaterali e può essere consumato come centrifugato di broccoli” – afferma Rosengren, group leader della ricerca – “ha il poteziale di divenire un importante complemento naturale alle già esistenti terapie farmacologiche nei pazienti con Diabete Mellito tipo 2”.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Consumare giornalmente vegetali della famiglia delle Crucifere come broccoli, cavoletti di Bruxelles, cavolfiori, cavolo nero, cavolo riccio, cavolo cappuccio, rucola e ravanelli, contribuisce a coprire l’intake adeguato di sali minerali, fibre e vitamina C in grado di difenderci da alcuni tipi di tumori, rafforzare il sistema immunitario, proteggerci dalle infiammazioni.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La glicemia non sarà l’unica a ringraziare!</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><span style="font-size: 14pt;">Bibliografia</span></strong></p>
<p><strong><span style="font-size: 14pt;">Axelsson AS, Tubbs E, Mecham B, Chacko S, Nenonen HA, Tang Y, Fahey JW, Derry JMJ, Wollheim CB, Wierup N, Haymond MW, Friend SH, Mulder H, Rosengren AH. Sulforaphane reduces hepatic glucose production and improves glucose control in patients with type 2 diabetes. Science of Translational Medicine. 2017 Jun 14;9(394). doi: 10.1126/scitranslmed.aah4477.</span></strong></p>
<p><strong><span style="font-size: 14pt;">Imhoff BR, Hansen JM. Extracellular redox status regulates Nrf2 activation through mitochondrial reactive oxygen species. Biochemical Journal 424, 491–500 (2009).  </span></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><span style="font-size: 14pt;">TAG: SULFORAFANO, GLICEMIA, DIABETE</span></strong></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/dal-sulforafano-dei-broccoli-un-nuovo-aiuto-contro-il-diabete/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le amare conseguenze delle bevande zuccherate</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/le-amare-conseguenze-delle-bevande-zuccherate/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/le-amare-conseguenze-delle-bevande-zuccherate/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Jul 2017 16:22:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3793</guid>

					<description><![CDATA[Le amare conseguenze delle bevande zuccherate La scienza ci invita a abbandonare il consumo delle bevande zuccherate, ma salva la caffeina. di Giulia Bigioni &#160; Le bevande zuccherate rientrano a pieno titolo nella western diet, la pratica alimentare che i dati scientifici permettono di condannare su tutti i fronti. Siamo soliti considerare il mondo occidentale [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Le amare conseguenze delle bevande zuccherate</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">La scienza ci invita a abbandonare il consumo delle bevande zuccherate, ma salva la caffeina.</span></p>
<p><strong>di Giulia Bigioni</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Le bevande zuccherate rientrano a pieno titolo nella western diet, la pratica alimentare che i dati scientifici permettono di condannare su tutti i fronti. Siamo soliti considerare il mondo occidentale come la culla del progresso, che ha permesso il raggiungimento delle conoscenze ai più alti livelli, sia nell’ambito umanistico che scientifico. Quest’ultimo se da una parte ha consentito il raggiungimento di importanti traguardi nella conoscenza medica, dall’altra ci dice che non tutto quello che è “occidentale” è da considerare come sinonimo di qualità.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Ci aiuta in questo la scienza e i suoi principali protagonisti, gli scienziati, che riportando i risultati delle loro ricerche ci forniscono gli elementi per rifiutare questo regime alimentare.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Diversi autori, alcuni nel paese di origine altri emigrati negli USA e riuniti insieme nello studio appena pubblicato sulla rivista CELL DISCOVERY 2017, ci avvisano della pericolosità delle bevande zuccherate, perché in grado di stimolare una degenerazione neurologica a carico delle fibre mieliniche. <a href="https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28670480">https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28670480</a></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L’encefalomielite autoimmune, questo il nome terribile della patologia studiata, sarebbe la conseguenza di un consumo protratto nel tempo di quelle bevande caffeina-free che sempre più spesso accompagnano la western-diet.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">I risultati di laboratorio, appena pubblicati, mostrano che il consumo di bevande zuccherine ha come prima conseguenza un’alterazione del microbiota intestinale che si ritiene strettamente correlato alla progressiva degenerazione a carico delle strutture nervose. E’ noto che la <em>western-diet</em> ha conseguenze nefaste sull’equilibrio della flora intestinale e questi risultati ne sono la conferma.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La novità è il coinvolgimento e il legame con la patogenesi di questa encefalomielite. Gli autori hanno messo in evidenza delle vere e proprie alterazioni sul tessuto nervoso, mediate dal consumo protratto delle bevande zuccherate.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Curiosamente, queste alterazioni fisiopatologiche sono in qualche modo corrette o meglio non hanno questo andamento negativo e progressivo quando le bevande hanno la caffeina, principio attivo che si è dimostrato essere un protettore nei processi neurodegenerativi. La caffeina è noto avere importanti risvolti salutari e merita per le sue numerose proprietà successivi approfondimenti.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">I dati che ci vengono presentati ci inducono a considerare l’effetto delle bevande zuccherate di tipo multifattoriale. Il loro consumo non solo altera la flora intestinale, ma è in grado di alterare tutto il metabolismo dell’organismo che le consuma, con il risultato di un disequilibrio patologico.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Questi risultati testimoniano ancora una volta l’integrazione esistente tra le varie componenti che fanno funzionare un organismo, legando mondi apparentemente distanti quali il microbiota e il sistema nervoso, e ci ricorda che non siamo la semplice somma di tante cose ma semplicemente un organismo unico.    </span></p>
<p><strong><span style="font-size: 14pt;">TAG: ZUCCHERO, CAFFE’, MICROBIOMA</span></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/le-amare-conseguenze-delle-bevande-zuccherate/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Peperoncino che passione!</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/peperoncino-che-passione-2/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/peperoncino-che-passione-2/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Jul 2017 10:46:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3852</guid>

					<description><![CDATA[“L’alimentazione verde” riduce patologie e mortalità E’ il risultato di una ricerca inglese effettuata su 450 mila persone di 10 Paesi che hanno partecipato a un questionario su cibo e stile di vita di SILVIA BASSI &#160; Si fa strada la “terza via” dell’alimentazione, che non è né completamente vegetariana o vegana, né carnivora, ma [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>“L’alimentazione verde” riduce patologie e mortalità</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">E’ il risultato di una ricerca inglese effettuata su 450 mila persone di 10 Paesi che hanno partecipato a un questionario su cibo e stile di vita</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;"><strong>di SILVIA BASSI</strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Si fa strada la “terza via” dell’alimentazione, che non è né completamente vegetariana o vegana, né carnivora, ma un mix con prevalenza di prodotti di origine vegetale. E’ questa la nuova “terza via”, così battezzata dall’epidemiologa <em>Camille Lassale</em> dell<em>’Imperial College</em> di Londra, una dieta per lo più verde e, di tanto in tanto, bistecche di carne e grigliate di pesce: il mix ridurrebbe del 20 per cento la mortalità per malattie cardiovascolari rispetto a chi invece non predilige molta frutta, verdure e legumi.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La ricerca della <em>Lassale</em> si basa sulla forza dei numeri, cioè su 450 mila persone di 10 Paesi che hanno partecipato a un questionario per uno studio dell’<em>European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition.</em> Tutti i 450 mila partecipanti all’inizio dello studio, partito nel 1992, con un’età tra i 35 e i 75 anni e senza patologie di malattie croniche, sono stati seguiti per una media di 12 anni, registrando eventuali malattie, decessi, stile di vita e attività fisica.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Gli epidemiologi hanno assegnato un punto a ogni alimento di tipo vegetale consumato abitualmente e togliendo un punto per i prodotti di origine animale (carne, pesce, uova, latticini). Sulla base del punteggio ottenuto ognuno dei 450 mila partecipanti è stato definito pro-vegetariano o ipo-vegetariano e quindi, considerando anche età, sesso, sedentarietà, fumatori e sport praticato, gli studiosi hanno calcolato il rischio di morte per cause cardiovascolari, come ictus e infarto, correlandolo al genere di dieta (stile di vita).</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">I risultati di questa ricerca sono stati presentati all’<em>American Heart Association</em> e dimostrano che i pro-vegetariani registrano una mortalità inferiore rispetto a chi è ipo-vegetariano, in quanto i primi assumono il 70% delle calorie da fonti vegetali, gli altri solo il 45% delle calorie quotidiane mangiate di cui il 65% provenienti da prodotti animali<strong>.</strong> Malattie, patologie cardiovascolari e mortalità si riducono del 20% con l’alimentazione verde. A questo proposito <em>Camille Lassale</em> afferma che “<em>un’alimentazione pro-vegetariana non impone divieti assoluti su particolari cibi, ma si focalizza solo sull’incremento della proporzione dei prodotti vegetali rispetto a quelli animali: non si tratta di mettere al bando carne, pesce e latticini, ma soltanto di sostituirli più spesso con alimenti verdi</em>”.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Sostanzialmente la dieta della <em>Lassale</em> è molto simile alla <em>dieta mediterranea</em> che, come tutti sanno, si basa soprattutto su legumi, cereali integrali, verdura, frutta e su pochissima carne rossa, una buona dose di pesce azzurro e uova. I vantaggi della “terza via” dell’alimentazione sono, dunque, gli stessi già definiti e descritti da molti anni nella dieta mediterranea, la regina del vivere bene.</span></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/peperoncino-che-passione-2/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I vari ruoli della vitamina C</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/i-vari-ruoli-della-vitamina-c/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/i-vari-ruoli-della-vitamina-c/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Jul 2017 12:01:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3772</guid>

					<description><![CDATA[I vari ruoli della vitamina C La vitamina C rappresenta un valido aiuto nel controllo del dolore, come antipanico e antiossidante di GIULIA BIGIONI &#160; Le proprietà della vitamina C, anche se la sua storia risale ai tempi dei tempi, sono state messe in luce solo intorno al 1700 da un medico della marina inglese, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>I vari ruoli della vitamina C </strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">La vitamina C rappresenta un valido aiuto nel controllo del dolore, come antipanico e antiossidante</span></p>
<p><strong>di GIULIA BIGIONI</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Le proprietà della vitamina C, anche se la sua storia risale ai tempi dei tempi, sono state messe in luce solo intorno al 1700 da un medico della marina inglese, che identificò negli agrumi la cura allo scorbuto dei marinai, per cui questa vitamina prese il nome di acido ascorbico.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Tuttavia, la vitamina C non è fondamentale solo sindrome da ipovitaminosi.  </span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il ruolo della vitamina C, come riportato nel lavoro della prof.ssa Anitra Carr dell’Università di Otago in Nuova Zelanda, pubblicato su JOURNAL OF TRASLATIONAL MEDICINE si estende a tutte quelle sintomatologie caratterizzate da dolore più o meno intenso. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28410599</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La battaglia epocale che l’uomo conduce da quando si è affacciato sulla terra contro e per eliminare il dolore nelle sue infinite forme ha forse trovato un nuovo alleato.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Numerosi gli studi e il parere favorevole di esperti del settore che ascrivono alla vitaminica C proprietà antidolorifiche.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">In linea generale sembrerebbe che le sintomatologie dolorose, di varia natura, siano tutte caratterizzate da uno stato di carenza della vitamina, che se corretto porterebbe se non alla risoluzione, almeno ad un’attenuazione dei sintomi.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Traumi e interventi chirurgici hanno come conseguenza metabolica una drastica riduzione dei livelli plasmatici di vitamina C, se reintegrata migliora notevolmente la stato di salute dei pazienti che osservano una significativa attenuazione della sintomatologia dolorosa.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Esperienza comune è il dolore che spesso accompagna, nostro malgrado, le infezioni da Herpes zoster soprattutto recidivanti e caratterizzate da rush cutanei e sintomatologia dolorosa a carico delle innervazioni che possono durare anche anni. La vitamina C se somministrata endovena ha mostrato in diversi studi di ridurre i sintomi in quasi la totalità dei pazienti trattati.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L’efficacia dell’acido ascorbico nella modulazione del dolore è stata dimostrata anche in studi su pazienti oncologici utilizzando in questi casi dosi più alte che hanno migliorato la qualità della vita nei pazienti affetti da questa importante patologia.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">E’ noto l’effetto antiossidante della vitamina C ritenuto alla base del suo esteso utilizzo, tuttavia per quanto riguarda il controllo del dolore è stato postulato un meccanismo diverso, sembrerebbe infatti che questa vitamina possa essere utilizzata come co-fattore nella sintesi endogena di importanti neurotrasmettitori implicati nella trasmissione del dolore, uno fra tutti la dopamina. L’acido ascorbico rende più facile la sintesi di dopamina, aumentandone la concentrazione e rendendola maggiormente disponibile nel controllo della sintomatologia dolorosa.      </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La cautela, come sempre, è d’obbligo, ci ricordano sempre i nostri amici scienziati, che questi risultati, seppur interessanti, vanno ulteriormente confermati, a noi resta l’idea che gli antichi rimedi non sembrano segnati dal passare del tempo e si ripresentano a bussare alla nostra porta per accompagnarci nel lungo cammino della vita.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><span style="font-size: 14pt;">TAG: vitamina C, ipovitaminosi, dolore, neurotrasmettitori</span></strong></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/i-vari-ruoli-della-vitamina-c/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L’acqua è come il latte, quando c’è di mezzo il calcio</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/lacqua-e-come-il-latte-quando-ce-di-mezzo-il-calcio/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/lacqua-e-come-il-latte-quando-ce-di-mezzo-il-calcio/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Jul 2017 09:07:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3651</guid>

					<description><![CDATA[L’acqua è come il latte, quando c’è di mezzo il calcio L’acqua rappresenta una fonte di calcio priva di calorie che può contribuire all&#8217;approvvigionamento di calcio. di GIULIA BIGIONI &#160; Che l’acqua fosse una buona fonte di calcio è noto da tempo, ma per anni si è ampliamente discusso sulla disponibilità di questo minerale. La [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>L’acqua è come il latte, quando c’è di mezzo il calcio </strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">L’acqua rappresenta una fonte di calcio priva di calorie che può contribuire all&#8217;approvvigionamento di calcio.</span></p>
<p><strong>di GIULIA BIGIONI</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Che l’acqua fosse una buona fonte di <strong>calcio</strong> è noto da tempo, ma per anni si è ampliamente discusso sulla disponibilità di questo minerale. La conferma viene da un articolo pubblicato a giugno dal Journal American College Nutrition dagli studiosi dell’Università Leibniz di Hannover (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28628402).</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Lo scopo dello studio controllato, condotto su 21 soggetti sani di ambo i sessi arruoli in modo casuale “era quello di confrontare la biodisponibilità del calcio da tre acque minerali con diverse concentrazioni di minerali rispetto a quella del latte e un supplemento di calcio”- dice la dott.ssa Theresa Greupner coautrice dello studio. “La biodisponibilità, infatti, può essere influenzata dalla concentrazione di altri minerali nell&#8217;acqua minerale, come ad esempio magnesio, così come da anioni, come i fosfati ”. Tuttavia lo studio dimostra che data una biodisponibilità equivalente di calcio in tutti i prodotti di prova, questa non è influenzata dall’anidride dai carbonati e dai solfati.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L&#8217;assunzione adeguata di calcio (Ca) è essenziale per la crescita, per lo sviluppo dell’osso e dei denti, inoltre, piccole quantità ma essenziali di calcio sono richiesti per la conduttività nervosa, la contrazione muscolare, la coagulazione del sangue. Una bassa assunzione dietetica è stata legata alla perdita di massa ossea e fratture ossee, all’aumentato rischio di osteoporosi, ipertensione, malattia cardiovascolare e cancro del colon.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La quota giornaliera di Calcio attualmente raccomandata per gli adulti varia dai 1.300 mg  per gli Stati Uniti, 1.000 mg per la Germania, 800 mg  per l’Unione europea e 700 mg per il regno Unito. Sicuramente un’ottima fonte di calcio è rappresentata dal latte e derivati, ma purtroppo questi sono alimenti ricchi grassi e contengono lattosio, che può generare reazioni avverse negli intolleranti. D’altra parte diete ipocaloriche contro l’obesità non prevedono il consumo di formaggi che rappresentano un’ottima fonte di calcio.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Dallo studio sappiamo che il consumo di acqua minerale con almeno 408 mg / L di calcio, rispetto all&#8217;acqua minerale a basso contenuto di Ca (80 mg / L di calcio), per un anno, mantiene buona la mineralizzazione ossea e modula l’osteocalcina sierica, riducendo il rischio di patologie ossee.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Per la nostra salute ricordiamoci quindi che per coprire il fabbisogno giornaliero, è necessario bere almeno un litro di acqua riccamente minerale con un contenuto minimo di 500 mg/litro di calcio.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Bibliografia  </span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><a href="https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Greupner%20T%5BAuthor%5D&amp;cauthor=true&amp;cauthor_uid=28628402">Greupner T</a>, <a href="https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Schneider%20I%5BAuthor%5D&amp;cauthor=true&amp;cauthor_uid=28628402">Schneider I</a>, <a href="https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Hahn%20A%5BAuthor%5D&amp;cauthor=true&amp;cauthor_uid=28628402">Hahn A</a>. [Epub ahead of print]Calcium Bioavailability from Mineral Waters with Different Mineralization in Comparison to Milk and a Supplement. J Am Coll Nutr. 2017 Jun 19:1-5. doi: 10.1080/07315724.2017.1299651.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">TAG: CALCIO, ACQUA MINERALE, OSSO</span></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/lacqua-e-come-il-latte-quando-ce-di-mezzo-il-calcio/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La Regina dei frutti, il mangostano</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/la-regina-dei-frutti-il-mangostano/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/la-regina-dei-frutti-il-mangostano/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Jul 2017 09:01:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3644</guid>

					<description><![CDATA[La Regina dei frutti, il mangostano Originario del sud est asiatico ha numerose proprietà curative grazie alle sue sostanze antiossidanti Di SILVIA BASSI &#160; Cremoso, succoso, dolce, delizioso, dal sapore delicato che ricorda vagamente quello dei litchi, il mangostano (il frutto della Garcinia mangostana) è composto da una scorza viola di circa 6 cm di diametro [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>La Regina dei frutti, il mangostano</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Originario del sud est asiatico ha numerose proprietà curative grazie alle sue sostanze antiossidanti</span></p>
<p><strong>Di SILVIA BASSI</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Cremoso, succoso, dolce, delizioso, dal sapore delicato che ricorda vagamente quello dei litchi, il mangostano (il frutto della <em>Garcinia mangostan</em><em>a)</em> è composto da una scorza viola di circa 6 cm di diametro e da una succulenta e carnosa polpa bianca suddivisa in spicchi.  </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La notorietà del mangostano inizia a diffondersi nella metà del XIX secolo, quando la regina inglese Vittoria dichiarò, assaggiando il frutto, che era il suo favorito, da qui la definizione di “Regina dei frutti”. Fu proprio la Regina Vittoria a fare iniziare la coltivazione nel Queensland, poi in Inghilterra e infine in India. Il mangostano, che può raggiungere i 20 metri d’altezza, è originario del sud-est asiatico, dove è largamente consumato e si trova a prezzi irrisori, mentre in Italia è piuttosto costoso e si trova nei negozi di frutta esotica, anche in succo e sotto forma d’integratori. </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il frutto tropicale è rinomato per le sue virtù; per secoli è stato utilizzato per le sue proprietà curative e i suoi benefici per la salute. Ottimo da mangiare, le sue caratteristiche appassionano anche il mondo della scienza. Gli studi scientifici su questo frutto hanno evidenziato che la maggior parte degli effetti benefici del mangostano sono da attribuire alle potenti sostanze antiossidanti contenute, che svolgono una forte azione di contrasto verso i radicali liberi, i nemici della pelle. Il suo succo, dalle ottime proprietà antinfiammatorie, sembra alleviare i fenomeni infiammatori a carico della cute, come acne, eczemi e psoriasi, e prevenire la formazione di rughe.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Uno studio condotto da alcuni ricercatori nel 2009 ha confermato che il mangostano offre un buon aiuto per rafforzare le difese immunitarie e combattere febbre e raffreddore. E’ stato altresì dimostrato che il frutto sembra avere effetti benefici anche sul cervello e sul sistema nervoso: esso aiuterebbe a prevenire le malattie degenerative come l’<em>Alzheimer</em> o il <em>Parkinson.</em></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Da secoli il succo o il decotto di corteccia di mangostano è utilizzato dalle popolazioni asiatiche per proteggere l’apparato gastrointestinale e combattere i gonfiori intestinali, aiutando l’organismo a perdere peso, perché ferma lo stimolo della fame. Lo afferma anche <em>l’American Chemical Society.</em></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Ricco di fibre, vitamine, minerali, è poverissimo in grassi e calorie (circa 73 calorie per 100 grammi), a differenza di tanti altri frutti zuccherini, e contribuisce a ridurre i livelli di colesterolo e glicemia e a renderci più energici. </span></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/la-regina-dei-frutti-il-mangostano/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Curcuma, la spezia delle meraviglie</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/benessere-e-la-parola-dordine-per-il-2019-2/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/benessere-e-la-parola-dordine-per-il-2019-2/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Jul 2017 16:52:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3811</guid>

					<description><![CDATA[Curcuma, la spezia delle meraviglie Conosciuta anche come “zafferano delle Indie” ha più di sei mila anni ed è originaria del lontano oriente di SILVIA BASSI &#160; Regina delle spezie, così è denominata la curcuma, per il profumo e l’aroma inconfondibile che arricchisce i piatti di gusto e di salute. Largamente impiegata nella cucina thailandese [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="font-size: 18pt;">Curcuma, la spezia delle meraviglie</span></strong></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Conosciuta anche come “zafferano delle Indie” ha più di sei mila anni ed è originaria del lontano oriente</span></p>
<p><strong>di SILVIA BASSI</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Regina delle spezie, così è denominata la curcuma, per il profumo e l’aroma inconfondibile che arricchisce i piatti di gusto e di salute. Largamente impiegata nella cucina thailandese e indiana, in Italia la curcuma è stata introdotta abbastanza di recente, contemporaneamente all’avvento di diverse tipologie di cucina internazionale, le quali sono andate a integrare la nostra dieta mediterranea.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Si tratta di un’antica spezia risalente a oltre seimila anni fa, amata, in particolare, dai monaci buddisti, che la impiegavano anche come colorante, cosmetico e rimedio medico naturale.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il nome “curcuma” deriva dalla parola persiana-indiana Kour Koum, che significa zafferano; infatti è conosciuta anche come “zafferano delle Indie” per il colore giallo, unica somiglianza fra la curcuma e lo zafferano. Marco Polo, raccontando i suoi viaggi in Cina, ne parla nel 13° secolo: “Vi è anche un vegetale, che ha tutte le proprietà del vero zafferano, così come il colore, ma che non è vero zafferano”.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Gli studi scientifici svolti dal Cnr di Catania, Università di Catania, Università di Pavia e New York Chemical College hanno evidenziato la capacità della spezia di contrastare i disordini neurodegenerativi legati all’invecchiamento del cervello e confermato le proprietà cicatrizzanti, antinfiammatorie, antidolorifiche e analgesiche della curcumina, sostanza contenuta nella pianta.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La curcuma sembra abbassare il colesterolo e ostacolare l’attività dei radicali liberi. Recenti indagini epidemiologiche hanno rilevato un tasso molto ridotto d’insorgenza di tumori in zone geografiche dove si fa largo uso di curcuma nell’alimentazione (in particolare l’India). E’ stato altresì dimostrato che, se inserita in un contesto di sana alimentazione e attività fisica, può essere d’aiuto per dimagrire e bruciare i grassi, riducendo il senso di sazietà, favorendo i processi digestivi, migliorando il metabolismo e proteggendo la mucosa intestinale e gastrica.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il primo produttore di curcuma è l’India, seguita da Cina, Indonesia e Costa Rica. Alle Hawaii, dove è chiamata “holena”, la curcuma è alla base di tutta la medicina tradizionale, e anche in India è utilizzata da secoli nella medicina ayurvedica, per le sue proprietà preventive e terapeutiche.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">E’ consigliabile consumare fino a due cucchiaini di curcuma in polvere al giorno, da usare in aggiunta alle insalate, allo yogurt, e per insaporire i cibi a fine cottura.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/benessere-e-la-parola-dordine-per-il-2019-2/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Un ricordo di Mimosa</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/un-ricordo-di-mimosa/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/un-ricordo-di-mimosa/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Jul 2017 10:15:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3721</guid>

					<description><![CDATA[Un ricordo di Mimosa “Puparuoli ‘mbuttunati di melanzane a fungetiello”, una ricetta della tradizione napoletana ricca di sapori d’estate di ADELE PANDOLFI Mia madre si chiamava Maria, ma tutti la chiamavano Mimosa, nomignolo affibbiatole da piccola da uno zio  per via della sua testolina tonda, tonda e bionda proprio come una mimosa. L’ho persa pochi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Un ricordo di Mimosa</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;"><em>“Puparuoli ‘mbuttunati di melanzane a fungetiello”, una ricetta della tradizione napoletana ricca di sapori d’estate </em></span></p>
<p><strong>di ADELE PANDOLFI</strong></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Mia madre si chiamava Maria, ma tutti la chiamavano Mimosa, nomignolo affibbiatole da piccola da uno zio  per via della sua testolina tonda, tonda e bionda proprio come una mimosa.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L’ho persa pochi anni fa, ma il suo ricordo è vivo e forte legato soprattutto al sapore e al profumo di alcuni piatti tipici della tradizione napoletana dal gusto unico che, nonostante i miei sforzi e i risultati (a detta dei miei commensali) più che apprezzabili, non riesco a riprodurre così come li faceva lei. Applicava inconsapevolmente e alla sua maniera, i principi della <strong>dieta mediterranea</strong>.  Il primo pensiero della giornata era la preparazione del pranzo. Faceva la spesa tutti i giorni rifornendosi dai negozianti sotto casa ed era molto esigente in fatto di qualità e freschezza.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"> Usava solo verdure di stagione, niente surgelati e proponeva un menù settimanale che prevedeva sempre la pasta o il riso a pranzo, zuppe di verdure e legumi che variava a seconda delle stagioni. Protagonisti indiscussi dei suoi dei menù estivi, erano peperoni e melanzane che preparava in mille versioni, e che talvolta univa in un matrimonio felicissimo come quel fantastico piatto composto da peperoni arrostiti ripieni di melanzane a funghetto.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">“<em>Puparuoli ‘mbuttunati di melanzane a fungetiello</em>”! Un piatto abbastanza laborioso, che lei preparava in quattro e quattr’otto inondando la casa del profumo dei peperoni arrostiti interi che accoglievano nel loro ventre le melanzane tagliate a cubetti tutte uguali e fritte poche alla volta in abbondante olio rigorosamente extravergine. A questo aggiungeva olive nere di Gaeta snocciolate, capperi, pomodorini del Vesuvio spezzettati, una generosa manciata di basilico fresco, provola di Sorrento tagliata a dadini, poca mollica di pane bagnata nel latte e strizzata, un po’ di pecorino romano ed infine una spolverata di pane grattugiato, un filo d’olio e via in forno a gratinare per circa trenta minuti.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Ma poi <em>s’avevano appusà</em>, si dovevano riposare…per dar modo a tutti gli ingredienti di amalgamarsi ed asciugare all’interno del peperone e diventare un unico e prelibato boccone in cui nessun sapore prevalesse sull’altro. Una poesia!</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Me lo sogno ancora la notte il sapore dei maccheroni al ragù della domenica  <em>arruscati</em> (abbrustoliti) nella padella di ferro che ci aspettavano al ritorno di una lunga giornata al mare, oppure <em>o’ cuzzetiello</em> e ‘<em>pane cafone coi friarielli</em> consumato davanti al televisore per non perdere la puntata del nostro sceneggiato preferito.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">E non c’è festa o riunione familiare in cui figli, generi, nuore, nipoti e pronipoti non la ricordino per ognuno dei suoi piatti : la genovese, il ragù, la parmigiana di melanzane , i carciofi dorati e fritti, le pizzette fritte e quelle di scarola…e a me sembra di vederla col suo grembiule che dalla cucina ci grida: “ è pronto!”.</span></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/un-ricordo-di-mimosa/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La Salsa verde</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/la-salsa-verde/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/la-salsa-verde/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Jul 2017 09:10:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3654</guid>

					<description><![CDATA[La Salsa verde Una ricetta antica che accompagna bollito e crostini di pane, carica di sapori e ricordi d’infanzia di MARINELLA FAGARAZ &#160; E’ una ricetta, ma è soprattutto un ricordo, una memoria, un filo rosso d’immagini, di profumi, di rumori, di gusti e di tanto affetto, l’affetto ‘giusto’ che ti può dare una nonna, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>La Salsa verde</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Una ricetta antica che accompagna bollito e crostini di pane, carica di sapori e ricordi d’infanzia</span></p>
<p><strong>di MARINELLA FAGARAZ</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">E’ una ricetta, ma è soprattutto un ricordo, una memoria, un filo rosso d’immagini, di profumi, di rumori, di gusti e di tanto affetto, l’affetto ‘giusto’ che ti può dare una nonna, non soffocante, non invadente, tanto saggio e sapiente, come gli anni le hanno insegnato durante un lungo cammino di incontri, di esperienze e anche di sbagli.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il rumore è quello della mezzaluna che va, precisa come il tic-tac dell’orologio sull’asse di legno massiccio spesso tre dita, con il solco in mezzo scavato negli anni da quel gesto ripetuto milioni di volte, il colore del legno impregnato dalla clorofilla delle foglie, il profumo del prezzemolo appena colto nell’orto lì fuori. </span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Ricordo perfettamente la preparazione della salsa verde di accompagnamento per il bollito e dei crostini di pane  che ci preparava a noi bambini. Ci voleva il prezzemolo con le sue foglioline profumate da staccare ad una ad una, ed io, bambina giudiziosa, facevo il mio bel mucchietto nel piatto fondo che la nonna mi metteva vicino; poi l’aglio, due o tre spicchi da pulire bene da tutte le pellicine, le uova sode, i cetriolini, i peperoncini verdi sempre sotto aceto, anche delle foglie di sedano e infine le acciughe.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La nonna le comprava al mercato, grosse acciughe sotto sale dalla Spagna, le metteva a bagno in acqua e aceto, poi le ripuliva bene dal sale, le sfilettava e toglieva pian piano tutte le piccole spine. Con pazienza le riponeva ben distese in un contenitore in vetro smerigliato, basso e lungo poco più dei filetti, ricopriva di olio e metteva il coperchio, anch’esso di vetro molato, come un prezioso vaso. Quando voleva farmi una supercoccola, la mia nonnina prendeva un pezzetto di pane e spalmava questa deliziosa salsa e me lo dava: il gusto e il profumo di quel gesto di affetto è ancora così vivo che il ripensarci mi commuove.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">E via sul tagliere, cinque, sei filetti di quelle acciughe, prezzemolo e aglio e la sua mezzaluna  su e giù su e giù, piano piano, con costanza, per mezz’ora abbondante finchè tutto si riduceva in minutissimi coriandoli, tutta un’altra consistenza dalla densa crema che producono i moderni e veloci tritatutto.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">E io, piccolina, a osservare la nonna che intanto mi parlava e mi raccontava, quasi cullata dal ritmo del suo paziente lavorar di mezzaluna, inebriata dai profumi che si sprigionavano da quel tagliere, il gusto dolce-salato dell’olio delle acciughe ancora sulle labbra.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Alla fine metteva tutto in una bella ciotola, un cucchiaino di zucchero ‘per aggiustare il gusto’, olio, quanto basta, per amalgamare la salsa, l’aceto  e poi, l’ingrediente speciale: un vasetto grosso o più vasetti  messi li  pronti per tutti, la sorella, zia Nenè , la signora  Dina e  chi sembrava  di  regalarle  qualche  cortesia.</span></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/la-salsa-verde/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Quando a tordi e quando a grilli”</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/quando-a-tordi-e-quando-a-grilli-2/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/quando-a-tordi-e-quando-a-grilli-2/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Jul 2017 09:02:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3645</guid>

					<description><![CDATA[&#8220;Quando a tordi e quando a grilli” Ci chiediamo se nella patria della dieta mediterranea gli insetti potranno diventare l’alimento del futuro di GIULIA BIGIONI &#160; Chissà se nella tradizione proverbiale romana chi ha formulato il detto “Quando a tordi e quando a grilli” “Quando a tordi e quando a grilli” immaginava che un giorno [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>&#8220;Quando a tordi e quando a grilli”</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Ci chiediamo se nella patria della dieta mediterranea gli insetti potranno diventare l’alimento del futuro </span></p>
<p><strong>di GIULIA BIGIONI</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Chissà se nella tradizione proverbiale romana chi ha formulato il detto “Quando a tordi e quando a grilli” “Quando a tordi e quando a grilli” immaginava che un giorno il simbolo di carestia e di magra, i grilli, sarebbero invece diventati simbolo, non proprio di opulenza, ma almeno di soddisfazione del palato. Sicuramente, se esiste il detto, una qualche pratica alimentare nel passato, associata ai grilli ci sarà stata. Infatti, è proprio dell’entomofagia che si é tornati a parlare recentemente a Milano in occasione della manifestazione SEEDS AND CHIPS.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">In particolare una piccola azienda del settore ha presentato prodotti alimentari contenenti una quota di farine ottenute dai grilli. Una quota certo, ma comunque presente in una fonte alimentare proveniente da un mondo che non ha mai suscitato una grande simpatia organolettica.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L’estetica, dei nostri piccoli commensali, non aiuta certo e sarà forse per un disgusto rimasto nella nostra memoria di abitanti di questo mondo che abbiamo abbandonato queste fonti alimentari in favore di altre di diversa consistenza.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L’approvvigionamento delle fonti alimentari e l’aumento della popolazione mondiale sono esattamente i motivi che sostengono un interesse per gli insetti quale fonte alimentare. Sicuramente a buon mercato o almeno convenienti in termini di costi per unità di peso, un chilo di cavallette costa molto meno di un chilo di carne di manzo, ma non sono tuttavia privi di controindicazioni, una su tutte quella di tipo sanitario.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Gli insetti come noto si cibano e si posano ovunque rifiuti compresi. Le produzioni controllate garantirebbero l’origine dei mangimi utilizzati, e le aziende che oggi hanno il loro mercato nella produzione di bachi da seta o di esche per la pesca potrebbero in futuro fornire la materia prima per la produzione ad esempio di farine. Le farine, ad esempio, ricche della componente proteica, sembrano superare lo scoglio estetico e potrebbero trovare una loro collocazione nella produzione di paste e biscotti o prodotti da forno in generale, il settore quello dei prodotti secchi tra i più promettenti.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Esistono ancora degli scogli di tipo legislativo per garantire la salubrità di questi prodotti per il consumo umano e non ci resta che aspettare il tempo necessario a regolamentare un settore che suscita comunque una certa curiosità.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Si vedrà, se è una moda o una tendenza che ogni tanto affiora nelle cronache mondane, oppure una reale soluzione alle tante problematiche del vivere umano.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Si potrebbe dire che nell’attesa ci dobbiamo accontentare della tradizione alimentare mediterranea e rinunciare alle gioie di un bel piatto di cavallette e cibarci dei tradizionali gamberetti.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Noi preferiamo comunque un altro detto popolare: “chi lascia la strada vecchia per quella nuova sempre male si ritrova”.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/quando-a-tordi-e-quando-a-grilli-2/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Quello di soia non è latte: stop agli equivoci</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/quello-di-soia-non-e-latte-stop-agli-equivoci/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/quello-di-soia-non-e-latte-stop-agli-equivoci/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Jun 2017 09:17:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3663</guid>

					<description><![CDATA[Quello di soia non è latte: stop agli equivoci Lo ha stabilito una sentenza della Corte di Giustizia europea che vieta la commercializzazione di prodotti vegetali e vegani che richiamano il termine “latte” di SILVIA BASSI &#160; Addio al latte di soia e al latte di riso: i due prodotti non potranno più essere venduti [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Quello di soia non è latte: stop agli equivoci</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Lo ha stabilito una sentenza della Corte di Giustizia europea che vieta la commercializzazione di prodotti vegetali e vegani che richiamano il termine “latte”</span></p>
<p><strong>di SILVIA BASSI</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Addio al <em>latte di soia</em> e al <em>latte di riso</em>: i due prodotti non potranno più essere venduti sotto questo nome poiché una sentenza della Corte di Giustizia Europea vieta l’uso della parola <em>latte</em> che si riferisce esclusivamente ad un prodotto di origine animale. La sentenza della Corte di Giustizia rivoluziona il mercato alimentare di questi prodotti che dovranno cambiare la denominazione in  “<em>bevanda a base di soia</em>” o “<em>di riso</em>”. Non solo la parola latte, saranno vietate anche le altre diciture derivanti dal latte, come <em>yogurt, burro</em> e <em>formaggio</em>, vocaboli che sono riferiti esclusivamente ai prodotti lattiero-caseari di origine animale.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La sentenza della Corte di Giustizia non ha valore retroattivo e dunque le nuove disposizioni non si applicano ai prodotti già messi in commercio. Si attendono, a questo proposito, delle direttive per stabilire fino a quando potranno ancora essere vendute le rimanenti confezioni di “latte di soia”, ma potrebbe anche scattare il ritiro, oppure nel frattempo si potrebbero rivestire le confezioni in commercio con nuovi involucri tali da eliminare le indicazioni ritenute ingannevoli. Da sottolineare che la pronuncia della Corte di Giustizia ribadisce un orientamento che l’Unione Europea ha fatto proprio dal 2007 con cui salvaguardava, comunque, le denominazioni tradizionali come <em>“latte di mandorla</em>”, di “<em>cocco</em>” o “<em>burro di cacao</em>”.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><em>&#8220;Finalmente si è pronunciata anche la Corte di Giustizia Ue; è importante questa conferma. E’ da decenni ,infatti, che la Ue riserva per regolamento denominazioni come &#8216;latte&#8217;, &#8216;crema di latte&#8217; o &#8216;panna&#8217;, &#8216;burro&#8217;, &#8216;formaggio&#8217; e &#8216;yogurt&#8217; ai prodotti di origine animale</em>&#8220;: lo afferma il direttore di <em>Assolatte</em> Massimo Forino, che sottolinea pure un altro tema in discussione e cioè che “<em>i prodotti di origine vegetale non si devono proporre come alternativi ai nostri, in quanto sono veramente altri prodotti, con diversa composizione e valori nutrizionali del tutto diversi e non confrontabili</em>”.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Soddisfazione per questa sentenza della Corte di Giustizia europea è stata espressa anche da Coldiretti  che punta il dito contro &#8220;<em>un mercato spinto dalle intolleranze ma alimentato anche dalle &#8216;fake news&#8217; diffuse in rete, secondo le quali il latte sarebbe dannoso perché è un alimento destinato all&#8217;accrescimento di cui solo l&#8217;uomo, tra gli animali, si ciba per tutta la vita. In realtà il latte di mucca, capra o pecora rientra da migliaia di anni nella dieta umana, al punto che il genoma si è modificato per consentire anche in età adulta la produzione dell&#8217;enzima deputato a scindere il lattosio, lo zucchero del latte</em>”</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">In Italia, secondo un’indagine <em>Nielsen </em>del 2015, sono 8,5 milioni le famiglie che hanno acquistato almeno una confezione di latte vegetale. L’intolleranza al lattosio o alle proteine del latte spiega soltanto in parte questo trend. Quali che siano le nostre preferenze, insomma, è essenziale che queste siano espressione di scelte informate, frutto della giusta educazione alimentare.</span></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/quello-di-soia-non-e-latte-stop-agli-equivoci/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La rossa di Tropea</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/la-rossa-di-tropea/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/la-rossa-di-tropea/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Jun 2017 16:43:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3805</guid>

					<description><![CDATA[La rossa di Tropea Nelle dolci cipolle ”rosse” di Tropea sono racchiuse le proprietà per la prevenzione delle patologie tumorali Di Giulia Bigioni   Dagli scienziati d’oltreoceano arriva la conferma della fortuna di essere nati nella culla del Mediterraneo, che nasconde tesori non solo archeologici, spesso trascurati dalle istituzioni, ma visibili alla luce del sole [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>La rossa di Tropea</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Nelle dolci cipolle ”rosse” di Tropea sono racchiuse le proprietà per la prevenzione delle patologie tumorali</span></p>
<p><strong>Di Giulia Bigioni</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Dagli scienziati d’oltreoceano arriva la conferma della fortuna di essere nati nella culla del Mediterraneo, che nasconde tesori non solo archeologici, spesso trascurati dalle istituzioni, ma visibili alla luce del sole e forse talmente comuni da passare inosservati.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Arriva, infatti, da una ricerca dell’Università di Guelph in Canada e recentemente pubblicata sulla RIVISTA FOOD RESEARCH INTERNATIONAL, la notizia o meglio i risultati di una ricerca sulle proprietà antitumorali delle cipolle e soprattutto della varietà rossa, che siamo soliti associare alla caratteristica cittadina calabrese di Tropea (VV). Ebbene, la cipolla rossa di Tropea sembra possedere proprietà antitumorali nei confronti in particolare dei tumori del colon.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">E’ noto che le cipolle in generale contengono importanti principi attivi e com’è d’uso fare nel mondo scientifico, l’estratto di queste è stato confrontato con una nota miscela ad azione antitumorale contenente la quercetina, la miricetina, il canferolo, tutti appartenenti alla classe chimica dei flavonoidi, importanti sostanze ad azione antiossidante e attori principali nelle strategie di prevenzione delle malattie cronico degenerative. In questo scenario, le cipolle rosse potremmo dire che lo sanno fare meglio, nel confronto con le altre di colore diverso il rosso è il colore da preferire nelle nostre scelte alimentari. Scelte alimentari che non ci costano una gran fatica, visto che le “rosse” di Tropea le abbiamo da sempre preferite alle altre per l’amabilità del gusto e le indubbie proprietà organolettiche.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Gli studi in oggetto hanno messo in luce come l’estratto ottenuto dalle cipolle rosse agisca sulle cellule tumorali con modalità diverse. In primo luogo sono state evidenziate proprietà antiproliferative, ovvero le cellule tumorali non si replicano più in presenza dell’estratto di cipolle rosse ed inoltre vengono indirizzate verso quel meccanismo conosciuto tecnicamente come apoptosi, la morte cellulare programmata, ovvero l’evento finale e auspicabile per le cellule tumorali.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L’azione delle nostre “rosse” però non si esaurisce qui, ma si spinge ad impedire la migrazione delle cellule tumorali in altri distretti prevenendo il fenomeno delle metastasi, la più importante complicazione della malattia neoplastica.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">I colori del mediterraneo, ai quali dovremmo essere abituati, non finiscono mai di meravigliarci e tra tutti il rosso è non solo la tinta dominante al tramonto ma da ricercare anche sulle nostre tavole.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/la-rossa-di-tropea/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il “cuciniere errante”</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/il-cuciniere-errante/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/il-cuciniere-errante/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Jun 2017 16:30:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3799</guid>

					<description><![CDATA[Il “cuciniere errante” Una ricetta contro l’omologazione del gusto è fatta dei prodotti tradizionali che non possiamo dimenticare  di LAURA DI RENZO  e LUIGI ESPOSITO   Lui è Carmelo Chiaramonte, professione cuciniere, testa e mani grandi, una massa di capelli crespi trattenuti a stento da un cappello a visiera o da un berretto di lana. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Il “cuciniere errante”</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Una ricetta contro l’omologazione del gusto è fatta dei prodotti tradizionali che non possiamo dimenticare </span></p>
<p><strong> <em>di LAURA DI RENZO  e LUIGI ESPOSITO</em></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Lui è Carmelo Chiaramonte, professione cuciniere, testa e mani grandi, una massa di capelli crespi trattenuti a stento da un cappello a visiera o da un berretto di lana. La sua città è Modica, la sua famiglia vive nei pressi della strada del cimitero antico, in una casa con l’orto, che è stato la sua prima scuola. Da qui Modica Alta la tocchi con una mano, le case dello Sbalzo aggrappate alla collina, sovrastano e circondano la chiesa di San Giorgio, mentre laggiù, nei nuovi quartieri di Modica Bassa e alla Sorda i cioccolatai cuociono masse di cacao alla maniera azteca.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Un paese che sembra sospeso nel vuoto e le vecchie case di Modica Alta cambiano colore scandendo le variazioni della luce del giorno. La notte, poi, quando spariscono i fanali delle macchine, la città vecchia rimane accesa per le luci dei lampioni e per qualche rara finestra illuminata. Un paesaggio blu da meditazione, da contemplare in silenzio a lungo, fino a respirare l’assenza di movimento.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Camelo lo abbiamo conosciuto a Roma e poi rincontrato nelle cucine di un noto ristorante campano, chiamato per una cena omaggio allo chef che aveva ricevuto un importante premio internazionale.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La mente e il palato ancora ricordano la pera spinella farcita di ricotta e un’incredibile zuppa di lenticchie. Avrete capito che Carmelo chiaramente è un free lance, un cuoco che ha provato a fare la professione secondo i modelli standard, ma che non è riuscito a sopportare la ripetitività quotidiana dei gesti e il tempo sottratto alle sue passioni, la ricerca di piccoli produttori, di grandi prodotti, la filosofia, la musica, la letteratura, il vino e gli amici. E proprio quella zuppa di lenticchie è il centro di questo racconto, perché quelle lenticchie piccole, nere, gustosissime, non le abbiamo più viste. Carmelo ci ha raccontato una storia di un vecchio coltivatore senza eredi, di un paesino alle pendici dell’Etna, che gli aveva venduto gli ultimi sacchi prima di ritirarsi. Storia credibile, perché in una società omologata, tanti non hanno potuto o saputo trasmettere ad altri le loro sapienze. Ma un sorriso di Carmelo, mentre raccontava, ci ha fatto nascere un dubbio: e se non fosse vero? Se prima o poi le troveremo in un sacchetto in un supermercato, provenienti da un posto lontano?</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Ma la verità è quella che noi vogliamo che sia, e la verità è Carmelo che gira per i Nebrodi e per i monti Iblei alla ricerca di carrube, legumi, tartufi neri, da cucinare tra una sonata ed una jam session.</span></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/il-cuciniere-errante/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Probiotici e umore, un legame per sempre?</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/probiotici-e-umore-un-legame-per-sempre/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/probiotici-e-umore-un-legame-per-sempre/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Jun 2017 10:10:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3716</guid>

					<description><![CDATA[Probiotici e umore, un legame per sempre? Asse intestino-cervello: i probiotici regolano le funzioni intestinali, l’attività cerebrale e lo stato psicologico di GIULIA BIGIONI &#160; Che i probiotici fossero estremamente utili al mantenimento del nostro stato di salute è un dato che sempre di più, le nuove evidenze scientifiche, ci confermano. Ma quello che dovremmo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Probiotici e umore, un legame per sempre?</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Asse intestino-cervello: i probiotici regolano le funzioni intestinali, l’attività cerebrale e lo stato psicologico</span></p>
<p><strong>di GIULIA BIGIONI</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Che i probiotici fossero estremamente utili al mantenimento del nostro stato di salute è un dato che sempre di più, le nuove evidenze scientifiche, ci confermano. Ma quello che dovremmo cominciare a considerare è l’estensione della parola salute dagli aspetti più propriamente fisiologici a quelli appartenenti alla sfera comportamentale e psicologica.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Questo è quello che ci spingono a fare un gruppo di scienziati italiani dell’Università di Tor Vergata, suggerendoci che il corretto apporto di probiotici è in grado di influenzare non solo la funzione dell’intestino ma l’attività cerebrale e più in generale il comportamento emotivo. Il tutto modulato dal nervo vago, responsabile delle connessioni tra i diversi organi e apparati è uno dei nervi più lunghi che abbiamo, vago appunto perché cammina come un vagabondo nell’organismo, dalla base dell’encefalo fino ad arrivare nell’addome, toccando importanti organi come i polmoni il cuore lo stomaco e infine l’intestino.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">I dati, recentemente pubblicati sulla rivista Journal of Translational Medicine, sono stati ottenuti su una popolazione femminile caratterizzata da una sindrome conosciuta come NWO, donne di peso nella norma ma con una percentuale di grasso corporeo assimilabile a persone obese, messe a confronto con un gruppo di donne obese o normali. Ebbene le osservazioni degli scienziati sembrano indicare che l’assunzione di probiotici è in grado di modulare in senso positivo non solo la composizione corporea di questo gruppo, ma anche lo stato psicologico e quindi il comportamento alimentare.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">A seguito dell’assunzione dei probiotici le donne dei gruppi caratterizzate dalla sindrome NWO e le preobebse/obese hanno visto ridursi la loro percentuale di grasso corporeo associata ad una significativa diminuzione del BMI (Body Mass Index) e più in generale è stato documentato un miglioramento del disagio psicologico associato a questi stati patologici.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">I microrganismi o probiotici responsabili di questi effetti sono classificati con il nome di psicobiotici e appartengono alle due grandi famiglie dei <em>Bifidobacterium</em> and <em>Lactobacillus</em>. Questi sembrerebbero in grado di produrre una notevole varietà di neuro trasmettitori, poi responsabili della modulazione del tono dell’umore.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Come anche anticipato dagli autori, sicuramente saranno necessari ulteriori studi a conferma di queste importanti novità. Certo è che il legame tra somatico e mentale resta un campo tra i più intriganti e interessanti da studiare per le infinite implicazioni che comporta non solo in campo medico ma anche per i risvolti in termini filosofici e psicologici.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L’importanza del microbiota è argomento di estremo interesse da diversi anni a questa parte, il grande piccolo mondo dei microorganismi apparentemente distante dal nostro macrocosmo sembra invece avere la forza di Davide nella sfida contro il gigante Golia.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/probiotici-e-umore-un-legame-per-sempre/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Dalla sicurezza alimentare alla qualità nutrizionale</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/dalla-sicurezza-alimentare-alla-qualita-nutrizionale/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/dalla-sicurezza-alimentare-alla-qualita-nutrizionale/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Jun 2017 10:59:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3733</guid>

					<description><![CDATA[Dalla sicurezza alimentare alla qualità nutrizionale Il processo NACCP come ponte tra la valutazione dell’impatto ambientale e dell’impatto sulla salute di GIULIA BIGIONI Il processo Nutrient and Hazard analysis of critical control point (NACCP), ideato e messo a punto presso la Sezione di Nutrizione clinica e Nutrigenomica dell’Università degli studi di Roma Tor Vergata, dal [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Dalla sicurezza alimentare alla qualità nutrizionale</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Il processo NACCP come ponte tra la valutazione dell’impatto ambientale e dell’impatto sulla salute</span></p>
<p><strong>di GIULIA BIGIONI</strong></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il processo <em>Nutrient and Hazard analysis of critical control point</em> (NACCP), ideato e messo a punto presso la Sezione di Nutrizione clinica e Nutrigenomica dell’Università degli studi di Roma Tor Vergata, dal Prof. Antonino De Lorenzo e dalla Prof.ssa Laura Di Renzo, nasce per valorizzare la “qualità nutrizionale” di un prodotto alimentare lungo l’intera filiera produttiva.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La transizione alimentare sta creando grosse preoccupazioni di natura sanitaria pubblica, poiché i pattern alimentari rivestono il fattore di rischio principale nell’insorgenza delle malattie non trasmissibili (MNT), soprattutto per quanto riguarda le malattie cardiovascolari, diabete e alcuni tipi di tumore. Il 63% circa, dei decessi sono oggi causati da malattie non trasmissibili. In primo luogo vi sono le malattie cardiovascolari che rappresentano il 48% delle MNT, seguite dai tumori con il 21%, dalla patologie respiratorie corniche (12%) e il diabete con il 3,5%.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">In Italia si calcola che oltre il 35% della popolazione generale presenti almeno una patologia cronico-degenerativa, con percentuali maggiori nelle regioni del Meridione (oltre il 40% in Campania, Basilicata, Sardegna e Calabria), con significative ricadute su maggiori spese sanitarie sostenute dalle Regioni. La previsione di spesa per prestazioni sanitarie, sia pubbliche che private, attualmente valutati intorno al 6%, ha una stima di oltre il 10% nel 2050. Esiste quindi la necessità di affrontare il problema dal punto di vista economico-sanitario sia in termini di costi vivi per l’assistenza sanitaria, sia in termini d’investimento per poter promuovere politiche preventive, al fine di alleggerire così i costi sociali di patologie prevenibili. </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Per contrastare i fattori di rischio bisogna adottare una <em>lifestyle medicine</em>, che comprenda tutte le azioni da intraprendere prima che si verifichi la patologia, attraverso quindi l’adozione di uno stile di vita sano, consumando alimenti sicuri e di qualità certificate, ad alto valore nutraceutico.  A ciò si affianca una politica più rigida nel campo della <em>food safety and security</em>, per assicurare al consumatore che gli alimenti siano ad alto valore nutrizionale, basso contenuto calorico, poveri di grassi saturi e zuccheri semplici. In una fase in cui a livello nazionale e in molte Regioni si semplifica la procedura di valutazione dell’impatto ambientale (VIA), impostare una programmazione delle grandi scelte, sulla base della valutazione dell’impatto sulla salute (VIS) in un sistema integrato (valutazione dell’impatto su ambiente e salute, VIAS) rappresenta un’opportuna azione diretta alla tutela generale degli interessi della sicurezza nazionale e della salute della popolazione.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il processo NACCP rappresenta uno strumento tecnico-sanitario-normativo capace di determinare un cambio di prospettiva comportamentale nella prevenzione delle malattie non trasmissibili attraverso un sistema globale ed integrato di informazione che preveda la trasmissione di informazioni utili per la salute al consumatore stesso, come identificato  dalla vision della medicina 4P, predittiva, preventiva, personalizzata e partecipativa. E’ infatti un processo composto da un insieme di procedure operative, analisi dei punti critici di controllo, monitoraggio, implementazione di azioni correttive e trial clinici per verificare e garantire il mantenimento delle proprietà nutraceutiche lungo l’intera filiera produttiva, “dal campo al consumatore”.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il processo NACCP è un approccio evoluto rispetto ai tradizionali principi GMP (Good Manufacturing Practice) e Hazard Analysis and Critical Control Point (HACCP Reg CE 852/2004), basato sui principi del Total Quality Managment (TMQ), finalizzato a conservare sempre elevato il quantitativo nutrizionale attraverso i vari passaggi produttivi, che partono dalle caratteristiche fisico-chimiche dell’areale di allevamento e/o coltivazione, abbracciano gli aspetti di qualità igienica, economico-commerciali e tecnologici e giungono sino allo studio molecolare dell’effetto del nutriente sul consumatore. Permette di predisporre le basi per il conseguimento dei claims nutrizionali (regolamento (CE) n. 1924/2006) per i prodotti di qualità, certificata con studi clinici.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il processo NACCP è stato condiviso dalla comunità scientifica e riconosciuto a livello istituzionale dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, nel Piano  Strategico per l’innovazione e la ricerca  nel sistema agricolo alimentare e forestale 2014-2020, nel Piano di settore delle Piante Officinali 2014-2016 e grazie all’ accordo tra il Governo, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano il 23 dicembre 2016, su richiesta del Ministero della salute, è stato inserito nel documento “Valutazione delle criticità nazionali in ambito nutrizionale e strategie di intervento 2016-2019.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><span style="font-size: 14pt;">Bibliografia essenziale</span></strong></p>
<p><strong><span style="font-size: 14pt;">Food safety and nutritional quality for the prevention of non communicable diseases: the Nutrient, hazard Analysis and Critical Control Point process (NACCP). Di Renzo L, Colica C, Carraro A, Cenci Goga B, Marsella LT, Botta R, Colombo ML, Gratteri S, Chang TF, Droli M, Sarlo F, De Lorenzo A. J Transl Med. 2015 Apr 23;13:128. doi: 10.1186/s12967-015-0484-2</span></strong></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/dalla-sicurezza-alimentare-alla-qualita-nutrizionale/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il rosmarino e le sue virtù magiche rivoluzionano la nostra salute</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/il-rosmarino-e-le-sue-virtu-magiche-rivoluzionano-la-nostra-salute/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/il-rosmarino-e-le-sue-virtu-magiche-rivoluzionano-la-nostra-salute/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Jun 2017 09:12:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3835</guid>

					<description><![CDATA[&#160; Il rosmarino e le sue virtù magiche rivoluzionano la nostra salute La pianta balsamica per eccellenza, dall’azione afrodisiaca, fa parte della famiglia delle Lamiaceae e regala energia e buon umore.  di SILVIA BASSI &#160; Fresca o essiccata, conserva e sprigiona sui cibi il suo profumo intenso e il suo delizioso aroma dal sapore dolce-amaro. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><strong><span style="font-size: 18pt;">Il rosmarino e le sue virtù magiche rivoluzionano la nostra salute</span></strong></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">La pianta balsamica per eccellenza, dall’azione afrodisiaca, fa parte della famiglia delle <em>Lamiaceae</em> e regala energia e buon umore. </span></p>
<p><strong> di SILVIA BASSI</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Fresca o essiccata, conserva e sprigiona sui cibi il suo profumo intenso e il suo delizioso aroma dal sapore dolce-amaro. Il rosmarino, una delle piante aromatiche più utilizzate, si presta a insaporire quasi tutte le pietanze. I rametti vengono <strong>utilizzati, insieme all’aglio, anche per aromatizzare olio di oliva </strong>e aceto; su pane e focacce è eccellente. Il suo uso rende i cibi non solo più gustosi, ma anche più digeribili.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">S<strong>empreverde, arbustiva, legnosa</strong>, cresce in tutta l’area del Mediterraneo, specie lungo le fasce costiere e si può raccogliere tutto l’anno. Allo stato spontaneo si trova anche su terreni aridi e soleggiati fino a 1500 metri sul livello del mare. Molto resistente, può svilupparsi sino a tre metri di altezza e sopporta tranquillamente basse temperature. Si tratta di un’incantevole pianta scultorea e ornamentale, a qualunque gruppo essa appartenga (portamento del fusto eretto cespuglioso, semi-eretto o prostrato, che è quello con rami che scendono a cascata).</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Le abbondanti fioriture della pianta ricoprono i rami di molteplici fiori somiglianti vagamente a piccole orchidee dalle più svariate forme di colori. La sfumatura è legata a una leggenda: pare che inizialmente i fiori fossero tutti bianchi e diventarono azzurro-viola dopo aver assorbito il colore del manto di Maria, quello che utilizzò per nascondersi durante la fuga in Egitto.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L’etimologia del suo nome è strettamente legata al mare. Secondo alcuni deriverebbe dal latino <em>ros</em> <em>maris</em>, “rugiada del mare”, altri ritengono venga da <em>rosa</em> <em>maris</em>, «rosa del mare», oppure da <em>rhus</em> <em>maris</em><em>,</em> “arbusto di mare”. Al rosmarino vengono attribuite molteplici <strong>virtù magiche</strong>, infatti nel Medioevo con il suo <strong>legno</strong> si realizzavano talismani e amuleti per scacciare i demoni. Lo si bruciava per purificare le stanze dei malati di peste e per curare stati d’animo depressivi.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><em>Il rosmarino è </em>considerato la pianta balsamica per eccellenza, dall’azione <strong>afrodisiaca</strong>. Nell’antichità era conosciuta anche come «<em>erba del ricordo</em>» perché così viene chiamata dal drammaturgo inglese William Shakespeare nell’<em>Amleto</em>, in quanto all’epoca veniva impiegata nei funerali per stimolare la memoria degli invitati. Recenti studi hanno dimostrato che anche solo <strong>il profumo del rosmarino possiede benefici per la memoria</strong>. A confermare le proprietà del <em>Rosmarinus officinalis</em>, questo il suo nome scientifico<em>, </em>è stata una ricerca del 2003, che ha evidenziato i suoi <strong>benefici per la memoria</strong>. Lo studio è stato effettuato dalla rivista “<em>International Journal of Neuroscience</em>” su un campione di 144 volontari sani, arrivando alla conclusione che l’inalazione di rosmarino migliora il rendimento cognitivo e la qualità generale della memoria. Studi più recenti hanno verificato le proprietà dell’olio essenziale di rosmarino, arrivando alla conclusione che la memoria può migliorare fino al 75%.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Le proprietà medicinali del rosmarino sono numerose; si basano quasi tutte sulle potenti sostanze antiossidanti contenute in esso, capaci di ritardare i processi d’invecchiamento, di abbassare il colesterolo e regolarizzare la pressione. Il rosmarino stimola la funzionalità del fegato, possiede proprietà analgesiche ed è un valido <strong>antinfiammatorio,</strong> <strong>antiparassitario</strong>, <strong>antibatterico,</strong> digestivo, tonificante, energizzante, ma anche depurativo, diuretico e <strong>deodorante</strong>. Si utilizza, tra l’altro, nel trattamento dei problemi respiratori, dei sintomi mestruali e del mal di testa. È impiegato nelle cure contro i reumatismi e la calvizie prematura e consigliato per lenire i dolori articolari dalla sciatica.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Pochi sanno che il rosmarino può essere consumato anche come un infuso. Lo si può preparare facendo bollire un cucchiaio di foglie secche o un rametto fresco tagliuzzato in una tazza d’acqua, quindi filtrare e addolcire solo con miele. Con i rami dell’arbusto si possono realizzare mazzetti decorativi, ghirlande da appendere alle porte o alle pareti della casa, per rinfrescare e deodorare gli ambienti chiusi e per allontanare le tarme.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/il-rosmarino-e-le-sue-virtu-magiche-rivoluzionano-la-nostra-salute/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>“Lu cucumarazzu” o carosello salentino</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/lu-cucumarazzu-o-carosello-salentino/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/lu-cucumarazzu-o-carosello-salentino/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Jun 2017 09:44:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3691</guid>

					<description><![CDATA[“Lu cucumarazzu” o carosello salentino Storia e tradizione alla riscoperta di un ortaggio tipico della gastronomia pugliese con marchio PAT di SIMONA DONGIOVANNI &#160;  “Lu cucumarazzu” in dialetto salentino, potrebbe essere tradotto come cocomero, ma per  i pugliesi e i salentini, il cocomero è l’anguria, mentre il “cucumarazzu” , potremmo definirlo come un cetriolo anche [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>“Lu cucumarazzu” o carosello salentino </strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Storia e tradizione alla riscoperta di un ortaggio tipico della gastronomia pugliese con marchio PAT</span></p>
<p><strong>di SIMONA DONGIOVANNI</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;"> “Lu cucumarazzu” in dialetto salentino, potrebbe essere tradotto come cocomero, ma per  i pugliesi e i salentini, il cocomero è l’anguria, mentre il “cucumarazzu” , potremmo definirlo come un cetriolo anche se la sua caratteristica è un po’ diversa, quindi permettetemi di dire “Paese che vai usanze che trovi”!</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Sicuramente “lu cucumarazzu” o carosello pugliese o barattiere , è uno degli ortaggi tipici della nostra Puglia, ed è uno tra i più antichi ; appartengono alla specie <em>CUCUMIS MELO L</em>.e non tanto per forma, ma per sapore può essere paragonato a quella del melone, anche se molto meno zuccherino.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L’organo commestibile è il frutto di questa pianta , che viene normalmente consumato in alternativa al cetriolo, rispetto al quale risulta più digeribile a causa dell’assenza della <strong>cucurbitacina,</strong> una sostanza normalmente presente nei cetrioli.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La loro coltivazione e tradizione è molto diffusa in Puglia e risale a molti secoli fa. La loro storia è antica, apprezzati intorno al 1600 nella città di Gravina in cui si parla di “cocomeri” con riferimento ai caroselli, mentre nel 1833 in Terra D’Otranto pare venissero consumati nel seminario di Otranto, in particolare nel periodo giugno–agosto venivano coltivati e  chiamati “poponelle” che sta per indicare un tipo di carosello.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">In realtà possiamo dire che esistono due ecotipi di pianta : Carosello pugliese e Barattiere, che si differenziano per alcuni caratteri botanici per forma, dimensione e composizione del frutto.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il clima adatto alla crescita di questo alimento è ovviamente ottima, ma la differenza dell’accrescimento della pianta sta anche nel fatto che in Puglia ogni zona ha il suo ecotipo locale ed è vero che molte altre varietà un tempo coltivate e diffuse, si sono estinte.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">L’ortaggio risale al periodo delle città stato e per questo in Puglia esistono diversi termini dialettali a seconda delle zone: ad esempio, viene indicato come ‘peponcine’, ‘melongedde’, ‘paddotti’, ‘spuredde’ o ‘spureddhre’ (nel leccese), ‘scattoni’ (forse per il caratteristico rumore che essi producevano quando, per mangiarli, i contadini li rompevano sbattendoli sul ginocchio). Curiosa la denominazione diffusa nella zona di Andria, dove viene chiamato ‘casorello’, ovvero con la s e la r invertite; la denominazione è così abituale che nella zona è opinione diffusa che sia la denominazione corretta e il termine dialettale (‘casridd’).Per il barattiere, che viene chiamato anche ‘cianciuffo’, ‘pagnottella’ e ‘cocomerazzo” nella zona del basso Salento, la denominazione è forse dovuta alla facilità con cui in passato veniva barattato in campo.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La regione Puglia ha inserito il carosello nell’elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani e questo fa si che si identifichi come prodotto tipico della regione. Da maggio ad agosto la raccolta è vasta, quindi facilmente reperibili sul mercato locale.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Questi ortaggi dalle proprietà organolettiche ritenute superiori ai classici cetrioli , vengono raccolti molto prima della maturazione che morfologicamente li renderebbero più simili ai meloni. ma dal sapore meno dolce.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Sono poco zuccherini, poco calorici, non contengono sodio quindi consigliati per chi soffre di ritenzione idirca, ipertensione e diabete, contengono vitamine, Sali minerali, antiossidanti naturali e sono più digeribili rispetto al cetriolo e rinfrescanti. E proprio per queste caratteristiche i nonni ,consigliavano di mangiarli a fine pasto come “ digestivo “. Possono essere senz’altro consumati come ortaggi come insalata , in pinzimonio, come spuntino . In caso di malattia diverticolare reflusso, ernia iatale, si consiglia  di eliminare i semi a loro interno per una migliore digestione .</span></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/lu-cucumarazzu-o-carosello-salentino/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Mirtillo, l&#8217;elisir di lunga vita</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/mirtillo-lelisir-di-lunga-vita/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/mirtillo-lelisir-di-lunga-vita/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Jun 2017 10:43:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3724</guid>

					<description><![CDATA[Mirtillo, l&#8217;elisir di lunga vita In Italia è coltivato soprattutto in Trentino Alto Adige e le sue proprietà terapeutiche sono conosciute fin dall’antichità dai romani, dai greci e dai nativi americani di SILVIA BASSI Anni di studi e ricerche scientifiche sulle proprietà del mirtillo hanno evidenziato le virtù di queste piccole bacche, che sono un vero [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Mirtillo, </strong><strong>l&#8217;elisir di lunga vita</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">In Italia è coltivato soprattutto in Trentino Alto Adige e le sue proprietà terapeutiche sono conosciute fin dall’antichità dai romani, dai greci e dai nativi americani</span></p>
<p><strong>di SILVIA BASSI</strong></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Anni di studi e ricerche scientifiche sulle <strong>proprietà </strong>del <strong>mirtillo</strong> hanno evidenziato le virtù di queste piccole bacche, che sono un vero portento per la salute del nostro organismo. Una vera e propria miniera di sostanze benefiche, nonché ottimi ingredienti per numerose ricette culinarie, da preparare in una grande varietà di piatti estivi. Freschi, congelati, caldi, mescolati in piatti dolci e salati, i mirtilli si possono mangiare in tutte le salse! Il frutto, tra l’altro, è poco calorico, 100 grammi di polpa contengono solo <strong>56 calorie</strong><strong>.</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La pianta, proveniente dall’America del Nord, produce tipiche bacche bluastre nel periodo estivo, in particolare nei mesi di luglio e agosto. La fioritura avviene in primavera e si distinguono in tre differenti specie: mirtillo <strong>nero</strong>,<strong> rosso </strong>e<strong> blu</strong>. Il mirtillo nero è il più diffuso, in particolare, quello a cui vengono riconosciute il maggior numero di proprietà benefiche. La <strong>coltivazione</strong> del mirtillo vanta una tradizione antichissima, era diffusa già ai tempi delle tribù native americane e fin dal tempo degli antichi greci e romani, il frutto veniva utilizzato per curare varie patologie</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La pianta si trova un po’ in tutta Italia, cresce soprattutto nelle zone montane, sia sulle Alpi che sugli Appennini, nei boschi dove il terreno è ricco di humus. La coltivazione è prevalentemente praticata a livello familiare, soprattutto in Trentino Alto Adige e in alcuni paesi sull’Appennino. La raccolta a mano del frutto rallenta il commercio e per questo in genere si trova nei negozi a un costo piuttosto elevato. I mirtilli venduti a un prezzo più basso provengono, invece, da coltivazioni nordeuropee e vengono raccolti con apposite macchine dette “pettinatrici”. Grazie alla crescente coltivazione anche nei paesi a sud del mondo, oggigiorno i <strong>mirtilli freschi</strong> sono disponibili tutto l’anno.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il mirtillo rappresenta un’ottima fonte di alimento e viene utilizzato anche come medicamento. Grazie alla presenza di vitamina A, C, B1, B2 e B3 e sali minerali (calcio, fosforo, ferro, sodio e potassio), al mirtillo sono riconosciute eccellenti proprietà in grado di inibire la formazione di radicali liberi, responsabili dell’invecchiamento cellulare. Secondo alcune recenti ricerche scientifiche, effettuate negli Stati Uniti, queste piccole bacche sono dotate di un enorme quantitativo di sostanze antiossidanti che sono in grado di prevenire patologie cardiovascolari, proteggere dai tumori e ritardare il naturale processo d’invecchiamento. </span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Quali sono le proprietà e i benefici? I <strong>mirtilli</strong> consentono di aumentare il cosiddetto “colesterolo buono” nel sangue e quindi di svolgere un’azione protettiva sul cuore e sulla circolazione. Proteggono il sistema immunitario e cardiovascolare, riattivano la circolazione sanguigna. Sono antidolorifici, antinfiammatori, disinfettanti naturali, eccellenti brucia grassi, combattono l’acne, migliorano la memoria e la vista, influiscono positivamente sulla funzione cognitiva, sono un ottimo ipoglicemizzante e proteggono dai danni del diabete, del fumo e dell’ipertensione, tonificano i tessuti, drenano la ritenzione dei liquidi, sgonfiano le gambe, alleviando la pesantezza alle gambe, formicolii, prurito, crampi, gonfiore e varici, che possono accentuarsi con l’intensificarsi del caldo.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Inoltre, il mirtillo è pure un toccasano per il <strong>processo digestivo</strong>, previene la <strong>stitichezza</strong>, cura la diarrea, elimina la flatulenza dovuta alla fermentazione delle feci, sfiamma le pareti e normalizza il funzionamento dell&#8217;intestino, soprattutto del colon.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Se volete preparare in casa un ottimo succo a base di <strong>mirtilli</strong> è molto semplice. Procuratevi 100 grammi di<strong> mirtilli freschi</strong><strong>,</strong> mezzo limone e 1 cucchiaino di miele. Lavate bene i <strong>mirtilli</strong> e poi frullateli aggiungendo un po’ di acqua, se preferite un succo più diluito. Infine, spremete il mezzo limone, versate il succo sui <strong>mirtilli</strong> appena frullati e dolcificate con il miele. Anche le foglie della pianta contengono proprietà diuretiche e disinfettanti: un <strong>infuso</strong> preparato con le foglie secche dei <strong>mirtilli</strong> può essere usato per curare il mal di gola.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La dose consigliata per beneficiare di tutte le virtù del mirtillo va dai 60 ai 90gr al giorno. A dosi moderate non presenta controindicazioni, ma un consumo eccessivo può provocare rischi. Bisogna tenere in considerazione che i <strong>mirtilli</strong> sono uno dei pochi frutti che contengono ossalati, che possono provocare<strong> reazioni allergiche</strong> in soggetti ipersensibili, che un uso prolungato delle foglie può ridurre l’assorbimento del ferro e che gli estratti del frutto possono interferire con farmaci anticoagulanti, antiaggreganti e antidiabetici.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Un gruppo di ricercatori del <em>Worcester Polytechnic</em> <em>Institute</em> ha scoperto i meccanismi di azione di un altro mirtillo, quello rosso (<em>Vaccinium vitis-idaea</em>), noto per le sua azione antisettica, contro le infezioni delle vie urinarie. E’ stato così rivelato che il <strong>succo di mirtillo</strong> rosso è in grado di mutare le <strong>proprietà</strong> termodinamiche dei batteri presenti nelle vie urinarie. I composti presenti nel succo creano una barriera che impedisce ai microrganismi di avvicinarsi ai potenziali obiettivi cellulari. Da molti anni le persone che sono soggette a disturbi e infezioni legate alle vie urinarie, consumano <strong>succo</strong> di <strong>mirtilli</strong> per prevenire eventuali rischi.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">In conclusione, si consiglia di mangiare <strong>il mirtillo di stagione</strong> proveniente dalla coltivazione italiana, in quanto non richiede trattamenti speciali, né tecniche di conservazione.</span></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/mirtillo-lelisir-di-lunga-vita/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le “zucchinedde di Ballarò”</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/le-zucchinedde-di-ballaro/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/le-zucchinedde-di-ballaro/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Jun 2017 09:20:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3666</guid>

					<description><![CDATA[Le “zucchinedde di Ballarò” Percorsi tra le vie di Palermo, la città delle suggestioni, di suoni e sapori  di LAURA DI RENZO e LUIGI ESPOSITO &#160; Camminiamo tra le vie di Palermo e ci immergiamo nella bellezza dei colori e delle suggestioni di una città e anche della sua anima popolare che si esprime soprattutto [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Le “zucchinedde di Ballarò”</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Percorsi tra le vie di Palermo, la città delle suggestioni, di suoni e sapori</span></p>
<p><strong><em> </em>di LAURA DI RENZO e LUIGI ESPOSITO</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Camminiamo tra le vie di Palermo e ci immergiamo nella bellezza dei colori e delle suggestioni di una città e anche della sua anima popolare che si esprime soprattutto nei momenti di religiosità esibita, che diventa festa, suoni e sapori.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Ci riferiamo alle celebrazioni di Santa Rosalia, alla leggenda dei suoi resti, ritrovati dopo quasi cinque secoli in una grotta del Monte Pellegrino e che nel 1624, secondo le credenze popolari, scacciò la peste che affliggeva la città. Dai Quattro Canti, la piazzetta dove nei quattro angoli campeggiano le statue delle sante patrone, Cristina, Agata, Ninfa e Oliva, passa la processione del 15 luglio, il grande carro a forma di nave che trasporta la statua di Santa Rosalia e che finirà la sua corsa alla Marina, dove esploderanno i fuochi d’artificio a mare e dove i devoti mescoleranno sacro e profano, affollando i furgoni ambulanti e mangiando i <em>babbaluci</em>, lumache condite con aglio e prezzemolo, <em>u’ sfinciuni</em>, una focaccia di pomodoro, cipolle e scamorza, e torroni e panini con la milza.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L’effige della santa è visibile in Casa Professa, la Chiesa del Gesù che è passaggio obbligato per chi vuole immergersi nelle voci e nei richiami del mercato di Ballarò. Ballarò è un luogo di contrasti, di banchi di carni, formaggi e salumi, de tutto simili a quelli che potreste trovare in ogni mercato rionale di qualsiasi città, ma anche di spezie, legumi, pesci, frutti e ortaggi inusuali. Ma Ballarò è anche una storia che si racconta da sempre, che raccoglie immagini ed emozioni, come quella che mi è capitato di cogliere qualche anno fa.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Stretto tra due banchi, uno di carni e uno di formaggi, un vecchio è seduto ad un piccolo tavolo, dove aveva appoggiato cinque zucchinedde, le zucchine lunghe così presenti nella cucina regionale. Le sposta con gesti lenti, ne cambia la disposizione sul banchetto, come per una mostra, un’esposizione o forse una rappresentazione di una vendita impossibile, come se non sapesse o non potesse staccarsi da una insopprimibile routine quotidiana.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Quando il percorso per le stradine del mercato termina, si sbuca in un piccolo largo che affaccia su un parcheggio all’aperto, circondato da case dalle pareti scrostate e con panni stesi.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Un’altra immagine, un altro contrasto, nessun legame con la retorica del folclore, ma il fluire inarrestabile della vita, delle difficoltà, delle malinconie, dei canti sfrenati di “<em>u’ fistinu</em>” di Santa Rosalia.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/le-zucchinedde-di-ballaro/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Da a Kamakura a Chiba un mondo in fermento</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/da-a-kamakura-a-chiba-un-mondo-in-fermento/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/da-a-kamakura-a-chiba-un-mondo-in-fermento/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Jun 2017 10:36:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3849</guid>

					<description><![CDATA[Da a Kamakura a Chiba un mondo in fermento Racconti di viaggio nel mondo della fermentazione, un metodo millenario di conservazione e non solo. &#160; di SILVIA DI RENZO &#160; Keiko san ci conduce nel paese dei petali rosa, questa volta verso Chiba, dove parteciperò al mio primo festival della fermentazione. Partenza in ferry boat [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Da a Kamakura a Chiba un mondo in fermento</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Racconti di viaggio nel mondo della fermentazione, un metodo millenario di conservazione e non solo.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><span style="font-size: 12pt;">di SILVIA DI RENZO</span></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Keiko san ci conduce nel paese dei petali rosa, questa volta verso Chiba, dove parteciperò al mio primo festival della fermentazione.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Partenza in ferry boat direttamente da Kamakura.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La sensazione è quasi identica a quella dei miei viaggi in Grecia: una lunga attesa sulla banchina del porto, lo sguardo rivolto ai riti marinareschi, che si ripetono uguali in ogni luogo, l’impazienza al volante, scatenata dalle interminabili manovre dei Tir, che precedono l’entrata delle autovetture. Se non fosse per i caratteri delle scritte e per il silenzio che mi avvolge, mi senterei a casa, sulle coste Adriatiche.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Arrivate a Chiba, la penisola a sud-est di Tokyo, siamo immerse nell’immaginario asiatico delle foreste di bambù e delle risaie coniche, simili a vorticose terrazze ad imbuto. Cogliamo l’occasione sulla strada per scaldarci nelle acque termali di qualche Onsen, rapide verso la nostra destinazione finale.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Ci aspetta una lunga notte di preparativi per il famoso e tanto atteso mercato.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il risveglio è all’alba, in una vecchissima e poetica casa di legno tradizionale. Abbiamo dormito in una comune di <em>yippies</em> giapponesi: tatami, sacchi a pelo e tanto freddo, scaldate solo dai canti interminabili, ripetuti come mantra notturni, degli ospiti brilli della casa e dalla bellezza delle tonalità ambrate dei colori che armonicamente ci circondano.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Ci siamo: scopriamo la fermentazione. Alle 6.30 del mattino mi viene offerta la prima ciotola di panna schiumosa; la bevo velocemente, pensando, vista l’ora, al tepore di un bel latte schiumato&#8230; macché, è puro alcool! Sakè caldo come vuole la tradizione giapponese nel periodo invernale, servito in raffinati recipienti di ceramica o di legno.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">In Giappone, l’uso di trasformare in alcool lo zucchero attraverso l’impiego di lievito e muffe è millenario, risale a diversi secoli prima di Cristo. Si racconta, infatti, che nel III sec. a.C, il “KuchiKami”, precursore  del sakè, venisse prodotto attraverso la masticazione in bocca di un miscuglio di riso, ghiande e castagne, dando inizio, grazie all’amilasi salivare, alla saccarificazione degli amidi del riso, per la creazione del Kojii, la muffa usata  per la produzione del Sakè.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Gironzolando tra i numerosi banchetti del mercato, ancora in fase di allestimento, mi accorgo che il Koji, o <em>aspergillus oryze</em>, viene utilizzato e venduto sotto diverse forme.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Questa muffa preziosa, dai mille impieghi, da un piccolissimo fungo avvia la fermentazione del riso caldo, cotto al vapore, e serve, per esempio, alla produzione casalinga dell’Amasake, salutare dolcificante nipponico, simile ad un budino bianco, consigliato sostituto dello zucchero, non solo perché è un ottimo dolcificante, altamente digeribile, grazie al processo di fermentazione, ma anche perché contiene pochissime calorie, in quanto è chimicamente più semplice (per via della scissione dei grassi, delle proteine e dei carboidrati), il che lo rende fortemente raccomandato in gravidanza e durante lo svezzamento.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">In una casa Giapponese è, infatti, immancabile una risiera sempre accesa, colma di riso fermentato, pronto all’uso e alla trasformazione più varia in qualsiasi ora del giorno.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Keiko san questa usanza ce l’ha trasmessa subito, appena arrivate, offrendoci per colazione riso integrale, fermentato con gli azuki. Un’usanza che ho assimilato: tornata in Italia, infatti, ho cominciato una piccola produzione quotidiana di vari cibi e bevande fermentate, che mi aiutano a contrastare gli effetti dei ritmi frenetici occidentali, culminanti nei classici problemi gastro-intestinali, comuni ai più.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La prima giornata di mercato è trascorsa velocemente: non abbiamo solo assaggiato una miriade di piatti fermentati, scoprendo gli effetti benefici che di colpo il consumo di quei prodotti ha avuto sui nostri corpi, ma abbiamo anche venduto tisane di Tulsi e pomodori secchi pugliesi, che ci hanno accompagnato dal Salento in Asia e che tanto sono piaciuti ai raffinati e curiosi palati giapponesi.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Ebbre di colori, profumi, sapori, non ci siamo risparmiate le antiche danze popolari giapponesi, che fino a tarda sera hanno animato la piazza del mercato: tutto il mondo è un paese! Proprio come le nostre feste nel sud d’Italia ad Agosto.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><em>Dulcis in fundo</em>: il bagno di fermentazione.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Keiko ce ne aveva parlato, ma l’esperienza diretta, da sola, vale il viaggio in Giappone.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Per scoprire l’anima di un luogo, infatti, bisogna penetrare profondamente nelle viscere delle tradizioni antiche, essenza dell’esplorazione. Devo dire che il bagno di fermentazione ha coniugato perfettamente l’idea della purificazione interiore ed esteriore, così radicata nella cultura millenaria orientale, facendomi comprendere un aspetto importante di queste allungate isole del Pacifico.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Entrare in un bagno di fermentazione è stato proprio come atterrare su un altro pianeta.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Dopo una tazza di thè fermentato kombucha abbiamo indossato delle tute color sabbia, lasciando scoperto solo una parte del viso: sembravamo davvero i Power Rangers in partenza per Marte. Ero divertita e incredula.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Così vestite, ci siamo immerse in una buca e siamo state ricoperte, ad esclusione degli occhi e del naso, da una montagna di terriccio bollente, derivato dalla sbriciolatura della corteccia degli alberi.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il calore veniva generato semplicemente dall’aggiunta a questo composto di fermenti naturali. Incredibile, stavo fermentando! La sauna di fermentazione, se così si può chiamare, è davvero ecosostenibile e geniale.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Ne sono uscita purificata e rinata, pronta a continuare verso sud il mio viaggio!</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/da-a-kamakura-a-chiba-un-mondo-in-fermento/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Zafferano: la più preziosa delle spezie</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/zafferano-la-piu-preziosa-delle-spezie/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/zafferano-la-piu-preziosa-delle-spezie/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 May 2017 12:04:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3776</guid>

					<description><![CDATA[Zafferano: la più preziosa delle spezie E’ ricavata dai pistilli del fiore del croco e il suo colore giallo è simbolo di felicità e benessere di SILVIA BASSI Lo zafferano è ricavato dai pistilli del fiore di croco. Autorevoli ricerche scientifiche dimostrano che lo zafferano  è un vero toccasano naturale per la salute per i [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Zafferano: la più preziosa delle spezie</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">E’ ricavata dai pistilli del fiore del croco e il suo colore giallo è simbolo di felicità e benessere</span></p>
<p><strong>di SILVIA BASSI</strong></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Lo zafferano è ricavato dai pistilli del fiore di croco. Autorevoli ricerche scientifiche dimostrano che lo zafferano  è un vero toccasano naturale per la salute per i suoi principi attivi che hanno effetti benefici sulla parte del sistema nervoso responsabile del tono dell’umore: induce il buonumore, quasi un antidepressivo naturale. La spezia regala salute, sapore e profumo, senza l’apporto di grassi. Il suo colore giallo è simbolo di felicità e benessere. Nei paesi orientali è tradizione regalare lo zafferano per augurare lunga vita, prospera e felice.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Famosi per la produzione di questa spezia sono la Persia e l’India. In passato, il fiore veniva usato per tingere abiti di re e regine, per profumare templi, per riempire cuscini e per colorare le guance e i capelli delle donne. Il primo documento che attesta l’uso dello zafferano è un papiro egiziano del XV secolo a.C., ma del fiore si parla anche nel <em>Cantico dei Cantici</em> del Vecchio Testamento e nelle opere di Ippocrate, Lucrezio, Virgilio e Plinio.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">A portare la spezia in Italia fu un monaco dominicano abruzzese del Tribunale dell’Inquisizione, nel XIV secolo. Oggi in Italia le colture più estese di zafferano si trovano nelle Marche, in Abruzzo, in Sardegna, in Umbria, in Toscana e in Basilicata. La Lombardia è invece la regione che ne consuma di più. Uno dei suoi utilizzi più tipici è nel risotto alla milanese. Da notare che 100 grammi di spezia hanno ben <strong>310</strong> <strong>calorie!</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Lo zafferano (parola che deriva dalla parola araba &#8216;<em>za&#8217;faran</em>&#8216;, originata a sua volta da &#8216;<em>asfar</em>&#8216;, che significa <em>&#8216;di colore giallo</em>&#8216;, è un prodotto totalmente naturale, coltivato senza fertilizzanti, pesticidi o sostanze chimiche. La sua lavorazione è completamente artigianale: i fiori vengono raccolti uno per uno, manualmente, con delicatezza, di primo mattino, perché i fiori appassiscono in fretta. La pianta di zafferano dà fino a quattro frutti, ognuno con tre stigmi. <strong>A essere utilizzati come spezie non sono i fiori della pianta,</strong> ma solo gli stimmi interni alla corolla, filamenti rossi che vengono separati con grande cura, raccolti e fatti seccare.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">E’ una spezia preziosa, denominata oro rosso. Il prezzo al chilo dello zafferano di qualità è molto elevato: ha un costo di circa 20/25 mila euro. Considerando le dosi, si tratta comunque di <strong>una spezia non esageratamente cara</strong>, perché ne basta un pizzico per insaporire un piatto; si usa mediamente una dose di <strong>12/15 fili a porzione, vale a dire 0,15 grammi</strong><strong> </strong>per un risotto per quattro persone, equivalenti a una spesa di circa 3,0 euro.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La produzione ancora manuale e l’alta domanda lo rende, da sempre, uno dei prodotti a maggior rischio di falsificazione. <strong>Il prodotto più a rischio frode è quello in polvere,</strong> perché può essere mescolato con altre parti della pianta o con piante diverse come la curcuma, il cartamo (detto falso zafferano), la calendula, ma anche con minerali o coloranti sintetici. Meno usuale è l’adulterazione dello zafferano in fili.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Lo zafferano è ritenuto il re degli antiossidanti, quegli elementi indispensabili al corpo umano per proteggersi dall’invecchiamento, perché combattono l’azione dei radicali liberi, le sostanze tossiche create nel nostro organismo da stress, cibo, inquinamento e stili di vita. Lo <strong>zafferano</strong> viene, infatti, utilizzato anche a scopo curativo. Furono le popolazioni arabe che per prime gli attribuirono <strong>proprietà terapeutiche</strong>. Grazie alle <strong>proprietà antiossidanti</strong> dei carotenoidi, la memoria ne trae <strong>benefici</strong><strong>.</strong> Inoltre, è utile per contrastare la degenerazione maculare tipica dell’età avanzata, aiuta a liberare le <strong>vie respiratorie,</strong> a regolare l’intestino, allieva i dolori mestruali, aiuta il mal di denti dei piccoli ed è un ottimo digestivo.</span></p>
<h2><span style="font-size: 14pt;"> Da notare che, come per tutti gli alimenti è bene fare attenzione a non esagerare. Assumere elevate dosi di <strong>zafferano</strong> tutti in una volta può risultare nocivo! Infatti, nell’antichità le donne lo utilizzavano come sostanza abortiva.</span></h2>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/zafferano-la-piu-preziosa-delle-spezie/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>In cucina con le nonne: la torta di carote</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/in-cucina-con-le-nonne-la-torta-di-carote/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/in-cucina-con-le-nonne-la-torta-di-carote/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 May 2017 11:29:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3751</guid>

					<description><![CDATA[In cucina con le nonne: la torta di carote Un dolce gioia per il palato che fa bene alla salute. di Maria Chiara Anelli   Il nostro gusto odierno, che ci piaccia o no, è completamente assuefatto a un piccola, dolce e infida molecola chiamata saccarosio. Che siamo patiti di dolci o no, ci riguarda [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>In cucina con le nonne: la torta di carote</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Un dolce gioia per il palato che fa bene alla salute.</span></p>
<p><strong>di Maria Chiara Anelli</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il nostro gusto odierno, che ci piaccia o no, è completamente assuefatto a un piccola, dolce e infida molecola chiamata saccarosio. Che siamo patiti di dolci o no, ci riguarda tutti, anche se in diversa misura.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Con questa semplice ricetta, scopriremo come sia possibile realizzare un pane da accompagno che, anche senza l’aggiunta di zucchero, risulterà gradevolissimo al palato, saziante e sorprendentemente dolce.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Lo IAM, o Indice di Adeguatezza Mediterraneo</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Se un pasto buono fa bene, ci piace ancora di più. E l’ Indice di Adeiguateza Mediterranea IAM (rapporto tra l’energia proveniente da alimenti protettivi sull’energia proveniente da cibi non protettivi) ci dice “quanto” quel piatto ci fa bene, quanto, avvicinandosi il più possibile ai dettami della Dieta Mediterranea, risulterà protettivo nei confronti delle patologie multifattoriali, principalmente attraverso la sua azione antiossidante. Ricordiamoci che per dirsi, una preparazione, “adeguata” allo IAM dovrebbe avere un indice almeno superiore a 7, la ricetta che proponiamo oggi è una vera e propria “bomba” protettiva, perché il suo IAM arriva a 21!</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Gli ingredienti funzionali</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Anche detti “Superfood”, sono praticamente tutti quelli che figurano nella ricetta, salvo l’uovo – che, fra l’altro, si può tranquillamente omettere – e il termine indica alimenti che sono in grado di avere degli effetti benefici per la salute al di là della nutrizione di base, riducendo il rischio di malattie. I Superfood esercitano la loro azione attraverso molteplici meccanismi d’azione. A grandi linee, potremmo dire che i superfood sono gli elementi caratterizzanti della Dieta Mediterranea: Olio Extra Vergine di oliva in primis, seguito poi da ortaggi, frutta, frutta a guscio, molti cereali, legumi, prodotti della pesca e, in quantità moderate, vino rosso (senza aggiunta di conservanti).</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>La ricetta</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Le quantità suggerite si possono variare secondo il proprio gusto personale, così come il tempo di cottura per avere un diverso grado di morbidezza della pasta finale. Ingredienti: farina di frumento integrale 200g (ottime le miscele con farina di avena), mele 150g (golden, red o fuji) senza buccia, carote 150g, uva passa 30g, mandorle 50g, pinoli 50g, 4 cucchiai di Olio EVO (pari a circa 50g), un pizzico di sale, lievito di birra: mezzo cubetto. Tagliate mele e carote come preferite, dadini o julienne e frullate le mandorle grossolanamente. Sciogliete il lievito in un bicchiere di acqua frizzante, che contribuisce a migliorare la lievitazione. Unite gli ingredienti e amalgamate senza lavorare troppo l’impasto, facendolo lievitare a temperatura ambiente per almeno 2 ore. Cuocete a 180° per circa 25-30 minuti a forno statico. Una variante sfiziosa è con l’aggiunta di rosmarino secco in foglie.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Di seguito i valori nutrizionali della ricetta</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Calorie totali (Kcal):</strong> 1976.4</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Indice di Adeguatezza Mediterranea (MAI):</strong> 21.457</span></p>
<table>
<tbody>
<tr>
<td width="198"><strong>Alimento</strong></td>
<td width="95"><strong>Grammi</strong></td>
<td><strong>Calorie (Kcal)</strong></td>
<td width="98"><strong>Calorie %</strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="198">Farina di frumento integrale</td>
<td width="95">200</td>
<td>638</td>
<td width="98">32.281</td>
</tr>
<tr>
<td width="198">Mele fresche &#8211; golden</td>
<td width="95">150</td>
<td>64.5</td>
<td width="98">3.264</td>
</tr>
<tr>
<td width="198">Carote crude</td>
<td width="95">150</td>
<td>52.5</td>
<td width="98">2.656</td>
</tr>
<tr>
<td width="198">Mandorle dolci, secche</td>
<td width="95">50</td>
<td>301.5</td>
<td width="98">15.255</td>
</tr>
<tr>
<td width="198">Pinoli</td>
<td width="95">50</td>
<td>297.5</td>
<td width="98">15.053</td>
</tr>
<tr>
<td width="198">Uva, secca</td>
<td width="95">30</td>
<td>84.9</td>
<td width="98">4.296</td>
</tr>
<tr>
<td width="198">Olio di oliva extra vergine</td>
<td width="95">50</td>
<td>449.5</td>
<td width="98">22.743</td>
</tr>
<tr>
<td width="198">Uova di gallina, intero</td>
<td width="95">60</td>
<td>76.8</td>
<td width="98">3.886</td>
</tr>
<tr>
<td width="198">Lievito di birra, compresso</td>
<td width="95">20</td>
<td>11.2</td>
<td width="98">0.567</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><span style="font-size: 14pt;">Bibliografia</span></strong></p>
<ul>
<li><strong><span style="font-size: 14pt;">Aghajanpour M, Nazer MR et al. “<em>Functional foods and their role in cancer prevention and health promotion: a comprehensive review.</em>” Am J Cancer Res. 2017 Apr 1;7(4):740-769.</span></strong></li>
</ul>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/in-cucina-con-le-nonne-la-torta-di-carote/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Movimento e prevenzione</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/movimento-e-prevenzione/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/movimento-e-prevenzione/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 May 2017 10:50:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3727</guid>

					<description><![CDATA[Movimento e prevenzione E’ l’esercizio fisico la base della prevenzione nelle malattie cronico degenerative. di GIULIA BIGIONI &#160; Brutte notizie per i pigri e i sedentari, sempre di più emergono evidenze a supporto dell’esercizio fisico come utile strumento per la prevenzione delle malattie. Non parliamo solo dell’obesità o del dispendio energetico ma più in generale [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Movimento e prevenzione</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">E’ l’esercizio fisico la base della prevenzione nelle malattie cronico degenerative.</span></p>
<p><strong>di GIULIA BIGIONI</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Brutte notizie per i pigri e i sedentari, sempre di più emergono evidenze a supporto dell’esercizio fisico come utile strumento per la prevenzione delle malattie. Non parliamo solo dell’obesità o del dispendio energetico ma più in generale di tutte quelle patologie caratterizzate da un andamento cronico degenerativo, fino ad arrivare a malattie come il diabete di tipo 2 e l’Alzheimer. Lo studio che sostiene questa affermazione pubblicato su <em>British Journal of Sports Medicine</em> proviene da uno dei paesi del Nord Europa, la Finlandia, che ha fatto della cultura del movimento e del fitness uno dei suoi cavalli di battaglia nella prevenzione medica. La revisione dei dati raccolti da una serie di ricerche condotte fino al settembre dello scorso anno ed aventi per oggetto lo studio degli effetti dell’esercizio fisico sull’insorgenza di ben ventidue malattie croniche, conferma che il mantenersi fisicamente attivi migliora non solo la forza fisica e la capacità di svolgere le attività quotidiane ma il miglioramento è anche a livello cognitivo come dimostrato dall’efficacia nei confronti dell’Alzheimer. La “cura” del movimento è più efficace delle terapie tradizionali nell’80% dei casi studiati e sicuramente migliora lo stato di salute di chi invece conduce una vita sedentaria. L’esercizio aerobico fa la parte del leone da solo oppure associato agli esercizi che migliorano la resistenza. Qualcuno obietta che non tutti si possono sottoporre a terapie così impegnative o addirittura che potrebbero essere controproducenti, tuttavia dalle analisi condotte non sono state evidenziate controindicazioni per i malati cronici, anzi il beneficio permette di affrontare meglio l’eventuale disabilità dovuta ad una malattia cronico degenerativa. L’importante come sempre è non improvvisare il fai da te della prevenzione, ed è sempre bene affidarsi agli specialisti del campo, meglio se medici.</span></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/movimento-e-prevenzione/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title> Un assaggio di memoria da “e’ Curti”</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/un-assaggio-di-memoria-da-e-curti/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/un-assaggio-di-memoria-da-e-curti/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 May 2017 08:21:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3817</guid>

					<description><![CDATA[ Un assaggio di memoria da “e’ Curti”  “…se potessi mangiare un’idea avrei fatto la mia rivoluzione”.   di LAURA DI RENZO E LUIGI ESPOSITO &#160; Appuntamento da “e’ Curti” a Sant’Anastasia. Siamo passati davanti al Santuario della Madonna dell’Arco a Pomigliano, dove già fervevano i preparativi per la processione e c’erano sul piazzale già tanti [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong> Un assaggio di memoria da “e’ Curti”</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;"> “…<em>se potessi mangiare un’idea avrei fatto la mia rivoluzione”</em>. </span></p>
<p><em> </em></p>
<p><strong>di LAURA DI RENZO E LUIGI ESPOSITO</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Appuntamento da “e’ Curti” a Sant’Anastasia. Siamo passati davanti al Santuario della Madonna dell’Arco a Pomigliano, dove già fervevano i preparativi per la processione e c’erano sul piazzale già tanti ragazzi vestiti di bianco e di azzurro come tradizione comanda. Qui la devozione mescola, in modo innocente e granitico allo stesso tempo, il sacro e il profano. Con noi c’è anche Giovanni Assante, titolare del pastificio Gerardo di Nola a Gragnano. Giovanni ci racconta che la raccolta delle offerte nei quartieri popolari di Napoli avveniva di notte e nasceva come un mormorio per diventare un urlo straziante “A’ Maronn’ e l’Arc…A’ Maronn’ e l’Arc…”.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Storie di altri tempi, ma anche di questi tempi, a ridosso di altre storie, di fabbriche chiuse e riaperte, di operai in sciopero, di rifiuti tossici. Forse una grazia A’ Maronn e l’Arc’ ce la potrebbe fare.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La strada si stringe e in un intrigo di vicoli e piazzette arriviamo davanti alla casa-trattoria di Angelina Ciriello. Uno stanzone, pochi tavoli, un bancone, quadri e fotografie alle pareti. È il 1924 e un pro-zio di Angelina, prete-spogliato, decide di aprire un posto di ristoro qui, alle pendici del Vesuvio, per ripetere i piatti semplici della cucina di convento. Suo fratello ha otto figli, quattro maschi e quattro femmine ed i maschi hanno una particolarità: due sono corti e due sono lunghi. Angelina, che è figlia di Francesco, uno dei due lunghi, parla dei suoi zii lillipuziani, che ereditarono la trattoria, con pudore e tenerezza, anche quando racconta che per fare questo mestiere abbandonarono l’attività circense che li aveva portati in giro per mezza Europa. Angelina è qui dal 1951, aveva nove anni quando cominciò a muovere pentole e “tielle”, cucinando le cose che ancora cucina e che sono il motivo per cui oggi siamo nel suo locale.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Vicino ad Angelina ci sono i figli, l’ultima generazione, Sofia e Vincenzo che insieme al nipote Francesco, in cucina, continueranno l’attività di famiglia, che negli ultimi anni, quasi casualmente ha preso anche un’altra direzione: nel mondo della gastronomia sono pochi quelli che non conoscono il nocillo dei curti, un velluto liquoroso a base di noci, esportato in mezzo mondo. Parliamo di internet, di globalizzazione, di mercati e sulla parete, dalle loro cornici le due faccine graziose di Antonio e i “bellilli”, come li chiama Angelina, ci guardano sorridenti, ben pettinati, camicia dagli angoli arrotondati, cravattino, mentre risuona un’eco lontana “venghino, siori, venghino…”</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Zuppe di fagioli e funghi, l’insalata di stoccafisso, lo stoccafisso con i pomodorini, i pezzi di baccalà fritto. Michele, Giuseppe, Domenico, Antonio, Giovanni e noi, naturalmente, ci lecchiamo i baffi, contenti per aver avuto la testimonianza di che cosa si può fare in cucina con un grande prodotto.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Ma dietro questi prodotti non c’è solo fatica, lavoro e conoscenza, ma anche pensiero ed idee, e allora ci tornano alla mente le parole di una canzone degli anni ’80: “…<em>se potessi mangiare un’idea avrei fatto la mia rivoluzione</em>”.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Noi non faremo una rivoluzione, ma certamente oggi abbiamo mangiato un’idea.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/un-assaggio-di-memoria-da-e-curti/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Una zuppa della tradizione contadina ideale per il nostro benessere</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/una-zuppa-della-tradizione-contadina-ideale-per-il-nostro-benessere/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/una-zuppa-della-tradizione-contadina-ideale-per-il-nostro-benessere/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 May 2017 12:15:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3782</guid>

					<description><![CDATA[Una zuppa della tradizione contadina ideale per il nostro benessere Tra le ricette della tradizione del Lazio, spicca la zuppa Primavera: piatto a base di fave, piselli e carciofi. di FRANCESCA R. PICCIONE Solo a inizio primavera, per poche settimane, tutti gli ingredienti della zuppa primavera si trovavano insieme negli orti dei contadini laziali e pertanto [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Una zuppa della tradizione contadina ideale per il nostro benessere</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Tra le ricette della tradizione del Lazio, spicca la zuppa Primavera: piatto a base di fave, piselli e carciofi.</span></p>
<p><strong>di FRANCESCA R. PICCIONE</strong></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Solo a inizio primavera, per poche settimane, tutti gli ingredienti della zuppa primavera si trovavano insieme negli orti dei contadini laziali e pertanto può esser preparata come piatto nutriente, genuino e con prodotti a km0.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Questa zuppa nasce come piatto povero, ricco di buone verdure di stagione ed elementi nutraceutici, che anticamente veniva particolarmente apprezzata dai contadini per rifocillarsi dopo lunghe giornate di lavoro; oggi trova spazio sulle nostre tavole come piatto vegetariano gustoso e saporito, povero di grassi saturi, completo dal punto di vista nutrizionale e ricco di alimenti tipici della dieta mediterranea.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Proprieta’ nutraceutiche</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La zuppa primavera è un piatto con un buon potere antiossidante. I carciofi, grazie alla loro frazione polifenolica, composta per lo più dagli <em>acidi mono- e dicaffeoilquinico</em> e flavonoidi, hanno ottime proprietà antibatteriche antiipercolesterolemiche e diuretiche. Inoltre, l’alto contenuto in <em>acido idrossicinnamico</em> è responsabile delle proprietà epatoprotettive e depurative del carciofo; mentre la presenza di inulina gli conferisce caratteristiche ipolipemizzanti.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Piselli e fave hanno un buon contenuto di proteine, fibre, vitamine, minerali e sostanze fitochimiche. In particolare, le fave sono un’ottima fonte di potassio; mentre le vitamine e minerali contenuti nei piselli possono esser un valido aiuto per la prevenzione delle malattie da carenza di folati. Inoltre, quest’ultimi sono una fonte di calcio, contengono polifenoli e sono ricchi di galattoligosaccaridi che gli conferiscono proprietà prebiotiche.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Infine, aggiungendo un pizzico di pepe nero ed olio extravergine d’oliva alla ricetta si sommano, alle proprietà nutraceutiche della zuppa, le qualità antiinfiammatorie della piperina e dell’idrossitirosolo che specialmente nell’olio extravergine d’oliva a crudo mantiene intatte tutte le sue proprietà antiossidanti.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<table>
<tbody>
<tr>
<td colspan="5" width="547"><span style="font-size: 14pt;"><strong><u>Contenuto in energia nutrienti della pietanza per porzione</u></strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong><u> </u></strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><u>Kcal  </u>427.31</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong><u> </u></strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><u>KJoule 1787.88</u></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><u> </u></span></td>
</tr>
<tr>
<td width="203">&nbsp;</td>
<td width="68">&nbsp;</td>
<td width="94"><span style="font-size: 14pt;">Protidi</span></p>
<p>&nbsp;</td>
<td width="93"><span style="font-size: 14pt;">Glucidi</span></td>
<td width="89"><span style="font-size: 14pt;">Lipidi</span></td>
</tr>
<tr>
<td width="203">&nbsp;</td>
<td width="68">&nbsp;</td>
<td width="94"><span style="font-size: 14pt;">19.83 g</span></td>
<td width="93"><span style="font-size: 14pt;">51.45 g</span></td>
<td width="89"><span style="font-size: 14pt;">17.23 g</span></td>
</tr>
<tr>
<td width="203"><span style="font-size: 14pt;">Indice di Qualità lipidica (CSI)</span></p>
<p>&nbsp;</td>
<td width="68"><span style="font-size: 14pt;">     2.82</span></td>
<td width="94">&nbsp;</td>
<td width="93">&nbsp;</td>
<td width="89">&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td width="203"><span style="font-size: 14pt;">Indice di Trombogenicità (TI)</span></p>
<p>&nbsp;</td>
<td width="68"><span style="font-size: 14pt;">0.34</span></td>
<td width="94">&nbsp;</td>
<td width="93">&nbsp;</td>
<td width="89">&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td width="203"><span style="font-size: 14pt;">Indice di Aterogenicità (AI)</span></p>
<p>&nbsp;</td>
<td width="68"><span style="font-size: 14pt;">0.13</span></td>
<td width="94">&nbsp;</td>
<td width="93">&nbsp;</td>
<td width="89">&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td width="203"><span style="font-size: 14pt;">Proteine animali g</span></p>
<p>&nbsp;</td>
<td width="68"><span style="font-size: 14pt;">0.1</span></td>
<td width="94">&nbsp;</td>
<td width="93">&nbsp;</td>
<td width="89">&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td width="203"><span style="font-size: 14pt;">Proteine vegetali g</span></p>
<p>&nbsp;</td>
<td width="68"><span style="font-size: 14pt;">19.83</span></td>
<td width="94">&nbsp;</td>
<td width="93">&nbsp;</td>
<td width="89">&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td width="203"><span style="font-size: 14pt;">Fibra g</span></p>
<p>&nbsp;</td>
<td width="68"><span style="font-size: 14pt;">24.67</span></td>
<td width="94">&nbsp;</td>
<td width="93">&nbsp;</td>
<td width="89">&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td width="203"><span style="font-size: 14pt;">Indice di Adeguatezza Mediterranea</span></td>
<td width="68"><span style="font-size: 14pt;">29.451</span></td>
<td width="94">&nbsp;</td>
<td width="93">&nbsp;</td>
<td width="89">&nbsp;</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong><u>INGREDIENTI PER 4 PERSONE</u></strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong><u> </u></strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">400g Carciofi, 400g Piselli freschi, 400g Fave fresche, 160g Cipolle, 8 cucchiai Olio d&#8217;oliva extravergine, q.b.Sale, q.b. pepe nero, 280g di pane integrale bruscato, 20g di pecorino romano grattugiato.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong> </strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong><u>TEMPO PREPARAZIONE</u></strong><strong>:</strong> 45 min</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong><u>PREPARAZIONE RICETTA</u></strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong><u> </u></strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Prendete una pentola, versateci l’ olio extravergine d’oliva ed aggiungete la cipolla pulita ed affettata.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Lasciate <strong>soffriggere la cipolla</strong> a fiamma bassa.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Pulite i carciofi privandoli delle foglie esterne e della “barba” interna; quindi tagliateli a fettine sottili. </span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Aggiungete i piselli e le fave</strong>, aggiungete un bicchiere di acqua calda, un pizzico di <strong>sale</strong><strong> </strong>e lasciate cuocere per circa 30 min.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">A cottura ultimata, bruscate il pane integrale e tagliatelo a quadratini per formare dei crostini. Quindi servite la zuppa di fave, carciofi e piselli adagiandola sui crostini di pane integrale e aggiungendo un filo d’olio extravergine d’oliva a crudo, una macinata di pepe nero e un cucchiaino di pecorino.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>BIBLIOGRAFIA</strong></span></p>
<ul>
<li><span style="font-size: 14pt;"><strong>Martínez-Esplá A. Preharvest application of oxalic acid improves quality and phytochemical content of artichoke (Cynara scolymus L.) at harvest and during storage et al./Food Chemistry 230 (2017) 343–349</strong></span></li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><span style="font-size: 14pt;"><strong>Dahl W. J. et al., Review of the health benefits of peas (<em>Pisum sativum L.</em>) British Journal of Nutrition (2012), 108, S3–S10</strong></span></li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><span style="font-size: 14pt;"><strong>Belghith-Fendri L., et al. Pea and Broad Bean Pods as a Natural Source of Dietary Fiber: The Impact on Texture and Sensory Properties of Cake. Journal of Food Science Vol. 00, Nr. 0, 2016</strong></span></li>
</ul>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/una-zuppa-della-tradizione-contadina-ideale-per-il-nostro-benessere/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Una dolce spezia salutare</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/una-dolce-spezia-salutare/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/una-dolce-spezia-salutare/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 May 2017 16:26:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3796</guid>

					<description><![CDATA[Una dolce spezia salutare  Nuove proprietà terapeutiche della cannella, spezia nota agli antichi Egizi e Romani. &#160; di GIULIA BIGIONI &#160; Al solo parlare della cannella sembra di sentirne il profumo nel naso, e già lo stimolo ci illude di avere davanti la torta della nonna. Mai un’associazione poteva essere più appropriata: una piccola quantità [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="font-size: 18pt;">Una dolce spezia salutare</span></strong></p>
<p><span style="font-size: 18pt;"> </span><span style="font-size: 18pt;">Nuove proprietà terapeutiche della cannella, spezia nota agli antichi Egizi e Romani.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 12pt;"><strong>di GIULIA BIGIONI</strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Al solo parlare della cannella sembra di sentirne il profumo nel naso, e già lo stimolo ci illude di avere davanti la torta della nonna. Mai un’associazione poteva essere più appropriata: una piccola quantità di cannella, tutti i giorni, è quanto di meglio possiamo fare e direi piacevolmente e senza grandi sforzi, per controllare una dieta ricca di grassi.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Lo sostengono studiosi d’oltreoceano, presentando un lavoro al congresso della AMERICAN HEART ASSOCIATION tenutosi a Minneapolis, dove hanno presentato uno studio condotto su animali di laboratorio, nutriti per circa 12 settimane con un dieta ad alto contenuto di grassi ma arricchita con la cannella. Ebbene i fortunati animaletti oltre ad avere una dieta più appetitosa si sono visti ridurre in modo significativo tutti quei fattori che tanto ci preoccupano per il benessere del cuore e delle nostre care arterie.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">E’ stato dimostrato che la cannella è in grado di abbassare la glicemia, i livelli di acidi grassi, e di regolare in modo fisiologico i livelli d’insulina.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Dopo il consumo di cannella aumentano le molecole ad attività antiossidante e antiinfiammatoria, favorendo la riduzione del grasso di deposito in particolar modo quello che conosciamo come grasso addominale, correlato ad un aumentato rischio di patologia cardiovascolare.  </span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Via libera quindi alle ciambelle fritte alla cannella? Non è proprio così, ma sicuramente non è la prima volta che sentiamo parlare delle proprietà benefiche di questa spezia. Possiamo permetterci qualche libertà in più nella scelta alimentare, purché ci ricordiamo di aggiungere un pizzico dell’ aromatica cannella.</span></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/una-dolce-spezia-salutare/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il fagiolo di Controne</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/il-fagiolo-di-controne/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/il-fagiolo-di-controne/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 May 2017 10:06:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3708</guid>

					<description><![CDATA[Il fagiolo di Controne Il successo di un fagiolo che ha cambiato il volto di un paese nei racconti di Michele Ferrante di Laura Di Renzo e Luigi Esposito &#160; I giovani se ne vanno. Per la verità se ne vanno tutti quelli che possono e, del resto, perché dovrebbero restare qui, nel cuore del [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Il</strong> <strong>fagiolo di Controne</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Il successo di un fagiolo che ha cambiato il volto di un paese nei racconti di Michele Ferrante</span></p>
<p><strong><em>di Laura Di Renzo e Luigi Esposito</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">I giovani se ne vanno. Per la verità se ne vanno tutti quelli che possono e, del resto, perché dovrebbero restare qui, nel cuore del Cilento, a lavorare la terra per pochi spiccioli e vivere in casolari e case antiche del paese spesso con i bagni in comune. La guerra è finita da dieci anni e dai cinegiornali e dalle prime immagini della neonata televisione si scopre un nuovo modello di vita. La chimera è la città ed il lavoro in fabbrica, nella casa, da cucina in legno si passa alla formica, la rivoluzione epocale viene testimoniata da nuove forme e abitudini. E poco importa se nella città, ovvero nelle sue tristi periferie, non c’è la macchia mediterranea di Controne, non si avverte il profumo del mare distante poche decine di chilometri, non si rompono i venti contro le montagne degli Alburni. Parliamo, quindi, di emigrazione negli anni ’50, una storia che avrebbe potuto essere anche quella di Michele Ferrante, se non fosse stato per un piccolo oggetto bianco e tondeggiante: <strong>il fagiolo di Controne </strong><a href="http://www.fondazioneslowfood.com/it/presidi-slow-food/fagiolo-di-controne/">http://www.fondazioneslowfood.com/it/presidi-slow-food/fagiolo-di-controne/</a></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Documenti sulla coltivazione di questo legume risalgono alla fine dell’800 e primi anni del ‘900; l’agricoltura in quel periodo era principalmente per auto-consumo e, di conseguenza, frazionata e parcellizzata in tanti piccoli campi. La svolta intorno alla prima metà degli anni ’80 quando un’idea, ma sarebbe meglio dire una fortunata casualità, induce le autorità di questo piccolo comune a organizzare una sagra, ad imitazione di quanto avveniva nei paesi del circondario. L’oggetto della sagra fu il fagiolo bianco, che era conosciuto ed apprezzato nel territorio d’origine, nel salernitano ed in altre circoscritte aree della regione.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">In epoca di globalizzazione e di viaggi in rete, in Europa e negli altri continenti, il fagiolo di Controne non si può dire che abbia permesso un aumento della densità demografica, ma almeno ha contribuito a  il deflusso e lo spopolamento. Sono lontani i tempi in cui il singolo contadino fissava a mano le canne di sostegno per la pianta, guardava con ansia al cielo sperando che non arrivassero grandinate o nubifragi in Ottobre e Novembre, il periodo della raccolta. Oggi le canne vengono piantate con macchinari specifici ed in molti casi sostituite da reti che sostengono una pianta che cresce in verticale fino a due metri ed oltre e poi la indirizzano in orizzontale ad intrecciarsi con se stessa.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Quando Michele ci racconta della sua terra, riaffiora prepotente la sua natura contadina e anche la sua passione, quella che per osservazione empirica e poi per certificazione scientifica lo ha portato a capire che il fagiolo di Controne si può coltivare in bassa collina, non più di duecento metri, perché soffre il freddo, che la semina è estiva, in Luglio, la raccolta è alla fine dell’autunno e che la resa ottimale per un prodotto di qualità elevata è di venti quintali per ettaro. Anche Michele teme e ama la natura, come suo padre e suo nonno, pur in condizioni diverse, pur con certezze maggiori, perché oggi ci sono strumenti di protezione che una volta non erano nemmeno immaginabili e perché la lungimiranza lo ha portato a diversificare, a far analizzare il codice genetico di altre varietà come, per esempio, il fagiolo dolico o di altri prodotti quale il cece di Controne, il pomodorino secco degli Alburni, l’origano e il peperoncino.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Michele sorride, si ravvia i capelli grigi un po’ diradati, poi risale sul suo van malandato e si allontana. Cade qualche goccia di pioggia.</span></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/il-fagiolo-di-controne/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le Barbabietole, rosse è meglio.</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/le-barbabietole-rosse-e-meglio/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/le-barbabietole-rosse-e-meglio/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 May 2017 10:13:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3711</guid>

					<description><![CDATA[Le Barbabietole, rosse è meglio. Dalla natura arriva un altro elisir di lunga vita, ottimo per il fisico e per il cervello di GIULIA BIGIONI &#160; Che l’attività fisica avesse benefici effetti sulla salute era risaputo ma la novità è che se si assume insieme il succo o l’estratto di barbabietola o rape rosse questa [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Le Barbabietole, rosse è meglio.</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Dalla natura arriva un altro elisir di lunga vita, ottimo per il fisico e per il cervello</span></p>
<p><strong>di GIULIA BIGIONI</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Che l’attività fisica avesse benefici effetti sulla salute era risaputo ma la novità è che se si assume insieme il succo o l’estratto di barbabietola o rape rosse questa combinazione diventa un elisir di lunga vita soprattutto a carico del cervello.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Lo studio pubblicato su una rivista del settore, il <em>Journal of Gerontology</em>, da un gruppo di ricercatori americani del North Carolina ha messo in relazione il consumo del succo di barbabietola rossa associato all’attività fisica e la salute del nostro cervello in una popolazione di anziani.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">I soggetti di età media intorno ai 65 anni sono stati suddivisi in tre diversi gruppi, uno praticava solo l’esercizio fisico, un altro associava l’esercizio fisico al consumo del succo di barbabietola e infine il gruppo di controllo non prendeva nulla e aveva una vita sedentaria.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Ebbene, usando una sofisticata strumentazione come la Risonanza Magnetica Funzionale è stato possibile osservare dopo circa 6 settimane una maggiore plasticità della corteccia somatomotoria (quella responsabile del movimento) nei soggetti che avevano assunto il succo di barbabietola.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Gli autori concludono che il profilo delle connessioni  neuronali osservate in questa popolazione di anziani è simile a quello di una popolazione di soggetti molto più giovani.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Non è la prima volta che le barbabietole rosse sono al centro delle attenzioni dei nutrizionisti, che da tempo hanno evidenziato le loro proprietà nutraceutiche, il colore rosso intenso è indice della ricchezza in sostanze polifenoliche caratterizzate da proprietà antiossidanti e antinfiammatorie.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L’uomo le consuma da migliaia di anni e in diversa maniera sia crude che cotte, forse la più nota è il “Borsch” la zuppa a base di rape rosse molto diffusa nelle popolazioni slave che potrebbero suggerirci la ricetta migliore per apprezzare questo prezioso ortaggio, per l’esercizio fisico poi ognuno si regoli al meglio.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/le-barbabietole-rosse-e-meglio/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Pizza e foje: antichi sapori e saperi di una ricetta d’Abruzzo</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/pizza-e-foje-antichi-sapori-e-saperi-di-una-ricetta-dabruzzo/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/pizza-e-foje-antichi-sapori-e-saperi-di-una-ricetta-dabruzzo/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Apr 2017 11:22:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3745</guid>

					<description><![CDATA[Pizza e foje: antichi sapori e saperi di una ricetta d’Abruzzo Grazie alla ricchezza di erbe selvatiche pizza e foje è una formula speciale per il nostro fegato e il cuore. di LAURA DI RENZO &#160; “Nel gustare un piatto di pizza e foje, ritrovo la nostra identità, la nostra posizione nella società e nel [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong><em>Pizza e foje: </em></strong><strong>antichi sapori e saperi di una ricetta d’Abruzzo</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Grazie alla ricchezza di erbe selvatiche pizza e foje è una formula speciale per il nostro fegato e il cuore.</span></p>
<p><strong>di LAURA DI RENZO</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">“<em>Nel gustare un piatto di </em><em>pizza e foje, ritrovo</em><em> la nostra identità, la nostra posizione nella società e nel mondo. In quel piatto povero della tradizione abruzzese fatto di cicorie e cacigni ripassati insieme alla pizza di grantigne scopro il significato del neologismo fitoalimurgia, coniato nella sua dizione originaria Alimurgia da Giovanni Targioni Tozzetti nel 1767, per le soluzioni alle necessità alimentari di emergenza (Alimenta Urgentia) e successivamente integrato del prefisso Fito da Oreste Mattirolo nel 1918, con lo scopo di renderlo più contestualizzato al mondo vegetale, oggi utilizzato comunemente per indicare la raccolta e il consumo di erbe selvatiche edibili.</em>”</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">P<em>izza e foje</em> racchiude quei modelli alimentari consuetudinari e oralmente tramandati di quando le donne abruzzesi andavano in primavera per campi a raccogliere la misticanza di piante erbacee spontanee, ricche di elementi fitochimici salutari. Una ricetta per la salute del nostro fegato e per il cuore, grazie alla ricchezza di sostanze nutraceutiche, come gli antiossidanti, l’acido folico, l’inulina e la quota di fibre.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">“<em>La bellezza della semplicità di pizza e foje non cela bensì protegge una ricchezza incommensurabile di sapori e saperi da riscoprire e preservare affinché con essa si perpetui l’identità popolare che di quella ricette si serve</em>”.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong> </strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Pizza e Ffoje</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>(Abruzzo)</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong><u> </u></strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong><u>Sostanze nutraceutiche: </u></strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Potassio, ferro, acido folico, inulina, antiossidanti, fibra,</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong><u> </u></strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong><u>Ingredienti per 6 persone</u></strong><strong>: </strong>Verdure campestri 2 kg (borragine, bietola selvatica, barbarea o erba di santa Barbara, cascigno, cicoria selvatica, verza, papavero rosso, radichiella) farina di mais 600 g, patate 500 g, olio extravergine di oliva 60 g, spicchi d’aglio 2, sale.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong><u>Preparazione</u></strong><strong>: </strong>pulite e lessate le verdure in abbondante acqua, a cottura ultimata, scolatele e versatele in una padella dove avrete fatto imbiondire l’aglio con l’olio EVO. Aggiungete nella padella anche le patate sbucciate e tagliate a fette, aggiungete dell’acqua in modo tale da far cuocere le patate; quando saranno cotte, aggiungete la pizza di mais sgretolata, in modo da far amalgamare il tutto.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Servite la verdura, calda, con olio a crudo.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong><u>Per la pizza di mais</u></strong><strong>: </strong>fate bollire in una pentola 3,5 l di acqua salata. Versate la farina a filo mescolando continuamente con una frusta, evitando così la formazione di grumi, quando la polenta inizierà ad essere più densa sostituite la frusta con un mestolo di legno e fatela cuocere fino a quando non diventerà densa. Lasciate raffreddare la polenta, una volta fredda, andrà sgretolata nelle verdure.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Ottima sia la polenta gialla, che la bianca; importante scegliere il nostro mais italiano.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong><u> </u></strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong><u>Tempo di preparazione</u></strong><strong>: </strong>30 minuti + il tempo necessario alla cottura della polenta.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<table width="0">
<tbody>
<tr>
<td colspan="5" width="633"><strong><u>Contenuto in energia e nutrienti della pietanza per porzione</u></strong></td>
</tr>
<tr>
<td colspan="5" width="633"><strong>Kcal 580</strong></td>
</tr>
<tr>
<td colspan="5" width="633"><strong>kjoul 2429</strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="272"><strong> </strong></td>
<td width="95"><strong> </strong></td>
<td width="85"><strong>Protidi</strong></td>
<td width="85"><strong>Glucidi</strong></td>
<td width="97"><strong>Lipidi</strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="272"><strong> </strong></td>
<td width="95"><strong> </strong></td>
<td width="85"><strong>15,0 g</strong></td>
<td width="85"><strong>104,6 g</strong></td>
<td width="97"><strong>14,2 g</strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="272"><strong>Indice di Qualità Nutrizionale (INQ)</strong></td>
<td width="95"><strong> </strong></td>
<td width="85"><strong>0,86</strong></td>
<td width="85"><strong>1,13</strong></td>
<td width="97"><strong>0,79</strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="272"><strong>Indice di Qualità Lipidica (CSI)</strong></td>
<td width="95"><strong>2,35</strong></td>
<td width="85"><strong> </strong></td>
<td width="85"><strong> </strong></td>
<td width="97"><strong> </strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="272"><strong>Indice di Trombogenicità (TI)</strong></td>
<td width="95"><strong>0,35</strong></td>
<td width="85"><strong> </strong></td>
<td width="85"><strong> </strong></td>
<td width="97"><strong> </strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="272"><strong>Indice di Aterogenicità (AI)</strong></td>
<td width="95"><strong>0,13</strong></td>
<td width="85"><strong> </strong></td>
<td width="85"><strong> </strong></td>
<td width="97"><strong> </strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="272"><strong>Proteine animali g</strong></td>
<td width="95"><strong>0,0</strong></td>
<td width="85"><strong> </strong></td>
<td width="85"><strong> </strong></td>
<td width="97"><strong> </strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="272"><strong>Proteine vegetali g</strong></td>
<td width="95"><strong>15,0</strong></td>
<td width="85"><strong> </strong></td>
<td width="85"><strong> </strong></td>
<td width="97"><strong> </strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="272"><strong>Fibra g</strong></td>
<td width="95"><strong>13,2</strong></td>
<td width="85"><strong> </strong></td>
<td width="85"><strong> </strong></td>
<td width="97"><strong> </strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="272"><strong>MAI-IAM</strong></td>
<td colspan="4" width="362"><strong>&gt;30; Ricetta 100% Mediterranea</strong></td>
</tr>
<tr>
<td colspan="5" width="633">*MAI-IAM = Indice di Adeguatezza Mediterranea **PAM = Punteggio di Adeguatezza Mediterranea</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><span style="font-size: 14pt;">Bibliografia</span></strong></p>
<ul>
<li><strong><span style="font-size: 14pt;">Mangiare all’italiana, nutrirsi mediterraneo. Saperi e pratiche alimentari tra cultura, salute e territorio. Laura Di Renzo, Ernesto Di Renzo, Emilio Dominio, Francesca Sarlo, Francesca Dragotto, Alberto Carraro, Antonino De Lorenzo. Editore UniversItalia. 2012 ISBN 978-88-6507-298-1</span></strong></li>
<li><strong><span style="font-size: 14pt;">Passione Pennadomo. Storia-Natura-Tradizioni. Ottavio Di Renzo De Laurentis. 2015</span></strong></li>
</ul>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/pizza-e-foje-antichi-sapori-e-saperi-di-una-ricetta-dabruzzo/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Crucifere ottime per la lotta ai tumori</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/crucifere-ottime-per-la-lotta-ai-tumori/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/crucifere-ottime-per-la-lotta-ai-tumori/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Apr 2017 16:35:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3802</guid>

					<description><![CDATA[Crucifere ottime per la lotta ai tumori  Oggi vi propongo una ricetta calabrese semplice e gustosa, ricca di nutrienit: il cavolo all’aceto di LAURA DI RENZO &#160; Alla famiglia delle brassicacee o crucifere appartengono il broccolo verde, il cavolfiore, il cavolo nero, il cavolo cappuccio,  la verza, i cavolini di Bruxelles, il cavolo rapa, (Brassica [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>Crucifere ottime per la lotta ai tumori</h2>
<p><span style="font-size: 18pt;"> Oggi vi propongo una ricetta calabrese semplice e gustosa, ricca di nutrienit: il cavolo all’aceto</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>di LAURA DI RENZO</strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Alla famiglia delle brassicacee o crucifere appartengono il broccolo verde, il cavolfiore, il cavolo nero, il cavolo cappuccio,  la verza, i cavolini di Bruxelles, il cavolo rapa, (Brassica oleracea var. Italica) che grazie agli alti livelli di vitamine, antiossidanti e composti antitumorali, possono essere definiti come alimenti ad alto valore nutrizionale. In particolare i glusinolati di cui sono ricchi, vengono degradati  in isotiocianati da cui dipende sia l’odore tipico che le proprietà antitumorali.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Noi mangiamo sia le foglie che i fiori. Contengono elevate quantità di vitamina C e di β-carotene, di polifenoli, di sulforafano (antiossidante) e di <a href="http://www.my-personaltrainer.it/integratori/clorofilla.html">clorofilla</a> (antiossidante). Sono ricchi di magnesio, fosforo; la ricchezza di fibre li rende utili a ridurre i livelli di glicemia e colesterolo nel sangue.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Consumare almeno 200 g di broccoli per tre volte a settimana durante l’inverno aiuta a prevenire il cancro.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Dal momento che la cottura degrada sia alcune vitamine come la vitamina C, i carotenoidi, i polifenoli e l’isotiocianato è consigliabile non bollire in acqua, ma cuocere le crocifere il meno possibile e con poca acqua; si possono consumare ad esempio le verze a crudo,  i cavoli o i broccoli verdi cotti al microonde, al vapore, stufati velocemente in casseruola o saltati in padella. Per favorire la liberazione e l&#8217;attivazione di queste molecole è necessaria una lenta masticazione che frantumi le cellule vegetali.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong> </strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Non consumare in caso di iperuricemia o gotta.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Cavolo all’aceto</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>(Calabria)</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong> </strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Sostanze nutraceutiche:</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">flavonoidi, vitamina C, sulforafano, vitamina E, glucosinolati (la glucorafanina (GRA) glucoiberina (GIB), la glucoerucina (GER), la 4-OH-glucobrassicina (4OH-GBS), glucobrassicina (GBS), 4-methoxy-glucobrassicina (4OM-GBS), neo-glucobrassicina (NEOGBS), sinigrina e progoitrina).</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong> </strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong><u>Ingredienti per 4 persone</u></strong><strong><u>:</u></strong> Cavolo cappuccio 1 kg, olio extravergine d’oliva 60 g, aceto, sale, eventualmente 4 filetti di acciuga.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong><u>Preparazione</u></strong><strong><u>: </u></strong>Tagliate il cavolo in sottili strisce e lavatelo; dopo averlo sgocciolato, mettetelo a cuocere a fuoco basso, per 30 minuti, con poco olio e un pizzico di sale; coprite con un coperchio. Se gradite, aggiungete i filetti di acciuga.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">A fine cottura aggiungete aceto a piacere e lasciate insaporire ancora per 10 minuti.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong><u> </u></strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong><u>Tempo di preparazione</u></strong><strong><u>: </u></strong>40 minuti.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><em> </em></span></p>
<table width="624">
<tbody>
<tr>
<td colspan="5" width="624"><span style="font-size: 14pt;"><strong><u>Contenuto in energia e nutrienti della pietanza per porzione</u></strong></span></td>
</tr>
<tr>
<td colspan="5" width="624"><span style="font-size: 14pt;"><strong>kcal 181</strong></span></td>
</tr>
<tr>
<td colspan="5" width="624"><span style="font-size: 14pt;"><strong>kjoul 760</strong></span></td>
</tr>
<tr>
<td width="272"><span style="font-size: 14pt;"><strong> </strong></span></td>
<td width="95"><span style="font-size: 14pt;"><strong> </strong></span></td>
<td width="85"><span style="font-size: 14pt;"><strong>Protidi</strong></span></td>
<td width="85"><span style="font-size: 14pt;"><strong>Glucidi</strong></span></td>
<td width="88"><span style="font-size: 14pt;"><strong>Lipidi</strong></span></td>
</tr>
<tr>
<td width="272"><span style="font-size: 14pt;"><strong> </strong></span></td>
<td width="95"><span style="font-size: 14pt;"><strong> </strong></span></td>
<td width="85"><span style="font-size: 14pt;"><strong>5,0 g</strong></span></td>
<td width="85"><span style="font-size: 14pt;"><strong>6,5 g</strong></span></td>
<td width="88"><span style="font-size: 14pt;"><strong>15,2 g</strong></span></td>
</tr>
<tr>
<td width="272"><span style="font-size: 14pt;"><strong>Indice di Qualità Nutrizionale (INQ)</strong></span></td>
<td width="95"><span style="font-size: 14pt;"><strong> </strong></span></td>
<td width="85"><span style="font-size: 14pt;"><strong>0,92</strong></span></td>
<td width="85"><span style="font-size: 14pt;"><strong>0,22</strong></span></td>
<td width="88"><span style="font-size: 14pt;"><strong>2,70</strong></span></td>
</tr>
<tr>
<td width="272"><span style="font-size: 14pt;"><strong>Indice di Qualità Lipidica (CSI)</strong></span></td>
<td width="95"><span style="font-size: 14pt;"><strong>2,49</strong></span></td>
<td width="85"><span style="font-size: 14pt;"><strong> </strong></span></td>
<td width="85"><span style="font-size: 14pt;"><strong> </strong></span></td>
<td width="88"><span style="font-size: 14pt;"><strong> </strong></span></td>
</tr>
<tr>
<td width="272"><span style="font-size: 14pt;"><strong>Indice di Trombogenicità (TI)</strong></span></td>
<td width="95"><span style="font-size: 14pt;"><strong>0,36</strong></span></td>
<td width="85"><span style="font-size: 14pt;"><strong> </strong></span></td>
<td width="85"><span style="font-size: 14pt;"><strong> </strong></span></td>
<td width="88"><span style="font-size: 14pt;"><strong> </strong></span></td>
</tr>
<tr>
<td width="272"><span style="font-size: 14pt;"><strong>Indice di Aterogenicità (AI)</strong></span></td>
<td width="95"><span style="font-size: 14pt;"><strong>0,13</strong></span></td>
<td width="85"><span style="font-size: 14pt;"><strong> </strong></span></td>
<td width="85"><span style="font-size: 14pt;"><strong> </strong></span></td>
<td width="88"><span style="font-size: 14pt;"><strong> </strong></span></td>
</tr>
<tr>
<td width="272"><span style="font-size: 14pt;"><strong>Proteine animali g</strong></span></td>
<td width="95"><span style="font-size: 14pt;"><strong>0</strong></span></td>
<td width="85"><span style="font-size: 14pt;"><strong> </strong></span></td>
<td width="85"><span style="font-size: 14pt;"><strong> </strong></span></td>
<td width="88"><span style="font-size: 14pt;"><strong> </strong></span></td>
</tr>
<tr>
<td width="272"><span style="font-size: 14pt;"><strong>Proteine vegetali g</strong></span></td>
<td width="95"><span style="font-size: 14pt;"><strong>5</strong></span></td>
<td width="85"><span style="font-size: 14pt;"><strong> </strong></span></td>
<td width="85"><span style="font-size: 14pt;"><strong> </strong></span></td>
<td width="88"><span style="font-size: 14pt;"><strong> </strong></span></td>
</tr>
<tr>
<td width="272"><span style="font-size: 14pt;"><strong>Fibra g</strong></span></td>
<td width="95"><span style="font-size: 14pt;"><strong>7,3</strong></span></td>
<td width="85"><span style="font-size: 14pt;"><strong> </strong></span></td>
<td width="85"><span style="font-size: 14pt;"><strong> </strong></span></td>
<td width="88"><span style="font-size: 14pt;"><strong> </strong></span></td>
</tr>
<tr>
<td width="272"><span style="font-size: 14pt;"><strong>Indice di Adeguatezza Mediterranea</strong></span></td>
<td colspan="4" width="352"><span style="font-size: 14pt;"><strong>&gt; 30= 100% Mediterranea</strong></span></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Bibliografia</strong></span></p>
<p><strong><span style="font-size: 14pt;">Mangiare all’italiana, nutrirsi mediterraneo. Saperi e pratiche alimentari tra cultura, salute e territorio. Laura Di Renzo, Ernesto Di Renzo, Emilio Dominio, Francesca Sarlo, Francesca Dragotto, Alberto Carraro, Antonino De Lorenzo. Editore UniversItalia. 2012 ISBN 978-88-6507-298-1</span></strong></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/crucifere-ottime-per-la-lotta-ai-tumori/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le fave, un legume dalle proprietà antitumorali</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/le-fave-un-legume-dalle-proprieta-antitumorali/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/le-fave-un-legume-dalle-proprieta-antitumorali/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Apr 2017 09:50:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3696</guid>

					<description><![CDATA[Le fave, un legume dalle proprietà antitumorali La primavera ci regala alimenti ricchi di molecole ad azione protettiva da portare in tavola ogni giorno. di LAURA DI RENZO Ogni giorno possiamo portare in tavola un piatto nuovo gustoso che ci aiuti a mantenere il nostro stato di salute. Oggi vi propongo una ricetta siciliana di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Le fave, un legume dalle proprietà antitumorali</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">La primavera ci regala alimenti ricchi di molecole ad azione protettiva da portare in tavola ogni giorno.</span></p>
<p><strong>di LAURA DI RENZO</strong></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Ogni giorno possiamo portare in tavola un piatto nuovo gustoso che ci aiuti a mantenere il nostro stato di salute. Oggi vi propongo una ricetta siciliana di pasta con le fave: ottime quelle fresche di stagione, ma vanno bene anche quelle secche in inverno.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il “maccu di fave” è un ottimo piatto unico, completo per la contemporanea presenza di cereali (la pasta) e legumi (le fave). Il condimento con olio extra vergine di oliva, lo arricchisce di elementi nutraceutici.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Le fave sono ricche di proteine (5,2 gr), di fibre (5 gr), di sali minerali tra cui il potassio (200 mg), ferro (1,7 mg), fosforo (93 mg), calcio (21 mg) e sodio (16 mg), di vitamine come la vitamina A (10 mcg), vitamine del gruppo B, la vitamina C (33 mg), la vitamina E, l’acido folico, di steroli, come gli isoflavoni (ginesteina) e beta-sitosterolo, e di fibra ( 66% razione quotidiana) che contribuiscono nel controllo dei livelli di glucosio, del colesterolo nel sangue e della pressione sanguigna.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Le proprietà anticancro delle fave sono state dimostrate da uno studio della australiana Charles Sturt University (CSU): i ricercatori hanno scoperto che i componenti della fava sono attivi contro cinque diverse linee di cellule cancerose (quello della vescica, dello stomaco, del fegato, del colon e leucemia promielocitica acuta), riducendo notevolemente il tasso di moltiplicazione delle cellule tumorali. Lo studio è stato pubblicato sul BRITISH JOURNAL OF NUTRITION e i risultati hanno mostrato come i composti fenolici (sostanze chimiche in gran parte responsabili del colore dei vegetali) contenuti nelle fave abbiano accelerato la morte delle cellule tumorali.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il risultato ci dimostra che una dieta ricca di vegetali può portale a dei benefici concreti per il nostro organismo.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong> </strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong><em>Maccu di fave</em></strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong><em>(Sicilia)</em></strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Sostanze nutraceutiche:</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">ferro, magnesio, triptofano, vitamina C, flavonoidi, vitamina E, acido oleico, piperina, acido folico.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Non consumare se affetti da favismo.</strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong><u>Ingredienti per 4 persone</u></strong><strong>: </strong>Fave fresche con baccello 1 kg, oppure fave secche 350 g, tagliatelle (o pasta corta) 200 g, cipolla 100 g, olio extravergine di oliva 40 g, 1 foglia di alloro, sale e pepe.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong> </strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong><u>Preparazione</u></strong><strong>: </strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Se usate le fave secche mettetele in ammollo per circa 12 ore.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Cuocete le fave in una casseruola con l’alloro e la cipolla affettata, salate e coprite con acqua.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Lasciate cuocere per circa 30 minuti, finchè le fave diventano morbide tanto da poter essere schiacciare con una forchetta. Terminata la cottura delle fave disponetele in un piatto, schiacciatele e aggiungete acqua di cottura fino ad ottenere un composto cremoso.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Lessate le tagliatelle in abbondante acqua salata; al termine della cottura scolatele e unitele al composto precedentemente preparato. Aggiungete una spolverata di pepe, regolate di sale e servite: una delizia.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong><u>Tempo di preparazione</u></strong><strong>: </strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Con fave fresche: 40 minuti</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Con fave secche: 40 minuti + 12 ore di riposo</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<table style="width: 97.8873%; height: 892px;" width="100%">
<tbody>
<tr>
<td colspan="5" width="100%"><strong><u>Contenuto in energia e nutrienti della pietanza per porzione</u></strong></td>
</tr>
<tr>
<td colspan="5" width="100%"><strong>kcal 551</strong></td>
</tr>
<tr>
<td colspan="5" width="100%"><strong>kjoul 2305</strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="43%"><strong> </strong></td>
<td width="15%"><strong> </strong></td>
<td width="13%"><strong>Protidi</strong></td>
<td width="13%"><strong>Glucidi</strong></td>
<td width="14%"><strong>Lipidi</strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="43%"><strong> </strong></td>
<td width="15%"><strong> </strong></td>
<td width="13%"><strong>25,4 g</strong></td>
<td width="13%"><strong>86,6 g</strong></td>
<td width="14%"><strong>13,8 g</strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="43%"><strong>Indice di Qualità Nutrizionale (INQ)</strong></td>
<td width="15%"><strong> </strong></td>
<td width="13%"><strong>1,54</strong></td>
<td width="13%"><strong>0,98</strong></td>
<td width="14%"><strong>0,81</strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="43%"><strong>Indice di Qualità Lipidica (CSI)</strong></td>
<td width="15%"><strong>4,76</strong></td>
<td width="13%"><strong> </strong></td>
<td width="13%"><strong> </strong></td>
<td width="14%"><strong> </strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="43%"><strong>Indice di Trombogenicità (TI)</strong></td>
<td width="15%"><strong>0,39</strong></td>
<td width="13%"><strong> </strong></td>
<td width="13%"><strong> </strong></td>
<td width="14%"><strong> </strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="43%"><strong>Indice di Aterogenicità (AI)</strong></td>
<td width="15%"><strong>0,15</strong></td>
<td width="13%"><strong> </strong></td>
<td width="13%"><strong> </strong></td>
<td width="14%"><strong> </strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="43%"><strong>Proteine animali g</strong></td>
<td width="15%"><strong>0,0</strong></td>
<td width="13%"><strong> </strong></td>
<td width="13%"><strong> </strong></td>
<td width="14%"><strong> </strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="43%"><strong>Proteine vegetali g</strong></td>
<td width="15%"><strong>25,4</strong></td>
<td width="13%"><strong> </strong></td>
<td width="13%"><strong> </strong></td>
<td width="14%"><strong> </strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="43%"><strong>Fibra g</strong></td>
<td width="15%"><strong>20,3</strong></td>
<td width="13%"><strong> </strong></td>
<td width="13%"><strong> </strong></td>
<td width="14%"><strong> </strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="43%"><strong>MAI-IAM</strong></td>
<td colspan="4" width="56%"><strong>&gt; 30, ricetta 100% Mediterranea</strong></td>
</tr>
<tr>
<td colspan="5" width="100%">*MAI-IAM = Indice di Adeguatezza Mediterranea</td>
</tr>
</tbody>
</table>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/le-fave-un-legume-dalle-proprieta-antitumorali/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le petites madeleines</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/le-petites-madeleines/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/le-petites-madeleines/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Mar 2017 09:28:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3675</guid>

					<description><![CDATA[Le petites madeleines La dolcezza della memoria di Elisabetta Carli &#160; &#8220;Mandò a prendere uno di quei dolci corti e paffuti, chiamati madeleines, che sembrano lo stampo della valva scanalata di una conchiglia di San Giacomo. E poco dopo, sentendomi triste per la giornata cupa e la prospettiva di un domani doloroso, portai macchinalmente alle [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><em><strong>Le petites madeleines</strong></em></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">La dolcezza della memoria</span></p>
<p><strong><em>di Elisabetta Carli</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>&#8220;<span style="font-size: 14pt;">Mandò a prendere uno di quei dolci corti e paffuti, chiamati madeleines, che sembrano lo stampo della valva scanalata di una conchiglia di San Giacomo. E poco dopo, sentendomi triste per la giornata cupa e la prospettiva di un domani doloroso, portai macchinalmente alle labbra un cucchiaino del tè nel quale avevo lasciato inzuppare un pezzetto della maddalena. Ma appena la sorsata mescolata alle briciole del pasticcino toccò il mio palato, trasalii, attento al fenomeno straordinario che si svolgeva in me. Un delizioso piacere m’aveva invaso, isolato, senza nozione di causa. E subito, m’aveva reso indifferenti le vicissitudini, inoffensivi i rovesci, illusoria la brevità della vita…non mi sentivo più mediocre, contingente, mortale.&#8221;</span></em></p>
<ol>
<li><span style="font-size: 14pt;">Proust, Dalla parte di Swann, 1909-1922</span></li>
</ol>
<p><span style="font-size: 14pt;">Questo celeberrimo passo di Marcel Proust celebra un dolcetto francese, soffice e burroso, fatto, appunto, a forma di conchiglia. Dall&#8217;assaggio di tale bontà, il giovane protagonista dimentica ogni dispiacere ed ogni affanno e ricorda con dolcezza quando, da bambino, mangiava gli stessi biscottini in compagnia della zia Leonie.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Mangiare qualcosa di buono aiuta a vivere meglio e, senza scomodare la biologia o la chimica, tutti sappiamo che molti cibi sono serotoninergici (sennò non si capisce come mai mi passi la tristezza quando faccio fuori mezzo barattolo della famosa crema alla nocciola&#8230;)</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">In realtà pare che nelle prime due redazioni della Recherche, Proust avesse parlato di <em>pane abbrustolito</em>, poi diventato <em>biscotto</em> e alla fine <em>madeleines</em>.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Alexander Dumas nel suo <em>&#8220;Grande dizionario di cucina</em>&#8221; pubblicato nel 1873 (quindi prima di Proust), racconta un altro episodio legato a questi biscottini: un amico, trovandosi una sera in difficoltà, fu costretto ad accettare l&#8217;ospitalità di un losco figuro che gli aprì le porte della propria casa. Sebbene fosse molto impaurito, ma anche molto affamato, accettò di assaggiare degli strani biscotti <em>di forma ovale e di un bel colore dorato</em> e un bicchiere di Bordeaux<em>. </em>Con sua grande sorpresa i dolci erano squisiti, tanto da fargli esclamare: <em>Mi avete fatto fare uno dei migliori pasti della mia vita!&#8221; </em>Erano<em> le madeleneis di Commercy: si dice che sia stato il re Stanislao Leczinski a renderle famose, quando venne in Francia.</em></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Infatti la leggenda vuole che sia stato il re francese Luigi XV a chiamare &#8220;<em>maddalene</em>&#8221; questi biscotti nel 1755 in onore della cuoca del suocero re Leczinsky, la quale, guarda caso, si chiamava proprio Madeleine Paunier (o Paulmier). Dumas ci dà la ricetta proprio della signora in questione:</span></p>
<h3><span style="font-size: 14pt;">Madeleneis</span></h3>
<p><span style="font-size: 14pt;">270 gr. di zucchero, scorza di 2 limoni o di 2 arance, 250 gr. di farina, 4 tuorli 6 uova, 2 cucchiai di acquavite,  sale,  300 gr. di burro morbido.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Ho ridotto le dosi un tantino troppo burrosi per i tempi odierni, un po&#8217; aggiustato il tiro ed ecco la mia ricetta:</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">120 gr. di zucchero, 150 gr, di farina, 3 uova, 100 gr. di burro fuso, scorza grattugiata di arancia, un pizzico di sale, una punta di lievito, 1 cucchiaio di grappa</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Semplicemente si sbattono le uova con lo zucchero e poi si aggiungono gli altri ingredienti, per fare una pastella liscia senza grumi. Se risultasse troppo soda si aggiunge del latte. Versare negli stampini e cuocere a 170° per una decina di minuti. Da provare la versione cioccolatosa con l&#8217;aggiunta di due cucchiai di cacao in polvere. Ovviamente non si può fare a meno dello stampo specifico&#8230;</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto, Einaudi</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Alexander Dumas, Grande dizionario di cucina, Sellerio, 2001</span></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/le-petites-madeleines/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il valore in cucina della selezione delle materie prime</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/il-valore-in-cucina-della-selezione-delle-materie-prime/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/il-valore-in-cucina-della-selezione-delle-materie-prime/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Mar 2017 10:28:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3843</guid>

					<description><![CDATA[Il valore in cucina della selezione delle materie prime Una cucina etica e mediterranea, per piatti di grande qualità che fonde tradizione e innovazione come quella dello chef Filippo Saporito di GIULIA BIGIONI &#160; La passione per la cucina non si eredita ma si conquista giorno dopo giorno sia con lo studio che con la [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Il valore in cucina della selezione delle materie prime</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Una cucina etica e mediterranea, per piatti di grande qualità che fonde tradizione e innovazione come quella dello chef Filippo Saporito</span></p>
<p><strong><span style="font-size: 12pt;">di GIULIA BIGIONI</span></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La passione per la cucina non si eredita ma si conquista giorno dopo giorno sia con lo studio che con la pratica. E così è stato anche per Filippo Saporito, chef stellato della guida Michelin titolare del ristorante “<em>La Leggenda dei Frati”</em> nel meraviglioso complesso <em>Museale di Villa Bardini</em> a Firenze. Saporito da ragazzo ha frequentato la scuola alberghiera dove ha appreso poco del mestiere del cuoco, perchè, come confessa lui stesso, <em>“è stata una perdita di tempo</em>” per colpa di professori non all’altezza del compito.  E allora come ha iniziato il suo percorso che lo ha portato a conquistare una stella Michelin?</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><em>“Ho cominciato il mestiere dal basso, non come ora con gli stage, ma con il lavoro duro negli alberghi e continuando a studiare nel settore turistico presso la Facoltà di economia e commercio dell’Università di Firenze. Finito questo percorso con Ombretta, mia moglie, abbiamo creato intorno a noi un’esperienza di vita e lavorativa importante. Abbiamo cominciato a girare il mondo per lavoro, prima a Berlino, poi abbiamo alternato delle stagioni tra l’estero e l’Italia e questo ci ha permesso di lavorare prima a Parigi e poi ad Atlanta negli Stati Uniti. A trent’anni abbiamo scelto di posare le valige e abbiamo comprato un piccolissimo ristorante vicino casa e da lì piano piano abbiamo sacrificato tutto a questo mestiere, concerti, serate con gli amici e partite di rugby. Ma dopo due spostamenti ci siamo stabiliti in questo posto fantastico, una villa che domina la città di Firenze, dentro un museo.”</em></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong> Cosa è la cucina per lei? </strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><em>“Io ho avuto la fortuna di vedere fin da subito quale fosse la mia strada. Con Ombretta abbiamo subito scelto di non utilizzare ingredienti costosi, ma questo non significa di bassa qualità. Abbiamo scelto di non utilizzare alimenti che portassero il segno dello sfarzo, come gli astici o i fegati grassi. La nostra scelta ci ha portato a guardare vicino casa. Avevo ed ho il bisogno di creare una cucina etica, cioè una cucina dove ci fosse un rapporto con le materie prime, che avessero il minore impatto possibile per il nostro pianeta e per fare questo era necessario guardare dentro casa il che significa scegliere i prodotti con il minore impatto ambientale:  è inutile per me comprare un piccione francese quando ne trovo uno ottimo in Umbria, oppure è inutile comprare le erbe aromatiche dalla Provenza se posso coltivarle vicino al ristorante. I clienti sanno che venendo nel mio ristorante non troveranno mai una spigola africana, ma al massimo due acciughe toscane”. </em></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>E gli ingredienti come li sceglie?</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><em>“Come ho sentito in una bellissima relazione della Prof.ssa Laura Di Renzo, prestiamo molta attenzione a quello che ci mettiamo addosso mentre meno a quello che mangiamo.  Quando io scelgo quello che mangio un determinato alimento quello diventa me stesso e non solo, ma anche la benzina del mio corpo. Io per questo mi sono sempre battuto sul fatto che non prestare attenzione a ciò che si mangia significa non volersi bene, vuol dire essere egoisti con sè stessi.  Non amo però chi estremizza questo e non cerca il piacere nel magiare e si nutre solo di tofu e quinoa. Chi mangia lo yogurt biologico fatto in Germania, come dico io, è biologico in Germania e non da noi, perché ha percorso migliaia di chilometri su un camion. Questo ho cercato di fare nella mia cucina, di essere coretto. Se devo fare una cialda di mais e tengo acceso un forno per due giorni per farlo seccare alla temperatura controllata, io rinuncio alla cialda di mais e utilizzo altro”.</em></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>In quello che racconta c’è una passione infinita per la cucina, un’attenzione verso gli altri e tutto ciò che ci circonda.</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><em>“La prima parola d’ordine del ristorante è Generosità. Noi siamo generosi, ci dedichiamo molto ai clienti, sia quando entra una persona importante o una che sia capitata lì per caso. È una grande soddisfazione vedere che nelle critiche rivolte a noi quasi mai è sottolineate il fatto che chi viene a mangiare non sia contento di ciò che paga. Questa è una grande soddisfazione. E questo davvero è il momento in cui ti senti felice di quello che hai realizzato e ti appaga di tutti i momenti che perdi per stare a lavoro”.</em></span></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/il-valore-in-cucina-della-selezione-delle-materie-prime/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La colazione non va saltata</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/la-colazione-non-va-saltata/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/la-colazione-non-va-saltata/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Feb 2017 08:48:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3635</guid>

					<description><![CDATA[La colazione non va saltata All’italiana, all’americana, oppure alla francese, ognuno la può fare secondo le proprie preferenze di GIULIA BIGIONI &#160; La prima colazione mattutina è un momento importante della nostra giornata e dovremmo imparare a considerarla alla stregua di un vero e proprio pasto, forse il più importante. In funzione delle attività quotidiane [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>La colazione non va saltata</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">All’italiana, all’americana, oppure alla francese, ognuno la può fare secondo le proprie preferenze </span></p>
<p><strong>di GIULIA BIGIONI</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La prima colazione mattutina è un momento importante della nostra giornata e dovremmo imparare a considerarla alla stregua di un vero e proprio pasto, forse il più importante. In funzione delle attività quotidiane sarebbe consigliabile introdurre almeno il 25% del fabbisogno calorico giornaliero, seguendo anche la massima che dice: “<em>una colazione da re, un pranzo da principe e una cena da povero”.</em></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">“<em>Non fare colazione, aumenta il rischio di patologie cardiovascolari e di diabete</em>”: a sostenere questa tesi è la dottoressa <em>Marie Pierre St.Onge</em> della <em>Columbia University di New York</em> con i suoi dati pubblicati sulla rivista <em>Circulation </em>ed aggiunge che “<em>per mantenere la buona salute del cuore bisogna fare regolarmente una buona colazione</em>”. E questa ci eviterebbe di arrivare affamati all’ora di pranzo, con il rischio di mangiare più del necessario in un solo pasto.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Bisogna poi fare molta attenzione soprattutto alla qualità delle fonti alimentari da cui ricaviamo questa energia. Per la professoressa <em>Laura Di Renzo</em>, docente di <em>Nutrizione clinica all’Università</em> degli studi di Roma <em>Tor Vergata</em> per preparare una buona colazione per prima cosa<em> “bisogna partire dal comprendere l’importanza di nutrirsi e non solo alimentarsi per poter mantenere il nostro benessere e considerare, come ci diceva Paracelso, che ogni alimento ha la sua giusta dose. Quindi dobbiamo cercare di variare quanto più possibile, non esagerare con le porzioni, a soprattutto eliminare o ridurre  il consumo di cibi che possono far male, come ad esempio lo zucchero, il sale e i grassi idrogenati.</em>”</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Secondo la tradizione italiana latte, yogurt, fette biscottate e marmellata, sono gli ingredienti fondamentali a colazione. Poi ci sono altri alimenti che negli ultimi vent&#8217;anni hanno preso sempre più posto sulle nostre tavole, ma che vanno messi al bando come tutto quello che contiene zuccheri raffinati, le bevande, i succhi di frutta e il tanto buono e apprezzato cornetto, ricco di grassi vegetali idrogenati con un basso potere saziante unito a un alto contenuto calorico. Discorso simile va fatto per i <em>cornflakes</em>, abitudine soprattutto dei più piccoli o da chi ritiene di voler fare una colazione sana; questi prodotti devono essere scelti con attenzione in quanto spesso i più gustosi sono addizionati proprio da quegli zuccheri che si dovrebbero evitare. Per i cosiddetti prodotti da forno no ai biscotti con grassi diversi dal burro e dall’olio extra vergine di oliva, perché ipercalorici, troppo ricchi di zuccheri raffinati e di grassi non salutari. Le fette biscottate meno caloriche rispetto ai biscotti sono tuttavia ricche di grassi e quindi vanno evitate.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La prima colazione ideale secondo Laura Di Renzo è “<em>mangiare pane integrale con olio extra vergine di oliva, vero nutraceutico per la richezza di molecole antiossidanti e acido oleico,o con burro, anche se con moderazione, che benchè contenga grassi saturi è ricco di principi nutritivi come le vitamine liposolubili ( A, E, D), lo squalene, un ottimo antiossidante, e circa il 12-15% di acidi grassi a catena breve e media, importanti per la regolazione di meccanismi genetici</em>. <em>Insieme abbiniamo un caffè amaro o una tazza di tea, un bicchiere di latte per i più piccoli, un frutto di stagione, 2 noci o 25 nocciole. E, infine, per delle coccole a colazione, 30 g di cioccolato fondente</em>”. </span></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/la-colazione-non-va-saltata/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Consumi alimentari in Italia</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/consumi-alimentari-in-italia/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/consumi-alimentari-in-italia/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Jan 2017 16:46:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3808</guid>

					<description><![CDATA[Consumi alimentari in Italia Il carrello della spesa nel 2016 è stato naturale e biologico di GIULIA BIGIONI &#160; Sembra proprio così, dalle ultime indagini di mercato, relativamente al 2016, gli italiani si sono orientati nelle scelte alimentari sempre più verso gli alimenti salutari e privilegiando i cibi di origine vegetale a quella animale. &#160; Dati diffusi dalla Coldiretti [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Consumi alimentari in Italia</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-size: 18pt;">Il carrello della spesa nel 2016 è stato naturale e biologico</span></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>di GIULIA BIGIONI</strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Sembra proprio così, dalle ultime indagini di mercato, relativamente al 2016, gli italiani si sono orientati nelle scelte alimentari sempre più verso gli alimenti salutari e privilegiando i cibi di origine vegetale a quella animale.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Dati diffusi dalla Coldiretti indicano che pur mantenendosi sostanzialmente costanti rispetto agli anni precedenti i consumi sono cambiati in termini qualitativi con una netta prevalenza di frutta e verdura e un calo sostanzioso, ad esempio, del consumo di carne. Sicuramente hanno influito negativamente le campagne contro il suo consumo a favore di un orientamento salutistico dei consumatori. Inoltre, sono pure calati notevolmente gli acquisti degli insaccati, wurstel in particolare e poi anche del latte, dei formaggi e delle uova, mentre c’è stato un vero e proprio boom dei legumi secchi, ceci, fagioli e lenticchie, ma davanti a tutti dell’olio extravergine di oliva.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Amiamo sempre di più i cereali anche se preferiamo il riso alla pasta e la pizza al pane. Mangiamo prevalentemente cibi leggeri, integrali e poveri di grassi per le protei e si privilegiano quelle del pesce e cerchiamo anche di risparmiare sul tempo da dedicare alla cucina scegliendo i prodotti già pronti (quelli conosciuti come di quarta gamma) perché il tempo è un bene prezioso, soprattutto nelle grandi metropoli congestionate dal traffico.  </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">E contro lo stress della vita moderna cosa c’è di meglio di un buon bicchiere di vino? Soprattutto le bollicine sembrano avere avuto un incremento significativo rispetto a vini rossi più impegnativi, il tutto accompagnato da un bel bicchiere d’acqua ma non quella del rubinetto, ma la scelta è andata su quella effervescente e in bottiglia!</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Siamo sempre stati, per tradizione e cultura, attenti a cosa mettere sulle nostre tavole ma ora le nuove tendenze sembrano confermare la validità del modello della dieta mediterranea e le nostre scelte sembrano tornare a piatti e ricette con un alto Indice di Adeguatezza Mediterranea, anche se ci troviamo spesso a difenderci, nostro malgrado, dalle spinte uniformatrici del mercato globale.    </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/consumi-alimentari-in-italia/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I rischi delle diete fai date</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/i-rischi-delle-diete-fai-date/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/i-rischi-delle-diete-fai-date/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Jan 2017 09:00:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3826</guid>

					<description><![CDATA[I rischi delle diete fai date Dopo l’abbondanza sulle tavole per le feste natalizie e di capodanno tornano di moda diete spesso non equilibrate Di GIULIA BIGIONI &#160; Le diete fai da te iniziano appena terminati i periodi delle grandi abbuffate, quando ci guardiamo allo specchio e per i sensi di colpa vorremmo non mangiare [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>I rischi delle diete fai date</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">Dopo l’abbondanza sulle tavole per le feste natalizie e di capodanno tornano di moda diete spesso non equilibrate</span></p>
<p><strong>Di GIULIA BIGIONI</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Le diete fai da te iniziano appena terminati i periodi delle grandi abbuffate, quando ci guardiamo allo specchio e per i sensi di colpa vorremmo non mangiare più per ridurre quanto velocemente possibile il peso letto sulla bilancia. Sappiamo che per non ingrassare e mantenere il bilancio energetico stabile<em>,</em> le calorie assunte dagli alimenti devono essere bilanciate dalla quantità totale di energia spesa. In queste condizioni esiste un equilibrio tra l’energia in ingresso e l’energia in uscita, tale da far mantenere costante il nostro peso corporeo; in caso contrario, il peso corporeo subirà una variazione. Da cosa dipende il fabbisogno energetico e come ci dobbiamo comportare per non ingrassare? Lo chiediamo a Laura Di Renzo, docente di Nutrizione clinica e Nutrigenomica all’Università degli studi di Roma Tor Vergata.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">“<em>Se per troppo tempo l’energia introdotta supera quella spesa, l’eccesso verrà conservato come grasso nel tessuto adiposo. Ad esempio se ogni giorno superiamo di 150-250 kcal il nostro fabbisogno energetico giornaliero si ha un aumento di peso che può arrivare a 5 kg in un anno. Il fabbisogno energetico giornaliero dipende dall’energia necessaria per le funzioni vitali, il così detto metabolismo basale, dall’energia spesa ogni volta che consumiamo alimenti e da quella spesa durante l’attività fisica. Il consumo di alimenti indotto dall’attività fisica è il fattore che influenza maggiormente la richiesta energetica di un soggetto. Per un individuo che conduce un tipo di vita sedentaria, la termogenesi indotta dall’attività fisica è responsabile del 20-30% del dispendio energetico totale giornaliero, ma può essere inferior nel soggetto costretto a letto per malattia (10-15%) o al contrario, raggiungere il 50% ed oltre (per esempio in un atleta) del dispendio energetico totale giornaliero. Quindi per consumare più energia è meglio mangiare almeno 4/5 volte al giorno, suddividendo la quota calorica in più pasti. </em></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Ma quante calorie giornaliere bisogna bruciare per dimagrire di un chilogrammo in una settimana? </strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">“<em>Sappiamo che teoricamente per dimagrire di 1 kg in una settimana bisogna bruciare circa 1000 kcal al giorno e questo vorrebbe dire non solo seguire un regime ipocalorico ma anche fare un’intensa attività fisica. Meglio perdere 1 kg in un mese che vuol dire ridurre l’assunzione energetica giornaliera di circa 240 kcal. Per perdere peso ed essere in forma bisogna seguire una dieta equilibrata e fare esercizio fisico. Dovremmo evitare una dieta al di sotto dell’energia necessaria per il nostro metabolismo basale. Il fattore più importante  in una dieta non è il peso come valore assoluto, ma la quantità di massa grassa che viene persa.</em>”</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Diete troppo ipocaloriche danno l’illusione di perdere peso velocemente: ma cosa succede in realtà al nostro corpo?</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong> </strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>“</strong><em>Una dieta intorno a 800 chilocalorie al giorno, ovvero sotto il metabolismo basale, determina un calo peso veloce dovuto dalla perdite di acqua e massa muscolare, con la conseguenza di una migrazione all’interno delle fibre muscolari di cellule adipose che, nel frattempo, si riducono di volume ma non di numero, con la conseguenza che appena torniamo ad un regime alimentare normale si recupera tutto il peso perso e diventa sempre più difficile perder grasso. E’ quel terribile effetto “yo-yo” delle diete fai da te</em>!”</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">No, dunque, alle “<em>diete fai da te</em>” che possono essere solo dannose per la salute: è importante farsi seguire sempre da uno specialista che possa valutare le singole situazioni e indicare il regime più corretto.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/i-rischi-delle-diete-fai-date/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Stop alla frutta esotica e fuori stagione</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/stop-alla-frutta-esotica-e-fuori-stagione/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/stop-alla-frutta-esotica-e-fuori-stagione/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Jan 2017 11:45:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3763</guid>

					<description><![CDATA[Stop alla frutta esotica e fuori stagione I consumatori abbandonano l’esterofilia a favore del consumo di prodotti locali e stagionali. Un saggio comportamento già consigliato in antichità di SILVIA BASSI La moda del mangiare frutta e verdura fuori stagione sta cedendo il passo e i suoi consumi durante le recenti festività di Natale e Capodanno [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Stop alla frutta esotica e fuori stagione</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">I consumatori abbandonano l’esterofilia a favore del consumo di prodotti locali e stagionali. Un saggio comportamento già consigliato in antichità</span></p>
<p><strong>di SILVIA BASSI</strong></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La moda del mangiare frutta e verdura fuori stagione sta cedendo il passo e i suoi consumi durante le recenti festività di Natale e Capodanno sono crollati. La frutta fuori stagione o esotica come ciliegie, fragole, cocomeri, mirtilli, pesche e albicocche viene ancora da molti considerata come un elemento di distinzione sociale. Tali frutti sono inodori, senza sapori, sicuramente trattati con pesticidi e fatti maturare durante il viaggio lungo anche più di 10 mila km dai paesi che li producono, come Cile, Messico, Brasile e Sudafrica. In pratica, è frutta oltre che costosissima, anche di mediocre qualità.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">I consumatori hanno preso coscienza che è meglio mangiare frutta e verdura stagionale e possibilmente locale come aranci, mandarini, mele, pere, finocchi, indivia, radicchio, scarola, carciofi, broccoli, cardi, cavolfiore, verza e via dicendo. Non si tratta di rinuncia, in quanto si mette al primo posto la salute, che a lungo andare potrebbe essere minata dai pesticidi e dai conservanti che abbondano nei prodotti provenienti da paesi lontani per accelerare la loro crescita.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L’abbandono delle mode esterofile del passato a favore del consumo di prodotti a chilometri zero è stato favorito dall’importante sviluppo della rete della vendita diretta dei produttori con oltre 63mila frantoi, cantine, malghe e cascine, dov’è possibile comprare direttamente, e dai 715 mercati degli agricoltori di Campagna Amica, i cosiddetti <em>farmersmarket</em>, promossi dalla Coldiretti in ogni regione. Meglio, dunque, mangiare locale e di stagione anche nel periodo invernale, comprando con giudizio i giusti alimenti senza riempire inutilmente il carrello della spesa per non correre il pericolo di incrementare lo spreco di cibo che ogni giorno finisce nella spazzatura.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il saggio consiglio di mangiare frutta e verdura di stagione è antico; già nella Bibbia un versetto lega il cibo alla natura:“<em>C’è un tempo per seminare e un tempo per raccogliere</em>”. In questo versetto è sottinteso il concetto che tra la semina e il raccolto debba passare del tempo necessario per portare a maturazione un frutto, cioè il tempo giusto che consenta all’uomo poi di godere il raccolto del suo lavoro.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Per il presidente di <em>Slow Food, Carlo Petrini,</em> che da sempre si batte sulla stagionalità del cibo, “<em>oggi si potrebbe osservare che </em><em>questo legame tra tempo, processo di maturazione e raccolto si sta lentamente sfaldando.</em><em> La </em><em>trasformazione dell’agricoltura in un processo prettamente industriale</em><em>, fatto di input e output, costi e ricavi, investimenti e rendimenti, ha modificato positivamente il nostro intimo rapporto con il cibo, la nostra conoscenza di esso e la nostra capacità di distinguere ciò che mangiamo”.</em></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Possiamo, dunque, alimentarci senza dover ricorrere a metodi violenti contro la natura rispettando la connessione che fin dalle origini dell’umanità c’è stato tra cibo e ambiente naturale.</span></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/stop-alla-frutta-esotica-e-fuori-stagione/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le bollicine italiane conquistano il mondo</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/le-bollicine-italiane-conquistano-il-mondo/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/le-bollicine-italiane-conquistano-il-mondo/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Dec 2016 11:08:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3508</guid>

					<description><![CDATA[Le bollicine italiane conquistano il mondo La conferma arriva da Vinitaly 2018 e il Prosecco traina l’export degli spumanti tricolori di SILVIA BASSI &#160; Buone notizie arrivano dalla recente manifestazione Vinitaly 2018, https://www.vinitaly.com/, svoltasi a Verona dal 15 al 18 aprile,dove si evince che a trainare l’export mondiale tricolore del vino sono le bollicine, in [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 18pt;"><strong>Le bollicine italiane conquistano il mondo</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 18pt;">La conferma arriva da <em>Vinitaly </em>2018 e il Prosecco traina l’export degli spumanti tricolori</span></p>
<p><strong>di SILVIA BASSI</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Buone notizie arrivano dalla recente manifestazione <em>Vinitaly </em>2018<em>, </em><a href="https://www.vinitaly.com/">https://www.vinitaly.com/</a>, svoltasi a Verona dal 15 al 18 aprile,dove si evince che a trainare l’export mondiale tricolore del vino sono le bollicine, in particolar modo il Prosecco, cresciuto del 117,15% nell’ultimo quinquennio. I mercati esteri più interessati ai prodotti italiani sono in primo luogo gli Usa e il Regno Unito dove, pur importando prodotti eccellenti come lo Champagne, il Prosecco è diventato un <em>brand</em> irrinunciabile sia per la qualità sia per il prezzo.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Non solo Prosecco e bollicine, è tutto il comparto dei vini bianchi italiani a convincere sempre di più i consumatori internazionali. Infatti, secondo quanto riporta una ricerca di Nomisma “<em>Wine Monitor”</em>, l’Italia è leader mondiale dell’export di vini bianchi, superando sia i francesi e gli spagnoli che gli emergenti australiani.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Uno scenario di tutto rispetto che ha prevalso sui vini di produttori delle nuove realtà mondiali dell’enologia, come Australia, Nuova Zelanda, Cile e Sudafrica, le quali, fino a qualche tempo fa, dominavano il mercato dei bianchi. Il capovolgimento della situazione è stato reso possibile grazie al comparto enologico di casa nostra che si distingue per la grande varietà di vitigni che competono con i tradizionali Chardonnay e Sauvignon, uguali in tutto il mondo. Varietà e unicità sono diventate carte vincenti del <em>Made in Italy</em> unitamente al connubio con l’alta ristorazione e la biodiversità del territorio.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il Rinascimento del vino italiano nel mondo che cresce anche nei mercati emergenti, come quello cinese, sta proprio nella varietà delle proposte, unitamente alla qualità e a costi contenuti. Nel 2017 negli Stati Uniti l’Italia ha esportato vini per 1.644 milioni di euro pari a 3,3 milioni di ettolitri, mentre i francesi si sono fermati a quota 1,6 milioni di ettolitri e gli australiani a 1,9 milioni di ettolitri. Il trend del primato è confermato anche nei primi mesi del 2018, soprattutto grazie al Prosecco.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Tradizione e innovazione sono, dunque, carte vincenti che consentono di diversificare i prodotti in base ai consumatori che si vogliono raggiungere, come, ad esempio, il mercato dei giovani. Secondo la società di ricerche di mercato e studi Nomisma, i giovani o i cosiddetti <em>Millenials </em>(popolazione di età compresa tra 18 e i 35 anni) sono la generazione su cui puntare per assicurare un futuro a questo comparto chiave per l&#8217;economia italiana.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Da notare che i <em>Millenials </em>consumano sempre più vino fuori casa,con prevalenza dei bianchi e delle bollicine in versione dry, dal perlage fine e dal profumo fragrante e floreale. Il criterio che guida i giovani nella scelta enologica è innanzitutto la tipologia e, in secondo luogo, il territorio di origine e sono più attenti a caratteristiche di vini che richiamano la &#8220;naturalità&#8221; seguita da quelli biologici. Comunque sia la scelta, dal <em>Vinitaly </em>2018 arriva la certezza che i vini di casa nostra sono in prima fila per rispondere a ogni nuova esigenza di vita sociale e familiare.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>TAG: Vinitaly – Bollicine – Nomisma – Millenials – Prosecco</strong></span></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/le-bollicine-italiane-conquistano-il-mondo/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>COME TUTELARSI SE SCOMPARE LA DATA DI SCADENZA DELL’OLIO EXTRA VERGINE DI OLIVA</title>
		<link>https://www.pattoincucina.com/come-tutelarsi-se-scompare-la-data-di-scadenza-dellolio-extra-vergine-di-oliva/</link>
					<comments>https://www.pattoincucina.com/come-tutelarsi-se-scompare-la-data-di-scadenza-dellolio-extra-vergine-di-oliva/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Oct 2016 11:18:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pattoincucina.com/?p=3237</guid>

					<description><![CDATA[Anche in Italia la nuova legge UE 2015/2016 in materia di etichettatura.  di LAURA DI RENZO, 10 Ottobre 2016 A breve anche in Italia la legge europea 2015/2016 sull’etichettatura dell’olio extra vergine di oliva, che toglie l’obbligo di indicare la data di scadenza prevista per 18 mesi. Ma sarà obbligatorio dichiarare la data di produzione, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="font-size: 18pt;"><strong>Anche in Italia la nuova legge UE 2015/2016 in materia di etichettatura.</strong></span></h3>
<p style="text-align: left;"><strong> </strong><strong>di LAURA DI RENZO, 10 Ottobre 2016</strong></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: 14pt;">A breve anche in Italia la legge europea 2015/2016 sull’etichettatura dell’olio extra vergine di oliva, che toglie l’obbligo di indicare la data di scadenza prevista per 18 mesi. Ma sarà obbligatorio dichiarare la data di produzione, se l’olio è al 100% italiano e prodotto in una sola annata.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">La vera difesa delle nostre produzioni di qualità e la tutela della salute dei consumatori viene tuttavia dalla possibilità di utilizzare l’health claim “protezione di lipidi ematici dallo stress ossidativo” (Regolamento CE 1924 e 1925/2006) per tutti quegli oli che contengono un quantitativo elevato di polifenoli, tra cui in particolare l’idrossitirosolo, il tirosolo e i lori derivati.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Dopo l’approvazione in via definitiva della legge europea 2015/2016 che apporta modifiche in tema di etichettatura dell’olio extra vergine di oliva, dobbiamo chiederci da produttori come possiamo difendere le nostra produzioni di qualità, da consumatori come possiamo scegliere il migliore olio EVO da mettere sulle nostre tavole, da scienziati, medici e nutrizionisti come suggerire quello nutraceutico, con le sue caratteristiche salutari.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">In armonizzazione alle regole in materia di leggibilità, previste dal</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">regolamento (UE) n. 1169/2011, non sarà più possibile utilizzare alcun carattere o segno che evidenzi l’origine comunitaria o extracomunitaria dell’olio EVO.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">All’articolo 1 troviamo:</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">“L’indicazione dell’origine delle miscele di oli di oliva originari di più di uno Stato membro dell’Unione europea o di un Paese terzo, conforme all’articolo 4, paragrafo 2, lettera b), del regolamento (UE) di esecuzione n. 29/2012 della Commissione, del 13 gennaio 2012, deve essere stampata, ai sensi dei commi 2 e 3 del presente articolo, in un punto evidente in modo da essere visibile, chiaramente leggibile e indelebile. Essa non deve essere in nessun modo nascosta, oscurata, limitata o separata da altre indicazioni scritte o grafiche o da altri elementi suscettibili di interferire”.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Cambia anche il termine minimo di conservazione dell&#8217;olio (TMC)</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Sparisce l’obbligo di indicare in etichetta la data d’imbottigliamento, con la scadenza entro i 18 mesi, mentre potremmo trovare diciture tipo “da consumare preferibilmente entro il ..”, oppure “da consumarsi preferibilmente entro fine…”.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Questi cambiamenti hanno suscitato non solo polemiche, ma anche preoccupazioni per la qualità del nostro olio EVO Made in Italy, data la possibilità di trovare sul mercato oli EVO di diverse campagne olearie, che hanno subito processi di degradazione dei componenti minori e di ossidazione della matrice grassa.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Tuttavia secondo la nuova legge sarà obbligatorio dichiarare la data di produzione, se l’olio è al 100%</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">La composizione dell’olio EVO</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">L’olio extravergine di oliva ha una densità di 916 gr/litro ed è costituito quasi per il 70-75% da acido oleico, 15-20% da acido linoleico di-insaturo e dal 2% di frazione non lipidica costituita da molte sostanze, che rappresentano le componenti minori in termini quantitativi, quali gli alcali, gli steroli, i composti minori polari (CMP), i tocoferoli, gli idrocarburi, i polifenoli e altre sostanze quali le vitamine e i pigmenti.I principali composti fenolici presenti nell&#8217;oliva sono l’oleuropeina e il ligstroside, questi sono due glucosidi i cui agliconi sono esteri, rispettivamente, dell&#8217;acido elenolico con il 2- (3,4-diidrossifenil) etanolo (idrossitirosolo) e con il 2-(4-idrossifenil) etanolo (tirosolo). Si ritrovano anche oleocantale, squalene, vanillina, acido cinnamico e derivati fenolici degli acidi benzoico, fenilacetico, cinnamico e fenilpropionico, il 2-(3,4- diidrossifenil)etil acetato (idrossitirosolo acetato) e due lignani: pinoresinolo e 1- acetossipinoresinolo. Per quanto riguarda i flavonoidi luteolina e apigenina sono i componenti principali.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt; color: #ff6600;"><strong>Come Tutelarsi se Scompare la Data di Scadenza dell’Olio Extra Vergine di Oliva</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Il concetto di qualità</strong></span><br />
<span style="font-size: 14pt;">In passato la qualità di un olio era determinata principalmente dal sapore e dal grado di acidità, oggi invece il concetto rispecchia una serie di caratteristiche del prodotto, su cui il consumatore esprime dei giudizi positivi oppure negativi. Tuttavia, poiché le caratteristiche di un prodotto mirano a soddisfare le attese del consumatore, è ovvio che la qualità varia a seconda delle esigenze del consumatore stesso.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Nell’olio di oliva la qualità viene espressa da una serie di caratteristiche tra cui le più importanti possono essere riassunte nel modo seguente: proprietà organolettiche (tipo di sapore, presenza eventuali difetti); caratteristiche nutrizionali (grado di ossidazione, acidità, ecc..); caratteristiche commerciali (durata di conservazione o shelf life, tipo e aspetto estetico della confezione, fiducia nel marchio commerciale, ecc..); caratteristiche legate alla sicurezza alimentare (concentrazione dei residui di fitofarmaci, presenza di microrganismi indesiderati); proprietà salutistiche (nutraceutiche).</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Per la difesa dell’olio EVO Made in Italy, tutti, dai produttori alle Istituzioni, pensano a tutelare le caratteristiche organolettiche che rendono l&#8217;olio un alimento unico, con gusti e aromi ampiamente diversificati e caratteristici della zona di coltivazione dell&#8217;olivo.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Tuttavia, l’unica vera difesa sta nell’individuare oli EVO, che per la loro ricchezza in componenti minori, quali i polifenoli tra cui l’idrossitirosolo, il tirosolo e i lori derivati, e nel valorizzarli per il loro effetto positivo sulla salute del consumatore.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">È proprio il valore nutrizionale e salutare quello che andrebbe maggiormente difeso. Diversi studi epidemiologici, suggeriscono che l&#8217;olio EVO contribuisce significativamente alla riduzione dell&#8217;incidenza di patologie degenerative.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">L’olio di oliva ha effetti cardioprotettivi, riduce i marker di stress ossidativo e i livelli di trombossani B2, aumenta la capacità antiossidante totale del plasma e ha un’azione chemopreventiva nei processi infiammatori, aumenta la capacità antiossidante totale del plasma e ha un’azione chemopreventiva nei processi infiammatori, modulando la produzione delle citochine infiammatorie che caratterizzano il microambiente tumorale.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Per la valorizzazione della filiera oleicola diventa fondamentale l’analisi della composizione in micronutrienti antiossidanti presenti negli oli extravergini d&#8217;oliva e la dichiarazione in etichetta, secondo quanto previsto dai Regolamenti europei per l’Health claim (Reg. CE 1924 e 1925/2006).</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">I Regolamenti CE 1924 e 1925 del 2006 per un’etichettatura di vanto a difesa della salute dei consumatori.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Tra le sostanze che determinano la qualità nutrizionale con grande importanza biologica ritroviamo tra gli acidi grassi gli omega 9 (l’acido oleico e i derivati), gli omega 6 (l’acido linoleico e derivati), gli omega 3 (l’acido linolenico e derivati).</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Evidenze convergenti indicano che l&#8217;effetto protettivo dell&#8217;olio d&#8217;oliva può essere ascritto alle proprietà antiossidanti e nutrizionali dei polifenoli, sostanze organiche di origine naturale, caratterizzate dalla presenza di due o più gruppi ossidrile legati direttamente ad un anello aromatico.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Sono proprio i polifenoli contenuti nell&#8217;olio extravergine d&#8217;oliva i principali responsabili non solo dell’aroma, ma dei numerosi effetti salutari di questo alimento, prodotto tipico della Dieta Mediterranea Italiana di Riferimento.I polifenoli possiedono caratteristiche peculiari che li rendono importanti per la nostra salute. Di seguito sono riassunte le attività biologiche riconosciute:</span></p>
<p><strong><span style="font-size: 14pt;">• </span><span style="font-size: 14pt;">potere antiossidante</span></strong><br />
<strong><span style="font-size: 14pt;">• </span><span style="font-size: 14pt;">potenziano l’azione dell’ ?-tocoferolo e del ?-carotene;</span></strong><br />
<strong><span style="font-size: 14pt;">• </span><span style="font-size: 14pt;">riducono i livelli di colesterolo plasmatico;</span></strong><br />
<strong><span style="font-size: 14pt;">• </span><span style="font-size: 14pt;">inibiscono gli enzimi ciclossigenasi e lipossigenasi;</span></strong><br />
<strong><span style="font-size: 14pt;">• </span><span style="font-size: 14pt;">inibiscono l&#8217;aggregazione piastrinica;</span></strong><br />
<strong><span style="font-size: 14pt;">• </span><span style="font-size: 14pt;">inibiscono la perossidazione delle LDL;</span></strong><br />
<strong><span style="font-size: 14pt;">• </span><span style="font-size: 14pt;">potenziano le difese immunitarie;</span></strong><br />
<strong><span style="font-size: 14pt;">• </span><span style="font-size: 14pt;">svolgono attività antitumorale, antiallergica e antinfiammatoria.</span></strong></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La legislazione dell’EU (EU 432/2012) ha accettato come health claim “protezione di lipidi ematici dallo stress ossidativo” (Regolamento CE 1924 e 1925/2006) correlati con specifici composti fenolici dell’olio di oliva, quali idrossitirosolo, il tirosolo e i lori derivati.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">L’EFSA ha approvato un health claim con il quale si riconoscono specifici effetti salutistici dell’olio d’oliva riferiti a composti fenolici e polifenolici quali tirosolo, idrossitirosolo e oleuropeina: “i polifenoli dell’olio d’oliva contribuiscono alla protezione dei lipidi ematici dallo stress ossidativo; questa indicazione può essere impiegata solo per l’olio d’oliva che contiene almeno 5 mg di idrossitirosolo e suoi derivati (ad esempio complesso oleuropeina e tirosolo) per 20 g di olio d’oliva“ (dose giornaliera raccomandata).</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Tutte le produzioni che soddisfano tali parametri potranno usufruire dell’etichettatura nutrizionale con indicazioni per la salute (Health Claim), previa autorizzazione el Ministero della Salute, quale certificazione di vanto. Allora, se sparisce la data di scadenza a noi rimane il sapore dell’olio, quello intenso, piccante come lo ritroviamo nei nostri oli prodotti in Italia da olive italiane, quali il 100% monucultivar Itrana (tipico della Regione Lazio, Itri, Latina), 100% gentile di Chieti (tipico della Regione Abruzzo), 100% monucultivar carolea (tipico delle Regione Calabria e Basilicata), 100% nocellara del Belice (Regione Sicilia) e tanti altri ricchi di polifenoli, che oggi sappiamo avere il duplice ruolo di marker di qualità di un olio EVO tipico del territorio e di garanzia per la tutela della salute del consumatore.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.pattoincucina.com/come-tutelarsi-se-scompare-la-data-di-scadenza-dellolio-extra-vergine-di-oliva/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
